Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: Georges Kern

  • Top Time B01 Deus (e Triumph): la passione di Breitling per le moto

    Top Time B01 Deus (e Triumph): la passione di Breitling per le moto

    Breitling li ha appena presentati a Wheels & Wave. E non poteva scegliere un contesto migliore. Perché il festival che in questi giorni trasforma Biarritz in una capitale open air – fra gare di surf, corse in moto, sessioni di skate, concerti rock, food track internazionale -, celebra lo stesso stile di vita libero e anticonvenzionale cui è dedicata da sempre la collezione Top Time. In particolare i due nuovi cronografi Top Time B01 Deus e Top Time B01 Triumph, lanciati nella città basca, dimostrano proprio l’amore di Breitling per le due ruote. Non a caso il Marchio è sponsor della manifestazione. E lo sarà anche il prossimo autunno: quando, per la seconda volta, Wheels & Wave farà tappa anche in Italia. A Lido di Camaiore, dal 6 all’8 ottobre: surfisti e motociclisti sono avvisati.

    La storia dei Top Time

    Ma non divaghiamo. La collezione Top Time nasce negli anni Sessanta su un’idea di Willy Breitling, che voleva creare dei “cronografi ultramoderni”, innovativi nel design e nella meccanica, per un pubblico di “professionisti giovani e attivi”. Nella rilettura contemporanea voluta dal Ceo Georges Kern, l’estetica neo-vintage – o modern-rétro, come lui stesso la definisce –, di grande tendenza, nasconde movimenti di nuova concezione. Come nel caso dei due nuovi cronografi Top Time B01 Deus e Top Time B01 Triumph, che (come il nome lascia intendere) montano per la prima volta il calibro di manifattura B01. Per intenderci, Breitling qui ha realizzato la stessa operazione effettuata di recente sui Top Time Classic Cars.

    Un minimo di cronistoria. Entrambi i nuovi cronografi si basano su partnership già attive. Una con Deus ex Machina, Brand australiano che dal 2006 realizza moto custom e abbigliamento sportivo: non un semplice marchio ma una filosofia di vita “per spiriti liberi”, con una propria cultura e una propria estetica. L’altra con Triumph Motorcycle, la Factory inglese fondata nel 1902 e diventata nel tempo il simbolo del motociclismo made in Britain. Universalmente nota anche come protagonista di tanti Tourist Trophy nonché di film con Marlon Brando e Steve McQueen, che l’hanno resa un mito per intere generazioni.

    I precedenti Top Time Deus e Triumph

    I nuovi Top Time B01 Deus e Triumph sono anche il seguito ideale di altri omonimi esemplari, in tiratura limitata, usciti negli ultimi anni. La prima versione del Top Time Deus, infatti, è arrivata sul mercato nel 2021. Era un bel cronografo Panda bicompax, con quadrante argenté dai contatori stondati neri, i dettagli rossi e arancioni, la lancetta dei secondi centrali a saetta, il motto “In benzin veritas” a personalizzare il réhaut con scala tachimetrica, il cinturino racing in pelle marrone. All’interno era equipaggiato dal calibro Breitling 23 (base Eta 7753) con certificazione di cronometro del Cosc.

    Una seconda versione del Top Time Deus ha poi visto la luce nel dicembre 2022 ed è tuttora in vendita. Simile al predecessore nell’impostazione grafica e tecnica, se ne discosta dal punto di vista cromatico, con l’azzurro cielo a sostituire il nero. Un look molto apprezzato dai collezionisti e dagli addetti ai lavori: tant’è che i 2000 esemplari della serie limitata sono andati in gran parte esauriti (ne sono rimasti pochi: gli interessati si affrettino…). E la stessa cosa era successa con i precedenti 1.500 esemplari della prima versione millesimata, letteralmente “bruciati” in pochi giorni. Inequivocabile segno di un prodotto e di una collaborazione ben riusciti.

    Invece, riguardo al Top Time Triumph, il lancio ufficiale è avvenuto a febbraio dello scorso anno. Anche quello era un cronografo a due contatori, con quadrante spazzolato soleil blu ghiaccio e totalizzatori neri a contrasto. Sempre animato dal calibro Breitling 23 e sempre con certificato di cronometria rilasciato dal Cosc. Rispondeva a un’operazione di co-branding che vedeva in parallelo la produzione di una Triumph Speed Twin dedicata alla Casa di Grenchen, numerata in 270 esemplari associati ad altrettanti orologi. Esisteva però anche una serie con quadrante Zorro (come lo chiamano i fan della Marca), a mascherina, per i non-acquirenti della cafè racer. Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, può trovare la recensione completa a questo link.

    I Top Time B01 Deus e Triumph di oggi

    Ed eccoci finalmente ai nuovi modelli, che vanno a completare la gamma dedicata ai motorsport, alle quattro e alle due ruote. Il Top Time B01 Deus ritorna alla sobrietà del bianco e nero, ma nella variante Reverse Panda – e non più bicompax: ora a tre contatori. Anche il réhaut è diventato bianco, pur con i dettagli rossi/arancioni e il motto del preparatore australiano a decorare la scala tachimetrica. La cassa in acciaio mantiene l’aspetto vintage dei precedenti, con la sottile lunetta lucida e i pulsanti a pompa. E si allaccia al polso con un cinturino racing in pelle traforata o, in alternativa, con un bracciale in acciaio a maglia milanese che ne accentua il gusto anni Sessanta. La presenza di uno o dell’altro ovviamente influisce sul prezzo: ci vogliono 7.550 euro per la referenza con cinturino, 7.950 per quella con bracciale.

    Caratteristiche, queste ultime, che si ritrovano anche nel Top Time B01 Triumph. Che per il resto è molto simile al precedente dello scorso anno. Stessa tonalità blu ghiaccio del quadrante – ispirato alla rara referenza 815 di un Breitling Top Time degli anni Settanta, ma anche alla Triumph Thunderbird 6T del 1951, la moto resa famosa dall’indimenticabile Marlon Brando ne Il Selvaggio (uscito nelle sale proprio 70 anni fa, nel 1953). Stessa configurazione “Zorro” del quadrante, dalla finitura satinata “a papillon” che si rileva visivamente solo in determinate angolazioni. E una leggera differenza soltanto nella scala tachimetrica sul réhaut. I prezzi sono identici a quelli del Top Time B01 Deus.

    Il calibro B01

    Del resto, come accennavo prima, la principale novità dei nuovi Top Time Deus e Triumph sta nella meccanica. Entrambi sono appunto equipaggiati dal calibro B01 di manifattura. Sul Giornale degli Orologi lo abbiamo descritto in lungo e in largo diverse volte, quindi evito di ripetere quanto già illustrato altrove. Mi limito però a sintetizzarne le particolarità principali.

    Concepito ex novo nel 2009, è fornito di 70 ore di autonomia, il che permette sostanzialmente di non indossarlo per quasi tre giorni e poi ritrovarlo ancora funzionante. Per lo smistamento delle funzioni cronografiche si serve di una ruota a colonne a innesto verticale, il sistema più raffinato e che comporta maggiori costi di produzione (dev’essere interamente rifinita a mano) e nelle operazioni di manutenzione. D’altra parte consente anche un avvio più morbido e preciso delle misurazioni. Privo per intenderci di quegli innaturali “salti” della lancetta dei secondi crono al momento dello start.

    Oltretutto Breitling non solo sottopone il calibro B01 a una serie infinita di esami e di controlli qualità per ottenere la certificazione Cosc. Ma, come fa di recente per tutti i movimenti in-house, li espone a prove di invecchiamento accelerato che equivalgono a 16 anni di utilizzo. E comprendono – cito letteralmente la cartella stampa –: “Test di resistenza agli urti (circa 60mila urti a 500g), test sulla corona (oltre 100mila giri della corona), carica della massa oscillante (3.456.000 giri) e test dei pulsanti del cronografo (circa 5.840 attivazioni della funzione avvio/arresto/stop)”. Breitling è così sicura del calibro B01 da offrire una garanzia di 5 anni (contro i consueti 2 dei calibri di forniture esterne). Il che la dice lunga sulla qualità e sulle prestazioni…

  • Premier B01 Chronograph 42, il cronografo elegante 100% Breitling – 2

    Premier B01 Chronograph 42, il cronografo elegante 100% Breitling – 2

    Più che legittimo, quasi doveroso. Rivisitare il proprio passato, quando si ha la fortuna di avere un passato alle spalle, non è sintomatico di una carenza di creatività. Né è una semplice questione di moda. Significa invece creare un collegamento con le proprie radici, ribadire la propria identità e il proprio carattere, attualizzare la propria storia per proiettarla in una prospettiva futura. Un po’ come un fiume, in perenne mutamento eppure sempre uguale a sé stesso. È quanto ha fatto anche la Maison di Grenchen con la nuova collezione Premier B01 Chronograph 42, lanciata per celebrare gli 80 anni dell’omonima famiglia di orologi creata da Willy Breitling. Ispirata a un esemplare del 1945, reinterpretato nel design e riaggiornato nella meccanica, esprime l’essenza di Breitling – ciò che è oggi Breitling – con stile inconfondibile.

