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Tag: cronografo flyback

  • RM 41-01 Tourbillon Soccer: il calcio secondo Richard Mille

    RM 41-01 Tourbillon Soccer: il calcio secondo Richard Mille

    Mumble… ma non era Hublot il marchio fissato con il mondo del calcio? È la domanda che mi sono fatto leggendo dell’uscita del nuovo Richard Mille RM 41-01 Tourbillon Soccer. Poi però ho fatto mente locale e mi sono ricordato che al Brand non è nuovo il mondo del pallone: è legato da tempo all’ex ct della Nazionale italiana di calcio Roberto Mancini e, nel 2013, ha creato per lui l’RM 11-01. Era il primo orologio del Marchio dedicato a questo sport, con cronografo centrale e indicatori pensati per cronometrare una partita. Nel 2019, l’RM 11-04 ne fu l’evoluzione.

    Cosa che invece non è il Richard Mille RM 41-01 Tourbillon Soccer, perché si tratta di un orologio dallo sviluppo completamente nuovo, che porta il cronometraggio di un match calcistico fino alle estreme conseguenze – se così si possono chiamare i tempi supplementari. E per scrivere di questo orologio complesso, dobbiamo analizzarne i diversi livelli, dal movimento al quadrante fino alla cassa, un’altra prova di virtuosismo dei materiali cui ci ha abituato negli anni la Maison. Parto dal movimento.

    Il calibro dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer

    Il calibro RM 41-01 a carica manuale conta la bellezza di 650 singoli componenti, posizionati su ponti scheletrati in titanio grado 5. Ha un cronografo flyback centrale, un tourbillon da 60 secondi e lavora alla frequenza di 21.600 alternanze/ora, con un’autonomia di circa 70 ore. Fin qui, niente di insolito: altissime complicazioni ma in linea con quanto ci si aspetta da Richard Mille. La vera novità dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer sta nelle funzioni, mai viste prima su un orologio, che lo rendono adatto al mondo del calcio per il quale è pensato. Parlo di un indicatore che segna le diversi fasi di una partita (primo e secondo tempo, tempi supplementari) e di altri due che tengono il conto dei goal segnati da entrambe le squadre.

    Sul quadrante scheletrato, l’indicatore delle fasi della partita si trova a ore 9. Il cronografo flyback è collegato tramite una serie di leve direttamente a questo indicatore, che è un prisma a sei facce. Ogni azzeramento del cronografo aggiorna istantaneamente l’indicatore del tempo di gioco dal primo al secondo tempo e poi al primo e al secondo tempo supplementare, facendolo ruotare di 90 gradi lungo l’asse longitudinale a ogni scatto.

    I contatori dei goal segnati sono invece a ore 11 (squadra di casa) e a ore 5 (ospiti). Gli altri due angoli del quadrante sono occupati dal tourbillon (a ore 7) e dall’indicatore dell’autonomia residua (a ore 1). Per far avanzare i due contatori dei goal si premono i due pulsanti sul lato destro della cassa: quello a ore 2 è per la squadra di casa, a ore 4 per gli ospiti. Ogni pressione fa avanzare la lancetta montata su binari metallici tramite un ingranaggio dedicato, visualizzando fino a nove reti prima di tornare automaticamente a zero.

    Conteggiare il recupero

    Sul quadrante troviamo anche un’altra finezza pensata da Richard Mille e relativa al cronometraggio peculiare di una partita di calcio. A differenza di altri sport, come il basket o l’hockey, anche durante i tempi morti di un incontro l’orologio non si ferma. Minuti persi che, alla fine di ciascun tempo, saranno conteggiati nel recupero.  

    Ebbene, sul réhaut del Richard Mille RM 41-01 è presente una scala con indicatori che corrispondono a durate di 45 minuti e 15 minuti, alla fine dei quali sono presenti sezioni destinate al monitoraggio del tempo di recupero. Inoltre, come ho scritto prima, l’indicatore del periodo di gioco è collegato al meccanismo flyback e, ogni volta che si azzera il cronografo, passa automaticamente al tempo successivo.

    La corona intelligente

    Anche l’RM 41-01 Tourbillon Soccer ha la corona “intelligente” cui ci ha abituati Richard Mille, attraverso la quale selezionare le diverse funzioni dell’orologio: neutro, carica e regolazione dell’ora. A differenza di altre referenze che hanno pulsanti dedicati a questo (penso, per esempio, all‘RM 07-04 Automatic Sport o all’RM 21-02 Tourbillon Aerodyne), l’RM 41-01 Tourbillon Soccer ha una soluzione più classica, dove la corona viene tirata verso l’esterno per attivare le tre diverse funzioni.

    Nell’RM 41-01 Tourbillon Soccer, quando la corona è premuta completamente nella cassa si trova in posizione neutra anziché di carica, come avviene invece normalmente in un orologio. Una scelta fatta da Richard Mille per evitare una carica eccessiva accidentale che possa mettere sotto stress la molla. Estraendo la corona di una posizione si carica il movimento, tirandola nella seconda posizione si può regolare l’ora. La funzione attiva è visualizzata da un indicatore a ore 4 con le modalità N (neutral), W (wind) o H (hour).

    Oltre che la consueta attenzione alla praticità di utilizzo, Richard Mille ha dedicato alla corona in titanio anche una particolare attenzione estetica, per richiamare lo sport che ha ispirato il design dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer. Ha un rivestimento in gomma che riprende il motivo esagonale di un pallone da calcio, motivo che ritorna anche nella parte superiore scolpita della corona stessa.

