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Omega Constellation Observatory: la nuova era della precisione
Da più di dieci anni, Omega ha fatto della precisione la propria bandiera. Era il 2015, infatti, quando ha introdotto la certificazione Master Chronometer, sviluppata in collaborazione con il Metas, l’Istituto Federale Svizzero di Metrologia. E oggi torna sullo stesso tema con il Laboratoire de Précision, un nuovo attore sulla scena elvetica degli enti certificatori di cronometria. I metodi innovativi e senza precedenti di questo istituto hanno trovato un’immediata applicazione pratica nell’Omega Constellation Observatory, un’inedita famiglia di orologi all’interno della storica collezione. Ma la sintesi di queste righe richiede spiegazioni: procediamo con ordine. -

De Ville Prestige, l’update di un “classico” di Omega
Nella seconda metà di ottobre, Omega ha intensificato le attività di comunicazione. Il che, tradotto dal gergo giornalistico, significa che ha diffuso parecchie notizie: molte di marketing e un paio – importanti – di prodotto. Come informare allora voi lettori di tanta carne al fuoco? Qui in redazione ci siamo posti il problema – consapevoli del pubblico numeroso che segue il marchio. E abbiamo deciso di dedicare alle novità “di immagine” una rubrica di News (presto, prestissimo), e di approfondire invece con due articoli monografici i nuovi esemplari. Ma a quale dare la precedenza? L’uno farà botti come fuochi d’artificio, l’altro è più “normale”. Un bel dilemma, che abbiamo risolto solo dopo molte discussioni. Cominciamo dunque dalla collezione più “semplice”: l’Omega De Ville Prestige. E rimandiamo a un prossimo futuro la più complicata Chrono Chime.
Tanti i motivi che ci hanno spinto a sviluppare il discorso in questo modo. L’Omega De Ville Prestige è una famiglia di orologi più facile in tutti i sensi, non solo dal punto di vista meccanico ma anche commerciale: è quella più raggiungibile, sia perché arriverà prima nei negozi sia perché ha costi più accessibili. Al contrario, il movimento del Chrono Chime va adeguatamente studiato, per poter essere raccontato nel dettaglio, come merita. E va spiegato anche per giustificare i prezzi elevati, che provocheranno infinite polemiche sui social (e già lo immaginiamo, perché così è successo anche con lo Speedmaster 321 Canopus, che costava molto, molto meno). Infine, vista la complessità di produzione, avrà una distribuzione necessariamente contingentata – per non dire con il contagocce.
La storia del De Ville Prestige
Non so se condividete le nostre scelte, ma andiamo avanti. L’Omega De Ville Prestige, dicevo, è rimasto immutato da una decina d’anni. Ora però la collezione conosce un generale aggiornamento: il restyling del design e l’upgrade della meccanica, che assume la certificazione di Master Chronometer. E arriva così alla terza generazione. Nel tempo però non ha mai perso la propria identità, basata su uno stile “classico”, elegante ma mai banale. Anzi, con guizzi di originalità – soprattutto negli esemplari di forma degli anni Settanta. Ma a questo punto credo sia opportuno ripercorrerne in breve le vicende storiche.
La linea De Ville nasce nel 1960, su iniziativa di Norman Morris, all’epoca l’Agente generale di Omega negli Stati Uniti. All’inizio fa parte della linea Seamaster, e si distingue per la cassa monoblocco (apribile solo dalla lunetta, per la manutenzione) e la carrure smussata. Questa costruzione combina la sottile raffinatezza del dress watch con i vantaggi di una sicura impermeabilità. E consente ai progettisti massima libertà espressiva, attraverso l’adozione di forme (cassa tonda, quadrata, ovale, rettangolare), movimenti (calibri manuali o automatici) e funzioni diverse (con o senza secondi centrali, con o senza datario eccetera).
La collezione ha successo. Nel 1963, sempre su richiesta di Morris, gli esemplari sono identificati con entrambi i nomi – Seamaster De Ville – scritti sul quadrante. Poi, dal ‘67, a ore 6 appare solo il nome De Ville. Da allora la famiglia di orologi si sviluppa in numerosi modelli, e diviene velocemente la linea più importante (anche come quantità) nel catalogo della Maison. Negli anni successivi quindi si presta a interpretare le mode del momento: diventa per esempio un ultrapiatto con cassa coussin e bracciale in maglia milanese; un gioiello con la lunetta incastonata di diamanti e il bracciale in oro lavorato; un tasca Lépine o una lunga baguette da signora… Per non parlare delle collezioni Emerald e Jeux d’Argent, che hanno fatto la storia dell’orologeria femminile.
Tanto per capire la varietà di soggetti, nel 1984 la cassa assume perfino la forma di una racchetta da tennis, sia per uomo che per donna, entrambi rigorosamente con movimenti al quarzo. Quindi, nell’aprile del 1994, a Basilea, è lanciata la collezione De Ville Prestige, che fa leva appunto sul concetto di “prestigio”. Ovvero, il ritorno di un’estetica sobria e chic – con la cassa bassine (bacinella, catino, in francese) tripartita – e la meccanica dotata delle tecnologie più avanzate. Basti pensare all’introduzione dello scappamento inventato da George Daniels nell’Omega De Ville Co-Axial del 1999, che apre la strada a una ricca progenie di cronometri per tutto il primo decennio del nuovo Millennio. E in quello successivo.
