Giornale Degli Orologi

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  • Oris Artelier Complication: il lato giovane della tradizione

    Oris Artelier Complication: il lato giovane della tradizione

    Per passione personale e deformazione professionale amo i giochi di parole. In un ambito generalmente serioso e impostato come quello dell’orologeria, c’è poco spazio per l’artificio lessicale ma, fortunatamente, non mancano le eccezioni. Penso alla collezione Artelier di Oris, la più classica ed elegante di un marchio che fa della sportività la propria cifra caratteristica. Artelier, ossia un misto tra l’arte orologiera e la sartorialità di un atelier di raffinata meccanica. 

    In questa concezione dell’orologeria che strizza l’occhio alla tradizione si inserisce l’Artelier Complication, che Oris ha appena presentato a Watches and Wonders Geneva. Una nuova visualizzazione delle fasi lunari e un datario sobrio e di stile arricchiscono una linea che fin dall’esordio, nel 2003, è stata per la Casa di Hölstein una “palestra” nella quale esercitarsi alla ricerca di soluzioni raffinate.

    Datario “pointer”, cronografo, ore saltanti, indicazione dell’autonomia residua (in alcuni casi con un’interpretazione originale) sono solo alcune delle complicazione con le quali Oris, negli anni, ha arricchito la collezione. Il nuovo Artelier Complication ne comprende due con le quali la Maison si è già cimentata ma che qui prendono una forma più fresca e contemporanea, sempre in linea con l’eleganza della famiglia Artelier.

    Artelier Complication: il lavoro sul movimento

    L’Artelier Complication appena presentato ha un pregio: a dispetto del nome, è un esercizio di semplicità orologiera. Un risultato reso possibile principalmente dal lavoro fatto sul movimento, che ha portato con sé il lavoro sul quadrante e sulle indicazioni. Il punto d’inizio è stato infatti la creazione del nuovo Calibro 782, a partire dal già esistente Calibro 781.

    Quest’ultimo è incassato in numerose referenze di Artelier Complication con indicazione di giorno del mese, giorno della settimana, fasi lunari e secondo fuso orario. Un movimento sviluppato sulla base del Sellita SW 200-1 a, al quale Oris ha messo mano togliendo le indicazioni del giorno della settimana e del fuso orario. In questo modo, il quadrante è passato dall’avere quattro contatori ad averne due; le fasi lunari sono rimaste dov’erano, a ore 12, bilanciate esteticamente dal datario, spostato da ore 9 a ore 6. 

    Se nelle referenze precedenti l’affollamento del quadrante aveva costretto i designer di Oris a sacrificare la visualizzazione delle fasi lunari in una minuscola finestrella bilobata a ore 12, lo svuotamento del nuovo Artelier Complication ci consegna una finestra tonda bella grande. Lo stesso dicasi per il datario, il cui diametro generoso è persino leggermente superiore rispetto a quello delle fasi di Luna.

    Artelier Complication: il lavoro sul quadrante

    Proprio giocando sulle proporzioni tra le due finestrelle e il quadrante, così come sulle finiture, la Manifattura è riuscita a evitare che lo svuotamento cui ho accennato sopra diventasse un… deserto. Quando parliamo di un orologio che non sia un classico tre lancette, gli appassionati hanno un certo horror vacui di fronte ai quadranti vuoti. Nel nuovo Artelier Complication, il lavoro fatto dalla giovane Product Design Engineer di Oris, la 24enne Lena Huwiler, va nella dimensione opposta.

    L’anello più esterno ha una lavorazione opaca uniforme, che contrasta con la parte centrale dalla finitura leggermente grené. A fare da ponte ci sono gli indici applicati, ben staccati dal réhaut interno e posti a cavallo tra le due zone. Come scritto sopra, i due contatori si specchiano tra loro a ore 12 e ore 6. Entrambi sono rifiniti con una sottilissima lavorazione circolare, che in quello delle fasi lunari si limita alla parte superiore, mentre il disco con la Luna è leggermente grené. La riproduzione del cielo stellato, sia sulla parte inferiore sia su quella superiore, dà al contatore delle fasi lunari una pregevole uniformità estetica.

    A ore 9 e a ore 3 le scritte Artelier e Oris in maiuscolo riempiono discretamente parte dello spazio rimasto libero, assicurando all’intero quadrante un bilanciamento che probabilmente piacerà ai puristi delle forme essenziali.

    Largo ai (target) giovani

    Per il quadrante dell’Artelier Complication, Oris propone tre varianti di colore: avorio, blu o marrone castagna. La cassa in acciaio ha un diametro contemporaneo, 39,5 mm, e uno spessore contenuto, 11,8 mm. La distanza tra ansa e ansa (45,5 mm) e le anse piuttosto corte dovrebbero garantire una buona vestibilità sulla maggior parte dei polsi.

    A proposito di polso, per queste referenze il Marchio ha scelto il cinturino in pelle o il bracciale in acciaio. Il cinturino è marrone per tutte le varianti di colore del quadrante e ha una fibbia pieghevole, il bracciale con maglie ad H ha invece una comoda chiusura a farfalla, che ne contiene lo spessore una volta indossato l’orologio. La variante con bracciale costa 2.500 euro, quella con cinturino 2.300 euro.

    Per chiudere l’articolo prendo in prestito, dal comunicato stampa di lancio dell’orologio, una frase della “mamma” dell’Artelier Complication, Lena Huwiler, che apre una prospettiva interessante, perché individua il target cui Oris si rivolge con questa referenza: «Con il suo look lineare e attuale, è il perfetto dress watch urbano. Mantiene un design versatile, classico e contemporaneo al tempo stesso. Penso che i ragazzi della mia età adoreranno portarlo al polso. È una cosa che mi riempie di gioia». Tanti marchi parlano del target giovane, pochi si espongono così esplicitamente con un modello. Complimenti.

  • Patek Philippe Calatrava 6007G: colore e coraggio

    Patek Philippe Calatrava 6007G: colore e coraggio

    Ci sono marchi e modelli di orologi che hanno uno status ben definito. Il Patek Philippe Calatrava è uno di questi. A che cosa pensi quando leggi questo nome? Cassa tonda, materiali preziosi, linee classiche, quadranti dai colori tenui e rassicuranti. Poi, un giorno, dalle parti di Ginevra decidono che è ora di sparigliare un po’ le carte, di divertirsi a mettere in crisi decenni di certezze. Di far perdere un po’ la bussola agli impallinati di alta orologeria.

    E lo fanno come? Estraendo dalla loro manica inamidata non un asso ma tre. Tre Calatrava (quasi) mai visti prima che allo scorso salone di Watches and Wonders hanno fatto strabuzzare non poco gli occhi e sobbalzare il cuore. Perché proprio lì, al cuore e agli occhi, parlano le Ref. 6007G-001, 6007G-010 e 6007G-011 del Patek Philippe Calatrava. Come? Con il colore.

    Questo quadrante non mi è nuovo…

    Volente e nolente, nemmeno la Manifattura ginevrina può – né vuole perché non avrebbe senso, aggiungo io – resistere alle nuove tendenze dell’orologeria quando si parla di sportività. Tuttavia segue la corrente a modo suo, perché se il Calatrava è l’epitome di un classico dress watch, nella forma che prende con il 6007G è tutt’altro che classico. E la cosa non è per nulla negativa.

    Così come non è del tutto nuova. Il “quasi” che trovate tra parentesi poche righe sopra nasce perché, quando ho visto i Calatrava 6007G nel privé di Patek Philippe a Watches and Wonders, mi è venuto alla mente un illustre precedente. Per celebrare la nuova manifattura inaugurata nel 2019, Patek Philippe lanciò nel 2020 un orologio simile, la referenza 6007A, anche se con cassa in acciaio e quadrante blu, in edizione limitata di 1.000 pezzi.

    Nei silenziosi corridoi della Manifattura devono essersi ricordati di quanto piacque quel pezzo. E di quanto il fatto di essere un’edizione limitata aveva rassicurato i puristi; i quali forse pensarono che certi dettagli poco Patek Philippe e molto moderni si sarebbero limitati a quei 1.000 pezzi, per poi lasciare il posto ai grandi classici. Ebbene, i puristi si sbagliavano.

    Quest’anno la Maison ha deciso di riproporre questo concetto con un nuovo movimento e una cassa in oro bianco. E tanto colore, almeno per gli standard di Patek Philippe. L’edizione 2023 del Calatrava 6007G è disponibile infatti con accenti giocosi in rosso (6007G-010), giallo (6007G-001) e azzurro (6007G-011).

