Giornale Degli Orologi
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Tag: Tiffany & Co.

  • Tiffany Timer: meno forma, più sostanza

    Tiffany Timer: meno forma, più sostanza

    Dici Tiffany e pensi a gioielli da sogno, a diamanti, a Audrey Hepburn davanti alle vetrine della gioielleria sulla Fifth Avenue di New York, mentre addenta un croissant avvolta nel tubino nero firmato Givenchy. Non pensi a un orologio – o almeno non subito. Eppure la celeberrima Maison americana ha una lunga tradizione in questo campo che, nel caso del cronografo, risale a ben 160 anni fa. Il cronografo Tiffany Timer da poco presentato è lì a ricordarcelo.

    Il Tiffany Timer di cui sto parlando è il “fratello” del cronografo svelato lo scorso gennaio a Milano, durante la LVMH Watch Week. Cassa in platino, quadrante Tiffany Blue (ma guarda un po’…), indici in diamanti, edizione limitata di 60 esemplari. Quella era la prima limited edition dedicata al 160° dei cronografi del Brand. L’attuale tiratura conta invece 100 pezzi e affianca al platino il titanio. Prima di vedere come, farei un piccolo excursus storico.

    Tiffany & Co. e l’orologeria

    Tiffany iniziò a vendere orologi nel 1847, guadagnandosi rapidamente una reputazione per la capacità di selezionare orologi europei di alta precisione. Nel 1866, la Maison presentò quello che oggi riconosce come il suo primo cronografo: un orologio da tasca progettato sia per uso scientifico, sia per il cronometraggio di eventi sportivi. Due anni dopo, apparve il nome Tiffany & Co. Timer, in concomitanza con l’apertura di un laboratorio di assemblaggio di orologi in Svizzera.

    L’evoluzione fu rapida, tanto che nel 1874 Tiffany aveva già inaugurato a Ginevra una manifattura a tutti gli effetti, che produceva orologi dotati di complicazioni, tra cui i cronografi. I primi realizzati erano concepiti per contesti scientifici, sportivi e professionali, e venivano venduti a clienti che comprendevano il valore della precisione ed erano disposti a pagare per averla. In occasione del lancio, la Maison affiancò a quel Tiffany Timer tre cronografi del XIX secolo, tra cui due modelli rattrapanti con la scritta “Geneva” sul quadrante.

    Da tutto questo, giù giù per oltre un secolo e mezzo, deriva il nuovo Tiffany Timer, sia quello di gennaio – super-esclusivo e preziosissimo –, sia quello appena presentato. Il nome deriva direttamente dalla storia della Maison, ma non va interpretato come un ritorno al passato. Al contrario, riporta Tiffany in un ambito che ha occupato per molti più lustri di quanto l’attuale produzione orologiera lasci intendere: la misurazione del tempo in modo serio e professionale, affrontata dal punto di vista di un gioielliere.

    Tiffany Timer, cassa e quadrante

    La cassa del nuovo Tiffany Timer misura 40 mm di diametro per 13 di spessore ed è impermeabile fino a 10 bar, valore più che apprezzabile per un cronografo. È realizzata prevalentemente in titanio grado 5, con superfici satinate, per un look più sportivo e un maggiore comfort al polso. La lunetta è invece in platino 950, lucido, a contrasto con la finitura spazzolata della cassa.

    Molto ben pensati, a mio avviso, i due pulsanti cronografici: curvi e sovradimensionati, fungono quasi da protezioni per la corona, la cui forma riprende quella della montatura a sei griffe dei solitari di Tiffany. Le anse sono sottili e ben curve e conferiscono all’orologio un aspetto morbido e una buona vestibilità, aiutata dal titanio. A gennaio avevo indossato la versione in platino: comoda al polso, ma il peso del metallo si sentiva tutto.

    L’altra novità di questa nuova edizione limitata del Tiffany Timer riguarda il quadrante. Nella versione vista alla LVMH Watch Week era interamente laccato in color Tiffany Blue con indici in diamanti. Qui ha un look più sobrio e al contempo più sportivo, con una base blu navy con finitura soleil. Naturalmente il Tiffany Blue non è stato trascurato, ma è presente sugli anelli dei contatori del cronografo, sul giro esterno della minuteria e sul disco del datario, che si amalgama proprio alla minuteria. Gli indici applicati non sono più in diamanti ma in acciaio, lucidi, e le lancette – sia quelle di ore e minuti, sia quelle del cronografo – sono in oro bianco.

    Nella cassa c’è l’El Primero

    Oltre all’aspetto intrigante, però, quello che conta è nella cassa o, come si dice nell’automotive, sotto al cofano. Il riferimento alle auto non è casuale, perché siamo in presenza di un cronografo e di un signor movimento cronografico: l’El Primero 400 di Zenith. Del resto, è proprio la scelta del calibro a determinare la credibilità di un cronografo e la decisione di Tiffany di rivolgersi a Zenith dà al Tiffany Timer una base solidissima. In questo caso l’El Primero 400 personalizzato non è impiegato solo perché vien facile sfruttare le sinergie interne al gruppo LVMH, ma per la struttura: è un calibro integrato, automatico e progettato fin dalle origini per misurare il tempo in modo chiaro e preciso.

    Tiffany, però, non lo ha trasformato in un elemento decorativo: lo ha lasciato relativamente semplice, in modo che faccia ciò che deve fare, ossia misurare il tempo. Una scelta che rimanda ai tempi in cui commercializzava cronografi equipaggiati con alcuni dei migliori movimenti, prodotti da realtà solide come Lemania o Valjoux. Realtà che erano meno interessate a ricercare lo status di manifattura che a garantire la qualità del prodotto.

    L’unica concessione all’estetica è l’emblematico “Bird on a Rock”, motivo che risale a una spilla disegnata dallo storico designer di gioielli francese Jean Michel Schlumberger che lavorò per decenni con Tiffany & Co. L’uccellino, in oro giallo 18 carati e scolpito a mano, è fedele al disegno di Schlumberger e spicca sulla massa oscillante scheletrata. L’integrazione del pennuto ha fatto venire il mal di testa ai tecnici di Zenith perché ha richiesto una ricalibrazione della massa del rotore. Per Tiffany, però, il fatto che ci fosse era un requisito non negoziabile. Questa versione del calibro è rifinita con una palette sobria, monocromatica, in modo che il volatile resti l’unico punto di colore.

