Giornale Degli Orologi
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Autore: Elena Introna

  • Classic Avi & Co. Torna l’aviatore di Breitling

    Classic Avi & Co. Torna l’aviatore di Breitling

    Il lancio dei nuovi Breitling Classic Avi è l’occasione per inquadrare la collezione all’interno della storia del Marchio. In una prospettiva che guarda sia alle epoche più lontane sia ai tempi più recenti

    A cavallo del cambio di secolo, alla Fiera di Basilea, lo stand di Breitling attirava l’attenzione dei visitatori perché ospitava sospeso in alto un piccolo aereo, che sembrava in procinto di atterrare. Pochi anni più tardi, legandosi alle collezioni dei nuovi Superocean, fu sostituito da un’enorme vasca colma di pesci, che suscitò le proteste degli animalisti. Furono in molti a rimpiangere quell’aereo: era un simbolo, connesso alla passione di Léon Beitling per la precisione e a quella del figlio Gaston e poi del nipote Willy per la produzione di strumenti aeronautici di bordo e cronografi.

    Le premesse del passato

    Léon nacque nel 1860 e a 24 anni aprì a Saint-Imier il suo laboratorio. In breve il successo delle sue invenzioni e la qualità degli orologi lo portarono a La Chaux-de-Fonds, dove il laboratorio si trasformò in un’industria, la Breitling S.A.
    Gaston – dopo aver lavorato a fianco del padre, che morì improvvisamente a 54 anni – assunse la direzione dell’impresa nel 1914, dedicandosi agli orologi da polso e in particolare modo ai cronografi. Ma anche lui se ne andò giovane.

    Willy rappresentava la terza generazione dei Breitling, ma aveva 14 anni quando nel 1927 morì suo padre. Cinque anni più tardi però fu in grado di assumere il ruolo di Direttore dell’impresa, lanciandola con successo nel campo della strumentazione di bordo sugli aerei (era anche proprietario di un aereo) e nella produzione di orologi da polso di grande precisione. Negli anni Trenta l’aviazione si era lentamente trasformata, da militare (spesso legata a eventi di propaganda) a civile.

    E già nel 1938 Willy aveva fondato un reparto, l’Huit Aviation, per studiare e produrre strumentazioni di bordo, la cui carica era appunto di 8 (Huit) giorni. Quando i venti della II Guerra Mondiale si fecero più minacciosi, nel 1938 fece un accordo con la R.A.F. al quale, anche in pieno conflitto, riuscì a tener fede. Consegnava gli orologi di notte ad aerei che atterravano su campi d’aviazione illuminati dai fari di un paio di automobili coinvolte. Una era quella di Willy, che poi si faceva notare in locali pubblici della vicina Neuchâtel per sviare qualsiasi sospetto.

    Nei primi anni ’50 Willy realizzò il Navitimer, che permetteva ai piloti in volo di eseguire facilmente diversi calcoli. Progettò anche un cronografo molto robusto, adatto ai piloti degli aerei militari e a chi pilotava a livello amatoriale. Nasceva così il cosiddetto Co-Pilot, un nome che ne spiegava l’utilità: facilissimo da leggere, aveva la lunetta girevole che indicava il tempo trascorso o anche un secondo fuso orario. Proprio la referenza 765 Avi del Co-Pilot ha dato origine oggi ai nuovi Breitling Avi Classic del 70° Anniversario.

    Ritorno al presente

    Dal 2017 alla guida di Breitling, Georges Kern ha compiuto da allora un’interessante rilettura dei modelli storici della Marca, riproponendoli con il giusto equilibrio fra estetica neo-vintage, carica emozionale e un opportuno aggiornamento meccanico. E lo ha fatto anche con il Co-Pilot 765 AVi del 1953, che un paio d’anni fa ha dato vita alla collezione Breitling Super Avi. Disegnata dal Direttore creativo Sylvain Berneron, prendeva spunto da quattro velivoli leggendari dell’epoca. Ma non sto qui a ripetere quello che aveva scritto Augusto Veroni al momento del lancio e vi invito piuttosto a rileggere il suo articolo.

    Ricordo solo che i Super Avi, tuttora in catalogo, hanno una cassa impegnativa, massiccia (48 mm di diametro), che in pochi possono permettersi d’indossare. Se n’è reso conto anche lo stesso Kern, che ha dichiarato: «A molti piace l’aspetto robusto e sobrio del Super Avi, ma non tutti hanno un polso adatto a sfoggiare la dimensione extra-large che dà la sensazione di un vero e proprio orologio funzionale. Il Classic Avi scambia alcune funzioni per ottenere il formato ridotto richiesto dalla nostra clientela. I modelli Classic e Super vivranno ora fianco a fianco, garantendo ancora più scelta».

