Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: Nomos Glashütte

  • Club Sport neomatik Worldtimer: Nomos e l’orologeria intelligente

    Club Sport neomatik Worldtimer: Nomos e l’orologeria intelligente

    «La creatività è l’intelligenza che si diverte». Prendo in prestito una frase attribuita ad Albert Einstein perché penso che sarebbe un pay-off perfetto per il Club Sport neomatik Worldtimer che Nomos Glashütte ha presentato all’ultimo salone di Watches and Wonders. E con questo confermo il debole che ho per il Marchio tedesco, che traspare in altri articoli che gli ho dedicato.

    Torno alla frase di apertura. Creatività, intelligenza, divertimento sono tre parole che si adattano bene alla filosofia di Nomos Glashütte e alle quali lascerò il compito di condurvi lungo le righe che leggerete sotto. Creatività, perché dal 2021 Nomos amplia costantemente la collezione Club Sport neomatik, a partire dalla prima referenza, il 42 mm Date. Da allora, ogni anno una nuova dimensione di cassa si è aggiunta alla linea più sportiva del Marchio.

    Ora è possibile scegliere tra il Nomos Club Sport neomatik in 34, 37, 39 e 42 mm e ciascun modello si distingue per il quadrante soleil in un colore specifico a seconda della dimensione. Finora, però, a parte il datario sulla versione da 42 mm, non erano disponibili complicazioni, per cui la linea era caratterizzata principalmente da orologi solo tempo. Con il nuovo Nomos Club Sport neomatik Worldtimer si cambia decisamente marcia.

    Ore del mondo in salsa sassone

    Nomos Glashütte ha già in collezione un sofisticato ore del mondo dal 2011, lo Zürich World Time. Da allora, ha realizzato diverse versioni limitate di questo orologio che è diventato “un classico”, grazie all’estetica elegante e alla speciale complicazione, destinato a un certo tipo di appassionato. Ora, dopo 14 anni, era giunto il momento di offrire un’alternativa più sportiva: Nomos lo ha fatto con il Club Sport Neomatik Worldtimer. Ecco qui l’intelligenza.

    Perché affiancare a un modello dal successo consolidato, e associato a un profilo ben preciso di cliente (anche per via del prezzo, che lo pone ai vertici della scala di Nomos), un orologio di tutt’altro sapore e di target differente, significa voler rinsaldare una competenza tecnica e una posizione. Farlo con una complicazione che è la stessa solo come funzione, ma è del tutto nuova come ingegnerizzazione e come visualizzazione, è intelligenza applicata al marketing.

    I quadranti del Club Sport neomatik Worldtimer

    E il divertimento? Per trovarlo, basta dare un’occhiata alla scorpacciata di quadranti che Nomos Glashütte propone per il Club Sport neomatik Worldtimer. Ci sono una versione argento e una versione blu, entrambe con una finitura galvanizzata a raggiera che, nella referenza argentata, ha una placcatura rodiata. Sono i due quadranti delle referenze che potremmo chiamare della collezione corrente.

    Accanto a esse, però, il Marchio ne presenta altre sei. Per ciascuna di queste sei coloratissime versioni, che non hanno il quadrante soleil, saranno realizzati solo 175 esemplari. Ognuna è caratterizzata da un nome e da una colorazione distintivi. Canyon, Dune, Glacier, Jungle, Magma, Volcano richiamano paesaggi naturali cui si ispirano le cromie dei quadranti. Un sottile e divertente riferimento a un ipotetico viaggio alla scoperta della Terra, da un fuso orario all’altro, essenza di ogni orologio worldtimer.

    Con questo profluvio di colori sembra quasi di essere tornati a Watches and Wonders 2024, quando il marchio presentò 31 versioni del Tangente 38 Date. Proprio come allora, queste edizioni limitate del nuovo Club Sport neomatik Worldtimer sono affascinanti e si adattano bene al modo di fare specifico di Nomos. Che affianca alla meccanica, appunto, il divertimento. In un ambiente come l’orologeria, che spesso si prende troppo sul serio, sdrammatizzare è salutare.

    Club Sport neomatik Worldtimer: si può fare

    Come ho già fatto in altri articoli, riservo le didascalie per approfondire l’estetica e la meccanica del Club Sport neomatik Worldtimer. Qui mi limito a una considerazione finale che condivido con voi: non voglio convincervi della mia idea, ma usarla per stimolarvi a farvene una vostra. Ed è una considerazione sul prezzo. Meno di 4.000 euro – ne costa 3.940 – per un ore del mondo con questo livello di meccanica e di finiture è qualcosa che in giro non si trova (per restare in Nomos, lo Zürich ne costa quasi 1.000 in più). Stesso prezzo per le sei edizione limitate e per le due di collezione corrente: non torniamo forse al concetto di intelligenza?

