Giornale Degli Orologi
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Tag: Baume&Mercier Riviera

  • Riviera Flyback 10828, l’estetica rétro di Baume & Mercier

    Riviera Flyback 10828, l’estetica rétro di Baume & Mercier

    Quando hai in catalogo un orologio che in cinquant’anni di storia ha saputo rinnovarsi ben cinque volte senza mai tradire la propria essenza, puoi e devi introdurre complicazioni sempre più raffinate. Sto parlando di Baume & Mercier e della collezione Riviera, nata nel 1973 dalla matita di Jean-Claude Gueit – designer che ha firmato, fra gli altri, il Polo per Piaget e il Cellini per Rolex. La Maison ginevrina consegnerà nei negozi a giugno prossimo quattro nuovi cronografi Riviera, tutti con cassa da 41 mm, tre dei quali – i più tradizionali – si trovano già in vendita online. Però oggi voglio soffermarmi sulla versione top di gamma, il Riviera Flyback 10828 dotato di calibro cronografico con funzione flyback. Un orologio dal sapore vintage molto accentuato e che, insieme alla variante 10786 del 2023 con calendario perpetuo, eleva il prestigio della Maison e della colllezione Riviera in generale.

    Riviera Flyback 10828, quadrante vintage irresistibile

    Lo so, non dovrei scriverlo: la professione impone imparzialità. Eppure, più guardo il Riviera Flyback 10828, e più mi piace. Trovo che sappia coniugare perfettamente classico e moderno. Il quadrante oro per esempio, e la grafica che sembra realizzata a mano con uno di quei pennini Isograph che usavo ai tempi del liceo per i miei disegni tecnici, gli donano un fascino unico, cui è difficile resistere.

    E lo penso ancor prima di capire cosa sia quell’insieme di numeri, cerchi, tacche e indici – che in un primo momento non ho messo ben a fuoco – e di realizzare che al di sotto c’è un calibro cronografico evoluto. Pensato nella sua funzione quasi un secolo fa, il cronografo con funzione flyback fungeva infatti da strumento prezioso per i primi aviatori. Ma andiamo con ordine.

    Telemetro e tachimetro

    Il Riviera Flyback 10828, oltre a essere un cronografo speciale, esibisce sul quadrante due scale. La prima, sul réhaut, trasforma l’orologio in un telemetro. La seconda, invece, riportata sui tre cerchi concentrici in posizione centrale sul quadrante e intersecante i contatori dei piccoli secondi (a sinistra) e dei minuti cronografici (a destra), lo trasforma in un tachimetro.

    Ma cos’è un telemetro? È un dispositivo che permette di misurare la distanza da un punto in cui si verifica un evento preceduto prima da un segnale visivo, poi da uno acustico. L’esempio più classico? Quello del temporale. Fate partire il cronografo quando vedete il lampo, arrestatelo quando sentite il tuono. La lancetta centrale dei secondi cronografici indica sulla scala del telemetro la distanza che vi separa dal punto in cui imperversa il maltempo. Con il Riviera Flyback 10828 ogni giro completo di 60 secondi equivale a 2 km.

    A cosa serve invece un tachimetro? A misurare la velocità media, espressa in chilometri all’ora, mantenuta su una data distanza di 1 km. In pratica, basta avviare il cronografo quando si parte e arrestarlo dopo aver percorso 1.000 metri. La lancetta centrale dei secondi cronografici segna la velocità media mantenuta. Faccio notare a tal proposito che, coerentemente con l’anima vintage che alloggia nel Riviera Flyback 10828, la scala tachimetrica conduce addirittura al valore minimo di 20 km/h. Sì, perché in passato i mezzi procedevano adagio.

    La funzione flyback…

    Ma veniamo al punto di forza dell’orologio, ossia alla funzione flyback che contraddistingue le funzioni cronografiche. Il significato è presto detto, in tutte le lingue: flyback in inglese, così come la traduzione letterale in francese retour-en-vol, o il nostro “ritorno in volo” in italiano rendono subito l’idea. Il flyback è infatti un cronografo che può essere arrestato, azzerato e riavviato alla pressione di un singolo pulsante. Quindi, in un solo istante. Mi spiego meglio. Premendo il pulsante a ore 2, il cronografo parte. Ora, se vogliamo misurare rapidamente intervalli di tempo che si susseguono senza sosta, basta premere al momento opportuno il pulsante a ore 4 per arrestare, azzerare e far ripartire il cronografo istantaneamente.

