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Tag: LVMH Watch Week

  • LVMH Watch Week 2025, le principali novità

    LVMH Watch Week 2025, le principali novità

    Non si parla d’altro. La LVMH Watch Week 2025 oggi e nei prossimi giorni terrà banco, unico argomento di conversazione nell’industria delle lancette. E non può essere altrimenti: è il primo evento internazionale dell’anno orologiero, la sola occasione per fare una scorpacciata di novità almeno fino al prossimo Watches and Wonders Geneva (per il quale però dobbiamo aspettare l’inizio di aprile). E non ha certo deluso le aspettative: per la prima volta la LVMH Watch Week 2025 ha riunito nove marche del Gruppo francese, anche quelle che finora erano rimaste in disparte, compresa l’ultima acquisizione.

    Per riassumere. Accanto ai brand che partecipano alla manifestazione fin dagli esordi (a Dubai, nel 2020) – cioè Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith, per chi non lo ricordi -, lo scorso anno si erano aggiunti Daniel Roth e Gérald Genta, sotto la supervisione de La Fabrique du Temps. Per rinfrescarvi la memoria, potete andare a leggere qui. Ora invece è la volta di Louis Vuitton, Tiffany & Co. e L’Epée 1839. Pensate che l’elenco sia completo? In realtà brilla ancora per l’assenza Dior, che produce degli esemplari splendidi, soprattutto al femminile, e meriterebbe più attenzioni. Chissà, forse in futuro… Ma non divaghiamo.

    Un’edizione doppia

    Giunta alla sesta edizione, la LVMH Watch Week 2025 – lo abbiamo già scritto – si svolge in due tempi e in due sedi: il 21/22 gennaio a New York, per poi replicare il 30/31 gennaio a Parigi. La tappa nella Grande Mela ha luogo – come riporta il comunicato ufficiale – “nel cuore di Manhattan, presso l’iconico flagship store di Tiffany, The Landmark sulla 5th Avenue, e nelle vicine boutique Louis Vuitton e Bulgari”. A Parigi, si terrà invece nell’Hôtel Cheval Blanc Paris del Gruppo, oltre che nei negozi di diverse maison. 

    A quanto ha dichiarato lo stesso Frédéric Arnault, Amministratore delegato di LVMH Watches, “la decisione di organizzare la Watch Week negli Stati Uniti per il secondo anno consecutivo (nel 2024 era stata a Miami, ndr) riflette la posizione chiave di questo mercato”. Un mercato strategico, se non fondamentale, per LVMH. Il Gruppo conta infatti qualcosa come 1.128 negozi e oltre 43mila dipendenti negli States, numeri che nel 2023 hanno fruttato un 25 per cento delle vendite totali. Non servono commenti.

    I pezzi chiave della LVMH Watch Week 2025

    Ma bando alle ciance, passiamo agli orologi. Abbiamo fatto una selezione delle novità esposte alla LVMH Watch Week 2025 e vi presentiamo quindi gli esemplari più interessanti, secondo noi. Una scelta in certi casi facile – come per Daniel Roth, che ha lanciato un solo pezzo -, in altri più complicata. Abbiamo cercato di prendere in considerazione i tanti aspetti dei diversi modelli (tecnico, commerciale, storico, di immagine), tant’è che ciascuno meriterebbe un approfondimento (ma dovrete aspettare le prossime settimane). Però si tratta sempre di valutazioni arbitrarie, che potrebbero anche non trovare d’accordo qualcuno di voi. Per avere un quadro completo, vi invitiamo quindi a prendere visione di tutto ciò che è stato proposto direttamente sul sito o sui social delle varie marche. Poi, fateci sapere cosa ne pensate…

    Cominciamo dall’orologio che abbiamo “sparato” in copertina, forse quello più emblematico dell’intera LVMH Watch Week 2025: il Serpenti Tubogas di Bulgari. Il quale – alla pari al suo omologo Serpenti Seduttori – monta un nuovo calibro automatico, concepito e realizzato “in casa”: il BVS100 Lady Solotempo. Importante non solo perché è la sintesi del savoir-faire accumulato nel tempo dalla Manifattura di Le Sentier, ma soprattutto perché rivaluta la collezione dal punto di vista meccanico. La famiglia di esemplari-gioiello, dopo decenni di movimenti al quarzo, si ricollega così idealmente alle origini, quando era fornita di meccaniche firmate dal gotha dell’industria orologiera dell’epoca. Non solo. Rivela quanto il pubblico femminile sia importante oggi per la Maison romana – in linea con una tendenza che sembra sempre più diffusa nel mondo delle lancette… Lo vedremo proprio a Watches and Wonders: ma è tutto ancora top secret, quindi andiamo oltre.

    Preziose ed esclusive novità

    Partiamo dall’alto-altissimo di gamma, dagli esemplari – complicati e non – in edizione limitata. Come l’Extra Plat Souscription di Daniel Roth, che si rifà direttamente all’orologio lanciato dal Maestro nel 1990. Rivisitato nelle proporzioni, ripropone i consueti codici stilistici di quel precedente – come il guillochage a Clou de Paris sul quadrante in oro massiccio, che richiede due giornate di lavorazione. Ma è equipaggiato da un nuovo movimento meccanico a carica manuale, il calibro DR002, sviluppato ad hoc dalla Fabrique du Temps Louis Vuitton, secondo tutti i sacri crismi della grande orologeria di tradizione. In 20 esemplari.

