Giornale Degli Orologi
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Tag: Calatrava

  • Calatrava 8 giorni ref. 5328G: Patek Philippe da dress watch a field watch

    Calatrava 8 giorni ref. 5328G: Patek Philippe da dress watch a field watch

    Una delle tante caratteristiche che fanno grande Patek Philippe è la capacità di evolversi e svilupparsi senza tradire la propria identità storica. Non è una cosa facile, badate bene. Specialmente se abbiamo a che fare con la collezione Calatrava. Adattare ai tempi, ai gusti, alle mutate necessità della vita di oggi una linea che è universalmente nota tra gli appassionati per essere il non plus ultra della classicità, è un lavoraccio. Eppure, esempi come il Calatrava 8 giorni ref. 5328G che ho visto e provato a Watches and Wonders dimostrano che, come si dice, “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Con questo orologio, Patek Philippe lo ha fatto.

    In primis perché – io come altri colleghi anche stranieri -, quando ho potuto osservare l’orologio con la lente e me lo sono messo al polso, ho avuto la strana impressione di avere tra le mani non tanto un dress watch quanto un cosiddetto field watch. Ossia un orologio “da campo”, progettato e realizzato per un uso militare. Forse il più caro field watch in circolazione. Ed è probabile che non fosse nemmeno nelle intenzioni di Patek Philippe dare questa sfumatura al Calatrava in questione. Eppure qualcosa rimane…

    Calatrava 8 giorni 2.0

    Probabilmente perché, negli ultimi anni, Patek Philippe ha messo mano in maniera sottile e intelligente al design della collezione Calatrava. Proprio per non tradirla, come ho scritto all’inizio, ma per fare in modo che non restasse impantanata in una tradizione che avrebbe finito per renderla stantia. Parlo, per esempio, dell’ampliamento delle finiture dei quadranti, di forme più “decise” (specialmente nelle anse), dell’impiego della finitura a clous de Paris lungo la carrure.

    Tutti elementi che si ritrovano presenti e ben amalgamati nel Calatrava 8 giorni ref. 5328G. A testimonianza del fatto che, su questa collezione, la Maison ginevrina non ha intenzione di stare ferma, anzi. Per aggiornarla e renderla più interessante anche per nuove tipologie di appassionato, Patek Philippe non esita ad attingere a soluzioni tecniche e a elementi del proprio passato. In questo caso, l’abbondante riserva di carica di otto giorni e più.

    L’autonomia dei calibri di Patek Philippe

    Una caratteristica, questa lunga autonomia, che si trova già in alcune pendolette da tavolo con calendario perpetuo degli anni ’20 del ‘900, dotate di otto giorni di riserva di carica. Più vicino a noi, la Maison ci ricorda la Ref. 5100 10 Giorni del 2000, cassa rettangolare e serie limitata a tremila pezzi: il primo orologio da polso cronometro al mondo con riserva di carica di 240 ore.

    Oppure, ancora, la Ref. 5101P 10 Giorni Tourbillon del 2003, un esemplare in platino con cassa rettangolare ispirata all’Art Déco e movimento di forma, a carica manuale. Per arrivare, dieci anni dopo, alla Ref. 5200 Gondolo 8 Days, Day & Date Indication, il cui calibro rettangolare a carica manuale e salti istantanei del giorno della settimana e della data ha molto a che vedere con la referenza di cui scrivo oggi. Lo vedremo più avanti.

    Questa faccia non mi è nuova…

    Intanto, torno a quella sensazione di field watch di cui ho scritto sopra. Una sensazione che mi viene principalmente dalla struttura del quadrante. Come sempre, in questo tipo di articoli, preferisco lasciare i dettagli più strettamente tecnici alle didascalie, ma credo sia necessario fare qui almeno un accenno a quello che è il volto del Calatrava 8 giorni ref. 5328G.

