Giornale Degli Orologi

Tag: Fifty Fathoms

  • Scuba Fifty Fathoms: ecco il Blancpain x Swatch

    Scuba Fifty Fathoms: ecco il Blancpain x Swatch

    Blancpain x Swatch – 9.9.2023”. Così recitava, impresso sulla mappa globale degli oceani, l’enigmatico messaggio uscito nei giorni scorsi, prima come pubblicità sui giornali e poi come post sui siti ufficiali e sui profili social dei rispettivi Marchi. Tanta la curiosità, certo, ma il significato era chiaro: stava per ripetersi quanto già successo con Omega. Restava solo da definirne i contorni, o meglio i colori, perché tutti scommettevano su un Fifty Fathoms in Bioceramic. E così è stato. La notte scorsa Swatch ha lanciato ufficialmente il Bioceramic Scuba Fifty Fathoms. Mistero risolto, in anticipo sui tempi previsti: il 9 settembre l’orologio non sarà svelato, arriverà nei negozi. Presumibilmente col contagocce.

    Un’idea quasi scontata

    Non serviva del resto la sfera di cristallo per conoscere il soggetto della nuova collaborazione. Bastava un minimo di acume, o di logica, e fare 2 + 2. Anzi 70 + 40, visto che il 2023 è l’anno in cui il Blancpain Fifty Fathoms compie 70 anni mentre Swatch festeggia i 40. Ed era chiaro anche che i manager del Gruppo Swatch non si sarebbero lasciati sfuggire la doppia, ghiotta occasione – visti i precedenti…

    Pare infatti che sei mesi dopo l’uscita del MoonSwatch – e all’epoca inatteso, sorprendente successo – i vertici di Swatch e di Blancpain abbiano cominciato a incontrarsi per mettere a punto la questione. Un annetto neanche, e il progetto si è già concretizzato: il che vuol dire avere le idee chiare e saper sfruttare la potenza produttiva di Swatch. Guarda caso, lo Scuba Fifty Fathoms esce a tre mesi dalla fine dell’operazione con Omega: dal 31 dicembre, basta MoonSwatch.

    Ipotetici scenari futuri

    È evidente che è stato tutto studiato a tavolino, tutto calcolato. Swatch Group intende proprio bissare il successo del MoonSwatch. Nessuno sa se il Bioceramic Scuba Fifty Fathoms riuscirà a suscitare la stessa bramosia popolare (mi verrebbe da scrivere internazional-popolare, perché il fenomeno non è stato solo nazionale 😉), se riuscirà a ricreare le stesse interminabili file fuori dai negozi. Da parte nostra, speriamo di sì, teniamo le dita incrociate… È bello vedere Swatch di nuovo ai vertici dell’industria del tempo elvetica, come in passato.

    E le premesse che il successo si ripeta ci sono tutte. Anche qui da un lato c’è una pietra miliare dell’orologeria (anche se forse un po’ meno pop e un po’ più di nicchia rispetto allo Speedmaster); e dall’altro una riedizione (o un hommage, chiamatelo come volete) interpretata con il consueto sorriso, la divertita coerenza di Swatch. Che poi a ben guardare lo stesso Scuba è stato un’icona, eletto tale a furor di popolo negli anni Novanta. Chi in quell’epoca non desiderava un Jelly Bubble o un Happy Fish? Mi correggo: le pietre miliari dell’orologeria qui sono due.

    Semmai c’è da chiedersi se l’operazione Blancpain x Swatch, come la precedente Omega x Swatch, farà da preludio a ulteriori partnership con altre marche del Gruppo. Sarebbe divertente vedere cosa potrebbe venir fuori da un’ipotetica iniziativa Longines x Swatch o Breguet x Swatch: per dire, un Legend Diver in plastica Bioreloaded? Un Classique in Bioceramic? Anche solo immaginarli fa sorridere…

    La collezione Scuba Fifty Fathoms

    Ma torniamo a oggi. Il Bioceramic Scuba Fifty Fathoms è declinato in cinque versioni, dedicate ad altrettanti oceani del mondo – e non c’è bisogno di spiegare perché, se solo si ha una vaga conoscenza di Blancpain. I nomi? Artic Ocean, Pacific Ocean, Atlantic Ocean, Indian Ocean e Antartic Ocean. A distinguerli i colori: rispettivamente beige e rosso, giallo e nero, blu e azzurro, verde e nero, bianco e grigio.

    Tutti gli esemplari hanno la cassa da 42 mm in Bioceramic, appunto. Non sto qui a ricordare cos’è e cosa non è – per rinfrescarvi la memoria su questo materiale brevettato, leggete qui… Piuttosto, è più interessante specificare il dato sull’impermeabilità: 9 bar. O meglio: 91 metri, per seguire la discutibile abitudine svizzera di indicare la resistenza all’acqua in metri – ma qui ci sta. Perché a tanto corrispondono i famigerati Fifty Fathoms: ovvero 50 braccia, per tradurre in italiano la vecchia unità di misura britannica, secondo la quale un braccio è pari a 6 piedi (1,8288 metri). Fate voi i conti.   

    Ancora: i quadranti sono sfumati, mentre la ghiera girevole unidirezionale è sempre in Bioceramic con inserto colorato, e anche il vetro è derivato da materiale di origine biologica. Il cinturino Nato in tessuto è fatto con materiale riciclato, proveniente – come c’era da aspettarsi – da reti da pesca recuperate in mare. La ciliegina sulla torta è il fondello trasparente, che permette di vedere la diversa decorazione del movimento. Niente più quarzo, per la gioia dei cultori della micromeccanica e di quanti non avevano colto l’ironia della tecnica nel MoonSwatch.

    Torna il Sistem51

    Sì, perché lo Scuba Fifty Fathoms monta – udite udite – il calibro automatico della Casa: il Sistem51. Per parafrasare la stessa Swatch: il primo e unico movimento meccanico a produzione interamente automatizzata. Quando è uscito, nel 2013, ha rivoluzionato il mondo degli orologi automatici: antimagnetico, ora dotato anche di spirale Nivachron, conta solo 51 componenti, fissati con una vite centrale, e vanta un’autonomia di 90 ore. Mostrato sempre attraverso il fondello, lo si può riassumere con queste parole: il fronte indica l’ora, il retro racconta la storia.

    Ed è così anche per gli Scuba Fifty Fathoms. I ponti, stampati in digitale, illustrano la raffigurazione dei relativi oceani, mentre la massa oscillante presenta l’immagine di uno specifico mollusco dell’ordine dei Nudibranchi. Animaletti tipo lumache di mare dalle forme e dalle cromie variegate, simbolo della vita subacquea e allo stesso tempo della fragilità di un’ecosistema che va protetto. Blancpain docet. A rimarcare il concetto, i messaggi incisi tutt’attorno al vetro: Protect what you Love, Immerse Yourself, Passion for Diving e ancora Licence to Explore e Ocean Breath. Non mi stupirei se lo Scuba Fifty Fathoms contribuisse in qualche modo, anche indirettamente, alla salvaguardia degli oceani…  

    N.B. Come nel caso del MoonSwatch, anche questa collezione non è in edizione limitata. Ma, proprio come nel caso del MoonSwatch, non sarà possibile acquistarne più di un esemplare al giorno per persona. Il prezzo al pubblico è di 390 euro. Per sapere dove trovarlo, consultate il sito ufficiale di Swatch.

