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Tag: sportwatch

  • T-Rex 3 Pro: il dinosauro di Amazfit ha imparato a pensare

    T-Rex 3 Pro: il dinosauro di Amazfit ha imparato a pensare

    continua…

    Se il Balance 2 è l’intelligenza che si fa discreta, il T-Rex 3 Pro è l’istinto che diventa razionale.
    Il T-Rex 3 era un carro armato da polso: resistentissimo, ma un po’ “sordo” al contesto. Oggi, con la versione Pro, Amazfit riesce a trasformare quella forza bruta in una robustezza intelligente, senza snaturarne lo spirito.

    Titanio e zaffiro: l’outdoor curatissimo

    A prima vista, il T-Rex 3 Pro conserva la silhouette inconfondibile della serie: imponente, con i quattro pulsanti fisici e un design militare che sembra pronto a una spedizione in Antartide. Ma appena lo si tocca, si capisce che molto è cambiato.

    La lunetta in titanio grado 5, il vetro zaffiro e la cura costruttiva lo avvicinano più a un prodotto Garmin e Suunto che a uno smartwatch “cinese”.
    La resistenza è quella che ti aspetti da un T-Rex: impermeabilità fino a 10 atm (con la funzione di “profondimetro” che misura fino a 45 metri sott’acqua) e tolleranza termica da –30 °C a +70 °C.

    Ma il vero colpo di genio è un piccolo LED sulla cassa: una torcia bicolore integrata, capace di illuminare un sentiero o funzionare come luce SOS. Sembra un dettaglio, ma dopo averla usata di notte in tenda o anche solo per cercare le chiavi, se ne capisce presto l’utilità.

    Un display che abbaglia (letteralmente)

    Amazfit ha alzato l’asticella anche sul fronte visivo: lo schermo AMOLED da 1,5” raggiunge una luminosità di 3.000 nit − il 50% in più rispetto ai 2.000 nit del predecessore. Sulle piste da sci o in spiaggia sotto il sole, si legge sempre perfettamente. I colori sono più vividi, il contrasto migliorato e la reattività ai tocchi più immediata.

    Zepp OS 5

    Il salto più grande non si vede, ma si sente all’utilizzo, come già per il Balance 2.

    Il T-Rex 3 Pro adotta Zepp OS 5, mentre il T-Rex 3, almeno per ora, resta fermo alla versione 4.5 (pur aggiornata più volte). La differenza è netta: il nuovo sistema è più fluido, più intelligente e molto più completo.

    Zepp Flow 2, l’assistente vocale di casa Amazfit, ora funziona anche offline e riconosce comandi naturali come “avvia trail running” o “accendi la torcia”.

    Le mappe offline − già presenti sul T-Rex 3 − diventano interattive: il Pro permette di creare percorsi ad anello, ricercare punti di interesse (POI), toccare la mappa per pianificare un punto di arrivo e persino generare automaticamente un itinerario in base alla direzione e alla distanza desiderata.

    GPS e sport: il dinosauro non perde la bussola

    Sotto la scocca c’è una nuova antenna a polarizzazione circolare, che riduce le interferenze di alberi e canyon urbani. Il risultato è un GPS più stabile e preciso. Durante i miei test in città, ho notato subito la differenza rispetto al T-Rex 3: tracciati più lineari, agganci più rapidi.

    Anche in questo caso, la sezione dedicata allo sport è stata ampliata: ora include oltre 180 tipi di allenamento, tra cui l’intera suite HYROX. Presente la compatibilità con le piattaforme TrainingPeaks e Intervals.icu: i piani di allenamento caricati sull’app Zepp vengono sincronizzati direttamente sull’orologio.

    A onor di verità, il T-Rex 3, dopo gli ultimi aggiornamenti, ha recuperato molto terreno: ora include HYROX Training, PFT e Race, dinamiche di corsa avanzate (tempo di contatto, oscillazione verticale, rapporto verticale) e una mappa migliorata con riconoscimento delle svolte. Resta però privo della voce integrata, della torcia e delle funzioni di pianificazione automatica dei percorsi.

    BioCharge e sensoristica: la scienza del recupero

    Il cuore pulsante del sistema è il nuovo sensore BioTracker 6.0 PPG, abbinato a barometro, sensore di temperatura, luce ambientale e giroscopio. Anche il T-Rex 3 Pro, come il Balance 2, misura potenza aerobica, carico di allenamento, tempo di recupero, frequenza cardiaca a riposo, HRV, stress e qualità del sonno, integrando tutto nel nuovo indice BioCharge Energy Score, che mostra in tempo reale quanta energia ti resta per affrontare la giornata.

    Funzioni smart e autonomia

    Il nuovo tirannosauro smart di Amazfit è anche il primo della serie a integrarsi davvero nella vita quotidiana: microfono e altoparlante permettono di gestire chiamate Bluetooth, ascoltare podcast offline (oltre 4 milioni disponibili) e ricevere notifiche vocali più complete durante gli allenamenti.

    La batteria da 500 mAh garantisce fino a 25 giorni di uso tipico e circa 15 reali in uso misto. Non è da record ma, considerando potenza e schermo, è un risultato eccellente.

