Giornale Degli Orologi
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Tag: Guido Terreni

  • Tonda PF Sport Chronograph, l’edonismo sportivo di Parmigiani

    Tonda PF Sport Chronograph, l’edonismo sportivo di Parmigiani

    «Ricchi si diventa, eleganti si nasce». Lo ricordava spesso Honoré de Balzac per dire che l’eleganza non la impari a un corso, né te la costruisci leggendo un libro. L’eleganza è innata. Ce l’hai o non ce l’hai. È meglio farsene una ragione. La celebre frase mi viene in mente ogni volta che osservo una creazione firmata Parmigiani Fleurier. All’eleganza, infatti, la Manifattura svizzera – e chi sceglie di indossarne un orologio – non può proprio sfuggire. Parmigiani potrebbe disegnare orologi sportivi di ogni genere: eppure, spiccherebbero sempre e comunque per il loro carattere chic.
    Lo penso ancora una volta quando osservo l’estensione di gamma dei Tonda PF Sport Chronograph, tre cronografi che ampliano lo spettro cromatico della linea già esistente, presentata a marzo dello scorso anno nelle varianti in acciaio o in oro rosa.

    Tre nuovi abbinamenti cromatici

    Le tre nuove referenze, tutte con cassa in acciaio, puntano su varietà cromatiche raffinate: Milano blue, Artic grey e London grey. Tre abbinamenti che piaceranno a chi vuole indossare un orologio di gran classe anche nel tempo libero, nel weekend, negli ambienti informali. Guido Terreni, Ceo di Parmigiani Fleurier, usa l’espressione the sporting hedonist (l’edonista sportivo) per sottolineare i destinatari dei nuovi orologi, capaci di coniugare l’essenza sportiva con la ricercatezza, la bellezza formale con l’eleganza dégagé. 

    Rispetto alle varianti “panda” che fino a oggi componevano il catalogo dei Tonda PF Sport Chronograph, i nuovi esemplari si distinguono per i colori dei contatori crono e dei cinturini, coordinati allo sfondo della scala periferica dei secondi centrali. Una coerenza cromatica che predispone l’occhio all’osservazione della lunetta la quale, nei Tonda PF Sport Chronograph, abbandona il platino e la fitta zigrinatura in favore di un numero più ridotto di scanalature (160 invece di 225), dando corpo e solidità alla cassa. Non dimentichiamo che si tratta di cronografi: per quanto mantengano inalterato il carattere distintivo della Manifattura, devono sapersi integrare in contesti sportivi e, più in generale, dinamici.

    Il Tonda PF Sport Chronograph fra semplicità e ricercatezza

    La cassa misura 42 mm di diametro, un valore che assegna i nuovi orologi soprattutto all’utenza maschile, ed è impermeabile fino a 10 atmosfere. Il quadrante con lavorazione guilloché e pattern clou triangolaire rinuncia a ogni scritta che possa distogliere lo sguardo dalla bellezza dell’insieme, eccetto per il logo applicato. I tre contatori indicano i secondi continui (a ore 6), i minuti cronografici (alle 3) e le ore cronografiche (alle 9).

    Tra gli indici 4 e 5, con fare discreto, si presenta il piccolo datario a finestrella con caratteri bianchi su sfondo nero. Qualche dettaglio in più, gli indici sono applicati, sfaccettati e fluorescenti: al buio il rivestimento nero in Super-LumiNova emette luce verde. Come le lancette delle ore e dei minuti, traforate e dalla caratteristica forma a delta, sono in oro 18 carati.

    Anche sul cinturino in caucciù è bene spendere qualche parola. È un multi-strato. L’aspetto ricorda i cinturini in cordura, ma la lavorazione è quella tipica dei cinturini in pelle: tra lo strato esterno, vulcanizzato, e quello interno, con superficie liscia, c’è un’imbottitura che assicura consistenza ma al tempo stesso morbidezza al polso. I tre strati sono tenuti insieme da una cucitura realizzata a mano. La fibbia in acciaio, con chiusura déployante, riporta il logo PF. 

    Il movimento di manifattura

    Il movimento incassato nel Tonda PF Sport Chronograph è il calibro PF070. A carica automatica, è ideato e costruito “in casa”, da Vaucher Fleurier, la manifattura di Parmigiani Fleurier. La Maison lo ha progettato da zero per animare i cronografi della collezione PF Sport. Trattasi infatti di un calibro con funzione cronografica integrata, non modulare. Qual è la differenza? Ve la spiego subito. E non è da poco. Un movimento cronografico modulare è in origine un “solo tempo” al quale sia stato adattato in un secondo momento un modulo cronografico. Un calibro con cronografo integrato invece è nato come un tutt’uno sin dall’inizio, nella testa di chi lo ha progettato. Ne deriva una maggiore affidabilità complessiva e precisione di marcia. Oltre che un poderoso investimento economico.

    D’altronde Parmigiani Fleurier, a dispetto della sua storia piuttosto recente (esiste così come la conosciamo dal 1996), ci ha già abituati a calibri alto di gamma. Calendari perpetui con datario retrogrado, cronografi rattrapanti, esclusivi GMT con ripetizione dei minuti e GMT rattrapanti sono solo alcuni esempi. Come lo è il PF511 dei primi anni 2000 con otto giorni di carica e tourbillon, la cui gabbia compie un giro completo non in 60, ma in 30 secondi. Roba da lustrarsi gli occhi.   

    Se guardiamo i numeri alla base del PF070 ci rendiamo subito conto di essere di fronte a un pezzo di alta orologeria: 315 componenti, 42 rubini, dispositivo cronografico con ruota a colonne a innesto verticale, frequenza di funzionamento di 5 Hz e autonomia di 65 ore. L’alta frequenza fa “battere” il bilanciere del Tonda PF Sport Chronograph 36.000 volte in un’ora, quanto basta per far marciare la sfera dei secondi continui con la massima fluidità e la lancetta centrale dei secondi cronografici a passi di 1/10 di secondo. Prerogativa di precisione, quest’ultima, che si riscontra nella scala periferica sotto il réhaut, in cui ogni secondo è suddiviso in cinque tacche.

    Riguardo alla costanza di marcia, poi, il Tonda PF Sport Chronograph ha ottenuto la certificazione di cronometro rilasciata dal Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres). Il rotore di carica realizzato in oro 22 carati è il fiore all’occhiello di un movimento che non scende a compromessi con la qualità. L’aspetto traforato ricorda il volante a tre razze di un’auto Granturismo degli anni ’60 – la Ferrari 250 GTO per essere precisi -, mentre le finiture realizzate a mano confermano l’importanza che Parmigiani Fleurier attribuisce all’artigianalità dei suoi orologi. Il che ci porta dritti al prezzo al pubblico: 27.900 franchi svizzeri.   
     

  • Tonda PF Chronograph Rattrapante: la lezione di Parmigiani Fleurier

    Tonda PF Chronograph Rattrapante: la lezione di Parmigiani Fleurier

    Un gigante del design come Bruno Munari sosteneva che «tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare». Non so se Michel Parmigiani abbia mai letto questa frase, ma guardando il Tonda PF Chronograph Rattrapante di Parmigiani Fleurier qualche dubbio mi viene. Un orologio che abbiamo conosciuto nel 2021 nella versione in platino e che abbiamo ritrovato lo scorso anno vestito di oro rosa. Stesso approccio minimale nel design, superbo nella meccanica.

    Michel Parmigiani si era già cimentato con il cronografo rattrapante nel 2016, una creazione nata allora per celebrare i 20 anni del Marchio. Si trattava del Tonda Chronor Anniversaire, limitato a 25 pezzi, che ospitava nella cassa in oro bianco o rosa il calibro PF361, un movimento cronografico rattrapante a carica manuale totalmente sviluppato in manifattura. Un assaggio di come Parmigiani Fleurier era in grado di maneggiare la complicazione cronometrica rattrapante.

    Che cosa sia un cronografo rattrapante (o sdoppiante, è lo stesso) non sto a riscriverlo. Quanti di voi lo sanno passeranno oltre, chi non lo conosce o non se lo ricorda darà una lettura a questo pezzo per rinfrescarsi la memoria. Posso dire che si tratta con pochi dubbi di una complicazione eccelsa, non per tutti, e che proprio per questo motivo è ancora più eccellente se resa con la semplicità d’uso e di lettura che troviamo nel Tonda PF Chronograph Rattrapante.

    Armonia di contrasti

    A prima vista, per come pare a me, ciò che salta all’occhio tenendo l’orologio tra le mani è una strana sensazione di contrasto. Tra l’opulenza della cassa e del bracciale integrato in oro rosa e l’essenzialità, quasi la nudità del quadrante. Fateci caso. Non siamo ai livelli dell’oro giallo, ma in un orologio full gold anche l’oro rosa chiama spesso quadranti e lunette ricche, gridate, opulente. Qui no. Il grido dell’oro è soffocato dal silenzio del quadrante.

    Del resto, la collezione Tonda PF incarna quel concetto di “ricco minimalismo” che il Ceo di Parmigiani Fleurier, Guido Terreni, persegue fin dal suo ingresso in azienda tre anni fa. E il quadrante grigio argento del Tonda PF Chronograph Rattrapante è una sintesi di questa visione. La sua finitura sabbiata, con una sottile texture sulla base in platino massiccio, fa in modo che si mantenga una sensazione opaca uniforme anche sulle parti incassate dei contatori, posti su un piano leggermente inferiore.

    Un’omogeneità che si ritrova anche nella periferia del quadrante, dove la scala tachimetrica è affiancata da una scala pulsometrica calibrata su 30 pulsazioni. L’anello periferico è organico all’intero quadrante non solo per la finitura sabbiata, ma anche grazie ai dodici indici in oro rosa applicati a mano che lo collegano al centro del quadrante stesso. La lavorazione sfaccettata di questi indici gioca con la luce, illuminando l’insieme dell’orologio.

    Lancette ipnotiche

    Quello che poi interessa, sul quadrante, è anche il gioco delle lancette. Premendo il pulsante sul lato cassa a ore 2 si disingaggiano le due lancette del cronografo, che partono insieme. Premendo il pulsante a ore 4, si ferma quella superiore mentre quella inferiore continua a correre. Un’altra pressione a ore 4 porta la lancetta superiore a raggiungere l’altra. Il tempo parziale viene misurato al primo stop. 

    È un giro ipnotico, forse più elegante che utile, ma è la bellezza di questa complicazione raffinata. Girando girando, le due lancette cronografiche fanno poi muovere le lancette dei contatori. Il contatore dei 30 minuti a ore 3, dei secondi continui a ore 6 e delle 12 ore a ore 9 hanno i numeri arabi e gli indici stampati in nero.

