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Tag: Blancpain Ocean Commitment

  • Fifty Fathoms Tech BOC IV: il cuore “blu” di Blancpain

    Fifty Fathoms Tech BOC IV: il cuore “blu” di Blancpain

    Ci sono momenti nei quali Blancpain dà una scossa alla collezione Fifty Fathoms e la mette al servizio dell’ambiente. Sono momenti nei quali fa tremendamente sul serio. Prova ne è il Fifty Fathoms Tech BOC IV da poco presentato. Per chi non lo ricordasse, infatti, il Marchio svizzero è tra quelli che maggiormente credono nella necessità di “dare il buon esempio”. Ossia: produco orologi subacquei sopraffini, destinati ai professionisti delle immersioni? Bene, allora devo fare in modo che l’ambiente nel quale costoro si tuffano, per diletto o per lavoro, sia il più integro possibile. Come? Destinando parte dei proventi delle vendite dei miei orologi subacquei al finanziamento di progetti di salvaguardia degli oceani e degli ambienti marini.

    L’amore per gli oceani

    Una strategia che ha un nome: Blancpain Ocean Commitment. Un omaggio al legame storico di Blancpain con gli oceani, nato nel 1953 con il lancio del primo, vero orologio subacqueo, il Fifty Fathoms. Un momento che segnò l’inizio del sostegno della marca all’esplorazione degli oceani e alle numerose iniziative di collaborazione con le comunità locali, per la conservazione della biodiversità.

    Nello specifico, con il Fifty Fathoms Tech BOC IV il Brand svizzero sostiene il Blancpain x Sulubaaï Marine Research Center, un’estensione del programma Sea Academy, inaugurato il 7 febbraio scorso. Dal 2020, Blancpain aiuta questo programma della Sulubaaï Environmental Foundation, un’iniziativa collaborativa per la gestione sostenibile delle risorse marine. Il programma si concentra sulla creazione di una rete di aree marine protette in collaborazione con le comunità locali intorno all’isola di Pangatalan e nella baia di Shark Fin, Palawan, Filippine. 

    Un’iniziativa che, per sostenersi, ha bisogno di fondi, precisamente di 100mila euro. Ecco perché Blancpain donerà 1.000 euro per ciascuno dei 100 orologi in cui è stata realizzata l’edizione limitata del Fifty Fathoms Tech BOC IV. Che costa, per completezza d’informazione 23.450 euro.

    Due parole sul Fifty Fathoms Tech BOC IV

    Che cos’ha dunque di speciale questo orologio? Intanto, da un punto di vista estetico si rifà al Fifty Fathoms Tech Gombessa presentato nel 2023. Quello aveva però la cassa da 47 mm, contro i 45 mm del Fifty Fathoms Tech BOC IV, e una speciale lunetta graduata con una scala di immersione che arrivava a 3 ore. Qui è sostituita dalla classica ghiera di 60 minuti.

    La cassa dell’orologio è in titanio. Il combinato disposto del metallo con il cinturino in caucciù è un inno alla leggerezza: ho indossato questo Fifty Fathoms durante la presentazione alla stampa italiana di settore e ve lo garantisco. L’assenza di anse e lo speciale aggancio del cinturino al lato cassa completano la vestibilità ottimale del tutto. Il fatto che lo abbia provato sul mio polso smilzo vale più di mille chiacchiere se scrivo qui che è ottimamente indossabile.

    L’estetica complessiva è quella della collezione Fifty Fathoms, con qualche dettaglio cui vale la pena accennare qui per lasciare poi parlare le didascalie. Un’estetica che rigurda la classica lunetta bombata con inserto in ceramica, il quadrante di un nero profondo sul quale gli indici applicati sono dei blocchi pieni di Super-LumiNova, l’ergonomia che rende il Fifty Fathoms Tech BOC IV prima di tutto un orologio professionale. Poi, caso mai, un accessorio.

    La collezione Fifty Fathoms e l’ambiente

    Come ho scritto, l’orologio è in 100 pezzi e per la vendita di ciascuno di essi Blancpain donerà 1.000 euro alla Sulubaaï Environmental Foundation. Come ricorda il nome dell’orologio (BOC è l’acronimo di Blancpain Ocean Commitment), è la quarta edizione destinata allo sviluppo di progetti del programma ambientale attivato dal Brand per creare iniziative a salvaguardia degli ambienti marini.

    Le tre precedenti edizioni limitate furono lanciate nel 2014, 2016 e 2018. Blancpain realizzò 250 pezzi per ciascuna di esse, contribuendo, sempre con 1.000 euro a orologio, alla realizzazione di altrettanti progetti di salvaguardia ambientale. Le operazioni sostenute dalle prime tre edizioni erano più complesse e necessitavano di 250mila euro ciascuna per la loro realizzazione. I Fifty Fathoms dedicati andarono tutti venduti nell’arco di breve tempo.

    Come Blancpain sottolinea, l’azienda non sceglie casualmente i progetti da sostenere. Essi devono rispondere a requisiti ben precisi, che incontrano i propositi e i valori della Maison. Il Presidente e Ceo di Blancpain, Marc Hayek, è coinvolto in prima persona nella scelta delle iniziative meritevoli di successo, in virtù della forte sensibilità ambientale e della passione per le immersioni che gli appartengono. La Manifattura fa il resto, mettendo a disposizione orologi di qualità, il cui prezzo passa in secondo piano (per chi se lo può permettere…) di fronte alla “missione” che ciascuno di essi ha. Un gioco di squadra e “di sponda” tra Manifattura, organizzazioni ambientaliste e appassionati collezionisti che trovo meritevole. 

    Blancpain non è l’unica manifattura a produrre orologi subacquei e a sostenere iniziative ambientali a tutela dei mari. La differenza con le altre manifatture sta nella qualità diver che realizza, ma soprattutto nell’impegno diretto dei vertici aziendali in tutti i processi legati a queste iniziative. Se si muove il capo, siate certi che il risultato sarà eccellente, come prodotto e come progetto globale.

  • Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3: atto finale

    Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3: atto finale

    Quando Blancpain si muove per organizzare un evento, state pur certi che fa le cose in grande. Ne ho avuto l’ennesima prova lo scorso weekend, quando sono stato invitato a Cannes per la presentazione del terzo orologio che celebra i 70 anni del Blancpain Fifty Fathoms, il Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3.