    Questa operazione può essere eseguita infinite volte, e serve per compiere una serie di misurazioni che si susseguono in modo repentino. In origine si trattava appunto delle manovre durante le fasi di volo, mentre oggi può essere utile per esempio per prendere i tempi dei giri su pista di un’auto o di una moto. È chiaro che un cronografo flyback può funzionare anche in modo tradizionale, utilizzando il pulsante al 2 per farlo partire e arrestare, quindi il pulsante a ore 4 per riportarlo a zero.  

    … e il movimento La Joux-Perret 8147

    Il movimento cui si affida il Riviera Flyback 10828 è il calibro La Joux-Perret 8147, a carica automatica, frequenza di 4 Hz e la consueta autonomia di 42 ore (un po’ meno di 2 giorni). Non un calibro di manifattura, quindi, ma un meccanismo già ampiamente testato dalla Casa ginevrina, visto che da anni anima i modelli delle collezioni Clifton e Capeland con cronografo flyback.

    Più nel dettaglio, è una rivisitazione in chiave flyback del calibro cronografico Eta 7750 che si ritrova a bordo di una miriade di cronografi di marchi appartenenti al Gruppo Swatch (di cui la stessa Eta fa parte). La Joux-Perret, manifattura con sede a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, è invece sotto l’egida di Citizen Group e come tale può beneficiare del supporto di uno dei più grandi colossi orologieri del Sol Levante.

    Riviera Flyback 10828, il prezzo

    Messo a confronto con gli altri cronografi appena lanciati da Baume & Mercier, il Riviera Flyback 10828 colpisce anche per un altro motivo. Ha un prezzo di listino di 8.200 euro, 4.000 euro in più dei fratelli minori. Stesse dimensioni della cassa, stessa impermeabilità fino a 10 bar, stesso bracciale, ma movimento, quadrante e appeal diversi. Integrare la funzione flyback in un calibro cronografico ha un costo, anche e soprattutto progettuale. Se poi ci aggiungete la tiratura limitata di 73 esemplari, avrete un quadro completo delle caratteristiche dell’orologio. Con questa piccola consapevolezza in mente, preferisco che siate voi, in virtù delle attitudini e dei gusti personali, a trarre le vostre conclusioni.

  • Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo: forma e sostanza

    Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo: forma e sostanza

    Il bello di avere in collezione un classico è che ci si può sbizzarrire per renderlo sempre attuale. Prendete il Baume&Mercier Riviera. È come un bell’uomo di mezza età, che si tiene in forma cambiando look e mantenendosi giovanile senza scimmiottare i giovani. Mostrando gli anni che ha, sinonimo di esperienza e di vita vissuta, ma restando al passo con i tempi. 
    Fuori di metafora, significa che il nostro Baume&Mercier Riviera è capace di arricchirsi in termini di materiali, movimenti, complicazioni. Tutto mantenendo un’identità stilistica ben riconoscibile, figlia della sua storia.

    Una storia iniziata 50 anni fa, nel 1973, dalla penna di Jean-Claude Gueit, uno dei più grandi designer di orologi: che inventò l’incastonatura “rainbow” per le pietre colorate, creò il Polo di Piaget e, appunto, la collezione Riviera di Baume&Mercier.
    Un uomo che disegnò anche per Rolex, Patek Philippe, Vacheron Constantin e Harry Winston. Un uomo che in quei fenomenali anni ’70 diede la propria interpretazione estetica al filone degli orologi sporty-chic creato dal suo quasi coetaneo Gérald Genta. Il Baume&Mercier Riviera è una delle sue creazioni più riuscite e longeve, e il Marchio ne dà ora un’interpretazione nuova, arricchendola di un calendario perpetuo.

    Richiami al passato (e al presente)

    Il primo impatto visivo con il Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo mi ha riportato indietro di 40 anni. Se, infatti, il design della collezione rimane ben riconoscibile, il combinato disposto di colori e finiture richiama molto una certa orologeria degli anni ’80. Proprio nel 1985 la Maison produsse un Riviera calendario completo (non perpetuo) che ricorda da vicino il nuovo modello, pur nelle dimensioni più ridotte che caratterizzavano l’orologeria dell’epoca.

