Giornale Degli Orologi

Tag: Watches & Wonders

  • Watches & Wonders ha la sua Fondazione!

    Watches & Wonders ha la sua Fondazione!

    Dopo il successo della prima edizione di Watches and Wonders Geneva 2022, Rolex, Richemont e Patek Philippe hanno deciso di dar vita alla Watches and Wonders Geneva Foundation (WWGF). La fondazione senza scopo di lucro con sede a Ginevra è stata istituita oggi.

    L’obiettivo della Watches and Wonders Geneva Foundation è quello di promuovere l’eccellenza orologiera in tutto il mondo. Lo scopo di questa nuova fondazione, la WWGF, creata nel settembre 2022, è quello di organizzare fiere di orologeria e gioielleria, in presenza o digitali, a Ginevra e oltre i nostri confini.

    Sarà guidata da un Consiglio di Fondazione, con Jean-Frédéric Dufour nel ruolo di Presidente ed Emmanuel Perrin Vicepresidente della WWGF. Insieme ai membri fondatori, avranno il compito di definire le principali linee strategiche di questo ambizioso progetto. Il Comitato degli Espositori, composto dai rappresentanti delle Maison espositrici, continuerà da parte sua a decidere in merito a tutti gli aspetti relativi al buon funzionamento della fiera. Matthieu Humair, attuale CEO della Fondation de la Haute Horlogerie (FHH), ricoprirà lo stesso ruolo nella Watches and Wonders Geneva Foundation. La WWGF avrà sede a Ginevra, attribuendo così alla città l’opportunità di consolidare la sua reputazione di capitale mondiale dell’orologeria.

    La prossima edizione di Watches and Wonders Geneva si terrà dal 27 marzo al 2 aprile 2023 nei padiglioni del Palexpo di Ginevra. La fiera, che ospiterà quasi 50 marchi, aprirà le porte al pubblico, per la prima volta, durante il week-end, di sabato 1 e domenica 2 aprile 2023. Appassionati di orologi e collezionisti potranno così visitare gli stand per scoprire tutte le novità e le tendenze dell’anno orologiero. I biglietti saranno disponibili dall’inizio di febbraio 2023 e saranno acquistabili esclusivamente online tramite la piattaforma watchesandwonders.com. Il prezzo del biglietto è fissato a 70 franchi svizzeri. I primi cinque giorni saranno quindi riservati alla stampa, ai retailer e agli ospiti delle 49 Maison espositrici. Il programma completo sarà annunciato prossimamente.

    Seguiranno ulteriori informazioni in merito al desiderio della Watches and Wonders Geneva Foundation di candidare Ginevra quale destinazione imperdibile per l’industria orologiera mondiale.

    Marchi espositori
    A. Lange & Söhne | Alpina | Angelus | Arnold & Son | Baume & Mercier | Beauregard | Bell & Ross | Cartier | Chanel | Charles Zuber | Charriol | Chopard | Chronoswiss | Cyrus Genève | Czapek & Cie | Ferdinand Berthoud | Frederique Constant | Grand Seiko | Grönefeld | Hautlence | Hermès | Hublot | Hysek | IWC Schaffausen | Jaeger-LeCoultre | Kerbedanz | Laurent Ferrier | Louis Moinet | Montblanc | Oris | Panerai | Parmigiani Fleurier | Patek Philippe | Pequignet | Piaget | Rebellion Timepieces | Ressence | Roger Dubuis | Rolex | Rudis Sylva | Speake-Marin | TAG Heuer | Trilobe | Tudor | U-Boat | Ulysse Nardin | Vacheron Constantin | Van Cleef & Arpels | Zenith

  • La comunicazione ai tempi del coronavirus. E l’importanza dei negozi

    La comunicazione ai tempi del coronavirus. E l’importanza dei negozi

    Nella maggior parte dei miei articoli, concludo dicendo di andare a verificare quel che ho scritto presso un concessionario. Se non per l’acquisto, per la propria cultura. È un atto di comunicazione.
    In che senso, dirai tu? Nel senso che il migliore degli articoli scritti dal migliore giornalista non può sostituire il contatto diretto con un orologio. Toccare, provare al polso, esaminare con la lente i dettagli, verificare la qualità delle finiture. La comunicazione è importante, ma non basta: i libri sono bellissimi, ma la vita è meglio.

    E però la comunicazione è fondamentale, nell’orologeria. Perché un esperto che osserva per te e ti guida su cosa osservare è utile. Ma la comunicazione è fondamentale anche perché da un pezzo l’orologio ha cessato d’essere un oggetto di prima necessità. Oggi l’ora esatta te la dice il computer, il cellulare, il forno e persino gli orologi stradali sono quasi sempre ben sincronizzati. L’orologio è di fatto – oggi – un “oggetto di vanità”, termine che già nel Rinascimento indicava l’aggiunta di bellezza ad uno strumento utile. Comunicazione, appunto. Già allora. E oggi ancor di più.

    Oggi la comunicazione relativa agli orologi è presente un po’ dappertutto, e questo è bene. Una comunicazione che, indipendentemente dal supporto (carta stampata, siti internet e filmati) si divide fondamentalmente in tre parti. C’è la comunicazione di base (una foto e una didascalia, oppure il copia/incolla di una cartella stampa). Poi c’è la comunicazione un po’ rielaborata, se non altro per meritarsi il pagamento dell’articolo. E c’è una comunicazione più articolata, che spiega il contesto in cui nasce un orologio, che spiega i processi creativi – tecnici ed estetici – che conducono alla realizzazione.

    Si tratta, in pratica, di comunicare l’orologeria e non solo gli orologi. Tutti e tre sono modelli di comunicazione utili, seppure di diverso valore etico. Quando mi riferisco al valore etico non è soltanto per fare una distinzione tra diversi livelli di professionalità, ma proprio perché c’è una differenza importante fra chi si limita a parlare di orologi e chi parla anche del contesto, dell’orologeria. Ma per parlare di orologeria è necessario che gli autori comprendano che è l’orologeria a fare gli orologi. E non il contrario. È fondamentale. È il vero punto focale di un piccolo mondo in cui molti produttori partono da una storia, un’idea, una visione originale degli aspetti tecnici ed estetici degli orologi.

    Se la tua comunicazione è l’orologio e nient’altro, allora puoi serenamente lavorare da casa con le cartelle stampa, sempre più ricche d’informazioni utili. Se vuoi parlare d’orologeria (come fanno molte riviste specializzate e qualche sito) allora hai bisogno di molto più che una cartella stampa. Hai bisogno di una visione d’insieme ampia, sfaccettata, corale. Quel che solo una fiera può darti. Anche perché in fiera puoi aggiungere una forma di comunicazione altrimenti quasi impossibile: toccare, osservare, studiare gli orologi, parlare con gli operatori, tutti, e infine elaborare i dati raccolti.

    Ma le fiere sono di fatto sospese da circa un anno a causa della pandemia, che impedisce assembramenti pericolosi di persone provenienti da ogni parte del mondo. È giusto. Eppure a me le fiere mancano molto, anche se alcuni operatori si stanno dando da fare per consentire ai giornalisti di esaminare dal vivo, comunque, gli orologi. Mi mancano innanzitutto perché conosco l’importanza di esaminare, toccare, pastrugnare gli orologi, ed è per questo che vi dico di farlo. Mi mancano perché senza il rapporto umano con gli operatori del settore non puoi capire il contesto in cui nascono gli orologi, la ragione di certe scelte che magari ti sembrano inizialmente difficili da digerire.

