Giornale Degli Orologi

Tag: Karl-Friedrich Scheufele

  • Art in Time: De Bethune  espone nella galleria d’arte orologiera a Montecarlo

    Art in Time: De Bethune espone nella galleria d’arte orologiera a Montecarlo

    Un nuovo concetto di retail nell’ambito dell’Alta Orologeria. È quello introdotto da Art in Time fin dalla sua inaugurazione, lo scorso anno, nel nuovo distretto del lusso One Monte Carlo, a Monaco, tra l’Hôtel Hermitage e place du Casino. La boutique infatti è prima di tutto una galleria d’arte in cui trovare la più ricercata collezione di orologi rari realizzati da marchi di nicchia. Brand di pregio, che condividono valori quali artigianalità, originalità, audacia e indipendenza. Non è facile trovare punti vendita di questo tipo: qualcosa del genere, per intenderci, è la M.A.D. Gallery di Ginevra (che fa capo a MB&F); mentre in Italia l’unico in qualche modo assimilabile è forse lo spazio milanese di GMT.

    Se vi trovate in Costa Azzurra e dintorni, quindi, fateci un salto. Potrete conoscere la realtà nata per iniziativa di Karl-Friedrich Scheufele, Co-presidente di Chopard, e i marchi esposti. Art in Time ospita infatti le creazioni di De Bethune, Ferdinand Berthoud, Greubel Forsey, H. Moser & Cie, L’Épée, MB&F, Ressence, Urwerk, oltre alle “macchine del tempo” di Florian Schlumpf. Senza dimenticare i watch-winder di Buben & Zorweg e naturalmente gli orologi della stessa Chopard. «L’idea era di creare uno spazio multi-brand. Ma questo è molto di più: è Art in Time», ha dichiarato Scheufele.

    Per offrire a collezionisti e amanti del bello un’esperienza emozionante e più completa, Art in Time offre ciclicamente a ciascuno dei brand in  portfolio la possibilità di raccontarsi attraverso esposizioni allestite ad hoc. A cominciare da De Bethune, che propone quindi i propri esemplari in mostra per tutto il periodo estivo. Un invito per appassionati e neofiti a guardare più da vicino i modelli realizzati dal marchio con sede a L’Auberson, nella regione del Giura, culla dell’arte orologiera svizzera.

    «È un onore e un privilegio essere stati scelti per inaugurare il nuovo concept espositivo nel cuore del Principato», ha commentato il Ceo di De Bethune, Pierre Jacques. «Il nostro più profondo apprezzamento va a Karl-Friedrich Scheufele e al suo intero team per la fiducia riposta in De Bethune. Siamo guidati dagli stessi valori di eccellenza e autenticità e condividiamo una visione imprenditoriale dell’Haute Horlogerie che è appassionata, entusiasta e ultra-creativa; ma sempre rispettosa della grande tradizione orologiera».

    Connotati da una forte identità estetica e da soluzioni meccaniche originali, gli esemplari di De Bethune sono realizzati in numero limitato e destinati a un ristretto pubblico di collezionisti e connoisseur. Nell’esposizione allestita da Art in Time si potranno scoprire in particolare quattro modelli di sorprendente fattura: DB25 Starry Varius; DB28 Dark Shadows; DB28 XP Tourbillon e DB28 XP Starry Sky. Rappresentativi della maison: ispirati allo spirito dei maestri orologiai del XVIII secolo ma con contenuti tecnici fortemente innovativi. Dalla sua fondazione, nel 2002, De Bethune ha infatti sviluppato 27 calibri e depositato numerosi brevetti. Interprete di un’orologeria contemporanea ben radicata nella stroia ma decisamente proiettata nel futuro.

  • Vivere Chopard. Un mondo tra storia e lifestyle

    Vivere Chopard. Un mondo tra storia e lifestyle

    Le prime cose che mi vengono in mente quando penso a Chopard hanno poco a che fare con gioielli e orologi. Molto, invece, con la tempra della famiglia Scheufele, proprietaria della maison svizzera. La storia della marca fino a un certo punto ha un andamento lineare, simile a quello di tante realtà che nell’Ottocento mettono le basi dell’odierna orologeria haut de gamme.

    Nel 1860 Louis-Ulysse Chopard fonda a Sonvilier, nella regione del Giura, una manifattura orologiera di alta precisione, specializzata nella produzione di esemplari da tasca e cronometri. Gli bastano pochi anni per farsi conoscere e apprezzare dalla grande nobiltà internazionale; tanto che agli inizi del Novecento può annoverare tra i suoi clienti addirittura lo zar di Russia, Nicola II.