    Il quadrante dei nuovi Patek Philippe Calatrava

    Proprio su uno dei tratti caratteristici della collezione – il quadrante dai colori rassicuranti – Patek Philippe ha deciso di fare il colpo di teatro. In manifattura sono partiti dal motivo in rilievo del quadrante del 6007A per realizzare un motivo a trama in fibra di carbonio nella parte centrale.

    A differenza di quello cui ci ha abituato la Maison, questo motivo non è lavorato a mano con tecnica guilloché, ma è stampato. Una scelta che potrebbe far storcere il naso ai puristi di cui sopra, ma che ha un innegabile vantaggio: mantiene il prezzo dell’orologio entro limiti accettabili. Ovviamente senza arretrare di un centimetro in termini di qualità e di risultato estetico. Vi assicuro che, visto dal vivo, ha una resa eccezionale.

    La trama ripetuta, una sorta di scacchiera in diagonale, crea ombre e riflessi che danno profondità al quadrante del Patek Philippe Calatrava. Poi la zona centrale è circondata da tre settori alternati con differenti lavorazioni, che migliorano la leggibilità delle informazioni.

    Settore per settore

    Il più interno, adiacente alla parte centrale a scacchiera, è un anello della minuteria a chemin de fer bianco, con gli indici delle ore triangolari colorati. Si distacca dal resto del quadrante per la sottile finitura concentrica e per il fatto di essere racchiuso da una scanalatura lucida. Proprio in corrispondenza della scanalatura gira la punta della lancetta delle ore, in perfetto equilibrio con il quadrante.

    All’anello dei minuti segue quello delle ore, con grandi numeri arabi in oro bianco applicati e la sottostante finitura a cerchi concentrici. Sia gli indici sia le lancette di ore e minuti sono riempiti di materiale luminescente. Anche l’anello delle ore è racchiuso da una sottile scanalatura lucida, alla quale questa volta si allinea la punta della lancetta dei minuti, in razionale corrispondenza con la disposizione di quella delle ore.

    L’ultimo anello contiene una minuteria in stile racing con tacche colorate che si alternano tra l’indicazione di un secondo e la successiva, per rendere la lettura del tempo la più precisa possibile. Dopo gli indici triangolari delle ore e la minuteria racing, il terzo tocco di colore è dato dalla lancetta dei secondi centrali.

    È tutto oro quello che luccica

    La cassa, dicevo, è in oro bianco, ha un diametro di 40 mm e uno spessore di 9,17 mm. Provato al polso sembra visivamente più grande, forse anche per la larghezza di 22 mm delle anse, non così usuale in rapporto a una cassa da 40. Una sorta di regola non scritta dell’orologeria consiglia infatti di dimezzare la larghezza delle anse rispetto al diametro della cassa. Stando a questa regola, qui avanzano 2 mm, ma vi assicuro che la vestibilità non ne risente.

    La finitura della cassa è completamente lucida, salvo una parte dell’anello di incassaggio sul fondello. Le linee sono morbide, bombate, specialmente nella lunetta e nelle anse avvolgenti, che rendono l’orologio comodo al polso. Una costruzione armonica nella quale l’unico elemento di “rottura” è la grande corona di carica con una profonda zigrinatura.

    Il calibro del Patek Philippe Calatrava 6007G

    Come ho scritto sopra, rispetto all’edizione limitata del 2020 i Patek Philippe Calatrava 6007G utilizzano come movimento il calibro di manifattura 26-330 S C. Non sto a ricordarvi gli alti standard tecnici e qualitativi dei calibri di Patek Philippe, ma in questo caso devo fare un accenno a ciò che, qui, fa la differenza: ossia la ruota che muove i secondi centrali.

    È stata fabbricata dalla manifattura utilizzando una tecnologia chiamata LIGA, acronimo delle parole tedesche Lithographie, Galvanoformung, Abformung. Si possono tradurre grossomodo come (mi perdonino i germanisti) “litografia, elettroformatura, stampaggio”. Si tratta di una tecnologia molto avanzata che consente di creare ruote con denti sottili e lunghi, attraverso un processo di stampaggio additivo anziché tagliando i denti delle ruote individualmente o stampandoli da un unico wafer. 

    Le ruote dei secondi così precise al micron e con i denti così sottili e lunghi danno al calibro il vantaggio di un movimento quasi privo di scatti della lancetta dei secondi. Nonostante il movimento lavori a 28.800 alternanze/ora con 35-45 ore di autonomia, il risultato è un moto della lancetta dei secondi fluido e molto bello da vedere.

    Il calibro 26-330 S C ha anche la funzione cosiddetta di hacking seconds, ossia la lancetta dei secondi si ferma quando si estrae la corona di carica. È qualcosa che siamo abituati a vedere diffusamente, ma Patek Philippe l’ha introdotta nei propri movimenti relativamente di recente.

    Giù le mani dal cinturino

    Una menzione speciale la merita il cinturino. Poveretto, di solito viene lasciato in fondo a ogni recensione e liquidato con pochi cenni, ma nel caso del nuovo Patek Philippe Calatrava vale la pena spendere qualche parola in più.

    È realizzato in pelle di vitello nero goffrata, con una trama in fibra di carbonio che richiama il motivo centrale a settori del quadrante, e cuciture in tinta con gli accenti colorati di indici e lancetta dei secondi. Indossando l’orologio se ne può apprezzare la fattura eccellente. A mio avviso, completa alla perfezione l’estetica d’insieme.

    In questo senso voglio rendergli giustizia, perché non ha ricevuto commenti sempre positivi. La trama in fibra di carbonio è stata considerata da alcuni colleghi quasi “economica”, fuori posto persino sul modello più dichiaratamente informale nella collezione Patek Philippe Calatrava. Quasi un pagare dazio all’abbinata trita e ritrita carbonio-sportività.

    Ebbene, per quanto possa valere un parere modesto e non richiesto come il mio, questo cinturino ha tutti gli elementi per soddisfare in pieno il Dna Patek Philippe. La qualità della pelle e della lavorazione, il fatto che completi alla perfezione il “pacchetto” dell’orologio, il comfort al polso basterebbero da soli a certificarne lo standing in linea con quella della Maison ginevrina.

    Perché Patek è Patek

    Per concludere, con la referenza 6007G i Patek Philippe Calatrava hanno portato in collezione qualcosa di inatteso e, proprio per questo, intrigante. Anche coraggioso, in un certo senso, perché non del tutto in linea con i gusti degli amanti del marchio.

    D’altro canto, però, proprio perché Patek Philippe sa di essere Patek Philippe, non è escluso che con queste referenze abbia pensato anche di poter aprire una nuova strada. Una strada verso la sportività che altri marchi storicamente formali saranno incoraggiati a perseguire. In questo caso, la maison ginevrina avrebbe ragione ancora una volta. 

    Se è vero che, come recita il payoff della campagna, “un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”, è anche vero che il Calatrava 6007G non incarna proprio l’idea dell’orologio indossato da padre o dal nonno e custodito per essere tramandato alle generazioni successive. La forza del Marchio è anche, e soprattutto, questa.

  • Cronache dell’orologeria. Sport, arte, negozi… gossip – 06/06/2023

    Cronache dell’orologeria. Sport, arte, negozi… gossip – 06/06/2023

    Consueto appuntamento settimanale con le Cronache dell’orologeria, che questa volta si destreggiano fra gli eventi sportivi e le inaugurazioni di nuovi negozi, con una breve incursione in campo artistico. Normale amministrazione, insomma, per le ultime notizie che provengono dall’industria delle lancette. News da prima pagina, comunque, che (volendo) potrete approfondire direttamente sui siti delle marche qui citati. Noi, con le nostre Cronache dell’orologeria, vogliamo solo tenervi aggiornati…

    Menina mon amour

    Nuovo excursus di Frederique Constant nel mondo dell’arte. Dopo la collaborazione dell’anno scorso con lo street artist Dex Fernandez, la Manifattura ginevrina ora ha coinvolto Felipao. Di origini spagnole ma cittadino del mondo, l’artista pop ha così dato vita a uno speciale Highlife, che nel quadrante turchese sfaccettato ricorda i colori al neon e le superfici a poliedro delle sue opere. L’orologio, realizzato in 100 esemplari per il mercato iberico, è accompagnato da un Nft numerato e da una piccola Menina, la più nota fra le sue sculture.

