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Tag: Breguet Classique

  • Breguet Classique Tourbillon 7357: l’evoluzione della specie

    Breguet Classique Tourbillon 7357: l’evoluzione della specie

    Il mondo delle lancette quest’anno ha celebrato un’importante ricorrenza: il 225° anniversario del brevetto d’invenzione del tourbillon, depositato da Abraham-Louis Breguet il 26 giugno 1801 – il 7 Messidoro dell’Anno IX, secondo il calendario rivoluzionario francese allora in voga. Per l’occasione, la Maison Breguet ha presentato sei nuovi modelli dedicati alla complicazione regina. Tra le novità abbiamo scelto il Breguet Classique Tourbillon 7357, che inserisce lo storico dispositivo in un contesto tecnico e stilistico contemporaneo. Ma prima di addentrarci nell’esame di questo esemplare, rivediamo i retroscena del tourbillon, una delle principali invenzioni nella storia dell’orologeria.

    Come la gravità influisce sulla precisione

    Qualsiasi oggetto dotato di massa subisce l’effetto dell’attrazione gravitazionale terrestre. Una forza ineliminabile che agisce sempre verso il centro della Terra, introducendo un’asimmetria tra le varie sollecitazioni che operano sulle componenti meccaniche di un orologio e influenzando, in particolare, l’isocronismo del gruppo bilanciere-spirale.

    Quando l’orologio da tasca viene indossato, trascorre la maggior parte del tempo in posizione verticale: in questo assetto, la forza di gravità esercita sul bilanciere un’attrazione costante verso il basso. L’effetto varia continuamente a ogni movimento di chi lo indossa, compromettendo l’uniformità e la simmetria delle oscillazioni e creando inevitabili variazioni sulla marcia dell’orologio. Al contrario, se si adagia l’orologio in orizzontale su un tavolo, la gravità agisce parallelamente all’asse di rotazione, senza provocare disturbi o perturbazioni sulla costanza di marcia.

    L’intuizione di Abraham-Louis Breguet: la nascita del tourbillon

    L’idea di Breguet, maturata nel corso di anni, fu quella di compensare gli scarti di marcia legati alla gravità mettendo in movimento l’intero scappamento. Racchiudendo l’organo regolatore all’interno di una gabbia mobile in continua rotazione, l’asse del bilanciere varia costantemente orientamento, annullando – per sommatoria statistica – gli errori di posizione. Un’idea straordinaria, figlia di un puro genio.

    Cessato il periodo di copertura del brevetto, la realizzazione di questa complicazione è diventata un banco di prova per i maggiori maestri dell’orologeria. Eppure, da sempre, il concetto di tourbillon rimane indissolubilmente legato al nome di Breguet.

    Breguet Classique Tourbillon 7357 e il calibro 187B

    Il Breguet Classique Tourbillon 7357 è l’evoluzione di un esemplare storico: la ref. 3350 del 1989, il primo tourbillon da polso moderno della Maison. La diretta discendenza è evidente anche nel movimento: l’orologio è animato infatti dal calibro 187B, a carica manuale, versione ottimizzata e aggiornata del celebre calibro 558 dell’epoca. Fornito di indicatore dell’autonomia (che si attesta sulle 60 ore), vanta finiture d’alta orologeria ed è certificato dal punzone Breguet.

    La cassa del Breguet Classique Tourbillon 7357 è declinata in due versioni: in platino e in oro Breguet, una lega esclusiva che si distingue per la peculiare tonalità. Ma la rivisitazione dello storico Tourbillon anni ’80 va oltre il semplice omaggio a quello che è un modello ormai entrato nella galleria dei classici senza tempo.

    Nel rispetto della modernità quasi futuristica che fu la vera firma estetica del grande Abraham-Louis Breguet, troviamo dettagli inediti. Come le anse ridisegnate, la cui curvatura delicata rende l’orologio ancora più confortevole al polso. La rigidità geometrica della Ref. 3350 lascia così il posto a un’estetica essenziale ma più “morbida”, in linea con i canoni stilistici introdotti per il 250° della Maison Breguet, festeggiato lo scorso anno.

    Il quadrante: lavorazione Clous de Paris e blu Breguet

    La visualizzazione oraria, decentrata verso l’alto, mostra le classiche cifre arabe Breguet, elegantissime, su una decorazione a Clou de Paris. Subito sotto, leggermente sovrapposto, l’arco dei piccoli secondi – mostrati dalla lancetta azzurrata a tre bracci – sormonta la grande finestra del tourbillon, che compie appunto una rivoluzione completa in un minuto.

    Le lancette à pomme evidée, le cifre orarie e le viti di fissaggio del ponte del tourbillon sfoggiano il blue de France, così come dello stesso blu sono le scritte identificative dell’esemplare. Si tratta di una gradazione di blu brillante e satura, che rappresenta la Francia fin dal XII secolo, e rimanda alle radici parigine dell’atelier di Abraham-Louis Breguet. A fare da cornice alla coreografia meccanica, una finitura a grain d’orge decora il resto della superficie.

    Fondello, cinturino, prezzo

    Sul lato fondello, il Breguet Classique Tourbillon 7357 colpisce per l’essenzialità della platina posteriore, una rigorosa pulizia geometrica impreziosita da una lavorazione dai rilievi geometrici su base triangolare. L’apertura posteriore del tourbillon fa risaltare la trasparenza e contribuisce al senso di mistero tipico della complicazione. Riguardo al cinturino, la scelta è caduta sulla pelle di vitello: grigio ardesia con interno blu Breguet per la versione in platino, color champagne con interno blu per il modello in oro.

    Il Breguet Classique Tourbillon 7357 si inserisce nella collezione permanente a un prezzo perfettamente proporzionato al segmento d’eccellenza in cui opera la Manifattura. Vale a dire: 166.500 euro per la versione in oro, e 183.100 euro per quella in platino.

  • Breguet Classique 7725: l’innovazione come eredità

    Breguet Classique 7725: l’innovazione come eredità

    Continuano le celebrazioni per il 250° anniversario di Breguet. Continua quindi la serie di orologi che in un modo o nell’altro rimandano alla storia della Casa. Esemplari che non solo rendono omaggio alle invenzioni di Abraham-Louis Breguet – come il Souscription o il Tourbillon -, ma anche al passato più recente della Maison. È il caso, in particolare, del nuovo Breguet Classique 7725, presentato la scorsa settimana insieme al Classique 7325 – di cui parleremo in un’altra occasione, per non incasinarci la vita. Perché il Breguet Classique 7725, già di suo, è un concentrato di tecnologie sviluppate dalla Casa in questi ultimi decenni. E che meritano una spiegazione, almeno in linea di massima.

    La ricerca della precisione

    Non lasciamoci ingannare dall’aspetto, direttamente ispirato a un modello da tasca prodotto dal Maestro nel primo decennio dell’Ottocento, il cosiddetto Breguet N°1176. Piuttosto chiediamoci perché il nuovo orologio fa riferimento proprio a quel precedente: la scelta non può essere casuale.

    Quell’esemplare, oggi conservato al Museo Breguet di Parigi, è dotato di fuso a catena e di tourbillon, dispositivi allora funzionali alla maggior precisione possibile – ovviamente secondo gli standard dei tempi. Allo stesso modo, perciò, il nuovo Breguet Classique 7725 deve essere improntato alla ricerca della costanza di marcia e dell’affidabilità. Termini che ai nostri giorni assumono una valenza inconcepibile a quell’epoca.

    E così è: basta dare un’occhiata alle principali caratteristiche tecniche dell’orologio per averne conferma. Prima di tutto, bilanciere in silicio, che lavora all’incredibile frequenza di 72.000 Alternanze orarie (10 Hz) e presenta un’insolita costruzione a pivot magnetici. Poi, spirale e ruota di scappamento sempre in silicio, e autonomia di 60 ore.

    Elementi che presi singolarmente, e ancora di più tutti insieme, concorrono alle prestazioni cronometriche di un movimento meccanico. Sebbene non siano proprio una novità, a dire il vero. I fan della Marca forse li ricorderanno montati nel Classique Chronométrie 7727: un esemplare eccezionale presentato nel 2013 – anche se poi rimasto inspiegabilmente privo di seguito.

    Il discorso dell’alta frequenza

    Cerchiamo di capire di cosa si tratta. Nella mentalità comune, alta frequenza è sinonimo di precisione. I movimenti al quarzo, per esempio, oscillano a 32.768 hertz e sono estremamente precisi, quindi si pensa che anche nei movimenti meccanici più la frequenza è elevata e più l’orologio funziona bene. In realtà le cose sono un po’ più complesse di così.

    Basti pensare agli orologi da tasca dei primi decenni del secolo scorso: con i loro bilancieri grandi e “lenti” (in genere lavoravano a 18.000 A/h, 2.5 Hz), raggiungevano spesso uno scarto di un solo secondo al giorno. Incommensurabile rispetto ai primi esemplari da polso, che erano più veloci ma sgarravano di parecchi secondi al giorno. Come la mettiamo?

