Giornale Degli Orologi
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Tag: tourbillon volante

  • Classique Tourbillon Sidéral e il doppio anniversario di Breguet

    Classique Tourbillon Sidéral e il doppio anniversario di Breguet

    Il 26 giugno scorso, Breguet ha presentato il nuovo Classique Tourbillon Sidéral 7255. Non un giorno qualsiasi, ma il 224° anniversario del brevetto del “regolatore a tourbillon”, depositato da Abraham-Louis Breguet proprio il 26 giugno 1801 (o meglio il 7 Messidoro dell’anno IX, secondo il calendario repubblicano allora in vigore). E non un orologio qualsiasi, ma il quarto esemplare lanciato dalla Maison per celebrare il 250° anniversario dalla fondazione – dopo il Type XX Chronograph 2075, il Tradition Seconde Rétrograde 7035 e il Classique Souscription (qui elencati a ritroso, dal più recente in poi).

    Quindi ecco arrivato il tanto atteso tourbillon – quello che tutti si aspettavano, su cui tutti favoleggiavano. Anche se è probabile che non sarà l’unico in quest’anno di celebrazioni… Ma, al di là delle scommesse sul futuro, il nuovo Classique Tourbillon Sidéral colpisce per come è stato sviluppato. Non solo – secondo me – in modo superiore alle aspettative, ma diverso da qualsiasi altro tourbillon prodotto finora da Breguet. Spiazzante, direi, senza accezioni negative. Perché è un tourbillon volante, misterioso e siderale, appunto. Cerchiamo di capire cosa vuol dire tutto questo.

    Il tourbillon…

    Cosa sia un tourbillon lo sanno tutti, ma vale sempre la pena ricordare con parole semplici di cosa si tratta. In pratica è un dispositivo inventato per compensare gli errori e le fluttuazioni di funzionamento di un orologio. Provocati dalla forza di gravità che esercita influssi negativi sul bilanciere, ne compromettono la regolarità di marcia. Discorso valido soprattutto per gli esemplari da tasca, generalmente posti in posizione verticale. Il problema sta nella messa a punto e nella perfetta equilibratura del tourbillon, che fa lievitare i costi di realizzazione.

    Inventato proprio da Abraham-Louis Breguet, al cui nome resta indissolubilmente legato, il tourbillon consiste nel montare l’organo regolatore (intero scappamento più sistema bilanciere/spirale) in una piattaforma mobile, chiamata “gabbia” in gergo tecnico, che compie una completa rotazione su sé stessa in un determinato periodo di tempo (di solito un minuto, ma anche di più). Gli errori, che si riproducono regolarmente in modo ciclico, si annullano l’un l’altro a ogni rotazione completa. Gli orologi con tourbillon quindi sono teoricamente più precisi.

    …volante

    Chi ci segue costantemente dovrebbe sapere anche cos’è un tourbillon volante. Un’invenzione che non risale ad Abraham-Louis Breguet ma è molto più recente: è stata ideata poco più di un secolo fa, nel 1920, dall’orologiaio tedesco Alfred Helwig, docente della scuola di orologeria di Glashütte. In pratica è un’evoluzione del tourbillon, da cui si differenzia perché ha la gabbia fissata solo alla base, sulla platina.

    Privo del ponte superiore, permette la visione completa del moto rotatorio del tourbillon stesso, che sembra quasi librarsi nell’aria – da qui l’aggettivo volante. In questo modo, però, la costruzione del tourbillon (già di suo difficile da realizzare) si fa ancora più complessa, perché pone problemi di bilanciamento e di “costituzione” della gabbia stessa, che deve essere comunque robusta, leggera e finemente regolabile. Insomma, un virtuosismo dal mero scopo estetico.

    …misterioso e siderale

    In orologeria si chiamano misteriosi quegli esemplari in cui alcuni componenti “strategici” rimangono invisibili, così che non si capisca – anzi sembri proprio inspiegabile – come il moto del calibro possa essere trasmetto agli organi in questione. Celebri, per esempio, le pendulette mystérieuse di Cartier in cui le lancette sembrano fluttuare nel vuoto – mentre in realtà sono fissate a un disco in cristallo di rocca, a sua volta collegato al movimento posto nella base, tramite un asse verticale.