    Le lancette dei contatori dei 30 minuti e delle 12 ore sono in acciaio come la lancetta cronografica superiore; quella dei secondi e la lancetta cronografica inferiore sono placcate oro. Un modo intuitivo per distinguere le loro funzioni.

    I codici di Parmigiani Fleurier

    Detto del quadrante, la parte soft dell’orologio, diamo anche un’occhiata a quella hard, ossia all’insieme di bracciale e cassa. Quest’ultima misura 42 mm di diametro per 15 di spessore, non pochi ma comunque corretti per consentire una visione pulita delle informazioni e per incassare un movimento dall’architettura complessa. Più che le misure, quello che fa sentire al polso la presenza dell’orologio è il peso dell’oro rosa.

    La lunetta è quella caratteristica zigrinata di Parmigiani Fleurier, che presenta finiture a contrasto spazzolate e lucidate a mano. Altri dettagli di design che inseriscono il Tonda PF Chronograph Rattrapante in pieno nella tradizione del Marchio sono i pulsanti a forma di goccia per l’avvio, l’arresto e l’azzeramento del cronografo, e le anse, sempre a goccia. 

    Le anse sono lucide, una finitura che va in continuità con quella della carrure e della parte esterna del bracciale. Le maglie interne hanno invece una finitura verticale che pare allungare le forme dell’orologio. Lucida è anche la corona, sovradimensionata (ha un diametro di 7,2 mm) e dotata di un pulsante integrato per la funzione rattrapante.

    La difficoltà del Tonda PF Chronograph Rattrapante

    La difficoltà di concepire e realizzare un movimento cronografico rattrapante, torno a sottolinearlo, è pari circa a quella che comporta la creazione di una ripetizione minuti o di un tourbillon. Già farlo non è semplice, farlo anche bello è poi una ulteriore sfida. Vinta da Parmigiani Fleurier, perché il calibro PF361 che muove il Tonda PF Chronograph Rattrapante è anche esteticamente impeccabile.

    Basta girare l’orologio sottosopra e dare un’occhiata al lato B attraverso il fondello trasparente per rendersene conto. L’architettura scheletrata del calibro è a due strati e consente di vedere molte parti tecniche del movimento, una cosa non usuale nei movimenti cronografici integrati. Saltano subito all’occhio la platina e i ponti del movimento in oro rosa, anche questo un fatto non usuale, che rimanda ad altri marchi eccelsi.

    La platina ha una lavorazione satinata opaca, mentre i ponti traforati, al contrario, hanno superfici spazzolate, i bordi smussati e gli spigoli lucidati manualmente. C’è un grandissimo numero di angoli esterni e interni sui ponti, delicatamente rifiniti a mano. Le svasature delle viti e le viti stesse sono lucidate e smussate, le ruote sono rifinite con una lavorazione circolare e le parti in acciaio hanno finiture diritte.

    La bellezza è ovunque

    Parmigiani Fleurier aveva già movimenti cronografici in collezione prima del 2016, ma erano modulari. La cosa eccezionale del PF361 sta nel fatto che il Brand ha scelto di creare da zero un nuovo cronografo rattrapante, per di più integrato. Quindi assai più complesso e delicato di un normale cronografo, non tanto per il numero dei componenti, quanto in termini di precisione e regolazione.

    Il calibro PF361 è dotato di due ruote a colonne: una per attivare la normale funzione cronografica, l’altra per dividere il tempo o recuperare il tempo dell’evento cronometrato attraverso la funzione rattrapante. Le due ruote sono collegate a un innesto verticale, che garantisce il funzionamento regolare della cronografia.

    Il bariletto della spirale è decorato con la firma di Michel Parmigiani e con dei disegni a forma di goccia. Tutti elementi che concorrono al totale di 309 componenti di cui è formato il calibro PF361. Per aggiungere ulteriore eccellenza al tutto, segnalo che il movimento del Tonda PF Chronograph Rattrapante è pure ad alta frequenza, perché lavora a 36.000 alternanze/ora. In quest’ottica le 65 ore di autonomia sono quasi un prodigio. Va da sé che tale velocità aggiunge precisione alla rilevazione cronometrica, perché consente di misurare intervalli di 1/10 di secondo, rispetto a 1/8 di secondo di un classico cronografo a 28.800 alternanze.

    Tonda PF Chronograph Rattrapante: valore nel tempo

    Concludo con due luoghi comuni che si adattano a questo pezzo strepitoso di Parmigiani Fleurier e che, come spesso accade, sono anche pillole di buon senso. Uno: la qualità si paga. Due: come diceva mia nonna, chi più spende, meno spende.

    In effetti 155mila franchi pochi non sono. Perché, come penso abbiate capito, da un lato c’è qualità in abbondanza, dall’altro c’è però la certezza di mettersi al polso un oggetto fatto per durare e, magari, anche per rivalutarsi nel tempo. Di sicuro c’è la firma di un guru che, grazie alla lunga esperienza di restauratore, ha capito che in orologeria la forma vale spesso quanto la sostanza. Il Tonda PF Chronograph Rattrapante ne è la prova.

  • Guido Terreni e “l’orchestra” Parmigiani

    Guido Terreni e “l’orchestra” Parmigiani

    Parlare con Guido Terreni non è mai banale. Il Ceo di Parmigiani Fleurier è uno dei pochi manager dell’orologeria con un’idea di prodotto che è anche, soprattutto, un’idea di futuro. Il suo è un approccio al mercato e all’industria indirizzato da una visione lucida e netta, riflessa nella chiarezza degli orologi che l’azienda ha cominciato a realizzare dal momento del suo arrivo, un paio di anni fa.

    Una visione che non prescinde dai valori che Michel Parmigiani ha trasmesso a Terreni e che lui ha fatto propri con una rapidità e una facilità che non mi stupiscono, conoscendo la persona. Con lui, a Watches and Wonders, ho fatto una bella chiacchierata, piena di spunti preziosi che mi piace condividere con voi.

    Michel Parmigiani ama dire che non bisogna pensare che in orologeria sia già stato inventato tutto. E allora, che cosa manca da inventare?
    Tantissimo. Abbiamo progetti in cantiere fino al 2029 e quello di quest’anno è il Minute Rattrapante, una prima mondiale. La nostra filosofia è quella di pensare al futuro. Ciò che ho sempre fatto nella gestione dell’orologeria è utilizzare l’arte meccanica per creare qualcosa che sia proiettato in avanti. L’industria ha un po’ rallentato sotto questo aspetto, perché negli ultimi 20-30 anni abbiamo visto molti orologi che sono riedizioni di se stessi e questo per me non è interessante. Siamo forse l’unica categoria merceologica in cui nove prodotti su dieci non sono stati disegnati dalla nostra generazione. Certo, questo è anche un valore, perché poter dare a un prodotto un ciclo di vita praticamente infinito è affascinante, ma ogni pietra miliare del nostro settore al momento della sua uscita era di rottura, innovativa: non vedo perché non si possa continuare a fare questo.

    Gli orologi Parmigiani sono capolavori di sottrazione. Togliere il più possibile per arrivare all’essenziale. Come ci riuscite?
    È una mia fissazione. Io penso che il superfluo non serva a nulla. In un orologio come il Tonda PF – che è apparente semplicità, perché in realtà non è per nulla semplice – la bellezza di un disegno minimalista è stata la cosa più difficile da ottenere. Ma non è minimalismo brutale, come poteva essere un certo purismo del secolo scorso. La semplicità è una questione di misura e la misura è una questione di gusto. Esiste una componente emotiva e razionale nel design per la quale non c’è una ricetta ma solo sensibilità, la coerenza di ciò che stai facendo. Per essere interessante devi sapere quando fermarti nel momento in cui togli e sapere che cosa tenere.

    Come il GMT Rattrapante dello scorso anno?
    In quell’orologio abbiamo operato la rivisitazione di una funzione molto comune, senza seguire un libro già scritto ma partendo dal concetto di una funzione che quando non ti serve non c’è. Per ottenere questo risultato, in Parmigiani dovevamo non mettere delle cose che spesso in un GMT ci sono. Se vuoi avere l’esperienza di un orologio che quando non viaggi è un due lancette pulito ed elegante, non puoi avere funzioni superflue sul quadrante. Quindi le tolgo per puntare al bello e alla facilità d’uso. È una questione solo di equilibrio e gusto. 

    Tempo fa mi raccontasti di aver passato i primi mesi in Parmigiani a studiare. Che cosa hai imparato?
    In realtà ho iniziato a studiare il marchio tre mesi prima di entrare in azienda e ho imparato un sacco di cose. Ho potuto respirare i valori di Michel grazie al solo fatto di averlo presente tra noi, anche se con un ruolo non operativo. Questi valori sono due, molto forti, e sono il fondamento della marca. Uno è un patrimonio culturale enorme. Michel Parmigiani è un’enciclopedia vivente, non solo di nozioni ma anche di capacità di gestire l’arte meccanica in tutte le fasi della sua storia. Un quadrante del ‘700 da restaurare necessita di tecniche diverse da uno del ‘900 e lui le padroneggia tutte. Ha una conoscenza di una profondità incredibile.

    E il secondo?
    Il secondo è legato al primo, è la non ostentazione. Chi restaura lavora sul lavoro di qualcun altro, per cui la sua mano deve sparire; significa che hai competenze e capacità enormi, però il tuo ego non deve essere visibile. 

    Understatement come quello dei vostri orologi. E dei vostri clienti.
    Un cliente Parmigiani ama possedere un oggetto colto, raffinato, rifinito ai massimi livelli ma non ostentato. È un cliente discreto, perché il vero lusso non è mostrare il proprio potere d’acquisto ma avere la consapevolezza di ciò con cui ci si accompagna. Quindi è cultura del prodotto in generale, non solo dell’orologio. Un cliente educato al bello e alla capacità di goderne, non lo fa in piazza ma in privato. Questo è il nostro cliente, perché il vero lusso è dietro le quinte.

    Questa filosofia vi aiuta anche in mercati dove invece l’ostentazione è un valore?
    Fortuna vuole che questo tipo di persona è trasversale alle culture, anche in mercati nuovi come la Cina, dove ho avuto modo di incontrare collezionisti raffinatissimi, anche più formali di noi. Sono curiosi, cercano marchi meno conosciuti e lo fanno con competenza. Sono molto attratti dagli indipendenti e da chi ha uno stile che non è stravagante, ma che ha quella singolarità nella proposta che lo rende interessante.