    Conclusioni: perché il Tiffany Timer non è per tutti

    In sostanza, dunque, per come la vedo io, il Tiffany Timer non è destinato a chi acquista un orologio per la prima volta. Presuppone che si conoscano la struttura di un cronografo, il ruolo che ha avuto e che ha l’El Primero nell’orologeria e i vantaggi di lavorare con materiali nobili come il platino e tecnici come il titanio.

    Questo cronografo non vuole riassumere la storia orologiera della Maison né autoproclamarsene l’erede. E neppure vuole avere successo sfruttando la logica del revival dei bei tempi che furono. Proprio perché il legame di Tiffany & Co. con i cronografi non deriva da logiche industriali improvvisate ma, come abbiamo visto, si è evoluto attraverso una selezione attenta, sapendo che cosa produrre e, all’occorrenza, che cosa non produrre. Se ti chiami Tiffany, te lo puoi permettere.

  • Astronomico Tiffany: storia e funzioni di una pendola da record

    Astronomico Tiffany: storia e funzioni di una pendola da record

    Il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America sarà per Tiffany & Co. l’occasione perfetta per presentare al grande pubblico un pezzo d’eccezione. Si tratta della pendola astronomica con grandi complicazioni, nota anche come Astronomico Tiffany. Un orologio straordinario, con una storia unica.

    Realizzato da Tiffany & Co. su ordinazione per William Henry Vanderbilt, esponente della famiglia di magnati americani, l’Astronomico Tiffany fu in mostra nel 1893 a Chicago nell’ambito della World Columbian Exposition, l’esposizione mondiale correlata alle celebrazioni per Colombo e la scoperta dell’America. Per avere un’idea di cosa rappresentò tale Fiera, si pensi che nell’arco di sei mesi di apertura il numero dei visitatori fu di oltre 27 milioni.

    La stampa dell’epoca celebrò l’Astronomico come “il più complesso orologio realizzato negli Stati Uniti”: sicuramente un esemplare unico, per progetto, esecuzione e complessità. Gli appassionati di orologeria lo dichiararono uno dei pezzi esposti di maggiore importanza in assoluto.

    Una pendola supercomplicata

    L’Astronomico Tiffany colpisce anche chi non è un raffinato intenditore, grazie all’imponenza della cassa e alla ricchezza dei materiali. È un orologio a cassalunga – una pendola da terra, come spesso si dice – alto quasi due metri e mezzo, ospitato in una cassa in pregiato legno di amaranto, intagliata e intarsiata. Le descrizioni contemporanee la definiscono come in “stile Luigi XV”: con giudizio disincantato, la potremmo dire “liberamente ispirata agli stilemi Luigi XV”. L’attenzione è sicuramente catturata dal grande quadrante, che ospita i quadranti minori e gli indicatori per ben 21 complicazioni.

    In alto, in posizione centrale, il quadrante di maggiori dimensioni dell’Astronomico Tiffany mostra la posizione della Luna in cielo, con la fase lunare corrente, e il livello delle acque in tempo reale, in funzione della marea.
    Nella parte inferiore si trovano i quadrantini per l’Equazione del Tempo, il Ciclo Solare, l’Epatta, il Numero Aureo e la Lettera Domenicale.

    Il Computus e i segreti del tempo astronomico

    Se l’Equazione del Tempo è lo scostamento tra tempo solare medio (quello indicato dai nostri orologi) e tempo solare vero (quello legato al moto del Sole), Epatta, Numero Aureo e Lettera Domenicale sono concetti che difficilmente incontriamo nella moderna orologeria. L’Epatta è in pratica l’età della Luna; il Numero Aureo la posizione di un determinato anno all’interno di un ciclo lunare di 19 anni; la Lettera Domenicale è una lettera dell’alfabeto (compresa tra A e G) che serve a indicare in quale giorno cade la prima domenica dell’anno.

    Sono tutti termini legati al Computus, cioè all’antica disciplina che permetteva il calcolo della Pasqua, la regina delle feste mobili. La Pasqua, infatti, è correlata al colmo della Luna di Marzo, secondo una regola complessa espressa per la prima volta da Dionigi il Piccolo, vissuto tra il V e il VI secolo, aggiornata poi grazie alla riforma introdotta dal Calendario Gregoriano.

    L’Astronomico Tiffany offre inoltre l’indicazione del sorgere e calare del Sole, della posizione apparente in cielo di Sole e Luna e dei valori astronomici di declinazione, sia del Sole che della Luna.

    Ulteriori quadranti presentano la data corrente, grazie a un calendario perpetuo, cioè in grado di tener conto automaticamente degli anni bisestili, l’ora locale, l’ora di Washington e quella di Greenwich, oltre alla cosiddetta Ora Universale, cioè l’ora corrente in 32 città diverse.

    Un quadrante mostra i livelli delle maree, e un altro, assolutamente unico, fornisce gli anni trascorsi dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

    Tutte queste indicazioni sono contemporaneamente visibili per l’osservatore. I relativi quadranti sono inseriti su uno sfondo decorato con madreperla ricavata dalla conchiglia di un mollusco diffuso sulle coste californiane, appartenente alla famiglia Haliotis, noto anche come “Orecchio d’asino” o abalone. Una madreperla caratterizzata da una marcata iridescenza, con colori vivaci e spiccata luminosità.

    Il genio di Joseph Lindauer

    Chi realizzò veramente questo orologio? Non si trattò di un’operazione esternalizzata, in cui la Maison si limitò al progetto, alle specifiche e alla verifica del rispetto di quanto imposto contrattualmente. Non molti sanno, infatti, che Tiffany, per un certo periodo, ebbe un proprio dipartimento interno di pendoleria. L’attività durò dal 1879 al 1918: le date, così come le realizzazioni, sono precisamente documentate nei Registri di attività.

    La mente geniale dietro questa creazione fu quella di Joseph Lindauer. Nato nel 1835 a Pilsen, in Boemia, si formò come orologiaio sia a Pilsen, che a Praga. Emigrato negli Stati Uniti, fu subito assunto come orologiaio riparatore da Tiffany & Co., a New York, nel 1865. Le sue capacità furono immediatamente riconosciute, per cui assunse la direzione del nuovo Dipartimento di orologeria, forse nato proprio in funzione del suo talento.

