Giornale Degli Orologi
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Tag: orologi da pilota

  • Oris Big Crown Pointer Date Bullseye: dritto al bersaglio

    Oris Big Crown Pointer Date Bullseye: dritto al bersaglio

    In un avvio di 2026 piuttosto avaro di lanci, la presentazione dell’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye è stata una bella novità, per diversi motivi. Intanto, per un fatto oggettivo, ossia perché dimostra come Oris continui a lavorare bene, sfruttando al meglio la propria indipendenza industriale e attingendo in maniera intelligente al ricco patrimonio di meccanica e di design. Poi, per un fatto del tutto soggettivo: l’estetica “bullseye” a me personalmente piace molto e questo orologio la esprime ottimamente.

    Si tratta di una tipologia di design che si ritrova già negli orologi degli anni ’20 del secolo scorso. E l’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye la fa propria anche in virtù del fatto che, in passato, è stata molto presente nei cataloghi della Maison, almeno fino alla fine degli anni ’80. Prende il nome dal termine che in inglese indica il centro di un bersaglio, tipicamente per le frecce e per le fremette. Infatti, i quadranti degli orologi bullseye riportano dei cerchi concentrici di diametri diversi, che fanno convergere al centro lo sguardo di chi li osserva, come in un bersaglio.

    La cassa dell’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye

    Venendo all’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye, ricordo che, al di là del design distintivo, abbiamo a che fare con un modello ricco di storia, che si è rivelato cruciale per l’azienda. Introdotto per la prima volta nel 1938, è stato il primo orologio che il Brand ha creato pensando ai piloti. Corona oversize, numeri leggibili, minuteria chemin-de-fer, lancette “cattedrale” e datario a lancetta lo hanno reso da subito un utile tool watch.

    Periodicamente rivisto con casse di dimensioni differenti, calibri e materiali aggiornati e migliorati, il modello esiste con vari diametri, 40 mm, 36 mm e persino 34 mm. Il nuovo Oris Big Crown Pointer Date Bullseye ha una cassa compatta, 38 mm, una misura molto equilibrata. Attualmente, gli unici altri Big Crown da 38 mm sono il Cervo Volante e i modelli più costosi alimentati dai calibri di manifattura 473 e 403. La cassa in acciaio è dotata della caratteristica corona scanalata oversize e della lunetta zigrinata, ha uno spessore di 12,2 mm e una misura da ansa ad ansa di 45,5 mm. Dimensioni, che insieme al diametro, la rendono vestibile anche da polsi sottili.

    Il destino nel quadrante

    Come ho accennato all’inizio, parlando dell’estetica riconoscibile, l’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye fa del quadrante il proprio punto di forza. Sebbene abbia elementi molto simili a quelli del modello Cervo Volante, l’orologio colpisce immediatamente per il layout a settori. Come se fosse un bersaglio da freccette, la serie di cerchi concentrici di dimensioni decrescenti che indicano il centro, articola il quadrante in quattro anelli.

    A partire dall’anello periferico grigio chiaro con i numeri rossi della data indicati dalla lancetta centrale con punta rossa – Pointer Date -, la successiva scala dei minuti/secondi ha uno sfondo grigio chiaro, chemin-de-fer nero, con cunei triangolari neri a intervalli di 5 minuti e un doppio indicatore a mezzogiorno. Invertendo la combinazione di colori, l’anello più largo è nero, con numeri arabi bianchi nitidi e incornicia il centro del “bersaglio”, grigio chiaro.

    Il bilanciamento del quadrante non ha solo un valore grafico. Importante è anche la funzione di migliorare la leggibilità e di sottolineare la vocazione originaria dell’orologio, ossia quella di strumento professionale da utilizzare nelle cabine di pilotaggio. Le lancette sono in stile “cattedrale”, classico della collezione, con punte affilate e segmenti interni riempiti con Super-LumiNova. Il quadrante è protetto da un vetro zaffiro bombato d’ispirazione rétro trattato internamente con un rivestimento antiriflesso.

    Oris Big Crown Pointer Date Bullseye tra meccanica e sostenibilità

    Sul fondello c’è un vetro minerale attraverso il quale è visibile la massa oscillante bidirezionale rossa di Oris, che genera energia per il calibro automatico 754. È il movimento che dà vita ai Big Crown Pointer Date ed è stato ottimizzato da Oris partendo da una base Sellita SW200 modificata con il datario. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha una riserva di carica piuttosto contenuta di 38 ore. Più che le prestazioni, ciò che distingue il calibro sono l’affidabilità e la facile manutenzione, che contribuiscono a contenere il prezzo: l’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye costa 1.950 euro.