    C’era chi pensava che…

    Dopo i modelli lanciati a gennaio e a febbraio, c’era curiosità intorno a questo terzo e ultimo pezzo. Oltretutto sul web avevano impazzato ipotesi e previsioni: alcune plausibili, altre bizzarre, talune surreali. Specialmente dopo la recentissima operazione in collaborazione con Swatch, c’è stato persino chi si è lanciato in mirabolanti supposizioni di Blancpain Fifty Fathoms colorati, anche per le referenze Bathyscaphe.

    Ebbene, io non sono il mago Otelma (grazie al cielo) e nemmeno ho un’intelligenza superiore alla norma (peccato), ma l’idea che sarebbe stato qualcosa di filologicamente più vicino alla storia dell’orologio mi è passata per la testa. Dopo che l’Act 1 era stato un omaggio al passato e il Fifty Fathoms Tech Gombessa Act 2 una prova generale di futuro, la sensazione che Blancpain sarebbe tornata alle origini era nell’aria.

    E così è stato. Durante il party del 23 settembre sull’île Sainte-Marguerite, il Ceo di Blancpain Marc Hayek ha tolto il velo all’orologio, o meglio, lo ha tolto dalla scatola. Il Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 era infatti celato sotto un cubo di legno, che Hayek ha sollevato facendosi aiutare dai due chef stellati che hanno curato il buffet dell’evento, Christopher Coutanceau e Glenn Viel. E da quella mistery box in stile Masterchef non è apparso un carciofo ma lui, la star della serata.

    Io l’ho provato

    La teca con l’orologio è stata oggetto di un immediato assalto degli astanti, a caccia del primo scatto, come fosse George Clooney sulla non lontana Croisette. Così ho optato per un altro banco, sul quale due orologiai avevano a disposizione altri due pezzi da mostrare e far provare. E da qui voglio partire questa volta, dalla prova al polso. Per quanto sia stata rapida, ha comunque offerto le sensazioni che cercavo per cominciare questo articolo.

    Inizio subito in media res, come dicevano i latini, con qualche informazione buttata lì che approfondirò più avanti. Ebbene, per l’ultimo nato della famiglia Blancpain Fifty Fathoms, il Marchio ha fatto uno sforzo in termini di vestibilità. La cassa ha un diametro di 41,3 mm e uno spessore di 13.30 mm e una leggera curvatura; non è pesante al polso nonostante sia fatta di bronzo dorato.

    Le anse molto allungate e abbinate al cinturino Nato (unica scelta, niente caucciù) non rendono questo Fifty Fathoms ideale per i polsi sottili come il mio. L’ho visto indossato da gente più nerboruta del sottoscritto e l’impressione che mi ha lasciato è che quello sia il suo habitat ideale. Poi, come dico sempre, la prova dal concessionario è sempre la cosa migliore per valutare l’indossabilità di un orologio.

    L’eredità del Blancpain Fifty Fathoms

    Ho fatto questa premessa, a mio avviso importante, perché non siamo in tantissimi ad avere avuto l’opportunità d mettere al polso il nuovo Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3. Un parere fresco penso fosse utile. Ora torno a una presentazione più classica e inizio col dire che l’ispirazione per l’orologio è venuta dal modello in dotazione agli uomini rana della Marina Militare americana all’inizio degli anni ’60. Un’ispirazione che si ritrova in diversi dettagli.

    Tanto per cominciare nell’indicatore dell’impermeabilità a ore 6 che abbiamo imparato a conoscere dal contemporaneo Fifty Fathoms Mil-Spec e che è una invenzione di Jean-Jacques Fiechter, padre del Fifty Fathoms e Ceo di Blancpain dal 1950 al 1980. Il funzionamento dell’indicatore è molto semplice: se dell’umidità penetra nella cassa, la parte superiore bianca della “pastiglia” tende ad assumere un colore simile a quello della parte inferiore. In questo modo, mancando l’immediato contrasto visivo, un subacqueo che indossa l’orologio in immersione si accorge al volo che la tenuta stagna è stata compromessa.

    L’indicatore è presente fin dal 1957 sul quadrante del Mil-Spec (Military Specification, ossia costruito per soddisfare le specifiche richieste alle attrezzature militari). E ha fatto sì che la Marina statunitense giudicasse questo modello come l’unico in grado di soddisfare tutti i propri criteri riguardanti gli orologi da utilizzare per le missioni sottomarine. 

    Passato e presente

    I richiami a quell’orologio continuano nel colore nero opaco del quadrante, nel diametro della cassa (un’enormità a quei tempi) e nel logo Blancpain, scritto con i caratteri dell’epoca. Anche il vetro zaffiro, bello protruso, sa di anni ’50. Non potendo utilizzare il radio per gli indici, si è scelto il Super-LumiNova vintage, così come per la scala di immersione sulla lunetta. A proposito, quest’ultima è girevole, unidirezionale e piatta, con il tocco moderno dell’inserto in ceramica nera. 

    Il cinturino Nato bicolore riprende il codice cromatico del modello degli anni ’60, con un cuore sostenibile che lo rende adatto ai nostri giorni: è fatto con reti da pesca abbandonate, rimosse dagli oceani.

    Quello che invece distingue il Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 dall’orologio del passato è sicuramente la lunghezza delle anse, che là erano più corte e avvolgenti, oltre al materiale della cassa. L’ho anticipato prima, si tratta di bronzo dorato e, come promesso, ora ne parlo un po’ più da vicino.

    Una cassa speciale

    Sappiamo che in Swatch Group hanno il pallino di essere un po’ alchimisti e creano non di rado leghe proprietarie. Ricordo a titolo di esempio l’oro Sedna, Canopus o Moonshine di Omega. E cito Omega non a caso, perché questa lega brevettata chiamata bronzo dorato arriva da lì e chi ha buona memoria la ricorda in una cassa dello Speedmaster Chronoscope.

    È composta per il 37,5% da oro con punzonatura 9 carati e per il 50% da rame; il restante 12,5% se lo dividono argento, palladio e gallio. Quest’ultimo, molto raro, fonde a soli 30 gradi Celsius: pensate alla difficoltà di lavorarlo con altri componenti e ditemi se anche a voi non viene da pensare che nelle fonderie di Swatch Group lavori il Topolino Apprendista stregone di Fantasia.