    L’Astronomico Tiffany per i 250 anni degli States

    Nell’arco di 32 anni, Lindauer fu la mente e la guida capace di quei laboratori, i cui artigiani realizzarono pendole Tiffany per committenti di altissimo profilo. Come l’Astronomico Tiffany, appunto: progettato dal valente orologiaio, richiese due anni di lavoro sotto la sua costante supervisione.

    L’Astronomico Tiffany ricomparve sul mercato antiquario nel 2019 a New York, quando Sotheby’s lo mise all’asta. Tiffany però ne entrò in possesso nel 2025, in un’operazione che si inserisce nell’ambito di una valorizzazione, da parte del Brand, del proprio passato storico. L’acquisizione ha poi permesso una lunga e complessa operazione di restauro, durata sette mesi ed eseguita dagli artigiani dell’atelier ginevrino di Tiffany & Co.

    Tornato in perfette condizioni, l’Astronomico Tiffany sarà svelato ufficialmente domani, 3 luglio 2026, proprio per le celebrazioni del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza. Quindi sarà esposto al pubblico all’interno del negozio più famoso della Fifth Avenue, a New York: il flagship store di Tiffany & Co., al civico 727, non a caso chiamato The Landmark.

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 23/02/2026

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 23/02/2026

    Consueto appuntamento con le Latest, che riassumono le novità presentate nelle ultime settimane. Come sempre trasversali ai diversi segmenti di mercato, gli orologi qui presentati appartengono un po’ a tutti i generi: dai dress watch agli esemplari-gioiello, dai subacquei ai complicati…

    In queste Latest però si nota anche una certa preponderanza dei modelli in edizione limitata. I motivi possono essere tanti. Per esempio, aumentare il desiderio dei collezionisti, facendo leva sul desiderio di esclusività. Ma anche un’effettiva scarsità di pezzi ,dovuta alla ridotta capacità di produzione dell’azienda o delle maestranze (come nel caso del Tiffany, che richiede 55 ore di lavoro solo per la realizzazione dello smalto).

    Va da sé che a volte si vuole anche evitare l’invenduto, sia con la vendita in pre-ordine, che permette di andare sul sicuro, sia con l’obiettivo di esaurire rapidamente i pezzi, ed evitare così lo stoccaggio. Perché a pensar male si farà anche peccato, ma spesso ci si azzecca…

    Solo per pochi

    TIFFANY & CO. Enamel Watch
    L’heritage rivisitato. La Maison americana rende omaggio ai favolosi bracciali Croisillon, creati nel 1962 da Jean Schlumberger. Qui rievocati dall’anello in smalto paillonné con decori in oro giallo che ruota a ogni gesto del polso. La cassa in oro bianco o giallo, di 36 mm, è tempestata di diamanti a neve, come il quadrante, per un totale di oltre 4 carati. Alle versioni Tiffany Blue o White Enamel si affianca una referenza di Alta Gioielleria, con il bracciale full pavé di diamanti. Pochi i pezzi prodotti all’anno, prezzo non dichiarato.

    ARMIN STROM Dual Time GMT Resonance Rose Gold
    Segna l’esordio dell’oro rosa nella collezione, con il tono caldo del metallo che crea un bel contrasto con le tonalità scure del doppio quadrante decentrato, grené. La cassa di 39 mm ospita l’ormai noto movimento di manifattura, basato sul fenomeno della risonanza: il calibro ARF22, a carica manuale, con la molla brevettata, due fusi orari indipendenti e la relativa funzione giorno/notte. In 50 esemplari, 115mila franchi svizzri (tasse escluse).

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Micro-Rotor No Date Agave Blu
    Il colore come cifra stilistica, alla stregua degli altri segni distintivi della collezione bestseller: il quadrante guilloché Grain d’Orge, la lunetta zigrinata, le lunghe anse a goccia, il bracciale integrato e rastremato. Questa volta la sfumatura selezionata è quella dell’agave blu, la pianta grassa tipica del Messico con cui si produce la tequila. Il movimento automatico è sempre il calibro 703, di manifattura, sottile solo 3 mm grazie al microrotore decentrato. Due le versioni, entrambe con la cassa di 40 mm: in acciaio e platino oppure in oro rosa. Da 26.700 euro.

    Da 10 a 5mila euro

    TUTIMA GLASHÜTTE Patria
    La Casa sassone arricchisce la collezione già in catalogo con una nuova referenza dal quadrante azzurro chiaro. Tutto il resto rimane com’era: la cassa in titanio grado 5, di 41 mm di diametro; la decorazione a Clous de Paris, che fa da sfondo al grande contatore dei secondi, azuré. E soprattutto lo splendido movimento di manifattura: il calibro 617, a carica manuale, con 65 ore di autonomia, bilanciere a inerzia variabile e la tipica finitura a nastro di Glashütte. In 25 esemplari, 9.130 euro.

    MEISTERSINGER Panthero Jumping Hour
    Il Marchio di Münster festeggia 25 anni con una nuova interpretazione dell’orologio monolancetta. Che questa volta è quella dei minuti, decentrata, mentre le ore si leggono nella finestrella al 12 – la tendenza ormai è diffusa – e al 6 si staglia un indicatore di funzione a forma di Sole rotante. La cassa in acciaio misura 40,5 mm di diametro monta un movimento automatico, calibro MS-JH-01 (base Sellita SW300 con il modulo della complicazione). Tre le versioni di quadrante: nero o bianco, laccato lucido, oppure in argento, interamente guilloché, nell’edizione anniversario in 25 esemplari. In vendita da marzo, da 6.990 euro.

    BELL & ROSS BR03 Diver Black Bronze
    Nuova versione del subacqueo professionale, “fedele allo spirito delle prime esplorazioni sottomarine”. La cassa in bronzo, di 42 mm di lato e impermeabile fino a 30 bar, si accosta all’essenziale quadrante nero, di estrema leggibilità. La lunetta girevole unidirezionale ha l’inserto in ceramica. Il movimento automatico è il calibro BR-CAL.302-1 con 54 ore di autonomia. Due i cinturini a disposizione: in gomma o in tela ultraresistente. In 999 esemplari, 5.300 euro.