    Dove finisce il Ceo e dove inizia il creativo in Guido Terreni?
    Per come intendo il ruolo del Ceo, io sono un direttore d’orchestra che però scrive anche la musica ogni tanto. Non posso però essere anche l’interprete, ho bisogno di persone che suonino a tempo, che interpretino le emozioni che cerchiamo di sviluppare. Tutto questo ha necessitato un periodo di focalizzazione su ciò che, come Parmigiani, avremmo voluto fare e avremmo voluto essere. Il credo di questa nuova direzione è stato difficile all’inizio, ma ora siamo allineati. Ormai penso che sia chiaro a tutti qual è il nostro messaggio in orologeria. 

    Che cosa ti manca da imparare ancora in Parmigiani?
    Moltissime cose, perché è una storia appena iniziata, è il rinascimento di un marchio che deve durare nel tempo. Siamo stati tutti sorpresi, io per primo, dalla rapidità dell’apprezzamento verso di noi. Per il GMT Rattrappante dello scorso anno abbiamo sette volte la domanda rispetto a quello che abbiamo messo in produzione. La dimensione di questa domanda rispetto a ciò che immaginavamo un anno fa è frutto della creatività, del desiderio che c’è attorno alla marca. Il rovescio della medaglia è che si è creato questo desiderio e si è un po’ frustrati perché i clienti devono attendere il loro orologio per alcuni mesi.

    Un problema comune a tanti marchi, purtroppo…
    È un aspetto non facile da gestire, dobbiamo imparare a essere più vicini ai nostri clienti finali in attesa, far loro capire che cosa comporta, in termini di filiera e di investimenti industriali, dover accelerare la produzione. Mettere tutto in sincronia nella supply chain o nella produzione è molto complesso, è un lavoro di organizzazione produttiva che stiamo cercando di gestire nella maniera meno problematica possibile. Dobbiamo migliorare anche la capacità di dire esattamente a un cliente in attesa quando arriverà il suo orologio.

    Non è che poi a forza di aspettare, certi clienti mollano il colpo?
    Un’altra cosa che dobbiamo fare è proprio continuare a mantenere la desiderabilità nel lungo periodo. Non ci interessa avere triplicato il business in tre anni: è bello, ma è un punto di partenza, non di arrivo. E poi un cliente come il nostro va continuamente stimolato e interessato. L’asticella si alza ogni anno di più, creando prodotti che non si devono cannibalizzare. Ciò che ho fatto in passato deve rimanere interessante, in modo da dare un’offerta il cui contenuto orologiero continui a essere al cuore di quello che realizza Parmigiani, in una maniera molto fresca.

    Un esempio di questa freschezza, Guido Terreni lo aveva raccontato qualche tempo fa direttamente ad Augusto Veroni, parlando del Tonda PF Automatic da 36 mm. Un orologio reinventato da Parmigiani in una dimensione di cassa che ne ha reso le proporzioni ancora più equilibrate, con un dettaglio prezioso. Sono i diamanti taglio baguette che costituiscono gli indici, nelle versioni Warm Grey e Deep Ruby, quest’ultima premiata al GPHG 2022 nella categoria Ladie’s Watch.

    Una scelta e una lavorazione non banali, che Terreni spiegava così a Veroni: «La forma rettangolare riproduce lo stile degli indici della collezione e in base a questa disegniamo la baguette. Usare un diamante taglio baguette costa due volte e mezzo un diamante rotondo, ma non è il prezzo che conta. La baguette è giusta per quello stile, per quell’orologio. L’abbiamo chiamata “baguette misteriosa” perché abbiamo usato la tecnica del sertissage invisibile, con il quadrante che funge da binario. Dentro di esso viene fatta scorrere la baguette, tagliata apposta solo nella sua parte non visibile. Nessuno l’aveva fatto prima per gli indici, infatti c’è un brevetto che stiamo depositando. In questo tipo di affichage non è più la griffe che tiene la pietra ma è come se la pietra disegnasse l’indice, rispettando lo stile dell’orologio».

    Se non è coerenza questa…

  • Tonda PF GMT Rattrapante: la lezione di essenzialità di Parmigiani Fleurier

    Tonda PF GMT Rattrapante: la lezione di essenzialità di Parmigiani Fleurier

    La prima cosa che abbiamo pensato io e altri colleghi quando, a Watches & Wonders, Guido Terreni ha iniziato la presentazione del Tonda PF GMT Rattrapante proiettandone l’immagine sulla lavagna luminosa è stata: «Dove diavolo sono i contatori del cronografo?».

    La seconda cosa che ho pensato io (non so gli altri…), quando il Ceo di Parmigiani Fleurier ci ha spiegato che l’orologio è “solo” un GMT, è stata che, forse, noi giornalisti di settore non siamo una banda di scemi ma solo persone troppo condizionate dagli stereotipi. Perché senti “rattrapante” e pensi subito a un cronografo. E chi lo ha detto?

    Il disorientamento che ci ha preso di fronte al Tonda PF GMT Rattrapante è la prova provata della bontà del lavoro che Terreni sta svolgendo in tandem con Michel Parmigiani. Se una delle lamentele che più spesso escono dalle bocche dei soloni dell’alta orologeria è che i marchi hanno perso la fantasia, che nascondono dietro ai pezzi “heritage” una drammatica mancanza di idee nuove, questo orologio va nella direzione opposta. Cerchiamo di capire insieme perché.

    Tonda PF GMT Rattrapante: l’inattesa complicazione

    Che cosa sia il Tonda PF GMT Rattrapante lo dice il nome stesso: un orologio GMT con funzione rattrapante. Bene, e come potrebbe funzionare? Che cosa fa nel concreto? Una volta compreso, vedremo che lavora in un modo così evidente e naturale che è difficile capire come mai non esistesse già prima che ci pensasse Parmigiani Fleurier.

    Intanto, su che cosa si intenda per funzione rattrapante, tipica appunto dei cronografi, non ho intenzione di spendere parole: chi non lo sa, legga questo pezzo del maestro Veroni e tutto sarà chiaro. Poi, tanto per proseguire, il Tonda PF GMT Rattrapante è tutto ciò che è il Tonda PF Micro Rotor, di cui ho già scritto qui. Ha lo stesso splendido bracciale, la caratteristica lunetta zigrinata in platino e il delicato motivo guilloché sul quadrante. Tutti dettagli su cui torno nelle didascalie. Ma è altro ancora.

    Come ha fatto dunque Parmigiani Fleurier a traslare la funzione rattrapante su un GMT? Usando quello che è il tratto distintivo del marchio: la semplicità. Semplicità estetica e semplicità di utilizzo. Dove semplicità non significa banalità ma capacità di ridurre forma e funzione all’essenziale, a beneficio di chi indossa ogni giorno l’orologio.

    Tutto parte da un pulsante

    Forma e funzione che sono sintetizzate dal pulsante a ore 8. Non esagero se dico che vale da solo il prezzo dell’orologio, semplicemente per il design eccezionale. Ha la stessa forma dei pulsanti del cronografo Tonda PF e sporge dall’ansa come se fosse una sua estensione naturale. Il profilo è quello dell’ansa, solo un po’ più piccolo in scala, il che lo rende parte integrante della cassa.

    Nella maggior parte dei casi, negli orologi con pulsanti integrati questi vengono nascosti dal design, mentre nel Tonda PF GMT Rattrapante il pulsante non è celato ma esaltato dalla forma e dalla particolare posizione.

    Perché è importante questo pulsante? Perché premendolo accade la magia: a ogni pressione, la lancetta delle ore, in oro rodiato, si sposta di un’ora in avanti in modo da impostare l’ora locale nella posizione attuale di chi indossa l’orologio. Così si rivela un’altra lancetta delle ore, nascosta sotto alla prima e identica a questa in forma e dimensioni ma non in materiale (è in oro rosa), che mostra l’ora di casa. Quindi, se ci si trova a casa rimane visibile una sola lancetta delle ore, perché ora locale e ora di casa coincidono.

    Altri orologi GMT di solito hanno lancette per l’ora di casa piuttosto appariscenti, e questo potrebbe essere appropriato. Ma che cosa succede se ci si trova a casa o, comunque, nel proprio fuso orario locale? Accade che la lancetta GMT diventa inutile e ingombrante perché indica lo stesso orario della normale lancetta delle ore. Ecco quindi che la soluzione ideata da Parmigiani Fleurier incarna l’intero concetto di questo orologio e della filosofia produttiva del marchio: non mostrare ciò che non è necessario.

    Tutto finisce in un pulsante

    E quindi, la funzione rattrapante? C’è un altro pulsante in oro rosa integrato nella corona; quando lo si preme, la lancetta GMT dell’ora locale salta sopra alla lancetta dell’ora di casa per nasconderla nuovamente. Si potrebbe ottenere lo stesso risultato premendo ripetutamente il pulsante a ore 8, ma a che cosa sarebbe servito lo sforzo tecnico e creativo di portare la funzione rattrapante in un GMT?

    I pignolini si aspetterebbero che il pulsante in oro rosa facesse muovere la lancetta in oro rosa. E invece no, perché come ha spiegato Terreni durante la presentazione a Ginevra, la scelta di questo materiale per la lancetta dell’ora di casa non è casuale: l’ora di casa ricorda il tempo in famiglia, il più prezioso, e tale dev’essere anche il metallo che lo rappresenta. Così come di quel metallo è fatto il pulsante che ti consente di correre più velocemente a goderti quel tempo.

    Da un punto di vista tecnico, questa intelligente interpretazione della funzione GMT è resa possibile da un meccanismo che dispone in modo coassiale una ruota delle 12 ore e una camma a forma di cuore, in modo da attivare la funzione di azzeramento proprio come in un cronografo. Una soluzione tecnica così ovvia che nessuno, da che mi risulta, l’ha mai usata prima.

    Il calibro del Tonda PF GMT Rattrapante

    A proposito di tecnica, se si prende l’orologio e lo si guarda dal lato posteriore si vede qualcosa di vagamente familiare. Il calibro Parmigiani PF051 che muove il Tonda PF GMT Rattrapante è il PF702 con un modulo per la funzionalità aggiunta. Il PF702 è a sua volta la versione senza data del PF703, che si trova nel Tonda PF Micro Rotor, con una differenza evidente: il materiale del micro-rotore, che qui è in oro rosa anziché in platino.

    Il prezzo dell’oro attualmente è più alto di quello del platino e questa modifica aumenta anche il valore del movimento e il prezzo dell’orologio, venduto a 26mila franchi svizzeri. Ma la scelta di utilizzare l’oro rosa per il micro-rotore ha anche una motivazione estetica, perché lo armonizza alle parti più evidenti dell’orologio realizzate con questo materiale: la lancetta dell’ora locale e il pulsante della funzione rattrapante.

