Giornale Degli Orologi
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Tag: edizione limitata

  • MeisterSinger Edition Neo J.E: una (lancetta) è meglio di due

    MeisterSinger Edition Neo J.E: una (lancetta) è meglio di due

    Non sono pochi quanti cercano nell’orologeria qualcosa di originale. Impresa spesso non facile, in un settore che tende a perpetuare se stesso e i propri codici, quando non a scopiazzare senza vergogna da marchi blasonati. Poi, magari, questi cercatori di originalità si imbattono in MeisterSinger e capiscono che “un’altra orologeria” è possibile. Già dall’idea di base che ha reso famoso il Marchio tedesco: leggere il tempo attraverso una sola lancetta. Anche nella referenza di cui parlerò in questo articolo, il MeisterSinger Edition Neo J.E.

    Ohibò, com’è possibile utilizzare una sola lancetta? Facile: semplificando. Negli orologi MeisterSinger la lancetta dei secondi è assente, inutile. Se all’inizio le complicazioni erano ridotte all’osso, con al più il datario, nel tempo sono aumentate fino a comprendere le fasi lunari, un semplice calendario astrologico, la riserva di carica, una “suoneria al passaggio”. Ma l’idea della singola lancetta per ore e minuti è rimasta, e con lei l’idea di intuitività.

    Come si legge l’ora?

    Per leggere il tempo con un orologio a lancetta singola basta un po’ di pratica e poi diventa un gioco da ragazzi, intuitivo appunto. La lancetta, grande e ben visibile, ha una punta sottile che si allinea agli indici posizionati sul bordo del quadrante, consentendo di leggere l’ora con precisione quasi al minuto.

    Tra due grandi indici delle ore, spesso accompagnati dai numeri arabi, ce n’è uno più lungo a metà che segna la mezz’ora, accompagnato da due indici per i quarti d’ora e da indici sottili per i cinque minuti. In questo modo, l’ora indicata dalla lancetta è quella segnata dall’indice che si lascia alle spalle, scorrendo. Mentre la sequenza dei minuti è individuata dagli indici compresi tra quello dell’ora precedente e quello della successiva. 

    È l’idea di lettura intuitiva, di antica data – già presente in alcuni “tasca” di Abraham-Louis Breguet, come il Souscription -, poi ripresa dal designer e fondatore di MeisterSinger, Manfred Brassler. Basato nella regione centro-occidentale della Vestfalia, il Marchio si avvale della tecnologia svizzera per i movimenti, appoggiandosi spesso a Sellita (come nel caso del MeisterSinger Edition Neo J.E), ma ha sviluppato anche alcuni calibri di manifattura. E quest’anno è entrato nel “salotto buono” di Watches and Wonders.

    MeisterSinger e le edizioni speciali

    Fatta questa rapida introduzione, arrivo al sodo, ossia all’orologio. Il MeisterSinger Edition Neo J.E appartiene alla collezione Neo, che è a tutti gli effetti il cosiddetto “entry price” (o primo prezzo, all’italiana) e simbolo di MeisterSinger da oltre un decennio. È la collezione che riassume in sé tutta la semplicità e la pulizia di design del marchio, racchiusa in dimensioni e forme eleganti e facilmente indossabili.

    Il nome dell’orologio di cui mi occupo deriva dal fatto che si tratta di un’edizione speciale e limitata, dedicata a una delle auto sportive più celebri di tutti i tempi: la Jaguar E-Type. Non è la prima volta che MeisterSinger crea un Neo ispirato ai motori d’epoca: in collezione è presente anche l’Edition Neo T1, che rende omaggio al mitologico van T1 della Volkswagen, celeberrimo tra i fricchettoni degli anni ’60 e ’70 e conosciuto universalmente come Bulli.

    L’estetica del MeisterSinger Edition Neo J.E

    La cassa del MeisterSinger Edition Neo J.E è in acciaio, misura 36 mm di diametro ed è sottile 9,7 mm. Ha la caratteristica di essere quasi senza lunetta, il che lascia la visione apertissima sul display e sull’indicazione monolancetta. Il colore del quadrante è un crema che ricorda gli interni e il tettuccio in tela della E-Type. La tonalità ritorna sulle impunture del cinturino in pelle, il cui colore verde è il classico British Racing Green che caratterizza le auto sportive britanniche.

    Il gioco di rimandi con la Jaguar continua sul quadrante, dove le indicazioni dei cinque minuti color cognac fanno riferimento al volante originale in legno della E-Type. I numeri argentati e multi-stampati ricordano invece i cerchioni cromati dell’auto e danno profondità all’orologio, grazie anche alla bombatura del vetro zaffiro.

    La firma di MeisterSinger sul movimento

    Nella cassa è racchiuso, come ho anticipato sopra, un movimento Sellita. Si tratta dell’SW200, un calibro automatico arcinoto perché super-affidabile e perché è il principale concorrente del movimento ETA 2824, un vero e proprio cavallo di battaglia. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un’autonomia modesta, 38 ore, compensata appunto dall’affidabilità.

    Naturalmente la visualizzazione a lancetta singola comporta alcune modifiche del calibro da parte di MeisterSinger, principalmente per rallentare il movimento della lancetta rispetto a una lancetta dei minuti tradizionale. Questo tipo di modifiche include una speciale regolazione del treno degli ingranaggi proprio per rendere la lancetta singola più lenta del normale, rispetto al movimento di quella dei minuti standard.

    Qualche dettaglio in più lo trovate nelle didascalie, come sempre. E, come spesso accade, chiudo con il prezzo: 2.290 euro. Per essere un’edizione limitata (100 pezzi) e per essere davvero qualcosa di particolare, mi sento di dire che è una cifra ragionevole. Perché l’originalità si paga. Spesso anche di più.

  • Il Lunar Pilot di Bulova si fa pop

    Il Lunar Pilot di Bulova si fa pop

    Personalmente ho sempre trovato il Lunar Pilot di Bulova uno degli orologi più seriosi in circolazione. L’estetica funzionale, fedele a sé stessa fin dai tempi delle missioni lunari della Nasa negli anni ’70, fa il pari con il quarzo ad alta frequenza che oggi lo equipaggia: affidabile, robusto, preciso. Il prototipo del cosiddetto tool watch, insomma, con il fascino che gli deriva dall’essere sbarcato sul nostro satellite al polso degli astronauti oltre 50 anni fa.

