Giornale Degli Orologi
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Tag: Métiers d'art

  • Lady Lucky Spring Butterfly: l’incanto primaverile di Van Cleef & Arpels

    Lady Lucky Spring Butterfly: l’incanto primaverile di Van Cleef & Arpels

    C’è una stagione in cui tutto sembra sospeso tra attesa e rinascita: la primavera, fragile e potente, capace di trasformare la natura in un racconto di nuove energie e silenziosa meraviglia. È proprio a questo periodo vibrante di colori che Van Cleef & Arpels ha dedicato nel 2021 la collezione di gioielleria Lucky Spring, che quest’anno si amplia con nuovi pezzi tra cui l’orologio Lady Lucky Spring Butterfly. Un esemplare che è come un dialogo sottile tra materia e immaginazione, tecnica e poesia, alta gioielleria e alta orologeria. È qui che l’intera colleziofinisce la propria identità. Come in un giardino appena sbocciato, coccinelle, fiori di pruno e boccioli di mughetto si intrecciano in composizioni delicate – mentre l’arrivo della farfalla, autentico emblema della Maison, introduce un movimento quasi impercettibile ma vitale.

    La farfalla: un simbolo di Van Cleef & Arpels

    La farfalla, emblema di leggerezza e trasformazione, attraversa la storia di Van Cleef & Arpels dalla fondazione – è proprio del 1906 la prima creazione a tema – ed è rimasta onnipresente nelle collezioni della Maison. Dalle spille Papillon degli anni Quaranta ai sautoir degli anni Sessanta, fino ai quadranti degli orologi degli ultimi vent’anni, la farfalla incarna l’idea di natura lussureggiante, di esuberanza gioiosa. Perfetta espressione della libertà creativa, diventa lo specchio di una femminilità mutevole ed eterea.

    Realistica o stilizzata, arricchita di gemme preziose o di pietre dure dai colori sgargianti, anche a contrasto, per decenni la farfalla è stata il motivo prediletto per le commissioni private, permettendo alla Maison di sperimentare volumi inediti e tecniche d’incassatura sempre più complesse. Come il Serti Mystérieux, l’incastonatura invisibile brevettata nel 1933, che conferisce alle ali riflessi cangianti, effetto seta. Oggi, nella collezione Lucky Spring, la farfalla entra a far parte di un più vasto ecosistema di simboli portafortuna.

    Lady Lucky Spring Butterfly: il tempo diventa racconto

    Il cuore della collezione è l’orologio Lady Lucky Spring Butterfly, dove il tempo si trasforma in narrazione e il racconto prende forma. La cassa da 33 mm in oro giallo racchiude un frame naturalistico composto da tre fiori di pruno in madreperla bianca su più livelli, che creano un rilievo non solo tridimensionale ma realmente scultoreo. Rami in oro lucido e foglie finemente martellate catturano la luce, mentre lo sfondo in madreperla guilloché blu intenso amplifica la profondità visiva.

    A ore 10 circa, un bocciolo di mughetto, contornato da un sottile bordo perlato, rivela un disco di madreperla bianca che riporta l’indicazione delle ore. Nella parte destra del quadrante, invece, i minuti sono indicati da una farfalla smaltata nei toni del blu, che avanza lentamente con le ali spiegate, come sospinta da una brezza invisibile, fino a incontrare un’altra farfalla identica ma con le ali socchiuse. Una volta raggiunta la sua partner, allo scoccare dell’ora, la farfalla torna rapida al punto di partenza, per poi ricominciare il suo percorso.

    Complicazioni e Métiers d’Art

    Il Lady Lucky Spring Butterfly è dunque un esemplare riconducibile alle celebri Complications Poétiques®, esclusiva creazione di Van Cleef & Arpels, in cui il tempo non solo si legge ma si ammira. Animato da un movimento meccanico a carica automatica arricchito da un modulo della complicazione, l’orologio fornisce infatti l’indicazione saltante delle ore nella finestrella a mughetto, mentre lo scorrere dei minuti è riportato appunto per mezzo dell’indice retrogrado a forma di farfalla. Un moto ipnotico che trasforma la misurazione del tempo in una poetica coreografia.