    Il Premier Revival

    Come si accennava proprio ieri, nella recensione del libro Premier story, far rinascere la collezione Premier dopo anni di assenza dal catalogo è stata una delle prime azioni compiute da Georges Kern, una volta preso il timone della Marca. Era il 2018. E il nuovo Ceo – per realizzare l’operazione nel modo migliore – non solo si era rivolto a Fred Mandelbaum, il maggiore collezionista ed esperto di orologi Breitling, ma aveva coinvolto anche i principali giornalisti del settore e i negozianti più accreditati, così da essere certo di aver intrapreso la strada giusta. Ci riuscì. Il “Premier revival” – come lo definisce Mandelbaum – trasferì l’appeal dei primi Premier in un formato contemporaneo.

    In questo modo diede vita a quell’estetica modern rétro da allora rimasta uno dei segni particolari della Marca. Che poi chiamatela come volete: Modern rétro o neo-vintage, la sostanza non cambia. La si ritrova anche nella collezione Premier Heritage del 2021, lanciata con la cosiddetta Founder Squad (formata virtualmente dai tre padri fondatori della Marca). E in particolare nel Premier B09 Chronograph 40, l’immediato precedente del nuovo Premier B01 Chronograph 42. Che concretizzava il sogno di Willy Breitling di trasformare il cronografo da strumento funzionale a orologio elegante. Per usare le sue stesse parole: “Il segno inequivocabile di un gusto impeccabile”.

    Premier B01 Chronograph 42, tra “vecchio e nuovo”

    In questo stesso solco si inscrive il nuovo Premier B01 Chronograph 42, che recupera i dettagli storici più riconoscibili di Breitling e li integra a elementi dal gusto attuale. Ecco allora da un lato la lunetta fissa, liscia e sottile, i pulsanti rettangolari e piatti, la grande corona zigrinata, il quadrante a due contatori con la scala tachimetrica sull’anello esterno, il vetro bombato…  Dall’altro il diametro di 42 mm, le scelte cromatiche di tendenza, le scanalature orizzontali sulla carrure, l’alternanza di finiture lucido-opache. E soprattutto la presenza del calibro B01, di manifattura, che merita ben più di due parole.

    Per entrare nel dettaglio, il nuovo Premier B01 Chronograph 42 prende spunto dalla referenza 777, un modello con la cassa in oro rosa prodotto dal Dopoguerra per almeno un intero decennio, declinato in molteplici varianti differenti per dimensioni e allestimento. Anche la collezione di oggi è articolata in molteplici versioni: le 5 referenze in acciaio si distinguono per il colore del quadrante: nero, blu, verde, crema o salmone. Ciascuna è disponibile con cinturino in pelle di alligatore o con bracciale in acciaio a 7 file, dall’aspetto vintage. Esiste anche con la cassa in oro rosso e il quadrante crema, sempre con l’opzione cinturino o bracciale.

    Il calibro B01

    Tratto distintivo comune ai sei modelli di Premier B01 Chronograph 42 è la meccanica: il calibro di manifattura B01, appunto. Presentato nel 2009 e diventato poi, in tempi più recenti, anche oggetto di una collaborazione con Tudor, è un movimento a carica automatica di moderna concezione. Cioè con una serie di caratteristiche imprescindibili riguardo a robustezza, affidabilità e precisione. Da citare almeno l’autonomia di 70 ore (weekend-proof, la definiscono in lingua anglosassone), la ruota a colonne (a innesto verticale) per lo smistamento delle funzioni cronografiche, la certificazione ufficiale di cronometro rilasciata dal Cosc (che garantisce uno scarto di marcia compreso fra i -4 e i +6 secondi al giorno) e una garanzia di 5 anni.

    L’ultima versione del calibro B01 montata all’interno dei nuovi cronografi Premier è stata ridisegnata lo scorso anno e si differenzia dai precedenti per la massa oscillante traforata e per le nuove decorazioni che portano a un livello di finitura superiore. Nonostante sia un calibro più che rodato, Breitling lo sottopone internamente a una rigorosa sequenza di prove di laboratorio che ne controllano e ne confermano le performance. Per esempio i test sugli urti (circa 60mila urti a 500 G), sulla ricarica della massa oscillante (3.456.000 cambi di direzione), sui pulsanti del cronografo (circa 5.840 attivazioni delle funzioni di avvio, di stop e di reset), e sulla corona (100mila giri), che equivalgono a 16 anni di invecchiamento.

    Conclusioni

    Per ulteriori dettagli, vi rimando come al solito alle didascalie delle foto qui sopra. A questo punto, però, manca solo un’importante informazione: il prezzo. Per acquistare i nuovi Premier B01 Chronograph 42 con cassa in acciaio e cinturino, servono 8.600 euro, che diventano 8.950 nel caso si voglia il bracciale. E salgono a 19.600 per la versione in oro rosso con cinturino e raggiungono i 38.500 con il bracciale. L’invito di andarli a provare di persona gli orologi da un concessionario resta sempre valido ma, per avere una panoramica immediata, il sito ufficiale offre un bel colpo d’occhio – potenziato anche dagli esemplari della collezione Premier Heritage tuttora in catalogo. Non rimane che l’imbarazzo della scelta.

  • “Premier Story”: gli 80 anni della collezione di Breitling in un libro – 1

    “Premier Story”: gli 80 anni della collezione di Breitling in un libro – 1

    Non ci sono dubbi. Per molti appassionati gli anni ’40 rappresentano l’età d’oro dell’orologeria. In quel decennio, il pionieristico cronografo progettato nel 1884 da Léon Breitling come strumento da navigazione non solo raggiunse la perfezione tecnica ed estetica. Soprattutto diventò un oggetto di lusso e di glamour, grazie all’intuizione di Willy Breitling, figlio di Gaston e quindi nipote del fondatore della Casa. Proprio a lui si deve la nascita della collezione Premier, che quest’anno spegne 80 candeline. Un anniversario festeggiato anche con un libro fresco di stampa, intitolato proprio Premier Story. Breitling Premier, Duograph and Datora (edito da Watchprint).

    L’approccio immersivo di Premier Story

    Curato da Fred Mandelbaum, grande collezionista e storico ufficiale di Breitling, Premier Story ripercorre le vicende che hanno portato Willy Breitling a trasformare il cronografo in uno degli accessori di lusso più celebrati nel mondo, insieme ad altri famosi esemplari del Brand quali il Navitimer, il Superocean, il Top Time. Un viaggio lungo 80 anni, che coincide con il recente lancio del nuovo Premier B01 Chronograph 42 di cui parleremo presto.

    «Per questo libro ho avuto accesso esclusivo agli archivi aziendali di Breitling attraverso Gregory Breitling, figlio di Willy Breitling. E ho avuto il privilegio di accedere alla collezione di famiglia di orologi, documenti, fotografie e a una ricchezza di ricordi personali», ha dichiarato lo stesso Mandelbaum. L’opera include anche una prefazione di Gregory Breitling, oltre a quelle di Georges Kern, dal 2017 Ceo del Marchio, e dell’autore. Ma Premier Story non racconta solo il successo della visione di Willy Breitling con le collezioni Premier, Dougraph e Datora. Le pagine contengono anche codici QR “Look Inside” che permettono di osservare da vicino certi orologi e i loro calibri, così da fornire la descrizione dettagliata di come funzionano gli esemplari selezionati. Il volume si pone quindi dichiaramente come una vera e propria guida, rivolta ai collezionisti per “datare, autenticare e comprendere cosa c’è dentro” i propri Premier.

