Giornale Degli Orologi
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Tag: LVMH

  • Tiffany Timer: meno forma, più sostanza

    Tiffany Timer: meno forma, più sostanza

    Dici Tiffany e pensi a gioielli da sogno, a diamanti, a Audrey Hepburn davanti alle vetrine della gioielleria sulla Fifth Avenue di New York, mentre addenta un croissant avvolta nel tubino nero firmato Givenchy. Non pensi a un orologio – o almeno non subito. Eppure la celeberrima Maison americana ha una lunga tradizione in questo campo che, nel caso del cronografo, risale a ben 160 anni fa. Il cronografo Tiffany Timer da poco presentato è lì a ricordarcelo.

    Il Tiffany Timer di cui sto parlando è il “fratello” del cronografo svelato lo scorso gennaio a Milano, durante la LVMH Watch Week. Cassa in platino, quadrante Tiffany Blue (ma guarda un po’…), indici in diamanti, edizione limitata di 60 esemplari. Quella era la prima limited edition dedicata al 160° dei cronografi del Brand. L’attuale tiratura conta invece 100 pezzi e affianca al platino il titanio. Prima di vedere come, farei un piccolo excursus storico.

    Tiffany & Co. e l’orologeria

    Tiffany iniziò a vendere orologi nel 1847, guadagnandosi rapidamente una reputazione per la capacità di selezionare orologi europei di alta precisione. Nel 1866, la Maison presentò quello che oggi riconosce come il suo primo cronografo: un orologio da tasca progettato sia per uso scientifico, sia per il cronometraggio di eventi sportivi. Due anni dopo, apparve il nome Tiffany & Co. Timer, in concomitanza con l’apertura di un laboratorio di assemblaggio di orologi in Svizzera.

    L’evoluzione fu rapida, tanto che nel 1874 Tiffany aveva già inaugurato a Ginevra una manifattura a tutti gli effetti, che produceva orologi dotati di complicazioni, tra cui i cronografi. I primi realizzati erano concepiti per contesti scientifici, sportivi e professionali, e venivano venduti a clienti che comprendevano il valore della precisione ed erano disposti a pagare per averla. In occasione del lancio, la Maison affiancò a quel Tiffany Timer tre cronografi del XIX secolo, tra cui due modelli rattrapanti con la scritta “Geneva” sul quadrante.

    Da tutto questo, giù giù per oltre un secolo e mezzo, deriva il nuovo Tiffany Timer, sia quello di gennaio – super-esclusivo e preziosissimo –, sia quello appena presentato. Il nome deriva direttamente dalla storia della Maison, ma non va interpretato come un ritorno al passato. Al contrario, riporta Tiffany in un ambito che ha occupato per molti più lustri di quanto l’attuale produzione orologiera lasci intendere: la misurazione del tempo in modo serio e professionale, affrontata dal punto di vista di un gioielliere.

    Tiffany Timer, cassa e quadrante

    La cassa del nuovo Tiffany Timer misura 40 mm di diametro per 13 di spessore ed è impermeabile fino a 10 bar, valore più che apprezzabile per un cronografo. È realizzata prevalentemente in titanio grado 5, con superfici satinate, per un look più sportivo e un maggiore comfort al polso. La lunetta è invece in platino 950, lucido, a contrasto con la finitura spazzolata della cassa.

    Molto ben pensati, a mio avviso, i due pulsanti cronografici: curvi e sovradimensionati, fungono quasi da protezioni per la corona, la cui forma riprende quella della montatura a sei griffe dei solitari di Tiffany. Le anse sono sottili e ben curve e conferiscono all’orologio un aspetto morbido e una buona vestibilità, aiutata dal titanio. A gennaio avevo indossato la versione in platino: comoda al polso, ma il peso del metallo si sentiva tutto.

    L’altra novità di questa nuova edizione limitata del Tiffany Timer riguarda il quadrante. Nella versione vista alla LVMH Watch Week era interamente laccato in color Tiffany Blue con indici in diamanti. Qui ha un look più sobrio e al contempo più sportivo, con una base blu navy con finitura soleil. Naturalmente il Tiffany Blue non è stato trascurato, ma è presente sugli anelli dei contatori del cronografo, sul giro esterno della minuteria e sul disco del datario, che si amalgama proprio alla minuteria. Gli indici applicati non sono più in diamanti ma in acciaio, lucidi, e le lancette – sia quelle di ore e minuti, sia quelle del cronografo – sono in oro bianco.

    Nella cassa c’è l’El Primero

    Oltre all’aspetto intrigante, però, quello che conta è nella cassa o, come si dice nell’automotive, sotto al cofano. Il riferimento alle auto non è casuale, perché siamo in presenza di un cronografo e di un signor movimento cronografico: l’El Primero 400 di Zenith. Del resto, è proprio la scelta del calibro a determinare la credibilità di un cronografo e la decisione di Tiffany di rivolgersi a Zenith dà al Tiffany Timer una base solidissima. In questo caso l’El Primero 400 personalizzato non è impiegato solo perché vien facile sfruttare le sinergie interne al gruppo LVMH, ma per la struttura: è un calibro integrato, automatico e progettato fin dalle origini per misurare il tempo in modo chiaro e preciso.

    Tiffany, però, non lo ha trasformato in un elemento decorativo: lo ha lasciato relativamente semplice, in modo che faccia ciò che deve fare, ossia misurare il tempo. Una scelta che rimanda ai tempi in cui commercializzava cronografi equipaggiati con alcuni dei migliori movimenti, prodotti da realtà solide come Lemania o Valjoux. Realtà che erano meno interessate a ricercare lo status di manifattura che a garantire la qualità del prodotto.

    L’unica concessione all’estetica è l’emblematico “Bird on a Rock”, motivo che risale a una spilla disegnata dallo storico designer di gioielli francese Jean Michel Schlumberger che lavorò per decenni con Tiffany & Co. L’uccellino, in oro giallo 18 carati e scolpito a mano, è fedele al disegno di Schlumberger e spicca sulla massa oscillante scheletrata. L’integrazione del pennuto ha fatto venire il mal di testa ai tecnici di Zenith perché ha richiesto una ricalibrazione della massa del rotore. Per Tiffany, però, il fatto che ci fosse era un requisito non negoziabile. Questa versione del calibro è rifinita con una palette sobria, monocromatica, in modo che il volatile resti l’unico punto di colore.

    Conclusioni: perché il Tiffany Timer non è per tutti

    In sostanza, dunque, per come la vedo io, il Tiffany Timer non è destinato a chi acquista un orologio per la prima volta. Presuppone che si conoscano la struttura di un cronografo, il ruolo che ha avuto e che ha l’El Primero nell’orologeria e i vantaggi di lavorare con materiali nobili come il platino e tecnici come il titanio.