    L’originalità del design è invece la chiave del Gentissima Oursin di Gérald Genta. Ispirato a un riccio di mare, deriva da un modello creato negli anni Novanta da Monsieur Genta in persona e allora prodotto in pochissimi pezzi. Oggi è realizzato in cinque versioni. Nella più appariscente – o per meglio dire flamboyant – ha la cassa completamente incastonata di microscopiche boule di opali di fuoco, ciascuna fissata da un piccolo perno in oro giallo, a riprodurre proprio gli aculei dell’animale marino. Nulla si sa né sulla tiratura limitata, né sul prezzo, se non che l’orologio dovrebbe essere in vendita in maggio.

    Sempre a proposito di preziosità che rimandano al passato, l’orologio Bird on a Rock Tsavorite di Tiffany & Co. riprende l’omonima spilla realizzata nel 1965 dal grande designer di gioielli Jean Schlumberger. Qui però l’uccellino non si trova più sull’enorme diamante giallo, il celebre Tiffany Diamond, appunto. Invece è posato su un anello rotante in baguette di tzavoriti, il cui colore verde risalta nella cassa interamente tempestata di diamanti incastonati a neve, come il quadrante. Il risultato è uno strabiliante pezzo di alta gioielleria, che avrà ovviamente una produzione limitata di pochi pezzi all’anno.

    Altri highlight della LVMH Watch Week 2025

    Un legame con il passato ce l’ha anche il Tambour Convergence di Louis Vuitton, che ci ha colpito per l’originale eleganza. Un orologio di gran classe, che si rifà agli esemplari digitali tipici dell’Art Déco: i cosiddetti montre à guichet, con la cassa “chiusa”, priva di quadrante, e il display ridotto a due finestrelle che mostrano le indicazioni orarie tramite dischi rotanti. La nostra favorita è la versione in oro rosa, così chic da togliere il fiato. Sia chiaro, senza nulla togliere alle varie edizioni del nuovo Tambour Taiko Spin Time, che però sono variazioni sul tema dell’esemplare uscito nel 2009 e da allora rimasto un’icona del Marchio…

    Non ce ne vogliano nemmeno gli amanti del tourbillon se al Verde Saxem preferiamo il Big Bang Meca-10 di Hublot. Che è uscito nel 2016, è vero, ma nella nuova riedizione – con la cassa più piccola e compatta – sembra quasi un altro orologio. Le tre modernissime versioni, in titanio, King Gold (l’esclusivo oro della Casa) o carbonio nero, hanno infatti un nuovo calibro a carica manuale scheletrato – alleggerito, o meglio “ottimizzato”, come lo definiscono in quel di Nyon. Visibilmente diverso dal predecessore, e non solo perché è colorato da un processo galvanico che lo abbina al materiale della cassa, segna una marcata evoluzione rispetto al precedente. Ma mantiene sempre i fatidici 10 giorni di autonomia che l’hanno reso famoso.

    Cronografi & Co.

    Con il ritorno al ruolo di cronometrista ufficiale conquistato di recente, il nuovo Formula 1 di TAG Heuer potrebbe sembrare ovvio, quasi scontato. In realtà è un bel modo per rendere omaggio alla lunga tradizione del Marchio nei motorsport. E non solo per i tanti richiami estetici alle monoposto (gli indici, per esempio). Soprattutto perché il cronografo ora monta finalmente un movimento automatico – e spezza così la consuetudine del quarzo della collezione. Un salto di qualità, dunque, per i cinque nuovi modelli in titanio, dal formato XL ma ugualmente mettibili anche da chi non ha il polso poi così massiccio. Al top spicca la referenza dedicata al team di Oracle Red Bull Racing, che celebra la partnership attiva dal 2016.

    Sempre in tema di esemplari sportivi per definizione, da citare anche il Defy Skyline Chronograph Skeleton di Zenith. Attesissimo dai fan della Marca, sostanzialmente reinterpreta la versione dello scorso anno in chiave scheletrata (e più “cattiva”). Il celeberrimo El Primero 3600, introdotto nel 2019, è stato infatti del tutto traforato e ora fa bella mostra di sé sotto i tagli geometrici del display. La versione blu – secondo noi – è la più suggestiva, con quei lampi di viola dei rubini e del silicio (per la ruota di scappamento e l’ancora) che risaltano fra i componenti blu della meccanica, in perfetto pendant con il quadrante. Restano chiaramente identiche le prestazioni, cioè la capacità di misurare il 10° di secondo tramite la lancetta centrale.

    Merita un cenno infine la Watch Box di L’Epée 1839. Interamente in vetro acrilico, serve da espositore per un singolo orologio. Non siate delusi, non è tutto qui: la creazione è equipaggiata da un sistema meccanico che solleva l’orologio e apre il coperchio. La storica Manifattura non si smentisce mai.

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  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/01/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/01/2025

    Dopo una lunga assenza, tornano le Cronache dell’orologeria. Per raccontarvi una selezione di notizie di corporate, di sport, di spettacolo, come sempre in ordine sparso e in modo sintetico. Si va dalle curiosità sul chi-indossa-cosa alle riflessioni semi-serie su quanto succederà la prossima primavera a Ginevra, tra il salone e gli eventi-satellite. Anche se per ora l’attenzione di tutti sembra concentrata su quello che sarà presententato alla LVMH Watch Week, che vede l’esordio di Louis Vuitton, Tiffany & Co., L’Epée, accanto ai consueti marchi storici… Il che, come dire, fa già venire l’acquolina in bocca. Buona lettura!