    Il quadrante blu fumé presenta infatti una texture simile all’asfalto, qualcosa che non è nuovo in Patek Philippe. L’abbiamo vista per la prima volta, sul marrone, nella ref. 5226G, introdotta nel 2022. Oltre a questa finitura, il Calatrava 8 giorni ref. 5328G si porta dietro da quel predecessore il design delle lancette a siringa e dei numeri arabi, che gli conferiscono la sensazione di serietà e l’aspetto severo del field watch. Una tipologia di orologio che ha nella robustezza e nella chiarezza nella lettura delle informazioni alcune caratteristiche imprescindibili. Ecco perché, in questo senso, penso che il quadrante sia ben riuscito.

    Otto giorni senza pensieri

    Non dimentico, però, che tra le prerogative di un orologio da campo ci sono anche l’affidabilità e, per quanto possibile, l’autonomia. In questo senso, prima di tornare nelle didascalie sugli aspetti tecnici, fatemi accennare a un dettaglio storico del calibro che lavora nella cassa del Calatrava 8 giorni ref. 5328G.

    Come spesso accade per il movimenti di Patek Philippe, ha una sigla pressoché impossibile da ricordare – 31-505 8J PS IRM CI J – ma radici solide nel passato della Maison. Rimanda infatti alla Ref. 5200 Gondolo 8 Days, Day & Date Indication di cui ho scritto sopra, perché riprende l’architettura di base del movimento incassato in quell’orologio. La differenza principale sta nel fatto il calibro 28-20 REC 8J PS IRM C J era rettangolare come la cassa, mentre quello attuale è tondo, per integrarsi alla perfezione nella cassa in stile Calatrava.

    L’autonomia di otto giorni è specificata anche dalla dicitura 8J presente all’interno del nome del movimento, in cui si riscontrano dettagli che si possono desiderare da Patek Philippe e funzionali a un field watch. Mi riferisco principalmente al salto istantaneo del giorno della settimana e del mese e, ancora, alla riserva di carica che, se formalmente è di otto giorni, nella realtà arriva fino a nove. E questo nono giorno supplementare è individuato da una zona rossa sull’indicatore dell’autonomia residua.

    Un Calatrava 8 giorni per tutti i giorni

    Ora tutti alle didascalie. Non prima di aver ricordato il prezzo del Calatrava 8 giorni ref. 5328G – 71.280 euro – e di aver fatto qualche considerazione finale sull’orologio. Patek Philippe lo ha presentato a Watches and Wonders insieme a un’altra referenza del Calatrava, la 6169P con cassa in platino dall’elegante design “classico”. Secondo me, una mossa azzeccata.

    Se l’orologio in platino è il dress watch per eccellenza, più un pezzo da grandi occasioni che un cosiddetto everyday watch, per come la vedo io il Calatrava 8 giorni ref. 5328G è invece un orologio perfetto da indossare tutti i giorni. O anche solo qualche giorno alla settimana, sicuri di poter contare sulla sua capacità di essere ancora all’ora e alla data giuste quando lo si mette al polso. In questo modo, la Maison ha offerto un’alternativa all’interno della stessa collezione, provando a coprire gusti, appassionati e necessità diverse. Senza snaturarla, come ho scritto nelle prime righe. Ecco perché il Calatrava 8 giorni ref. 5328G è uno dei pochi pezzi di alta orologeria che, oggi, è qualcosa di più della somma delle sue parti. E, in questo, è molto Patek Philippe.

  • Calatrava 24 Ore Travel Time: Patek Philippe viaggia leggero

    Calatrava 24 Ore Travel Time: Patek Philippe viaggia leggero

    Quando, a Watches and Wonders, ho avuto tra le mani il Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 di Patek Philippe, mi è venuta in mente una frase di Antoine de Saint-Exupéry. Dice: «La perfection est atteinte non pas lorsqu’il n’y a plus rien à ajouter, mais lorsqu’il n’y a plus rien à retirer». Che tradotta suona più o meno così: «La perfezione si ottiene non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere».

    Oltre a essere una delle star del salone ginevrino, il nuovo Travel Time di Patek Philippe è a mio avviso uno di quegli orologi di fronte ai quali si può solo stare zitti e guardare. Perché gli è stato tolto tutto ciò che non serve per essere memorabile. E nulla gli va aggiunto.