    Il calibro PF051 ha una frequenza di 21.600 alternanze/ora e un’autonomia consueta di 48 ore. Il suo spessore di 4,93 mm non incide in modo drammatico sui 10,7 mm di spessore della cassa, che ha un diametro di 40 mm. Mantenere uno spessore limitato rispetto ai 7,8 mm del Tonda PF Micro Rotor non è stato facile, perché la funzione addizionale è posta al centro del movimento. Essere rimasti sotto agli 11 mm è un signor risultato.

    Un orologio di carattere

    Detto questo, la collezione Tonda PF cui appartiene il GMT Rattrapante si distingue per la spiccata personalità, che trae la sua originalità da una silhouette slanciata e da un mix di codici distintivi di Parmigiani Fleurier. Parlo della lunetta zigrinata, delle anse a forma di goccia, del bracciale integrato, del quadrante lavorato a guilloché grain d’orge con indici dorati corti applicati e delle lancette scheletrate a forma di delta.

    Un orologio come questo non poteva che appartenere a una collezione della quale mantiene tutti i canoni di raffinatezza stilistica e semplicità. A partire dal bell’effetto visivo della lavorazione guilloché del quadrante color “Milano blue”, dal quale è scomparsa anche la finestra del datario. Io, lo sapete, sono un sostenitore degli orologi senza data, complicazione che ammetto su un ore del mondo o su un GMT, per motivi comprensibili. Il fatto che Parmigiani l’abbia fatta sparire anche dal suo GMT, forse significa che a Fleurier sono più integralisti del sottoscritto.

    Il logo del marchio, a ore 12, è applicato e composto da due parti, l’ovale esterno e le lettere PF centrali, come nel Tonda PF Micro-Rotor. Una lavorazione che dice tutto dell’attenzione maniacale alla perfezione del dettaglio che Guido Terreni e il suo team portano ogni giorno in manifattura.

    Parola a Terreni

    Direi quindi che non mi rimane molto da aggiungere su questo orologio, se non rimandarvi alle didascalie per qualche informazione in più. E infatti preferisco che sia Guido Terreni in persona a chiudere l’articolo, con alcune sue parole sul Tonda PF GMT Rattrapante che trovate in questa recentissima intervista.

    «L’eleganza chiama a fare delle scelte: via il datario. Non è elegante avere una data che cambia non all’ora del viaggiatore. Quando non si viaggia, non è elegante avere un buco nel quadrante che mi indica se è giorno o notte. Via l’indicazione night&day. Ritengo non necessario avere una funzione descrittiva del genere, quando si sa che se si viaggia verso est il fuso orario di casa è in anticipo, mentre se si viaggia verso ovest, casa è in ritardo. Un piccolo esercizio che vale la pena di pagare per avere un quadrante integro e puro. Tecnicamente non sarebbe stato complesso inserire questa indicazione, ma volutamente non l’abbiamo fatto. Ha vinto la bellezza sulla funzionalità fine a sé stessa». Semplice e lineare, come l’orologio.

  • La collezione Tonda PF: il minimalismo vincente di Guido Terreni

    La collezione Tonda PF: il minimalismo vincente di Guido Terreni

    Il minimalismo è una roba pericolosa. Perché solo pochi grandi professionisti se lo possono permettere.
    Fateci caso, i grandi orologi classici della storia sono appunto fantastici esempi di minimalismo. Perché, pur riducendosi a pochi segni fondamentali, riescono comunque a rimanere riconoscibili: da Patek a Vacheron riconosci subito il grande classico. E lo riconosci per il bel lavoro di sintesi estetica, certo, ma anche per via del tempo che ha cristallizzato un’immagine diventata forte negli anni.

    Guido Terreni, Ceo di Parmigiani Fleurier e cultore del minimalismo, sta però cercando di spingersi ancora oltre. In pratica, il suo obiettivo è quello di creare un classico moderno, attuale, a partire proprio dall’eliminazione dei segni “inutili” per identificare la collezione Tonda PF. Un lavoro di individuazione di nuove regole per l’avvicinamento al minimalismo. Pericoloso, come dicevo, perché gratta gratta ci vuol poco a fare il buco. Terreni, invece, non solo ha fatto il bis del successo di cui la collezione Tonda PF è stata protagonista; ma ha bissato anche con un’acrobazia filosofica che consiste nel proporti un GMT che sembra un altro Tonda ma non lo è, perché “si apre” in maniera inaspettata.

    Ma a questo punto preferisco far parlare lui stesso: del suo percorso estetico, certo, ma anche di un successo che rischia di creare qualche imbarazzo fra richiesta e offerta. Il tutto inquadrato in un discorso più ampio che serve a fare un po’ il punto della situazione su Parmigiani Fleurier.

    Un bilancio sul 2021 e su come il mercato lo scorso anno ha accolto la collezione Tonda FP.
    Al di là delle più ambiziose aspettative. La collezione Tonda PF ha ridefinito l’identità di marca rispettandone i valori in maniera profonda e attualizzandoli per un cliente colto ed esigente di oggi. La risposta: siamo confrontati a un anno di lista d’attesa. Ma il mio apprezzamento per il 2021 va oltre al dato quantitativo. Non misuro la qualità di quanto abbiamo fatto dal risultato economico: quello è la conseguenza, non il fine. Il vero merito della collezione Tonda PF è stato quello di aver rimesso Parmigiani Fleurier sulla mappa dell’orologeria mondiale, rispettandone il prestigio, e di aver federato i team interni, i dettaglianti, la stampa di settore e i clienti finali attorno a una visione di un orologeria discreta, non ostentatoria e credibile.

    Com’è andata a Watches and Wonders? Quali riscontri avete avuto sulle novità che avete presentato?
    Grazie alla presentazione del Tonda PF fatta a settembre (il Microrotor, Ndr), siamo arrivati a W&W con un “momentum” incredibile. Il mercato ha sete di un marchio prestigioso, non stravagante e non omologato alla convergenza dei gusti che stiamo osservando da qualche tempo. A tale desiderio di una scelta personale da parte di un pubblico educato all’alta orologeria, si aggiunge l’interesse della distribuzione multimarca che vede restringersi l’accesso a marchi che sempre di più cercano di integrarsi a valle e distribuire direttamente gli orologi ai clienti finali. Il risultato: la domanda ammonta a quattro volte il fatturato dello scorso anno. Impossibile soddisfarla quest’anno, ma è nostra volontà esaudire il desiderio di chi desidera possedere un Parmigiani Fleurier e ci stiamo adoperando affinché ciò avvenga nel più breve tempo possibile. Non ho alcun interesse per le strategie di marketing privativo.

    Quest’anno avete ampliato la collezione di ben quattro esemplari: un cronografo, uno scheletrato, un tourbillon volante e quella “bomba” del GMT Rattrapante. Perché avete scelto proprio queste complicazioni? E come siete riusciti a conciliare la contrapposizione “minimalismo/complicazioni”?
    Lo stile che la collezione Tonda PF sta affermando è molto preciso: si tratta di una semplicità apparente, dove dietro un effetto estetico puro e minimalista si cela una finitura di altissimo livello. Non invasivi all’occhio, i dettagli sono discreti e si scoprono man mano che si indossa l’oggetto e quindi non “stancano”. L’innovazione tecnica deve seguire questa filosofia di base. La deve esaltare. Per usare un’espressione cara a Michel, la tecnica “è” bellezza. Come si concepisce una funzione ha un impatto estetico fortissimo. Il GMT Rattrapante ne è un esempio lampante. Eleganza, semplicità di lettura e un piacere immediato nell’utilizzo sono alla base dell’idea. Poco importa se non stiamo seguendo le regole. Una prima mondiale non si fa seguendo un libro già scritto. E in Parmigiani Fleurier ci rifiutiamo di pensare che in orologeria tutto sia stato già fatto.

    Parliamo del GMT Rattrapante, una complicazione senza precedenti: come ci siete arrivati? Quali sono state le maggiori difficoltà tecniche che avete incontrato? Lo potresti spiegare in sintesi per i nostri lettori?
    La genesi del GMT Rattrapante è stata immediata. Quando sono entrato in azienda, a fine gennaio 2021, eravamo in pieno lockdown. Non ne potevamo più di stare a casa. Sognavamo tutti di tornare a viaggiare. Quindi l’idea di reinterpretare una funzione tanto importante in orologeria, seconda solo al cronografo, è sorta spontanea. Ma come dev’essere un GMT di Parmigiani Fleurier? Risposta: puro, elegante e semplice da usare. Dietro queste tre parole c’è un mondo. E soprattutto c’è l’emozione che il fortunato proprietario proverà portando l’orologio.

    Partiamo dalla purezza: si definisce GMT un orologio capace di misurare un secondo fuso orario. Tutto ciò che si aggiunge a questa frase è stato eliminato. A dire il vero, abbiamo tolto anche di più, perché il secondo fuso orario non è presente sempre, ma solo quando si viaggia.

    Io mi considero una persona che viaggia molto, ma per quanto questo molto sia, arriva ad essere il 30% del mio tempo. Per il restante 70% vivo nel fuso orario di casa. In questo tempo, non desidero essere “disturbato” da una scala a 24h o da un indicatore giorno/notte sul quadrante. Quindi, per la maggior parte del tempo, desidero al polso un orologio elegante a 2 lancette. La funzione GMT perciò prende vita solo quando serve. Quando non serve, le due lancette dell‘ora di casa e del viaggio devono essere sovrapposte. Condizione sine qua non: avere entrambi i fusi orari su una scala a 12h.

    Nel decidere come la funzione prende vita, si risponde alla domanda: semplice da usare. Detesto cambiare un fuso orario tramite la corona. La lancetta dei minuti non deve essere interessata dal cambio del fuso orario. Quindi, un avanzamento della lancetta dell’ora locale tramite pulsante era d’obbligo. Dove metterlo questo pulsante? A ore 8, perché è la posizione più naturale in cui premere con il pollice. A ore 9 ci stiamo già contorcendo un po’. Inoltre, è anche la più bella, perché si iscrive nell’ansa caratteristica della collezione Tonda PF, come la pulsantiera del cronografo.

    Fin qui, nulla di nuovo. Esistono già sul mercato orologi cosiddetti “dual time” che rispondono a queste caratteristiche. La vera novità è la funzione di “ritorno a casa”, che avviene in modo assolutamente inedito. Infatti, in tutta la storia dell’orologeria, e parliamo di qualche secolo, nessuno aveva mai immaginato di utilizzare la funzione “rattrapante” al di fuori del cronografo. Un mono-pulsante inserito nella corona permette in un istante di ricongiungere la lancetta delle ore del viaggiatore a quella di casa. Dalla via più breve.