    Alla complessità meccanica fanno da contraltare i mestieri d’arte concentrati sul quadrante: incisione, micro-scultura, intarsio di madreperla, pittura in miniatura – oltre a guillochage, smaltatura e incastonatura… I diamanti taglio rotondo (326 pietre, per un totale di ben 4.65 carati) illuminano infatti l’intera cassa, indici e corona compresi, restituendo una luce delicata, come il primo sole di primavera. Anche il fondello racconta una storia: inciso con motivi vegetali nella parte in oro e decorato con fiori in smalto sul vetro zaffiro, lascia intravvedere la massa oscillante guilloché, a sua volta impreziosita da una farfalla dipinta con la tecnica della miniatura.

    Ancora qualche informazione sul Lady Lucky Spring Butterfly

    Per concludere va detto che il Lady Lucky Spring Butterfly si allaccia al polso con un cinturino blu, in pelle di alligatore lucida dalle grandi scaglie quadrate, completato da una fibbia ad ardiglione e dotato di un sistema di intercambiabilità che ne permette la rapida sostituzione. L’orologio, con questo allestimento, ha un prezzo al pubblico di 104mila euro. Ma esiste anche in una versione di alta gioielleria, con il bracciale in oro giallo interamente tempestato di diamanti. Comunque sia, è importante sottolineare che ogni esemplare è assemblato negli Atelier di Orologeria di Van Cleef & Arpels a Ginevra, dove prende forma una doppia eccellenza, meccanica e artistica. Perché il Lady Lucky Spring Butterfly, in fondo, è proprio questo: una perfetta sintesi del savoir-faire della Casa.


  • Awake, Lilian Thibault e i quadranti Métiers d’Art

    Awake, Lilian Thibault e i quadranti Métiers d’Art

    Nel panorama dell’orologeria indipendente, dove spesso la differenza si gioca sull’originalità meccanica e di design, Lilian Thibault ha scelto di partire da un’altra domanda: che cosa racconta davvero un quadrante? È da questa intuizione che nasce Awake − marchio fondato a Parigi nel 2019, ma con la produzione dislocata a La Chaux-de-Fonds −, cresciuto rapidamente fino a ritagliarsi uno spazio riconoscibile tra i microbrand più interessanti della nuova generazione.

    La filosofia di Awake

    Thibault non proviene dalla classica dinastia orologiera né da una grande manifattura svizzera. Il suo percorso è quello di un imprenditore e collezionista che ha guardato all’orologio come oggetto culturale prima ancora che tecnico. Dopo un esordio segnato da una forte attenzione ai materiali innovativi e alla sostenibilità, Awake ha compiuto una scelta netta: concentrare risorse, ricerca e investimenti sui Métiers d’Art, trasformando il quadrante nel vero centro gravitazionale del progetto.

    Una decisione non scontata per un brand indipendente, perché significa affidarsi a lavorazioni lente, complesse, spesso realizzate a mano e quindi difficilmente realizzabili. Ma è proprio in questa tensione tra visione creativa e sostenibilità imprenditoriale che si definisce il carattere di Awake. Da qui scaturiscono orologi in cui texture, profondità e riflessi non sono semplici effetti estetici, ma la manifestazione visibile di competenze artigiane che rischiano di scomparire. Vedere per credere la collezione Son Mài, i cui quadranti sono realizzati a mano con antiche tecniche di laccatura vietnamita, che richiedono anche 10-15 ore di lavoro per ogni singolo pezzo.

    Oggi Thibault guida Awake con un’idea chiara: costruire un linguaggio riconoscibile, in cui tecnica svizzera, sensibilità francese e cultura decorativa “universale” dialogano senza compromessi. Non per inseguire la complicazione meccanica, ma per dare valore a ciò che l’occhio incontra per primo − e che troppo spesso viene dato per scontato. Tutto questo si concretizza in una politica di prezzi assolutamente accessibili al pubblico più vasto, quasi a ribadire che la cultura orologiera deve essere patrimonio di tutti.

    Quattro chiacchiere con Lilian Thibault

    Qual è la storia di Awake e perché la scelta di puntare su quadranti speciali realizzati a mano?
    La missione di Awake è racchiusa nel suo nome. Vogliamo risvegliare la consapevolezza del patrimonio dell’umanità − quell’eredità che condividiamo tutti. È ciò che ammiriamo, ciò che cerchiamo di preservare e ciò che desideriamo trasmettere. In ciascuno dei nostri orologi, tecniche secolari vengono eseguite da artigiani di grande talento. Preservare e tramandare questi Métiers d’Art è per noi fondamentale, in un mondo in cui la maggior parte di ciò che ci circonda è diventato digitale, prodotto in serie e spesso usa e getta. In questo modo risvegliamo l’artigianalità − portando alla luce la manualità e la storia che si celano dietro mestieri rari, e mettendo in dialogo secoli di savoir-faire con la cultura contemporanea, affinché questa eredità continui a ispirare.