    Quello che nell’insieme colpisce di più è senza dubbio la tonalità dorata del quadrante, che spicca sull’acciaio di cassa, lunetta, bracciale. E lo illumina. Buona parte del merito è da attribuire, penso, alla delicata satinatura verticale e al gioco di contrasti creato con le finiture dei contatori, che al centro hanno infatti una lavorazione a motivo concentrico mentre il bordo è diamantato. Gli anelli con le indicazioni, posti a un livello leggermente inferiore sia del quadrante sia della parte centrale dei contatori, danno al quadrante stesso un accenno gradevole di profondità.

    Che cosa sia e come funzioni un calendario perpetuo, non ve lo sto a spiegare di nuovo. Leggete questo articolo e ne saprete anche più di me. Quello che ci tengo a farvi notare è la disposizione classica dei contatori con le loro indicazioni, che ricalca quella del modello dell’85 e dei calendari perpetui in generale.

    A ore 3 ci sono i giorni del mese, a ore 6 le fasi lunari, a ore 9 i giorni della settimana e a ore 12 i mesi dell’anno. Al centro di quest’ultimo contatore c’è l’indicatore del ciclo annuale, con l’anno bisestile indicato in rosso. Tutto molto ben bilanciato. Il quadrante è ricco, ma non si può dire che sia affollato, nonostante l’horror vacui abbia indotto Baume&Mercier a riempire lo spazio al di sotto delle fasi lunari con logo e nome della collezione.

    Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo, equilibrio di forme

    Scrivevo poco sopra che il quadrante spicca nella visione d’impatto dell’orologio, illuminando l’insieme di cassa e bracciale. In effetti, in questo Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo il Brand ha fatto un gran bel lavoro con le finiture. La satinatura verticale del quadrante torna infatti sia sulla cassa, sia sul bracciale integrato a tre file, sia sulla faccia superiore della lunetta, dando al tutto una bella impressione di omogeneità.

    Che non significa però piattezza. Basta dare un’occhiata al bordo lucido della lunetta (dodecagonale, che ve lo dico a fare?) per avere un’impressione di movimento, data dai giochi di luce. Lucide sono anche le teste delle classiche quattro viti che fissano la lunetta alla carrure. Per inciso, sul lato cassa satinato sono incassati i pulsanti dei correttori per i contatori.

    La cassa ha una misura portabilissima di 40 mm, che non mortifica per nulla la vestibilità del Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo. E nemmeno la leggibilità del quadrante. Spesso, infatti, i calendari perpetui prediligono casse più ampie per aprire il quadrante e dare maggiore spazio alla leggibilità delle informazioni. Qui, invece, la Maison ha lavorato bene grazie proprio alle finiture del quadrante stesso, di cui ho scritto prima.

    Detto che la cassa è impermeabile fino a 5 bar, segnalo lo spessore. Non arriva a 12 mm, si ferma a 11,84. Non male per un calendario perpetuo, considerando che il calibro incassato non è integrato ma modulare: un calibro di manifattura Baumatic abbinato a un modulo Dubois-Dépraz per il calendario perpetuo.

    Questa complicazione non mi è nuova…

    Come molti di voi sapranno, per realizzare una complicazione in un orologio (dal cronografo al calendario perpetuo), si può lavorare creando una costruzione integrata oppure modulare. Nella prima, le varie funzioni sono integrate nell’architettura del movimento; nella seconda la complicazione si trova in un modulo a parte che è montato su un movimento di base, il quale fornisce la funzionalità essenziale della misura del tempo.

    Il vantaggio della costruzione modulare è dato dal fatto che, essendo il modulo costruito separatamente, può essere abbinato a molti calibri diversi. Inoltre, per un brand costa meno produrre un movimento modulare. Per contro, lo svantaggio principale di questo movimento sta nel fatto che, ponendo un modulo sopra al calibro, aumenta lo spessore dell’insieme e, quindi, quello della cassa. Svantaggio che però, come ho scritto, nel Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo è stato contenuto entri limiti ragionevoli.

    Abbiamo già visto Baume&Mercier sviluppare questa soluzione per il Clifton Baumatic Calendario perpetuo, dove al calibro Baumatic BM13-1975A C2 era stato innestato un modulo Dubois-Dépraz 55202 per il calendario. La scelta qui è stata analoga: movimento di manifattura Baumatic e modulo Dubois-Dépraz. Del primo sapete già tutto e, se non lo conoscete fino in fondo, leggete qui. Del secondo, sappiate che è specialista dei moduli e che ne ha creati anche per i calendari perpetui del Royal Oak di Audemars Piguet. Tanto basta.

