Attualità

Tiffany Timer: meno forma, più sostanza

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Dici Tiffany e pensi a gioielli da sogno, a diamanti, a Audrey Hepburn davanti alle vetrine della gioielleria sulla Fifth Avenue di New York, mentre addenta un croissant avvolta nel tubino nero firmato Givenchy. Non pensi a un orologio – o almeno non subito. Eppure la celeberrima Maison americana ha una lunga tradizione in questo campo che, nel caso del cronografo, risale a ben 160 anni fa. Il cronografo Tiffany Timer da poco presentato è lì a ricordarcelo.

Il Tiffany Timer di cui sto parlando è il “fratello” del cronografo svelato lo scorso gennaio a Milano, durante la LVMH Watch Week. Cassa in platino, quadrante Tiffany Blue (ma guarda un po’…), indici in diamanti, edizione limitata di 60 esemplari. Quella era la prima limited edition dedicata al 160° dei cronografi del Brand. L’attuale tiratura conta invece 100 pezzi e affianca al platino il titanio. Prima di vedere come, farei un piccolo excursus storico.

Tiffany & Co. e l’orologeria

Tiffany iniziò a vendere orologi nel 1847, guadagnandosi rapidamente una reputazione per la capacità di selezionare orologi europei di alta precisione. Nel 1866, la Maison presentò quello che oggi riconosce come il suo primo cronografo: un orologio da tasca progettato sia per uso scientifico, sia per il cronometraggio di eventi sportivi. Due anni dopo, apparve il nome Tiffany & Co. Timer, in concomitanza con l’apertura di un laboratorio di assemblaggio di orologi in Svizzera.

L’evoluzione fu rapida, tanto che nel 1874 Tiffany aveva già inaugurato a Ginevra una manifattura a tutti gli effetti, che produceva orologi dotati di complicazioni, tra cui i cronografi. I primi realizzati erano concepiti per contesti scientifici, sportivi e professionali, e venivano venduti a clienti che comprendevano il valore della precisione ed erano disposti a pagare per averla. In occasione del lancio, la Maison affiancò a quel Tiffany Timer tre cronografi del XIX secolo, tra cui due modelli rattrapanti con la scritta “Geneva” sul quadrante.

Da tutto questo, giù giù per oltre un secolo e mezzo, deriva il nuovo Tiffany Timer, sia quello di gennaio – super-esclusivo e preziosissimo –, sia quello appena presentato. Il nome deriva direttamente dalla storia della Maison, ma non va interpretato come un ritorno al passato. Al contrario, riporta Tiffany in un ambito che ha occupato per molti più lustri di quanto l’attuale produzione orologiera lasci intendere: la misurazione del tempo in modo serio e professionale, affrontata dal punto di vista di un gioielliere.

Tiffany Timer, cassa e quadrante

La cassa del nuovo Tiffany Timer misura 40 mm di diametro per 13 di spessore ed è impermeabile fino a 10 bar, valore più che apprezzabile per un cronografo. È realizzata prevalentemente in titanio grado 5, con superfici satinate, per un look più sportivo e un maggiore comfort al polso. La lunetta è invece in platino 950, lucido, a contrasto con la finitura spazzolata della cassa.

Molto ben pensati, a mio avviso, i due pulsanti cronografici: curvi e sovradimensionati, fungono quasi da protezioni per la corona, la cui forma riprende quella della montatura a sei griffe dei solitari di Tiffany. Le anse sono sottili e ben curve e conferiscono all’orologio un aspetto morbido e una buona vestibilità, aiutata dal titanio. A gennaio avevo indossato la versione in platino: comoda al polso, ma il peso del metallo si sentiva tutto.

L’altra novità di questa nuova edizione limitata del Tiffany Timer riguarda il quadrante. Nella versione vista alla LVMH Watch Week era interamente laccato in color Tiffany Blue con indici in diamanti. Qui ha un look più sobrio e al contempo più sportivo, con una base blu navy con finitura soleil. Naturalmente il Tiffany Blue non è stato trascurato, ma è presente sugli anelli dei contatori del cronografo, sul giro esterno della minuteria e sul disco del datario, che si amalgama proprio alla minuteria. Gli indici applicati non sono più in diamanti ma in acciaio, lucidi, e le lancette – sia quelle di ore e minuti, sia quelle del cronografo – sono in oro bianco.

Nella cassa c’è l’El Primero

Oltre all’aspetto intrigante, però, quello che conta è nella cassa o, come si dice nell’automotive, sotto al cofano. Il riferimento alle auto non è casuale, perché siamo in presenza di un cronografo e di un signor movimento cronografico: l’El Primero 400 di Zenith. Del resto, è proprio la scelta del calibro a determinare la credibilità di un cronografo e la decisione di Tiffany di rivolgersi a Zenith dà al Tiffany Timer una base solidissima. In questo caso l’El Primero 400 personalizzato non è impiegato solo perché vien facile sfruttare le sinergie interne al gruppo LVMH, ma per la struttura: è un calibro integrato, automatico e progettato fin dalle origini per misurare il tempo in modo chiaro e preciso.

Tiffany, però, non lo ha trasformato in un elemento decorativo: lo ha lasciato relativamente semplice, in modo che faccia ciò che deve fare, ossia misurare il tempo. Una scelta che rimanda ai tempi in cui commercializzava cronografi equipaggiati con alcuni dei migliori movimenti, prodotti da realtà solide come Lemania o Valjoux. Realtà che erano meno interessate a ricercare lo status di manifattura che a garantire la qualità del prodotto.

L’unica concessione all’estetica è l’emblematico “Bird on a Rock”, motivo che risale a una spilla disegnata dallo storico designer di gioielli francese Jean Michel Schlumberger che lavorò per decenni con Tiffany & Co. L’uccellino, in oro giallo 18 carati e scolpito a mano, è fedele al disegno di Schlumberger e spicca sulla massa oscillante scheletrata. L’integrazione del pennuto ha fatto venire il mal di testa ai tecnici di Zenith perché ha richiesto una ricalibrazione della massa del rotore. Per Tiffany, però, il fatto che ci fosse era un requisito non negoziabile. Questa versione del calibro è rifinita con una palette sobria, monocromatica, in modo che il volatile resti l’unico punto di colore.

Conclusioni: perché il Tiffany Timer non è per tutti

In sostanza, dunque, per come la vedo io, il Tiffany Timer non è destinato a chi acquista un orologio per la prima volta. Presuppone che si conoscano la struttura di un cronografo, il ruolo che ha avuto e che ha l’El Primero nell’orologeria e i vantaggi di lavorare con materiali nobili come il platino e tecnici come il titanio.

Questo cronografo non vuole riassumere la storia orologiera della Maison né autoproclamarsene l’erede. E neppure vuole avere successo sfruttando la logica del revival dei bei tempi che furono. Proprio perché il legame di Tiffany & Co. con i cronografi non deriva da logiche industriali improvvisate ma, come abbiamo visto, si è evoluto attraverso una selezione attenta, sapendo che cosa produrre e, all’occorrenza, che cosa non produrre. Se ti chiami Tiffany, te lo puoi permettere.


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