    Questo cronografo non vuole riassumere la storia orologiera della Maison né autoproclamarsene l’erede. E neppure vuole avere successo sfruttando la logica del revival dei bei tempi che furono. Proprio perché il legame di Tiffany & Co. con i cronografi non deriva da logiche industriali improvvisate ma, come abbiamo visto, si è evoluto attraverso una selezione attenta, sapendo che cosa produrre e, all’occorrenza, che cosa non produrre. Se ti chiami Tiffany, te lo puoi permettere.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/12/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/12/2025

    Il mondo delle lancette non si ferma mai. Anche questo mese, nonostante le vacanze natalizie ormai imminenti, sono stati numerosi gli annunci e le notizie arrivati in redazione, puntualmente registrati in queste Cronache dell’orologeria. A volte si tratta di progetti a lunga scadenza, che lasciano intuire la proverbiale organizzazione svizzera… Altre volte di fatti ormai acquisiti, di cui possiamo solo prendere atto, in attesa di sviluppi futuri. Fateci sapere cosa ne pensate. Buona lettura!

    Le discese ardite

    Dopo Alexis Pinturault, Ester Ledecká, Johannes Bø, Tomoka Takeuchi, Richard Mille presidia ancora una volta il mondo dello sci con un nuovo ambasciatore: Arthur de Villaucourt. Esperto di freestyle, il ventiduenne francese è specializzato in “gobbe” (moguls, in inglese)*. Una disciplina in cui intende classificarsi tra i primi 30 al mondo, con l’immediato e ambizioso obiettivo di qualificarsi ai prossimi Giochi olimpici invernali di Milano/Cortina 2026. Il suo orologio? L’RM 67-02 Automatic Extra Flat con cassa in Quartz Tpt® bianco e Carbon Tpt®, con il calibro CRMA7 scheletrato e dal peso piuma: solo 32 grammi. Per non appesantirlo e permettergli di “volare” meglio…

    *È definita “gobbe”, in inglese moguls, quella specialità dello sci. Prevede spericolati percorsi disseminati di dossi, fatti di cumuli di neve, che gli sciatori devono affrontare il più velocemente possibile. Durante la prova eseguono salti, manovre aeree e figure acrobatiche.

    Creativi in lizza

    Annunciati i 5 finalisti della 2a edizione del Louis Vuitton Watch Prize for Independent Creatives. Si tratta del Beauties of Nature, realizzato da Daizoh Makihara (Giappone); del Möbius di Xinyan Dai/Fam Al Hut (Cina); School Watch di Victor Monnin e Alexandre Hazemann (Svizzera); CIC 39 mm Racing Green di Bernard Lederer; e Fading Hours di Norifumi Seki (Giappone). Presentati anche i 5 giudici dell’ultima selezione, tra cui si incontrano “vecchie” conoscenze come Carole Forestier-Kasapi (Direttrice strategia e movimenti TAG Heuer), Kari Voutilainen e Matthieu Hegi (Art Director La Fabrique du Temps L.V.). Il vincitore sarà svelato con una cerimonia il 24 marzo prossimo.

    Cronache dell’orologeria… milanese – 1

    CityOval in un frame del teaser Patek.

    Invece Patek Philippe ha annunciato che, dal 2 al 18 ottobre 2026, Milano sarà sede dell’ormai celebre Watch Art Grand Exhibition. Giunta alla 7a edizione, avrà luogo nell’ex Palazzo delle Scintille, un tempo Padiglione 3 della Fiera Campionaria e oggi diventato CityOval, nel cuore di CityLife. Dove, sotto una cupola alta 30 metri, la mostra occuperà 2.540 metri quadri dei 4mila disponibili. Suddivisa in aree tematiche, vedrà esposti circa 500 orologi: l’intera collezione in corso, pezzi storici del Museo Patek, esemplari di alto artigianato ed edizioni limitate create ad hoc. In pratica la più grande e spettacolare mostra mai organizzata dalla Maison. Ne riparleremo.

    Cronache dell’orologeria… milanese – 2

    Skyline di Milano (foto courtesy Gregory Smirnov/Unsplash).

    Sempre Milano ospiterà anche la 7a edizione della LVMH Watch Week. Dal 19 al 21 gennaio prossimi, dunque, nella capitale della moda italiana (dove non si sa ancora), l’ormai celebre kermesse internazionale farà da vetrina alle 9 marche orologiere del Gruppo francese. In ordine alfabetico: Bvlgari, Daniel Roth, Gérald Genta, Hublot, L’Epée 1839, Louis Vuitton, TAG Heuer, Tiffany & Co. e Zenith. Che presenteranno le loro ultime creazioni per una platea di addetti ai lavori: rivenditori, giornalisti, clienti finali. All’elenco degli espositori mancano però altri marchi (di moda e gioielleria) del Gruppo che hanno comunque orologi in catalogo. Che ne è di Dior, Fendi, Chaumet?

    Shopping in montagna

    Foto Elettra Gallone courtesy Rocca

    L’avvio della stagione invernale ha visto l’inaugurazione di un nuovo store Rocca a Courmayeur. Posto in via Roma, la via dello shopping del borgo valdostano, si trova accanto alle boutique delle più rinomate marche internazionali del lusso. Gli interni sono stati progettatati ad hoc, con un concept che utilizza colori naturali e materiali tipici dell’architettura locale – legno e pietra -, per ricreare un’atmosfera calda ma chic. Oltre alle creazioni dei marchi del Gruppo Damiani, vi si possono trovare anche gli orologi di brand selezionati, come Omega, IWC, Chanel. E un’area dedicata alle proposte di Rocca Certified Pre-Owned, vale a dire esemplari di secondo polso certificati.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/01/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/01/2025

    Dopo una lunga assenza, tornano le Cronache dell’orologeria. Per raccontarvi una selezione di notizie di corporate, di sport, di spettacolo, come sempre in ordine sparso e in modo sintetico. Si va dalle curiosità sul chi-indossa-cosa alle riflessioni semi-serie su quanto succederà la prossima primavera a Ginevra, tra il salone e gli eventi-satellite. Anche se per ora l’attenzione di tutti sembra concentrata su quello che sarà presententato alla LVMH Watch Week, che vede l’esordio di Louis Vuitton, Tiffany & Co., L’Epée, accanto ai consueti marchi storici… Il che, come dire, fa già venire l’acquolina in bocca. Buona lettura!