    Il bronzo dorato fornisce un colore molto specifico, più vicino al bronzo tradizionale (almeno quando è nuovo) e diverso dalle altre leghe d’oro proprietarie di Omega. Allo stesso tempo, si qualifica come oro 9 kt e può quindi essere marchiato con punzoni. I risultati sono un colore e una lucentezza interessanti, diversi da qualsiasi altro bronzo. E – cosa importante – l’assenza di scolorimenti e ossidazioni, che per molti sono il bello di queste casse (più scolorano, più diventano uniche), ma per altri sono una seccatura che li frena nell’acquisto di questo tipo di orologi.

    Il calibro del Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3

    Non torno sulle dimensioni della cassa, che è impermeabile fino a 30 bar – minimo sindacale per un subacqueo professionale. Passo al movimento. Si tratta di un calibro automatico solo tempo e senza indicazione della data, giusto per parlare di aderenza filologica alla tradizione. All’epoca, un movimento a carica manuale avrebbe potuto prestare il fianco a una perdita progressiva di impermeabilità della cassa, dovendo mettere mano quotidianamente alla corona per ricaricarlo.

    Il calibro 1154.P2 è dotato di un doppio bariletto, che garantisce all’orologio un’autonomia di 100 ore. È qualcosa in meno di quanto fornisce il classico 1315 montato sulla collezione corrente, che arriva a 120 ore. Il 1315 è di oltre due millimetri più spesso, anche per la presenza del disco del datario, e lavora a 28.800 alternanze/ora, che sono invece 21.600 nel 1154.P2.

    Come ogni calibro di alta qualità che si rispetti, ha la spirale in silicio che lo rende resistente al magnetismo. A proposito di resistenza, per la prima volta nel Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 la Manifattura inserisce un movimento inattaccabile fino a 1000 gauss. Un risultato ottenuto grazie all’impiego del silicio abbinato, a livello di scappamento, a una serie di leghe esclusive.

    Questo ha consentito di evitare l’inserimento di una gabbia in ferro dolce a protezione del calibro, come si faceva un tempo, e di rendere così il movimento visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro. L’anello di incassaggio è anch’esso in bronzo dorato; dettaglio non secondario, perché negli orologi con cassa in bronzo di solito il fondello è in un altro metallo perché la lega può generare reazioni allergiche sulla pelle del polso.

    Blancpain e gli oceani

    Sopra ho parlato del cinturino fatto con reti da pesca riciclate. Scelta coerente, dal momento che l’esplorazione e la preservazione degli oceani mondiali sono essenziali per Blancpain. Un’affinità che si accompagna alla determinazione nel supportare importanti attività e iniziative dedicate agli oceani e dalla quale è nato il Blancpain Ocean Commitment (BOC).

    Grazie a questo programma, Blancpain è partner di diverse organizzazioni leader e personalità stimolanti. E concentra i suoi sforzi attraverso tre assi: sensibilizzare sulla bellezza degli oceani, contribuire alla ricerca scientifica e implementare delle misure efficaci di conservazione.

    Anche a Cannes, il giorno prima della mondanità, è stato dato spazio alla sostenibilità e voce al Blancpain Ocean Commitment con una tavola rotonda all’Hôtel Majestic. Vi hanno partecipato Marc Hayek, il fotografo ed esploratore subacqueo partner del brand Laurent Ballesta, il Ceo di Padi Drew Richardson, quello di Oceana Andrew Sharpless, il Direttore editoriale di The Economist Impact Charles Goddard.

    Prezzo e disponibilità

    Chiudo, come sempre, parlando del prezzo. Al momento la cifra precisa nella valuta comunitaria non è ancora stata comunicata, ma si aggira intorno a 32.000 euro. Aggiornerò appena possibile. Comunque soldi importanti per un orologio con cassa in bronzo dorato e non braccialato.

    E per la prova dal concessionario di cui ho scritto sopra ci vorranno pazienza e tenacia: l’orologio è in edizione limitata di 555 pezzi e al mercato italiano ne sono destinati meno del 5% del totale. Un motivo in più per ritenermi privilegiato a essere stato nel posto giusto al momento giusto. Cannes, 23 settembre 2023.

  • Ocean Photographer of the Year e l’impegno subacqueo di Blancpain

    Ocean Photographer of the Year e l’impegno subacqueo di Blancpain

    Finalmente i vincitori dell’Ocean Photographer of the Year 2022 hanno un nome. Il concorso, organizzato annualmente dalla rivista Oceanography Magazine in collaborazione con Blancpain, di solito svela le immagini prescelte all’inizio di settembre. Ma quest’anno, la premiazione – inizialmente prevista per il 12 – è stata posticipata nel rispetto del lutto nazionale per la scomparsa della Regina. Il che ha creato ancora più aspettative verso quello che a Londra sta diventando un appuntamento imperdibile, non solo per gli ambientalisti. Fino al 7 novembre infatti le foto vincitrici saranno esposte in una mostra pubblica e gratuita all’aperto, lungo il Tamigi (The Queen’s Walk). E diventano così parte integrante della spettacolare scenografia del Tower Bridge, tanto amata da turisti e londinesi.

    L’Ocean Photographer of the Year 2022

    Un surfista che combatte contro le turbolenze create da una delle onde più grandi e potenti del mondo (chiamata Teahupo’o, che in lingua polinesiana significa “luogo dei teschi”). È la foto vincitrice dell’edizione 2022 del premio, selezionata dalla giuria – costituita dai maggiori fotografi oceanici del mondo – fra le opere di oltre 5mila candidati, sia dilettanti sia professionisti, di tutte le nazionalità. Se si pensa che l’anno scorso i partecipanti erano stati 3mila, si capisce quanto la notorietà del contest sia in crescita, a livello internazionale.

    Il suggestivo scatto è stato realizzato da Ben Thouard, un fotografo originario di Tolone ma residente in Polinesia francese, che acquista così il titolo di Ocean Photographer of the Year 2022. Ma accanto a lui vanno almeno citati i primi classificati nelle altre categorie che compongono il premio. In particolare, si tratta di Rafael Fernandez Caballero per la sezione Wildlife; Mike Spencer per la sezione Fine Art. Nicolas Remy per la sezione Conservation Hope e Simon Lorenz per la sezione Conservation Impact. Tom St George per la sezione Adventure. Matty Smith per la sezione Portfolio. Ryuta Ogawa per la sezione Young. E Steve Woods per la sezione Human Connection.