    Kolossal brutalista

    Foto Dave Bennett/Wireimage courtesy Omega

    In Italia deve ancora uscire (arriverà nelle sale il 6 febbraio), ma The Brutalist è di sicuro il film del momento. Pluripremiato ai Golden Globes, lanciato verso gli Oscar, fa discutere tanto per l’uso dell’Ai quanto per l’inatteso successo al botteghino, a dispetto della lunghezza esagerata. E intanto finisce anche sotto i riflettori dell’orologeria: perché Guy Pearce, co-protagonista accanto ad Adrien Brody, alla première londinese aveva al polso un bell’Omega Speedmaster 57. Che non poteva certo passare inosservato…

    The best

    Non solo Pablo Mac Donough. Un nuovo giocatore di polo entra nella fanta-squadra di Richard Mille: Adolfo “Proroto” Cambiaso. Figlio d’arte (il padre è il leggendario Adolfo Sr.), Proroto (in spagnolo fagiolo) è salito in sella a 4 anni, a 6 ha impugnato la prima stecca e fin da ragazzino ha dimostrato in campo un ritmo e un’intelligenza da campione – tant’è che a 17 ha raggiunto handicap 10. Ora che ne ha 19 ha già vinto di tutto. Riguardo all’RM 67-02 che porta al polso dice: «Non lo sento nemmeno». Per forza, “pesa” solo 32 grammi…

    Show must go on

    Dal 2020, la LVMH Watch Week è il primo evento dell’anno per il mondo delle lancette, con un richiamo internazionale. La kermesse d’inizio 2025, originariamente prevista a Los Angeles, per ovvi (e tragici) motivi è stato delocalizzata, a Parigi e a New York, e suddivisa in due tranche: oggi e domani, e poi ancora il 30-31 del mese. Ma rimane comunque importante perché è la prima volta che il Gruppo manda in scena tutt’e nove i propri marchi di orologeria, che presenteranno le rispettive novità. Ne riparleremo…

    Provocazione, irritazione

    Che la prossima edizione di Time to Watches si svolgerà a Villa Sarasian lo si sapeva. L’organizzazione del contro-salone ginevrino, che si terrà nelle stesse date di Watches and Wonders, lo aveva annunciato lo scorso ottobre. Ma l’ultima notizia è che gli espositori sono diventati 70: 70 marchi indipendenti, alcuni anche con un certo appeal, che richiameranno il pubblico di giornalisti e rivenditori dal vicinissimo Palexpo. I quali, sia chiaro, sono ospiti di WandW… Sembra ormai guerra aperta. L’orologeria svizzera troverà mai un accordo?

    Cronache dell’orologeria… in fiera

    Si chiude oggi VO Vintage, la mostra-mercato di orologi (e gioielli) d’epoca organizzata da Italian Exhibition Group, in occasione di Vicenzoro January. Che ha visto un weekend all’insegna della cultura orologiera con numerose tavole rotonde. Da segnalare almeno il doppio focus su Panerai, cui ha partecipato anche Carlo Maria Ceppi (curatore dell’Heritage del Marchio), e il talk 65 anni… e sono volati! dedicato all’anniversario delle Frecce Tricolori, con la presentazione del libro di Ugo Pancani sulla storia dell’orologeria italiana.

    Venue and revenue

    Non chiamatelo microbrand, non lo è più. Anche se è nato solo nel 2017, Venezianico ha ormai dimensioni industriali. Lo confermano i numeri dichiarati di recente dal Marchio stesso, che ha chiuso il 2024 con un fatturato di 11 milioni di euro, più che triplicato nell’ultimo biennio e in crescita del 47% rispetto al 2023 (allora si aggirava attorno ai 7,4 milioni di euro). Un successo segnato anche dall’apertura del Venezianico Atelier a San Donà di Piave (nella foto), la scorsa primavera. E già si annunciano grandi novità per il 2025…

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 11/11/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 11/11/2024

    Le Cronache dell’orologeria di questa settimana sono incentrate in particolare sulle nuove fiere internazionali. O, per meglio dire, piattaforme per appassionati, esposizioni organizzate da privati, eventi rivolti alle community di collezionisti. Comunque occasioni di incontro fra i produttori – soprattutto marchi indipendenti, ma non solo – e il loro pubblico, momenti di contatto diretto utili tanto per il business quanto per la passione. Il luogo giusto per vendere gli orologi già in catalogo e lanciare nuovi modelli, certo. Ma anche per conoscersi reciprocamente, scambiarsi opinioni, informarsi, approfondire la propria cultura, visto l’ormai immancabile contorno di lezioni, tavole rotonde, conferenze. Poi, certo, all’interno di queste Cronache dell’orologeria si trova anche altro: notizie sportive, attività corporate, curiosità… Buona lettura.

    Shopping a Taiwan

    Lo scorso 7 novembre, Chanel ha inaugurato una nuova boutique a Taipei. All’interno del Taipei 101, uno dei grattacieli più alti del mondo nonché un punto di riferimento per lo shopping extra-lusso, è il primo flagship store nella regione dell’Asia Pacifico dedicato interamente agli orologi e ai gioielli della Casa. Come sempre progettato dall’architetto Peter Marino, l’ambiente è un tripudio di nero, oro e cristallo di rocca, con pezzi di antiquariato e una collezione di arte contemporanea. E perfino un’identità olfattiva unica.