    Dal tartan…

    Il 2 giugno, allo stadio Luigi Ridolfi di Firenze, si è tenuto il Golden Gala Pietro Mennea, unica tappa italiana della Diamond League. Ottimi i risultati raggiunti dai nostri Azzurri: Larissa Iapichino ha vinto nel salto in lungo donne, Leonardo Fabbri nel lancio del peso, Andy Diaz si è aggiudicato il record italiano nel triplo. Anche qui, a cronometrare tutte le gare c’era Omega, come di consueto dal 2010. Del resto, alla Maison di Biel si deve lo sviluppo della maggior parte delle tecnologie in uso, dalla pistola da starter al photofinish. Non dimentichiamolo…

    …alla terra rossa

    Carlos Alcaraz al Roland-Garros 2022 (foto Antoine Couvercelle courtesy Rolex)

    Beh, che fino all’11 giugno a Parigi c’è il Roland Garros lo sanno tutti. Così come tutti sanno che partner e orologio ufficiale dell’evento è Rolex (non solo qui, comunque: pure negli altri tre tornei del Grande Slam). Ma se il destino sui protagonisti della finale sembra segnato, vale la pena ricordare che l’attesissimo match fra i due grandi favoriti potrebbe anche essere un incontro fra marchi di orologeria. Carlos Alcaraz infatti è testimonial Rolex, mentre Novak Djokovic è testimonial Hublot. Chi vincerà l’Open di Francia? Lo scopriremo presto…

    Brivido elettrico

    Lo scorso 4 giugno, memorabile vittoria della Maserati in Formula E. La Casa del Tridente per la prima volta ha conquistato infatti il gradino più alto del podio all’E-Prix di Giacarta grazie alle eccezionali prestazioni di Maximilian Günther. Friend of the Brand di Cyrus Genève, il giovane pilota tedesco durante la premiazione – i più attenti se ne saranno accorti – aveva al polso un Kambys Titanium, un esemplare in edizione limitata con cassa tonneau e calibro a carica manuale con 7 giorni di autonomia. A proposito di performance…

    Shopping in Salento…

    Cambio di indirizzo per lo shopping più esclusivo a Lecce. Rocca 1794 ha trasferito di qualche decina di metri la boutique del centro storico: che ora si trova in via degli Antoglietta 1A, all’angolo con corso Vittorio Emanuele II, tra gli splendidi edifici nella tipica pietra leccese della Signora del Barocco. Per la cronaca, il nuovo spazio espositivo copre un’ampia superficie. E oltre a riunire i marchi del Gruppo Damiani – cui la catena di orologerie e gioiellerie appartiene -, è anche rivenditore autorizzato di Rolex e Tudor. Buono a sapersi…

    …e nella Grande Mela

    A New York è stato da poco inaugurato il più grande monomarca al mondo di Panerai. Progettato dall’agenzia creativa interna al Brand, il negozio trasferisce in Madison Avenue 711 la storia, le competenze, lo stile e l’art de vivre della Marca – con tanto di cocktail bar – così da meritarsi il nome di Casa Panerai. Per il taglio del nastro, il Ceo Jean-Marc Pontroué è stato affiancato dalla star dei Guardiani della Galassia Chris Pratt, che indossava il Luminor BiTempo New York Edition, uno dei 212 esemplari della serie speciale dedicata.

    Pettegolezzi

    Per ora sono voci di corridoio, ma è giusto che anche voi le sappiate. Un accreditato sito inglese ha assicurato la presenza di Breitling a Watches and Wonders Geneva 2024. E, insieme al marchio di Grenchen, annuncia anche l’arrivo di Bulgari – finora unica esclusa dalla manifestazione fra le marche di Lvmh. Altre voci invece danno per certo che fra le new entry ci sarà Eberhard & Co. E pare che il numero degli espositori, dai 48 attuali, salirà fino a 65. Possibile che rientrino dalla diaspora anche i marchi di Swatch Group? Ai posteri l’ardua sentenza…

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai. Continuate a seguire il nostro appuntamento settimanale per non perdervi nessuna novità.

  • BR 03-93 GMT Blue, il globetrotter elegante di Bell & Ross

    BR 03-93 GMT Blue, il globetrotter elegante di Bell & Ross

    Nello sport c’è il detto “squadra che vince non si tocca”. Per Bell & Ross si potrebbe dire invece “quadrato che vince, non si tocca”. La forma riconoscibile della cassa del BR 03 è diventata un tratto distintivo e riconoscibile del marchio francese e ne ha decretato il successo tra gli appassionati. Ecco perché la collezione continua a essere uno dei prodotti di punta e a rinnovarsi senza cambiare pelle. Lo testimonia anche a Watches and Wonders 2023, dove Bell & Ross ha presentato il nuovo BR 03-93 GMT Blue.

    Già lo scorso anno, al salone ginevrino, la funzione GMT e la complicazione ore del mondo furono protagoniste. Segno di una ritrovata voglia di viaggiare dopo gli anni bui della pandemia. Quest’anno, a onor del vero, ne stiamo vedendo poche e, tra queste, il Bell & Ross BR 03-93 GMT Blue merita un approfondimento per diversi motivi.

    GMT: una breve storia

    Prima di arrivarci, però, permettetemi una breve digressione sulla funzione GMT, della quale la maggior parte di voi conoscerà vita, morte e miracoli. La maggior parte: non lasciamo indietro i neofiti, che meritano attenzione e rispetto tanto quanto gli espertoni.

    Intanto, GMT sta per Greenwich Mean Time, ossia un fuso orario stabilito durante la Conferenza Internazionale sui Meridiani di Washington nel 1884. Si stabilisce in base alle misurazioni della rotazione terrestre partendo dal meridiano zero della Terra, che va dal Polo Nord al Polo Sud e attraversa l’Osservatorio di Greenwich, a Londra. 

    In sostanza, la funzione GMT è utile per i viaggiatori in quanto consente di visualizzare a colpo d’occhio l’ora locale e quella del luogo di origine. Fino al 1972 il GMT era basato sulla posizione del sole e venne poi adeguato all’UTC (Universal Time Coordinated), determina grazie agli orologi atomici e dunque molto più preciso. A differenza del GMT, il tempo coordinato universale non è un fuso orario ma uno standard orario utilizzato per calcolare le ore locali in tutto il mondo.

    Su un orologio, la funzione GMT è indicata da una lancetta delle ore molto spesso a forma di freccia. Questa lancetta compie un giro del quadrante in 24 ore, rispetto alle 12 della lancetta normale delle ore. La sua velocità di rotazione è la metà rispetto all’altra lancetta. L’ora GMT si può leggere in formato 24 ore sul réhaut o sulla lunetta dell’orologio. Nonostante in molti pensino che il primo orologio GMT sia il GMT-Master del 1955, in realtà due anni prima era stato creato l’Airman di Glycine.

    Bell & Ross BR 03-93 GMT Blue: non solo colore

    Al di là di chi si debba intestare il primato di questa funzione, quello che è certo è che l’interpretazione che ne dà Bell & Ross nel BR 03 è tutt’altro che banale. All’interno del BR 03 il GMT non è una novità, poiché in collezione c’è già la referenza con quadrante e cinturino nero. Questa volta, dunque il brand di Rosillo e Belamich ha optato per l’inserimento di una variante di colore contemporanea e accattivante.

    Oltre al blu, il BR 03-93 GMT Blue è caratterizzato anche da un tocco di grigio sulla lunetta, da ore 6 a ore 18. Un grigio tenue, che si armonizza con il blu del quadrante, del cinturino e dell’altra metà della lunetta. La quale, per dovere di completezza, è girevole, bidirezionale, in acciaio con l’anello in alluminio anodizzato, come quelle degli altri GMT del marchio. La parte blu indica le ore diurne, mentre la parte grigia quelle notturne.

    La cassa e il cinturino: stile Bell & Ross

    La cassa è la classica 42 mm in acciaio del BR 03, serrata con le quattro viti agli angoli del quadrato. Le viti hanno rigorosamente il taglio a 45 gradi, convergente verso il centro del quadrante che ha una bella lavorazione soleil. Gli indici, stampati e ben evidenti, sono ricoperti di Super-LumiNova così come le lancette delle ore e dei minuti e lancetta delle 24 ore, mentre il datario è nella tipica finestrella tonda a ore 4:30 con fondo blu, in tinta con il quadrante.

