Giornale Degli Orologi
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Tag: Patrizia Aste

  • Independence per i 5 anni di Norqain. Da poco sbarcato in Italia

    Independence per i 5 anni di Norqain. Da poco sbarcato in Italia

    Qualche mese fa, avevamo annunciato l’istituzione della filiale italiana di Norqain, sotto la guida di Patrizia Aste. Veterana nel mondo delle lancette (ha lavorato per Omega, Blancpain, Zenith, Breitling), la manager in pochi mesi è già riuscita ad avviare la distribuzione, attraverso rinomati punti vendita in un paio di regioni del Nord, con importanti prospettive di crescita. E ora che gli orologi sono fisicamente disponibili sul nostro mercato, è arrivato il momento di parlarne. L’occasione, servita su un piatto d’argento, è data dai 5 anni di attività del Marchio, festeggiati attraverso altrettanti esemplari della linea Independence. Un nome che è già tutto un programma…

    La storia di un family business

    Ma andiamo con ordine. Norqain nasce nel 2018, come azienda a conduzione familiare con sede a Nidau, nel circondario di Biel/Bienne. Agli esordi è un team di sette persone riunito attorno al Ceo Ben Küffer, altro ex Brand Manager di Breitling per lungo tempo, ma in Svizzera. Accanto a lui, co-fondatore e Presidente, il padre Marc Küffer, a sua volta ex Ceo di Roventa-Hanex con alle spalle 45 anni di esperienza nel settore. Nel Consiglio di Amministrazione si trovano anche Ted Schneider, ex Presidente della filiale canadese di Breitling (nonché figlio di Theo Schneider, ex proprietario del Brand di Grenchen), e Mark Streit, leggendario campione svizzero dell’hockey su ghiaccio, insieme al compagno di sport Roman Josi. L’anno scorso, poi, arriva anche un’altra leggenda, almeno dell’orologeria: Jean-Claude Biver, nel ruolo di “consigliere del consiglio”, come lui stesso si è definito.

    Se la squadra non ha bisogno di commenti, i numeri parlano da soli. La start-up innovativa e appassionata oggi è diventata un’azienda di oltre 50 persone, con più di 200 punti vendita in 25 Paesi, tra Europa, Oriente, Canada e Stati Uniti. Conta già anche qualche boutique monomarca: a Zermatt, a Singapore e, di prossima apertura, a Zurigo. Norqain riesce a superare indenne la pandemia e a raggiungere risultati notevoli grazie a una visione chiara del progetto, fin dall’inizio, lontana dalle logiche dei grandi gruppi e basata su valori quali l’indipendenza e la libertà creativa.

    In sintesi, Norqain definisce un design di cassa deciso e identificativo, si serve di partner selezionati per le forniture, sviluppa due movimenti di manifattura in collaborazione con Kenissi, mette a punto un nuovo materiale – il Norteq – a base di fibra di carbonio, e cura tantissimo la qualità dei propri esemplari, rigorosamente Swiss made. Si fa conoscere con partnership di rilievo, sportive come la Maratona di New York e quella di Dubai, o musicali, come la Zermatt Unplugged. E si fa apprezzare, soprattutto dalle giovani generazioni, per la sensibilità verso l’ambiente, comprovata dalla certificazione CO2-Neutral di Swiss Climate, e per le scelte etiche, come l’adozione di cinturini cruelty-free o il sostegno ad associazioni umanitarie. Non per ultimo, stabilisce una fascia di prezzo ben precisa: dai 2mila ai 5mila euro. Difficile, certo, ma con grandi potenziali.

    I nuovi orologi

    Sia chiaro, su Norqain si potrebbe scrivere molto di più. Ma per approfondire le tante curiosità, il sito ufficiale è un’ottima fonte di informazioni dettagliate. A me premeva solo inquadrare il Marchio nella giusta luce… Piuttosto, credo che sia il caso di occuparci in concreto degli orologi, in particolare dei nuovi esemplari della collezione Independence. Una delle tre che compongono il catalogo, insieme ad Adventure e Freedom. Tutti nomi esplicativi di quello che è lo spirito del Brand…

    Cinque i modelli usciti di recente, dicevo, per rendere omaggio all’anniversario. Si tratta di due Independence Skeleton 42mm, un Independence 40mm femminile e altri due Independence 40mm Gradient. Oltretutto, in occasione del loro lancio, è stato presentato anche il primo bracciale in acciaio: il cui punto di forza è il sistema di microregolazione, che permette di adattarlo al polso con un’escursione fino a 9 mm e senza l’ausilio di alcuno strumento. Pratico e soprattutto comodo, verrà poi adottato anche nelle altre collezioni.

