Giornale Degli Orologi
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Tag: François-Paul Journe

  • L’estetica F.P.Journe tra casse, quadranti e libertà creativa

    L’estetica F.P.Journe tra casse, quadranti e libertà creativa

    Il bello dell’alta orologeria sta anche nel fatto che quasi tutte le manifatture hanno codici estetici che rendono i loro pezzi riconoscibili. Succede con i grandi marchi, appartengano o meno ai gruppi del lusso, ma soprattutto con i cosiddetti “orologiai indipendenti”, che della riconoscibilità hanno bisogno come dell’aria. E se parliamo di identità visiva e di indipendenza, il riferimento all’estetica F.P.Journe è immediato.

    Colui che è considerato da molti il più grande maestro orologiaio contemporaneo, in poco più di un quarto di secolo ha saputo realizzare creazioni caratterizzate da un linguaggio stilistico che le rende inequivocabilmente F.P.Journe. Questo grazie anche alla lungimiranza imprenditoriale che lo ha portato a creare Les Cadraniers de Genève e Les Boîtiers de Genève, le due aziende produttrici di quadranti e di casse che appartengono al Marchio al 100%.

    Utilità della funzione nell’estetica F.P.Journe

    Dietro a ciascun orologio F.P.Journe, sia dal lato tecnico sia da quello estetico, c’è sempre e solo François-Paul Journe. In azienda non esiste un team creativo. Il Maestro ha un’idea personale della meccanica, ma anche del quadrante e della cassa: da lui nasce l’estetica molto specifica degli orologi del Brand. E, nella sua visione, tutta la genesi dell’orologio parte dal quadrante, al cui disegno si deve adattare il calibro. Esattamente l’opposto di come lavora la maggior parte degli orologiai.

    L’archetipo che definisce l’estetica F.P.Journe relativamente ai quadranti risale a uno schizzo disegnato dallo stesso Journe su un tovagliolo di carta in un bistrot di Parigi alla fine degli anni ’90. È un’estetica alla quale la Manifattura è rimasta fedele e risponde a una esigenza di praticità. Ore e minuti sono posizionati a destra, dalla parte della corona, le altre indicazioni o le eventuali complicazioni sono a sinistra. In questo modo, l’informazione essenziale, l’ora, è sempre visibile anche quando il quadrante è in parte coperto dal polsino della camicia. E il movimento, all’interno della cassa, si sviluppa di conseguenza.

    Che cosa rende un orologio un F.P.Journe?

    Sempre restando sul quadrante e parlando di complicazioni e informazioni, i quadranti secondari e i contatori che le contengono, quando presenti, sono fissati al quadrante stesso tramite viti a vista. Il numero delle viti varia a seconda della referenza, ma il fatto di renderle visibili aumenta l’impressione di artigianalità e di attenzione all’orologio come macchina utile che accompagna da sempre la visione e il lavoro di François-Paul Journe.

    Ci sono poi le lancette a goccia, quelle delle ore e dei minuti o di funzioni accessorie come l’indicazione dell’autonomia residua. Disegnate dallo stesso Journe, hanno una linea pulita e distintiva che le rende non solo subito identificabili, ma anche perfettamente funzionali. La finitura a guilloché, che definisce fin dagli esordi la parte centrale dei sottoquadranti dedicati alle ore e ai minuti, è invece un richiamo diretto all’eredità di Abraham-Louis Breguet, uno dei geni ispiratori del lavoro di F.P. Journe. Senza dimenticare la corona di carica con il tipico decoro a cordoncino ritorto, che la percorre in tutta la circonferenza,

    Ancora, la grafica chiara, leggibile, inconfondibile dei numeri arabi, con un carattere tipografico unico e riconoscibile. A volte sono in oro, applicati, a volte sono stampati con uno speciale processo di tampografia, nell’utilizzo del quale Les Cadraniers de Genève è oggi uno degli specialisti assoluti a livello mondiale.

    Ciò che distingue e rende ben riconoscibili gli orologi di F.P. Journe è anche l’impiego esclusivo di materiali preziosi per il quadrante: oro rosa, oro bianco, a volte argento, molto raramente oro giallo. Stesso discorso per la cassa, perlopiù in oro rosa o in platino, metalli nobili talvolta affiancati da materiali insoliti, moderni e di difficile lavorazione, come il titanio o il tantalio. E, parlando di cassa a quadrante, il discorso non può che cadere su Les Cadraniers de Genève e Les Boîtiers de Genève.