    Segnalo che anche per questo orologio (come per altri della collezione) il cinturino in pelle di cervo è realizzato da Cervo Volante, azienda elvetica che produce cinturini in pelle di cervo proveniente da piani di controllo della popolazione animale svizzera. Una partnership, quella con Cervo Volante, che si inquadra nel piano Change for the Better, un programma globale di attività intrapreso da Oris per preservare e proteggere il pianeta. Il Marchio collabora infatti con aziende e organizzazioni ambientaliste pioniere nell’azione sociale e nella difesa dell’ambiente.

    Qualche paragrafo sopra ho scritto che il Big Crown Pointer Date è un modello cruciale per Oris. Oltre 40 anni fa, Rolf Portmann, ex dipendente Oris e attuale Presidente onorario, organizzò un management buyout per salvare il Marchio dal fallimento a seguito della crisi del quarzo. Con la grande quantità di movimenti al quarzo a basso costo, puntare sugli orologi meccanici parve un’impresa rischiosa, ma la decisione di rendere il Big Crown Pointer Date il modello di punta del Brand anticipò il successo postumo e ancora attuale degli orologi da pilota sul mercato. L’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye è solo l’esempio di quanto quella scelta fu lungimirante.

  • Eberhard & Co. e il volo: una storia di ali e di passione

    Eberhard & Co. e il volo: una storia di ali e di passione

    Il legame tra gli orologi e il volo è antico almeno quanto il volo stesso. Inteso come il volo di uomini sopra aeroplani o navicelle spaziali, s’intende. Tra i marchi che possono vantare familiarità con le imprese aeronautiche c’è Eberhard & Co., la cui storia tra le nuvole inizia grosso modo nella prima metà del secolo scorso. Volete che un marchio la cui sede storica si trova in un edificio noto come “La Maison de l’Aigle”, la casa dell’aquila, non abbia frequentato i cieli durante la sua storia ultracentenaria?

    Eberhard & Co. e la funzione flyback

    Li ha frequentati eccome, a partire grosso modo dalla prima metà del secolo scorso. Oltre ai dati storici, di cui scriverò tra poco, lo dimostra anche un dettaglio tecnico. Molti dei cronografi prodotti da Eberhard & Co. sono caratterizzati dalla presenza della funzione flyback, conosciuta anche con il nome francese, retour en vol. Una complicazione classica per gli orologi destinati agli aviatori. Offriva praticità e affidabilità in un’era nella quale la gestione del volo non veniva affidata a sofisticati computer di bordo, ma a strumenti meccanici precisi. Come, per esempio, gli orologi indossati dai piloti al polso o sulla coscia.

    La funzione flyback fu introdotta sui cronografi negli anni ‘30 per aiutare gli aviatori a tenere il tempo, in maniera comoda e precisa, delle diverse fasi di volo. Se utilizzava un cronografo tradizionale e voleva cronometrare due o più tratte successive, il pilota doveva compiere tre azioni distinte, tramite i pulsanti del cronografo: arresto, azzeramento e riavvio. La funzione flyback consente invece alla lancetta dei secondi di tornare istantaneamente a zero e di riprendere il cronometraggio premendo una sola volta un pulsante, normalmente posto a ore 4. 

    Capite bene quanto fosse comoda una simile funzione per chi era ai comandi di velivoli non sempre tecnologicamente eccelsi, magari in frangenti pericolosi o in condizioni meteorologiche avverse. Oggi, all’interno delle collezioni di Eberhard & Co., la funzione flyback si trova, per esempio, nel cronografo Extra-fort Roue à Colonnes Retour en Vol oppure nei calibri EB 280 ed EB 380 che muovono i Chronographe 1887.

    Il “Sistema Magini”

    L’orologio che però racconta meglio il rapporto tra Eberhard & Co. e l’aviazione è senza dubbio il cronografo noto come “Sistema Magini”. Un cronografo da tasca con una storia legata a un’impresa compiuta dalla Regia Aeronautica nel 1942, in pieno conflitto mondiale. Una storia epica da raccontare, indipendentemente dalla collocazione storica e politica dei suoi protagonisti. Un’impresa passata alla annali come Raid Roma-Tokyo, in larga parte resa possibile proprio dall’orologio di cui stiamo parlando, il quale prende il nome da Publio Magini, aviatore e navigatore durante quel raid.

