Giornale Degli Orologi
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Tag: design

  • Giorgio Galli e Timex Atelier: storia d’amore e di design

    Giorgio Galli e Timex Atelier: storia d’amore e di design

    Parlare di design e di orologeria con Giorgio Galli è illuminante. Il Direttore creativo di Timex Group non è solo la mente che ha dato forma ad alcuni dei pezzi più riconoscibili del Marchio americano: è una persona che, disegnando orologi da oltre due decenni per svariati brand, conosce tendenze, gusti e richieste di un mercato nel quale la scelta del prodotto – con buona pace degli impallinati di meccanica – è in larga parte guidata proprio dal design.
    Una bella responsabilità, alla quale lui e Timex hanno dato sostanza in un recente passato con le collezioni S1 e S2, di cui potete leggere qui e qui. Oggi, almeno temporaneamente, chiudono il cerchio con le creazioni della linea Timex Atelier, che trovate illustrate nella gallery. L’ideale continuazione delle collezioni precedenti, nella quale la matita di Giorgio Galli è ben evidente. Ce la racconta lui stesso, insieme a qualche “trucco del mestiere” che ogni bravo designer di orologi deve conoscere e applicare, senza timore.

    La firma estetica di Giorgio Galli per Timex

    Il tipo di cassa che ha il tuo design è diventato ormai riconoscibile: da dove nasce questa tua idea di forma?
    Ho creato la prima cassa scheletrata nel 1996, su un marchio sempre di Timex ma in licenza, Nautica. Da allora mi sono portato dietro questa firma, anche se negli anni l’ho abbandonata e ripresa più volte. Questo progetto è partito anni fa, quando ho chiesto a Timex se potevo creare qualcosa di completamente mio e che, bene o male, avrebbe potuto uscire un po’ dalle regole del Brand. Quasi a scatola chiusa. Nel momento in cui ho avuto l’ok, sono partito e ho recuperato ciò che era il mio Dna di design sull’orologio, perché sapevo benissimo che l’orologeria è un mondo talmente pieno di prodotti che è difficile fare qualcosa di diverso, di nuovo, che però non pretenda di essere rivoluzionario. Così siamo usciti negli anni scorsi con la serie S1, poi con la serie S2, che si è evoluta ancora di più anche a livello di costruzione: cassa in titanio, anima centrale in carbonio, vetro zaffiro. Era un esperimento, che però ha funzionato benissimo.

    Con quelle collezioni avete alzato il percepito del Marchio.
    Abbiamo capito che c’era spazio per elevare Timex a un livello diverso. Lo abbiamo fatto crescere in dieci anni di lavoro, pezzo per pezzo, anche con collaborazioni che hanno creato un’attenzione sul Brand che prima non c’era. Attraverso questi esperimenti, questo lavoro sul Marchio, abbiamo capito che c’era la possibilità di fare qualcosa di diverso. Vediamo spazio per poter trasferire parte della filosofia di Timex in una fascia più alta. Quidi orologi relativamente semplici nel design, che comunicano qualcosa dell’anima del Brand, con una qualità superiore ma in una fascia di prezzo accessibile; per questo tipo di prodotto, con questa qualità, siamo a un livello di costo relativamente basso, dove diamo qualcosa in più: il design è uno di questi fattori.

    Il progetto Timex Atelier

    Come nella linea Timex Atelier.
    Lo vedi da come è costruita la cassa. Abbiamo cercato di prendere elementi della serie S, perché quello che è importante in un brand è un’identità, costruita al di là dell’architettura della cassa. Lo si vede anche nel quadrante, pulito, con alcuni codici che tornano e che abbiamo trasferito in varie forme a seconda della tipologia di orologio. Abbiamo un subacqueo, un Gmt, un cronografo e usciranno altri prodotti…. Tutti con un’idea di base: avere un’identità precisa e riconoscibile. Non volevamo fare il me too di altri brand, perché il rischio c’è sempre. Avere un’identità è la cosa più difficile. Per cui, che cosa abbiamo fatto? Abbiamo preso le cose che hanno funzionato, che un po’ mi rappresentano, che rappresentano Timex, le abbiamo trasferite in questo progetto e cerchiamo di mantenerle. Perché la parte più complessa poi è la disciplina: contenere questo tipo di design o cercare di farlo evolvere, senza avere degli slanci troppo in avanti, altrimenti si rischia di fare qualcosa che non ti appartiene.

    A livello di design c’è stato un modello più complesso degli altri da ragionare e da creare? Oppure, tutto sommato, una volta trovata l’identità e declinata, il lavoro non è stato più complesso?
    Direi il diver, perché per garantire l’impermeabilità a 20 bar con questo tipo di costruzione di cassa è molto complesso. C’è un grosso lavoro di ingegneria, per cercare soprattutto di mantenere la fascia di prezzo che volevamo, però con le stesse caratteristiche tecniche. Abbiamo risolto benissimo il diver e il suo successo commerciale ci sta dando ragione. Non solo per il design, ma anche per la storia che abbiamo saputo costruire.