    Ma più che i loro nomi, contano i loro scatti. Visibili sul sito ufficiale dell’Ocean Photography of the Year (nella gallery in alto ce n’è solo un assaggio), meritano ben oltre una veloce occhiata. Perché non solo celebrano la bellezza della vita sottomarina, ma ne mettono in rilievo la fragilità e fanno riflettere sull’urgenza di preservare specie e ambienti. Tant’è che il ricavato dalle iscrizioni al premio va interamente a favore di SeaLegacy: un ente benefico con sede in Florida, fondato da scienziati, registi ed esploratori, proprio per proteggere e rigenerare gli oceani.

    Il Female Fifty Fathoms Award

    Lo stesso obiettivo del resto è condiviso anche dal Blancpain Ocean Commitment. Da anni impegnato in modo concreto nella salvaguardia delle acque del Pianeta, il programma creato dalla Manifattura da sempre utilizza la fotografia subacquea come veicolo di emozioni per sensibilizzare l’opinione pubblica. Deriva proprio da qui il sostegno all’Ocean Photographer of the Year, di cui Blancpain non è soltanto Main partner. Dallo scorso anno, infatti, accanto alle consuete categorie in concorso, ha istituito anche il Female Fifty Fathoms Award, teso a incoraggiare l’azione delle donne nella fotografia subacquea.

    Premio che in questa edizione ha raccolto il doppio delle adesioni rispetto al 2021, ed è stato infine attribuito alla fotografa australiana Brooke Pyke. Le cui immagini, dieci scatti in totale, hanno subito un doppio giudizio: quello della giuria ufficiale e quello della delegazione Blancpain diretta da Marc A. Hayek. Appassionato subacqueo nonché fotografo dilettante, il Ceo e Presidente della Maison di Le Brassus ha quindi consegnato alla vincitrice anche un Fifty Fathoms Bathyscaphe, personalizzato per l’occasione.

    Le novità subacquee Blancpain

    A proposito di orologi, vale la pena di spendere due parole anche a proposito degli ultimi esemplari realizzati da Blancpain per affrontare le profondità marine. Due ulteriori versioni del Fifthy Fathoms Bathyscaphe Chronographe Flyback che ampliano l’offerta del modello in catalogo dal 2014 con un’estetica rinnovata. Coerenti con la revisione cromatica di recente apportata dalla Manifattura alle varie linee della storica collezione di subacquei.

    I due nuovi cronografi presentano infatti la cassa in titanio grado 23 oppure in oro rosso, rispettivamente associata a un quadrante soleil antracite o blu (entrambe con contatori azuré). Rimangono però immutate le caratteristiche tecniche, quali l’impermeabilità fino a 30 atmosfere o il diametro di 43 millimetri. Così come il calibro F385, ovviamente prodotto in-house, con spirale in silicio e bilanciere a inerzia variabile che lavora ad alta frequenza (36mila alternanze orarie). A tutto vantaggio delle prestazioni cronometriche.

  • Ocean Photography Awards 2021, Blancpain e le donne subacquee

    Ocean Photography Awards 2021, Blancpain e le donne subacquee

    Una tartaruga verde circondata dalla scorta di un banco di pesci vetro. Con quest’immagine sottomarina di forte impatto emotivo la talentuosa fotografa australiana Aimee Jan si è aggiudicata l’Ocean Photographer of the Year™ di quest’anno. Il più prestigioso tra gli 8 premi degli Ocean Photography Awards 2021, assegnati il 16 settembre dal londinese Oceanographic Magazine assieme a Blancpain, partner principale dell’evento. Un’ulteriore, importante conferma dell’impegno della maison nella salvaguarda degli oceani.

    Blancpain e gli oceani

    La storia di Blancpain è in effetti intrecciata alle vicissitudini sottomarine fin dal 1953, anno del lancio del primo orologio subacqueo al mondo: il Fifty Fathoms. Un esemplare creato da Jean-Jacques Fiechter, allora Co-Ceo della manifattura e sub appassionato, consapevole della necessità di poter contare su un orologio affidabile per scoprire il mondo sottomarino.

    Proprio al Fifty Fathoms l’azienda ha dedicato fra l’altro un’omonima pubblicazione che ha come scopo l’esplorazione, attraverso l’obiettivo, delle mille sfaccettature del mondo sottomarino. Segnale inequivocabile della scommessa di Blancpain sulla fotografia subacquea come uno dei migliori mezzi di conoscenza del mare. Che concorre a sensibilizzare la collettività sulle sue meraviglie e, al tempo stesso, sulle minacce cui è esposto.

    Dalla partnership del World Ocean Summit al supporto a spedizioni della National Geography Society; dalla stretta collaborazione con pionieri degli oceani, scienziati marini e fotografi subacquei al patrocinio di tanti concorsi fotografici. Le tante iniziative della maison in difesa della vita sottomarina sono coordinate dal Blancpain Ocean Committment. Diventato ormai una riconosciuta istituzione, finora ha contribuito a proteggere 4 milioni di chilometri quadrati di aree marine nel mondo.

    Blancpain e gli Ocean Photography Awards 2021

    In piena continuità con i progetti fotografici e artistici finora sostenuti si inserisce il partenariato con gli Ocean Photography Awards 2021. I prestigiosi premi quest’anno hanno raccolto oltre 3mila iscrizioni da parte di fotografi amatoriali e professionali, subacquei e surfer, giovani e anziani. Particolarmente difficile è stata quindi la selezione degli 8 vincitori per la giuria. Composta fra l’altro da membri del collettivo SeaLegacy – l’associazione per la conservazione degli oceani, per il cui sostegno si organizzano gli Ocean Photography Awards – nonché da fotografi e videografi specializzati.

    Su un tappetto di conchiglie, piccoli cristalli colorati e pietrine multiformi, un pesce striato dalla bocca fluorescente inghiotte un mozzicone di sigaretta. Mentre un cavalluccio marino che nuota beato in profondità blu aggancia con la coda il laccio di una mascherina chirurgica. Bellezze sottomarine che intrappolano rifiuti. Come netturbini dell’oceano, inconsapevoli dei pericoli che quegli incoscienti degli umani hanno teso ai loro habitat. Incanti e minacce negli oceani: questo il tema del concorso Ocean Photography Awards 2021, che ha dato grande rilevanza alle donne.