    I Classic Avi Chronograph 2023 da 42 mm

    Anche le referenze dei nuovi cronografi Classic Avi si affiancano a quegli storici aeroplani. Due esemplari sono dedicati al North American Aviation P-51 Mustang, con cassa da 42 mm rispettivamente in acciaio o in oro rosso, entrambi con quadrante nero e disponibilità di bracciale in metallo o cinturino in pelle. Un altro cronografo invece si ispira al Vought F4U Corsair, sempre con la cassa in acciaio di 42 mm e la scelta fra bracciale e cinturino, ma con il quadrante blu. Infine un ulteriore modello rende omaggio al Curtiss Warhawk: simile al precedente per metallo e dimensioni, ma con quadrante verde.

    Riguardo alla meccanica, tutte le referenze dei Classic Avi Chronograph 42 – nelle diverse versioni P-51 Mustang, Tributo al Vought F4U Corsair e Curtiss Warhawk – montano lo stesso movimento. Un semplice cronografo, alleggerito della funzione Gmt presente nei suoi predecessori. Si tratta del calibro automatico Breitling 23, basato sull’Eta Valjoux 7753 ma appositamente modificato con la sostituzione del bilanciere Glucydur e della spirale Nivarox. In più alla configurazione tri-compax (3-6-9) è stata eliminata la funzione del cambio data rapido. Robusto e affidabile, il Calibro B23 ha ricevuto la certificazione ufficiale di cronometro dal Cosc. Trovate le altre caratteristiche tecniche essenziali dei vari esemplari nelle didascalie in alto.

    Gli altri modelli

    Ma la collezione Classic Avi non è finita qui. Ci sono altri due modelli che celebrano il de Havilland DH.98 Mosquito (la “meraviglia di legno”, cui Breitling aveva già dedicato nel 2020 l’Aviator 8 B01 Mosquito). Il primo appartiene alla serie di cui sopra, quindi: cassa in acciaio di 42 mm, calibro B23, quadrante nero con contatori bianchi, cinturino o bracciale. A quest’ultimo si unisce la versione di 46 mm di diametro del nuovo Super Avi 804 Gmt 46 Mosquito Night Fighter, con cassa in ceramica nera che accoglie il Calibro Breitling B04. Un movimento di manifattura sviluppato dal B01, e come quello fornito di ruota a colonne a innesto verticale e 70 ore di autonomia, ma dotato – di nuovo – di secondo fuso orario.

    Infine c’è una riedizione “filologica” della Ref. Avi 765 uscita nel 1964 e realizzata in una tiratura limitata di 164 esemplari. Con cassa in acciaio di 41 mm di diametro e quadrante nero Panda reverse dal sapore rétro, monta un altro movimento prodotto “in casa”, il Calibro B09. Una scelta meccanica azzeccata, in quanto è un calibro a carica manuale, coerente con la vocazione vintage dell’orologio. L’originale conobbe un particolare successo, quando uscì, e fu indossato da numerose celebrità e campioni sportivi. Lo aveva al polso per esempio lo sciatore francese Jean-Claude Killy quando vinse tre medaglie d’oro (discesa libera, slalom gigante e slalom speciale) ai Giochi olimpici invernali del 1968.

    I prezzi dei Classic Avi

    A conti fatti la nuova collezione Classic Avi va a completare l’offerta di Breilting su un segmento di mercato che le appartiene per tradizione. E ne rivela la capacità di creare con coerenza modelli accattivanti, ora adatti a un pubblico più vasto. Condivido anche la scelta di adottare in molti casi il calibro B23 perché permette di non far lievitare troppo i prezzi. I Classic Avi Chronograph 42, nei diversi allestimenti con cassa in acciaio e cinturino in pelle, costano infatti 5.800 euro, per poi aumentare a 6.100 euro per le varianti con bracciale e arrivare ai 19.000 per il Mustang con cassa in oro.

    Altro discorso ovviamente per gli esemplari con i calibri di manifattura. L’Avi ref. 765 1964 Re-edition ha un prezzo di 8.300 euro e rimane quindi appetibile per i collezionisti. Mentre il Super Avi 804 Gmt 46 Mosquito Night Fighter costa 11.950 euro, che di per sé non sono pochi… Ma risultano in linea con gli equivalenti orologi da “grande viaggiatore” presenti nei negozi.

  • Blancpain Ladybird Colors tra flashback e complicazioni

    Blancpain Ladybird Colors tra flashback e complicazioni

    L’uscita dei nuovi Blancpain Ladybird Colors sono l’occasione per rievocare esperienze personali irripetibili. Ringraziamo Elena Introna per aver condiviso i suoi ricordi con noi. E con voi

    Amarcord

    Negli anni ’90 del secolo scorso, durante uno dei molti viaggi in Svizzera per visitare le aziende orologiere, io e il collega-marito Disma Sutti dormimmo nella Vallée de Joux a Le Chenit, non distante da Le Brassus, nell’albergo che era stato prenotato per noi da Audemars Piguet.