  • Fifty Fathoms Tech Gombessa. I 70 anni del Blancpain, atto 2°

    Fifty Fathoms Tech Gombessa. I 70 anni del Blancpain, atto 2°

    Continuano le celebrazioni per il 70° compleanno del famoso orologio subacqueo. Con la Maison di Le Brassus che presenta un secondo modello Anniversario: il Fifty Fathoms Tech Gombessa, dotato di materiali e soluzioni tecniche d’avanguardia. E una complicazione mai vista prima

    Il pedagogista tedesco Johann Paul Friedrich Richter, meglio noto come Jean Paul, scrisse una volta che «i nostri compleanni sono piume sulle ampie ali del tempo». Suggerisco a Blancpain di utilizzare questa frase come sommario delle celebrazioni per i 70 anni del Fifty Fathoms. Un orologio che, tenendo il tempo degli abissi, ha fatto la storia non solo del marchio svizzero ma anche dell’intera orologeria subacquea.

    Blancpain ha presentato ai primi di gennaio il Fifty Fathoms 70th Anniversary, con cui ha dato il via ai festeggiamenti per i sette decenni dell’orologio. Settant’anni di storia che non sto a riscrivere oggi, perché li trovate raccontati come si deve in questo articolo. Molto meglio andare al succo, perché il Brand ha svelato lunedì 13 febbraio, in anteprima mondiale, il secondo Fifty Fathoms celebrativo.

    Lo ha fatto con un collegamento internazionale fra l’atollo di Rangiroa, nella Polinesia Francese, e la sede di Blancpain a Le Brassus, in Svizzera. Al caldo e al sole degli antipodi, il Brand ambassador e documentarista subacqueo Laurent Ballesta; al freddo e nella neve elvetica, il Ceo di Blancpain Marc Hayek e il Vice president sales Marc Junod. In Italia c’erano la stampa specializzata locale e, a fare gli onori di casa, il Brand manager Roberto Castagna, insieme al Brand ambassador Gianluca Genoni, pluricampione mondiale di apnea.

    In mezzo c’era lui, il Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 2 – Tech Gombessa (che per farla breve chiamerò d’ora in poi Fifty Fathoms Tech Gombessa). E non è solo per deferenza nei confronti del capo o per riconoscenza verso il grande documentarista che Hayek e Ballesta sono stati chiamati a presentare l’orologio. Quest’ultimo, infatti, è a tutti gli effetti una loro creatura perché insieme hanno ideato e fatto realizzare la complicazione che lo contraddistingue. Una prima mondiale per la quale è stato depositato un brevetto. Siete curiosi?

    Da Blancpain una complicazione innovativa

    Per scoprirla, basta dare un’occhiata alla lunetta girevole unidirezionale del Fifty Fathoms Tech Gombessa. Diversamente da quelle che troviamo di solito sugli orologi da immersione, questa ha una graduazione su una scala di 3 ore. È connessa a una lancetta speciale, che effettua un giro completo del quadrante esattamente in 3 ore e si regola attraverso la corona di carica. Il materiale e il colore della lancetta, un rivestimento luminescente bianco a emissione verde, sono abbinati a quelli degli indici.

    Perché 3 ore? Perché, come ha spiegato Ballesta, è la durata massima, definita per convenzione, di un’immersione in acque profonde effettuata con un particolare respiratore chiamato rebreather a circuito chiuso. È un apparecchio che consente di raggiungere elevate profondità grazie al fatto che è possibile variare la percentuale di ossigeno presente nella miscela di gas da respirare. Una miscela che può contenere elio, utile per limitare i problemi di narcosi da azoto oltre i 30 metri. Questo apparecchio è anche silenzioso, non emette bolle ed evita così di spaventare i pesci.

    Ballesta ne fa largo uso, perché le sue spedizioni subacquee richiedono tempi di immersione molto lunghi, alla ricerca di fauna rara e sconosciuta. Senza bolle, poi la qualità delle immagini e del “rapporto” con i pesci si alza sensibilmente. A dire il vero, come ha ricordato lui stesso durante la presentazione, questo tipo di rebreather consentirebbe immersioni anche più lunghe, ma il limite delle 3 ore è stato fissato anche tenendo conto dell’affaticamento del subacqueo.

    Lo sviluppo del nuovo Fifty Fathoms Tech Gombessa

    Marc Hayek ha messo lo zampino nella complicazione perché, come qualcuno di voi saprà, è anch’egli un subacqueo appassionato, ben più che un semplice amatore. Immaginato cinque anni fa da lui e da Ballesta, l’orologio è stato testato a lungo. Hayek stesso ne ha personalmente provato diversi prototipi durante le proprie immersioni. Nel 2019, dopo un anno di studio, Blancpain ha avviato il progetto iniziando proprio dai due elementi chiave del Fifty Fathoms Tech Gombessa: il movimento e la lunetta.

    I subacquei guidati da Ballesta hanno provato l’orologio durante l’intera evoluzione. Quattro prototipi sono stati messi ai loro polsi per essere testati durante una cinquantina di giorni a 120 metri di profondità nell’ambito delle missioni Gombessa V e Gombessa VI. Condotte nel Mediterraneo rispettivamente nel 2019 e 2021, hanno dato modo di associare per la prima volta l’immersione di saturazione con l’immersione con autorespiratore a circuito chiuso.

    Stazionati per due volte durante un mese a bordo di una cassa iperbarica di 5 metri quadrati, dalla quale uscivano quotidianamente per esplorare le profondità marine, i sub hanno sottoposto gli orologi a test da sforzo al limite del sopportabile. In particolare hanno provato anche diverse versioni della valvola di decompressione (presente sull’orologio a ore 10).

    Focus su materiali e funzionalità

    Il risultato è stata la creazione di uno strumento super-professionale, che unisce sviluppi meccanici, materiali all’avanguardia e innovazioni funzionali. Dal punto di vista meccanico abbiamo il cuore dell’orologio, il calibro 13P8 sviluppato appositamente per supportare la nuova complicazione. E in linea con gli standard di robustezza e affidabilità che caratterizzano la collezione. Tre bariletti forniscono a questo Fifty Fathoms 5 giorni di autonomia.

    Come materiali, l’orologio punta tutto sul titanio e non potrebbe essere altrimenti. I 47 mm di diametro della cassa e i quasi 15 di spessore (14,81 mm, per l’esattezza) lo rendono un bel “padellone” e hanno bisogno della maggiore leggerezza possibile. La cassa è dunque in titanio grado 23, conosciuto anche come titanio grado 5 ELI (Extra Low Interstitials, ossia “con pochissime inclusioni”).

    È una speciale lega Ti6Al4V, la cui sigla tradisce la presenza di altri due metalli: alluminio, che ne aumenta la durezza, ne riduce il peso specifico e ne migliora l’elasticità; e vanadio, che in associazione con l’alluminio riduce del 50% la conducibilità termica e aumenta del 50% la resistenza all’usura. In soldoni: cassa super-leggera, super-resistente, super-durevole.

