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Tag: Ore del Mondo

  • Classic Worldtimer Manufacture: Frederique Constant e l’arte della pulizia

    Classic Worldtimer Manufacture: Frederique Constant e l’arte della pulizia

    «La pulizia è la più ordinata forma di paura». Penso che questa frase fulminante dello scrittore americano Richard Krause non girasse in testa ai designer di Frederique Constant quando hanno deciso di mettere mano al Classic Worldtimer Manufacture. Quello che hanno presentato all’ultimo Watches and Wonders, intendo. L’ho visto dal vivo a Ginevra e, per come lo hanno alleggerito rispetto alle precedenti versioni, direi che alla Maison non hanno avuto paura di pulire. 

    Frederique Constant e l’ascolto del cliente

    Faccio subito coming out, per sgombrare il campo da dubbi e illazioni. Ho da sempre un debole per la complicazione delle ore del mondo e molta simpatia per Frederique Constant. E dunque per il Classic Worldtimer Manufacture. Perché Frederique Constant è uno di quei marchi che si guadagnano il rispetto in modo discreto e perché sviluppare 35 movimenti di manifattura in meno di 40 anni di vita significa tenere un ritmo che sarebbe favoloso anche per un brand con il triplo della sua età. Un combinato disposto (i giuristi mi passino l’uso improprio della locuzione) che mi ha fatto subito apprezzare il Classic Worldtimer Manufacture rinnovato.

    Quando intendo rinnovato, voglio dire nuovo calibro, nuove dimensioni di cassa, autonomia quasi raddoppiata, leggibilità migliorata e tre nuove varianti di quadrante. Mica poco per un orologio che, fin dal lancio nel 2012, è stato uno dei modelli più apprezzati di Frederique Constant. Uno di quei casi in cui la maggior parte dei brand si sarebbe rifiutata di intervenire su una struttura talmente riconoscibile da diventare quasi intoccabile. I tecnici della Manifattra ginevrina, però, lo hanno fatto.

    E lo hanno fatto, probabilmente, perché hanno una dote preziosa: sanno ascoltare clienti e appassionati. I quali, da un po’ di tempo, chiedevano di operare un po’ di lifting sull’orologio, lavorando principalmente su due aspetti: il diametro e la leggibilità del quadrante. Ebbene, anche sulla base di questi suggerimenti, in Frederique Constant hanno lasciato da parte dubbi, perplessità, esitazioni e hanno agito. Come? Ecco qua.

    Le novità del Classic Worldtimer Manufacture

    Intanto il diametro. Pur mantenendo in assortimento anche la precedente versione del Classic Worldtimer Manufacture da 42 mm, Frederique Constant ha ridotto la dimensione a 40 mm. Più portabile e contemporanea, lo confermo per averlo indossato, nonostante lo spessore sia passato dai precedenti 12,25 mm agli attuali 12,53 mm. La struttura della cassa rimane quella classica in tre parti e la lavorazione lucida la rende elegante.

    Poi il quadrante. Quello del Classic Worldtimer Manufacture è sempre stato piuttosto affollato, come è inevitabile in un ore del mondo. Tra anello delle città, anello delle 24 ore, riproduzione del planisfero in rilievo a tutta ampiezza e grande contatore della data a ore 6, risultava un po’ pesante ancorché leggibile. Fatto salvo il punto in cui i due anelli scorrevano sotto al datario. Ebbene, per pulire e aprire il quadrante, i designer hanno proprio tolto il datario. Un elemento distintivo dell’orologio che però, a lungo andare, aveva un po’ stancato gli appassionati.

    La cosa è giunta alle orecchie dei designer di Frederique Constant che hanno agito di conseguenza. Il risultato è un quadrante più equilibrato, più pulito appunto, nel quale tutte le informazioni sono pienamente alla vista. I designer hanno mantenuto gli stessi codici colore sul bianco e blu di alcune delle precedenti referenze, lavorando sui dettagli.

    Ora, il Classic Worldtimer Manufacture è ancor di più ore del mondo vero e non un GMT che si spaccia per tale. Offre la visualizzazione simultanea dell’ora in tutti i 24 fusi orari di riferimento e le città che li rappresentano sono visualizzate sulla periferia del quadrante. Una volta allineata la città di residenza o di riferimento alle ore 12, il disco delle 24 ore che incornicia il centro indica l’ora corrispondente in tutti gli altri fusi orari, arricchita da un indicatore giorno/notte bicolore.

    Classic Worldtimer Manufacture: il calibro e le tre versioni

    L’altro intervento importante è a livello di calibro. Come ho anticipato all’inizio, l’aggiornamento principale introdotto sul 35° movimento della manifattura – il calibro FC-719 è l’incremento della riserva di carica, aumentata grosso modo del 90% rispetto a quella del precedente calibro FC-718. Merito principalmente dell’introduzione di una spirale più lunga, come spiego più nel dettaglio nelle didascalie.

    Proprio l’architettura del movimento ridisegnata è alla base del leggero aumento dello spessore della cassa cui ho accennato sopra. Una cassa che troviamo in tutte le tre versioni che, pur mantenendo il caratteristico planisfero al centro del quadrante, presentano diverse varianti di colore e opzioni di cinturino. Tra esse spicca l’edizione limitata a 88 esemplari, con 70 diamanti a taglio brillante sulla lunetta e 12 indici con diamanti. Il quadrante è azzurro ghiaccio con finitura soleil, planisfero grigio in rilievo e due cinturini intercambiabili in alligatore.

    Del nuovo Classic Worldtimer Manufacture esiste anche una versione più familiare, con gli oceani blu navy che circondano i continenti grigi in rilievo e anelli delle ore e delle città blu. Molto bello (e il mio preferito, per quello che può valere) è il modello con gli oceani blu sfumati con finitura grené, l’anello delle 24 ore in azzurro e blu scuro, l’anello delle ore color panna e il cinturino intercambiabile in alligatore blu.

    I prezzi? In linea con il concetto di lusso accessibile che è da sempre il mantra di Frederique Constant. La versione con i diamanti su lunetta e indici costa 7.995 euro, le altre due stanno sotto i 5.000: 4.995 euro. In questo caso, l’abusata espressione di “soglia psicologica” rende bene l’idea di quanto questa Manifattura riesca a bilanciare qualità e prezzo, anche quando lavora sulle referenze più consolidate. Come fa a non essermi simpatica?

  • Worldtimer RM 63-02: le innovative Ore del Mondo di Richard Mille

    Worldtimer RM 63-02: le innovative Ore del Mondo di Richard Mille

    Il nuovo Richard Mille Automatic Worldtimer RM 63-02 propone una nuova visione di una delle più affascinanti tra le complicazioni: quella della lettura contemporanea dell’ora su fusi orari differenti. Ci sono modi diversi per essere innovativi, in orologeria. Naturalmente, il più eclatante è quello di inventare una nuova funzione, rendendola disponibile. Non meno difficile, però, è trovare nuovi modi per offrire una funzione già presente in altri modelli, migliorandone prestazioni e caratteristiche.

    Dall’orologio del capitàno alle Ore del Mondo

    Conoscere nello stesso momento l’ora in due luoghi diversi, non sullo stesso meridiano, era un problema noto e risolto sin dal tempo degli esemplari da tasca del XIX secolo. Con i loro quadranti doppi, uno settato sulla città di partenza e l’altro su quella di destinazione, offrivano con semplicità la soluzione a un problema nella sua versione minima. Altra cosa sarebbe stato conoscere l’ora in un insieme di destinazioni diverse.

    Tra le più note complicazioni, con i loro diversi gradi di difficoltà, quella cosiddetta delle “Ore del Mondo” fu introdotta per la prima volta da Louis Cottier, come potete leggere qui e qui. Rispondeva a un’esigenza reale di quanti viaggiavano su grandi distanze, dovendo adattare il proprio orologio all’ora locale all’arrivo, o in molti casi anche una volta giunti alle tappe intermedie. La complicazione, nata a Ginevra e presentata come Heure Universelle negli anni ’30 del secolo scorso, dopo la Seconda Guerra Mondiale fu più nota con il nome di Worldtimer.

    Ed è proprio con questa categoria di complicazione che Richard Mille si è confrontato, con il nuovo Automatic Worldtimer RM 63-02. La Maison di Les Breuleux ne ha voluto dare una diversa interpretazione, seguendo l’approccio che la distingue in ogni suo progetto. Non è la prima volta: gli aficionados ricorderanno il modello in titanio del 2015, Worldtimer con carica automatica anch’esso. Analizzeremo insieme come anche in questa occasione i tre temi cari a Richard Mille – innovazione estetica, meccanica, nei materiali – abbia portato a un risultato di prima grandezza.