Il concetto infatti rimane anche nella seconda generazione di esemplari. Realizzata a partire dal 2012, è dotata di piccole complicazioni, dal calendario annuale all’indicazione dell’autonomia, fino ai cronografi… Senza dimenticare naturalmente i Butterfly, i Dewdrops e le edizioni speciali Orbis che tuttora popolano il catalogo della Casa. Ma, in parallelo alla collezione Prestige, meritano un cenno pure i Ladymatic, i Tresor (non solo femminili) e il Tourbillon centrale che attualmente compongono la linea De Ville.
I Prestige De Ville 2022
Anche i nuovi Prestige De Ville – che da oggi trovate in pre-vendita online, sull’e-commerce della Casa – rispondono agli stessi principi di mood elegante e movimenti al top. Perché è indubbio che i calibri Master Chronometer siano quanto di meglio esista in circolazione a livello industriale… Per conoscere in modo approfondito tutte le caratteristiche garantite dalla certificazione Metas – rilasciata dall’Istituto federale di metrologia svizzero – vi invito a (ri)leggere questo articolo. Qui mi soffermo invece sulla ricchissima collezione, declinata in esemplari da 41, 40 e 34 mm di diametro – per limitarci solo alle versioni meccaniche. Ma a titolo informativo esistono anche le versioni da 30 e da 27,5 mm al quarzo, per le quali vi rimando al sito ufficiale.
Acciaio, oro Sedna (in sostituzione al tradizionale oro rosso), oro giallo oppure mix di acciaio e oro sono le leghe prescelte per la collezione. Tutte le referenze conservano la cassa bassine tripartita, con il profilo affusolato e la lunetta sottile, leggermente bombata. Il quadrante aperto, dalla chiara leggibilità, è anch’esso bombato nei formati più grandi e declinato in tantissimi colori. Oltre alla consueta tonalità argenté o rodiata, infatti, esiste anche rosa argentato, rosa sabbia, lino, oro Moonshine™, oro platino, salmone, lavanda, blu cielo, blu, verde matcha, verde pino, verde scuro, bordeaux, vinaccia, grigio, nero… Infine, l’apprezzato bracciale a 7 file in acciaio (anche bicolore), come sempre rastremato ma con l’ampiezza delle maglie ridimensionata. In alternativa, il cinturino in pelle di alligatore, anch’esso in tante cromie.
Focus sui movimenti
Ma per non perderci nella vastità delle varianti (che a conti fatti sono quasi un centinaio), focalizzo l’attenzione sui quattro modelli meccanici “di base” che sintetizzano l’intera collezione. A partire dal 41 mm, disponibile con due diverse funzioni: piccoli secondi (e datario) oppure piccoli secondi e indicazione dell’autonomia (sempre con datario). Nel primo caso, il De Ville Prestige monta il calibro 8802, che riporta come vuole la tradizione i piccoli secondi a ore 6 e il datario a ore 3; sul quadrante, i numeri romani sono intervallati da indici puntiformi. L’equilibrio del lay-out è creato – oltre che con il logo al 12 – anche con l’inserimento dell’indicazione Co-Axial Master Chronometer al 9.
Nel secondo caso, l’orologio è equipaggiato invece dal calibro 8810, che sposta l’indicazione dei piccoli secondi al 9, simmetrica rispetto alla scritta Co-Axial Master Chronometer in epigrafe; mentre al 6 pone l’indicatore circolare a 270° dell’autonomia residua, visualizzata tramite una piccola lancetta e il cui centro è allineato con il datario e con la cifra romana. Per passare infine al De Ville Prestige 40 mm e al 34 mm, entrambi ospitano invece il calibro 8800 con i secondi al centro e il datario al 6. Per tutte le altre informazioni più dettagliate, vi rimando alle didascalie della gallery qui sopra. Concludo però con un’indicazione di prezzo degli esemplari maschili più grandi: da 5.200 euro (per la versione Small Seconds con cassa da 41 mm in acciaio e cinturino in pelle). E fino a 14.400 euro (per la versione Power Reserve, con cassa in oro sempre da 41 mm e cinturino in pelle).
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I movimenti industriali sono di scarsa qualità?
Ovviamente quella del titolo è una domanda retorica. Una provocazione di cui si serve Augusto Veroni per rispondere ai commenti di alcuni lettori circa i movimenti industriali. E per chiarire un po’ le idee a chi sembra avere la testa piena di preconcetti…
Certe volte è davvero una soddisfazione totale. Leggere i vostri commenti sui social, intendo dire. Ho trovato assolutamente straordinarie, mature, alcune considerazioni, a partire dal rendersi conto che ormai amare l’orologeria meccanica è l’espressione dell’apprezzamento personale per una forma d’arte.