    Può riassumere la filosofia di Awake in tre parole?
    La cultura ci ispira. La creatività ci entusiasma. L’artigianalità definisce il modo in cui realizziamo la nostra visione.

    Quali sono i vantaggi di un marchio indipendente come Awake?
    Senza dubbio siamo guidati dalla passione e non poniamo limiti a quanto possiamo spingerci in termini di creatività e innovazione. Le nostre dimensioni e la nostra struttura ci rendono estremamente agili, permettendoci di muoverci rapidamente e prendere decisioni coraggiose. Le difficoltà non derivano dall’essere indipendenti, ma dal nostro desiderio costante di sorprendere e di offrire sempre di più. A un certo punto, questa mentalità diventa una corsa senza fine − ma è anche ciò che ci tiene vivi.

    Com’è andato il 2025 e quali sono i progetti per il futuro?
    Alla fine del 2024 abbiamo compiuto un importante cambio di direzione, decidendo di concentrarci esclusivamente sui Métiers d’Art. È stata una scelta rischiosa, dettata dal desiderio di abbracciare pienamente ciò che ci ispira davvero e che ci permette di esprimere la nostra unicità. Il 2025 è stato l’anno più strategico dalla nascita di Awake. Una scommessa importante, arrivata dopo tre anni di lavoro intenso, investimenti significativi e sviluppo approfondito.

    Alla fine, il 2025 si è rivelato il nostro anno di maggior successo. Non ci siamo mai sentiti così sostenuti e incoraggiati dai clienti, dai media e dall’industria − anche grazie a due importanti riconoscimenti ottenuti per Frosted Leaf. Guardando al futuro, la nostra missione è chiara: approfondire ulteriormente la nostra competenza nei mestieri rari, superare nuovi confini artistici ed elevare sempre di più la dimensione emozionale dei nostri orologi.

    Avete concentrato il 100% dell’attenzione sul quadrante con risultati notevoli. Avete in programma di introdurre qualche piccola complicazione?
    Abbiamo molti progetti in cantiere per i prossimi tre anni. Sul fronte del design, delle specifiche tecniche, di nuove tecniche artigianali capaci di incantare − e forse anche con sviluppi interessanti sul versante del movimento − siamo in continua esplorazione. Non posso dire molto di più, perché si tratta di progetti riservati. Ma, da veri amanti dell’orologeria, siamo guidati dalla curiosità: amiamo esplorare nuove idee e migliorare costantemente ciò di cui siamo già orgogliosi.

    Il suo sogno per Awake?
    Il riconoscimento dell’industria è sempre un grande traguardo, ma ciò che mi motiva davvero è il riconoscimento dei collezionisti. Lavoriamo instancabilmente ogni giorno per offrire emozioni inedite e un valore autentico. Il Dna artistico e creativo di Awake è ciò che amiamo di più − ed è ciò che realmente ci distingue. Il mio sogno diventerà realtà quando ogni appassionato di orologi comprenderà ciò che rappresentiamo.

    Ha collaborato Oriano Lanfranconi

  • J12 “Dripping Art”: il cofanetto Chanel fra make-up e mestieri rari

    J12 “Dripping Art”: il cofanetto Chanel fra make-up e mestieri rari

    Quella dell’anno scorso si chiamava Couture O’Clock. La precedente, Chanel Interstellar. Invece la capsule collection presentata in questi giorni a Watches and Wonders Geneva dalla Casa della Doppia C s’intitola Blush. Un nome sintetico ma rivelatore, perché rimanda immediatamente al mondo del beauty. Per i meno esperti di trucchi e belletti, il blush – detto fard, in passato – è il cosmetico che si applica su gote e zigomi per avere un aspetto sano e radioso (bonne mine, lo definiscono). Lanciata ora in anteprima, la Collection Capsule Horlogerie Chanel Blush uscirà in settembre e sarà composta da tanti esemplari delle diverse linee di orologi Chanel. Qui mi concentro su un modello solo, il J12: o meglio cinque J12, tante sono le referenze racchiuse nel cofanetto J12 “Dripping Art“. Un box a sua volta replicato in cinque pezzi, che – c’è da scommetterci – i collezionisti si aggiudicheranno in tempi record.

