Giornale Degli Orologi
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Tag: Chanel Haute Horlogerie

  • Mademoiselle Privé Lion, il segno del Leone secondo Chanel

    Mademoiselle Privé Lion, il segno del Leone secondo Chanel

    Un sautoir, due manchette e un montre-bracelet. Quattro nuovi esemplari-gioiello compongono la nuova collezione Mademoiselle Privé Lion di Chanel. Che è stata presentata all’ultima edizione di Watches and Wonders Geneva, ma è così preziosa ed esclusiva da risultare perfetta per le feste di fine anno. Del resto la famiglia di orologi Mademoiselle Privé ben si presta a interpretare la magia e le atmosfere natalizie, perché è realizzata con quei Métiers d’art che fanno parte della grande tradizione orologiera. E che danno un valore aggiunto, trasmettono un calore umano capace di rendere unico ogni esemplare.

    Il Leone di Mademoiselle Coco

    Ma la collezione Mademoiselle Privé è anche quella più rappresentativa della personalità di Gabrielle Chanel. Una sorta di ritratto privato, quasi intimo, della grande couturière, che fa riferimento non solo agli oggetti da lei più apprezzati, ma anche alle sue passioni, alle sue manie, ai suoi portafortuna. «Simboli del mondo mistico di Mademoiselle Coco», li chiama Arnaud Chastaingt, Direttore dello Studio des Créations Horlogères Chanel. Ecco quindi per esempio la camelia, gli astri, il numero 5, le perle, le catene e, appunto il Leone – il suo segno zodiacale.

    Gabrielle Chanel era nata il 19 agosto e – per chi ci crede – presentava tutte le caratteristiche tradizionalmente attribuite a chi, nel tema natale, ha il Sole nella grande costellazione dell’emisfero Nord. Ma, soprattutto, lei stessa era affascinata dall’astrologia: donna superstiziosa, era fermamente convinta dell’influenza delle stelle sul destino umano. Perciò amava circondarsi di suppellettili e complementi d’arredo a forma di leone – tuttora presenti nello studio di rue Cambon. Non a caso, poi, aveva eletto Venezia a proprio luogo del cuore: tra le calli e i canali, si sentiva protetta dal simbolo di Marco evangelista.

    I bottoni di Monsieur Arnaud

    Non solo. Il Leone è parte integrante anche della moda da lei creata. Mademoiselle Coco lo aveva introdotto come soggetto degli elementi decorativi imprescindibili nei suoi celeberrimi tailleur: i bottoni dorati e lavorati a rilievo. Ed è proprio dai bottoni delle storiche giacche di tweed che Monsieur Arnaud ha preso ispirazione per realizzare i Mademoiselle Privé Bouton. Quest’anno declinati appunto nei quattro esemplari decorati proprio con l’effigie del Leone.

    Al di là della diversa tipologia di orologio, infatti, i Mademoiselle Privé Lion hanno tutti in comune la testa del regale felino. In oro giallo, scolpita a sbalzo da un maestro incisore, con una finitura lucida o completamente tempestata di diamanti taglio brillante, risalta in 3D con una straordinaria forza espressiva che cattura gli sguardi. Posta al centro del bottone, su uno sfondo d’onice, fa da cover al prezioso quadrante dei montre-à-secret, nascosto o rivelato con un semplice gesto.

    I Mademoiselle Privé Lion

    A cominciare dall’esemplare da polso, il più semplice dei quattro ma non per questo meno originale. La cassa in oro giallo e titanio nero è sottolineata da una catena, mentre il bottone è incastonato al centro di un giro di diamanti. Altri diamanti si trovano attorno al quadrante laccato nero, e sulla fibbia del cinturino in pelle di vitello effetto satin. L’orologio, impreziosito da 0.66 carati in totale, è realizzato in 555 esemplari.

    Poi ci sono i due modelli a manchette. Entrambi interamente in titanio (così da risultare leggeri e confortevoli una volta indossati al polso) rivestito di lacca nera, si distinguono per l’altezza del bracciale rigido e per la differente decorazione. Il primo è ornato da un cordoncino d’oro con diamanti, effetto passamaneria; quando si solleva il bottone, mostra il quadrante full pavé. Riunisce 196 gemme per un totale di 0.98 carati ed è disponibile in 20 esemplari. Il secondo invece è un pezzo unico: più simile a una polsiera per dimensioni, con tutti i profili sottolineati dal cordoncino in oro, ha la testa del Leone più grande e incastonata di diamanti: basta farla ruotare su sé stessa per mostrare il quadrante, anch’esso bordato di brillanti. Le 284 gemme raggiungono i 2.49 carati.