    Certo, poi è utile anche un minimo di spiegazione per provare a capire come mai è così unico, ma senza averlo al polso le parole hanno un’efficacia relativa. Io ci provo lo stesso, ma consiglio – dopo aver letto queste righe – di prendere un appuntamento da un concessionario e provarlo.

    Il viaggio secondo Patek Philippe

    Gli orologi destinati ai viaggiatori sono da tempo presenti nelle collezioni del Brand, fin da quando Patek Philippe, insieme a Louis Cottier, sviluppò il primo esempio di ore del mondo. In questo contesto, la funzione del doppio fuso orario Travel Time è l’interpretazione che il marchio dà del concetto di fuso orario multiplo. 

    Tra le numerose complicazioni disponibili nelle collezioni di Patek Philippe, il sistema Travel Time per la visualizzazione di un secondo fuso orario è diventato un classico, grazie anche alla sua praticità. Funziona con due lancette centrali, una delle quali può essere regolata all’indietro con scatti di un’ora. Abbinato a pulsanti per regolare il fuso orario aggiuntivo e spesso con gli indicatori di giorno e notte, è stato utilizzato in molti modelli.

    Il più noto probabilmente è l’Aquanaut Travel Time 5164A, ma gli si affiancano pezzi come il Calatrava Pilot Travel Time 5524G o 5524R, i Nautilus Travel Time Chronograph 5990/1A e 5990/1R. Senza dimenticare l’Aquanaut Luce Travel Time 5269, la Grande Complicazione Alarm Travel Time 5520P, il Calendario Annuale Travel Time 5326G e gli ultimi arrivati, i cronografi Calatrava Pilot Travel Time 5924G. 

    Questo nuovo Calatrava 24 Ore, però, è un’interpretazione del Travel Time che non è slegata da eleganza, classe e praticità, alle quali aggiunge un tocco di originalità e disinvoltura che ti puoi aspettare solo da Patek Philippe.

    Il Dna del Calatrava

    L’idea alla base di questo orologio è semplice: creare un modello per viaggiatori con l’elegante cassa di un Calatrava, un quadrante pulito, nessuna funzione aggiuntiva visibile, nessuna finestra o apertura. Solo l’aspetto raffinato associato da sempre a questa collezione. Da un punto di vista estetico, che cosa dire… obiettivo raggiunto.

    Se non fosse per la lancetta centrale in più, la ref. 5224R potrebbe quasi essere vista come un orologio solo tempo con il quadrante dei piccoli secondi al 6. Anche perché non ci sono pulsanti sul lato cassa e nessun correttore incassato nella stessa.

    Come abbia fatto Patek Philippe a rinunciare a tutto questo e a creare un orologio dall’eleganza sofisticata e semplice, è presto detto: con una visualizzazione originale del tempo che mostra contemporaneamente sul quadrante tutte le ore del giorno e della notte. 

    Se, normalmente, è comune avere l’ora di casa, o fuso orario aggiuntivo, visualizzata sulle 24 ore, nel Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 la lancetta dell’ora locale e quella dell’ora di casa ruotano insieme durante il giorno, su una scala di 24 ore. Le lancette dell’ora locale e dei minuti hanno un rivestimento luminescente, quella di casa è scheletrata. In questo modo, inoltre, non servono più le finestrelle per l’indicazione giorno-notte: basta una visualizzazione originale, ma non nuova.

    L’equilibrio del design

    Il design del Calatrava 24 Ore si ispira direttamente a un altro orologio della collezione, il Calendario Settimanale 5212A. Stesso design generale della cassa, lunetta sottile, angoli vivi, anse allungate e affusolate con profilo a gradino, che Patek Philippe chiama anse curve a doppio godron. Il nuovo 24 Ore Travel Time 5224R è però più grande della 5212A, con un diametro di 42 mm.

    Per la visualizzazione delle ore, invece, gli antenati più prossimi sono i Chronometro Gondolo realizzati all’inizio del XX secolo per il concessionario brasiliano Gondolo & Labouriau. Oggi, i designer li hanno resi più contemporanei e hanno privilegiato la leggibilità: l’indicazione di mezzogiorno è a ore 12 e non a ore 6, come accade spesso in questo tipo di display.