    Le fiere mi mancano perché, pur se negli ultimi tempi alcune erano diventate quasi insopportabili, pagavi il (caro, carissimo) prezzo per aumentare la tua mai sufficiente conoscenza dell’orologeria e di come l’orologeria faccia nascere gli orologi. Certo, il digitale, l’elettronica, le videoconferenze. Ne apprezzo molti aspetti e sono contento che comunque si possa continuare i contatti. Ma (perdonate la crudezza dell’esempio: chi mi conosce sa che sono fatto così) è la stessa differenza che c’è tra far sesso con un avatar o un fake di plastica e far l’amore con la persona che hai nel cuore. Alla fine non c’è paragone.

    Peccato che la situazione sia sempre più buia. Watches & Wonders ha annunciato di passare il turno e pochi giorni dopo altrettanto hanno ribadito Rolex, Patek Philippe e gli altri che avrebbero dovuto dar vita ad un’attesissima manifestazione concomitante. Altri ancora: non pervenuti, ma sta di fatto che la situazione è congelata e con la pandemia ancora a passo di galoppo è giusto così. Le scelte fatte dall’orologeria sono responsabili e questo, ancora una volta, rafforza la mia stima per l’intero settore.

    E qui vorrei aprire una parentesi personale, prima di passare alle conclusioni. Io non sono e non sono mai stato un appassionato di orologi. Non ho e non avrò mai una collezione di orologi, vuoi per motivi economici, vuoi perché non ho lo spirito del collezionista. Ma come cronista divulgatore amo le persone. Amo chi legge i miei articoli e cerco di rispettare ogni singolo lettore senza ammorbarlo con le mie considerazioni da tifoso di una marca o di un modello.

    E amo l’orologeria (quella che fa gli orologi, appunto) perché è fatta di persone che ho imparato a stimare e spesso anche ad amare. È gente che cerca l’arte, è gente che cerca di superare se stessa prima ancora del concorrente. È gente solida, che al tempo stesso sa sognare, sa creare. Lasciando il giudizio non ai giornalisti (un giornalista che giudica è l’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno), ma ai compratori, ai clienti finali. Ecco, nel momento in cui scrivo moltissimi negozi d’orologeria stanno riaprendo dopo un’altra serrata per via del Covid. È stata necessaria, ragionevole, anche se ha fatto del male a molti, moltissimi. Dal proprietario di una marca fino al personale che pulisce i negozi sono stati in tanti a subire le conseguenze economiche di questa situazione.

    E qui arriviamo al punto. Stiamo parlando di comunicazione e allora è importante ricordare che il livello più alto, quello più essenziale non è la pubblicità; non sta negli articoli specializzati, non sta nelle “foto con dida”, non sta nelle cartelle stampa, non sta nei social, non sta nei video online e non sta nemmeno nei testimonial o nella sponsorizzazione di eventi. Tutte cose, badate bene, importanti, tutte cose utili a creare una immagine a tutto tondo.

    Ma niente potrà mai sostituire le vostre mani, i vostri occhi, le vostre sensazioni, quel tuffo al cuore che si prova quando vedi o scopri l’orologio dei tuoi sogni. E dove potete toccare, vedere, sentire, emozionarvi? In un negozio d’orologi. Solo un negozio d’orologi: il resto sono bambole di gomma. Non amore. L’amore per un orologio nasce in un negozio. La cultura dell’arte la trovate in un negozio, la condivisione e spesso la complicità la trovate in un negozio.

    Io non ho nulla contro le vendite telematiche: al contrario, sono da molti anni un buon utente. Ma solo quando non ho un negozio nel mio raggio d’azione, solo quando il negozio è inaccessibile. E con la consapevolezza che comprando online corri rischi da cui in negozio sei di solito ben protetto (a meno che il negoziante non sia scemo); perché nel commercio e specialmente in quello degli orologi un cliente che compra e poi torna a comprare vale mille volte più della sveltina con cui ne freghi uno. Che poi racconterà a tutti che razza d’imbroglione sei.

    Come per le marche d’orologi, anche per i negozi vale la stessa legge. Se hai una lunga tradizione, se sei ancora attivo dopo tanti anni e tante vicissitudini, allora vuol dire che hai una tradizione nel non fregare i tuoi clienti. E questo è un valore che nessun algoritmo può ancora sostituire. Specialmente oggi, che siamo tutti un po’ più poveri di ieri.

    Non basta la migliore delle foto. Né quelle della carta stampata, né quelle dei siti e ancor meno quelle dei social. Che infatti fregano tanti allocchi, pronti a dire che «a me sembra uguale a un orologio economico, eppure costa un occhio della testa». È una delle ragioni per cui noi tagliamo, elaboriamo le foto in funzione di un discorso specifico: informazione. Eppure nemmeno questo sostituisce quel che ciascuno di noi prova toccando, verificando, lasciandosi andare all’emozione.

    Facciamo di necessità virtù e impariamo a diventare compratori professionisti come una volta erano i nostri genitori. Impariamo a comprare un orologio (ma anche un frutto, un chiodo, uno spillo) con la classica saggezza del buon padre di famiglia. Pensando, valutando, riflettendo. In negozio puoi farlo. E molti negozianti si stanno attrezzando anche con siti web talvolta migliori di altre presuntuose iniziative di finta comunicazione.

    Sia ben chiaro che non sto facendo una difesa d’ufficio dei negozianti d’orologi o dei negozianti in genere: molti hanno superato ben altre vicissitudini e comunque (a proposito di benaltrismo) di ben altro hanno bisogno, oggi. Sto solo dicendo che è nostro interesse sostenere i negozianti, è nostro interesse perché a conti fatti risparmiamo. In caso contrario finiremo (forse è inevitabile, ma se ritardiamo la faccenda è comunque un bene) tutti preda di esperti di marketing e pubblicitari che «senza il mio prodotto non sei nessuno e la tua vita è una schifezza».

    È per questa ragione che ritarderemo il Watch Update Christmas Edition fin quando non avranno aperto tutti i negozi d’orologi. Noi vi mostriamo, cerchiamo di spiegarvi, di indicare cosa esaminare in particolare. Ma dal negoziante andateci voi. Andateci, anche se non intendete spendere somme elevate. Riscoprite il piacere del parlare, scambiare idee. Il piacere della Cerimonia dell’acquisto contro il passaggio soldi/oggetto. È nel vostro, è nel nostro interesse di persone e di cittadini.

  • Fabienne Lupo, la donna che indossa il potere come un abito di Alta Moda

    Fabienne Lupo, la donna che indossa il potere come un abito di Alta Moda

    Conosco – e apprezzo molto, moltissimo – Fabienne Lupo da una ventina d’anni. Da quando è entrata nella Fondation de la Haute Horlogerie per dirigere il SIHH, la manifestazione fieristica ginevrina nata come secessione dalla fiera di Basilea. Ma proprio Fabienne Lupo trasforma il SIHH nel proprio contrario: una manifestazione inclusiva che, nel tempo, raccoglie un sempre maggior numero di marche. Diplomatica, paziente, negli anni diventa un elemento fondamentale dell’orologeria Svizzera, riscendo a sfuggire alla nomea di “figlia di Richemont”, il gruppo cui fanno capo sia la Fondazione che il Salone dell’Alta Orologeria.

    Se dovessi paragonare Fabienne Lupo ad un componente dell’orologio sarebbe la ruota di scappamento. Che trasforma un inutile avanti e indré sul perno in moto continuo, fondamentale per ogni orologio meccanico. Ma preferisco vederla come una donna che indossa il proprio immenso potere come un esclusivo abito d’Alta Moda. Il potere, conquistato man mano negli anni, non esibito come un esercizio brutale, ma come una vocazione al servizio di un progetto ampio e unificante. Una pax orologiera oggi indispensabile, ma sulla quale aveva già cominciato a lavorare da anni con pazienza e diplomazia, dicevo.