    Fu proprio lui a richiedere alla Maison un cronografo rattrapante da tasca per quella missione. Da utilizzare, incorporato a un sestante di nuova concezione, insieme a un altro orologio dedicato al volo, il Longines Angolo orario. L’Eberhard & Co. portava sul quadrante la scritta “Sistema Magini” ed era un pezzo unico di altissima qualità, con doppia funzione di calendario. Le ore e i minuti erano indicati da lancette Breguet azzurrate, a ore 12 era presente una finestrella con il giorno del mese e a ore 6 una con il mese dell’anno.

    La storia del Raid Roma-Tokyo

    Il Raid Roma-Tokyo si rese necessario perché all’inizio del 1942, le forze dell’Asse cominciarono a sospettare dei servizi segreti britannici e americani. Convinte che gli Alleati stessero decifrando i codici radio segreti utilizzati per le comunicazioni tra Germania, Italia e Giappone, si resero conto della necessità di un nuovo sistema di codifica. Tutte le trasmissioni future sarebbero state compromesse se non fosse stato creato un collegamento aereo specializzato tra l’Europa e il Giappone per trasmettere i nuovi codici. Alternative via terra o via mare erano impraticabili.

    Già un tentativo dell’aviazione tedesca era fallito. Così la Regia Aeronautica si avvalse dei servizi di Magini, aviatore, tecnico e navigatore particolarmente abile nel volo cieco, già riconosciuto come uno dei migliori piloti italiani prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Non potendo contare sulla radioguida sopra l’Unione Sovietica, egli capì quanto fossero cruciali gli strumenti adeguati per il successo di un volo del genere.

    Magini cercò lo strumento perfetto per guidare l’equipaggio lungo il suo elaborato piano di volo. Un sistema preciso di navigazione astronomica era fondamentale per il successo di quella pericolosa missione. Eberhard & Co. glielo fornì. Il cronografo rattrappante a 24 ore di Eberhard & Co. fu progettato specificamente per quel volo, consentendo ai piloti di misurare i tempi intermedi senza interrompere il cronometraggio dell’intera missione. In cinque giorni, a bordo di un trimotore Savoia-Marchetti SM.75 GA RT, l’equipaggio raggiunse la meta. In seguito la Maison ricevette una richiesta per altri dieci cronografi rattrapanti, che però non furono mai forniti alla Regia Aeronautica a causa della fine del conflitto, rendendo i pochi esemplari viventi storicamente importanti e unici.

    Star delle aste

    Tra questi, alcuni pezzi da polso uno dei quali è stato battuto all’asta lo scorso mese durante la Monaco Legend Auctions a 78.000 euro. Si tratta di un esemplare conservato quasi perfettamente, caratterizzato da una cassa da 51 mm in tre parti, in acciaio, con fondello a scatto e anse concave con barrette fisse.

    Il cronografo reca sul quadrante a ore 3 la scritta “Mod. Magini”, ha un monopulsante coassiale integrato nella corona di carica e un pulsante per la funzione rattrappante posizionato a ore 2. Il quadrante argentato, che porta la firma della Maison a ore 9, è caratterizzato da un’ampia gamma di funzioni. Ha l’indicazione delle 24 ore con numeri arabi e la minuteria con scatti di 1/5 di secondo. A differenza del cronografo utilizzato da Publio Magini, questo ha una sola finestrella per il datario a ore 12, con l’indicazione del giorno del mese.

    Il cronografo protagonista del raid Roma-Tokyo fu invece battuto nel 2012 dalla casa d’aste Meeting Art per la bellezza di 56.000 euro.

    L’Extra-fort di Eberhard & Co.

    Pur essendo il Magini l’orologio che storicamente avvicina di più Eberhard & Co. al mondo del volo, non è certo l’unico. Terminata la guerra, dalla fine degli anni ‘40 e nel decennio successivo si assistette al progressivo affermarsi dell’aviazione civile e commerciale. Un mondo in rapida ascesa anche dal punto di vista tecnologico, con gli aerei dotati di strumentazioni sempre più sofisticate. Nonostante questo, però, l’orologio da polso – cronografo o GMT – restava un compagno inseparabile per piloti e professionisti dell’aria.