    L’Hôtel La Lande era vecchiotto rispetto al più moderno Hôtel de France, che nei primi anni Duemila fu acquistato da Audemars Piguet e trasformato nell’Hôtel des Horlogers, recentemente costruito ex novo. Ma per noi il La Lande era senz’altro più in carattere con l’idea che avevamo dell’offerta alberghiera in montagna.

    Il gestore era un burbero militare in pensione, nipote di Betty Fiechter. Se gli eri simpatico ti invitava nella sua cantina a bere un bicchiere di buon vino rosso, accompagnato dal formaggio locale, e ti raccontava aneddoti del passato (e ne aveva molti). In caso contrario meglio che il soggiorno non fosse troppo lungo.

    In quell’occasione conoscemmo l’allora Ceo di Audemars Piguet, Stephen Urquhart. L’uomo che poi prese e mantenne a lungo le redini di Omega, dopo un breve passaggio in Blancpain, era di casa al La Lande. E quell’aperitivo in cantina, condito da ricordi, resta uno dei molti momenti belli nella mia carriera di Direttore responsabile della rivista Orologi da polso.

    Una lady di ferro

    Tra le chiacchiere di quella sera, si parlò tanto anche di Betty Fiechter, che nel 1915, a 19 anni, era andata a lavorare da Blancpain. Efficiente e precisa, divenne a poco a poco il braccio destro di Frédéric-Emile Blancpain, che la nominò responsabile dell’azienda. Nel 1932 Frédéric Emile morì, senza lasciare eredi, e Betty divenne proprietaria dell’impresa con un collega. Seppe affrontare da sola le crisi economiche, l’apertura di nuovi mercati come quello americano e la Seconda Guerra Mondiale.

    Vendeva non solo gli orologi Blancpain, ma anche quelli con la marca Rayville da lei inventata con l’acronimo di Villeret, il paese dove era nata la famiglia Blancpain e gli affari erano fiorenti. Negli anni ’60 portò la produzione Blancpain a superare i 100.000 orologi all’anno. Betty morì nel 1971 quando, già da dieci anni, l’azienda era entrata a far parte del Gruppo Ssih (Société Suisse pour l’Industrie Horlogère), da cui nacque in seguito il Gruppo Smh, quindi Swatch Group.

    Il nipote ci raccontò di questa donna che dirigeva la Maison con pugno di ferro (non però nel tradizionale guanto di velluto). I dipendenti la temevano e si sfogavano scrivendo sui muri dei bagni le loro proteste, ricche di invettive, ma lei non se ne preoccupava.

    A metà anni ’50 Blancpain lanciò un orologio femminile, il Ladybird, che custodiva il movimento rotondo più piccolo dell’epoca, il calibro R550: 11,85 mm di diametro ma un’autonomia di 40 ore. Betty si interessava anche dell’evoluzione tecnologica e amava le novità.

    La collezione Blancpain Ladybird Colors

    E arriviamo ai giorni nostri. Nel 60° anniversario del Ladybird, festeggiato nel 2016, arrivò un esemplare in edizione limitata con movimento automatico, calibro 6150, un altro exploit della tecnica. Poi, nel 2021, ecco il Ladybird Colors, presentato in una collezione con cinturini colorati. Aveva la cassa impreziosita con diamanti e montava il calibro di manifattura 1153 – variazione, senza datario, del più celebre calibro 1150. E come quello ultrapiatto, di 3,25 mm di spessore, nonostante i due bariletti che assicuravano una carica superiore ai 4 giorni.

    Siamo nel 2023 e il Ladybird si avvicina allegramente ai settant’anni. Oggi torna in una nuova versione che fa uscire di scena la precedente di due anni fa e la sostituisce. Simile nell’aspetto, se ne differenzia per la presenza a ore 6 dei piccoli secondi o delle fasi di luna, per un totale di 10 referenze.

    Il Blancpain Ladybird Colors rimane sempre un bell’orologio dedicato alla donna di oggi: dinamica, dai gusti raffinati e di buona cultura, che ama gli abiti eleganti ma apprezza anche la tecnica. Le proporzioni studiate, lo spessore sottile (meno di un centimetro) e il diametro di 34,90 mm ne fanno un modello molto femminile. Cassa, anse, lunetta, corona e fibbia, in oro bianco o rosa, sono impreziosite con diamanti, impiegati anche nella grafica del quadrante.

    Dal fondello in vetro zaffiro si vede il movimento meccanico a carica automatica. Il Ladybird Colors del 2023 è equipaggiato con il Calibro 1163, rigorosamente di manifattura, fornito di un’apprezzabile autonomia di 100 ore. Pregevole la massa oscillante in oro (coordinato nel colore a quello della cassa), traforata con un elegante motivo circolare che richiama il decoro del quadrante.