    Nel Classique Tourbillon Sidéral 7255 di Breguet, invece, a essere misterioso è il tourbillon. Nel senso che il ponte della gabbia del tourbillon, così come la base su cui è fissata, sono in vetro zaffiro, reso ancora più invisibile da un rivestimento di superficie. E, poiché il punto di contatto con il treno del tempo è sfalsato rispetto all’apertura del tourbillon e rimane nascosto dal quadrante, l’effetto di sospensione nel nulla risulta ancora più riuscito.

    L’ultimo aggettivo, quel siderale che appare anche nel nome, richiama invece un contesto astronomico evocato anche dallo splendido quadrante in smalto avventurina – di cui parleremo poi. In realtà, come spiega la letteratura ufficiale, il rimando agli astri ha anche un valore semantico. In francese, tourbillon vuol dire turbine, vortice. Fu Blaise Pascal – il grande filosofo/matematico vissuto fra il 1623 e il 1662 – a definirlo “sistema materiale animato da un moto rotatorio”. Da qui, per estensione, il concetto passa ai sistemi planetari e quindi all’intera astronomia.

    L’estetica del Classique Tourbillon Sidéral 7255

    Bene. Fatte le indispensabili spiegazioni, passo finalmente alla descrizione dell’orologio. Il Classique Tourbillon Sidéral 7255 ha la cassa di 38 mm di diametro realizzata, come quella degli altri esemplari dell’anniversario, in oro Breguet. Una lega – ne abbiamo scritto più volte – composta al 75% da oro e per l’altro 25% da argento, rame e palladio. Più calda dell’oro giallo ma più delicata (dal punto di vista cromatico) dell’oro rosso, prende ispirazione dal colore del metallo prezioso utilizzato proprio all’epoca di Abraham-Louis Breguet. Ed è quindi un ulteriore omaggio all’epoca di fondazione della Casa.

    Ma quello che colpisce esteticamente è il quadrante, un frammento di cielo notturno riprodotto con l’antica tecnica dello smalto Grand Feu. Quindi, anche se in apparenza sembra una lastra di pietra avventurina (una varietà di quarzo ricca di inclusioni di mica), in realtà è un disco fatto sempre di oro Breguet e rivestito di vetro. Il vetro avventurina, secondo la leggenda, prende nome dalla casualità dell’invenzione, capitata “per ventura“. Si racconta, infatti, che nella Venezia del XVII secolo un vetraio di Murano fece cadere per errore nella pasta vitra in lavorazione delle pagliuzze di rame, scarti di limatura. E il risultato fu proprio un tipo di vetro simile alla volta celeste trapunta di stelle.

    Il quadrante in smalto avventurina

    Nel caso del quadrante del Classique Tradition Sidéral 7255, il vetro avventurina è utilizzato come smalto, con un processo artigianale lungo e laborioso che prevede numerosi passaggi. Prima il vetro deve essere ridotto in polvere – ma la polvere deve essere composta da grandi più grandi del solito. Dopo di che la polvere è miscelata con acqua fino a diventare pasta, che viene stesa a mano sulla base metallica, con un pennellino.

    Poi il quadrante subisce un primo passaggio in forno, a una temperatura superiore a 800°C. E l’operazione è ripetuta fino a cinque volte, per ottenere l’intensità cromatica desiderata. Ma ogni volta è rischiosa, perché la cottura dello smalto non è mai scontata e il risultato finale è sempre un’incognita. Se qualcosa va storto, l’intero lavoro è vanificato: il quadrante va gettato via e si deve ricominciare tutto daccapo.

    Il Calibro 187M1

    Per passare alla meccanica, il Classique Tradition Sidéral 7255 monta un movimento che prende ispirazione da quello montato nel primo orologio da polso con tourbillon realizzato da Breguet nel 1988, il Classique 3350. Stessa carica manuale, stessa architettura “a pieno ponte”, stesso metodo di decorazione artigianale. Il nuovo Calibro 187M1, mostrato attraverso il grande oblò in vetro zaffiro sul fondello, rivela però il diverso guillochage, che qui è il motivo Quai de l’Horloge, inventato appositamente per l’anniversario. Da notare sul retro l’apertura del tourbillon: perché anche qui il vetro zaffiro che circonda la base in oro – anch’essa guilloché – fa sì che davvero il dispositivo sembri sospeso nel vuoto…

    Merita un cenno anche l’architettura del movimento, interamente incentrata sul tourbillon, messo in risalto anche dalla posizione sopraelevata. Il tourbillon appare infatti sollevato rispetto alla platina: sporge da quest’ultima di 2,2 mm e di 0,9 mm dal quadrante. Lo spessore del tourbillon raggiunge i 7 mm e definisce il volume dell’intero movimento. E quindi lo spessore della cassa, che è di 10,2 mm.
    Elenco le principali caratteristiche meccaniche nelle didascalie. Vale la pena però citare almeno due dati. La frequenza “lenta” e costante del bilanciere: 18.000 alternanze orarie, che richiamano gli orologi da tasca d’antan. E la spirale in Nivachron™: brevettata, antimagnetica, colorata di blu così da spiccare maggiormente all’interno del bilanciere.

