Giornale Degli Orologi
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Tag: orologi in ceramica

  • Versace V-Real Active Chrono, l’evoluzione del cronografo

    Versace V-Real Active Chrono, l’evoluzione del cronografo

    Rosa e turchese: due tra i più gioiosi e al tempo stesso delicati colori della Primavera/Estate 2025 sono adottati dai Versace V-Real Active Chrono, i più dinamici, sportivi e anticonvenzionali orologi della Casa della Medusa. Insieme all’immancabile bianco e nero, trasfigurazione di luce e ombra.

    Tra il color lavanda e il fucsia, che dominano le collezioni primaverili del prêt-à-porter Versace, potremmo collocare quel delicato rosa polvere che, guarda caso, richiama la tonalità delle rose canine, il fiore preferito da Donatella Versace. Dal canto suo, l’azzurro cielo, che in svariate sembianze (dalle tinte unite al motivo Wave, dalle fantasie fiorate a quelle con le iconiche catene) ricorre tra outfit e accessori della prossima stagione, si delinea in un turchese che porta idealmente i sensi a un tuffo nel mare più allettante che possiamo immaginare.

    Quindi il nero e il bianco, da sempre imprescindibili nell’immaginario Versace. Cromie assolute, altere, che rimandano a un’energia grafica fatta di contrasti ed evocano i grandi classici della moda della Maison. Da un lato la forza dei completi di pelle, espressione di una sensualità potente e primitiva, audace e autoritaria. Dall’altro le camicie impeccabili, morbide e tagliate in sbieco, oppure gli abiti da sera sontuosi e fluidi, i cui drappeggi esaltano la seduzione del corpo. Belli e lussuosi, ma allo stesso tempo pratici e facili da portare, sono colori che affermano un’eleganza disinvolta e sicura di sé, destinata a chi è capace di osare e realizzare decise scelte estetiche.

    Versace V-Real Active Chrono, nuovi materiali

    La preferenza del rosa e del turchese, del bianco e del nero, con un full color interrotto solo dai dettagli dorati, appare come un’ulteriore provocazione per una collezione che fin dal primo lancio, nell’autunno 2021, condivide attitudine, colori e segni distintivi con la linea activewear della Casa. E si è definita e affermata per un design che anticipa i tempi e abbatte tutti i confini, a cominciare da quelli di genere. 

    La cassa grande – 45 mm – si presta a vestire in ugual modo il polso maschile come quello femminile. Purché il polso in questione appartenga a una persona che predilige uno stile grintoso, contemporaneo, avveniristico. Proprio come il materiale con cui è realizzata la cassa dei nuovi Versace V-Real Active Chrono: l’ecoceramica. Leggerissima ma resistente, inscalfibile ai graffi, immutabile nel tempo, è un’autentica novità, coerente con la scelta aziendale di rispettare le risorse ambientali, senza sacrificare lo stile. Un impegno confermato anche dalla realizzazione del cinturino in poliuretano riciclato, articolato come un bracciale.

    Già nelle precedenti versioni con cassa in policarbonato, i cronografi Active avevano sondato diverse possibilità cromatiche, trasparenze comprese. Negli anni abbiamo intravisto anche tonalità pastello, però mischiate con tante altre sfumature in sgargianti camouflage. Adesso è il tempo della tinta unita (full color, come dicevo). Monocromie che enfatizzano la struttura scultorea e bold, imponente a dispetto del peso piuma. Un’architettura complessa, fatta per stupire. Cui si aggiunge un dettaglio “stiloso”: anche il packaging è in tinta con l’orologio.

    Ricorrenti segni grafici

    Varianti cromatiche a parte, i nuovi modelli confermano tutte le caratteristiche che hanno portato al successo questo genere di cronografi Versace, trasformandoli in must have. Tuttavia le fanno evolvere: come nel caso della gabbia metallica, fissata con quattro viti alla lunetta, che qui si trasforma in una maxi-ghiera svasata, dal volume rialzato, posizionata al di sopra della lunetta vera e propria. Ma come quella svolge una doppia funzione: elemento decorativo e insieme sistema di protezione antiurto.

    È sempre sorprendente notare quanto una meticolosa ricerca sui materiali (performanti e leggerissimi) e su dettagli di stile innovativo si sposi perfettamente con quei richiami al mito e alla tradizione che Versace ha adottato come àncora al proprio heritage aziendale. Ritroviamo dunque anche in questi cronografi quei particolari emblematici che rendono gli orologi Versace un unicum in tutta l’orologeria. Subito riconoscibili, anche a distanza, sottolineano il valore degli accessori nell’universo Versace.