    Se sotto il profilo della visualizzazione il quadrante appare semplice, non lo è di certo dal punto di vista dell’esecuzione. Il colore blu navy lo rende molto elegante, senza per questo farlo diventare meno sportivo. Il giro delle ore e quello dei minuti sono entrambi marcati da una scala a chemin-de-fer, interna per le ore, esterna per i minuti. 

    I settori del quadrante sono lavorati con diverse finiture, che li distinguono e ne migliorano la leggibilità. La parte centrale è rifinita a cerchi concentrici, il giro delle ore ha una satinatura verticale, il contatore dei piccoli secondi è azzurrato ed evidenziato da una cornice in oro rosa.

    L’effetto wow è dato però dalla gran quantità di applique che popolano il quadrante. Tra indici, numeri arabi e cabochon si arriva a 44. Ciascuna di esse è in oro rosa e ha un rivestimento luminescente; il loro insieme dà all’orologio una tridimensionalità spettacolare senza affollare il quadrante, ma rendendolo elegante ed equilibrato.

    Il lavoro sul calibro

    Per quanto riguarda la meccanica, il Calatrava 24 Ore 5224R si affida a uno dei migliori calibri base automatici del marchio, il 31-260, da cui ha creato il 31-260 PS FUS 24H che anima questo orologio. Sviluppato inizialmente per il regolatore del calendario annuale 2011 in oro rosa, ref. 5235, il 31-260 è stato successivamente rielaborato nel 2021 per il calendario perpetuo in linea, la ref. 5236P.

    Patek ha dato a questo movimento di base una frequenza di 28.800 alternanze/ora e il 20% in più per la coppia bariletto-molla. È alimentato da un micro-rotore in platino, più pesante dell’oro – quindi con una migliore capacità di carica -, e ha una ruota di riduzione che disaccoppia il meccanismo di carica automatica quando si ricarica a mano l’orologio. In questo modo, si riduce l’usura dei componenti.

    Grazie alla sua particolare architettura, il calibro 31-260 PS FUS 24H ha consentito a Patek Philippe di mantenere un design essenziale, eliminando i classici pulsanti correttori dell’ora locale posti sul fianco sinistro della carrure. Al loro posto c’è un sistema brevettato di correzione tramite la corona, estratta in posizione intermedia (correzione avanti e indietro con incrementi di un’ora). Un dispositivo che riprende quello utilizzato nel 2022 nella ref. 5326G-001.

    Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001: per chiudere

    Per qualche dettaglio tecnico o estetico in più, vi rimando alle didascalie. Vi lascio con il prezzo e con una riflessione. Il vil denaro dice che servono 57.830 euro per mettersi al polso questo orologio. Un prezzo che è il combinato disposto di qualità del prodotto, modernità del lavoro di ricerca e sviluppo, preziosità dei materiali. Niente da dire. La riflessione vuole invece ragionare su una capacità unica posseduta da Patek Philippe. Quella di bilanciare stili e soluzioni presi dalla sua lunga storia con un’abilità fuori dal comune nel fiutare gli umori e gli amori di collezionisti e appassionati del marchio. Così crea orologi destinati a essere praticamente sempre un successo, come immagino sarà Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001. Nulla da togliere, nulla da aggiungere.

  • Calatrava 5226G: il restyling di un classico Patek Philippe

    Calatrava 5226G: il restyling di un classico Patek Philippe

    Ma chi l’ha detto che il Calatrava è la quintessenza di un’eterna eleganza? È un dato di fatto dimostrato dal tempo, certo. Lo “dicono” i novant’anni (suonati proprio in questo 2022) nei quali il Calatrava si è affermato per la purezza del design e la sobrietà di stile, a partire dalla celeberrima Referenza 96 del 1932 e fino a diventare uno dei simboli di Patek Philippe. Eppure il nuovo Calatrava 5226G non ha proprio nulla di quella connotazione “classica” che appartiene ai suoi predecessori – storici o attuali (vedi gli altri dieci modelli oggi in collezione). Perché è sfacciatamente moderno. Salta subito agli occhi con un impatto estetico forte, deciso, così diverso dalla sussurrata discrezione del passato. Un aspetto spigliato, disinvolto, quasi sportivo. Talmente ben riuscito da far dimenticare in un istante la compassata formalità dei tanti precedenti.