    Cassa e quadrante “fatti in casa”: l’integrazione produttiva

    La nascita di Les Cadraniers de Genève risale al 2000. Quella che era la fabbrica dei quadranti fu creata grazie a una joint venture con Max Büsser, il patron di MB&F. In quegli anni Büsser lavorava per Harry Winston e, come François-Paul Journe, desiderava un’azienda indipendente attraverso la quale poter realizzare i propri quadranti.

    Come scrivevo prima, sia Les Cadraniers de Genève sia Les Boîtiers de Genève appartengono a F.P.Journe al 100%. La prima non lavora in esclusiva per la Manifattura: fornisce quadranti anche ad altri marchi di alta orologeria, come Vacheron Constantin o Chanel. Grazie al fatto che entrambe le aziende sono collegate in modo diretto alla Casa madre, in F.P.Journe è stata creata una unità produttiva integrata che lascia il Maestro libero di creare.

    Grazie a questa autonomia e capacità industriale, è stata sviluppata un’area prototipi che ha un ruolo chiave in F.P.Journe. Consente di tradurre immediatamente le idee del Maestro in prototipi funzionanti, in modo da avere il controllo sulla qualità di tutti i componenti. Oltre a un’idea precisa sulla applicabilità o meno di determinate soluzioni meccaniche o legate proprio all’habillage.

    Les Cadraniers de Genève

    Le due aziende condividono gli spazi di un edificio a Meyrin, nei sobborghi di Ginevra. Il progetto iniziò nel 2021, quando F.P.Journe acquisì una fabbrica abbandonata. L’edificio fu completamente smantellato e ricostruito secondo le specifiche di Journe, tra le quali l’aggiunta di un piano e un sistema di climatizzazione potenziato, capace di regolare temperatura e umidità. Grazie alla nuova sede, sarebbe stato possibile garantire il controllo della qualità nella produzione dei quadranti. L’inaugurazione è del 2023.

    Sebbene condividano lo stesso edificio, Les Cadraniers de Genève e Les Boîtiers de Genève operano in modo separato l’uno dall’altro per isolare i processi di produzione. In particolare, al fine di proteggere la delicata superficie dei quadranti in lavorazione dall’eccesso di particelle metalliche immesse nell’ambiente dall’attività di produzione delle casse.

    Les Cadraniers de Genève occupa i due piani superiori della struttura di Meyrin. Poiché per la personalissima visione di François-Paul Journe la produzione di un nuovo orologio inizia dal quadrante, il reparto di progettazione dell’azienda è composto da una sola persona: lo stesso Journe. Dopo che ha ideato un concetto, il progetto passa a Les Cadraniers de Genève, dove viene ricreato utilizzando programmi Cad. Les Cadraniers de Genève dispone di un reparto di ricerca e sviluppo dedicato esclusivamente alla produzione dei quadranti.

    Con le macchine Cnc si ritaglia la forma del quadrante e si praticano i fori che saranno utilizzati per le varie aperture. Vi sono poi una sezione appliqué, per creare gli elementi applicati, e un laboratorio décalque, dove viene eseguita la tampografia. Anche le varie tecniche di finitura del quadrante hanno laboratori dedicati all’interno di Les Cadraniers de Genève. Alcune sono più semplici, come la satinatura – eseguita a mano – e la sabbiatura, utilizzata per i quadranti della collezione LineSport. Altre sono più complesse, come la laccatura del Chronomètre Bleu.

    Les Boîtiers de Genève

    Les Boîtiers de Genève ha aperto ufficialmente i battenti nel 2012. A differenza di Les Cadraniers de Genève, Les Boîtiers de Genève non ha clienti esterni, si dedica esclusivamente alla produzione di casse e bracciali per F.P.Journe. Li realizza in platino, oro, titanio e tantalio. L’azienda ospita sette diversi laboratori dedicati alla realizzazione della cassa; la materia prima è modellata in una barra o in un lingotto tramite stampi, prima di essere fresata nella forma finale.