    La prima impressione

    Come è naturale, ciò che per primo colpisce un osservatore è l’aspetto estetico.
    Al di là del design generale, che per forme e proporzioni dichiara immediatamente la firma di Richard Mille, non possiamo non notare la ricerca di cromie inusuali. L’uso del bianco e dell’oro rosso, insieme all’algido titanio e agli accenti di rosa e bordeaux, non può non attirare lo sguardo, anche da lontano. Il bianco è riservato al cinturino e al réhaut, su cui spiccano i nomi delle città in nuance tono su tono, mentre la cassa è bimetallica. Lunetta e fondello, in oro rosso 5N, si alternano visivamente e cromaticamente a una carrure – o sideband, se preferiamo l’inglese – in titanio grado 5, che ritorna anche nelle spallette di protezione della corona.

    Sempre in oro rosso le lancette delle ore e dei minuti, così come quella dei secondi, la cui estremità è accentuata da un tocco di bordeaux. L’area centrale del quadrante mostra – ma solo in parte – la complessità del movimento, scheletrato à la Richard Mille. Le ore in 12 a grandi cifre, trasparenti, e il datario del giorno del mese, ad alta leggibilità, sono protagonisti côté cadran. Non voglio dimenticare la ghiera in 24, che come vedremo svolge un ruolo fondamentale, ma in apparenza ha un aspetto consueto, sebbene anch’essa rinnovata nei colori. Bitonale, ha la parte più chiara rosa a indicare le ore diurne, quella più scura, bordeaux, le ore notturne.

    La cassa dell’Automatic Worldtimer RM 63-02

    Studiata per il comfort, la forma della cassa è semplicemente ottimale. Composta da quasi 200 componenti, richiede lavorazioni di massima precisione, incluse le finiture manuali di altissimo livello, con le diverse superfici lucide, satinate e spazzolate. Ma, lo sappiamo, questo non è un problema, se chi produce è Richard Mille. A ben guardare, però, la cassa presenta un’insolita costruzione in quattro parti, dato che la ghiera girevole è “doppia”. L’innovazione tecnica del Richard Mille Automatic Worldtimer RM 63-02 sta proprio qui.

    In genere, nell’orologeria tradizionale, la funzione delle Ore del Mondo si serve di un pulsante apposito per settare simultaneamente il disco delle città, la lancetta delle ore e il disco delle 24 ore con incrementi di un’ora. In questo orologio invece la specifica complicazione dell’ora universale è ottenuta mediante l’azione manuale sulla ghiera in oro rosso, alla cui rotazione corrisponde lo spostamento del riferimento sulle città riportate nel réhaut. Basta ruotarla in senso antiorario per effettuare regolazioni di un’ora. Una volta allineata la città di interesse, la lettura del tempo corrente in quel luogo è immediata, così come lo è per tutte le altre città. Lo spostamento della ghiera è particolarmente gradevole e preciso, grazie ai microcuscinetti a sfera su cui scorre.

    Per passare alla corona, essa può svolgere diverse funzioni: la scelta avviene attraverso la pressione di un pulsante selettore, posto a ore 4, che permette di passare dalla posizione N (neuter, neutro) alla W (winding, carica), o alla S (setting, messa all’ora). Del resto, come ben sanno i fan di Richard Mille, si tratta di una caratteristica ricorrente in molti esemplari della Marca. Infine il fondello in vetro zaffiro, attraverso il quale si possono ammirare altri componenti del movimento oltre alla massa oscillante del rotore, che garantisce la ricarica automatica del movimento quando l’orologio è indossato.

    Nel cuore della meccanica

    La cassa del Worldtimer RM 63-02 però non è solo contenitore: è una vera custodia di un movimento. Il calibro CRMA4 conta ben 106 componenti, una dozzina dei quali specificatamente relativi alla gestione del Worldtimer. Il movimento è caratterizzato dalle platine scheletrate e dai ponti in titanio grado 5 microsabbiati. Grazie a un trattamento all’elettroplasma, vanta alta resistenza e un livello di perfezione nella regolarità superficiale che garantisce prestazioni ottimali in termini meccanici. Il Titalyt, che migliora la resistenza alla corrosione del titanio garantendo un elevato grado di durezza superficiale, è stato riservato al trattamento della superficie dei ponti.

    Tutto il treno del tempo, cioè l’insieme delle ruote dentate che trasmettono l’energia dalla molla di carica al bilanciere, è caratterizzato da ingranaggi i cui denti presentano un profilo particolare. La scelta di un angolo di pressione di 20° offre il vantaggio di rendere il sistema molto più insensibile a qualsiasi seppur minima discrepanza geometrica nelle ruote. Non si pensi solo a problemi derivanti dalla lavorazione, ma anche alle quasi infinitesime, ma pur esistenti, differenze dimensionali dinamiche dovute alle variazioni termiche. Oppure alle condizioni ambientali in cui l’orologio debba operare. La scelta di Richard Mille garantisce una trasmissione delle coppie ottimali verso il bilanciere, con l’ovvio risultato di una precisione complessiva superiore, in termini cronometrici.

    Worldtimer RM 63-02: raro, bello, di qualità. Per cui, prezioso

    Scegliere Richard Mille, lo sappiamo, non è mai questione di capriccio. Siamo sempre di fronte a orologi per chi ha gusto, competenza e – diciamolo pure – possibilità. D’altronde, la qualità ha un costo intrinseco: se le piccole produzioni da un lato evitano fenomeni di inflazione sul mercato, dall’altro riconducono gli alti costi di ricerca e sviluppo su un numero molto contenuto di pezzi. Un semplice ragionamento, che resta vero anche in questo caso. Prodotto in soli 100 esemplari, il nuovo Richard Mille Automatic WorldTimer RM 63-02 riporta sul fondello l’indicazione del numero progressivo dell’edizione limitata. Il prezzo? Adeguato alla qualità ed all’esclusività: 220mila franchi svizzeri (tasse escluse).

  • L’Ora Universale, l’invenzione di Louis Cottier – 2

    L’Ora Universale, l’invenzione di Louis Cottier – 2

    continua…

    Ma perché Ora Universale? Ne abbiamo citato il nome, abbiamo ormai capito che dire Heure Universelle è come dire Louis Cottier: proviamo a comprendere un po’ più nel dettaglio di cosa si tratta.

    Per millenni l’umanità ha calcolato il tempo prendendo il mezzogiorno (astronomico) come l’istante in cui il Sole si trova esattamente nel punto più alto del cielo rispetto all’osservatore. Ora si potrebbe aprire una lunga disquisizione sui concetti di “Tempo Medio” e “Tempo Vero”, ma non è questa l’occasione per approfondire il discorso.

    Qui ci basti ricordare che mentre noi vediamo il Sole in questo punto, ovviamente per chi sta più a Est (rispetto all’osservatore) il Sole ha già iniziato a declinare, mentre per chi sta più a Ovest non è ancora giunto al punto di massimo. Quindi stiamo necessariamente parlando di “Tempo Locale”.

    Finché i trasporti erano lenti e gli spostamenti, pure, il problema era relativo. Si arrivava quando si arrivava, si chiedeva a uno del posto che ora fosse o si guardava un orologio su un campanile, si aggiustava il proprio orologio e il problema cessava. Chi spesso si spostava tra due città che non fossero sullo stesso meridiano, quindi che non condividessero l’ora locale, usava un orologio con doppio quadrante. Uno indicava l’orario sul fuso di riferimento, spesso quello di casa; l’altro veniva aggiustato all’arrivo sull’ora locale. Nella loro versione da tasca, questi esemplari erano spesso chiamati familiarmente “orologi del capitàno”.  

    Se c’è un problema, serve una soluzione

    L’introduzione dei trasporti ferroviari, a partire dal XIX secolo, evidenziò drammaticamente la questione di un riferimento temporale condiviso. Merci e persone giravano assai più numerose che un tempo. Tenere allineati e coordinati orari ognuno impostato su un’ora locale era un’impresa impossibile. Nacque quindi il concetto di “fuso orario”, come oggi lo conosciamo.

    Due fusi orari, abbiamo visto, erano gestibili. Ma come sarebbe stato possibile avere molte più informazioni? Conoscere in questo momento che ora fosse in tante altre città del mondo? Non era un capriccio: l’introduzione del telegrafo, che per primo consentì la trasmissione quasi istantanea delle informazioni, rendeva necessario sapere che ora fosse a casa del destinatario. Uomini d’affari, politici, decisori, diplomatici ne avevano veramente bisogno: era un’esigenza sentita.

    L’Ora Universale di Cottier rispondeva egregiamente a questa necessità. Che fosse sulla scrivania, al polso o in tasca, mostrava con un colpo d’occhio l’ora del fuso di riferimento e al tempo stesso in un numero di capitali, in alcune versioni anche oltre 40 città diverse. Non si sorrida: siamo per abitudine inclini a pensare alle difficoltà meccaniche, ma un problema che fu per Cottier tutt’altro che secondario, all’epoca, fu quello della tecnologia (incisione, miniatura, stampa) con cui indicare i nomi delle capitali sulla lunetta. Scrivere in modo minuto e perfettamente leggibile, resistente all’usura di un orologio portato addosso, non era un gioco da ragazzi.