    Gli Independence 40mm

    Partiamo dai due Independence 40mm Gradient. Qui Norqain strizza l’occhio a una delle tendenze più affermate degli ultimi tempi e, per la prima volta, realizza orologi con il quadrante dai colori sfumati, nei toni del verde e del blu. Degna di nota però è la finitura graffiata del quadrante stesso: realizzata a mano, quindi ogni volta diversa, rende unico ogni esemplare. Il che significa dare ulteriormente valore all’idea di individualità, già ribadita – in tutti i Norqain – dalla possibilità di personalizzare il proprio orologio al momento dell’acquisto. Sul lato sinistro della carrure, infatti c’è una targhetta che può essere incisa a mano con la scritta desiderata. Ma non divaghiamo…

    Negli Independence 40mm Green Gradient o Brown Gradient, la cassa in acciaio misura appunto 40 mm di diametro ed è impermeabile fino a 10 bar. Il movimento automatico è il calibro NN08, ovvero un Sellita SW200-1 personalizzato nella massa oscillante (visibile attraverso il vetro zaffiro del fondello), nella versione certificata cronometro dal Cosc. Da sottolineare l’uso del Super-LumiNova X1 sulle lancette scheletrate e sugli indici applicati, più leggibile e con prestazioni superiori fino al 60% rispetto al grado standard. Entrambe le versioni dell’orologio sono dotate del nuovo bracciale e hanno un prezzo al pubblico di 2.790 euro. In alternativa, con un cinturino in caucciù nero prodotto da Biwi, costano 2.540 euro.

    Poi c’è l’Independence 40mm Mint Mop with Diamonds (dove Mop sta per mother of pearl, madreperla in inglese, a indicare il materiale del quadrante, qui color verde menta). Identico ai suoi omonimi per le caratteristiche tecniche, si distingue proprio per i dettagli preziosi che ne stabiliscono la vocazione femminile. Non che gli Independence Gradient non siano adatti al pubblico delle signore, tutt’altro… I 40 mm sono una dimensione perfetta per la maggior parte dei polsi delle donne. Ma i diamanti taglio brillante incastonati sulla lunetta e agli indici ne definiscono senza ombra di dubbio la destinazione d’uso.

    Gli Independence 42mm Skeleton

    Termino con le due nuove referenze della versione scheletrata, lanciata con successo nel 2020 e ’21. Al top si trova l’Independence Skeleton 42mm Dlc, con cassa e bracciale interamente anneriti dal rivestimento Diamond Like Carbon, particolarmente resistente ai graffi. Il movimento è sempre il calibro NN08 ma nella variante S, che sta per squelette appunto (quindi il Sellita SW200-1S). A detta dei progettisti, la struttura scheletrata si basa sui principi architettonici delle costruzioni a trave, dove due bracci sostengono ogni elemento portante. Il che conferisce al movimento una connotazione robusta e razionale nelle geometrie. Il prezzo di questo esemplare è 4.450 euro.

    Infine c’è l’Independence Skeleton 42mm Blue. Anche qui, da segnalare le belle finiture della cassa in acciaio: lucide, spazzolate e sabbiate (come nello Skeleton Dlc, ma priva di trattamento di superficie). La leggibilità di lancette e indici in questo caso è migliorata dai profili in lacca blu (dorati nel precedente), oltre che dal Super-LumiNova X1. Piccoli dettagli, è vero, ma indicativi della cognizione con cui è stato progettato l’orologio. Lo stesso colore si ritrova nel cinturino in caucciù, prodotto sempre da Biwi. Non ancora in vendita ma già disponibile in pre-ordine, l’Independence Skeleton 42 mm Blue costa 3.740 euro.

  • Il Salone Nautico di Genova, Breitling e la difesa dell’ambiente

    Il Salone Nautico di Genova, Breitling e la difesa dell’ambiente

    Patrizia Aste, Ceo di Breitling Italia, lo ha detto senza mezzi termini: «La collaborazione con il Salone Nautico di Genova continuerà perché si è rivelata un successo. Per noi, certo, per il Salone stesso e per la difesa dell’ambiente. Un tema che per Breitling è molto importante».

    Un impegno multiforme

    E in effetti di proteggere l’ambiente si parlava molto nei corridoi del 61° Salone Nautico di Genova, dove erano esposti motori che purificano l’acqua di raffreddamento e dispositivi che catturano e triturano la plastica trovata in mare. Un bel segno. E di difesa dell’ambiente ha molto parlato la Breitling Squad italiana composta dai ciclisti Vincenzo Nibali ed Elisa Balsamo, il pilota automobilistico (e offshore) Gian Maria Gabbiani e dal surfista Roberto D’Amico.