    Infine, l’eleganza chiama a fare delle scelte: via il datario. Non è elegante avere una data che cambia non all’ora del viaggiatore. Quando non si viaggia, non è elegante avere un buco nel quadrante che mi indica se è giorno o notte. Via l’indicazione night&day. Ritengo non necessario avere una funzione descrittiva del genere, quando si sa che se si viaggia verso est il fuso orario di casa è in anticipo, mentre se si viaggia verso ovest, casa è in ritardo. Un piccolo esercizio che vale la pena di pagare per avere un quadrante integro e puro. Tecnicamente non sarebbe stato complesso inserire questa indicazione, ma volutamente non l’abbiamo fatto. Ha vinto la bellezza sulla funzionalità fine a sé stessa.

    Quanto alle difficoltà, mantenere lo spessore limitato non è stato facile, perché la funzione addizionale è al centro del movimento.

    Se la vostra produzione limitata non regge le quantità richieste dal mercato, quali scelte avete dovuto attuare per rispondere alla domanda relativa alle novità, soprattutto del GMT Rattrapante? Come avete organizzato il calendario delle consegne?
    Avere quattro volte la domanda della produzione è un bel problema, e ti assicuro che è frustrante. La prima cosa che abbiamo fatto è ridurre la distribuzione. È inutile “disperdere” il prodotto ai quattro venti. Oggi siamo contenti di una settantina di dettaglianti autorizzati rispetto ai quasi duecento che la marca aveva al mio arrivo. Secondo, serviamo per primi coloro che hanno una lista di attesa dei loro clienti finali. Terzo, su questa base, cerchiamo di dare un’indicazione della data di consegna attesa.

    Ad oggi pensiamo di poter soddisfare la richiesta attuale in 12 mesi. Ogni ordine aggiuntivo va al secondo semestre 2023. Il fatto è che in questo momento la domanda sta crescendo più velocemente della capacità di produzione, quindi è possibile che i tempi possano ulteriormente allungarsi prima di ridursi. Il nostro desiderio è arrivare a 6 mesi di attesa, ma ci vorrà un po’ di pazienza.

    L’impressione è che stia rinascendo, da parte di molti, l’apprezzamento per orologi apparentemente semplici. Non vistosi, è chiaro, ma ricchi di contenuti tecnici e culturali inseriti senza autocompiacimenti. Forse stanno tornando gli orologi destinati a durare, gli orologi per i collezionisti veri. Questo cambierebbe non poco le carte in tavola per i piccoli produttori… Trovi sarebbe una buona indicazione per il futuro?
    Penso tu abbia ragione. In oltre 20 anni di esperienza, mai come di questi tempi si nota una disponibilità dei clienti ad attendere per avere l’orologio che desiderano. Non ci si accontenta più. Si cerca una soddisfazione duratura, per la quale vale la pena di aspettare. Questo passa attraverso uno stile più pulito, che non stanchi. Preferisco spendere magari un po’ di più ma goderne più a lungo. Mio padre mi diceva sempre che “alla fine chi più spende, meno spende”… Chissà che questi valori ritornino, e si apprezzi il valore delle cose, più che il loro prezzo. Sarebbe bello.

    Sia tu che Michel Parmigiani avete un bel bagaglio culturale di architettura del Rinascimento. In questa chiave si può dire che fra le fonti d’ispirazione della collezione Tonda PF c’è anche la pianta di alcune cupole rinascimentali? E come sei riuscito a conciliare sintesi e ricchezza di dettagli? Quei dettagli che – come dicevi – magari non saltano fuori subito, ma sono destinati a essere scoperti e apprezzati. È questa la ricetta per realizzare orologi che non annoiano mai?
    Per me l’essenza del Rinascimento sta nella ricerca di una bellezza raffinata. Non si sfocia nel Barocco, negli orpelli ridondanti, nella volgarità del troppo. Certamente, la ricchezza dei dettagli è un ingrediente importantissimo, ma va dosato con maestria. E come in architettura, se non si vuole annoiare, bisogna avere l’ambizione che il lavoro resti per sempre. Questo è vero anche in orologeria. Un orologio potenzialmente ha una vita infinita. E, come un palazzo, può invecchiare male. Non è grave quanto il lavoro di un architetto. Un orologio può finire in un cassetto. Non si può dire la stessa cosa di un palazzo…

    Alcuni produttori indipendenti destinano la produzione o parte della produzione direttamente ai clienti finali, anziché ai negozi. Cosa ne pensi?
    Io credo molto nella distribuzione multimarca e di conseguenza nella relazione, prima di tutto umana, con i nostri dettaglianti. Credo sia uno dei fattori critici del successo di una marca, ma credo altresì che possa essere anche un fattore di insuccesso, se non c’è una relazione di fiducia e di unione di intenti.

    Come in un matrimonio in comunione di beni, l’importante è quanto credi nella relazione e quanto investi nel far crescere nel lungo periodo il rapporto, in questo caso la marca, ognuno facendo la propria parte.
    Se ci mettiamo a sindacare a quale cliente finale i dettaglianti vendano, penso stiamo mostrando diffidenza, sfiducia nel loro operato. I nostri dettaglianti portano in dote la loro clientela. Noi portiamo in dote una visione di marca, una creatività autentica e insieme creiamo il desiderio che deve durare nel tempo.

    Secondo me, non è controllando a chi si vende che si nutre tale desiderio. Sono molto più sensibile a quanto un dettagliante creda alla nostra proposta. Questo vale di più di un piano marketing. Il nostro ruole è di rendere la vita più facile possibile ai nostri partner; e il loro è quello di rispettare la marca, il suo valore, e di presentarla nella maniera più professionale possibile. Se queste condizioni non si avverano, il divorzio è l’unica soluzione.

  • La Rose Carrée: Parmigiani Fleurier fra arte e restauro

    La Rose Carrée: Parmigiani Fleurier fra arte e restauro

    Qualche tempo fa, sentendomi con Guido Terreni sono stato avvisato che stava per uscire una “bomba”, qualcosa di eccezionale. Pensavo ad una nuova collezione, a varianti sul tema della bellissima collezione precedente. Pensavo banale.
    Per celebrare il 25° anniversario di Parmigiani Fleurier, Michel Parmigiani e Guido Terreni – rispettivamente fondatore e Ceo di Parmigiani Fleurier – hanno deciso di realizzare un orologio in equilibrio fra il passato (il restauro di un grande movimento) e il presente dell’arte applicata all’orologeria. La Rose Carrée, questo il nome.

    Un orologio sul quale sarebbe giusto scrivere un intero libro, che intitolerei appunto “Parmigiani Fleurier fra arte e restauro”. Ma io faccio il giornalista e non lo scrittore di libri, anche se qualcosa ho scritto. E come giornalista mi limito a tagliar corto per tracciare una sorta di indice dei capitoli e degli argomenti che potrebbero essere alla base del libro. Perché Guido aveva proprio ragione: quest’orologio è una bomba.

    Una bomba culturale, non commerciale. Un’operazione di sensibilità artistica, in cui alla storia dell’orologeria viene reso un omaggio ricco di amore e competenza. A quanti sono davvero interessati alla grande orologeria chiedo di seguirmi con un po’ di pazienza: alla fine credo ne sarà valsa la pena. Non per quel che scrivo, ma per quanto Parmigiani Fleurier ha scelto come proprio simbolo del 25° anniversario. Un orologio in cui il restauro si fa arte.

    Esemplare unico

    Chiariamo subito, a scanso di equivoci, che La Rose Carrée è un esemplare unico. Non replicabile. Probabilmente è già stato venduto e anche ad un prezzo molto elevato. Ma non è con queste operazioni che Parmigiani Fleurier può “far fatturato”. Direi che non ci siano dubbi: questa è un’operazione in cui conta la cultura e non si contano i soldi.

    Partiamo dal movimento, si stima realizzato da Louis-Elisée Piguet fra il 1898 e il 1904. Tu mi dirai: “E chi caspita è Louis-Elisée Piguet?”. Brevemente, ti rispondo che è un grande orologiaio nato il 13 giugno 1836 (a Le Brassus, cuore pulsante dell’alta orologeria svizzera) e morto a Losanna il 27 giugno 1924, a 88 anni. Su di lui l’esperto di orologeria Fritz Von Osterhausen ha scritto (in francese) uno splendido libro: Six générations d’horlogers de la Vallée de Joux.

    Si parte da Jacques Piguet, nato nel 1720: fu probabilmente uno degli Ugonotti emigrati in Svizzera dopo l’Editto di Fontainebleau (1685) che toglieva ai protestanti la libertà di culto. Gli Ugonotti riparati in Svizzera si erano sistemati al confine, sperando di poter tornare. Perché il loro diritto di culto veniva ogni tanto tolto e poi restituito. Sono ancora lì, sempre a pochi metri dal confine con la Francia. Furono proprio gli Ugonotti a portare in Svizzera l’Orologeria – e la maiuscola non è un refuso di scrittura.

    All’estremo opposto troviamo l’omonimo Jacques Piguet, discendente ed erede nel frattempo di quel Frédéric che aveva appunto fondato la Frédéric Piguet. Manifattura di movimenti venduta nel 1995 a Swatch Group. Bella storia, vero? Ah, tieni presente che non esiste alcun legame diretto fra Louis-Elisée Piguet e Audemars Piguet (beh sì, ha realizzato movimenti per Audemars, ma senza il diritto di firmarli); né risultano legami con quell’Albert Piguet che inventò il Lemania 27CHR C12, progenitore del movimento montato dall’Omega Speedmaster.

    Benché non si possa mai dire: la prima volta che sono andato a Le Brassus il breve elenco telefonico era per tre quarti diviso fra nomi ben conosciuti nell’orologeria (come Meylan, Audemars, LeCoultre e Piguet, appunto), quasi tutti discendenti di Ugonotti scappati dalle sanguinose persecuzioni francesi.

    Bene, ora che abbiamo sia pure sommariamente fatto i conti con un passato straordinario, passiamo ad un presente altrettanto straordinario. Che un giorno sarà anch’esso passato illustre.

    Perché un restauro e non un movimento nuovo?

    È quel che – ne sono certo – ti starai chiedendo. Visto che hanno a disposizione un Maestro dell’orologeria come Michel Parmigiani, perché “limitarsi” a un restauro? Cultura, è la mia risposta. Cultura limpida e pura come l’acqua delle montagne svizzere. Una cultura che Michel Parmigiani ha fatto propria e che Guido Terreni si sta tatuando sul cuore.

    Michel nasce proprio come restauratore e sa bene come questo peculiare lavoro possa far nascere grandi tecnici progettisti (aggiungerei François-Paul Journe, tanto per non far nomi), la cui abilità viene guidata dai Maestri del passato. Perché fare restauro con un certo spirito equivale, appunto, a farsi insegnare il mestiere dai grandi protagonisti della storia dell’orologeria.