    Il cinturino è elegante e sportivo allo stesso tempo. In pelle di vitello Nappa Soft blu con cuciture tono su tono, ha la parte interna in tela sintetica ultraresistente nera. Il suo colore, come scritto poco fa, contribuisce ad armonizzare l’orologio rimandando sia al quadrante sia alla lunetta. Avendolo toccato con mano a Ginevra, devo dire che l’effetto complessivo è molto piacevole.

    Il movimento e… qualcosa in più

    Dal punto di vista meccanico, il Bell & Ross BR 03-93 GMT Blue si affida al consolidato calibro automatico BR-CAL.303. Sviluppato sulla base dell’ETA 2893-2, è affidabile e robusto come quello da cui deriva e assicura 42 ore di autonomia a una ragguardevole frequenza di 28.800 alternanze/ora. Una garanzia.

    Del resto, per i suoi cavalli di battaglia Bell & Ross preferisce mantenere l’affidabilità di movimenti collaudati anziché sviluppare eventuali soluzioni di manifattura. Una scelta che da un lato premia il cliente dal punto di vista delle performance, dall’altro fa in modo che gli orologi prodotti dal Marchio rimangano all’interno di una fascia prezzo coerente con la sua missione.

    Quello è il territorio in cui Bell & Ross ha deciso di stare e che l’appassionato riconosce come in linea con l’identità del brand. Lo testimonia il fatto che il BR 03-93 GMT Blue costa 4.400 euro, una cifra all’interno della fascia prezzo tipica del Marchio.

    Sono scelte strategiche premianti, perché ormai l’appassionato sa esattamente quello che compra e sa se una determinata cifra è giustificata o meno per i contenuti tecnici dell’orologio che sta acquistando. Bruno Belamich e Carlos Rosillo sono due persone capaci, che hanno grande rispetto per il mercato, per il prodotto e soprattutto per il cliente. La qualità e il prezzo del BR 03-93 GMT Blue sono il riflesso di questo rispetto. Che, credetemi, oggi come oggi non è così scontato. Chapeau.

  • Hautlence Linear Series 2, la meccanica che stupisce

    Hautlence Linear Series 2, la meccanica che stupisce

    Non è un luogo comune dire che tra i marchi indipendenti, sia a Watches and Wonders sia in generale, si trovano le novità più stuzzicanti e interessanti. L’ho sperimentato ancora una volta al Salone di quest’anno con Hautlence, un marchio che viene da Neuhausen am Rheinfall, Canton Sciaffusa, Svizzera. Un borgo sulle cascate del Reno (come ricorda il suo toponimo) ad alto tasso di eccellenza orologiera. Lì, per citare un marchio, ha base H. Moser & Cie. e ci sono diverse aziende specializzate nella produzione di componenti come scappamenti, bilancieri e altro. 

    Hautlence: storia breve, ma ci vede lungo

    Fondato nel 2004, il Marchio ha un nome che è l’anagramma di Neuchâtel, in omaggio a una delle culle dell’orologeria elvetica. Sostenuto dal 2012 da MELB Holding, un gruppo orologiero indipendente e familiare, Hautlence produce circa 200 orologi all’anno, di fatto è poco più che un atelier. Ed è proprio in queste realtà, la cui dimensione è inversamente proporzionale alla loro creatività, che si crea innovazione.

    Hautlence lo fa fin dalla sua nascita e lo ricordano orologi come Vortex, Invictus, Moebius (il cui nome ricorda il nastro di Moebius, simbolo del Brand), Vagabonde e Linear Series 1, presentata lo scorso settembre. Proprio di quest’ultimo orologio Hautlance ha portato a Ginevra la più recente evoluzione, il Linear Series 2, che segue la precedente di pochi mesi. Un pezzo che, come quelli delle altre collezioni, fa dell’unione tra design fuori dagli schemi e complicazioni di altissimo livello il proprio punto di forza.

    Con il Linear Series 2, quando parliamo di complicazioni intendiamo l’ora saltante retrograda lineare e il tourbillon. Mica robetta, quindi. Del resto in esemplari come il Vagabonde, il Vortex e lo Sphere, Hautlence ci aveva già abituati alle ore vagabonde, alle ore saltanti classiche e a quelle visualizzate su una sfera. Insomma, un luna park per amanti della micromeccanica che solo marchi così lontani dalle classiche logiche commerciali del settore hanno la voglia e il coraggio di allestire. Ora, però, è meglio vedere più da vicino il Linear Series 2.

    Tre aggettivi per una complicazione

    Parto dal movimento e dalla sua particolare architettura, perché sono senza dubbio le due caratteristiche dell’orologio che colpiscono alla prima occhiata. È realizzato in collaborazione con Agenhor, uno dei migliori laboratori di alta orologeria sperimentale della Svizzera, fondato da un maestro come Jean-Marc Wiederrecht.

    Come ho scritto prima, riporta un’indicazione dell’ora saltante, retrograda e lineare. Un aggettivo alla volta, proviamo a capirne di più. Lineare perché le 12 ore non sono indicate sul classico contatore circolare, ma su una scala verticale graduata simile a quelle utilizzate negli strumenti di misura di precisione e posta sulla sinistra del quadrante.

    Retrograda perché l’indicatore dell’ora, una volta che scatta l’una, torna indietro dal 12 in fondo alla scala all’1 in cima. Infine saltante, e qui c’è la prodezza tecnica di Hautlence che già era stata introdotta sul Linear Series 1. Una soluzione che ricorda il sistema utilizzato nel primo movimento sviluppato dal Brand nel 2004, il calibro HL, anch’esso con le ore saltanti.

    La piccola lancetta bianca che indica l’ora sulla scala lineare è posta all’estremità di una grande leva curva, scheletrata e azzurrata, che attraversa l’intero quadrante. Man mano che la leva si sposta dall’1 al 12, la ruota cui è collegata accumula progressivamente energia tramite un sistema di molle. Una volta superato il 12, un elemento a chiocciola sgancia la leva e libera così l’energia accumulata, grazie alla quale la leva stessa riporta con un salto la lancetta bianca al numero 1. E riparte il circo.

    Oltre all’ora saltante, retrograda e lineare, ho detto che c’è anche il tourbillon. Che non passa certo in secondo piano, anzi, è un bellissimo tourbillon volante a 1 minuto posto a ore 6 ed evidenziato da un elegante ponte scheletrato e azzurrato, come la leva delle ore.

    Il calibro D50 di Hautlence

    Tutto questo ben di Dio meccanico è mosso dal calibro automatico D50, interamente sviluppato, progettato e prodotto da Hautlence (è l’ottavo movimento di manifattura del Brand), che ricorda da vicino il calibro MC 804 del flying tourbillon di H. Moser & Cie. Comprende 239 componenti, oscilla a una frequenza di 21.600 alternanze/ora e offre un’autonomia di 3 giorni.

    Il movimento può essere visto parzialmente attraverso le zone aperte del quadrante, ma soprattutto attraverso il fondello. Il vetro zaffiro che lo espone all’occhio dell’osservatore è decentrato a sinistra, poiché sulla destra c’è lo spazio corrispondente alla scala delle ore sul quadrante; notevole la massa oscillante decorata con il nastro di Moebius.

    L’estetica del Linear Series 2

    Rispetto al Linear Series 1, questo orologio è caratterizzato da una cassa ridisegnata non tanto nella forma quanto nell’estetica. Le linee sono infatti quelle classiche a televisore, nel formato 16:9 che distingue le collezioni del Brand. Come tale, le sue dimensioni sono a dir poco generose: 50,8 x 43 mm, con uno spessore tutto sommato contenuto di 11,9 mm. 

    Contenuto perché non dimentichiamo che la cassa ospita pur sempre un tourbillon e che, soprattutto, il Linear Series 2 è strutturato con un quadrante su differenti livelli, che danno all’orologio una sensazione di profondità molto interessante. Il primo livello è dato dalla scala delle ore, a sinistra. Poi, un disco in vetro zaffiro reca gli indici dei minuti, tridimensionali e creati in Globolight, materiale luminescente ad alte prestazioni che al buio emana una tonalità azzurra. 