    Il motto “Squad on a Mission” per loro non è semplicemente rappresentare Breitling come marca d’orologi, ma anche come entità attenta all’ambiente e alle sue esigenze. Non a caso Breitling usa già da tempo cinturini in tessuti ricavati riciclando nylon disperso nell’ambiente; ma da quest’anno anche scatole interamente realizzate con materiali riciclati e persino concepite per occupare meno spazio, creando quindi un risparmio energetico sui consumi necessari per la loro distribuzione.

    Con Roberto D’Amico alle Maldive

    Pur fatta salva la naturale vocazione ambientalista del ciclismo e considerando l’impegno di Gabbiani nei confronti dei giovani e della guida sicura, il più impegnato nella difesa dell’ambiente è comunque Roberto D’Amico. Il suo continuo contatto con il mare e le spiagge lo ha portato, da oltre dieci anni, ad organizzare vere e proprie spedizioni di pulizia delle coste dalla plastica. Con risultati che la dicono lunga sulla maleducazione di tanta gente: ogni “sessione” di pulizia dell’associazione Roby Cleanup arriva a raccogliere due o tre tonnellate di materiali che rischiano di inquinare il mondo per secoli. Un vero e proprio attivista della protezione di un ambiente che è l’unico che abbiamo, e come tale non ha confini.

    Recentemente, durante un viaggio alle Maldive (tutti in coro: beato lui) Roberto è andato oltre il bel panorama e ha girato lo sguardo per vedere cosa c’è dietro le spiagge meravigliose. Trovando anche lì tonnellate di rifiuti non biodegradabili, la plastica lasciata dai vacanzieri che (comprensibilmente, in un certo senso) viene lasciata lì perché costa troppo portarla via. E ha deciso che qualcosa bisogna fare, assolutamente.

    Breitling è a disposizione, certo, ma serve anche un altro sponsor. Serve qualcun altro che abbia la volontà di montare un impianto per il riciclaggio dei rifiuti; o almeno un sistema di smaltimento che trasporti i rifiuti dove sia possibile annientarne la vocazione all’inquinamento perenne. «Perché pian piano la plastica si tritura in microparticelle che vengono mangiate dai pesci e che, gira gira, finiscono nel tuo stomaco». Roberto D’Amico è pronto, Breitling pure e se qualche altro sponsor volesse unirsi sarebbe ben accetto.

  • Patrizia Aste: ma Breitling è anche donna

    Patrizia Aste: ma Breitling è anche donna

    Sorride, Patrizia Aste, Ceo di Breitling Italia. «Il punto è che la Casa Madre ci sta dando prodotti di qualità e per giunta in grado di piacere. E questo è già un gran bene. Ma quando ti rendi conto che Breitling sta riservando una bella attenzione al mondo femminile… Guarda come è “giusto” questo quadrante mint green», dice mentre mi mostra il Chronomat Automatic 36 che porta al polso. «E il verde è un colore difficile, lo sanno tutti. Ma un verde chiaro con qualche sfumatura di azzurro diventa tutta un’altra cosa. Ecco: fare un orologio pensato per le donne vuol dire anche questo. Attenzione a dettagli come la nuance di colore».

    E da questo è nata l’idea di fare una speciale strategia per il pubblico femminile? «In parte sì. Ma la cosa è più complessa, proprio come le donne. Vedi, oggi la maggior parte delle donne decide un acquisto in base a parametri tecnici, innanzitutto. Perché l’orologio, come un’automobile, è un oggetto tecnico. Questo però non vuol dire che le considerazioni tecniche corrispondano a quelle di un uomo», spiega Patrizia Aste.

    «Noi siamo meno ossessionate dalla precisione, meno dipendenti da acrobazie tecniche. Ma siamo più attente all’affidabilità nel tempo, alla robustezza, alla facilità d’uso; e soprattutto per noi – più che per gli uomini – è importante il rispetto dell’ambiente». In effetti credo che i cinturini realizzati con fibre ricavate dal riciclo della plastica finita in mare piacciano soprattutto ai giovani e alle donne. La coscienza ecologica sembra fare più fatica ad affermarsi, negli uomini di una certa età.

    «Tornando alle donne, poi ci sono le considerazioni estetiche. Secondarie, ma molto importanti», commenta Patrizia Aste. «Avviene la stessa cosa con gli uomini, ma in maniera diversa. Per una donna l’orologio deve essere “morbido”, non presentare spigoli o asperità e poi deve potersi adattare facilmente a qualunque tipo di abbigliamento. Per l’uomo sembra che le scelte estetiche abbiano basi piuttosto diverse, ma sono comunque molto, molto importanti».