    Infine il sautoir. Dallo stile vagamente Art Déco, vede l’orologio al centro di un medaglione in oro giallo double face. Che presenta da un lato il bottone con la testa leonina e dall’altro un disco in onice sfaccettato con un “solitario” al centro. In oro giallo anche la collana, tipo rosario: formata da grani di onice sfaccettato, alternati a boule d’oro e brillanti inscritti in una montatura quadrata, si conclude con un pendente fatto da un grande briolette in onice. Qui le pietre sono 336, 7.9 i carati totali e l’edizione è limitata a 20 esemplari. In realtà riservati a poche, i Mademoiselle Privé Lion tuttavia sono oggetto del desiderio di molte. Anche di quante non sono nate sotto il segno del Leone.  

  • Lion Astroclock: il tempo simbolico di Chanel

    Lion Astroclock: il tempo simbolico di Chanel

    Non solo esemplari da polso. Negli ultimi anni l’orologeria Chanel ogni tanto divaga dal proprio corso principale, per concedersi qualche artistica digressione nell’ambito degli orologi da tavolo. Penso, per esempio, alle varie pendulette Coco Clock, Lion o Mademoiselle Privé, ma più ancora al Chronosphere, realizzato con la manifattura L’Epée nel 2018. Non stupisce quindi il nuovo Lion Astroclock, presentato in questa edizione di Watches and Wonders Geneve, in tema con l’intera collezione 2023, Interstellar. O meglio, stupisce eccome: ma non per il genere cui appartiene, piuttosto per come è fatto.

    Omaggio a Gabrielle Chanel

    A prima vista sembrerebbe quasi un planetario, in realtà è un “solo tempo” estremamente scenografico. In pratica si tratta di una base con una scultura a forma di leone, sovrastata da una grande boule trasparente che racchiude il movimento e il display dell’orologio. Display e non quadrante, dato che un quadrante vero e proprio non esiste. Al suo posto c’è invece una sfera nera rotante simile a un pianeta, decorata da una stella di diamanti che indica l’ora. Mentre i minuti sono riportati da una lancetta che riprende la forma della costellazione del Leone e ruota lungo l’equatore celeste, i secondi sono rappresentati da un cristallo di rocca tagliato a briolette, il cui moto segnala l’effettivo funzionamento dell’orologio.

    Bene. Chiunque abbia una minima conoscenza dell’orologeria Chanel avrà già capito che gli elementi compresi nel Lion Astroclock non sono affatto casuali. Fanno tutti riferimento a Mademoiselle Coco, a ciò che credeva, a ciò che amava, agli oggetti di cui si circondava. Donna di cultura, accanita lettrice di classici e testi di spiritualità, affascinata dall’esoterismo (interesse trasmessole da Boy Chapel, il grande amore della sua vita), Gabrielle Chanel era un’esteta che coltivava il proprio gusto nei circoli degli artisti. E fin da giovane si costruì un mondo fatto di segni, simboli, misteri. Come ha scritto la nipote Gabrielle Palasse-Labrunie: “Senza simboli non c’era nulla… I simboli erano ovunque: nelle sue convinzioni, nel suo appartamento, nei suoi gioielli e portafortuna, nel suo stile”.

    (S)oggetti del cuore

    A cominciare dall’animale feticcio, il Leone. Perché Mademoiselle Coco era nata il 19 agosto e il Leone era il suo segno zodiacale. Ma più ancora era un richiamo alla sua amata Venezia. Una città visitata in un periodo difficile, con l’amica Misia e il marito di lei, Josep Maria Sert, che le aveva fatto da guida fra le opere dei grandi maestri della pittura, i mosaici bizantini, gli splendori architettonici. Affascinante e misteriosa, con il suo dedalo di calli e canali sorvegliati dall’emblematico Leone di San Marco, la Serenissima fu per lei come un balsamo lenitivo. E divenne fonte d’ispirazione senza fine per la grande couturière, che cercò di ricrearne la magia anche nei suoi spazi privati. Così, nello studio al 31 di rue Cambon dove trascorreva le giornate, il Leone è ancora oggi onnipresente, dipinto o scolpito in pietra, marmo, bronzo.