Uno di voi ricordava che qualche secolo fa, quando si doveva combinare un matrimonio fra regnanti, il primo passo era assumere un (costosissimo) ritrattista che riprendeva le fattezze del candidato o della candidata. Niente foto, ma ritratti. Nella stragrande maggioranza dei casi il protagonista era riveduto e corretto per apparire più gradevole e desiderabile (proprio come si fa oggi con le foto da postare: taroccamenti selvaggi). Una forma d’arte, la ritrattistica, che oggi non ha più alcuna motivazione pratica, ma persiste, talvolta, solo come forma d’arte.
Proprio come gli orologi meccanici, che di fatto hanno perso gran parte delle proprie motivazioni d’uso, trasformandosi però in forme di arte tecnologica, o meglio meccanica, che molti sono in grado di apprezzare.
Restano però non poche resistenze sulla qualità dei movimenti industriali, intendendo per tali quelli che devono essere prodotti in grande serie. E, secondo alcuni, con qualità molto discutibile. Ma è davvero così?Di cosa ha bisogno l’industria orologiera?
Beh, un movimento industriale deve innanzitutto abbondare di affidabilità. Se produco un milione di movimenti per orologi e l’1% ha bisogno di interventi in garanzia, allora è un bel problema, perché parliamo di 10mila movimenti da sostituire o peggio ancora riparare gratis. Se ne produco mille, allora il tutto si riduce a 10. Una cosa sostenibile anche se i costi per singolo movimento sono maggiori.
Per qualche misteriosa ragione, però, molti considerano trascurabile la qualità dei movimenti industriali, tralasciando fra l’altro l’importanza di un buon rapporto fra prezzo e qualità. Ecco allora che la più grande fabbrica di movimenti, la ETA – appartenente a Swatch Group –, viene considerata con estremo disprezzo da parte di “esperti” a scarso contenuto di informazione specifica. Prova ne siano le guerre che negli scorsi anni si sono combattute in ogni sede legale (compresa la Comco, la potentissima Commissione elvetica per la concorrenza) perché ETA non consegnava le quantità di movimenti di cui l’industria svizzera aveva bisogno.
Spesso si utilizza, a proposito dei movimenti ETA, la parola “trattore”, intesa come entusiastico complimento alle loro qualità. Da notare che, ieri come oggi, i movimenti ETA si suddividono fra l’altro per prezzo, ma anche per tipo di allestimento, grado di finitura e possibilità di elaborazione. Benché alcune fabbriche – come Sellita – riescano a consegnare ottime “imitazioni” (ovviamene quelle con i diritti d’autore scaduti) degli ETA, gli originali restano ancora i più apprezzati.
I movimenti industriali: il caso Omega
E poi c’è il “caso Omega”. Il grande orologiaio inglese George Daniels inventa uno nuovo tipo di scappamento, dalle caratteristiche eccezionali. Il problema, però, è che nessuna marca è in grado di produrlo a prezzi sufficientemente contenuti per una produzione in vasta serie. Il progetto è via via abbandonato, fin quando arriva sulla scrivania dei dirigenti di Nivarox, la fabbrica di Swatch Group che produce organi regolatori e altre componenti di superiore precisione. In un primo momento anche la Nivarox dubita di potercela fare; poi rompe gli indugi e ne produce una prima versione montata con ottimi risultati su un movimento ETA. Di questo scappamento verranno realizzate e prodotte in serie altre variazioni, vere e proprie sintesi tecniche di straordinario valore.
Solo che a quel punto, per non vedere il nuovo scappamento vagare sul ponte dell’organo regolatore, il ponte stesso è cambiato integralmente. E, visto che si libera spazio, si aggiunge un efficacissimo sistema di ricarica automatica con doppio bariletto. Una scelta dettata più dal desiderio di dare costanza nella cessione d’energia che maggiore autonomia. Bene, anzi, benissimo. Ma l’appetito vien mangiando e i tecnici Omega decidono di aggiungere un inedito sistema di sincronizzazione che muove la lancetta della ore a passi di un’ora, come nei GMT.
E così via. Fin quando Nick Hayek non decide di realizzare una fabbrica Omega in grado di produrre questo movimento, ormai irriconoscibile rispetto a qualunque ETA; e con una qualità tale da superare persino gli implacabili controlli del Metas, l’Istituto federale di metrologia. Ormai dei pur ottimi movimenti ETA non c’è – di fatto – più traccia.
Un’ultima considerazione: questo approccio tecnico vale ovviamente anche per altre grandi marche industriali. A partire da Rolex per proseguire con nomi illustri (e dalla produzione in grandi numeri) come Longines, Tissot e Hamilton. Gli ultimi tre appartenenti (come ETA) a Swatch Group. Nomi che, negli ultimi anni, si sono fatti creare da ETA e Nivarox movimenti in qualche modo esclusivi, ma comunque con un convenientissimo rapporto fra prezzo e qualità.
Una modesta proposta
Questo articolo nasce anche dal desiderio di chiarire le idee ad alcuni lettori nei confronti dei quali sto perdendo la pazienza. (Scusate: è solo una considerazione personale…). Qualunquisti “io so tutto” che invece spesso mancano della cultura di base per parlare con cognizione di causa. È un atteggiamento ben conosciuto (siamo tutti allenatori della nazionale, tutti virologi, tutti Presidenti di tutto) e che non riguarda solo l’Italia. Gli scemi sono ugualmente scemi in tutto il mondo.