    La nuova lunetta graduata a 3 ore ha invece un inserto in ceramica nera, è bombata e inclinata verso il quadrante, quasi a portarvi lo sguardo. Ed è giusto così, perché lunetta e quadrante lavorano in modo sintonico. Una volta piombato su quest’ultimo, l’occhio è attratto da due particolari: il colore nero e, a contrasto, l’arancione degli indici.

    Da Blancpain dicono che questo nero è in grado di assorbire il 97% della luce che lo colpisce. Qualcosina meno del Vantablack (usato da H. Moser & Cie.), ma pur sempre una percentuale che consente agli indici di spiccare in maniera molto evidente. Indici e numeri sono dei blocchi di materiale luminescente scolpiti e applicati, la cui emissione diventa blu al buio e nelle profondità marine. Lo stesso blu compare sulle lancette di ore e minuti, per distinguere le informazioni orarie dai tempi trascorsi sott’acqua. Infatti, la lancetta d’immersione da 3 ore ha la punta bianca, dello stesso colore degli indici sulla lunetta: al buio, diventano verdi.

    C’era una volta l’ansa

    Un’importante innovazione funzionale riguarda invece il cinturino in caucciù. Oltre alle dimensioni della cassa, ciò che colpisce subito l’appassionato attento è l’assenza di anse visibili. Una novità per la collezione Fifty Fathoms, sulla quale i tecnici di Blancpain hanno lavorato parecchio. Le anse sono infatti organiche alla cassa e, una volta che il cinturino è avvitato su di esse dal lato del fondello, rimangono nascoste all’interno. L’impressione visiva è che il cinturino emerga direttamente dalla carrure, quasi fosse una sua estensione naturale.

    Per scongiurare tagli o rotture del caucciù, il cinturino ha un rinforzo interno in titanio, che aiuta a mantenere la geometria ideale con il polso e permette di estendersi senza difficoltà se si indossa il Fifty Fathoms Tech Gombessa sopra una muta tecnica. Allo stesso modo, la fibbia ad ardiglione è pensata per rinforzare l’attacco dell’orologio sul polso e facilitare il fissaggio dell’estensione.

    Questa particolare combinazione di anse/cinturino dovrebbe anche migliorare la vestibilità di un orologio oggettivamente grandicello su polsi poco nerboruti, in condizioni d’uso quotidiano e urbano. Il mio misura 16,5 cm: ho provato questo Fifty Fathoms e devo ammettere che il cinturino lo fascia in maniera accettabile. Il diametro però si vede e si sente tutto. Non è un caso se possiedo solo orologi entro i 42 mm.

    Infine due parole sul fondello, che è in vetro zaffiro e consente la visione del calibro 13P8. Più che l’architettura del movimento, quello che interessa è la massa oscillante color antracite decorata con il logo delle missioni Gombessa. Questo Fifty Fathoms è l’orologio ufficiale delle spedizioni e, oltre a celebrare i 70 anni della collezione, suggella 10 anni di collaborazione fra Blancpain e Laurent Ballesta. Il progetto Gombessa è nato infatti nel 2013, grazie all’impegno della Manifattura nel ruolo di partner fondatore.

    La passione che muove Blancpain

    Per concludere, vi porto a riflettere su un parallelo. Nel 1953, la nascita del Fifty Fathoms come primo orologio da immersione moderno avvenne anche grazie allo stimolo dell’allora Ceo di Blancpain Jean-Jacques Fiechter, appassionato subacqueo. Nel 2023, il Fifty Fathoms Tech Gombessa è stato sviluppato grazie a un’idea nata dall’attuale Ceo, Marc Hayek, anch’egli subacqueo quasi professionale.

    Trovo molto bello il fatto che la passione di chi guida un marchio porti alla nascita di complicazioni e di orologi dei quali possono godere tutti. È il segno di un approccio al lavoro che non è freddo e professionale ma pensato e sentito, capace di generare innovazione e di conseguenza progresso.

    Anche se questo significa impiegare tempo, risorse, fatica. Consapevoli del fatto che non si lavora per un prodotto prêt-à-porter ma che si sta facendo un investimento a medio termine, del quale non si raccoglieranno subito i frutti. Quando lo si farà, questo prodotto porterà benefici non solo al Brand, ma all’intero mercato.

    Anche alla luce di questi tempi lunghi impiegati fra ricerca, sviluppo, test e produzione, trovo più che giustificato il prezzo importante di 26.300 franchi svizzeri. Per un orologio che non è in edizione limitata ma pensato come patrimonio a disposizione degli appassionati, capaci di apprezzarne il valore oggi e, chissà, tra 70 anni. Sempre «sulle ampie ali del tempo».

  • Fifty Fathoms 70th Anniversary, il “buon anno” di Blancpain

    Fifty Fathoms 70th Anniversary, il “buon anno” di Blancpain

    Ecco, ci siamo. Come anticipato la scorsa settimana, in questi primi giorni dell’anno Blancpain ha dato il via alle celebrazioni del 2023 con il nuovo Fifty Fathoms 70th Anniversary. Di fatto, il Fifty Fathoms è stato il primo esemplare subacqueo di concezione moderna. Costruito secondo rigide specifiche militari e per questo adottato anche dalle forze speciali delle Marine di vari Paesi. Uno strumento al servizio dei professionisti delle immersioni, nell’epoca in cui un orologio poteva davvero fare la differenza fra la vita e la morte dei sommozzatori. Ma non è il caso di dilungarsi oltre sulle vicende storiche del Fifty Fathoms (ripeterei quanto già scritto in questo articolo)… E passo subito a descrivere il Fifty Fathoms 70th Anniversary.

    Le caratteristiche del Fifty Fathoms 70th Anniversary

    A cominciare dall’estetica. Che è quella ben nota, consueta, ispirata al primo esemplare del 1953 ma riaggiornata nel gusto e nei materiali. La sostanziale novità sta nelle dimensioni: 42,3 mm di diametro. Un formato inedito: finora la cassa del Fifty Fathoms ha sempre misurato 45 mm, con qualche variazione sul tema. Nel tempo è scesa fino ai 40,3 mm delle edizioni limitate (tipo Ocean Commitment, Barkuda e No Rad) o ai 43 mm dei Bathyscaphe, oppure è salita fino ai 55 mm nell’X Fathoms con profondimetro… Ma i 42 mm non s’erano mai visti nella collezione contemporanea: si rifanno infatti alle misure del modello originario, uscito appunto 70 anni fa.