    Basalt TPT: la novità dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer

    Ed eccoci alla cassa, per la quale ho usato all’inizio l’espressione “virtuosismo dei materiali”. Intanto parto dalle dimensioni, molto maschie come quasi sempre negli orologi del Brand: 43,23 mm da ore 9 a ore 3, 49,65 mm da ansa ad ansa e uno spessore considerevole di 16,08 mm, dovuto principalmente allo spazio necessario per le complicazioni. Come tutti gli altri orologi Richard Mille, la cassa dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer ha una struttura a sandwich, ma una delle due varianti di colore è creata con un materiale del tutto nuovo: Red Carmin Basalt TPT.

    La parte centrale della cassa è nera, in Carbon TPT, materiale ampiamente utilizzato dal Brand e del quale abbiamo scritto già più volte. I due colori, chiamati Red Carmin e Dark Blue, sono presenti nella sezione superiore e in quella inferiore della cassa: il blu è in Quartz TPT, il rosso è la novità, il Basalt TPT, sul quale vale la pena spendere due parole.

    Simile nella lavorazione sia al Carbon TPT sia al Quartz TPT, il Basalt TPT è un materiale composito costituito da strati compressi di fibre, sovrapposti e alternati con un angolo di 45 gradi per aumentarne la resistenza. Anziché le fibre di carbonio spesse 30 micron come nel Carbon TPT o le fibre di silicio da 45 micron del Quartz TPT, il Basalt TPT incorpora fibre di basalto (una roccia vulcanica) spesse 40 micron, che creano una struttura asimmetrica simile al legno.

    Dal punto di vista delle prestazioni, il Basalt TPT è simile al Carbon TPT e al Quartz TPT, e come quelli è biocompatibile. Le fibre a base di basalto producono un motivo più visibile, il che permette a Richard Mille di ottenere un miglior effetto con colori scuri e saturi come il Red Carmin.

    Super partes

    Prima di lasciarvi alle didascalie, segnalo che la versione Dark Blue Quartz TPT del Richard Mille RM 41-01 Tourbillon Soccer è abbinata a un cinturino in caucciù bianco, mentre il Red Carmin Basalt TPT ha un cinturino grigio. Entrambi, per come la vedo io, si abbinano bene ai rispettivi colori, che in questo caso hanno tonalità più scure e naturali anziché quelle molto vivaci presenti su altri modelli del brand. 

    Se volessimo ragionare in termini di fede calcistica, queste tonalità tenui della cassa potrebbero incoraggiare chi volesse comprarsi una di queste due referenze (ciascuna limitata a 30 pezzi per colore) a osare, poiché non si avvicinano a quelle di nessuna squadra. Per intenderci, un interista potrebbe mettersi al polso il Red Carmin senza rischiare di associarsi al Milan, e viceversa con il Dark Blue. Però, visto il prezzo (1.450.000 franchi, tasse escluse), è più facile che se lo metta al polso un calciatore che un ultrà. Ma tant’è: nello sport più inclusivo del mondo, c’è spazio anche per l’esclusività.

  • Riviera Flyback 10828, l’estetica rétro di Baume & Mercier

    Riviera Flyback 10828, l’estetica rétro di Baume & Mercier

    Quando hai in catalogo un orologio che in cinquant’anni di storia ha saputo rinnovarsi ben cinque volte senza mai tradire la propria essenza, puoi e devi introdurre complicazioni sempre più raffinate. Sto parlando di Baume & Mercier e della collezione Riviera, nata nel 1973 dalla matita di Jean-Claude Gueit – designer che ha firmato, fra gli altri, il Polo per Piaget e il Cellini per Rolex. La Maison ginevrina consegnerà nei negozi a giugno prossimo quattro nuovi cronografi Riviera, tutti con cassa da 41 mm, tre dei quali – i più tradizionali – si trovano già in vendita online. Però oggi voglio soffermarmi sulla versione top di gamma, il Riviera Flyback 10828 dotato di calibro cronografico con funzione flyback. Un orologio dal sapore vintage molto accentuato e che, insieme alla variante 10786 del 2023 con calendario perpetuo, eleva il prestigio della Maison e della colllezione Riviera in generale.

    Riviera Flyback 10828, quadrante vintage irresistibile

    Lo so, non dovrei scriverlo: la professione impone imparzialità. Eppure, più guardo il Riviera Flyback 10828, e più mi piace. Trovo che sappia coniugare perfettamente classico e moderno. Il quadrante oro per esempio, e la grafica che sembra realizzata a mano con uno di quei pennini Isograph che usavo ai tempi del liceo per i miei disegni tecnici, gli donano un fascino unico, cui è difficile resistere.

    E lo penso ancor prima di capire cosa sia quell’insieme di numeri, cerchi, tacche e indici – che in un primo momento non ho messo ben a fuoco – e di realizzare che al di sotto c’è un calibro cronografico evoluto. Pensato nella sua funzione quasi un secolo fa, il cronografo con funzione flyback fungeva infatti da strumento prezioso per i primi aviatori. Ma andiamo con ordine.

    Telemetro e tachimetro

    Il Riviera Flyback 10828, oltre a essere un cronografo speciale, esibisce sul quadrante due scale. La prima, sul réhaut, trasforma l’orologio in un telemetro. La seconda, invece, riportata sui tre cerchi concentrici in posizione centrale sul quadrante e intersecante i contatori dei piccoli secondi (a sinistra) e dei minuti cronografici (a destra), lo trasforma in un tachimetro.

    Ma cos’è un telemetro? È un dispositivo che permette di misurare la distanza da un punto in cui si verifica un evento preceduto prima da un segnale visivo, poi da uno acustico. L’esempio più classico? Quello del temporale. Fate partire il cronografo quando vedete il lampo, arrestatelo quando sentite il tuono. La lancetta centrale dei secondi cronografici indica sulla scala del telemetro la distanza che vi separa dal punto in cui imperversa il maltempo. Con il Riviera Flyback 10828 ogni giro completo di 60 secondi equivale a 2 km.