    E che si concretizzerà l’anno prossimo in una seconda manifestazione a Ginevra della quale per ora si conoscono solo alcuni partecipanti: Patek Philippe, Rolex, Chopard, Chanel. Nulla si sa del nome, nulla si sa dell’organizzazione, ma è certo che sarà almeno parzialmente aperta al pubblico e che si è già formata una bella fila di marchi desiderosi di partecipare. Fermo restando che in queste circostanze – anche per un rugginoso residuo di misoginia – i dissidenti non mancano (ne vorrei parlare nell’articolo che concluderà questo “supplemento” Watch Update). Ma finiranno per cedere, perché unificare anziché dividere è fondamentale per un settore tutto sommato piccolo come quello dell’orologeria svizzera.

    Vorrei iniziare con la domanda che più mi sta a cuore: la nuova manifestazione è riservata ai grandi nomi o si estenderà, magari nel tempo, fino ad offrire una panoramica completa dell’orologeria svizzera?

    Fabienne Lupo: Quello che abbiamo passato questa primavera è stato uno tsunami e nessuno poteva immaginarlo, ma comunque è successo e inevitabilmente rallenta ogni progetto. Da vent’anni lavoro per una visione totale dell’orologeria, e Franco Cologni da ancora più anni di me. Ora cominciavamo ad avvicinarci all’obiettivo… Comunque io preferisco muovermi lentamente. È sempre stato il mio modo di lavorare, passo per passo. Non dobbiamo accelerare troppo, perché se vuoi accontentare tutti alla fine non accontenti nessuno. Ora questa prima edizione del nuovo salone, con i nostri nuovi partner, con queste grandi marche che raggiungono Ginevra… Bisogna capire esattamente quello che vogliamo fare insieme.

    Il Salon International de la Haute Horlogerie ha sempre voluto essere un salone dell’eccellenza, dell’Alta Orologeria ed è quindi logico non volerne fare un doppione. Ma al tempo stesso vogliamo capitalizzare il lavoro che siamo riusciti a fare negli ultimi trent’anni. Abbiamo costruito un patrimonio di credibilità ed è per questo che ora grandi marche vengono a Ginevra. È quindi importante continuare ad agire insieme, tutti compatti verso lo stesso obiettivo: fare qualcosa di bello insieme e radunare tutta l’Alta Orologeria, l’orologeria d’eccellenza. Per il resto potrebbe volerci del tempo. Dubito che riusciremo a compattare tutta l’orologeria già nel 2021, perché il 2021 è troppo vicino per poter fare bene le cose, per poter creare una solida base per costruire un futuro altrettanto solido. È questo il futuro che vogliamo.

    Ma questo non rischia di favorire altre iniziative?

    Fabienne Lupo: Noi non abbiamo intenzione di ignorare nessuno, ma – ripeto – abbiamo bisogno di tempo. Io credo che per l’anno prossimo dobbiamo considerarci come “fidanzati” che devono innanzitutto iniziare a conoscersi. Poi, se le cose vanno bene, vedremo quale saranno le strategie di apertura ad altri segmenti di mercato. Perché puoi stare tranquillo che già ci stiamo pensando: un’apertura nei confronti di una visione totale del mercato è nelle nostre prospettive. Ma prima dobbiamo consolidarci con le marche ginevrine. Perché Ginevra è il luogo dov’è nata l’Alta Orologeria.

    Dopodiché è vero: è importante che operatori e visitatori, che gli stessi appassionati possano avere una visione totale dell’orologeria. Ma nel frattempo dobbiamo imparare a impostare un incontro diverso. Oggi credo che la strada maestra non sia più quella tradizionale di Basilea. Fare un grande minestrone di orologeria, gioielleria, perle, diamanti oggi non è possibile senza scontentare molti protagonisti, come dicevo prima. A Basilea si ritrovavamo tutti insieme, nello stesso momento e nello stesso luogo, pur avendo pubblici diversi. Questo rendeva quasi impossibile scegliere chi vedere e incontrare chi veramente volevi.

    Dobbiamo comportarci in maniera diversa: prendendo tempo per parlarci, sperimentare idee e migliorare costantemente. Dobbiamo continuare a discuterne e parlarne con i nuovi partner della Fondazione. L’obiettivo – lo ripeto – non è solo quello di impostare un futuro qualunque, ma un futuro solido, un futuro con un’ampia e solida prospettiva.

    È interessante anche il vostro sito, che costituirà un appuntamento costante per tutto l’anno.

    Fabienne Lupo: Certo, sarà l’elemento di unione anche per altre iniziative. Speriamo ad esempio, di poter tornare a portare Watches & Wonders nel mondo. In passato lo abbiamo fatto negli USA e in Cina, e non abbiamo certo abbandonato l’idea. Così, visto che il Covid ci ha confinati tutti in casa, abbiamo pensato di lanciare una piattaforma digitale per consentire alle nostre marche di presentare le novità. Abbiamo dovuto farlo un po’ in fretta e quindi c’è ancora molto da migliorare, ma oggi Watches & Wonders ha anche un proprio ecosistema digitale che non vive solo in funzione della manifestazione di Ginevra, ma è attivo tutto l’anno e in tutto il mondo.

    E Swatch Group?

    Fabienne Lupo: Io ho sempre avuto un rispetto totale per la famiglia Hayek e per la sua capacità di costruire un “impero” straordinario e solido, con bellissime marche.

    Del resto, Swatch Group vale un terzo dell’intero fatturato orologiero svizzero.

    Fabienne Lupo: Poter lavorare con loro sarebbe un sogno… Sarei felicissima se un giorno fosse possibile trovare punti di convergenza, perché chiaramente senza di loro non è lo stesso. Ripeto: il mio primo obiettivo è di trovare un terreno comune per poter mostrare al mondo cos’è l’orologeria svizzera. E in questo senso Ginevra è una città straordinariamente funzionale allo scopo. Certo, l’orologeria non è solo Ginevra, ma Bienne, la Chaux-de-Fonds, Le Locle, Neuchâtel… C’è grande orologeria dappertutto, in Svizzera, ma resto dell’idea che il luogo emblematico debba essere Ginevra. Conviene a tutti.

    Anche perché Ginevra è la città più facile da raggiungere, da dovunque. Alberghi ne ha tanti…

    Fabienne Lupo: Sì, è la città più ricca di servizi e questo rende più facile far bene questo tipo di manifestazioni. E poi è la città svizzera più conosciuta nel mondo. Ha un aeroporto che funziona molto bene, tutte le organizzazioni internazionali… Dunque Ginevra ha come una sorta di neutralità, è un luogo dove le cose si possono unire in uno sforzo comune.

    E offre anche nuove possibilità come quella di dire: “Venite a Ginevra per questa grande manifestazione di Alta Orologeria, ma poi venite anche a visitare le nostre manifatture, dovunque si trovino”. Alla gente − dagli operatori agli appassionati − piace visitare posti un po’ segreti. La Svizzera non è poi così grande e si viaggia bene. Intendo dire che credo sia possibile, nel tempo, avere un momento in cui tutta l’orologeria si riunisce a Ginevra, si fa bella per il mondo. E da Ginevra poi andare a visitare tutto quel che normalmente è nascosto e inaccessibile, ma che è importante vedere per capire bene.

    È la trasparenza dell’orologeria, la ragione per cui dopo tanti anni di lavoro in questo settore continuo ad amarla. Ripeto spesso che non sono tanto un appassionato di orologi quanto di orologeria e delle persone che vi lavorano. Perché è l’orologeria che fa gli orologi, non il contrario.

    E c’è un altro settore del lusso che sta cambiando, in questo momento. Parlo della moda. Comincia ad esserci, almeno in Italia, un accenno di “solidarietà di settore” che una volta era il perno dell’orologeria. Poi si era passati a forme di concorrenza molto forti, come nella moda. Ti tieni informata su quel che sta facendo la moda per trovare ritmi meno convulsi?