    Il Female Fifty Fathoms Award di Blancpain

    Novità di quest’anno è stato il Female Fifty Fathoms Award. Una categoria dedicata alla fotografia al femminile, lanciata proprio da Blancpain per invogliare le donne (ancora poche in questo settore) a condividere il loro sguardo sul mondo sottomarino. Nominate da altri come fonte d’ispirazione, le fotografe in lizza sono state oggetto di attente valutazioni da parte della giuria e di Blancpain. Fra le oltre 100 nomination, le 12 finaliste selezionate hanno offerto una panoramica dei loro lavori sottoponendo un portfolio di 10 immagini dedicate agli oceani.

    La vincitrice, nominata sempre giovedì scorso con la cerimonia ufficiale nella boutique londinese di Blancpain, è Renee Capozzola, insegnante di biologia americana, particolarmente interessata alla conservazione marina. Convinta che la fotografia subacquea sia una leva formidabile per svelare a tutti il mondo magico che si nasconde sott’acqua, Renee fotografa spesso tartarughe e squali. E un grande squalo a pinna nera del reef (segno di un ecosistema marino sano) domina infatti l’immagine (intitolata Sharky Sunset) che ha sedotto in particolare la giuria e Blancpain.

    Che hanno premiato Renee Capozzola con il primo esemplare di un nuovo Fifty Fathoms. Di colore blu, con il numero di serie 1 e sulla cassa l’iscrizione “FFF Award 2021”. Inoltre Renee Capozzola potrà beneficiare della presenza sulle piattaforme sui mezzi di comunicazione del marchio. Il suo nome sarà così associato a quello di fotografi famosi come Ernest H. Brooks II o Ellen Cuylaerts, che hanno contribuito alle pubblicazioni delle edizioni Fifty Fathoms di Blancpain.

    I vincitori degli Ocean Photography Awards

    I premi assegnati ai vincitori del concorso annuale prodotto dalla rivista Oceanographic sono del valore complessivo di 5mila sterline. E offrono ai fotografi l’opportunità di dare una svolta alla loro carriera, anche grazie alle tante occasioni di visibilità previste in aggiunta ai riconoscimenti in denaro. Dalla condivisione di profili e immagini sui social media di Oceanographic, di SeaLegacy e di Blancpain alla donazione di attrezzature; fino alla residenza di un anno come membri del SeaLegacy Collective, offerta al vincitore della sezione Portafoglio Collettivo, il tedesco Stefan Christmas, assieme a 1.000 sterline.

    Il Fotografo dell’anno, che quest’anno è una donna, Aimee Jan, vince invece (tra gli altri premi) 2.500 sterline e 5 giorni di presenza su feed Instagram di SeaLegagy, che ha ben 2,2 milioni di follower. La sezione Conservazione dell’oceano ha visto invece la premiazione del fotografo turco Kerim Sabuncuoglu, che oltre a ricevere 1.000 sterline avrà la possibilità di fare un tutoraggio con la pioniera della fotografia subacquea Cristina Mittermeier. Mentre la vincitrice della categoria Giovani è Hannel Le Leu, che farà due sessioni di tutoraggio individuale con un membro della giuria.

    Un premio in denaro di 1.000 sterline è stato assegnato anche al messicano Martin Broer, primo classificato nella categoria l’Esplorazione; e a Ben Thouard, che fa base a Tahiti, per la sezione Avventure. Da citare infine l’australiano Phil de Glanville, che ha vinto nella categoria Scelta della Comunità. Le immagini vincitrici degli Ocean Photography Awards sono state riunite in una mostra allestita da oggi lungo il Tamigi (The Queen’s Walk), in una sorta di galleria a cielo aperto che i londinesi non potranno non apprezzare. Mentre chi abita altrove può comunque godere della magia subacquea attraverso il sito ufficiale, dove sono esposte tutte le foto che hanno partecipato al concorso.

    Qualche commento

    «Siamo felici e onorati di avere Blancpain come nostro partner per il 2021. L’impegno di Blancpain nell’esplorazione e nella conservazione degli oceani fa parte della sua cultura aziendale, della sua stessa identità. Passione e ricerca l’hanno portata a raggiungere importanti obiettivi nella conservazione degli oceani ed essere ai primi posti nelle esplorazioni da molti anni. Quest’autenticità e integrità nell’amore per gli oceani si aggiunge bene al premio Opa 2021», ha commentato Will Harrison, fondatore degli Ocean Photography Awards.

    «L’Ocean Commitment di Blancpain è incentrato sul principio che la gente può rispettare e proteggere solo ciò che ama, e può amare solo ciò che conosce. Portando avanti il ruolo del Fifty Fathoms nell’aprire il mondo sommerso, Blancpain ha sempre patrocinato chi è in grado di suscitare la consapevolezza per le necessità degli oceani. E in particolare coloro che riescono a veicolare un messaggio positivo attraverso le immagini di luoghi ancora intatti», ha spiegato Marc A. Hayek, Presidente e Ceo di Blancpain.

    «Per questo siamo fieri di diventare il partner principale degli Ocean Photography Awards, che hanno per obiettivo la condivisione dei miracoli nascosti degli oceani e della loro importanza per ogni forma di vita sulla terra». Del resto lo stesso Marc Hayek è fotografo sottomarino. Ma non è casuale neppure la grande attenzione alle fotografe. Jean-Jacques Fiechter nutriva infatti una particolare ammirazione per le donne subacquee per la loro capacità di superare gli uomini nella durata d’immersione. Ben vengano altre donne dietro l’obiettivo, sopra e sotto il mare.

  • Gombessa VI: Blancpain in missione a Capo Corso

    Gombessa VI: Blancpain in missione a Capo Corso

    L’esplorazione della vita sottomarina da sempre ha ispirato letteratura e cinema. E ci ha regalato classici intramontabili (buoni da rispolverare anche sotto l’ombrellone): da “Ventimila leghe sotto i mari” a “James Bond – La spia che mi amava”. Ma crea avventure fantastiche anche nella realtà, come la recente Missione Cap Corse sostenuta da Blancpain. Così s’intitola infatti l’ultima spedizione Gombessa, la sesta, che si è svolta lo scorso luglio in Corsica, appunto, nel Parco naturale marino di Capo Corso e delle Agriate.