    In realtà, più che la frequenza, nella costanza di marcia conta la stabilità. Cioè mantenere la frequenza sempre uguale nel tempo, in ogni situazione e il più a lungo possibile. Quindi tenere al sicuro il bilanciere dagli sbalzi di temperatura, dagli urti, dalla scarsità di energia, dal magnetismo… Perfino (seppur impossibile, ma lo stesso Breguet ci ha provato con il tourbillon) dalla forza di gravità.

    Lo dimostrano proprio i modelli da tasca, che passavano la maggior parte del tempo ben protetti nel panciotto dei gentlemen, nella stessa posizione. E ancora di più lo dimostrano i regolatori a pendolo e gli orologi da osservazione, che restavano immobili nei laboratori, in ambienti “controllati”, al riparo dalle perturbazioni provocate dagli agenti esterni. Così affidabili da poter essere usati durante gli esperimenti scientifici o come campioni per fornire l’ora esatta.

    Breguet e il silicio

    Il bello dell’alta frequenza però è che reagisce agli urti più velocemente: il sistema bilanciere spirale, cioè, si riprende in modo più rapido, recupera il ritmo di funzionamento prima di quanto faccia un sistema che lavora a bassa frequenza. In questo caso quindi sì, offre una migliore costanza di marcia. Tuttavia, l’alta frequenza comporta anche una serie di problemi. A cominciare dal frequente contatto con lo scappamento, inevitabile eppure prima fonte di disturbo nelle oscillazioni del bilanciere.

    Ecco perciò problemi di attriti, di lubrificazione, di usura, che di conseguenza causano un numero maggiore di interventi di manutenzione. Senza dimenticare il maggiore consumo di energia. Parte di questi problemi è risolta, o almeno attenuata, dall’uso del silicio, che permette di alleggerire il peso dei componenti mobili dello scappamento e di evitare i vincoli della lubrificazione. Con buona pace dei puristi dell’orologeria che poco lo digeriscono.

    Breguet è stato un pioniere nell’utilizzo del silicio. Già nel 2006 iniziò la propria ricerca su questo materiale diffusissimo in natura eppure ricco di qualità: più leggero ma più duro dell’acciaio, è insensibile all’attrazione e all’influenza magnetica, ed è altamente resistente alla corrosione e all’usura. In più riduce l’inerzia e non richiede lubrificanti. Tagliato al laser, permette di realizzare forme nuove e complesse – o, come dicono i tecnici, di offrire una “libertà geometrica” impressionante – con precisione micrometrica.

    Tant’è che Breguet in quegli anni realizzò prima la ruota di scappamento e la leva in silicio del Classique 5177, poi la ruota di scappamento, la leva e la spirale piatta dei Classique 5197 e 5837. E proprio grazie a questi presupposti arrivò nel 2010 al Type XXII 3880 ST: un cronografo flyback dotato di spirale, àncora e ruota di scappamento in silicio. Il primo in assoluto in grado di funzionare a una frequenza di 72.000 alternanze orarie (10 Hz). Una vera e propria pietra miliare nella storia dell’orologeria.

    Il perno magnetico

    Sempre nel 2010 Breguet depositò anche il brevetto del perno magnetico. Una cosa inaudita: il magnetismo, si sa, è il nemico numero uno dei movimenti meccanici, capace di sballarli temporaneamente e perfino di bloccarli per sempre. Eppure, con il perno magnetico, la Maison non si è limitata a controllarne gli effetti negativi, ma è arrivata a padroneggiarli per perfezionare la rotazione e la stabilità del bilanciere.

    In pratica il perno magnetico è costituito da un’asse del bilanciere in acciaio al carbonio e da un magnete in “terre rare” dietro ogni rubino. A ogni estremità dell’asse del bilanciere si trovano due controperni che contengono una micro-calamita particolarmente potente (circa 1.3T, pari a 13000 gauss). Dato che uno dei magneti, quello sul lato quadrante, è più potente dell’altro, si crea un flusso magnetico in cui la forza di attrazione mantiene l’estremità dell’asse in contatto permanente con il controperno, mentre l’altra estremità rimane sospesa.

    Poiché il legame magnetico tra l’albero e il rubino è più forte della forza di gravità, l’albero continua a ruotare sul rubino indipendentemente dalla posizione dell’orologio. Il risultato è quindi un asse del bilanciere mantenuto in una “gravità artificiale”, che in definitiva risulta insensibile alla gravità terrestre, più stabile e resistente agli urti. Se nche un forte impatto dovesse spostare l’asse su un lato, infatti, le forze magnetiche lo ricondurrebbero automaticamente al centro, così da ristabilire il flusso magnetico.

    Il Breguet Classique 7725 e il Classique Chronométrie 7727

    Tutto questo – 72.000 alternanze/ora e perno magnetico – fecero la prima apprizione all’interno del Breguet Classique Chronométrie 7727, presentato appunto nel 2013. E ritornano ora nel nuovo Breguet Classique 7725. Ma oltre alla costruzione meccanica simile, i due orologi hanno in comune anche la particolare indicazione del decimo di secondo. Definiti “secondi d’osservazione“, si possono visualizzare proprio grazie all’alta frequenza.

    In più, nel nuovo esemplare dell’Anniversario, la velocissima lancetta (quella nel contatore di destra, come nell’originario tasca N°1176) si può avviare e fermare a comando. Si attiva tramite la slitta posta sulla carrure a ore 9. Si tratta quindi di una sorta di funzione flyback che permette misurazioni di precisione.

    A proposito di precisione, o meglio di costanza di marcia, voglio ancora aggiungere lo scarto medio giornaliero raggiunto dall’orologio grazie all’alta frequenza e al bilanciere a perno magnetico. Che nel nuovo Breguet Classique 7725 si attesta su +/- 1 secondo al giorno. Ed è quindi migliore del suo predecessore, che registrava invece -1/+3 secondi al giorno. In pratica in questo caso l’orologio da polso annulla il distacco con i “tasca” di un secolo fa. Un risultato notevole.

    Un’ultima particolarità del Breguet Classique 7725, che vale la pena di segnalare, riguarda ancora il silicio. Grazie alla precisione micrometrica dei sistemi di lavorazione, la ruota di scappamento presenta una speciale animazione. È stata infatti scavata con due iscrizioni: 1775 e 2025. Alla velocità di 10 Hz, che si traduce nella visualizzazione di 20 immagini al secondo, permette di leggere alternativamente la data di fondazione della Maison e quella dell’anniversario. Il passaggio graduale ricorda quasi l’effetto digitale del morphing.

    Ulteriori informazioni

    Concludo, velocemente, con qualche dato ulteriore sull’habillage – ma vi rimando al sito ufficiale e alle didascalie per entrare più nel dettaglio. La cassa del Breguet Classique 7725 è in oro Breguet, come in tutti gli esemplari dell’anniversario. Misura 41 mm di diametro e ha la carrure decorata con il guilloché Quai de l’Horloge, realizzato proprio per i 250 anni. Lo stesso motivo si ritrova anche sull’intera superficie del quadrante.

    Il Calibro 74SC, a carica manuale, mostra lato fondello i ponti completamente incisi a mano, con una vista della Vallée de Joux, sede della Manifattura. Soprattutto, introduce una nuova certificazione interna: il Punzone Breguet. Una garanzia che riguarda le prestazioni cronometriche, magnetiche, l’impermeabilità e, nel caso delle complicazioni con suoneria, anche l’acustica degli esemplari. Una garanzia di origine, di qualità e di riparabilità. Ma la questione merita un approfondimento dedicato, quindi ne riparleremo.

    Qui concludo come sempre con gli ultimi dati indispensabili. Il Breguet Classique 7725 fa parte della collezione Anniversario, ma non è in tiratura limitata. E costa 89.200 euro. Quanto ho scritto fin qui, però, dovrebbe avervi fornito gli strumenti per capire il motivo di questo prezzo…

  • Classique Tourbillon Sidéral e il doppio anniversario di Breguet

    Classique Tourbillon Sidéral e il doppio anniversario di Breguet

    Il 26 giugno scorso, Breguet ha presentato il nuovo Classique Tourbillon Sidéral 7255. Non un giorno qualsiasi, ma il 224° anniversario del brevetto del “regolatore a tourbillon”, depositato da Abraham-Louis Breguet proprio il 26 giugno 1801 (o meglio il 7 Messidoro dell’anno IX, secondo il calendario repubblicano allora in vigore). E non un orologio qualsiasi, ma il quarto esemplare lanciato dalla Maison per celebrare il 250° anniversario dalla fondazione – dopo il Type XX Chronograph 2075, il Tradition Seconde Rétrograde 7035 e il Classique Souscription (qui elencati a ritroso, dal più recente in poi).