    Fabienne Lupo: Sì, molto, sia per interesse personale sia perché, appunto, ci si era spinti un po’ troppo oltre. Una sorta di intasamento dovuto all’eccesso di collezioni e prodotti. Il risultato era un appiattimento generale su quel che sembrava avere più successo, con l’aggravante della fast fashion che copiava la couture rendendo difficile distinguere la qualità creativa e di esecuzione dei prodotti. Penso che quel che stanno facendo marchi come Armani o Saint Laurent sia positivo: cioè fare meno sfilate, non lasciarsi guidare dal marketing, ma dalla creatività.

    Il marketing viene dopo, quando la creatività ha fatto il suo lavoro nei tempi che le sono propri. Ossia quando la collezione è pronta, quando le tendenze sono decise dallo stilista. Dopo, solo dopo può entrare in azione il marketing. Fino a oggi nella maggioranza di casi è avvenuto esattamente il contrario. Volevano tutti solo vendere, vendere, vendere: facevano sei, otto, dieci sfilate o collezioni all’anno, ma non è possibile imporre alla creatività di fare dieci collezioni l’anno. E questo, moltiplicato per il numero delle marche, era diventato eccessivo anche per il pubblico. Credo che oggi si cominci a tornare entro limiti molto più ragionevoli.

    Beh, fatte le debite proporzioni è un po’ quel che è accaduto nell’orologeria. Un eccesso di novità e di produzione per far fatturato.

    Fabienne Lupo: Sì, è vero, però l’orologeria è in una situazione un po’ diversa. Sono d’accordo che ci siano state molte collezioni, ma senza gli eccessi di altri settori. L’orologeria non ha avuto gli stessi ritmi frenetici che spingono per fare fare fare, creare creare creare. Secondo me l’orologeria non si è spinta troppo oltre in questa modalità di funzionamento perché comunque servono anni per immaginare, sviluppare e creare orologi.

    Di recente sono stata intervistata da una giornalista americana di moda che mi ha detto: “È interessante quello che fate: la moda dovrebbe ispirarsi a quello che fate voi in orologeria”. Lei quindi la vede in maniera diametralmente opposta. E io sono abbastanza d’accordo. Ad esempio, non abbiamo potuto fare il Watches & Wonders a Ginevra in aprile, ma lo abbiamo fatto online. E la moda, recentemente, ha fatto la stessa cosa: la fashion week che avrebbe dovuto svolgersi nelle scorse settimane si è spostata sul digitale.

    Ritmi più umani, che tornano a mettere la creatività e i suoi ritmi naturali in primo piano.

    Fabienne Lupo: Sì, è sbagliato correre, correre sempre senza sapere dove andare. Credo sia molto pericoloso, per il lusso, perché così perde la caratteristica dell’esclusività, della rarità e se vuoi anche il senso della cultura. Ma anche dell’iconicità: quando fai una collezione dopo l’altra, senza sosta, non hai più il tempo per creare nuovi modelli iconici.

  • Gli indipendenti: una  selezione dalle vetrine di  Watches & Wonders

    Gli indipendenti: una selezione dalle vetrine di Watches & Wonders

    Chiamateli come volete: artigiani, creatori indipendenti, micro-brand. La definizione non conta, l’idea di base è la stessa. Sono marchi autonomi, in tutti i sensi. Primo, dal punto di vista economico: non appartengono ai grandi gruppi, ma a società private, nuclei familiari, singoli imprenditori (che a volte sono gli orologiai stessi). E, secondo, per la “filosofia”, l’approccio al settore. Il fatto di poter sfuggire alle logiche commerciali delle multinazionali e delle holding finanziarie concede loro una notevole libertà creativa, una visione molto personale dell’oggetto orologio.

    Non a caso c’è chi li definisce autori di un’orologeria “esoterica”, in quanto accessibile a pochi. Non solo perché costosa, ma anche perché richiede conoscenze tecniche e cultura orologiera in senso lato – senza le quali non la si può né apprezzare né comprendere fino in fondo. Un’orologeria di sicuro élitaria, spesso interprete di un’estetica particolare, di complicazioni esclusive, di soluzioni tecniche originali. Oltretutto vincolata a una produzione di poche migliaia (se non centinaia) di pezzi l’anno, che finiscono appunto nelle mani dei collezionisti più colti e dalla mente aperta. Di conseguenza anche la distribuzione è estremamente selettiva.

    D’altra parte è difficile trovare tante attinenze tra i marchi indipendenti. Ognuno segue la propria strada fin dalle scelte di progettazione. C’è chi si produce i movimenti “in casa”; chi li acquista (da grandi fornitori come Eta e Sellita o da atelier specializzati tipo Dubois-Depraz) e poi se li rielabora; chi se li fa realizzare ad hoc da partner occasionali. Sì, perché le collaborazioni tra loro sono abbastanza frequenti, e a volte danno vita a ibridi ancora più rari e per questo ancor più desiderabili. Emblematico il caso di Max Busser, che esprime il concetto fin dal nome del proprio marchio: in quell’& Friends che implica in ogni esemplare una partecipazione collettiva di ingegni diversi.

    Ma ciascuno viaggia su binari propri riguardo al design: dallo stile minimale a quello iper-classico, dal vintage allo steampunk (o quasi), dal fantascientifico al Mazinga Style (per citare il Veroni), nei marchi indipendenti l’immaginazione è realmente al potere. Che si tratti di avanguardia allo stato puro o dell’eredità di Breguet in versione moderna, quel che è certo è che ciascuno ha comunque una propria identità. Precisa, personale, inconfondibile. Che si fa sentire forte e chiara in ogni singola creazione.

    Un punto di congiunzione per molti di loro è diventato negli anni il salone di Ginevra, oggi Watches & Wonders. Ovvio: è realizzato sotto l’egida della FHH, che promuove l’alta orologeria in tutte le sue forme, ed è una vetrina ideale per chi può essere interessato a un evento di questo tipo. Ecco allora una selezione di marchi indipendenti fra quanti sono esposti nella piattaforma digitale della manifestazione.

    Noi vi proponiamo però solo quelli che si possono reperire in Italia (almeno per ora). Non per campanilismo, tutt’altro: per invitare gli operatori a importare sul nostro mercato marchi finora assenti. Anche se questo è un momento difficile, si possono cercare nuove occasioni, inventare qualche forma di collaborazione. Perché gli indipendenti meritano, meritano davvero.

    BOVET – Fleurier 19 Thirty Blue Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 11BM04 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 7 giorni e piccoli secondi. Quadrante  spazzolato circolare laccato, incisione “Fleurisanne” laccata, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 20.500 euro

    H. MOSER & CIE Streamliner Flyback Chronograph Automatic Cassa (42,3 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 902 di manifattura, con rotore in tungsteno, spirale proprietaria, cronografo con ruota a colonne, indicazione dei minuti e dei secondi crono con lancette coassiali centrali, funzione flyback. Quadrante fumé e griffé, lancette in ceramica luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 100 esemplari. 38mila euro

    HYT H5 Bluefluid Cassa (48,8 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 501 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 65 ore, indicazione dell’ora tramite modulo brevettato con fluido blu, minuti a ore 12. Quadrante trasparente, indici delle ore e lancetta dei minuti luminescenti, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 25 esemplari.