    E poi gli astri: le stelle, la luna, il sole, le costellazioni. I soggetti della preziosissima collezione Bijoux de diamants, l’unica di Alta Gioielleria creata da Mademoiselle Coco e lanciata nel 1932. Una cinquantina di pezzi unici, coi diamanti montati nel platino e nell’oro giallo, per un valore di 20 milioni di franchi dell’epoca. Una collezione ispirata dalla sua passione per l’astrologia o semplicemente dal cielo sopra Parigi. La leggenda racconta che, in una notte stellata, mentre Mademoiselle camminava negli Champs-Elysées, guardò in alto e disse: “Voglio rivestire le donne di stelle…”. E così fece. Tra l’altro creò esemplari celeberrimi – tipo il collier Comète – che hanno fatto la storia del costume. E sono rimasti a fondamento delle creazioni della Maison fino ai nostri giorni, reinterpretati in innumerevoli pezzi ogni volta diversi. Così come il Leone, del resto.

    E ancora le cifre arabe. Gabrielle Chanel credeva nella numerologia e aveva eletto il 5 come proprio numero fortunato. Nel suo universo quasi cabalistico il 5 aveva il significato della perfezione, ma rappresentava anche la volontà, l’intelligenza, la genialità che conducono all’evoluzione, al progresso, all’ascesa interiore.
    Infine il cristallo di rocca. Un materiale amato da Mademoiselle per la trasparenza, in quanto simbolo di purezza – caratteristica essenziale, insieme all’opulenza, della sua estetica. Nell’appartamento parigino lo si ritrova in numerosi complementi d’arredo: dagli elementi dei lampadari ai decori degli specchi ottagonali, fino alle sfere di cristallo. Oggetti quasi sempre presenti in coppia, per rispettare quell’ordine di equilibrio e simmetria che governa tutte le stanze.

    Le caratteristiche del Lion Astroclock

    In quest’ottica dunque i diversi componenti del Lion Astroclock assumono un particolare senso e valore. E il Direttore dello Studio de Création Horlogerie de Chanel Arnaud Chastaingt li ha miscelati, distillati in un design modernissimo, quasi futuristico. Per intenderci, il grande felino si trova al centro di un’architettura essenziale: un telaio a forma di parallelepipedo in ottone, prodotto con una fresatrice per ottenere il massimo della precisione di taglio, annerito con un trattamento di superficie e infine lucidato. A sua volta, il Leone è composto da tre parti: il corpo, la coda, la palla sotto la zampa. Anch’esse fatte interamente di ottone, lavorato (o meglio sfaccettato) a macchina e poi annerito.

    La parte superiore invece è una sfera di cristallo di estrema qualità e del tutto priva di imperfezioni, quasi fosse vetro ottico (in realtà è in vetro zaffiro). La boule, dall’aspetto leggerissimo e arcano, è attorniata da una struttura circolare, simile a un anello di Saturno. Non un semplice decoro. Serve per far ruotare la sfera su se stessa e avere così accesso al sistema a chiave funzionale alla ricarica e alla rimessa all’ora. All’interno racchiude una sorta di microcosmo o realtà parallela, in cui il pianeta nero rotante compie un giro completo in 12 ore. La stella fissa – una cometa molto simile all’omonimo collier – è in oro bianco tempestato di diamanti taglio brillante, di diversa caratura (per un totale di 0.70 ct).

    Al di sotto si staglia la costellazione del Leone, formata da 9 diamanti taglio brillante (1.60 ct) incastonati alle estremità di segmenti in metallo. La stella in corrispondenza della coda, chiamata Denebola nelle mappe celesti, indica i minuti riportati sulla circonferenza interna. Ovviamente l’intera costellazione compie una rotazione completa su se stessa in 60 secondi. Quanto ai secondi, invece, sono sostituiti – come dicevo – da un grande cristallo di rocca interamente sfaccettato, tagliato a briolette. La rotazione su se stessa della gemma non indica il tempo trascorso, ma permette di intuire a colpo d’occhio se l’orologio è in funzione.

