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Tag: Blancpain Fifty Fathoms

  • Fifty Fathoms Tech BOC IV: il cuore “blu” di Blancpain

    Fifty Fathoms Tech BOC IV: il cuore “blu” di Blancpain

    Ci sono momenti nei quali Blancpain dà una scossa alla collezione Fifty Fathoms e la mette al servizio dell’ambiente. Sono momenti nei quali fa tremendamente sul serio. Prova ne è il Fifty Fathoms Tech BOC IV da poco presentato. Per chi non lo ricordasse, infatti, il Marchio svizzero è tra quelli che maggiormente credono nella necessità di “dare il buon esempio”. Ossia: produco orologi subacquei sopraffini, destinati ai professionisti delle immersioni? Bene, allora devo fare in modo che l’ambiente nel quale costoro si tuffano, per diletto o per lavoro, sia il più integro possibile. Come? Destinando parte dei proventi delle vendite dei miei orologi subacquei al finanziamento di progetti di salvaguardia degli oceani e degli ambienti marini.

    L’amore per gli oceani

    Una strategia che ha un nome: Blancpain Ocean Commitment. Un omaggio al legame storico di Blancpain con gli oceani, nato nel 1953 con il lancio del primo, vero orologio subacqueo, il Fifty Fathoms. Un momento che segnò l’inizio del sostegno della marca all’esplorazione degli oceani e alle numerose iniziative di collaborazione con le comunità locali, per la conservazione della biodiversità.

    Nello specifico, con il Fifty Fathoms Tech BOC IV il Brand svizzero sostiene il Blancpain x Sulubaaï Marine Research Center, un’estensione del programma Sea Academy, inaugurato il 7 febbraio scorso. Dal 2020, Blancpain aiuta questo programma della Sulubaaï Environmental Foundation, un’iniziativa collaborativa per la gestione sostenibile delle risorse marine. Il programma si concentra sulla creazione di una rete di aree marine protette in collaborazione con le comunità locali intorno all’isola di Pangatalan e nella baia di Shark Fin, Palawan, Filippine. 

    Un’iniziativa che, per sostenersi, ha bisogno di fondi, precisamente di 100mila euro. Ecco perché Blancpain donerà 1.000 euro per ciascuno dei 100 orologi in cui è stata realizzata l’edizione limitata del Fifty Fathoms Tech BOC IV. Che costa, per completezza d’informazione 23.450 euro.

    Due parole sul Fifty Fathoms Tech BOC IV

    Che cos’ha dunque di speciale questo orologio? Intanto, da un punto di vista estetico si rifà al Fifty Fathoms Tech Gombessa presentato nel 2023. Quello aveva però la cassa da 47 mm, contro i 45 mm del Fifty Fathoms Tech BOC IV, e una speciale lunetta graduata con una scala di immersione che arrivava a 3 ore. Qui è sostituita dalla classica ghiera di 60 minuti.

    La cassa dell’orologio è in titanio. Il combinato disposto del metallo con il cinturino in caucciù è un inno alla leggerezza: ho indossato questo Fifty Fathoms durante la presentazione alla stampa italiana di settore e ve lo garantisco. L’assenza di anse e lo speciale aggancio del cinturino al lato cassa completano la vestibilità ottimale del tutto. Il fatto che lo abbia provato sul mio polso smilzo vale più di mille chiacchiere se scrivo qui che è ottimamente indossabile.

    L’estetica complessiva è quella della collezione Fifty Fathoms, con qualche dettaglio cui vale la pena accennare qui per lasciare poi parlare le didascalie. Un’estetica che rigurda la classica lunetta bombata con inserto in ceramica, il quadrante di un nero profondo sul quale gli indici applicati sono dei blocchi pieni di Super-LumiNova, l’ergonomia che rende il Fifty Fathoms Tech BOC IV prima di tutto un orologio professionale. Poi, caso mai, un accessorio.

    La collezione Fifty Fathoms e l’ambiente

    Come ho scritto, l’orologio è in 100 pezzi e per la vendita di ciascuno di essi Blancpain donerà 1.000 euro alla Sulubaaï Environmental Foundation. Come ricorda il nome dell’orologio (BOC è l’acronimo di Blancpain Ocean Commitment), è la quarta edizione destinata allo sviluppo di progetti del programma ambientale attivato dal Brand per creare iniziative a salvaguardia degli ambienti marini.