    Provoco. A Watches and Wonders 2025 ho notato che la corsa di gran parte dei marchi a occupare fasce di prezzo sempre più elevate pare non fermarsi, nonostante gli indicatori del mercato non siano tutti così incoraggianti. Va bene la preziosità dei materiali, vanno bene i costi di ricerca e sviluppo, va bene che nel lusso – e quindi anche in orologeria -, una volta alzati i prezzi non si può tornare indietro. Con il Club Sport neomatik Worldtimer abbiamo un orologio davvero nuovo nell’estetica e nella meccanica: queste novità, per essere implementate, avranno pur comportato dei costi per l’azienda Nomos Glashütte. O no?

    Creare qualcosa di nuovo e di ben fatto posizionandolo a un prezzo ragionevole sembra dunque possibile. E credo non sia necessario essere pragmaticamente sassoni per riuscirci, tanto più che parliamo di una manifattura di medie dimensioni. Forse basta porsi realmente come obiettivo l’interesse di chi vorrebbe comprare certi orologi per vera passione, ma si sente frustrato nel vederli sempre più irraggiungibili. Intelligenza anche in questo caso? No, solo buon senso.

  • Club Campus: vitamina firmata Nomos Glashütte

    Club Campus: vitamina firmata Nomos Glashütte

    Non so come la pensiate voi, ma per quanto mi riguarda un orologio mi piace se lo trovo divertente. Forma, colore, complicazioni, poco importa, basta che abbia quel non so che fuori dalle righe che ti invogli a indossarlo con piacere ogni mattina. E il Club Campus di Nomos Glashütte è un orologio che quel non so che ce l’ha, eccome. Anche nelle versioni presentate di recente con quadranti blu notte e giallo Sole.

    Svelato per la prima volta nel 2007, il Club è l’orologio sportivo di Nomos Glashütte, estremamente versatile. Nel corso della sua breve storia ha visto numerose iterazioni in termini di dimensioni, movimento e colori, per non parlare delle edizioni limitate. Tutti i modelli Nomos sono dotati di un calibro di manifattura ed è possibile scegliere tra orologi con calibro Alpha a carica manuale o con movimento automatico Neomatik.

    Nomos Glashütte e la creatività al potere 

    Detto questo, il fatto che il Club Campus mi faccia divertire non è solo apprezzamento estetico. Deriva anche dal fatto che ho toccato con mano la filosofia produttiva dalla quale nasce. E mi ha affascinato. Oltre sei anni fa, infatti, ho visitato la Manifattura di Nomos Glashütte, una realtà con il cuore del design a Berlino, nel Berlinerblau Studio, e la parte di produzione e amministrazione a Glashütte. Una Manifattura in cui l’intero processo produttivo, dal disegno al prodotto finito, è interno e rigoroso.

    «Nella creazione di un esemplare partiamo da un calibro esistente o dall’idea di svilupparne uno nuovo», mi raccontò Thomas Höhnel, Senior Product Designer di Nomos Glashütte. «Sulla base del calibro sviluppiamo un design, inizia un processo creativo cui partecipano diverse persone, da cui nascono il quadrante e l’aspetto globale dell’orologio». 

    Si vedeva all’interno dell’open space di Berlinerblau: Pantoni, mood boards, schizzi appesi alle pareti, creatività anche solo per cambiare un font o il disegno di una lancetta. «Il nostro è un design purista e funzionale, ma con un aspetto ironico che sdrammatizza la realtà», disse Höhnel. «I ragazzi che lavorano nello Studio hanno una formazione nell’ambito del design industriale e di prodotto, e molti di loro vengono da esperienze diverse da quella dell’orologeria. Il che ci consente di restare liberi e di guardare all’orologio con un occhio vergine».

    Nelle parole di Höhnel quando cita l’«aspetto ironico che sdrammatizza la realtà» trovo il quid che mi fa piacere il Club Campus. Ma non solo. Nonostante sia un’azienda relativamente piccola, Nomos Glashütte ha un approccio puro al prodotto per garantire un focus sull’orologio. Per sviluppare il proprio scappamento proprietario, lo Swing-System, ha investito oltre 11 milioni di euro e sette anni di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’università di Dresda. Per me un valore aggiunto.