    A cosa serve invece un tachimetro? A misurare la velocità media, espressa in chilometri all’ora, mantenuta su una data distanza di 1 km. In pratica, basta avviare il cronografo quando si parte e arrestarlo dopo aver percorso 1.000 metri. La lancetta centrale dei secondi cronografici segna la velocità media mantenuta. Faccio notare a tal proposito che, coerentemente con l’anima vintage che alloggia nel Riviera Flyback 10828, la scala tachimetrica conduce addirittura al valore minimo di 20 km/h. Sì, perché in passato i mezzi procedevano adagio.

    La funzione flyback…

    Ma veniamo al punto di forza dell’orologio, ossia alla funzione flyback che contraddistingue le funzioni cronografiche. Il significato è presto detto, in tutte le lingue: flyback in inglese, così come la traduzione letterale in francese retour-en-vol, o il nostro “ritorno in volo” in italiano rendono subito l’idea. Il flyback è infatti un cronografo che può essere arrestato, azzerato e riavviato alla pressione di un singolo pulsante. Quindi, in un solo istante. Mi spiego meglio. Premendo il pulsante a ore 2, il cronografo parte. Ora, se vogliamo misurare rapidamente intervalli di tempo che si susseguono senza sosta, basta premere al momento opportuno il pulsante a ore 4 per arrestare, azzerare e far ripartire il cronografo istantaneamente.

    Questa operazione può essere eseguita infinite volte, e serve per compiere una serie di misurazioni che si susseguono in modo repentino. In origine si trattava appunto delle manovre durante le fasi di volo, mentre oggi può essere utile per esempio per prendere i tempi dei giri su pista di un’auto o di una moto. È chiaro che un cronografo flyback può funzionare anche in modo tradizionale, utilizzando il pulsante al 2 per farlo partire e arrestare, quindi il pulsante a ore 4 per riportarlo a zero.  

    … e il movimento La Joux-Perret 8147

    Il movimento cui si affida il Riviera Flyback 10828 è il calibro La Joux-Perret 8147, a carica automatica, frequenza di 4 Hz e la consueta autonomia di 42 ore (un po’ meno di 2 giorni). Non un calibro di manifattura, quindi, ma un meccanismo già ampiamente testato dalla Casa ginevrina, visto che da anni anima i modelli delle collezioni Clifton e Capeland con cronografo flyback.

    Più nel dettaglio, è una rivisitazione in chiave flyback del calibro cronografico Eta 7750 che si ritrova a bordo di una miriade di cronografi di marchi appartenenti al Gruppo Swatch (di cui la stessa Eta fa parte). La Joux-Perret, manifattura con sede a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, è invece sotto l’egida di Citizen Group e come tale può beneficiare del supporto di uno dei più grandi colossi orologieri del Sol Levante.

    Riviera Flyback 10828, il prezzo

    Messo a confronto con gli altri cronografi appena lanciati da Baume & Mercier, il Riviera Flyback 10828 colpisce anche per un altro motivo. Ha un prezzo di listino di 8.200 euro, 4.000 euro in più dei fratelli minori. Stesse dimensioni della cassa, stessa impermeabilità fino a 10 bar, stesso bracciale, ma movimento, quadrante e appeal diversi. Integrare la funzione flyback in un calibro cronografico ha un costo, anche e soprattutto progettuale. Se poi ci aggiungete la tiratura limitata di 73 esemplari, avrete un quadro completo delle caratteristiche dell’orologio. Con questa piccola consapevolezza in mente, preferisco che siate voi, in virtù delle attitudini e dei gusti personali, a trarre le vostre conclusioni.

  • Longines Spirit Flyback e Zulu Time: la tradizione rinnovata

    Longines Spirit Flyback e Zulu Time: la tradizione rinnovata

    Da quando è stata lanciata la collezione Longines Spirit, a metà del 2020, Il Giornale degli Orologi se n’è occupato in tante occasioni. Perché è sicuramente una famiglia di orologi interessante, da tenere d’occhio: un giusto mix di ispirazione vintage, versatilità d’uso e contenuti tecnici, il tutto con un buon rapporto qualità/prezzo. Di conseguenza, ogni volta che negli anni è uscito un nuovo modello, su questo sito arrivava puntuale la relativa recensione. Oggi torno di nuovo sull’argomento perché la Casa della Clessidra Alata ha annunciato l’aggiunta di ulteriori referenze: due nuovi Longines Spirit Flyback bicolori e un nuovo Longines Spirit Zulu Time. Estensioni di gamma che rendono l’offerta ancora più ampia e la scelta più accattivante.

    Longines Spirit Flyback: un po’ di storia

    Longines ha presentato per la prima volta la linea Spirit Flyback nel marzo 2023, sulla scia della ricca storia aeronautica che la contraddistingue (qui è sufficiente fare i nomi di Charles Lindbergh e Amelia Earhart per alludere al suo lungo passato del Brand nel volo aereo). Colgo l’occasione per ricordare che “flyback” si riferisce a una funzione cronografica specifica: grazie alla quale l’utente può azzerare il cronometro e riavviarlo immediatamente con un’unica pressione del pulsante, senza prima fermarlo per poi farlo ripartire.

    La Maison di St. Imier ha introdotto questa complicazione nel 1936, rendendola una parte significativa delle proprie innovazioni orologiere. Così, combinando elementi storici con la tecnologia moderna, la collezione Spirit Flyback crea un ponte tra il passato e il presente. Si rivolge quindi ai collezionisti e agli appassionati di orologi che apprezzano in egual misura l’heritage e l’innovazione.

