Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: F.P. Journe Invenit & Fecit

  • Tourbillon Souverain Vertical: F.P.Journe e l’invenzione di Breguet – 2

    Tourbillon Souverain Vertical: F.P.Journe e l’invenzione di Breguet – 2

    Il Tourbillon Souverain Vertical, dicevamo. Dopo aver passato in rassegna i precedenti a tema realizzati da François-Paul Journe, possiamo concentrarci sull’orologio. Ecco quindi costruzione, caratteristiche, prezzi, tutto ciò che c’è da sapere sull’esemplare in questione. A cominciare dal motivo per cui ne parliamo ora. Presentato in anteprima nel 2019, il Tourbillon Souverain Vertical fisicamente non è arrivato da tanto nelle dieci boutique F.P.Journe internazionali e nei pochi negozi dei rivenditori autorizzati (come GMT – Great Master of Time, a Milano), che costituiscono la rete di distribuzione globale del Marchio. Come spesso accade del resto agli orologi “artigianali”, per i quali è fisiologico uno scarto temporale fra momento di lancio ed effettiva consegna (con il contagocce). È una delle conseguenze dell’esclusività della produzione limitata. Ma non divaghiamo…

    La verticalità del dispositivo

    Prima di tutto cerchiamo di capire perché il tourbillon si trova in verticale. In pratica si tratta di un escamotage ideato dal Maestro per rendere l’invenzione di Breguet davvero efficace anche negli orologi da polso. Nel Settecento, infatti, i modelli da tasca erano posti sempre in verticale, sia quando li si indossava, sia una volta tolti e collocati sull’apposito supporto. Di conseguenza la gabbia che conteneva l’intero organo regolatore (e lo faceva ruotare su se stesso per compensare gli scarti di marcia dovuti alla gravità), aveva una precisa funzione e validità. Gli esemplari contemporanei invece – proprio perché si trovano al polso – cambiano continuamente posizione. La stessa gestualità del braccio influisce sul moto dell’organo regolatore e rende in un certo senso inutile il dispositivo.

    Ma allora perché dannarsi l’anima anche al giorno d’oggi? Perché ostinarsi a inserire il tourbillon se in un movimento meccanico attuale questa complicazione serve a poco e niente? Va bene il prestigio, va bene la dimostrazione di savoir-faire, ma non basta. Il tourbillon in posizione verticale in realtà risulta utile quando l’orologio è “a riposo”. Cioè quando lo si leva dal polso e lo si lascia su qualsiasi superficie orizzontale. Così l’asse del tourbillon si trova parallelo al piano d’appoggio, proprio come succedeva ai tasca d’antan. Lo conferma lo stesso Journe nella cartella stampa: «Ho progettato questo tourbillon verticale in modo tale che il funzionamento del tourbillon sia costante, indipendentemente che l’orologio sia in posizione piana o posizionato lateralmente. E quindi (il bilanciere, ndr) offra la stessa amplitudine sia con una chiusura déployante posizionata sul lato, sia con una fibbia ad ardiglione distesa».

    Il calibro 1519

    L’idea – di per sé geniale – ha comportato però una serie di difficoltà per poter essere tradotta in pratica. Per poter sistemare il tourbillon in verticale sulla platina, Journe ha dovuto infatti riprogettare tutto il movimento. E risolvere vari problemi: per esempio la trasmissione d’energia; oppure il calcolo del diametro della gabbia, per poterla integrare all’interno dello spessore del movimento; quindi lo studio di nuove proporzioni anche per la cassa… Problemi (solo in parte) attenuati dalla tecnologia, dall’uso del computer e dei programmi specifici disponibili ai nostri tempi. Benedetta sia quindi la libertà di progettazione consentita dalle macchine, che permettono di esprimere la fantasia dei progettisti come Journe nel modificare l’architettura di un movimento.  