    La Bellezza secondo Chanel

    A quanti non colgono il nesso fra l’orologeria, la beauté, l’arte e Chanel, cerco di chiarire le idee. Mademoiselle Coco è stata un’antesignana del concetto di lifestyle applicato alla moda. Già negli anni Venti esordisce con le linee di accessori Chanel, cui dedica una boutique nel ’29. Nel 1932 crea la prima collezione di alta gioielleria, nel ’34 inaugura l’atelier dei bijoux… E in parallelo estende l’attività anche nella sfera della cosmesi.

    Nel 1921 lancia il mitico N° 5, una fragranza rivoluzionaria sviluppata con Ernst Beaux e composta da 83 componenti, tuttora il profumo più famoso al mondo. Seguito, negli anni successivi, da altre essenze: Gardenia, Bois des Iles, Cuir de Russie… Intanto, nel 1924, istituisce la Societé des Parfums Chanel per mettere in commercio non solo i profumi, ma anche i prodotti di bellezza, che esprimono la sua personale concezione di cura del viso e del maquillage.

    In primis il rossetto, prodotto nello stabilimento di Pantin. (“Se siete tristi, se avete un problema d’amore, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e andate all’attacco…”: è una sua celebre esortazione rivolta alle donne). Lei stessa se ne faceva preparare uno per uso personale, color vermiglio intenso (si dice che, dopo averlo messo sulle labbra, lo tamponasse con un velo di cipria per conferirgli maggiore tenacia).

    Ma la società riguarda anche tutti gli altri elementi del trucco, che Mademoiselle tratta alla stregua dei complementi di moda, in ogni aspetto. Così, nel ’34, inventa un ombretto color oro. E l’anno dopo adotta la bachelite – usata all’epoca per fabbricare i cruscotti delle automobili – per le confezioni dei cosmetici, piccoli astucci neri che evocano lusso ed esclusività. Dai quali deriva il packaging di oggi: più che scatoline, scrigni in miniatura, laccati neri e personalizzati dalla doppia C intrecciata, al centro di un vero e proprio feticismo.

    La capsule collection Blush

    Ancora ai nostri giorni, profumi, skincare e make-up sono categorie fondamentali nel patrimonio culturale e nell’economia della Maison. Formano un universo complesso e affascinante, in cui l’alta tecnologia s’incontra con la ricerca scientifica, per mettere a punto texture ed emulsioni innovative, mix di oli, cere e principi attivi, pigmenti policromi rivoluzionari, balsami pastosi e idratanti, polveri illuminanti o metallizzate…

    Così, palette di rosa, di rossi, toni neutri e colori della terra, sfumature dall’indaco all’azzurro ghiaccio, tinte cangianti e sfaccettate (anche derivate dalle cartelle tessuti della Couture) danno vita a infinite collezioni per gli occhi, le labbra, le mani, la pelle… Un po’ giochi, un po’ coccole per le donne che li usano, gli oggetti beauty di Chanel sono invece diventati per Arnaud Chastaingt, Direttore dello Studio de Création Horlogerie, una fonte di ispirazione per la capsule collection Blush.

    Ma il Creativo della Maison non si è limitato a riprendere i componenti del trucco – la cipria, il rossetto l’ombretto… – per riproporli sui quadranti. Li ha invece trasformati. Talvolta ne ha ricavato semplici suggestioni cromatiche, altre autentiche trasposizioni artistiche. Fantasiose metamorfosi in cui il materiale originario si trasfigura in forme, tecniche e correnti ripescate dalla storia dell’arte, subito riconoscibili da parte di chi ha abbastanza cultura personale da coglierne i riferimenti.

    Lo dichiara lui stesso nel comunicato ufficiale: «In orologeria, queste tavolozze, matite, pennelli, pigmenti e texture mi hanno portato a fare collegamenti con movimenti artistici come la Dripping Art e la Pop Art. Perché non “truccare” il tempo per renderlo più bello? Così, ho operato questa mise en beauté su tutta la collezione».

    ll coffret J12 “Dripping Art”

    Nel caso del coffret J12 “Dripping Art”, l’idea deriva dallo smalto per unghie – che nella realtà si chiama Le Vernis de Chanel. Fatto con una formula ad alta concentrazione di pigmenti arricchita con eco-ceramidi di camelia (un ingrediente di origine naturale, sviluppato in esclusiva), lo smalto crea sulle unghie un film sottile e resistente, perfettamente coprente e uniforme, dall’effetto lacca ultra-brillante. Ed è naturalmente declinato in tantissimi colori vibranti.