    Il Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo è in 50 pezzi

    Come ormai sapete se mi leggete con continuità, eccomi in fondo con il vil denaro. Che tanto vile in questo caso non è, perché il Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo costa 19.500 euro. Ed è in edizione limitata, che la Maison ha scelto di fissare in 50 pezzi al mondo.

    Personalmente non sono un fan delle edizioni limitate né delle edizioni boutique. Perché non me le posso permettere, penserà qualcuno di voi… In realtà no, e nemmeno perché ho un concetto democratico dell’orologeria. Non sono un fan perché penso che in tanti casi aiutino solo ad aumentare la speculazione più che a far crescere il desiderio: e, vista la piega presa dal mercato negli ultimi anni, la speculazione è l’ultima cosa che serve.

    Tuttavia, nel caso di questo orologio, Baume&Mercier ha compiuto una mossa intelligente, posizionandolo al di sotto dei 20.000 euro. Limitando così, spero, possibili rialzi forsennati sul mercato parallelo. Peccato per la quantità, perché 50 pezzi sono davvero pochi anche se, immagino, sia una scelta fatta per omaggiare i 50 anni della collezione. In questo caso, buon compleanno e auguri, anzi complimenti, a chi si metterà al polso questo pezzo notevole.

  • Riviera verde, l’estate addosso secondo Baume&Mercier

    Riviera verde, l’estate addosso secondo Baume&Mercier

    Aggiornamento in casa Baume&Mercier. È in consegna in questi giorni nei negozi il Riviera verde, due nuove referenze in aggiunta agli esemplari presentati lo scorso aprile. A distinguerle da quei precedenti, proprio il colore – dettato certo dalla tendenza del momento. Ma che in questo caso risulta particolarmente azzeccato perché riflette l’ambiente naturale che ha ispirato la collezione: la Riviera francese. Ed esprime lo chic rilassato, il mood vacanziero tipico dello stile di vita di quelle zone.

    Nato a Saint Tropez nel 1973, infatti, il Riviera prende nome e origine dalla costa sud-orientale della Francia – da Menton a Cassis, passando per Nizza e Tolone –, da sempre meta di vacanze esclusive. Come nel caso dell’Hampton, Baume&Mercier con il Riviera è riuscito a cogliere lo spirito del luogo, a trasferire nel design l’eleganza dégagé di un contesto spensierato e frizzante come la Costa Azzurra. A creare un accessorio versatile, perfetto per le attività al mare, le passeggiate sulla Croisette o le puntate al Casino di Monaco.

    Ma non c’è bisogno di ripercorrere la storia della collezione, trattata altrove su questo sito nei punti salienti. Qui è opportuno solo ricordare che quest’anno il Riviera è tornato dopo un accurato restyling. Fatti salvi i caratteri identificativi – la lunetta dodecagonale che lo ha reso celebre, la cassa robusta, l’inclinazione sport-chic – ha acquisito nuovi dettagli che ne hanno aggiornato lo stile. Come il quadrante decorato a onde, che ne sottolinea la personalità in modo univoco, e il cinturino intercambiabile, irrinunciabile must have dell’orologeria più attuale.

    Caratteristiche che si ritrovano anche nel Riviera verde, le cui cromie accentuano la vocazione estiva dell’orologio. Le due versioni hanno però sfumature diverse: una più delicata, che tende vagamente all’azzurro, e ricorda il verde menta chiaro o il celadon; l’altra più satura e brillante, simile al verde acqua o al malachite. Colori che rimandano ai riflessi mutevoli del mare ma anche alle tonalità della vegetazione più rigogliosa, quella macchia mediterranea che fa da sfondo alle spiagge di sabbia come alle coste rocciose e selvagge.

    Tuttavia i due Riviera verde si distinguono fra loro anche nel formato e nel movimento. Il primo, quello acquamarina, ha un diametro di 36 mm ed è animato da un movimento al quarzo, chiaramente di fabbricazione svizzera. Un calibro Ronda 714Li di nuova generazione, che garantisce 10 anni di funzionamento prima di dover sostituire la batteria. L’altro, verde smeraldo, ha invece un diametro di 42 mm e monta un movimento meccanico a carica automatica, un Sellita SW200, visibile dal fondello in vetro zaffiro. Entrambi i modelli si prestano indifferentemente sia ai polsi maschili sia a quelli femminili. Questione di gusto estetico e di preferenze tecniche, non di genere.