    Negli anni, però, il Lunar Pilot ha cominciato a strizzare l’occhio a colori e materiali diversi. Abbiamo visto così il quadrante, da nero, farsi rosso o “panda blu” e rivestirsi di meteorite. Abbiamo visto la cassa passare dai 43,3 mm di diametro dell’originale a una misura più maschia di 45 mm, per poi tornare alla dimensione storica. E oggi, finalmente, vediamo l’orologio prendersi meno sul serio.

    Budii, il nuovo amico del Lunar Pilot

    Come? Grazie a una di quelle operazioni che, con un anglicismo che trovo odioso ma che purtroppo va per la maggiore anche in orologeria, chiamano collab. (Che ovviamente sta per collaboration: troppa fatica a dire collaborazione? L’idiozia imperversa, ndr). Per la precisione, con l’artista brasiliano Thiago Rosinhole, noto agli appassionati di Pop Art per Budii, il celebre personaggio da lui creato. Si tratta di una specie di topone fatto in origine con una combinazione di resina e fibra di vetro, dipinto a mano con una miscela di vernice spray in acrilico e pennarelli professionali. Per l’occasione, l’artista ha trasformato Budii in un astronauta e lo ha associato al Lunar Pilot, del quale ha dato un’interpretazione personale lavorando sul quadrante.

    La scelta di Thiago Rosinhole per questa operazione non è stata casuale. Oltre ad aver prestato la propria opera a brand internazionali per personalizzare i loro prodotti, il paulista è uno di quelli che si chiamano Bulovers. Un amante della Marca, insomma, che non si è tirato indietro quando si è trattato di mettere la propria arte al servizio di un simbolo come il Lunar Pilot.

    Ovviamente non torno qui sulla storia del Lunar Pilot, della quale trovate ampia sintesi in questo documentatissimo articolo. Qui è interessante parlare del tocco d’artista personale che Thiago Rosinhole ha messo nell’orologio e della particolare tecnica impiegata, quasi alchemica, per dare vita a un quadrante unico in tutti i sensi.

    Timascus: un nome misterioso

    In tutti i sensi perché la tecnica adottata dall’artista e il materiale impiegato rendono unico ciascun quadrante. Il materiale è il cosiddetto Timascus, o Timasco. Un nome che richiama l’acciaio Damasco, il quale però è un termine generico utilizzato per indicare leghe di acciaio con saldature che formano motivi diversi, mentre Timascus è un marchio registrato. In linea di massima, si tratta di una versione in titanio del Damasco, con diverse leghe di titanio mescolate insieme a formare un motivo ornamentale.

    Timascus è appunto un termine composto da “Titanio” e “Damasco” e non è nuovissimo in orologeria (qualche brand minore lo ha utilizzato per la cassa). Tanto che se ne parla da almeno quattro o cinque anni – anche se è poco diffuso. Questo materiale innovativo è stato inizialmente creato da un gruppo di amici artigiani del metallo, gli americani Tom Ferry, Bill Cottrell e Chuck Bybee. 

    Come l’acciaio Damasco, il Timascus è costituito da due o più leghe laminate e saldate insieme in modo da formare elementi decorativi. Il Timascus utilizza titanio commercialmente puro oppure Grado 5. Mentre l’acciaio Damasco richiede l’incisione con acido per far risaltare i motivi, il Timascus utilizza più comunemente il calore o l’anodizzazione. La miscela ufficiale di leghe del Timascus sembra mostrare un maggior contrasto cromatico attraverso la colorazione a caldo rispetto all’anodizzazione. Le finiture lucide producono i colori più brillanti, mentre le finiture satinate possono dare un aspetto visivamente più contrastante.

    Il nuovo abito del Lunar Pilot

    Ebbene, la lavorazione che Thiago Rosinhole fa del Timascus porta il quadrante ad assumere venature policrome che vanno dall’azzurro, al blu, dal bordeaux al lilla. Il tutto creando motivi non geometrici ma casuali, che danno un effetto quasi marmorizzato o, meglio ancora, damascato. È il motivo per cui non ci sono due quadranti uguali e ciascuno di questi Bulova Lunar Pilot è a tutti gli effetti un pezzo unico.

    L’artista piega, fonde e forgia la lega di titanio mediante calore e pressione, con il risultato di ottenere, grazie alla diversa resistenza all’ossidazione tra i vari componenti della lega, disegni, linee e colori a contrasto fusi in forme affascinanti. L’effetto è quello di un quadrante caratterizzato da effetti e combinazioni di colore futuristici.

    Di sicuro una scelta molto audace per un marchio storico come Bulova, ancora di più perché applicata a una delle sue collezioni più celebri e, come ho scritto all’inizio, senza troppi fronzoli da sempre. Un Lunar Pilot per veri Bulovers, insomma, purché disposti ad accettare uno strappo alla regola della tradizione nel nome dell’arte. Perché Thiago Rosinhole ha messo la propria firma non solo sul quadrante ma anche sullo storico fondello.

    Detto questo, nelle didascalie trovate ulteriori dettagli. Chiudo con il costo, che si posiziona piuttosto in alto nella scala prezzi di Bulova: 1.550 euro. Un numero che richiama i 150 anni che il marchio festeggia (piuttosto in sordina) nel 2025 e che è giustificato dal fatto che si tratta di una edizione limitata: 5.500 pezzi/mondo di cui 300 per l’Italia. Che dire? Bulovers e art-lovers, fatevi sotto.

  • Promaster Eco-Drive Diver 300m: Citizen ricomincia da tre

    Promaster Eco-Drive Diver 300m: Citizen ricomincia da tre

    Provate a contare. Quanti sono i marchi di orologeria che hanno in collezione almeno una linea dedicata ai subacquei? Numerosi. Quanti di questi marchi hanno un diver che è diventato un loro pilastro e un mito per i professionisti delle profondità marine? Una manciata. A questo ristretto circolo appartiene Citizen con il suo Promaster Diver. Un orologio che ha segnato la storia di questi strumenti professionali fin dalla nascita della collezione Promaster, destinata all’utilizzo in mare ma anche in terra e in aria. Fatto sta che, con il tempo, non solo tra i professionisti ma anche tra gli appassionati, gli esemplari destinati al mare sono diventati i più famosi e ricercati della linea. 