    A proposito di longevità

    Vacheron Constantin ha annunciato il proprio programma di usato certificato, anche detto CPO (l’acronimo sta per Certified Pre-Owned). Che riguarda gli orologi di secondo polso realizzati dalla Maison: ispezionati accuratamente e sottoposti a manutenzione, sono dotati di passaporto digitale (tecnologia blockchain), documento cartaceo e garanzia minima di due anni. Il servizio, svolto in collaborazione con Watchfinder, sarà presto esteso ad altri partner e, in futuro, anche alle case d’asta. Quando si dice sfidare il tempo…

    Cronache dell’orologeria… indipendente 1: lusso anticonformista

    Il 2 e 3 novembre scorso, allo Space42 Arena di Abu Dhabi, si è svolta la prima edizione di Mavericks of Time. Un evento che ha riunito 15 brand artigianali di alta orologeria: da Bovet ad HYT, da De Bethune a MB&F. Organizzato da Ahmed Seddiqi & Sons, il principale retailer di orologi e gioielli degli Emirati, con l’ente governativo Abu Dhabi Investment Office, ha poi fatto il bis lo scorso weekend al Museum of the Future di Dubai, sotto l’egida dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Giusto per far le cose in grande…

    Cronache dell’orologeria… indipendente 2: meeting fra amici

    Andiamo indietro di qualche settimana: lo scorso ottobre, a Singapore, si è tenuta IAMWATCH. Una manifestazione di 4 giorni voluta da The Hour Glass e dedicata ai collezionisti “panasiatici”: con una quarantina di ospiti celebri – tipo: Biver, Pruniaux, Chaykin, Sarpaneva, Rexhepi, Bacs, Picciotto, Emchs, Pagés… – , una selezione di orologi, nonché sessioni interattive e didattiche sull’orologeria. Chi c’era ha definito eccelsa l’organizzazione e ottimi gli scambi tra marchi, clienti e stampa. Però col nome si poteva fare meglio.

    Cronache dell’orologeria… di gruppo: nuovi arrivi in settimana

    Annunciati in anteprima, nei giorni scorsi, luogo e date della LVMH Watch Week 2025. Che si terrà a Los Angeles, California, dal 21 al 24 gennaio prossimi. Ma la vera novità sta nel fatto che quest’anno saranno nove le marche del Gruppo a partecipare, tre in più rispetto a Miami 2024. Louis Vuitton, Tiffany & Co. e L’Epée 1839 si sono infatti aggiunti ai soliti Bulgari, Hublot, Tag Heuer e Zenith, e a Gérald Genta e Daniel Roth che erano arrivati l’anno scorso. Come sempre, l’occasione vedrà il lancio di nuovi prodotti. Ne riparleremo.

    Prestazioni da manuale

    Si è conclusa ieri la 126a edizione di Fieracavalli, la storica manifestazione che dal 7 al 10 novembre ha trasformato Verona nella capitalen equestre internazionale. Clou dell’evento, la Longines FEI Jumping World Cup™, unica tappa italiana della Coppa del mondo di salto ostacoli, di cui la Casa della clessidra alata è appunto title sponsor e official timekeeper. Gara vinta per la prima volta da una donna: Sophie Hinners, in sella a Iron Dames my Prins. Premiata anche dal Brand manager Matteo Sovera con un bel Conquest.

    La rotta attorno al mondo

    Foto Vincent Curutchet courtesy Hublot

    A proposito di marche LVMH, Hublot l’aveva detto e ora lo fa. Per la prima volta partecipa alla Vendée Globe, per sostenere il velista Alain Roura, Brand ambassador dal 2022. Così, gli ha messo al polso il Big Bang Unico Sailing Team in fibra di carbonio e ha supersponsorizzato il suo 60 piedi Imoca Hublot. Ricordiamo che la regata, partita proprio ieri dal porto francese di Les Sables d’Olonne, prevede la circumnavigazione del Globo in solitaria, senza attracco né assistenza. Ed è così dura da meritarsi il soprannome di “Everest del mare”…

    Buon vento!

    Partner e cronometrista ufficiale alla Vendée Globe 2024, per la seconda volta, è di nuovo Ulysse Nardin. Che ha sposato questo ruolo anche per i risvolti “eco” della regata, in cui le barche partecipanti raccoglieranno dati sulla salute degli oceani. E l’impegno ambientale, si sa, per la Marca è importante. Tant’è che il Diver NET Vendée Globe, realizzato ad hoc, è l’orologio più sostenibile mai prodotto dalla Maison: fatto con materiali riciclati (acciaio, carbonio, nylon, perfino il silicio dello scappamento..), in 300 esemplari.

    L’arte della scrittura

    L’ultimo nato in casa Locman? No, non è un orologio, è una penna. O meglio, una collezione di stilografiche e roller: si chiama Mia ed è frutto della collaborazione con il designer Cristian Visentin. Con il corpo in alluminio anticorodal (una lega di alluminio, magnesio, manganese e silicio) anodizzato, è disponibile in diversi colori e finiture. E si distingue per la forma: che ricorda le antiche penne, quelle dei set da scrittura del passato, con tanto di calamai. Così particolare da essere stata scelta per concorrere al Compasso d’Oro.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 29/01/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 29/01/2024

    Come ogni lunedì, ecco le nostre Cronache dell’orologeria che raccontano le novità della settimana. Questa volta improntate perlopiù attorno a una parola chiave: partnership. In primis le collaborazioni con fashion world, ben illustrate da quella fra Audemars Piguet e Tamara Ralph. Iniziata nel 2020, punto di incontro fra Alta Orologeria e Alta moda, oltretutto ha visto la Ceo Ilaria Resta alla sua prima uscita ufficiale dell’anno. Ma le nostre Cronache dell’orologeria danno spazio anche ai rapporti che il mondo delle lancette intrattiene con quello dell’arte o dello sport. Il che mette in risalto quanto siano vari e diversi i campi d’azione del marketing orologiero. Esula dal discorso solo la “vetrina” di Miami, che svela le novità del momento ed è una sorta di antipasto della grande abbuffata di primavera a Ginevra. Tanto per farci venire l’acquolina in bocca… Buona lettura.