    Kolossal brutalista

    Foto Dave Bennett/Wireimage courtesy Omega

    In Italia deve ancora uscire (arriverà nelle sale il 6 febbraio), ma The Brutalist è di sicuro il film del momento. Pluripremiato ai Golden Globes, lanciato verso gli Oscar, fa discutere tanto per l’uso dell’Ai quanto per l’inatteso successo al botteghino, a dispetto della lunghezza esagerata. E intanto finisce anche sotto i riflettori dell’orologeria: perché Guy Pearce, co-protagonista accanto ad Adrien Brody, alla première londinese aveva al polso un bell’Omega Speedmaster 57. Che non poteva certo passare inosservato…

    The best

    Non solo Pablo Mac Donough. Un nuovo giocatore di polo entra nella fanta-squadra di Richard Mille: Adolfo “Proroto” Cambiaso. Figlio d’arte (il padre è il leggendario Adolfo Sr.), Proroto (in spagnolo fagiolo) è salito in sella a 4 anni, a 6 ha impugnato la prima stecca e fin da ragazzino ha dimostrato in campo un ritmo e un’intelligenza da campione – tant’è che a 17 ha raggiunto handicap 10. Ora che ne ha 19 ha già vinto di tutto. Riguardo all’RM 67-02 che porta al polso dice: «Non lo sento nemmeno». Per forza, “pesa” solo 32 grammi…

    Show must go on

    Dal 2020, la LVMH Watch Week è il primo evento dell’anno per il mondo delle lancette, con un richiamo internazionale. La kermesse d’inizio 2025, originariamente prevista a Los Angeles, per ovvi (e tragici) motivi è stato delocalizzata, a Parigi e a New York, e suddivisa in due tranche: oggi e domani, e poi ancora il 30-31 del mese. Ma rimane comunque importante perché è la prima volta che il Gruppo manda in scena tutt’e nove i propri marchi di orologeria, che presenteranno le rispettive novità. Ne riparleremo…

    Provocazione, irritazione

    Che la prossima edizione di Time to Watches si svolgerà a Villa Sarasian lo si sapeva. L’organizzazione del contro-salone ginevrino, che si terrà nelle stesse date di Watches and Wonders, lo aveva annunciato lo scorso ottobre. Ma l’ultima notizia è che gli espositori sono diventati 70: 70 marchi indipendenti, alcuni anche con un certo appeal, che richiameranno il pubblico di giornalisti e rivenditori dal vicinissimo Palexpo. I quali, sia chiaro, sono ospiti di WandW… Sembra ormai guerra aperta. L’orologeria svizzera troverà mai un accordo?

    Cronache dell’orologeria… in fiera

    Si chiude oggi VO Vintage, la mostra-mercato di orologi (e gioielli) d’epoca organizzata da Italian Exhibition Group, in occasione di Vicenzoro January. Che ha visto un weekend all’insegna della cultura orologiera con numerose tavole rotonde. Da segnalare almeno il doppio focus su Panerai, cui ha partecipato anche Carlo Maria Ceppi (curatore dell’Heritage del Marchio), e il talk 65 anni… e sono volati! dedicato all’anniversario delle Frecce Tricolori, con la presentazione del libro di Ugo Pancani sulla storia dell’orologeria italiana.

    Venue and revenue

    Non chiamatelo microbrand, non lo è più. Anche se è nato solo nel 2017, Venezianico ha ormai dimensioni industriali. Lo confermano i numeri dichiarati di recente dal Marchio stesso, che ha chiuso il 2024 con un fatturato di 11 milioni di euro, più che triplicato nell’ultimo biennio e in crescita del 47% rispetto al 2023 (allora si aggirava attorno ai 7,4 milioni di euro). Un successo segnato anche dall’apertura del Venezianico Atelier a San Donà di Piave (nella foto), la scorsa primavera. E già si annunciano grandi novità per il 2025…

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/07/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/07/2024

    Tornano le Cronache dell’orologeria, per tenervi informati sui fatti e gli eventi delle ultime settimane nell’industria del Tempo. Quindi parliamo prima di tutto di sport – com’è giusto che sia, durante la stagione calda e con le Olimpiadi in vista. Ma in queste Cronache dell’orologeria c’è posto anche per le notizie corporate, in senso lato. Si sa, il marketing delle case orologiere se ne inventa sempre una. E non si ferma mai, anzi smentisce chi pensa che in Svizzera vadano tutti in vacanza a luglio… Buona lettura.

    Realtà aumentata

    C’è Gianmarco Tamberi che salta l’Arc de Triomphe, Mondo Duoplantis la chiesa del Sacre Coeur, Céline Boutier che tira da un gargoyle di Notre Dame… Come cronometrista ufficiale, Omega celebra i Giochi Olimpici di Parigi con una campagna video interpretata dai propri ambasciatori. Girata con la realtà virtuale, è ambientata fra i più celebri monumenti della Ville Lumière, in un gioco di proporzioni e prospettive dagli scorci unici. Annunciata un mese fa, a pochi giorni dalla cerimonia di apertura è più attuale che mai. Da vedere.

    Passione rossa

    Dal 26 al 28 luglio prossimi, al circuito Marco Simoncelli di Misano, si tiene la 12a edizione della World Ducati Week, il più grande raduno internazionale di appassionati dell’omonima due ruote. Tre giorni di pura goduria tra eventi in paddock, sessioni in pista, esibizioni di stuntmen e show serali. Dove, ancora una volta, si conferma cronometrista ufficiale Locman – partner della Rossa dal 2017. Che, è bene ricordarlo, ha in catalogo una collezione dedicata, realizzata in collaborazione con il Centro Stile di Borgo Panigale. Per Ducatisti veri.

    Cronache dell’orologeria… pettegola

    Lewis Hamilton al Grand Premio di Ungheria. (Foto Dean Mouhtaropoulos/ Getty Images courtesy Iwc).

    Ieri, al Gran Premio di Ungheria, Lewis Hamilton è salito sul 3° gradino del podio con al polso un Big Pilot’s Perpetual Calendar Top Gun Lake Tahoe di Iwc, in ceramica bianca, ben visibile sopra la tuta nera. Stessa scena due settimane fa, per la vittoria di Silverstone, al Gran Premio d’Inghilterra. Dove però il sette volte campione del mondo di F1 (nonché Brand ambassador, come l’intera scuderia) esibiva un altro orologio: un Pilot’s Watch Performance Chronograph 41 Mercedes-Amg Petronas Formula One™ Team (in alto). C’è chi può…

    A proposito di arte

    Il 6 e 7 luglio scorsi, al Grimaldi Forum di Monaco, si è svolta l’8a edizione di artmonte-carlo: la piccola ed eclettica fiera d’arte moderna e contemporanea, che quest’anno ha riunito 27 gallerie internazionali e circa 200 artisti. Presente anche F.P.Journe: il 5 luglio, durante il vernissage, il Maestro ginevrino in persona ha assegnato il Prix artmonte-carlo F.P.Journe ad Anna Boghiguian, rappresentata da Franco Noero, per la scultura Untitled 2023. Puntualmente donata al Nouveau Musée National de Monaco. Così si fa…

    Versilia mon amour

    All’inizio del mese, Swatch ha aperto un temporary store a Forte dei Marmi, in via Spinetti 6, nel cuore dello shopping firmato. Uno spazio all’insegna del colore e dell’allegria, in cui si trovano le collezioni più estive e fluo del Brand, come Swatch Neon o Bioceramic What if…? Se vi state chiedendo che ci azzecca il Marchio più pop di tutta la Svizzera delle lancette con la storica meta del turismo d’élite, la risposta è semplice. Il MoonSwatch fa gola a tutti: facoltosi imprenditori, politici, volti noti dello spettacolo e dello sport…

    Nuove sinergie

    Morellato Group ha siglato un nuovo accordo di licenza con Karl Lagerfeld per la produzione di orologi e gioielli. La partnership prevede che alla Maison parigina spetti la direzione creativa, mentre al Gruppo veneto lo sviluppo prodotto e la distribuzione – che avverrà sia attraverso canali tradizionali (la capillare rete di negozi di proprietà e di retailer in tutto il mondo) sia online (gli e-commerce Morellato più karl.com). Previste due collezioni all’anno, la prima già il prossimo autunno-inverno. Non vediamo l’ora di vederla.