    Le origini del cronografo

    Il primo capitolo, “Roots: Breitling definisce la funzione e la forma del cronografo da polso, 1915-1943”, è dedicato alla genesi e alle origini dello strumento per la misurazione dei tempi brevi. E racconta le innovazioni introdotte dalle tre generazioni della famiglia Breitling, nella prima metà del secolo scorso. Léon Breitling infatti inventò il cronografo nella forma di orologio da tasca: brevettò il dispositivo con una precisione a 2/5 di secondo (e un’autonomia di 8 giorni), prodotto poi a livello industriale. Suo figlio Gaston introdusse la prima versione da polso fornita di pulsante indipendente a ore 2. Suo nipote, Willy, brevettò invece il secondo pulsante indipendente a ore 4, per il reset. E diede vita così al cronografo come lo concepiamo oggi. Fu sempre Willy Breitling ad adottare calibri Venus prima e Valjoux poi, sinonimo di modernità, che resero i suoi orologi tecnicamente all’avanguardia.

    Fin dalle prime pagine, poi, ci si rende conto dell’eccezionale apparato iconografico di Premier Story. Le centinaia di fotografie, realizzate in esclusiva, ritraggono anche esemplari rari provenienti da altre collezioni private, alcuni mai visti prima. In più il libro raccoglie anche una serie di testimonianze storiche che aiutano a calarci nello spirito del tempo. Ecco allora le inserzioni pubblicitarie dell’epoca, l’annuncio dell’inaugurazione della manifattura, il lancio dei primi modelli dedicati al cronometraggio sportivo, dalle corse dei cavalli alle gare ciclistiche fino alle moto competizioni. Interessante il passaggio che portò Willy Breitling a progettare i primi modelli da polso: nella sua visione, i giovani avevano bisogno dei cronografi per praticare ogni tipo di sport, dal nuoto al running, alle corse su ruote. E avevano diritto ad averli: si prodigò quindi per rendere accessibili a tutti questi utili strumenti.

    Un’evoluzione che continua

    Il secondo capitolo, “L’età d’oro dell’orologeria: Premier, Duograph e Datora, 1943-1949”, tratta quindi le novità introdotte da Willy Breitling. Che realizzò, non più per i militari ma per il pubblico civile, cronografi eleganti e dal design curato, con la cassa di diverse dimensioni anche in oro. Passò poi alle complicazioni, con la funzione sdoppiante evocata nel nome Duograph, e il calendario completo inserito nel Datora. Mise a punto anche un requisito imprescindibile come l’impermeabilità. Impossibile qui ripercorrere l’evoluzione dei tanti modelli che si sono susseguiti in pochi anni, ma merita almeno un cenno l’edizione del Giro d’Italia del 1950 e la sponsorizzazione dei campioni del ciclismo dell’epoca: Gino Bartali e Fausto Coppi.

    La trattazione continua poi con gli esemplari di epoca moderna. Nel terzo capitolo, “Intermezzo: The Navitimer Premier, 1998-1999”, Mendelbaum si concede una breve digressione sulla creatura di Theodor Schneider, figlio del nuovo proprietario della Marca, Ernest Schneider, che l’aveva acquistata nel 1979 dopo la scomparsa di Willy Breitling. E si arriva quindi ai nostri giorni, “all’era Kern”, con le pagine dedicate al “Breitling Revival”, ovvero alle nuove collezioni Premier, Duograph e Datora realizzate dal 2018 a oggi. Infine il volume si conclude con una sezione più tecnica: una rassegna dei calibri che si sono susseguiti nelle diverse collezioni dal ’43 a oggi, e una vera e propria guida per l’identificazione delle numerose referenze.

    Opera completa e definitiva sulla collezione di cronografi Breitling, Premier Story non solo illustra con immagini suggestive i pezzi vintage. Soprattutto è in grado di creare un senso di continuità fra il passato e il presente. E allude a un futuro ancora tutto da scrivere.

  • Il flagship store Breitling, a Milano. Il mondo in un loft

    Il flagship store Breitling, a Milano. Il mondo in un loft

    Da quando è stato aperto, sul finire d’agosto, il flagship store Breitling a Milano – primo e unico del Marchio in Italia – è piuttosto trafficato. E non solo di pubblico e clienti, ma anche di episodi che riguardano la vita di marca. Come è giusto che sia per un punto di riferimento, in chiave contemporanea, di un mondo come quello di Breitling che vuole andare oltre i confini del prodotto in se stesso.

    Un nuovo concept

    Non una solita “boutique”, dunque, ma un luogo d’incontro e d’intrattenimento. Che per esempio ha recentemente ospitato la campionessa di sci Federica Brignone, ambasciatrice della Marca, parte di una “squadra” di sportivi di cui fanno parte Vincenzo Nibali e Antonio Cairoli, a loro volta vincenti nel ciclismo e motocross. Poi c’è la collaborazione con Deus ex Machina, realtà australiana del life-style che ha attivato un “rally” per moto d’epoca in giro per il mondo. La tappa italiana ha avuto prologo tra settembre e ottobre in Sardegna, e avrà epilogo a novembre proprio nel flagship store Breitling di corso Matteotti. Dove guarda caso è parcheggiata all’ingresso una portentosa moto Triumph degli anni ’60.

    Per rendere possibili episodi del genere, bisogna trasgredire innanzitutto con le tradizionali dimensioni dei negozi d’orologeria, correndo anche tutti i rischi rappresentati da operazioni simili. Varcata la soglia, infatti, si entra in uno spazio rischiarato a giorno dalla luce provenente dalle cinque vetrine, affacciate a livello stradale. Poi una scala scende in un spazio altrettanto luminoso per via di vetrate “trompe l’œil” che danno su aeroporti e località di mare. Oltre 250 metri in tutto, con tanto di bar-espositore d’oggetti a pianterreno e un bar vero e proprio al livello inferiore, con un bancone da mescita di circa 7 metri: durante gli eventi in servizio continuo, mentre nelle giornate di sola affluenza di pubblico è il personale del negozio a occuparsi di caffè, bibite e quant’altro.

    Il flagship store Breitling raccontato da Giorgio Toffanin

    Ma in tutto questo, non si rischia di dimenticare l’attività commerciale? Ne parliamo con Giorgio Toffanin, da luglio General Manager Breitling Italia, proveniente da Swatch Group dopo esperienze anche in Montblanc e Gucci. «Qui si vendono orologi, ma nel contempo raccontiamo per immagini e sensazioni la Marca, di cui così riusciamo a spiegare i contenuti. Con chi lo desidera anche a parole, in prima battuta però con l’impatto visivo, gli incontri, la convivialità. Per noi in Italia una prima assoluta, che fa ambiente attorno alla vendita – su modello di quanto ormai funziona alla grande negli Stati Uniti e in Asia, esempio della direzione verso la quale stanno cambiando le cose nel rapporto tra marchi e clienti. In questo breve periodo dall’apertura, ho avuto anche prova di come si riesca a raccontare di noi anche a chi non ne sa niente ed è stato attratto dall’ambiente, come catturato dalla strada».

    Ecco allora, al di là dell’ampiezza, la ragione del particolare allestimento. «L’ispirazione si riferisce al loft e all’industrial design: un format mondiale che è il fil rouge voluto dal Ceo Georges Kern per tutti i punti vendita Breitling nel mondo», racconta ancora Toffanin. «Ecco spiegata anche l’esigenza dell’ampiezza: lo spazio deve contenere scaffalature metalliche, divani in pelle, tappeti, veneziane, pannelli e insegne luminose, oltre ad accessori e capi d’abbigliamento che a loro volta fanno da contorno agli orologi. Un grande investimento di cui avremo contezza a un anno dall’apertura, ma che al momento vede un afflusso di pubblico considerevole. Con interessanti risposte dagli italiani e con gli stranieri che stanno tornando – anche se non tutti, per la difficile contingenza internazionale».

    La sostenibilità del Chronomat

    E a proposito di Georges Kern, è ormai chiaro il nuovo corso da lui impresso alla Marca. «In effetti, dopo aver aggiunto allo storico legame con l’aviazione quelli con il mare e la terra, con le competizioni che vi si svolgono sopra, ha potuto avere un interessamento in prima persona e diretto con la Marca anche per via del suo status d’indipendenza. Una libertà che fa arrivare velocemente al punto, senza la macchinosità e l’elaborazione delle decisioni che sono invece congenite nelle strutture formate da gruppi».

    Il 21 ottobre è caduto l’embargo sull’ultima e inattesa novità, presentata ovviamente e con orgoglio presso il Flagship store. «Già, si chiama Origins la nuova e inedita declinazione Chronomat. E che, proprio come già accennato dal nome, di ogni orologio va a far conoscere fin dall’inizio l’origine del percorso produttivo. Tracciato all’insegna della sostenibilità, che si tratti dell’oro dei modelli maschili o dei diamanti per quelli femminili».