    Latest sotto i 5mila euro

    WYLER VETTA Chronograph 38 Antimagnetic
    Reinterpretazione dei cronografi realizzati dalla Casa negli anni ’40, prende nome dalla protezione contro i campi magnetici – che qui è una placca (anziché la tipica cassa) in ferro dolce inclusa nel fondello. La cassa in acciaio, di 38 mm di diametro appunto, racchiude un calibro Sellita SW510 BHM, a carica manuale e con 56 ore di autonomia. Tre le versioni di quadrante: nero, blu o avorio, sempre con la scala tachimetrica perimetrale, le lancette a foglia e i numeri Breguet che accentuano il fascino vintage. Da 2.900 euro.

    BALTIC MR Moissanite
    L’edizione limitata celebra la fine della prima generazione della linea, che prende nome dal micro-rotore decentrato. La particolarità sta nella lunetta, incastonata non di diamanti ma di moissaniti baguette (una pietra di laboratorio dall’eccezionale brillantezza e durezza). La cassa di 36 mm, in acciaio, ospita un movimento automatico di fabbricazione cinese, calibro Hangzhou Cak5000a. Due le versioni: Classic (accanto) con i numeri applicati, oppure Roulette con il quadrante a settori e numeri stampati. Il vetro è in esalite. In 200 esemplari, 1.160 euro.

    VENEZIANICO Redentore Arlecchino Edizione Limitata
    Uscito in occasione del Carnevale, ormai introvabile, è una bella dimostrazione del legame del Marchio con Venezia. E di come le tradizioni (anche lontane dall’orologeria) possano suggestionare la creatività per dar vita a originalissimi esemplari. La cassa in acciaio, di 38 mm, racchiude un quadrante in smalto (a freddo, applicato a mano) evidentemente ispirato al costume di Arlecchino. Il movimento automatico è il calibro Miyota 9039. In 400 esemplari ormai sold out, 950 euro.

    CITIZEN Tsuyosa Shore
    Oltre alla versione di seconde/seconde/, il colosso giapponese ha presentato l’evoluzione in chiave sportiva della celebre linea: un bel subacqueo, robusto e dal carattere estivo. Quattro le versioni: Navy Blue e Marine Blue (accanto), in acciaio; Coral Red; in acciaio bicolore; e Moss Green, in acciaio Ip oro giallo. Tutti con la cassa di 40 mm, impermeabile fino a 10 bar e il movimento automatico calibro 8210, realizzato in casa e il quadrante soleil. La lunetta girevole unidirezionale ha l’inserto in alluminio, il vetro zaffiro la lente magnificatrice sulla data, il bracciale è integrato. Da 329 euro.

  • LVMH Watch Week 2025, le principali novità

    LVMH Watch Week 2025, le principali novità

    Non si parla d’altro. La LVMH Watch Week 2025 oggi e nei prossimi giorni terrà banco, unico argomento di conversazione nell’industria delle lancette. E non può essere altrimenti: è il primo evento internazionale dell’anno orologiero, la sola occasione per fare una scorpacciata di novità almeno fino al prossimo Watches and Wonders Geneva (per il quale però dobbiamo aspettare l’inizio di aprile). E non ha certo deluso le aspettative: per la prima volta la LVMH Watch Week 2025 ha riunito nove marche del Gruppo francese, anche quelle che finora erano rimaste in disparte, compresa l’ultima acquisizione.

    Per riassumere. Accanto ai brand che partecipano alla manifestazione fin dagli esordi (a Dubai, nel 2020) – cioè Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith, per chi non lo ricordi -, lo scorso anno si erano aggiunti Daniel Roth e Gérald Genta, sotto la supervisione de La Fabrique du Temps. Per rinfrescarvi la memoria, potete andare a leggere qui. Ora invece è la volta di Louis Vuitton, Tiffany & Co. e L’Epée 1839. Pensate che l’elenco sia completo? In realtà brilla ancora per l’assenza Dior, che produce degli esemplari splendidi, soprattutto al femminile, e meriterebbe più attenzioni. Chissà, forse in futuro… Ma non divaghiamo.

    Un’edizione doppia

    Giunta alla sesta edizione, la LVMH Watch Week 2025 – lo abbiamo già scritto – si svolge in due tempi e in due sedi: il 21/22 gennaio a New York, per poi replicare il 30/31 gennaio a Parigi. La tappa nella Grande Mela ha luogo – come riporta il comunicato ufficiale – “nel cuore di Manhattan, presso l’iconico flagship store di Tiffany, The Landmark sulla 5th Avenue, e nelle vicine boutique Louis Vuitton e Bulgari”. A Parigi, si terrà invece nell’Hôtel Cheval Blanc Paris del Gruppo, oltre che nei negozi di diverse maison. 

    A quanto ha dichiarato lo stesso Frédéric Arnault, Amministratore delegato di LVMH Watches, “la decisione di organizzare la Watch Week negli Stati Uniti per il secondo anno consecutivo (nel 2024 era stata a Miami, ndr) riflette la posizione chiave di questo mercato”. Un mercato strategico, se non fondamentale, per LVMH. Il Gruppo conta infatti qualcosa come 1.128 negozi e oltre 43mila dipendenti negli States, numeri che nel 2023 hanno fruttato un 25 per cento delle vendite totali. Non servono commenti.