    Le tre precedenti edizioni limitate furono lanciate nel 2014, 2016 e 2018. Blancpain realizzò 250 pezzi per ciascuna di esse, contribuendo, sempre con 1.000 euro a orologio, alla realizzazione di altrettanti progetti di salvaguardia ambientale. Le operazioni sostenute dalle prime tre edizioni erano più complesse e necessitavano di 250mila euro ciascuna per la loro realizzazione. I Fifty Fathoms dedicati andarono tutti venduti nell’arco di breve tempo.

    Come Blancpain sottolinea, l’azienda non sceglie casualmente i progetti da sostenere. Essi devono rispondere a requisiti ben precisi, che incontrano i propositi e i valori della Maison. Il Presidente e Ceo di Blancpain, Marc Hayek, è coinvolto in prima persona nella scelta delle iniziative meritevoli di successo, in virtù della forte sensibilità ambientale e della passione per le immersioni che gli appartengono. La Manifattura fa il resto, mettendo a disposizione orologi di qualità, il cui prezzo passa in secondo piano (per chi se lo può permettere…) di fronte alla “missione” che ciascuno di essi ha. Un gioco di squadra e “di sponda” tra Manifattura, organizzazioni ambientaliste e appassionati collezionisti che trovo meritevole. 

    Blancpain non è l’unica manifattura a produrre orologi subacquei e a sostenere iniziative ambientali a tutela dei mari. La differenza con le altre manifatture sta nella qualità diver che realizza, ma soprattutto nell’impegno diretto dei vertici aziendali in tutti i processi legati a queste iniziative. Se si muove il capo, siate certi che il risultato sarà eccellente, come prodotto e come progetto globale.

  • Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3: atto finale

    Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3: atto finale

    Quando Blancpain si muove per organizzare un evento, state pur certi che fa le cose in grande. Ne ho avuto l’ennesima prova lo scorso weekend, quando sono stato invitato a Cannes per la presentazione del terzo orologio che celebra i 70 anni del Blancpain Fifty Fathoms, il Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3.

    C’era chi pensava che…

    Dopo i modelli lanciati a gennaio e a febbraio, c’era curiosità intorno a questo terzo e ultimo pezzo. Oltretutto sul web avevano impazzato ipotesi e previsioni: alcune plausibili, altre bizzarre, talune surreali. Specialmente dopo la recentissima operazione in collaborazione con Swatch, c’è stato persino chi si è lanciato in mirabolanti supposizioni di Blancpain Fifty Fathoms colorati, anche per le referenze Bathyscaphe.

    Ebbene, io non sono il mago Otelma (grazie al cielo) e nemmeno ho un’intelligenza superiore alla norma (peccato), ma l’idea che sarebbe stato qualcosa di filologicamente più vicino alla storia dell’orologio mi è passata per la testa. Dopo che l’Act 1 era stato un omaggio al passato e il Fifty Fathoms Tech Gombessa Act 2 una prova generale di futuro, la sensazione che Blancpain sarebbe tornata alle origini era nell’aria.

    E così è stato. Durante il party del 23 settembre sull’île Sainte-Marguerite, il Ceo di Blancpain Marc Hayek ha tolto il velo all’orologio, o meglio, lo ha tolto dalla scatola. Il Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 era infatti celato sotto un cubo di legno, che Hayek ha sollevato facendosi aiutare dai due chef stellati che hanno curato il buffet dell’evento, Christopher Coutanceau e Glenn Viel. E da quella mistery box in stile Masterchef non è apparso un carciofo ma lui, la star della serata.

    Io l’ho provato

    La teca con l’orologio è stata oggetto di un immediato assalto degli astanti, a caccia del primo scatto, come fosse George Clooney sulla non lontana Croisette. Così ho optato per un altro banco, sul quale due orologiai avevano a disposizione altri due pezzi da mostrare e far provare. E da qui voglio partire questa volta, dalla prova al polso. Per quanto sia stata rapida, ha comunque offerto le sensazioni che cercavo per cominciare questo articolo.

    Inizio subito in media res, come dicevano i latini, con qualche informazione buttata lì che approfondirò più avanti. Ebbene, per l’ultimo nato della famiglia Blancpain Fifty Fathoms, il Marchio ha fatto uno sforzo in termini di vestibilità. La cassa ha un diametro di 41,3 mm e uno spessore di 13.30 mm e una leggera curvatura; non è pesante al polso nonostante sia fatta di bronzo dorato.