    Fu il 1989 l’anno di arrivo del marchio Promaster nel portafoglio di Citizen. In precedenza, il Brand giapponese aveva sviluppato diverse serie di orologi che esprimevano i messaggi delle linee Sporté e Citizen Sporting Life. In questo senso, il logo del Promaster era caratterizzato da un disegno a freccia, a significare i concetti di “andare più in alto” e “andare più in profondità” rispetto ai modelli delle collezioni precedenti. Era accompagnato da un motivo testuale basato sulle lettere SS, che stavano per “Sporting Spirit”. Costruiti per soddisfare le esigenze dei professionisti che operavano in ambienti difficili, i Promaster rappresentarono così il culmine dell’impegno centenario di Citizen nel superare le sfide comportate dallo sviluppo di orologi. 

    Il Promaster Diver e le referenze professionali

    Tra i Promaster dedicati al mare che maggiormente hanno guadagnato fama tra i subacquei ricordo la referenza NY0040-09E del 1993, amata per la funzionalità e convenienza. Il modello originale era dotato di un movimento automatico Cal. 8203 e il design era stato influenzato dai feedback ricevuti da Citizen da parte degli appassionati. Da allora ne sono state realizzate diverse varianti, con nuove dimensioni della cassa e nuovi movimenti, tra cui l’Eco-Drive.

    Con il crescere dell’esperienza da parte di Citizen in questo segmento, nel 2002 il Brand ha lanciato un diver meccanico per le immersioni in saturazione. Presentava una struttura che impediva l’ingresso dell’elio nella cassa e una lunetta girevole e rimovibile. La struttura ermetica dell’orologio proteggeva i componenti interni dal gas utilizzato durante le immersioni in saturazione. La lunetta asportabile facilitava il lavaggio di sostanze come sale e sabbia che vi si potevano infilare sotto.

    Quell’orologio era dunque perfetto per le immersioni in saturazione fino a 100 bar di pressione. Queste e altre caratteristiche lo aiutarono a resistere all’impiego da parte dei professionisti più esigenti. Le parti in titanio erano rifinite con la tecnologia proprietaria di Citizen per l’indurimento delle superfici, chiamata Duratect. Sulla stessa falsariga è il Promaster Eco-Drive Professional Diver 1000m del 2016.

    Un occhio alla sostenibilità

    Oggi, Citizen arricchisce la linea con tre nuove referenze del Promaster Eco-Drive Diver 300m. Due sono modelli della collezione corrente, il terzo è in edizione limitata. I tre modelli condividono buona parte delle caratteristiche tecniche, a partire dalla cassa in acciaio e di dimensioni ragguardevoli, tipiche di un diver professionale: 46 mm di diametro per 16,3 mm di spessore. Ho avuto la possibilità di indossarli ed effettivamente sia le misure sia l’acciaio si fanno sentire, specialmente su un polso smilzo come il mio.

    Non dimentichiamo, però, che sono orologi destinati a essere impiegati sott’acqua, possibilmente sopra una muta. Questo grazie anche all’estensione del cinturino realizzata con un materiale particolare chiamato BeneBiOl, su cui spendo due parole. Creato dalla giapponese Mitsubishi Chemical Group alcuni anni fa, il BeneBiOl è un policarbonato a base di biomassa che può essere utilizzato come materia prima per le resine poliuretaniche. Sostanzialmente, un materiale sostenibile. 

    Se però nella prima versione – chiamiamola così – del BeneBiOl il contenuto biologico oscillava tra il 20 e il 50%, nelle versioni più aggiornate questa percentuale è superiore all’80%. Inoltre, alcuni dei precedenti prodotti derivati dal petrolio sono stati convertiti in biomassa, consentendo all’azienda di offrire gradi bio per tutti i prodotti della gamma BeneBiOl.

    Tre Promaster, due quadranti

    Oltre a quanto scritto fino adesso, i tre orologi condividono il movimento Eco-Drive Cal. E365, oltre al fondello a vite. Questo riporta in rilievo il disegno di un casco da palombaro, a ribadire la natura professionale delle referenze. Ciò che distingue la versione in edizione limitata (4.500 pezzi/mondo di cui 600 per l’Italia) dalle altre due è il quadrante blu, per il quale sono stati impiegati i colori strutturati creati dalla Fujifilm Corporation. Si tratta di una tecnologia che utilizza un inchiostro privo di pigmenti, che però riflette la luce creando sfumature simili ai colori del mare. L’orologio fa infatti parte del progetto Unite with Blue, un’iniziativa di Citizen destinata alla salvaguardia degli oceani.

    Un orologio, dunque, che fa del bene. E lo fa anche al portafogli, perché l’edizione limitata del Promaster Eco-Drive Diver 300m ha un prezzo al pubblico di 549 euro, che scendono a 499 per le altre due referenze. Del resto, il prezzo accessibile a fronte di un’offerta di alto livello in termini di finiture, materiali e tecnologie è da sempre una caratteristica di Citizen. Un plus che è riconosciuto tanto dai semplici appassionati quanto dalla ricca community di fan del marchio, pronti a commentare ogni nuova uscita con competenza. Per come la vedo io, non credo che avranno grosse difficoltà a trovare punti di forza in queste novità…

  • Multifort Mechanical Limited Edition: Mido ai raggi X

    Multifort Mechanical Limited Edition: Mido ai raggi X

    Devo essere sincero: mi piacciono gli orologi belli ma anche e soprattutto quelli che mi fanno divertire. Come nel caso del Mido Multifort Mechanical Limited Edition che il brand di Swatch Group ha presentato sul finire del 2024. Per quanto un genio come Italo Calvino sostenesse che «il divertimento è una cosa seria», l’idea che alcuni marchi di orologeria decidano ogni tanto di non prendersi sul serio fa bene a tutta l’industria, spesso ingessata e impegnata a “darsi un tono”. Questo Mido Multifort va nella direzione opposta.