    Entrambi i Riviera verde hanno comunque la cassa in acciaio che si allaccia al polso con un cinturino integrato, coordinato al quadrante e intercambiabile. Grazie al sistema Fast Strap, sviluppato dai tecnici di Baume&Mercier, la sostituzione è infatti immediata e non richiede alcuno strumento specifico. Oltretutto il cinturino in caucciù è disponibile in diversi colori: oltre al verde originario, c’è anche in nero, blu, azzurro, bianco e malva; tinte studiate apposta per risaltare sulla pelle abbronzata. Oppure si può alternare al bracciale in acciaio, così da cambiare completamente il look all’orologio. Operazione tipica dell’estate.

  • Riviera, la rinascita di un “classico” di Baume&Mercier

    Riviera, la rinascita di un “classico” di Baume&Mercier

    «L’Éternité. C’est la mer allée avec le soleil», l’eternità è il mare mischiato con il sole, scrisse il poeta francese Arthur Rimbaud. Una definizione che richiama alla mente pomeriggi di luce abbagliante in Costa Azzurra, terra che ha ispirato scrittori, pittori, fotografi… e anche Baume&Mercier per il Riviera.

    Un orologio entrato nelle collezioni del marchio quasi dieci lustri fa, nel 1973, ma che – a causa di alcune discontinuità di produzione – negli ultimi anni è sparito dai radar del mercato. Non da quelli degli appassionati però, che ne hanno sempre apprezzato il design e la versatilità. E hanno sempre sperato in un suo ritorno.

    Finalmente, eccolo. Sulla soglia dei 50 anni, il Baume&Mercier Riviera torna come realtà da 36, 42 o 43 mm, con novità importanti che però vi racconterò tra poco. Perché questo esemplare ha una storia che vale la pena di essere brevemente raccontata (e letta).

    Riviera, figlio del suo tempo

    Fin dal lancio, il design del Riviera fu immediatamente riconoscibile. Lunetta e cassa dodecagonali erano insolite sul mercato, ma del tutto logiche: se su un orologio ci sono 12 ore, perché non ci possono essere anche 12 lati? Una provocazione estetica in un periodo che vide la nascita dei modelli sportivi in acciaio, in un tripudio di lunette poligonali e bracciali integrati scatenato da quel genio di Gérald Genta e dai suoi epigoni.

    Del resto, era ciò voleva un nuovo tipo di clientela, in un’epoca in cui gli esemplari eleganti erano necessariamente in oro. Una clientela abituata tanto alla vita urbana quanto al weekend fuori porta, con la spensieratezza degli anni ’60 che ormai era un nostalgico ricordo. Da indossare al polso, deve aver pensato Baume&Mercier. Che con lo stile robusto ma chic del Riviera creò un orologio portabile da lunedì a domenica, con un nome ispirato all’eleganza rilassata della Costa Azzurra.

    Dotato inizialmente di un calibro meccanico, il Riviera adottò presto il movimento a diapason e successivamente al quarzo, dalla metà degli anni ’70. La seconda generazione fu lanciata nel 1979 e aveva una cassa più sottile, grazie allo sviluppo di calibri elettronici meno ingombranti. Il bracciale, reso più flessibile con due maglie esterne e una centrale, fu dotato di una nuova fibbia e fu riportato sul quadrante il nome Riviera.

    L’evoluzione degli anni ‘80

    Gli anni ’80 si aprirono con un simpatico aneddoto. Per testarne la robustezza che prometteva, Baume&Mercier fece fissare un Riviera alla ruota di un’auto che partecipò alla 24 Ore di Le Mans. Ebbene, il pezzo uscì indenne dagli effetti della velocità, delle accelerazioni, della forza centrifuga nelle curve, del meteo e del caldo dei freni. Un po’ impolverato, forse, ma funzionante come se fosse appena uscito da un negozio superchic della Côte d’Azur.

    Nel 1981 la collezione fu arricchita da un modello subacqueo con ore del mondo e funzione GMT, mentre nel 1985 arrivò sul mercato la terza generazione dei Riviera. Lunetta più liscia e meno spigolosa, superfici lucide e spazzolate, più affidabile corona a vite, migliore leggibilità della data e movimenti al quarzo ultrasottili erano le caratteristiche principali.