    Le anse molto allungate e abbinate al cinturino Nato (unica scelta, niente caucciù) non rendono questo Fifty Fathoms ideale per i polsi sottili come il mio. L’ho visto indossato da gente più nerboruta del sottoscritto e l’impressione che mi ha lasciato è che quello sia il suo habitat ideale. Poi, come dico sempre, la prova dal concessionario è sempre la cosa migliore per valutare l’indossabilità di un orologio.

    L’eredità del Blancpain Fifty Fathoms

    Ho fatto questa premessa, a mio avviso importante, perché non siamo in tantissimi ad avere avuto l’opportunità d mettere al polso il nuovo Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3. Un parere fresco penso fosse utile. Ora torno a una presentazione più classica e inizio col dire che l’ispirazione per l’orologio è venuta dal modello in dotazione agli uomini rana della Marina Militare americana all’inizio degli anni ’60. Un’ispirazione che si ritrova in diversi dettagli.

    Tanto per cominciare nell’indicatore dell’impermeabilità a ore 6 che abbiamo imparato a conoscere dal contemporaneo Fifty Fathoms Mil-Spec e che è una invenzione di Jean-Jacques Fiechter, padre del Fifty Fathoms e Ceo di Blancpain dal 1950 al 1980. Il funzionamento dell’indicatore è molto semplice: se dell’umidità penetra nella cassa, la parte superiore bianca della “pastiglia” tende ad assumere un colore simile a quello della parte inferiore. In questo modo, mancando l’immediato contrasto visivo, un subacqueo che indossa l’orologio in immersione si accorge al volo che la tenuta stagna è stata compromessa.

    L’indicatore è presente fin dal 1957 sul quadrante del Mil-Spec (Military Specification, ossia costruito per soddisfare le specifiche richieste alle attrezzature militari). E ha fatto sì che la Marina statunitense giudicasse questo modello come l’unico in grado di soddisfare tutti i propri criteri riguardanti gli orologi da utilizzare per le missioni sottomarine. 

    Passato e presente

    I richiami a quell’orologio continuano nel colore nero opaco del quadrante, nel diametro della cassa (un’enormità a quei tempi) e nel logo Blancpain, scritto con i caratteri dell’epoca. Anche il vetro zaffiro, bello protruso, sa di anni ’50. Non potendo utilizzare il radio per gli indici, si è scelto il Super-LumiNova vintage, così come per la scala di immersione sulla lunetta. A proposito, quest’ultima è girevole, unidirezionale e piatta, con il tocco moderno dell’inserto in ceramica nera. 

    Il cinturino Nato bicolore riprende il codice cromatico del modello degli anni ’60, con un cuore sostenibile che lo rende adatto ai nostri giorni: è fatto con reti da pesca abbandonate, rimosse dagli oceani.

    Quello che invece distingue il Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 dall’orologio del passato è sicuramente la lunghezza delle anse, che là erano più corte e avvolgenti, oltre al materiale della cassa. L’ho anticipato prima, si tratta di bronzo dorato e, come promesso, ora ne parlo un po’ più da vicino.

    Una cassa speciale

    Sappiamo che in Swatch Group hanno il pallino di essere un po’ alchimisti e creano non di rado leghe proprietarie. Ricordo a titolo di esempio l’oro Sedna, Canopus o Moonshine di Omega. E cito Omega non a caso, perché questa lega brevettata chiamata bronzo dorato arriva da lì e chi ha buona memoria la ricorda in una cassa dello Speedmaster Chronoscope.

    È composta per il 37,5% da oro con punzonatura 9 carati e per il 50% da rame; il restante 12,5% se lo dividono argento, palladio e gallio. Quest’ultimo, molto raro, fonde a soli 30 gradi Celsius: pensate alla difficoltà di lavorarlo con altri componenti e ditemi se anche a voi non viene da pensare che nelle fonderie di Swatch Group lavori il Topolino Apprendista stregone di Fantasia.

    Il bronzo dorato fornisce un colore molto specifico, più vicino al bronzo tradizionale (almeno quando è nuovo) e diverso dalle altre leghe d’oro proprietarie di Omega. Allo stesso tempo, si qualifica come oro 9 kt e può quindi essere marchiato con punzoni. I risultati sono un colore e una lucentezza interessanti, diversi da qualsiasi altro bronzo. E – cosa importante – l’assenza di scolorimenti e ossidazioni, che per molti sono il bello di queste casse (più scolorano, più diventano uniche), ma per altri sono una seccatura che li frena nell’acquisto di questo tipo di orologi.