    La versione base

    Ma cosa c’era, di così particolare, nella soluzione di Cottier dell’Ora Universale? Innanzitutto, una doverosa precisazione. L’idea di mostrare l’ora corrente in capitali o città importanti del mondo, su un medesimo quadrante, non era poi del tutto originale. Non siate delusi: non cercheremo lontano! Era di Emmanuel, il papà di Louis Cottier.

    Da quanto apprendiamo dalle fonti, Cottier padre aveva ricevuto una richiesta in tal senso da parte di un ingegnere ferroviario canadese, che gli aveva chiesto di risolvere un problema pratico. In Canada, nazione che si estende su più fusi orari, di fatto chi viaggiava per lavoro per conto del locale Ente Ferrovie, lo faceva portando in tasca tanti orologi quanti erano i fusi orari. Non certo comodo.
    Emmanuel, quindi, realizzò un esemplare con l’Ora Universale, a ben vedere antesignano della soluzione trovata da Louis. Non ebbe, purtroppo, successo a causa di alcune “debolezze” progettuali, anche se la soluzione, in nuce, fu proprio quella da cui partì Cottier figlio per realizzare la propria.

    L’Ora Universale in sintesi

    Nell’Heure Universelle, una coppia di lancette – particolare importantissimo, su cui torneremo – indica semplicemente le ore e i minuti riferiti a una fascia oraria interna. La quale presenta le ore 12 corrispondenti al mezzogiorno – o alla mezzanotte – del fuso di riferimento (solitamente funzione del mercato di destinazione o del committente). Nella fascia oraria esterna troviamo le 24 ore, numerate da 0 a 23. Tutt’intorno una ghiera riporta, alle distanze corrispondenti ai fusi orari, i nomi delle altre città di cui è possibile leggere l’ora a colpo d’occhio, riferendola alla posizione indicata sul disco in 24.

    Man mano che le ore trascorrono, la fascia oraria in 24 si muove, compiendo un giro in un giorno, mentre quella con le città rimane statica. Per sapere che ore siano, per esempio, a Istanbul, basterà quindi cercare il nome della capitale turca e leggere l’ora sull’anello in 24, quella che compare sotto il nome della città.

    La rincorsa della concorrenza

    Agli esordi, Cottier offrì una versione dell’Ora Universale a Vacheron Constantin, che nel 1933 realizzò un bellissimo orologio da tasca (vedi gallery in alto). Ma fu soprattutto Patek Philippe a legare il proprio nome all’invenzione del Maestro, per la quantità e la qualità degli esemplari creati nel corso del tempo.

    Comunque l’idea delle Ore del Mondo piacque a molti, soprattutto nel Secondo Dopoguerra. Vi fu una vera pletora di costruttori che decise di presentare proprie interpretazioni dell’Ora Universale, ovviamente costruite senza l’apporto di Cottier e in versioni molto più abbordabili a livello di prezzo. Tra loro troviamo nomi come Seiko, che oltre ad offrire una versione analogica, la ref. 6217 7000, realizzò nel 1977 il modello Pan Am con quadrante Lcd – in cui, pur se con altra architettura, i principi di lettura restavano i medesimi. L’idea fu poi riproposta dal Marchio giapponese, negli anni seguenti, con altre referenze.

    Oltre l’Ora Universale

    Non si immagini però Cottier come un genio paranoico, che raggiunge la perfezione in un unico ambito, facendo caso omesso di tutto il resto. I numerosissimi brevetti in ambito orologiero depositati dal Maestro dimostrano che raccoglieva ogni difficoltà, ogni complessità come una sfida. Ogni limite è infranto, ogni soluzione consolidata dalla tradizione era superata, mostrando approcci completamente nuovi, più performanti e migliorativi sotto ogni punto di vista.

    Louis Cottier era in grado di spaziare trasversalmente nell’orologeria, sempre apportando il suo tocco, unico e rivoluzionario. Sarà questo anche il caso del Linear Watch progettato per Patek Philippe, in cui la lancetta delle ore e quella dei minuti scompaiono, grazie a una rappresentazione del tutto innovativa della lettura dell’ora corrente.

    Una sorta di firma segreta

    Cottier volle sempre introdurre, nei propri orologi basati sul principio dell’Ora Universale, un dettaglio che costituiva una specie di firma segreta. Era la forma delle lancette, soprattutto di quella delle ore. Utilizzò design sempre diversi, insoliti, particolari. Anche se il suo nome non compariva, sul quadrante o sul movimento, a un esperto sarebbe bastata un’occhiata al quadrante per riconoscere il tocco magico del Maestro di Carouge.

  • Louis Cottier, l’inventore dell’Ora Universale – 1

    Louis Cottier, l’inventore dell’Ora Universale – 1

    Ben noto al ristretto circolo dei cultori dell’alta orologeria, il nome di Louis Cottier forse può suonare nuovo per molti di noi, pur se sinceramente appassionati dell’Arte della misura meccanica del tempo.
    Eppure, dietro un uomo mite, cordiale, gentile, agli antipodi del genio bizzoso e capriccioso, si celava una delle più grandi personalità della progettazione degli orologi da polso di altissima gamma del XX secolo: l’inventore delle cosiddette Ore del Mondo (od Ore Universali che dir si voglia). Vale la pena conoscerlo.

    Di padre in figlio

    Louis Cottier nasce il 28 settembre 1894 in un paesino svizzero molto particolare. Il paese è Carouge, alle porte di Ginevra. Anche passeggiando per quelle strade, il viaggiatore attento percepirà un’atmosfera diversa da quella del Cantone in cui si trova.

    È la storia della sua gente, a fare la differenza: Carouge è una piccola enclave italiana, fondata intorno al 1760 da Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna e Duca di Savoia. Un pezzetto di Svizzera dal cuore tricolore, che sembra coniugare il meglio delle due origini. Non ha il rigore algido della ricca Ginevra, però qualcosa percorre le sue vie, le sue piazze. Un tocco di genio italico?

    Louis Cottier ha le ruote dentate nel Dna: suo padre, Emmanuel (1858/1930), è anch’egli orologiaio di ottimo livello. Oltre che agli orologi, la sua maestria è rivolta alla progettazione e alla costruzione di pregiati automi. Rispettato e considerato, comprende subito che il piccolo Louis, seppure giovanissimo, ha un talento speciale. Lo manderà a imparare il mestiere da un altro grande orologiaio, Henri Hess.

    Gli esordi difficili

    Siamo negli anni Venti: terminato il periodo di apprendistato, Louis si metterà alla prova lavorando in diverse aziende del settore. Il suo talento è immediatamente riconosciuto. Ma il momento storico non è facile: sono gli anni della Grande Depressione, la crisi del ’29 che non risparmia neppure la benestante e solida Svizzera. I produttori chiudono, gli orologiai si ritrovano disoccupati e si vedono costretti a reinventarsi un mestiere, oppure a prendere la dura via dell’emigrazione.

    Louis Cottier decide, comunque, di non lasciare Carouge e, sicuramente con coraggio, sceglie di intraprendere la via dell’autonomia. Si mette in proprio, sicuro di sé ma anche consapevole dei rischi, limitando il più possibile i costi. Per oltre dieci anni, colui che firmerà alcuni dei più famosi successi di Patek Philippe – tra cui appunto l’iconico Ore del Mondo e tutti i suoi derivati -, progetterà e realizzerà orologi da polso e domestici in un atelier modestissimo, ricavato dal retro del negozio di cartoleria della moglie.

    Neppure un’insegna, nemmeno una vetrina avrebbero lasciato intuire al passante che lì dentro, invisibile al pubblico, un uomo scriveva pagine eterne nella storia dell’orologeria. Valga questo, come monito, a quanti vivono nel culto dell’immagine!

    Tesori in un retrobottega

    Oltre a esemplari di qualità ma non particolarmente insoliti, il genio irrequieto di Louis produrrà automi, orologi misteriosi, pezzi arricchiti da strane e difficili complicazioni.
    Dal suo stanzino di Carouge prenderà forma il prototipo del primo modello di Ore Universali, cui ho appena accennato.

    Risale infatti al 1931 il primo Heure Universelle, un esemplare capace di fornire l’ora corrente nelle principali città della Terra, basato su un principio di funzionamento che Cottier continuerà a perfezionare per decenni. L’orologiaio lo realizzerà per Baszanger, un rivenditore ginevrino famoso in città.

    Louis Cottier: un genio del restauro, un talento creativo

    Ancora giovane, Louis Cottier si era fatto ben presto notare. Il noto esperto Alfred Chapuis, storico dell’orologeria svizzera e autore di magnifici testi sull’argomento, lo aveva sollecitato a dedicarsi anche al restauro, presentandolo nientemeno che ad Hans Wilsdorf, il titolare di Rolex.