    Varianti dunque di un grande classico Breitling per quanto riguarda le dimensioni e i contenuti tecnici. Ma alla presentazione in anteprima per la stampa, che si era tenuta a Ginevra a fine agosto in coincidenza con i Geneva Watch Days, Mister Kern aveva insistito molto anche su argomenti davvero innovativi per l’orologeria. E che non riguardano strettamente il prodotto, piuttosto la sua fruizione. «Certo: filiera corta, tracciabilità, miniere fuori dalle zone di conflitto, niente sfruttamento e riduzione di emissioni nocive sono ormai principi fortunatamente seguiti da molti marchi del lusso oper i loro materiali. Ma noi abbiamo aggiunto dell’altro. Nel momento in cui attivo la garanzia, tramite una specifica app, attivo anche la mia presenza nell’altrove della realtà virtuale Nft (Non Fungible Token) e Blockchain (servizi di criptovaluta). Dove ho la reale proprietà dell’orologio in quel contesto virtuale».

    Un tendenza verso il cambiamento che Breitling promuove anche attirando l’attenzione di una nuova e giovane generazione di clienti. Come peraltro avviene già con il nuovo Flagship store Breitling di Milano.

  • Superocean, dallo Slow Motion a oggi. Così Breitling reinterpreta il passato

    Superocean, dallo Slow Motion a oggi. Così Breitling reinterpreta il passato

    “If everybody had an ocean/across the USA/then everybody’d be surfin’/Like Californi-a…”. Attacca così una canzone che ha quasi 60 anni, ma è partita nella mia mente appena ho visto il nuovo Superocean di Breitling.
    Era il 1963 e i Beach Boys cantavano il manifesto di un’epoca, di un modo di vivere leggero e giocoso. Di una generazione che aveva riguadagnato l’innocenza dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, e che ancora non l’aveva persa nuovamente con quelli del Vietnam. Un mondo in cui il Superocean di Breitling c’era, e teneva il tempo sia sott’acqua sia in spiaggia.

    Alle origini del Breitling Superocean

    La creatura anfibia di Willy Breitling era infatti venuta alla luce sei anni prima, dopo una gravidanza da cui erano nati due gemelli eterozigoti: un subacqueo solo tempo, l’elegante Superocean Ref. 1004; e un cronografo, la sportiva Ref. 807. Gli anni ’50 furono infatti un periodo di fermento per l’orologeria, alla scoperta degli abissi. Oltre a Breitling, anche Rolex, Tudor, Blancpain e altri diedero vita in quel decennio a pezzi che, ancora oggi, popolano con successo le loro collezioni.

    Tornando ai gemelli Breitling del 1957, il primo di loro, il Superocean Ref. 1004, è il nonno della recente collezione Superocean Heritage ’57; mentre il nonno dell’orologio appena presentato arrivò sette anni dopo, nel 1964, sempre grazie a un’intuizione di Herr Breitling.

    Il signor Willy era infatti entusiasta del successone che la Ref. 807 aveva ottenuto tra i subacquei professionisti. Proprio perché andava al polso di gente che affidava in tutto e per tutto la propria sopravvivenza sott’acqua alla leggibilità dell’orologio, voleva però che quella leggibilità fosse facile e pratica. Cosa non sempre possibile con un contatore dei minuti piccolo, benché a contrasto.

    La soluzione? Un ribaltone dal punto di vista del design, quasi una contraddizione in termini: dal cronografo sparì il contatore cronografico dei minuti. Ohibò, possibile? Sì, perché l’indicazione del tempo di immersione fu affidata alla lancetta principale del cronografo, quella centrale, alla quale Willy Breitling tirò, per così dire, il freno a mano.

    La lancetta… alla moviola

    Sulla base del calibro Venus 188 ampiamente utilizzato da Breitling (ma poi ci fu anche il Valjoux 7731), il marchio sviluppò un nuovo movimento e lo chiamò Slow Motion. La lancetta centrale del cronografo compiva infatti un giro completo in un’ora anziché in un minuto, consentendo di leggere il tempo di immersione attraverso essa e i numeri sulla minuteria del quadrante.

    L’orologio, la Ref. 2005 Superocean Slow Motion, era quindi utilissimo allo scopo, ma aveva un limite: come faceva il subacqueo a capire che il cronografo era attivato, dal momento che la lancetta aveva un moto molto lento? Un limite che poteva fare la differenza tra la vita e la morte.

    La soluzione tecnica inventata da Breitling per superare il problema fu l’inserimento di un indicatore circolare di marcia, a ore 6 sul quadrante. Qualcosa che ricordava, per forma e posizione, il disco presente sul quadrante del Fifty Fathoms Mil-Spec di Blancpain. Là, il cambio di colore del disco indicava la presenza di acqua nella cassa, qui indicava l’on/off del cronografo. Quando quest’ultimo era attivato, l’indicatore appariva giallo; se era nero con un puntino giallo nel centro, il cronografo era in stand-by; se era del tutto nero, il cronografo era azzerato e fermo.

    Il fatto che Breitling, con il nuovo Superocean, abbia scelto di richiamarsi a questo particolare pezzo della propria storia va nella direzione che il Ceo Georges Kern ha voluto dare all’azienda da quando si è insediato. Una direzione che è fatta di attenzione al ricco patrimonio di referenze di Breitling, che diventa fonte di ispirazione per le nuove collezioni, senza scimmiottare il passato. Al contrario, rendendolo moderno e appetibile a nuove generazioni di consumatori.

    Il nuovo Superocean: dettagli e calibro

    Ma che cos’ha il nuovo orologio che ricorda i pezzi del marchio degli anni ’60? Principalmente il design. Che oggi ha delle caratteristiche e dei canoni che a noi sembrano fin troppo scontati per un subacqueo, ma che ha le proprie radici ben piantate in quegli anni di ricerca forsennata. A partire dalla parola d’ordine alla base di quegli orologi, che si ritrova nel nuovo Superocean: leggibilità.

    I quadranti delle varie referenze hanno bene in vista tutto ciò che serve e non hanno ciò che non è utile, a partire dal datario. Non c’è, naturalmente, neppure il disco che indicava lo stato del cronografo, dal momento che questo Breitling è un solo tempo. Il réhaut inclinato con la minuteria a contrasto, gli indici applicati belli massicci e inondati di Super-LumiNova, così come le lancette, sono una lezione di chiarezza.

    A proposito di lancette, se quella centrale dei secondi ha la punta cosiddetta “lollipop”, o a lecca-lecca, quella dei minuti ha la punta quadrata come in alcune delle referenze degli anni ’60-‘70. È un po’ ingombrante, ma assolve alla propria funzione in un orologio subacqueo che, come ricorda Breitling, è “perfetto anche per il nuoto, il surf e come accessorio da sfoggiare in spiaggia”.

    Per quanto riguarda il movimento, Breitling è andata sul sicuro, affidando il nuovo Superocean alle prestazioni del calibro B17, una meccanica largamente presente nelle collezioni Avenger, Superocean e Navitimer. È un movimento automatico su base ETA 2824-2, da 28.800 alternanze/ora e 38 ore di autonomia. Una scelta in qualche modo conservativa, che sottolinea come in questo orologio ciò che conta di più è quello che si vede.

    Ce n’è per tutti i gusti

    E ciò che si vede è tanto, specialmente in termini di referenze. Come per il nuovo Navitimer, presentato lo scorso marzo, anche per il Superocean la banda Kern non si è risparmiata, sfornandone la bellezza di 28, distribuite tra quattro misure di cassa: 46, 44, 42 e 36 mm. Casse che sono per la maggior parte in acciaio tranne che per due referenze in bronzo: una da 44 mm, con quadrante e cinturino di caucciù marroni, e una da 42 mm in verde.

    Il colore la fa da padrone nell’intera collezione. I quadranti vanno dal nero al blu, dal bianco al verde, dal marrone a un azzurro turchese che in fotografia (purtroppo non li ho ancora visti dal vivo, mannaggia…) tende quasi a una tonalità Tiffany. C’è anche l’arancione, sia con cassa da 36 sia in una edizione limitata da 42 mm firmata insieme al campione di surf Kelly Slater, da anni membro della Breitling Surfer Squad e volto del marchio svizzero.