    La cassa F.P.Journe presenta in genere una struttura in tre parti, lunetta, corpo centrale e fondello. Il fondello è avvitato al corpo centrale, mentre la lunetta è saldata. I metalli utilizzati per la creazione della cassa pongono sfide diverse agli artigiani, poiché l’usura degli utensili dipende dal grado di durezza di ciascun metallo. L’oro è relativamente morbido e non presenta particolari difficoltà, a differenza di materiali come il platino, il titanio e il tantalio. La cassa è interamente lucidata a mano per rimuovere eventuali sbavature o segni lasciati dagli utensili.

    Un altro laboratorio è dedicato alla saldatura. Qui si utilizzano due metodi: il processo tradizionale prevede il riscaldamento dei componenti con una grande fiamma libera, l’approccio più tecnologico si avvale dei laser. Quest’ultima è la tecnica più comunemente utilizzata da F.P.Journe, per quasi il 90% della produzione, mentre il metodo tradizionale con fiamma libera si impiega solo per i modelli di cassa più complessi.

    Dopo la saldatura, la cassa torna al reparto di finitura per un’ulteriore fase di lucidatura a specchio. Il processo non interessa i modelli LineSport ed Élégante, che hanno finiture sabbiate o satinate. Les Boîtiers de Genève gestisce anche un laboratorio dedicato alla ceramica, dove vengono cotte e lavorate le lunette presenti su alcuni modelli LineSport.

    L’estetica F.P.Journe anche nel bracciale

    Il fondello è inciso con macchine Cnc e la fibbia con il laser, usando una speciale macchina, in modo da arrivare il più in là possibile con la tecnologia. Ma non si può avere l’altissima qualità di F.P.Journe senza l’intervento finale dell’uomo. A proposito della fibbia, è noto che la maggior parte degli orologi del Marchio ha il cinturino in pelle. I modelli LineSport sono invece sempre dotati di un bracciale in titanio o in oro, ed è anche possibile ordinare un bracciale in platino o in oro per i modelli dell’attuale collezione Classic.

    Ecco perché F.P. Journe produce all’interno di Les Boîtiers de Genève, ogni singolo componente del bracciale. Sono pochissimi i brand che lo fanno internamente, senza affidarsi a fornitori specializzati. In questo modo, Journe riesce a garantire un livello di controllo della qualità dei propri bracciali superiore a quello di qualsiasi altro marchio di dimensioni simili, nonché a quello di molti marchi di dimensioni ben maggiori. I bracciali e le fibbie di F.P.Journe sono tutti sottoposti a un processo ben definito, articolato in più fasi – fresatura, finitura e incisione -, messo a punto da François-Paul Journe stesso e dal team di Les Boîtiers de Genève.

    Il valore dell’indipendenza nell’estetica F.P.Journe

    In sostanza, quindi, il fatto che F.P. Journe possegga sia Les Cadraniers de Genève sia Les Boîtiers de Genève dà al marchio una posizione unica nel panorama orologiero internazionale. Il ruolo della Manifattura come fornitore di quadranti per l’intero settore è inoltre una testimonianza della posizione preminente che l’azienda occupa nell’ecosistema dell’orologeria svizzera. È una conseguenza diretta della gestione particolare della Manifattura e della verticalizzazione del Marchio, che oggi produce circa il 95% dei propri componenti in-house, lasciando all’esterno solo cinturini, vetri e spirali.

    Un’idea di indipendenza che François-Paul Journe ha sempre perseguito e che contraddistingue anche Les Cadraniers de Genève e Les Boîtiers de Genève. E che si traduce, come abbiamo visto, nell’estetica F.P.Journe: un linguaggio visivo preciso, elegante e ben riconoscibile. Del resto, il marchio F.P.Journe e il maestro François-Paul Journe sono indissolubili e interdipendenti: lungi dall’essere un limite, questo legame è un invito alla libertà di esplorare e di fare. E un tributo al genio.

  • FFC, il digitale secondo François-Paul Journe

    FFC, il digitale secondo François-Paul Journe

    “Digitale” nel senso letterale del termine… Come quando, da bambini, si contava sulle dita, allo stesso modo il nuovo FFC di F.P.Journe indica l’orario attraverso una mano meccanica. Un automa frutto di una collaborazione eccellente

    Avete presente quando chiedete l’ora e vi fanno segno con le mani, magari con qualche pittoresco movimento aggiuntivo per indicare le frazioni di ora? Beh, qualcuno ha pensato che questa gestualità potesse essere racchiusa nel quadrante di un orologio da polso. Sfida certo non semplice, ma non per un genio come François-Paul Journe.