    Colore e prezzo: la forza del Club Campus

    Spero, con questi dettagli, di fare in modo che anche voi guardiate le due nuove versioni del Club Campus di Nomos Glashütte con occhi capaci di andare al di là dell’estetica. E che capiate come mai la collezione continua a essere, anno dopo anno, una delle proposte più convenienti in ambito orologiero. Un tre lancette senza fronzoli, sottile e a carica manuale, disponibile con cassa da 36 o da 38,5 millimetri, con contenuti tecnici di prim’ordine a un prezzo concorrenziale.

    Le versioni con la cassa più piccola costano infatti 1.300 euro con il fondello chiuso e 1.500 con il fondello in vetro zaffiro. Quelle con cassa da 38,5 mm arrivano rispettivamente a 1.400 e 1.600 euro. E i colori appena lanciati sono, nelle intenzioni del Brand, una sorta di omaggio al cielo e all’astronomia, poiché il blu è chiamato Night Sky e il giallo Starlight.

    Nomos Glashütte introduce annualmente nella collezione Club Campus delle nuove varianti di colore. Lo scorso anno è stata la volta delle versioni Nonstop Red ed Endless Blue, dalle cromie molto sature. Quest’anno il Night Sky è quasi un viola scuro, con gli indici luminescenti del quadrante cosiddetto “California” in una tonalità pesca e i numeri della minuteria esterna stampati in un viola leggero. Starlight è invece un giallo brillante, direi quasi limone, che richiama i mesi estivi caldi, con i numeri romani e arabi in arancione chiaro e i numeri della minuteria in viola. In entrambi i modelli, la firma della collezione Club Campus è rappresentata dalla lancetta dei piccoli secondi di colore arancione bello carico.

    Come nasce il calibro Alpha

    Entrambi i colori, come accennato, sono disponibili in due dimensioni di cassa, 36 e 38,5 mm. Come altri orologi di Nomos Glashütte, al polso sembrano più grandi di quanto le dimensioni indichino. Un effetto dovuto alle anse, che tendono a essere più lunghe rispetto a quelle di molti altri marchi. La disponibilità di due diametri consente però all’orologio di adattarsi a diverse dimensioni di polso. E questo è certamente intenzionale, dato che lo stile e il prezzo si rivolgono principalmente a un pubblico giovane.

    Gli orologi possono avere il fondello in vetro zaffiro per dare un’occhiata al calibro Alpha, prodotto in-house, montato all’interno. Sebbene sia più costoso delle versioni con fondello chiuso, personalmente opterei per lo zaffiro. In passato ho posseduto un Tangente con fondello trasparente e vi assicuro che vedere le finiture del movimento significa avere a che fare con qualcosa che raramente si vede in orologi di questa fascia prezzo.

    Per i dettagli tecnici del calibro Alpha vi rimando alle didascalie. Aggiungo una cosa che viene ancora dalla mia visita in Manifattura, per farvi capire quale sia la cura che sta dietro alla realizzazione dei movimenti. Le parti meccaniche nascono nella sede di Schlottwitz, a due passi da Glashütte, dove si trova l’officina meccanica del Marchio, che ospita i reparti torni, fresatura, Cnc, finissaggio. Locali moderni nei quali convivono macchinari tedeschi, giapponesi e svizzeri, e dove solo il rumore degli stessi ricorda al visitatore che si trova nel cuore della produzione.

    Le parti prodotte a Schlottwitz tornano a Glashütte, nel polo tecnico insediato in un antico edificio, la Chronometrie. Qui, le stanze, i laboratori, la concentrazione di chi vi lavora ricordano quelle dei “cugini” svizzeri di La Chaux-de-Fonds. Qui si concentrano le fasi di pre-assemblaggio del Nomos Swing System, di assemblaggio dei calibri e degli orologi.

    La liena strategica del Club Campus

    La famiglia dei Club Campus si distingue per i suoi frequenti e vivaci aggiornamenti cromatici e, a differenza di altre collezioni in cui nuove tonalità sostituiscono quelle precedenti, Nomos Glashütte mantiene la disponibilità dei colori precedenti accanto alle nuove versioni. Un altro aspetto dell’orologio che mi diverte molto. Questa strategia crea un’ampia gamma di opzioni disponibili attraverso il sito dell’azienda e i rivenditori autorizzati, dando ai clienti la libertà di scegliere tra i modelli attuali e quelli passati.

    Una strategia che guarda anche al potenziale acquirente che, come scritto, potrebbe essere un giovane che si sta diplomando o laureando. L’azienda, tra l’altro, offre gratuitamente la possibilità di incidere una dedica sul fondello chiuso, ideale per ricordare momenti speciali. Se si mettono insieme tutti questi elementi e il prezzo decisamente abbordabile, si può capire come mai un orologio con molta meno storia rispetto a quella di altri marchi di questo segmento continui a presidiare con forza la propria nicchia. Il fatto che Nomos Glashütte sia il più grande produttore di orologi meccanici della Germania per numero di pezzi realizzati, passa quasi in secondo piano.