    Infine il quadrante principale, parzialmente aperto, caratterizzato da una bella satinatura verticale che si ritrova anche sulla carrure, tra la lunetta e l’attacco del cinturino. Il blu e il grigio della precedente referenza lasciano il posto a un rivestimento Pvd nero che contrasta con gli accenti azzurrati della lancetta dei minuti, della leva delle ore e del ponte del tourbillon. Dettaglio sfizioso, la corona scanalata (sempre con trattamento Pvd nero) ha una banda in gomma che richiama il cinturino, anch’esso in gomma e con fibbia ad ardiglione.

    Edizione limitata e ambizione illimitata

    In chiusura, segnalo che il Linear Series 2 di Hautlence è realizzato in edizione limitata di 28 pezzi. Considerando che, come ho scritto all’inizio, la manifattura sforna circa 200 orologi all’anno, l’impegno per la produzione di questa referenza è notevole. Così come è notevole l’impegno economico per chi se ne vorrà assicurare una: 63mila franchi svizzeri.

    L’ho scritto all’inizio e lo ripeto alla fine: l’orologeria indipendente svizzera è una miniera nella quale si trovano spesso gemme preziosissime. Hautlence dice di sé che è impegnata a “spingere sempre più in là i confini dei codici dell’orologeria tradizionale, unendoli a innovative soluzioni meccaniche e a un universo illimitato mutuato dalle varie arti, coniugando design, architettura e movimento”. Forse un po’ retorico ma, guardando orologi come il Linear Series 2, indubbiamente vero.

  • Watches and Wonders Geneva 2022: l’inizio di una nuova era

    Watches and Wonders Geneva 2022: l’inizio di una nuova era

    Il “Salone delle meraviglie” ha ampiamente mantenuto la sua promessa. Il più grande salone dell’orologeria mai tenuto a Ginevra ha chiuso i battenti con forte positività. Nuovi orologi che confermano una grande creatività, lanci internazionali, una vasta presenza digitale, un programma denso e appassionante che genera scambi fruttuosi e centinaia di milioni di visualizzazioni sui social network… L’energia e l’entusiasmo suscitati da questo evento si misurano anche dall’eco generato in tutto il mondo, e confermano l’importanza di questo avvenimento annuale.

    Un’industria orologiera forte e unita

    Riunendo in un unico luogo i principali attori dell’industria orologiera, Watches and Wonders Geneva ha permesso al settore di parlare con una voce unica. La sua prima edizione fisica con il nuovo nome, Watches and Wonders Geneva si è svolta in un contesto favorevole per l’industria orologiera svizzera. I risultati di questa edizione 2022 sono molto soddisfacenti per le aziende espositrici, a volte oltre ogni aspettativa. Alcuni brand hanno visto tutti i loro pezzi venduti prima ancora che la mostra chiudesse.

    Circa 22’000 visitatori unici, quasi 1’000 giornalisti presenti a Ginevra e più di 30’000 pernottamenti registrati durante il periodo del salone, questa edizione ha chiuso i battenti con una nota estremamente positiva. Con 38 Maison espositrici, tra cui 19 nuovi arrivati, il salone ha vibrato durante una settimana di straordinario dinamismo. In più di un’occasione, la gioia di mettere gli orologi al polso, il piacere di incontrarsi e scambiarsi commenti ha rallentato e ritardato alcuni ospiti. In totale, ci sono state 1’700 sessioni Touch & Feel per la stampa, 20 Keynote dei brand espositori, 7’000 incontri con i rivenditori, per non parlare dei numerosi panel di discussione che hanno affrontato le sfide di domani come la sostenibilità, l’innovazione e l’esperienza del cliente.

    Il LAB, uno spazio che ospita 15 iniziative digitali e tecnologiche delle aziende espositrici, ha attirato molti visitatori, intorno a temi importanti come l’uso di nuovi materiali o lo sviluppo di partnership con organizzazioni sostenibili. Anche la mostra “Time Design”, dedicata alla storia del design degli orologi attraverso creazioni e periodi, è stata un grande successo con quasi 4’500 visitatori. Questa collezione di oltre 100 pezzi sarà presentata al pubblico dal 14 aprile all’8 maggio 2022 al Pont de la Machine di Ginevra.

    Una risonanza mondiale

    Con una stima di 350 milioni di persone e 800’000 post che citano watchesandwonders su vari social network e altri canali digitali, Watches and Wonders Geneva produce in tutto il mondo una grande attenzione per l’orologeria. La piattaforma watchesandwonders.com ha attirato quasi 155’000 utenti unici, permettendo ai 2’600 giornalisti digitali accreditati di seguire dal vivo tutte le notizie dello show. Quasi 80 presentazioni di prodotto sono state trasmesse in digitale per le esigenze della stampa che non ha potuto
    raggiungere Ginevra. Le 35’000 visualizzazioni del Morning Show, presentato dalla giornalista economica Olivia Chang, testimoniano le aspettative di unpubblico esigente. Il Late Show, il nuovo programma, è stato trasmesso in diretta ogni giorno su watchesandwonders.com e sul suo canale YouTube.

    Grazie al suo formato ibrido fisico e digitale, Watches and Wonders Geneva offre una vetrina internazionale unica per un’industria attiva e capace di reinventarsi per adattarsi alle sfide del suo tempo con abilità, agilità e creatività.

    Il barometro delle tendenze

    Il successo dello salone si misura anche dalla ricchezza delle sue creazioni. Spesso focalizzati su collezioni esistenti, i nuovi orologi confermano la diffusione di bracciali intercambiabili e di modelli che offrono una maggiore riserva di carica. Le numerose proposte GMT fanno concorrenza ai cronografi, sempre molto presenti nella tendenza moda sport chic. I molti modelli dotati di ripetizione minuti, gli scheletrati o i tourbillon dovrebbero sedurre i collezionisti, proprio come i quadranti che esprimono il know-how dei mestieri d’arte, dalla tarsia allo smalto, per citarne solo alcuni. Il platino viene utilizzato, insieme all’oro giallo, ancora molto di moda, mentre il titanio si sta diffondendo sempre più. I colori preferiti rimangono il blu e il verde, anche se il nero, lucido o opaco, sta facendo un notevole ritorno. I colori arancione, corallo e rosso sono limitati a poche incursioni, così come le tonalità minerali, beige e verde foresta.

    Sotto il segno della creatività, dell’innovazione e della condivisione, l’edizione 2022 di Watches and Wonders Geneva si è conclusa con una forte positività. Con il suo formato ibrido, fisico e digitale, la mostra ha permesso di conciliare le esigenze di un’era ultra-connessa con gli incontri della vita reale, illustrando la loro complementarità. Watches and Wonders Geneve ha appena dimostrato che il know-how orologiero, l’artigianato artistico e il NFT (Non Fungible Token) possono coesistere perfettamente.

    In attesa di Ginevra 2023, andiamo in Cina dove la terza edizione di Watches and Wonders Shanghai si terrà dal 7 all’11 settembre 2022. Un altro evento da non perdere!

  • GMT e ore del mondo protagonisti di Watches and Wonders

    GMT e ore del mondo protagonisti di Watches and Wonders

    Sarà la voglia di viaggiare, di tornare a visitare luoghi lontani dopo i lockdown ripetuti e l’isolamento della pandemia. Sarà che molti Paesi stanno allentando le restrizioni, e qualcuno ha perfino riaperto le frontiere ed eliminato qualsiasi limitazione. Sta di fatto che una delle tendenze più evidenti emerse da Watches and Wonders Geneva 2022 è quella degli orologi per grandi viaggiatori. Esemplari dotati di funzione GMT o di “ore del mondo”, che rivelano quanto l’industria orologiera svizzera sia in grado di interpretare i desideri del pubblico. Di esprimere istanze sociali e riprodurre oggetti che rispondano alle esigenze delle persone.

    Qui di seguito trovate quindi una decina di orologi da globetrotter appena presentati. Alcuni sono assolute novità, modelli che vedono la luce per la prima volta, altri invece estensioni di linea, ampliamenti di collezioni già esistenti. Tutti comunque sono stati sotto i riflettori nel salone ginevrino che sta per concludersi. In questa occasione di ognuno elenchiamo solo le caratteristiche principali (e il prezzo, quando disponibile), ma ci riserviamo comunque la possibilità di approfondire in futuro gli esemplari più interessanti dal punto di vista tecnico.