    Gombessa VI Missione Cap Corse

    Un progetto scientifico che, come i precedenti cinque, è stato possibile proprio grazie al contributo della Manifattura di Les Brassus. La cui storia è legata proprio all’esplorazione dei mondi sommersi fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Da quando cioè ha lanciato il Fifty Fathoms, il primo orologio subacqueo moderno. Ma ancora di più da quando Marc A. Hayek ne è diventato Presidente. Diver dilettante ma appassionato, per la tutela dei mari ha fondato il Blancpain Ocean Commitment. Di cui ci siamo già occupati altrove su questo sito.

    Come sempre, anche la missione Gombessa VI è stata diretta dal sub, biologo e fotografo sottomarino Laurent Ballesta. Obiettivo dell’esplorazione: svelare il mistero che avvolge l’origine di uno strano fenomeno, localizzato proprio nella zona settentrionale e orientale del “dito” (com’è detta la penisola che svetta a nord della Corsica). Ovvero la presenza di migliaia di atolli coralligeni perfettamente circolari, del diametro di circa 30 metri ciascuno, situati a 140 metri sui fondali marini. Curiosi anelli di corallo, la cui formazione potrebbe dipendere dall’emissione di gas o da affioramenti di acqua dolce.

    Durante l’operazione Gombessa VI, quindi, Ballesta e tre acquanauti – tra cui anche l’italiano Roberto Rimini – hanno vissuto per venti giorni nelle profondità del Mediterraneo, all’interno di una cassa pressurizzata di 5 metri quadrati. Installata sulla chiatta dell’Istituto Nazionale di Immersione Professionale (Inpp), la stazione batiale ha offerto ai sub condizioni di vita estreme, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Tuttavia, ha permesso loro di compiere immersioni particolarmente lunghe, in grado di portare a termine i numerosi protocolli scientifici di ricerca.

    Le precedenti spedizioni

    In attesa dei risultati della spedizione Gombessa VI, vale la pena di ricordare che il nome Gombessa è una delle alternative con cui viene chiamato il celacanto, un pesce preistorico ritenuto un “fossile vivente”. Che è stato oggetto delle ricerche di Laurent Ballesta durante la prima operazione Gombessa, svoltasi nel 2013 nell’Oceano Indiano, alle Comore. Fino ad allora si riteneva infatti che il celacanto si fosse estinto 70 milioni di anni fa; la missione dimostrò invece la sua esistenza. Fu quella la prima di una serie di spedizioni scientifiche, organizzate appunto con il supporto del Blancpain Ocean Commitment, al fine di studiare gli ecosistemi marini più inaccessibili del pianeta.

    Gombessa II quindi si è tenuta nel 2014 a Fakarava, nella Polinesia francese, per studiare l’enigmatica aggregazione delle cernie chiazzate. Per la missione successiva, nel 2015, Ballesta si è recato invece nell’Antartico per conoscere lo stato di salute dell’ecosistema, indebolito dal riscaldamento globale. Due anni dopo, la quarta spedizione ha portato di nuovo l’acquanauta a Fakarava per esaminare il comportamento predatorio di 700 squali grigi di barriera. Infine, Gombessa V lo ha condotto nel Mediterraneo davanti alle coste francesi per studiare, fotografare e far conoscere la ricchezza sottomarina di questo mare che nasconde ancora molti misteri, tra cui anche gli anelli di corallo.

    Collaborazioni e risultati

    Certo non è finita qui. Il progetto Gombessa avrà un seguito, c’è da scommetterci. Ma in più va ricordato che, nel corso degli anni, Blancpain Ocean Commitment ha sostenuto molteplici iniziative oceanografiche, anche a fianco di alte istituzioni. Per esempio le spedizioni Pristine Seas della National Geographic Society, la World Ocean Initiative organizzata da The Economist, e la Giornata Mondiale dell’Oceano, che si svolge ogni anno nella sede delle Nazioni Unite a New York. Mentre sta per iniziare la spedizione Progetto Anacranes, in partnership con l’organizzazione ambientalista Oceana, per proteggere le barriere coralline nel Golfo del Messico (Scorpion Reef e dintorni).


    Ma tanti sforzi non sono vani: al di là dei progressi scientifici, le azioni del Blancpain Ocean Commitment hanno risvolti concreti. Finora infatti la somma di tutte le attività ha contribuito a estendere la superficie delle aree marine protette di oltre 4 milioni di chilometri quadrati in tutto il mondo. E non è poco.

  • Fridays for Future: Oceana, nuovo partner di Blancpain

    Fridays for Future: Oceana, nuovo partner di Blancpain

    A latere delle attività legate al prodotto, il viaggio più profondo di Blancpain in tema di esplorazione degli oceani è iniziato nel 2012. Insieme a The Economist infatti, è diventato partner fondatore del World Ocean Summit.
    Aumentare la visibilità del problema legato all’inquinamento degli oceani e la partecipazione al tema da parte di un pubblico più ampio era l’obiettivo. Recentemente Blancpain ha annunciato un’operazione ancora più di impatto: una partnership triennale con Oceana.

    Oceana è la più grande organizzazione internazionale al mondo dedicata alla conservazione e alla biodiversità degli oceani. In pochi sanno quanto queste immense masse d’acqua siano rilevanti per la sopravvivenza della specie umana sulla Terra. Nel 2010 gli oceani hanno creato 30 milioni di posti di lavoro. Prima della pandemia da Covid-19, il valore dell’economia da questi generata, previsto per il 2030, si attestava intorno ai 3 miliardi di dollari.

    Guardando al lato “umano” del ruolo dell’oceano, è importante sottolineare che sette respiri su dieci li dobbiamo proprio all’oceano, che genera tra il 50 e l’80 per cento dell’ossigeno che respiriamo. In aggiunta, assorbe un terzo dell’anidride carbonica prodotta. Eppure – sembrerà strano, ma è vero – ad oggi è stato esplorato solo il 5 per cento dei fondali marini. Con questi dati alla mano, si capisce quindi chiaramente quanto gli oceani siano di fondamentale importanza per tutti gli esseri viventi. Al pari delle foreste, che però hanno da sempre più visibilità.