    Con questo non voglio certo sminuire le problematiche implicite nella costruzione, complicata già di suo. Anche il calibro 1519 montato nel Tourbillon Souverain Vertical presenta infatti quei dispositivi che si ritrovano negli altri tourbillon di Journe. Ovvero il rémontoir d’égalité e i secondi morti. Ma le caratteristiche proprie della nuova architettura complicano le cose. Se si guarda il movimento sul lato fondello, infatti, si notano diversi componenti inusuali, che sono proprio quelli che collegano il rémontoir d’égalité al tourbillon e trasformano il moto da orizzontale a verticale. La gabbia dello stesso tourbillon compie una rotazione completa ogni 30 secondi, anziché ogni minuto come di consueto. E poi c’è la questione della doppia platina, che serve a fornire staticità alla struttura e contenere tutte le forze in gioco. Per ulteriori dettagli vi rimando alle didascalie, ma spero intanto di aver reso l’idea della complessità del movimento…

    L’estetica del Tourbillon Souverain Vertical

    Anche se l’estetica riflette il consueto stile Journe, se ne discosta per alcune peculiarità che rendono l’orologio un esemplare unico nel catalogo del Maestro. L’indicazione decentrata di ore e minuti (e quella dei piccoli secondi), per esempio, è riportata su uno sfondo in smalto Grand Feu, anziché guilloché come al solito. Una tecnica di antica tradizione orologiera irta di difficoltà e che richiede già di suo specifiche competenze; e che qui diviene ancora più complicata viste le dimensioni ridotte e irregolari della placca d’oro bianco (formata da due dischi di diverso diametro uniti fra loro).

    La lavorazione guilloché si ritrova invece su tutto lo sfondo del “lay-out”, che in realtà è la platina superiore del movimento, in oro rosa 4N (come d’abitudine per François-Paul Journe). Interamente decorata con un piccolo Clou de Paris, che “muove” la luce con giochi ottici diversi a seconda della posizione in cui lo si guarda, mette ancora più in evidenza la presenza del tourbillon. Le lancette in acciaio azzurrato alla fiamma e i numeri in décalque hanno forme e caratteri tipografici personalizzati.

    Anche la cassa presenta l’architettura tipica della Marca, in due parti serrate da viti a vista, con la lunetta ben proporzionata e la corona dalla peculiare zigrinatura. Misura 42 mm di diametro per 13,6 mm di spessore (dimensione quest’ultima motivata appunto dalla gabbia del tourbillon, integrata all’interno dello spessore del movimento stesso, come scrivevo sopra). Ed è realizzata in due varianti: in platino oppure in oro rosso 6N. L’uso del differente metallo spiega com’è ovvio la differenza (minima) di prezzo fra le due versioni, che costano rispettivamente 227mila oppure 230mila franchi svizzeri, Iva esclusa. Ovvero 267.100 euro e 270.600 euro, Iva compresa. Ma l’indicazione in valuta è necessaria per tener conto delle fluttuazioni del cambio franco svizzero/euro nell’immediato futuro.

  • F.P.Journe Astronomic Souveraine: una stella tra le stelle

    F.P.Journe Astronomic Souveraine: una stella tra le stelle

    In principio era il Blue, Astronomic Blue per la precisione. Creato appositamente per Only Watch 2019 e battuto all’asta ad una cifra (1,8 milioni di franchi svizzeri) che rende pienamente giustizia all’appellativo, era e rimane un pezzo unico. La Maison Journe ha però deciso in breve tempo di riproporlo al mercato con il nome di Astronomic Souveraine. Che somiglia molto al suo predecessore ma non è più un prototipo, anche se rimane una creazione unica per contenuti tecnologici e per il fascino sprizzato da ogni ingranaggio – come per la verità spesso capita quando si ha a che fare con un prodotto del genio nato a Marsiglia. In sintesi, 18 complicazioni e ben 758 componenti in 44 millimetri di diametro e 13,8 di spessore… Unite gli ideali puntini e il risultato è un autentico capolavoro. Che, come tale, solamente 4 o 5 fortunati ogni anno potranno portare al polso.

    I prodromi

    Le viste, frontale o dal fondello, sono entrambe mozzafiato, i dettagli nei quali perdere lo sguardo sono innumerevoli. Ma cercheremo in queste righe di rendere giustizia a quello che, la leggenda narra, è lo sviluppo di un’idea partita da un foglio accartocciato. Su questo, uno schizzo del figlio, allora adolescente, di François-Paul, che ne trovò interessante il contenuto e cominciò a rimuginare l’idea di una creazione dedicata all’astronomia. In effetti c’era già qualcosa da cui partire per sviluppare quell’idea: un orologio da tasca realizzato anni addietro (esattamente nel 1987) per un collezionista. Parecchi erano i tasselli che componevano, almeno in parte, il puzzle immaginato da Journe per costruire la meraviglia ammirata all’asta; e che oggi vede definitivamente la luce nella versione, si fa per dire, “di serie”.