    Perché gli orologi per grandi viaggiatori sono anche un banco di prova per sviluppare nuove meccaniche degne di nota. Come nel caso del Patek Philippe Annual Calendar Travel Time Ref. 5326G, che coniuga le due complicazioni – sviluppate dalla Manifattura nel 1996 e ’97 – in un unico movimento integrato. O del Parmigiani Fleurier Tonda PF Rattrapante, che utilizza la funzione in modo inedito. O ancora dell’Hermès Arceau Le temps voyageur, sviluppato in collaborazione con Jean-François Mojon, che visualizza le ore del mondo con un sistema ludico e fantasioso. Ne riparleremo…

    GRAND SEIKO Evolution 9 Collection
    Cassa (41 mm) in titanio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento ibrido esclusivo, calibro Spring Drive GMT 9R66, con indicazione dell’autonomia di 3 giorni, secondo fuso orario e datario. Quadrante opaco, indici applicati e lancette luminescenti, vetro zaffiro a box, fondello trasparente, bracciale in titanio. 8.500 euro.

    HERMES Le temps voyageur
    Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837 di manifattura con modulo esclusivo “Le temps voyageur” per l’indicazione decentrata di ore e minuti su contatore rotante, indicazione del secondo fuso orario con relativa città, ora di casa nella finestrella al 12. Quadrante galvanizzato con motivo planisphère d’un monde équestre disegnato da  Jérôme Colliard, inciso al laser, laccato e con dettagli a decalco, lancette luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore realizzato in casa.

    JAEGER-LECOULTRE Master Grande Tradition Calibre 948
    Cassa (43 mm) in oro bianco, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 948 di manifattura con tourbillon volante universale (che compie una rotazione completa del quadrante in 24 ore) e ore del mondo. Quadrante in oro laccato traslucido e guilloché, struttura a cupola scheletrata decorata con smalto champlevé; vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 20 esemplari.

    MONTBLANC 1858 Geosphere Chronograph 0 Oxygen LE 290
    Cassa (44 mm) in titanio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica con ore del mondo (emisferi nord e sud rotanti in rilievo) con doppia funzione giorno/notte, cronografo e datario. Quadrante glacier, numeri e indici applicati luminescenti, lancette e punti cardinali luminescenti, lunetta girevole bidirezionale zigrinata in ceramica. Vetro zaffiro, fondello inciso e colorato al laser, cinturino in pelle di vitello. Orologio certificato 0 Oxygen che attesta l’assemblaggio in assenza di ossigeno. Edizione limitata a 290 esemplari.

    MONTBLANC 1858 GMT Automatique Date 42mm
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica con funzione GMT (indicazione del secondo fuso orario in rosso) e datario. Quadrante soleil, numeri applicati e lancette luminescenti, lunetta zigrinata in alluminio anodizzato, vetro zaffiro, fondello in titanio inciso al laser, bracciale in acciaio. Certificato Montblanc Laboratory Test 500H.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF GMT Rattrapante
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 6 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF051 di manifattura con micro-rotore decentrato in oro rosa e funzione GMT sdoppiante. Quadrante Grain d’Orge, indici applicati e lancette scheletrate in oro rodiato (quella dell’ora di casa in oro rosa), lunetta zigrinata in platino, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio. 26mila franchi svizzeri.

    PATEK PHILIPPE Calendario Annuale Travel Time Ref. 5326G
    Cassa (41 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 31-260 PS QA LU FUS 24h di manifattura, con calendario annuale, indicazione di un doppio fuso orario, doppia funzione giorno notte, fasi lunari e piccoli secondi. Quadrante grené, numeri applicati e lancette luminescenti, carrure a Clous de Paris, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di vitello (nabuk).

    ROLEX GMT-Master II
    Cassa (40 mm) in acciaio Oystersteel, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica lefthand, calibro 3285 di manifattura, con autonomia di 70 ore, secondo fuso orario e datario. Quadrante laccato, indici applicati e lancette in oro bianco luminescenti (Chromalight), lunetta girevole bidirezionale con inserto in ceramica bicolore (Cerachrom), corona a sinistra, vetro zaffiro con lente di ingrandimento Cyclope, bracciale in acciaio Oystersteel con sistema di allungamento rapido Easylink e chiusura di sicurezza Oysterlock. Certificato Cronometro Superlativo. 10.550 euro.

    TUDOR Black Bay Pro
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MT 5652 di manifattura, con autonomia di 70 ore, secondo fuso orario e datario; con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante bombato, indici applicati e lancette luminescenti, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 3.810 euro.

    TUDOR Black Bay GMT S&G
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MT5652 di manifattura, con autonomia di 70 ore, secondo fuso orario e datario; con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante bombato, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole bidirezionale in oro giallo con inserto in alluminio anodizzato bicolore, corona a vite in oro giallo, vetro zaffiro bombato, cinturino in tessuto bicolore. 4.110 euro.

  • Watches and Wonders Geneva: va in scena l’arte della meccanica

    Watches and Wonders Geneva: va in scena l’arte della meccanica

    Ci siamo. Il gran giorno è giunto. Oggi apre Watches and Wonders Geneva, il salone internazionale dell’orologeria che ha sostituito il Sihh ma include anche parte di Baselworld. Una riunione di 38 marche, fra maison “istituzionali” e artigiani indipendenti (trovate l’elenco qui sotto*), che in questa occasione presenteranno le novità del semestre e oltre. La prima fiera in presenza dal 2019 (finalmente, dicono in molti), ma che prevede anche webcast e webinair per essere seguita da casa, da quanti non possono partecipare fisicamente. Perché – sia chiaro, su modello del “vecchio” SIHH – al Palexpo di Ginevra si accede solo su invito.

    Si tratta in pratica del “più grande summit dell’orologeria mai organizzato a Ginevra”, come dichiarano gli organizzatori. Per essere più precisi, una parziale vetrina del segmento alto e medio-alto dell’orologeria, dove si danno appuntamento i principali professionisti del settore, fra rivenditori, giornalisti e qualche Vip d’obbligo. Un luogo in cui si incontreranno due o tre migliaia di persone al giorno (con le opportune misure di sicurezza, ovvio). Che parteciperanno a sessioni di Touch & Feel per visionare i prodotti; assisteranno ai keynote delle aziende e seguiranno i discorsi dei Ceo; daranno vita a meeting e tavole rotonde…

    A Watches and Wonders Geneva sono previsti anche due programmi collaterali – The Morning Show e The Late Show, trasmessi in diretta sulla piattaforma watchesandwonders.com e sull’omonimo canale YouTube– che riassumeranno i momenti salienti delle giornate. Uno spazio sarà poi riservato al Lab, un “laboratorio di idee” in cui saranno esposte le innovazioni tecniche e digitali delle marche espositrici, indirizzato anche al tema della sostenibilità (ma non solo). Infine la mostra Time Design, curata da Watches and Culture, dedicata all’evoluzione del design degli orologi da polso nella storia; organizzata in collaborazione con la Scuola d’Arte di Losanna (Ecal), renderà anche omaggio alla figura di Gérald Genta.

    Proprio il fatto che Watches and Wonders Geneva sia una fiera imperniata sulla grande orologeria di tradizione, rende protagonista la micro-meccanica. Ci aspettiamo di vedere pezzi notevoli, o comunque la migliore espressione dello stato dell’arte. Qui sotto quindi vi proponiamo una selezione di novità che saranno lanciate tra poco. Nulla di esaustivo, ahinoi, solo un piccolo assaggio di quanto sarà esposto al salone. Ma tranquilli, molto sarà presto pubblicato sui siti e sui social media di tutto il mondo e in poche ore inonderà la Rete. Da parte nostra ci impegneremo a dar spazio ad accurati approfondimenti tecnici nelle prossime settimane, persino nei prossimi mesi. Perché ricordiamoci che questi esemplari non sono del tipo usa e getta: hanno richiesto anni di lavoro e meritano studio e attenzione. Non la gara a chi li posta per primo…

    CHANEL J12 Tourbillon Diamant

    Lo abbiamo scelto perché: ha una particolare architettura, un gioco di simmetrie, di piani circolari in successione, che evocano rigore ed eleganza. Monta il nuovo movimento di manifattura della Maison, il Calibro 5, il primo tourbillon volante ideato e prodotto “in casa”. Oltretutto impreziosito da un diamante incastonato nella gabbia del tourbillon, che ruota su se stesso al ritmo dei secondi. Davvero ipnotico.