    Quindi ecco arrivato il tanto atteso tourbillon – quello che tutti si aspettavano, su cui tutti favoleggiavano. Anche se è probabile che non sarà l’unico in quest’anno di celebrazioni… Ma, al di là delle scommesse sul futuro, il nuovo Classique Tourbillon Sidéral colpisce per come è stato sviluppato. Non solo – secondo me – in modo superiore alle aspettative, ma diverso da qualsiasi altro tourbillon prodotto finora da Breguet. Spiazzante, direi, senza accezioni negative. Perché è un tourbillon volante, misterioso e siderale, appunto. Cerchiamo di capire cosa vuol dire tutto questo.

    Il tourbillon…

    Cosa sia un tourbillon lo sanno tutti, ma vale sempre la pena ricordare con parole semplici di cosa si tratta. In pratica è un dispositivo inventato per compensare gli errori e le fluttuazioni di funzionamento di un orologio. Provocati dalla forza di gravità che esercita influssi negativi sul bilanciere, ne compromettono la regolarità di marcia. Discorso valido soprattutto per gli esemplari da tasca, generalmente posti in posizione verticale. Il problema sta nella messa a punto e nella perfetta equilibratura del tourbillon, che fa lievitare i costi di realizzazione.

    Inventato proprio da Abraham-Louis Breguet, al cui nome resta indissolubilmente legato, il tourbillon consiste nel montare l’organo regolatore (intero scappamento più sistema bilanciere/spirale) in una piattaforma mobile, chiamata “gabbia” in gergo tecnico, che compie una completa rotazione su sé stessa in un determinato periodo di tempo (di solito un minuto, ma anche di più). Gli errori, che si riproducono regolarmente in modo ciclico, si annullano l’un l’altro a ogni rotazione completa. Gli orologi con tourbillon quindi sono teoricamente più precisi.

    …volante

    Chi ci segue costantemente dovrebbe sapere anche cos’è un tourbillon volante. Un’invenzione che non risale ad Abraham-Louis Breguet ma è molto più recente: è stata ideata poco più di un secolo fa, nel 1920, dall’orologiaio tedesco Alfred Helwig, docente della scuola di orologeria di Glashütte. In pratica è un’evoluzione del tourbillon, da cui si differenzia perché ha la gabbia fissata solo alla base, sulla platina.

    Privo del ponte superiore, permette la visione completa del moto rotatorio del tourbillon stesso, che sembra quasi librarsi nell’aria – da qui l’aggettivo volante. In questo modo, però, la costruzione del tourbillon (già di suo difficile da realizzare) si fa ancora più complessa, perché pone problemi di bilanciamento e di “costituzione” della gabbia stessa, che deve essere comunque robusta, leggera e finemente regolabile. Insomma, un virtuosismo dal mero scopo estetico.

    …misterioso e siderale

    In orologeria si chiamano misteriosi quegli esemplari in cui alcuni componenti “strategici” rimangono invisibili, così che non si capisca – anzi sembri proprio inspiegabile – come il moto del calibro possa essere trasmetto agli organi in questione. Celebri, per esempio, le pendulette mystérieuse di Cartier in cui le lancette sembrano fluttuare nel vuoto – mentre in realtà sono fissate a un disco in cristallo di rocca, a sua volta collegato al movimento posto nella base, tramite un asse verticale.

    Nel Classique Tourbillon Sidéral 7255 di Breguet, invece, a essere misterioso è il tourbillon. Nel senso che il ponte della gabbia del tourbillon, così come la base su cui è fissata, sono in vetro zaffiro, reso ancora più invisibile da un rivestimento di superficie. E, poiché il punto di contatto con il treno del tempo è sfalsato rispetto all’apertura del tourbillon e rimane nascosto dal quadrante, l’effetto di sospensione nel nulla risulta ancora più riuscito.

    L’ultimo aggettivo, quel siderale che appare anche nel nome, richiama invece un contesto astronomico evocato anche dallo splendido quadrante in smalto avventurina – di cui parleremo poi. In realtà, come spiega la letteratura ufficiale, il rimando agli astri ha anche un valore semantico. In francese, tourbillon vuol dire turbine, vortice. Fu Blaise Pascal – il grande filosofo/matematico vissuto fra il 1623 e il 1662 – a definirlo “sistema materiale animato da un moto rotatorio”. Da qui, per estensione, il concetto passa ai sistemi planetari e quindi all’intera astronomia.

    L’estetica del Classique Tourbillon Sidéral 7255

    Bene. Fatte le indispensabili spiegazioni, passo finalmente alla descrizione dell’orologio. Il Classique Tourbillon Sidéral 7255 ha la cassa di 38 mm di diametro realizzata, come quella degli altri esemplari dell’anniversario, in oro Breguet. Una lega – ne abbiamo scritto più volte – composta al 75% da oro e per l’altro 25% da argento, rame e palladio. Più calda dell’oro giallo ma più delicata (dal punto di vista cromatico) dell’oro rosso, prende ispirazione dal colore del metallo prezioso utilizzato proprio all’epoca di Abraham-Louis Breguet. Ed è quindi un ulteriore omaggio all’epoca di fondazione della Casa.

    Ma quello che colpisce esteticamente è il quadrante, un frammento di cielo notturno riprodotto con l’antica tecnica dello smalto Grand Feu. Quindi, anche se in apparenza sembra una lastra di pietra avventurina (una varietà di quarzo ricca di inclusioni di mica), in realtà è un disco fatto sempre di oro Breguet e rivestito di vetro. Il vetro avventurina, secondo la leggenda, prende nome dalla casualità dell’invenzione, capitata “per ventura“. Si racconta, infatti, che nella Venezia del XVII secolo un vetraio di Murano fece cadere per errore nella pasta vitra in lavorazione delle pagliuzze di rame, scarti di limatura. E il risultato fu proprio un tipo di vetro simile alla volta celeste trapunta di stelle.

    Il quadrante in smalto avventurina

    Nel caso del quadrante del Classique Tradition Sidéral 7255, il vetro avventurina è utilizzato come smalto, con un processo artigianale lungo e laborioso che prevede numerosi passaggi. Prima il vetro deve essere ridotto in polvere – ma la polvere deve essere composta da grandi più grandi del solito. Dopo di che la polvere è miscelata con acqua fino a diventare pasta, che viene stesa a mano sulla base metallica, con un pennellino.

    Poi il quadrante subisce un primo passaggio in forno, a una temperatura superiore a 800°C. E l’operazione è ripetuta fino a cinque volte, per ottenere l’intensità cromatica desiderata. Ma ogni volta è rischiosa, perché la cottura dello smalto non è mai scontata e il risultato finale è sempre un’incognita. Se qualcosa va storto, l’intero lavoro è vanificato: il quadrante va gettato via e si deve ricominciare tutto daccapo.

    Il Calibro 187M1

    Per passare alla meccanica, il Classique Tradition Sidéral 7255 monta un movimento che prende ispirazione da quello montato nel primo orologio da polso con tourbillon realizzato da Breguet nel 1988, il Classique 3350. Stessa carica manuale, stessa architettura “a pieno ponte”, stesso metodo di decorazione artigianale. Il nuovo Calibro 187M1, mostrato attraverso il grande oblò in vetro zaffiro sul fondello, rivela però il diverso guillochage, che qui è il motivo Quai de l’Horloge, inventato appositamente per l’anniversario. Da notare sul retro l’apertura del tourbillon: perché anche qui il vetro zaffiro che circonda la base in oro – anch’essa guilloché – fa sì che davvero il dispositivo sembri sospeso nel vuoto…

    Merita un cenno anche l’architettura del movimento, interamente incentrata sul tourbillon, messo in risalto anche dalla posizione sopraelevata. Il tourbillon appare infatti sollevato rispetto alla platina: sporge da quest’ultima di 2,2 mm e di 0,9 mm dal quadrante. Lo spessore del tourbillon raggiunge i 7 mm e definisce il volume dell’intero movimento. E quindi lo spessore della cassa, che è di 10,2 mm.
    Elenco le principali caratteristiche meccaniche nelle didascalie. Vale la pena però citare almeno due dati. La frequenza “lenta” e costante del bilanciere: 18.000 alternanze orarie, che richiamano gli orologi da tasca d’antan. E la spirale in Nivachron™: brevettata, antimagnetica, colorata di blu così da spiccare maggiormente all’interno del bilanciere.

    Classique Tourbillon Sidéral: conclusioni

    Le cose da dire sul Classique Tourbillon Sidéral 7255 sarebbero ancora parecchie, ma mi fermo qui con le ultime informazioni necessarie. La complessità di costruzione del movimento e le difficoltà di fabbricazione del quadrante portano necessariamente la Maison a produrre pochi esemplari: solo 50, per l’intera distribuzione mondiale. Oltre che dal numero ridotto, l’esclusività è sottolineata dal prezzo: 225.900 euro.