    Nel 1987 fu prodotto il modello con calendario completo, mentre il cronografò arrivò solo nel 1993, per il ventesimo anniversario della collezione. Nel 2004 fu la volta della quarta generazione, che vide l’introduzione delle quattro viti sulla lunetta e l’arrivo, nel 2007, del Riviera Magnum, dal design più maschio. Seguito dai Riviera Magnum XXL Automatic e Flyback Chronograph nel 2009.

    Baume&Mercier ci punta forte

    Bene, vi ho annoiati a sufficienza con il Riviera che fu. È tempo di arrivare al Riviera che è, alla quinta generazione della collezione presentata in occasione del Watches & Wonders Geneva 2021 in corso e in vendita dal prossimo giugno. Un orologio che, come dichiara Baume&Mercier, “coglie i segnali del nostro tempo per reinterpretarli al meglio”.

    Per caratterizzare la nuova linea, il marchio ha scelto di continuare nella strategia, lodevole, di semplificazione delle dimensioni e delle referenze. Ecco perché, come ho accennato all’inizio, il Riviera 2021 è disponibile in tre misure di cassa, 36, 42 e 43 mm. Lasciando da parte quest’ultima, che è riservata al cronografo, mi concentro sul solo tempo.

    Da buon cavaliere, lascio prima spazio alle signore per le quali è pensata la referenza da 36 mm. Intanto, vi dico che ho avuto la possibilità di toccare con mano l’orologio e di indossarlo: come dimensione, il 36 mm non sfigura neppure su un polso maschile, purché sottile come il mio. È però evidente come la clientela cui pensa Baume&Mercier sia in questo caso femminile.

    L’orologio ha la cassa in acciaio, impermeabile fino a 5 bar, contraddistinta dalla riconoscibilissima forma dodecagonale e dalle quattro viti sulla lunetta. Il quadrante dal particolare decoro è azzurro o argentato – abbinato al bracciale integrato in acciaio – oppure nero – con il cinturino in caucciù in tinta. Cinturini e bracciali possono essere facilmente sostituiti grazie al sistema di sgancio rapido di cui sono muniti. Il Riviera 36 mm è animato da un movimento al quarzo Swiss made o da un automatico realizzato da Sellita.

    Stessi stilemi estetici per il Riviera da 42 mm, che però è disponibile solo con il movimento automatico (sempre Sellita) e con il quadrante blu, nero o argentato. Anch’esso ha il bracciale in acciaio intercambiabile con il cinturino in caucciù blu. Quest’ultimo, in abbinamento al quadrante dello stesso colore, dà vita a una versione “total blue” estremamente estiva, nello spirito della collezione.

    Il Riviera si affida al Baumatic

    Il plus del Riviera sta però all’interno della cassa nella versione di alta gamma, dove Baume&Mercier ha scelto di alloggiare il calibro Baumatic, definito dal marchio “di manifattura”, che gli appassionati ben conoscono per l’utilizzo nella collezione Clifton.

    Evito di tediarvi con i dettagli tecnici del calibro. Se siete avidi di informazioni, leggete questo articolo che è più completo di quanto potrei esserlo io. Mi limito ad alcune caratteristiche utili per la vita quotidiana, facendomi aiutare dalla cartella stampa di Baume&Mercier: autonomia di 5 giorni, scarto di -4/+6 secondi al giorno, antimagnetismo fino a 1500 Gauss. Più che sufficiente per proteggere il movimento dall’enorme quantità di campi magnetici (non tutti leggeri, peraltro) che ci bombardano dalla mattina alla sera, e pure di notte.

    Questa versione del Riviera è disponibile con il quadrante in vetro zaffiro blu fumé decorato e il bracciale in acciaio integrato, oppure in grigio fumé decorato e il cinturino nero. I quadranti fumé, così come i fondelli in vetro zaffiro, consentono di vedere in azione il movimento Baumatic. Dettaglio estetico che, avendoli visti dal vivo, è notevole e dà all’orologio un valore percepito alto.

    Insomma, per il rilancio del Riviera Baume&Mercier ha utilizzato il meglio del proprio stato dell’arte orologiero, per far sì che la collezione torni a far gustare l’aria di quella Saint-Tropez che l’ha ispirata quasi 50 anni fa. Quella Saint-Tropez che lo scrittore francese Guy de Maupassant definì «una di quelle affascinanti e semplici figlie del mare, spinta in acqua come una conchiglia». Lui ancora non lo sapeva, ma è una figlia del mare da vivere con un bell’orologio al polso.