  • Nomos Glashütte Tangente 38 e i colori del tempo

    Nomos Glashütte Tangente 38 e i colori del tempo

    «Prenditi il diritto di sorprenderti», scriveva il grande autore ceco Milan Kundera. Una frase che Nomos Glashütte potrebbe utilizzare per le novità presentate a Watches and Wonders Geneva. Proprio alle parole di Kundera ho pensato tirando le somme del Salone, perché gli orologi capaci di lasciarmi di stucco non sono stati tantissimi, a dire il vero. Però, sfogliando il catalogo mentale che mi sono fatto dopo cinque giorni passati a galoppare tra gli stand, il primo marchio che associo alla parola sorpresa è proprio quello sassone.

    La cosa curiosa è che Nomos Glashütte ha portato a Ginevra un solo modello, il suo best seller Tangente 38 con cassa in acciaio, ma lo ha declinato in un modo molto originale e, per quanto ne so, mai visto prima. Una scelta che potrebbe sembrare spiazzante a chi non conosce la storia del Marchio e la sua filosofia di prodotto, ma che è perfettamente in linea con tutto questo.

    Alle radici di Nomos Glashütte

    Ve lo spiego in poche parole, prima di arrivare al Tangente 38 presentato a Watches and Wonders Geneva. Fondata nel 1990, circa otto mesi prima di A. Lange & Söhne, da Roland Schwertner, uomo di finanza alieno al mondo delle lancette, Nomos Glashütte ha applicato la propria idea di design agli orologi fin dai primi modelli del 1992.

    È una realtà relativamente piccola, con un approccio industriale puro al prodotto che punta al reinvestimento degli utili in azienda per garantire un focus costante sull’orologio. Non è banale il fatto che il marchio sia tra i pochi ad aver sviluppato un proprio scappamento proprietario, lo Swing-System. Un progetto per il quale Nomos Glashütte ha investito oltre 11 milioni di euro e impiegato sette anni di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’università di Dresda.

    Qualche anno fa, ho avuto il privilegio (perché tale lo considero) di visitare la manifattura di Nomos Glashütte in Sassonia. O meglio, le manifatture. Perché la realtà industriale del marchio è policentrica, con un quartier generale a Glashütte, nell’edificio della vecchia stazione ferroviaria, e due siti produttivi. Uno poco lontano, a Schlottwitz, dove si fabbricano le parti meccaniche, che poi finiscono nell’altro sito di Glashütte, la Chronometrie, sul fianco occidentale della valle. Qui si concentrano le fasi di pre-assemblaggio dello Swing-System e di assemblaggio di calibri e orologi.

    Il cuore creativo è invece a Berlino, al Berlinerblau, il design studio di Nomos Glashütte. Un centro nel quale i designer si confrontano mettendo a fattor comune idee, spunti, suggerimenti per abbozzare le linee delle collezioni. Chi ci lavora ha una formazione nell’ambito del design industriale e di prodotto e molti vengono da esperienze diverse dall’orologeria. Ciò consente loro di guardare all’orologio con un occhio più libero.

    Allegria al polso

    Proprio da qui, ci scommetto, è nata la sorpresa del Tangente 38 visto a Ginevra. Che è un orologio ormai da anni in collezione corrente ma che per il Salone è stato vestito da Nomos Glashütte con 31 combinazioni di colore. Il risultato è una collezione di 31 diverse versioni del Tangente, ciascuna limitata a 175 pezzi, in onore degli oltre 175 anni di tradizione orologiera della valle di Glashütte.

    Ce n’è davvero per tutti i gusti. Si va dal tono su tono tra quadrante e contatore dei piccoli secondi a versioni nelle quali questi due elementi contrastano in maniera decisa. I designer del Marchio hanno poi giocato sul colore degli indici, del giro della minuteria, del disco data, creando accostamenti audaci insieme ad altri più “rassicuranti”. Ciò che rimane costante è il colore delle lancette, bianche, perfettamente leggibili anche sui quadranti più chiari.

    Ciascun orologio, quindi ciascuna combinazione di colore, è poi individuata da un nome specifico. Una specie di Pantone in salsa sassone che mescola termini tedeschi – Schlossgrün, Schneesturm, Nachtgesang, per fare degli esempi – ad altri più internazionali e ben riconoscibili come Peace, Love, Stop, Go. Un dettaglio che fa capire l’attenzione alla qualità di questi orologi: ciascun nome è inciso sul fondello, insieme al numero progressivo dell’edizione limitata.