C’è un solo modo per sgonfiare questa prosopopea: con tutto il rispetto per gli studi di terza media oltre cui alcuni non sono mai andati, basterebbe chiedere il perché di quel che affermano. Chiedere di fornire prove, motivazioni serie e condivisibili. Se fai un’affermazione e non hai titoli accademici, allora almeno spiega sulla base di quali informazioni ti sei creato un’opinione che contrasta con la realtà. Realtà ben conosciuta (provabile e provata) da persone che hanno invece l’esperienza indispensabile e l’atteggiamento giusto per spiegare proprio su questa base.
Alcuni sanno solo protestare, senza mai far proposte o motivare le proprie affermazioni. Un semplice “perché?” vi seppellirà di risate.
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Black Bay Ceramic e Fifty-Eight Bronze. Tudor cala due assi. Sì, però…
A distanza di qualche settimana Tudor ha presentato due nuovi orologi subacquei della collezione Black Bay. Due “pezzi grossi” che però sembrano frutto di scelte ancora non facili da decifrare.
Il Black Bay Ceramic è il primo asso calato da Tudor qualche settimana fa. Sui social ha scatenato una notevole quantità di polemiche, come spesso avviene. Ignorando gli idioti, alcune critiche hanno senso e cerchiamo di capire insieme perché.
Il Tudor Black Bay Ceramic è “figlio” di un orologio creato in esemplare unico per Only Watch, l’asta di beneficenza tenuta nel Principato di Monaco ad anni alterni. È un’iniziativa ormai proverbiale per la quale la maggior parte dei produttori svizzeri si impegna moltissimo. Nel 2019 Tudor crea un esemplare unico con cassa in ceramica nera che è venduto, in asta, a 350mila franchi svizzeri. Bella cifra, certamente risultato del desiderio di far beneficenza, ma anche di avere un pezzo unico eccezionale.
Beh, quasi. Due anni prima, nel 2017, Tudor aveva presentato un esemplare unico in bronzo per mancini. Che di fatto era, a sua volta, una variante non superlativa e con poche differenze cromatiche rispetto alla serie limitata fatta per celebrare i 130 anni del negozio Bucherer di Lucerna. Pochi esemplari (meno di 500) venduti a 3.800 franchi svizzeri. Quel che voglio dire è che i concetti di piccola serie o di esemplari unici talvolta sembrano essere un po’ elastici.
Ma c’è di più. Mentre l’esemplare unico venduto a 350mila franchi svizzeri montava il calibro MT5602, il nuovo Black Bay Ceramic monta il calibro MT5602‑1U, ossia la versione “Metas”. Di cui parleremo più avanti. E che costa 4.510 euro. Se due anni fa avessi speso 350mila franchi svizzeri per una versione qualitativamente inferiore dell’esemplare attualmente in produzione non sarei molto contento.
Tudor Black Bay Ceramic: le critiche sui social
Al netto di una serie di considerazioni “diversamente intelligenti” sul genere di “se costasse 2mila euro in meno lo comprerei subito”. Al netto di considerazioni puramente estetiche e quindi personali, c’è una critica sensata che ha percorso trasversalmente i social. Perché diavolo manca il punto di Super-LumiNova indispensabile – da regolamento – per dichiarare subacqueo professionale un orologio? Beh, non sono certo l’avvocato d’ufficio di Tudor, che per altro non ne ha bisogno, ma la risposta mi sembra chiara: il Black Bay Ceramic non viene inteso da Tudor come uno strumento professionale per immersioni. Ne ha molti altri in catalogo.
Il Black Bay Ceramic si pone a metà strada fra l’esemplare realizzato per Only Watch (comunque era il primo tutto in ceramica e aveva un look total black, indici compresi) e i modelli “professionali” sempre della collezione Black Bay – che sono un bel po’ e lasciano ampia possibilità di scelta. Ma allora, ha detto qualcuno, perché lasciare la fuorviante lunetta girevole? Perché, con svizzerissima logica, altrimenti Tudor non avrebbe potuto inserirlo nella collezione Black Bay.
In pratica, il Tudor Black Bay Ceramic è un orologio ad alta impermeabilità (20 bar), ma destinato ad immersioni “leggere”: snorkeling o poco più. Se volete immergervi con le bombole, allora nella stessa collezione ci sono orologi più adatti. Anche se devo ammettere che sforzarsi un pochino e aggiungere un punto di Super-LumiNova sulla lunetta girevole non sarebbe stato poi una mission impossible. E il calibro MT5602‑1U? Beh, ci arrivo. Ma per argomentare meglio alcune logiche devo prima parlare del Tudor Black Bay Fifty-Eight Bronze, fresco di presentazione.
Il secondo asso: Tudor Black Bay Fifty-Eight Bronze
Come dicevo, Tudor aveva prodotto una serie limitata di Black Bay con cassa in bronzo già nel 2017. Cui si era aggiunto l’esemplare unico per Only Watch, sempre nel 2017. Voglio innanzitutto sottolineare che mi considero un cronista e che, come tale, sono legato all’attualità e non al senso storico dei collezionisti. Al passato faccio riferimento solo quando è strettamente indispensabile, lasciando ad altri, molto più esperti di me sotto questo punto di vista, le comunque importanti considerazioni per collezionisti.