    Classique Tourbillon Sidéral: conclusioni

    Le cose da dire sul Classique Tourbillon Sidéral 7255 sarebbero ancora parecchie, ma mi fermo qui con le ultime informazioni necessarie. La complessità di costruzione del movimento e le difficoltà di fabbricazione del quadrante portano necessariamente la Maison a produrre pochi esemplari: solo 50, per l’intera distribuzione mondiale. Oltre che dal numero ridotto, l’esclusività è sottolineata dal prezzo: 225.900 euro.

    Ci troviamo di fronte a uno di quegli orologi che meriterebbero davvero di essere visti dal vivo: ammirato, toccato e provato, proprio per capire cos’è l’alta orologeria. Ma la tiratura limitata impedisce di farlo: in ciascuna boutique della Casa, a livello globale, arriveranno prossimamente pochi, pochissimi pezzi. Ciò non toglie che i fortunati italiani interessati all’acquisto possano comunque rivolgersi alla boutique di via Montenapoleone 19, a Milano. A noi comuni mortali non resta che visitare il sito ufficiale. E rosicare…

  • RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire: Richard Mille in trasparenza

    RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire: Richard Mille in trasparenza

    Se il grande filosofo e scrittore francese del ‘600 François de La Rochefoucauld vivesse oggi, forse indosserebbe un Richard Mille. Magari la referenza più recente, l’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire. Perché in uno dei suoi aforismi più celebri dice che «non ci si dovrebbe stupire se non di potersi ancora stupire». Che è esattamente ciò che ho pensato quando ho visto le prime immagini (purtroppo solo quelle, per ora) di questo nuovo orologio. Stupore.

    Stupore soprattutto per l’inesauribile capacità del Marchio di padroneggiare i materiali più avanzati nella costruzione dei suoi orologi. Quartz TPT, Carbon TPT, ceramica, oro, titanio e, appunto, zaffiro. Dai più “semplici” ai compositi, l’abilità nel dare forma ai materiali fa di Richard Mille una delle manifatture più avanzate in questo campo. L’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire non è che un’ulteriore prova di ciò, soprattutto per chi sa che cosa significa lavorare lo zaffiro.

    I signori dello zaffiro

    Significa sostanzialmente operare sul filo del masochismo. Perché lo zaffiro con cui sono costruite le casse degli orologi, come quella dell’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire, è un materiale di sintesi, ossia creato in laboratorio. Tecnicamente è un corindone sintetico la cui particolarità non sta tanto nella trasparenza quanto nella durezza, inferiore solo a quella del diamante. 

    Che cosa comporti lavorare un materiale così duro e resistente, lo potete leggere in questo articolo sempre attuale. Io non ho gran che da aggiungere, se non che proprio Richard Mille è stato il primo marchio oltre 10 anni addietro a proporre questo materiale per la cassa di un orologio. Era il 2012: un’era geologica fa, se si considera che cosa è accaduto al mercato dell’orologeria nel mentre, dalla pandemia all’esplosione e alla successiva implosione della Cina, solo per citare due episodi chiave.

    Un primato del quale l’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire prosegue l’eredità e per il quale, se possibile, porta ancora più in alto l’eccellenza. L’orologio del 2012 combinava un cronografo rattrapante e un tourbillon, due complicazioni di altissimo livello. Questo “si limita” a un tourbillon volante. Nel mezzo, però, ci sono 13 anni nei quali la scienza dei materiali e la tecnologia dei calibri si sono evolute a una velocità incredibile. Richard Mille, manco a dirlo, è rimasta al passo.

    I colori dell’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire

    Fatta questa premessa, arrivo all’orologio di oggi. Che in realtà sono tre, perché il Brand ha lavorato con tre differenti colorazioni dello zaffiro. O meglio, del fondello in zaffiro: a una versione completamente trasparente si affiancano una con il fondello blu e una con il fondello rosa-lilla. Il perché della limitazione del colore al fondello può avere diverse ragioni, per come la vedo io.