    T-Rex 3 Pro: evoluzione vera, non solo lusso

    Il T-Rex 3 Pro non è la classica versione “tirata a lucido” di un modello già riuscito. È un orologio diverso: più robusto, più preciso, più intelligente. Il titanio e il vetro zaffiro gli danno una solidità quasi “meccanica”, mentre il nuovo Zepp OS 5 lo trasforma in un compagno capace di ragionare, guidare, parlare e, quando serve, perfino illuminare la strada.

    Il software, finalmente maturo, regala fluidità e funzioni che mancavano: mappe interattive, percorsi automatici, allenamenti avanzati, sincronizzazione con TrainingPeaks, comandi vocali offline, chiamate Bluetooth e persino podcast scaricabili. Non raggiunge ancora la sofisticazione estrema dei top di gamma di altre marche, ma ci si avvicina più che mai, con un rapporto dotazione/prezzo competitivo.

    Chi già possiede un T-Rex 3 aggiornato può tranquillamente restare fedele al modello originale: con i nuovi firmware è uno dei migliori sportwatch sotto i 300 euro.
    Chi invece vuole il massimo della gamma Amazfit, con materiali premium, mappe intelligenti, voce, audio e torcia integrata, troverà nel T-Rex 3 Pro uno strumento degno del nome che porta: un dinosauro evoluto, capace di correre come un coach e sopravvivere come un carro armato.

    Prezzo consigliato: 399 euro (e 90 centesimi) sia per la versione 48 mm che per quella da 44 mm. Entrambe includono un cinturino sportivo rinforzato, in silicone con sistema di sgancio rapido, e il nuovo caricatore magnetico di seconda generazione.

    Due orologi, due filosofie

    In fondo, Balance 2 e T-Rex 3 Pro rappresentano le due anime di Amazfit. Uno è il minimalista che trova la perfezione nei dettagli, l’altro il guerriero che scopre il piacere della tecnica. Dove il Balance 2 accompagna nel quotidiano con discrezione e autonomia infinita, il T-Rex 3 Pro sfida ad andare più lontano, più in alto, più a lungo. Diversi, ma entrambi maturi. Ed è questa, oggi, la vera conquista di Amazfit.

  • Balance 2: prova al polso e confronto con l’Amazfit Balance

    Balance 2: prova al polso e confronto con l’Amazfit Balance

    Ci sono evoluzioni che somigliano a una rivoluzione silenziosa. Il 2025 ha segnato infatti un punto di svolta per Amazfit: con Balance 2 e T-Rex 3 Pro, la Casa cinese affina due prodotti molto diversi – quasi opposti – ma che condividono una stessa filosofia. Quella secondo cui la tecnologia non deve scegliere tra design e resistenza, tra comfort e prestazione, tra vita quotidiana e avventura.

    Il Balance 2 è il più “urbano” dei due: un orologio intelligente, curato, preciso, che misura tutto ciò che serve, senza mai farsi invadente. Il T-Rex 3 Pro, invece, è la faccia ruvida del Marchio: nasce per chi non ha paura del fango, delle escursioni termiche o di qualche graffio in più, ma oggi evolve in uno strumento sportivo davvero completo, capace di parlare agli atleti veri senza rinunciare alle funzioni smart.

    Li ho messi personalmente alla prova a lungo, alternando scrivania e sentieri, città e campagna. Ecco com’è andata.

    Balance 2: la forma che si allena

    C’è un momento, anche nel settore degli smartwatch, in cui la crescita non si misura più con le specifiche, ma con le sensazioni. Il Balance 2 per Amazfit rappresenta esattamente questo momento: un prodotto che non cerca di stupire con effetti speciali, ma tende a perfezionare tutto ciò che già funzionava bene nel primo Balance, come potete leggere qui. È il classico prodotto che non cambia la ricetta, la migliora. E al polso, si sente subito.

    Il Balance 2 riprende l’estetica sobria del predecessore, ma con materiali e proporzioni più “importanti”. La cassa raggiunge i 47,4 mm di diametro e adotta un vetro zaffiro al posto del vetro temperato del Balance originario. È una scelta che cambia tutto: maggiore resistenza ai graffi, una trasparenza più profonda e quel tocco “premium” che lo avvicina agli orologi tradizionali.

    Anche la costruzione è più solida. Lega di alluminio con fondello in polimero rinforzato e impermeabilità fino a 10 atm (contro i 5 del modello precedente) lo rendono pronto anche per mare, piscina e immersioni. C’è poi la certificazione MIL-STD-810G (lo standard militare, o meglio definito dal Dipartimento della Difesa statunitense) che ne garantisce la capacità di affrontare gli ambienti più difficili, in quanto a temperature estreme, umidità, cadute e vibrazioni.

    Nonostante l’aumento di robustezza, il Balance 2 resta comunque leggero: 42 grammi (senza cinturino). È un orologio che si dimentica addosso, anche dormendoci.

    Il display AMOLED da 1,5″, con una risoluzione di 480×480 pixel e fino a 2.000 nits di luminosità, assicura un’ottima leggibilità anche sotto il sole. Un salto notevole rispetto al Balance originale, dove qualche riflesso disturbava ancora la visione.

    Hardware e sensori: precisione e potenza in equilibrio

    Sotto la scocca del Balance 2 batte il nuovo BioTracker 6.0 PPG, sensore sviluppato “in casa” per misurare frequenza cardiaca, ossigenazione del sangue, stress, variabilità del battito cardiaco e temperatura. È più preciso del sensore montato sull’originale, soprattutto durante gli allenamenti intensi, e lavora in sinergia con il barometro capace di calcolare la profondità in immersione fino a 45 metri sott’acqua.