    Il calibro del Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3

    Non torno sulle dimensioni della cassa, che è impermeabile fino a 30 bar – minimo sindacale per un subacqueo professionale. Passo al movimento. Si tratta di un calibro automatico solo tempo e senza indicazione della data, giusto per parlare di aderenza filologica alla tradizione. All’epoca, un movimento a carica manuale avrebbe potuto prestare il fianco a una perdita progressiva di impermeabilità della cassa, dovendo mettere mano quotidianamente alla corona per ricaricarlo.

    Il calibro 1154.P2 è dotato di un doppio bariletto, che garantisce all’orologio un’autonomia di 100 ore. È qualcosa in meno di quanto fornisce il classico 1315 montato sulla collezione corrente, che arriva a 120 ore. Il 1315 è di oltre due millimetri più spesso, anche per la presenza del disco del datario, e lavora a 28.800 alternanze/ora, che sono invece 21.600 nel 1154.P2.

    Come ogni calibro di alta qualità che si rispetti, ha la spirale in silicio che lo rende resistente al magnetismo. A proposito di resistenza, per la prima volta nel Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 la Manifattura inserisce un movimento inattaccabile fino a 1000 gauss. Un risultato ottenuto grazie all’impiego del silicio abbinato, a livello di scappamento, a una serie di leghe esclusive.

    Questo ha consentito di evitare l’inserimento di una gabbia in ferro dolce a protezione del calibro, come si faceva un tempo, e di rendere così il movimento visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro. L’anello di incassaggio è anch’esso in bronzo dorato; dettaglio non secondario, perché negli orologi con cassa in bronzo di solito il fondello è in un altro metallo perché la lega può generare reazioni allergiche sulla pelle del polso.

    Blancpain e gli oceani

    Sopra ho parlato del cinturino fatto con reti da pesca riciclate. Scelta coerente, dal momento che l’esplorazione e la preservazione degli oceani mondiali sono essenziali per Blancpain. Un’affinità che si accompagna alla determinazione nel supportare importanti attività e iniziative dedicate agli oceani e dalla quale è nato il Blancpain Ocean Commitment (BOC).

    Grazie a questo programma, Blancpain è partner di diverse organizzazioni leader e personalità stimolanti. E concentra i suoi sforzi attraverso tre assi: sensibilizzare sulla bellezza degli oceani, contribuire alla ricerca scientifica e implementare delle misure efficaci di conservazione.

    Anche a Cannes, il giorno prima della mondanità, è stato dato spazio alla sostenibilità e voce al Blancpain Ocean Commitment con una tavola rotonda all’Hôtel Majestic. Vi hanno partecipato Marc Hayek, il fotografo ed esploratore subacqueo partner del brand Laurent Ballesta, il Ceo di Padi Drew Richardson, quello di Oceana Andrew Sharpless, il Direttore editoriale di The Economist Impact Charles Goddard.

    Prezzo e disponibilità

    Chiudo, come sempre, parlando del prezzo. Al momento la cifra precisa nella valuta comunitaria non è ancora stata comunicata, ma si aggira intorno a 32.000 euro. Aggiornerò appena possibile. Comunque soldi importanti per un orologio con cassa in bronzo dorato e non braccialato.

    E per la prova dal concessionario di cui ho scritto sopra ci vorranno pazienza e tenacia: l’orologio è in edizione limitata di 555 pezzi e al mercato italiano ne sono destinati meno del 5% del totale. Un motivo in più per ritenermi privilegiato a essere stato nel posto giusto al momento giusto. Cannes, 23 settembre 2023.

  • Ocean Photography Awards 2021, Blancpain e le donne subacquee

    Ocean Photography Awards 2021, Blancpain e le donne subacquee

    Una tartaruga verde circondata dalla scorta di un banco di pesci vetro. Con quest’immagine sottomarina di forte impatto emotivo la talentuosa fotografa australiana Aimee Jan si è aggiudicata l’Ocean Photographer of the Year™ di quest’anno. Il più prestigioso tra gli 8 premi degli Ocean Photography Awards 2021, assegnati il 16 settembre dal londinese Oceanographic Magazine assieme a Blancpain, partner principale dell’evento. Un’ulteriore, importante conferma dell’impegno della maison nella salvaguarda degli oceani.