    Reshuffle (trad. rimpasto)

    C’è chi lo chiama “valzer delle poltrone” – e basta guardare quanto è successo, di recente, nella Divisione orologeria di LVMH, per capire perché. Dopo 20 anni Ricardo Guadalupe lascia il ruolo di Ceo di Hublot per assumere quello (simbolico) di Presidente onorario. A Nyon sarà sostituito da Julien Tornare, per lungo tempo a capo di Zenith ma da 6 mesi alle redini di TAG Heuer, dove arriverà invece Antoine Pin, storico Ceo di Bulgari. Proprio da Bulgari, poi, Laura Burdese è stata nominata vice Ceo. Un bel rimescolamento, no?

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • I movimenti in house: a chi convengono?

    I movimenti in house: a chi convengono?

    Scrive Giovanni sui nostri social: “Un Tag con movimento Eta è onesto. A 6.000 è un furto, a prescindere dalla qualità del movimento”. L’affermazione – un po’ contraddittoria: perché mai chi ti offre una qualità adeguata al prezzo dovrebbe essere un disonesto? – può avere un senso per chi non accetta alcun tipo di evoluzione in un brand. O anche per chi, peggio ancora, è convinto che i movimenti “in house” siano sporchi trucchetti per aumentare i prezzi in maniera ingiustificata.

    In realtà la storia è totalmente diversa e merita di essere tratteggiata, almeno a grandi linee. Perché consentirà a tutti un atteggiamento meno superficiale, rivelando al tempo stesso la storia di una battaglia feroce per guadagnare i favori del pubblico.

    Una domanda e una risposta sui movimenti in house

    Fatevi una domanda e datevi una risposta. Io sono Tag Heuer, uso movimenti Eta che mi consentono di proporre i miei orologi con un ottimo rapporto fra prezzo e qualità. Improvvisamene vengo assalito da un morbo autolesionistico che mi spinge a mollare Eta e fare da me, a costi molto più elevati, i movimenti meccanici.

    Davvero pensate che io (Tag Heuer) sia uno scemo? Che non vedessi l’ora di sentirmi dare del disonesto? Davvero pensate che ad un aumento dei prezzi corrisponda sempre un aumento dei guadagni? (Fermo restando il fatto che in dieci anni i prezzi aumentano sempre e comunque). La cosa davvero non ha senso, ma per capire bene bisogna fare qualche passo indietro nel tempo.

    La catastrofe del quarzo

    Finita la Seconda Guerra Mondiale, la Svizzera degli orologi è pronta a dare il meglio di sé. In un mondo che ha davvero bisogno di orologi precisi e affidabili, la sorpresa è costituita dai movimenti elettronici in cui un minuscolo cristallo di quarzo scandisce lo scorrere del tempo con una precisione centinaia di volte superiore a quella di qualunque orologio meccanico. Con una spocchia solitamente poco conforme alla natura dell’industria elvetica, la faccenda sembra risolta. E invece la catastrofe è lì, pronta a mettere in pericolo l’intero settore.

    Il punto è che mentre gli svizzeri continuano a costruire questo tipo di movimenti con i metodi dei movimenti meccanici – e quindi con una produzione relativamente limitata e a costi elevati –, l’industria giapponese inventa circuiti integrati e metodologie tali da abbattere i prezzi. Consentendo al tempo stesso una produzione di massa prima impossibile. Ricordo di aver visto, ancora alla fine degli anni Ottanta, avvolgere manualmente le bobine dei motorini elettrici, nella fabbrica di Girard-Perregaux. Che è stata tra i perfezionatori di questo tipo di movimenti, pensate un po’.

    Una catastrofe, ripeto, che spinse l’orologeria svizzera verso il baratro dell’estinzione. A salvare il settore fu Nicolas Hayek, chiamato da alcune banche a sbrogliare la matassa dei fallimenti che si susseguivano a velocità davvero inquietante. Hayek fece in modo di reindirizzare l’orologeria verso i movimenti meccanici passando proprio per la Eta, fabbrica che faceva parte del portafoglio del gruppo che man mano veniva composto. Incidentalmente, la Svizzera, di lì a qualche anno, si vendicherà dell’Oriente con lo Swatch, orologio elettronico ancor oggi imbattibile.

    Per molti anni la Eta andrà espandendosi, fornendo movimenti praticamente ad ogni marca svizzera. Con risultati eccellenti: dallo “sbozzo” (ossia il movimento ancora privo di finitura) ad allestimenti piuttosto raffinati, appoggiarsi alla Eta era una mossa vincente. O meglio: quasi. Perché insieme alla rinascita dell’orologeria meccanica svizzera bisognava fare i conti con le periodiche crisi economiche mondiali.

    Crisi e sovradimensionamento

    Immaginate la situazione: alcuni marchi arrivavano a commissionare fino a 300mila movimenti l’anno alla Eta, che quindi si strutturava per rispondere a questa richiesta. Poi, improvvisamente, una crisi di qualsiasi tipo spingeva i produttori a più miti consigli: non più 300mila, ma 100mila, ad esempio. E la cosa non poteva certo far piacere alla Eta. Il risultato? Negli anni Novanta si scatena una vera e propria battaglia, nel corso della quale alcuni produttori denunciano Eta alla ComCo, la Commissione svizzera per la concorrenza, accusandola di posizione dominante, praticamente di monopolio.

    Eta risponde che sarà pure vero, ma allora se li facciano da sé, i movimenti. La cosa va avanti per parecchi anni (mica solo da noi la giustizia procede lenta…), fin quando si arriva ad un accordo per il quale Eta smetterà di fornire movimenti ad alcuni produttori, con particolare riguardo a quelli da grandi numeri. In più, dimostrando di avere a cuore le sorti di produttori che non riuscirebbero a sostenere il peso economico di un numero contenuto di movimenti, continuerà comunque a fornire il proprio apporto sia sotto forma di sbozzi, sia di versioni qualitativamente migliori.