    Inedite versioni con fasi di luna

    Nei Ladybird Colors 2023, fa la sua comparsa anche una complicazione tradizionalmente legata all’universo femminile: le fasi di luna, che appaiono per la prima volta in collezione. Anche in questo caso le referenze sono cinque, in oro rosso oppure bianco, mentre il movimento automatico acquista il modulo della complicazione e diventa Calibro 1163L.

    Da ammirare, nell’indicazione delle fasi lunari a ore 6, il disegno della Luna che sembra nato dalla fantasia di un bambino: sul cielo blu con stelle dorate, la luna d’oro ha un viso tondo, occhi chiusi e lunghissime ciglia. Una rappresentazione tutta femminile del nostro satellite in cui appare perfino il vezzo di un neo sulle labbra, a forma di stellina. Un dettaglio simile ai nevi finti che dame e cicisbei si dipingevano sul volto incipriato, com’era di moda nel XVIII secolo, a evocare forse le origini settecentesche della Manifattura.

    Infine un accenno anche ai cinturini in pelle di alligatore che, cromaticamente, si abbinano agli indici in cifre romane e tengono conto del metallo della cassa. Riguardo alle versioni con le fasi di luna, i colori sono il blu notte e il turchese sia per le casse in oro bianco sia per quelle in oro rosso, con l’aggiunta di un verde foresta per quest’ultimo. Per gli automatici solo tempo il colore lilla e quello turchese si abbinano alle casse in oro bianco; il blu, il verde pavone e il verde foresta si uniscono all’oro rosso.

    Blancpain Ladybird Colors: i prezzi

    A titolo informativo, a questo punto devo aggiungere l’informazione relativa ai prezzi. Il nuovi Blancpain Ladybird Colors automatici costano 33.300 euro, indifferentemente dal metallo della cassa. Mentre le versioni con fasi di luna costano tutte 35.500 euro.

    Per quanto il grande pubblico identifichi ancora oggi Blancpain soprattutto con orologi dedicati a una clientela maschile (alfiere di questa produzione è la collezione Fifty Fathoms, nata qualche anno prima del Ladybird), non è che abbia proprio ragione. In questo caso i dettagli sui quadranti in madreperla e le dimensioni della cassa indicano che non si tratta di un esemplare maschile ridotto in misure adatte ai polsi femminili. Il Ladybird vive sempre – e da sempre – di vita propria.

  • Riviera, auguri! Compie 50 anni l’icona di Baume & Mercier

    Riviera, auguri! Compie 50 anni l’icona di Baume & Mercier

    Il 1973 per Baume & Mercier fu un anno importante. A Baden-Baden tre suoi orologi – Galassie, Mimosa e Stardust – furono premiati per la loro originalità con La Rosa d’Oro. D’altro canto proprio cercando originali soluzioni estetiche, la Maison aveva ideato anni prima il femminile Marquise, orologio-gioiello la cui cassa rettangolare era inserita in un bracciale rigido, cosiddetto “alla schiava”. Ma per Baume & Mercier il 1973 significa soprattutto la nascita del Riviera, un esemplare che sarebbe diventato una pietra miliare dell’orologeria. Sia per l’estetica, sia per il nome legato alla riviera francese, dove vivere indimenticabili vacanze.

    5 generazioni del Riviera in 50 anni

    I cinquant’anni trascorsi da allora possono così essere riassunti proprio in cinque generazioni del Riviera. Jean-Claude Gueit, che amava definirsi “stilista di orologi” e non designer, era contemporaneo di Gérald Genta, che nel ’72 aveva sdoganato l’acciaio da metallo sportivo a scelta lussuosa. Gueit pensò a una cassa dodecagonale in acciaio con analoga lunetta. Gli indici delle 12 ore, in linea con la metà dei dodici segmenti della lunetta, rompevano lo schema delle classiche casse rotonde. L’estetica era completata da un bracciale integrato a maglie piatte. Così il Riviera in acciaio divenne un passpartout, adatto a essere indossato tutti i giorni e in tutte le occasioni (anche se uno dei primi, con movimento a diapason, ebbe una cassa d’oro). Nel 1975 comunque la produzione dei Riviera comprendeva modelli in acciaio, acciaio/oro e oro.

    La seconda generazione ebbe una cassa più sottile, dato che dal 1977 montava un movimento al quarzo. A questo seguirono, negli anni, anche movimenti al quarzo ricchi di funzioni, dando origine a una collezione “Riviera Complications”. Arrivò anche un Riviera “mini” femminile, impreziosito da brillanti. Per dimostrare quanto questo modello fosse un orologio sportivo, robusto e affidabile, il managing dell’Azienda decise, negli anni ’80, di sottoporlo a un test pubblico e lo fissò alla ruota di un’auto che partecipava alla 24 Ore di Le Mans. Al termine si constatò che questo Riviera, della terza generazione, funzionava perfettamente. E in quegli anni va ricordata anche la nascita di un Riviera Diver.