    LAURENT FERRIER Grand Sport Tourbillon Cassa (44 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro LF619.01 di manifattura, con autonomia di 80 ore, tourbillon con doppia spirale opposta (sul lato fondello) e piccoli secondi. Quadrante opalino con decorazione guilloché circolare a ore 6, lancette e indici luminescenti, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 12 esemplari. 198mila euro

    MB&F Horological Machine HM10 Bulldog Cassa (54×45 mm, 24 mm di spessore) in oro rosso e titanio grado 5, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica manuale, di manifattura, con bilanciere volante, indicazione di ore e minuti su cupole girevoli in alluminio, dell’autonomia su mandibole laterali (chiuse a esaurimento ricarica). Quadrante trasparente, lancette e indici luminescenti, cinturino in pelle di vitello. 129mila euro

    PURNELL Escape II Double Spherion Cassa (48 mm) in titanio grado 5 Dlc nero. Movimento meccanico a carica manuale, calibro CP03 di manifattura, con indicazione dell’autonomia, due tourbillon su tre assi che ruotano in direzione opposta (rotazione completa della gabbia esterna in 30 secondi, centrale in 16 secondi e interna in 8). Quadrante trasparente, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 25 esemplari. Da 425mila franchi svizzeri

    REBELLION Predator S Cassa (42 mm) in titanio, impermeabile fin a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con grande datario. Quadrante a nido d’ape, lunetta in titanio DLC nero, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche su fondello, cinturino in caucciù. Su richiesta è possibile personalizzazione del colore.

    SPEAKE-MARIN One&Two Openworked Tourbillon
    Cassa (38 o 42 mm) in titanio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SMA05 di manifattura, con microrotore decentrato, con indicazione dell’autonomia di 3 giorni e tourbillon volante. Quadrante traforato con griglia rifinita microbillé, lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 5 esemplari per variante di diametro di cassa.

  • Le novità di Watches & Wonders. Consegne congelate?

    Le novità di Watches & Wonders. Consegne congelate?

    Le novità di Watches & Wonders? Per ora ne abbiamo avuto un assaggio virtuale. E solo parziale: le sezioni apparse sulla piattaforma digitale non coprono ancora tutte le marche espositrici, anche se sono aggiornate di continuo. Da qui l’idea di presentare quelle (per noi) più rappresentative. E riunirle in questa vetrina, dedicata alle grandi maison che avrebbero dovuto partecipare al salone fisico (se ci fosse stato). E che sarà seguita – la prossima settimana – da un’altra analoga, riservata però ai marchi indipendenti.

    Una premessa: nella nostra scelta avremmo voluto privilegiare gli orologi più accessibili, per premiare le finalità commerciali piuttosto che gli exploit tecnici. Almeno per quanto possibile, qui in redazione avremmo voluto “volare basso”. In realtà seguire l’idea iniziale è stato impossibile: troppe eccezioni. Un po’ perché a Ginevra espone l’alta orologeria, già di per sé élitaria. E un po’ perché alcune case hanno volutamente alzato il tiro, dato che in questo momento – paradossalmente – è più facile produrre e commercializzare pochi orologi costosi che tanti di prezzo “umano”.

    Del resto, il problema dell’arrivo sul mercato delle novità di Watches & Wonders riguarda tutte le fasce di prezzo. È vero, in Italia i concessionari dovrebbero riaprire il 18, ma sulle date di consegna ci sono poche certezze. E non solo da noi. Anche se le manifatture in linea di massima hanno già idealmente riprogrammato la produzione, non è detto riescano a rispettare i piani. Perché, nonostante le fabbriche in Svizzera abbiano già riaperto i battenti, non tutte lavorano ancora a pieno regime. E poi ciascuna deve confrontarsi con i ritardi dei fornitori, che a loro volta hanno avuto chiusure e difficoltà. Per farla breve, ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che tutta la filiera produttiva in Svizzera ricominci a funzionare regolarmente.

    E questo a discapito della volontà d’acquisto del cliente finale, del cosiddetto effetto rebound creato da quanti si danno allo shopping compulsivo dopo mesi di clausura. Ma ci sono anche quelli che, al contrario, hanno paura a fare acquisti per l’incertezza verso il futuro. Al riguardo ci sarebbe molto da dire. Così come ci sarebbe molto da dire sulla disponibilità dei negozianti italiani di fare nuovi ordini in un periodo come questo. Un lungo discorso che non è il caso di affrontare qui (ci ripromettiamo di riprendere l’argomento in un’altra occasione). Il fatto è che l’intero mercato dell’orologeria è in una fase di totale riorganizzazione in cui pesano ancora una serie di incognite imprevedibili. E di conseguenza le case sono costrette a fare progetti molto elastici, pronti a mutare in risposta a quanto avviene.  

    Per tornare invece alle novità di Watches & Wonders, anche i prezzi in certi casi non sono ancora stati definiti. Perché correttamente i produttori, se ricevono tanti ordini, possono fare economie di scala che almeno in parte si trasformano in prezzi più contenuti, e quindi più concorrenziali. Aggiornemo quindi le didascalie qui sotto man mano che li riceveremo. Resta aperta infine la questione di quei marchi che hanno deciso di posticipare i lanci importanti dopo l’estate. Per loro, chiaramente, ci siamo dovuti affidare alle uscite dei primi mesi dell’anno (a volte precedenti l’emergenza sanitaria). Ecco quindi la nostra selezione.

    A. LANGE & SÖHNE Odysseus
    Cassa (40,5 mm) in oro bianco, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Datomatic L155.1 di manifattura, con 50 ore di autonomia, indicazione del giorno della settimana e grande datario, piccoli secondi. Quadrante opaco con decorazione guilloché, indici e lancette in oro bianco luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. 40.500 euro circa

    ARNOLD & SON Nebula Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico scheletrato a carica manuale, calibro A&S5101 di manifattura, con doppio bariletto, autonomia di 90 ore e piccoli secondi. Quadrante assente, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle. 13.500 franchi svizzeri

    BAUME&MERCIER Clifton Baumatic Day-Date/Moon-phase Cassa (42 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic BM14 1975 AC2 di manifattura, con 5 giorni di autonomia, fasi lunari, funzione day-date a lancetta e Certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante laccato sfumato, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da ottobre. 11.900 euro

    CARTIER Pasha de Cartier
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1847 MC di manifattura, resistente ai campi magnetici, con datario. Quadrante flinqué, lancette azzurrate, vetro zaffiro anche sul fondello, corona con spinello blu cabochon, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. 6.850 euro

    GIRARD-PERREGAUX Quasar Light Cassa (46 mm) in vetro zaffiro. Movimento meccanico a carica automatica, calibro GP09400-1128 di manifattura, senza platina, con i tipici tre ponti in vetro zaffiro, 60 ore di autonomia, tourbillon con indicazione dei secondi. Lancette in oro bianco luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in tessuto. In 18 esemplari. 302mila euro

    HERMES Slim d’Hermès GMT Cassa (39,5 mm) in oro rosa. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, calibro H1950 di manifattura, con doppio fuso orario, doppia funzione giorno/notte, datario a lancetta. Quadrante rifinito a grenage con guilloché circolare al centro, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 16mila euro

    IWC Portugieser Chronograph Cassa (41 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro IWC 69355 di manifattura, con cronografo con ruota a colonne e secondi continui (con dispositivo d’arresto). Quadrante soleil, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 7.950 euro

    JAEGER-LECOULTRE Master Control Calendar Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JLC 866 di manifattura, con 70 ore di autonomia, calendario completo, fasi lunari e piccoli secondi. Quadrante soleil, indici applicati, vetro zaffiro anche su fondello, cinturino in vitello Novonappa®. 11.600 euro

    MONTBLANC 1858 Geosphere
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MB 29.25 di manifattura, con ore universali, doppio fuso orario, emisferi Nord e Sud girevoli con scala delle 24 ore, funzione giorno/ notte e datario. Quadrante satinato, indici, lancette ed emisferi luminescenti, ghiera bidirezionale in acciaio e ceramica blu, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in pelle di vitello. In vendita da giugno, 5.800 euro