    I pezzi chiave della LVMH Watch Week 2025

    Ma bando alle ciance, passiamo agli orologi. Abbiamo fatto una selezione delle novità esposte alla LVMH Watch Week 2025 e vi presentiamo quindi gli esemplari più interessanti, secondo noi. Una scelta in certi casi facile – come per Daniel Roth, che ha lanciato un solo pezzo -, in altri più complicata. Abbiamo cercato di prendere in considerazione i tanti aspetti dei diversi modelli (tecnico, commerciale, storico, di immagine), tant’è che ciascuno meriterebbe un approfondimento (ma dovrete aspettare le prossime settimane). Però si tratta sempre di valutazioni arbitrarie, che potrebbero anche non trovare d’accordo qualcuno di voi. Per avere un quadro completo, vi invitiamo quindi a prendere visione di tutto ciò che è stato proposto direttamente sul sito o sui social delle varie marche. Poi, fateci sapere cosa ne pensate…

    Cominciamo dall’orologio che abbiamo “sparato” in copertina, forse quello più emblematico dell’intera LVMH Watch Week 2025: il Serpenti Tubogas di Bulgari. Il quale – alla pari al suo omologo Serpenti Seduttori – monta un nuovo calibro automatico, concepito e realizzato “in casa”: il BVS100 Lady Solotempo. Importante non solo perché è la sintesi del savoir-faire accumulato nel tempo dalla Manifattura di Le Sentier, ma soprattutto perché rivaluta la collezione dal punto di vista meccanico. La famiglia di esemplari-gioiello, dopo decenni di movimenti al quarzo, si ricollega così idealmente alle origini, quando era fornita di meccaniche firmate dal gotha dell’industria orologiera dell’epoca. Non solo. Rivela quanto il pubblico femminile sia importante oggi per la Maison romana – in linea con una tendenza che sembra sempre più diffusa nel mondo delle lancette… Lo vedremo proprio a Watches and Wonders: ma è tutto ancora top secret, quindi andiamo oltre.

    Preziose ed esclusive novità

    Partiamo dall’alto-altissimo di gamma, dagli esemplari – complicati e non – in edizione limitata. Come l’Extra Plat Souscription di Daniel Roth, che si rifà direttamente all’orologio lanciato dal Maestro nel 1990. Rivisitato nelle proporzioni, ripropone i consueti codici stilistici di quel precedente – come il guillochage a Clou de Paris sul quadrante in oro massiccio, che richiede due giornate di lavorazione. Ma è equipaggiato da un nuovo movimento meccanico a carica manuale, il calibro DR002, sviluppato ad hoc dalla Fabrique du Temps Louis Vuitton, secondo tutti i sacri crismi della grande orologeria di tradizione. In 20 esemplari.

    L’originalità del design è invece la chiave del Gentissima Oursin di Gérald Genta. Ispirato a un riccio di mare, deriva da un modello creato negli anni Novanta da Monsieur Genta in persona e allora prodotto in pochissimi pezzi. Oggi è realizzato in cinque versioni. Nella più appariscente – o per meglio dire flamboyant – ha la cassa completamente incastonata di microscopiche boule di opali di fuoco, ciascuna fissata da un piccolo perno in oro giallo, a riprodurre proprio gli aculei dell’animale marino. Nulla si sa né sulla tiratura limitata, né sul prezzo, se non che l’orologio dovrebbe essere in vendita in maggio.

    Sempre a proposito di preziosità che rimandano al passato, l’orologio Bird on a Rock Tsavorite di Tiffany & Co. riprende l’omonima spilla realizzata nel 1965 dal grande designer di gioielli Jean Schlumberger. Qui però l’uccellino non si trova più sull’enorme diamante giallo, il celebre Tiffany Diamond, appunto. Invece è posato su un anello rotante in baguette di tzavoriti, il cui colore verde risalta nella cassa interamente tempestata di diamanti incastonati a neve, come il quadrante. Il risultato è uno strabiliante pezzo di alta gioielleria, che avrà ovviamente una produzione limitata di pochi pezzi all’anno.

    Altri highlight della LVMH Watch Week 2025

    Un legame con il passato ce l’ha anche il Tambour Convergence di Louis Vuitton, che ci ha colpito per l’originale eleganza. Un orologio di gran classe, che si rifà agli esemplari digitali tipici dell’Art Déco: i cosiddetti montre à guichet, con la cassa “chiusa”, priva di quadrante, e il display ridotto a due finestrelle che mostrano le indicazioni orarie tramite dischi rotanti. La nostra favorita è la versione in oro rosa, così chic da togliere il fiato. Sia chiaro, senza nulla togliere alle varie edizioni del nuovo Tambour Taiko Spin Time, che però sono variazioni sul tema dell’esemplare uscito nel 2009 e da allora rimasto un’icona del Marchio…

    Non ce ne vogliano nemmeno gli amanti del tourbillon se al Verde Saxem preferiamo il Big Bang Meca-10 di Hublot. Che è uscito nel 2016, è vero, ma nella nuova riedizione – con la cassa più piccola e compatta – sembra quasi un altro orologio. Le tre modernissime versioni, in titanio, King Gold (l’esclusivo oro della Casa) o carbonio nero, hanno infatti un nuovo calibro a carica manuale scheletrato – alleggerito, o meglio “ottimizzato”, come lo definiscono in quel di Nyon. Visibilmente diverso dal predecessore, e non solo perché è colorato da un processo galvanico che lo abbina al materiale della cassa, segna una marcata evoluzione rispetto al precedente. Ma mantiene sempre i fatidici 10 giorni di autonomia che l’hanno reso famoso.

    Cronografi & Co.

    Con il ritorno al ruolo di cronometrista ufficiale conquistato di recente, il nuovo Formula 1 di TAG Heuer potrebbe sembrare ovvio, quasi scontato. In realtà è un bel modo per rendere omaggio alla lunga tradizione del Marchio nei motorsport. E non solo per i tanti richiami estetici alle monoposto (gli indici, per esempio). Soprattutto perché il cronografo ora monta finalmente un movimento automatico – e spezza così la consuetudine del quarzo della collezione. Un salto di qualità, dunque, per i cinque nuovi modelli in titanio, dal formato XL ma ugualmente mettibili anche da chi non ha il polso poi così massiccio. Al top spicca la referenza dedicata al team di Oracle Red Bull Racing, che celebra la partnership attiva dal 2016.

    Sempre in tema di esemplari sportivi per definizione, da citare anche il Defy Skyline Chronograph Skeleton di Zenith. Attesissimo dai fan della Marca, sostanzialmente reinterpreta la versione dello scorso anno in chiave scheletrata (e più “cattiva”). Il celeberrimo El Primero 3600, introdotto nel 2019, è stato infatti del tutto traforato e ora fa bella mostra di sé sotto i tagli geometrici del display. La versione blu – secondo noi – è la più suggestiva, con quei lampi di viola dei rubini e del silicio (per la ruota di scappamento e l’ancora) che risaltano fra i componenti blu della meccanica, in perfetto pendant con il quadrante. Restano chiaramente identiche le prestazioni, cioè la capacità di misurare il 10° di secondo tramite la lancetta centrale.