    E continua: «Breitling, da Georges Kern a tutto il reparto progettazione, ha compreso e fatto proprie queste differenze. Gli orologi “per donna” in Breitling non sono più identici a quelli pensati per gli uomini, ma più piccoli, come accadeva una volta. Noi siamo molto attenti anche al desiderio femminile di scegliere un prodotto più complesso, pensato per adattarsi a questo nuovo tipo di donna. Che, bada bene, non è necessariamente giovane. Indipendentemente dall’età, sceglie in base a propri codici e ha come obiettivo quello di affermare la propria personalità. Guarda come sta bene, con il quadrante verde chiaro, questo bracciale Rouleaux “tradotto” al femminile».

    E quindi? «E quindi nasce l’idea di una campagna che tenga nel giusto peso il pubblico femminile. Ancora una volta il tutto nasce scegliendo testimonial come Charlize Theron: una componente della squadra, una componente che sotto tutti i punti di vista ha lo stesso peso di Brad Pitt e Adam Driver». Insomma non è “la pupa della Breitling Cinema Squad”… «Sono tre persone forti nella vita come nella finzione scenica», chiosa Patrizia. «Breitling parla a persone forti».

    Anche in Italia? «Soprattutto in Italia. È questa la mia visione e per questa visione voglio premere l’acceleratore sulla donna Breitling. Senza voler fare discorsi complessi, la donna italiana stenta ancora ad essere considerata “da primo piano”, ma non per questo è meno forte. Le qualità della donna italiana sono così evidenti a tutti che troppo spesso devono andare all’estero per veder riconosciuto il proprio valore».

    E in che modo questa visione si traduce in una strategia commerciale? «Non credo sia necessario avere strategie gran che diverse per uomini e donne, tranne per le sfumature di cui parlavamo all’inizio. Di tratta soltanto di accendere qualche riflettore in più sul lavoro che Breitling sta facendo. E – nota bene – senza tradire in alcun modo la propria vocazione di orologio sportivo per professionisti competenti. Il punto, semmai, è come applicare questa “strategia del riflettore in più”. Ma questo s’innesta bene nelle nuove visioni del mercato nel periodo difficile che stiamo vivendo».

    Intendi dire della maggiore importanza che sta prendendo quella che chiamo la Grande Provincia Italiana? «Esatto. Vedi, Breitling ha la grande fortuna di non essere mai stata una marca “per turisti”», chiarisce Patrizia Aste. «Prima del Covid gran parte delle vendite italiane, per molte marche, finiva ai turisti – soprattutto cinesi, ma non solo – che venivano a comprare da noi per ottenere vantaggi fiscali. Con il crollo del turismo sono crollate anche queste vendite».

    «E questo ha fatto riaffiorare il nostro mercato interno, quello che non implica la supremazia delle grandi città d’arte o di commercio», racconta ancora. «In molti hanno riscoperto la funzione delle piccole città, una rete che costituisce un’ossatura portante precedentemente nascosta dall’opulenza di vendite oggi impossibili. E temo che tali rimarranno a lungo».

    «Per Breitling che, dicevo, non è mai stata una marca per turisti, il mercato nazionale è sempre stato considerato nel suo complesso e ha sempre costituito una solida base. Le fondamenta per costruire un roccioso edificio commerciale. Oggi questa scelta ci consente di resistere meglio ai contraccolpi della crisi da pandemia Covid. E molto del merito sta proprio nel fatto che noi abbiamo sempre avuto una distribuzione piuttosto ben equilibrata sull’intero territorio nazionale. Grazie anche alla lungimiranza di Kern e di tutta la dirigenza svizzera di Breitling».

    E conclude: «Perché è chiaro che “i conti contano”, certo. Senza una buona gestione economica non puoi avere un’attività commerciale. Ma al tempo stesso non puoi pensare solo ai soldi. Un marchio deve sapersi inserire nel tessuto culturale dell’epoca e del luogo in cui opera. E deve farlo con sincerità: le bugie hanno le gambe corte o comunque non abbastanza lunghe per durare nel tempo. Breitling si sta dimostrando un sincero operatore dei nostri tempi. Dall’attenzione per il nostro pianeta a quella – appunto – per le donne e per il loro valore reale».

  • Breitling, stop & go all’insegna dell’ottimismo

    Breitling, stop & go all’insegna dell’ottimismo

    Con Patrizia Aste, Ceo di Breitling Italia, avevamo già parlato nello scorso febbraio. Torniamo a lei perché nel frattempo tutto è cambiato. E Breitling, dall’alto dei suoi circa 200.000 orologi l’anno, è un attore importante in un mercato di nicchia come l’orologeria. Patrizia Aste e l’Italia sono importanti, per Breitling, perché proprio dall’Italia era partita, negli anni Ottanta e Novanta, una vera e propria Breitling-mania che ancor oggi costituisce un modello di riferimento sia per quanto riguarda la produzione, sia per la commercializzazione.