    PANERAI Luminor Marina Fibratech™ Cassa (44 mm) in Fibratech™ (composto da fibre provenienti dalla fusione di roccia basaltica e additivi minerali), impermeabile fino a 30 atm. Movimento automatico, calibro P.9010 di manifattura, con 72 ore di autonomia, piccoli secondi e datario. Quadrante soleil, indici, lancette, réhaut e proteggi-corona luminescenti, vetro zaffiro, fondello inciso “70 Years Warranty”, cinturino in Panerai Sportech. Celebra il 70° anniversario dell’esordio del Luminor; in 270 esemplari, in vendita nelle boutique monomarca. 19.000 euro

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda 1950 Moonbow Cassa (40,2 mm) in oro rosa. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, calibro PF517 di manifattura, con tourbillon volante. Quadrante in avventurina con zaffiri, rubini, tzavoriti, ametiste taglio baguette anche sulla lunetta (2.59 carati in totale), vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore di Hermès. 155.000 franchi svizzeri

    PIAGET Altiplano Ultimate Concept Cassa (41 mm), in lega di cobalto, integrata con la platina. Movimento meccanico ultrasottile (solo 2 mm), a carica manuale, calibro 900P-UC di manifattura. Quadrante semi-scheletrato, anello delle ore rifinito soleil, corona integrata, vetro zaffiro, cinturino in caucciù . L’orologio conta il deposito di 5 brevetti e ha richiesto 6 anni di progettazione e sviluppo.

    ROGER DUBUIS Excalibur Twofold Cassa (45 mm) in fibra minerale composita (MCF). Movimento meccanico a carica manuale, calibro RD01SQ di manifattura, con 50 ore di autonomia e doppio tourbillon volante. Quadrante scheletrato, indici, lancette e cinturino in caucciù luminescenti. Vetro zaffiro anche sul fondello. In 8 esemplari, certificati dal Punzone di Ginevra, in vendita nelle boutique monomarca. Prezzo non disponibile.

    ULYSSE NARDIN Diver X Antarctica Cassa (44 mm) in titanio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN-118 di manifattura, con scappamento in silicio e DIAMonSIL, indicazione dell’autonomia di 60 ore, piccoli secondi e datario. Quadrante grené, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in caucciù, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 300 esemplari. 8.900 euro

    Vacheron Constantin Overseas Calendario Perpetuo Ultrapiatto Cassa (41,5 mm, 8,10 di spessore) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, calibro 1120 QP/1 di manifattura (4,05 mm di spessore), con calendario perpetuo e fasi lunari. Quadrante soleil con contatori guilloché, indici e lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. 81mila euro

  • Il salone virtuale: online       la piattaforma digitale di Watches & Wonders

    Il salone virtuale: online la piattaforma digitale di Watches & Wonders

    Oggi, sabato 25 aprile, non prendete impegni. A mezzogiorno sarà lanciata la piattaforma digitale di Watches & Wonders: ovvero la versione online del salone di Ginevra. Esatto, l’ex SIHH (come si chiamava fino all’anno scorso -, che avrebbe dovuto tenersi proprio nei prossimi giorni, dal 25 al 29 del mese, se non fosse stato cancellato dall’emergenza covid). In pratica, un salone virtuale.

    Oggi, quindi, si aprirà un portale al servizio di tutti: operatori del settore (concessionari, orologiai, giornalisti, blogger), ma anche collezionisti, appassionati e semplici curiosi. Basta collegarsi al sito ufficiale per trovare una serie di contenuti inediti sulle 30 marche partecipanti*, fra maison tradizionali e brand indipendenti. Per ogni marchio si troverà una pagina dedicata, che ne riassume il mondo a 360°.

    Di ognuno si potrà infatti conoscere la storia e le suggestioni, visionare in anteprima le novità 2020, vedere gli ultimi contenuti dei rispettivi canali social e collegarsi direttamente all’indirizzo web. Oggi, poi, sono previste delle mini-presentazioni, tenute dai responsabili delle marche, per illustrare i nuovi prodotti. Video in streaming, di 10 minuti l’uno, che rimarranno comunque online. Insomma, una full immersion nell’alta orologeria, senza muoversi da casa.

    Ma il bello è che la piattaforma digitale, una volta aperta, sarà aggiornata di continuo e resterà un punto di riferimento anche in futuro. La FHH (la Fondazione dell’Alta Orologeria che presiede sia il salone fisico sia il salone virtuale) ha già organizzato una serie di ulteriori contenuti, didattici e di approfondimento. Per esempio, analisi di prodotto, previsioni sulle tendenze, studi sul design, sui mestieri d’arte, sulle tecnologie, interventi di protagonisti dell’orologeria e commenti di esperti. Tutti da scoprire.

    Non solo. Alla fine dell’estate il salone virtuale sarà di nuovo refreshed con i lanci di altre novità, in particolare dei prodotti in distribuzione per gli acquisti di fine anno. E soprattutto con l’introduzione di nuove partnership strategiche di e-commerce, per avvicinare maggiormente il pubblico agli acquisti online in sicurezza. In definitiva, la piattaforma digitale di Watches & Wonders sancisce un nuovo corso dell’alta orologeria, aperto alle innovazioni e ai bisogni del pubblico di oggi. 

    *Ecco l’elenco completo delle marche partecipanti, rigorosamente in ordine alfabetico: A. Lange & Söhne; Armin Strom; Arnold & Son; Baume&Mercier; Bovet 1822; Cartier; Christophe Claret; De Witt; Fabergé; Girard-Perregaux; Grönefeld; H. Moser & Cie; Hermès; HYT; IWC Schaffausen; Jaeger-LeCoultre; Laurent Ferrier; MB&F; Montblanc; Panerai; Parmigiani Fleurier; Piaget; Pournell; Rebellion; Ressence; Roger Dubuis; Rudis Sylva; Speake-Marin; Ulysse Nardin; Vacheron Constantin.

  • Dietro le quinte: le fiere (di nuovo), il coronavirus e gli eventi privati

    Dietro le quinte: le fiere (di nuovo), il coronavirus e gli eventi privati

    L’inizio della decadenza delle fiere mondiali d’orologeria, e di quella di Basilea in particolare, ha una data precisa: aprile 2003. In quell’anno la fiera prese il nome di Baselworld e si trovò, in piena crisi per la SARS, nella spiacevole situazione di decidere cosa fare con i molti cinesi che affollavano Basilea, venuti per comprare, venuti per vendere orologi e gioielli. Semplificando al massimo, la decisione fu di considerare malatissimi tutti quelli venuti a vendere e sanissimi tutti quelli venuti a comprare.

    Ma, per piegarsi ad accettare i sanissimi compratori cinesi, tutti i prezzi a Basilea si moltiplicarono in maniera idiota. Persino un piatto di asparagi, che in primavera di solito te li tiravano dietro, veniva a costare parecchie volte più dell’anno precedente. E i cinesi, che di Basilea non avevano ancora grande esperienza ma cominciavano a non avere alcun problema economico, accettarono la fregatura senza fiatare. Il resto del mondo fu costretto a far buon viso a cattivo gioco.

    Quest’anno, come ho scritto un anno fa, non andrò a Baselworld perché – fra l’altro – mi rifiuto di pagare 745 franchi svizzeri per una camera che il resto dell’anno ne costa – senza sconti – poco più di cento. È pur vero che in tutto il mondo le camere d’albero costano più care nei periodi di fiera, ma si grida allo scandalo per aumenti di gran lunga inferiori.

    E questo avveniva e continua ad avvenire pur in una situazione nella quale i prezzi per gli espositori sono lievitati in maniera forse ancora peggiore. Espositori che hanno cominciato a scappare in quella che alcuni chiamano “la grande fuga”. Cronologicamente la fuga più recente è quella di Gucci Orologi, ma quest’anno i visitatori non troveranno nemmeno Breitling, Seiko né altri marchi ancora.