    Merita un cenno infine la Watch Box di L’Epée 1839. Interamente in vetro acrilico, serve da espositore per un singolo orologio. Non siate delusi, non è tutto qui: la creazione è equipaggiata da un sistema meccanico che solleva l’orologio e apre il coperchio. La storica Manifattura non si smentisce mai.

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  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 28/10/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 28/10/2024

    Tra eventi sportivi, gossip e appuntamenti futuri, le Cronache dell’orologeria di questa settimana registrano la consueta varietà di interessi toccati dal marketing dell’industria delle lancette. Sotto i riflettori, in particolare, l’Annual Academy Musum Gala: che, sostenuto e presentato da Rolex – nel ruolo di Founding Supporter e Official Watch del Museo dal 2021 -, ha prestato il fianco al solito contorno di spetegulèss tanto amato dai più curiosi. Buona lettura!

    Tra piste e resort

    Si è tenuta dal 16 al 21 ottobre scorsi la 1a edizione del Rally A’Shira Richard Mille. Una gara di regolarità tutta al femminile lungo un suggestivo percorso di 850 km in Arabia Saudita, da Medina ad AlUla fino alle rive del Mar Rosso, cui hanno partecipato una ventina di 4×4. Non è la prima volta che Richard Mille rende omaggio alle donne pilota: basti pensare all’R.M Racing Team, al Rallye des Princesses, alle partnership con Aurora Straus e Lilou Wadoux. L’orologio ufficiale dell’evento? L’RM 07-04 Automatic Sport, naturalmente…

    Voga, voga

    Probabilmente è la regata sul Tamigi più famosa del mondo. The Boat Race è la tradizionale gara di canottaggio in cui le università di Oxford e Cambridge si sfidano a suon di pagaiate fin dal 1829. Ma dalla prossima edizione si chiamerà The Chanel J12 Boat Race, a celebrare il nuovo sponsor e cronometrista ufficiale. Domenica 13 aprile 2025, dunque, sia gli equipaggi maschili che femminili dei Dark/Light Blue vogheranno sotto l’egida dell’orologio in ceramica dalle origini veliche. Mademoiselle Coco ne sarebbe orgogliosa.

    A 50 nodi

    Di regata in regata. Se avete guardato la finale in tv, lo avete visto bene – in numerose inquadrature, anche ravvicinate. L’Omega Seamaster Planet Ocean ETNZ spiccava, con la sua livrea nera e turchese, al polso di Peter Burling e compagni. Naturalmente, dopo la schiacciante vittoria su Ineos Britannia di Sir Ben Ainslie, la Maison di Biel si è congratulata con il Team neozelandese. Del resto, come non farlo? Per la terza volta consecutivi, i Kiwi si sono portati a casa la Vecchia Brocca. E hanno dimostrato di essere ancora i migliori…

    Cronache dell’orologeria… mondana

    Sabato 19 ottobre, a Los Angeles, si è svolto il quarto Academy Museum Gala, l’evento di beneficenza organizzato annualmente per raccogliere fondi a favore del Museo. Una serata ad alto tasso di glamour, in cui tutta Hollywood si è riunita per festaggiare Paul Mescal, protagonista del Gladiatore II, l’attrice Rita Moreno e il regista Quentin Tarantino per la loro influenza nel mondo del cinema. Ma anche un’occasione per vedere le star sfilare sul tappeto rosso – quasi fosse un assaggio della Notte degli Oscar -, rigorosamente in smoking e abiti da sera. Con relativo sfoggio di orologi (e gioielli), che le Cronache dell’orologeria non possono ignorare…

    Foto Valerie Macon/Afp via Getty Images courtesy Omega

    Tanti gli ambasciatori Omega avvistati sul red carpet, con al polso gli esemplari della Maison di Biel. A cominciare da Eddie Redmain (in Valentino versione Alessandro Michele) con un Seamaster Aqua Terra 38 mm in acciaio, per passare a Nicole Kidman (in Balenciaga HC) con un De Ville Mini Trésor 26 mm in oro Moonshine™. E poi Ariana Debose con un Constellation 28 mm in acciaio/oro e diamanti, Regé-Jean Page anche lui con un Constellation ma da 39 mm in oro giallo, fino a Ke Huy Quan, con un altro Aqua Terra 38 mm in acciaio…

    Foto Emma McIntyre/Getty Images for Academy Museum of Motion Pictures courtesy IWC

    Altro marchio, altri testimonial. Anche la Casa di Sciaffusa ha schierato i personaggi più in vista del proprio entourage, per interpretare gli orologi del momento. Come Sterling K. Brown (nella foto), che aveva un Ingenieur Automatic 40 in acciaio. O Josh Greenbaum con un Portugieser Chronograph da 41 mm (in alto), sempre in acciaio – portato con nonchalance grazie al polso importante. Mentre Damson Idris con un bel Portugieser Perpetual Calendar 42 Boutique Edition, con cassa in oro rosso da 42,4 mm.

    Foto Amy Sussman/Getty Images courtesy Hublot

    Ancora, John Legend (nella foto) aveva al polso un Hublot Classic Fusion Orlinski in titanio, con cassa da 40 mm, lunetta e bracciale incastonati di diamanti. Ma concludiamo il “chi ha indossato cosa” all’Academy Museum Gala con un paio di autentiche chicche: Paul Mescal aveva un minuscolo Tank Louis Cartier in oro giallo, e Dwyane Wade un altrettanto piccolo Eternity di Tiffany & Co. in oro bianco con diamanti. Conclusione: per i polsi più virili, il trend del momento vuole gli orologi da donna. Meglio se lillipuziani…

    Prossimamente, a Ginevra

    Per la prossima edizione, la 4a, prevista dal 1° al 6 aprile 2025, Time to Watches cambia sede. E si trasferisce a Villa Sarasin, a un minuto (a piedi) dal Palexpo – proprio fuori dall’Entrata 1, in cima alle scale. Così, gli oltre 50 espositori del “contro-salone” ginevrino, perlopiù marchi indipendenti ma anche qualche fornitore, accoglieranno gli ospiti nei propri spazi privati all’interno della prestigiosa location. Certo, quelli di Watches and Wonders non ne saranno felici. Ma gli operatori del settore, che avranno vita più facile, ringraziano…

    Sinergie vincenti

    Compie 20 anni la partnership fra F.P.Journe e Corvo&C. Che si è consolidata nel corso del tempo e ha visto la società di distribuzione milanese contribuire fattivamente al successo del Marchio nel nostro Paese. Fondamentale l’apporto dei negozi di GMT-Great Masters of Time: dalla boutique di Porto Cervo (2007), a quelle di Milano, prima in corso Magenta (2009) e poi nel Brian&Barry Building (2014) – sede del primo Espace FPJ in Italia. Fino all’apertura in via della Spiga (2021), location di un Espace FPJ interamente dedicato (nella foto).