    Poco prima della Seconda Guerra Mondiale il figlio Paul-Louis prende le redini e sposta il laboratorio a Ginevra; dove nel 1943 cede il timone al figlio Paul-André. Sarà lui a vendere l’azienda di famiglia nel 1963 al tedesco Karl Scheufele III, terza generazione di una dinastia di orologiai e gioiellieri, col pallino di acquisire una manifattura orologiera svizzera per rafforzare le proprie attività. L’affare i due lo concludono in fretta e da lì inizia tutta un’altra storia adrenalinica, eccitante, carica di passione.

    Se mai aveste la fortuna toccata a me di visitare il quartier generale di Chopard a Meyrin, sappiate che potreste facilmente imbattervi nei proprietari della maison. Prima di tutto in Karl III insieme a sua moglie Karin, intenti a mangiare in sala da pranzo senza tante cerimonie, come i loro dipendenti, pur non avendo più ruoli operativi.

    Potreste trovarvi a chiacchierare con la loro figlia Caroline, Co-presidente e Direttrice creativa delle collezioni donna e del comparto gioielleria e alta gioielleria; magari mentre maneggia uno dei 23 diamanti ricavati dal taglio di The Queen of Kalahari, un bestione da 342 carati di colore D, il migliore, con una purezza di grado F (flawless), in pratica il non plus ultra.

    Oppure riuscireste a catturare l’attenzione di Karl-Friedrich, Co-presidente e alla guida delle collezioni uomo. Potreste accordarvi con lui e prendere appuntamento a Brescia, per salire a bordo di qualche bolide d’epoca e partecipare alla Mille Miglia, sponsorizzata dalla maison fin dal 1988. Ma quello che rende Chopard così speciale è la sensazione di essere accolti in casa Scheufele, di condividere l’esperienza di tutto ciò che accende il loro cuore.

    Certo, gli appassionati sanno che da lì sono usciti pezzi memorabili, sia di orologeria sia di gioielleria, da uomo e da donna. A cominciare dall’Happy Diamonds, lanciato nel 1976 e destinato a riscrivere le regole degli orologi-gioiello per via dei diamanti mobili, lasciati liberi tra due vetri zaffiri trasparenti. Per proseguire poi nel 1980 con il primo St. Moritz, allora stupefacente modello sportivo in acciaio; o quattro anni dopo con il Luna D’Oro, il primo “complicato” da polso della casa, con calendario perpetuo e indicazione retrograda.

    E arrivare nel 1993 al debutto della collezione Happy Sport, da quel momento un successo tra i più longevi nel settore, grazie all’allora inimmaginabile accoppiata di acciaio e diamanti mobili. Senza dimenticare, nel 2014, la presentazione del L.U.C Tourbillon QF Fairmined, il primo modello realizzato con oro etico certificato. E, nel 2019, la nascita di Alpine Eagle, la nuova gamma di orologi sport-chic ispirata alle Alpi e alla forza delle aquile che volteggiano sulle cime.

    Chi sceglie Chopard, però, lo fa perché ama quella sensazione di vicinanza con la maison e con chi l’ha resa grande.  «I nostri clienti molto spesso diventano dei brand ambassador, perché non si limitano all’acquisto di un orologio», spiega Simona Zito, General Manager di Chopard Italia. «Le collezioni di occhiali da vista e da sole, la piccola pelletteria, la linea di borse, i profumi, le sete di cravatte e foulard non sono solo acquisti aspirazionali di chi cerca di avvicinarsi al brand. Diventano il completamento di un mondo a cui sentono di appartenere».

    Durante una indimenticabile cena a Cinecittà, con l’elegante tavola sistemata proprio al centro dello studio dove Federico Fellini girava i suoi film, Caroline raccontava ridendo della volta in cui a Cannes aveva “vestito” Elizabeth Taylor. L’aveva raggiunta nella sua suite per scegliere dei gioielli e il di lei cagnolino aveva preso a zampettare tra smeraldi e rubini, con il rischio concreto di ingoiarsi qualcosa.

    Lady Scheufele ci aveva radunati per annunciare il sostegno della maison al restauro della facciata dei famosi studi romani. Del resto lei per il cinema ha una venerazione. Prova ne sia la partnership ufficiale con il Festival di Cannes, attiva dal 1998; (sono i laboratori di Chopard a realizzare la Palma d’Oro e tutti i trofei consegnati durante la premiazione finale).

    Probabilmente ci aveva anche presentato qualche novità di prodotto, in quell’occasione; però quello che ricordo io con precisione è la T-shirt a righe bianche rosse che aveva regalato a ciascuno dei presenti, ispirata al costume di scena di Giulietta Masina in La Strada. Non un orologio e nemmeno un gioiello: quello era un pezzetto del suo cuore.