    Per il resto, le caratteristiche sono quelle di sempre. La cassa è in acciaio lucido, l’impermeabilità raggiunge le 30 atmosfere, la ghiera girevole unidirezionale ha l’inserto in vetro zaffiro bombato. Il quadrante con finitura soleil riporta i numeri arabi, le lancette e gli indici rivestiti di Super-LumiNova dalla particolare colorazione, che ricorda quella dei materiali radioattivi luminescenti di una volta. Infine, il vetro zaffiro è alloggiato sia a protezione del quadrante sia sul fondello. Se ai tempi del primo Fifty Fathoms infatti una cassa interna in ferro dolce schermava il movimento dagli effetti nefasti dei campi magnetici, da una quindicina d’anni a questa parte la presenza della spirale in silicio evita questo accorgimento. E permette quindi di apprezzare la meccanica…

    Il calibro 1315

    Già, il movimento: anche il movimento è quello di sempre. Si tratta del calibro di manifattura 1315, adottato fin dal 2007 e nato dallo sviluppo del calibro 13R0 a carica manuale, a sua volta presentato l’anno precedente. Appositamente progettato per esemplari dalla vocazione sportiva, il 1315 è improntato alla massima semplicità e robustezza, con l’obiettivo di garantire costanza di marcia e performance. Proprio per assicurare al movimento un’autonomia ottimale e garantire al contempo un’energia sempre costante, i tecnici della Casa lo hanno equipaggiato di ben tre bariletti montati in serie, che a piena carica garantiscono un’autonomia di 5 giorni.

    Mentre il progetto originario del calibro prevedeva un rotore bimetallico, però, il calibro 1315 montato nel Fifty Fathoms 70th Anniversary ha la massa oscillante in platino. Un metallo pesante – o, per meglio dire, ad alta densità – che ne ottimizza le prestazioni. Ed è anche dotato di valore simbolico: puro, incorruttibile, pressoché eterno, in Svizzera celebra per esempio i 70 anni di un vincolo matrimoniale (in Italia invece le nozze di platino si festeggiano con 75 anni di matrimonio). In più, qui, la massa oscillante è fornita di un’apertura orizzontale, proprio come il primo Fifty Fathoms. Un’astuzia diffusa negli anni Cinquanta, raccontano da Blancpain, per renderla più resistente agli urti.

    Cinturino e prezzo

    Merita un cenno anche il cinturino Nato YYT+. Cioè interamente realizzato con un filato di nylon riciclato, proveniente da reti da pesca abbandonate nei mari e negli oceani, e potenzialmente riciclabile all’infinito. L’adozione di questo materiale risponde alle iniziative sulla sostenibilità tanto care a Blancpain ed espresse con le iniziative dell’Ocean Commitment rivolte proprio alla salvaguardia delle acque del Pianeta. E nelle intenzioni della Manifattura sarà presto esteso a tutti i cinturini Nato utilizzati nella produzione.

    Un’ultima informazione riguarda infine la disponibilità e il prezzo. Il Fifty Fathoms 70th Anniversary è realizzato in tre serie di 70 esemplari, dedicate ad altrettante aree geografiche. Ovvero Emea (che sta per Europa, Medio Oriente e Africa), Asia-Pacifico e Americhe, ciascuna identificata con un numero di serie (I-II-III) riportato sul quadrante. Con un prezzo al pubblico di 18.500 euro, nei prossimi giorni sarà disponibile per la prevendita sul sito ufficiale.   

  • La storia del Fifty Fathoms, i 70 anni del  subacqueo di Blancpain

    La storia del Fifty Fathoms, i 70 anni del subacqueo di Blancpain

    Il 2023 sarà un anno di celebrazioni per Blancpain. Il Fifty Fathoms compie 70 anni e la Maison di Le Brassus lo festeggerà con i dovuti onori. Non solo. Sono anche trascorsi 20 anni da quando Marc Hayek riportò in vita l’orologio, dopo un opportuno restyling per adeguarlo alle mutate necessità dei tempi. Contemporaneamente il novello Ceo, appassionato subacqueo, fondò anche il Blancpain Ocean Commitment, un organismo interno alla Marca finalizzato alla salvaguardia degli oceani. E ancora, 10 anni fa, iniziò la collaborazione con il biologo francese (e fotografo sottomarino) Laurent Ballesta, e a finanziare le spedizioni Gombessa da lui organizzate. Per la Maison Blancpain, dunque, un triplo anniversario, che la vedrà impegnata per tutto l’anno prossimo. Già sappiamo, per esempio, che il 3 gennaio sarà svelato il primo Fifty Fathoms 70th Anniversary… Intanto, però, voglio ricordare la storia del Fifty Fathoms, riconosciuto come l’archetipo dell’esemplare subacqueo moderno.

    La storia del Fifty Fathoms: le origini

    Sia chiaro, si tratta di una storia arci-nota, sulla quale qui non aggiungerò nulla di nuovo. Credo però valga la pena ripercorrerla, per comprendere meglio il valore dell’orologio e raccontarla a quei pochi che ancora non la conoscono.

    Nel 1952, il Ministero della Difesa francese diede incarico al capitano Robert Maloubier e al luogotenente Claude Riffaud di creare un’unità di sommozzatori d’élite chiamata Nageurs de Combat (nuotatori da combattimento). Individuati gli uomini, i due ufficiali dovevano provvedere anche all’attrezzatura idonea. Girarono tutta Parigi alla ricerca di orologi adatti, ma non riuscirono a trovare sul mercato nulla in grado di resistere alle condizioni estreme delle missioni subacquee. I test su quanto reperito in commercio furono fallimentari: gli esemplari erano tutti troppo piccoli, illeggibili sott’acqua e soprattutto poco o niente impermeabili.

    Si rivolsero così a Blancpain, all’epoca guidato da Betty Fiechter e dal nipote Jean-Jacques. Fu lui a scegliere il nome Fifty Fathoms per l’orologio messo a punto dai tecnici della Manifattura. Amante delle immersioni tanto quanto della letteratura, prese ispirazione da un passo di una celebre opera di Shakespeare, La Tempesta. “Full fathom five thy father lies”, recita infatti l’attacco del brano conosciuto come Ariel’s Song (atto I, scena II). Il nuovo orologio era appunto impermeabile fino a 50 Fathoms (91, 45 metri, per l’esattezza), ovvero fino a 10 atmosfere. Era abbastanza grande, protetto dai campi magnetici dalla gabbia in ferro dolce attorno al movimento, ben leggibile anche nel buio delle profondità grazie al quadrante scuro con le indicazioni luminescenti. E dotato di una robusta corona e di una ghiera girevole con dispositivo di blocco, utile soprattutto nelle fasi di risalita.

    Uscito nel 1953, il Fifty Fathoms fu quindi adottato come orologio ufficiale dalla Marina francese e si guadagnò rapidamente una solida reputazione grazie all’affidabilità e alla resistenza all’acqua. Divenne così uno strumento indispensabile per i sommozzatori, militari e civili: si diffuse tra i corpi speciali di numerosi Paesi, come gli americani Navy Seals (ma anche quelli tedeschi e israeliani), e tra gli specialisti dell’esplorazione oceanografica (come il Gers, Groupe d’Etudes et de Recherches Sous-marine d’Oltralpe). Fra l’altro accompagnò anche l’équipe di Jacques Cousteau e Louis Malle durante le riprese del film Il mondo del silenzio, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes del 1956 e dell’Oscar come miglior documentario nel ’57, rimasto una pietra miliare nella cinematografia subacquea.