    In realtà l’idea – o, quanto meno, la domanda che ha dato vita alla creazione di cui ci apprestiamo a parlare – è nata da un’altra personalità di spicco in un campo molto differente, in cui ingegno e fantasia rappresentano qualità fondamentali: il cinema. È stato infatti Francis Ford Coppola a chiedere durante un incontro, si narra nella propria tenuta della splendida Napa Valley, se mai qualcuno avesse pensato di rappresentare i numeri corrispondenti alle ore come siamo abituati a indicarli con le mani.

    Il guanto di sfida

    Problema principale: le ore da indicare sono quanto meno 12 e le dita sono 10. Quindi? Nessun problema, per Journe ovviamente. Secondo il proprio motto “invenit et fecit”, nel 2014 ha inizio la lunga gestazione di un orologio a dir poco particolare e con una complicazione mai proposta prima. Per la cronaca, il movimento di base da cui è partito è il consueto calibro 1300.3, l’automatico montato nella collezione Octa. Rielaborato però in funzione dell’automa.

    Gli automi sul quadrante non sono nuovi, anzi hanno una storia molto lunga e variegata. Tuttavia hanno spesso lo scopo di creare animazioni spettacolari, con dettagli curatissimi, ma puramente coreografici. In alcuni casi, è vero, sono anche funzionali: per esempio possono segnare le ore ma attraverso azioni che creano rintocchi sonori. Mai sinora, che ci risulti, era stata rappresentata una mano che indicasse fisicamente le ore.

    Il precedente e l’attuale FFC

    In realtà parliamo dell’oggi, però esiste un antefatto. La prima realizzazione di Journe a tema è apparsa come pezzo unico all’asta benefica Only Watch a Montecarlo nel 2021, battuta alla cifra quasi irrisoria di 4 milioni e mezzo di franchi svizzeri. In onore a chi ha dato, di fatto, il primo “ciak” a questa storia durata 7 anni e dalla trama a lieto fine, Journe ha deciso di chiamare la propria creazione proprio FFC.

    Oggi, visto il successo dell’FCC Blue, si è deciso di replicare l’FFC. Che comunque non sarà un orologio per tutti: serie limitatissima (si parla di un massimo di 5 esemplari l’anno) e prezzo non proprio per tutte le tasche (circa 820mila franchi svizzeri). Veste cromatica differente ma stesse caratteristiche e stessa conformazione della mano, la cui storia merita a sua volta più di qualche parola.

    L’eredità di Ambroise Paré

    Ambroise Paré, chi era costui? Potreste dire voi con citazione manzoniana… Costui era un medico francese del XVI secolo, nato barbiere per tradizione di famiglia e poi diventato non solo un chirurgo/cerusico ma anche – secondo alcuni – uno dei padri della medicina forense. Profondo conoscitore del corpo umano, Paré è stato a tutti gli effetti uno dei primi, se non forse il primo della storia, a pensare alle protesi per sostituire gli arti umani. E l’ispirazione per questo affascinante automa è nata proprio da uno dei disegni del medico rinascimentale, scoperto dal figlio di Journe, che di mestiere fa lo storico.

    L’ennesima sfida colta dal genio nato a Marsiglia (e vinta, ma questa non è una novità) era racchiudere in un meccanismo da polso l’energia necessaria per muovere le dita, mantenendo un’autonomia adeguata. In primis ha pensato di alleggerire al massimo la mano attraverso l’utilizzo di un materiale come il titanio, ma ovviamente ciò non bastava. E allora? Bene, nell’FFC Journe ha introdotto un cosiddetto remontoir d’égalité, meccanismo simile a quello utilizzato per muovere le pesanti lancette negli orologi da campanile.

    Come funziona l’FFC

    Il bariletto principale, che accumula un’autonomia di 5 giorni attraverso una carica automatica monodirezionale, utilizza una parte della propria energia per caricare (in 40 minuti) una molla, a sua volta posta all’interno di un altro bariletto dedicato all’automa e che è normalmente bloccato. Quando arriva il cambio dell’ora, attraverso un sistema con un grilletto e un’àncora montata su una ruota dotata di un eccentrico, tutta l’energia accumulata nel suddetto meccanismo viene liberata. E consente di muovere un sistema di ben 10 camme, che si “occupano” di gestire il movimento delle dita della mano.