    Wilsdorf ne comprese immediatamente le capacità: per tutta la vita, Louis sarà il curatore e il manutentore dei pezzi più preziosi della collezione del Marchio coronato. Cottier, quindi, diventa il Maestro, apparentemente nascosto ai più, che sarà capace di ridare vita a pezzi straordinari.

    Oltre alle innate capacità meccaniche, Louis Cottier ha un’incredibile vena artistica. Un gusto sicuro, inimitabile: tutto ciò cui darà vita mostrerà sempre un equilibrio estetico originale, tra classicità e tradizione. 

    Nel contempo, la sua creatività lo porta a ideare soluzioni che faranno la fortuna delle più grandi case. Patek Philippe, Rolex e Vacheron Constantin, le altre, gli fecero progettare le proprie Ore Universali, oltre che molti altri pezzi di altissima qualità. Iniziarono così ad apparire numerose variazioni sul tema delle Ore del Mondo.

    Tutti i fusi orari

    Pur mantenendo un medesimo principio progettuale, iniziarono a nascere dalla sua mente geniale molteplici varianti. Le ore universali fecero bella mostra anche su orologi da tavolo, dove vennero coniugate a grandi classici della più raffinata orologeria meccanica.

    Sarà per Patek Philippe che egli realizzerà, nel 1937-’38, un Ore Universali da tavolo, con grande e piccola suoneria, insieme a una rappresentazione della Luna tridimensionale. Altre versioni vennero realizzate in dimensioni minime, superando sempre brillantemente tutte le sfide che i diversi vincoli progettuali imponevano.

    Un tributo ai leader degli Alleati

    Al volgere del termine della Seconda guerra mondiale, un gruppo di mecenati svizzeri decise di commissionare, in gran segreto, quattro orologi che avrebbero dovuto essere donati, per il Natale del 1945, a coloro che avevano condotto alla cessazione del terribile conflitto.

    Le operazioni vengono affidate, congiuntamente, ad Agassiz, celebre costruttore, e a Louis Cottier. Anche se la parte amministrativa era gestita da Agassiz, di fatto in tutta l’operazione venne considerato come autore dei pezzi e vero capo progetto sempre e solo Cottier.

    Questi orologi saranno quattro pezzi unici, destinati ad altrettante personalità straordinarie: Sir Winston Churchill per il Regno Unito; Harry Truman per gli Stati Uniti d’America; Joseph Stalin per la Russia; il Generale De Gaulle per la Francia. Un quinto orologio, destinato a Eleanor Roosevelt, un Heure Universelle da tavolo, verrà realizzato poco dopo.

    Un atelier vero

    La guerra è finita, il conflitto è ormai un ricordo. Gli affari prosperano, anche se nessuno può in alcun modo accusare Louis Cottier di aver perseguito il guadagno come fine primario della propria vita. Indubbiamente, però, la sua fama di fuoriclasse è ormai consolidata. La magistrale conduzione del progetto degli orologi per i quattro potenti del mondo lo ha confermato a ogni titolo come un Maestro assoluto.

    Nei primi anni Cinquanta, Louis Cottier apre una vera bottega in centro nella sua Carouge, sempre lieto di porre il proprio genio al servizio di quei grandi nomi che costituiranno l’élite dell’orologeria meccanica svizzera. Ma senza mai dimenticare i propri hobby.

    Rivisita per l’ennesima volta il concetto di Ore Universali, che in un mercato ormai diventato fortemente anglofono sarà sempre più spesso citato come World Time, oppure Worldtimer.
    Realizza un vero capolavoro: un orologio da polso con l’Heure Universelle, ma con due corone. Si vedano le immagini in galleria per ulteriori dettagli, anche se un intero volume non basterebbe a rendergli onore in maniera debita.

    Il Cottier che non immaginiamo

    Louis Cottier lavorò sino all’ultimo respiro, spegnendosi, pienamente lucido ed operativo, il 16 settembre 1966, pare proprio mentre era al banco, intento a qualche scoperta o perfezionamento. Abituati come siamo all’idea, un poco romantica, del genio incompreso, tormentato, solitario, seduto al proprio scrittoio nella penombra, stupisce non poco scoprire qualcosa della vita personale di questo genio dell’orologeria.

    Louis Cottier era una persona estroversa, simpatica, incline allo humour. Appassionato d’arte, si autodefiniva un “pittore della domenica”: amava realizzare disegni e dipinti, per puro divertimento, ma anche cose insolite, come i teatrini delle cosiddette ombre cinesi.
    Sappiamo che il suo primo mentore fu il padre, Emmanuel. Chi proseguì, nel suo solco?

    Non il figlio Georges, nato nel 1922, che fu Cardinale cattolico ed eminente teologo dell’Ordine dei Domenicani. Certo, indubbio segno di grande intelletto. Ma in un settore del tutto diverso, e con un Committente ancora più importante di quelli cui suo padre aveva fornito pezzi straordinari.

    continua…

  • Club Sport neomatik Worldtimer: Nomos e l’orologeria intelligente

    Club Sport neomatik Worldtimer: Nomos e l’orologeria intelligente

    «La creatività è l’intelligenza che si diverte». Prendo in prestito una frase attribuita ad Albert Einstein perché penso che sarebbe un pay-off perfetto per il Club Sport neomatik Worldtimer che Nomos Glashütte ha presentato all’ultimo salone di Watches and Wonders. E con questo confermo il debole che ho per il Marchio tedesco, che traspare in altri articoli che gli ho dedicato.

    Torno alla frase di apertura. Creatività, intelligenza, divertimento sono tre parole che si adattano bene alla filosofia di Nomos Glashütte e alle quali lascerò il compito di condurvi lungo le righe che leggerete sotto. Creatività, perché dal 2021 Nomos amplia costantemente la collezione Club Sport neomatik, a partire dalla prima referenza, il 42 mm Date. Da allora, ogni anno una nuova dimensione di cassa si è aggiunta alla linea più sportiva del Marchio.

    Ora è possibile scegliere tra il Nomos Club Sport neomatik in 34, 37, 39 e 42 mm e ciascun modello si distingue per il quadrante soleil in un colore specifico a seconda della dimensione. Finora, però, a parte il datario sulla versione da 42 mm, non erano disponibili complicazioni, per cui la linea era caratterizzata principalmente da orologi solo tempo. Con il nuovo Nomos Club Sport neomatik Worldtimer si cambia decisamente marcia.

    Ore del mondo in salsa sassone

    Nomos Glashütte ha già in collezione un sofisticato ore del mondo dal 2011, lo Zürich World Time. Da allora, ha realizzato diverse versioni limitate di questo orologio che è diventato “un classico”, grazie all’estetica elegante e alla speciale complicazione, destinato a un certo tipo di appassionato. Ora, dopo 14 anni, era giunto il momento di offrire un’alternativa più sportiva: Nomos lo ha fatto con il Club Sport Neomatik Worldtimer. Ecco qui l’intelligenza.

    Perché affiancare a un modello dal successo consolidato, e associato a un profilo ben preciso di cliente (anche per via del prezzo, che lo pone ai vertici della scala di Nomos), un orologio di tutt’altro sapore e di target differente, significa voler rinsaldare una competenza tecnica e una posizione. Farlo con una complicazione che è la stessa solo come funzione, ma è del tutto nuova come ingegnerizzazione e come visualizzazione, è intelligenza applicata al marketing.

    I quadranti del Club Sport neomatik Worldtimer

    E il divertimento? Per trovarlo, basta dare un’occhiata alla scorpacciata di quadranti che Nomos Glashütte propone per il Club Sport neomatik Worldtimer. Ci sono una versione argento e una versione blu, entrambe con una finitura galvanizzata a raggiera che, nella referenza argentata, ha una placcatura rodiata. Sono i due quadranti delle referenze che potremmo chiamare della collezione corrente.

    Accanto a esse, però, il Marchio ne presenta altre sei. Per ciascuna di queste sei coloratissime versioni, che non hanno il quadrante soleil, saranno realizzati solo 175 esemplari. Ognuna è caratterizzata da un nome e da una colorazione distintivi. Canyon, Dune, Glacier, Jungle, Magma, Volcano richiamano paesaggi naturali cui si ispirano le cromie dei quadranti. Un sottile e divertente riferimento a un ipotetico viaggio alla scoperta della Terra, da un fuso orario all’altro, essenza di ogni orologio worldtimer.

    Con questo profluvio di colori sembra quasi di essere tornati a Watches and Wonders 2024, quando il marchio presentò 31 versioni del Tangente 38 Date. Proprio come allora, queste edizioni limitate del nuovo Club Sport neomatik Worldtimer sono affascinanti e si adattano bene al modo di fare specifico di Nomos. Che affianca alla meccanica, appunto, il divertimento. In un ambiente come l’orologeria, che spesso si prende troppo sul serio, sdrammatizzare è salutare.