    La “radiografia” del Mido Multifort 

    Perché è un orologio che, letteralmente, si mette a nudo. Non lo fa utilizzando il ben noto mezzo della scheletratura, ma fingendo quasi di essere radiografato. Un espediente estetico interessante, che richiama alcuni tentativi simili operati da altri marchi, ma che nel Mido Multifort Mechanical Limited Edition si traduce in maniera del tutto originale. Perché lavora sulla luminosità, “accendendo” la meccanica in modo inconsueto.

    Il gioco a effetto è tutto sul quadrante, che imita l’aspetto del movimento Unitas montato all’interno della cassa. Mido utilizza il Super-LumiNova bianco per disegnare sul quadrante color antracite la forma dei componenti nascosti del calibro, come se si trattasse di un’immagine ai raggi X. Il materiale luminescente crea un contorno allegro, che si illumina di blu e arancione al buio, con tutti i componenti chiave del calibro – ruote, organo regolatore, bariletto – ben evidenziati. 

    Come ho scritto prima, il Mido Multifort Mechanical Limited Edition prosegue la recente tendenza dei cosiddetti quadranti disegnati, che distinguono orologi in cui il movimento all’interno della cassa viene come suggerito da uno schizzo sul quadrante. Penso a pezzi di altissima orologeria come l’Octo Finissimo Automatic 140th Anniversary e l’Octo Finissimo Sketch di Bulgari o il pezzo unico di Czapek creato per l’asta TimeforArt. Mido porta lo stesso concetto a un livello molto più accessibile: in cui il quadrante dei suoi orologi di punta rivela la meccanica attraverso un uso intelligente del lume.

    Il calibro Unitas

    La cassa in acciaio del Mido Multifort Mechanical Limited Edition è classica per la collezione ed è di grandi dimensioni. Un diametro di 44 mm per uno spessore di 12,2 mm sono misure non usuali nell’orologeria degli ultimi anni, che tende alla riduzione dei millimetri. Sono però comprensibili, considerando che il calibro misura 37,2 mm e che la cassa conserva la classica robustezza che caratterizza la collezione Multifort fin dagli esordi nel 1934. L’impermeabilità di 100 metri e il vetro zaffiro con doppio rivestimento antiriflesso ne completano le caratteristiche.

    Scrivevo del calibro da 37,2 mm di diametro. È un movimento a carica manuale su base ETA 6498-1 ossia, per chi ha qualche esperienza in materia, quello che è noto anche come calibro Unitas, dal nome dell’azienda che per prima lo produsse, la Unitas Watch Co. SA di Tramelan, nel Giura svizzero. Insieme al 6497, è un movimento che, pur nella sua semplicità (o proprio per questo), si è guadagnato fama e rispetto al pari – mi sbilancio – di mostri sacri come gli ETA 2824 e 2892, l’El Primero e il Valjoux 7750.

    Uno dei movimenti più importanti e più longevi dell’industria svizzera, questo calibro a carica manuale, semplice, senza fronzoli ma affidabile, è stato prodotto a partire dagli anni Cinquanta e trae origine dai classici calibri degli orologi da tasca. Il grande diametro si è dimostrato un vantaggio per aiutare la rinascita dell’orologeria meccanica degli anni ’90. Lo ricorda il caso di Panerai, che nelle varie riedizioni di quel decennio, grandi e ben vistose, utilizzò l’Unitas 6497, il calibro più impiegato nelle scuole di orologeria perché facile da capire, smontare e rimontare. Inoltre, sia il Lépine 6497 sia il Savonette 6498, oltre a essere affidabili, precisi e robusti, erano facili da regolare secondo gli standard cronometrici. 

    I dettagli del Mido Multifort Mechanical Limited Edition

    Il calibro del Mido Multifort Mechanical Limited Edition, reso visibile non solo dal fondello a vista ma anche dalla “radiografia” sul quadrante, si conferma quindi un movimento “da fatica”, ma nel senso più nobile del termine. Sempre all’interno di Swatch Group, qualche anno fa anche Hamilton ha incassato il 6498-1 nel Khaki Aviation Pilot Pioneer.

    L’occhio di riguardo per questo orologio da parte di Mido, che dimostra di tenerci molto, è testimoniato dal fatto che lo ha completato con la bellezza di due cinturini e un bracciale. Quest’ultimo, in acciaio satinato, a tre file, è affiancato da un cinturino in pelle marrone rétro-chic dall’effetto patina e da uno in tessuto sportivo, la cui impuntura bianca è anch’essa luminescente come il quadrante. Per quello che può valere o interessare la mia opinione, penso che la configurazione con il cinturino in tessuto sia la più azzeccata, perché dà maggior equilibrio estetico all’orologio.

    Chiudo ricordando che, come dice il nome stesso della referenza, si tratta di una edizione limitata a 999 pezzi. Con essa, Mido ha voluto chiudere l’anno di celebrazioni del 90° anniversario della collezione Multifort. Il prezzo di 1.590 euro pone questo orologio nella fascia più alta del portafoglio della Marca, a testimoniare l’importanza data a questa referenza. Divertente sì, ma con un carattere tutto suo. Che, alla fine, può anche contare più della meccanica.

  • Promaster, 35 anni a tutto Citizen

    Promaster, 35 anni a tutto Citizen

    Lo so, qualcuno di voi alzerà il ditino e penserà che parlare del 35° della collezione Promaster di Citizen alla fine dell’anno in cui si celebra la ricorrenza non sia una genialata. In realtà, la scelta di aspettare l’ultimo minuto, o quasi, è dovuta al fatto che si tratta di una linea talmente centrale nell’offerta di Citizen da meritare una certa dose di “meditazione”. In più, in questo 2024 Citizen ha presentato diverse referenze del Promaster di cui ancora non abbiamo scritto e che vale la pena raccontare sul finire dell’anno. Non senza aver prima rapidamente accennato alle origini della collezione.

    La famiglia dei Promaster, come è facile immaginare se sapete fare di conto, arrivò sul mercato nel 1989 e debuttò con tre modelli: l’Altichron, che era mosso dal calibro C040; il precursore dello Sky, equipaggiato dal calibro C080; e il subacqueo Aqualand, con calibro C020 e certificazione ISO 6425. In realtà, il nome Aqualand vide la luce prima, nel 1985, abbinato al primo orologio da immersione dotato di profondimetro digitale. Proprio questa caratteristica configurò l’arrivo dell’Aqualand come una sorta di rivoluzione tra i diver professionali. L’affidabilità dell’orologio era garantita da 3 batterie al litio chiuse da un fondello sigillato in modo ermetico grazie all’impiego di 6 viti.