    La rotazione delle camme su loro stesse avviene in 12 ore, l’intera struttura è progettata per avere un attrito minimo e, quindi, usare un quantitativo molto basso di energia meccanica anche laddove il gesto necessario per indicare l’ora successiva implichi il contemporaneo moto di più dita.

    Ora vi chiederete, ma i minuti? Niente paura, ci sono anche loro. Mutuando la magistrale interpretazione del calendario annuale visto nell’Astronomic Souveraine e data l’impossibilità di utilizzare una tradizionale indicazione, Journe nell’FFC ha inserito i minuti su di un disco rotante periferico montato su cuscinetti a sfera, anche in questo caso con l’obiettivo di ridurre al minimo l’energia legata al movimento.

    L’habillage e altri “dettagli” (si fa per dire)

    Il quadrante dell’FFC è completamente assente per mostrare il calibro in tutte le sue peculiarità. Inutile dire che le finiture, di cui si ha visione di insieme anche attraverso il fondello in vetro zaffiro, sono ai massimi livelli, ossia quelli abituali per la Maison. Solo per fare alcuni esempi, la platina in oro è lavorata a perlage, i ponti in titanio sono decorati a Côtes de Genève circolari, sino ad arrivare alle teste delle viti lucidate e rifinite con anglage…

    Insomma, tra prodigi della meccanica e cura maniacale di ogni singolo dettaglio è davvero difficile riuscire a tradurre in parole il lavoro e la magnificenza contenuti in questo esemplare. Pensare poi che tutto quanto è racchiuso in una cassa in platino di soli 42 millimetri di diametro per 10,7 di spessore… beh, ha davvero dell’incredibile.  

  • “Keeper of Time”: l’idea del tempo secondo quattro creatori indipendenti

    “Keeper of Time”: l’idea del tempo secondo quattro creatori indipendenti

    È possibile catturare la magia dell’arte amanuense degli artigiani del tempo? Ci prova il regista e produttore Michael Culyba con il docufilm Keeper of Time. Che esplora come i creatori indipendenti realizzino alcuni fra gli esemplari più affascinanti del mondo. Avvincente perché attraverso una serie di interviste con orologiai, collezionisti e commercianti di alto profilo, Culyba esplora la natura del tempo e il rapporto ossessivo dell’uomo con il suo trascorrere.

    Keeper of Time, il progetto

    Tutto è cominciato dopo aver acquistato il suo primo esemplare, il Tudor Black Bay 36. È a quel punto che Michael Culyba si rende conto di non saperne molto in fatto di orologi, addirittura di non saper conoscere la differenza tra un modello meccanico e uno al quarzo. Decide così di approfondire l’argomento, prendendo lezioni di orologeria presso la Horological Society di New York. «Sono stato affascinato dalla microingegneria e dalla maestria che hanno portato alla realizzazione di esemplari così unici. Non potevo credere che nessuno avesse ancora realizzato un documentario su quest’arte», dichiara al magazine Robb Report Culyba. Che dopo quattro anni di ricerca, interviste, incontri con maestri orologiai finalmente realizza il progetto Keeper of Time.

    Michael Culyba è però andato oltre. Keeper of Time cerca infatti di rispondere ad altre domande. Come infatti il regista dichiara al sito Quill & Pad: «Che cosa misurano esattamente gli orologi? Che cos’è esattamente il tempo? È stato allora che ho avuto l’idea di realizzare un film che catturasse sia il romanticismo dell’orologeria che le domande più profonde sul nostro rapporto con il tempo».

    I custodi del tempo

    Gli appassionati riconosceranno molti dei volti noti presenti nel film di Culyba, tra cui François-Paul Journe, Philippe Dufour, Maximilian Büsser, Roger W. Smith, alcuni dei più grandi orologiai viventi. Proprio l’incontro con Dufour segna uno dei momenti più toccanti del docufilm. «Non ci sono scorciatoie, devi portare l’asticella a livelli sempre molto alti», afferma il maestro orologiaio che lavora nella Vallée de Joux. «Puoi dire l’ora ma non puoi spiegare cos’è il tempo», commenta Culyba. «Immaginate come un giorno di 700 anni fa una persona arrivi ad affermare che vuole costruire un marchingegno per misurare il tempo. Quanto ha dell’incredibile?», si chiede Maximilian Büsser. «La cosa più importante in orologeria è emozionare chiunque guardi un orologio», commenta François-Paul Journe, considerato fra i maggiori innovatori dell’orologeria.