    In più ha un sistema di localizzazione GNSS dual-band compatibile con sei costellazioni satellitari che migliora la precisione anche nei percorsi cittadini. Nella pratica, la differenza si sente. Mentre il Balance precedente agganciava il segnale GPS in 10-15 secondi, il Balance 2 guadagna ancora qualche secondo, e con una traccia più lineare anche in zone urbane dense.

    Oltretutto il sistema è ottimizzato per consumare meno: merito del processore HS3 e del nuovo sistema operativo Zepp OS 5, che gestisce le risorse in modo più efficiente.

    Zepp OS 5: un sistema che parla di sport (e di quotidianità)

    Ed è proprio nel software che si percepisce il vero salto generazionale. Zepp OS 5 è più maturo, più intuitivo, più coerente.

    Le schermate sono pulite, le animazioni scorrevoli, i dati centrali a portata d’occhio. Si può bloccare lo schermo durante gli allenamenti, ingrandire le metriche con un doppio tocco, personalizzare font e densità delle informazioni, gestire tutto con gesti naturali.

    È uno di quegli aggiornamenti che non cambiano solo l’estetica ma soprattutto, come già accennavo, migliorano l’esperienza d’uso.

    Sport e mappe: da amatore a professionista

    Le modalità sportive salgono a oltre 170, un vero salto rispetto alle 150 del predecessore, con una scelta che va dal golf al padel, fino allo ski mountaineering e al freediving. La grande novità è però la suite HYROX, con tre modalità dedicate (Race, PFT e Training, quest’ultima in arrivo entro fine anno). Amazfit, partner ufficiale della disciplina, ha costruito qui un vero ecosistema sportivo.

    Anche il comparto cartografico è stato potenziato: le mappe sono offline e gratuite e includono percorsi cittadini, topografici, piste da sci e campi da golf. Ma soprattutto ora mostrano anche punti intermedi sul percorso (i cosiddetti waypoint), distanza dal prossimo punto e dislivello rimanente. Strumenti che fino a poco tempo fa erano un’esclusiva dei modelli di fascia alta.

    Benessere e recupero: la scienza del corpo in un punteggio

    Ricordate il Readiness Score del primo Balance? Ora è stato sostituito dal BioCharge Energy Score, una metrica più sofisticata che misura in tempo reale l’energia residua ancora presente in corpo, considerando sonno, stress e carico di allenamento.

    L’orologio diventa così un consigliere, non un controllore, suggerendo quando “spingere” e quando invece è più opportuno fermarsi. Anche le misurazioni sono più accurate: il battito viene rilevato ogni secondo, rendendo l’analisi del ritmo cardiaco più affidabile.

    Compatibilità Stryd: la corsa “scientifica”

    Il Balance 2 ha guadagnato anche la compatibilità con i sensori Stryd, molto amati dai runner professionisti. In pratica, collegando uno di questi piccoli sensori al proprio orologio, è possibile ottenere dati molto più dettagliati sulla corsa: non solo ritmo e distanza, ma anche la potenza di corsa, cioè quanta energia si sta usando passo dopo passo.

    Il sistema misura persino come il corpo si muove: quanto tempo ogni piede rimane a contatto con il terreno, quanta “spinta elastica” si genera e se c’è una differenza tra la gamba destra e la sinistra. Tutte informazioni che aiutano a migliorare la tecnica, a gestire meglio la fatica e a prevenire gli infortuni.

    È un aggiornamento importante, perché per la prima volta un Amazfit offre strumenti di analisi della corsa paragonabili a quelli dei marchi dalla pura vocazione sportiva.

    Assistenti vocali e funzioni smart: addio compatibilità Amazon, benvenuta fluidità

    Qui si nota una divergenza filosofica tra i due Balance. Il primo integrava Alexa, insieme a Zepp Flow, l’assistente proprietario che oggi parla anche italiano. Il Balance 2 rinuncia invece ad Alexa per puntare tutto su Zepp Flow, ora più rapido e integrato nel sistema.

    È una perdita per chi vive in un ecosistema Amazon, ma un guadagno in fluidità generale: Zepp Flow reagisce istantaneamente, riconosce comandi vocali complessi e controlla musica, allarmi e impostazioni.

    Sul fronte smart, il Balance 2 offre Zepp Pay (compatibile con Curve e alcune banche afferenti al circuito MasterCard), chiamate Bluetooth a due speaker, musica e podcast offline, e la possibilità di installare mini-app.

    Autonomia: sempre più instancabile

    Il primo Balance era già un maratoneta, superando con disinvoltura le due settimane di utilizzo – un risultato che molti smartwatch blasonati si sognano ancora oggi. Era uno dei motivi per cui ci si affezionava al Balance: lo si indossava, lo si usava, e quasi ci si dimenticava di doverlo ricaricare.

    Con il Balance 2, Amazfit ha voluto conservare quella sensazione di libertà, ma spingendola ancora un po’ più in là. La batteria, più capiente, e il nuovo processore, abbinato a Zepp OS 5, lavorano in modo più efficiente e costante. Il risultato? L’orologio garantisce fino a 21 giorni con un uso tipico e, anche nel concreto, mantiene la promessa: nel mio test ho superato tranquillamente i 17 giorni di autonomia.

