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Tag: Locman Decimo Canto

  • Locman Aethalia: estetica, meccanica e coerenza

    Locman Aethalia: estetica, meccanica e coerenza

    La strada intrapresa da Locman per valorizzare la bella orologeria italiana sa prendere direzioni inaspettate. Una di queste si chiama Locman Aethalia. Un tributo alla culla del marchio, l’Isola d’Elba, che nel nome rimanda proprio alla storia millenaria di questo pezzo di terra a un tiro di schioppo dalle coste toscane, con vista sulla Corsica.

    Per dare il nome al Locman Aethalia Marco Mantovani, il Presidente del marchio, e il suo team sono andati a ripescare antiche testimonianze storiche. Sono tornati a un’epoca in cui Roma ancora doveva nascere e l’Italia era terreno di conquista per i Greci in cerca di nuovi spazi. Proprio i navigatori ellenici, veleggiando sotto costa davanti all’isola, videro bagliori e scintille sprigionate dai forni che gli antichi abitanti dell’Elba utilizzavano per lavorare il ferro, di cui il territorio era ricco. Scintilla, αιθαλία, appunto, era il nome perfetto per quella terra che sorgeva dal mare come un miraggio.

    Il progetto LocmanX

    Locman, un marchio attentissimo non solo al made in Italy ma anche alle forti tradizioni locali, non poteva certo lasciarsi sfuggire questo riferimento colto e prezioso. Tanto più che serve a connotare una collezione, Aethalia, che è preziosa di suo. E un progetto, LocmanX, che lo è ancora di più.

    Come mi aveva raccontato lo stesso Mantovani lo scorso anno durante un’intervista, LocmanX individua le collezioni che montano movimenti di manifattura e che già solo per questo parlano a clienti con una particolare passione per la meccanica e orientati su una fascia prezzo importante. Insieme a Aethalia, a LocmanX appartiene anche la collezione Decimo Canto.

    Con un movimento di manifattura, nel caso del Locman Aethalia lo stacco rispetto alla fascia prezzo degli orologi con calibri standard diventa evidente, così come cambiano le dinamiche industriali di prodizione. È un tipo di approccio completamente differente ed è giusto, per come la vedo io, che il Brand abbia creato all’interno della propria offerta una distinzione ben chiara.

    Un calibro italiano

    Nel caso di Locman, se parliamo di movimenti di manifattura parliamo di Oisa. La partnership con questa storica azienda produttrice di calibri è stata raccontata con cura sulle nostre pagine, come potete leggere qui. Una collaborazione che è diventata una storia industriale da studiare, che si pone come obiettivo la rinascita e il rilancio della filiera dell’orologeria made in Italy.

    Una storia che ha portato come primo risultato alla creazione di un movimento 100% italiano, il calibro 29-50 Cinque Ponti a carica manuale, che abbiamo già ampiamente descritto in questo articolo. È il cuore meccanico della collezione Locman Aethalia, oltre che di altri orologi di fascia alta del Brand elbano. E non penso sia il caso di ritornare sulle sue caratteristiche tecniche, che potete scoprire leggendo il pezzo linkato poco più su.

    Quello su cui vale la pena insistere è invece la volontà di Locman di collocare questa collezione nel segmento più alto. Un posizionamento dettato sì dall’impiego di un calibro pregiato, ma anche dal valore storico e celebrativo di Locman Aethalia, cui ho fatto cenno all’inizio, dalla preziosità dei materiali utilizzati, dai dettagli di stile, dal design decisamente audace.

    Il quadrante del Locman Aethalia

    Mi focalizzerò proprio su questi ultimi punti, perché sono gli aspetti qualificanti dell’orologio, al di là della preziosità meccanica. Parto dal quadrante, che Locman ha strutturato in modo piuttosto complesso, dividendolo sostanzialmente in tre zone: parte centrale, disco della minuteria, réhaut, ciascuna caratterizzata da un’estetica differente.