    Chastaingt ha scelto cinque nuance di rosa/rosso (dal nudo al mattone) per simularne l’applicazione su lunetta e quadrante del J12. Ma non ha steso il colore in maniera ordinata e precisa, con pennellate regolari e omogenee. Piuttosto ha seguito la tecnica dell’Action Painting americano, il dripping appunto, in cui la vernice è fatta sgocciolare dall’alto o lanciata sulle superfici con pennelli, bastoni o semplicemente con le dita.

    Un po’ come Pollock, de Kooning o, più tardi, Rothko e gli altri pittori dell’espressionismo astratto, Chastaingt sembra aver messo in fila, allineati per bene uno accanto all’altro, gli esemplari del J12 per dipingerli con tratti continui, casuali, gocce e sovrapposizioni cromatiche. Ha raggiunto quindi un risultato finale di massima libertà espressiva, che trasmette quel senso di movimento, di spontaneità e imprevedibilità, tipici dell’arte contemporanea.

    Solo che nel coffret J12 “Dripping Art” non c’è alcuna tela. Ci sono invece cinque esemplari in ceramica nera ad alta resistenza – prodotta “in casa” nella Manifattura di La Chaux-de-Fonds -, impreziositi con smalti policromi. Ma mettere a punto un processo efficace di decorazione della ceramica con la tecnica dello smalto Grand Feu non è stato affatto facile. I tecnici della Maison hanno impiegato più di 200 ore di ricerca per fondere i materiali e hanno dovuto realizzare un centinaio di prove colore per ottenere le tonalità desiderate. Ma alla fine ci sono riusciti.

    Le caratteristiche del J12 “Dripping Art”

    Il risultato è sotto gli occhi di tutti e non c’è bisogno di essere critici d’arte per valutarlo. Io mi limito ancora a raccontare in breve le caratteristiche principali degli orologi. Che sono quelle ben note dei J12 già in collezione: come i 38 mm di diametro della cassa, il quadrante e l’inserto della lunetta in ceramica, come il bracciale leggermente rastremato, a tre file, chiuso dalla tripla fibbia déployante – ormai un “classico” della collezione.

    Quanto alla meccanica, il J12 “Dripping Art” monta il consueto Calibre 12.1: il movimento a carica automatica sviluppato in collaborazione con Kenissi. Che si può definire in-house perché Chanel possiede una quota di partecipazione della società di Le Locle. Il Giornale degli Orologi se n’è occupato a tempo debito, quindi non entro nei dettagli. Mi limito a scrivere che si tratta di un movimento di moderna concezione, capace di rispondere alle esigenze del pubblico attuale, dalle prestazioni cronometriche attestate dal Cosc.

    L’esclusività del cofanetto J12 “Dripping Art”, implicita nella tiratura estremamente limitata, trova conferma anche nel prezzo: 300mila euro. Solo per pochi, in tutti i sensi.

  • Alto Artigianato 2024: a Ginevra, le meraviglie di Patek Philippe

    Alto Artigianato 2024: a Ginevra, le meraviglie di Patek Philippe

    Si sta per chiudere il sipario su Watches and Wonders e già vi mancano le meraviglie orologiere? Se siete ancora a Ginevra, potete andare a rifarvi gli occhi ai Salons Patek Philippe in rue du Rhône 41, dove la Manifattura ha organizzato anche quest’anno l’ormai tradizionale mostra di esemplari d’arte. S’intitola Alto Artigianato 2024 e riunisce 82 pezzi – fra orologi da polso, da tasca e da tavolo, come le celebri pendulette Dôme – realizzati appunto con i mestieri rari. Si tratta della più grande collezione mai esposta dalla Maison, che così dimostra come perpetuare i savoir-faire non sia solo un mezzo per salvaguardare la tradizione dell’orologeria ma anche per rinnovarla.

    L’Alto Artigianato di Patek Philippe

    Fin da quando è stata fondata, nel 1839, Patek Philippe infatti coltiva nei propri laboratori le tipiche attività artigianali di decorazione, presenti nella città sul Lemano già nel XVII secolo e tramandate attraverso generazioni di orologiai. Con la famiglia Stern, che tiene le redini della Maison dal 1932, il patrimonio di conoscenze dei maestri smaltatori, incisori o incastonatori è stato definitivamente messo in salvo, oltre che dirottato verso un continuo progresso. E, soprattutto negli ultimi decenni, affiancato dall’adozione di nuove tecniche, magari mutuate da altri settori e anche applicate in forme miste, così da ottenere effetti sempre più realistici. Per non dire straordinari.