    Come poche altre marche, Breitling era in una fase entusiasmante di totale riorganizzazione. Poi arriva il Covid ed è come bloccare la crescita di un bambino. «Sì, verissimo…».

    Mettendo tutti nei guai, nessuno uno escluso… «Forse per noi è stata una cosa più pesante, perché eravamo veramente in rampa di lancio, in piena rinascita, diciamo. Dopo l’acquisizione da parte di CDC e questa nuova leadership di Kern, è stato un po’ ritrovare le nostre radici e rilanciare tutto il progetto. Forse iniziavamo veramente a godere delle soddisfazioni di due anni di grande grande lavoro in tutto il mondo e questa battuta d’arresto è stata un po’ uno choc, perché è arrivata proprio nel momento di maggiore espansione, quando iniziavamo a raccogliere i frutti di tutto questo lavoro.

    Sia ben chiaro: il Covid ha fatto ben altri danni alle persone, alle famiglie, alle “certezze” di una vita. Ma credo che tu, qui, voglia essenzialmente parlare degli aspetti economici. Sotto questo punto di vista, superato il primo brutale impatto delle cifre (quelle fornite dalla Federazione Svizzera dell’orologeria parlano chiaramente di una situazione pesantissima) noi di Breitling cominciamo a vedere notevoli opportunità, pur nella situazione che permane negativa. E però in qualche modo il mercato si è mosso. Ad esempio nell’ambito di nuove realtà, come il peso di internet e tutto quel che riguarda l’online. Noi in quel campo già stavamo navigando da diverso tempo quindi abbiamo, tra virgolette, un vantaggio su molti nostri competitor.

    Già iniziamo a vederne gli effetti: quindi abbiamo ottime prospettive e obiettivi, in questo senso. È importante perché oggi bisogna essere veloci, prendere di petto il mercato, capirlo, navigare, surfare. Che poi è uno dei nostri sport, acquisito con la sponsorizzazione di Kelly Slater. Uno sport che abbiamo iniziato a conoscere, col quale facciamo pubblicità anche di nuovi orologi, ma di cui abbiamo anche imparato a comprendere la filosofia. Cavalcare l’onda, surfare è forse il concetto che meglio ci rappresenta in questo momento così complicato. Ma così ricco anche di opportunità e di spunti nuovi, di cambiamenti che amiamo proprio perché era la nostra strategia già prima del Covid. Dobbiamo ricominciare? Certo! Con la consapevolezza di voler cogliere la modernità di tutto quel che sta accadendo».

    Dal mio punto di vista uno dei cambiamenti più importanti – sui quali eravate molto impegnati – riguarda la commercializzazione. Stringere i tempi tra la presentazione di un orologio e il suo arrivo nei negozi. Voi, appunto, avevate già affrontato questo passaggio che adesso è praticamente obbligato per tutti. Ma riorganizzarsi in questo senso non è facile né rapido: sono in affanno. «Assolutamente sì, verissimo. Noi avevamo persino lasciato Basilea (non senza una certa commozione per la lunghissima storia insieme) proprio perché l’idea di una fiera annuale in cui presentare tutte le novità dell’anno, novità che poi magari venivano introdotte dopo mesi, non rispondeva più alle nostre nuove strategie e alle nostre esigenze commerciali.

    Ci sembrava più interessante creare un circuito di road show nostri, presentazioni articolate nell’arco dell’anno. Alcune di queste erano dirette contemporaneamente a tutti – giornalisti, negozianti e pubblico finale – in modo da avere la presentazione, la richiesta e l’introduzione sul mercato coordinati in rapida successione. È una strategia che ha dato ottimi risultati e presto tornerà a darli. Sia pure, magari, integrata con eventi online».

    Sì, perché altrimenti noi giornalisti magari presentiamo orologi che il compratore vuol andare a vedere in negozio; ma se non le trova entrambi si arrabbiano e questo è un problema serio. Con le presentazioni di Basilea accadeva spessissimo perché erano pochi gli orologi immediatamente disponibili. Ma Basilea era il posto dove trovavi tutta l’orologeria, specialmente svizzera: un territorio comune a tutte le marche. Speriamo di ritrovare questo territorio comune l’anno prossimo con la doppia presenza a Ginevra di Watches and Wonders e della nuova fiera cui partecipano anche Rolex e Patek e Patek Philippe. «Sicuramente un momento d’incontro per l’orologeria è importante, soprattutto se realizzato in Svizzera. Trovare accomunate tutte le Case insieme è un bel momento anche di condivisione dei punti in comune a tutta l’orologeria».