    L’epoca recente

    Tuttavia all’inizio degli anni ‘80, con la crisi del quarzo, il Fifty Fathoms uscì di produzione e fino ai primi anni 2000 praticamente sparì dai radar. L’acquisizione da parte di Jean-Claude Biver e di Jacques Piguet, nell’82, aveva portato il Marchio a realizzare esemplari più classici, più fedeli all’alta orologeria di tradizione, piuttosto che strumenti tecnici come questo. Il Fifty Fathoms tornò brevemente in vita solo nel ’97, quando la proprietà della Maison passò all’attuale Swatch Group. Nacque allora la cosiddetta Blancpain Trilogy, formata da un Gmt, un orologio da aviatore chiamato Air Command e un Fifty Fathoms riaggiornato nell’impermeabilità, che raggiungeva le 30 atmosfere. Ma i tempi non erano ancora maturi per il rilancio del modello subacqueo, che tornò nel dimenticatoio per qualche anno ancora.

    Fino al 2002: quando Marc Hayek prese in mano le redini di Blancpain, scoprì nei caveau della Manifattura gli esemplari d’antan e se ne innamorò. Incaricò quindi i tecnici della Maison di sviluppare un moderno Fifty Fathoms. Nel 2003, per i 50 anni dell’esemplare, Blancpain presentò quindi un nuovo modello che coniugava l’aspetto vintage con l’impermeabilità della versione del ’97, e in più aggiunse una lunetta con inserto in vetro zaffiro curvo e antigraffio. Elemento, quest’ultimo, che la dice lunga sulla ricerca di nuovi materiali e di innovazioni portata avanti fin dall’epoca dal Gruppo Swatch. I 150 esemplari dell’edizione limitata andarono subito esauriti: da qui la scelta di riprenderne la produzione.

    Nel 2007 fu così lanciata una nuova trilogia di esemplari che pose le basi della collezione tuttora in catalogo. Il primo era il Fifty Fathoms Automatique, simile nell’estetica e nel mood al modello originario, ma con un nuovo movimento di manifattura, il calibro 1315. Derivato dal calibro 13R0 a carica manuale, del 2006, si distingue(va) per la presenza di tre bariletti, in grado di garantire un’autonomia di 5 giorni. Il secondo era il Fifty Fathoms Chronographe Flyback, con i pulsanti a tenuta stagna, cioè studiati per poter attivare il cronografo anche sott’acqua. Infine, il Fifty Fathoms Tourbillon, sicuramente il meno adatto alle immersioni, realizzato con fini celebrativi. Equipaggiato di tourbillon volante e fondello in vetro zaffiro, ma impermeabile comunque fino a 30 atmosfere, era una dimostrazione del savoir-faire della Casa.

    Da allora, in questi 15 anni, la storia del Fifty Fathoms è proseguita con un’ampia gamma di variazione sul tema, per materiali, dimensioni, complicazioni, cinturini… Basti pensare alla ripresa del Bathyscaphe, anch’esso creato alla fine degli anni ’50 da Jean-Jacques Fiechter e riproposto nel 2013, in occasione del 60° anniversario, o alle declinazioni al femminile. Una storia che Blancpain sta ancora scrivendo, giorno dopo giorno, come rivela la prossima novità. Restiamo tutti in attesa di vederla, la prima settimana dell’anno nuovo. Stay tuned

  • Bathyscaphe Quantième Complet, la complicazione subacquea di Blancpain

    Bathyscaphe Quantième Complet, la complicazione subacquea di Blancpain

    A che pro un subacqueo con calendario completo? A quanti di voi se lo stanno chiedendo, suggerisco di ribaltare i termini della questione. Il Blancpain Bathyscaphe Quantième Complet è un calendario completo che è anche un subacqueo. (Solo una precisazione: il nome completo è Fifty Fathoms Bathyscaphe Quantième Complet Phases de Lune). E serve, come spiegano in Blancpain, a rafforzare “il concetto di utilità quotidiana per il quale è nato il primo Bathyscaphe”, nel lontano 1956. “Un orologio da immersione delle dimensioni adatte per essere portato tutti i giorni (…), uno dei pilasti della collezione Fifty Fathoms”. Che si è evoluto nel tempo fino a essere reinterpretato nelle forme attuali nel 2013, in occasione del 60° anniversario del Fifty Fathoms.

    I vari tipi di calendario

    Spiegato il perché e il per come della collezione (e della complicazione), mi sento in dovere di ricordarvi che cos’è un calendario completo. Che non va confuso né con il calendario perpetuo, né con il calendario annuale. In pratica, il calendario perpetuo è un dispositivo meccanico capace di “riconoscere” automaticamente – sia per quanto riguarda l’indicazione della data che il giorno della settimana, quando c’è – la durata di ogni mese, di 31, 30 o 28 giorni. Compreso il febbraio negli anni bisestili, che di giorni ne ha 29. Senza dover intervenire in alcun modo almeno fino al 2100, quando per un’irregolarità del calendario gregoriano si dovranno portare avanti le lancette di 24 ore alla fine di febbraio. Ammesso di tenerlo sempre in funzione s’intende. Ma non è un problema nostro, ci penseranno i nostri (pro)nipoti…

    Il calendario annuale invece è in grado di distinguere i mesi di 30 giorni da quelli di 31, ma non la durata di febbraio. In questo caso, quindi, ogni anno – che sia “normale” o bisestile – bisogna correggere la data (ed eventualmente il giorno della settimana) alla fine del mese più corto. E passare manualmente dal 28 (o dal 29) febbraio al 1° marzo. Bene. Il calendario completo invece indica normalmente la sequenza mensile dei 31 giorni, oltre alla successione di data e giorno della settimana. Ma è privo dei vari automatismi di cui sopra, per cui è necessario intervenire manualmente alla fine dei mesi di 30, (29) o 28 giorni. E ovviamente costa meno degli altri due, almeno in linea di massima…

    Il Bathyscaphe Quantième Complet in sintesi

    Ciò detto, arriviamo al “nostro” calendario completo, il Bathyscaphe Quantième Complet. Di recente infatti Blancpain ha creato due nuove versioni di questo esemplare, che vanno ad affiancare quella in acciaio già in catalogo (per un totale di 8 referenze). La prima ha la cassa in titanio grado 23 satinato e il quadrante antracite dalla finitura soleil; la seconda la cassa in oro rosso satinato e il quadrante blu sfumato, sempre dalla finitura soleil.

    Non ho intenzione di soffermarmi oltre sulle specifiche del titanio grado 23 – una lega basata sul titanio grado 5, sulla quale Davide Passoni ha dato una spiegazione approfondita in questo bell’articolo che vi invito a rileggere. Né sull’oro rosso – altra lega a base di oro, rame e altri metalli in percentuali varie, per il quale vi rimando a una nostra “vecchia” Vetrina. Per quanto riguarda invece le altre caratteristiche tecniche, scoprirete tutti i dettagli nelle didascalie in alto.