    C’è poi la modalità Ultramarathon, introdotta con uno degli aggiornamenti firmware più recenti, pensata proprio per le imprese di resistenza. Con GPS continuo e sensori sempre attivi il Balance 2 arriva a circa 33 ore, mentre scegliendo la modalità di risparmio energetico può spingersi fino a 67 ore di tracciamento.

    Balance 2: un upgrade vero, con identità sportiva

    Rispetto al predecessore le differenze sono evidenti: materiali premium, autonomia migliorata, fluidità del software, navigazione evoluta e metriche da sportwatch di fascia alta.
    Solo chi usa Alexa sentirà la mancanza dell’integrazione con l’ecosistema di Amazon. Tutti gli altri, invece, scopriranno uno smartwatch completo, preciso, piacevole da usare – e sorprendentemente difficile da togliere dal polso.

    Prezzo consigliato: 299 euro (anzi, 299,90, per essere precisi) con due cinturini sportivi, in silicone arancione e nero, inclusi nel packaging.
    E che dire del T-Rex 3 Pro? Ne riparleremo presto. Prestissimo… continua

  • T-Touch Connect Sport: l’evoluzione dell’ibrido di Tissot

    T-Touch Connect Sport: l’evoluzione dell’ibrido di Tissot

    A volte ritornano. E come se ritornano! Della linea T-Touch Connect di Tissot abbiamo già avuto modo di parlare, in passato, con una prova al polso del T-Touch Connect Solar del nostro Veroni. A distanza di quasi quattro anni, il Marchio svizzero ha ora alzato il sipario sul successore, il T-Touch Connect Sport.

    Forte del proprio know-how ultracentenario nell’arte orologiera e di una serie di sinergie con altre società del Gruppo Swatch, Tissot ha sviluppato questo nuovo esemplare connesso, pensato sin dal nome per gli amanti dello sport e di uno stile di vita attivo. Trasversale ai generi, perfetto sui polsi maschili come su quelli femminili, ha l’obiettivo di soddisfare le esigenze di chi tiene al proprio benessere e al tempo stesso apprezza un autentico orologio al polso.

    Le caratteristiche del T-Touch Connect Sport

    Il T-Touch Connect Sport ha un design curatissimo. La cassa è realizzata in titanio – una lega (si sa) biocompatibile e ben tollerata perfino dalle epidermidi più sensibili. Tre le finiture disponibili: oltre al titanio naturale, anche Pvd nero o Pvd oro rosa, così da scegliere l’estetica più adatta al proprio stile personale. Ha un diametro di 43 mm, ma grazie alla particolare costruzione risulta ben portabile anche da chi non è “forte” di polso. È impermeabile fino a 5 bar, quindi non teme pioggia e umidità, mentre la lunetta in ceramica è resistente a eventuali urti o graffi. Caratteristiche che la rendono in grado di affrontare praticamente tutte le situazioni della vita quotidiana.

    Dal punto di vista meccanico, T-Touch Connect Sport è alimentato da un movimento al quarzo, come il fratello maggiore ricaricabile tramite energia luminosa. Le celle ad alta efficienza di cui è dotato, integrate nel quadrante, catturano la luce e immagazzinano l’energia in un accumulatore, permettendogli di funzionare per mesi senza necessità di ricarica. Sviluppate e prodotte da Nivarox-Far – un’azienda di Le Locle, di proprietà di Swatch Group (come Tissot) -, le celle hanno un’ottima resa anche in caso di scarsa illuminazione (lo confermano i sun test con varie intensità luminose cui sono sottoposte). E definiscono un nuovo standard all’interno dell’orologeria svizzera nel campo dell’energia “solare”.

    Presente, e non poteva essere altrimenti, un mini-schermo Amoled, sensibile al tocco diretto ma attivabile anche tramite i pulsanti laterali, che è collegato alla cella solare tramite una resina ottica trasparente. Questo sistema regala all’orologio diversi vantaggi: migliora il contrasto del display stesso, ne aumenta la robustezza meccanica ed evita l’intrusione di particelle esterne. Si tratta anche in questo caso di una tecnologia sviluppata “in casa” da Swatch Group. Tissot qui si appoggia infatti all’esperienza e al know-how di Em Microelectronic: un’azienda di Neuchâtel diventata leader della fornitura di circuiti elettronici nelle applicazioni a batteria o elettromagnetiche.

    Le funzionalità del T-Touch Connect Sport

    Soprattutto, il piccolo display Amoled è offre un’esperienza interattiva versatile e intuitiva. Un’esperienza che, come dicevo sopra, fa dello sport il principale obiettivo, grazie alle funzionalità integrate di monitoraggio degli allenamenti e ricezione di notifiche. Posizionato nella metà inferiore del quadrante e protetto da un vetro zaffiro resistente ai graffi, il mini-display è quasi impercettibile a prima vista. Tuttavia, se lo si attiva con una lieve pressione sul pulsante laterale, le lancette si spostano verso l’alto e lo schermo si illumina. A questo punto, si ha la possibilità di navigare tra le varie funzionalità connesse.