    Club Sport neomatik Worldtimer: si può fare

    Come ho già fatto in altri articoli, riservo le didascalie per approfondire l’estetica e la meccanica del Club Sport neomatik Worldtimer. Qui mi limito a una considerazione finale che condivido con voi: non voglio convincervi della mia idea, ma usarla per stimolarvi a farvene una vostra. Ed è una considerazione sul prezzo. Meno di 4.000 euro – ne costa 3.940 – per un ore del mondo con questo livello di meccanica e di finiture è qualcosa che in giro non si trova (per restare in Nomos, lo Zürich ne costa quasi 1.000 in più). Stesso prezzo per le sei edizione limitate e per le due di collezione corrente: non torniamo forse al concetto di intelligenza?

    Provoco. A Watches and Wonders 2025 ho notato che la corsa di gran parte dei marchi a occupare fasce di prezzo sempre più elevate pare non fermarsi, nonostante gli indicatori del mercato non siano tutti così incoraggianti. Va bene la preziosità dei materiali, vanno bene i costi di ricerca e sviluppo, va bene che nel lusso – e quindi anche in orologeria -, una volta alzati i prezzi non si può tornare indietro. Con il Club Sport neomatik Worldtimer abbiamo un orologio davvero nuovo nell’estetica e nella meccanica: queste novità, per essere implementate, avranno pur comportato dei costi per l’azienda Nomos Glashütte. O no?

    Creare qualcosa di nuovo e di ben fatto posizionandolo a un prezzo ragionevole sembra dunque possibile. E credo non sia necessario essere pragmaticamente sassoni per riuscirci, tanto più che parliamo di una manifattura di medie dimensioni. Forse basta porsi realmente come obiettivo l’interesse di chi vorrebbe comprare certi orologi per vera passione, ma si sente frustrato nel vederli sempre più irraggiungibili. Intelligenza anche in questo caso? No, solo buon senso.

  • Watch Angels x Frederique Constant: Worldtimer  fuori dalla comfort zone

    Watch Angels x Frederique Constant: Worldtimer fuori dalla comfort zone

    Uno dei modi in cui il web ha reso l’orologeria accessibile agli appassionati che vogliono farne una professione pur avendo a disposizione mezzi economici limitati, è il crowdfunding. Grazie alle raccolte fondi online sono infatti nati diversi marchi, che hanno rapidamente guadagnato reputazione creando collezioni proprie o in collaborazione con brand già affermati. Quest’ultimo è il caso del Watch Angels x Frederique Constant Worldtimer Manufacture. Un bell’orologio – metto le mani avanti -, che ha visto collaborare il Marchio svizzero fondato da Peter e Aletta Stas con uno dei collettivi orologieri, nonché manifattura, più interessanti in circolazione.

    Produttore di orologi svizzeri indipendente e a conduzione familiare dal 1979, Watch Angels crea i propri orologi secondo un flusso di lavoro che coinvolge azienda, partner e appassionati. Il partner o il designer interno forniscono la visione, il concetto e il design e ricevono in cambio un adeguato profitto per il loro lavoro intellettuale. Gli appassionati co-finanziano la produzione con Watch Angels, sostengono il creatore e hanno un orologio al prezzo di costo o all’ingrosso. Watch Angels industrializza e produce l’orologio ed è ricompensato con un giusto ritorno per investire in nuovi progetti. Come dice chi parla bene inglese, è un modello win-win, ossia nel quale tutti guadagnano qualcosa.

    Il successo del Frederique Constant Worldtimer Manufacture

    Nel caso del Watch Angels x Frederique Constant Worldtimer Manufacture, il guadagno dell’appassionato è un orologio interessante, che a suo modo stupisce l’appassionato. Perché cambia i codici di una delle collezioni più celebri di Frederique Constant senza snaturarne le caratteristiche.

    Introdotto per la prima volta nel 2012, il Frederique Constant Classics Worldtimer Manufacture è diventato rapidamente uno dei modelli più venduti del Marchio per l’interpretazione accessibile della complicazione delle ore del mondo. Nel corso degli anni, è stato presentato in diversi materiali e colori, spesso in edizioni limitate ora non più disponibili, ed è tuttora in catalogo in quattro versioni. Caratterizzato dalla presenza del planisfero nella parte centrale del quadrante e dalle forme bombate della cassa, è un orologio tra i più riconoscibili.

    Ebbene, ora la mano di Watch Angels interviene proprio sugli elementi caratterizzanti del Classics Worldtimer Manufacture, ridefinendoli o eliminandoli. Eppure, guardando l’orologio, non puoi dire che non sia un Frederique Constant. Proviamo a capire il perché.

    Cassa, corona e molto altro

    Intanto, il Watch Angels x Frederique Constant Worldtimer Manufacture ha una cassa di diametro inferiore rispetto a quella del Classics Worldtimer Manufacture. Passa da 42 a 40,5 mm, ma guadagna un po’ di spessore rispetto alla referenza precedente: 13,4 mm contro 12,15 mm. Un incremento singolare, dovuto principalmente, credo, al restyling della stessa cassa, considerando che il movimento incassato è il calibro FC-718 che muove anche le altre referenze della collezione corrente.

    Proprio la cassa è stata ridisegnata, nella carrure che ora è piatta e nelle anse, decisamente più corte. È sempre in acciaio, in tre parti, con un’impermeabilità di 5 bar, lavorata con un mix di finiture spazzolate e lucide. Queste ultime sono particolarmente evidenti sulla lunetta, mentre le anse e la parte centrale satinate creano un piacevole contrasto con le zone a specchio.

    Un altro dettaglio che costituiva una firma estetica della collezione, la corona, è stato anch’esso rivisto. È sempre scanalata, ma non è più a cipolla: ha la parte superiore piatta ma è comunque sufficientemente grande da garantire una presa confortevole per la carica dell’orologio e le regolazioni delle ore e dei fusi orari con le relative città. E, come in tutte le altre edizioni precedenti, non ci sono pulsanti o correttori incassati, da sempre uno dei valori aggiunti del Frederique Constant Worldtimer Manufacture.

    Watch Angels x Frederique Constant Worldtimer Manufacture: missione leggibilità

    Il lavoro più significativo è stato però svolto sul quadrante. Nel Watch Angels x Frederique Constant Worldtimer Manufacture sono infatti assenti due elementi base delle referenze presenti nella collezione: il datario a ore 6 e, soprattutto, il planisfero. Quest’ultimo, come ho scritto prima, è da sempre il dettaglio più riconoscibile di questa collezione e ora… puff… sparito. Gran bel coraggio da parte di Frederique Constant. Il bello, però, è che questo orologio non perde niente né dell’essenza del Marchio, né di quella della collezione cui appartiene.

    Il lavoro estetico ha infatti puntato alla chiarezza e alla leggibilità, da un lato sostituendo il planisfero con un quadrante di un bellissimo blu soleil, incorniciato dal giro della minuteria con finitura circolare, indici delle ore rodiati, applicati e sfaccettati perfettamente integrati nel design. Le lancette rodiate e lucidate a mano seguono i contorni degli indici per un’estetica coerente, mentre il “mirino” al centro del quadrante ha il compito di “legare” l’intera architettura visiva.

    L’altro lavoro svolto sul quadrante riguarda il disco delle città. Rispetto al precedente, che era piatto, questo è inclinato e, insieme al disco delle 24 ore, esalta la leggibilità dei 24 fusi orari. Leggibilità che Il risultato è un’estetica pulita e contemporanea concentrata sulla funzionalità dell’orologio, agevolata anche dalla rimozione del datario, in modo da consentire la lettura di tutte le posizioni delle città sul disco inclinato.

    Rispetto alle referenze delle collezione corrente, i segmenti del giorno e della notte sul disco delle 24 ore hanno un ulteriore tocco di eleganza. Sono divisi in due emisferi individuati da un sole lucido per il giorno e da una falce di luna levigata e sabbiata per la notte. Entrambi tridimensionali, a differenza di quelli stampati sul Frederique Constant Classics Worldtimer Manufacture, uniscono forma e funzione in modo gradevole.

    Acquirenti d’altri tempi

    Poco da dire sul movimento, per il quale lascio parlare le didascalie. Si tratta infatti, come ho scritto sopra, del collaudato calibro FC-718, il cui nome ha dato l’ispirazione per il numero dell’edizione limitata. Perché il Watch Angels x Frederique Constant Worldtimer Manufacture è realizzato in 718 pezzi, disponibili solo sul sito di Watch Angels secondo la versione moderna di quella che era la vendita à souscription.

    La sottoscrizione risale ai tempi di Abraham-Louis Breguet, che ideò un orologio semplice, di basso costo, da costruire in piccola serie su prenotazione e dietro il versamento di un anticipo (da qui il nome souscription), con saldo alla consegna. Un sistema che consentiva agli orologiai di non lavorare in perdita: l’ammontare dell’anticipo era stabilito in base alla previsione dei costi vivi e, soprattutto, tutelava l’artigiano nel caso il sottoscrittore diventasse uccel di bosco al momento del saldo.