    Domenica in villa

    Foto courtesy Società San Paolo

    Domenica 3 novembre, l’associazione Orologiko organizza a Cinisello Balsamo un evento gratuito per tutti gli appassionati di orologeria, grandi e piccini. Dalle 10 alle 18, nella splendida Villa Casati Stampa, in piazza Soncino 6 (nella foto), Orologiko Mania ospiterà espositori con orologi di ogni tipo, ma anche attività didattiche per avvicinare i giovanissimi al mondo delle lancette e una cantante lirica di fama internazionale come ospite. Un’occasione unica alle porte di Milano, a ingresso libero, per una domenica ticchettante!

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • News & previews – 19/02/2022. Le notizie della settimana

    News & previews – 19/02/2022. Le notizie della settimana

    Consueto appuntamento con le ultime notizie arrivate in redazione la scorsa settimana. L’industria delle lancette punta l’attenzione (di nuovo) sui testimonial provenienti dal mondo dello sport, ma non solo: anche dalla gastronomia e perfino dai concorsi di bellezza (alla faccia delle diatribe in merito). E poi l’appoggio alla scienza e l’anomala celebrazione di un anniversario. Perché gli interessi dell’orologeria spaziano a 360°, dal glamour alla sensibilità ambientale. Fate vobis…

    Tra sci-fi e realtà

    Il programma Hublot Xplorations oggi si concretizza in una nuova avventura estrema. La casa di Nyon sposa, infatti, la spedizione in Antartide Polar Pod, ideata dall’esploratore e ambientalista francese Jean-Louis Etienne. Che ha l’obiettivo di navigare a emissioni zero nelle acque burrascose degli Howling Fifties con una speciale piattaforma nautica verticale. Alta 100 metri e alimentata da turbine eoliche, a bordo trasporterà attrezzature scientifiche per studiare l’ambiente, e sarà trasportata dalla corrente circumpolare. Da non credere…

    Stile gourmet

    Si è formato nelle più prestigiose cucine d’Oltralpe, dal Meurice al Plaza Athénéé. Ed è noto per l’approccio eco-responsabile del suo ristorante, l’Oustau de Baumanière, in Provenza. Da poco entrato nella giuria del seguitissimo programma tv Top Chef, Glenn Viel, il più giovane chef francese a conquistare 3 stelle Michelin, ora fa parte anche della cerchia culinaria di amici di Blancpain. Che da 30 anni coltiva legami speciali con il mondo della gastronomia. E se vi state ancora chiedendo che ci azzecca l’haute horlogerie con l’haute cuisine, leggete qui…

    Fly, Eileen, fly

    Direttamente da Pechino 2022, la regina dello sci freestyle Eileen Gu è la nuova ambasciatrice di IWC Schaffhausen. Studentessa, modella per Vuitton, la campionessa – nata a San Francisco da padre statunitense e madre cinese – a 18 anni è già entrata nella storia dello sport per avere conquistato tre medaglie (due ori e un argento) in questa stessa Olimpiade. Dai trionfi in gara a quelli sul set, il passo è stato breve: nella nuova campagna IWC indossa l’ultima versione del Pilot’s Watch Chronograph 41. Che ci sia un’allusione al volare alto?

    Miss, mia cara Miss

    Miss France 2022 invece è la nuova ambasciatrice di Festina. E in quanto tale, la ventiquattrenne Diane Leyre interpreta la campagna internazionale del marchio spagnolo, scattata da Marcel Hartmann. Per l’obiettivo del fotografo di moda, la plus belle de l’Hexagone ha quindi prestato polso (e volto) ai nuovi esemplari delle collezioni Boyfriend, Mademoiselle, Skeleton. E ha dimostrato un certo trasformismo, passando dallo stile rock a quello più chic fino al look informale. Ma sempre con la stessa allure parisienne, s’intende!

    Toh, chi si rivede…

    Sei mesi fa l’avevamo lasciata da Ulysse Nardin, unica donna (italiana) a far parte della famiglia di “Ulisse” al maschile. E ora ce la ritroviamo da Seiko, nel ruolo di friend of the Brand. No, please, nessuna polemica sul passaggio dal marchio svizzero a quello giapponese: Alessia Zecchini avrà avuto le sue buone ragioni. Del resto anche Seiko ha un rapporto storico con le profondità sottomarine. Semmai, la perplessità riguarda i Presage al polso della campionessa di freediving. Con tutti i bei Prospex subacquei in catalogo… Scherziamo?

    Celebrities game

    Tiffany & Co. ha concluso una nuova partnership creativa con l’artista Daniel Arsham per celebrare l’NBA® All-Star Weekend (che si tiene proprio in questi giorni). Il legame della maison con il basket è consolidato, Tiffany & Co. crea il trofeo Larry O’Brien per l’NBA da decenni. Con Daniel Arsham firma così un pallone da basket speciale, nel tipico Tiffany blu. Disponibile in edizione limitata (al prezzo di 575 dollari), si può acquistare esclusivamente a Cleveland, nel pop-up store allestito presso la Stockroom dei Cavaliers.

    Record di successi

    Il Royal Oak compie 50 anni. E Antiquorum partecipa al successo del bestseller di Audemars Piguet, ripercorrendone la storia attraverso gli esemplari finiti sotto i martelletti. A cominciare da quello venduto lo scorso 18 gennaio a Monaco, un Calendario Perpetuo del 1986 che ha raggiunto i 260mila euro. Del resto, la casa d’aste ha visto i propri archivi registrare i tanti modelli della creatura di Gérald Genta fin dal ’92. E da allora ne ha disperso un migliaio, con cifre record: come quello del 1976 battuto a 286mila euro (accanto).