    Ci troviamo di fronte a uno di quegli orologi che meriterebbero davvero di essere visti dal vivo: ammirato, toccato e provato, proprio per capire cos’è l’alta orologeria. Ma la tiratura limitata impedisce di farlo: in ciascuna boutique della Casa, a livello globale, arriveranno prossimamente pochi, pochissimi pezzi. Ciò non toglie che i fortunati italiani interessati all’acquisto possano comunque rivolgersi alla boutique di via Montenapoleone 19, a Milano. A noi comuni mortali non resta che visitare il sito ufficiale. E rosicare…

  • Classique Souscription, il primo Breguet per l’anniversario

    Classique Souscription, il primo Breguet per l’anniversario

    C’è chi lo chiama il Leonardo da Vinci dell’orologeria. Perché Abraham-Louis Breguet – vissuto fra il 1747 e il 1823 – è famoso per gli innumerevoli dispositivi che hanno cambiato per sempre il volto e la tecnica degli strumenti meccanici per la misura del tempo: dal tourbillon alla molla sonora degli orologi a ripetizione (ovvero il gong), tanto per citarne un paio. In realtà non fu solo il geniale inventore che tutti conoscono. Fu anche uno straordinario imprenditore, un uomo di marketing ante litteram. Lo dimostra il nuovo Classique Souscription, riedizione in formato da polso di un particolare genere di “tasca” da lui creato.

    Devo sottolineare però che si tratta anche del primo esemplare lanciato dalla Maison Breguet per festeggiare i 250 anni dalla fondazione. Le celebrazioni proseguiranno per tutto questo 2025 con altri modelli, magari complicati (volete che non ci sia un tourbillon dell’anniversario?). Ma che per ora rimangono top-secret: quindi, concentriamoci su questo.

    La nascita dell’orologio da sottoscrizione

    Nel 1796, Abraham-Louis Breguet presentò una novità assoluta: il cosiddetto “orologio da sottoscrizione”. Come scrive Emmanuel Breguet nella monografia sui suoi avi pubblicata due secoli dopo, “si trattava di un orologio semplice da costruire, robusto, perfettamente affidabile e poco costoso, di grande diametro e dotato di un’unica lancetta”. Perché si chiamasse così lo spiegava il Maestro nell’opuscolo promozionale stampato ad hoc: “Il prezzo (…) sarà di 600 franchi. Un quarto della somma verrà pagato all’atto della sottoscrizione. La fabbricazione non subirà ritardi e la consegna rispetterà l’ordine di sottoscrizione”.

    L’esistenza e i contenuti della stessa brochure sono emblematici delle doti imprenditoriali di Abraham-Louis Breguet. Prima di tutto perché era una forma di materiale pubblicitario che, all’epoca, doveva avere ben pochi equivalenti. E poi perché, nel testo, spiegava che il denaro versato in anticipo sarebbe servito “per acquistare i pezzi occorrenti a quella che sembra quasi una produzione in serie”. In pratica il grande orologiaio in questo modo non solo si procurava la somma necessaria per coprire le prime spese, per esempio i costi dei materiali, ma soprattutto iniziava la produzione con la certezza della vendita e rischi limitati. In pratica produceva solo ciò che aveva già venduto (o sarebbe stato venduto a breve: noi oggi diremmo “in pre-ordine”). Sarà un azzardo, ma mi sembra che Breguet seguisse in nuce ciò che gli economisti contemporanei definiscono logica pull.

    I precedenti

    Come si legge in quello stesso volume, l’idea di realizzare orologi semplici e meno costosi, quindi accessibili a un pubblico più vasto, in realtà covava nella mente di Breguet da diverso tempo. I registri d’archivio riferiscono di un orologio “semplice a una lancetta”, il n. 188, venduto nel 1792 “all’ex vescovo di Autun, Monsieur de Talleyrand” (ennesimo cliente celebre!), e altri tre simili negli anni successivi. Il termine “sottoscrizione” appare per la prima volta a proposito dell’orologio n. 96, iniziato nel 1794 e venduto due anni dopo a tale Monsieur Coquille. Un altro esemplare, sperimentale, fu venduto nel ’97. Poi, la brochure pubblicitaria lanciò l’orologio da sottoscrizione su più larga scala.

    Il nuovo Classique Souscription ovviamente non segue le regole della sottoscrizione del passato, ma si rifà a quei precedenti – 700 in tutto, realizzati nell’arco di un ventennio – sia nell’estetica sia nella tecnica. Ne sono una prova gli esemplari riuniti nel Museo Breguet, a Parigi, «acquistati nel corso degli anni all’asta», come racconta sempre Emmanuel Breguet, Responsabile del patrimonio della Maison, «in argento e in oro, tra cui si trovano gli orologi n. 246, n. 324, n. 383, n. 1576 e n. 3424, straordinariamente ben conservati». Per inciso, gli orologi da sottoscrizione furono la base per lo sviluppo degli esemplari “a tatto”, che permettevano di conoscere l’ora semplicemente toccandoli: un’altra invenzione del grande orologiaio. Ma non divaghiamo…

    Il quadrante del Classique Souscription 2025

    Le affinità fra gli antichi predecessori e l’attuale Classique Souscription sono evidenti già nell’aspetto. A cominciare dal quadrante: oggi come allora in smalto bianco, con un’uniformità cromatica e una “pastosità” che solo la tecnica à Grand Feu può conferire. Scandito da una minuteria chemin de fer e dai numeri arabi Breguet – realizzati sempre in smalto, questa volta Petit Feu (quindi sottoposto a passaggi in forno a una temperatura più bassa degli 800°C richiesti dal Grand Feu) -, è dominato dall’unica lancetta centrale. Una lancetta particolare: dalla punta allungata e arcuata per meglio indicare ore e minuti insieme, sebbene come di consueto à pomme evidée e in acciaio azzurrato alla fiamma, per spiccare meglio sullo sfondo immacolato.

    Sotto la luce radente, fra il perno della lancetta e le ore 6, si legge poi la firma segreta, invisibile se non nelle giuste condizioni e a patto di conoscerne la presenza. Come tutti ricorderanno, nacque come vero e proprio sistema anticontraffazione: adottato da Breguet attorno al 1795 e generalizzato proprio con gli orologi da sottoscrizione, serviva a identificare gli esemplari autentici dalle copie, numerose già allora. La firma segreta, effettuata con un pantografo a punta secca e seguita sempre dal numero individuale dell’esemplare, nei pezzi d’antan con quadrante in smalto appare in genere incisa sotto il numero 12. Nel caso del nuovo Classique è accompagnata anche dalla scritta Souscription, a ribadirne l’identità.

    La cassa in oro Breguet

    Quindi la cassa. Rotonda, semplice, con la lunetta sottile e le anse arcuate, si differenzia dai modelli d’epoca in primis per le dimensioni ridotte: 40 mm di diametro anziché 61 – ovviamente per la trasposizione al polso. Ma si distingue soprattutto per il materiale. Il Classique Souscription 2025 è infatti realizzato in oro Breguet, una lega esclusiva, concepita e sviluppata “in casa”. Si tratta naturalmente di una lega a 18K, come vuole la legislazione attuale: e unisce al 75 per cento di oro altri metalli quali l’argento, il rame e il palladio (in percentuali non dichiarate).

    La tonalità unica, calda e leggermente rosata, prende ispirazione da quella del nobile metallo utilizzato nel XVIII secolo, ai tempi del fondatore della Maison. Oltre a offrire una maggiore fedeltà storica agli orologi d’epoca, almeno dal punto di vista cromatico, l’inedito oro Breguet rivela il savoir-faire orafo dei tecnici della Manifattura. E allo stesso tempo la volontà di innovare, di intraprendere nuovi percorsi: con coerenza, seguendo le orme di Abrahams-Louis Breguet.

    Il movimento “all’antica”

    Le similitudini fra gli orologi da sottoscrizione d’antan e il Classique Souscription di oggi continuano anche nella meccanica. Se si guarda attraverso il fondello in vetro zaffiro, si vede il nuovo calibro VS00, la cui architettura riprende proprio quella degli orologi da sottoscrizione, nella forma definitiva. I fan di Breguet e i conoscitori più appassionati della Maison non potranno non notare la netta somiglianza con i movimenti della collezione Tradition, che in effetti prende come modello proprio gli orologi da sottoscrizione (anche se con i componenti “a vista”, trasferiti sul lato quadrante).