    Va da sé che alcuni marchi non solo dovranno sopportare il peso della progettazione, ma anche di una produzione che inevitabilmente avrà costi superiori. Perché non potrà godere delle economie di scala di cui la Eta, invece, può avvalersi. E questa, di fatto, è la situazione attuale. La vicenda giudiziaria della Eta insomma da una parte ha spinto i grandi marchi a strutturarsi per produrre i propri movimenti in house; e dall’altra ha portato da un lato alla nascita di aziende che si offrono come fornitori alternativi alla Eta.

    I movimenti in house non sono un capriccio

    Ma qualcosa sta accadendo. Si fa sempre più profondo il solco fra l’orologeria dei gruppi finanziari (che per primo obiettivo ha quello di attirare nuovi investimenti, appunto) e quello di chi fa degli orologi la propria ragion d’essere.

    È di questi giorni l’ufficializzazione del passaggio di Andreas Albeck (già Direttore marketing di Tag Heuer, appunto: giovane e di grande spessore, anche umano) a Brand manager di Hamilton. Un cambiamento significativo che consente di ipotizzare da un lato un ulteriore rafforzamento di Hamilton (la magica trimurti Longines/Tissot/Hamilton, protagoniste della fascia media); e dall’altro un cambiamento di strategia da parte di LVMH, che sembra ben intenzionata a posizionare in maniera diversa proprio Tag Heuer.

    Una marca che, a corto di movimenti Eta, è stata spinta come tante altre sulla strada della verticalizzazione, a farsi i movimenti in house. E non è affatto contenta di sentirsi dare della ladra dai protagonisti mediatici del pensiero superficiale. In realtà la qualità di Tag Heuer è già considerevolmente aumentata e il percorso verso il piano nobile dell’orologeria è già evidente nella qualità delle finiture, in dettagli di superiore esecuzione. (E toccateli, ’sti orologi! Non limitatevi a giudizi apocalittici sulla scorta delle foto che pubblichiamo…). Perché vale sempre la pena di tenere bene a mente che il frazionamento in un gran numero di marche crea una concorrenza spietata già a valle, molto a valle dei nostri stessi esami.

  • I negozi di orologi, tra nuove aperture e problemi internazionali

    I negozi di orologi, tra nuove aperture e problemi internazionali

    Qualche parola ancora sui negozi di orologi. Questa volta però non ci focalizziamo più sul discorso dei prezzi: puntiamo invece l’attenzione su due diversi argomenti. Uno più “leggero”, nel nostro stile di intrattenimento: l’inaugurazione di nuove boutique monomarca – in Italia soprattutto, ma con una “puntata” anche dall’altra parte dell’oceano. L’altro, più serio e di respiro internazionale, riguarda invece la difficile situazione dell’Est europeo. Cominciamo da qui.

    L’invasione ucraina

    No, non abbiamo intenzione di mettervi ansia pure da queste pagine: quanto si vede in televisione e si legge sui giornali è già abbastanza angosciante. Ma vogliamo informarvi sul fatto che la guerra in Ucraina ha ripercussioni anche nel mondo dell’orologeria. Con approcci diversi in relazione alla nazionalità del marchio o del gruppo cui ci si riferisce. Anche se nessuno per ora ha fatto dichiarazioni spontanee riguardo al conflitto, attraverso varie fonti di informazione trapelano già le prime notizie.

    Swatch Group per esempio ha comunicato al sito inglese WatchPro di aver interrotto le esportazioni di tutti gli orologi dei propri marchi in Russia. E, per quanto ne sappiamo, è la prima presa di posizione di questo tipo all’interno dell’industria delle lancette. Sicuramente un bel gesto, anche se la filiale russa e i negozi dei marchi che fanno capo al Gruppo rimangono aperti, almeno per il momento. Ma la situazione è in divenire e non si sa cosa succederà nel prossimo futuro.

    Del resto le sanzioni prese a livello internazionale nei confronti del governo di Putin hanno drasticamente limitato il movimento del denaro contante in Russia e chiuso i mercati azionari. Succede quindi che i russi più ricchi acquistino orologi e gioielli come beni rifugio, nel tentativo di preservare la propria ricchezza. Perciò “la sospensione delle vendite di beni come gli orologi è significativa”, ha scritto Rob Corder proprio sulle pagine di WatchPro. “Si pensa che le élite russe stiano acquistando beni di alto valore poiché il rublo in caduta libera erode la loro ricchezza. E gli orologi, come i gioielli e l’oro, sono facili da trasportare”.

    Tant’è vero che Jean-Christophe Babin, Ceo di Bulgari, ha dichiarato a Bloomberg (la rete di canali tv satellitari e via cavo specializzata in economia e finanza) che le vendite nei negozi della maison romana in Russia sono aumentate negli ultimi giorni. “Nel breve termine (la situazione, ndr) ha probabilmente potenziato il business”, ha affermato Babin, che ha descritto i gioielli e gli orologi di Bulgari come “un investimento sicuro”. Ma, ha aggiunto, “è difficile dire quanto durerà perché in effetti, con le misure Swift pienamente attuate, esportare in Russia potrebbe diventare difficile se non impossibile”.

    Intanto però LVMH, che oltre a Bulgari ha in portafoglio anche Hublot, TAG Heuer e Zenith, ha donato 5 milioni di euro al Comitato internazionale della Croce Rossa proprio per aiutare le vittime della guerra in corso. In una dichiarazione apparsa due giorni fa sul sito ufficiale, il gruppo sostiene anche di avere come prima preoccupazione la sicurezza dei propri dipendenti in Ucraina (circa 150 persone), cui fornisce un’assistenza finanziaria e operativa essenziale. In più ha attuato una raccolta fondi tra le 76 maison che lo compongono e i dipendenti in sede. “Il comitato di crisi del gruppo LVMH segue costantemente la situazione e adatterà le sue misure secondo necessità”, conclude la dichiarazione. Stiamo a vedere in concreto cosa succederà*. D.F.

    Negozi e nuove aperture

    Flagship store

    La Fashion Week meneghina appena conclusa ha portato a Hublot l’inaugurazione della quarta boutique in Italia. Dopo Capri, Forte dei Marmi e Roma, il marchio di Nyon ha aperto i battenti a Milano, nel Quadrilatero della moda, in via Verri 7. A gestire il nuovo punto vendita, 60 metri quadri suddivisi su due piani, è lo storico partner Pisa Orologeria. Per il taglio del nastro c’erano il Ceo Ricardo Guadalupe e l’ambasciatrice del brand, Chiara Ferragni. Poi, cena di gala agli East End Studios con catering Da Vittorio e concerto con Mahmood e Blanco.