    Il motivo della Greca, prima di tutto, che nei nuovi Versace V-Real Active Chrono fa da cornice al quadrante, diventa il fregio del réhaut su cui si trovano gli indici metallici, e si trasforma in anello alla base della corona. Poi l’inevitabile simbolo della Medusa, che come sempre si staglia in 3D a ore 12, va a decorare in rilievo la corona di carica e una sorta di “borchia” posta sulla carrure a ore 9. In più è inciso pure sul fondello, come una personalizzazione “segreta”, quasi fosse dedicato solo a chi indossa l’orologio. Infine il lettering Versace, presente sul quadrante e ben visibile anche sulla seconda maglia del cinturino strutturato.

    Note finali

    I Versace V-Real Active Chrono hanno un prezzo al pubblico di 990 euro. Per ora sono in vendita in una serie selezionata di boutique monomarca e presso i rivenditori autorizzati, ma presto saranno disponibili anche sull’e-commerce ufficiale di Versace. A livello globale.

  • Planet Ocean Dark Grey: Omega alla ricerca della leggerezza

    Planet Ocean Dark Grey: Omega alla ricerca della leggerezza

    Sedna, Canopus, Moonshine Gold. Sono le esclusive leghe d’oro sviluppate da Omega, da qualche anno impegnata nello sviluppo di materiali innovativi per l’orologeria. Determinata nella ricerca di un ideale di cassa in grado di dare il massimo in termini di design, protezione del movimento e comfort al polso, la Maison di Biel vaglia quindi diverse soluzioni. Basti pensare all’esperimento con il gamma titanio dell’Aqua Terra Ultralight o alla realizzazione del Planet Ocean Ultra Deep in O-Mega Steel. Adesso invece si orienta verso i materiali di sintesi: come la ceramica al nitruro di silicio, applicata nel nuovo Seamaster Planet Ocean 600M Co-Axial Master Chronometer GMT 45,5 Dark Grey. Un nome lunghissimo che da qui in poi riassumerò semplicemente in Planet Ocean Dark Grey.

    La ceramica in nitruro di silicio

    Il nitruro di silicio è un composto chimico di silicio e azoto con formula Si3N4 e struttura atomica cristallina. È prodotto mediante pressatura e sinterizzazione di polvere di silicio in gas inerte – azoto, appunto – che genera una ceramica particolare per micro-struttura e proprietà. Un materiale super-duro, ma di bassa densità, quindi molto leggero (60% più leggero dell’acciaio e il doppio della ceramica a base di ossido di zirconio). Allo stesso tempo è altamente resistente all’usura, alla corrosione, alle fratture, agli shock termici. Di colore grigio scuro/nero, può essere lavorato e lucidato fino a raggiungere finiture di elevata qualità.

    Mi scuso con gli addetti ai lavori e gli esperti del settore per l’estrema sintesi con cui tratto l’argomento. Faccio divulgazione e potrei essere considerata approssimativa e superficiale, ma cerco di concentrarmi su ciò che è essenziale. Del resto la materia è complessa e ha una lunga storia, iniziata a metà Ottocento: quando due scienziati, un chimico francese e uno tedesco, hanno realizzato le prime preparazioni a base di nitruro di silicio. Gli studi sono continuati per circa un secolo, ma sono rimasti a lungo privi di prospettive commerciali. Solo verso gli anni ’50 del Novecento si è cominciato a utilizzarlo a livello industriale.

    Le applicazioni pratiche

    Non presente in natura e creata solo in laboratorio, questo tipo di ceramica ha lo svantaggio di essere costosa proprio per le fasi di produzione. Il rapporto costi/prestazioni tuttavia può essere conveniente in quelle applicazioni che richiedono una prospettiva temporale molto lunga e bassi costi di manutenzione. La ceramica al nitruro di silicio si pone perciò come valida alternativa alle super-leghe o ad altri materiali high-tech. Comunque, il progredire della tecnologia ne fa diminuire i costi, così da farle trovare impieghi sempre più ampi nei settori più disparati.