    La forza di un intramontabile design

    Che poi, non fraintendetemi, io sono sempre stata un’appassionata fan del “tradizionale” Calatrava. L’ho sempre messo in cima alla lista dei miei esemplari “da sogno” (e in questo sono in buona compagnia). L’ho sempre amato per la sua chic-chissima essenzialità, a tal punto da considerarlo come l’archetipo dell’orologio da polso, l’idea – anzi no -, in assoluto un Ideale (con la i maiuscola). Ma come sempre non importa cosa piace a me. L’intento qui è sottolineare come la perfezione formale del Calatrava, la potenza di quel design lineare, pulito, in apparenza semplice, sappia essere perennemente attuale. E insieme capace di rinnovarsi del tutto, di trasformarsi in qualcosa di inedito con pochi piccoli cambiamenti.

    Sì, perché a ben guardare il nuovo Calatrava 5226G, ci si rende conto che ha la stessa cassa di sempre. Un cerchio dalla lunetta sottile e dalle anse ben proporzionate che ne garantiscono la naturale vestibilità. Un metallo nobile, l’oro bianco, ricorrente nell’intera collezione Calatrava (accanto all’oro rosa o giallo, tonalità più calde che si sono susseguite nei decenni in sintonia con l’evolversi dei gusti). Un diametro di 40 mm, appena un po’ più grande del consueto, 1 o 2 millimetri di differenza a rimarcare l’impronta moderna dell’esemplare. E uno spessore comunque limitato, grazie alla presenza del ben noto Calibro 26 330 S C (a carica automatica, di manifattura), usato spesso come base per varie complicazioni e di cui ci siamo già occupati altrove.

    Le novità del Calatrava 5226G

    Proprio la carrure presenta una caratteristica particolare, che si ricollega alla tradizione del Calatrava anche se appare qui per la prima volta. È infatti decorata da una lavorazione guilloché, il tipico Clous de Paris che già in passato ha impreziosito la lunetta di tanti modelli della collezione (come la Referenza 6119 tuttora in catalogo). Piccola parentesi tecnica: per consentire ai maestri incisori di lavorare con continuità sui fianchi, senza interruzioni lungo l’intero perimetro della cassa, i progettisti hanno messo a punto una peculiare architettura. Nella quale le anse sono un tutt’uno con il fondello, e solo in un secondo momento fissate sotto la lunetta. Sebbene la peculiare costruzione non si possa percepire quando l’esemplare è al polso, rende comunque un unicum il Calatrava 5226G.

    Ma a far la differenza è chiaramente il quadrante “testurizzato”. Di color antracite sfumato nero, esibisce una speciale lavorazione che ricorda i rilievi di un grené irregolare e molto accentuato. Ed è ispirato, secondo quanto dichiara la stessa Manifattura, alle scocche delle vecchie macchine fotografiche. Un motivo che potrebbe essere stampato sul disco di ottone con una pesante pressa a partire da un “timbro” sviluppato ad hoc, e poi trattato con una nichelatura galvanica. Ma le mie sono solo congetture: cercherò di approfondire l’argomento e vi terrò aggiornati nel caso scoprissi qualcosa di interessante. Per ora mi limito a dire che è qualcosa di mai visto prima nell’intera orologeria, e non solo nella collezione Calatrava.

    E poi ci sono una serie di dettagli, che vi invito a scoprire nelle didascalie. Dettagli che dal canto loro contribuiscono a creare quell’immagine contemporanea, sportiva, con un certo “non so che” dal sapore quasi militare, sicuramente giovane e informale. Come per esempio il cinturino beige in Nabuk, pregiata pelle di vitello morbidissima e vellutata al tatto. Intercambiabile, tant’è che il packaging racchiude un altro cinturino nero, ancora in pelle di vitello ma dal motivo tessile goffrato e dalle impunture a contrasto. Senza dimenticare le finiture, come sempre di altissimo livello visto che si tratta di Patek Philippe. Potete farvene un’idea, di nuovo, con uno sguardo alla gallery qui sopra. O ancora meglio di persona da un concessionario: se ne avete uno di fiducia, chiedetegli di avvertirvi appena ne riceve un esemplare. È un’esperienza che merita, davvero.