    “In caso di neve”

    La storia secolare e la voglia di sperimentare sono alla base dell’inedita collaborazione siglata tra Wyler Vetta e Colmar. E il risultato di questo sodalizio è un nuovo Jumbostar solo tempo 41 mm, che è stato presentato a Milano la scorsa settimana. Un automatico declinato in tre versioni, con il quadrante su due livelli personalizzato dal logo di entrambe le aziende, e uno speciale cinturino in tessuto tecnico effetto trapuntato, lo stesso utilizzato da Colmar per giacche e piumini. Come recitava il claim degli anni ’90…

    Alta orologeria in passerella

    «Divino!», devono aver esclamato in estasi le chic-chissime signore invitate alla sfilata di Tamara Ralph, durante la settimana parigina dell’Haute Couture. L’oggetto di tanto visibilio? Ma naturalmente il Royal Oak Concept Flying Tourbillon, al polso di alcune modelle. Un esemplare super-esclusivo, frutto della partnership fra Audemars Piguet e la designer di Alta Moda, ex Creative director e cofondatrice di Ralph & Russo. Con la cassa in oro rosa frosted e il quadrante ad anfiteatro che enfatizza il tourbillon, è stato lo show nello show.

    And the winner is…

    Si chiama Nabla Yahya la vincitrice del Richard Mille Art Prize 2023. L’artista multidisciplinare, nata proprio negli Emirati, è stata premiata lo scorso 24 gennaio con una cerimonia sotto la cupola del Louvre Abu Dhabi, dove ha ricevuto 60mila dollari. A conquistare la giuria, la sua installazione Soft Bank (nella foto), esposta al pubblico a novembre nella mostra Art Here. Perfetta interpretazione del tema Trasparenze, intendeva denunciare i dettagli trascurati e le oscure storie attorno alla costruzione del canale di Suez (1859/69). Brava.

    Ghiaccio “firmato”

    Seiko è diventato sponsor del Palaghiaccio di Bormio. L’accordo, firmato con Bormio Servizi e valido fino a giugno di quest’anno, prevede la presenza di banner indoor e outdoor, la personalizzazione di balaustre, materassi e della superficie del ghiaccio attraverso il logo Seiko Prospex. E include anche il centro polifunzionale Pentagono. In totale, il Brand potrà così raggiungere 60mila spettatori internazionali e appassionati di sport invernali. Chissà se qualcuno di loro andrà ad arricchire la già nutrita community di Seiko Italia?

    Da seguire sui social

    Da ieri e fino al 1° febbraio, sipario aperto sulla LVMH Watch Week. Dopo Ginevra, Dubai e Singapore – più un’edizione solo digitale -, è ora Miami a ospitare il salone privato del colosso del lusso francese. Dove, come sempre, i marchi orologieri del Gruppo esporranno le loro ultime creazioni per un pubblico di giornalisti e retailer provenienti da ogni dove. La vera novità però sta nella presenza – accanto a Bulgari, Hublot, Tag Heuer, Zenith – di Gérald Genta e Daniel Roth, redivivi grazie a La Fabrique du Temps. Evvai con le complicazioni!

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • LVMH Watch Week 2023. Una selezione da Singapore

    LVMH Watch Week 2023. Una selezione da Singapore

    Dubai nel 2020, Ginevra nel ’21. Poi un’edizione digitale e adesso Singapore: scelta che la dice lunga sull’importanza di quel mercato per l’industria delle lancette… Si tiene in questi giorni (dal 10 al 12) la LVMH Watch Week 2023, ormai tradizionale appuntamento con l’orologeria del gruppo francese. Primo evento dell’anno nel calendario dei saloni, è una vetrina di novità cui partecipano i quattro marchi principali del colosso del lusso: Bulgari, Hublot, Tag Heuer e Zenith.

    Per citare la comunicazione ufficiale, “ognuna delle quattro Maison orologiere LVMH presenterà il proprio posizionamento distintivo e il proprio savoir-faire unico: creatività audace e raffinatezza di Bulgari, innovazione dinamica di Hublot, spirito d’avanguardia di TAG Heuer e competenza leggendaria di Zenith”. Per ciascuna, quindi, presentiamo una selezione di orologi, quelli che ci hanno colpito di più. Chi invece desidera avere una panoramica completa, potrà visitare i rispettivi siti ufficiali.

    Le novità della LVMH Watch Week 2023: da Bulgari…

    Per seguire rigorosamente un ordine alfabetico, partiamo da Bulgari. Che a Singapore si concentra sul segmento femminile ed espone una serie di esemplari gioiello, più o meno preziosi. Dove, al centro della scena, si trovano le pietre preziose e le gemme di colore. A cominciare dai Divas’ Dream. Un design d’impronta floreale, i petali mobili ispirati alle foglie di ginko biloba in oro e diamanti, inframmezzati da topazi e tanzaniti, ametiste e tormaline, oppure rubini. Anche in versione mosaico, con il quadrante interamente tempestato di “ventagli” in diamanti e zaffiri, rosa o blu. E sempre gli zaffiri sono protagonisti di Allegra, dalla ricca palette cromatica dominata dai toni del giallo o del rosa.

    Mentre Hublot ha presentato prima di tutto il Big Bang Tourbillon Saxem Yellow Neon, con la cassa fatta di uno speciale materiale: il Saxem. Sigla che sta per  Sapphire Aluminium oXide and rare Earth Mineral (zaffiro in ossido di alluminio e terre rare). Nato per la tecnologia satellitare, già utilizzato nel 2019 per il Big Bang MP11, è colorato dalla Maison prima in verde e ora in giallo fluo. Notevole anche il calibro di manifattura, con ponti in vetro zaffiro e componenti scheletrati. Ma il nostro favorito è sicuramente il Classic Fusion Original. Rilettura in chiave contemporanea del modello disegnato da Carlo Crocco nel 1980, ora ha la cassa in oro, in ceramica o in titanio in tre formati.  