    Travel retail

    Rocca 1794 ha inaugurato una boutique all’aeroporto di Milano Linate. Il marchio, parte del gruppo Damiani, recentemente premiato come eccellenza nel settore della distribuzione di gioielli e orologi di alta gamma, in Italia è presente con 20 negozi nelle vie dello shopping chic. Ed è già presente nello scalo romano di Fiumicino e in quello Malpensa. Nel nuovo spazio gli appassionati potranno scoprire le creazioni del Gruppo Damiani e di vari marchi di orologeria: Hublot, Panerai, Tudor, TAG Heuer, Longines, Tissot, Gucci e Swatch.

    Lifestyle boutique

    Soho, 134 di Wooster Street. Impossibile non notare la vetrina fiammeggiante, con la porta d’ingresso di un garage che si apre sugli interni rossi. Sui muri della nuova boutique di New York, Roger Dubuis ha fatto scrivere il proprio motto a caratteri cubitali: No Rules Our Game. E così è. Accanto agli orologi, un’esposizione temporanea sui generis finora ha ospitato un aereo Icon A5 giallo canarino e una Lamborghini Huracan STO 2022 bianca. Per l’occasione, è uscito anche un Excalibur Monobalancier dedicato: iperorologeria nello stile del marchio.

    *Aggiornamento del 6/3/2020

    In questi giorni in effetti c’è stato qualche sviluppo.

    LVMH infatti ha annunciato la chiusura di tutte le sue 146 boutique in Russia. Ma ha comunicato anche di voler continuare a pagare gli stipendi ai propri dipendenti, che nel Paese sono circa 3500. La notizia, riportata dal giornale americano WWD che l’ha raccolta da una portavoce del gruppo, è rimbalzata poi sugli altri media a livello globale. Ed è stata seguita da dichiarazioni dello stesso tenore di altri colossi del lusso.

    Già venerdì scorso, infatti, il Gruppo Richemont ha affidato a un post su LinkedIn la decisione di aver sospeso dal 3 marzo tutte le attività commerciali in Russia (in Ucraina le aveva già bloccate il 24 febbraio). Inoltre ha affermato di voler assicurare ai propri dipendenti tutto il supporto finanziario, logistico e morale necessario. E di aver anche effettuato una cospicua donazione a Medici senza Frontiere impegnate sul campo, mentre ulteriori contributi sono in atto da parte delle propre maison.

    Un annuncio simile è stato pubblicato sul social network “professionale” anche da Hermès, che ha comunicato la temporanea chiusura delle proprie boutique in Russia e la sospensione di tutte le attività commerciali, ma la volontà di restare al fianco dei team locali. E da Chanel, che ha aggiunto in più di aver bloccato anche l’ecommerce. Idem per Kering Group, che ha divulgato la notizia ieri con un Tweet.

    Ricordiamo che lo scorso anno la Russia è stata il 17° mercato mondiale per l’orologeria elvetica (secondo i dati della FHS). Ha mosso un flusso di esportazioni dalla Svizzera di 260 milioni di franchi svizzeri, con un valore al dettaglio di oltre mezzo miliardo di franchi.

  • Big Bang Integral Time Only: l’Hublot diverso

    Big Bang Integral Time Only: l’Hublot diverso

    Un orologio sportivo con bracciale integrato funziona sempre. «Non è un punto di vista, è un teorema», come dice il mitico Dogui nel film “Vacanze di Natale”. Un teorema da almeno 50 anni, grazie al genio e all’intuizione di Gérald Genta. Un teorema dimostrato, in questo 2022, dall’Hublot Big Bang Integral Time Only. Un orologio che finge di non essere Hublot, ma che è figlio del marchio di Nyon al 100 per cento. Ma andiamo per gradi.

    Hublot e i bracciali integrati

    L’idea di introdurre il bracciale integrato all’interno delle proprie collezioni arriva a Hublot da lontano. Nel 2020 ha fatto la sua comparsa sui Big Bang in versione cronografo, naturalmente nei materiali più fighi possibili: titanio, ceramica nera e King Gold, la lega esclusiva ideata dal marchio che mescola all’oro rosso un 5 per cento di platino.

    Nel 2021 la ceramica di quei cronografi è diventata bianca, blu navy e grigia; poi il bracciale integrato è comparso anche nel Big Bang Integral Tourbillon Full Sapphire, un orologio mostruosamente intrigante e altrettanto costoso. E quindi, direte voi, come diavolo fa il Big Bang Integral Time Only a fingere di non essere un Hublot?

    C’è e non c’è

    Domanda più che legittima se non lo si è preso in mano, indossato, soppesato. Io ho avuto la fortuna di farlo un paio di giorni fa, nella boutique che Hublot ha inaugurato a Milano in partnership con Pisa Orologeria. Ecco perché penso di avere gli argomenti giusti per rispondere.

    È tutta una questione di pesi e di dimensioni. Intanto, è un 40 mm: alzi il polso chi è convinto che la cassa di un Hublot non debba misurare meno di 42 mm. Non pochi, sono pronto a scommetterlo. E poi lo spessore: 9,25 mm. Non dico che sia come una seconda pelle, ma indossandolo e osservando il lato cassa a fianco di quello del cronografo si ha l’idea del lavoro importante fatto dal brand su questo aspetto.

    Certo, essendo un solo tempo è più facile assottigliare movimento e cassa, senza doverci ficcare la complicazione cronografica. Ricordiamoci però che stiamo parlando di un marchio che da sempre, o quasi, ha fatto del look “maschio” dei propri orologi una chiave di riconoscibilità.

    Il lavoro sul bracciale del Big Bang Integral Time Only

    E poi c’è il bracciale integrato, che non è un argomento di marketing ma il punto forte del Big Bang Integral Time Only. In tutt’e tre le versioni dell’orologio: titanio, All Black (ceramica), oro giallo. L’ho provato e confermo: oltre a essere una piuma – almeno quello in titanio e quello in ceramica -, è morbido come un guanto ed è la continuazione organica della cassa.

    Nelle sue tre file ne riprende gli spigoli vivi, richiamando l’architettura energica della carrure. Hublot ha lavorato su ciascuna maglia, che è lucidata e satinata, angolata e smussata singolarmente. Il risultato è una continuità di forme con la cassa – i cui 40 mm sono la misura perfetta per questo tipo di bracciale -, accentuata dall’alternanza di superfici opache o lucide che giocano con la luce. Con lo stesso effetto, qualunque sia il materiale dell’orologio.

    Proprio questa “inconsistenza” al polso del Big Bang Integral Time Only, questo suo essere poco Hublot nel farsi sentire quando è indossato potrebbe essere oggetto di scetticismo da parte degli aficionados del brand. Mi sento di rassicurarli: al di là delle sensazioni che ciascuno vuole provare quando porta un orologio, do ragione al Ceo del brand, Ricardo Guadalupe, quando dice che è un «Big Bang Integral più compatto che mai, energico, potente, ma allo stesso tempo più raffinato e lineare di qualsiasi altro modello».