    Anche i produttori di medie e piccole dimensioni sono essenziali per una visione completa del settore, che oltretutto è una nicchia del totale… «Sì, sono d’accordo. Il problema è che Basilea non è poi stata in grado di offrire la possibilità d’essere contemporanei, compreso poter lavorare sul pubblico finale. Ci si è bloccati su un cliché ormai datato».

    E con costi elevatissimi, tali da togliere risorse ai cambiamenti in senso moderno. «Costosissimo, esatto. E non remunerativo, non efficiente, non in grado di promuovere la cultura dell’orologeria, in definitiva. La cultura dell’orologeria, con la sua trasparenza, sembrava secondaria rispetto alla necessità di vendere».

    Mi piace molto che continui a utilizzare anche tu la parola orologeria prima della parola orologio. È l’orologeria che fa gli orologi, non il contrario. «È proprio questo il punto. Sviluppare nei giovani il senso della cultura orologiera, interessarli, attirarli. Breitling lo sta facendo appoggiandosi sui canali che i giovani preferiscono, come i social media. La cultura del nostro settore, in fin dei conti, è sempre quella, ma va divulgata in maniera nuova, innovativa, diversa».

    Anche prendere il “vecchio” Chronomat e trasformarlo nel nuovo Chronomat è una forma di cultura interpretata con attualità. «Che meraviglia, sì… Non so se quest’anno sia quello giusto: non è certo un momento “effervescente”. Però credo sia comunque importante saper tornare anche solo con la mente agli anni ’80, quando il Chronomat era la nostra bandiera. È stato “il” cronografo per eccellenza, e la rivisitazione che è stata fatta mi sembra super fedele al primo modello, ma con un chiaro tocco di modernità, di dinamismo attuale…».

    È tutto riconoscibile, ma al tempo stesso più morbido… I “cavalieri” ai quattro punti cardinali non sono spigolosi come quelli d’una volta, vere e proprie armi offensive! «Certo, per il rispetto di tutte le camicie del mondo! Mi è piaciuta molto la reazione del pubblico italiano, che ritrova nel cassetto il Chronomat storico e si apre ad emozioni vivaci, che magari ultimamente un po’ erano mancate al nostro settore. Anche per via delle emozioni che il pubblico ci comunica, abbiamo grandi aspettative su questa collezione».

    Trovo abbia un valore culturale il “gioco” dei colori… So che sembra quasi stupido dirlo così, perché sembra impossibile, ma sono dei colori complessi, sono un codice di comunicazione. Come il modello con il quadrante color… «Salmone?».

    Voi lo chiamate “salmone”? Io piuttosto lo definirei, non so, “champagne rosé”… «Sì, immaginavo ti riferissi a quello, lo trovo anch’io spettacolare! E moderno, modernissimo».

    Torniamo al commercio. Per voi il rapporto con i negozianti è sempre stato fondamentale. Anche se avete aperto parecchie boutique monomarca, il lavoro con i concessionari – che poi costituiscono il rapporto diretto con il compratore finale – resta prioritario, almeno in Italia. Questa contingenza negativa, che fra l’altro ha costretto la Svizzera a sospendere temporaneamente la produzione, credo potrebbe rivelarsi utile per consolidare i buoni rapporti con i concessionari. Non avrete più bisogno di imbottire i negozi di modelli sempre nuovi.

    I negozianti potrebbero avere due grossi vantaggi da questa situazione se: 1°, diminuiscono le “anteprime” che accorciano la vita dei modelli in negozio; 2°, il concessionario potrebbe avere una maggiore facoltà di scelta in relazione al proprio pubblico di clienti. Devo ammettere che già prima della pandemia non ho quasi sentito alcun concessionario lamentarsi di Breitling perché gli presentate un modulo precompilato con quanti e quali orologi devono comprare da voi. «No, assolutamente! In realtà semmai è accaduto il contrario. È una cosa che mi fa piacere raccontare.

    Abbiamo un modulo, devo essere sincera, ma non è precompilato. È il solito modulo da compilare perché non potendoci incontrare fisicamente in uno dei nostri road show siamo tornati al vecchio metodo del “metti la crocetta”, sia pure telematica. Nel modulo mancavano alcuni modelli riservati esclusivamente alle nostre boutique, che il dettagliante non poteva quindi ordinare. Ma qualcuno ha stampato il modulo, ci ha disegnato a mano uno di questi modelli e ha spuntato la crocetta corrispondente. È accaduto con il Breitling Superocean Heritage ’57 Rainbow, quello con gli indici colorati. Anche in questo caso la riedizione di un nostro orologio importante, legato al surf. E quindi ancora una volta il surf protagonista…».