Il Tudor Black Bay Fifty-Eight Bronze (4.310 euro) è – in un intervallo di tempo di pochi mesi – la terza incursione del marchio in materiali diversi dal solito (c’è anche un recentissimo Black Bay con cassa in argento). Il bronzo è una lega antichissima (l’età del bronzo si situa fra il 3.100 e il 300 a.C., parzialmente sovrapponendosi con l’età del ferro, che inizia intorno alla fine del Secondo Millennio a.C. – Fonte Treccani), ma al tempo stesso incredibilmente moderna.
Al rame e allo stagno (che viene usato per indurire la lega) si aggiungono molti altri metalli che ne facilitano l’uso per impieghi specifici. Non è necessariamente un metallo sconsigliato per chi soffre di allergie (generalmente a scatenare reazioni sono il nichel e/o altri metalli allergenici in lega), ma al tempo stesso ha qualche problema di ossidazione e in genere ama poco l’acqua, specialmente se nella lega mancano metalli “pericolosi”. Ma la famiglia dei bronzi è sterminata…
Tudor non fornisce, come sempre, molte informazioni, ma è probabile usi una lega ad alto tenore di alluminio. Il filmato prodotto dalla stessa Tudor mostra una lavorazione a caldo, che è una tipica caratteristica del cosiddetto cupralluminio. È vero che di solito è presente anche del nichel, ma usando una lega simile a quella con cui vengono coniate le monete svizzere da 20 centesimi (notevole tenore di manganese, anallergico) i rischi dovrebbero essere molto ridotti.
Tudor ha comunque scelto di limitare la produzione e la distribuzione restringendo la disponibilità alle sole boutique del marchio e a pochissimi altri concessionari. Pochissimi. La grande novità sta nel fatto che anche il bracciale e la chiusura pieghevole sono realizzati in bronzo. Il fatto che quest’ultima (variante di quella già vista sul Pelagos) sia facilmente regolabile in cinque posizioni e con una escursione di 8 millimetri ci fa tornare alla possibilità di usare il Black Bay Fifty-Eight Bronze in immersioni professionali.
Il calibro MT5602‑1U: manca il terzo asso
Il ridotto diametro del Black Bay Fifty‑Eight Bronze (39 millimetri, rispetto ai 41 del Black Bay Ceramic) ha imposto a Tudor l’impiego del calibro MT5400 (ne abbiamo parlato qui). Il che sta semplicemente a sottolineare come non tutti i calibri Tudor siano ancora pronti per i test del Metas e la certificazione come Master Chronometer. Come già è accaduto nel caso di Omega, l’introduzione dei calibri antimagnetici (nel caso di Tudor il calibro MT5602‑1U) sarà graduale e distribuita man mano a scendere dagli orologi di costo più alto.
Ora, se tanto mi dà tanto, credo sia lecito attendersi in tempi ragionevoli il terzo asso: un altro orologio con il calibro MT5602‑1U. Tanto per dimostrare che non si è trattato di una rondine primaverile. Sarà un Black Bay? Ne dubito: vorrebbe dire intasare i negozi di orologi relativamente simili. Mi sembra più probabile che si tratti (chissà quando) di un nuovo Pelagos, magari con cassa e bracciale in titanio. Trovo meno probabile una versione del Black Bay Bronze con cassa da 43 millimetri di diametro, che si sovrapporrebbe con le versioni attuali.
Per concludere
Une delle critiche più feroci, sui social, era: “Ci avete messo sei anni per avvicinarci a Omega. Sei anni!”
Beh, questo è innegabile. E se vogliamo manca, comunque, una squisitezza tecnica come lo scappamento Co-Axial. Ma meglio secondi che terzi, non credete? E ancora non si vede all’orizzonte chi andrà a occupare il terzo posto sul podio. Per non parlare del quarto e così via. A me, semplicemente, sembra chiaro che la Fondazione Rolex, proprietaria anche di Tudor, ha chiari in mente una strategia e un percorso utili per rispondere efficacemente all’altra domanda che impazzava sui social: “E Rolex che fa? Dorme in piedi?”Forse no, e provo a darvi un indizio: e se Rolex decidesse di ignorare la certificazione Metas, la definizione di Master Chronometer? E se avesse intenzionalmente lasciato a Tudor la concorrenza con Omega?
La battaglia è solo all’inizio… 😊 -

La precisione: cos’è e cosa non è. Le 10 cose da sapere
Abbiamo già scritto in passato più di un articolo sulla precisione. Forse anche troppi. Ma dal momento che non tutti hanno ancora le idee chiare, sulla precisione, tentiamo un breve decalogo per vivere felici. Con la consapevolezza che…
- La precisione assoluta è praticamente impossibile. La perfezione non è di questo mondo e gli orologi non fanno eccezione. Ma possono cercare di avvicinarsi il più possibile alla “precisione assoluta”. E a dire il vero lo fanno. Ma…
- La precisione degli orologi è testata in laboratorio. I risultati ottenuti in laboratorio non sono quelli degli orologi indossati. Perché ognuno di noi ha un tipo di vita (più o meno sedentaria) e perché nessuno di noi rispetta alcune regole di base. Soprattutto quelle più critiche. Ai produttori va imputato un certo atteggiamento nebbioso. Loro testano in laboratorio, ottengono buoni risultati e per loro tutto finisce lì. Dovrebbero essere più chiari sulle variabili che influiscono in maniera pesante sulla precisione.