    Nomos Glashütte e il lavoro sul calibro

    Fondello che, per inciso, è aperto. Perché il calibro di manifattura, a carica manuale, che anima l’orologio, il DUW 4101, merita di essere visto. Lanciato nel 2015, è un’evoluzione del calibro precedente, chiamato Nomos Beta, e incorpora lo scappamento proprietario Swing-System riconoscibile per la spirale del bilanciere blu. Il calibro vanta anche il primo brevetto ottenuto da Nomos Glashütte per il meccanismo del datario. È integrato nel movimento e l’anello della data è posizionato intorno ad esso: in questo modo la finestra di visualizzazione, posta sul bordo del quadrante, è molto ampia.

    Il calibro DUW 4101 lavora a 21.600 alternanze/ora, offre 42 ore di autonomia ed è dotato del cosiddetto fermo macchina: estraendo la corona per regolare l’ora, si fermano anche i piccoli secondi. È regolato in sei posizioni ed è caratterizzato dalla platina a tre/quarti tipica dell’orologeria sassone. La decorazione comprende sia finiture a perlage, sia a Côtes de Genève, che in azienda chiamano Côtes de Glashütte.

    Sul cinturino, il Marchio ha messo un po’ meno fantasia che sui quadranti, dotando gli orologi solo di una versione in grigio chiaro o di una in grigio scuro in tessuto, entrambe con fibbia ad ardiglione in acciaio. La sorpresa, invece, è arrivata dal prezzo: 1.925 euro, ossia 175 euro in meno rispetto alla referenza base del Tangente 38, mantenendo lo stesso standard di qualità elevato. Un modo di festeggiare questi benedetti 175 anni in maniera rispettosa del cliente e del suo portafogli. Vi pare poco? 

  • Nomos Glashütte, tra il Bauhaus e la Sassonia

    Nomos Glashütte, tra il Bauhaus e la Sassonia

    Nomos Glashütte è forse la più recente fra le marche tedesche d’orologeria. E anche la più fresca, la più attuale, la più giovane.

    Nasce nel 1990 dalla mente di Roland Schwertner, fotografo e informatico di Düsseldorf. E si vede, a giudicare dalla qualità del design. Che parte dal Bauhaus (scuola fondata dall’architetto Walter Gropius all’inizio del secolo scorso) ed è alla base del Movimento Moderno. Razionalismo estetico che oggi può apparire un po’ schematico, ma senza il quale il mondo sarebbe molto più brutto. Nomos Glashütte, con i suoi orologi va oltre. Ma perché, parlando di orologi tedeschi, ci si riferisce sempre a Glashütte?

    La Sassonia e gli orologi

    È un argomento sul quale occorre fare un po’ di chiarezza, perché sepolto da una stratificazione di racconti spesso “aggiustati” dal marketing. E quindi parto da qualche domanda e qualche risposta.

    Corrisponde al vero che Glashütte è la patria dell’orologeria tedesca?
    Sì, ma se parliamo di orologeria moderna. Glashütte, 7.000 abitanti circa, in Sassonia, è sede di una importante scuola di orologeria già all’inizio dell’Ottocento. Non a caso è lì che andrà a studiare il diciottenne Alfred Elwig che, contrariamente a quanto si lascia intendere, non è affatto tedesco, ma polacco. Si traferì a Glashütte a 18 anni per studiare – appunto – orologeria e vi rimarrà fino alla morte, nel 1975. Ma l’orologeria tedesca ha una storia molto più lunga.

    L’orologeria di Glashütte era già famosa in tempi “antichi”?
    No. O almeno non se ha notizia certa. Tutto comincia con Ferdinand Adolf Lange, nato a Dresda, che apre la propria fabbrica a Glashütte, dove nel 1845 aveva già 15 apprendisti. Dopo la sua morte (1875) a Glashütte si continuano a fabbricare buoni orologi, comunque “secondari” rispetto a quelli svizzeri anche per il ritardo nell’occuparsi di orologeria da polso. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la zona di Dresda cade sotto il controllo sovietico (dal 1949 al 1990) e a Glashütte si produrranno solo orologi di qualità piuttosto scarsa, sebbene il patrimonio tecnico sia ottimo. Tant’è che, dopo la riunificazione della Germania, il marchio A. Lange & Söhne rinascerà per opera di Günther Blümlein. Un vero e proprio genio dell’imprenditoria orologiera. Ne parlerò un’altra volta.