    Gli esemplari in catalogo

    In sintesi, ecco allora le caratteristiche dei cronografi attualmente in produzione: cassa di proporzioni generose, impermeabilità fino a 10 bar, movimento meccanico a carica automatica, antimagnetico (grazie alla spirale in silicio), con ruota a colonne, frequenza di 28.800 alternanze l’ora, autonomia di 68 ore, funzione flyback, appunto, certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Il Longines Spirit Flyback comprende cinque modelli in acciaio e due in titanio – con variazioni di colore per il quadrante e per l’inserto in ceramica della lunetta -, caratterizzate nel complesso da buone proporzioni e leggibilità.

    I Longines Spirit Flyback presentano un forte carattere sportivo: con la cassa da 42 mm di diametro per 17 mm di spessore, una distanza fra le anse da 49,5 mm e un peso di circa 178 grammi, costituiscono una presenza importante quando indossati al polso. Tuttavia, sono versatili dal punto di vista estetico e tecnicamente validi. Attraenti per il gioco cromatico, fondono in modo efficace la sobria eleganza del cronografo con una meccanica affidabile.

    I nuovi Longines Spirit Flyback

    Le nuove referenze del Longines Spirit Flyback presentano un’estetica a doppia tonalità. L’esemplare in acciaio e oro giallo si distingue per il total look verde della lunetta in ceramica, del quadrante sfumato e del cinturino in pelle. Il modello in acciaio e oro rosa abbina invece la lunetta in ceramica marrone con il quadrante sfumato e il cinturino in pelle nello stesso colore. Entrambi i cinturini sono dotati di chiusura pieghevole con doppio sistema di sicurezza, apertura a pulsante, sistema di microregolazione e di intercambiabilità.

    I contatori del cronografo, per i 30 minuti e i secondi continui, sono circoscritti da un gradino con il profilo dorato e decorati a cerchi concentrici, coordinati con il quadrante. Insieme ai numeri arabi e alle lancette dorate rivestite di Super-LumiNova Old Radium, garantiscono una leggibilità ottimale. La lancetta centrale dei secondi misura come di consueto i secondi cronografici.

    Se guardiamo il fondello, l’oblò in vetro zaffiro mostra il movimento mecanico a carica automatica, calibro L791.4. Preciso e affidabile, come dicevo, è prodotto in esclusiva dai “cugini” della Eta: si basa sul calibro A08.L11, ma è personalizzato secondo le specifiche Longines. Le viti azzurrate, i ponti con decorazione a perlage e il rotore in oro (giallo o rosa, a seconda del modello) ne arricchiscono l’aspetto e infondono una percezione di robustezza e funzionalità. Conservo le mie opinioni personali per le conclusioni e passo invece all’altra novità: una nuova versione in titanio grado 5 della linea Longines Spirit Zulu Time, lanciata nell’aprile del 2022.

    I precedenti Spirit Zulu Time

    Il nome fa riferimento al “Tempo Zulu“, un termine ampiamente utilizzato in aviazione e in ambito militare per indicare il Tempo Universale Coordinato (UTC), che corrisponde al Tempo Medio di Greenwich (GMT). Anch’esso sottolinea l’eredità di Longines nel campo dell’aviazione e il ruolo della Marca nello sviluppo di orologi da pilota. Ricorda anche una delle pietre miliari della produzione Longines: il primo orologio da polso con doppio fuso orario, datato 1925, e con la bandiera “Zulu” sul quadrante. Questo sviluppo pionieristico dell’orologeria ha creato un precedente per i futuri orologi a tema.

    Anche qui riassumo le caratteristiche principali della collezione: cassa in acciaio da 42 mm, impermeabilità fino a 10 bar, movimento meccanico a carica automatica con funzione Gmt, appunto, e la certificazione Cosc, frequenza di 25.200 alternanze orarie, resistenza ai campi magnetici (grazie alla spirale in silicio), e un’autonomia di 3 giorni. La collezione comprende sei referenze con quadrante di vari colori, coordinato all’inserto in ceramica della lunetta.

    Nel giugno 2023, Longines ha arricchito la gamma degli Spirit Zulu Time con una versione da 39 mm, più compatta ed ergonomica – sebbene mantenga le caratteristiche principali e l’estetica degli esemplari originali. Il formato ridotto è declinato in nove referenze: tre in acciaio bicolore, con coiffe e corona in oro giallo, e sei in acciaio “naturale”, con quadrante e lunetta di diverse cromie.

    Il nuovo Spirit Zulu Time

    La novità annunciata oggi va ad ampliare proprio la linea da 39 mm. Con la cassa e il bracciale in titanio grado 5, il nuovo modello presenta la consueta lunetta girevole bidirezionale con l’inserto in ceramica che riporta la scala delle 24 ore, suddivisa in due colori tono su tono, nero opaco e nero lucido, per indicare le ore del giorno e della notte. Il quadrante antracite ha un aspetto sportivo e un’efficace organizzazione delle informazioni, con i numeri arabi applicati rivestiti di Super-LumiNova® e le lancette dorate. La sfera nero opaco del Gmt termina con una freccia rossa dalla punta luminescente abbinata alla scritta “Zulu Time” a ore 6. Sempre a ore 6 si trova anche il disco della data, ben integrato nell’estetica perché dai colori uniformi a quelli del quadrante.