    Quel modello da tasca già poteva fregiarsi di un regolatore a tourbillon; e mostrava tempi medi, ore siderali, equazione del tempo, calendario completo e indicazione dell’autonomia. Nel progettare orologi, così come nella vita, occorre però sempre guardare avanti, e di certo questo è il pensiero di Journe. Quindi, quanto fatto ormai oltre trent’anni addietro non basta più… E quel disegno del figlio con una finestra ricurva a mostrare il movimento del sole rappresenta la proverbiale scintilla che mette in moto l’infinita creatività del genio francese. Davvero un peccato non si possa avere una sorta di simultanea visuale fronte-retro. Perché, ovunque lo si guardi, l’Astronomic Souveraine lascia un misto di stupore per quanto si vede, e rammarico per quanto, contemporaneamente, non si riesce a vedere.

    La vista frontale dell’Astronomic Souveraine

    La cassa in acciaio accoglie un quadrante in oro bianco, in cui le numerose indicazioni occupano tutta la superficie a disposizione in modo razionale; ognuna si prende il proprio spazio in modo discreto e senza mai dare l’idea del troppo affollamento. Le sinuose linee curve che raccordano le indicazioni principali – e fanno esclamare a prima vista «questo è un Journe!» – contribuiscono a rendere eccellente la leggibilità. A ore 12 si trova quella finestra curva (disegnata dal figlio) che presenta lo scorrere di giorno e notte, nonché il sorgere e il calare del sole, attraverso l’apertura e la chiusura di due serrande ai lati.

    I due piccoli quadranti circolari in posizione simmetrica sono un tratto distintivo di alcune tra le più prestigiose creazioni della Maison. Nel caso dell’Astronomic Souveraine ad impreziosirli ulteriormente è una fine lavorazione guilloché a Clous de Paris. A ore 9 sono indicati i cosiddetti tempi siderali che consentono di osservare le stelle; mentre i tempi medi (ossia l’ora civile) sono riportati a ore 3, da una lancetta in oro rosa, alla quale si aggiunge coassialmente una lancetta blu che mostra un secondo fuso orario. Indicazione a lancetta anche per i minuti medi al centro, e per l’autonomia che occupa lo spazio a ore 6. Grazie a due bariletti, a piena carica il funzionamento è garantito per 40 ore… E con tutta l’energia che le complicazioni richiedono, non è per niente male.

    Ma ovviamente non è finita qui: sul quadrante c’è spazio ancora per un paio di chicche. Ovvero i secondi “morti”, ossia con indicazione a scatti (“normali” negli orologi al quarzo ma non così facili da ottenere in un orologio meccanico); e le fasi di luna, in cui il nostro satellite è, per non lasciare nulla al caso, riprodotto realisticamente da una foto originale della Nasa. Quindi un dettaglio che congiunge la vista frontale con quanto si può ammirare attraverso il fondello in vetro zaffiro. Cioè il cursore che, posto sulla carrure a ore 9, aziona il meccanismo della ripetizione minuti, i cui elementi si animano per tradurre in rintocchi l’ora del giorno.

    E la vista lato fondello

    Il calibro 1619 è per la maggior parte, e come da “tradizione”, in oro rosa; consta di 758 componenti supportati da ben 68 rubini. L’organo regolatore è a tourbillon (60 secondi) ed è dotato di un remontoir d’égalité; ossia di un’ulteriore complicazione che, di fatto, annulla o minimizza le oscillazioni date dalla molla di carica nonché gli attriti prodotti dagli ingranaggi; il suo obiettivo è rendere quanto più possibile uniforme il lavoro dello scappamento e, in ultima istanza, più preciso l’orologio. A cornice di questo insieme di elementi danzanti, un disco periferico riporta il giorno dell’anno: un calendario completo che indica anche i segni zodiacali. Sempre guardando l’orologio dal fondello, una ruota ellittica, attraverso una lancetta infulcrata al centro ed una scala graduata posta a ore 10, governa l’equazione del tempo. Se si parlasse inglese si potrebbe a pieno titolo inserire la frase last but not least…