- I test sono sempre discutibili. Non tanto nei risultati, quanto per il loro significato. Il Cosc (Côntrole Officiel Suisse des Chronomètres) verifica la precisione dei movimenti, ma quando li monti nella cassa i risultati possono essere diversi. E infatti molti marchi (Breitling, Rolex e Tag Heuer, tanto per fare qualche nome) eseguono un controllo finale della precisione sugli orologi completi prima che vengano spediti ai negozi. Omega, ad esempio, fa eseguire prima un controllo dal Cosc e poi dal Metas – che è l’ufficio metrico della Confederazione svizzera. E infine (come fanno gli altri) se qualcosa non va, l’orologio “impreciso” torna indietro per verificare se l’imprecisione dipende da una causa strutturale (un errore di produzione, ad esempio) o da una regolazione non ottimale. Proprio per ovviare a questo problema Jaeger-LeCoultre sottopone la produzione a ben 1000 ore di controlli e successive regolazioni fini. E tanti altri, da Patek Philippe ad Audemars Piguet, da Parmigiani Fleurier a Chopard, hanno elaborato protocolli sempre più severi per i propri test. Che però, si torna all’inizio, valgono solo in condizioni di laboratorio. Poi l’orologio va al polso e tutto può cambiare in maniera anche evidente.
- È possibile fare di più? Sì. È sempre possibile fare meglio. Ma costa caro e il gioco non vale la candela. Bisognerebbe spendere somme molto rilevanti per ottenere miglioramenti di entità ormai minima. Qualche decimo di secondo in più – e per giunga in laboratorio – non vale qualche decina di euro in più. Ma è una delle cose che i produttori dovrebbero spiegare meglio. Perché…
- Perché i test vengono effettuati in condizioni di laboratorio e “ad oggetto nuovo” anche in molti altri settori. Qualcuno davvero crede che la potenza del motore di un’auto sia – su strada e dopo qualche tempo – quella dichiarata nelle specifiche? Ma valutare la potenza di un motore è più difficile che valutare la precisione di un orologio e comunque nessuno si accorge davvero se c’è qualche differenza. Per gli orologi è diverso.
- Rimandando agli articoli già scritti (qui), mi limito a ricordare che in una giornata di sono 84.600 secondi. 10 secondi di errore al giorno (al polso) equivalgono ad uno scarto dello 0,0115 per cento. Parliamo di un oggetto minuscolo, sottoposto ad urti, variazioni di temperatura, vibrazione e tanto altro ancora. Un errore davvero minimo, direi da record. Ma gli stessi 10 secondi al giorno in un mese diventano 300. Ossia 5 minuti al mese. Quei 5 minuti al mese che alcuni considerano troppi. Insopportabilmente troppi. 10 secondi al giorno – “su strada” – corrispondono ad un errore – in laboratorio – di circa 3/5 secondi. Una prestazione notevole.
- Fermo restando che vorrei sapere quanti hanno davvero necessità di una precisione migliore di 10 secondi al giorno, viene da chiedersi cosa rende tanto diversa la precisione in laboratorio da quella al polso. Le cause sono davvero molte e variano dal sistema di regolazione dell’anticipo e del ritardo, che può “sregolarsi” per urti o vibrazioni, alla viscosità dei lubrificanti. Alzi la mano chi fa eseguire i “tagliandi” dell’orologio alle scadenze previste dalla garanzia. Pochi, pochissimi, vero? Ma le cause che incidono in maniera più evidente sulla precisione sono altre.
- I campi magnetici, innanzitutto. E li troviamo sempre più dappertutto. Calamite d’ogni genere, sistemi di ricarica a induzione, magneti ormai persino sulla parte posteriore di certi cellulari e così via. Non sarebbe sbagliato fare, una volta l’anno, il controllo dell’impermeabilità e una smagnetizzazione. Non richiede tempi lunghi e può far molto. Tranne (parlo della smagnetizzazione) gli Omega, che dei campi magnetici anche potenti se ne fregano serenamente.
- L’autonomia residua. Quando l’autonomia residua scende ad un terzo circa di quella complessiva l’orologio diventa impreciso. Ma, mi dirai tu, c’è la ricarica automatica. Certo, ma la ricarica automatica non è il moto perpetuo. E anche quella dipende dalla lubrificazione. Per non parlare della vita sedentaria. Chi possiede un orologio con indicazione dell’autonomia residua sa bene che qualunque orologio può avere limiti logici e ben comprensibili di ricarica quotidiana, che nel fine settimana può diventare ancora più critica. Non è mica un sacrificio o una vergogna, ricaricare manualmente anche gli orologi automatici, una o due volte la settimana. Anche su questo, comunque, sarebbe bene che la comunicazione delle marche fosse più chiara. A partire da Breguet per arrivare a Rolex, della parola “perpetuo” si è abusato molto per secoli. E però è anche vero che solo pochi, pochissimi di noi leggono il libretto d’istruzioni. Vero?