  • Dietro le quinte. Nautilus Tiffany, la favola di Natale

    Dietro le quinte. Nautilus Tiffany, la favola di Natale

    E allora Tiffany chiese a Patek Philippe di produrre un orologio per celebrare i loro 170 anni di matrimonio. Le nozze del millennio. Forse. Tiffany chiede a Patek Philippe di produrre 170 Nautilus con il quadrante nel classico, esclusivo e brevettatissimo color “Tiffany blue”. L’orologio – si badi bene – verrà venduto esclusivamente nelle boutique Tiffany di New York, Beverly Hills e San Francisco. L’operazione è un’operazione Tiffany, non Patek Philippe. La quale non può fare a meno di produrre (nel tempo, mica tutti in una volta) il Nautilus Tiffany di Natale.

    Un Natale da favola. Non per Patek, sia chiaro: ammesso che il marchio svizzero incassi 20mila euro per ciascun orologio (mi sono tenuto largo, visto che il prezzo al pubblico è di circa 50mila dollari), fanno meno di 3 milioni e mezzo di euro. Cifra che Patek probabilmente supererebbe di slancio con una decina di super-complicati. Ma chi se la sente di dire di no ad un cliente come Tiffany?

    Il Nautilus, negli ultimi tempi, ha raggiunto cifre ridicolmente alte, in asta, perché è diventato l’orologio preferito da quelli che vogliono dimostrare di avercelo molto lungo, il conto in banca. Dai 30.860 del listino Patek per la versione con quadrante verde, si sono raggiunte cifre intorno al mezzo milione. Un’enormità. Ma “io ce l’ho e voi no”.

    L’idea geniale

    Qualcuno, da Tiffany, ha un’idea geniale. Mettere in asta il Nautilus Tiffany numero 1, Referenza 5711/1A-018. Il ricavato andrà interamente in beneficienza all’associazione Nature Conservancy. Nessuno ci guadagna nulla. Apparentemente.
    Pochi giorni fa, l’11 dicembre, la casa d’aste Phillips ha aggiudicato il Numero 1 per 6 milioni e mezzo di dollari, circa 5.750.000 euro. Gran colpo. L’asta è stata molto vivace e la parte finale, quella delle offerte maggiori, ha coinvolto compratori anonimi collegati via telefono.

    Tu mi dirai: “Chissenefrega, è un bell’atto di generosità da parte di un Paperone avido di Numeri Uno”. Ma allora non sarebbe mica una idea geniale, ti rispondo. Proviamo a fare qualche ipotesi.

    La favola del Nautilus Tiffany

    Poniamo per ipotesi che alla fine il Numero Uno se lo sia aggiudicato la stessa Tiffany. Oppure poniamo per ipotesi che la definitiva spinta verso la vetta finale fosse in qualche modo da attribuire a Tiffany – le ultime offerte provenivano da Londra e New York. Comunque sarebbe una buona azione di beneficenza, certo. Ma al tempo stesso è un modo per dire: “Guardate, il Numero Uno è andato a 6 milioni e mezzo di euro. Dal numero due in poi chi lo desidera può convincerci a venderglielo spendendo da Tiffany – che so – un bel 4 milioni di dollari… e passa la paura”.

    “O magari la Referenza 5711/1A-018 te la lascio in omaggio”. Lasciarlo ai propri migliori clienti avrebbe un senso. Non sarebbe scandaloso se non per l’insana spesa degli acquirenti, che comunque si ritroverebbero con un bel po’ di gioielli e un orologio certamente desiderato da molti. Per la serie: “Io ce l’ho e tu no”. Commercialmente l’operazione cambierebbe molto. I 170 Nautilus Tiffany – che ufficialmente potevano essere venduti nel complesso a 8 milioni e mezzo di dollari – alimenterebbero un fatturato valutabile intorno ai 670 milioni di dollari, calcolati per difetto. Un incremento da favola, appunto.

    Le polemiche

    Naturalmente una considerevole parte di pubblico se l’è presa con Patek Philippe e il suo proprietario, Philippe Stern. Fondamentalmente si parla delle persone che si sono messe in fila per avere un Nautilus da quando hanno scoperto che – usato – può essere rivenduto a cifre molto, molto più alte di quanto Patek e i suoi concessionari chiedono.

    Questa corsa alla speculazione più becera non ha nulla a che fare con la passione per l’orologeria e la cultura che rappresenta. Con tutto il rispetto per il Nautilus, pagarne uno – usato – per cifre superiori a quelle del cronografo 5172G (tanto per fare un esempio), che in oro bianco costa 69.350, è una vera follia da “io ce l’ho e tu no”. Ma anche pagarlo più dei 33.470 euro che servono per un Calatrava in oro bianco non mi sembra abbia molto senso, se non fate parte del club dei “io ce l’ho e tu no”.

    Come stanno le cose

    Patek Philippe, lo ripeto, il fatturato vero lo fa con i complicati. Sostenere che si arricchisca con un orologio sportivo d’acciaio vuol dire non conoscere l’orologeria. Di fronte alla richiesta di Tiffany non poteva dire di no: Tiffany smuove per Patek un notevole volume d’affari e la vendita del Nautilus Tiffany è riservata a tre soli negozi del marchio americano. Anche se sono certo che presentarsi con qualche milione per comprare altri orologi e gioielleria assortita possa comunque rivelarsi una scelta in grado di convincere qualunque commesso. L’unico “vantaggio” per Patek Philippe è quello – non direttamente monetizzabile – di far circolare il marchio fra un pubblico che i più cattivi definiscono “di buzzurri che creano più problemi che fatturato”.

    Per Tiffany, invece, il discorso è totalmente diverso: il gioielliere statunitense (oggi proprietà del gruppo francese LVMH) si è sempre fatto un vanto di avere un pubblico ad ampio spettro economico, al quale fornire comunque oggetti di buon gusto. È per Tiffany che questa operazione ha davvero senso. Ed è Tiffany che dovrebbe dare un signor premio a chi ha concepito questa geniale idea di marketing. Tutto il mondo sta parlando della vendita in asta del Nautilus Tiffany, che salta all’ottavo posto degli orologi più costosi venduti all’incanto. Un solo tempo sportivo con cassa e bracciale d’acciaio.