    Blancpain e gli oceani

    La storia di Blancpain è in effetti intrecciata alle vicissitudini sottomarine fin dal 1953, anno del lancio del primo orologio subacqueo al mondo: il Fifty Fathoms. Un esemplare creato da Jean-Jacques Fiechter, allora Co-Ceo della manifattura e sub appassionato, consapevole della necessità di poter contare su un orologio affidabile per scoprire il mondo sottomarino.

    Proprio al Fifty Fathoms l’azienda ha dedicato fra l’altro un’omonima pubblicazione che ha come scopo l’esplorazione, attraverso l’obiettivo, delle mille sfaccettature del mondo sottomarino. Segnale inequivocabile della scommessa di Blancpain sulla fotografia subacquea come uno dei migliori mezzi di conoscenza del mare. Che concorre a sensibilizzare la collettività sulle sue meraviglie e, al tempo stesso, sulle minacce cui è esposto.

    Dalla partnership del World Ocean Summit al supporto a spedizioni della National Geography Society; dalla stretta collaborazione con pionieri degli oceani, scienziati marini e fotografi subacquei al patrocinio di tanti concorsi fotografici. Le tante iniziative della maison in difesa della vita sottomarina sono coordinate dal Blancpain Ocean Committment. Diventato ormai una riconosciuta istituzione, finora ha contribuito a proteggere 4 milioni di chilometri quadrati di aree marine nel mondo.

    Blancpain e gli Ocean Photography Awards 2021

    In piena continuità con i progetti fotografici e artistici finora sostenuti si inserisce il partenariato con gli Ocean Photography Awards 2021. I prestigiosi premi quest’anno hanno raccolto oltre 3mila iscrizioni da parte di fotografi amatoriali e professionali, subacquei e surfer, giovani e anziani. Particolarmente difficile è stata quindi la selezione degli 8 vincitori per la giuria. Composta fra l’altro da membri del collettivo SeaLegacy – l’associazione per la conservazione degli oceani, per il cui sostegno si organizzano gli Ocean Photography Awards – nonché da fotografi e videografi specializzati.

    Su un tappetto di conchiglie, piccoli cristalli colorati e pietrine multiformi, un pesce striato dalla bocca fluorescente inghiotte un mozzicone di sigaretta. Mentre un cavalluccio marino che nuota beato in profondità blu aggancia con la coda il laccio di una mascherina chirurgica. Bellezze sottomarine che intrappolano rifiuti. Come netturbini dell’oceano, inconsapevoli dei pericoli che quegli incoscienti degli umani hanno teso ai loro habitat. Incanti e minacce negli oceani: questo il tema del concorso Ocean Photography Awards 2021, che ha dato grande rilevanza alle donne.

    Il Female Fifty Fathoms Award di Blancpain

    Novità di quest’anno è stato il Female Fifty Fathoms Award. Una categoria dedicata alla fotografia al femminile, lanciata proprio da Blancpain per invogliare le donne (ancora poche in questo settore) a condividere il loro sguardo sul mondo sottomarino. Nominate da altri come fonte d’ispirazione, le fotografe in lizza sono state oggetto di attente valutazioni da parte della giuria e di Blancpain. Fra le oltre 100 nomination, le 12 finaliste selezionate hanno offerto una panoramica dei loro lavori sottoponendo un portfolio di 10 immagini dedicate agli oceani.

    La vincitrice, nominata sempre giovedì scorso con la cerimonia ufficiale nella boutique londinese di Blancpain, è Renee Capozzola, insegnante di biologia americana, particolarmente interessata alla conservazione marina. Convinta che la fotografia subacquea sia una leva formidabile per svelare a tutti il mondo magico che si nasconde sott’acqua, Renee fotografa spesso tartarughe e squali. E un grande squalo a pinna nera del reef (segno di un ecosistema marino sano) domina infatti l’immagine (intitolata Sharky Sunset) che ha sedotto in particolare la giuria e Blancpain.