    La linea Promaster si è evoluta nei successivi 35 anni mantenendo un forte focus sull’Aqualand (poi Marine) e valorizzando progressivamente le referenze Sky. Citizen ha esteso le prestazioni della collezione a referenze pensate per l’outdoor e identificate dai nomi di Geo Trekker e di Land. In questo modo ha portato Promaster a posizionarsi in tutti i tre classici ambiti destinati agli orologi-strumento, pensati per l’esplorazione: mare (Marine), terra (Land), cielo (Sky).

    Promaster Sky Eco-Drive Radio-Controlled

    Per parlare delle novità del 35° anniversario (sulle quali vi rimando poi alle didascalie per ulteriori dettagli e approfondimenti) parto proprio dal Promaster Sky, per il quale Citizen ha realizzato una referenza in edizione limitata con cassa in acciaio da 46,7 mm di diametro e 13,8 mm di spessore. L’orologio si presenta senza anse e ha il bracciale integrato; l’estetica parla di una finitura di angoli e spigoli che alterna parti lucide a zone spazzolate.

    La maggior parte dei componenti della cassa e del bracciale è dotata di un rivestimento Duratect grigio, mentre la finitura Duratect della corona, della parte interna della lunetta, del regolo calcolatore e dei pulsanti è rosa ambrato, una sfumatura definita Sakura. Nonostante il nuovo Promaster Sky sia pensato per un utilizzo professionale in cielo, è garantito con un’impermeabilità fino a 20 bar, grazie anche all’impiego del vetro zaffiro e del fondello avvitato.

    Promaster L.E. NY 0160 e NY0161 (Fugu)

    La ricorrenza del Promaster, per ciò che riguarda la linea Marine, trova la celebrazione in due edizioni limitate della Serie NY, ispirate al design reso celebre e ricercato dal modello originale NY004 del 1989. Che era dotato di una lunetta seghettata il cui design era pensato per agevolarne l’utilizzo con i guanti da immersione.

    L’impiego di quell’orologio da parte dei subacquei professionisti ha decretato la reale funzionalità della lunetta. E ha dato origine al soprannome con cui è conosciuta la referenza, ossia “Fugu”, pesce palla in giapponese. Un nome diventato così iconico da essere riportato sul fondello delle nuove varianti in edizione limitata e celebrative dei 35 anni di Promaster, una con quadrante blu e una con quadrante nero.

    Le due nuove referenze mantengono caratteristiche ed elementi distintivi della stessa linea: 20 bar di impermeabilità (standard ISO 6425), indici delle ore di nuova concezione introdotti nel 2018, esclusiva lunetta con denti seghettati.

    Eco-Drive combination watch (Land)

    Questo nuovo Promaster dedicato al mondo della terra (Land) è caratterizzato da un nuovo calibro, il movimento Eco-Drive U822, che è il cuore di tre nuovi modelli di orologi combinati. Il movimento di nuova concezione combina indicazioni analogiche con indicazioni digitali visibili nel display tra ore 2 e ore 10.

    Il display digitale è stato aggiornato con uno schermo Lcd a segmenti chiamato Memory-in-Pixel (Mip). Si tratta di una nuova tecnologia in grado di offrire una risoluzione più elevata per una migliore visibilità, sia in ambienti al chiuso, sia soprattutto in ambienti all’aperto. Inoltre, per dimensione e forma, il display offre la visualizzazione di un numero maggiore di informazioni.

    Il quadrante analogico presenta lancette grandi e leggibili combinate con numeri arabi e indici a barra. La finitura opaca riduce i riflessi e garantisce che il display analogico sia sempre chiaramente visibile. Il réhaut può essere ruotato tramite la corona a ore 8 per utilizzare l’orologio come bussola. Il cinturino in poliuretano è stato realizzato con una miscela che contiene Benebiol, materia prima basata sulla biomassa che garantisce una maggiore durata.

    Eco-Drive combination watch Limited Edition (sempre più Land)

    La serie Land ospita anche un altro orologio combinato analogico e digitale, alimentato dal sistema Eco-Drive, realizzato in edizione limitata. La cassa in acciaio è trattata con rivestimento Duratect grigio scuro e misura 43,9 mm di diametro per 14 mm di spessore. È dotata di una corona zigrinata, per una presa facilitata anche con i guanti. Anche i pulsanti sono lavorati per essere utilizzati agevolmente e sono posizionati due sul lato destro e uno a sinistra a ore 8, il cui scopo è quello di azionare la lunetta interna della bussola. 

    L’orologio ha il vetro zaffiro piatto a protezione del quadrante e il fondello decorato con il logo dell’anniversario. Il bracciale di serie è in acciaio con trattamento Duratect come la cassa, ma in occasione dell’anniversario è stato previsto anche un cinturino intercambiabile in tessuto Cordura. Il quadrante ha il display digitale, con lo schermo Lcd in Memory-in-Pixel (Mip) posizionato tra ore 10 e ore 2. La parte analogica è costituita dalle tre lancette centrali e dai due contatori a ore 4 e a ore 8. 

    Il modello è sempre alimentato dal nuovissimo calibro Eco-Drive U822, che offre funzioni di cronografo, sveglia, timer per il conto alla rovescia, world timer, indicatore dell’autonomia residua. L’orologio ha 20 bar d’impermeabilità, in linea con il resto della gamma Promaster.

    Promaster Eco-Drive Radio-Controlled Geo Trekker 

    Il nuovo Promaster Geo Trekker è radiocontrollato con sistema Eco-Drive e offre la funzionalità delle ore del mondo su 26 città, oltre al datario perpetuo. Sul quadrante è possibile visualizzare l’ora approssimativa dell’emisfero settentrionale allineando il disco dell’Universal Time Coordinated (UTC), posizionato nel contatore a ore 6, con l’anello esterno del contatore stesso. Il disco dell’Utc realizza un giro completo al giorno: e poiché in un giorno ci sono 86.400 secondi, ecco che il nuovo movimento prende nome di Calibro H864.