    In alternativa al cinturino in caucciù, gli orologi sono disponibili con un bracciale in acciaio a tre file dal design rinnovato. Le due referenze in bronzo montano solo il cinturino, così come la referenza più preziosa, che ha la cassa da 42 mm, la lunetta e la corona in acciaio e oro rosso.

    Come è lecito aspettarsi, data l’estensione dell’assortimento, la forbice di prezzo è piuttosto ampia: va dai 4.350 euro della referenza da 36 mm con cinturino, fino ai 6.400 euro di quella in acciaio e oro. L’edizione limitata è invece in vendita a 4.650 euro.

    Quella vocina che…

    Che dire… Breitling ha ridisegnato dalle basi una collezione già di per sé vincente, che però da alcuni anni non veniva toccata. È noto che, a un certo punto del proprio ciclo di vita, ogni prodotto esige una rinfrescata per far sì che il consumatore continui a percepirne la modernità e la presenza sul mercato. Visto il risultato del nuovo Superocean, però, penso che ci sia qualcosa in più.

    Penso che l’orologio sia un messaggio di Breitling a un certo tipo di clientela: giovane ma attenta alla qualità, attratta dall’estetica ma non digiuna di meccanica. Un messaggio lanciato con una vocina che dice: «Ehi, io so fare queste cose, penso di saperle fare bene e penso che siano ciò che stai cercando. Ti va di seguirmi?». Vedremo se questa vocina saprà farsi ascoltare.

  • Georges Kern, la saggezza flessibile alla guida di Breitling

    Georges Kern, la saggezza flessibile alla guida di Breitling

    Questa piccola, ma importante intervista a Georges Kern richiede una premessa storica in due parti. A cavallo tra fatti personali e pubblici.

    Non so perché non mi sia mai piaciuto parlarne molto (è un mio fatto personale)… Ma alla metà degli anni Ottanta le riviste specializzate di orologi le ho “inventate” io. Quelle destinate al pubblico, perché quelle trade, per gli operatori del settore, esistevano già. La prima, Orologi – Le misure del tempo, fu realizzata sotto la guida di Renato Giussani, socio della casa editrice che la pubblicava. Poi insieme creammo L’Orologio, fin quando non passai per brevissimo tempo a la Repubblica e poi, per oltre vent’anni, al Corriere della Sera. Infine Il Giornale degli Orologi, piccola testata indipendente nell’oceano dell’online.

    Georges Kern, in qualche modo, ha una storia equiparabile. Prima Ceo di IWC e poi Numero Uno di Richemont, insieme a Jérôme Lambert (trovate ulteriori riferimenti qui, in un’altra intervista che ci aveva concesso qualche anno fa). Certo, ben altro, rispetto a me… La sua posizione era il massimo, il raggiungimento di un ruolo destinato a rimaner pressoché solido nel tempo. Ma anche nel suo caso sembra nascere improvvisa una voglia di libertà, di indipendenza, che alla fine si trasforma nelle dimissioni dal ruolo al vertice di Richemont. E nell’ingresso in Breitling, con tanto di rischio personale.

    Ma il gioco sembra proprio valere la candela. Non ostante il periodo non sia dei migliori – penso all’emergenza sanitaria da cui non siamo ancora usciti, la guerra in Ucraina, le incertezze generali – il mercato sembra reagire in modo positivo. E, non ostante tutto, Breitling cresce, sotto una guida sicura e con una forma di consapevolezza prima sconosciuta. Ne parlo personalmente con Georges Kern durante un suo recente soggiorno milanese.

    E così, anche in una situazione scomoda e terribile come la pandemia, tu riesci a trovare una posizione flessibile, pronto allo scatto verso un futuro migliore. La tua competenza non ti fa perdere la testa. Inizi semplicemente a preparare il futuro.

    Georges Kern: La verità è che ognuno di noi affronta ogni giorno nuove condizioni che non può risolvere solo con le proprie soluzioni. Perché in questo caso il problema è persino politico. Lo devi risolvere con tutte le soluzioni possibili e immaginabili. Non basta una mente elastica: devi saper trasformare la flessibilità in una virtù paziente che non dipende da te soltanto. Io penso che la seconda sia fondamentale, dal punto di vista del tipo di carattere: sono una persona positiva, e così anche la mia squadra. Qualsiasi cosa succeda noi vogliamo andare avanti. E allora devi saper pensare a strategie sempre nuove per il Marchio. E nuovi prodotti, ma senza esagerare, senza cercare cacciarti in situazioni da cui dopo è difficile uscire.

    Oggi, dopo cinque anni, Breitling ha prodotti nuovi e nuove boutique… E ora possiamo andare al prossimo livello, quello della concorrenza. Oggi abbiamo più movimenti di manifattura, quindi ci stiamo evolvendo. L’ho detto molte volte: il brand è come il corpo umano… Un individuo che cresce: prima è un bambino, poi è un adulto. E questo è quello che vogliamo sempre fare, adattandoci in un ambiente veramente instabile. Ma – come dicevo – bisogna avere mente positiva e abilità intellettuale.

    Questo nuovo modo di intendere la boutique – non soltanto luogo in cui vendere, ma come “casa di Breitling” dove puoi spiegare il senso, il messaggio e i valori del Marchio – sembra proprio essere l’inizio di una nuova e più giovane immagine di Breitling.

    Georges Kern: Certo. Perché è un’espressione del Brand. Il concetto della decorazione, dello stile, tutto ciò che fai nella boutique è esprimere quello che sei: è un po’ come per un persona il modo in cui si veste… E noi cerchiamo qualcosa che rappresenti il Brand, a partire da questo design mantra chiamato ”2:49” nel quale scegliamo l’idea del design industriale di Breitling… Qualcosa che rifletta anche la società del giorno d’oggi. Noi vogliamo essere casual, e vogliamo essere sostenibili e vogliamo essere accessibili. Non vogliamo essere esclusivi per mezzo dell’arroganza, ma essere inclusivi nel modo in cui approcciamo la gente. E questo è anche uno stato mentale del Brand. Alla fine della giornata l’obbiettivo è come hai creato un prodotto, una boutique, una campagna pubblicitaria… Ed è veramente importante: le strategie devono essere definite. Ovvio, andare in giro senza sapere cosa stai pensando, non ha significato.

    Bisogna avere la capacità di parlare sia con gli adulti che con i giovani. E – l’ho scoperto sulla mia pelle – ci deve essere una pazienza, un’attenzione speciale verso il prestigio degli orologi. Sto diventando vecchio ma so che il Premier B09 Chronograph 40 con quadrante verde è un orologio anche per gli adulti…

    Georges Kern: Assolutamente! Questa è una buona argomentazione. Lo spunto nasce dalle Aston Martin degli anni ’60, che avevano questi colori, questi particolari verde menta e blu – tipici anche degli anni ’50 e ’70. Lo spunto viene proprio da lì. Lo giuro: ero sulla mia bicicletta, ho visto arrivare questa Aston Martin 1960 verde menta con gli interni in pelle marrone, e mi sono fermato. Incantato. E mentre la guardavo ho pensato: “Questo è un colore bellissimo…”. Lo stesso discorso sulle cromie delle macchine, del resto, lo abbiamo fatto anche per i Top Time Mustang, Shelby e Chevrolet (che sono stati declinati nelle tonalità più identificative delle rispettive case produttrici, NdR). Colori che oggi non sono più tanto usati, ma questa ispirazione in qualche modo è super-moderna e super-cool.

    Posso dire che si tratta di un modo di procedere totalmente diverso da quello tipico dei grandi gruppi finanziari?

    Georges Kern: Ciò che dici è molto interessante. Quando sei un “impiegato”, giochi in difesa. Quando non lo sei e ci metti i tuoi soldi – e io ho messo milioni dei miei soldi in questa compagnia – allora giochi in attacco. E ti assumi molti più rischi calcolati, rispetto alle difese calcolate di quando sei un impiegato. È uno stato mentale completamente diverso. Quando sei parte di un gruppo, cerchi di evitare errori per non essere licenziato. Quando invece hai una tua società e tratti con gli investitori, allora hai un mind set differente, c’è un diverso grilletto nella tua testa… Non riesco neanche a spiegarlo. So solo che questa, questa è la vera orologeria indipendente. Questo è il futuro.