  • Le novità Patek Philippe. Non uno, ma due nuovi calibri di manifattura

    Le novità Patek Philippe. Non uno, ma due nuovi calibri di manifattura

    Certo che Patek Philippe non si smentisce mai. Nella cornice digitale di Watches and Wonders 2021, in un panorama che abbiamo definito “di prudenza” per la generale assenza di pezzi tecnicamente rilevanti (tranne poche, pochissime eccezioni), la Manifattura ginevrina cosa fa? Aspetta il penultimo giorno del salone per sganciare delle vere e proprie bombe sul mercato. Perché tali sono almeno due delle novità Patek Philippe presentate oggi, nell’ormai consueto formato virtuale (ma senza problemi di connessione, se Dio vuole).

    Del resto, c’era da aspettarselo. Perché all’inizio di Watches and Wonders la Maison aveva diffuso – un po’ in sordina, anche sulla piattaforma della fiera – quattro nuovi Nautilus che non avevano suscitato grandi clamori. Niente da dire, per carità. Si tratta di due esemplari in acciaio con quadrante verde (diversi solo per la lunetta, satinata o impreziosita di diamanti baguette), uno dei quali va a sostituire la Ref. 5711/1A che sta per uscire di produzione; di un Travel Time Chronograph, la Ref. 5990/1R; e di una versione di alta gioielleria. Belli, certo, ma nulla di che: anch’essi rientrano nella strategia di prudenza di cui sopra.

    Le novità Patek Philippe presentate oggi invece sembrano destinate a far scorrere fiumi di inchiostro. C’è una Grande Complicazione in platino, la Referenza 5236P: un inedito calendario perpetuo con visualizzazione in linea, brevettata, molto interessante dal punto di vista della meccanica. E c’è un Calatrava con la tipica lunetta a Clou de Paris, la Referenza 6119R (o G, con cassa in oro rosa o bianco), ma un calibro a carica manuale nuovo di zecca. Poi c’è un altro Calatrava da signora, la Referenza 4997/200G, riedizione ingrandita di un modello elegantissimo di qualche anno fa; e un Calendario annuale in acciaio con bracciale integrato, la Referenza 4947/1A. Li potete vedere nel video online sul sito ufficiale.

    Ma sono stati i primi due orologi a colpire il pubblico di addetti ai lavori che ha partecipato al webinair di oggi. Due esemplari con due nuovi movimenti di manifattura, oltretutto spiegati con chiarezza e semplicità dal Direttore dello sviluppo Philip Barat. Sui quali ovviamente ci soffermeremo presto con approfondimenti tecnici dedicati. Però intanto volevo condividere con voi l’annuncio di queste novità Patek Philippe per la prima parte dell’anno. Come dire, Patek muove e dà scacco. Matto.

  • Le cronache di PDV: a Roma con Patek e Hausmann & Co

    Le cronache di PDV: a Roma con Patek e Hausmann & Co

    Le cronache di PDV – Percorsi Di Viaggio XIV

    L’occasione è stata l’apertura ufficiale della prima boutique Patek Philippe nella Città eterna, in collaborazione con Hausmann & Co., la storica orologeria che ha aperto i battenti nel lontano 1794. Un nome d’origine germanica, ma perfettamente radicato nel contesto romano, come ci tengono a sottolineare Francesco Hausmann e Benedetto Mauro, co-amministratori delegati di un’azienda che oggi conta ben quattro punti vendita (i negozi di Via del Corso e del Babuino e la boutique Patek Philippe di Via dei Condotti adiacente a quella Rolex).

    Raccontano che tutto ebbe inizio grazie all’intraprendenza di Giovanni Ricci e del figlio Innocenzo, molto introdotti nell’alto clero e nell’aristocrazia. Clienti ideali per gli strumenti del tempo di quell’epoca, che facevano parte dei lussuosi arredamenti delle residenze di nobili, ambasciatori, prelati e persino pontefici. Veri e propri pezzi unici che segnavano l’ora con complessi meccanismi, frutto dei più svariati mestieri d’arte, oltre che d’ampie conoscenze di matematica e fisica.