    La modalità allenamenti offre all’utente la possibilità di selezionare tra una vasta gamma di profili sportivi. Una volta avviata l’attività prescelta, si ha immediatamente accesso a statistiche in tempo reale, tra cui distanza percorsa, velocità, frequenza cardiaca e calorie bruciate. A potenziare l’accesso alle statistiche c’è l’app di accompagnamento, con la quale è possibile visualizzare una panoramica completa delle proprie prestazioni, anche per mezzo di grafici e tendenze che aiutano a monitorare i progressi nel tempo.

    Il T-Touch Connect Sport è dotato inoltre di notifiche per chiamate in arrivo, timer attivi, sveglie e promemoria. Il display Amoled si adatta a ognuna di queste funzionalità, aggiungendo un tocco di stile all’esperienza di utilizzo. Tissot ha promesso che sia la companion app sia SwALPS (Swiss Autonomous Low Power System), il software dell’orologio, beneficeranno di aggiornamenti continui, che non solo miglioreranno i contenuti esistenti, ma ne introdurranno di nuovi. A proposito di SwALPS: il sistema operativo proprietario è stato sviluppato dai tecnici Tissot in collaborazione con le menti del Csem, il celebre Centro svizzero di elettronica e microtecnica di Neuchâtel che segue un modello di partneriato pubblico-privato senza fini di lucro.

    Disponibilità, varianti, prezzi

    Il T-Touch Connect Sport si può già acquistare presso la rete di rivenditori autorizzati Tissot e sul sito web ufficiale del Marchio. Esiste in 6 varianti, diverse per colore della cassa e del cinturino in silicone, intercambiabile con il bracciale in titanio grazie al dispositivo di sgancio rapido. Il prezzo di listino va da 995 euro fino a 1.095 euro. Cifre importanti, se confrontate con quelle della maggior parte degli smartwatch realizzati dai grandi produttori di elettronica di consumo. Ma, in questo caso, il punto di vista da adottare è quello dell’appassionato di orologeria tradizionale, alla ricerca di un prodotto che combini design, materiali di pregio e funzionalità avanzate. Tutte qualità che al nuovo Tissot T-Touch Connect Sport certamente non mancano.

  • Cheetah Pro, la prova al polso dello sportwatch Amazfit

    Cheetah Pro, la prova al polso dello sportwatch Amazfit

    L’Amazfit Cheetah Pro è il nuovo sportwatch del popolare produttore cinese, pensato per gli sportivi che cercano un dispositivo leggero, resistente e ricco di funzioni, per il fitness e l’outdoor. Ho avuto l’opportunità di testarlo per una decina di giorni, sottoponendolo a diverse prove sul campo. Queste sono le mie impressioni.

    Le caratteristiche essenziali

    Il primo aspetto che salta all’occhio del Cheetah Pro è il design lineare e moderno, improntato essenzialmente alla praticità. Tra le caratteristiche principali si possono così evidenziare un display touchscreen a colori da 1,45 pollici, basato sulla tecnologia Amoled, che garantisce una visione nitida e luminosa in ogni condizione di luce. E un peso di soli 34 g senza cinturino e 43 g con il cinturino, incluso nella confezione.

    Il Cheetah Pro è inoltre impermeabile fino a 5 atm, il che permette di poterlo usare anche in piscina o sotto la doccia. Un altoparlante e un microfono integrati consentono di effettuare e ricevere chiamate tramite il proprio smartphone, grazie alla connessione bluetooth. Lo smartwatch inoltre supporta l’assistente vocale Alexa di Amazon, per controllare i dispositivi smart compatibili, ottenere informazioni utili o impostare promemoria vocali. Comodissima la presenza di uno storage interno da 2,3 GB, che permette di memorizzare e riprodurre musica in formato Mp3 direttamente dal dispositivo, senza bisogno di portare con sé il telefono.

    Il look particolare

    Il quadrante predefinito del Cheetah Pro (ovviamente personalizzabile con decine e decine di varianti differenti) è caratterizzato da una scelta audace che non lascia indifferenti: mostra i secondi attuali con una fascia rossa tutt’attorno il bordo esterno che crea un effetto di fiamma e richiama l’attenzione. Tant’è che non l’ho personalizzato e ho lasciato quello di default.

    Nella parte superiore dello schermo si trova l’attività più recente registrata dall’orologio. Accanto, c’è un indicatore che segnala la modalità di visualizzazione dell’ora, dal formato 24 o 12 ore a scelta. A destra si trovano altre metriche relative alla salute e al fitness, come la frequenza cardiaca, le calorie bruciate, i passi e la distanza percorsa. Il colore della parte rossa/arancione dello schermo non cambia in base ai valori delle metriche, ma rimane costante per creare un contrasto con il nero dello sfondo. Il risultato è un quadrante dall’aspetto vivace e dinamico, che mi è piaciuto molto.

    La stessa colorazione è ripresa anche dal cinturino in tessuto, a cui conferisce un aspetto leggero e appariscente. Il cinturino pesa soltanto 9 g ed è di buona qualità. Tuttavia, proprio perché è in tessuto, assorbe l’acqua e richiede alcune precauzioni dopo averlo bagnato: bisogna evitare di appoggiare il polso su superfici che potrebbero macchiarsi per l’umidità – come pantaloni, gonne o divani.

    La localizzazione

    Uno dei punti di forza del nuovo Cheetah Pro è il sistema di localizzazione satellitare Gnss multibanda/doppia frequenza, che assicura una maggiore precisione. E soprattutto una notevole velocità nel rilevamento della posizione, nell’ordine della decina di secondi anche quando non è connesso a uno smartphone per dati A-Gps, grazie al supporto dei principali sistemi satellitari, tra cui Gps, Glonass, Galileo e BeiDou.