  • Breitling Navitimer Cosmonaute, il ritorno di una leggenda dello spazio

    Breitling Navitimer Cosmonaute, il ritorno di una leggenda dello spazio

    C’era da aspettarselo: prima il Navitimer, e ora il Cosmonaute. Questione, del resto, di una fortuita coincidenza di date. Perché questo 2022, che celebra i 70 anni del Navitimer, festeggia anche i 60 anni del Cosmonaute. E la doppia ricorrenza non poteva certo sfuggire al marketing di Breitling e al suo entusiasta Ceo, che ha appena terminato la consueta presentazione digitale per il lancio delle novità. Questa volta incentrata appunto sul nuovo Breitling Navitimer Cosmonaute Limited Edition. Con Georges Kern nel ruolo di perfetto padrone di casa di un suggestivo evento che si è tenuto a Zurigo. Dove, fra racconti personali, documenti storici e inedite testimonianze video, è stata rievocata la storia di quell’orologio unico. Nato come prototipo.

    Il Navitimer di Scott Carpenter

    Torniamo indietro nel tempo, allora, a una sessantina di anni fa. Quando l’astronauta della Nasa Malcom Scott Carpenter chiese a Breitling una speciale versione del Navitimer, all’epoca considerato l’archetipo dell’orologio da aviatore. Come pilota lo conosceva bene, lo aveva indossato ai tempi in cui volava e ne apprezzava le funzionalità, tipo l’utile regolo calcolatore. Ma per essere davvero adatto al suo prossimo incarico nel programma Mercury, l’orologio avrebbe dovuto avere una caratteristica particolare. Niente scala tachimetrica, per lui inutile, sostituita dall’indicazione delle 24 ore sul quadrante, al posto delle 12 ore ordinarie. Così da permettere di distinguere – nell’oscurità dello spazio cosmico – se fosse giorno oppure notte, a colpo d’occhio.

    In effetti, il 24 maggio 1962 – esattamente 60 anni fa –, al momento del lancio della missione Mercury-Atlas 7, Carpenter aveva al polso il suo bel Navitimer modificato. Che con lui orbitò per tre volte attorno alla Terra, a bordo della navicella Aurora 7, per poi ammarare nell’Oceano Atlantico. Da allora quell’esemplare prese il nome di Cosmonaute e fu protagonista di diverse campagne pubblicitarie, in quanto primo orologio svizzero nello spazio. E da allora la Referenza 809, con l’affissione a 24 ore, il calibro Venus 178 a carica manuale, la cassa in acciaio di 40 mm di diametro e la lunetta a chicchi di riso, è rimasta un oggetto di culto per i collezionisti.

    Quanto all’esemplare di proprietà di Carpenter, invece, subì danni rovinosi al rientro sulla Terra, per la prolungata esposizione all’acqua di mare in attesa delle operazioni di recupero che si protrassero per ore. Willy Breitling quindi ordinò che all’astronauta fosse inviato un nuovo modello, ritirò quel pezzo non più funzionante e lo ripose all’interno della propria raccolta privata senza alcun clamore. Almeno finora. L’orologio utilizzato da Carpenter nello spazio è stato infatti tirato fuori dagli archivi così com’era rimasto, senza alcun restauro, ed esposto in occasione dell’evento organizzato a Zurigo. E ritorna anche nel servizio fotografico realizzato per il lancio del nuovo Navitimer Cosmonaute.

    Il nuovo Navitimer Cosmonaute in edizione limitata

    Il Breitling Navitimer B02 Chronograph 41 Cosmonaute Limited Edition – questo il suo nome per esteso – di primo acchito è una fedele riproduzione del modello originario. Perlomeno, ha un’estetica molto simile, con il quadrante nero su cui spiccano le tipiche 24 ore, il regolo calcolatore, i tre contatori e il famoso logo dell’Aopa. A un’analisi un po’ più attenta, però, presenta alcune differenze che lo aggiornano dal punto di vista tecnico senza intaccarne lo stile rétro. A cominciare dalla cassa in acciaio, che nella versione attuale misura 41 mm di diametro ed è fornita di una lunetta a grani di riso realizzata in platino. Un dettaglio riservato a questa edizione limitata per renderla ancora più esclusiva.

    Diversa è ovviamente la meccanica. Il nuovo Breitling Navitimer Cosmonaute monta un movimento di manifattura: il calibro B02, a carica manuale. Variazione del più celebre B01, privato appunto dell’automatismo di carica ma con le stesse specifiche costruttive. Ovvero ruota a colonne, frequenza di 28.800 alternanze orarie, autonomia di 70 ore. Ma con la possibilità appunto di visualizzare le 24 ore – anzi, progettato appositamente per questo scopo. Qui è impreziosito da una decorazione a Côtes de Genève e personalizzato da scritte commemorative, ben visibili attraverso il vetro zaffiro del fondello. Che ovviamente celebrano l’impresa di 60 anni fa.

    Da segnalare, tra l’altro, anche la numerazione progressiva dell’edizione limitata, composta da 362 esemplari. Un numero non casuale, ma evocativo: intende infatti rendere omaggio alle tre rotazioni compiute dalla navicella Aurora attorno al Pianeta e all’anno in cui si svolse la missione spaziale. Un’ultima informazione infine riguarda il prezzo: il Breitling Navitimer Cosmonaute sarà presto in vendita a 10.220 euro.

  • Fridays for Future: riciclo e sostenibilità nelle partnership di Breitling

    Fridays for Future: riciclo e sostenibilità nelle partnership di Breitling

    Il riciclo oggi è di moda. Fino a qualche tempo fa, il solo pensiero di impiegare un materiale già utilizzato faceva inorridire qualsiasi marketing manager. «Chissà da dove arriva, chi l’ha usato, non possiamo garantirne la qualità…», bla bla. Queste le argomentazioni che circolavano negli uffici prodotto di fronte all’idea di considerare un materiale riciclato.

    Ebbene, oggi la tendenza sul riciclo è totalmente upside down. Se non ricicli sei out. Se non includi nel marketing plan del prossimo decennio un piano strutturato per diventare sostenibile, sarai out. Questi sono i tempi. Le aziende hanno 10 anni per mettere in opera il loro viaggio verso la sostenibilità ambientale. Sì, secondo le stime di diversi analisti (vedi Francesca Romana Rinaldi) il 2030 è l’anno che segnerà il turning point.

    Entro quella data le aziende dovranno mettere in atto il loro “Sustainable journey” basandosi sul proprio Dna, perché – ricordiamolo – non esiste un’unica ricetta per essere sostenibili. Il punto di partenza è sempre l’azienda, la sua storia e i suoi punti cardine. Su quelli bisogna costruire un piano che sia economicamente sostenibile.

    Ed eccoci con un marchio orologiero che ha trovato la chiave corretta per avviare il proprio viaggio nel mondo della sostenibilità, Breitling. Noto in tutto il mondo per gli esemplari da aviatore, tra i tanti cult vanta anche il subacqueo Superocean, presentato in origine nel 1957. E proprio l’oceano e il mondo del diving oggi sono per Breitling punti fondamentali su cui lavorare. Per dare dimostrazione di quanto un orologio non sia solo uno strumento di misura del tempo, ma un veicolo attraverso cui creare un “mondo migliore”.

    Nasce così nel 2018 la collaborazione con Ocean Conservancy, un’organizzazione non governativa in prima fila nella lotta globale contro l’inquinamento degli oceani e nella battaglia per le spiagge pulite. Che in più di 30 anni di lavoro ha contribuito a formare una coscienza pubblica: dal 1986, ha coinvolto oltre 12 milioni di volontari nella raccolta di quasi 230 milioni di sterline di rifiuti.

    In queste azioni concrete, annunciate dal vulcanico Georges Kern, Breitling svolge un ruolo attivo. Partecipa ad alcune attività organizzate da Ocean Conservancy e concorre a proteggere il delicato ecosistema oceanico anche attraverso l’utilizzo di materiali di riciclo provenienti proprio dall’oceano. Per intenderci, nel 2019 ha presentato un’edizione limitata del Superocean Heritage per commemorare la partnership essenziale con Ocean Conservancy. Il lancio, che si è tenuto a Bali, faceva parte di una massiccia iniziativa di pulizia delle spiagge.

    In quell’occasione, un centinaio di ospiti Breitling si sono uniti a centinaia di volontari per rimuovere una quantità impressionante di rifiuti e plastica dalle spiagge. A supportare la campagna di pulizia c’erano i membri della Surfers Squad di Breitling: Kelly Slater, dagli Stati Uniti, e due australiane, Sally Fitzgibbons e Stephanie Gilmore; insieme hanno partecipato alla loro prima missione condivisa come squadra.