    Sta di fatto che Blümlein farà diventare Glashütte il centro dell’orologeria tedesca (ci riuscirà con un marketing non sempre sincero, ma sicuramente efficace). Al punto che oggi, per poter utilizzare il marchio “Glashütte”, un produttore deve realizzare almeno il 50 per cento delle parti che compongono il movimento proprio nella cittadina dei Monti Metalliferi Orientali. Il fantasioso marketing di Blümlein, quindi, nulla ha tolto alla qualità degli orologi “made in Glashütte”. Al contrario, ne ha valorizzato la produzione in un lasso di tempo brevissimo. Una ventina d’anni soltanto.

    Nomos Glashütte e la Sassonia

    Beh, in realtà Nomos Glashütte arriva a realizzare circa il 95 per cento dei propri movimenti a Glashütte, quasi raddoppiando il minimo richiesto. Nelle foto si nota l’antiurto sulla pietra di controperno del bilanciere, ma è probabile che altre parti dell’organo regolatore provengano dalla Svizzera. Il che non è un male: tutt’altro. Non lo scappamento, comunque, che è progettato e realizzato “in casa”.

    L’unico problema di questa scelta sta nel fatto che rende difficile, molto difficile, fare economie di scala. I prezzi comunque non ne risentono più di tanto, e non si avvicinano in alcun modo a quelli di marchi svizzeri che montano calibri di manifattura. Diciamo che c’è margine per miglioramenti tecnici (non sarebbe male un bilanciere ad inerzia variabile che evitasse sistemi di regolazione invadenti), ma a questi prezzi sarebbe forse pretendere un po’ troppo. Eppure sono convinto che ci si potrebbe arrivare presto.

    Nomos Glashütte e il Bauhaus che sorride

    Dirò una bestialità, ma il Bauhaus mi ha stancato. Più che altro quando ancor oggi viene ripreso con una freddezza filosofica che rasenta il gelo. Nomos Glashütte (come del resto hanno fatto i grandi dell’architettura) riesce ad usare il Bauhaus come trampolino per il futuro. Due collezioni, in particolare, si sono distinte negli ultimi tempi per freschezza giovanile: Club (nata nel 2007) e Tangente (nome purtroppo infelice, e non solo per il nostro Paese; meglio forse pronunciarlo alla tedesca: Tanghént). Entrambe con caratteristiche davvero diverse dalla solita orologeria “made in Saxonia”.

    La prima (che monta un movimento meccanico a carica manuale) è una sorta di entry level, economicamente parlando: i modelli in foto costano 1.100 euro per la versione con 36 millimetri di diametro e 1.200 per quella da 38,5. Da notare che entrambe vantano l’impermeabilità a 10 atmosfere e 42 ore d’autonomia. Bello il vetro bombato che copre un quadrante allegro anche nella più timida opzione grigio chiaro. Gli indici, bianchi, si accendono di blu al buio. Sul fondello, nel caso venisse comprato dal sito, è possibile far scrivere una dedica con un piccolo sovrapprezzo.

    Stessa cosa è possibile fare con il Tangente Update con quadrante blu. Il diametro della cassa sale a 40,5 millimetri, il movimento è meccanico a carica automatica e l’autonomia è sempre di 42 ore. Interessante il datario, di nuova e personale concezione, brevettato. Un disco scorre sotto al quadrante accendendo di verde (anche al buio) i due lati della data periferica. La regolazione può avvenire nei due sensi, il che dovrebbe implicare la possibilità di correggere la data anche nelle ore “proibite”, fra le 10 della sera e le prime ore dopo la mezzanotte. L’impermeabilità scende a 5 atmosfere, direi anche perché alla Nomos Glashütte hanno preferito contenere molto lo spessore: 7,8 millimetri sono davvero pochi per un orologio con movimento meccanico a carica automatica. Ottimo il cinturino, in morbida (ma molto, molto resistente) pelle cordovan.

    Un’ultima considerazione. Sui social trovo spesso commenti più o meno acidi a proposito degli orologi. Nel 90 per cento dei casi arrivano da persone che si riferiscono solo all’estetica: sembra quello, sembra quell’altro, starebbe bene al mio polso, mi fa schifo e così via. Per queste persone può andare bene anche una cassa vuota senza movimento, come la loro testa. Per chi invece pensa che un buon orologio debba essere in equilibrio fra tecnica ed estetica, indipendentemente dal prezzo, allora Nomos Glashütte è un orologio da considerare con interesse. Valori estetici ce ne sono, valori tecnici anche e pure ben equilibrati. Chi ha un buon movimento nel cranio non sbaglierebbe affatto ad approfondire presso un negoziante. 😈