    La parte centrale è a mio parere la più interessante, caratterizzata da una bella lavorazione a Clous de Paris; anche se effettuata a macchina e non a mano, l’effetto estetico è notevole. In questa zona trova spazio a ore 12 il logo Locman, mentre a ore 6 il logo Oisa 1937 ricorda a tutti qual è il calibro meccanico che si cela al di sotto del quadrante. Sotto a questo logo non può mancare, orgogliosamente, il Tricolore italiano.

    Il disco della minuteria ha invece una lavorazione liscia, con gli indici stampati, che porta l’occhio verso il réhaut, strutturato su due livelli. Una parte inclinata verso il disco liscio riporta i pallini luminescenti in corrispondenza degli indici; una parte piatta esterna, a contatto con la lunetta, ha la minuteria a chemin-de-fer. Le lancette a daga, luminescenti, di ore e minuti e la lancetta dei secondi centrali completano la struttura del quadrante.

    Un’estetica inedita

    Notevole l’architettura della cassa. Per realizzare il Locman Aethalia, il marchio ha puntato su una cassa in tre parti: lunetta, carrure e fondello a vite. Ciò che salta all’occhio è proprio la carrure, caratterizzata dal design ipertrofico delle anse. Un’estetica ardita, che individua in maniera netta questa collezione, anche e soprattutto nelle proporzioni. A fronte di una cassa da 40 mm, la distanza da ansa ad ansa (il cosiddetto lug-to-lug) arriva a 49 mm: un rapporto che, sulla carta, non favorisce certo la migliore vestibilità.

    Sulla carta. Locman ha infatti adottato alcuni accorgimenti per consentire di mantenere l’estetica particolare dell’orologio senza sacrificarne, per quanto possibile, l’indossabilità. Intanto, la cassa è in titanio, quindi particolarmente leggera. Poi è stata disegnata una buona curvatura delle anse in modo che possano seguire il più possibile la forma del polso.

    Infine, il cinturino non è agganciato sul bordo dell’ansa ma più o meno a due terzi della distanza tra il bordo stesso e la cassa; in questo modo, lo spazio tra cassa e cinturino è quasi impercettibile e si accentua l’avvolgenza di quest’ultimo. Come saprà chi di voi legge i miei articoli, io ho un polso piccolo. Ho provato l’orologio e devo dire che non è scomodo, nonostante l’impatto visivo rimanga piuttosto importante.

    Resta comunque la volontà di differenziare il Locman Aethalia in maniera netta, soprattutto nell’estetica, dal resto dell’assortimento. Sia con questa collezione sia con Decimo Canto, il lavoro fatto dal Brand sul design delle casse traccia una linea di demarcazione piuttosto netta con quello che è, da sempre, il percepito di Locman da parte degli appassionati. Una scelta che, come mi ha ricordato Mantovani nell’intervista citata all’inizio, rafforza la mission dell’azienda senza snaturarla.

    Locman Aethalia e la sfida alle convenzioni 

    Chiudo segnalando che l’orologio è disponibile con il cinturino in pelle naturale italiana pienofiore, prodotta da concerie toscane e lavorata a mano. In alternativa c’è un bracciale in titanio a tre file. Esiste anche una preziosissima versione con cassa in oro 18 carati e cinturino in alligatore color testa di moro.

    Naturalmente cinturino, bracciale e materiale della cassa incidono sul prezzo finale dell’orologio. La versione con cassa in titanio e cinturino in pelle costa 3.980 euro, che diventano 4.158 se si sceglie il bracciale. La cassa in oro fa lievitare il costo del Locman Aethalia fino a 18.900 euro: una bella sfida, che parla a un target decisamente di nicchia.

    Una sfida che ha portato Locman a sterzare decisamente verso un nuovo pubblico e una nuova concezione di orologeria. Una concezione nella quale l’eccellenza meccanica e il design distintivo diventano i pilastri su cui costruire non una nuova identità di brand, ma un posizionamento alternativo e coraggioso. In bocca al lupo per la nuova avventura.