  • Chopard e il Festival di Cannes. Cosa ci siamo persi?

    Chopard e il Festival di Cannes. Cosa ci siamo persi?

    Il poeta T.S. Elliot diceva: «Aprile è il più crudele di tutti i mesi». Ma per gli appassionati di cinema (e di orologi) il maggio del 2020 passerà alla storia come un disgraziato. Tra le molte e tristi conseguenze della pandemia di Covid-19, c’è stato l’annullamento della 73esima edizione del Festival di Cannes, che avrebbe dovuto svolgersi in questi giorni (dal 12 al 23) nella città francese, simbolo della Costa Azzurra. Gli organizzatori hanno annunciato che i film saranno presentati online, in un calendario spalmato tra il 22 maggio e il 26 giugno, per consentire agli addetti ai lavori di visionare i titoli selezionati, senza però stabilire un vincitore. E che, quando riapriranno le sale, tutte le opere saranno presentate al pubblico con il marchio del festival.

    Quello a cui purtroppo si dovrà rinunciare è lo spettacolo nello spettacolo, ovvero l’appuntamento quotidiano di star, pubblico e fotografi per la Montée des marches, la scalinata ricoperta dall’immancabile tappeto rosso che tutti gli accreditati devono salire per accedere alla sala delle proiezioni sulla Croisette. Si tratta di un fazzoletto di pochi metri con una pendenza impervia – soprattutto quando tocca scalarla con tacchi alti e abiti da gran sera -, che ho avuto il brivido di sperimentare in passato grazie all’invito di Chopard. 

    La maison svizzera di orologeria e gioielleria è partner ufficiale del Festival di Cannes dal 1998, con un impegno che vede operativa su più fronti l’azienda e la famiglia Scheufele, proprietaria del marchio dagli anni ‘60. Nei laboratori di Ginevra si realizza con “l’oro etico” della casa la Palma d’oro da assegnare ai vincitori, oltre a tutti i trofei destinati alla cerimonia di chiusura e al Trofeo Chopard, voluto dalla griffe per premiare i talenti emergenti. Mentre i due fratelli e co-presidenti Caroline e Karl-Friedrich seguono e consigliano le celebrities nella scelta dell’orologio e del gioiello giusto per la mise, tra red carpet, conferenze stampa e grandi party in notturna.

    Per quanto riguarda gli uomini, si sa che quasi sempre è proprio l’orologio l’elemento chiave a rendere prezioso lo smoking d’ordinanza. E Karl- Friedrich, con la sua esperienza alla guida della manifattura di Fleurier dove si producono i movimenti L.U.C, è il perfetto mentore di divi in cerca di quel tocco di classe in più. Da grandi artisti quali sono, gli attori scostano il braccio dal corpo quanto basta per offrire agli intenditori una fugace occhiata del loro modello preferito, in un gioco di vedo-non-vedo seducente proprio perché sempre sussurrato.

    Le signore però non sono da meno (anche perché quando affronti il momento di gloria sulla scalinata scopri quanto la corretta gestione del tempo sia fondamentale). L’accesso alla sala è iper-regolamentato, ed è bene calcolare gli orari per evitare di mettersi in coda in attesa che le altre divine accontentino i fans adoranti e i fotografi a caccia dello scatto perfetto. Per esaltare l’eleganza di un abito di gala ci vuole un orologio di pari charme. Motivo per cui Caroline, responsabile della collezione donna, della gioielleria e dell’alta gioielleria, mette insieme le sue competenze e porta sulla Croisette orologi da urlo.

    Quest’anno uno dei pezzi forti sarebbe stato Il Gufo, un modello fiabesco, con un doppio quadrante circondato da zaffiri multicolore per richiamare gli occhi dell’animale notturno. Non potendolo (per ora) ammirare al polso di qualche celebrità, ci si può comunque consolare ripensando alla Red Carpet Collection dell’anno scorso; di cui è rimasta memorabile – fra i tanti pezzi unici – l’ampia manchette arricchita da 60 carati di diamanti effetto pizzo, con otto diamanti taglio marquise disposti a rosa dei venti sul quadrante in madreperla.

    O all’Happy Palm, lanciato al festival di Cannes 2018 e realizzato in oro etico certificato Fairmined (come la Palma). In cui cinque diamanti e una palma in miniatura si muovono liberi sopra il quadrante in madreperla; in alternativa al cinturino in alligatore e oro 24 carati, un bracciale interamente tempestato di diamanti. Mentre il movimento è impreziosito da una decorazione di palme d’oro, incisa a mano secondo la tecnica di Fleurier.