    Il disco Utc è decorato con una mappa molto dettagliata dell’emisfero settentrionale. Il carattere tipografico dei nomi delle città attorno al quadrante e dei numeri sul disco Utc s’ispira a quelli presenti sulle mappe del mondo e sulle carte di navigazione dell’era delle scoperte. La lancetta dei minuti, lunga e ampia, e quella delle ore, oversize come gli indici, garantiscono una perfetta leggibilità anche al buio, grazie al trattamento luminescente.

    Il design aperto della lunetta e del quadrante, insieme alla forma leggermente conica della cassa, aumentano ulteriormente la leggibilità e rendono il peso e lo spessore dell’orologio più leggeri. Il fondello è decorato con l’incisione di una mappa dell’emisfero settentrionale.

    Promaster Eco-Drive Radio-Controlled Geo Trekker Limited Edition

    Nella linea Promaster del 35° esce anche un nuovo con Geo Trekker in edizione limitata a 1.000 esemplari per l’Italia, supportato dal sistema Eco-Drive e dotato del nuovissimo calibro H864. Il quadrante è realizzato in policarbonato riciclato al 100%, stampato con inchiostro a colori strutturali sviluppato da FujiFilm Corporation.

    Questa tecnologia innovativa conferisce al quadrante una brillantezza che crea un effetto di profondità. Il quadrante è sormontato da un vetro zaffiro antiriflesso mentre la cassa e il cinturino sono in acciaio inossidabile con rivestimento Ip grigio. L’orologio è appunto animato dal nuovo calibro H864 e dal sistema Eco-Drive, alimentato dalla luce e brevettato da Citizen.

    Il calibro H864 offre specifiche di precisione di ±15 secondi al mese e la funzione worldtimer su 26 città, insieme al datario perpetuo. L’impermeabilità è garantita fino a 20 bar. Il fondello è decorato con l’incisione di una mappa dell’emisfero settentrionale – ed è serrato a vite, come la corona. Il contatore a ore 6 riporta l’ora nelle principali città dell’emisfero settentrionale. L’immagine del mondo vista dal Polo Nord ruota con il passare del tempo e mostra sull’anello esterno l’ora universale coordinata (Utc), indicata da una freccia.

  • Chronographe 1887: l’anima rétro di Eberhard & Co.

    Chronographe 1887: l’anima rétro di Eberhard & Co.

    «Impara a essere calmo e sarai sempre felice»: è una massima dello yogi indiano Paramahansa Yogānanda, vissuto nel secolo scorso. Mi è venuta alla mente pochi giorni fa, con l’uscita sul mercato dei nuovi Chronographe 1887 di Eberhard & Co. Per la messa a punto di questi due orologi la Maison de l’Aigle si è presa tutta la calma e il tempo di cui aveva bisogno, dal momento che li aveva presentati, poco più che prototipi, lo scorso aprile, a Watches and Wonders Geneva.

    Quasi otto mesi di attesa, però, sono stati ben ripagati. Perché quello che avevamo avuto la possibilità di provare al polso, ben sapendo che si trattava di qualcosa di provvisorio, pare non tradire le attese, ora che è diventato un prodotto finito. Scrivo pare perché ancora non ho avuto la possibilità di toccare con mano le due versioni dei Chronographe 1887 definitivi, ma l’impressione è quella che il loro look and feel – come dice chi sa le lingue – sia il medesimo di quello provato nei saloni ginevrini la scorsa primavera.

    Chronographe 1887: comodità e stile

    Parto proprio da qui, da quell’esperienza di indosso, per dire che i Chronographe 1887 di Eberhard & Co. sono due orologi ben vestibili. Il diametro delle casse in acciaio, in entrambe le versioni, è di 41,5 mm, mentre varia lo spessore. Nelle referenze con calibro manuale, limitate a 250 pezzi, è di 13,9 mm, che salgono di un mezzo millimetro netto a 14,4 nella versione automatica, non limitata. Inutile sottolineare come un calibro manuale necessiti di minore spazio per via dell’assenza della massa oscillante, consentendo uno spessore della cassa più contenuto.

    La comodità che ricordo al polso è data anche dalla curvatura delle anse, leggera quanto basta per evitare che diventino spigolose alle estremità, ma che fasciano il polso nella maniera corretta. Nel dare forma alla cassa, Eberhard & Co. si è ispirata al suo ampio retaggio storico, con un disegno che ricorda alcuni modelli del Brand degli anni ’30. Il tocco di modernità è dato dall’alternanza di finiture lucide e satinate tra lunetta, ansa e carrure.

    Buona parte dell’aura vintage dei Chronographe 1887 deriva anche dalla corona. Ha il design conico, le dimensioni sovradimensionate e la zigrinatura bella tosta tipiche di un tempo. E ospita all’interno un pulsantone decorato con la E di Eberhard incisa: serve ad attivare la funzione flyback o ad azzerare il cronografo dopo che questo è stato attivato o fermato con il pulsante rettangolare a ore 2. Sì, perché su entrambe le referenze del Chronographe 1887, il calibro è arricchito dalla complicazione flyback.

    Il lavoro sui calibri

    Non torno sulle caratteristiche di questa complicazione, di cui potete leggere qui. Quello che mi interessa sottolineare è il fatto che Eberhard & Co. l’ha introdotta sia sull’automatico sia sul manuale – quando, in un’ottica di esclusività e anche di “risparmio”, avrebbe potuto utilizzarla solo nell’edizione limitata. Invece no. Io leggo questa scelta come un segno di fiducia nel proprio prodotto e, soprattutto, come una forma di rispetto per l’appassionato, al quale offrire una complicazione top di gamma indipendentemente dalla volontà di acquisto o capacità di spesa.

    Il discorso sul flyback mi porta dritto dritto a parlare del movimento dei due orologi. Quello a carica manuale è il calibro EB 280, cronografo meccanico da 28.800 alternanze/ora e circa 63 ore di autonomia. Quello a carica automatica è l’EB 380, che lavora anch’esso a 4 Hz, ma ha una riserva di carica leggermente inferiore: 60 ore. Entrambi i movimenti sono stati appositamente sviluppati da Eberhard & Co. in collaborazione con Manufacture AMT e creati sulla base del calibro AMT 5100 con complicazione flyback e ruota a colonne. Nel cronografo manuale, quest’ultima è blu, a dare al calibro un ulteriore tocco di esclusività.