    La nuova tecnologia MaxTrack del produttore asiatico permette infatti di captare quasi il 100% dei segnali satellitari, a differenza degli smartwatch con un’antenna normale che ne captano solo il 50%. Questa innovazione riduce le interferenze dovute a fattori ambientali come edifici massicci, alberi alti o cieli nuvolosi, che normalmente compromettono il posizionamento. E consente di offrire una tracciatura Gps degli spostamenti dell’utente con un’accuratezza senza precedenti, sia in contesti urbani che naturali.

    GLi altri plus del Cheetah Pro

    Come da tradizione Amazfit, è disponibile una vasta gamma di profili/modalità sportive, ben 150, che coprono le principali attività fisiche indoor e outdoor. Di conseguenza il Cheetah Pro è in grado di monitorare i parametri vitali come la frequenza cardiaca, il consumo calorico, la distanza percorsa, la velocità media e il livello di ossigeno nel sangue (SpO2).

    Molto interessante la funzione di mappe offline, che consente di scaricare le mappe del territorio desiderato tramite la connessione WiFi per visualizzarle sullo schermo dello smartwatch. Si tratta di una feature molto utile per chi pratica escursionismo, ciclismo o corsa in ambienti naturali, grazie alla quale è possibile esplorare nuovi luoghi o seguire percorsi predefiniti.

    Per spiegarmi meglio, è una particvolarità che consente di caricare nella memoria dell’orologio la cartografia e i percorsi Gps offline, utili per esplorare nuovi luoghi senza bisogno di connessione internet. Tuttavia, il processo di caricamento delle mappe è ancora un po’ complicato e richiede alcuni passaggi manuali. Si tratta di un aspetto che Amazfit ha intenzione di migliorare al più presto. Tra gli aggiornamenti più recenti, infatti, c’è quella dello sincronizzazione dei dati dell’orologio con komoot, una delle app di navigazione più popolari tra escursionisti e ciclisti.

    Interessantissima anche la funzionalità Zepp Coach, in cui un sistema di intelligenza artificiale crea piani di corsa personalizzati. In base al tipo di gara che si vuole affrontare, l’utente può selezionare il programma più adatto alle proprie caratteristiche e ai propri obiettivi. L’intelligenza artificiale monitora le prestazioni e le condizioni fisiche e aggiorna il piano di settimana in settimana, offrendo una guida simile a quella di un personal trainer.

    Il software e la batteria

    Dulcis in fundo, una batteria ad alta capacità garantisce una durata di utilizzo tutto sommata più che discreta: fino a 14 giorni in modalità orologio. Chiaramente il tempo si dimezza con un utilizzo intensivo: per quanto mi riguarda l’ho messo in carica quando l’ho ricevuto, e l’ho ricaricato dopo una settimana.

    Per quanto riguarda il software in dotazione, si tratta dell’app Zepp di Amazfit, facile da usare e capace di presentare i dati in modo chiaro e ordinato. Utilizzandola, è possibile accedere a tutte le informazioni raccolte dai sensori dell’orologio, come il numero di passi, le calorie bruciate, la distanza percorsa, il tempo di attività e il livello di stress. Inoltre, l’app offre anche suggerimenti personalizzati per migliorare il proprio benessere fisico e mentale. Non male.

    Un bilancio del Cheetah Pro

    In conclusione, il Cheetah Pro è quello che promette: uno sportwatch ideale per gli appassionati di forma fisica, cui offre numerose funzionalità. Tra i punti di forza, posso citare un display luminoso e ben visibile, una batteria che garantisce un’autonomia di lunga durata, diverse modalità sportive per monitorare le proprie prestazioni, una buona precisione nelle rilevazioni come nella gestione del carico di allenamento e del recupero. E soprattutto la possibilità di visualizzare mappe offline.

    Infine, la spesa: sull’e-commerce del produttore cinese, il Cheetah Pro costa 299,90 euro. Considerate tutte le caratteristiche nella loro completezza, un buon prezzo di listino. Per una bella sensazione al polso e un feeling positivo, ne vale la pena.

  • GT Runner, prova al polso del nuovo sportwatch Huawei

    GT Runner, prova al polso del nuovo sportwatch Huawei

    Ultimo tra gli smartwatch presentati da Huawei, il Watch GT Runner segue a ruota il precedente Watch GT 3. I due orologi sono molto simili, quello che fa la differenza è il focus sulle funzionalità sportive, voluto dai progettisti hardware e software del produttore di Shenzhen. Tale scelta ha favorito un design più leggero, più comodo per gli amanti della corsa e più adatto a garantire l’efficacia dei sensori di cui il GT Runner è equipaggiato. Abbiamo avuto modo di provarlo.

    Il design

    Huawei ha progettato il Watch GT Runner per essere appunto più leggero del Watch GT 3. La riduzione di peso più sostanziale, in particolare, deriva dai materiali. Il corpo principale della cassa è in fibra composita, leggera e resistente al tempo stesso, mentre la lunetta è in ceramica (e la corona in lega di titanio). Grazie a questa combinazione materica, il Watch GT Runner arriva così a pesare solo 38,5 grammi; il che lo rende ancora più confortevole al polso, caratteristica super-apprezzata da chiunque ami la corsa. Una scelta vincente anche per quel che riguarda la precisione del Gps di bordo, dal momento che genera meno interferenze. Il fatto che si tratti di un orologio di grande formato, 46 mm, e che non sia previsto un modello più piccolo da 42 mm, lo rende particolarmente adatto ai polsi più massicci.