    Che hanno premiato Renee Capozzola con il primo esemplare di un nuovo Fifty Fathoms. Di colore blu, con il numero di serie 1 e sulla cassa l’iscrizione “FFF Award 2021”. Inoltre Renee Capozzola potrà beneficiare della presenza sulle piattaforme sui mezzi di comunicazione del marchio. Il suo nome sarà così associato a quello di fotografi famosi come Ernest H. Brooks II o Ellen Cuylaerts, che hanno contribuito alle pubblicazioni delle edizioni Fifty Fathoms di Blancpain.

    I vincitori degli Ocean Photography Awards

    I premi assegnati ai vincitori del concorso annuale prodotto dalla rivista Oceanographic sono del valore complessivo di 5mila sterline. E offrono ai fotografi l’opportunità di dare una svolta alla loro carriera, anche grazie alle tante occasioni di visibilità previste in aggiunta ai riconoscimenti in denaro. Dalla condivisione di profili e immagini sui social media di Oceanographic, di SeaLegacy e di Blancpain alla donazione di attrezzature; fino alla residenza di un anno come membri del SeaLegacy Collective, offerta al vincitore della sezione Portafoglio Collettivo, il tedesco Stefan Christmas, assieme a 1.000 sterline.

    Il Fotografo dell’anno, che quest’anno è una donna, Aimee Jan, vince invece (tra gli altri premi) 2.500 sterline e 5 giorni di presenza su feed Instagram di SeaLegagy, che ha ben 2,2 milioni di follower. La sezione Conservazione dell’oceano ha visto invece la premiazione del fotografo turco Kerim Sabuncuoglu, che oltre a ricevere 1.000 sterline avrà la possibilità di fare un tutoraggio con la pioniera della fotografia subacquea Cristina Mittermeier. Mentre la vincitrice della categoria Giovani è Hannel Le Leu, che farà due sessioni di tutoraggio individuale con un membro della giuria.

    Un premio in denaro di 1.000 sterline è stato assegnato anche al messicano Martin Broer, primo classificato nella categoria l’Esplorazione; e a Ben Thouard, che fa base a Tahiti, per la sezione Avventure. Da citare infine l’australiano Phil de Glanville, che ha vinto nella categoria Scelta della Comunità. Le immagini vincitrici degli Ocean Photography Awards sono state riunite in una mostra allestita da oggi lungo il Tamigi (The Queen’s Walk), in una sorta di galleria a cielo aperto che i londinesi non potranno non apprezzare. Mentre chi abita altrove può comunque godere della magia subacquea attraverso il sito ufficiale, dove sono esposte tutte le foto che hanno partecipato al concorso.

    Qualche commento

    «Siamo felici e onorati di avere Blancpain come nostro partner per il 2021. L’impegno di Blancpain nell’esplorazione e nella conservazione degli oceani fa parte della sua cultura aziendale, della sua stessa identità. Passione e ricerca l’hanno portata a raggiungere importanti obiettivi nella conservazione degli oceani ed essere ai primi posti nelle esplorazioni da molti anni. Quest’autenticità e integrità nell’amore per gli oceani si aggiunge bene al premio Opa 2021», ha commentato Will Harrison, fondatore degli Ocean Photography Awards.

    «L’Ocean Commitment di Blancpain è incentrato sul principio che la gente può rispettare e proteggere solo ciò che ama, e può amare solo ciò che conosce. Portando avanti il ruolo del Fifty Fathoms nell’aprire il mondo sommerso, Blancpain ha sempre patrocinato chi è in grado di suscitare la consapevolezza per le necessità degli oceani. E in particolare coloro che riescono a veicolare un messaggio positivo attraverso le immagini di luoghi ancora intatti», ha spiegato Marc A. Hayek, Presidente e Ceo di Blancpain.

    «Per questo siamo fieri di diventare il partner principale degli Ocean Photography Awards, che hanno per obiettivo la condivisione dei miracoli nascosti degli oceani e della loro importanza per ogni forma di vita sulla terra». Del resto lo stesso Marc Hayek è fotografo sottomarino. Ma non è casuale neppure la grande attenzione alle fotografe. Jean-Jacques Fiechter nutriva infatti una particolare ammirazione per le donne subacquee per la loro capacità di superare gli uomini nella durata d’immersione. Ben vengano altre donne dietro l’obiettivo, sopra e sotto il mare.