    Se si tiene il Longines Spirit Zulu Time nel palmo della mano, si prova una piacevole sensazione di leggerezza. Il titanio risulta inoltre fresco al tatto e, una volta indossato, non rischia di provocare alcuna allergia neppure nei soggetti più sensibili, perché – si sa – è un materiale del tutto biocompatibile. Facendo scorrere il bracciale a tre maglie tra indice e pollice, poi, si percepisce la levigatezza dei bordi e dei link dalla finitura lucida e satinata. Quando infine si guarda il retro dell’orologio, si nota che il fondello è “chiuso”: cioè è privo dell’oblò in vetro zaffiro ricorrente ai nostri giorni in quasi tutti gli esemplari di fascia medio-alta, erroneamente dato per scontato dagli appassionati meno esperti. Il fondello pieno infatti riprende la tradizione degli esemplari da aviatore e serve a sottolineare l’uso professionale dell’orologio.

    Conclusioni

    Se volete sapere cosa ne penso del nuovo Longines Spirit Zulu Time, credo che ridefinisce il significato di viaggiare con stile, perché coniuga la sobrietà senza tempo del patrimonio aeronautico con la moderna richiesta di leggerezza e resistenza. Come i precedenti esemplari della collezione, del resto. Lo stesso dicasi riguardo alle ultime versioni del Longines Spirit Flyback, che riaffermano i fondamenti tecnici ed estetici della collezione e insieme la portano a nuovi livelli, apprezzabili soprattutto da chi predilige l’originalità cromatica. La scelta del metallo bicolore e l’accostamento con il verde o il marrone reinterpretano la tradizione senza stravolgerla, e donano agli orologi un aspetto giovane e attuale. Infine bisogna considerare il buon rapporto qualità/prezzo che contraddistingue le referenze appena uscite: il Longines Spirit Flyback costa 6.900 euro, mentre lo Zulu Time 4.550 euro.

  • Type XX con bracciale: la nuova estetica dei cronografi Breguet

    Type XX con bracciale: la nuova estetica dei cronografi Breguet

    L’orologio è sostanzialmente lo stesso. O forse dovrei dire gli orologi, visto che si tratta di due esemplari: il Type XX e il Type 20. Una differente grafia che corrisponde alla doppia destinazione d’uso dei cronografi Breguet: civile e militare. Anche se qui di seguito per comodità scriverò sempre il nome con i numeri romani, mi riferirò a entrambi – chiusa la parentesi. Gemelli diversi, ugualmente eredi di una lunga tradizione aeronautica che risale agli anni Cinquanta del secolo scorso, usciti l’estate scorsa ciascuno con una propria configurazione, un proprio quadrante. E ora riproposti in nuove versioni che nulla cambiano nella loro essenza eppure li trasformano completamente. Vi presento dunque i nuovi Type XX con bracciale in acciaio o con cinturini Nato.

    Nelle prossime righe eviterò quindi di ripercorrere la storia dei Type di Breguet e di analizzarli dal punto di vista tecnico. Chi volesse approfondire questi aspetti, o rinfrescarsi la memoria, può sempre andare a vedere l’ampio spazio dedicato sul sito ufficiale oppure leggere l’esauriente articolo scritto da Davide Passoni al momento del lancio. Preferisco invece concentrarmi proprio sui Type XX con bracciale, o meglio sul bracciale dei Type XX, per almeno due motivi. Uno, perché si tratta di un bracciale inedito per Breguet. E, due, per sottolineare quanto un diverso abbigliamento – habillage, direbbero i francesi – sia in grado di incidere sulla personalità di un orologio.

    I Type XX con bracciale, una questione di stile

    Parto proprio da questo secondo punto, consapevole che è un po’ come la scoperta dell’acqua calda, ma che a volte è necessario ribadire il concetto. I Type XX con bracciale sembrano orologi del tutto nuovi. Non solo acquistano una connotazione più sportiva, come sempre càpita in qualsiasi esemplare adotti il bracciale in metallo. Ma diventano più incisivi, più impattanti al polso – dal punto di vista estetico, s’intende. Come se fossero nati per avere il bracciale in metallo, quasi così potessero esprimere al meglio il proprio carattere tecnico. La propria vocazione di strumento robusto, costruito con determinate specifiche.

    E poi c’è l’effetto fisico offerto dal bracciale in metallo: elemento che di per sé – come in questo caso – può avere un certo peso. Il bracciale in acciaio “si sente” addosso, si percepisce in qualsiasi momento, anche se poi è una presenza cui ci si abitua. Suscita una piacevole sensazione di completezza, come se si fosse davvero vestiti soltanto quando lo si indossa. Diventa una questione di stile personale. A patto che sia regolato alla perfezione sul proprio polso, in modo tale che sia avvolgente ma non stretto, né al contrario troppo largo da far sballottare la cassa a ogni gesto. E questo indipendentemente dai gusti personali, dal fatto che possa piacere o meno: cosa che è del tutto ininfluente ai fini della mia recensione.

    Com’è fatto il bracciale

    Il che mi riporta al punto uno: la costruzione del bracciale del Type XX. Doppiamente importante perché è un bracciale dalla forma inedita, studiata appositamente per questo esemplare. Del resto, mancava nell’offerta del nuovo Type XX, finora equipaggiato da un cinturino in pelle intercambiabile con un Nato in tessuto. Ricordo invece, in passato, diversi cronografi della linea Type XX dotati di bracciale: dal Transatlantique all’Aéronavale, dal Type XXI al Type XXII ad alta frequenza. Ma si deve andare indietro nel tempo, almeno al decennio scorso. Con il rilancio della collezione Type XX, in quel de L’Abbaye dev’essere sembrato giustamente opportuno mettere a punto anche un bracciale all’altezza delle nuove versioni.