  • Locman Decimo Canto: la “divina” orologeria

    Locman Decimo Canto: la “divina” orologeria

    Che cosa lega Locman e Dante Alighieri, a parte la comune origine toscana? Per quanto possa sembrare strano, a unirli sono gli orologi. Sul marchio dell’Elba pochi dubbi, visto che li produce da quasi quarant’anni. Ma Dante, che cosa c’entra? C’entra se scrivo Locman Decimo Canto, la nuova collezione che, come ci ha detto il Presidente del marchio, Marco Mantovani, «segna l’ingresso del Brand in un segmento luxury, senza abbandonare la propria fascia core». Ma faccio un passo indietro e vado a riprendere per mano Dante.

    L’orologio… poetico

    Forse non è così noto il fatto che uno dei primi riferimenti letterari a un orologio meccanico non da campanile è proprio all’interno della Divina Commedia, nel X Canto del Paradiso: “Indi, come orologio che ne chiami / ne l’ora che la sposa di Dio surge / a mattinar lo sposo perché l’ami”. Si tratta del riferimento alle suonerie dei cosiddetti svegliatori monastici, che servivano a richiamare i monaci dal sonno alle loro funzioni mattiniere. (Chi volesse approfondire l’argomento, può andare a leggere quanto scritto sul Giornale degli Orologi in occasione dell’anniversario di morte del Sommo Poeta, un paio di anni fa: basta cliccare qui).

    Comunque, da questo punto Marco Mantovani è partito per ideare Locman Decimo Canto. Lo ha fatto insieme a Sandro Fratini, toscano come lui oltre che uno dei più importanti collezionisti al mondo di orologi e ideatore del marchio L’O. «Dal fatto che l’Italia è stata protagonista della nascita degli orologi e noi italiani, oltre che noi toscani, abbiamo questa passione perché sentiamo da secoli l’arte dell’orologeria», ha affermato ancora il Presidente di Locman.

    LocmanX e Locman Decimo Canto

    Detto questo, è importante scrivere che, oltre a essere la collezione a oggi più preziosa del marchio, Locman Decimo Canto è anche un tassello all’interno di un progetto più strutturato chiamato LocmanX. Si tratta di una linea che comprende in sé le collezioni mosse da calibri di manifattura: al momento ci sono il Montecristo Oisa, il Montecristo per l’Amerigo Vespucci, la nuova collezione Aethalia e, appunto, Decimo Canto.

    I più attenti di voi hanno letto qualche riga più sopra un nome familiare, Oisa. È il calibro 29-50 Cinque Ponti della manifattura lombarda il cuore meccanico di LocmanX e quindi anche di Locman Decimo Canto. Continua infatti la collaborazione tra il marchio elbano e Oisa, iniziata proprio un paio di anni fa con l’obiettivo di riportare a splendere la filiera dell’orologeria made in Italy. E i cui frutti cominciano a vedersi ora.

    Non torno sulle caratteristiche tecniche del calibro 29-50 Cinque Ponti: potete leggerle qui in maniera esaustiva. Quello che voglio sottolineare, prima di passare al racconto di Locman Decimo Canto, è la coerenza industriale che ha mosso ancora una volta Marco Mantovani in questa avventura di prodotto. Il fatto che si trovi in una fascia prezzo non familiare per il cliente Locman è giustificato sì dalla preziosità dei materiali, ma anche dal calibro, quello che più fa battere il cuore all’appassionato e che legittima ai suoi occhi il posizionamento alto della collezione.

    Quadranti preziosi

    E vediamola allora Locman Decimo Canto. Parto da quello che maggiormente mi ha impressionato quando ho avuto il privilegio di vederla in anteprima e un po’ “aumm aumm” a Vicenza Oro, lo scorso settembre: i quadranti. Per i quali il brand ha scelto il sorprendente effetto delle pietre dure: lapislazzuli, malachite, occhio di tigre, diaspro rosso e turchese, affiancate dalla madreperla.

    La lavorazione artigianale di queste pietre e della madreperla è un’impresa certosina; ridurle in lastre sottili pochi decimi di millimetro significa rischiare di spezzarle con uno starnuto, dovendo ripartire da capo e buttando via materiale prezioso. Come si suol dire, però, il gioco vale la candela: alla fine ogni quadrante, e di conseguenza ogni orologio, è un pezzo unico.