    Apertosi il 13 febbraio, il periodo di sottoscrizione – solo sul sito di Watch Angels – terminerà il 13 marzo. Per i primi sottoscrittori il prezzo era di 3.990 franchi, oggi salito a 4.490, con la possibilità di pagare metà cifra ora e il saldo alla consegna, come un tempo.

    Come ricorda il Ceo di Frederique Constant, Niels Eggerding, nella cartella stampa che ha accompagnato il lancio dell’orologio, «fin dalla nostra fondazione, innoviamo collaborando con i partner di altissimo livello capaci di portarci fuori dalla nostra zona di comfort, condizione necessaria per sperimentare e innovare. La collaborazione con Watch Angels si colloca in questo approccio, portando anche il riscontro di una comunità di collezionisti, elemento questo, che rafforza ulteriormente il nostro modo di innovare, che include, tra l’altro, l’ascolto attento del mercato». Vediamo se i collezionisti daranno riscontro positivo a questa operazione.

  • Classic Worldtimer Manufacture, il verde di Frederique Constant

    Classic Worldtimer Manufacture, il verde di Frederique Constant

    Se frequentate i forum di orologeria, vi sarà probabilmente capitato di leggere che il Frederique Constant Classic Worldtimer Manufacture è considerato, per rapporto qualità/prezzo, il miglior “ore del mondo” in circolazione. Premesso che gli aspetti da considerare per dar valore a un’affermazione simile sono tanti, definirlo uno dei più interessanti è tuttavia il minimo che si possa fare.

    Al di là del fattore estetico, le ragioni che portano a una promozione piena sono diverse. Movimento di manifattura, facilità d’uso, qualità delle finiture e, manco a dirlo, rapporto qualità/prezzo altissimo. Provate infatti a cercare nei cataloghi delle varie maison svizzere un altro orologio di manifattura dotato della complicazione “ore del mondo” (detta anche “ora universale”) a poco più di 4.000 euro… Trovereste ben poco.

    Caratteristiche del Classic Worldtimer Manufacture

    Facciamo un passo indietro. Il Frederique Constant Classic Worldtimer Manufacture esiste dal 2012. In quell’anno fu presentato il calibro di manifattura che tuttora gli dà vita: l’FC-718, un movimento a carica automatica, autonomia di 38 ore, frequenza di 28.800 alternanze l’ora (4 Hz) e 26 rubini. A scanso di equivoci, vi informo che Frederique Constant monta lo stesso calibro anche negli omologhi “ore del mondo” della serie Highlife, con cassa differente e bracciale integrato.   

    Le due referenze appena introdotte – quelle di cui vi parlo oggi – ampliano invece la collezione Manufacture. Entrambe abbinano al bianco del réhaut con i nomi delle città e a parte del disco delle 24 ore il nuovo colore “verde bosco”. Sono entrambe in edizione limitata: 718 esemplari per la versione con cassa in acciaio (l’FC-718KWM4H6), appena 36 esemplari per la versione con cassa in oro rosa (l’FC-718KWWM4H9). Trentasei non è un numero casuale, badate bene, ma rappresenta gli anni di vita della giovane ma ormai affermata Manifattura svizzera.

    Variante cromatica a parte, ripresa dalle nuove referenze anche nel cinturino in pelle, i tratti stilistici del Frederique Constant Classic Worldtimer Manufacture restano invariati. A colpire lo sguardo è la mappa del mondo in rilievo che personalizza il quadrante dalla finitura soleil, su cui la luce si riflette in modo diverso a seconda dell’inclinazione. Gli indici rotondi applicati e le sfere delle ore e dei minuti sono ricoperti di Super-LumiNova, uno dei materiali fluorescenti a maggiore persistenza luminosa nel buio. A ore 6 si staglia il datario a lancetta centrale, composto da un disco volutamente opaco, sul quale sono stampati i giorni del mese, e da un sotto-quadrante guilloché a raggi di sole che esalta l’effetto argento della piccola sfera.

    Il calibro FC-718 

    Prima di descrivervi come funziona e a cosa serve la complicazione “ora universale”, voglio tornare sugli aspetti distintivi che fanno del Frederique Constant Classic Worldtimer Manufacture uno dei più interessanti “ore del mondo” in circolazione.

    Innanzitutto, il calibro FC-718: realizzato in-house, è derivato dall’FC-710, a sua volta basato sul “solo tempo” FC-700 del 2009, fra i primi calibri di manifattura firmati Frederique Constant. Un calibro a carica automatica dalla costruzione modulare e per questo non minuscolo, visto che eleva lo spessore della cassa a 12,5 millimetri. Ma innovativo per quanto riguarda l’architettura interna e le regolazioni. Che, nel caso del Frederique Constant Classic Worldtimer Manufacture, si ottengono agendo solo sulla corona a cipolla. Niente corone o pulsanti secondari: le due posizioni della corona permettono di caricare l’orologio, impostare la data, regolare l’ora e ruotare il disco delle città fino alla posizione desiderata.

    Passiamo alle finiture. Lo abbiamo scritto in altre occasioni nelle pagine del nostro giornale: per quanto siano di produzione industriale, Frederique Constant mantiene alto il livello qualitativo delle lavorazioni e lo fa anche con le due nuove referenze. Basta d’altronde osservarle attraverso il fondello in vetro, per scorgere decorazioni prossime a quelle manuali dell’alta orologeria, quali il perlage e le Côtes de Genève. A questo tocco di eleganza si aggiunge il design traforato del rotore di carica, che rivela sempre il bilanciere e il rubino sintetico sul quale è imperniato.    

    Come si usa la funzione “ore del mondo”

    Credo sia utile spiegare come si utilizza la complicazione “ore del mondo” che contraddistingue il Frederique Costant Classic Worldtimer. Il quale permette, con un semplice sguardo, di sapere che ore sono in tutti i 24 fusi orari in cui è suddivisa la superficie terrestre, leggendo semplicemente l’ora locale.

    Supponiamo di essere appena atterrati a Los Angeles, negli Stati Uniti. Estraiamo la corona sulla prima posizione e, ruotandola in senso antiorario, facciamo scorrere il réhaut delle città fino a posizionare Los Angeles a ore 12. (A titolo informativo, se la si ruota in senso orario, invece, permette di regolare il datario). A questo punto, estraiamo ancora la corona fino alla seconda posizione e impostiamo l’ora locale, facendo in modo che questa “cada” opportunamente sul disco della funzione giorno/notte. Abbiamo già finito.

    Con un semplice sguardo, oltre a conoscere la nostra nuova ora locale, possiamo sapere l’ora esatta di ciascuno dei principali fusi orari. Basta leggere il numero compreso fra 0 e 24 allineato con la città di nostro interesse. Se l’ora locale di Los Angeles segna le 06:15 del mattino, a Roma saranno le 15:15 del pomeriggio. E così via.


    Target e prezzo del Classic Worldtimer Manufacture

    Per quanto riguarda il pubblico di riferimento, il Frederique Constant Classic Worldtimer Manufacture si rivolge a chi viaggia spesso e si sposta da un capo all’altro della Terra. In virtù dello stile versatile, si adatta sia all’uomo d’affari, che necessita di un dress watch, sia al turista in outfit sportivi e informali. 

    Concludo con il prezzo, punto di forza dell’orologio appena descritto. Ancora una volta la Marca ginevrina resta coerente con il proprio motto: “Lusso accessibile”. La versione in acciaio del Frederique Costant Classic Worldtimer Manufacture costa 4.395 euro, quella in oro rosa 18.995 euro. Valori impegnativi per alcuni ma comunque competitivi. Case di più lunga tradizione propongono orologi con calibri “solo tempo” e di fornitura, a prezzi molto più elevati. 

  • Seamaster Aqua Terra Worldtimer, Omega riedita le ore universali

    Seamaster Aqua Terra Worldtimer, Omega riedita le ore universali

    Nuovi esemplari per la collezione Seamaster Aqua Terra Worldtimer di Omega. Tre referenze, due in acciaio e ceramica e una in titanio e ceramica, che ampliano la famiglia delle ore del mondo dal punto di vista dei materiali, con un’inclinazione verso la leggerezza e l’introduzione del colore – almeno in due casi su tre. Un assortimento inatteso dalla maggior parte del pubblico ma che porta la linea di complicati a raggiungere una certa compiutezza e un buon livello di maturità. Vediamo perché.

    A proposito di complicazioni

    Il primo Seamaster Aqua Terra Worldtimer esce nel 2017. È un’edizione speciale, commemorativa, sviluppata per celebrare i 15 anni della collezione Seamaster. E introduce per la prima volta le ore universali nel catalogo della Casa. Una sorpresa solo per quanti considerano Omega una marca industriale che non fa complicazioni, identificano la produzione con l’esclusivo Speedmaster o ignorano la storia del Brand (oppure hanno la memoria corta).