    Quadrante, lunetta e la firma di Hublot

    Lo si vede dal quadrante. Nel suo minimalismo ha in realtà tutto quello che serve – ore, minuti, secondi, data -, presentato in maniera pulita ed essenziale. Nel rimandarvi alle didascalie per ulteriori dettagli, qui segnalo solo il bel contrasto tra il pieno dei ponti a vista avvitati e il vuoto del disco del datario scheletrato, che corre al di sotto del giro della minuteria.

    Sormontato da un vetro zaffiro, il quadrante è incorniciato da una lunetta circolare fissata con le celebri sei viti ad H – ciascuna in corrispondenza degli indici pari delle ore -, firma estetica del marchio. Basterebbero queste viti a convincere i so-tutto-io con il loro «ma questo non sembra un Hublot» su quale maison è la madre biologica dell’orologio.

    Sinergie… in movimento

    Due parole anche sul movimento, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro. Il calibro automatico HUB1710 che muove l’orologio lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un’autonomia di circa 50 ore. A dirla tutta, si tratta di un movimento su base Zenith Elite 670, elaborato e personalizzato dai “cugini” di Zenith per Hublot, impiegato già su altri solo tempo delle collezioni di Nyon.

    Nulla di cui vergognarsi, anzi. Questo calibro è un lavoro ben fatto, pulito, esempio di come Hublot abbia impiegato in modo intelligente le sinergie che un colosso come LVMH mette a disposizione dei propri marchi. Una prova ulteriore di come il gruppo di Monsieur Arnault, a differenza di altri, sembri intenzionato a lavorare sui propri brand di orologeria in maniera davvero strutturata.

    Il Big Bang Integral Time Only alla prova del mercato

    Infine, come sempre, due parole sui prezzi. Il Big Bang Integral Time Only in titanio costa 17.500 euro, quello in oro giallo 48.700, quello in ceramica All Black 19.600. Quest’ultimo è creato in edizione limitata di 250 esemplari.

    Dopo aver letto queste righe e dato un’occhiata anche alle immagini e alle didascalie, siete convinti, come ho scritto all’inizio, che un orologio sportivo con bracciale integrato funziona sempre? Anche senza il Dogui o Pitagora, per dimostrare il teorema basterebbe il fatto che alla ultima LVMH Watch Week due marchi su quattro – Zenith e appunto Hublot – hanno presentato novità con questo bracciale. E che, a detta dei rispettivi marketing, l’accoglienza da parte dei retailer è stata frizzante.

    Come sempre, per avere successo in un segmento di mercato piuttosto affollato è necessario proporre il mix giusto tra innovazione, qualità, estetica e prezzo. L’impressione che ho avuto “live” è che l’Hublot Big Bang Integral Time Only ce l’abbia. Ora tocca al mercato, ultimo e supremo giudice, emettere la sentenza definitiva.

  • LVMH Watch Week 2021, i Ceo presentano le novità

    LVMH Watch Week 2021, i Ceo presentano le novità

    Ha preso il via la LVMH Watch Week 2021. La prima in formato digitale – o meglio phygital, per usare un termine di moda oggi; ma la terza se si guarda alla storia recente del gruppo, dopo quelle fisiche di Dubai (a gennaio 2020, in era pre-Covid: un altro mondo) e di Ginevra (ad agosto dello scorso anno, dalla durata limitata a pochi giorni). Proprio stamattina si è tenuta la conferenza stampa, in diretta streaming per i giornalisti di tutto il mondo: un’introduzione, di fatto, alle novità in uscita nei prossimi mesi.

    A dare il benvenuto Stéphane Bianchi, Ceo della Divisione orologi e gioielli di LVMH Group. E, accanto a lui, i Ceo delle diverse marche: Ricardo Guadalupe di Hublot, Jean-Christophe Babin di Bulgari e Julien Tornare di Zenith. Grande assente (giustificato): TAG Heuer. Che terrà un proprio evento in separata sede il 4 febbraio, per il lancio di un’importante partnership con relativi prodotti – come ha spiegato nel collegamento ad hoc il Ceo, Frédéric Arnaud.

    Qui non mi soffermerò volutamente sui tanti bla bla di contorno – com’è andato lo scorso anno, la storia più o meno lunga del brand, la consueta dialettica fra tradizione e innovazione, i convenevoli dei nuovi ambasciatori – che sempre condiscono i discorsi delle grandi occasioni. Non perché non siano interessanti, per carità. Ma preferisco concentrarmi invece sulla “sostanza”: gli orologi che sono stati presentati in questa LVMH Watch Week 2021. Anche se la farò breve: e di ognuno darò solo pochi cenni essenziali – consapevole che ciascuno meriterebbe un approfondimento.

    In attesa, oltretutto, delle presentazioni che in settimana i diversi brand manager locali faranno alla stampa italiana, in cui gli esemplari visti stamattina saranno trattati con maggior attenzione. Il Giornale degli Orologi si riserva quindi di dare ai singoli modelli lo spazio che meritano, in futuro: magari quando gli esemplari arriveranno nei negozi. Perché ci sembra corretto che i nostri lettori possano andare a verificare con i propri occhi – e toccare con mano – quello che scriviamo in queste “pagine”.

    Cominciamo quindi con Hublot, cui va il merito di aver ambientato la presentazione dell’LVMH Watch Week 2021 negli spazi della manifattura, a Nyon, in un tour fra i vari dipartimenti. Fra le tante novità in cantiere, riflettori puntati sul Big Bang Tourbillon Automatic Orange Sapphire: per la cassa in vetro zaffiro dal colore inedito – arancione – ma più ancora per il nuovo calibro automatico di manifattura. Con il tourbillon in posizione simmetrica al micro-rotore decentrato, posto sul lato quadrante.

    Ma anche il più accessibile Big Bang Integral Ceramic, notevole per il bracciale integrato, realizzato in ceramica; i cui link devono essere stati un vero incubo in fase di produzione. Da citare comunque il Big Bang MP-11 Magic Gold (oppure Blue Sapphire), con la cassa appunto nell’oro esclusivo della casa (antigraffio) e i suoi sette bariletti in linea; il Classic Fusion Orlinski 40 mm, con total look blu; e, per le signore, il Big Bang One-Click 33 mm, in due varianti di cassa ma con tante possibilità di personalizzazione grazie al cinturino intercambiabile.

    Per passare a Bulgari, che proprio alle donne ha dedicato la maggior parte delle news dell’LVMH Watch Week 2021. Dal Serpenti Spiga, con un inedito bracciale matelassé in oro bianco o rosa, avvolto su più giri attorno al polso; ai nuovi Lucea, tra cui spicca la versione Intarsio con quadrante in marqueterie di madreperla; fino a i tre Divas’ Dream Peacock, dedicati appunto al pavone e resi più sontuosi dal ricorso ai métiers d’art (tipo smalto champlevé e tarsia di piume).