    Sì, dell’Heritage ’57 vorrei occuparmi presto perché la cassa è molto più complicata da realizzare di quanto si potrebbe supporre dalle foto… È un orologio molto complesso, molto ben fatto. «Non è che noi avessimo sottovalutato questo modello: tutt’altro. Sapevamo che aveva un grandissimo potenziale. Ma non ci aspettavamo una risposta simile per questa edizione limitata pensata per le boutique, una versione un po’ stravagante per via degli indici in colori arcobaleno. Certo, lo avevamo presentato insieme alle altre collezioni, ma un po’ in sordina, pensando fosse un po’ un azzardo. Poi abbiamo scoperto che sono stati proprio gli appassionati a chiederlo, visto che la presentazione era diretta anche a loro. Il pubblico lo ha chiesto ai concessionari con tanta vivacità che un dettagliante si è spinto a modificare il modulo, come ti dicevo. A quel punto abbiamo cercato di capire come la pensassero anche gli altri concessionari ed è finita che abbiamo cominciato a far pressione sulla sede, in Svizzera.

    E così è nata una splendida serie di mille esemplari, in serie limitata, che abbiamo legato a un progetto benefico: parte del ricavato andrà a cinque fondazioni internazionali che si sono distinte nella lotta contro il Covid. La quota per l’Italia andrà all’Humanitas. In sostanza, questa serie nasce proprio dal mercato, da una richiesta dal pubblico. Ed è stato bello perché per una volta è stato proprio il mercato a decidere. Non siamo stati noi ad insistere sul pubblico o sui negozianti. La trovo una cosa positiva e in qualche modo importante. Un bel segnale».

    Posso considerarla come una dichiarazione di ottimismo? «Sì, certo! Per noi è stata una grande lezione di ottimismo anche perché tutto ciò accadeva il 16 aprile. E il 16 aprile noi eravamo chiusi, tappati in casa, come del resto i negozianti. Abbiamo ricevuto una grande lezione dal mercato e dai compratori».

  • Patrizia Aste, la Generazione zero e il futuro di Breitling

    Patrizia Aste, la Generazione zero e il futuro di Breitling

    «Sparisco per una settimana». Come ogni anno, a metà febbraio Patrizia Aste, Amministratore delegato di Breitling Italia, si concede una piccola vacanza. Questa volta non la classica fuga a due per festeggiare il doppio compleanno (il suo e quello del marito). Ma una vacanza familiare che è anche un’occasione di scambio cultural-generazionale. Destinazione: Los Angeles, Las Vegas e San Diego. Compagni di viaggio i figli della sorella di lei, i figli della sorella di lui e la fidanzata di uno dei ragazzi.

    «Mio marito e io quest’anno abbiamo scelto di condividere la nostra settimana di pausa con i nipoti: tre ragazze e due ragazzi tra i 20 e i 27 anni», racconta Patrizia Aste. «Ci vediamo poco. Non sono una zia molto presente. Ci aiutano i social, gli aggiornamenti di mia madre in tempo reale e l’educazione familiare che ci ha abituati al dialogo e alla confidenza. Questa è l’occasione per ritrovarci in un momento di relax e libertà, fuori dalle situazioni di rappresentanza (come le festività natalizie)».

    Sarà una vera reunion ma anche un update sulle nuove generazioni. «Una settimana di aggiornamento. Troveremo una nipote a San Diego, un’altra ci raggiunge da Miami, gli altri partono con noi. Sarà interessante confrontarsi con la Generazione zero, captando anche gusti e desideri dei ragazzi che vivono negli Stati Uniti», spiega.

    Patrizia Aste, che in un’altra vita sarebbe stata una globetrotter, in fondo non stacca la spina neppure in vacanza. Perché nella settimana on the road per la sua amata America (destinazione privilegiata di molti viaggi) cercherà di intercettare le tendenze che tra qualche tempo contageranno i giovani italiani. E d’altra parte è ai giovani che guarda una capo-azienda illuminata di un marchio di beni di consumo, sebbene di lusso.

    «Breitling sta cercando di avvicinarsi ai giovani, gli adulti di domani, come riferimento culturale più che come destinatario di acquisto nel breve termine», sostiene. «Dobbiamo impegnarci a sviluppare la cultura orologiera tra le generazioni in cui la tecnologia sta prendendo sempre più spazi. Per coinvolgerli, dobbiamo dialogare con loro utilizzando il linguaggio giusto». 

    Sarà dunque un viaggio formativo per una zia affettuosa che non dismette mai neppure i panni della manager meticolosa, arrivata ai vertici di un mondo storicamente maschile senza scorciatoie. «Ho cercato di dimostrare valore sul campo di battaglia, lavorando tanto, ogni giorno, con serietà. Cerco di dare io stessa l’esempio prima di chiedere agli altri. E ho investito tanto sulla mia formazione», sottolinea.