    Il calibro del Lion Astroclock

    Alla particolare visualizzazione corrisponde un altrettanto particolare movimento. Concepito e disegnato dai progettisti dello Studio de Création Horlogerie de Chanel, ha richiesto tre anni di sviluppo dall’ideazione al primo prototipo. Ed è stato sviluppato e realizzato dalla manifattura L’Epée 1839: specializzata proprio in calibri per orologi da tavolo, è tra le poche in grado di dar vita a simili “sculture orologiere cinetiche”. Il suo operato è ben chiaro in alcuni precedenti creati per le “macchine” di MB&F: come The Starfleet (ispirata alla stazione spaziale Deep Space Nine di Star Trek), la Medusa, o ancora i robottini Sherman, Melchiorre o T-Rex.

    A carica manuale, il calibro del Lion Astroclock ha un’autonomia di 8 giorni. Non dev’essere stato facile per i progettisti della Manifattura venire a capo di una serie di questioni imposte dalla complessa architettura. La lancetta dei minuti, per esempio, è un’intera struttura rotante che deve aver posto non pochi problemi in termini di peso e di bilanciamento dei componenti, oltre che di consumo energetico. La lunghezza dei singoli segmenti e il fatto che l’intera struttura sia incastonata con 9 diamanti, poi, ha comportato la selezione di un metallo leggero, ma rigido e resistente. I tecnici della Maison quindi hanno optato per una lega specifica di rame-berillio, con un’ottima resistenza meccanica e dalle proprietà comparabili a quelle di certi tipi di acciaio.

    Un segno distintivo del movimento, comunque è l’impianto verticale, sorretto da pilastri e da grandi ponti circolari, anch’essi anneriti da un trattamento di superficie. Questi ultimi basterebbero da soli a definire la paternità della meccanica, perché riflettono la costruzione del Calibre 1 che equipaggia il Monsieur. Cioè il primo movimento in-house di Chanel, caratterizzato proprio da un ponte centrale. Per la cronaca, devo aggiungere che il simbolo dell’Alta Orologeria della Maison è proprio un Leone.

    Conclusioni

    L’eccezionalità della creazione si riflette anche nella tiratura estremamente limitata: il Lion Astroclock è prodotto in 5 esemplari destinati a un pubblico di fortunati collezionisti. Il prezzo di vendita si aggira attorno ai 390mila franchi svizzeri. Solo per pochi, amanti degli oggetti d’arte.

  • Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, il puntaspilli di Chanel

    Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, il puntaspilli di Chanel

    Durante la settimana dell’Haute Couture parigina, a fine gennaio, Chanel ha presentato la nuova collezione Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles. Una capsule collection – come si dice nel mondo della moda – formata da 5 orologi, ciascuno in edizione limitata di 20 esemplari, inedita sintesi di estro creativo e mestieri d’arte. Che rende omaggio ancora una volta alla fondatrice della Maison e al suo lavoro

    L’ho già scritto più volte, ma il discorso resta valido. “Mademoiselle Privé” è quanto si legge su un cartello appeso alla porta dello studio parigino di rue Cambon 31, dove Coco Chanel trascorreva le giornate di lavoro. Quattro locali al secondo piano sopra la boutique oggi diventati un contenitore di ricordi, di oggetti stratificati e ormai cristallizzati nel tempo – quasi aspettassero il ritorno della loro proprietaria. Ma Mademoiselle Privé è anche il nome della famiglia di orologi incentrata proprio sulla figura di Gabrielle Chanel.

    Lanciata nel 2012, la collezione da allora si è focalizzata su vari aspetti della sua persona – interessi, manie, oggetti cari -, ma anche del suo mestiere: quello di designer, sarta, imprenditrice allo stesso tempo… Del resto è impossibile scindere ciò che era Coco Chanel da ciò che faceva. Per lei il lavoro era più di una passione, era un motivo di vita, soprattutto negli ultimi anni. Ed è in questo contesto che vanno visti i nuovi Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, sviluppati dall’inventiva di Arnaud Chastaingt e ispirati a uno strumento d’uso comune in sartoria: il puntaspilli.

    Il mestiere della sarta

    Già in passato, del resto, il Direttore creativo dell’orologeria Chanel ha preso spunto dalla vita professionale della grande couturière per realizzare esemplari inconfondibili. Basti pensare ai Mademoiselle Privé Bouton: che non solo esaltano un dettaglio principe nella confezione dei capi – il bottone – ma lo accostano ai materiali tipici delle sue creazioni, come il tweed o la pelle matelassé. E lo stesso succede nei Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, che nobilitano un attrezzo umile come il puntaspilli – quel cuscinetto tondo di stoffa che di solito le sarte indossano al polso per praticità –, e lo associano ad altri elementi specifici della moda Chanel. Il risultato? Cinque orologi in grado di evocare le atmosfere d’atelier con una capacità di suggestione impressionante. Soprattutto se guardati tutti insieme, affiancati l’uno all’altro.