    Troveranno però – e forse per l’ultima volta – le marche orologiere del gruppo LVMH: Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith. Anche LVMH pensa che gli spazi in fiera costino troppo per quel che portano al business, tenendo presente che oltre allo specifico di Basilea è tutto il modello delle fiere mondiali a non sembrare più adeguato. E ha sperimentato una formula della quale parlerò più avanti, dopo aver fatto un minimo di storia per capire di cosa caspita stiamo parlando.

    Fiere, manifestazioni fieristiche. Una volta il mondo intero confluiva in queste fiere settoriali. Qui tutte le marche venivano messe a confronto e poi i commercianti decidevano cosa tenere in negozio e cosa no. Il mondo intero a quei tempi aveva un’estensione orientale molto, molto limitata: si fermava alla parte ovest di Berlino, per intenderci. Oltre c’era il mistero.

    Eccezion fatta per i casi di singole persone (dagli alti funzionari russi dal Sultano del Brunei) che venivano a comprare di nascosto in Europa. Il mondo dell’orologeria svizzera era dominato da Swatch Group, l’unico gruppo che ancor oggi ha gli orologi come core business; cui si era aggiunto Richemont, il primo gruppo finanziario a credere nelle potenzialità dell’orologeria. Poi, appunto, arriva la Cina.

    Un mercato apparentemente infinito. E si svegliano altri gruppi: LVMH, con uno straordinario patrimonio di conoscenze sul mondo del lusso; e infine Kering, il gruppo francese di Pinault. Il modo di produrre e di commercializzare gli orologi cambiò totalmente, come ho detto altre volte. Non torno sull’argomento, ma sta di fatto che il mercato cinese si rivelò un po’ diverso dall’allegro Paese di Bengodi – citazione colta: Giovanni Boccaccio (1313/1375) – sul quale in molti si buttarono a capofitto.

    Semplificando al massimo, si potrebbe dire (il copyright è di Bernard Fornas, anni fa Ceo di Cartier mondo) che se il valore del mercato cinese, per gli orologi, fosse stato 100, sarebbe stato saggio considerarlo un mercato da 70, mentre in troppi lo hanno considerato da 150. Il risultato? Aumento della produzione, aumento dell’invenduto (che finisce su mercati paralleli), nessuna protezione contro crisi come quella di Hong Kong, i cui già pesanti effetti negativi si sommeranno a quelli del coronavirus.

    Attenti: il virus va considerato da almeno tre punti di vista diversi. La realtà dei fatti (poco conosciuta e comunque in quasi imprevedibile evoluzione); la statistica (nessun panico, almeno per ora); e la reazione umana di paura (che poi alla fine è quella che conta). Perché se mi mettono davanti una bella insalatiera contenente diecimila caramelle di cui una all’arsenico cosa faccio? Prendo o lascio?

    E se mi prendo il coronavirus, non accuserò poi gli addetti ai lavori di non aver tutelato come si deve la salute pubblica? E allora tutti a bloccare, chiudere confini e così via. A torto o a ragione poco importa, per certi versi, perché le paure sono paure e non si può far finta di niente. Si può lavorare per esorcizzarle, ma non è facile né veloce.

    E nel frattempo? Nel frattempo manifestazioni come le fiere mondiali vengono viste (sempre a torto o a ragione) come potenziali occasioni di contagi estremi, come terreno di coltura per epidemie vecchie e nuove, vere, presunte o immaginarie. Pensate ai danni che riescono a fare idiozie come la convinzione che qualcuno o qualcosa porti sfiga…

    Quest’anno le due fiere più importanti per l’orologeria si svolgeranno fra la fine di aprile e l’inizio di maggio (Watches & Wonders, Ginevra, 25-29 aprile; Baselworld, Basilea, 30 aprile-5 maggio). Ed è ragionevole dire che se vogliamo pensar positivo per quelle date come minimo ci sarà ancora una buona dose di irrazionale paura che il coronavirus (Fabrizio per gli amici… una battuta idiota ogni tanto può sdrammatizzare la situazione) possa far del male con un colpo di coda.

    È quindi lecito pensare che potrebbe esserci un crollo o comunque una diminuzione delle presenze per una fiera come Watches & Wonders, che prova una nuova formula espositiva, e per Baselworld, che si gioca tutto, ma proprio tutto prima di essere travolta dal diluvio annunciato. Brutto segno.

    È paradossale che ad indicare la soluzione fossero stati proprio gli organizzatori di Watches & Wonders. Proprio loro avevano ipotizzato di non aspettare in Svizzera i compratori, ma di andare a casa loro. Io ho partecipato all’edizione 2015, a cavallo fra settembre e ottobre, ad Hong Kong, ed era evidente già allora che si trattava di una strategia vincente. Oggi probabilmente quei costi non sarebbero più affrontabili e Hong Kong non è certo il posto migliore, in Cina; ma anche lo scorso anno Watches & Wonders aveva avuto una edizione statunitense, a Miami, di notevole successo.

    Questa formula era stata poi ripresa, adattandola ad una dimensione monomarca, da Georges Kern, diventato Ceo di Breitling dopo aver lasciato il gruppo Richemont. Una sorta di continuo tour mondiale (ovviamente intervallato da pause defatiganti) per gestire al meglio e a casa loro il rapporto con negozianti e giornalisti.

    E infine quest’anno c’è stata la sorpresa di LVMH (il gruppo di Bernard Arnault, cui fanno capo appunto Bulgari, Hublot, TAG Heuer e Zenith). Che in gennaio si è fatto una propria manifestazione a Dubai, nel Bulgari Hotel (il quale, appartenendo al gruppo, consente anche un notevole risparmio rispetto a Baselworld) con risultati che dovrebbero indurre tutti a riflettere. Vorrei a questo proposito far osservare un dettaglio che sembra essere sfuggito a molti.

    La manifestazione di Dubai si è svolta all’insegna del lusso sì, ma come espressione di buon gusto: nessuna esagerazione, nessuna ostentazione. Non voglio spingermi fin a parlare di senso rinascimentale del lusso, ma sono certo di poter dire che si è trattato di un evento molto equilibrato, che dimostra come l’ostentazione non sia indispensabile ai fini del successo. Anche in questo senso la LVMH Watches Week ha segnato la direzione, tenendo presente come il Gruppo abbia di fatto annunciato la propria ultima presenza a Baselworld (il contratto scade quest’anno); e si è spinto  ad anticipare per le prossime edizioni della propria fiera la presenza di altri marchi LVMH (come Louis Vuitton, Dior, Fendi) che producono anche orologi.

    Penso che il futuro dovrebbe essere diviso tra fiere locali generaliste ed eventi organizzati, sempre localmente, da singoli gruppi o singole marche, valutando la propria presenza su quel territorio in relazione al proprio desiderio di conquistare quote di mercato. Penso che ci siano alcune buone idee ancora da sviluppare, come quella di Swatch Group, che doveva fare una propria manifestazione a Zurigo, sia pure solo per i propri marchi del lusso, fra il 4 e il 6 marzo prossimi.

    Alcune cose di Time to Move (è il nome dell’evento di Zurigo) sono da perfezionare, certo, ma l’idea di separare la parte commerciale (la presentazione della novità ai negozianti) da quella destinata alla comunicazione è davvero buona. Perché chi si occupa di comunicazione dovrebbe smetterla di cercare l’anteprima – serve solo a vantarsi con i colleghi/concorrenti.