    Questo modo d’essere Guido Terreni (ne ha parlato qui proprio lui) lo ha subito cominciato a capire. E credo che per lui La Rose Carrée abbia avuto anche la funzione d’un corso accelerato di cultura dell’orologeria e di come questa cultura possa essere applicata nell’attualità.

    Direi anche di tener presente che gli orologi da tasca non costituiscono un richiamo commerciale poi così forte. Per quanto La Rose Carrée possa avere un valore elevato, si tratta solo della frazione di quanto si sarebbe potuto ricavare da un movimento nuovo di pacca con cui realizzare una serie limitata, dalla quale far discendere orologi in normale (ma comunque limitata) produzione.

    Ma cosa è, precisamente, La Rose Carrée?

    La Rose Carrée è un orologio da tasca con grande suoneria e ripetizione minuti, basato su un movimento (numero 5802) di Louis-Elisée Piguet. Grande bilanciere da 18.000 alternanze/ora, realizzato dallo stesso Piguet, 331 componenti (perni esclusi), 27 rubini. La cassa (64 mm di diametro per 20 di spessore) è realizzata in oro bianco, come la catena.

    Una caratteristica tecnica di particolare interesse sta nella presenza di due bariletti, caricati dalla corona. Due bariletti concepiti non tanto per aumentare l’autonomia (che nella Rose Carrée è di 32 ore – soltanto, direbbe qualcuno), quanto per regolare al meglio e in modo relativamente semplice la costanza di marcia. Con una cessione d’energia anch’essa, appunto costante.

    A guardar bene, è una delle caratteristiche principali dei movimenti progettati da Michel Parmigiani. Direi che non si sbaglia a supporre si tratti di un omaggio sincero, incondizionato, a Louis-Elisée Piguet e all’eredità tecnica da lui lasciata. Un’eredità fatta di razionale “semplicità”, ma in condizioni di assoluta eccellenza realizzativa. Chi ha effettuato il restauro era sbalordito per la qualità del lavoro, eseguita con tolleranze minime pur non disponendo delle attrezzature moderne.

    Michel aveva acquistato questo calibro, senza cassa, verso la metà degli anni Novanta. Negli ultimi dodici mesi il movimento è stato restaurato al meglio e poi inciso con il motivo a quadrati concentrici sfalsati che ricorda quella Successione Aurea di Fibonacci. Saccheggiando ancora una volta l’insostituibile Treccani faccio notare che la sequenza scoperta da Leonardo Fibonacci, matematico pisano vissuto più o meno fra il 1170 e il 1240, “si presta a descrivere alcune regolarità osservabili in fenomeni naturali di crescita” specialmente nel mondo vegetale. Si vede bene quanta Italia ci sia in questo capolavoro dell’orologeria svizzera.

    Titoli di coda

    Uff, avrei avuto ancora moltissimo da dire e scrivere. E però un giornalista non deve mai approfittare troppo della pazienza di chi lo legge, per cui passo direttamente ai titoli di coda. Che sono una cosa rara, in orologeria. Tutto sembra fatto solo dai capi (e ne sapeva qualcosa lo stesso Louis-Elisée Piguet), ma Michel Parmigiani e Guido Terreni hanno voluto spezzare questa ferrea tradizione citando espressamente, anche nella cartella stampa, i protagonisti di questa avventura. Cultura, appunto, cultura onesta e trasparente.

    Anne-Laure Parmigiani, tecnico specializzato e incisore, cui si deve il coordinamento del gruppo di lavoro (sì, è la figlia di Michel).
    Anne-Marie Moser, designer.
    Francis Rossignol, restauratore.
    Christie Girel, restauratore.
    Bernard Muller, specialista di anglage.
    Laurent Jolliet, orafo che ha realizzato a mano la catena dell’orologio.
    Eddy Jaquet, incisore.
    Vanessa Lecci, artista dello smalto.
    Les Artisans Boîtier, che hanno realizzato la cassa.
    LM Cadrans, cui si deve lo spettacolare quadrante in onice.

    E se adesso non vi alzate in piedi per una “standing ovation” sbagliate in maniera umiliante. Vi fate del male.

  • Dietro le quinte. Gli incubi creativi in orologeria e come curarli

    Dietro le quinte. Gli incubi creativi in orologeria e come curarli

    Questo è un doppio dietro le quinte. Vale doppio perché vorrei raccontarvi gli incubi creativi di un giornalista come me, ma anche quelli del Ceo di una marca. Un Ceo che fa il proprio lavoro con spirito di servizio, almeno. Guido Terreni, ad esempio.

    Guido Terreni l’ho intervistato quando era ancora in pieno fermento creativo, appunto. Sono andato a rileggere l’intervista (pubblicate qui nel marzo scorso, in due parti: fatelo anche voi) e ho ritrovato il “pensiero lento” che è alla base dei nuovi modelli appena presentati. E ribadisco il concetto di incubi creativi di chi vuole offrire un servizio. Andiamo con ordine.

    Gli incubi creativi di un giornalista

    Beh, per scrivere un articolo puoi anche limitarti a leggere una cartella stampa, digerirla più o meno bene ed espellerla poi in materia dalla natura discutibile, certo, ma allo stato brado. Materia selvaggia. Oppure (e già saliamo di qualità) puoi usare l’approccio del cronista: spieghi chi, dove, quando e come. E fai il tuo dovere senza azzardare alcuna opinione. Servizio allo stato scheletrico, il minimo indispensabile, ma comunque un servizio. Oppure cerchi una chiave di lettura. È questo l’incubo vero.

    La maggior parte degli articoli che scrivo ha una gravidanza che dura almeno una notte. Una notte mal dormita in cui parte del cervello continua ad ipotizzare la giusta chiave di lettura. Chiave che di solito mi si rivela la mattina, mentre preparo il caffè per mia moglie. Se questo non avviene, devo aspettare il “riposino” postprandiale o un’altra notte ancora. Ma cosa diavolo c’entra con Guido Terreni e perché ce lo racconti? Mi dirai tu. Ci arrivo, ti rispondo. Ma tieni ben fissa l’idea dell’offrire un servizio.

    Gli incubi creativi di un Ceo

    Anche un Ceo ha molti modi di fare il proprio compito. «Domani mi portate dieci idee fra cui scegliere. E se non ce n’è nessuna che mi piace, dopodomani me ne portate altre dieci!». È la strategia del Ceo parassita, un vampiro sanguisuga che vive di idee altrui perché non ne ha di proprie. Ma ha un sistema di lavoro e spesso riesce a vendersi bene, trovando un nuovo lavoro quando viene cacciato.

    Oppure studi per una settimana gli orologi precedenti, non ci capisci gran che, ma chiami il disegnatore e gli chiedi di mettere gli indici di questo con le lancette di quell’altro e le anse di un altro ancora. Viene fuori un riassunto delle puntate precedenti. Spesso più che dignitoso. Spesso una buona base per il lavoro futuro. Questo è l’approccio del Ceo pragmatico, specialmente se chi ci mette i soldi gli dice di voler vedere risultati vendibili in un lasso di tempo “che mica ci possiamo mettere anni”.

    E poi c’è l’approccio di Guido Terreni e di altri (mai abbastanza) come lui. Studi per capire gli orologi, sia da un punto di vista estetico che tecnico. Vai a rompere le palle a tutti chiedendo perché certe scelte. Cerchi di entrare nella mente di chi ha fondato il marchio, se è giovane (25 anni) come Parmigiani Fleurier. Chiedi a Michel Parmigiani di spiegarti tutto, di farti vedere anche in cosa consiste l’arte del restauro e cosa ti insegna.

    E non dormi la notte perché ancora non trovi una sintesi pratica, ma solo direzioni che potresti prendere vantaggiosamente per far amare la marca da chi potrebbe comprare uno dei “tuoi” orologi. Tuoi e di un gruppo di lavoro, ma tu sei il Ceo, il Chief Executive Officer, che poi sarebbe l’Amministratore Delegato. Quello che deve scegliere – anche se scegliere non è facile… Un incubo dal quale hai speranza di uscire solo se hai una tua personale chiave di lavoro. Rendere un servizio alla marca di cui devi decidere tutto, dai prodotti alle strategie commerciali. E rendere un servizio a chi comprerà un prodotto di questa marca.

    Parmigiani Fleurier dall’incubo al sogno

    Guido Terreni non ha fatto “gli orologi Parmigiani Fleurier secondo Guido Terreni”. Si è messo in secondo piano, quasi totalmente nascosto dietro le quinte, e ha lavorato con un (piccolo) gruppo di persone per togliere, togliere, togliere e riportare il Tonda di Parmigiani ad un livello essenzialità che assomiglia all’innocenza. Il nuovo Tonda PF è pressoché privo di “peccati”, se non quei due o tre segni (il tipo di guilloché, il solo logo sul quadrante, ad esempio) che derivano dall’esperienza di Terreni nella gioielleria. Quella vera.

    Scrivo appena qualche ora dopo la presentazione dei nuovi modelli e questa volta la chiave dell’articolo non mi è arrivata di notte, ma mentre Terreni descriveva gli orologi e il loro corredo di foto. Una conferenza stampa telematica: e questo vuol dire che parlerò solo del visto ma non toccato, del visto con luce statica invece che con luce vera, del visto ma senza poter cercare i dettagli con gli occhi e con le dita. Torneremo quindi su questi orologi, e però la sintesi fatta nei nuovi Tonda è già sufficiente per risaltare agli occhi di chi sa guardare senza bisogno di aggressioni ottiche.

    Gli incubi creativi di Guido Terreni (ma anche quelli di chi ha seguito il guilloché sul quadrante, anche quelli di chi ha dovuto comporre i diversi elementi della cassa e del bracciale) si sono trasformati nei sogni di chi ne ha le palle piene di urla e strepiti tipo: “Compra me! Compra me!”. Gli altri si chiederanno scandalizzati perché mai bisognerebbe pagare tanto per una “roba” così semplice, senza niente.

    È l’arte, bellezza!

    L’orologeria come opera d’arte. Vuoi dirmi che qualunque scemo sa tagliare una tela? Vuoi dirmi che anche una scimmia sa spruzzare gocce di colore? O che quei colori piani e quelle forme semplici le fa anche tua figlia? Lascia perdere Fontana, Pollock, manda a quel paese Matisse e vivi felice con un orologio che urla la propria ricchezza. È una scelta come un’altra.

    Ma se ti piace la cultura dell’orologeria allora lasciati sedurre dal nuovo Tonda PF di Parmigiani Fleurier. Segni leggeri eppure profondi: leggi, appunto, le incisioni sul quadrante, leggi la lunetta (che è parzialmente in platino anche quando la cassa è d’acciaio: questione di luce migliore, dopo la lucidatura); leggi il micro-rotore, leggi i colori che cambiano con il mutare della luce. Piaceri personali, esclusivi.