    Da questo punto di vista, Eberhard & Co. partiva da una posizione di vantaggio, poiché aveva in assortimento alcune importanti collezioni di cronografi eleganti e affidabili, dei tool watch a tutti gli effetti. Tra essi, i pezzi della linea Extra-fort erano quelli su cui più di altri la Maison aveva affidato la propria ricerca costante di eccellenza e performance.

    Nato nell’epoca d’oro delle competizioni automobilistiche, come accadde ad alcuni cronografi di altri marchi l’Extra-fort fu presto associato non solo al mondo dei motori su quattro ruote, ma anche all’aeronautica. Un po’ per la rapida ascesa di quest’ultima cui ho accennato poco fa, un po’ perché in entrambi i mondi si abbinavano precisione e affidabilità, Eberhard & Co. fece prendere il volo – nel vero senso della parola – anche all’Extra-fort, come testimoniano alcune affascinanti pubblicità dell’epoca.

    Le Frecce Tricolori e il Chronomaster

    Dall’aviazione militare a quella civile e ritorno è una strada che anche Eberhard & Co. ha percorso negli anni. Perché a metà degli anni ’80, la Maison ha realizzato la collezione Chronomaster, una di quelle di maggior successo grazie al legame con la Pattuglia Acrobatica Nazionale, meglio nota come Frecce Tricolori. 

    Il Chronomaster Frecce Tricolori è stato creato in diverse versioni di movimento e di cassa. Alcune referenze montavano un calibro meccanico automatico Lemania, altre un movimento elettromeccanico, come era consuetudine all’epoca per alcune tipologie di orologi destinate alle aeronautiche militari. L’estetica anni ’80 ci parla di cronografi a tre contatori dalle dimensioni di cassa contenute (39 mm) in acciaio, in oro o in acciaio e oro.

    Quadranti neri, blu o bianchi recavano l’emblema della Pattuglia Acrobatica Nazionale e una finestrella per il datario. Anche il fondello in acciaio era personalizzato con l’immagine di un aereo delle Frecce Tricolori. Completavano il look del cronografo una lunetta dalla zigrinatura marcata e una corona di carica dotata di piccole sfere per un maggiore grip. Cinturini in pelle e bracciali metallici ampliavano la scelta di un cronografo che aveva il plus di essere testato fino a una forza di 8G, essendo stato adottato per un periodo dai piloti della P.A.N.

    Chronoflyer: il tributo di Eberhard & Co. al volo italiano

    Infine, l’esempio più vicino a noi che ci parla del volo di Eberhard & Co. è un orologio che io trovo straordinario. È il Chronoflyer 31059 CP, cronografo in edizione limitata di 200 pezzi realizzato nel 2009 per celebrare la ricorrenza dei 100 anni dal primo volo italiano. Creato in collaborazione con l’Aeronautica Militare, l’orologio era un tributo al leggendario velivolo Flyer di Wilbur Wright. Il quale, nel 1909, fu invitato a Roma per mostrare le caratteristiche del proprio aeroplano alla Sezione Aeronautica del Genio militare.

    In seguito alle dimostrazioni, il Flyer di Wright fu adottato dal Genio e la scuola di volo militare fu fondata a Centocelle, vicino a Roma, dove sorse il primo aeroporto italiano. Il primo brevetto di pilota fu rilasciato nel settembre 1909 al tenente di vascello Mario Calderara. Egli, insieme al tenente Umberto Savoja, firmò nel febbraio 1910 il primo contratto con i fratelli Wright per produrre in Italia 5 aeromobili.

    Presentato il 4 ottobre 2009, il Chronoflyer 31059 CP aveva la cassa in acciaio da 42 mm, impermeabile fino a 5 bar. Era caratterizzato da un quadrante bianco con due contatori tono su tono e dalla finestra del datario a ore 4:30. A ore 12, insieme al logo di Eberhard & Co., riportava l’aquila dell’Aeronautica Italiana; a ore 6 c’era il logo “100” con le date dell’anniversario, 1909-2009.

    L’estetica richiama immediatamente gli orologi da pilota, nonostante il quadrante bianco anziché nero. Merito anche della corona oversize con la zigrinatura pronunciata, ideale per essere utilizzata indossando dei guanti. Il fondello è trasparente in vetro zaffiro e la massa oscillante riporta incisa in blu la scritta “1909- 2009 cento anni di volo italiano”.

    Nell’alto dei cieli

    Dagli albori dell’aeronautica, dal momento in cui il sogno del volo è diventato realtà, Eberhard & Co. ha messo competenza e passione al servizio dei piloti e dei professionisti del cielo. La ricerca della precisione e l’affidabilità proprie degli orologi della Marca ne hanno fatto degli strumenti imprescindibili prima per i pionieri, poi per gli appassionati che amano la meccanica e i velivoli.