    Per chi intendesse approfondire l’argomento, Keeper of Time sarà presentato questa sera in anteprima al Teatro SVA di New York. Ma se non siete fra gli happy few che potranno partecipare dal vivo, potete comunque seguire l’evento in diretta streaming alle 17.45 (20 dollari). Dal 1° maggio invece il docufilm sarà disponibile sulla piattaforma Vimeo (15 dollari). Buona visione!

  • François-Paul Journe: il tempo è galantuomo, per chi lo sa gestire

    François-Paul Journe: il tempo è galantuomo, per chi lo sa gestire

    Recentemente un lettore mi ha chiesto cosa ne pensassi del successo di François-Paul Journe in asta. Rispondo con questo articolo. Ne penso tutto il bene possibile, perché questo vuol dire che accanto alle ormai tradizionali operazioni speculative (certi Rolex, certi Patek e così via) si consolidano anche motivazioni squisitamente tecniche. Da veri appassionati dell’Arte dell’Orologeria. E le maiuscole non le ho messe per caso.

    Perché François-Paul Journe

    L’ho già detto: è stato un amore a prima vista, qualche decina d’anni fa. Alla fiera di Basilea, fine anni Novanta, Journe aveva un proprio stand. Piccolo, certo, ma dignitoso. Molto vicino a quella dell’Accademia dei Creatori Indipendenti, nel quale brillavano molte delle migliori menti dell’orologeria. Ma Journe era già diverso, già viaggiava su un altro piano perché aveva compreso che se fai gli orologi migliori del mondo ma poi non sai venderli, allora sei destinato al fallimento. Se spendi più di quel che ricavi dalla vendita, sei destinato al fallimento. Se non sei in grado di elaborare un piano di crescita compatibile con le tue finanze, sei destinato al fallimento.

    Quando accosto François-Paul Journe ad Abraham-Louis Breguet la motivazione è anche questa: Breguet sapeva vendere i propri orologi, sapeva farsi bene i conti, sapeva rimanere sempre a galla, come una saggia paperella, non importa quali fossero le turbolenze politiche – squassanti – della sua epoca. Oggi non abbiamo più tempeste come la Rivoluzione Francese, ma in compenso abbiamo veri e propri tsunami economici di fronte ai quali bisogna saper mantenere una costruzione economica salda. Altrimenti si è destinati al fallimento. Journe ha saputo costruire una realtà solida anche dal punto di vista economico.

    E poi non si è mai svenduto al marketing. Niente testimonial – se vuoi un Journe te lo compri – e niente proclami: nessuna concessione ai temi del momento, per quanto sia grande la sua partecipazione. Partecipa, anche economicamente, contribuisce a migliorare un pochino la vita di qualcuno o di tutti, ma senza usarlo come argomento di vendita. Sono i suoi orologi a parlare e i suoi orologi parlano eccome. Ma anche in questo caso la lingua è quella di Journe: nessun colore alla moda, forti legami con il passato tradotto in futuro, tecnica che all’inizio non ti abbaglia, ma ti conquista. Journe non cerca l’amor fugace, ma il certosino, meticoloso, continuo miglioramento di quel che nel passato (anche nel suo passato) è stato fatto per rendere gli orologi vere e proprie opere d’arte. La tecnica sublimata, sì, ma anche concreta.

    Il filo di Arianna

    Se si osserva la produzione di François-Paul Journe fin dal 1999, anno in cui nasce il marchio F.P.Journe – Invenit et Fecit, non è difficile trovare un filo d’Arianna che unisce tutti i suoi orologi.

    Parentesi. Su Wikipedia trovo: Arianna si innamorò di Teseo quando egli giunse a Creta per uccidere il Minotauro nel labirinto. Arianna diede a Teseo un gomitolo di lana (il proverbiale filo d’Arianna) per poter segnare la strada percorsa nel labirinto e quindi uscirne agevolmente. Arianna fuggì con lui e gli altri ateniesi verso Atene, ma Teseo la fece addormentare per poi abbandonarla sull’isola di Nasso. Curiosità. Arianna venne “piantata in Nasso” e la cosa ha generato l’espressione, usata ancor oggi, “piantare in asso”. E Teseo non era una bella persona, benché forse l’abbandono gli venne imposto dal dio Dioniso, che poi, forse, sposò Arianna. Chiusa parentesi.