    Il successo continuò senza soste, premiando ogni nuova edizione, tanto che nel 1993 il catalogo, che vent’anni prima sfiorava una ventina di proposte, era arrivato ad annoverare ben 218 articoli Riviera. Secondo quanto riportato da JHS, il Giornale delle industrie orologiere svizzere, questo orologio rappresentava allora il 25% del volume delle vendite B&M e oltre il 30% in termini di fatturato. Ne erano stati prodotti oltre 150.000 e le richieste arrivavano da ogni parte del mondo.

    Nel 1992 fu realizzata una tiratura di 500 Riviera automatici in oro giallo e 25 in oro bianco. E nel 1993, per il ventennale, l’edizione con quadrante commemorativo contava 200 esemplari in oro e 1000 in acciaio, tutti numerati, dotati di calendario completo.

    Nel nostro Millennio, nel 2004, la quarta generazione acquisì quattro viti inserite sulla lunetta del modello Sport. Allora il Riviera uscì anche in versione Magnum XXL Automatic e Flyback Chronograph. E siamo arrivati alla quinta generazione. Durante Watches and Wonders 2021, il Riviera è stato presentato con casse di 36, 42 e 43 mm di diametro; nella versione 42 mm apparve il movimento Baumatic.

    I Riviera del 50° anniversario…

    Oggi il 50° anniversario è ricordato con molte novità: maschili, femminili con colori pensati per la primavera/estate, con quadranti in cui la lacca trasparente crea motivi insoliti, con casse impermeabili fino a 12 atmosfere e altro ancora. Ne pubblichiamo alcune, scegliendole fra quelle che, in ordine di tempo, arriveranno per prime dai concessionari e sull’e-commerce della Casa. Ad aprile.

    … al femminile…

    Come d’altronde accadeva in molte case orologiere, rispetto alla produzione di orologi per polsi maschili, quella femminile era piuttosto limitata. Se finora Baume & Mercier non faceva eccezione alla regola, le novità attuali mostrano un’inversione di tendenza. L’offerta al femminile dei Riviera con cassa di 36 mm vede già diversi modelli con quadranti in colori sgargianti propri della bella stagione. Sono invece nuovissime tre versioni con cassa da 33 mm di diametro.

    Partiamo allora da due referenze simili, il Riviera M0A10728 e il Riviera M0A10727. Entrambe con cassa in acciaio lucido e satinato, hanno analoga lunetta corredata da quattro viti in acciaio lucido. Sulla corona in rilievo il logo Phi, simbolo della Marca. Interessante la possibilità di personalizzare con un’incisione il fondello chiuso. Il bracciale integrato, a tre file con maglie piatte, è intercambiabile grazie al sistema “Fast Strap” che non richiede strumenti particolari. La differenza fra i due modelli sta nel quadrante, sempre decorato con onde trasparenti applicate, ma di diverse cromie. Nella prima versione il quadrante è viola, una tinta di moda; nell’altra, più classica, è invece blu. In entrambi i casi, gli indici applicati e rivettati sono trattati in Super-LumiNova (C1, a emissione blu), le lancette rodiate sono sfaccettate. In comune hanno anche il movimento al quarzo, Swiss made, la cui batteria ha una durata di dieci anni.

    A questi due modelli si aggiunge poi, al top della linea femminile, il Riviera M0A10730, sempre con cassa in acciaio di 33 mm, corona con il simbolo Phi e bracciale facilmente sostituibile. Un orologio sfavillante, che sembra aver catturato la luce del sole con quel quadrante dorato, satinato, lavorato a soleil con onde trasparenti. Invece delle 4 viti in acciaio lucido, la lunetta è impreziosita da 4 diamanti taglio brillante e da un profilo in acciaio Pvd dorato. Il movimento, visibile dal fondello in vetro zaffiro, è un Sellita Sw200, meccanico a carica automatica.

    …e al maschile

    Per i polsi maschili Baume & Mercier prevede invece tre Riviera con cassa da 39 mm di diametro, del tutto simili ai modelli già in catalogo eccetto per le dimensioni ridotte. All’interno, tutt’e tre custodiscono il calibro Baumatic: l’oblò in vetro zaffiro sul fondello dodecagonale lascia ammirare le finiture particolarmente curate del movimento. Due versioni hanno la cassa in acciaio lucido-satinato con analoga lunetta, la terza ha la lunetta in titanio microbillé con profilo in acciaio Pvd dorato.