    …a Zenith

    Invece da TAG Heuer, sotto i riflettori della LVMH Watch Week 2023 c’è il 60° anniversario del Carrera. Il celebre orologio creato da Jack Heuer in omaggio alla massacrante corsa sudamericana, torna nella versione più amata dai collezionisti, in un’edizione limitata di 600 esemplari. Ovvero con quadrante Panda, ispirato a un cult di fine anni ’60, e il calibro di manifattura Heuer 02 con autonomia di 80 ore. Altro ritorno da segnalare è poi quello del cronografo Monza, in un’inedita variante “hi-tech”: con cassa in carbonio e di nuovo il calibro Heuer 02, qui con funzione flyback. Inedito il quadrante traforato, sportivissimo nei colori e con doppia scala, tachimetrica e pulsometrica, sul réhaut.

    Per concludere con Zenith, che ha lanciato il Defy Sky Skeleton. Un solotempo con quadrante scheletrato, che compone una stella a 4 punte ispirata al logo “double zed” anni ’60. Equipaggiato da un movimento El Primero di ultima generazione, il calibro 3620 SK – anch’esso di costruzione squelette, con scappamento e àncora in silicio -, è in grado di misurare il 10° di secondo con la piccola lancetta nel contatore al 6. Senza dimenticare comunque il Defy Skyline 36 mm. Inedita versione no-gender della collezione, con dimensioni ridotte e quadrante in tre cromie: blu metallizzato, verde pastello o rosa, anche con lunetta incastonata. E cinturino in colori coordinati, intercambiabile al bracciale in acciaio.

  • News & previews – 22/1/2022. Le notizie della settimana

    News & previews – 22/1/2022. Le notizie della settimana

    Consueto appuntamento con le notizie dal mondo delle lancette. Qui di seguito, una selezione di novità arrivate in redazione nella settimana che sta per finire. Tanti gli argomenti trattati: eventi in corso o in anteprima, riconoscimenti e borse di studio, ma anche operazioni di product placement e perfino missioni spaziali. A tanto arriva il marketing dell’orologeria. Che proprio non ha più confini…

    Ué, usciamo?

    Omega torna nello spazio. Questa volta per affiancare una missione di ClearSpace: la prima operazione di cattura di un satellite in disuso. Fase d’esordio di un progetto a lungo termine il cui obiettivo è creare un servizio di rimozione dei relitti spaziali che ruotano attorno alla Terra. Del resto, ne ha ben donde: non paghi di aver rovinato il Pianeta, abbiamo inquinato anche la nostra orbita. E adesso vogliamo andare pure su Marte… “A fare che, con chi, perché? Stiamocene alla casa…” (@Rootsie). Foto ClearSpace courtesy Omega.

    Per i futuri piloti

    In questo 2022 appena iniziato, Breitling celebra i 70 anni del Navitimer, sviluppato nel 1952 per l’Aopa (Aircraft Owners and Pilots Association), il club degli aviatori americani. Per celebrare l’anniversario, ha finanziato quindi un’apposita borsa di studio per giovani piloti. L’iniziativa (la prima di una serie realizzata per l’occasione) coprirà i costi di un intero corso di addestramento negli States. Per candidarsi, c’è tempo fino all’11 febbraio prossimo. Chissà se entro il 31 dicembre vedremo invece un nuovo Navitimer simile all’originale…

    L’Altiplano al cinema

    Piaget rinnova il legame con la settima arte. E partecipa a The 355, del regista Simon Kinberg. Che mette in campo un cast stellare, tutto al femminile: Penélope Cruz, Jessica Chastain, Diane Kruger, Lupita Nyong’o, Bingbing Fan. Azione, glamour e tanta bellezza sono gli ingredienti principali del film, girato in varie parti del mondo. E già uscito negli Usa, mentre non si sa ancora la data di lancio in Italia. Ma, quando sarà, occhi puntati sul grande schermo: per riconoscere le creazioni della maison, dagli orologi più celebri ai pezzi di alta gioielleria.

    Premio alla qualità

    Nomos Glashütte conquista la vetta della Highest Quality 2021. In Germania, un riconoscimento che riguarda tutti gli aspetti legati al concetto di qualità (prodotti, servizi, innovazioni, gradimento del cliente eccetera). Ed è il risultato di uno studio condotto dagli istituti indipendenti di ricerca IMWF e F.A.Z., che hanno raccolto e analizzato i dati – con strumenti di social listening e intelligenza artificiale – di milioni di fonti online. La Manifattura sassone ha conseguito un risultato di 100 punti, dando il lungo a marchi ben più famosi. Son soddisfazioni!

    Vacheron d’antan

    Per i cent’anni dell’Historiques American 1921, Vacheron Constantin si racconta in una bella mostra: Classic with a Twist. Allestita fino al 13 febbraio nella boutique monomarca di Milano (da Pisa Orologeria, in via Pietro Verri 9), riunisce una selezione di modelli storici che illustrano la libertà stilistica e l’effervescenza creativa della Maison dagli anni Dieci agli anni Trenta del ‘900. Esemplari che sono lo specchio dei cambiamenti sociali in atto a quell’epoca, riflesso dell’evoluzione dei gusti e dei costumi. Da non perdere.