    Oggi come allora si tratta di un calibro essenziale, robusto, facile da costruire, improntato su un estremo rigore ed equilibrio formale. La struttura simmetrica vede i ponti a gradino fissati sulla platina tramite viti, il treno del tempo e l’organo regolatore nella parte alta del movimento. Al centro invece si trova il grande bariletto, con la ruota a cricchetto decorata, incisa con una scritta in corsivo. Perfino la finitura finemente sabbiata di platina e ponti si ispira ai movimenti storici. A ben guardare, però, presenta un mix di “vecchio” e “nuovo” – com’è giusto che sia: sarebbe assurdo non applicare le tecnologie più attuali… Così, al tipico paracadute, il dispositivo antiurto inventato da Breguet nel 1790, fa da contraltare la spirale in Nivachron™, antimagnetica. Mentre l’autonomia raggiunge i 4 giorni, per rispondere alle esigenze del pubblico contemporaneo, ormai abituato ad avere orologi “a prova di weekend”.

    Packaging e prezzo

    Riporto come sempre ulteriori informazioni, più dettagliate, nelle didascalie. Qui concludo con le ultime, necessarie informazioni. I primi esemplari del Classique Souscription arriveranno a breve, già nei prossimi giorni, nelle boutique Breguet, e saranno in vendita a 53.600 euro. Considerato quanto ho scritto fin qui (la lega “di proprietà”, il quadrante in smalto, il nuovo movimento, le lavorazioni artigianali) mi sembra un prezzo corretto. Alto, è vero, ma non dimentichiamo che siamo nel contesto dell’alta orologeria. Ma merita un cenno anche la speciale confezione che racchiude l’orologio: un astuccio in marocchino rosso, la pregiata pelle a concia vegetale dalla grana fine e irregolare. Ispirato alle custodie utilizzate da Abraham-Louis Breguet, è fregiato da scritte in oro impresse a caldo, a sottolineare l’anniversario e l’esclusività della creazione.

  • Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, così Breguet

    Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, così Breguet

    Ci sono orologi che si riconoscono subito, fin dalla prima occhiata. Quelli che, appena li guardi, sai benissimo chi li ha fatti e a quale collezione appartengono. Perché presentano una combinazione di caratteristiche che ne dichiarano apertamente l’identità. Ancora più facili da identificare, poi, quando presentano stilemi codificati da secoli. Come nel caso degli ultimi Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, inconfondibilmente Breguet. Non cloni o repliche di pezzi già esistenti o esistiti, appena ritoccati nelle proporzioni o in dettagli infinitesimali – piuttosto evoluzioni, variazioni sul tema sviluppate in una rinnovata estetica, filtrate con il gusto più attuale. E per questo ben riusciti. Quasi come in un cocktail, in cui ingredienti noti ma dosati in diverse proporzioni sono mixati fino a ottenere un sapore del tutto nuovo.

    Un po’ è merito della collezione Classique, che per impostazione riflette con fedeltà le regole tecniche, i canoni artistici e i valori tipici della Maison Breguet. “Una sublimazione della storia e delle peculiarità di Breguet”, la definiva giustamente un vecchio catalogo. Così, in questi e in altri modelli, si incontrano i materiali pregiati usati anche in passato con i segni distintivi caratteristici della Casa. Ma un po’ di merito va anche alle stesse referenze 5177 e 7787, in produzione almeno dagli anni Dieci del nuovo Millennio (se non ancor prima), e diventati punti di riferimento per i collezionisti e i fan della Marca.

    Tratti inconfondibili

    Ecco allora che i nuovi Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase presentano elementi costruttivi comuni, molto significativi. A cominciare dalla cassa in platino, metallo nobile per eccellenza adottato per la prima volta dai due esemplari. Ricco di qualità, è lucente e prezioso, molto duttile e malleabile, resistente alla corrosione, inattaccabile dall’ossidazione e perfettamente biocompatibile… La anse dritte e saldate, la carrure scanalata sono invece ricorrenti nella collezione. Poi il quadrante in smalto Grand Feu, dalla bellezza incorruttibile in grado di attraversare i secoli. Tecnica ancestrale, autentica sfida densa di incognite, si serve di pigmenti minerali e temperature elevate (fra gli 800 e i 1200 °C) per ottenere una profondita cromatica senza eguali.

    Celeberrime le lancette à pomme evidée, qui in acciaio rodiato per questioni di leggibilità (di solito sono invece azzurrate alla fiamma, come vuole la tradizione) e le cifre Breguet, color argento cipriato, che appaiono in rilievo grazie al delicato décalque in polvere finissima. Quindi la firma segreta, del tutto invisibile a meno che non si guardi il quadrante con luce radente, in determinate inclinazioni. Un sistema anticontraffazione utilizzato da Abraham-Louis Breguet a partire dal 1795 circa – i falsi erano una iattura anche all’epoca – e realizzato con un pantografo a punta secca. Nel Classique 5177 la si riscontra tra il centro e le ore 6, mentre nel Classique 7787 Moonphase fra il centro e le ore 3. Il carattere tipografico, corsivo, riprende la stessa calligrafia voluta dal fondatore dela Casa.

    Il Classique 5177

    Più nel dettaglio, si tratta di un orologio sottile (se non proprio extra-piatto), elegantissimo. Da sera, anzi da gran sera, sarebbe perfetto anche con uno smoking e perfino con un tight. La cassa misura 38 mm di diametro ed è sottile solo 8,8 mm. Il total look nero ben interpreta lo stile essenziale – verrebbe da dire neoclassico – e la purezza delle linee derivata direttamente dagli esemplari da tasca di Abraham-Louis Breguet. Se mi guardo indietro nel tempo, ne ricordo almeno due precedenti, sempre con il quadrante in smalto Grand Feu: bianco, uscito nel 2012, e blu, nel 2019. Senza contare quelli degli anni 2012/13 con il quadrante guilloché – che sembrano provenire da un’altra famiglia, tanto sono diversi.

    Dal punto di vista meccanico, è animato dal calibro 777Q. A carica automatica, fornito di funzioni semplici come i secondi al centro e il datario a ore 3, coniuga tecnologia e tradizione. È dotato infatti di 55 ore di autonomia e di componenti in silicio (spirale piatta, àncora e ruota di scappamento), che ne aumentano l’affidabilità cronometrica. Ma vanta anche elementi estetici d’antan: come il profilo di alcune ruote, ripreso da certi Breguet della fine del XVIII secolo, o la massa oscillante in oro guilloché, con un motivo definito dalla Maison “a mosaico stellato”. Voglio ricordare infatti che la rabescatura effettuata rigorosamente a mano con gli antichi torni, è una specialità della Manifattura Breguet.

    Concludo con un’osservazione: le finiture di tutti i componenti (Côtes de Genève, perlage, anglage) creano un bel contrasto con la sobria semplicità del quadrante… Infine il prezzo al pubblico: 43.800 euro. E passo all’altro esemplare.

    Il Classique 7787 Moonphase

    Altrettanto elegante, ma più complicato, il Classique 7787 Moonphase presenta appunto le fasi e l’età della Luna a ore 12, e l’indicazione dell’autonomia residua a ore 6. Prende ispirazione da un celebre “tasca” di Abraham-Louis Breguet, il N°5: un perpetuelle venduto – secondo gli archivi della Casa – a Monsieur Journiac Saint-Méard nel 1794. Le funzioni in effetti sono le stesse, anche se nell’esemplare moderno hanno una diversa collocazione – e quello antico aveva pure una ripetizione quarti “à toc”. Nella collezione contemporanea, il Classique 7787 Moonphase ha esordito nel 2011 in due formati di cassa: da 39 e da 36 mm di diametro (quest’ultimo con diamanti), entrambi con quadrante guilloché a Clous de Genève. L’anno successivo è uscito anche con quadrante bianco in smalto Grand Feu e cassa in oro rosa – declinato poi, nel 2019, con cassa in oro bianco.

    Ad accomunare tutte le referenze (anche quelle non più in produzione) è il movimento, meccanico a carica automatica: il calibro 591 DRL. Anch’esso con componenti in silicio (gli stessi del precedente: spirale piatta, ancora e ruota di scappamento), ha un’autonomia di 38 ore, come riporta appunto sul quadrante. Il che è oggettivamente un po’ poco per gli standard attuali. In compenso però possiede fasi lunari astronomiche, che devono essere corrette di un giorno ogni 348,7 anni. Grazie all’aggiunta di un pignone sul disco delle fasi di luna, calcola un mese sinodico di 29,5303498 giorni invece dei consueti 29,5 giorni proposti di solito. Con un’approssimazione migliore rispetto ai 29,53058888 giorni effettivi della rivoluzione lunare attorno alla Terra.

    Anche in questo caso, il movimento presenta le lavorazioni tipiche dell’alta orologeria: massa oscillante decorata a chicchi d’orzo, ponti a Côtes de Genève, perlage altrove e anglage dove necessario. Mentre il prezzo al pubblico raggiunge i 52.100 euro. Non poco in assoluto, ma coerente con gli altri esemplari complicati in catalogo.

  • Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Parigi porta con sé un immaginario di luoghi famosi, angoli incantevoli e storia. Ma, parlando di storia, forse non tutti conoscono un indirizzo che ha dato vita a un percorso irripetibile e a meravigliose creazioni nel mondo dell’alta orologeria: Quai de l’Horloge, 39. Abraham-Louis Breguet fissò qui la dimora del suo laboratorio e oggi la Maison ripropone un omaggio agli inizi, omaggio per il quale trovare aggettivi è davvero arduo. Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”, questo il nome completo dell’orologio, non è un inedito. Ma, come si conviene a una quotidiana e maniacale ricerca dell’eccellenza, rappresenta l’evoluzione di un esemplare che risale a quattro anni or sono.

    Tecnica, savoir-faire, arte, perfezione (per quanto consentito dalle mani dell’uomo): c’è più o meno tutto questo nella nuova creazione che ha a lungo impegnato artigiani e designer nella Vallée de Joux. Nel 1801 Abraham-Louis Breguet mise in pratica una delle sue idee più rivoluzionarie, dando vita a una complicazione che – ancora ai giorni nostri, sebbene non abbia più la valenza dell’epoca – è una delle più iconiche. E genera ancora espressioni di stupore.

    Un’invenzione rivoluzionaria

    Il tourbillon nacque per contrastare la forza di gravità negli orologi da tasca che si “annoiavano” rimanendo nella stessa posizione per lungo tempo e mettendo così in difficoltà l’organo regolatore, quando la molla di carica perdeva forza. Breguet pensò allora di far ruotare su sé stesso l’intero organo regolatore proprio per questo motivo. Oggi, su un orologio da polso, di fatto non ha più senso parlare di perdita di precisione come quella che derivava dal giacere nelle tasche dei panciotti di chi si poteva permettere una creazione del genio di Neuchâtel. Eppure…

    Ancora oggi, il tourbillon rappresenta una sfida tecnologica di rilievo e, più di altre complicazioni altrettanto prestigiose, un tratto distintivo fra i più apprezzati per chi ama l’alta orologeria. E allora, se proprio ci si vuole distinguere, perché invece di uno, non introdurne due nello stesso meccanismo? Con il Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge” di fatto è la terza volta che la Maison si cimenta in questa complicazione. A distanza di 18 anni dalla prima, sembra impossibile che l’asticella continui ad alzarsi. Ma la sfida è parte integrante del Dna Breguet e qui si può dire che l’ennesima sia stata vinta.

    Diamo un po’ di numeri per iniziare: il calibro di manifattura 588N2 conta una tale quantità di componenti – ben 740 – che, anche senza avere davanti l’orologio, ci dice molto dei suoi contenuti. La cassa atta a contenere tutto ciò ha, inevitabilmente, dimensioni importanti: il diametro è di 46 millimetri e lo spessore di 16,8, il tutto proposto in oro rosa. Se mai avrete la possibilità di avere davanti agli occhi questa meraviglia, vi consiglio di dotarvi di una lente: perché esplorare il Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge 5345 nei minimi dettagli è un’esperienza davvero incredibile.

    Il Classique Double Tourbillon 5345: la vista lato quadrante…

    È arduo persino decidere da che lato osservare l’orologio. Perché, se il quadrante è un notevole esempio di tecnologia e savoir-faire, quest’ultimo aspetto è preponderante anche nel fondello che, come vedremo, regala a sua volta emozioni. Scelgo allora come punto di partenza il quadrante. Le due “B” in oro rosa, oltre a rappresentare il logo della Maison, fungono da ponte dei due bariletti di carica, che alimentano separatamente i due tourbillon. Ognuno indipendente, ognuno con il proprio ipnotico movimento.

    Una platina centrale collega i due regolatori e – attraverso un complesso sistema di ruotismi, tra i quali un differenziale centrale – tutto l’insieme esegue una rotazione in 12 ore. Per questo motivo, nella barra che collega i due tourbillon, è stata integrata la lancetta delle ore, in acciaio azzurrato e nella tipica foggia à pomme evidée. Normale farsi rapire da questa “danza”, ma – come dicevo poc’anzi – l’esperienza di addentrarsi, con l’ausilio di una lente, in ogni singolo dettaglio del quadrante, è impagabile.

    Difficile trovare un punto di partenza per questa osservazione. Però soffermiamoci innanzitutto su minuteria e cifre: i numeri romani sembrano sospesi sopra al meccanismo, in realtà sono incisi al laser su di un disco in vetro zaffiro e poi colorati in tinta blu. Ma non è finita qui. Per completare l’effetto, i numeri sono riportati in colore nero anche sulla carrure e attraverso queste “ombre” la levitazione diventa ancor più realistica.

    Arti da tramandare

    Nella parte sottostante, sulla platina in oro rosa che ruota con tutto il meccanismo, ma anche sul ponte sotto di essa, troviamo un nuovo tipo di lavorazione a guillochage, definita flinqué a raggiera. Questa vera e propria forma d’arte consente di riproporre, su una superficie metallica, linee ripetitive e regolari. Ma non facciamoci ingannare: questa simil perfezione è possibile solamente perché a manovrare i cosiddetti torni a guillochage sono mani estremamente esperte, in grado di generare la pressione corretta in ogni singolo punto della decorazione.

    Fu proprio Breguet ad introdurre questa forma d’arte sui quadranti già alla fine del XVIII secolo. E ancora oggi le creazioni della Manifattura hanno nel guillochage un forte tratto distintivo. L’impegno a perpetuare queste lavorazioni è concreto e quotidiano, con maestri continuamente formati e una vera e propria officina specializzata che costruisce nuove macchine e restaura esemplari d’epoca in disuso.

    Proseguendo nel nostro viaggio (ricordate la lente!), ci addentriamo nei singoli componenti, ognuno dei quali gode di una decorazione che mette in rilievo il savoir-faire della Casa: lucidatura a specchio, cerclage, perlage, finitura soleil e a spirale. Ovunque si posi lo sguardo, si scorge un esempio di eccezionale artigianalità, vero e proprio patrimonio che Breguet custodisce, sviluppa e tramanda.

    A tal proposito, un capitolo a parte lo merita l’arte dell’anglage, ossia il complesso insieme di operazioni che consentono, tramite strumenti semplici ma operazioni quanto mai delicate e “sapienti”, di togliere gli spigoli vivi dai componenti ed evidenziarne, tramite adeguata lucidatura, i contorni così ottenuti. Ogni singolo componente di un orologio Breguet gode di questo “trattamento di bellezza”. Potrebbe essere sufficiente ciò che ho descritto sin qui per riempire occhi e cuori di tutti gli appassionati, ma un altro piatto forte è ancora da servire.

    La vista dal lato fondello

    È sufficiente girare l’orologio lato fondello per essere proiettati nella Parigi di fine ‘700. Se nella precedente versione era rappresentata la facciata del primo laboratorio aperto da Abraham-Louis Breguet nella Ville Lumière, qui si è voluto riproporre una vista dall’alto di Quai de l’Horloge e del quartiere limitrofo, con edifici “fotografati” in ogni singolo dettaglio e con tanto di ponte sulla Senna percorsa da un paio di imbarcazioni. Lavoretto da nulla, se si pensa che per la decorazione occorrono oltre cento ore.

    Già, perché incidere una lastra d’oro avendo gli strumenti adeguati può essere anche piuttosto semplice. Ma farlo ricreando una prospettiva assolutamente realistica attraverso la tecnica del bassorilievo… è tutta un’altra storia. Per arricchire ulteriormente di dettagli la scena, gli artigiani hanno utilizzato punte da ricalco e anche rodio bianco e nero, al fine di creare le sfumature di grigio e fornire la corretta colorazione ai ponti tramite un trattamento galvanico.

    In un mondo che si occupa sempre più di intelligenza artificiale, il preservare e sviluppare mestieri antichi che possono portare alla meraviglia solo attraverso le mani dell’uomo, senza bit né byte a occupare la scena, è qualcosa che ci commuove. E ci porta a ringraziare Maison come Breguet che, oltre a regalarci creazioni eccezionali, si preoccupano che questo percorso di continua ricerca e di avvicinamento alla perfezione non si fermi.

    Cosa dite? Ah, ci siamo dimenticati del prezzo del Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”? Ma secondo voi chi si può permettere di “bussare alla porta” del laboratorio Breguet, si preoccupa di questo?