  • Nomos Glashütte: gli orologi e gli insetti di Matthias Garff

    Nomos Glashütte: gli orologi e gli insetti di Matthias Garff

    TAG Heuer e Alec Monopoli. Hublot e Richard Orlinski (ma anche Shepard Fairey e Carlos Cruz-Dies). Ancora, Audemars Piguet, Ryoji Ikeda o i Semiconductor. E poi Swatch, soprattutto: Keith Haring, Mimmo Paladino, Folon, Rotella, Nam June Paik… Innumerevoli le incursioni delle maison di orologeria nel mondo dell’arte – con forme e modi diversi nel corso degli anni. Del resto, se gli orologi sono essi stessi opere d’arte, quale migliore dimostrazione d’amore delle case nei confronti dell’Arte se non stringere liaison con creativi, in grado di interpretarne valori e affinità elettive? All’elenco ora si aggiunge anche la collaborazione fra Nomos Glashütte e Matthias Garff, che però assume una connotazione del tutto nuova.

    La manifattura sassone infatti ha commissionato all’artista un’opera destinata a essere condivisa nelle vetrine dei social media, dove verrà esposta come “immagine del mese”. La prima di una serie di “immagini del mese”, fin d’ora preannunciate come appuntamenti liberi ma puntuali con la creatività dell’azienda. Che così si rivela aperta agli stimoli esterni, pronta ad accogliere gli apporti di artisti di varia estrazione e provenienza. Nuove energie e nuove suggestioni andranno quindi a rielaborare gli esemplari di Nomos Glashütte; e ci permetteranno di vederli sotto una luce ogni volta diversa.

    In questo caso, ecco un inedito tableau di insetti e orologi. Così Matthias Garff, come un entomologo d’altri tempi, interpreta l’arte orologiera di Nomos Glashütte. L’artista svizzero è noto per le “sculture” a forma di insetti che realizza con materiale di recupero: carta, tappi, cavi isolanti, involucri di caramelle… E che poi colleziona in cassette entomologiche, memoria delle ottocentesche Wunderkammer che di recente hanno ispirato anche il progetto espositivo “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” di Wes Anderson a Milano.

    “Gli insetti sono meccanismi perfetti, precisi quasi quanto un orologio”, dichiara Matthias Garff. È quindi del tutto coerente collocare gli orologi da polso meccanici della manifattura tedesca tra farfalle, scarafaggi, api, mosche e libellule. Nella teca realizzata in esclusiva per la maison di Dresda dall’artista svizzero, si trovano infatti i modelli Nomos Orion, Ludwig, Tetra e Tangente, perfettamente integrati con la natura pop dell’opera. Ed è strano come i materiali di qualità e di pregio degli esemplari di Nomos Glashütte si accostino a quelli poveri e di riciclo degli “insetti” di Matthias. 

    Classe 1986, originario di Solothurn ma con base a Lipsia, Matthias Garff si è fatto un nome nel mondo del collezionismo per il proprio stile unico. Le sue “Kleine Insektenschau” – letteralmente piccoli spettacoli di insetti che mette in scena in teche da museo della scienza – sono già un cult, esposte in gallerie e collezioni di design. Ma con la stessa tecnica di riciclaggio realizza anche sculture di dimensioni più grandi: felini, uccelli, pachiderma o primati dai colori pop. Chissà se uno di loro indosserà mai un Nomos Glashütte…

  • Nomos Glashütte vince (di nuovo) l’iF Design Award

    Nomos Glashütte vince (di nuovo) l’iF Design Award

    Anche quest’anno, Nomos Glashütte si aggiudica l’iF Design Award. Per la nona volta, il marchio indipendente riceve l’ambìto riconoscimento, fra i più importanti premi di design a livello globale. E lo fa con il Tangente Sport, l’ultima versione (presentata a Baselworld 2019) di un proprio classico rivisitato appunto in chiave sportiva. Cioè con il twist disinvolto e il carattere audace di un orologio pronto a tutto.

    Come sempre essenziale nell’estetica, il “neolaureato” – il cui nome completo è Tangente Sport neomatik 42 datario – si differenzia dai suoi predecessori innanzitutto per l’impermeabilità fino a 30 atmosfere. E poi per l’innovativo bracciale in acciaio, formato da 145 elementi avvitati a mano, che offre un incredibile comfort al polso. A tal punto da dare quasi le stesse sensazioni di un cinturino in pelle o in tessuto.