    Da Ginevra con furore

    Si tiene dal 24 al 28 gennaio la LVMH Watch Week 2022, il primo appuntamento dell’anno con l’orologeria che riguarda i marchi del gruppo francese. Quindi Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith presenteranno ai professionisti del settore (stampa e rivenditori) le novità del momento. L’evento si svolgerà solo in digitale (e prevede quindi esclusivamente presentazioni online) e farà da traino anche a lanci di altri marchi. Il che vuol dire che la settimana prossima social, blog e forum saranno invasi dai nuovi orologi di questi brand. Siete avvisati…

  • Dietro le quinte: le fiere (di nuovo), il coronavirus e gli eventi privati

    Dietro le quinte: le fiere (di nuovo), il coronavirus e gli eventi privati

    L’inizio della decadenza delle fiere mondiali d’orologeria, e di quella di Basilea in particolare, ha una data precisa: aprile 2003. In quell’anno la fiera prese il nome di Baselworld e si trovò, in piena crisi per la SARS, nella spiacevole situazione di decidere cosa fare con i molti cinesi che affollavano Basilea, venuti per comprare, venuti per vendere orologi e gioielli. Semplificando al massimo, la decisione fu di considerare malatissimi tutti quelli venuti a vendere e sanissimi tutti quelli venuti a comprare.

    Ma, per piegarsi ad accettare i sanissimi compratori cinesi, tutti i prezzi a Basilea si moltiplicarono in maniera idiota. Persino un piatto di asparagi, che in primavera di solito te li tiravano dietro, veniva a costare parecchie volte più dell’anno precedente. E i cinesi, che di Basilea non avevano ancora grande esperienza ma cominciavano a non avere alcun problema economico, accettarono la fregatura senza fiatare. Il resto del mondo fu costretto a far buon viso a cattivo gioco.

    Quest’anno, come ho scritto un anno fa, non andrò a Baselworld perché – fra l’altro – mi rifiuto di pagare 745 franchi svizzeri per una camera che il resto dell’anno ne costa – senza sconti – poco più di cento. È pur vero che in tutto il mondo le camere d’albero costano più care nei periodi di fiera, ma si grida allo scandalo per aumenti di gran lunga inferiori.

    E questo avveniva e continua ad avvenire pur in una situazione nella quale i prezzi per gli espositori sono lievitati in maniera forse ancora peggiore. Espositori che hanno cominciato a scappare in quella che alcuni chiamano “la grande fuga”. Cronologicamente la fuga più recente è quella di Gucci Orologi, ma quest’anno i visitatori non troveranno nemmeno Breitling, Seiko né altri marchi ancora.

    Troveranno però – e forse per l’ultima volta – le marche orologiere del gruppo LVMH: Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith. Anche LVMH pensa che gli spazi in fiera costino troppo per quel che portano al business, tenendo presente che oltre allo specifico di Basilea è tutto il modello delle fiere mondiali a non sembrare più adeguato. E ha sperimentato una formula della quale parlerò più avanti, dopo aver fatto un minimo di storia per capire di cosa caspita stiamo parlando.

    Fiere, manifestazioni fieristiche. Una volta il mondo intero confluiva in queste fiere settoriali. Qui tutte le marche venivano messe a confronto e poi i commercianti decidevano cosa tenere in negozio e cosa no. Il mondo intero a quei tempi aveva un’estensione orientale molto, molto limitata: si fermava alla parte ovest di Berlino, per intenderci. Oltre c’era il mistero.

    Eccezion fatta per i casi di singole persone (dagli alti funzionari russi dal Sultano del Brunei) che venivano a comprare di nascosto in Europa. Il mondo dell’orologeria svizzera era dominato da Swatch Group, l’unico gruppo che ancor oggi ha gli orologi come core business; cui si era aggiunto Richemont, il primo gruppo finanziario a credere nelle potenzialità dell’orologeria. Poi, appunto, arriva la Cina.

    Un mercato apparentemente infinito. E si svegliano altri gruppi: LVMH, con uno straordinario patrimonio di conoscenze sul mondo del lusso; e infine Kering, il gruppo francese di Pinault. Il modo di produrre e di commercializzare gli orologi cambiò totalmente, come ho detto altre volte. Non torno sull’argomento, ma sta di fatto che il mercato cinese si rivelò un po’ diverso dall’allegro Paese di Bengodi – citazione colta: Giovanni Boccaccio (1313/1375) – sul quale in molti si buttarono a capofitto.

    Semplificando al massimo, si potrebbe dire (il copyright è di Bernard Fornas, anni fa Ceo di Cartier mondo) che se il valore del mercato cinese, per gli orologi, fosse stato 100, sarebbe stato saggio considerarlo un mercato da 70, mentre in troppi lo hanno considerato da 150. Il risultato? Aumento della produzione, aumento dell’invenduto (che finisce su mercati paralleli), nessuna protezione contro crisi come quella di Hong Kong, i cui già pesanti effetti negativi si sommeranno a quelli del coronavirus.

    Attenti: il virus va considerato da almeno tre punti di vista diversi. La realtà dei fatti (poco conosciuta e comunque in quasi imprevedibile evoluzione); la statistica (nessun panico, almeno per ora); e la reazione umana di paura (che poi alla fine è quella che conta). Perché se mi mettono davanti una bella insalatiera contenente diecimila caramelle di cui una all’arsenico cosa faccio? Prendo o lascio?

    E se mi prendo il coronavirus, non accuserò poi gli addetti ai lavori di non aver tutelato come si deve la salute pubblica? E allora tutti a bloccare, chiudere confini e così via. A torto o a ragione poco importa, per certi versi, perché le paure sono paure e non si può far finta di niente. Si può lavorare per esorcizzarle, ma non è facile né veloce.