    Mi spiego meglio. Da un lato ci sono i consueti (famosi, ma non per questo meno rari) métiers d’art: come i tanti tipi di smalto – Grand Feu cloisonné, champlevé, flinqué, traslucido, grisaglia, paillonné, pittura miniata –, accanto all’incisione a bulino, al guillochage e ai diversi tipi di incastonatura, a griffe, a binario, serti neige… talvolta spinti al limite del possibile. Dall’altro metodi di lavorazione innovativi per l’orologeria, come lo smalto Longwy su porcellana, il blanc de Limoges, i micro-intarsi di legno o di madreperla. Il tutto adottato di volta in volta singolarmente (mi verrebbe da dire “in purezza”) o attraverso l’uso calibrato di diverse tecniche nello stesso pezzo, associate in libertà, con vere e proprie ricerche e sperimentazioni.

    Lo scibile in mostra

    Lo si vede bene negli esemplari esposti nella mostra Alto Artigianato 2024. Nei quali il virtuosismo tecnico è sempre assoggettato a un’incredibile creatività, che prende spunto da innumerevoli fonti di ispirazione per ricomporre l’intero mondo in miniatura. Una serie di orologi, per esempio, celebra la bellezza della Natura, intesa in tutte le sue manifestazioni, dalla flora alla fauna fino ai paesaggi: ecco allora le garzette, le carpe e le ninfee, i rami di biancospino, l’orso che cattura un salmone, o ancora le mante e i pesci dell’oceano, la rigogliosa vegetazione della giungla.

    Ci sono poi immagini di una Natura educata dall’Uomo: i giardini zen giapponesi e quelli di Versailles, la primavera in Olanda, la rada di Ginevra delle vecchie cartoline color seppia… E le vedute dei panorami ripresi dagli artisti del passato: il Ponte di Rialto del Canaletto, il lago di Thun del bernese Ferdinand Hodler. Sempre in tema di grandi pittori, ecco Le Muse di Alfons Mucha, L’albero della vita di Klimt e Le ninfee di Monet. Ma c’è spazio anche per gli sport, dal surf praticato alle Hawaii ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, le passioni come la musica e il biliardo, oppure il “sogno americano” illustrato dai treni e dalle potenti auto degli anni Sessanta.

    Innumerevoli i soggetti, dai mandala ai motivi hawaiani, dal francobollo rotondo neozelandese alle toiles de Jouy francesi. Impossibile citarli tutti. E poi, ancora, ci si sposta in cielo: una selezione di modelli raffigura perfino le costellazioni dei segni zodiacali, tratte da antiche incisioni. Sì, perché ciascun quadrante, ciascun orologio racconta una storia e meriterebbe un approfondimento, sia per il tema raffigurato, sia per le tecniche utilizzate. Propongo qualche “assaggio” nella gallery in alto, ma è ben poca cosa rispetto a quello che si trova nelle vetrine di Alto Artigianato 2024.

    Alto Artigianato 2024: informazioni pratiche

    All’interno delle tre sale dei Salons Patek Philippe, oltretutto, è possibile anche ammirare gli artigiani all’opera. Se sarete fortunati, potrete assistere personalmente al lavoro di un maître émailleur o di un maître graveur mentre realizzano le loro opere (con l’ausilio di un microscopio) sotto i vostri occhi. Male vi vada, potrete sempre seguire la realizzazione di un orologio nei video proiettati in loop sulle pareti e vedere gli strumenti del mestiere esposti nelle teche o posati sui banchi da lavoro.

    Tutto questo, sia chiaro, è gratuito. L’importante è registrarsi online sul sito ufficiale per programmare la visita. A proposito, la mostra Alto Artigianato 2024 è aperta al pubblico fino al 27 aprile tutti i giorni, dalle 11 alle 18 (ultimo ingresso alle 17), domenica esclusa. Dopo di che, dal 7 al 16 giugno prossimi, si sposterà a Londra, nei Salons Patek Philippe di Bond Street recentemente restaurati. Sono le uniche due occasioni per vedere l’intera produzione di Alto Artigianato 2024 della Manifattura riunita sotto lo stesso tetto. Poi sarà dispersa nelle dimore dei più facoltosi collezionisti in giro per il mondo… e ciao.

  • Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, il puntaspilli di Chanel

    Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, il puntaspilli di Chanel

    Durante la settimana dell’Haute Couture parigina, a fine gennaio, Chanel ha presentato la nuova collezione Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles. Una capsule collection – come si dice nel mondo della moda – formata da 5 orologi, ciascuno in edizione limitata di 20 esemplari, inedita sintesi di estro creativo e mestieri d’arte. Che rende omaggio ancora una volta alla fondatrice della Maison e al suo lavoro

    L’ho già scritto più volte, ma il discorso resta valido. “Mademoiselle Privé” è quanto si legge su un cartello appeso alla porta dello studio parigino di rue Cambon 31, dove Coco Chanel trascorreva le giornate di lavoro. Quattro locali al secondo piano sopra la boutique oggi diventati un contenitore di ricordi, di oggetti stratificati e ormai cristallizzati nel tempo – quasi aspettassero il ritorno della loro proprietaria. Ma Mademoiselle Privé è anche il nome della famiglia di orologi incentrata proprio sulla figura di Gabrielle Chanel.

    Lanciata nel 2012, la collezione da allora si è focalizzata su vari aspetti della sua persona – interessi, manie, oggetti cari -, ma anche del suo mestiere: quello di designer, sarta, imprenditrice allo stesso tempo… Del resto è impossibile scindere ciò che era Coco Chanel da ciò che faceva. Per lei il lavoro era più di una passione, era un motivo di vita, soprattutto negli ultimi anni. Ed è in questo contesto che vanno visti i nuovi Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, sviluppati dall’inventiva di Arnaud Chastaingt e ispirati a uno strumento d’uso comune in sartoria: il puntaspilli.

    Il mestiere della sarta

    Già in passato, del resto, il Direttore creativo dell’orologeria Chanel ha preso spunto dalla vita professionale della grande couturière per realizzare esemplari inconfondibili. Basti pensare ai Mademoiselle Privé Bouton: che non solo esaltano un dettaglio principe nella confezione dei capi – il bottone – ma lo accostano ai materiali tipici delle sue creazioni, come il tweed o la pelle matelassé. E lo stesso succede nei Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, che nobilitano un attrezzo umile come il puntaspilli – quel cuscinetto tondo di stoffa che di solito le sarte indossano al polso per praticità –, e lo associano ad altri elementi specifici della moda Chanel. Il risultato? Cinque orologi in grado di evocare le atmosfere d’atelier con una capacità di suggestione impressionante. Soprattutto se guardati tutti insieme, affiancati l’uno all’altro.

    Ve lo confesso. La prima volta che ho visto l’intera collezione dei Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles (dallo schermo del computer, oltretutto), mi sono subito venute in mente alcune immagini. I ritratti in bianco e nero (molto famosi, a dir la verità) che il grande fotografo di moda Douglas Kirkland scattò a Mademoiselle, nei primi anni Sessanta. Lei, ormai agée eppure infaticabile, vestita con il più classico tailleur, la paglietta in testa, le perle al collo e l’immancabile sigaretta in bocca, mentre prepara infiniti fitting prima di una sfilata. Qui sistema un girospalla, lì rifà la cucitura di una manica, ora è in piedi accanto a una mannequin esausta, ora seduta su una sedia a controllare un orlo, sempre insoddisfatta finché il risultato non rasenta la perfezione.

    “Le mani come artigli… Le lunghe forbici portate alla cintura come una spada o appese al collo con un nastro… (Quasi fossero l’insegna) di qualche misterioso ordine di cavalierato”. Non sono parole mie: le scrive Edmond Charles-Roux proprio a corredo delle foto di Kirkland nel bel libro The World of Coco Chanel. Friends, fashion, fame, pubblicato da Thames & Hudson parecchi anni fa. Cui vi rimando per saperne di più. Del resto è vero: lei che aveva imparato a cucire dalle suore, da bambina in orfanatrofio, era riuscita a raggiungere le vette dell’Haute Couture. Un patrimonio di conoscenze e savoir-faire teso a creare abiti esclusivi, su misura, con tessuti preziosi. Un impegno di giornate, settimane, mesi di lavoro, in quella forma nobile di artigianato che è forse l’unica ad avvicinare la moda all’arte.    

    I Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles

    Ma sto divagando. Torno quindi sulla collezione Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, che merita finalmente di essere descritta. Cinque esemplari, dicevo, la cui cassa è fatta proprio come un puntaspilli: in oro giallo, misura 55 mm di diametro per 16,65 mm di spessore. Fuori dall’ordinario, oltre che per le dimensioni XL, soprattutto per il vetro zaffiro più che bombato: a parabola. Una cupola dalle geometrie diverse da qualsiasi altra già vista in orologeria (penso per esempio ai Bubble di Corum o al Klepcys Tourbillon Vertical di Cyrus), la cui convessità è ulteriormente accentuata, in senso estetico, dalla carrure sottile, profilata da due file di diamanti. La superficie curva, ovviamente rivestita da un doppio trattamento antiriflesso, interno ed esterno, non solo protegge il quadrante sottostante ma sembra amplificarne i particolari come una lente d’ingrandimento.