    «Non mi accontento mai, preferisco aggiornarmi continuamente (anche frequentando i nipoti), approfondire e mettermi in discussione. Senza dare niente per scontato». Questa la sua ricetta per vincere le resistenze maschili. «Ora tutto sta migliorando. Ma quando io sono entrata nel mondo dell’alta orologeria era una questione culturale: una figura maschile cercava il riferimento di un’altra figura maschile. Quando poi riesci a dimostrare serietà e competenza, allora diventi la figura del professionista, al di là del genere».

    Laurea in Lettere e filosofia e cinque anni di scuola teatrale, da bambina Patrizia Aste sognava di diventare giornalista televisiva. «Non la donna-immagine in tv», precisa. «Ho aperto un’agenzia di sponsorizzazioni sportive, e da un marchio di orologi che seguivo da tempo è arrivata la proposta di entrare in azienda come Direttore marketing». Pregiudizi di genere ne ha subiti. «Con me si parlava di organizzazione; quando si passava agli aspetti finanziari, con pudore, chiedevano di confrontarsi con un uomo».

    Quando è entrata in Breitling come Amministratore delegato, il marchio non veniva diffuso in Italia da due anni. «Sono orgogliosa di aver creato la mia squadra e ricostruito la rete di distribuzione proprio quando è uscito il nostro primo orologio di manifattura, riqualificando il marchio in un segmento più alto. Oggi possiamo contare su partner che capiscono il prodotto e lo trattano come avrei voluto», riferisce. «Sul mercato italiano abbiamo il prezzo medio tra i più alti per la vendita di calibri di manifattura».

    Ma, si è capito, l’Ad non si accontenta. «Il mercato è sempre più dinamico; non si raggiunge mai un punto fermo. Bisogna anticipare le tendenze per cercare di essere in pole position. Non ci accontentiamo. Abbiamo interlocutori curiosi e, per quanto il mercato non stia vivendo il momento più scoppiettante della storia, sento una grande energia nei nostri confronti; grazie alla nuova politica aziendale che ha portato aria fresca in tutte le attività».

    Dalla leadership alla comunicazione, dal marketing al digital, molto è cambiato in casa Breitling con l’arrivo del Ceo Georges Kern, in seguito del passaggio del 100 per cento della proprietà dalla famiglia Schneider al fondo di investimento Cvc Capital Partners. Ma la riconferma della responsabile della filiale italiana non era scontata. «Né la mia né quella della mia squadra», sottolinea Patrizia Aste. E invece è stato premiato proprio il lavoro di squadra.

    Un passato da pallavolista (in nazionale under15, abbandonò l’agonismo a 18 anni), Patrizia non dimentica gli insegnamenti dello sport di squadra. «Non sono mai sola, arroccata nella mia posizione di potere; cerco di valorizzare conoscenze e suggerimenti tirando fuori il meglio dai miei collaboratori. Consiglio a ogni giovane di fare sport agonistico: ti dà la forza di lottare per raggiungere i tuoi obiettivi».

    Con spirito sportivo sta affrontando la prima sfida con cui il 1° aprile inizierà il 2020 di Breitling: il lancio di nuovi modelli dedicati al pubblico femminile. «Si è voluta aprire la nicchia in cui era volutamente tenuto il marchio, storicamente legato all’aviazione maschile, rendendolo più generalista. I diametri diventano più piccoli; solo tempo automatici affiancano i cronografi che rappresentavano il 90 per cento dell’offerta. Che comunque non perde il proprio Dna», dice.

    Grande aspettativa per l’apertura del segmento femminile. «Ci rivolgiamo a una donna contemporanea: forte, sportiva, amante delle sfide e delle avventure. Fino a ieri “rubava” il Breitling del marito. Le avevamo dedicato modelli con diametri inferiori. Ora facciamo un altro passo verso di lei», aggiunge.

    Una sfida da donna a donna coinvolge tanto l’Amministratore delegato Italia. «In orologeria non è mai semplice parlare di donna: per quanto rappresenti il 50 per cento del mercato è sempre molto difficile catturarla», confessa. E non è l’unica sfida del 2020. «Sarà l’anno del grande rilancio del Chronomat, la linea cool degli anni ’80. Nata con le Frecce tricolori, riportò Breitling al successo in Italia», annuncia.

    «Adesso speriamo di riaccendere lo stesso entusiasmo – magari da parte di chi ricevette il Chronomat come regalo di diploma o di laurea – con questa ri-edizione in chiave moderna. Non solo cronografi, ma un’intera collezione con grande attenzione al movimento (i calibri sono di nostra manifattura)». Un anno impegnativo, insomma. Meglio fare subito una scorta di relax e libertà Oltreoceano.