    Qui aggiungo solo che la scelta del materiale ovviamente influisce sul prezzo (da 15.770 euro le referenze in titanio; da 29.830 euro quelle in oro rosso), ma non muta l’essenza dell’orologio. Quanto all’estetica, sono pronta a scommettere che le varianti grigie siano le preferite dal pubblico italiano. Ma se da un lato il nostro Paese non decreta più le sorti di un orologio a livello internazionale, dall’altro “tutti i gusti son gusti”, come si suol dire. Cioè, le preferenze personali sono insindacabili.

    Il movimento

    Basta un’occhiata al Bathyscaphe Quantième Complet, del resto, per vedere che le informazioni sul quadrante, seppure numerose, sono organizzate con ordine ed equilibrio. Al centro, una lancetta centrale dalla punta rossa arcuata permette di leggere facilmente la data, riportata proprio sotto gli indici. A ore 12 si trovano due finestrelle, rispettivamente per l’indicazione del giorno della settimana e del mese. Mentre a ore 6 si trovano le fasi di luna, che espongono la ciclica sequenza luna piena-calante-nuova-crescente.

    A governare il tutto c’è il Calibro 6654.P, progettato e realizzato “in casa” (ma c’è davvero bisogno di specificarlo?). Meccanico a carica automatica, monta due bariletti che forniscono un’autonomia di 3 giorni. La lunga autonomia è necessaria per farlo lavorare “in sicurezza”, vista la quantità di funzioni presenti. Anche se i tecnici della Manifattura hanno fatto in modo che il passaggio delle tante indicazioni non sia istantaneo, cioè non avvenga simultaneamente, per evitare che l’eccessiva richiesta di energia possa influire sulla costanza di marcia.

    Visibile dal fondello in vetro zaffiro, il Calibro 6654.P rivela un aspetto “maschio”, massiccio e spartano, con una decorazione accurata ma con pochi fronzoli. Coerente con la vocazione sportiva, per non dire estrema, dell’orologio. Un’ulteriore particolarità è il “dispositivo di sicurezza” di cui è dotato il movimento, che permette di modificare le indicazioni in qualsiasi momento, tramite la corona – senza dover rispettare “orari proibiti” come di solito avviene nei modelli con calendario e senza provocare danni al sistema. A ribadire l’idea di utilità quotidiana di cui parlavo all’inizio.

  • Blancpain Bathyscaphe: cronografo di sostanza

    Blancpain Bathyscaphe: cronografo di sostanza

    La parola chiave è Fifty Fathoms. Di questa collezione, variazioni al femminile comprese, esistono ben 82 modelli diversi. Ottantadue Blancpain Fifty Fathoms sono tanti: la collezione è articolata in maniera davvero ampia. Della collezione di orologi subacquei Blancpain Fifty Fathoms fa parte l’estensione Bathyscaphe, che a sua volta si compone di più della metà dei modelli, articolati in una gamma che va dai solo tempo ai “complicati”.

    Tanta roba, per degli orologi subacquei. Oltretutto mentre i “normali” Blancpain Fifty Fathoms indulgono in qualche vezzo estetico (ad esempio la lunetta girevole con inserto bombato), i Bathyscaphe tendono ad un minimalismo così esasperato da aver fatto dire a qualche genio della tastiera, sui social, che costano troppo per essere così poveri. Non sembrano nemmeno alta orologeria.

    Verrebbe da tagliar corto con qualche insulto ben assestato, ma io sono solo un cronista e non un giudice. Io prendo atto che qualcuno la pensa così e cerco di spiegare. Cerco di spiegare che non necessariamente l’alta orologeria è quella che ti colpisce per l’aspetto esagerato. Proprio come non necessariamente va considerata positivamente una donna con “componenti d’interesse” pompati di protesi al silicone.

    L’alta orologeria si basa sull’eccellenza tecnica e sull’attenzione per i dettagli. Talvolta si aggiunge un’estetica ridondante, talvolta si resta sulla semplicità zen, classica o moderna. La domanda da porre è quindi: c’è eccellenza tecnica nei subacquei di Blancpain? C’è attenzione per i dettagli, nei subacquei di Blancpain?

    La domanda è ovviamente retorica. Certo che sì: una gran bella quantità di dettagli che in gran parte derivano da uno sconfinato amore di Marc Hayek, Ceo di Blancpain, per il mare. Un amore che si traduce in immersioni professionali (l’ho visto con i miei occhi in situazioni davvero impegnative) e in una attività intensissima in difesa degli oceani.

    Recentemente, durante un collegamento in streaming per illustrare una nuova iniziativa benefica, gli ho chiesto se si fosse mai trovato in situazioni preoccupanti, sott’acqua. La sua risposta? “Mai, o comunque non ne ho avuto percezione. Sono molto più preoccupato quando sono fuori dall’acqua, che dentro”. E credo di conoscerlo da tempo sufficiente per pensare che sia stato sincero al cento per cento.

    Dalla sua esperienza e da quella dei suoi leggendari amici nasce appunto la sterminata collezione di subacquei, che per altro si riallaccia ad una solidissima tradizione di Blancpain, della quale abbiamo più volte parlato.

    Arriva in questi giorni nei negozi il Blancpain Fifty Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback con quadrante e lunetta di colore verde. Marc Hayek ha spiegato che sott’acqua il colore prevalente è appunto il verde, ma lascio a ciascuno la decisione su questo aspetto estetico. Personalmente a me piace perché rende il Blancpain Fifty Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback quasi immediatamente riconoscibile. E passo ad alcune obiezioni tecniche che ci avete sottoposto.

    Ad esempio, alcuni trovano che la lunetta girevole unidirezionale sia un po’ troppo stretta. Dopo un po’di tempo confesso che comincio a pensare sia troppo larga quella degli altri orologi subacquei. In realtà quella del Bathyscaphe non crea alcun problema perché ci si “fa l’occhio” in men che non si dica. In compenso “apre” il quadrante che, a parità di dimensioni, risulta più leggibile. Specialmente nel caso di un cronografo, come in questo caso, la cosa è positiva.

    Senza andar lontano, basta fare il confronto con la serie Fifty Fathoms “normale”, per altro più accattivante – esteticamente – per chi non ha bisogno di un vero strumento al polso. Anche se la combinazione fra il verde – con finitura “soleil”, ossia a raggi di sole che partono dal centro – del quadrante e della lunetta e il nero della ceramica oltretutto mi sembra molto elegante.

    A proposito: cassa e lunetta sono – dicevo – in ceramica hi-tech. Materiale non solo anallergico e praticamente inscalfibile, ma, in questo caso, lavorato con una costosa – vista la durezza della ceramica – lavorazione spazzolata, che elimina praticamente ogni riflesso. Migliorando quindi la leggibilità. Altrettanto vale per la lunetta, che ha un inserto in ceramica verde con indici e numerali riempiti di Liquidmetal, un’esclusiva di Swatch Group.

    In pratica nell’inserto in ceramica vengono ricavate aperture che quindi sono riempite di metallo reso chimicamente “liquido” e poi indurito. Così nel tempo non si rischia che gli indici possano risultare meno leggibili o addirittura scomparire del tutto. L’affidabilità deve valere anche per questi dettagli che alcuni considerano solo estetici.