    L’equazione del tempo è infatti una complicazione che solo per caso è stata lasciata per ultima ma che si ritaglia un posto d’onore tra quelle più ricercate. Soprattutto è una funzione che non poteva mancare in una creazione dedicata all’astronomia. Per quanto non ci dilungheremo con complicate formule matematiche, basti sapere che – per l’inclinazione dell’asse terrestre e l’eccentricità dell’orbita del nostro pianeta – l’ora solare varia durante l’anno e si discosta da quella mostrata dagli orologi. Questo scostamento può essere più o meno ampio: arriva in positivo a 16 minuti e 25 secondi, e in negativo a 14 minuti e 15 secondi. Nell’Astronomic Souveraine, la suddetta lancetta centrale, nella classica forma a goccia, lavora a braccetto con il calendario e mostra esattamente di quanto dovremmo correggere la lettura, ad esempio, di una meridiana per avere il cosiddetto tempo medio.

    Contenuti tecnologici ed espressione creativa di livello assoluto, capacità visionaria di tradurre un semplice disegno in idee vincenti e progetti strabilianti. Se ci dovessimo immaginare una definizione enciclopedica di Francois-Paul Journe e del suo “Invenit et Fecit”, assomiglierebbe molto a questa. Da appassionati speriamo che di questa bella storia vengano scritti ancora molti capitoli.

  • “F.P.Journe Invenit et Fecit”: la biografia dell’uomo, la storia della marca

    “F.P.Journe Invenit et Fecit”: la biografia dell’uomo, la storia della marca

    S’intitola semplicemente F.P.Journe Invenit et Fecit la prima biografia (autorizzata) del maître horloger. Proprio come il suo marchio, quasi ad alludere alla perfetta sovrapposizione fra l’uomo e la sua opera. Il volume, fresco di stampa, è stato scritto dall’amico di lunga data Jean-Pierre Grosz, produttore musicale prestato alla scrittura. Già manager di Marvin Gaye, Dee Dee Bridgwater e Ray Charles, in passato è stato autore del libro “Ray mon Ami”, in cui ha raccontato il legame quasi trentennale con il mito del soul. Ed è stata proprio la lettura di questo testo a convincere Journe di aver trovato il proprio biografo (come racconta lui stesso nell’introduzione).

    F.P.Journe Invenit et Fecit in effetti ripercorre l’intera esistenza dell’ex enfant prodige dell’orologeria. Dall’infanzia a Marsiglia agli studi tecnici, dal trasferimento a Parigi alla realizzazione del primo orologio, dall’affermarsi come creatore indipendente fino al successo di oggi. Attraverso l’istituzione del proprio marchio, l’apertura del laboratorio a Ginevra, le collaborazioni con le grandi maison (una per tutte, l’Opus One con Harry Winston). E, ancora, la manifattura, i premi e i molteplici riconoscimenti al suo lavoro…

    Dalle 360 pagine di ricordi emerge un ritratto privato, quasi intimo del maestro: non solo le esperienze personali (ci sono perfino le sue pagelle di scuola), ma anche i principi più profondi, i valori in cui crede. La passione per l’orologeria, la ricerca della precisione (della qualità, della perfezione), l’entusiasmo e i dubbi, il senso di ribellione e la voglia di rinnovamento. Non a caso il libro è dedicato alle persone che per lui hanno contato di più: lo zio Michel, suo primo mentore, con cui lavorò per sei anni nell’atelier parigino di restauro; e Jean-Claude Sabrier, un grande storico dell’orologeria, la cui biblioteca è oggi di proprietà dello stesso Journe.

    Autoprodotto, disponibile in francese o in inglese, il libro F.P.Journe Invenit et Fecit si può reperire fisicamente nelle nove boutique internazionali del Marchio, oppure online (su watchprint), a un prezzo di 210 euro. E merita davvero: dopo averlo letto, vi sembrerà di conoscere personalmente François-Paul. Lo vedrete come un vecchio amico, capirete meglio la sua idea dell’orologeria. E apprezzerete ancora di più i suoi orologi.