    Ancora oggi i cronografi della Maison si distinguono nelle aste per le loro quotazioni e per l’interesse che suscitano tra gli amanti del vintage. Ciò testimonia da solo la forza e il valore del legame che stringe Eberhard & Co. al volo. Diceva Jim Morrison che «ognuno di noi ha un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare». Non solo chi sogna, evidentemente: anche chi realizza orologi eccellenti.

  • Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Se siete lettori affezionati delle nostre pagine, sapete probabilmente che del Patek Philippe Calatrava Travel Time abbiamo scritto più e più volte. Sia perché l’orologio in questione è un pezzo che ci piace molto, sia perché ogni volta che Patek Philippe ne lancia una referenza nuova, troviamo sempre cose nuove da dire. 
    Al recente Watches and Wonders Geneva, la Maison ha portato una nuova variante dell’orologio, la referenza 5520RG-001, che è un Calatrava Alarm Travel Time. Abbina dunque alla complicazione “da viaggiatore” del doppio fuso orario, quella della suoneria. In un design che prima dal 2015 (anno di introduzione del Travel Time) e poi dal 2019 (arrivo della versione Alarm) rende questo orologio incredibilmente riconoscibile.

    Patek Philippe Calatrava a chi?

    Se oggi gli orologi da pilota hanno ormai trovato il loro “posto nel mondo” all’interno del catalogo attuale del Brand, quando nel 2015 il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time ref. 5524 entrò sul mercato suscitò più di una semplice curiosità: fu una specie di terremoto. Colse molti di sorpresa, perché ritenevamo che quell’orologio si discostasse dall’estetica tipica di Patek Philippe. Vero, ma non troppo.

    Il design era indubbiamente del tutto diverso da quello degli orologi senza tempo della serie Calatrava e metteva in discussione quanto gli appassionati si aspettavano dalla tradizione del Marchio ginevrino. Gli scettici allignano ancora oggi, nonostante sia ormai accertata, spiegata ed evidente l’ispirazione tratta dalla storia di Patek Philippe, che negli anni Trenta produceva orologi da pilota “ad angolo orario”, o siderometri, per usi militari.

    In ogni caso, la referenza 5524 divenne in breve un successo commerciale di Patek Philippe, tanto che nel 2018 il modello subì una cura dimagrante per adattarsi ai polsi più piccoli: la referenza 7234R, in oro rosa, aveva la cassa da 37,5 mm e nel 2020 fu seguita da una versione in oro bianco. Nel mezzo, il Calatrava Alarm Travel Time 5520P in platino, tuttora in catalogo.

    Anche se il nome “Pilot” è stato abbandonato, l’essenza della collezione è rimasta inalterata. Quell’orologio ha infatti mantenuto il design e la funzionalità distintivi della ref. 5524, introducendo però una complicazione aggiuntiva: un dispositivo di allarme di 24 ore con indicazione digitale dell’ora della sveglia. Esattamente quello di cui stiamo parlando oggi.

    Sfide tecniche ed ergonomiche

    La nuova referenza 5520RG-001 ha i suoi punti di forza nell’estetica (l’ho scritto sopra e ci torno più avanti) e nella meccanica da leccarsi i baffi. Che significa essenzialmente il calibro AL 30-660 S C FUS, lo stesso che anima la versione in platino del 2019 e che, racconta Patek Philippe, ha comportato circa cinque anni di studio e sviluppo prima di essere portato in produzione. 

    Perché la necessità di mettere a punto un nuovo meccanismo di suoneria e di combinarlo con la complicazione dei due fusi orari pone diverse problematiche. In primis lo spessore. Così, per mantenere la cassa la più sottile possibile, la Maison ha sviluppato un movimento integrato, invece di inserire un modulo per la suoneria sopra a un movimento esistente. L’altro obiettivo degli ingegneri di Patek Philippe era quello di creare un orologio facile da usare. Non una banalità e, spesso, nemmeno una priorità quando si sviluppa un pezzo di Alta Orologeria come il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time. 

    Il risultato è il calibro automatico AL 30-660 S C FUS, composto da 574 parti, tra cui il bilanciere Gyromax brevettato da Patek Philippe, dotato di una spirale Spiromax in Silinvar. Pur non essendo stato comunicato quanti di questi componenti ci siano nella suoneria, è stato specificato che il calibro è coperto da quattro brevetti.