    Sempre lo scorso anno, Breitling ha anche messo in vendita un cronografo della collezione Superocean Heritage in edizione speciale, con il cinturino in materiale di riciclo realizzato da Outerknown. Cioè l’azienda produttrice di abbigliamento sostenibile co-fondata da Kelly Slater, leggenda del surf nonché membro della Surfer Squad di Breitling, appunto. E l’operazione si è evoluta di recente.

    Breitling continua infatti la collaborazione con Outerknown, e la sancisce con il nuovo Superocean Automatic Outerknown 44 con cinturino Nato eco-sostenibile. È realizzato infatti in filo Econyl®, un materiale creato dal nylon di scarto come le reti da pesca recuperate negli oceani di tutto il mondo. A produrre questo avveniristico filato è Aquafil, un’azienda italiana con sede ad Arco (in provincia di Trento), frutto di una geniale intuizione di Giulio Bonazzi, attuale Presidente e Ceo.

    Ma siamo solo all’inizio del percorso per la sostenibilità di Breitling, che continuerà sulla strada dell’impegno e del riciclo. Ne siamo certi. A fianco di Ocean Conservancy, Outerknown e chissà quali altri prossimi partner; per far sì che le generazioni future abbiano la possibilità di godere di oceani sani, fonte di vita sulla Terra, e di spiagge pulite. E a dimostrazione che, facendo leva sul proprio Dna, si possono creare storie di successo e dare un contributo per la salvezza del pianeta. Perché non abbiamo un “Planet B”, e Breitling ne è consapevole.

  • Patrizia Aste, la Generazione zero e il futuro di Breitling

    Patrizia Aste, la Generazione zero e il futuro di Breitling

    «Sparisco per una settimana». Come ogni anno, a metà febbraio Patrizia Aste, Amministratore delegato di Breitling Italia, si concede una piccola vacanza. Questa volta non la classica fuga a due per festeggiare il doppio compleanno (il suo e quello del marito). Ma una vacanza familiare che è anche un’occasione di scambio cultural-generazionale. Destinazione: Los Angeles, Las Vegas e San Diego. Compagni di viaggio i figli della sorella di lei, i figli della sorella di lui e la fidanzata di uno dei ragazzi.

    «Mio marito e io quest’anno abbiamo scelto di condividere la nostra settimana di pausa con i nipoti: tre ragazze e due ragazzi tra i 20 e i 27 anni», racconta Patrizia Aste. «Ci vediamo poco. Non sono una zia molto presente. Ci aiutano i social, gli aggiornamenti di mia madre in tempo reale e l’educazione familiare che ci ha abituati al dialogo e alla confidenza. Questa è l’occasione per ritrovarci in un momento di relax e libertà, fuori dalle situazioni di rappresentanza (come le festività natalizie)».

    Sarà una vera reunion ma anche un update sulle nuove generazioni. «Una settimana di aggiornamento. Troveremo una nipote a San Diego, un’altra ci raggiunge da Miami, gli altri partono con noi. Sarà interessante confrontarsi con la Generazione zero, captando anche gusti e desideri dei ragazzi che vivono negli Stati Uniti», spiega.

    Patrizia Aste, che in un’altra vita sarebbe stata una globetrotter, in fondo non stacca la spina neppure in vacanza. Perché nella settimana on the road per la sua amata America (destinazione privilegiata di molti viaggi) cercherà di intercettare le tendenze che tra qualche tempo contageranno i giovani italiani. E d’altra parte è ai giovani che guarda una capo-azienda illuminata di un marchio di beni di consumo, sebbene di lusso.

    «Breitling sta cercando di avvicinarsi ai giovani, gli adulti di domani, come riferimento culturale più che come destinatario di acquisto nel breve termine», sostiene. «Dobbiamo impegnarci a sviluppare la cultura orologiera tra le generazioni in cui la tecnologia sta prendendo sempre più spazi. Per coinvolgerli, dobbiamo dialogare con loro utilizzando il linguaggio giusto». 

    Sarà dunque un viaggio formativo per una zia affettuosa che non dismette mai neppure i panni della manager meticolosa, arrivata ai vertici di un mondo storicamente maschile senza scorciatoie. «Ho cercato di dimostrare valore sul campo di battaglia, lavorando tanto, ogni giorno, con serietà. Cerco di dare io stessa l’esempio prima di chiedere agli altri. E ho investito tanto sulla mia formazione», sottolinea.

    «Non mi accontento mai, preferisco aggiornarmi continuamente (anche frequentando i nipoti), approfondire e mettermi in discussione. Senza dare niente per scontato». Questa la sua ricetta per vincere le resistenze maschili. «Ora tutto sta migliorando. Ma quando io sono entrata nel mondo dell’alta orologeria era una questione culturale: una figura maschile cercava il riferimento di un’altra figura maschile. Quando poi riesci a dimostrare serietà e competenza, allora diventi la figura del professionista, al di là del genere».

    Laurea in Lettere e filosofia e cinque anni di scuola teatrale, da bambina Patrizia Aste sognava di diventare giornalista televisiva. «Non la donna-immagine in tv», precisa. «Ho aperto un’agenzia di sponsorizzazioni sportive, e da un marchio di orologi che seguivo da tempo è arrivata la proposta di entrare in azienda come Direttore marketing». Pregiudizi di genere ne ha subiti. «Con me si parlava di organizzazione; quando si passava agli aspetti finanziari, con pudore, chiedevano di confrontarsi con un uomo».

    Quando è entrata in Breitling come Amministratore delegato, il marchio non veniva diffuso in Italia da due anni. «Sono orgogliosa di aver creato la mia squadra e ricostruito la rete di distribuzione proprio quando è uscito il nostro primo orologio di manifattura, riqualificando il marchio in un segmento più alto. Oggi possiamo contare su partner che capiscono il prodotto e lo trattano come avrei voluto», riferisce. «Sul mercato italiano abbiamo il prezzo medio tra i più alti per la vendita di calibri di manifattura».

    Ma, si è capito, l’Ad non si accontenta. «Il mercato è sempre più dinamico; non si raggiunge mai un punto fermo. Bisogna anticipare le tendenze per cercare di essere in pole position. Non ci accontentiamo. Abbiamo interlocutori curiosi e, per quanto il mercato non stia vivendo il momento più scoppiettante della storia, sento una grande energia nei nostri confronti; grazie alla nuova politica aziendale che ha portato aria fresca in tutte le attività».

    Dalla leadership alla comunicazione, dal marketing al digital, molto è cambiato in casa Breitling con l’arrivo del Ceo Georges Kern, in seguito del passaggio del 100 per cento della proprietà dalla famiglia Schneider al fondo di investimento Cvc Capital Partners. Ma la riconferma della responsabile della filiale italiana non era scontata. «Né la mia né quella della mia squadra», sottolinea Patrizia Aste. E invece è stato premiato proprio il lavoro di squadra.

    Un passato da pallavolista (in nazionale under15, abbandonò l’agonismo a 18 anni), Patrizia non dimentica gli insegnamenti dello sport di squadra. «Non sono mai sola, arroccata nella mia posizione di potere; cerco di valorizzare conoscenze e suggerimenti tirando fuori il meglio dai miei collaboratori. Consiglio a ogni giovane di fare sport agonistico: ti dà la forza di lottare per raggiungere i tuoi obiettivi».

    Con spirito sportivo sta affrontando la prima sfida con cui il 1° aprile inizierà il 2020 di Breitling: il lancio di nuovi modelli dedicati al pubblico femminile. «Si è voluta aprire la nicchia in cui era volutamente tenuto il marchio, storicamente legato all’aviazione maschile, rendendolo più generalista. I diametri diventano più piccoli; solo tempo automatici affiancano i cronografi che rappresentavano il 90 per cento dell’offerta. Che comunque non perde il proprio Dna», dice.

    Grande aspettativa per l’apertura del segmento femminile. «Ci rivolgiamo a una donna contemporanea: forte, sportiva, amante delle sfide e delle avventure. Fino a ieri “rubava” il Breitling del marito. Le avevamo dedicato modelli con diametri inferiori. Ora facciamo un altro passo verso di lei», aggiunge.

    Una sfida da donna a donna coinvolge tanto l’Amministratore delegato Italia. «In orologeria non è mai semplice parlare di donna: per quanto rappresenti il 50 per cento del mercato è sempre molto difficile catturarla», confessa. E non è l’unica sfida del 2020. «Sarà l’anno del grande rilancio del Chronomat, la linea cool degli anni ’80. Nata con le Frecce tricolori, riportò Breitling al successo in Italia», annuncia.