    Già, il quadrante, o meglio i quadranti. Ognuno diverso dall’altro, ma tutti eseguiti con maestria dagli artigiani di Les Cadraniers de Genève, azienda specializzata che fa capo a François-Paul Journe. La loro bravura nel manipolare i materiali, nel trasformarli in altro con il ricorso a diversi mestieri d’arte, diventa quasi lo specchio delle abilità delle petites mains, le sarte e le ricamatrici che lavorano in un laboratorio di Alta Moda. Davvero impressionante è poi il modo in cui sono raffigurati i diversi soggetti, la fedele riproduzione di ciascuno, la resa minuziosa dei dettagli. Anche in questo caso, lunghe, arcane e complesse fasi di lavorazione, tese a realizzare realistiche miniature. Con la stessa pazienza certosina degli amanuensi chini sulle pergamene in un antico scriptorium.

    Lo stile Chanel in miniatura

    Ma gli orologi spiegano più di tante parole. Ecco per esempio il Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles Décor Tweed, che riproduce una little black jacket – la tipica giacca Chanel – in fase di lavorazione, con i vari pezzi ancora scuciti tra loro. Come se il sarto addetto ad assemblarla l’avesse lasciata momentaneamente sul tavolo di lavoro, mezza imbastita e appoggiata lì insieme agli strumenti che stava utilizzando: le forbici, il metro, il ditale, un paio di bottoni – quelli più caratteristici, con la perla mabé – da attaccare. Tutto è perfettamente ricostruito fin nei minimi particolari: i lunghi tratti delle imbastiture, le passamanerie sui bordi (qui interpretate dai diamanti)… Perfino, attorno al réhaut, la catena utilizzata all’interno della fodera per garantire alla giacca un perfetto aplomb. Da notare le lancette a forma di ago, ricorrenti anche negli altri esemplari. Che puntaspilli sarebbe altrimenti?

    Invece il Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles Décor Matelassé raffigura diverse 2.55 accostate alla rinfusa. Anche qui la borsa più emblematica di Chanel, creata da Mademoiselle Coco nel febbraio del 1955 con la tracolla per lasciar libere le mani delle donne, è ritratta con dovizia di particolari: la pelle trapuntata, la catena dorata con appeso un ciondolo portafortuna, la fibbia sul battente (qui realizzata con un diamante baguette)… Notevole per il materiale di base: madreperla incisa e tinta di nero. Mentre il Décor Perles è dedicato ai gioielli della Maison, in assoluto gli accessori preferiti da Mademoiselle: ecco allora la lunga collana in oro con perle e diamanti, le catene intrecciate con strisce di pelle (come quelle delle borse) e decorate da fiocchi, le broche dal motivo “bizantino” che tanto ricordano i bracciali disegnati per lei da Fulco di Verdura…

    Altrettanto emblematici dell’immaginario Chanel i rimanenti modelli. Il Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles Décor Dentelle riprende il motivo della camelia, fiore prediletto dalla grande couturière, onnipresente nelle creazioni della Casa della doppia C. Ma lo ripropone in chiave sartoriale, come fosse un pizzo, simile a quelli di tanti abiti, soprattutto degli anni Venti. E lo ricrea attraverso lunghi processi di fabbricazione che prevedono lo smalto Grand Feu e la tecnica della décalque. Infine il Décor Broderie, ispirato al ricamo, all’applicazione di miriadi di perline di vetro o paillettes con microscopici punti nei laboratori di Lesage. Qui riprodotto con un preziosissimo pavé di diamanti taglio brillante incastonato a neve, che riveste interamente il quadrante. Forse il meno Chanel fra i cinque esemplari, ma sicuramente il più prezioso.

    Info

    A questo punto mancano solo due informazioni “di servizio”. Prima di tutto la disponibilità: i Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles sono già in vendita con un prezzo che va dai 175mila ai 250mila euro. Poi una nota tecnica: tutti gli esemplari sono animati da un movimento al quarzo, rigorosamente Swiss made. Mi resta solo una domanda (retorica) da porre alla Maison: a quando una versione meccanica?