    Da notare che la finitura spazzolata non si limita a cassa e lunetta, ma si estende anche ai pulsanti crono e alla corona. Ben fatto davvero, perché lavorare su elementi di piccole dimensioni è ancor più difficile e solo in pochi si spingono a tanto, con la ceramica.

    Apprezzo anche il particolare profilo esterno della lunetta girevole. Sarà più facile farci caso “dal vivo”: come sempre vi consiglio di verificare quel che dico andando a dare un’occhiata presso un concessionario o una boutique Blancpain. Toccata con mano vi accorgerete che la fascia periferica inclinata mitiga non poco l’effetto grattugia delle scanalature laterali, necessarie per offrire una presa sicura anche con i guanti della muta. Ne parlerò più dettagliatamente nelle didascalie a corredo delle foto.

    E veniamo al movimento. Il Blancpain Fifty Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback monta il Calibro Blancpain F385 (nato nel 2014), lontano parente del Frédéric Piguet 1185 (nato nel 1988). Interessante per il suo essere composto da una base solo tempo su cui è innestato un raffinato modulo cronografico disponibile anche flyback o sdoppiante. La parentela riguarda in realtà solo l’architettura estremamente robusta, con ponti che di fatto coprono quasi l’intera superficie esterna della parte inferiore.

    Robustezza a parte, le caratteristiche dell’F385 (fra cui le 36.000 alternanze per ora del bilanciere) sono di assoluta eccezione, come vedremo nelle didascalie. Tenendo conto anche di questo pregio tecnico, il prezzo (16.240 euro con cinturino Nato o in tela vela) è un po’ più conveniente rispetto a quello di altre realizzazioni in qualche modo paragonabili. E – dettaglio non secondario – la variante verde non costa un centesimo in più del Blancpain Fifty Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback “di serie”. Liberi di scegliere, ma senza sovrapprezzo.

     

  • World Oceans Day, continua l’impegno di Blancpain

    World Oceans Day, continua l’impegno di Blancpain

    Ricorre oggi il “World Oceans Day”, giornata celebrativa degli oceani istituita nel 1992 al Vertice della Terra di Rio de Janeiro dall’assemblea delle Nazioni Unite. L’obiettivo è chiaro: celebrare gli oceani e la nostra personale connessione con loro, nonché sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo che essi svolgono nelle nostre vite.

    Per l’edizione 2020 è stato scelto un tema molto attuale: l’innovazione per un oceano sostenibile. Innovazione intesa come punto di scambio di idee, prodotti e metodi volti a ridurre l’impatto che la vita dell’uomo ha sulle acque. L’argomento del 2020 è particolarmente rilevante poiché fa da apripista per il tema delle scienze oceaniche al decennio delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Periodo che va dal 2021 al 2030, in cui una cooperazione internazionale di scienziati lavorerà per connettere le scienza dell’oceano con le esigenze della società.

    La cornice è quella dell’Agenda 2030, il grande “programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità” sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi membri dell’ONU. Che si è posto 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, in inglese SDG (Sustainable development goal), di carattere universale, fondati sull’integrazione fra le tre dimensioni di sviluppo sostenibile: ambientale, sociale ed economica. Gli Obiettivi, estremamente vari, vanno dalla sconfitta della fame e della povertà allo sviluppo di energie pulite; dal consumo responsabile alla lotta contro i cambiamenti climatici, fino alle collaborazioni globali.

    In questo contesto si muove anche Blancpain, che ha fatto dell’esplorazione e della conservazione degli oceani un proprio mantra. È quindi facile capire come sia diventato partner fondatore del World Ocean Summit (insieme a The Economist). Il viaggio è iniziato nel 2012 con l’obiettivo di aumentare la visibilità e la partecipazione al tema da parte di un pubblico più ampio. Ma l’iniziativa ha avuto ulteriore slancio con la Ocean Innovation Challenge, istituita nel 2015.

    Un appello per start-up, Ong, aziende profit e non profit, organizzazioni intergovernative e del mondo accademico per raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 14. Intitolato “Life Below Water” (La vita sott’acqua), mira a conservare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

    Per l’edizione 2020 – in linea con l’epoca storica che stiamo vivendo – il World Ocean Summit sarà virtuale ma non meno importante. Un webinar live event dove verrà svelata al mondo l’anteprima del film The Protectors. Una serie attuale, di ispirazione scientifica ma con un’anima “storyteller”, che riflette la passione di coloro che sono in prima linea nella biologia marina. Nel film verrà mostrata la parte più profonda dell’oceano nel tentativo di comprendere gli effetti derivanti dagli interventi umani sulle specie marine, come le estrazioni in acque profonde e l’inquinamento acustico. In ultimo un approfondimento per capire come gli ecosistemi oceanici possano contribuire a combattere gli impatti dei cambiamenti climatici.

    Nella serie sono coinvolti cinque esperti in tema di conservazione oceanica, cui viene chiesto: “Se potessi investire un miliardo di dollari in un’innovazione per gli oceani, quale sarebbe e perché?”. Peter Thomson, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l’oceano presenterà il film. Assieme a lui parteciperanno Alexandra Cousteau, consulente senior di Oceana (una grande organizzazione americana per la conservazione degli oceani); e Maria Damanaki, ambasciatrice globale degli oceani presso The Nature Conservancy (altra organizzazione ambientale di beneficienza). Racconteranno al mondo quali sono stati i fattori che li hanno portati ad essere “protettori di successo degli oceani”. Quali sono le sfide che hanno dovuto affrontare e come gli investimenti nella protezione degli oceani hanno un forte e diretto impatto sulla vita.

    E sarà online anche il World Oceans Day Photo Competition, un concorso fotografico che premia gli scatti migliori dedicati alla vita sottomarina. Anche in questo caso c’è lo zampino di Blancpain, non solo nella sponsorizzazione ma anche nella paternità del progetto. Per il World Oceans Day del 2013, Blancpain aveva infatti organizzato a New York, presso il quartier generale delle Nazioni Unite, una mostra fotografica, intitolata proprio “Oceans”. Quella serie di immagini di esplorazioni marine sono poi confluite nel volume fotografico “Fifty Fathoms”, creato in onore del celebre orologio subacqueo di Blancpain. Che – detto per inciso – in occasione del World Oceans Day 2020 si veste di un inedito bracciale in titanio.

    Ma il successo dell’iniziativa fu tale che le Nazioni Unite decisero di trasformarla in un contest aperto a tutti. Da allora il World Ocean Days Photo Competition vede Blancpain nel ruolo di partner ufficiale. Suddiviso per sezioni, illustra la vita sotto (e sopra) la superficie delle acque, le interazioni con l’uomo, e documenta le condizioni di vita degli oceani con immagini a volte crude ma sempre estremamente suggestive. Proprio oggi, alle 18.40, sarà annunciato il vincitore. 

  • Blancpain Fifty Fathoms, 50 braccia sotto i mari

    Blancpain Fifty Fathoms, 50 braccia sotto i mari

    Per molto tempo l’alta orologeria ha guardato con una leggera forma di disgusto l’idea di realizzare strumenti a prova di specifiche militari anche per quanto riguarda l’impermeabilità. Con qualche illustre eccezione, come il Blancpain Fifty Fathoms. Lanciato nel 1953, era appunto un orologio subacqueo garantito impermeabile fino a 50 fathoms, un’unità di misura inglese (braccia) equivalente a 1,8288 metri.