    Indubbiamente, creare una cassa in zaffiro completamente colorata è complesso. Al corindone di base è infatti necessario aggiungere minerali o metalli perché il materiale assuma la colorazione desiderata: titanio e ferro per il blu, per esempio. Va da sé che non è facile trovare la giusta proporzione di “additivo” per arrivare alla nuance desiderata. Sicuramente Richard Mille non è un marchio che scende a compromessi, se deve spendere per arrivare alla qualità. Ma se si può trovare una soluzione “economica” in termini di costi e tempi di lavorazione, perché non usarla?

    Un altro motivo potrebbe essere “scenografico”: una cassa interamente in zaffiro colorato potrebbe rubare la scena al calibro, il vero protagonista nella realizzazione dell’orologio. Più banalmente, però, credo che la scelta sia caduta sul fondello colorato perché, nonostante sia solo una parte dell’orologio, per di più posteriore, dalle immagini che ho a disposizione (spero di avere prima o poi la possibilità di confermarlo dal vivo) vedo che la trasparenza della cassa ne cattura le sfumature rendendola quasi colorata anch’essa.

    Un modo furbo, se fosse così, per ottenere un risultato qualitativo altissimo, limitando gli sforzi sulla complessa produzione dello zaffiro colorato. Non a caso, la versione completamente trasparente è prodotta in soli 15 pezzi, quelle con il fondello blu e rosa lilla sono invece limitate a 10, per l’evidente difficoltà di realizzazione.

    Le finiture del calibro RM75-01

    Passo ora al movimento. Si tratta del calibro RM75-01 a carica manuale, con tourbillon volante e indicazione di ore e minuti. Nessun’altra complicazione, nessun contatore, nessun selettore di funzione. Qualcosa che sembrerebbe minimale, se non fosse un Richard Mille. Lasciando alle didascalie la maggior parte dei dettagli tecnici, vale la pena sottolineare qui che, oltre che per la complessità meccanica, il movimento si distingue per l’elevatissimo livello delle finiture.

    Le smussature, gli elementi di bloccaggio e le superfici di contatto sono lucidate a mano, così come lucidati sono i perni. Per l’effetto micropallinato delle fresature, in Richard Mille si sono serviti di microsfere in zaffiro. Sempre con sfere di zaffiro sono state sabbiate le superfici delle parti in acciaio (la platina e in ponti sono invece in titanio), le quali hanno invece i lati lucidi.

    Come in ogni movimento del Marchio, anche nel calibro RM75-01 è stata posta particolare cura nella realizzazione dei ruotismi. Le loro smussature concave sono state realizzate con utensili diamantati appositamente dedicati, in modo da ottenere una precisione di lavorazione al micron. Le facce delle ruote sono poi rifinite con una satinatura circolare e la rodiatura è effettuata prima che sia realizzata la dentatura, così da escludere difetti e imperfezioni una volta creata. Stesso motivo per cui le ruote stesse sono sottoposte a correzioni minime: la loro geometria non ne deve risultare alterata, per non compromettere le prestazioni del treno del tempo.

    Dna Richard Mille

    La cartella stampa con cui il Brand accompagna l’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire parla di un orologio che «incarna un equilibrio metafisico. La modernità e la raffinatezza tecnica del suo calibro scultoreo si armonizzano con un’ispirazione senza tempo, che trae i suoi motivi dall’architettura storica e dalla dolcezza degli oceani: una dualità che riflette perfettamente l’approccio artistico e tecnico del Marchio, dove mondi diversi convergono per aprire nuovi orizzonti creativi per la Richard Mille».

    Concedo ai suoi estensori qualche licenza poetica. Del resto, le ragioni del marketing non sono quelle della tecnica né quelle della passione. In questo senso, focalizzare l’attenzione sulle nuance di colore ispirate alle tonalità del mare ci sta. Ma non dobbiamo dimenticare che questo orologio è soprattutto meccanica, tanto più stupefacente quanto più abbina una struttura architettonica complessa a una funzione di base come l’indicazione di ore e minuti, arricchita dal tourbillon volante.

    In questo senso, il cartellino del prezzo, che si aggira intorno ai 2 milioni di franchi svizzeri, è totalmente prevedibile e in linea con l’impegno in materiali, tecnologia, ricerca e sviluppo che la Manifattura ha messo nell’orologio. Un punto sul quale non ci si dovrebbe più stupire, per tornare a quanto ho scritto all’inizio. Richard Mille è questo: è innovazione, avanguardia meccanica, scienza dei materiali, ossessione per la ricerca. Tutto ciò ha un costo commisurato alla qualità del prodotto finale e l’RM 75-01 Flying Tourbillon Sapphire non fa eccezione. L’eccellenza e la perfezione non sono mai state per tutti.

