Sono passati poco più di otto mesi da quando abbiamo dedicato un approfondimento a Tutima sul nostro giornale. Era dicembre, e allora scrivemmo del cronografo da aviatore Grand Flieger Airport. Oggi torniamo sul marchio tedesco: siccome siamo ad agosto, di che cosa si può scrivere se non di orologi subacquei? Viva l’originalità, penserete. E avete ragione. Ma il Tutima M2 Seven Seas S è un diver che ha qualcosa da raccontare, soprattutto perché viene da un marchio che è al di fuori dei giri soliti dei subacquei.
Un diver senza il mare
Per sapere qualcosa in più sulla storia di Brand e sul suo rapporto con l’aviazione, vi invito a cliccare sul link relativo al Grand Flieger che ho inserito sopra. Già il fatto che il Tutima M2 Seven Seas S sia nato a Glashütte, patria dell’orologeria teutonica, dovrebbe essere una garanzia. Anche se parliamo di un diver fabbricato in una cittadina della bassa Sassonia, a due passi dal confine ceco, dove il mare non lo vedono neanche con il telescopio.
Del resto, nemmeno la Vallée de Joux è nota per il mare cristallino, eppure da lì sono usciti ed escono fior di modelli subacquei. Questo per dire che quanti pensano alla Casa di Glashütte come a un brand eminentemente da aviatori, di fronte al Tutima M2 Seven Seas S avranno modo di cambiare prospettiva.
Cura dei dettagli per il Tutima M2 Seven Seas S
Con questo orologio abbiamo infatti un diver nell’accezione più pura, in termini di estetica, meccanica e funzionalità. Un diver per il quale Tutima ha scelto una dimensione di cassa contenuta, pensando alla comodità al polso oltre che alle prestazioni. Parlo di un diametro di 40,2 mm per uno spessore di 12,5 mm; misure interessanti, che non sacrificano la leggibilità del quadrante a scapito della vestibilità, agevolata anche da anse praticamente assenti.
Ciò è reso possibile dal fatto che la ghiera girevole unidirezionale, pur riportando in modo chiaro gli indici ai 10 minuti e il punto luminoso a ore 12, ha una larghezza contenuta che dà al quadrante del Tutima M2 Seven Seas S un’impressione di maggiore ampiezza. Ulteriore nota di merito per la lunetta: la finitura opaca della superficie contrasta con quella lucida degli indici e del profilo – con una scanalatura imponente – e richiama quella della cassa in acciaio.
Ben curato è anche il quadrante. Tutima ne definisce la decorazione “a prismi concavi”, in sostanza una sorta di clous de Paris rovesciato. Gli indici sono essenziali, tutti uguali e quadrati, senza distinzione di forma o di dimensione tra quelli principali dei quarti d’ora e gli altri. Sono ben riempiti di Super-LumiNova, così come le grandi lancette a bastone di ore e minuti. Quella dei secondi centrali, con punta a “lollipop”, differisce nel colore a seconda del quadrante.
Per il Tutima M2 Seven Seas S, i progettisti hanno scelto tre varianti: verde oliva, bianco e nero. Su quest’ultimo, la lancetta dei secondi spicca per il colore, rosso vivo, mentre nelle altre due versioni è argento, in tinta con quelle di ore e minuti.
Tutima M2 Seven Seas S, qualità al giusto prezzo
Riguardo alla meccanica, la manifattura si è affidata al calibro Tutima 330, un movimento automatico che incassa in diversi solo tempo in produzione. Sviluppato su base ETA 2836-2, offre prestazioni consuete: 28.800 alternanze/ora e 38 ore di autonomia, come da copione. La massa oscillante è rodiata e impreziosita dal sigillo Tutima in oro rosa. A differenza di altre referenze nelle quali è visibile attraverso il fondello trasparente, qui è occultata da un fondello chiuso e avvitato, decorato con un veliero a rilievo.
Dettaglio interessante, perché identifica il Tutima M2 Seven Seas S non solo come un orologio subacqueo (è impermeabile fino a 50 atmosfere), ma in senso lato come uno strumento adatto alla vita di mare, sopra o sotto la superficie.
Ora è tempo di dare un’occhiata alle immagini, se volete qualche dettaglio in più. Mi rimane solo di chiudere, come spesso faccio, con il vil denaro. Il Tutima M2 Seven Seas S ha lo stesso prezzo per le tre versioni di colore: 1.900 euro. Personalmente odio quando i colleghi parlano di “soglia psicologica”, perché è un’espressione abusata e impiegata in modo sconsiderato e fuori contesto. Però, se qui vogliamo evocarla per un orologio che sta sotto i 2.000 euro, evochiamola. Perché stare entro quella cifra con un pezzo siffatto, di questi tempi, è tanta roba.
Del resto, Tutima deriva da tutus, aggettivo latino che a sua volta viene dal participio passato del verbo tueor, ossia “proteggere, difendere”. Alla cassa robusta che proteggeva il movimento pensò Ernst Kurz quando, nel 1927, scelse il nome per la manifattura. Forse non pensava che oggi, nel 2025, questo orologio avrebbe anche protetto e difeso il portafogli dell’appassionato che lo acquista.