    Sotto il profilo estetico le differenze si riscontrano soprattutto nei quadranti: in vetro zaffiro blu fumé per il Riviera M0A10714, e grigio fumé per i Riviera M0A10715 e M0A10720; in tutti si riscontra analoga lavorazione con motivi di onde applicate trasparenti. Altra diversità riguarda ancora l’habillage: la Referenza 10715 si indossa con un bracciale in acciaio a tre file; la Referenza 10720 con il cinturino in caucciù; mentre per la terza, M0A10714, l’abbinamento vede un cinturino integrato in caucciù intercambiabile con uno in alligatore blu dalle impunture tono su tono. 

    Del movimento Baumatic, di manifattura (o per meglio dire prodotto in esclusiva da ValFleurier) abbiamo già pubblicato in passato le caratteristiche. Non è male comunque ricordarne qui i punti salienti: carica automatica, autonomia di 5 giorni, protezione antimagnetica fino a 1500 Gauss, scarto sulla precisione di -4/+6 secondi al giorno. I Baume & Mercier dotati di calibro Baumatic sono coperti da una garanzia totale di 8 anni: i consueti 2 anni più un’estensione di 6 anni proposta ai proprietari che si iscrivono sul sito ufficiale al momento dell’attivazione della garanzia stessa.

  • Turbine Carbon, Perrelet sceglie il Forest Green e il Midnight Blue

    Turbine Carbon, Perrelet sceglie il Forest Green e il Midnight Blue

    Perrelet ha presentato recentemente due nuove versioni nella collezione Turbine Carbon: il Turbine Carbon Forest Green e il Turbine Carbon Midnight Blue. Rispettivamente nei colori verde bosco e blu notte che decorano il quadrante inferiore e il display dell’ora, grazie alla tecnologia Turbine, brevettata nel 2009. Una sorta di elica in cui le pale in alluminio anodizzato, ruotando, mettono in evidenza le gradazioni cromatiche scelte per il quadrante. Sotto a cinque pale si trovano dei contrappesi in tungsteno a garantirne l’equilibrio e la stabilità.

    La tecnologia Turbine

    Si dice spesso che il movimento meccanico, motore di esemplari a carica manuale o automatica, sia “il cuore” dell’orologio. Perché se si ferma termina la vita, proprio come nel mondo animale, ma con un’enorme differenza per il prosieguo nel tempo. Un orologio che non marcia più infatti continua a procurare sensazioni legate all’estetica, alle funzioni che lo hanno visto scandire con un continuo lavoro l’avvicendarsi delle stagioni, ai ricordi – belli o meno – che lo hanno affiancato… Altrimenti non ci si spiega il grande numero di orologi non funzionanti che i proprietari non pensano minimamente di gettare via.

    Se poi alla parola motore affianchiamo il sostantivo turbina, il pensiero va al mondo della mobilità aerea, navale, terrestre – o alle industrie manifatturiere in cui la potenza del motore di un impianto è aumentata grazie alla velocità con la quale girano le pale dell’elica. In aeronautica le turbine di un motore a reazione ruotano a 180mila giri al minuto, le 12 pale degli orologi Perrelet sono invece legate alla rotazione impressa dal movimento. A differenza del Doppio Rotore – la prima tecnologia brevettata nel 1995 da Perrelet, in cui due masse oscillanti fornivano energia al movimento – la tecnologia Turbine è svincolata dal bariletto e non influisce sull’autonomia residua. Le pale degli orologi Perrelet svolgono quindi una funzione puramente estetica, anche se presentano aspetti di difficile realizzazione: sia per lo spessore e il peso, sia per la precisione micrometrica con la quale devono essere centrate sul quadrante.

    Il Turbine Carbon in sintesi

    Riguardo al carbonio, è un elemento d’avanguardia entrato prepotentemente anche nella produzione orologiera. Nella cassa tonda dei Turbine Carbon (44 mm di diametro, impermeabilità fino a 10 atm), le fibre di carbonio unite al policarbonato conferiscono doti di leggerezza e durezza, resistenza agli urti e ai graffi, capacità di isolamento termico, insensibilità agli sbalzi di temperatura e agli agenti chimici. Caratteristiche che garantiscono una lunga durata nel tempo. La lunetta piatta e il fondello sono invece in acciaio trattato Pvd nero opaco. La carrure presenta la tradizionale decorazione a scanalature verticali con la corona prominente, facile da maneggiare, introdotta con la linea Turbine Evo nel 2019. Il prezzo al pubblico è di 4.750 euro.

    Anche se nei nuovi modelli Turbine Carbon a prevalere è l’estetica, giocata in due cromie di tendenza, merita almeno un cenno la meccanica. Il calibro a carica automatica P331-MH, di manifattura, è un movimento di nuova concezione (presentato nel 2021), che funziona a 28.800 alternanze orarie e con le consuete 42 ore di autonomia. Ma con prestazioni tali, in termini di affidabilità e costanza di marcia, da ottenere la certificazione di cronometro. Una doppia certificazione, a dire il vero, visto che ha superato sia i test del Cosc sia quelli di Chronofiable. Questi ultimi, meglio ricordarlo, mettono alla prova il movimento a cicli di invecchiamento e ne garantiscono la resistenza agli urti, all’usura, all’impermeabilità, ai campi magnetici.