  • RM 27-05, l’ultimo record di Richard Mille. Nel nome di Nadal

    RM 27-05, l’ultimo record di Richard Mille. Nel nome di Nadal

    Richard Mille colpisce ancora. Dopo aver inanellato una serie di successi in tema di esemplari ultralight, ora arriva a un risultato da record: un orologio dal peso piuma, 11,5 g (solo la cassa), ma capace di resistere a forze superiori a 14.000g. Mi riferisco al nuovissimo RM 27-05 Rafael Nadal, o meglio RM 27-05 Tourbillon Volant Rafael Nadal, per citare il nome per esteso. Dedicato – come i cinque modelli che lo hanno preceduto – al campione del tennis mondiale. Dal 2010 testimonial del Marchio, per cui è motivo e insieme pretesto per la ricerca dell’estrema leggerezza e robustezza in orologeria.

    Lo racconta lo stesso Nadal: «Ricordo ancora quel giorno del 2008 in cui Richard mi ha contattato per discutere di una collaborazione. Un’idea impensabile per me, che non avevo mai indossato nulla al polso durante le competizioni (…). La mia prima condizione per accettare di indossare un orologio era la leggerezza: non dovevo sentirlo al polso. Tutto è diventato realtà nel 2010, quando Richard è venuto a trovarmi a Maiorca. Per scherzo, mi ha presentato prima un orologio in platino molto pesante. Di fronte alla mia prevedibile reazione, ha tirato fuori rapidamente il primo prototipo dell’RM 027: un orologio sorprendentemente leggero, con linee spettacolari, che mi ha immediatamente conquistato».

    La storia della collezione

    In effetti, fin dalla nascita del Brand, il concetto chiave degli orologi Richard Mille è sempre stata proprio la leggerezza, di pari passo con la resistenza e il confort. Il che andava contro l’idea, diffusa all’epoca in alta orologeria, del valore percepito, direttamente collegato alla pesantezza del metallo. Ma la mentalità si è evoluta rapidamente, e i grandi collezionisti hanno cominciato ad apprezzare quel mix di valori. Tant’è che, al momento dell’uscita, l’RM 027 Tourbillon aveva già dei predecessori: l’RM 006, 42 grammi senza cinturino, e l’RM 009, 29 grammi senza cinturino. Sta di fatto che, con i suoi 13 grammi di cassa e meno di 20 con il cinturino, l’RM 027 è stato il capostipite di una famiglia di esemplari in continua progressione.

    Li passo in rassegna velocemente e invito chi volesse saperne di più a consultare l’archivio dei modelli storici sul sito ufficiale. Nel 2013 c’è stato il lancio dell’RM 27-01: 18,83 grammi (cinturino incluso) e il movimento sospeso su sottilissimi cavi d’acciaio, che gli permettono di resistere a urti fino a 5.000g. Nel 2015 è la volta dell’RM 27-02, 18,3 grammi di peso, con la cassa in Carbon Tpt® e Quartz Tpt® (realizzata in collaborazione con North Thin Ply Technology), e il movimento con la platina scheletrata monoscocca, cioè integrata alla carrure. Architettura che nel 2017 è passata all’RM 27-03, la cui resistenza agli shock raggiunge i 10.000g. Poi, nel 2020, ecco lo spettacolare RM 27-04, con una rete di 844 mm quadrati che funge da platina, resistente alle accelerazioni fino a 12.000g.

    Materiale e costruzione dell’RM 27-05

    E siamo ai nostri giorni. Il nuovo RM 27-05 Rafael Nadal assomma tutte le esperienze precedenti ed è ufficialmente definito come “epilogo e apoteosi” della ricerca perseguita finora da Richard Mille. Frutto di anni di sviluppo, è un concentrato di studi, analisi, tentativi e simulazioni per arrivare alla costruzione che lo distingue, particolare sotto ogni aspetto. Giocata al “risparmio” dei componenti proprio per risultare il più possibile leggera.

    A partire dai materiali. La cassa è realizzata in Carbon Tpt® B4, la cui messa a punto – sempre con la North Thin Ply Technology – è iniziata nel 2018. Il nuovo composito di carbonio, secondo quanto dichiara il Marchio, è “più denso del 4%, ma la fibra è più rigida del 15% e la resina più resistente del 30%”, rispetto al Carbon Tpt® in uso finora. Valori che ne aumentano la leggerezza e di pari passo la rigidità.