- Avere cura del proprio orologio è una regola fondamentale. Un orologio meccanico è un concentrato eccezionale di microtecnologie. Eppure tutti, o quasi, lo trattano peggio di quanto non facciano con oggetti meno delicati. Non è vero! protesterai tu. Allora prova a dare un’occhiata attenta alla cassa del tuo orologio. Se noti, sull’acciaio o altri metalli, segni, scalfitture o veri e proprie incisioni, allora ricorda che ognuno è l’effetto di un urto, una strisciata pesante o comunque il “ricordino” di un evento traumatico. Così traumatico, appunto, da lasciare il proprio marchio sul metallo. Un evento traumatico che – come minimo – ha impedito al bilanciere di lavorare come il bilanciere avrebbe voluto. Certi orologi sono veri e propri miracoli di micromeccanica. Ma non fanno miracoli. Non ancora, almeno.
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Seamaster Diver 300M Chronograph. Il duro watch test di un Omega
L’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph è uno dei cronografi più sottovalutati. Pur avendo una quantità impressionante di caratteristiche uniche.
Trovatemene un altro – a qualunque prezzo – con la stessa resistenza ai campi magnetici. Trovatemene un altro con doppio bariletto, ruota a colonne, bilanciere a inerzia variabile in titanio, spirale in silicio; e ancora, funzione di cambio rapido di fuso (serve anche per il cambio rapido della data), ore e minuti crono in un solo totalizzatore. Per giunta con la precisione certificata dal Metas. E con prezzi che partono dai 7.200 euro.
A proposito, il suo nome completo è: Omega Seamaster Diver 300M Co-Axial Master Chrononometer Chronograph 44 mm. Ma per comodità qui lo chiamerò solo Seamaster Diver 300M Chronograph.Master Chronometer
Una prima deviazione. Tutti gli Omega con la dicitura Master Chronometer devono aver superato i controlli del Metas. E questo fa dire a qualcuno che Omega, in termini di precisione, se la suona e se la canta. È esattamente il contrario. Il Metas è, in Svizzera, l’equivalente del nostro Ufficio Centrale Metrico. Un organo statale, insomma, che garantisce l’uniformità dei pesi e delle misure. Per comodità (evitando di portare centinaia di migliaia d’orologi in giro, con gli inevitabili ritardi sulle consegne) il Metas ha aperto un laboratorio all’interno della fabbrica Omega di Bienne, con il compito di sottoporre ad una lunga serie di controlli tutti gli orologi che possono utilizzare l’appellativo Master Chronometer, appunto.
Si noti bene che la certificazione Metas può essere effettuata solo dopo che l’orologio ha superato i test del Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres), che quindi non sostituisce. In pratica ogni Omega Master Chronometer è Cosc+Metas, tanto per essere chiari. Alla faccia del “se la suona e se la canta”! Per giunta chi possiede un Omega Master Chronometer può verificare i risultati del proprio esemplare sul sito Omega, semplicemente inserendo il numero di serie del proprio orologio.
Il tantalio
Ma io sono qui per parlare dell’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph (che è anche Master Chronometer) con cassa in titanio, elementi in oro Sedna a 18 carati, lunetta e maglie centrali del bracciale in tantalio. Cos’è il tantalio? Un metallo, ovviamente, ma un metallo straordinario: più duro dell’acciaio, più raro dell’oro; e anche il più resistente agli agenti corrosivi di qualunque tipo, compresa l’acqua regia che scioglie l’oro. Ha un suo colore caratteristico, fra il grigio e il blu, che si sposa perfettamente con il colore del titanio, facendo risaltare lo splendore dell’oro.
Insomma, fermi restando i gusti personali, il tantalio non è stato utilizzato tanto per poter creare un modello più costoso (19.600 euro); quanto per una coerenza estetica tipica del marchio da quando alla guida c’è Raynald Aeschlimann. Uno che è entrato in Swatch Group (di cui Omega è una delle punte di diamante) nel lontano 1996.
Prova al polso del Seamaster Diver 300M Chronograph…
Per qualche giorno ho avuto al polso e fra le dita l’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph, del quale mi preme sottolineare una serie di caratteristiche assai poco menzionate, eppure degne della massima attenzione. Partiamo proprio dal tantalio: con me si sfonda una porta aperta. Amo questo metallo da quando l’ho visto usare, all’inizio degli anni Novanta, da Omega stessa e da Audemars Piguet. Poi il vuoto. Perché mai?
Ho scoperto che al di là della difficoltà di lavorazione, l’industria elettronica s’è accaparrata gran parte delle miniere di tantalio per realizzare condensatori di elevata capacità e dimensioni molto ridotte. Il tantalio è impiegato in quasi tutti i dispositivi elettronici portatili (telefoni cellulari, computer, fotocamere digitali ed elettronica per l’automobile). Il che rende il tantalio metallo d’importanza strategica, per l’industria.