    «Adesso speriamo di riaccendere lo stesso entusiasmo – magari da parte di chi ricevette il Chronomat come regalo di diploma o di laurea – con questa ri-edizione in chiave moderna. Non solo cronografi, ma un’intera collezione con grande attenzione al movimento (i calibri sono di nostra manifattura)». Un anno impegnativo, insomma. Meglio fare subito una scorta di relax e libertà Oltreoceano.

  • Georges Kern e la nuova comunicazione di Breitling

    Georges Kern e la nuova comunicazione di Breitling

    Quale tarantola ti ha morso, quale tarlo ti rode? Perché qualcosa di strano deve pur essere avvenuto. Sei arrivato sulla vetta: sei, insieme a Jérôme Lambert, il Numero Uno. Sopra di te hai solo Johann Rupert, il patron. Sotto di te tutti gli altri del Gruppo Richemont (per gli orologi: da Cartier a Vacheron Constantin, da Jaeger-LeCoultre a Panerai, tanto per citare alcuni nomi) e del vasto, vastissimo indotto. Prima di te tutti i Numeri Uno di Richemont sono serenamente arrivati all’età della pensione e oltre, nascosti da quella cortina di fumo che protegge i Numeri Uno e coccolati da stipendi che fanno bilancio di una piccola nazione. Hai solo 52 anni e sei sulla vetta del mondo: goditi il panorama per qualche giorno e poi comincia a tirare le fila.

    E invece no. Annunci le dimissioni e dopo breve tempo confermi i sospetti di molti: andrai a dirigere Breitling, marchio del quale il fondo d’investimento CVC Capital Partners ha comprato l’80 per cento per 850 milioni di franchi svizzeri. Lo ha comprato nell’aprile 2016 dalla famiglia Schneider, che ne conserva il 20%. Cosa gli avranno promesso, quanto lo pagheranno non è dato sapere e forse non è nemmeno importante: quel che è certo è il suo coinvolgimento diretto nelle future sorti di Breitling, qualcosa che rende la sua responsabilità nel marchio molto più diretta di quanto lo sia quella di un sia pur altissimo dirigente di un grande gruppo. E forse è proprio questo il punto: confrontarsi con se stesso, con le proprie capacità imprenditoriali, verificare se e quanto sei in grado di tramutare i sogni in realtà. Un tipo di sfida che nell’orologeria dominata dai gruppi finanziari è il Santo Graal degli imprenditori.

    Ho incontrato Georges Kern, da quando è in Breitling, molto più spesso di quanto abbia mai fatto prima. L’ho incontrato perché lui ha chiamato senza dettarmi condizioni e quindi ho risposto volentieri, comprendendo e condividendo il suo sogno. Zurigo, Londra, Milano: un percorso che parte dalla presentazione delle novità “possibili” dei prossimi anni (“Da voi voglio sapere cosa sì, cosa no e cosa come”) ad un road show concepito quasi come un concerto rock, nel quale il rapporto con un “pubblico” composto da negozianti e giornalisti fornisca a Kern indicazioni utili ed esenti da piaggeria: “Mi servono perché una cosa è gestire i soldi altrui e altro è rischiare i propri”.

    L’inizio sembra davvero promettente: sta costruendo una immagine di Breitling nuova, ma non troppo. Una sorta di messa a fuoco fine. Ne sta uscendo un solido ritratto del marchio.“Sì, ma abbiamo ancora bisogno di 12/16 mesi per finalizzare il lavoro. Ci sono ancora molte scelte da fare”.

    La strada è comunque quella di creare prodotti solidi e facili da comunicare. Il che non è facilissimo, se non si vuol cadere nella banalizzazione del prodotto orologio. Nei prossimi anni bisognerà prima di tutto dire alla gente cosa è realmente l’orologeria. Spiegare loro il perché della necessità di un orologio nonostante sia possibile leggere l’ora anche su un dispositivo elettronico.
    “Certo. E poi spiegare l’alto artigianato, il concetto di manifattura, che sono elementi chiave della parte emozionale nell’acquisto di un orologio. Qualcosa che è impossibile avere con un oggetto digitale alimentato da una batteria, senza nessuna emozione connessa ad esso. Accanto allo storytelling che stiamo cercando di costruire, ai nuovi movimenti che arriveranno, dovremo enfatizzare tutti questi importanti aspetti. La comunicazione sarà essenziale, e dovrà essere una comunicazione chiara ed onesta. Anche per questo sto girando il mondo a mostrare la nuova Breitling: ci metto la faccia”.

    In un contesto di questo tipo perché mai dovreste avere ancora bisogno delle fiere di settore?
    “Eventi come quello organizzato a Milano sono bellissimi, suggestivi. Mi permettono di annusare l’aria, di capire cosa sta succedendo, di osservare le reazioni della gente. È un approccio molto più personale che è possibile tenere solamente quando si fanno questi road show. Non certo durante una fiera dal momento che, prima di tutto, non se ne avrebbe banalmente il tempo. In fiera, dalla mattina alla sera, sei cinque minuti qui e cinque minuti lì: è ridicolo. La domanda di base che ci si dovrebbe fare è questa: cosa vuoi fare durante una fiera? Vendere, comunicare? Io non ho bisogno di una fiera per vendere orologi, sento o vedo i miei rivenditori ogni giorno. Fiera che allora si riduce ad una semplice piattaforma di comunicazione…”.

    E c’è, per giunta, questa mescolanza di negozianti, operatori del settore e giornalisti che mi sembra una cosa molto giusta, molto intelligente per quel che dicevamo: una nuova comunicazione sincera e totale.
    “Siamo tutti figli della stessa industria, viviamo in una casa comune che, lei lo sa, ha ben pochi segreti. Se questo può migliorare la conoscenza dei giornalisti, che a sua volta lo racconterà al cliente finale, allora abbiamo creato un buon sistema di comunicazione”.

    A proposito di comunicazione, certe volte è il prodotto stesso a crearla. Il SuperOcean 48 millimetri, così ampio e “presente”, è lui stesso una pubblicità di Breitling…
    “Lo trovo un orologio fenomenale. Con questo non voglio criticare il passato. Breitling è sempre stato un marchio di successo. Penso che si possano fare orologi grandi e al tempo stesso estremamente raffinati dal punto di vista delle proporzioni e del design, nonostante le dimensioni. Non a caso abbiamo preso una citazione di Willy Breitling che dice ‘When a man puts on his watch, it is the unmistakable stamp of impeccable taste’. Breitling deve essere il simbolo di uno stile impeccabile. Penso che il nostro design sia diventato molto più contemporaneo, più attrattivo, nonostante le dimensioni a volte siano rimaste ingombranti. E il nuovo SuperOcean ne è un esempio”.

    E una riedizione del Cosmonaute?
    “Abbiamo così tanti spunti da poterci permettere nuovi modelli per i prossimi 100 anni. Quest’anno avremo Norton, Bentley, il Navitimer 41 che è bellissimo, il SuperOcean, le capsule collection, e già questo è tantissimo. Non dobbiamo correre. Il mercato deve avere tempo di digerire le novità, e così anche il consumatore e i giornalisti.
    Ma ora vorrei intervenire indipendentemente dalle sue domande. Mi preme comunicare una riflessione di pochi minuti fa e condividerla. Un suo collega mi ha chiesto come fosse andato lo scorso anno. Ho detto che innanzitutto è stato molto intenso, anche per via dei viaggi, dei road show. Ma ricco, un anno molto ricco e una delle cose migliori che ho fatto è stato invitare dieci giornalisti, dieci blogger e clienti a Zurigo. In 25 anni non ho mai fatto domande a nessuno. E non ho mai creduto nelle ricerche di mercato. In quelle 72 ore ho avuto l’opportunità di confrontarmi, di discutere, di parlare con la gente. E questa è stata una delle cose migliori dell’anno passato. Di estrema utilità. Lei era uno dei dieci: grazie”.

    Sia ben chiaro: io, come gli altri, sono andato a Zurigo, ho passato un bel po’ di tempo a discutere e infervorarmi gratis sulle proposte Breitling dei prossimi tre anni. Gratis, ripeto. E perché l’ho fatto? Quale tarantola mi ha spinto a non chiedere nulla? Quale tarlo mi avrebbe tarlato le ossa se avessi chiesto soldi? Etica, appartenenza, amore per un settore che, credetemi, è migliore, molto migliore di quanto si potrebbe credere.
    È l’orologeria, bellezza, e per questo mi piace ancora dopo oltre trent’anni.