    Ecco quindi il nuovo bracciale a tre file, ben integrato nell’attacco alla cassa in modo da risultare non solo efficace dal punto di vista del design, ma anche ben saldo e sicuro, aderente al polso. Leggermente rastremato, è formato da link laterali a parallelepipedo con angoli smussati, mentre quelli centrali sono sviluppati orizzontalmente. Grazie a questa particolare architettura, risulta ben articolato: basta passare un dito all’interno del bracciale stesso e farlo scorrere lunghe le maglie per percepire quanto possa essere confortevole – oltre che ben equilibrato nel peso rispetto alla cassa. Si allaccia con una fibbia déployante.

    Impeccabile la realizzazione, in linea con la filosofia Breguet. Tutte le superfici sono spazzolate, così da attenuare qualsiasi fastidioso riflesso e ottenere una connotazione più tecnica. Lucidi, invece i profili: sia quelli in prossimità degli interstizi fra le maglie, sia quelli lungo i bordi esterni. L’alternanza di finiture alleggerisce l’insieme e ne sottolinea la struttura. Un’ultima informazione riguardo al Type XX con bracciale, a questo punto indispensabile, è il prezzo al pubblico: 24.500 euro per entrambi gli esemplari.

    I cinturini Nato

    A onor di cronaca, però, devo aggiungere che oltre al Type XX con bracciale esiste anche un’altra versione dall’impronta sportiva, appena accennata all’inizio del testo. Breguet ha infatti corredato i nuovi cronografi anche di cinturini Nato. Al plurale, perché sono declinati in tre colori: khaki, verde e grigio. Tre tonalità militari che si abbinano bene allo spirito della collezione. E che donano agli orologi quel certo non so che di informale e giovane, rispetto alla variante nera già esistente.

    Questi tre accessori si possono adattare alla versione con il cinturino in pelle di entrambi i Type. Che, è opportuno ricordarlo, è dotata di un bel pulsante robusto fra le anse, sul retro, che ne permette la sostituzione rapida e “fai da te”, cioè senza ricorrere ad attrezzi di alcun tipo. Intanto che ci sono, fornisco anche un aggiornamento sul prezzo dell’orologio, che ora costa 21.000 euro.

  • Spirit Flyback Titanium: prestazioni Longines in leggerezza

    Spirit Flyback Titanium: prestazioni Longines in leggerezza

    Il nome Longines non richiede certo presentazioni: la celebre Maison di St. Imier è stata spesso protagonista su queste pagine, anche recentemente. Abbiamo presentato lo scorso marzo il lancio del modello Spirit Flyback in acciaio. In quell’occasione, abbiamo illustrato sia gli eventi e i personaggi che hanno indissolubilmente legato il Brand della Clessidra alata al mondo dell’aviazione, sia la caratteristica del flyback. Riprendiamo il discorso ora che Longines ha presentato l’orologio in una nuova versione: lo Spirit Flyback Titanium.

    Riassumendo…

    Ai primordi dell’aviazione le condizioni di utilizzo di un orologio al polso dell’aviatore potevano essere ai limiti del proibitivo. Allo stesso tempo, la semplicità d’uso, la maneggevolezza e la leggibilità erano fondamentali.

    Ecco quindi l’importanza di una funzione cronometrica che permettesse, con un solo pulsante e una sola manovra, di avviare la rilevazione temporale, di arrestarla e di riprenderla, senza dover far ripartire da zero il conteggio. Il 13 ZN Longines, brevettato nel 1936 ma posto in produzione nel 1940, fu il primo calibro di serie dotato di funzione flyback. Da subito fu protagonista di imprese gloriose, al polso di un asso dell’aviazione come il leggendario Richard Evelyn Byrd, che lo adottò anche nelle missioni in Antartide.

    Fedele al suo antico legame con i cieli, Longines ha recentemente creato con Eta il calibro L791.4, cuore pulsante del modello Spirit Flyback e presente anche nello Spirit Flyback Titanium. Parliamo di un cronografo meccanico flyback a carica automatica, con 68 ore di autonomia e l’adozione della spirale del bilanciere in silicio, quindi intrinsecamente insensibile ai campi magnetici e alle escursioni termiche. Grazie a una sapiente progettazione e a un’esecuzione impeccabile, il calibro ha brillantemente superato i test del COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) ed è quindi stato certificato ufficialmente come cronometro.

    Caratteristiche dello Spirit Flyback Titanium

    Passando a un esame di tipo estetico, lo Spirit Flyback Titanium mantiene le dimensioni del modello in acciaio, con cassa rotonda da 42 mm, appunto in titanio Grado 5. Come tutti sanno questo materiale è una lega caratterizzata dalla leggerezza, cui si accompagna una resistenza meccanica superiore a quella dell’acciaio. La finitura satinata della cassa risulta qui impreziosita dal gioco dei riflessi sulle diverse superfici, creando giochi di chiaroscuro cangianti che ne aumentano il fascino.

    Il fondello trasparente permette di apprezzare la finitura del movimento, curata benché industriale. Il rotore è personalizzato daln logo e dall’incisione di un globo (o meglio, di un emisfero) come per tutti i modelli Longines Spirit. L’impermeabilità raggiunge i 10 bar.

    La lunetta girevole, in ceramica nera con gli indici luminescenti, è bidirezionale. Il quadrante, color antracite soleil, fa da sfondo ai due contatori posti a ore 3, per il registro dei 30 minuti, e a ore 9, per i secondi continui. Le lancette, gli indici orari e i marker sono ad alta visibilità, grazie all’applicazione del Super-LumiNova; la lancetta centrale dei secondi del cronografo ha la punta di colore rosso. I pulsanti e la corona sono di ispirazione rétro e contribuiscono al fascino complessivo del pezzo.