    Riguardo alla configurazione di pulsanti e corona, Huawei utilizza la stessa del GT 3 e del Watch 3. La corona si può ruotare per scorrere le schermate dei menu; mentre il pulsante inferiore funge sostanzialmente da scorciatoia per la schermata di allenamento, anche se è possibile configurarlo per altri usi. Il fondello è in vetro 2.5D con bordi “morbidi” intorno al sensore di frequenza cardiaca, in modo da non irritare la pelle del polso.

    Il display, un OLED da 1,43 pollici, è lo stesso del Watch GT 3, ed è una buona notizia. Ben dettagliato, con colori vibranti e un ottimo contrasto, offre quadranti (alcuni in esclusiva) studiati per fornire, a colpo d’occhio, informazioni importanti agli sportivi.

    Interessante anche l’utilizzo del cinturino in silicone, quasi un obbligo nel caso di orologi con un target prevalentemente sportivo. In questo caso però non è solo morbido al tatto e particolarmente flessibile; è anche trattato con un rivestimento antibatterico, che lo mantiene in condizioni ottimali perfino durante gli sforzi fisici più intensi.

    Le funzionalità del GT Runner

    Come dicevo, il GT Runner e il GT3 si somigliano abbastanza anche per quel che concerne l’esperienza d’uso generale. Il sistema operativo utilizzato è sempre l’HarmonyOS di Huawei, con cui si accede anche allo store App Gallery del produttore per l’installazione di app di terze parti. Tuttavia al momento la maggior parte di esse per funzionare necessita di una controparte sullo smartphone associato all’orologio.

    Le principali differenze fra i due esemplari hanno a che vedere proprio con le funzionalità previste specificamente per gli amanti della corsa. A tale proposito, sono oltre 100 gli allenamenti sportivi disponibili, cui se ne affiancano altri legati specificamente al running. L’app Huawei Health, disponibile sia per dispositivi iOS che Android, offre infatti una nutrita schiera di corsi per tutti, dai principianti ai maratoneti, finalizzati a migliorare resistenza e vigore. Si tratta di funzionalità particolarmente utili soprattutto per i neofiti del running, con lo speaker integrato del GT Runner pronto a guidarne i primi passi, oltre che a consentire di ricevere ed effettuare chiamate telefoniche tramite bluetooth.

    Particolarmente sofisticata la precisione del Gps dual-band presente sul GT Runner, grazie al supporto di ben cinque differenti sistemi satellitari di posizionamento. Mentre nella maggior parte degli smartwatch in commercio, il Gps è incorporato all’interno della cassa, Huawei in questo caso lo ha spostato sulle anse, in modo da garantire una migliore connettività. Evidente da subito: perfino in un ambiente urbano con l’orizzonte chiuso da molti edifici, l’orologio di solito si connette al Gps in breve tempo. Personalmente ho apprezzato anche la funzionalità che consente di utilizzare il Gps per essere reinstradati verso casa, particolarmente utile quando si corre all’aperto in una zona che ancora non si conosce.

    Molti, dicevo, i dati disponibili e consultabili a colpo d’occhio durante l’utilizzo, in gran parte forniti dal sistema di analisi TruSeen 5.0+, capaci di misurare la frequenza cardiaca (anche quella da allenamento irregolare) e i livelli di ossigeno nel sangue. Gli algoritmi sviluppati da Huawei utilizzano queste informazioni per compiere un’analisi approfondita della corsa, anche grazie alla comparazione con i dati raccolti dagli altri sensori presenti nell’orologio. Oltre alle metriche standard – distanza, calorie bruciate, VO2Max, ritmo e frequenza cardiaca – è poi presente il Running Ability Index (RAI), con cui è possibile valutare le proprie prestazioni di corsa attribuendo un valore numerico. Ciò rende più semplice stimare eventuali progressi nel tempo, a partire da elementi quali l’efficienza della tecnica e la resistenza.

    Batteria e conclusioni

    Per quel che concerne la batteria, Huawei dichiara per il Watch GT Runner un’autonomia di circa 14 giorni. Io l’ho sottoposto a lunghe camminate un paio di volte al giorno: e la longevità del device al mio polso è stata leggermente inferiore, attorno ai 9/10 giorni. Comunque una buona autonomia, sufficiente a non vivere con l’ansia di dover continuamente caricare l’orologio. Cosa tra l’altro molto semplice e veloce, grazie al caricatore magnetico che riesce a ricaricare interamente lo sportwatch in un’ora e mezza circa. In più il caricatore supporta la ricarica wireless, particolarmente comoda se si dispone di uno smartphone con ricarica wireless inversa, per effettuare travasi di energia “al volo”.

    Con un design sportivo e un software ricco di funzionalità pensate appositamente per chi corre, è innegabile che con il Watch GT Runner Huawei intenda trovare il proprio posto in quel segmento di mercato che riunisce gli appassionati di running, a fianco di nomi quali Garmin e Polar. E visto il prezzo di 299 euro, potrebbe anche farcela, nella fascia più bassa, entry-level.