    Un po’ di storia

    Per concludere torniamo alle origini della moderna Perrelet, nata nel 1995 dall’incontro fra due discendenti di famiglie importanti nell’imprenditoria elvetica orologiera. Flavio Audemars, quarta generazione della famiglia dalla quale nacque la Maison Audemars-Piguet, che però aveva fondato una sua impresa a Lugano Cadempino nel campo della componentistica micromeccanica; e Jean Perrelet, responsabile di un settore della Audemars Piguet. I due soci scelsero come ragione sociale dell’impresa proprio “Perrelet” in omaggio all’orologiaio Abraham-Louis Perrelet, riconosciuto (salvo qualche recriminazione francese) come il primo autore del movimento automatico negli orologi, nel 1777.

    Il primo esemplare della giovane impresa fu il Dipteros, che mostrava dal quadrante la parte superiore del Doppio Rotore. La Maison nel primo decennio di vita partecipò alla Fiera di Basilea e per due anni fu presente anche al Sihh ginevrino. Nel 2004 la svolta, con la vendita a Miguel Rodríguez, l’imprenditore spagnolo fondatore del Gruppo Festina cui Perrelet tuttora appartiene. Del Gruppo fanno parte molti Marchi orologieri e sei aziende che si occupano della produzione di tutti i microcomponenti dei calibri meccanici, compresi scappamenti, bilancieri e spirali. Da citare anche Soprod, manifattura elvetica di movimenti (fondata a Sion nel 1999 e acquisita dal Gruppo Festina dal 2008), alla quale è affidato lo sviluppo dei calibri Perrelet, in totale autonomia.

    Oggi, chi legge in rete la storia dei moderni Perrelet, trova il riferimento al XVIII secolo e poi passa direttamente all’attualità, sorvolando ciò che accadde fra il 1995 e il 2004. Una scelta che personalmente non condivido perché di una marca mi sembra giusto presentare ogni passaggio evolutivo, ma che ovviamente va rispettata, perché rientra nella filosofia dei proprietari. Del resto, chi ama la storia dell’orologeria la incontra spesso…

  • Grail Watch 4: la trilogia di Bell & Ross x Alain Silberstein

    Grail Watch 4: la trilogia di Bell & Ross x Alain Silberstein

    I tre nuovi orologi che Bell & Ross ha realizzato con Alain Silberstein, lanciati il 9 gennaio scorso, hanno mantenuto le principali caratteristiche dei due Marchi. Ovvero la tradizionale cassa di Bell & Ross, questa volta con un diametro più contenuto, 42 mm, e il quadrante minimalista (personalissimo per forme e cromatismi) di Alain Siberstein. Inoltre, a siglare la collaborazione, i Brand hanno scelto insieme anche un nuovo logo: infatti, a ore 12, si legge solo la & di Bell & Ross.
    Tutto ciò fa della nuova trilogia di Grail Watch 4 (solo tempo automatico, subacqueo e cronografo) una collezione unica nel suo genere. Anche se ci auguriamo possa ulteriormente svilupparsi e proporre agli appassionati altri esemplari ugualmente interessanti.

    Premesse, protagonisti, ricordi

    Grail Watch è un’iniziativa lanciata da Wei Ko, il fondatore dei magazine Revolution e The Rake, per “realizzare le edizioni limitate più ambiziose, fantasiose e cool”. Il nome, che in italiano traduciamo con “l’orologio (del) Graal”, chiaramente gioca con l’idea del Sacro Graal applicata all’orologeria. E quindi sta a indicare l’Esemplare (con la E maiuscola) cui i collezionisti danno la caccia per tutta la vita. Il primo Grail Watch, uscito lo scorso aprile, è stato un Ressence Type 1 rielaborato graficamente da Alain Silberstein, chiamato Carpe Diem. Poi, nei mesi successivi, l’etichetta ha sviluppato creazioni di altri artigiani e microbrand indipendenti, ormai irrimediabilmente esaurite.

    Da parte sua, Alain Silberstein è stato un protagonista della rinascita dell’orologeria meccanica nella seconda metà degli anni 80. Ispirato da Kandinsky, Miró, la Bauhaus, si è sempre distinto per lo stile inconfondibile che lo rende di fatto un maestro del design. Non a caso, il suo primo atelier, fondato a Besançon nel 1986, si chiamava Alain Silberstein Creative S.A. Sin da allora l’estetica dei suoi orologi si era dimostrata vincente, anche se i più tradizionalisti dimostravano qualche perplessità. Ma i tempi e i gusti si stavano rapidamente modificando e, ben prima degli slogan To Break the Rules, lo stilista francese aveva iniziato una strada che, in seguito, non avrebbe più lasciato. Prova ne siano le sue recenti creazioni con MB&F e Louis Erard. Così oggi potremmo parlare di una nuova gioventù per un imprenditore che ha superato la sessantina e non smette di mettersi in gioco.