    Conclusioni

    Il Longines Spirit Flyback Titanium è in vendita in due versioni. Quella con il cinturino Nato nero e grigio, creato per questo specifico modello, e con chiusura ad ardiglione in titanio, costa 5.500 euro. Mentre quella con il bracciale in titanio, dotato di chiusura déployante con pulsante di apertura e doppia sicurezza, costa 5.850 euro. Il bracciale a tre file è fornito anche di un pratico sistema di intercambiabilità.

    Volendo riassumere i tratti salienti dell’orologio, possiamo definirlo sobrio, virile, leggero e resistente, preciso e affidabile. Anche questa volta, Longines riconferma il proprio ruolo nel mondo dell’orologeria, coniugando la qualità meccanica a un accattivante design.

  • Breguet Type XX: ritorno al futuro

    Breguet Type XX: ritorno al futuro

    Parigi val bene un Breguet Type XX. E anche un Type 20. No, non sto dando i numeri romani né arabi. Perché la scorsa settimana la Maison ha scelto la capitale francese per presentare i nuovi cronografi dedicati al mondo dell’aviazione. Chi conosce la storia di questo orologio conosce la distinzione tra i due modelli: Type 20 è la versione militare, Type XX indica la specifica civile. 

    A Parigi io c’ero e ho potuto essere tra i primi a toccare e indossare gli orologi, al termine della cena di gala che ha concluso un grandioso evento di tre giorni dedicato a stampa e clienti. A dire il vero, il tempo in cui li ho potuti tenere tra le mani è stato un po’ poco per farmi un’idea precisa dei nuovi Breguet Type XX e Type 20, ma qualcosa posso comunque condividere con voi. Prima, però, farei un passo indietro.

    Le origini del Breguet Type XX

    Solo per ricordare che il legame che unisce la famiglia Breguet al mondo dell’aeronautica è antico. La Société des Ateliers d’Aviation Louis Bréguet, o Bréguet Aviation, è stata un’importante azienda produttrice di aeromobili, fondata da Louis Charles Breguet nel 1911. Quando la Francia entrò nella Prima Guerra Mondiale, possedeva 120 aerei. Alla fine del conflitto, l’azienda di Louis Breguet aveva contribuito a costruire buona parte dei 55mila apparecchi e dei 110mila motori prodotti nel periodo bellico. Quarant’anni dopo l’inizio della Grande Guerra, Montres Breguet creò il Type 20, cronografo a due contatori per specifiche militari, e il Type XX a tre contatori. 

    L’origine dei due cronografi risale ai primi anni ’50. In quel periodo Breguet apprende che l’Aeronautica Militare francese vuoi fornire ai propri piloti cronografi da polso con requisiti ben precisi. I classici, diremmo: quadrante nero con numeri e lancette luminescenti, movimento capace di resistere alle variazioni di pressione e alle forti accelerazioni, lunetta girevole, funzione flyback o “retour en vol”, alla francese. Il Ministero dell’Aeronautica chiama Type XX questo orologio.

    Sono molte le manifatture che si aggiudicano l’appalto, con la possibilità di vendere gli orologi anche ai clienti privati, motivo per cui abbiamo i Type XX e i Type 20. Breguet presenta i propri prototipi nel 1952. Omologati nel 1953 dal Service technique de l’aéronautique, nel 1954 vengono commissionati 1100 Type 20 militari. Orologi oggi ricercatissimi, non hanno la firma sul quadrante, si distinguono per il contatore dei 30 minuti e sul fondello riportano l’iscrizione BREGUET – TYPE 20 – 5101/54.

    Tocca poi al Centre d’Essais en Vol (CEV), che riunisce l’élite dei piloti collaudatori, ordinare 80 pezzi consegnati tra il 1956 e il 1957. Hanno il totalizzatore dei 15 minuti e 50 di essi anche un contatore delle 12 ore a ore 6. Sul retro appare l’incisione CEV e un numero identificativo da 1 a 80. Nel 1958 la Marine Nationale commissiona 500 esemplari per i piloti e i naviganti della propria compagine aerea, l’Aéronautique Navale, consegnati nel 1960. Hanno il contatore dei 15 minuti in un cerchio dal diametro ingrandito e finalmente compare la firma Breguet sul quadrante.

    Detto che nel 1963 il movimento Valjoux 14 linee è sostituito da un più moderno 13 linee e che la seconda e terza generazione del Breguet Type XX arrivano nel 1971 e nel 1995, non vi voglio annoiare oltre e arrivo alle due novità. 

    Breguet Type 20 Chronographe 2057

    E parto subito. Il Breguet Type XX Chronographe 2067 è la versione civile a tre contatori, il Type 20 Chronographe 2057 è quella militare a due contatori. Che, metto le mani avanti, mi ha convinto di più. Perché lo trovo più pulito ed equilibrato, nonostante di solito ami di più le versioni a tre contatori. Il quadrante nero, liscio, ospita il contatore dei secondi continui a ore 9 e quello dei 30 minuti a ore 3, dal diametro maggiore in una configurazione chiamata anche “Big-Eye”. Stop. Sono leggermente abbassati rispetto al piano del quadrante e nessuna finitura li distingue da quest’ultimo. Omogeneità totale.

    Le lancette di ore, minuti e piccoli secondi sono a daga, quelle dei secondi cronografici e dei 30 minuti a goccia. Una distinzione di forma che distingue anche le due funzioni dell’orologio, misura del tempo e cronografia. Tutte le lancette e i grandi numeri arabi hanno una colorazione luminescente verde menta ripresa anche dal triangolo sulla lunetta a ore 12. Lunetta che, per inciso, è bidirezionale non graduata e scanalata, come nei pezzi d’epoca per i piloti delle forze aeree militari.