    Per il pubblico maschile, invece, la maison romana ha sviluppato l’Octo Finissimo S Chronograph Gmt, con cassa in titanio o acciaio, e il calibro a carica automatica (con rotore periferico) sottile solo 3,3 mm. E l’Octo Roma Carillon Tourbillon, un super-complicato con cassa in titanio Dlc nero che associa al tourbillon la ripetizione minuti con suoneria Westminster su tre gong. In edizione iper-limitata a 15 esemplari.

    Infine Zenith, che in questa edizione della LVMH Watch Week ha concentrato tutte le attenzioni sul Chronomaster Sport. Un’assoluta novità che riunisce una serie di caratteristiche distintive dei cronografi prodotti in passato dalla Manifattura: il quadrante a tre colori dell’El Primero A386, la forma del Chronomaster De Luca, il bracciale simile a quelli fabbricati da Gay Frères. All’interno però monta un El Primero di ultima generazione: come sempre ad alta frequenza, riporta per la prima volta la misurazione del 10° di secondo sulla lunetta in ceramica.

    E con questo spero di avervi fatto venire l’acquolina in bocca. Per ulteriori dettagli vi rimando alla gallery qui sopra, ma concludo con un paio di considerazioni. Uno. Ancora non si sa nulla riguardo all’effettiva data di arrivo degli orologi nei negozi (e in certi casi neppure sui prezzi al pubblico); speriamo di saperne di più già nei prossimi giorni (nel caso, aggiorneremo le didascalie). Due. La LVMH Watch Week 2021, pur con tutti i limiti insiti nella modalità digital, va vista come un segnale positivo. Che rivela la voglia e la capacità dell’orologeria di andare avanti – nonostante tutto.

  • LVMH: adattarsi ai tempi  adattando il prodotto

    LVMH: adattarsi ai tempi adattando il prodotto

    L’acronimo sta per Louis Vuitton Moët Hennessy e deriva dalle iniziali del nome delle due società, la cui fusione – nel 1987 – ha segnato l’atto di nascita del gruppo. Oggi infatti LVMH è una multinazionale quotata alla borsa di Parigi, che possiede 75 marchi diversi. I suoi interessi spaziano dai vini e liquori all’hôtellerie, dall’editoria alla grande distribuzione, dalla moda e dalla pelletteria alla cosmetica e alla profumeria, fino alla gioielleria e all’orologeria, appunto.

    Con 163mila dipendenti e un fatturato di 53,7 miliardi di euro (2019), LVMH secondo Bloomberg è la prima azienda europea e la terza a livello mondiale, con un patrimonio stimato di 113 miliardi di dollari. Il principale azionista è Bernard Arnaud, che la controlla anche tramite la holding di famiglia (Arnaud Family Group). Di recente l’imprenditore francese ha nominato il figlio Frédéric Ceo di TAG Heuer, e affidato l’intera divisione Watches & Jewelry di LVMH a Stéphane Bianchi. In questo modo Bianchi potrà completare un’operazione di upgrade qualitativo, quindi di posizionamento, di tutte le marche del gruppo.

    BULGARI Octo Finissimo Automatique Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, calibro BVL 138 di manifattura, con spessore di 2,23 mm, autonomia di 60 ore, micro-rotore decentrato in platino e piccoli secondi. Quadrante mat, numeri e indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. 12.100 euro. Bulgari è stata acquisita da LVMH nel 2011.

    CHAUMET Hortensia Eden Cassa (21,5 mm) in oro rosa. Movimento al quarzo Swiss made con pulsante correttore sul fondello. Quadrante in malachite, indici con diamanti, lunetta con fiori in oro rosa e diamanti taglio brillante 0.50 ct circa), vetro zaffiro, bracciale in oro rosa maglia polonaise. 27.920 euro . Chaumet fa parte di LVMH dal 2012.

    DIOR HORLOGERIE Dior Grand Bal Plume Cassa (36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Dior Inversé 11 1/2 sviluppato in esclusiva da Soprod, con massa oscillante posta sul quadrante, realizzata in oro rosa, con diamanti rotondi e piume di ghiandaia. Quadrante in madreperla, lunetta don diamanti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 27.000 euro. Dior, che appartiene ad Arnaud dal 1984, ha esordito in orologeria nel 2001.

    FENDI TIMEPIECES Forever Fendi Cassa (39 mm) in acciaio Pvd nero, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo Swiss made con datario a doppia finestrella. Quadrante opalino satinato, indici applicati e lancette luminescenti, vetro zaffiro, bracciale in acciaio Pvd nero. 1.450 euro. Fendi è entrata in orologeria nel 1988; dal 2002 fa capo a LVMH, che nel 2014 ha acquisito anche Taramax, l’azienda svizzera licenziataria degli orologi della Casa.

    HUBLOT Classic Fusion Chronograph Special Edition Capri Cassa (45 mm) in ceramica, impemeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante opaco con contatori soleil, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello decorato con l’immagine dei faraglioni, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 30 esemplari, in vendita solo nella boutique monomarca dell’isola. 13.400 euro. Hublot è stata acquisita da LVMH nel 2008.

    LOUIS VUITTON Tambour World Time Runaway Cassa (44 mm) in acciaio Pvd nero, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro LV 107 di manifattura, con ore universali. Quadrante con disco in vetro zaffiro, lancette luminescenti, lunetta e anse in oro rosa, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. Prezzo non disponibile. Louis Vuitton fa parte di LVMH fin dalla fondazione del gruppo.

    TAG Heuer Carrera Montreal Cassa (39 mm) ini acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Heuer 02 di manifattura, con autonomia di 80 ore e rotore scheletrato annerito, cronografo con ruota a colonne, secondi continui. Quadrante opaco, contatori azuré, indici applicati e lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 1000 esemplari, realizzata per i 160 anni del marchio. 6.400 euro. TAG Heuer è stata acquisita da LVMH nel 1999.

    TIFFANY & CO. Tiffany T Cassa (25 mm) in oro rosa. Movimento al quarzo Swiss made. Quadrante brossé soleil, indici applicati, lunetta e copri-corona con diamanti taglio brillante (0.37 ct in totale), anse a filo, cinturino in pelle. Edizione limitata di 22 esemplari. 12.900 euro. L’acquisizione di Tiffany & Co. da parte di LVMH, annunciata nel novembre 2019 per 16 miliardi di dollari, non è ancora conclusa.

    ZENITH Chronomaster Revival El Primero A384 Cassa (37 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro El Primero 400 di manifattura, con 36.000 A/h, autonomia di 50 ore, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e datario. Quadrante laccato, indici applicati e lancette luminescenti, vetro zaffiro, bracciale in acciaio effetto scala “Guy Frères”. Riedizione del modello del 1969. 8.300 euro. La Zenith è entrata a far parte di LVMH nel 1999.