    Sempre aprendo il cassetto della memoria, di lui ricordo in particolare il secondo cronografo, presentato nel 1989 con movimento Valjoux… Poi, nel 1993, ci fu l’arrivo del cronografo rattrapante. Proprio in quell’occasione, alla Fiera di Basilea, Mr Alain in persona mi raccontò di un ordine arrivato da un collezionista, che voleva regalare al nipotino, appena nato, un orologio Alain Silberstein. Visto il successo che negli anni ha accompagnato la produzione del designer, mi piace immaginare che quel nipotino, ormai in età da apprezzare gli orologi meccanici, penserà al nonno con riconoscenza…

    La trilogia del Grail Watch 4

    Ma torniamo al 2023 e alle caratteristiche dei Grail Watch 4. Tutt’e tre si sviluppano dalla linea BR 03 che ricorda gli strumenti di precisione per l’aviazione, hanno il quadrante nero e il cinturino in caucciù lavorato. La cassa in ceramica nera, il movimento svizzero e la scelta della palette cromatica li rendono perfettamente adeguati alle attuali tendenze, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello estetico.

    Il quadrante del solo tempo, il BR 03-92 Klub 22, riporta la minuteria in giallo ai 4 punti cardinali, intesi come le ore 3, 6, 9 e 12, indicata da una lunga lancetta azzurra. Per le ore un cerchio rosso attira l’attenzione con le sue dimensioni, mentre la lancetta dei secondi è gialla. Il movimento è il Calibro BR-302 a carica automatica. La tiratura limitata è di 200 esemplari, il prezzo di 4.200 euro.

    Nel BR 03-92 Marine 22, la cassa è impermeabile fino a 30 bar. La lunetta in ceramica bicolore evidenzia (ogni 5 minuti) il tempo dei 20 minuti necessari per una corretta decompressione durante la risalita. Sul quadrante lancette maxi, ben visibili in ogni condizione di luce: quella delle ore, tonda e luminescente, è bordata di azzurro; quella dei minuti è rossa e anch’essa luminescente, mentre per i secondi è stata scelta una lancetta gialla. Anche questo Grail Watch 4 è equipaggiato dal Calibro automatico BR-302, ma l’edizione limitata è di 100 esemplari e il prezzo di 5.400 euro.

    Infine nel BR 03-94 Krono 22 il quadrante mostra cinque lancette colorate. Le ore sono indicate con un cerchio rosso, i minuti con la lunga lancetta blu e i secondi con quella gialla, invece nei sottoquadranti della cronografia i 30 minuti si leggono con un triangolo azzurro e i secondi continui con la sottile lancetta gialla. Colorati e laccati anche i pulsanti crono rettangolari: giallo per start-stop e blu per il reset; sulla corona protetta e a vite il colore scelto è il rosso. In questo caso il movimento automatico è il BR.Cal.301, la serie di 100 esemplari, il prezzo di 6.400 euro.

    Qualche curiosità

    La trilogia del Grail Watch 4 nasce appunto dalla convergenza di idee di Bruno Belamich & Carlos Rosillo da un lato e di Alain Silberstein dall’altro. Dal primo incontro in un albergo parigino, sono trascorsi due anni per la gestazione del nuovo progetto, nei quali non sono mancati problemi da risolvere congiuntamente. Derivati per esempio dall’uso delle lancette maxi di Silberstein. Nel cronografo infatti la lancetta dei minuti – secondo Rosillo la più lunga mai montata su un orologio Bell & Ross – doveva comunque garantire il buon funzionamento del reset e il perfetto allineamento nella rimessa a zero. Mentre nel subacqueo l’accentuata visibilità doveva andare di pari passo con la leggerezza. Un’autentica sfida è stata la scelta di impiegare una ceramica a due colori nella lunetta. Ma tutto è stato superato con la tenacia, la buona volontà e l’assenza di quei personalismi purtroppo così frequenti in orologeria.

    Un’ultima informazione dedicata al mondo del collezionismo, che negli ultimi tempi ha dimostrato un rinnovato interesse per le edizioni millesimate, frutto di collaborazioni eccellenti come questa. Poiché ogni orologio della trilogia del Grail Watch 4 è numerato, i tre modelli con lo stesso numero sono riuniti anche in un cofanetto, anch’esso ovviamente in tiratura limitata di 50 pezzi. Gli esemplari che ne fanno parte sono infatti numerati da 1 a 50. Una ghiotta occasione che farà felici gli appassionati. La si può trovare in vendita a 16.000 euro, come i singoli orologi, sull’e-commerce di Grail Watch.