    Per dare maggiore rigidezza all’intera struttura, il Carbon Tpt® B4 è realizzato con una sovrapposizione di strati di filamenti paralleli di carbonio, orientati fa loro di 70°. Il che permette anche di creare, all’interno della trama, una cresta a forma di X sul fondello, che serve per base d’appoggio per il movimento. Per sapere più in dettaglio com’è fatta la cassa dell’RM 27-05, comunque, vi rimando alle didascalie.

    Qui mi limito a dire che è una cassa monoblocco: fondello e carrure sono tutt’uno, come in certi esemplari del passato. All’interno però il movimento non è fissato né con il solito anello di incassaggio né con alcuna vite: è invece tenuto in sede dal réhaut interno e dalla lunetta esterna. I quali premono sul calibro attraverso le viti in titanio grado 5 e lo mantengono in posizione, un po’ come fa il pane in un sandwich o in un tramezzino con gli stuzzicadenti.

    Via anche altri elementi che contribuirebbero al peso dell’orologio: quindi, niente quadrante, come sempre nei Richard Mille. E niente vetro zaffiro, non abbastanza leggero, sostituito invece da una materia plastica di alta qualità. Un polimero Pmma (polimetilmetacrilato), la cui eccezionale trasparenza evita di dover applicare trattamenti antiriflesso. Necessario è solo il rivestimento antigraffio.

    Il calibro RM 27-05

    E arriviamo al movimento. A carica manuale, deriva da quello montato nell’RMUP-01, l’orologio ultrapiatto simbolo della collaborazione con la Ferrari – che è stato una sorta di “palestra” in cui i progettisti della Marca sono riusciti a concretizzare nuove idee. Il calibro RM 27-05 ha tuttavia una costruzione più convenzionale, con le tradizionali lancette di ore e minuti poste al centro. E un aspetto che riflette appieno lo stile di Richard Mille, con i componenti scheletrati, la platina e i ponti in titanio grado 5 anneriti da un trattamento Pvd nero.

    Una particolarità è il tourbillon volante, la cui caratteristica – voglio ricordarlo – sta nel fatto di essere privo del ponte superiore. Inventato da Alfred Helwing più o meno un secolo fa, è una sfida tecnica finalizzata al puro piacere estetico: quello di poter vedere meglio la rotazione della gabbia del dispositivo. Ma in realtà non aggiunge nulla alla funzionalità del tourbillon: ne accresce solo le difficoltà realizzative e lo rende potenzialmente più fragile in caso di urti e vibrazioni.

    Altra particolarità del movimento è poi il ponte a forma di V che lo attraversa quasi interamente. Realizzato in Carbonio Tpt®, serve a dare stabilità ai ruotismi sottostanti e contribuisce alla rigidità dell’intero sistema. Alla base, invece, le accurate misurazioni in laboratorio hanno dimostrato che il calibro si trova a 5/100 di millimetro dal fondello con la cresta a X, sulla quale poggia attraverso 6 punti di contatto.

    Ci sono poi le consuete peculiarità cui Richard Mille ci ha abituato con i suoi movimenti, così note da non fare neppure più notizia. Ma il tutto va a comporre un insieme straordinariamente sottile – 2,12 mm – e soprattutto leggero: solo 3,79 grammi. Cosa che lascia doppiamente basiti, visti anche i risultati dei test cui è stato sottoposto e che garantiscono appunto la resistenza a shock di 14.000g.

    Conclusioni

    Non sto a disquisire sul fatto che il nuovo RM 27-05 Rafael Nadal possa piacere o non piacere. O lo si ama o lo si odia, come tutti i Richard Mille. Ma credo che nessuno possa restare indifferente ai risultati raggiunti, oggettivamente impressionanti. Concludo piuttosto con le solite informazioni di servizio. L’orologio è (comprensibilmente) prodotto in un’edizione limitata di 80 esemplari e ha un prezzo altrettanto esclusivo: 980mila franchi svizzeri, al netto delle tasse. Che, una volta calcolate al cambio di oggi, vanno a comporre una cifra di oltre 1.230.000 euro. Considerato che potrebbe essere l’ultimo esemplare della collezione dedicata a Rafa, è probabile che andrà comunque sold-out in breve. Scommettiamo?