    La partnership con Blancpain, esclusiva per il settore orologiero, darà il via a una fattiva collaborazione nelle prossime campagne organizzate da Oceana, tese a ripristinare l’abbondanza oceanica. Cui parteciperà anche il Blancpain Ocean Commitment, da sempre deputato all’esplorazione e alla conservazione degli oceani. «Blancpain è entusiasta di questa partnership con Oceana, che ha dimostrato un rimarchevole impegno nella protezione e nel recupero degli oceani», ha affermato Marc Hayek, Presidente & Ceo di Blancpain, a proposito dell’operazione. «Sono davvero convinto che la protezione del mondo sottomarino si possa realizzare solo attraverso un pubblico informato».

    Il piano triennale con Oceana, tra le tante iniziative in programma, prevede una spedizione all’Arrecife Alacranes (più noto come Scorpion Reef), una delle più grandi barriere coralline nel Golfo del Messico meridionale. Dichiarata Riserva delle biosfere dall’Unesco e Parco nazionale protetto dal governo messicano, ospita oltre 500 specie di pesci e 34 di coralli. Recenti studi hanno dimostrato che proprio grazie a questa vasta biodiversità, l’area protetta ha più chance di sopravvivere agli effetti del cambiamento climatico. Sono comunque necessarie ulteriori azioni per salvaguardarla.

    Non è infatti solo il cambiamento climatico a minacciare le aree marine protette: anche la pesca distruttiva può esserne causa. La spedizione organizzata da Oceana e Blancpain servirà proprio a documentare la vita del delicato ecosistema della barriera corallina e a convincere il governo messicano a disporre ulteriori piani di protezione. La spedizione si servirà dell’ausilio di video e foto. Mezzi scientifici all’avanguardia, come l’analisi del Dna e la tecnica del fotomosaico tridimensionale, serviranno a produrre una documentazione utile.

    «Ringraziamo Blancpain per il supporto», ha commentato Andrew Sharpless, Ceo di Oceana. «Il sostegno di Blancpain aiuterà le squadre delle nostre campagne a realizzare la gestione dei nostri mari su basi scientifiche – combattendo la pesca eccessiva, l’inquinamento da plastica e la distruzione della biodiversità. Che si aggiungerà alle centinaia di vittorie della nostra policy e alle quasi 4 milioni di miglia quadrate di oceano protette». Chiude con un monito: «Insieme possiamo salvare gli oceani e nutrire il mondo».

    L’annuncio della partnership è stato fatto lo scorso ottobre, durante l’annuale cena di gala che si tiene a New York per raccogliere fondi a favore di Oceana. E che quest’anno si è svolta per la prima volta in edizione virtuale, ma con la consueta parata di personaggi. Tra gli ospiti, Bill Clinton, Jane Fonda, il sindaco Bloomberg, Leonardo Di Caprio, Diane Lane, Nile Rodgers e tanti altri. Per l’occasione Blancpain ha donato un Fifty Fathoms Ocean Commitment III, messo in vendita in un’asta privata. La serata ha fruttato oltre 1,2 milioni di dollari, che sono stati interamente devoluti alla conservazione degli oceani.

     

  • Fridays for Future:  Blancpain Ocean Commitment

    Fridays for Future: Blancpain Ocean Commitment

    L’Italia è sotto la morsa del maltempo, da nord a sud intere zone vengono flagellate da bombe d’acqua. A Venezia l’acqua alta ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 1966, danneggiando opere di inestimabile valore. In Sicilia intere spiagge e stabilimenti balneari sono stati distrutti da violente mareggiate, portando alla luce ciò che, ahimè, giace nei nostri mari. E cioè intere distese di plastica. Scolapasta, bottiglie e giocattoli si distinguono ad occhio nudo. Ma, seppur ci impressionino molto, non sono questi oggetti a dover fare paura, quanto le micro-plastiche che ormai “popolano” mari e oceani distruggendo la flora e la fauna subacquee.

    Esiste un marchio di alta orologeria che della tutela degli oceani e delle specie marine ha fatto un must: parliamo di Blancpain. Siamo nel 1953, anno di nascita del leggendario Fifty Fathoms: il primo orologio subacqueo moderno, che segnerà un punto di svolta nella storia e nel design dei modelli diver.  Dal lancio di quel primo esemplare, il passo verso l’innamoramento per il mondo marino è breve. Blancpain instaura da subito relazioni profonde con esploratori subacquei, scienziati di spicco e fotografi.  

    E la vocazione ambientalista si fa ancora più decisa dopo l’ingresso della maison nella galassia Swatch Group, quando le redini passano nelle mani di Marc Hayek. Giovane, sportivo, Marc pratica dive è appassionato soprattutto di immersioni subacquee. Il suo obiettivo è sostenere iniziative volte alla conservazione degli oceani e all’informazione dell’opinione pubblica. Un impegno che prende il nome di Blancpain Ocean Commitment. E si realizza concretamente in diverse iniziative, che ad oggi vantano numeri importanti: 11 aree marine protette e 19 spedizioni scientifiche, oltre a svariati eventi a sostegno del progetto. Per esempio le spedizioni a fianco della National Geographic Society e la partnership con il World Ocean Summit.

    Blancpain è fermamente convinto che la consapevolezza del pubblico sia vitale per raggiungere gli obiettivi di conservazione e protezione degli oceani del mondo. E, partendo da questo presupposto, sostiene artisti/scienziati visionari che hanno fatto della fotografia subacquea la loro missione. Laurent Ballesta è uno scienziato marino, illustre fotografo subacqueo e pioniere nell’uso di nuove attrezzature da immersione. Il supporto del Blancpain Ocean Commitment gli ha permesso di capitalizzare i propri talenti attraverso il progetto Gombessa, concepito per far progredire la comprensione da parte del pubblico di ecosistemi sottomarini fino ad allora inaccessibili e vagamente studiati. Il progetto ha già dato origine a cinque grandi spedizioni, l’ultima nel nostro mar Mediterraneo lo scorso giugno.

    Ma Blancpain non si impegna solo sul territorio (o meglio, in acqua): sostiene anche importanti attività di sensibilizzazione delle coscienze. Come ad esempio la sponsorizzazione del Concorso fotografico annuale per l’Ocean World Day, a cura della fotografa Ellen Cuylaerts, che si tiene ogni anno a New York presso le Nazioni Unite; e mira a sottolineare l’importanza ecologica ed economica degli oceani sani, insieme alla necessità di proteggere il fragile ecosistema della vita sottomarina.