    Ma non stiamo parlando di impressioni eteree, così leggere che poi sul lato pratico ti lasciano insoddisfatto. Sono differenze che saltano all’occhio specialmente se confronti questa collezione – un solo tempo, un cronografo, un cronografo sdoppiante e un calendario annuale – con i precedenti modelli. La differenza risulta più che mai evidente nel calendario annuale, prima fin troppo affollato di informazioni ed oggi “alleggerito” da un quadrante totalmente ridisegnato e dalla geniale idea di ridurre il nome della marca ad un semplice, ma inequivocabile logo.

    Lascio qualche notazione in più per le didascalie, in attesa di poter entrare nei dettagli dopo aver potuto “mettere le mani” fisicamente su questa collezione. Che è per pochi, come sempre. Lo spirito di Parmigiani Fleurier non cambia e questo conferma che gli incubi creativi di Guido Terreni si sono trasformati nei sogni di un certo tipo di collezionista.

  • Guido Terreni, Michel Parmigiani e la forza del pensiero lento – 2

    Guido Terreni, Michel Parmigiani e la forza del pensiero lento – 2

    E ora arriva il cuore del discorso. Già nella parte pubblicata ieri, Guido Terreni, attuale Ceo di Parmigiani Fleurier, accennava all’importanza di compenetrarsi nell’anima di un marchio. In questa seconda parte va oltre

    Come chiave di lettura vi prego di notare quante volte Guido Terreni ripete questo concetto, inserendo in questa “anima” anche il pubblico finale, quello dei compratori. È una visione corretta quando, come in questo caso, il compratore non viene vissuto come persona da spingere al desiderio; non viene vissuto come il tentativo di sedurre qualcuno che non ha alcuna voglia d’essere sedotto. Terreni, al contrario, considera questa persona come interlocutore essenziale per il dialogo, per la comunicazione fra Michel Parmigiani, i tecnici, i disegnatori. Ancora una volta Terreni interpreta il proprio ruolo come quello di un direttore d’orchestra. Con la modestia di chi sta ancora studiando lo spartito, certo, ma è ben consapevole che la musica è buona e il proprio ruolo è importante per farlo comprendere.

    La seconda chiave di lettura la troverete nel discorso che Guido Terreni fa sul restauro degli orologi. Sul significato dell’opera di chi restaura, forse considerando se stesso come la persona che deve appunto fare un certo tipo di restauro (sul marchio), ma nel rispetto dell’iniziale bellezza. L’opera deve essere riportata all’originale bellezza dopo una serie di interventi di qualità, certo, ma non sempre in sintonia con l’idea iniziale.
    E per poterlo fare Guido Terreni – che sarà pure il Ceo di Parmigiani Fleurier, ma è innanzitutto una persona di valore – studia, studia il marchio, studia le opere, studia il percorso compiuto dalla “leggenda vivente”, come giustamente definisce Michel Parmigiani.

    Guido Terreni: «Sai, la fortuna di essere un marchio di nicchia ha aspetti eccezionali. Vedi, superando il concetto di marketing io voglio creare una relazione più umana con gli appassionati del marchio. Più “inclusiva”, come si dice oggi. Chi vuole un Parmigiani Fleurier ha chiaramente in Michel la figura chiave del marchio. E io mi rendo conto che Michel ha ancora molta voglia di dare, che è ancora la chiave, il solista del marchio. Per questo il suo ruolo deve essere riportato in primo piano, nella vita futura del marchio. La sua eccezionale conoscenza dell’orologeria è un patrimonio trascinante, una ricchezza sincera, autentica.

    Un esempio che mi piace fare si riferisce a quando gli ho chiesto come mai lui preferisse le normali fibbie ad ardiglione rispetto alle più “pregiate” chiusure pieghevoli. Lui mi ha guardato con un sorriso appena accennato e mi ha detto che aprire il cinturino ti consente di ammirare al meglio, attraverso il vetro sul fondello, il movimento. Perché rendere la vita difficile ad una persona che conosce e vuole apprezzare la qualità del movimento? Questo la dice tutta. Io non sto vendendo un prodotto perché è la somma di aspetti preziosi che fanno tanto full-optional. No, io ti metto una normale fibbia ad ardiglione perché voglio consentirti di aprire il cinturino e osservare la bellezza del movimento, tutto il lavoro di cui è il frutto.

    Parmigiani Fleurier, è questo il punto, è un orologio per persone che hanno la cultura giusta per apprezzare una scelta di questo tipo. Sembra banale, ma ovviamente non lo è. Anzi, complica molto le cose e per questo il mio dovere è studiare. Per fortuna non devi cercare un pubblico molto più ampio, per tornare a una crescita importante. Devi però saper parlare, creare un dialogo con persone poco propense a farsi affascinare dalle promesse del marketing così com’è inteso attualmente. No, devi imparare a parlare con persone che cercano cose esclusive, oggetti che nessuno ha. Una persona un po’ snob, nel senso positivo nel termine, non che guarda nessuno dall’alto in basso proprio per far spaziare il proprio sguardo. È il suo modo di cercare e trovare oggetti non banali, di valore. Un valore che non è dato dalla cosmesi della comunicazione, ma è intrinseco nell’oggetto».

    Pane per i tuoi denti, direi. Hai sempre avuto la vocazione all’orologeria “sartoriale”. Mi sembra una combinazione molto positiva perché non ostante il marchio avesse comunque fatto orologi straordinari, ogni tanto aveva perso un po’ dello spirito originario. A proposito, tu che hai lo spirito del motociclista d’avventura, tu che hai fatto persino il giro della Patagonia in moto, hai già sperimentato i vorticosi tornanti intorno a Fleurier?

    Guido Terreni: «A dirti la verità conoscevo bene la zona già da prima di venire a lavorarci. Conosco ogni centimetro di queste valli. Non si può sperare in un paesaggio migliore e il traffico è scarso. Non è che ci siano frotte di persone che vengono a Fleurier. Le strade sono ben tenute e in moto è un piacere pazzesco. Lo consiglio vivamente.

    Chiaro, Fleurier non è certo una località mondana e piena di vita sociale, però c’è una sobrietà incredibile. Non ho ancora capito bene quale sangue giri nelle vene di questa gente… Ma c’è comunque una sensibilità al ben fatto, alla credibilità, alla cura di un’idea creativa che, del resto, è trasversale e si trasmette anche agli altri marchi basati a Fleurier. C’è un occhio di riguardo, un grande rispetto per la tradizione, ma anche il desiderio di non fare solo passato. Secondo me chi vive nel passato non sta vivendo. A me piace che il passato sia la base su cui per creare qualcosa di un po’ più fresco, ma radicato in quel che l’Unesco ha appena dichiarato patrimonio dell’umanità. L’insieme della sapienza dell’orologeria meccanica svizzera».

    E ciò riconosce all’orologeria lo status di una forma culturale, certamente, ma capace di trasformarsi in autentica opera d’arte.

    Guido Terreni: «Assolutamente sì. Un paio di settimane fa mi hanno mostrato un orologio da tavolo pazzesco, che pesava 55 chili. Raffigurava una giumenta d’argento con il suo puledrino. Azioni il meccanismo e la giumenta si muove con grande eleganza tenendosi vicina al puledrino che però ha un’andatura incerta, proprio come deve essere. E tutto questo è frutto di un lavoro meccanico in grado di farti percepire persino certe sfumature del moto. Sono oggetti che non hanno prezzo, sono opere d’arte, appunto.

    Qualche giorno fa ho seguito Michel negli archivi. Che non sono dati digitalizzati sul computer, no. Siamo andati nel solaio, con un freddo pazzesco perché non era riscaldato. Mi ha mostrato i lavori che ha fatto da quando, a 25 anni, ha iniziato la propria carriera di restauratore. 45 anni di attività. Ci sono oggetti che tolgono il fiato quando ti rendi conto di cosa si possa fare con la meccanica; ma soprattutto quando ti rendi conto che Michel ha studiato e restaurato questi oggetti. Diventando, appunto, una leggenda del restauro.

    Questo ti porta valori coinvolgenti, valori che non basta studiare in una grande scuola di orologeria. Ci vuole molto, molto di più e solo due o tre persone al mondo hanno questo patrimonio di cultura. E a ben vedere non è nemmeno solo cultura, sia pure immensa. È di più. Un restauratore deve sapersi annullare nell’opera, deve sparire per rinascere in chi l’ha creata. Deve in qualche modo trascendere nel creatore di questi pezzi eccezionali cui Michel ha restituito vita. “Restaurare”, mi ha detto Michel, “è una tensione emotiva pazzesca”. Mi vengono i brividi, a pensarci, perché un po’ comincio a comprendere.

    Una persona che lavora con lui nell’atelier di restauro mi ha spiegato: “Quando perdo una vite io la cerco con ansia. Perché se non la trovo, allora avrò bisogno di un’altra giornata di lavoro per rifarla. Non posso usarne una qualunque, magari simile all’originale. No, io devo rifarne una proprio come le faceva l’autore dell’opera. Devo rifare un originale, in un certo senso, perché fino alla fine dell’Ottocento la filettatura non era standardizzata. Ogni vite era unica, ogni filettatura diversa, e ogni orologiaio faceva la propria. Questo è il senso del restauro come me lo ha insegnato Michel”. Che non a caso ripete come sia una pressione psicologica pazzesca perché non puoi permetterti nessuna distrazione, nessun errore. “Nel restauro vivo la tensione emotiva di evitare l’irreparabile. Perché se creo l’irreparabile è finita: la mia traccia resterà visibile nel mio errore e l’oggetto non potrà più essere riportato alla sua autenticità”.

    Comprendo ora come la tecnica del restauro sia una forma di filosofia. Si tratta di tecnica applicata a un’emozione che è sopraffina, che trascende. È molto più difficile restaurare che creare, in un certo senso, perché devi seguire passo per passo il sentiero tracciato dal creatore, ma devi saperlo seguire lasciando tracce identiche e quindi invisibili. Se devi ricostruire delle componenti devi farlo impiegando le tecniche dell’epoca per annullare ogni segno del tuo passaggio. Il restauro è lo Zen della meccanica. Quando uno ha questa competenza dentro di sé, allora impara ad essere una presenza discreta, nascosta. Non è lui l’eroe. Il restauratore vive per dare un futuro ad un oggetto del passato. E quando si trasforma in creatore di oggetti, allora capisce anche come fare meccanica che un restauratore, in futuro, possa comprendere e far tornare a nuova vita».

    Il sogno di eternità – impossibile – che anima ogni grande orologiaio.