    H. MOSER & CIE Pioneer Cylindrical Tourbillon Skeleton

    Lo abbiamo scelto perché: la spirale cilindrica realizzata in-house (dalla consorella Precision Engineering) ci ha sempre affascinato. Ma questa versione scheletrata del movimento sembra accentuarne la tridimensionalità, quasi fosse davvero un cuore pulsante… meccanico. Quasi emozionante.

    JAEGER-LECOULTRE Master Hybris Artistica Calibre 945 Atomium

    Lo abbiamo scelto perché: ha qualcosa di magico. Sarà la riproduzione della volta celeste (come appare nella Vallée de Joux), sarà il cosmotourbillon (che compie una rotazione su tutto il quadrante in un giorno siderale), sarà la ripezione minuti… o tutt’e tre le cose insieme. Ma vederlo in funzione è un vero spettacolo.

    PATEK PHILIPPE Calendario Annuale Travel Time Ref. 5626G

    Lo abbiamo scelto perché: è la prima volta che la Manifattura concentra queste due amatissime complicazioni nello stesso esemplare. Notevole perché fornito del nuovo calibro automatico 31-260 PS QA LU FUS 24H (otto brevetti). E poi per quel quadrante “vintage”, racchiuso nella cassa Calatrava decorata a Clus de Paris sulla carrure. Una vera libidine.

    ULYSSE NARDIN Freak S

    Lo abbiamo scelto perché: è sempre stato strano (!) ma ora il Freak sembra diventato una sorta di macchina volante – pronta a decollare e a partire per l’iperspazio, nel profondo del cielo stellato. Sì, perché la costruzione del carrousel con i due (grandi) bilancieri in DiamonSil e il differenziale verticale ha davvero qualcosa di fantascientifico. E il display in avventurina ci mette del suo…

    ZENITH Chronomaster Open

    Lo abbiamo scelto perché: quando è stata lanciata la prima versione, nel 2003, noi c’eravamo. Ma, al di là dei ricordi, ritrovare il quadrante aperto a mostrare la “velocità” del calibro El Primero diventa ancor più suggestivo per la presenza dei componenti in silicio (ruota di scappamento e ancora).

    *Maison espositrici: A. Lange & Soehne – Baume & Mercier – Cartier – Chanel – Chopard – Grand Seiko – Hermès – Hublot – IWC Schaffausen – Jaeger-LeCoultre – Montblanc – Oris – Panerai – Parmigiani Fleurier – Patek Philippe – Piaget – Roger Dubuis – Rolex – TAG Heuer – Tudor – Ulysse Nardin – Vacheron Constantin – Van Cleef & Arpels – Zenith

    Carré des Horologers: Angelus – Armin Strom – Arnold & Son – Cyrus Genève – Czapek & Cie – Ferdinand Berthoud – H. Moser & Cie. – Laurent Ferrier – Louis Moinet – Rebellion Timepieces – Ressence – Rudis Sylva – Speake-Marin – Trilobe

  • Dietro le quinte. I veleni dell’orologeria. E gli antidoti

    Dietro le quinte. I veleni dell’orologeria. E gli antidoti

    Accade con periodica frequenza. Gli svizzeri dell’orologeria vanno in ferie a luglio, come tutti gli svizzeri, e quando tornano scoprono di essere stati licenziati. O, nel migliore dei casi, ridimensionati. Anticamera del licenziamento perché se ti ridimensionano col cavolo che poi riesci a trovare un altro lavoro di pari livello. Sono i veleni dell’orologeria.

    Quest’estate tutti si aspettavano battaglia e una radicale pulizia estiva, mista a progetti più o meno sensati. È puntualmente accaduto. Veleni, appunto. E gli antidoti? Molti veleni, pochi antidoti. Che però implicano una necessaria riorganizzazione.

    Progetti sì, ma discutibili

    Partiamo dalle fiere di settore. Per un centinaio d’anni la città di riferimento, per orologeria e gioielleria, è stata Basilea. Perché? Per la sua particolare posizione geografica, al confine con Francia e Germania, ma raggiungibile senza troppe difficoltà anche dall’Italia, che fino ad una trentina d’anni fa era il secondo mercato mondiale per gli orologi svizzeri. L’Italia era così importante da far dire agli operatori, tutti, che «se un orologio ha successo in Italia, allora avrà successo in tutto il mondo».

    La storia è andata avanti così, quasi serenamente, fino a pochi anni fa, quando i mercati orientali hanno acquisito enorme importanza. Oggi la fiera di Basilea, Baselworld, è morta. Sono scappate persino Patek Philippe e Rolex, marche importanti non solo per la quantità d’orologi prodotti e il volume d’affari, ma anche per la loro influenza sulle decisioni dell’intero settore. Swatch Group (ne parlerò più avanti) aveva già abbandonato Basilea, pur avendo una posizione, al centro degli spazi espositivi, che più gratificante non si può. Ora gli organizzatori tornano all’attacco con l’idea di far rinascere a Basilea una grande fiera dell’orologeria e gioielleria. Perché? Sono scemi o cosa?

    Pazza idea…

    No, non sono affatto scemi. Il tentativo di far diventare Ginevra il fulcro dell’orologeria svizzera sta vacillando (veleni dell’orologeria) e ciò sembra lasciare spazio a chi, come Baselworld, progetta alternative provenienti da un passato glorioso. Ma il tentativo di ricreare la fiera di Basilea è discutibile, molto discutibile.

    Tutti, me compreso, hanno parlato a lungo dell’avidità degli organizzatori di Baselworld e dell’impossibilità pratica di pagare somme eccessive (cinque anni fa uno stand molto defilato arrivava a costare un milione di franchi svizzeri) per essere presenti in fiera. Il problema vero è che questa avidità si è scontrata con l’eccessiva quantità di operatori del settore, giornalisti compresi. Non ostante la costruzione di nuovi alberghi era impossibile trovare una stanza a prezzi umani nella città di Basilea. Io stesso faticavo molto a far capire al mio editore di allora che gli 800 euro a notte per una stanza che nel resto dell’anno non superava i 100 non erano un capriccio, ma una necessità di lavoro.

    Molti operatori finivano per dormire in Francia o Germania. Comunque a distanze difficili da digerire per chi la sera, dopo la chiusura dello stand, doveva farsi una sessantina di chilometri d’auto, spesso in fila, per essere di nuovo in fiera la mattina dopo, presto. Un tour de force cui gli organizzatori non hanno potuto trovare alcun rimedio anche per la pigrizia di un’amministrazione locale, incapace di mettere limiti all’avidità di gente che pure da Baselworld ricavava quattrini suonanti.

    Ginevra sì, Ginevra no…

    L’idea di spostare tutto a Ginevra (dove del resto già operava con successo il Salon International de la Haute Horlogerie) appariva quindi una soluzione impeccabile. A Ginevra c’è la possibilità di accogliere una quantità di visitatori più o meno tripla rispetto a Basilea, e mal che vada di alberghi ce ne sono tanti anche nelle dirette vicinanze. Ma sulla buona idea di Watches and Wonders si è abbattuto il maglio di impulsi concorrenziali, di invidie che, condite di pandemia, stanno incasinando la situazione. Veleni dell’orologeria.

    La stanno incasinando al punto che le fiere, a Ginevra, si stanno frammentando nella scelta dei tempi e in distinzioni che hanno il sapore dei cavilli legali. Col risultato che (a causa della pandemia ancora in atto) in molti preferiscono ormai la versione telematica. Che non è male, come soluzione d’emergenza, ma non è in grado di sostituire il contatto vero, il contatto diretto sia con gli operatori sia con gli orologi. Che è necessario, se non indispensabile. Ma chi se la sente, oggi, di infilarsi in un luogo chiuso e pieno di persone provenienti da ogni parte del mondo? Sì, i controlli… sì, le precauzioni… ma la prudenza consiglia comunque di starsene a casa.

    Meno veleni e più antidoti

    La situazione delle fiere (o meglio: dei progetti di fiera) è dunque incerta. Si conoscono bene le principali marche presenti a Ginevra, ma mancano ancora del tutto troppi nomi. I marchi che qualcuno considera secondari perché producono orologi non troppo costosi. Invece è una mancanza pericolosissima. Sembra che in Svizzera stiano dimenticando che i produttori inglesi e francesi sono scomparsi, a cavallo del ‘900, proprio perché producevano o sembravano produrre solo orologi costosi. In quella situazione si inserirono proprio gli svizzeri, con orologi dalla qualità elevata in relazione al prezzo. E sbaragliarono ogni altro produttore. Oggi potrebbe avvenire la stessa cosa.

