Ricordo bene quando Patek Philippe presentò il Ladies First Chronograph, Ref. 7071R. Era il 2009 e la Manifattura aveva scelto un orologio da donna per il debutto del nuovo calibro cronografico a carica manuale, sviluppato e prodotto interamente in casa. Ne scrissi anche per il dorso di novembre del Corriere della Sera. Quell’esemplare mi è subito tornato in mente appena ho sentito annunciare il Gondolo Ladies First, durante la presentazione ufficiale alla Watch Art Grand Exhibition di Milano.

Un evento nell’evento: il lancio della nuova collezione è stato una celebrazione della femminilità, con tanto di coreografia affidata a sei giovanissime ballerine vestite di tonalità avorio, contro un fondale illuminato di blu. Poi è stata la volta della sfilata, con altrettante modelle fasciate negli abiti da sera, che camminavano tra i tavoli come su una passerella, con i nuovi Gondolo al polso. Ma non divaghiamo…
Una parentela dichiarata
A farmi ripensare al cronografo del 2009 – ora non più in catalogo – è stata soprattutto la cassa. Stessa forma a cuscino, sebbene oggi più piccola e sottile, stessa fascia di diamanti sul réhaut che si amplia agli angoli. Lo si vede soprattutto nelle versioni con il quadrante opalino a onde concentriche, impresse in rilievo e dalla luminosità satinata. Ma i collegamenti non finiscono qui.


Nel 2009 Patek Philippe chiamava quella referenza semplicemente Ladies First Chronograph e, per la cassa a cuscino, citava i propri esemplari Art Déco degli anni Trenta. Oggi al nome Ladies First si aggiunge Gondolo, che rimanda alla collezione di orologi di forma lanciata dalla Manifattura nel 1993. Un omaggio a Gondolo & Labouriau, il rivenditore di Rio de Janeiro per il quale, all’inizio del Novecento, aveva realizzato i Chronometro Gondolo.
Certo, fra i Ladies First di ieri e quelli di oggi ci sono anche sostanziali differenze, evidenti fin dal primo sguardo sul quadrante. Quel cronografo aveva due contatori e montava il calibro CH 29‐535 PS a carica manuale. Invece il nuovo Gondolo indica soltanto ore e minuti, ed è animato dal movimento al quarzo E15.
Fra il cerchio e il quadrato
Io però preferisco sottolineare i segni della continuità. La collezione attuale è declinata in sei referenze, con la cassa in oro bianco, in oro rosa o in una combinazione dei due, che misura 31 × 34,8 mm, mentre lo spessore è limitato a 8,03 mm. Come nel lontano predecessore, tutti i modelli hanno le anse articolate, che permettono al cinturino di seguire la curva del polso. Una volta indossato, il Gondolo sorprende proprio per l’ergonomia e la leggerezza.

Ma il dettaglio che più mi ha colpito, anch’esso già presente nella Ref. 7071R, è stato appunto il profilo di diamanti incastonati nel réhaut. Quella fascia inclinata che raccorda il quadrante rotondo alla cassa a cuscino: è questo il punto da cui partire per capire il disegno del Gondolo Ladies First.

Lo spazio si restringe lungo i lati e si allarga in corrispondenza delle quattro curve della cassa. E le linee di questo perimetro condizionano la grandezza delle pietre preziose, tagliate con diametri diversi proprio per seguirne l’andamento. Non solo. La naturale inclinazione del réhaut crea superfici curve che aumentano la difficoltà nel collocare le pietre nella giusta posizione. Da vicino si distingue il ritmo dell’incastonatura, ma al polso si vede soprattutto una cornice di luce che sottolinea la forma a cuscino.
Diamanti, uno a uno
Nelle tre versioni con quadrante opalino (35.640 euro) il réhaut conta 108 diamanti taglio brillante, per un totale di 0.41 carati. Il numero delle pietre preziose qui è importante perché dà un’idea del lavoro che tiene impegnato l’incastonatore. Ogni gemma infatti è trattenuta all’interno della propria sede da quattro minuscoli grani d’oro, scavati a mano con un apposito bulino, quasi invisibili a occhio nudo. Non a caso i maître sertisseur di Patek Philippe eseguono il lavoro al microscopio.

Anche la scelta delle pietre contribuisce al risultato. Per valutare i diamanti si usano le cosiddette 4 C, dalle iniziali inglesi di carat, color, clarity e cut, ossia peso in carati, colore, purezza e taglio. Per saperne di più sono andata a cercare informazioni sul Glossario di Patek Philippe (sul sito ufficiale): e ho scoperto che la Manifattura utilizza diamanti Top Wesselton, definizione associata ai gradi F (incolore) e G (quasi incolore), mentre per la purezza utilizza il grado IF, Internally Flawless, ossia senza inclusioni rilevabili a dieci ingrandimenti, e per la qualità del taglio i gradi Very Good ed Excellent. In pratica, diamanti della massima qualità.
Il pavé gira l’angolo
Nelle tre versioni Joaillerie (65.340 euro) il pavé si estende al quadrante, alla carrure, alle anse, perfino alla fibbia ad ardiglione. In tutto sono 687 diamanti taglio brillante per 3.11 carati. Sul solo quadrante, 303 pietre per 0.96 carati formano cerchi concentrici. Il motivo a onde delle versioni opaline trova così una corrispondenza nel disegno del pavé.

Se si guarda però la cassa di profilo, si nota che le file di diamanti seguono il fianco arrotondato e ricompaiono sulle anse mobili, dove la superficie cambia ancora inclinazione. Nella macro della versione con cinturino verde si vede bene come le pietre occupino anche il fianco dell’ansa, fra due sottili bordi d’oro lucido. È forse il dettaglio che dà meglio l’idea del lavoro dell’incastonatore: lo spazio è minimo e il disegno resta leggibile anche di sbieco.
Due modi di portare il Gondolo

Le versioni Joaillerie affidano il colore agli indici in pietre tagliate a trapezio. I topazi azzurri accompagnano l’oro bianco, le tsavoriti verdi l’oro rosa e le ametiste viola la cassa bicolore. In ciascun caso il cinturino in alligatore è coordinato alla cromia degli indici. Sui quadranti opalini, invece, il blu-grigio e il castagna si ritrovano nei cinturini in vitello effetto denim. La versione bicolore abbina il quadrante argentato al vitello beige martellato.

Fra i sei modelli, quello che mi è piaciuto di più è il Gondolo in oro bianco con quadrante blu-grigio. Il cinturino in vitello effetto denim sdrammatizza i diamanti, il metallo algido non dichiara la propria nobiltà. Il Gondolo Ladies First rimane a tutti gli effetti un orologio prezioso, eppure è quello che mi viene più naturale immaginare al polso tutti i giorni. Anche con una semplice camicia bianca e un paio di jeans.