Una storia poco edificante: nella Repubblica Democratica del Congo ci sono grandi miniere di tantalite la cui gestione ha scatenato guerre spaventose. L’orologeria, che sempre di più tende ad usare solo materiali “solidali”, che non implichino lo sfruttamento schiavistico degli esseri umani, lo ha quindi abbandonato fin quando non hanno iniziato a svilupparsi le prime cooperative per l’estrazione etica della tantalite. Scelta, appunto dall’orologeria.
…ed esperimenti casalinghi
Le dimensioni della cassa (in titanio) sono extra large (44 mm di diametro), ma al polso la cosa non sembra poi rilevante anche in relazione al peso, piuttosto contenuto. Noto la grande comodità della lunetta girevole, priva delle classiche (e disastrose per gli abiti) zigrinature periferiche, eppure agevole da usare anche con i guanti della muta. Che io ho sostituito, per un esperimento autunnale casalingo, con guanti da cucina e uno strofinaccio. Il risultato è stato soddisfacente.
A proposito di esperimenti casalinghi, dal momento che m’era stato giurato che avrei potuto azionare senza problemi i pulsanti anche sott’acqua, ho riempito il lavandino della cucina d’acqua tiepida. L’ho immerso e ho cominciato a torturare i pulsanti. Per non annoiarmi troppo, avevo precedentemente iniziato una conversazione telefonica con una persona particolarmente logorroica.
Una combinazione, quella tra due conversatori instancabili, che mi ha consentito di giocare con i pulsanti fin quando i polpastrelli erano raggrinziti e l’acqua s’era raffreddata. Il cronografo non ha fatto (lui) una grinza. Ho anche provato a metterlo su una piastra calda (voi non fatelo, mi raccomando) per vedere se si formava un po’ di condensa a causa dell’umidità entrata nella cassa, ma niente. Non darei al mio esperimento il valore di un vero test, anche perché eseguito su un orologio nuovo di pacca, ma le buone premesse ci sono tutte, anche perché i pulsanti sono ben protetti.
Ho molto apprezzato anche la robustezza generale e la quasi totale assenza di fastidiosi giochi fra le diverse componenti di cassa e bracciale. Ho apprezzato le modalità di regolazione quasi automatica della chiusura pieghevole e la diversa colorazione, al buio, del materiale luminescente. Mi ha lasciato un po’ più freddo la decorazione del quadrante in ceramica, ma è una cosa strettamente personale. Io avrei preferito una superficie meno riflettente. In generale, comunque, resta il fatto che siamo di fronte ad un cronografo che si presta senza paura ad impieghi professionali molto onerosi. Per giunta con un movimento, il Calibro Omega 9900, da applausi a scena aperta.
Entusiasmo (anche per la Naiad Lock)
Ma se mi chiedeste cosa mi ha davvero entusiasmato del Seamaster Diver 300M Chronograph (chiedetemelo, per favore) vi risponderei la non ancora ben compresa chiusura Naiad Lock del fondello. Sono riuscito ad ottenere del materiale per uso interno, con la promessa di non pubblicarlo, per motivi di brevetto in corso di approvazione. E mi limiterò quindi a dire che si tratta di una variazione sul tema dell’attacco a baionetta tipico degli obiettivi fotografici. Solo che in questo caso, dovendo mantenere un’elevata tenuta stagna, la faccenda si complica parecchio.
In pratica, si devono far coincidere due segni di riferimento (somigliano alla stella delle auto Mercedes) e poi far ruotare di 47°, con una specifica chiave, il fondello. Non c’è bisogno di esercitare alcuna pressione durante l’operazione. Il vantaggio estetico sta nel fatto che le scritte sul fondello possono essere orientate con assoluta precisione, cosa impossibile con i fondelli avvitati. Quello tecnico è che la pressione esercitata sulla (grande) guarnizione di tenuta è ben controllata e non si corre il rischio di storcere la guarnizione stessa, con risultati disastrosi per l’impermeabilità. Come talvolta accade con i fondelli a vite.
Sostanzialmente il Naiad Lock dell’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph si comporta come un fondello chiuso tramite viti, con la differenza che si risparmia qualcosa (meno pezzi e meno azioni da compiere); e al tempo stesso si ottiene una chiusura più sicura nel tempo perché non c’è il rischio che una o più viti si allentino. Per evitare comunque questo rischio, fra la cassa e la baionetta del fondello viene interposta una “guarnizione” metallica sagomata che rende più difficile l’apertura del fondello di quanto non sia la sua chiusura. L’ho trovata una soluzione geniale che sarebbe bello trovare anche sulla corona (quando mai sarà possibile realizzarne la miniaturizzazione a prezzi umani). Ma non sarà facile perché proprio la “guarnizione di sicura” ostacolerebbe l’apertura della corona.
Mi rendo conto, ovviamente, che il prezzo di quasi 20mila euro non è per tutti (ma il tantalio etico val bene la spesa). Ricordo però che la versione tutta in acciaio, sebbene più pesante, si traduce in un cronografo subacqueo professionale che costa meno, molto meno di tanti solo tempo. Fateci un pensierino, se cercate il miglior rapporto fra prezzo e qualità. Ma non prima di gennaio, quando lo troverete finalmente nei concessionari Omega.