    Ve lo confesso. La prima volta che ho visto l’intera collezione dei Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles (dallo schermo del computer, oltretutto), mi sono subito venute in mente alcune immagini. I ritratti in bianco e nero (molto famosi, a dir la verità) che il grande fotografo di moda Douglas Kirkland scattò a Mademoiselle, nei primi anni Sessanta. Lei, ormai agée eppure infaticabile, vestita con il più classico tailleur, la paglietta in testa, le perle al collo e l’immancabile sigaretta in bocca, mentre prepara infiniti fitting prima di una sfilata. Qui sistema un girospalla, lì rifà la cucitura di una manica, ora è in piedi accanto a una mannequin esausta, ora seduta su una sedia a controllare un orlo, sempre insoddisfatta finché il risultato non rasenta la perfezione.

    “Le mani come artigli… Le lunghe forbici portate alla cintura come una spada o appese al collo con un nastro… (Quasi fossero l’insegna) di qualche misterioso ordine di cavalierato”. Non sono parole mie: le scrive Edmond Charles-Roux proprio a corredo delle foto di Kirkland nel bel libro The World of Coco Chanel. Friends, fashion, fame, pubblicato da Thames & Hudson parecchi anni fa. Cui vi rimando per saperne di più. Del resto è vero: lei che aveva imparato a cucire dalle suore, da bambina in orfanatrofio, era riuscita a raggiungere le vette dell’Haute Couture. Un patrimonio di conoscenze e savoir-faire teso a creare abiti esclusivi, su misura, con tessuti preziosi. Un impegno di giornate, settimane, mesi di lavoro, in quella forma nobile di artigianato che è forse l’unica ad avvicinare la moda all’arte.    

    I Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles

    Ma sto divagando. Torno quindi sulla collezione Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles, che merita finalmente di essere descritta. Cinque esemplari, dicevo, la cui cassa è fatta proprio come un puntaspilli: in oro giallo, misura 55 mm di diametro per 16,65 mm di spessore. Fuori dall’ordinario, oltre che per le dimensioni XL, soprattutto per il vetro zaffiro più che bombato: a parabola. Una cupola dalle geometrie diverse da qualsiasi altra già vista in orologeria (penso per esempio ai Bubble di Corum o al Klepcys Tourbillon Vertical di Cyrus), la cui convessità è ulteriormente accentuata, in senso estetico, dalla carrure sottile, profilata da due file di diamanti. La superficie curva, ovviamente rivestita da un doppio trattamento antiriflesso, interno ed esterno, non solo protegge il quadrante sottostante ma sembra amplificarne i particolari come una lente d’ingrandimento.

    Già, il quadrante, o meglio i quadranti. Ognuno diverso dall’altro, ma tutti eseguiti con maestria dagli artigiani di Les Cadraniers de Genève, azienda specializzata che fa capo a François-Paul Journe. La loro bravura nel manipolare i materiali, nel trasformarli in altro con il ricorso a diversi mestieri d’arte, diventa quasi lo specchio delle abilità delle petites mains, le sarte e le ricamatrici che lavorano in un laboratorio di Alta Moda. Davvero impressionante è poi il modo in cui sono raffigurati i diversi soggetti, la fedele riproduzione di ciascuno, la resa minuziosa dei dettagli. Anche in questo caso, lunghe, arcane e complesse fasi di lavorazione, tese a realizzare realistiche miniature. Con la stessa pazienza certosina degli amanuensi chini sulle pergamene in un antico scriptorium.

    Lo stile Chanel in miniatura

    Ma gli orologi spiegano più di tante parole. Ecco per esempio il Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles Décor Tweed, che riproduce una little black jacket – la tipica giacca Chanel – in fase di lavorazione, con i vari pezzi ancora scuciti tra loro. Come se il sarto addetto ad assemblarla l’avesse lasciata momentaneamente sul tavolo di lavoro, mezza imbastita e appoggiata lì insieme agli strumenti che stava utilizzando: le forbici, il metro, il ditale, un paio di bottoni – quelli più caratteristici, con la perla mabé – da attaccare. Tutto è perfettamente ricostruito fin nei minimi particolari: i lunghi tratti delle imbastiture, le passamanerie sui bordi (qui interpretate dai diamanti)… Perfino, attorno al réhaut, la catena utilizzata all’interno della fodera per garantire alla giacca un perfetto aplomb. Da notare le lancette a forma di ago, ricorrenti anche negli altri esemplari. Che puntaspilli sarebbe altrimenti?