    Meglio, piuttosto, imparare a rendere un servizio al pubblico parlando degli orologi quando sono davvero nei negozi. Quando, di conseguenza, il compratore può verificare sia la qualità degli orologi, sia l’attendibilità e la competenza di chi fa comunicazione. Questa considerazione è ancora più importante considerando che nei giorni scorsi Time to Move è stata annullata per via del coronavirus. Qui c’è da ripensare molto, se non tutto…

    Penso che bisognerà anche fare attenzione a non intasare negozianti e comunicatori con raffiche di eventi che li distraggano dal proprio lavoro; ma penso anche che questo sia il futuro dell’orologeria e del lusso in generale e che la tecnologia saprà aiutarci. Perché è solo in questo modo che si potranno minimizzare gli effetti dei periodici eventi “catastrofici” come il coronavirus e delle altrettanto periodiche (ma a cadenza più rapida) crisi locali. Come quella di Hong Kong, relativamente alla quale analizzeremo nelle didascalie alle foto alcuni dati forniti dalla Federazione Svizzera dell’Orologeria.

    Orologeria che ancora una volta affronta un momento di crisi in cui gli errori si sommano ad eventi del tutto o in parte imprevedibili. Orologeria che ancora una volta, come accade da qualche secolo, saprà superare i momenti difficili adattandosi al futuro. Basta svegliarsi e tornare a scegliere dirigenti che abbiano competenze non solo finanziarie, ma anche quelle specifiche del settore, necessarie per capire che le dimensioni del mercato sono sostanzialmente quelle di una bella, fantastica nicchia. Nicchia, non caverna.

  • Il SIHH diventa Watches & Wonders. E gira il mondo

    Il SIHH diventa Watches & Wonders. E gira il mondo

    Negli scorsi anni c’è stata una vera e propria battaglia delle fiere specializzate, che ha avuto per protagonisti Baselworld e il SIHH, appunto. Fra manie di grandezza e autentici imbrogli, tutti – e i vecchi dirigenti di Baselworld in particolare – hanno perso il controllo della situazione. Quando una camera d’albergo passa dai 95/120 franchi svizzeri agli oltre 900 a notte, è chiaro che una o più persone se ne approfittano; (e non sto certo parlando di grandi alberghi: tutt’altro). Faccio notare che quando a Milano il costo degli alberghi lievita – ad esempio durante la Fashion Week – di tre o quattro volte, i giornali urlano allo scandalo.

    Sta di fatto che negli ultimi anni i costi della partecipazione a Baselworld sono talmente cresciuti che una enorme quantità di marchi sono scappati. E sono scappati nell’interesse dei compratori. Dal momento che tutte le spese convergono alla fine nel prezzo di vendita degli orologi, molti marchi si sono chiesti se potessero risparmiare proprio per tenere sotto controllo il prezzo degli orologi. Man mano che si andava avanti, la maggior parte degli operatori scoprivano che questa strada era tutt’altro che un ripiego, ma poteva far parte di un sistema.

    Contemporaneamente e sempre per far fronte al contenimento di costi (uno stand non troppo grande arrivava a costare, per una marca da poche decine di migliaia d’orologi, oltre un milione di franchi svizzeri), diventavano più competitive piccole manifestazioni fieristiche locali. Poco costose, ma efficaci almeno su specifici mercati. Proprio in questi giorni si svolge in Messico il Siar (Salón Internacional Alta Relojería), una fiera che sembra stia portando buoni risultati senza per questo costare troppo – oltre a raggiungere molti paesi del Sudamerica.

    In questo senso l’annuncio del cambio di nome del SIHH non va semplicemente letto come un gioco di marketing, ma come la creazione ufficiale di un vero e proprio circuito di manifestazioni fieristiche. Già lo scorso anno c’era stata Watches & Wonders a Miami, che aveva consentito agli operatori statunitensi un risparmio di tempo e danaro. E poi c’è la storica presenza di Watches & Wonders a Hong Kong (sia pure considerando le difficoltà attuali); cui probabilmente si aggiungerà qualcosa a Dubai (alcuni marchi già stanno muovendosi in questo senso) o da qualche altra parte in Cina. E così via.

    Chiamatela come volete: “globalizzazione localizzata”, chiamatela “tutti insieme, sì, ma nei mercati locali”, però qualcosa si sta muovendo. Perché alcuni operatori sanno finalmente dire di no, nell’interesse del compratore finale, a chi non è più capace di essere uno strumento utile per il mercato, anziché uno strumento per arricchire gli organizzatori. E già quest’anno, per quanto mi riguarda, farò un bel risparmio (di tempo, danaro e fatica) evitando di trasferirmi a Baselworld subito dopo il SIHH. O meglio: subito dopo Watches & Wonders Geneva. L’anno prossimo si vedrà.

  • Watch Photo Awards, un concorso per due passioni

    Watch Photo Awards, un concorso per due passioni

    Avete un orologio verde? Basta un dettaglio: il quadrante, la cassa, il cinturino… Se vi manca, potete poggiare il vostro segnatempo su uno sfondo verde. Considerata la stagione, non sarà difficile. Basta un po’ di immaginazione, e magari una passeggiata all’aria aperta. È il verde, come il colore prevalente in primavera, il tema per il mese di aprile del Watch Photo Awards, il primo concorso fotografico internazionale di orologeria aperto al pubblico.

    Possono partecipare tutti gli appassionati di orologi e di fotografia, professionisti o dilettanti, che abbiano voglia di fotografare un proprio esemplare. Già, perché la prima condizione è che il pezzo ritratto sia di proprietà del fotografo. La seconda è che gli uomini scelgano un modello meccanico (automatico o manuale), mentre le donne possono optare anche per un femminile al quarzo. La terza che ciascun partecipante invii una sola fotografia. Organizzato da GMT Publishing, un editore indipendente di Ginevra, il WPA è un’occasione per mostrare i propri orologi preferiti. E per mettersi alla prova dietro un obiettivo.

    La prima edizione dei Watch Photo Awards, lo scorso anno, ha coinvolto più di mille amanti di foto & orologi genere provenienti da oltre 50 Paesi del mondo. Così come nel 2018, anche quest’anno il concorso dura sei mesi, da febbraio a luglio, con una competizione al mese, ciascuna su un tema diverso. Alla fine di ogni mese la giuria, composta da cinque esperti più il vincitore del Wpa 2018, seleziona le dieci migliori immagini secondo criteri di creatività, abilità tecnica e pertinenza al tema. Le trovate ogni mese sul sito del Wpa e su quello dei suoi partner.

    È poi il pubblico a scegliere, attraverso i social media, la foto vincitrice di ciascun contest, alla quale viene assegnato un premio messo in palio da uno degli sponsor del concorso. Ad esempio, il vincitore del mese di aprile riceverà in omaggio un soggiorno di due notti per due persone in una camera superior all’Hotel Richemond di Ginevra. Il buono è valido per un anno, in base alla disponibilità (non può essere rimborsato, scambiato o trasferito a terzi), e include colazione e tasse (ma non il viaggio).

    Come si partecipa? Questo mese, siete invitati a caricare sul sito del Watch Photo Awards una foto del vostro orologio, a tema “verde” appunto, entro le ore 11.59 del 30 aprile (ora svizzera). Sempre online, trovate gli argomenti scelti mese per mese fino a luglio, oltre tutte le informazioni utili del caso. Potrete partecipare a ciascun contest caricando la vostra foto entro l’ultimo giorno del mese. Quindi le 60 immagini selezionate da febbraio a luglio saranno esposte in una mostra commemorativa che si svolgerà nel Museo di Ginevra Arte e Storia a fine ottobre 2019, durante il Grand Prix d’Horlogerie di Ginevra. Poi andranno in tour.

    Le foto vincitrici della prima edizione, dopo la mostra al Museo d’arte e storia di Ginevra, sono state infatti trasferite al Design District di Miami durante Watches & Wonders (e il Miami Yacht Show), e poi a Baselworld. Vetrine reali e virtuali come fiere e social media permettono dunque di condividere talento per la fotografia e passione per l’orologeria. Alla fine del semestre, sarà il pubblico a votare la foto migliore dell’anno. Il vincitore riceverà il trofeo Watch Photo Awards e sarà invitato nella giuria del 2020. Provateci.