Approfondimenti

F.P. Journe Astronomic Souveraine: una stella tra le stelle

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In principio era il Blue, Astronomic Blue per la precisione. Creato appositamente per Only Watch 2019 e battuto all’asta ad una cifra (1,8 milioni di franchi svizzeri) che rende pienamente giustizia all’appellativo, era e rimane un pezzo unico. La Maison Journe ha però deciso in breve tempo di riproporlo al mercato con il nome di Astronomic Souveraine. Che somiglia molto al suo predecessore ma non è più un prototipo, anche se rimane una creazione unica per contenuti tecnologici e per il fascino sprizzato da ogni ingranaggio – come per la verità spesso capita quando si ha a che fare con un prodotto del genio nato a Marsiglia. In sintesi, 18 complicazioni e ben 758 componenti in 44 millimetri di diametro e 13,8 di spessore… Unite gli ideali puntini e il risultato è un autentico capolavoro. Che, come tale, solamente 4 o 5 fortunati ogni anno potranno portare al polso.

I prodromi

Le viste, frontale o dal fondello, sono entrambe mozzafiato, i dettagli nei quali perdere lo sguardo sono innumerevoli. Ma cercheremo in queste righe di rendere giustizia a quello che, la leggenda narra, è lo sviluppo di un’idea partita da un foglio accartocciato. Su questo, uno schizzo del figlio, allora adolescente, di François-Paul, che ne trovò interessante il contenuto e cominciò a rimuginare l’idea di una creazione dedicata all’astronomia. In effetti c’era già qualcosa da cui partire per sviluppare quell’idea: un orologio da tasca realizzato anni addietro (esattamente nel 1987) per un collezionista. Parecchi erano i tasselli che componevano, almeno in parte, il puzzle immaginato da Journe per costruire la meraviglia ammirata all’asta; e che oggi vede definitivamente la luce nella versione, si fa per dire, “di serie”.

Quel modello da tasca già poteva fregiarsi di un regolatore a tourbillon; e mostrava tempi medi, ore siderali, equazione del tempo, calendario completo e indicazione dell’autonomia. Nel progettare orologi, così come nella vita, occorre però sempre guardare avanti, e di certo questo è il pensiero di Journe. Quindi, quanto fatto ormai oltre trent’anni addietro non basta più… E quel disegno del figlio con una finestra ricurva a mostrare il movimento del sole rappresenta la proverbiale scintilla che mette in moto l’infinita creatività del genio francese. Davvero un peccato non si possa avere una sorta di simultanea visuale fronte-retro. Perché, ovunque lo si guardi, l’Astronomic Souveraine lascia un misto di stupore per quanto si vede, e rammarico per quanto, contemporaneamente, non si riesce a vedere.

La vista frontale dell’Astronomic Souveraine

La cassa in acciaio accoglie un quadrante in oro bianco, in cui le numerose indicazioni occupano tutta la superficie a disposizione in modo razionale; ognuna si prende il proprio spazio in modo discreto e senza mai dare l’idea del troppo affollamento. Le sinuose linee curve che raccordano le indicazioni principali – e fanno esclamare a prima vista «questo è un Journe!» – contribuiscono a rendere eccellente la leggibilità. A ore 12 si trova quella finestra curva (disegnata dal figlio) che presenta lo scorrere di giorno e notte, nonché il sorgere e il calare del sole, attraverso l’apertura e la chiusura di due serrande ai lati.

I due piccoli quadranti circolari in posizione simmetrica sono un tratto distintivo di alcune tra le più prestigiose creazioni della Maison. Nel caso dell’Astronomic Souveraine ad impreziosirli ulteriormente è una fine lavorazione guilloché a Clous de Paris. A ore 9 sono indicati i cosiddetti tempi siderali che consentono di osservare le stelle; mentre i tempi medi (ossia l’ora civile) sono riportati a ore 3, da una lancetta in oro rosa, alla quale si aggiunge coassialmente una lancetta blu che mostra un secondo fuso orario. Indicazione a lancetta anche per i minuti medi al centro, e per l’autonomia che occupa lo spazio a ore 6. Grazie a due bariletti, a piena carica il funzionamento è garantito per 40 ore… E con tutta l’energia che le complicazioni richiedono, non è per niente male.

Ma ovviamente non è finita qui: sul quadrante c’è spazio ancora per un paio di chicche. Ovvero i secondi “morti”, ossia con indicazione a scatti (“normali” negli orologi al quarzo ma non così facili da ottenere in un orologio meccanico); e le fasi di luna, in cui il nostro satellite è, per non lasciare nulla al caso, riprodotto realisticamente da una foto originale della Nasa. Quindi un dettaglio che congiunge la vista frontale con quanto si può ammirare attraverso il fondello in vetro zaffiro. Cioè il cursore che, posto sulla carrure a ore 9, aziona il meccanismo della ripetizione minuti, i cui elementi si animano per tradurre in rintocchi l’ora del giorno.

E la vista lato fondello

Il calibro 1619 è per la maggior parte, e come da “tradizione”, in oro rosa; consta di 758 componenti supportati da ben 68 rubini. L’organo regolatore è a tourbillon (60 secondi) ed è dotato di un remontoir d’égalité; ossia di un’ulteriore complicazione che, di fatto, annulla o minimizza le oscillazioni date dalla molla di carica nonché gli attriti prodotti dagli ingranaggi; il suo obiettivo è rendere quanto più possibile uniforme il lavoro dello scappamento e, in ultima istanza, più preciso l’orologio. A cornice di questo insieme di elementi danzanti, un disco periferico riporta il giorno dell’anno: un calendario completo che indica anche i segni zodiacali. Sempre guardando l’orologio dal fondello, una ruota ellittica, attraverso una lancetta infulcrata al centro ed una scala graduata posta a ore 10, governa l’equazione del tempo. Se si parlasse inglese si potrebbe a pieno titolo inserire la frase last but not least…

L’equazione del tempo è infatti una complicazione che solo per caso è stata lasciata per ultima ma che si ritaglia un posto d’onore tra quelle più ricercate. Soprattutto è una funzione che non poteva mancare in una creazione dedicata all’astronomia. Per quanto non ci dilungheremo con complicate formule matematiche, basti sapere che – per l’inclinazione dell’asse terrestre e l’eccentricità dell’orbita del nostro pianeta – l’ora solare varia durante l’anno e si discosta da quella mostrata dagli orologi. Questo scostamento può essere più o meno ampio: arriva in positivo a 16 minuti e 25 secondi, e in negativo a 14 minuti e 15 secondi. Nell’Astronomic Souveraine, la suddetta lancetta centrale, nella classica forma a goccia, lavora a braccetto con il calendario e mostra esattamente di quanto dovremmo correggere la lettura, ad esempio, di una meridiana per avere il cosiddetto tempo medio.

Contenuti tecnologici ed espressione creativa di livello assoluto, capacità visionaria di tradurre un semplice disegno in idee vincenti e progetti strabilianti. Se ci dovessimo immaginare una definizione enciclopedica di Francois-Paul Journe e del suo “Invenit et Fecit”, assomiglierebbe molto a questa. Da appassionati speriamo che di questa bella storia vengano scritti ancora molti capitoli.