    Manufacture AMT è una consociata di Sellita che ha sede a Granges, in Svizzera, e che ha in produzione anche movimenti di fascia alta. Sviluppa e produce calibri proprietari di livello superiore per terze parti che vogliono personalizzare i movimenti con il proprio design e le proprie specifiche anziché utilizzare calibri standard impiegati da altri. L’idea, nemmeno tanto nascosta, è che Manufacture AMT possa competere con produttori come Kenissi o La Joux-Perret. Oltre ai due movimenti del Chronographe 1887, uno dei progetti recenti di Manufacture AMT reso noto è il calibro TAG Heuer TH31-00, movimento proprietario con certificazione COSC incassato nell’Aquaracer 200 in oro massiccio.

    L’estetica dei Chronographe 1887

    Nella galleria fotografica trovate altre informazioni sul calibro e alcuni dettagli in più. Mi preme qui arrivare all’aspetto a mio avviso più interessante dei Chronographe 1887, al di là delle finezze tecniche della meccanica: il quadrante. O meglio, i quadranti. Perché per ciascuna delle due referenze, Eberhard & Co. ha scelto diverse versioni: guscio d’uovo o nero semi-opachi nella Édition Limitée (con una variante color bronzo e contatori cronografici argenté); bianco o nero lucido, argenté o blu Clous de Paris nell’Automatique. Tutte le versioni sono coerenti, ciascuna a proprio modo, con la vocazione heritage degli orologi.

    Nello specifico, il quadrante guscio d’uovo è tremendamente vintage ed esalta la grafica scelta da Eberhard & Co. che, a parte pochi dettagli, si ritrova sugli orologi. La caratteristica principale è la presenza contemporanea di una scala telemetrica periferica e di una tachimetrica interna a chiocciola (assenti però sui quadranti Clous de Paris) che ricorda quelle degli anni ’30. Per un veloce ripasso sulla differenza tra scala tachimetrica e telemetrica andate a questa pagina. 

    A differenziarli, invece, ci sono gli indici. Per l’edizione limitata del Chronographe 1887, Eberhard & Co. ha optato per gli indici a bastone, con la versione bronzo che reca al 12 e al 6 i numeri arabi. Nella versione automatica, gli indici sono in numeri arabi, lucidi e a rilievo; nelle referenze con quadrante a Clous de Paris coesistono indici romboidali sfaccettati e numeri romani applicati. Diverse opzioni in base al gusto di chi si avvicina a questi orologi.

    Inequivocabilmente Eberhard

    Il pensiero che mi è venuto vedendo finalmente sul mercato i nuovi Chronographe 1887 è che, in fin dei conti, ciò che rende piacevoli gli orologi di Eberhard & Co. è il loro stile riconoscibile. Il quale, a dirla tutta, ha sempre un non so che più italiano che svizzero, che gli deriva dalla storia e dal management attuale. Di conseguenza gli orologi del Marchio, che siano solo tempo o cronografi, da uomo o da donna, hanno personalità e stile.

    Trovo la presenza audace e il look rétro di questa collezione divertenti e ammalianti. Così come trovo filologica la scelta di associare una fibbia ad ardiglione al cinturino in alligatore. Sono esemplari allo stesso tempo conservatori e massimalisti, contemporanei e vintage, essenziali e complicati. Queste contraddizioni intrinseche rendono tanti orologi di Eberhard & Co. affascinanti, cosa particolarmente vera per questi nuovi Chronographe 1887.

  • Citizen Promaster Godzilla: il mostro è tornato

    Citizen Promaster Godzilla: il mostro è tornato

    Se bazzicate siti e forum di orologeria, saprete che Citizen può contare su una comunità di appassionati nutrita e competente, forse una delle più numerose e, come si dice, sul pezzo. Per cui, se volete avere un’idea di com’è la nuova edizione del Citizen Promaster Godzilla, leggete le righe qui sotto. Ma se volete capire come è stata accolta dal pubblico, prima ancora che dal mercato, dopo aver terminato questo articolo fatevi un giro tra quei forum e quei siti: difficilmente troverete qualche opinione negativa.

    Perché l’accoppiata tra due simboli indiscussi del Giappone come Citizen e Godzilla è di per sé una combo perfetta, come direbbero i giovani. Se poi si considerano la qualità e l’estetica della referenza da poco presentata, non si fa fatica a comprendere che anche questo Citizen Promaster Godzilla è destinato ragionevolmente ad avere successo. Non solo tra i fan del Marchio, del mostro e degli orologi subacquei professionali.

    Dall’Autozilla all’Ecozilla

    Perché non dobbiamo dimenticare che in fin dei conti proprio di questo si tratta: di un subacqueo professionale. Un subacqueo professionale che ha le sue origini nel cosiddetto Autozilla prima ed Ecozilla poi, come sono stati familiarmente chiamati dai collezionisti. Due orologi che, un po’ per il design un po’ per le dimensioni (e per la loro origine nipponica), evocavano il feroce lucertolone, ma i cui soprannomi richiamavano le loro principali caratteristiche tecniche. Del primo, il Promaster 1000m Titanium Divers Watch del 2002 con cassa da 55 mm, rimandava al calibro automatico. Del suo successore, uscito sul mercato due anni dopo, il movimento Eco-Drive a energia solare.

    Le più recenti versioni di Ecozilla – o, per meglio dire, del Diver’s Eco-Drive 300M – sono del 2023, una con cassa in acciaio grezzo, l’altra con un rivestimento Dlc grigio scuro. Sempre generose le dimensioni: 48,2 mm, comprese le lunette da immersione unidirezionali. Generose anche le prestazioni del movimento Eco-Drive Calibro B873: 6 mesi di autonomia con una carica completa e precisione di +/- 15 secondi al mese.

    Del 2021 è invece la versione a mio avviso più affascinante del Godzilla, prima dell’attuale. In due edizioni limitate di 500 pezzi l’una, i Citizen Promaster Marine Red Fugu e Grey Fugu avevano, come si intuisce dal nome, due colori diversi. Ciascuno di essi, però, riportava sul quadrante la sagoma delle punte posteriori presenti sul dorso di Godzilla e il profilo del mostro inciso sul fondello. Due modelli di deciso impatto, ai quali però gli attuali non hanno nulla da invidiare.