    Per smentirli, ora come allora ricordo che già nel 1890 Louis Brandt realizzava calendari completi da tasca, seguiti nel 1892 dal primo orologio da polso al mondo con ripetizione minuti. Ed era il 1947 quando la Manifattura lanciò il primo tourbillon. In tempi più recenti, negli anni Novanta abbiamo visto sia calendari perpetui sia calendari annuali (uno per tutti: il De Ville Hour Vision), varie fasi di luna e perfino il Tourbillon Centrale tuttora in produzione. Ricordo anche che in quel di Biel esiste un team specializzato proprio in alta orologeria, l’Atelier Tourbillon.

    Per tornare al primo Seamaster Aqua Terra Worldtimer, comunque, gli si deve riconoscere il carattere dell’esclusività. Realizzato con la cassa in platino e la mappa del mondo in smalto (dipinta a mano su un disco in vetro zaffiro), era prodotto in una tiratura limitata di 87 esemplari. Cosa di per sé tutt’altro che insolita nell’industria orologiera elevetica, in cui il lancio delle nuove collezioni avviene per tradizione proprio in questo modo. Con l’uscita dapprima delle versioni più preziose, seguite poi in un secondo momento da quelle più accessibili al vasto pubblico.

    L’immediato precedente del Seamaster Aqua Terra Worldtimer

    E così è stato anche in questo caso. Due anni dopo, nel 2019, ecco puntuale il Seamaster Aqua Terra Worldtimer in acciaio. L’orologio, presentato alla riuscitissima manifestazione Time to Move alternativa a Baselworld, esibisce già le stesse caratteristiche degli esemplari di oggi. La cassa di 43 mm di diametro ospita il calibro 8938 Co-Axial Master Chronometer, il quadrante è decorato con la raffigurazione del Globo, incisa tramite ablazione al laser di un disco in titanio grado 5, attorniato da un motivo teak a righe verticali. La lunetta è piatta.

    Poi, nel 2020, la pandemia del Covid blocca tutto, i lockdown limitano necessariamente le libertà personali e con esse la possibilità di viaggiare. Gli orologi con le ore del mondo, così come quelli con funzione Gmt, subiscono una battuta d’arresto. Ma quando si ritorna alla vita normale, tornano sul mercato anche gli esemplari che evocano spostamenti intercontinentali o internazionali su lunghe distanze, incentivati anche dal desiderio irrefrenabile di ricominciare a viaggiare dimostrata da chiunque.

    Ci si ricorda allora che in parallelo alla versione in acciaio, il Seamaster Aqua Terra Worldtimer era uscito anche in oro Sedna, con la cassa (e volendo il bracciale) nell’esclusiva lega di oro rosso brevettata dalla Casa. Oltre al metallo, ha anche un diverso colore del display – sfondo argenté anziché blu – e il movimento è aggiornato nel calibro 8939, con la massa oscillante coordinata alla cassa.

    Il calibro 8938

    Arriviamo così ai giorni nostri. Le tre nuove versioni 2023 del Seamaster Aqua Terra Worldtimer montano sempre il calibro 8938 Co-Axial Master Chronometer. Cioè con la certificazione di cronometria rilasciata dal Metas e i conseguenti standard di qualità superiore garantiti dai relativi otto test. In primis la capacità di resistere a campi magnetici almeno fino a 15mila gauss – il limite di misurazione imposto dagli strumenti deputati.

    Chissà, se domani i progressi della tecnologia consentiranno sviluppi in questo senso, si potrà testare l’effettiva resistenza dei movimenti Co-Axial. Ma credetemi, 15mila gauss sono già abbastanza: corrispondono a 1,5 tesla, l’equivalente del campo magnetico emesso durante una risonanza. Anche se i macchinari di ultima generazione arrivano a 3 tesla: ma questa è un’altra storia…

    Per tornare al calibro 8938, al di là delle consuete informazioni raccontate nelle didascalie in alto, è opportuno spendere due parole sulla complicazione delle ore del mondo (altrimenti dette ore universali, appunto). Riproposta anche in questo caso con i consueti componenti ad affissione concentrica sul quadrante: l’anello più esterno indica le capitali mondiali corrispondenti ai diversi fusi orari, l’anello centrale riporta il giro delle 24 ore, distinte in colori differenti per la funzione giorno/notte, e la mappa del mondo che fornisce la rappresentazione geografica dei fusi orari stessi.

    L’ingegnoso sistema, inventato negli anni Trenta dall’orologiaio Louis Cottier e rimasto sostanzialmente immutato, permette di sapere a colpo d’occhio e contemporaneamente “che ore sono” ovunque nel mondo. Ma non mi soffermo oltre per evitare di ripetere quanto scritto da Augusto Veroni in maniera esauriente in questo articolo.  

    I nuovi Seamaster Aqua Terra Worldtimer: affinità…

    Riguardo ai dettagli dell’habillage, le tre referenze appena lanciate presentano tutte la cassa di 43 mm di diametro: una dimensione importante, è vero (considerati i 50 mm lug-to-lug), ma dettata dalla complicazione stessa, che richiede spazio per poter offrire una visualizzazione ben leggibile delle informazioni. A migliorare l’ergonomia e la vestibilità al polso, poi, ci pensano le anse leggermente tortili (che alcuni collezionisti definiscono “a lira”), fin dall’inizio uno dei segni distintivi della collezione Worldtimer.

    Altre caratteristiche comuni ai diversi esemplari riguardano la costruzione del quadrante: come dicevo, la rappresentazione della Terra dal punto di vista di un ipotetico osservatore posto sopra il Polo Nord è ottenuta a partire da un disco in titanio grado 5. Lavorato al laser così da ottenere la mappa dei continenti e degli oceani, il disco è lievemente bombato a emulare la curvatura del Globo. L’indicazione delle 24 ore è riportata invece su un vetro in esalite.

    … e diversità

    Per passare alle differenze fra le tre nuove versioni, quello con la cassa in titanio grado 2 si distingue innanzitutto per l’uniformità cromatica dei vari componenti, interamente giocata su un’alternanza tono su tono del nero e del grigio: il display grigio, la lunetta in ceramica nera spazzolata in senso circolare, la carrure e le anse in titanio naturale (anch’esse spazzolate), il cinturino in caucciù nero con impunture grigie e maglia d’attacco in titanio naturale. Il prezzo al pubblico di questo esemplare è di 13.600 euro.

    Le due varianti con cassa in acciaio, invece, sono caratterizzate dal quadrante Pvd verde, decorato con il classico motivo teak leggermente incurvato, così da seguire l’andamento della circonferenza centrale. Dello stesso colore è anche la lunetta in ceramica spazzolata (sempre in senso circolare), a creare una monocromia audace e di tendenza. I due modelli si differenziano tra loro per il cinturino in caucciù verde con impunture grigie e fibbia déployante, o per il bracciale in acciaio con fibbia a farfalla. E di conseguenza per il prezzo: 11.700 o 11.900 euro.

  • L’Ora Universale di Patek Philippe. Storie di tecnica

    L’Ora Universale di Patek Philippe. Storie di tecnica

    Parliamo un po’ dell’Ora Universale di Patek Philippe, precorrendone brevemente la storia anche tecnica.

    L’invenzione, è noto, va attribuita all’orologiaio indipendente Louis Cottier, che all’inizio degli Anni Trenta la propose a diverse marche. Sicuramente il modulo “ore del mondo” era interessante, ma non poi da ola, tenendo conto che a quell’epoca la gente non viaggiava granché e soprattutto non aveva il problema di sincronizzarsi con l’ora “di casa” per comunicare. Visto che si comunicava più per lettere e telegrammi che altro: il telefono era merce rara.

    Pochi i viaggiatori: basti pensare che il Boeing 247, nato nel 1933, trasportava appena 10 passeggeri. Viaggiare era un lusso pazzesco e infatti le prime marche a comprare i movimenti di Cottier furono (in ordine alfabetico) Agassiz (l’odierna Longines), Patek Philippe, Rolex e Vacheron Constantin. Marche di vero lusso.

    Ah, periodicamente qualcuno riaccende la polemica su quale sia stata la prima marca a produrre un orologio con ora universale, visto che Patek Philippe ne rivendica appunto la paternità. Patek Philippe, proprio come il marchio ginevrino sostiene. La prova (indiziaria, ma di gran peso) sta nel fatto che nessuna delle marche concorrenti ha mai contestato il fatto. E vi pare che se un concorrente potesse dar dei bugiardi a quelli di Patek Philippe non lo farebbe con entusiastica, impietosa euforia?

    Il modulo originale era di una semplicità geniale: un pignone prende il moto dalla ruota delle ore e lo trasmette ad un anello suddiviso in 24 ore – 24 fusi – che ruota in senso antiorario. Il nome delle città viene letto su una lunetta girevole regolata manualmente. La richiesta d’energia non era elevata; (a quei tempi il problema poteva essere drammatico, dal momento che certi orologi arrivavano a malapena a 30 ore di autonomia complessiva). E il fatto che il consumo fosse costante consentiva una regolazione tale da influire pochissimo sulla precisione.