    E in effetti la vocazione vintage del nuovo Breguet Type XX, ispirato al modello del 1953, è evidente proprio dai dettagli, come la grande corona zigrinata a pera, con la firma Breguet. Indossati, i 42 mm della cassa in acciaio si appoggiano comodi anche a un polso magro come il mio; le anse non proprio corte hanno infatti una curvatura intelligente, che agevola la vestibilità dell’orologio. Molto bella, dal vivo, l’alternanza tra lavorazione lucida della lunetta e dei pulsanti e quella satinata della cassa, con lo smusso lucido delle anse a dare preziosità al tutto.

    Breguet Type XX Chronographe 2067

    Anche la configurazione civile ha una forte estetica vintage e si rifà ai modelli usciti dal 1957 in poi. In questo caso i contatori delle 12 ore a ore 6 e quello dei secondi continui a ore 9 sono lavorati con un motivo concentrico che li distingue dal resto del quadrante e dal contatore dei 15 minuti a ore 3. Quest’ultimo ancora nella versione “Big-Eye”.

    Il lume di lancette, indici e triangolo al 12 questa volta è avorio. Anche in questa referenza la cassa da 42 mm di diametro e 14 di spessore, satinata, contrasta con la lunetta lucidata a specchio. Anch’essa bidirezionale come nel Type 20, è però graduata e ha una zigrinatura meno accentuata. La corona non è oversize ma più piatta e senza logo, mentre i pulsanti a pompa del crono sono gli stessi dell’altra versione.

    I calibri

    Come ho scritto all’inizio, la terza generazione del Breguet Type XX è apparsa nel 1995 e da lì in avanti, salvo diverse evoluzioni e l’introduzione del Type XXI e del Type XXII nel 2004 e nel 2010, è arrivata fino ai giorni nostri. Ecco perché, per le nuove referenze, è stato necessario fare un grande lavoro anche sul movimento.

    Un lavoro di sviluppo durato quattro anni che ha portato alla nascita del calibro 7281 (due contatori) e 728 (tre contatori). Calibri che a Parigi abbiamo avuto tra le mani, singolarmente, prima di poter conoscere l’orologio, grazie a un workshop pomeridiano con gli orologiai di Breguet.

    Si tratta di movimenti cronografici flyback: chi non ricordasse le loro specifiche, può dare una lettura a questo articolo. Le caratteristiche principali del calibro 728 sono: ruota a colonne a innesto verticale, frequenza di 5 Hz, spirale, ruota di scappamento e anse dell’ancora in silicio, autonomia di 60 ore.

    Poiché sia il Breguet Type XX sia il Type 20 hanno il fondello in vetro zaffiro, la Maison ha usato un occhio di riguardo per la decorazione del calibro. Visto dal vivo, anche attraverso il microscopio, confermo l’alta qualità del lavoro. Alle lavorazioni soleil, a spirale, all’anglage e al perlage si affianca il trattamento Dlc nero della ruota a colonne, che richiama la brunitura della massa oscillante in oro. L’effetto d’insieme è molto elegante. Molto Breguet.

    La questione del datario

    Ho lasciato volutamente in fondo all’articolo il punto che ha suscitato più perplessità in me e in tanti alla vista dei nuovi Breguet Type XX. Il datario a ore 4:30, sottolineato dalla scritta Swiss Made tra la finestrella e il giro della minuteria che lo rende ancora più visibile. Lo sapete, non sono un fan del datario. E se proprio ci deve essere, lo tollero al 6 e anche a 3. Al 4:30 no.

    Detto questo, però, ho provato ad andare oltre l’ego e a ragionare in modo oggettivo e non soggettivo. E mi sono chiesto il perché di questa scelta, alla luce del fatto che nelle versioni cui si ispira l’orologio il datario non c’era.

    Per farmi aiutare, mi sono letto delle dichiarazioni rilasciate dal Ceo di Breguet, Lionel a Marca, a Hodinkee. Che suonano più o meno così: «Se non avessi incluso il calendario, alcuni ne avrebbero chiesto uno. Non puoi mai accontentare tutti. Viviamo ora nel XXI secolo e, viste le tendenze del momento, un orologio che non presenta un calendario non sarebbe molto apprezzato dai clienti. Quindi è quasi una necessità oggi».

    E ancora, sulla posizione del datario nel Breguet Type XX: «Se avessimo posizionato la data nel contatore alle 6, avremmo perso il 6. Sarebbe stato un peccato. Lo stesso se la avessimo messa al 3. Quindi ci abbiamo pensato molto e abbiamo ritenuto che il miglior posizionamento fosse tra il 4 e il 5, e mantenendo il 4, il 5 e il 6».

    In conclusione

    Alla luce di questo, capisco che da un lato le ricerche di mercato fatte da Breguet evidenziano che si vendono meglio orologi con il datario. Dall’altro, che i designer ritengono quella posizione la migliore per preservare la pulizia del quadrante. Si può condividere o meno, ma ammetto che così la scelta ha un senso. Magari, avendo presentato due referenze, avrebbero potuto riservare il datario a una sola di esse, ma sono cavilli: probabilmente il mercato darà ragione ad a Marca.

    Un mercato sul quale i due orologi arrivano con lo stesso prezzo: 19.400 euro. E nel quale, è evidente, puntano a due diversi tipi di appassionato. La versione civile è più mirata a un pubblico di consumatori “generalista”, mentre la versione militare parla ai collezionisti più puristi. Ora la parola passa al mercato, il giudice supremo. Al di là di datari, lancette e nuovi calibri.