  • Fifty Fathoms No Rad: Blancpain rende omaggio al passato

    Fifty Fathoms No Rad: Blancpain rende omaggio al passato

    «La stabilità può essere raggiunta solo dalla materia inattiva». No, non l’ha detto Mario Draghi pensando alle forze che compongono il suo governo, bensì Marie Curie. Avrebbe mai pensato la due volte premio Nobel che un giorno, indirettamente, i suoi studi sulla radioattività avrebbero reso mitico un orologio, il Blancpain Fifty Fathoms No Rad?

    Chiaramente no. Ma vado oltre la provocazione e vi racconto in breve la storia di questo orologio e di come mai Blancpain abbia deciso di dedicargli un altro esemplare-tributo, in edizione limitata, in questo 2021. Il Tribute to Fifty Fathoms No Rad.

    Vade retro, radio!

    Intanto, il nomignolo No Rad deriva dal logo riportato sul quadrante, a ore 6, a indicare che il materiale luminescente usato da Blancpain per indici e lancette dell’orologio è “No Radiation” (nessuna radiazione). Ossia privo di radio. E ci mancherebbe, direte. Da decenni il radio è bandito dall’orologeria perché dannoso per la salute, non tanto di chi indossa l’orologio quanto di chi lo lavora.

    Appunto, sono decenni. Ma prima questa sostanza era ampiamente utilizzata per via dell’eccellente proprietà auto-luminosa. L’esempio più noto, che ha dato origine a una collezione di orologi, è il Radiomir, composto da una miscela di fosforo e materiale radioattivo in pasta, inventato da Guido Panerai tra le due guerre mondiali.

    Utilissimo ma pericoloso, il radio fu soppiantato negli anni dal trizio, anch’esso radioattivo pur se in misura molto minore. Radioattività per radioattività, anche il trizio fu progressivamente sostituito da materiali fotosensibili e non dannosi per la salute. Una mossa che ha reso gli orologi vintage con indici e lancette triziate sempre più ricercati dai collezionisti.

    Se volete sapere di più sui materiali luminescenti, vi rimando a questo articolo interessante. Del resto siete qui per leggere del Tribute to Fifty Fathoms No Rad di Blancpain, giusto? E allora parliamone, ricordando come nacque il Fifty Fathoms e arrivando all’orologio del 1965, cui il modello attuale rimanda.

    Blancpain Fifty Fathoms: un po’ di storia

    Nel 1952, la Marina e i servizi segreti francesi incaricarono il tenente Claude Riffaud e il capitano Robert Maloubier di creare un’unità specializzata di sommozzatori destinata ad agire nella massima segretezza. Alcune delle loro missioni includevano attacchi ai porti e sabotaggio di navi.

    Riffaud e Maloubier avevano un’idea generale di quale fosse l’attrezzatura di cui i subacquei avevano bisogno: bussole, profondimetri, orologi. Ma, in fatto di orologi, sul mercato non esisteva un modello specificamente progettato per l’uso che ne avrebbero fatto quei sommozzatori.

    Così Maloubier stesso ne disegnò uno, ideale per le immersioni. Doveva avere una cassa robusta e impermeabile e un quadrante leggibile nelle notti più buie e nelle profondità marine. Il capitano sottopose la sua idea a diversi produttori, ma incontrò rifiuti e resistenze a causa del design troppo ardito dell’orologio.

    Finché arrivò a Blancpain, il cui Ceo dell’epoca, Jean-Jacques Fiechter, era egli stesso un subacqueo dilettante. E un uomo di business, che fiutò l’opportunità: creare un orologio che nessun altro aveva osato realizzare.

    Nacque così nel 1953 il Fifty Fathoms. Con lunetta in bachelite, guarnizioni in gomma per sigillare la cassa e movimento automatico, scelto al posto del manuale per evitare di sollecitare la corona (punto debole per le infiltrazioni d’acqua) con avvolgimenti ripetuti.

    I primi No Rad

    E il Fifty Fathoms No Rad? Arrivò a metà degli anni ’60, quando l’esercito tedesco acquisì il Fifty Fathoms RPG 1 (ci fu poi l’RPGA 1, con datario), conosciuto come “Bund No Rad“. Il nome deriva dal termine Bundeswehr (Forze Armate) – inciso sul fondello degli orologi che equipaggiavano il Kampfschwimmer, l’unità d’élite del commando subacqueo tedesco – e dalla caratteristica dell’orologio: il logo No Rad, presente per la prima volta sul quadrante di un Fifty Fathoms.