    Guido Terreni: «Certo. Dopodiché bisogna tornare con i piedi in terra e pensare anche ai numeri. Perché pure loro fanno parte del processo creativo. E allora, visto che anche a te piacciono queste cose, voglio condividere una piccola ricerca che ho fatto fare sul mercato del lusso. In particolare, il mercato degli orologi con un prezzo superiore ai 10mila franchi svizzeri equivale a solo 1,1 milioni di pezzi – sui poco meno di 14 milioni d’orologi esportati dalla Svizzera. Ma rappresenta il 68 per cento del valore complessivo. E questo è già impressionante.

    Ma se andiamo a vedere cosa vogliano dire gli orologi di prezzo superiore ai 30mila franchi svizzeri, il numero scende verticalmente: circa 250mila pezzi; ma non così il valore, che rappresenta il 40 per cento delle esportazioni svizzere in termini monetari. Questa ricerca, che ho commissionato recentemente, mi serve per comprendere meglio ogni aspetto di un segmento piccolo, ma importantissimo anche per i valori culturali che coinvolge. Sono dati, insomma, che non mi servono solo per fare considerazioni e previsioni economiche, ma soprattutto per inquadrare ancor meglio un pubblico che, in generale, è più attento. Più consapevole: sa quel che desidera. Un pubblico al quale non devi spiegare le basi, un pubblico, proprio per questo, al quale devi saper parlare in modo diverso, più mirato.

    E quando dico parlare intendo riferirmi ad una comunicazione che parte dall’orologio stesso. Dai suoi valori, dalle sue qualità. È necessario, in pratica, approfondire il lavoro per comprendere meglio questa nicchia del mercato. Siamo in un momento storico particolare. Credo che questa nicchia possa avere un futuro di grande interesse per un marchio in grado di stabilire una comunicazione positiva con questo tipo di pubblico. Trovo ci sia bisogno, in pratica, di una messa a fuoco fine sulla comunicazione. E sulla stessa ragion d’essere del marchio».

    Bisogna far percepire che si tratta di opere d’arte. E chi colleziona questo tipo di orologi deve essere a tutti gli effetti considerato un collezionista d’arte. Al netto dei fenomeni speculativi.

    Guido Terreni: «Sì, certo. E questa sua competenza coinvolge anche oggetti di uso quotidiano come gli orologi. Perché il punto è creare orologi d’arte non solo per quanto riguarda le grandi complicazioni, ma anche l’orologio che indossi tutti i giorni. In questo periodo sto cercando di definire esecuzioni che non solo rispettino la tradizione orologiera, ma si spingano a sublimare ogni singolo componente dell’orologio. Però non devi immaginare un esercizio barocco: non è questo che intendo. Non dobbiamo spingerci a un mero esercizio di tecnica fine a se stessa. Dobbiamo piuttosto usare la tecnica per dare emozioni tramite qualcosa che è certo anche difficile da realizzare, ma con il fine di uscire dalla banalità. Di offrire, indipendentemente dalla sua complicazione, anche un significato culturale.

    Sto cercando l’alchimia di un piacere sofisticato nel quale però i valori non provengono dagli orpelli o dalla quantità di materiali preziosi che ci metti dentro, ma viene piuttosto da una idea semplice, forte, che mostri l’arte necessaria per realizzare un certo tipo d’orologio.

    Un esempio su tutti è l’Hijri Perpetual Calendar, quello premiato a Ginevra nello scorso novembre. È un ottimo esempio di come un orologio possa dialogare con una cultura diversa dalla nostra: si tratta di un calendario perpetuo basato sul calendario musulmano. È di una complessità per noi sorprendente, perché bisogna periodicamente aggiungere interi mesi visto che si basa sul calendario lunare. Un modo di vedere il tempo diverso dal nostro. Ma quel che conta è che, realizzando questo orologio, metti a disposizione di una cultura differente l’orologeria, rispettandone le regole. Un patrimonio dell’intera umanità, appunto».

  • Guido Terreni, Michel Parmigiani e la forza del pensiero lento – 1

    Guido Terreni, Michel Parmigiani e la forza del pensiero lento – 1

    Intervista al Ceo di Parmigiani Fleurier, Guido Terreni. In due puntate…

    L’orologeria, oggi come ieri, cerca personaggi eccezionali. Cerca soprattutto tecnici in grado di far progredire l’arte della micromeccanica. L’obiettivo è quello di migliorare sempre sotto tutti gli aspetti: dall’estetica all’efficienza del movimento meccanico, ogni orologio nasce da un personale equilibrio fra un’infinità di parametri. E però noi dimentichiamo spesso che tu puoi fare l’orologio più bello del mondo, il migliore in assoluto, ma se non sai venderlo, se sei “fuori prezzo”, se non puoi consegnare nei tempi previsti, comunque il tuo orologio è destinato al fallimento. È, per certi versi, quel che accade in una orchestra: hai il grande solista, hai una bella quantità di musicisti fantastici, ma senza il direttore d’orchestra non vai lontano.

    Nella musica il direttore d’orchestra è il protagonista quasi assoluto. In orologeria un po’ meno. Sì, certo, le interviste vengono quasi sempre fatte ai dirigenti, ma spesso con una certa diffidenza dovuta al fatto che i dirigenti, talvolta, cambiano casacca, proprio come gli allenatori di una squadra sportiva. Eppure sono determinanti.
    Guido Terreni, ad esempio, viene da Bulgari – dove ha trascorso 20 anni, fino a diventare Direttore del reparto orologi – e dalla fine dello scorso anno è Ceo di Parmigiani Fleurier. Un fatto importante, con molte implicazioni che – la faccio corta – scopriremo parlando con lui.

    Partiamo dalle tue peculiarità professionali. Spicca quella di aver sempre fatto marketing “buono”. Io considero cattivo il marketing che promette più di quel che mantiene, e ovviamente buono il contrario. Quello buono prima ti incuriosisce e poi ti lascia il piacere di una sorpresa inaspettata. Lo hai fatto nel passato e immagino lo farai anche con Parmigiani Fleurier. Hai già trovato modelli sui quali basarti?

    Guido Terreni: «Vuoi la verità? No. Sto ancora studiando la marca. Un po’ perché Parmigiani Fleurier è un’entità molto più complessa di quanto possa apparire a prima vista. Ma è ovviamente anche molto diversa dalle mie precedenti esperienze.
    Non posso e non voglio fare un copia/incolla del mio passato. Piuttosto voglio procedere con i tempi necessari per capire meglio sia la marca che i suoi clienti. Parmigiani Fleurier è una marca colta, molto colta, e questo è un piacere personale e professionale: corrisponde moltissimo alla mia visione del vero lusso. Il vero lusso, come hai detto, non è un esercizio di marketing. Il vero lusso è un’emozione, un piacere intimo, che poi chiaramente si riverbera anche sull’effetto che ha sugli altri. È una scelta di gusto, di cultura, di affinità personale.

    Non sono tante le persone che conoscono la ricchezza interiore di questo marchio e io stesso lo conoscevo solo dall’esterno. Avrò pure vent’anni d’esperienza nell’orologeria “di lusso”, ma quando entri in Parmigiani Fleurier la scoperta ti apre nuovi orizzonti. A partire dal suo fondatore, Michel Parmigiani, che è una persona di eleganza interiore e valoriale sopraffine. La sua natura, i suoi interessi stanno nel voler perpetuare l’arte della meccanica. Per sempre. Parliamo di una leggenda vivente dell’orologeria e dare del tu ad una leggenda dell’orologeria è un privilegio enorme. Ho bisogno di tempo. Non ostante i miei vent’anni d’esperienza nell’orologeria, mi sto rendendo conto che ora devo vedere tutto con occhi diversi».

    Parmigiani Fleurier, per giunta, è una marca straordinaria perché è l’unica, fra le artigianali, ad avere una struttura di produzione articolata per realizzare da sé tutto quel che è importante sia “fatto in casa”. E produce componenti anche per altre marche artigianali. Per un dirigente con forti competenze tecniche come te deve essere un piccolo paradiso in terra…

    Guido Terreni: «Qualità e competenza tecnica. Sono le due ragioni per cui ho scelto di aderire a questa sfida, che è una sfida grande perché Parmigiani è un marchio che ha bisogno di ritrovare un po’ la direzione. E le sfide mi piacciono. Ma poi, effettivamente… Parmigiani Fleurier è chiaramente una marca di nicchia, non avrebbe la massa critica per sopportare, da un punto di vista economico, una struttura produttiva così articolata. Ma aprendo questa struttura ad altri marchi e condividendo con loro la possibilità di realizzare componenti di estrema qualità, allora tutto è diverso.
    Avere questo a disposizione è una fortuna, è un piacere. Ti consente di avere un dialogo con la parte tecnica e tu sai quanto mi appassioni. E il meglio ancora è poter discutere di una tua intuizione con persone straordinarie che non si limitano a fare da “bravi esecutori”, ma che ti rilanciano, moltiplicato, ogni stimolo ricevuto. Anche questo però richiede tempo. È una sensazione spettacolare poter avere delle intuizioni e scoprire che ti vengono rilanciate con altre idee ancora e altri dettagli. Il risultato arriverà nel tempo. Oggi stiamo ragionando in una maniera molto introspettiva, molto profonda, cercando di aggiungere un tocco di contemporaneità allo stile che forse potrebbe essere più attuale
    ».

    Nessuna fretta, quindi?

    Guido Terreni: «Beh, entro certi limiti, è chiaro. Stiamo parlando comunque di una impresa che come tutte deve rispondere a determinate regole. Bisogna far tornare i conti. La pressione per fare le cose abbastanza rapidamente c’è, però tu sai che io non faccio le cose rapide a priori. Cerco di conciliarle con la qualità. Ma qui la struttura è diversa, molto peculiare.

    Ci sono interi reparti tecnici che lavorano uno accanto all’altro, in simbiosi. L’integrazione, qui, è un valore vero e ti consente di essere molto più rapido rispetto ad altre situazioni. Poter parlare in maniera sincrona dello sviluppo con i vari reparti è una vera fortuna. Chiaramente all’inizio ci baseremo sui movimenti già esistenti perché non c’è il tempo di introdurre un movimento nuovo. Servirebbero anni e non avrebbe senso anche perché i calibri di Parmigiani Fleurier sono stratosferici. C’è già un assortimento tecnico di “motori” eccezionali e quindi non ho bisogno, come mi era accaduto precedentemente, di creare quel che non c’era. Dobbiamo quindi valorizzare il già presente e trovare uno stile che esalti gli elementi di iconicità presenti nel marchio, ma che non sempre vengono utilizzati in maniera comprensibile per il pubblico finale. Per ora il mio principale obiettivo è quello di rendere più chiara, più percettibile l’anima di questo marchio meraviglioso che oggi conoscono in pochi. Poi…». (continua)