    L’estetica del Citizen Promaster Godzilla

    Intanto c’è da dire che per lanciare la doppia edizione limitata del nuovo Citizen Promaster Godzilla, il Marchio approfitta di una ricorrenza: il 70° anniversario della serie di film dedicati al rettile fantascientifico. Il nuovo Citizen Promaster Eco-Drive Professional Diver 300M Godzilla (così si chiama per esteso) dà al robusto orologio subacqueo del Brand una direzione visiva più oscura e aggressiva. Grazie ai tocchi ispirati a Godzilla, qui molto sottili, a mio avviso potrebbe essere l’Ecozilla più indossabile visto fino a oggi.

    Questo nonostante le dimensioni non siano proprio contenute. Per essere Godzilla, del resto, un pegno va pagato. Come diametro ha i classici 48,2 mm, bilanciati (al rialzo) da uno spessore monstre di 18,5 mm. La cassa in acciaio senza anse ha un rivestimento grigio antracite sabbiato opaco che ne aumenta visivamente la presenza imponente, cui si accompagna un peso non indifferente. Ricordiamoci però qual è la sua vocazione.

    Come nei predecessori, nel nuovo Citizen Promaster Godzilla il corpo principale della cassa è arrotondato e leggermente svasato, con robusti accenti zigrinati lungo il bordo superiore e spallette proteggi-corona squadrate, e relativamente piccole, a ore 9. La superficie superiore della cassa, all’esterno della lunetta, dà invece una svolta visiva alla collezione. Introduce infatti un motivo vagamente camouflage che “muove” l’estetica dell’orologio, aggiungendovi un tocco stilistico deciso. 

    Secondo Citizen questo pattern, utilizzato anche per i quadranti, dovrebbe contenere immagini nascoste di Godzilla, ma francamente a me viene difficile individuarle. Proverò a capirci di più quando avrò l’orologio tra le mani. Tuttavia, la cosa non è necessariamente negativa poiché sfuma un po’ la presenza del mostro che, altrimenti, rischierebbe di farsi troppo ingombrante.

    Invece sul fondello del nuovo Citizen Promaster Godzilla, il rettile è evidente grazie a un’incisione con la forma dell’impronta della zampa. Incisione che, tutto sommato, risulta superficiale e leggera, non ingombrante. 

    Limitato e professionale

    Sebbene la forma e le proporzioni della cassa rimangano invariate rispetto al resto della famiglia Ecozilla, il nuovo Godzilla dà l’impressione di essere più equilibrato e vestibile dei precedenti. Un risultato che Citizen ha raggiunto, credo, principalmente grazie all’impiego di colori scuri (si sa, il nero sfina) e al design complessivo che privilegia l’ergonomia.
    Totalmente privo di anse, l’orologio sporge davvero poco sui polsi piccoli. In più, il cinturino nero in caucciù ha una tonalità simile a quella della cassa e rende il design più coeso. Senza contare che veste in modo più aderente rispetto a un eventuale bracciale in acciaio. 

    Il Citizen Promaster Godzilla 2024 è proposto in due opzioni di quadrante con motivo camouflage: una sui toni del rosso, dal nero al mattone, e una sui toni del verde. Quest’ultima è in edizione limitata di 2.500 pezzi, quella rossa è tirata in 3.000 esemplari. Grazie al motivo scuro e screziato, i quadranti creano diversi giochi di luce a seconda della direzione da cui proviene la fonte luminosa.

    Ovvio che, trattandosi di uno strumento professionale, l’estetica non può del tutto sbarrare il passo alla funzionalità. Gli indici applicati sul quadrante, gli indici di immersione incisi sulla lunetta e le due grandi lancette a daga per ore e minuti (quest’ultima arancione, nera la prima) rendono il layout ben leggibile a colpo d’occhio sott’acqua. Con un po’ di fantasia, mi pare possano anche evocare la bocca spalancata di Godzilla coronata di denti, specialmente nella versione con quadrante rosso. Ah, a proposito di funzionalità: la cassa è impermeabile fino a 30 bar.

    Altre caratteristiche del Citizen Promaster Godzilla

    Nella cassa del nuovo Citizen Promaster Godzilla lavora il movimento al quarzo Eco-Drive Calibro B873 alimentato dalla luce, sviluppato internamente dal Brand. Una presenza che rende l’orologio decisamente Ecozilla. Il Cal.B873 è lo stesso che equipaggiava gli Ecozilla del 2023 ed è da anni un punto fermo nella gamma Citizen. Pensato per un utilizzo professionale e intensivo, deve offrire di conseguenza prestazioni in generale eccellenti. E lo fa. Come ricordavo più su, il marchio dichiara una precisione di +/-15 secondi al mese, con sei mesi di autonomia a fronte di una carica solare completa.

    Per chiudere il cerchio del design, Citizen equipaggia questi orologi con un cinturino in caucciù nero dotato della classica prolunga a fisarmonica. Come la cassa, anche il cinturino è identico a quello dei precedenti modelli Ecozilla. Però la colorazione generale più scura gli conferisce un aspetto più uniforme rispetto ai precedenti – anche se non riporta nessuna decorazione, ma sia del tutto liscio e piuttosto uniforme.

    La forza sta nel nome

    Chiudo con una riflessione. Nonostante prevalgano nella comunità degli appassionati, i soprannomi dati dai fan ad alcuni modelli di orologi non sono quasi mai riconosciuti formalmente dai marchi. Avete mai sentito Rolex parlare delle proprie referenze chiamandole Kermit, Hulk, Batman? È piuttosto raro, infatti, che l’industria dell’orologeria, formale e un po’ ingessata, utilizzi qualcosa di diverso dai nomi “ufficiali” o, persino, dai numeri di referenza.

    Il fatto che Citizen stessa abbia finito con l’affibbiare il nomignolo di Godzilla ad alcuni dei propri subacquei più celebri la dice lunga sia sulla permeabilità (positiva) del Marchio agli stimoli esterni, sia alla capacità di incidere da parte della community di appassionati. A mio avviso è un bel segnale, quasi un invito a non prendersi troppo sul serio, ogni tanto. In un settore come questo, farebbe bene a molti.