    In questo modo, Blancpain rassicurava sull’assenza di radio i subacquei militari professionisti, così come i civili che acquistavano i Fifty Fathoms da fornitori di attrezzature specializzate. Una rassicurazione data anche dalla scritta T<25 sul réhaut interno a ore 5, a indicare la quantità di trizio utilizzata, inferiore a 25 millicurie come richiesto dalle normative in vigore all’epoca.

    Blancpain ha già dedicato un tributo al Fifty Fathoms No Rad nel 2010, il 5015B Tribute to Fifty Fathoms. Basato sul modello classico, con diametro di 45 mm (negli anni ’60 era di 41), ha la lunetta completamente graduata e il quadrante con indici dipinti e logo “No Rad” a ore 6. Limitato a 500 pezzi, monta il calibro 1315 con 120 ore di autonomia.

    Blancpain Tribute to Fifty Fathoms No Rad, atto secondo

    Ora, a undici anni di distanza dal 5015B, Blancpain presenta un’altra edizione limitata (ancora 500 esemplari) del Tribute to Fifty Fathoms No Rad. A campeggiare sul quadrante è di nuovo il simbolo No Rad giallo-arancione, ma questa referenza (5008D) ha argomenti a mio avviso più convincenti di quelli della riedizione del 2010.

    L’orologio condivide molti elementi con il Fifty Fathoms Barakuda del 2019. Innanzitutto, ha una cassa molto più compatta del precedente, ridotta al diametro di 40,3 mm e allo spessore di 13,23 mm, ma tipica del Fifty Fathoms. È in acciaio inossidabile lucido, con anse corte e ricurve, e fondello in vetro zaffiro; è impermeabile fino a 300 metri ed è dotata di una corona a vite protetta da piccole spallette.

    Il quadrante nero opaco ha gli indici che combinano pallettoni tondi, rettangoli e a forma di diamante (a ore 12). L’orologio sarà anche no radiation, ma in Blancpain hanno fatto un barbatrucco utilizzando per indici, lancette e tacche della ghiera un Super-LumiNova di colore “old radium” che riprende il beige-arancione degli indicatori vintage, con la loro patina del tempo.

    A proposito di ghiera, quella del Tribute to Fifty Fathoms No Rad, dal classico profilo bombato, è girevole e unidirezionale. Ha una graduazione tipica dei primi modelli Fifty Fathoms ed è dotata di un inserto in zaffiro, tratto distintivo della collezione contemporanea. Concessione alla modernità – anche se esisteva già nell’RPGA 1, come abbiamo visto – è il datario a ore 3, la cui apertura è evidenziata da un bordo bianco come in uno dei modelli degli anni ’60.

    Il calibro è il collaudato 1151, utilizzato ampiamente da Blancpain non solo nella collezione Fifty Fathoms, ma anche nella Villeret. È un movimento di manifattura a carica automatica molto sottile (3,25 mm). Ha una frequenza di 3Hz, la spirale in silicio, amagnetica, e il doppio bariletto, quindi maggiore autonomia: quattro giorni.

    Giudizio e prezzo

    Come era solito dire Alberto Tomba, «chi mi conosce, lo sa»: in generale, non sono un fan accanito degli orologi-tributo. Anche se belli, ben fatti e filologicamente impeccabili, penso che chi ama il vintage vada alla ricerca dell’originale più che della riedizione. Per quanto possa costare tempo e fatica trovarlo – e a volte, non sempre, abbia un prezzo superiore.

    Però nel caso del Tribute to Fifty Fathoms No Rad faccio un’eccezione. Penso che, da quanto ho scritto finora, ci siano argomenti più che sufficienti per giustificare il mio parere positivo (per quanto può valere…) su questa edizione limitata.

    Bel colpo l’aver riportato la cassa a dimensioni più contenute. Ma anche l’aver scelto di utilizzare un calibro affidabile già impiegato in altri orologi, anziché pensare a qualcosa ad hoc, non è certo un minus. Significa voler offrire un prodotto eccellente, contando sulle potenzialità industriali e sulle economie di scala di un grande gruppo come Swatch Group.

    Il prezzo? Ottimo, in rapporto a quello che l’orologio offre e al fatto di essere una edizione limitata: 13.400 euro. Chiudo come ho iniziato, con una frase di Marie Curie: «Mi è stato insegnato che la strada per il progresso non è rapida né facile». Lo sa anche Blancpain: diversamente, non continuerebbe a proporre orologi così speciali.