    La filosofia creativa di Giorgio Galli

    In quanto designer, la tua è una responsabilità importante: per quanto ne so, nella scelta di un orologio i driver principali sono il brand, il design e poi, magari il movimento. Senti questa responsabilità nel momento in cui prendi in mano una matita? 
    Siamo talmente presi con talmente tanti progetti che non ho il tempo di pensarci. Sicuramente è una responsabilità, perché non sai mai se un orologio venderà o non venderà, per cui fino all’ultimo è un mistero. Non mi è mai riuscito di prevedere se un pezzo disegnato da me avrebbe venduto tantissimo o meno: c’è un fattore di imprevedibilità che precede la produzione e ti induce a lavorare sul tuo istinto. Però sì, la responsabilità c’è.

    Da che cosa parte Giorgio Galli nel disegno? Leggibilità, ergonomia?
    Dipende dal prodotto. Intanto il comfort. Un orologio deve stare bene al polso ed essere comodo, specialmente quando vai su dimensioni un po’ più grosse; cercare di contenere, di creare un orologio che vada bene per tutti non è facile. Poi la leggibilità, che chiaramente dipende anche dal tipo di orologio. Penso a un diver, che ha una leggibilità diversa rispetto a quella di un prodotto più centrato sul design. In questo senso, il nostro diver è l’esempio perfetto. Su orologi un po’ più fashion è relativamente meno importante.

    E nel cronografo? Cambia qualcosa se devi disegnare un automatico o un quarzo?
    Non particolarmente. È chiaro che sul meccanico ci sono certe caratteristiche che ti vincolano, come le lancette che sono un po’ più vicine al vetro, mentre il quadrante del quarzo può essere più profondo. Sono piccoli dettagli che cerchi di mitigare poi con il design.

    Il posizionamento di Timex Atelier

    La collezione Atelier ha posizionato Timex a livello diverso rispetto a qualche anno fa: il consumatore lo ha percepito?
    Sì, soprattutto nel consumatore diretto Atelier aiuta ad aumentare la percezione del brand Timex rispetto a quello che era all’origine. È un riposizionamento che aiuta anche la fascia in cui si trova il marchio.

    C’è un motivo per cui il cronografo è stata l’ultima creazione?
    In realtà è stato l’ultimo a uscire ma il primo che ho disegnato. A oggi è la referenza più cara, motivo per cui la sua introduzione doveva essere un po’ mitigata, anche se era il prodotto perfetto per poter lanciare Timex Atelier. Dovevamo però costruire una collezione che avesse senso anche dal punto di vista del posizionamento di prezzo in relazione al Brand, per cui siamo partiti dal Marine, poi passati al GMT24 e adesso eccoci al crono. È tutta una questione di progredire in maniera logica. È quel passo giusto, graduale, che va fatto per rispetto nei confronti del consumatore, senza arroganza.

    Il rapporto con il brand

    Nel design, in orologeria, c’è ancora spazio per inventare?
    In ciò che si vede oggi c’è tanto recupero delle origini, ma personalmente penso ci sia spazio per creare qualcosa di nuovo, l’importante è che sia coerente con il brand. Serve avere la collocazione giusta, perché l’orologeria è un mondo molto conservativo anche a livello di design: il consumatore, a seconda dei mercati, fa fatica uscire dalla propria comfort zone.

    Quanta libertà nel creare ti lascia il Brand?
    Con Timex ho una grossa libertà, anche grazie alla fiducia che si è instaurata nel tempo. Lavoro per il Mrand da tanti anni e soprattutto il Ceo raramente interviene, se non in maniera positiva. Ti dà quella libertà che normalmente trovi in altri ambiti. Ma c’è anche un percorso avviato, in cui sono stati già sviluppati molti prodotti e si conosce bene la direzione da seguire. È una questione di mettere i tasselli giusti, di mantenere una coerenza, come dicevo prima, per evitare salti in avanti che possono portarti dove non devi stare.

    Che cosa ti piace di più e che cosa di meno nel momento in cui lavori su un orologio nuovo?
    Di più, immedesimarmi in quello che sarà il prodotto e pensare a dove andrà. L’orologio è soprattutto un oggetto emozionale, per cui operi su quello. Di meno, lavorare sul posizionamento prezzo.

  • Club Campus: vitamina firmata Nomos Glashütte

    Club Campus: vitamina firmata Nomos Glashütte

    Non so come la pensiate voi, ma per quanto mi riguarda un orologio mi piace se lo trovo divertente. Forma, colore, complicazioni, poco importa, basta che abbia quel non so che fuori dalle righe che ti invogli a indossarlo con piacere ogni mattina. E il Club Campus di Nomos Glashütte è un orologio che quel non so che ce l’ha, eccome. Anche nelle versioni presentate di recente con quadranti blu notte e giallo Sole.