    Un’ultima considerazione, prettamente estetica: il GT Runner è disponibile in due versioni, total black e grigio/giallo. Colorazioni diversissime, ma entrambe sportive, adatte all’uso.

  • Suunto 9 Peak, la prova al polso

    Suunto 9 Peak, la prova al polso

    Davvero un bell’orologio questo Suunto 9 Peak, ultimo arrivato della famiglia di sportwatch dell’omonima azienda finlandese. Famosa, oltre che per i propri device, anche per essere tra i maggiori produttori al mondo di computer da immersione, bussole e altri strumenti di precisione. Non per nulla il nome Suunto deriva dal termine suunta, che significa “direzione”, “percorso”, “rilevazione”.

    Più sottile, più piccolo e allo stesso tempo più resistente di quanto ti aspetteresti. Con linee pulite e discrete, e un look molto minimalista. Queste sono le caratteristiche del Suunto 9 Peak che balzano subito agli occhi. Del resto, l’obiettivo dell’azienda di Vantaa era quello di dare un degno successore al Suunto 9 Baro, di cui il 9 Peak ripropone tutte le caratteristiche e funzionalità, accompagnandole ovviamente con alcune novità.
    Con il 9 Peak, Suunto di fatto ripropone le caratteristiche salienti che hanno portato al successo il 9 Baro; opta però per un form factor che incarna i principi progettuali del design nordico: minimal, compatto ed elegante.

    Le caratteristiche essenziali…

    La versione che ho testato, la All Black, è equipaggiata con un cinturino da 22 mm nero estremamente facile da chiudere, grazie a un pin metallico che fissa l’orologio in maniera sicura e precisa. Leggero, con un peso di soli 62 grammi, il Suunto 9 Peak vanta cassa e ghiera realizzate interamente in acciaio inossidabile e un vetro zaffiro che dovrebbe garantire una discreta resistenza e durabilità. L’effetto, nel complesso, è quello di un orologio comodo da indossare e bello da vedere. Il display misura 1.2” e, nonostante lo spazio disponibile non sia molto, è leggibile senza problemi particolari all’aria aperta, grazie alla regolazione automatica della retroilluminazione in base alle diverse condizioni di luce.

    La progettazione e lo sviluppo europei dell’orologio sono facilmente evidenti nel software utilizzato per accedere alle numerose funzionalità del dispositivo, piacevolmente differente. Una differenza che, occorre dirlo, implica una moderata curva di apprendimento iniziale, in particolare per quel che riguarda la navigazione tra le diverse feature presenti. Navigazione che può avvenire sia per mezzo del display full touch transriflettente, sia per mezzo dei 3 comodi pulsanti fisici presenti sul lato destro del device, oppure utilizzando entrambe le modalità contemporaneamente. L’impostazione generale del menù di navigazione ricorda quella di alcuni sistemi alternativi per smartphone (come SailfishOS); occorre dirlo, serve un po’ di tempo per comprenderla, anche se poi diventa abbastanza semplice da utilizzare. Un piccolo appunto, invece, va fatto alla velocità di risposta dell’interfaccia utente, leggermente inferiore alle aspettative.

    …e le funzionalità del Suunto 9 Peak

    Immancabili, e non poteva essere altrimenti, tutte le funzionalità che è lecito attendersi da uno sportwatch. Tra cui la misurazione della saturazione dell’ossigeno nel sangue, estremamente utile quando si fa sport, specie se ad altitudini più elevate del normale. O a profondità, visto che l’orologio è realizzato per essere resistente all’acqua fino a 10 atmosfere. In questo caso giova anche ricordare la presenza di un altimetro barometrico. Gradita novità la velocità di ricarica: da scarico a carico al 100% in meno di un’ora, rispetto alle circa 4 necessarie nei modelli precedenti.

    Oltre 80 le attività fisiche monitorabili. Molto interessante la possibilità di associare alla normale misurazione anche le funzionalità denominate SuuntoPlus: si tratta di varie piccole mini-applicazioni pensate per aiutare a migliorare le prestazioni degli utenti. Tra di esse figurano, ad esempio: Burner, che mostra con quale velocità si stanno bruciando grammi di grassi e carboidrati durante l’allenamento; oppure Ghost Runner, che aiuta a trovare l’andatura durante la corsa impostando un obiettivo di velocità del Ghost Runner e mostrandone la distanza; o ancora Weather, che fornisce le condizioni meteo nel contesto dell’escursione, e permette di ricevere allerte in caso di temporali, misure e molto altro ancora.

    Per quel che concerne la connettività, Suunto 9 Peak si serve del bluetooth (nella sua versione 5) per dialogare con gli smartphone Android e iOS per mezzo di un’app, aggiornata con frequenza e ricca di informazioni e funzionalità, anche se non sempre semplicissima da utilizzare. Peccato per la mancanza della connettività NFC, che avrebbe reso possibile l’utilizzo dell’orologio per i pagamenti elettronici, di questi tempi sempre più all’ordine del giorno.

    Il nuovo arrivato di Suunto è disponibile sia in titanio che in acciaio e in quattro differenti scelte cromatiche. Le prime, Granite Blue Titanium e Birch White Titanium, al prezzo di 699 euro; le seconde, All Black e Moss Gray, in vendita a 569 euro. Una fascia di prezzo in cui la concorrenza è tanta e agguerrita.