  • Classique Répétition Minutes 7637, la quintessenza di Breguet

    Classique Répétition Minutes 7637, la quintessenza di Breguet

    Di fronte a certi orologi faccio fatica a essere oggettiva. E il Breguet Classique Répétition Minutes 7637 è uno di quelli che mi fanno letteralmente perdere la testa: per l’estetica pura, per il quadrante in smalto, per la complicazione dal suono cristallino. Ah, se solo fossi ricca… Ma cercherò di placare l’entusiasmo – non vorrei essere accusata di piaggeria – e di raccontare le cose come stanno. Del resto non è che se piace a me deve per forza piacere anche agli altri. E poi non devo convincere nessuno ad acquistarlo, hai voglia di star lì a tentare di persuadere: costa quasi 270mila euro, chiaro che è destinato solo a pochi fortunati intenditori. Ma ci sarà un motivo, anzi più d’uno, se ha un prezzo simile. Ecco, cercherò di spiegare questi perché. Che poi vuol dire puntare all’essenza, a ciò che distingue l’Alta orologeria.

    Un aspetto semplice, anzi no: ricco

    Forme purissime, stile pulito ed essenziale, il Classique Répétition Minutes 7637 allo stesso tempo è prezioso, molto prezioso. Cassa in oro rosa oppure bianco, con finiture eseguite a mano e tutti i segni identificativi della Maison – che da parte loro meriterebbero un approfondimento in quanto a storia e savoir-faire. Qui però mi limito ad accennare a un unico impercettibile dettaglio: la firma segreta. Visibile soltanto a luce radente, è incisa con un pantografo a punta secca: ad adottarla per primo fu lo stesso Abraham-Louis Breguet attorno al 1795. Falsi e falsari esistevano anche allora.

    Indiscutibilmente Breguet, fin dal primo sguardo, il Classique Répétition Minutes 7637 ricorda tanto certi esemplari da tasca del passato che celavano, dietro un’apparente semplicità formale, il massimo della complessità meccanica. Proprio come in questo caso, ma ci arriveremo… Esattamente come quei precedenti, soprattutto, l’orologio ha il quadrante in smalto Grand Feu. Un’alchimia di colori e materiali che richiede settimane di lavoro da parte di un tecnico specializzato, il maestro smaltatore. E i cui procedimenti – li trovate qui – sono ancora oggi eseguiti rigorosamente a mano.

    Certo la tecnologia aiuta, il controllo elettronico della temperatura del forno è utile, ma non supplisce né all’intervento né all’esperienza dell’artigiano, e tanto meno evita rischi e imprevisti del mestiere. Basta poco per buttare via tutto. Di contro, il risultato finale non è paragonabile a niente altro per bellezza, inalterabilità, resistenza al trascorrere del tempo. Un quadrante in smalto è per sempre, come un diamante. Il che rimanda alla vocazione dell’alta orologeria: costruire macchine in grado di sfidare i secoli, l’avvicendarsi delle generazioni, per mirare all’eterno. Sembra retorica, ma è la verità.

    La ripetizione minuti

    E poi c’è la meccanica. Poche marche possono vantare diritti sulla ripetizione minuti come Breguet. Fu proprio il fondatore della Casa, sempre lui, a inventare la molla sonora, nel 1783: quel filo metallico che negli orologi a ripetizione subisce la percussione di uno o più martelletti per emettere i rintocchi. La molla andava a sostituire la tradizionale campanella e permetteva non solo di ridurre notevolmente lo spazio necessario, e quindi lo spessore della cassa degli esemplari a suoneria, ma anche di fornire suoni diversi. Concepita in un primo momento di forma rettilinea e montata sulla platina in modo trasversale, in seguito è avvolta a spirale attorno al movimento, così da migliorare il suono. Fu una vera svolta nella storia dell’orologeria.

    Ma devo ancora affrontare il discorso sulla ripetizione minuti. La chiamano la regina delle complicazioni e non a caso: è quanto di più complesso si possa immaginare, un autentico capolavoro di microingegneria. In genere conta più di un centinaio di minuscoli componenti – un intricato sistema di rastrelli, chiocciole, leve, camme, ruote e viti – ognuno dei quali è inserito con tolleranze minime all’interno del movimento. Tanto per capirci, l’assemblaggio di una ripetizione arriva a richiedere 200/300 ore di lavoro da parte di un maître horloger fatto e finito, che cioè vanti una solida preparazione e decenni di esperienza alle spalle.

    Perché ci vuole orecchio

    Ma non si tratta solo di abilità manuale. Una volta sistemati tutti i componenti nella giusta collocazione, il sistema deve essere accordato, quasi fosse uno strumento musicale. E lì è questione di orecchio fine, esercitato a cogliere ogni minimo scarto di altezza (acustica). Nel caso i timbri – o gong anulari, chiamateli come volete: sono gli eredi delle molle sonore di Breguet – non emettano un suono pressoché perfetto, vengono smontati, ritoccati con la lima o leggermente incurvati con ritocchi infinitesimali, rimontati e di nuovo riprovati.

    Ma devono essere perfettamente regolate anche le molle che controllano i martelletti, per far sì che la forza d’urto della percussione sia dosata al punto giusto. E ancora, si deve considerare il ritmo dei rintocchi: la loro sequenza, dettata dalla velocità con cui i martelletti colpiscono i timbri. La precisa e costante successione è affidata a un regolatore centrifugo, che dev’essere anche silenzioso per non provocare il fastidioso fruscio di fondo fra un ritocco e l’altro. Insomma, tutto il sistema deve essere calibrato alla perfezione. E le operazioni di messa a punto possono ripetersi più e più volte, per giorni interi e perfino settimane.

    Il calibro del Classique Répétition Minutes 7637

    Tutto questo si riscontra anche nel movimento del Classique Répétition Minutes 7637, il calibro 567.2 a carica manuale. Che rispetto al solito, però, vanta una peculiarità costruttiva, anzi due. I timbri sono modellati in oro, che di per sé e una lega facile da lavorare e armoniosa, ricca di sfumature sonore. In più, anziché essere montati come di consueto sulla platina di base, sono fissati direttamente sulla carrure. La continuità materica fra la cassa e i timbri migliora la qualità e la trasmissione del suono.

    Il risultato si può ascoltare nella pagina dedicata all’interno del sito ufficiale – almeno in attesa che l’orologio arrivi fisicamente nei negozi. Ma che la cosa funzioni è un fatto, suffragato dalla richiesta di brevetto depositata dalla Maison. Per le caratteristiche tecniche del movimento vi rimando alle didascalie.

    Qui concludo con un’ultima osservazione. Tanto per non farsi mancare nulla, i componenti portanti del movimento sono interamente cesellati a mano. E il contrasto fra l’aspetto sobrio e discreto del quadrante e l’opulenza lato fondello a me ha colpito molto. La decorazione è un’ennesima prova di savoir-faire dei maestri incisori della Casa, certo, ma non solo. È anche un ulteriore modo per sottolineare l’importanza della creazione, se mai ce ne fosse bisogno…

  • Breguet Classique reinventa il calendario perpetuo

    Breguet Classique reinventa il calendario perpetuo

    Italo Calvino scrisse una volta che «un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Una frase che vale anche per l’orologeria, specialmente se applicata alla collezione Breguet Classique. Che, secondo me, è una delle più ricche di suggestioni tra quelle di tutti i marchi e che, con il nuovo Calendario Perpetuo ref. 7327, rimane nella tradizione ma con un lampo di modernità. Una modernità che parte dai dettagli e che arriva a definire l’orologio nella sua interezza. Vediamo di capire in che modo.

    Un aspetto più contemporaneo

    Il nuovo Calendario Perpetuo ref. 7327 prende il posto della ref. 5327, in catalogo da quasi vent’anni. Conserva lo stile tradizionale che definisce il Marchio, pur con una delicata modernizzazione nel design che rimane però Breguet fino al midollo. Come definire altrimenti il quadrante ordinato ma asimmetrico rifinito a guilloché, le lancette a “pomme évidée” e la cassa sottile con la carrure scanalata?

    Il quadrante è leggermente più pulito degli orologi cui il Marchio ci ha abituati, spesso fin troppo elaborati. Ma a differenza del restyling che il Brand ha operato sulla ref. 7337, per alcuni eccessivamente moderno, questo Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 rimane ancora classico. Secondo me, l’esempio di questo lavoro sulla modernità nella tradizione è l’aggiunta del mese retrogrado a ore 11. Dà al quadrante un carattere in puro stile Breguet e ne rompe la simmetria, ma in modo armonico, come avveniva negli orologi da tasca del XIX secolo.

    Più contemporaneo è l’indicatore delle fasi lunari tra ore 1 e 2, dal quale scompaiono le nuvole e il volto sorridente della luna che si trovavano sulla ref. 5327. Qui, il nostro satellite è lavorato con un motivo martellato che ne accentua l’artigianalità. Allo stesso modo, la lavorazione clous de Paris del quadrante ha una grana molto più fine rispetto a quella del modello precedente. Così fine che la si ritrova all’interno dell’indicatore del giorno della settimana.