    E nel frattempo? Nel frattempo manifestazioni come le fiere mondiali vengono viste (sempre a torto o a ragione) come potenziali occasioni di contagi estremi, come terreno di coltura per epidemie vecchie e nuove, vere, presunte o immaginarie. Pensate ai danni che riescono a fare idiozie come la convinzione che qualcuno o qualcosa porti sfiga…

    Quest’anno le due fiere più importanti per l’orologeria si svolgeranno fra la fine di aprile e l’inizio di maggio (Watches & Wonders, Ginevra, 25-29 aprile; Baselworld, Basilea, 30 aprile-5 maggio). Ed è ragionevole dire che se vogliamo pensar positivo per quelle date come minimo ci sarà ancora una buona dose di irrazionale paura che il coronavirus (Fabrizio per gli amici… una battuta idiota ogni tanto può sdrammatizzare la situazione) possa far del male con un colpo di coda.

    È quindi lecito pensare che potrebbe esserci un crollo o comunque una diminuzione delle presenze per una fiera come Watches & Wonders, che prova una nuova formula espositiva, e per Baselworld, che si gioca tutto, ma proprio tutto prima di essere travolta dal diluvio annunciato. Brutto segno.

    È paradossale che ad indicare la soluzione fossero stati proprio gli organizzatori di Watches & Wonders. Proprio loro avevano ipotizzato di non aspettare in Svizzera i compratori, ma di andare a casa loro. Io ho partecipato all’edizione 2015, a cavallo fra settembre e ottobre, ad Hong Kong, ed era evidente già allora che si trattava di una strategia vincente. Oggi probabilmente quei costi non sarebbero più affrontabili e Hong Kong non è certo il posto migliore, in Cina; ma anche lo scorso anno Watches & Wonders aveva avuto una edizione statunitense, a Miami, di notevole successo.

    Questa formula era stata poi ripresa, adattandola ad una dimensione monomarca, da Georges Kern, diventato Ceo di Breitling dopo aver lasciato il gruppo Richemont. Una sorta di continuo tour mondiale (ovviamente intervallato da pause defatiganti) per gestire al meglio e a casa loro il rapporto con negozianti e giornalisti.

    E infine quest’anno c’è stata la sorpresa di LVMH (il gruppo di Bernard Arnault, cui fanno capo appunto Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith). Che in gennaio si è fatto una propria manifestazione a Dubai, nel Bulgari Hotel (il quale, appartenendo al gruppo, consente anche un notevole risparmio rispetto a Baselworld) con risultati che dovrebbero indurre tutti a riflettere. Vorrei a questo proposito far osservare un dettaglio che sembra essere sfuggito a molti.

    La manifestazione di Dubai si è svolta all’insegna del lusso sì, ma come espressione di buon gusto: nessuna esagerazione, nessuna ostentazione. Non voglio spingermi fin a parlare di senso rinascimentale del lusso, ma sono certo di poter dire che si è trattato di un evento molto equilibrato, che dimostra come l’ostentazione non sia indispensabile ai fini del successo. Anche in questo senso la LVMH Watches Week ha segnato la direzione, tenendo presente come il Gruppo abbia di fatto annunciato la propria ultima presenza a Baselworld (il contratto scade quest’anno); e si è spinto  ad anticipare per le prossime edizioni della propria fiera la presenza di altri marchi LVMH (come Louis Vuitton, Dior, Fendi) che producono anche orologi.

    Penso che il futuro dovrebbe essere diviso tra fiere locali generaliste ed eventi organizzati, sempre localmente, da singoli gruppi o singole marche, valutando la propria presenza su quel territorio in relazione al proprio desiderio di conquistare quote di mercato. Penso che ci siano alcune buone idee ancora da sviluppare, come quella di Swatch Group, che doveva fare una propria manifestazione a Zurigo, sia pure solo per i propri marchi del lusso, fra il 4 e il 6 marzo prossimi.

    Alcune cose di Time to Move (è il nome dell’evento di Zurigo) sono da perfezionare, certo, ma l’idea di separare la parte commerciale (la presentazione della novità ai negozianti) da quella destinata alla comunicazione è davvero buona. Perché chi si occupa di comunicazione dovrebbe smetterla di cercare l’anteprima – serve solo a vantarsi con i colleghi/concorrenti.

    Meglio, piuttosto, imparare a rendere un servizio al pubblico parlando degli orologi quando sono davvero nei negozi. Quando, di conseguenza, il compratore può verificare sia la qualità degli orologi, sia l’attendibilità e la competenza di chi fa comunicazione. Questa considerazione è ancora più importante considerando che nei giorni scorsi Time to Move è stata annullata per via del coronavirus. Qui c’è da ripensare molto, se non tutto…

    Penso che bisognerà anche fare attenzione a non intasare negozianti e comunicatori con raffiche di eventi che li distraggano dal proprio lavoro; ma penso anche che questo sia il futuro dell’orologeria e del lusso in generale e che la tecnologia saprà aiutarci. Perché è solo in questo modo che si potranno minimizzare gli effetti dei periodici eventi “catastrofici” come il coronavirus e delle altrettanto periodiche (ma a cadenza più rapida) crisi locali. Come quella di Hong Kong, relativamente alla quale analizzeremo nelle didascalie alle foto alcuni dati forniti dalla Federazione Svizzera dell’Orologeria.

    Orologeria che ancora una volta affronta un momento di crisi in cui gli errori si sommano ad eventi del tutto o in parte imprevedibili. Orologeria che ancora una volta, come accade da qualche secolo, saprà superare i momenti difficili adattandosi al futuro. Basta svegliarsi e tornare a scegliere dirigenti che abbiano competenze non solo finanziarie, ma anche quelle specifiche del settore, necessarie per capire che le dimensioni del mercato sono sostanzialmente quelle di una bella, fantastica nicchia. Nicchia, non caverna.