    Il primo è un meccanismo anti-contraccolpo per la programmazione dell’ora della sveglia, che compensa il gioco meccanico consentendo di impostare la suoneria con una precisione di un minuto al quarto d’ora successivo. Ad esempio, alle 12:14, la sveglia può essere impostata alle 12:15. Altri due brevetti riguardano le funzioni logiche dell’allarme e la sua visualizzazione digitale. Ultimo, il meccanismo che disattiva il dispositivo di avvolgimento della molla dell’allarme quando il display dell’allarme stesso mostra che è inserito.

    Diamoci una svegliata!

    Come la data, anche la sveglia di 24 ore è abbinata all’indicazione dell’ora locale. Quando si attiva, un martello colpisce un gong che gira intorno al movimento, come se fosse una ripetizione minuti ma ridotta a una singola nota. L’attivazione del martello dura circa 35 secondi, a una frequenza di 2,5 Hz pari a 2,5 colpi al secondo, per un totale di un’ottantina di colpi. Un regolatore centrifugo assicura una cadenza regolare e sostenuta della suoneria, come in una ripetizione minuti.

    Se il proprietario desidera interrompere in anticipo la suoneria, basta che prema il pulsante a ore 2. Se preferisce lasciare che la sveglia completi il proprio ciclo, questa si spegnerà automaticamente. La transizione dall’attivazione allo spegnimento è segnalata dall’indicatore a forma di campana posto sul quadrante a ore 12: quando diventa nero, significa che la sveglia ha completato il suo processo.

    L’energia necessaria ad alimentare il meccanismo della suoneria è fornita da un bariletto a molla separato, messo in tensione attraverso la corona posizionata a ore 4. Una frizione incorporata impedisce che si possa applicare una tensione eccessiva. Il movimento è dotato di un meccanismo di arresto dei secondi che consente di regolare con precisione l’ora. Certificato dal Sigillo Patek Philippe, ha una tolleranza di -3/+2 secondi al giorno e un’autonomia compresa tra 42 e 52 ore.

    La complessità del meccanismo è del tutto nascosta dalla semplicità di utilizzo dell’orologio. Una volta individuata la lancetta che corrisponde all’ora locale o all’ora di casa, le indicazioni sui pulsanti forniscono una chiara guida per un uso corretto, per la quale vi rimando alle didascalie. Inoltre, i blocchi di sicurezza impediscono le impostazioni accidentali, aggiungendo un ulteriore livello di rassicurazione.

    Perché amiamo il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time

    La novità della referenza 5520RG del Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time è principalmente estetica. Sta nel quadrante bicolore grigio soleil e nero ebano, con cifre arabe applicate e lancette a gladio in oro bianco antracite, sottolineate da un rivestimento luminescente. L’anello della data a ore 6 e l’anello della minuteria chemin-de-fer sono neri, una tonalità che si estende al contorno dei grandi numeri arabi luminescenti applicati e alle lancette dell’ora locale. La lancetta dell’ora di casa è antracite e scheletrata, priva di luminescenza. La lancetta centrale dei secondi e la lancetta della data a ore 6 sono invece colorate di bianco.

    Al platino della versione già in collezione, si affianca in questa referenza l’oro rosa. Un materiale molto caldo, che in abbinamento con il colore del quadrante e soprattutto con il cinturino in pelle di vitello marrone con finitura vintage dà all’orologio un aspetto seducente e contemporaneo.

    Oltre che ulteriori dettagli tecnici, potete trovare nelle didascalie anche qualche informazione più precisa per potere leggere il quadrante dell’orologio in maniera consapevole. Una consapevolezza necessaria anche per acquistare il nuovo Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time, visto il prezzo: 261.360 euro. L’eccellenza ha un costo, perché la Maison ha inserito questo orologio nella categoria Grandi Complicazioni, con una scelta che non ha trovato tutti d’accordo. 

    Personalmente non ci trovo nulla di strano. Le grandi complicazioni non sono solo legate all’astronomia, alle ripetizioni minuti, ai calendari perpetui. Abbinare una funzione di allarme così raffinata a una complicazione travel time è tutto fuorché banale, ve lo garantisco. E non perché io sia un guru dell’orologeria, ma perché a Watches and Wonders ho visto e provato l’orologio e confermo: l’eccellenza ha un costo, ma regala anche emozioni senza pari.