    Proprio la matericità di questi orologi è ciò che li rende pregiati, prima ancora che preziosi. Il quadrante ha gli indici applicati, il logo Locman a ore 12 e il logo L’O a ore sei. Nelle referenze più preziose, Locman Decimo Canto ha gli indici in diamanti naturali incolore. Per la scelta e la lavorazione di queste pietre, Locman si è rivolta a Crivelli, un’azienda italiana capace di interpretare al meglio i concetti di alta gioielleria che la collezione vuole esprimere. La scritta Made in Italy a ore 6, all’interno della minuteria chemin de fer, ribadisce il concetto alla base non solo di questo orologio, ma dell’intera filosofia aziendale.

    Naturalmente il quadrante non è “sporcato” dalla presenza di un datario, per due motivi abbastanza logici. Primo, il movimento 29-50 Cinque Ponti di Oisa non ha il disco data. Secondo, solo un maestro Takumi giapponese che volesse fare harakiri potrebbe pensare di intagliare con una finestrella la fragilissima pietra del quadrante…

    Parlando (poco) del calibro

    Come scritto sopra, non torno sui dettagli delle caratteristiche del calibro montato nella collezione Locman Decimo Canto. Ricordo solo che è un movimento nato per la personalizzazione, sia nei materiali sia nelle finiture. Platina e ponti possono essere fabbricati in ottone, titanio, oro o alpacca ed essere decorati con incisioni, rilievi, smalti o trattamenti Pvd.

    Inoltre, il calibro 29-50 è stato concepito come movimento di base da declinare in quattro versioni. Oltre al classico Cinque Ponti può essere a Ponte Unico, con Doppio Bariletto e Riserva di Carica oppure, come vogliono la logica e anche il mercato, a Carica Automatica.

    La cassa di Locman Decimo Canto

    Ciò che invece vale la pensa sottolineare è la lavorazione della cassa. Intanto è in titanio, materiale per il cui utilizzo in orologeria Locman è stata pioniere. Titanio lucidato quasi a specchio, e voi sapete che infame d’un materiale è il titanio da lavorare (prende fuoco più facilmente di Vittorio Sgarbi), e soprattutto da lucidare.

    Poi ha un design unico, una lavorazione a tre balze fatta apposta per ricordare le tre cantiche della Divina Commedia. A fare da elemento connettivo ci sono le quattro anse, molto pronunciate e la cui forma si restringe dal cinturino verso la lunetta. Abbracciano la cassa ed enfatizzano la peculiarità del design e dei volumi. Nelle referenze più preziose hanno i diamanti incastonati.

    La cassa è impermeabile fino a 5 bar grazie alla corona con guarnizione interna o-ring. La corona stessa è decorata con una pietra che richiama il materiale del quadrante: dà un tocco elegante ulteriore oltre a uniformare l’estetica di ciascun orologio Locman Decimo Canto.

    Qualità italiana

    Per la sua collezione più preziosa, il Marchio ha fatto le cose in grande anche con la varietà delle referenze. Ce ne sono decine, ciascuna diversa in base al materiale del quadrante, all’utilizzo o meno dei diamanti, alla presenza del bracciale in titanio a sette file o del cinturino in pelle di caimano.

    Un particolare quest’ultimo, che lega ulteriormente la collezione alle radici di Locman. Di quell’azienda che, quasi quarant’anni fa, cominciò con la pelletteria e con i cinturini per poi trasformarsi in un’eccellenza del made in Italy.

    Un vantaggio competitivo, quest’ultimo, anche per posizionare in modo corretto sul mercato sia LocmanX sia Locman Decimo Canto. «I mercati di partenza sono soprattutto l’Italia e gli Stati Uniti, sono quelli al momento più giusti secondo noi per queste collezioni, oltre a essere i nostri mercati core», ci ha detto ancora Mantovani. «Abbiamo contatti con altri mercati europei interessati e con il Giappone, poi valuteremo dove sarà corretto esserci con questo tipo di prodotti».

    Insomma, va bene la Svizzera ma anche gli italiani “do it better” quando si tratta di lancette. A maggior ragione se pensiamo che con ruote e pignoni abbiamo a che fare dal Duecento e forse anche prima. Dante docet.