    È interessante notare che su questa misura si innescherà una piccola polemica. 50 fathoms, infatti, sono equivalenti a 91,44 metri, mentre il Rolex Submariner, uscito nello stesso anno, era impermeabile fino a 100 metri. Se entrambe le marche avessero espresso l’impermeabilità in atmosfere, come sarebbe più corretto, anziché in metri, si sarebbe probabilmente scoperto che entrambi gli orologi potevano essere considerati come i capostipiti di una nuova tipologia. Tipologia che suscitò subito l’interesse dei militari: già pochi anni dopo, nel 1959, i test condotti da tecnici della Marina Militare statunitense approvavano le caratteristiche professionali dei Blancpain Fifty Fathoms e più tardi si aggiunsero enti militari di altre nazioni, fra cui la Francia e la Germania.

    E partiamo proprio dalla riedizione di un orologio originariamente realizzato per un’azienda (la Barakuda) che riforniva di materiale per immersioni la Marina tedesca. Bisogna chiarire subito che i 500 esemplari del Blancpain Fifty Fathoms Barakuda non sono, come spesso accade, una variante dell’edizione “di serie” con il fondello e altri dettagli rivisti per celebrare un anniversario. No, qui cominciamo dalle dimensioni (40 millimetri) e dall’estetica della cassa che sono totalmente diverse da quelle di “normale” produzione. Questo, fra l’altro, ha costretto all’adozione di un calibro di diametro ridotto: il calibro 1151 in luogo del 1315.

    Muta ovviamente la minuteria (lancette e indici), muta il quadrante e, sul piano tecnico, il vetro zaffiro bombato, introdotto da Blancpain nel 2003. Interessante, per comprendere con quale attenzione ai dettagli abbiano lavorato i progettisti, l’adozione di una particolare colorazione di Super-Luminova che imita quella dei vecchi materiali luminescenti radioattivi. L’impermeabilità è garantita fino a 30 atmosfere, a riprova che non siamo “solo” di fronte ad una edizione commemorativa, ma ad un orologio subacqueo con tutte le carte in regola.

    Dopodiché ci sono i modelli, molti, “di serie”. Ma perché tanto interesse per gli orologi subacquei da parte di Blancpain? Il marchio, in fin dei conti, era già ben conosciuto per le realizzazioni d’alta orologeria, per i movimenti complicati, per la proverbiale qualità. La risposta sta nella passione di Marc Hayek, Presidente e Ceo di Blancpain. Figlio di Nayla Hayek e nipote de fondatore del gruppo – Nicolas G. Hayek –, Marc è sempre stato uno sportivo con due passioni principali: il mare e i motori.

    Ha corso in Lamborghini con buoni risultati (a suo tempo Blancpain produsse alcuni orologi in collaborazione con il marchio di automobili), ma soprattutto è un sub quasi professionale. E gli orologi subacquei nascono proprio dalla sua passione per il mare che, da appassionato vero, non occasionale, ha portato Blancpain non solo a sponsorizzare eventi e record (soprattutto di apnea), ma anche ad un continuo sostegno per iniziative come l’Ocean Committement, tese alla protezione e alla conservazione dei mari. Tutto questo senza esagerazioni, senza premere troppo sull’accelerazione del marketing. Alcuni di noi, che un po’ lo conoscono, lo apprezzano anche per il carattere schivo, non autoreferenziale, che coincide con la volontà di offrire orologi solidi: veri strumenti di lavoro, prima ancora che di stupore.

    E così il primo Blancpain Fifty Fathoms 2019 è stato presentato a gennaio in una versione – quella che preferisco – con la cassa interamente in titanio. La preferisco per ragioni puramente tecniche: robustezza, leggerezza e totale resistenza ai campi magnetici. Un connubio perfetto con la robustezza e la resistenza ai campi magnetici del Calibro 1315, movimento sul quale bisogna soffermarsi.

    Meccanico a carica automatica, montato su ben 35 rubini, è un movimento di diametro e spessore non particolarmente contenuti (rispettivamente 30,6 mm e 5,65 mm) proprio per motivi di robustezza, ma anche per la presenza di tre bariletti in serie per un’autonomia i 120 ore, ossia cinque giorni. Il calibro 1315 è perfettamente rifinito (anche se le finiture non cercano gli effetti speciali) secondo le rigide regole dell’alta orologeria. Fra le sue caratteristiche di pregio ci sono la spirale in silicio e il bilanciere ad inerzia variabile con viti in oro. Ma soprattutto una precisione invidiabile, non ostante non sia certificato Cosc. Ho visto, dopo una regolazione in fabbrica, un test al crono-comparatore che mostrava una precisione fra –1,5 e +1 secondi al giorno.

    Dal momento che sono un rompiscatole di livello professionale, ho chiesto ad uno dei tecnici del laboratorio di Pisa Orologeria, a Milano, di rifare l’esperimento: regolazione e verifica. I risultati non si sono discostati da quelli ottenuti in fabbrica. Anzi, il tecnico mi ha fatto notare che con un po’ di tempo in più avrebbe potuto far di meglio. Il giorno dopo mi ha telefonato per comunicarmi di aver ottenuto scarti di +/-1 secondo alla settimana! Tanto per capirci, già il precedente risultato avrebbe ampiamente soddisfatto persino i severissimi limiti imposti dal marchio Qualité Fleurier, a loro volta ben più severi dei test Cosc. Bisogna comunque ricordare che i test di laboratorio sono quasi sempre migliori dei risultati reali.

    Bene, direi, perché con questo abbiamo appurato che il Blancpain Fifty Fathoms vale il proprio prezzo per il movimento dalle caratteristiche più uniche che rare. Poi c’è l’aspetto estetico. Non entro nel merito dei gusti personali: ovviamente non fa parte dei miei compiti. Mi limito ad osservare due caratteristiche degne di nota. La complessiva sagomatura della cassa, ricca di curve per non offrire appigli nell’attività subacquea e comunque piacevole anche al tatto. E la leggibilità seriamente ottimale in ogni condizione di luce.

    Perché quel “seriamente”? Perché anche in questo caso non si sono ricercati effetti speciali, non si cerca di strappare un oooh di stupore. Lancette, indici interni ed esterni hanno le dimensioni ben calcolate – evidentemente con l’aiuto di esperti sub – per la migliore leggibilità possibile. Ancora una volta lo strumento di lavoro ha la precedenza, pur se quanti cercano i fuochi d’artificio possono trovarli in versioni come quella con cassa in oro e quadrante in ceramica blu.

    In ogni caso consiglio un’esplorazione del sito per rendersi conto quanti siano i modelli a disposizione (in tutto 72), fra cui ne spiccano due di particolare interesse. Primo, il Fifty Fathoms Batyscaphe nella dimensione adatta ai polsi femminili. E, secondo, il sogno nel cassetto di molti, moltissimi appassionati del mare: l’X Fathoms con profondimetro meccanico. Di entrambi parleremo fra qualche giorno.