    Tuttavia non è la prima volta che il Tangente vince un iF Design Award, ormai giunto alla 67ª edizione. Era già capitato lo scorso anno, con il Tangente neomatik 41 Update, e nel 2017 con il Tangente neomatik Blu notte. Tutti accomunati dal movimento neomatik, cioè il calibro DUW 6101, di manifattura: 15 linee ½ di diametro e solo 3,6 mm di spessore, ma ugualmente robusto a dispetto delle sottili dimensioni. Con in più il disco del datario integrato, posto ai margini, dotato di numeri grandi, ben leggibili, e di correzione rapida in entrambe le direzioni.

    Negli anni precedenti, invece, altri modelli della Casa si erano visti attribuire l’iF Design Award: come il Metro neomatik 39 silvercut (nel 2018), il Minimatik (nel 2016), il Metro datario indicatore di carica (nel 2015), e ancora all’Ahoi (2014), Tangomat GMT (2013) e Zürich (2012). Ma per il Tangente Sport si tratta del secondo premio ricevuto nel giro di pochi mesi. Lo scorso novembre aveva vinto infatti il German Design Award 2020, conferito ogni anno dal German Design Council. Ovvero la massima autorità nei settori del branding e del design, nata nel 1953 per volontà del Bundestag tedesco.

    Alt, fermi tutti. Non pensiamo male: non si tratta di “vincere facile” o di “giocare in casa”. Nel corso degli anni, Nomos Glashütte ha ricevuto qualcosa come 160 riconoscimenti internazionali: dallo European Product Design Award al Good Design Award, fino al prestigioso Red Dot Design Award – per citare solo alcuni fra quelli degli ultimi due anni. Evidentemente lo stile minimale e le forme pulite che da sempre contraddistinguono la Casa piacciono. O meglio, nel caso del Tangente, continuano a piacere da oltre 25 anni.

  • Un secolo di Bauhaus in versione Nomos Glashütte

    Un secolo di Bauhaus in versione Nomos Glashütte

    Il design, ma anche la pittura, la scultura, la grafica, come risultante della collaborazione tra tecnica e arte. Maestri artigiani, insomma, per una volta fianco a fianco a maestri della forma. E non in contrapposizione. Una svolta educativa, di pensiero, di approccio. E poi l’architettura, orientata alla ricerca di una necessaria coesistenza tra forma e funzione, alla semplicità spesso solo apparente. Concetti “sparsi” alla base del Bauhaus (1919-1933), l’istituto superiore di istruzione artistica – Staatlitches Bauhaus Weimar –, tra le più importanti scuole d’arte del Novecento: le cui idee innovative hanno finito ben presto per dar vita a una riconosciuta corrente artistico/culturale. E i cui segni caratterizzanti, ancora oggi – a distanza di un secolo -, continuano ad affiorare e a fare tendenza in svariati contesti e settori della vita moderna.

    Orologeria compresa. Non tutta però. Tedesca, natürlich, perché il Bauhaus in fondo è anche espressione di una nazione. E poi di aperte vedute: propensa a un certo rinnovamento, a una certa modernità, cioè a rinunciare in toto all’importante patrimonio storico accumulato in Sassonia dal settore delle lancette a partire dalla metà dell’Ottocento – per legittimare il proprio posto in una piccola nicchia composta da prodotti (rigorosamente teutonici), sempre d’eccellenza sul piano tecnico, ma decisamente più contemporanei su quello stilistico. Più Bauhaus, insomma. Impostazione che Nomos Glashütte ha adottato sin dalla sua fondazione nel 1990, all’indomani cioè della caduta di quel Muro di Berlino che ha messo fine a quarant’anni di separazione e appiattimento dell’industria di settore. Bauhaus che la marca celebra oggi in occasione del centenario.

    Modello eletto a “tributo”, il Tangente, il più longevo, conosciuto e rappresentativo di Nomos Glashütte, lanciato sul mercato oltre 25 anni fa e oggi riproposto nella collezione in serie limitata “Un secolo di Bauhaus”. Trend-setter da sempre, per le sue forme essenziali e pulite ma anche per quel carattere tipografico dei numeri arabi che ha finito immediatamente per divenirne un segno distintivo. Nove referenze (con diametro da 33 – 35 – 38 mm e anello della minuteria in tre differenti colori), equipaggiate con un movimento meccanico a carica manuale di manifattura, ognuna realizzata in 100 esemplari numerati e in vendita da fine agosto. Omaggio alla “scuola” persino nei dettagli. Come la scelta cromatica del giro dei minuti e delle ore su un quadrante color carta da disegno: blu, rosso, giallo. Colori primari tanto amati da Paul Klee, affermato pittore tedesco ma anche, negli anni ’20, insegnante d’arte proprio al Bauhaus.