    La discendenza del Breguet Classique

    Il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 continua la tradizione del Marchio di trarre ispirazione dai propri esemplari da tasca del XVIII e XIX secolo per creare orologi da polso dal design classico. Come gli altri pezzi della collezione Classique, la ref. 7327 prende infatti spunto dai precedenti calendari perpetui ref. 3310 e 5327, a loro volta ispirati a modelli da tasca. Introdotta a metà degli anni ‘80, la ref. 3310 era all’epoca uno dei calendari perpetui più complessi di Breguet: comprendeva le indicazioni di giorno, data, mese e anno bisestile, fasi lunari e autonomia residua.

    Nel 2004, Breguet ha introdotto la ref. 5327, versione aggiornata della 3310, mantenendo la stessa disposizione del quadrante e del movimento ma con una misura di cassa più contemporanea: 39 mm contro i 36 della ref. 3310. Quei 3 mm in più hanno dato origine a un quadrante più ampio con una leggibilità leggermente migliore, pur mantenendo nel complesso un design simile. La ref. 5327 era anche più pratica, grazie al correttore di data che rendeva semplice impostare il calendario. 

    Come successore di questa genealogia, la ref. 7327 continua il lavoro distintivo e raffinato operato da Breguet, preservandone lo stile e le dimensioni: la cassa da 39 mm aiuta la leggibilità delle tante informazioni presenti sul quadrante.

    Il quadrante, una scuola di pulizia

    Sia il quadrante della ref. 3310 sia quello della 5327 avevano un aspetto piuttosto affollato a causa delle molte indicazioni presenti. Un’estetica tipica del marchio, molto affascinante ma non particolarmente pratica in termini di leggibilità. Al contrario, il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 ha una leggerezza visiva grazie al design che ha affinato sia i dettagli del quadrante, sia la complicazione stessa del calendario perpetuo.

    Quello che in precedenza era l’indicatore dell’autonomia residua, a forma di ventaglio tra le 10 e le 11, nel nuovo orologio è diventato l’indicatore retrogrado dei mesi. È più largo di prima, si apre dalle 9 alle 12 e, oltre a migliorare la leggibilità, è anche un elemento di design a tutti gli effetti.

    In posizione speculare si trova la finestra delle fasi lunari. Anch’essa ha subito un restyling importante, poiché è stata ingrandita per creare una grande apertura che contiene un nuovo disco lunare. È laccato e cosparso di particelle di alluminio e ossido di silicio, che gli conferiscono una finitura scintillante evocativa del cielo notturno. Sul disco si trova una luna in oro bianco massiccio, delicatamente martellata per dare l’impressione della superficie lunare piena di crateri.

    Anche l’indicatore della data a ore 6 è stato ingrandito. In questo modo è più facile da leggere e dà al quadrante un bilanciamento migliore. L’aumento delle imensioni fa sembrare più piccoli gli indicatori dell’anno bisestile e del giorno della settimana, che lo toccano nella parte alta, rendendo così il quadrante ancora più leggero. 

    Guillochage e finiture

    Come tutti i quadranti di Breguet lavorati a guilloché, anche questo è in oro massiccio argentato rifinito a mano utilizzando appositi macchinari. C’è da dire che, mentre la maison utilizzava storicamente diversi tipi di guilloché sullo stesso quadrante, quello del Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è rifinito interamente a Clous de Paris. Breguet ha motivato la scelta come un ritorno alle specifiche originali che il fondatore applicava ai quadranti nel XVIII secolo. 

    Questa lavorazione a guilloché così fine comporta anche un piccolo ma significativo cambiamento sui bordi dei registri e degli indicatori. A differenza di quanto accadeva nei precedenti calendari perpetui della Casa, gli indicatori della ref. 7327 non hanno bordi zigrinati, caratteristica tipica in presenza di una lavorazione a guilloché. Ciascun indicatore (persino il logo!) è incorniciato da bordi netti e scanalati che rendono l’insieme del quadrante più pulito. Dettaglio fighissimo e finissimo: la doppia firma segreta Breguet ai lati dell’indice delle 12.

    La cassa da 39 mm ha uno spessore di 9,13 mm, poco più alta di quella della ref. 5327 principalmente perché il meccanismo del calendario perpetuo è stato in parte ridisegnato. È disponibile in oro bianco o rosa, ha i fianchi scanalati e le anse dritte, saldate a mano. Elegante e sottile, è resa ancora più leggera dalla lunetta estremamente fine. Il fondello in vetro zaffiro consente la visione del calibro 502.3.P, sul quale vale la pena spendere qualche parola.

    Il calibro 502.3.P

    Il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è animato dal calibro 502.3.P, un movimento automatico ultrasottile combinato con la variante di un modulo calendario perpetuo esistente. L’architettura di base di questo modulo è riconoscibile in ogni calendario perpetuo Breguet. Da un punto di vista meccanico, l’orologio più vicino alla ref. 7327 è la ref. 5447 del 2007, che ha la stessa disposizione del quadrante ma in più una ripetizione minuti. 

    Sotto al calendario perpetuo c’è il calibro 502 derivato dal Frederic Piguet calibro 70 introdotto nel 1970, che rimane ancora oggi un eccelso movimento di fascia alta grazie al fatto di essere uno tra i più piatti sul mercato. Ha uno spessore limitato di 4,5 mm, soprattutto grazie al calibro di base, sottile solo 2,4 mm. Tra i numerosi aggiornamenti che ha subito ci sono la spirale in silicio e un bilanciere a spirale libera. Oscilla alla frequenza di 3 Hz e ha un’autonomia di 45 ore.

    Invece l’architettura del modulo del calendario perpetuo senza indicazione retrograda, come qui, si trova nella ref. 5327 del 2004. Là, la disposizione dei contatori era ricca ma non proprio ordinata e spiccavano l’indicatore dell’autonomina residua alle 11 e quello del mese al centro del quadrante. Come ho scritto sopra, la scelta di rinunciare all’indicatore dell’autonomia a favore di un indicatore del mese retrogrado ripulisce non poco il layout del nuovo calendario perpetuo.

    Ingegno retrogrado

    Il meccanismo del calendario perpetuo utilizza una soluzione tradizionale con una grande leva che si sposta a distanze diverse in base alla lunghezza del mese. Questa è registrata attraverso una ruota a 48 denti che codifica i 48 mesi su un ciclo di quattro anni. La regolazione del calendario viene effettuata utilizzando i pulsanti incorporati sul lato cassa.

    Ciò che è nuovo, in questo modulo, è la visualizzazione retrograda dei mesi che esprime il sofisticato approccio di Breguet alla costruzione del movimento. Il meccanismo ha una leva retrograda che consente di leggere meccanicamente i mesi innestandosi su un’apposita camma. La quale ha quattro bracci ricurvi ed è montata sulla ruota a 48 denti che compie un giro ogni quattro anni, corrispondente a un ciclo completo dell’anno bisestile.

    Raggiunto l’apice della curvatura, ciascun braccio diventa poi dritto: quando la leva retrograda “cade” dall’apice verso il perno lungo questa parte dritta e verticale, si ha il passaggio da dicembre a gennaio e la visualizzazione retrograda sul quadrante salta all’indietro.

    Una soluzione complessa e ingegnosa, che conta anche su alcuni ingranaggi tensionatori. Non è infatti possibile utilizzare una molla di tensione a spirale a causa dei vincoli di spazio dati dal fatto che il pignone del mese si trova alla periferia del movimento.

    Il movimento ha un’altra caratteristica interessante: il bariletto aperto, che rende visibile la spirale principale. Da una parte, l’eliminazione del coperchio riduce ancora lo spessore del movimento, poiché il ponte del bariletto può trovarsi sopra alla molla di carica. Dall’altra la molla stessa, visibile, funziona come indicatore dell’autonomia residua: quando completamente carico, l’orologio avrà quasi tutte le spire avvolte attorno al perno centrale. 

    Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327: perché è un sì

    Ho cercato di non entrare troppo nell’aspetto tecnico per non annoiarvi, ma spero di avervi fatto capire perché il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è un pezzo di indiscutibile valore tecnico ed estetico per la Maison.

    Valore anche economico, indubbiamente. Entrambe le referenze, oro bianco e oro rosa, costano 86.600 euro, poco più della referenza precedente nelle versioni con cinturino. Ovvio, non è un orologio per tutti, ma come per ogni prodotto è necessario andare al di là del costo (influenzato non solo dai materiali, ma da numerose altre variabili) e dare un’occhiata anche a ciò che propone la concorrenza nel medesimo segmento.

    Un segmento per pochi quello degli orologi con calendario perpetuo di fascia alta, ma che annovera pezzi di altri marchi a prezzi più alti, anche del 20%. Non vi dico quali, fate un esercizio e cercateli voi. E, una volta trovati, provate a capire se il loro prezzo più alto rispetto a quello del Breguet si traduce anche in una maggiore qualità complessiva. Io non ne sono così convinto. E, come scriveva Calvino, resto in ascolto di ciò che questo classico dell’orologeria ha ancora da dirmi.