    Invece il Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles Décor Matelassé raffigura diverse 2.55 accostate alla rinfusa. Anche qui la borsa più emblematica di Chanel, creata da Mademoiselle Coco nel febbraio del 1955 con la tracolla per lasciar libere le mani delle donne, è ritratta con dovizia di particolari: la pelle trapuntata, la catena dorata con appeso un ciondolo portafortuna, la fibbia sul battente (qui realizzata con un diamante baguette)… Notevole per il materiale di base: madreperla incisa e tinta di nero. Mentre il Décor Perles è dedicato ai gioielli della Maison, in assoluto gli accessori preferiti da Mademoiselle: ecco allora la lunga collana in oro con perle e diamanti, le catene intrecciate con strisce di pelle (come quelle delle borse) e decorate da fiocchi, le broche dal motivo “bizantino” che tanto ricordano i bracciali disegnati per lei da Fulco di Verdura…

    Altrettanto emblematici dell’immaginario Chanel i rimanenti modelli. Il Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles Décor Dentelle riprende il motivo della camelia, fiore prediletto dalla grande couturière, onnipresente nelle creazioni della Casa della doppia C. Ma lo ripropone in chiave sartoriale, come fosse un pizzo, simile a quelli di tanti abiti, soprattutto degli anni Venti. E lo ricrea attraverso lunghi processi di fabbricazione che prevedono lo smalto Grand Feu e la tecnica della décalque. Infine il Décor Broderie, ispirato al ricamo, all’applicazione di miriadi di perline di vetro o paillettes con microscopici punti nei laboratori di Lesage. Qui riprodotto con un preziosissimo pavé di diamanti taglio brillante incastonato a neve, che riveste interamente il quadrante. Forse il meno Chanel fra i cinque esemplari, ma sicuramente il più prezioso.

    Info

    A questo punto mancano solo due informazioni “di servizio”. Prima di tutto la disponibilità: i Mademoiselle Privé Pique-Aiguilles sono già in vendita con un prezzo che va dai 175mila ai 250mila euro. Poi una nota tecnica: tutti gli esemplari sono animati da un movimento al quarzo, rigorosamente Swiss made. Mi resta solo una domanda (retorica) da porre alla Maison: a quando una versione meccanica?

  • J12 Tourbillon Diamant e il quinto calibro di manifattura di Chanel

    J12 Tourbillon Diamant e il quinto calibro di manifattura di Chanel

    Non è la prima volta che Chanel firma un J12 Tourbillon. È già successo nel 2005, con un esemplare che di fatto ha segnato l’ingresso della Maison in alta orologeria. Poi nel 2013, con il J12 Rétrograde Mystérieuse, progettato da quei geniacci di Renaud et Papi (RPAP, per essere precisi). E ancora nel 2014, con il J12 Tourbillon Volante, sempre frutto della collaborazione con il Dipartimento ricerca e sviluppo di Audemars Piguet, uscito perfino in versione squelette l’anno successivo. Quindi, perché meravigliarsi di fronte al nuovo J12 Tourbillon Diamant? In fondo può essere visto come la logica conseguenza di un percorso iniziato tanto tempo fa…

    Questione di calibro

    In effetti l’obiezione ha senso. Se guardiamo le caratteristiche degli orologi appena citati (per averne un assaggio, basta leggere qui), l’esemplare presentato all’ultimo Watches and Wonders sembra davvero aver fatto tesoro di tutti quei precedenti. Ma il fatto è che il J12 Tourbillon Diamant se ne distacca totalmente in quanto è animato da un movimento di manifattura: il Calibre 5. Il primo movimento con tourbillon realizzato in casa. E non è cosa da poco.