    In ultimo, ma non meno importante, la sponsorizzazione di The Dive Tec!, evento annuale che chiama a raduno esperti subacquei, esploratori e appassionati per scoprire e approfondire le ultime innovazioni nel settore. E non va dimenticato il pubblico, verso cui Blancpain pone la massima attenzione, e per il quale ha organizzato la mostra Blancpain Ocean Commitment. In cui racconta attraverso immagini, video e illustrazioni il proprio impegno nello sviluppo degli orologi subacquei, nonché il proprio coinvolgimento a lungo termine a favore di progetti di conservazione dell’oceano. 

     

  • Il World Ocean Summit, Blancpain e la tutela dell’oro blu

    Il World Ocean Summit, Blancpain e la tutela dell’oro blu

    Abbiamo tecnologie sempre più sofisticate, l’agricoltura cellulare, l’intelligenza artificiale, i carburanti alternativi. E poi ci sono gli investitori, che tra l’altro secondo la New Climate Economy (una partnership globale di istituti di ricerca) impegneranno 90 milioni di dollari in infrastrutture oceaniche da oggi ai prossimi 15 anni. Stiamo, forse, passando dalle parole ai fatti. È con uno spirito di cauto ottimistico che si è chiusa la sesta edizione del World Ocean Summit, organizzata dall’Economist Group con un parterre di sostenitori istituzionali e privati. Più di 700 partecipanti, tra cui 65 relatori provenienti da oltre 50 Paesi, si sono confrontati per tre giorni, da martedì 5 a giovedì 7 marzo, sul futuro degli oceani, per trovare soluzioni su come tutelare l’oro blu, cercando di conciliare due parole troppo spesso in contraddizione: sviluppo e sostenibilità.

    Sostenitore fondatore del World Ocean Summit, fin dalla prima edizione del 2012, è Blancpain, sensibile ai grandi temi dei mari fin dal lancio del leggendario Fifty Fathoms, nel 1953, che ha lasciato il segno come il primo orologio subacqueo moderno al mondo. Lavorando a stretto contatto con subacquei, scienziati, esploratori subacquei, ambientalisti e fotografi, Blancpain sostiene da tempo spedizioni esplorative come le Pristine Seas Expeditions (maggio 2011-maggio 2016) e le Gombessa Expeditions di Laurent Ballesta, che studia, fotografa e filma specie sottomarine rare. Ogni anno, la marca pubblica l’edizione Fifty Fathoms dedicata al mondo sottomarino, nel tentativo di aumentare la conoscenza e la preoccupazione delle persone sull’oceano.

    Insomma, l’esplorazione e la salvaguardia degli oceani sono diventate due missioni parallele per il Blancpain Ocean Commitment. Nel 2014, il presidente e amministratore delegato del marchio, Marc A. Hayek, ha presentato una prima serie di orologi Blancpain Ocean Commitment (BOC) in edizione limitata, rilanciata nel 2016 e nel 2018 con l’impegno di devolvere 1000 euro alle cause degli oceani per ogni segnatempo venduto. Una serie di gocce nell’oceano che possono concorrere alla causa comune. Il significativo impegno dei privati è stato d’altronde ripetutamente sollecitato durante la tre giorni appena conclusa.

    Costruire ponti – per promuovere uno sforzo collettivo a tutela del mare, ma anche uno sviluppo economico della blue economy: questo il tema del sesto summit che si è svolto ad Abu Dhabi. Una sede intensamente significativa. Non solo perché lì c’è la barriera corallina, ci sono le perle e praterie di erba marina che forniscono servizi preziosi di fronte ai cambiamenti climatici. O perché nel deserto, con un tasso annuo di precipitazioni di circa 100 mm, è in corso una riduzione delle riserve di acque sotterranee. Ricordiamo anche che grazie all’altro oro, quello nero, con un dispendio energetico e un impatto sull’ambiente molto pesanti – il 20 per cento dell’energia della regione -, per avere l’acqua potabile viene dissalata senza limiti l’acqua del mare, con conseguenti danni anche all’ecosistema marino.

    Una situazione destinata a peggiorare, visto che gli Emirati Arabi sono tra i maggiori consumatori pro capite di acqua al mondo (secondo il governo locale il consumo giornaliero è di 500 litri a persona), e la popolazione, in costante crescita, dovrebbe raggiungere i 10,4 milioni di persone entro i prossimi due anni. Lì, dunque, più che altrove, non c’è tempo da perdere. Gli esperti del World Ocean Summit negli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto “cambiamenti radicali” per garantire la salute futura dei nostri oceani. L’Agenzia per l’ambiente di Abu Dhabi ha annunciato un nuovo piano per la ripresa della pesca e il suo impegno nella lotta all’inquinamento marino procurato dalla plastica. Nelle scuole si comincia finalmente a parlare di risparmio idrico. Le istituzioni hanno messo a punto una Strategia di sicurezza idrica con l’obiettivo di ridurre della metà il consumo medio pro-capite entro il 2036.

    I progetti di blue economy, settore che sta attraendo sempre più investimenti in tutto il mondo, negli Emirati sono parecchi, e si stanno concentrando in particolare sulla dissalazione del mare utilizzando l’energia solare. Intanto il Paese sta investendo molto in questa tecnica capace di aumentare la probabilità e l’intensità delle piogge fino anche al 35%. Al World Ocean Summit è stata annunciata la creazione di una nuova Blue Prosperity Coalition, con l’obiettivo di raggiungere l’ambizioso obiettivo di proteggere il 30 per cento degli oceani del mondo.

    Sono state condivise le migliori pratiche per la riduzione dei rifiuti in plastica che finiscono in mare. Ed è stata lanciata la piattaforma Urban Ocean che coinvolgerà tutte le organizzazioni che si occupano di mare. Meccanismi di finanziamento innovativi e partnership internazionali sosterranno la maggior parte di questi progetti. Moltissimi i rappresentanti della finanza che a Abu Dhabi hanno incontrato rappresentanti dei governi e delle Ong, scienziati e imprenditori. Ma è evidente che occorre uno sforzo collettivo per costruire un’economica oceanica sostenibile.