    A questo nobile e storico incipit, si sono poi aggiunte le relazioni con il mondo dello spettacolo, degli affari e della politica, che sono l’odierna evoluzione di quelle della Roma dei secoli scorsi. Con in più la spinta modernista, sia a livello di mentalità che d’iniziative, perseguita dagli eredi dei fondatori, gli attuali co-titolari. Che amano raccontare con passione questa loro storia, ben più interessante, articolata e ricca d’aneddoti di quanto possa sembrare da queste righe.

    Una storia che porta dritta a incrociare – come fosse già scritto, un fatto ineluttabile, più che cercato e voluto – le vicende di un’altra blasonata realtà dell’orologeria antica e contemporanea. Quelle della manifattura Patek Philippe, fondata nel 1839 a Ginevra. E ritenuta da appassionati, collezionisti e addetti ai lavori la più aristocratica maison di alta orologeria al mondo, con una produzione basata sull’eccellenza meccanica e la classicità estetica.

    L’incontro che ha portato all’apertura della boutique è dunque avvenuto su un terreno del tutto naturale, basato su tradizioni e qualità condivise. Cui si aggiunge il fatto d’avere una gestione ancora di carattere famigliare. E non è cosa da poco, in un mondo sempre più globalizzato e dominato dai grandi gruppi finanziari e industriali – come ha avuto modo di precisare in conferenza stampa Thierry Stern, Presidente di Patek Philippe e a sua volta terza generazione del fondatore.

    Si è infine svolta, nel pomeriggio del 16 settembre, la cerimonia dell’apertura ufficiale al numero civico 28 di via dei Condotti; presenti i ruoli più alti in grado della Manifattura ginevrina e dell’orologeria romana, di fronte a gruppo selezionato di giornalisti di settore. In cui è stata anche presentata una collezione realizzata da Patek Philippe espressamente per l’occasione. Disponibile solo in boutique, oltre a celebrare l’evento, sottolinea il fatto che nel 2019 ricorre il memorabile 225° anno di fondazione di Hausmann & Co.

    Si tratta di 2 esemplari unici con vedute di Roma in smalto, e 2 collezioni limitate e personalizzate su base Calatrava e Ore del Mondo rispettivamente di 100 e 25 pezzi. Brillante idea di Benedetto Mauro, quell’insieme numerico, pronunciato per esteso, riprende appunto la data dell’anniversario di nascita della ditta capitolina. Provare per credere.

    Ma a Roma con la mondanità non si scherza. Ed ecco che ai momenti dell’impegno lavorativo sono felicemente seguiti quelli di una festosa e rilassata serata; in una cornice di rara suggestione – quella del Ninfeo di Villa Giulia – come solo la Città Eterna può offrire. Pochi, ma eccellenti, gli ingredienti. Le musiche di Vivaldi, Bach e Debussy, eseguite dagli studenti del Conservatorio di Santa Cecilia; una coreografia che, su quelle note soffuse, ha portato in scena varie allegorie del Tempo; cena firmata dallo chef stellato Heinz Beck. E, ancora, il mondo dello spettacolo rappresentato da Carlo Verdone; mentre quello della politica dal neocommissario agli Affari economici e finanziari dell’Unione Europea Paolo Gentiloni.

    Circa 200 gli ospiti, tra cui Gianni e Maddalena Letta, Aura e Allegra Caltagirone, tutti a gustare fin verso la mezzanotte ottimi vini; che hanno accompagnato gamberi rossi marinati, gnocchetti di zita cacio e pepe, vitello ripieno di cipolla brasata e per finire sfera ghiacciata ai frutti rossi con lamponi cristallizzati. Svelati con proiezioni sui muri del Ninfeo anche i soggetti degli orologi. In particolare quelli che più incuriosivano, i due pezzi unici: le vedute di Piazza di Spagna e di Castel Sant’Angelo. Realizzate in smalto policromo con la tecnica cloisonné e Grand Feu, grande e inarrivabile specialità di Patek Philippe.