    Perché nel Calibre 5 confluisce tutto il savoir-faire accumulato da Chanel fin dall’esordio in orologeria: la competenza di Châtelain Manufacture a La Chaux-de-Fonds, l’inventiva di Arnaud Chastaingt, le capacità dello Studio de Création Horlogère di Parigi, le partecipazioni in Kenissi e in Romain Gauthier… Che si sommano a tutte le altre esperienze capitalizzate da Chanel nei quattro calibri precedenti (il Calibre 5 è appunto il quinto calibro sviluppato in sei anni).

    A cominciare dal Calibre 1, che equipaggia il Monsieur de Chanel, da cui l’architettura del Calibre 5 sembra derivare direttamente – o con cui dimostra almeno una decisa parentela. Entrambi a carica manuale, come vuole la tradizione dei tourbillon; entrambi costruiti attorno a un ponte rotondo centrale, entrambi con i rubini oversize… È evidente che questi due movimenti hanno la stessa paternità (Chastaingt e i progettisti del suo Studio), la stessa produzione dei componenti (l’atelier Gauthier), la stessa mano nello sviluppo e nell’assemblaggio (il team Châtelain).

    Le sfide tecniche

    Tranne che… il Calibre 5 è fornito appunto di dispositivo tourbillon, un tourbillon volante per di più. A differenza di un tourbillon tradizionale, che è imperniato alla base sulla platina e in alto sul ponte, il tourbillon volante (inventato nel 1920 da Alfred Helwing) è fissato solo sulla platina. Il che significa poter mostrare la gabbia in tutta la sua leggerezza e far vedere l’intero tourbillon. Per contro, il tourbillon volante non solo non aggiunge nulla alla funzionalità del dispositivo, ma lo rende molto più difficile da realizzare e potenzialmente più fragile se sottoposto a urti e vibrazioni. Una vera sfida tecnica per il puro piacere estetico.

    Come se non bastasse, Arnaud Chastaingt ha avuto la bella pensata di aggiungere un diamante di una certa caratura sopra il tourbillon volante, così da farlo girare sopra la gabbia a ritmo del tourbillon (che compie una rotazione completa su se stesso in un minuto). Il che complica ulteriormente le cose, perché l’incastonatura della pietra contrasta con la leggerezza della gabbia, crea problemi di bilanciamento, comporta calcoli precisi e impone un montaggio pressoché perfetto. Un’altra sfida, quindi.

    Del resto l’orologeria Chanel si è sempre distinta per l’abilità di piegare la tecnica al servizio dell’estetica, di sovvertire i canoni convenzionali della tradizione elvetica e osare fin dove possibile.
    Ma non è finita qui. Chastaingt e compagni non potevano accontentarsi di un comune taglio rotondo. No: hanno messo a punto un nuovo taglio “su misura” a 65 faccette, contro le tradizionali 58, per fare in modo che il diamante sprigionasse tutto il proprio fuoco, durante la rotazione, nelle diverse angolazioni. Chiamatelo perfezionismo, se volete. Ma è così che lavorano da Chanel.

    Le due versioni del J12 Tourbillon Diamant

    L’orologio è realizzato in due varianti, con cassa e bracciale interamente in ceramica nera ad alta resistenza (il materiale che ha reso famosa l’orologeria della Maison). Una referenza è in ceramica nera opaca, con la lunetta in acciaio incastonata di 34 baguette di ceramica; l’altra è invece in ceramica nera lucida, con la lunetta in oro bianco incastonata di altrettanti diamanti baguette (per un totale di 3,54 carati). Ciascuna in edizione limitata di 55 esemplari.

    Tratti comuni a tutt’e due le versioni sono poi gli altri diamanti disseminati (si fa per dire: perfettamente allineati) sulle lancette e sulla gabbia del tourbillon. Detto così sembra facile, ma in realtà si tratta di un lavoro certosino che deve aver impegnato non poco il maestro incastonatore. Pensiamo alle superfici di lavoro microscopiche, alle dimensioni ancora più ridotte delle pietre, alla precisione necessaria per posizionarle una accanto all’altra con regolarità… Da perderci la pazienza.

    Non mi soffermerò oltre sulla descrizione del J12 Tourbillon Diamant, per la quale vi rimando alle didascalie. Concludo invece con i prezzi: 100mila euro per la versione mat, 180mila per quella con i diamanti baguette. Cifre notevoli in senso assoluto, certo, solo per pochi. Ma credo di aver spiegato perché in questo orologio ogni centesimo è ben speso. Chissà se in futuro lo vedremo in nuove versioni…