    La presenza di un anello concentrico con il disco del quadrante creava notevoli problemi di tolleranze, questo sì, che solo le marche migliori erano in grado di affrontare. Lo spazio fra disco e anello doveva essere ridotto a frazioni di millimetro per non creare spazi vuoti inestetici e in grado di far passare la polvere con maggiore facilità di quanto già non avvenisse allora. Il risultato fu davvero eccellente, come dimostrano le ottime condizioni dei Patek Philippe Ora Universale del passato, che in asta strappano prezzi da capogiro. Certo, ci sarà pur stato qualche restauro, ma in generale non si vedono le devastazioni tipiche di molti orologi della stessa epoca.

    Il secondo passaggio importante fu quello di spostare l’anello con le capitali del mondo dalla lunetta esterna al movimento vero e proprio; rendendolo solidale all’anello delle 24 ore, ma al tempo stesso indipendente per la regolazione iniziale. Le difficoltà di realizzazione aumentavano, è vero, ma erano ostacoli che non spaventarono i tecnici Patek Philippe. Anzi, furono veri e propri incitamenti a superare ogni problema. Come ad esempio quelli di sincronizzazione, che non erano poi così secondari.

    Si arriva allora – sto sintetizzando al massimo – alla terza fase, quella attuale: un pulsante, premuto il quale la lancetta delle ore avanza (ovviamente in senso orario), mentre gli anelli delle città e delle 24 ore indietreggiano. Il punto sta quindi nella sincronizzazione iniziale sull’ora di casa, ben descritta nel manuale delle istruzioni. Cito:

    Per la messa all’ora, procedere come segue:

    1. Premere successivamente il pulsante di selezione posto a ore 10 fino a che la città corrispondente al fuso orario in vigore si trovi in corrispondenza di ore 12.

    2. Estrarre la corona di carica e far ruotare le lancette in senso orario o antiorario fino a che il disco delle 24 ore indichi l’ora locale in vigore in corrispondenza dell’indice a freccia della città a ore 12.

    Terminata l’operazione, ricordarsi di premere la corona contro la cassa.

    Dopodiché se siamo in viaggio correggiamo il fuso con il pulsante a ore 10, muovendo a scatti di un’ora, come dicevo, la lancetta delle ore e gli anelli delle città e delle 24 ore. La lancetta dei minuti resta dov’è.

    Se non siamo in viaggio, invece, a muoversi (costantemente) sarà solo l’anello delle 24 ore, sempre in senso antiorario. In questo modo sarà possibile conoscere, a colpo d’occhio, non soltanto l’ora di casa e quella di un secondo fuso orario, come avviene nei “normali” orologi per viaggiatori, ma anche l’ora delle capitali poste in ciascun fuso orario. Ivi compresa la fondamentale distinzione fra ore diurne e notturne tramite le colorazioni diverse dell’anello 24 ore.

    Va notato che il Calibro Patek Philippe 240 HU (Heure Universelle, ora universale, appunto) comprende un ingegnoso sistema di disaccoppiamento del dispositivo dal resto del movimento, quando si preme il pulsante, per eliminare le sia pur minime variazioni di richiesta d’energia al movimento. Tanto di cappello.

    Resta solo da sperare che in un futuro non remoto i tecnici Patek Philippe riescano ad applicare al modulo ora universale il geniale sistema a doppio pulsante (già visto nel Travel Time) per consentire il mutamento di fuso in entrambi i sensi di direzione. Non sarà semplice, ma se un poco ho imparato a conoscere la psicologia di Thierry Stern, Ceo e proprietario di Patek Philippe, i tecnici potrebbero già essere al lavoro…

  • Le cronache di PDV: a Roma con Patek e Hausmann & Co

    Le cronache di PDV: a Roma con Patek e Hausmann & Co

    Le cronache di PDV – Percorsi Di Viaggio XIV

    L’occasione è stata l’apertura ufficiale della prima boutique Patek Philippe nella Città eterna, in collaborazione con Hausmann & Co., la storica orologeria che ha aperto i battenti nel lontano 1794. Un nome d’origine germanica, ma perfettamente radicato nel contesto romano, come ci tengono a sottolineare Francesco Hausmann e Benedetto Mauro, co-amministratori delegati di un’azienda che oggi conta ben quattro punti vendita (i negozi di Via del Corso e del Babuino e la boutique Patek Philippe di Via dei Condotti adiacente a quella Rolex).

    Raccontano che tutto ebbe inizio grazie all’intraprendenza di Giovanni Ricci e del figlio Innocenzo, molto introdotti nell’alto clero e nell’aristocrazia. Clienti ideali per gli strumenti del tempo di quell’epoca, che facevano parte dei lussuosi arredamenti delle residenze di nobili, ambasciatori, prelati e persino pontefici. Veri e propri pezzi unici che segnavano l’ora con complessi meccanismi, frutto dei più svariati mestieri d’arte, oltre che d’ampie conoscenze di matematica e fisica.

    A questo nobile e storico incipit, si sono poi aggiunte le relazioni con il mondo dello spettacolo, degli affari e della politica, che sono l’odierna evoluzione di quelle della Roma dei secoli scorsi. Con in più la spinta modernista, sia a livello di mentalità che d’iniziative, perseguita dagli eredi dei fondatori, gli attuali co-titolari. Che amano raccontare con passione questa loro storia, ben più interessante, articolata e ricca d’aneddoti di quanto possa sembrare da queste righe.

    Una storia che porta dritta a incrociare – come fosse già scritto, un fatto ineluttabile, più che cercato e voluto – le vicende di un’altra blasonata realtà dell’orologeria antica e contemporanea. Quelle della manifattura Patek Philippe, fondata nel 1839 a Ginevra. E ritenuta da appassionati, collezionisti e addetti ai lavori la più aristocratica maison di alta orologeria al mondo, con una produzione basata sull’eccellenza meccanica e la classicità estetica.

    L’incontro che ha portato all’apertura della boutique è dunque avvenuto su un terreno del tutto naturale, basato su tradizioni e qualità condivise. Cui si aggiunge il fatto d’avere una gestione ancora di carattere famigliare. E non è cosa da poco, in un mondo sempre più globalizzato e dominato dai grandi gruppi finanziari e industriali – come ha avuto modo di precisare in conferenza stampa Thierry Stern, Presidente di Patek Philippe e a sua volta terza generazione del fondatore.

    Si è infine svolta, nel pomeriggio del 16 settembre, la cerimonia dell’apertura ufficiale al numero civico 28 di via dei Condotti; presenti i ruoli più alti in grado della Manifattura ginevrina e dell’orologeria romana, di fronte a gruppo selezionato di giornalisti di settore. In cui è stata anche presentata una collezione realizzata da Patek Philippe espressamente per l’occasione. Disponibile solo in boutique, oltre a celebrare l’evento, sottolinea il fatto che nel 2019 ricorre il memorabile 225° anno di fondazione di Hausmann & Co.

    Si tratta di 2 esemplari unici con vedute di Roma in smalto, e 2 collezioni limitate e personalizzate su base Calatrava e Ore del Mondo rispettivamente di 100 e 25 pezzi. Brillante idea di Benedetto Mauro, quell’insieme numerico, pronunciato per esteso, riprende appunto la data dell’anniversario di nascita della ditta capitolina. Provare per credere.

    Ma a Roma con la mondanità non si scherza. Ed ecco che ai momenti dell’impegno lavorativo sono felicemente seguiti quelli di una festosa e rilassata serata; in una cornice di rara suggestione – quella del Ninfeo di Villa Giulia – come solo la Città Eterna può offrire. Pochi, ma eccellenti, gli ingredienti. Le musiche di Vivaldi, Bach e Debussy, eseguite dagli studenti del Conservatorio di Santa Cecilia; una coreografia che, su quelle note soffuse, ha portato in scena varie allegorie del Tempo; cena firmata dallo chef stellato Heinz Beck. E, ancora, il mondo dello spettacolo rappresentato da Carlo Verdone; mentre quello della politica dal neocommissario agli Affari economici e finanziari dell’Unione Europea Paolo Gentiloni.

    Circa 200 gli ospiti, tra cui Gianni e Maddalena Letta, Aura e Allegra Caltagirone, tutti a gustare fin verso la mezzanotte ottimi vini; che hanno accompagnato gamberi rossi marinati, gnocchetti di zita cacio e pepe, vitello ripieno di cipolla brasata e per finire sfera ghiacciata ai frutti rossi con lamponi cristallizzati. Svelati con proiezioni sui muri del Ninfeo anche i soggetti degli orologi. In particolare quelli che più incuriosivano, i due pezzi unici: le vedute di Piazza di Spagna e di Castel Sant’Angelo. Realizzate in smalto policromo con la tecnica cloisonné e Grand Feu, grande e inarrivabile specialità di Patek Philippe.