    Oggi per esempio è usata nell’industria automobilistica ma anche in quella aerospaziale, per i vari elementi dei motori e dei propulsori, così come nei micro-otturatori del telescopio spaziale James Webb. Poi nell’industria meccanica (in senso lato), dai cuscinetti a sfera agli utensili per il taglio e la lavorazione dei metalli, fino ai componenti per pompe, valvole, ugelli. E perfino ambito medico e in elettronica. Ma a quanto mi risulta è la prima volta in assoluto che viene utilizzata in orologeria.

    L’estetica del Planet Ocean Dark Grey…

    Omega se ne serve ovviamente per la cassa del Planet Ocean Dark Grey – la cui connotazione cromatica deriva proprio dal materiale ceramico. Anche altre caratteristiche si possono desumere già dal nome, come il diametro di 45,5 mm e l’impermeabilità fino a 60 atmosfere (sebbene sia stata testata, come sempre nell’industria orologiera svizzera, fino al 25% in più per garantire maggiore sicurezza in immersione). Mentre l’architettura è quella tipica della collezione Seamaster, tripartita e con le anse integrate, leggermente ritorte.

    Proprio per non appesantire la struttura e continuare a giocare con la leggerezza, Omega ha realizzato il quadrante in titanio grado 5 dalla finitura sabbiata. (Non mi soffermo volutamente su questa lega molto diffusa in orologeria e di cui ci siamo già più volte occupati). E sempre in titanio grado 5 sono anche la lunetta girevole unidirezionale, la corona e la valvola di decompressione. L’inserto della ghiera è invece in ceramica al nitruro di silicio, così come il fondello, serrato con il sistema di chiusura (brevettata) Naiad Lock. Fronte e retro sono ovviamente protetti da vetro zaffiro, anch’esso leggero ma molto resistente. Grazie alla presenza di questi componenti, il peso totale della cassa è di 107 grammi, movimento compreso.   

    … e la meccanica

    Già, perché il titanio grado 5 ritorna anche nel movimento che anima il Planet Ocean Dark Grey: nella platina e nei ponti del calibro Co-Axial Master Chronometer 8906 Ti, chiaramente concepito e fabbricato “in casa”. Se va ricordato che il titanio grado 5 è un materiale estremamente difficile da gestire – s’incendia facilmente, deve essere lavorato in camere pressurizzate con gas inerte e ha quindi alti costi di lavorazione –, di contro va anche detto che ponti e platina in titanio grado 5 conferiscono peculiari doti di rigidità e robustezza al movimento stesso.

    Si tratta, in particolare, di uno sviluppo del calibro 8900, il primo a ricevere la certificazione Master Chronometer, dotato appunto di secondo fuso orario. Nel dettaglio, il calibro 8906 Ti monta lo scappamento Co-Axial, la spirale in silicio, il bilanciere senza racchetta e due bariletti che lavorano in serie. A carica automatica, ha un’autonomia di 60 ore. Anche le altre caratteristiche sono quelle comuni agli esemplari che hanno ricevuto la certificazione Metas, come la resistenza ai campi magnetici fino a 15mila gauss e uno scarto di 0/+5 secondi al giorno.

    Per concludere

    La descrizione non potrebbe essere però completa senza l’indicazione del prezzo al pubblico e la reperibilità sul mercato. Con i suoi 24.900 euro il Planet Ocean Dark Grey è il più costoso fra i Planet Ocean in catalogo (esclusi ovviamente i modelli in oro o con pietre preziose). Ma credo che quanto ho scritto fin qui ne spieghi il motivo. Non si sa ancora, invece, quando sarà messo effettivamente in vendita – un po’ come lo Speedmaster SuperRacing, presentato a inizio anno ma non ancora disponibile. Entrerà a far parte comunque della collezione permanente e non sarà in serie limitata, anche se – c’è da scommetterci – avrà una produzione limitata di pochi pezzi all’anno.

    Di certo non si tratta di un orologio “per tutti”. Al di là della disponibilità economica (che è un fattore fondamentale per l’acquisto), ci sono i gusti soggettivi (la monocromia grigia a me personalmente piace, ma non tutti la pensano così) e le dimensioni ragguardevoli (che per alcuni potrebbero essere un deterrente). Per quanto mi riguarda, comunque, non credo che Omega abbia realizzato il Planet Ocean Dark Grey con fini prettamente commerciali, per incidere sul fatturato. Lo ha fatto piuttosto per dimostrare le proprie capacità tecniche, il proprio savoir-faire, la propria volontà di innovare, di sperimentare. E saper apprezzare queste cose, beh, è questione di cultura.