    Chiunque scriva professionalmente di orologi, qualunque venditore d’orologi sa bene che il pubblico ama i sogni, certo, ma poi compra in maggioranza orologi più accessibili. Dando, ancor oggi, la preferenza agli orologi svizzeri. Ma – lo vediamo con i nostri stessi lettori – non puoi proporre solo oggetti che valgono cifre comprese fra l’attico in pieno centro e la villa a Portofino. Perché ciò, oltretutto, impedisce ai negozianti di poter cercare e offrire ai propri clienti una rosa di prodotti validi per tutte le tasche. Ma tutti, dal più al meno costoso, degni di fiducia.

    È un veleno pericoloso, insistere solo sull’alto di gamma. Il non saper fare fronte compatto è uno dei più pericolosi veleni dell’orologeria svizzera. Certo, ad informare ci sono le pubblicazioni specializzate, su internet o su carta, ma non è sufficiente. Perché, prima di ogni acquisto, anche per il negoziante è fondamentale poter toccare con mano, poter provare un orologio.

    Piccole buone idee contro i veleni dell’orologeria 1

    Del resto è pur vero che stiamo vivendo un periodo difficile per tutti, non solo per chi vuol fare le cose in grande. Mentre scrivevo è arrivata la notizia che anche Imagination Oneworld OneVision ha rimandato al 2022 la propria manifestazione. Una delle più sensate, che doveva tenersi in settembre a Neuchâtel. Un piccolo, prezioso scrigno per piccoli artigiani e piccole marche emergenti. Anche questo travolto, per ora, dalla pandemia.

    Sembra non esserci via d’uscita, oggi, nemmeno per le piccole buone idee. Del resto è anche logico: queste fiere riuniscono operatori da tutto il mondo e sono quindi un fertilissimo terreno per virus, batteri e quant’altro. Qualcuno ricorda che la Sars debuttò in Europa proprio durante la fiera di Basilea nei primi anni Duemila. E fu una (brutta) scoperta dirompente: i corridoi si svuotarono nel giro di un giorno o due perché tutti i cinesi vennero rispediti a casa e anche molti occidentali si spaventarono tanto di mollare il colpo. Oggi la situazione è di gran lunga peggiore.

    Piccole buone idee contro i veleni dell’orologeria 2

    Rimane, ad oggi 28 luglio 2021, l’appuntamento con i Geneva Watch Days (30 agosto/3 settembre), una manifestazione promossa dal Comune di Ginevra alla quale hanno aderito molte marche importanti e molti artigiani. Fra cui Bulgari, Breitling, De Bethune, Gerald Genta, Girard-Perregaux, Greubel Forsey, H. Moser & Cie., MB&F, Ulysse Nardin e tanti altri. Ma anche in questo caso le defezioni dei visitatori, professionisti e appassionati, si preannunciano così numerose che alla fine saranno ancora una volta le conferenze telematiche a fare la vera differenza. Conferenze telematiche alle quali seguiranno poi – com’è accaduto sino ad ora – incontri locali per consentire di vedere e toccare fisicamente gli orologi, nazione dopo nazione.

    Georges Kern, Ceo di Breitling e persona saggia, pensa che da questa situazione non usciremo prima del 2024, sia pure fra alti e bassi, con ondate successive di recrudescenza del virus e delle sue varianti. Veleni veri che nelle fiere internazionali sguazzano felici come un pesce nell’acqua. Gli organizzatori dei Geneva Watch Days giurano di aver preso tutte le precauzioni possibili per evitare il contagio. Io gli credo senza la benché minima esitazione. Ma non mi convince quel “possibili”. Dubito in chi ha detto agli organizzatori che un certo tipo di precauzioni siano sufficienti per evitare il contagio. Tutto qui. Del resto persino alle Olimpiadi in corso appare evidente che se gli assembramenti locali sono pericolosi, quelli internazionali sono di gran lunga peggiori.

    Orologeria, si cambia marcia

    I più prudenti (singoli marchi o gruppi che siano) si muovono quindi su due piani diversi. Da un lato cercano di sfruttare ogni spiraglio per usare metodi di presentazione e vendita ormai tradizionali e tradizionalmente efficaci. Dall’altro lato comprendono (alcuni in maniera ancora piuttosto confusa) che la pandemia sta accelerando processi già in atto e che quindi bisogna adeguarsi. Rapidamente.

    Si cercano nuove strade, nuove forme di comunicazione, nuove strategie. E tornano allora a circolare pesanti veleni dell’orologeria che bisognerà tenere a bada con antidoti efficaci. E proprio di questo ulteriore “dietro le quinte” torneremo presto a parlare. Molto presto. Perché la situazione è in continuo mutamento. Il gruppo Richemont, ad esempio, è in piena rivoluzione… (Continua)

  • Watches and Culture. Fra sapere e intrattenimento

    Watches and Culture. Fra sapere e intrattenimento

    Non sono oggetti. Non semplici oggetti. Almeno non tutti. Non ci sono più dubbi: gli orologi meccanici sono una forma d’arte. Riconosciuta anche dall’Unesco, che a inizio anno li ha inseriti nel Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Augusto Veroni ne ha argutamente spiegato i motivi (leggi qui). Gli stessi che spingono ora la Fondation de la Haute Horlogerie a creare la divisione Watches and Culture. Un secondo braccio della Fondazione – dopo Watches and Wonders – che sottolinea la valenza culturale dell’orologeria meccanica e artistica. E, proprio per questo, diffonde la cultura dell’orologeria.

    Per (voi) giovani

    Scusate la ripetizione ossessiva della parola “cultura”. Ma se è vero (come è vero) che non è più possibile sminuire come una vanità quegli oggetti creati da abili mani di artigiani che associano precisione, pazienza e abilità con creatività e innovazioni tecnologiche, è anche vero che è importante diffondere la conoscenza sul mondo dell’orologeria. Proprio questo è l’obiettivo di Watches and Culture, che ha dedicato le sue prime attività al pubblico potenzialmente più permeabile all’apprendimento: i giovani.

    Un account Instagram e un’App rinnovata sono i primi strumenti lanciati contestualmente all’annuncio di Watches and Culture da parte della Fondazione – istituita nel 2005 proprio per promuovere l’eccellenza orologiera nel mondo. Una scelta intelligente. Perché i canali che i ragazzi frequentano costantemente li avvicinano a un mondo che magari ignorerebbero, ritenendolo lontano, o irraggiungibile.

    Ed è parlando la lingua dei giovani, che l’account @watches__cltr sta spazzando via ogni pregiudizio. Gli orologi meccanici non sono solo lusso. Non li puoi indossare solo in occasioni speciali. Non devi per forza abbinarli al tuo outfit. E così via. Concetti, se volete, ovvi per voi “nativi appassionati”. Argomentazioni utili per avvicinare tutti (ma proprio tutti) al mondo dell’orologeria.

    Nuovi strumenti

    Immagini e didascalie accompagnano alla scoperta di una linea ininterrotta tra l’orologeria e la cultura. Come le due lancette di un orologio in cui sono inserite le parole “Watches” e “Culture” nel nuovo logo. Un’immagine grafica che da sola spiega la scelta della Fondation de la Haute Horlogerie di riorganizzarsi in due divisioni: la neonata Watches and Culture, appunto, e Watches and Wonders, dedicata all’organizzazione delle omonime fiere di Ginevra, Shanghai e Sanya, innanzitutto.

    Oltre 40 partner, comprese le grandi case di orologeria e un buon numero di creatori indipendenti, supportano la neonata divisione nella elaborazione di lavori originali, attività educative e di networking che facciano conoscere l’arte dei meccanismi, l’idea del “tutta la vita” e la tradizione culturale che ruota attorno alle lancette.

    Tantissimi contenuti educativi sono poi caricati sulla app Watches Essentials, che ha già raggiunto i 20mila download a partire dal 2016. E che, in occasione del lancio di Watches and Culture, ha avuto un restyling. Con l’inserimento di una decima sessione che spiega la sostenibilità della produzione orologiera. Confermando l’approccio vincente: istruzione + intrattenimento. Quindi i temi sono affrontati attraverso giochi e quiz con cui tutti si possono divertire. Tutti: salvatela, allora, anche se non avete più vent’anni.