    Il fil rouge è fatto di una tecnica via via oggetto di piccoli, ma importanti miglioramenti; di dettagli estetici scelti non tanto per “essere belli” in modo ruffiano, quanto per coniugare l’occhio all’ergonomia. Un esempio? La sua classica corona, che richiama esternamente un cavo ritorto, riesce ad essere un elemento estetico distintivo, ma anche un dettaglio pratico perché ne rende molto agevole la presa. E così si può dire degli elementi avvitati sul quadrante, che delimitano tridimensionalmente le zone, ma al tempo stesso fanno tanto “capitano Nemo”, il protagonista del romanzo di Verne “20.000 leghe sotto i mari”. Le illustrazioni del suo sommergibile, il Nautilus, hanno notevolmente contribuito alla nascita dello steampunk. Sono richiami evidenti solo ad un occhio esperto e critico, ma gestiti sempre con rara discrezione, senza mai raggiungere i paradossali effetti del movimento steampunk attuale. Sono orologi, quelli di Journe, con forti richiami culturali.

    Chi va piano va sano e va lontano

    E però di solito i richiami culturali si accompagnano a dosi massicce o comunque fastidiose di autocompiacimento. Journe no. Journe è una persona “piena di sé” perché conosce bene il proprio valore, senza alcuna forma di ipocrisia. «Se qualcuno lo fa, io posso farlo meglio», dice talvolta con una sintesi brutale che non è presunzione; quanto il prendere atto – eliminando fronzoli e retorica – che pochi, pochissimi possono tenergli testa sul piano tecnico. E i richiami culturali sono solo la ciliegina sulla torta in un negozio che vende torte, non ciliegine. Vanno bene, sono piacevoli, ma determinante resta sempre la torta.

    F.P.Journe – Invenit et Fecit diventa quindi nel tempo un marchio solido nella propria lenta evoluzione. Un’evoluzione che era evidentemente ben programmata fin dall’inizio e dalla quale Journe s’è discostato in casi rarissimi – e solo per un calembour, uno scherzo tecnico. Nel tempo i collezionisti lo hanno capito, hanno messo a fuoco con sempre maggior precisione il suo sogno e lo hanno premiato. Nelle vendite in asta Journe guida un drappello di orologiai indipendenti che mai avrebbero pensato di diventare oggetto di speculazione. O meglio, sapevano di poterlo essere episodicamente, ma con Journe la faccenda sta diventando sistematica, sta aprendo un nuovo filone del collezionismo.

    François-Paul Journe e le aste

    E se andiamo a ritroso nel tempo scopriamo che persino nel terribile 2020 i suoi orologi hanno affollato le aste con oltre una quarantina di esemplari che hanno spuntato cifre man mano sempre più elevate. La solidità di Journe, in pratica, è stata riconosciuta dai collezionisti come un valore di riferimento. Con aggiudicazioni sempre più ricche proprio perché si tratta di una tendenza destinata a consolidarsi. In asta sono stati aggiudicati a cifre notevoli persino modelli in produzione, ma rari perché Journe non ha mai superato i limiti della quantità sacrificando la qualità.

    Ecco perché la nuova serie limitata di Octa con cassa in platino e movimento in ottone rodiato (come le prime serie, quando ancora Journe non produceva movimenti con ponti e platina d’oro) è destinata ad assumere persino nel breve periodo un valore crescente. I 99 esemplari di questa serie hanno un prezzo di 63.000 euro, ma in questo stesso mese un Octa della primissima serie – quasi identico – è stato aggiudicato ad oltre 114.000 euro. Mentre un altro, nel dicembre 2019, aveva superato i 207.000. Dati decisamente significativi. La rivincita dell’orologeria d’arte sulla banale speculazione. Continua così, Brontolo, continua a costruire con lenta consapevolezza, mattone dopo mattone, prendendoti sempre il tempo necessario. Perché dimostrare che ad andar piano si va lontano è un buon esempio di vita per tutti.