    Svelato per la prima volta nel 2007, il Club è l’orologio sportivo di Nomos Glashütte, estremamente versatile. Nel corso della sua breve storia ha visto numerose iterazioni in termini di dimensioni, movimento e colori, per non parlare delle edizioni limitate. Tutti i modelli Nomos sono dotati di un calibro di manifattura ed è possibile scegliere tra orologi con calibro Alpha a carica manuale o con movimento automatico Neomatik.

    Nomos Glashütte e la creatività al potere 

    Detto questo, il fatto che il Club Campus mi faccia divertire non è solo apprezzamento estetico. Deriva anche dal fatto che ho toccato con mano la filosofia produttiva dalla quale nasce. E mi ha affascinato. Oltre sei anni fa, infatti, ho visitato la Manifattura di Nomos Glashütte, una realtà con il cuore del design a Berlino, nel Berlinerblau Studio, e la parte di produzione e amministrazione a Glashütte. Una Manifattura in cui l’intero processo produttivo, dal disegno al prodotto finito, è interno e rigoroso.

    «Nella creazione di un esemplare partiamo da un calibro esistente o dall’idea di svilupparne uno nuovo», mi raccontò Thomas Höhnel, Senior Product Designer di Nomos Glashütte. «Sulla base del calibro sviluppiamo un design, inizia un processo creativo cui partecipano diverse persone, da cui nascono il quadrante e l’aspetto globale dell’orologio». 

    Si vedeva all’interno dell’open space di Berlinerblau: Pantoni, mood boards, schizzi appesi alle pareti, creatività anche solo per cambiare un font o il disegno di una lancetta. «Il nostro è un design purista e funzionale, ma con un aspetto ironico che sdrammatizza la realtà», disse Höhnel. «I ragazzi che lavorano nello Studio hanno una formazione nell’ambito del design industriale e di prodotto, e molti di loro vengono da esperienze diverse da quella dell’orologeria. Il che ci consente di restare liberi e di guardare all’orologio con un occhio vergine».

    Nelle parole di Höhnel quando cita l’«aspetto ironico che sdrammatizza la realtà» trovo il quid che mi fa piacere il Club Campus. Ma non solo. Nonostante sia un’azienda relativamente piccola, Nomos Glashütte ha un approccio puro al prodotto per garantire un focus sull’orologio. Per sviluppare il proprio scappamento proprietario, lo Swing-System, ha investito oltre 11 milioni di euro e sette anni di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’università di Dresda. Per me un valore aggiunto.

    Colore e prezzo: la forza del Club Campus

    Spero, con questi dettagli, di fare in modo che anche voi guardiate le due nuove versioni del Club Campus di Nomos Glashütte con occhi capaci di andare al di là dell’estetica. E che capiate come mai la collezione continua a essere, anno dopo anno, una delle proposte più convenienti in ambito orologiero. Un tre lancette senza fronzoli, sottile e a carica manuale, disponibile con cassa da 36 o da 38,5 millimetri, con contenuti tecnici di prim’ordine a un prezzo concorrenziale.

    Le versioni con la cassa più piccola costano infatti 1.300 euro con il fondello chiuso e 1.500 con il fondello in vetro zaffiro. Quelle con cassa da 38,5 mm arrivano rispettivamente a 1.400 e 1.600 euro. E i colori appena lanciati sono, nelle intenzioni del Brand, una sorta di omaggio al cielo e all’astronomia, poiché il blu è chiamato Night Sky e il giallo Starlight.

    Nomos Glashütte introduce annualmente nella collezione Club Campus delle nuove varianti di colore. Lo scorso anno è stata la volta delle versioni Nonstop Red ed Endless Blue, dalle cromie molto sature. Quest’anno il Night Sky è quasi un viola scuro, con gli indici luminescenti del quadrante cosiddetto “California” in una tonalità pesca e i numeri della minuteria esterna stampati in un viola leggero. Starlight è invece un giallo brillante, direi quasi limone, che richiama i mesi estivi caldi, con i numeri romani e arabi in arancione chiaro e i numeri della minuteria in viola. In entrambi i modelli, la firma della collezione Club Campus è rappresentata dalla lancetta dei piccoli secondi di colore arancione bello carico.

    Come nasce il calibro Alpha

    Entrambi i colori, come accennato, sono disponibili in due dimensioni di cassa, 36 e 38,5 mm. Come altri orologi di Nomos Glashütte, al polso sembrano più grandi di quanto le dimensioni indichino. Un effetto dovuto alle anse, che tendono a essere più lunghe rispetto a quelle di molti altri marchi. La disponibilità di due diametri consente però all’orologio di adattarsi a diverse dimensioni di polso. E questo è certamente intenzionale, dato che lo stile e il prezzo si rivolgono principalmente a un pubblico giovane.

    Gli orologi possono avere il fondello in vetro zaffiro per dare un’occhiata al calibro Alpha, prodotto in-house, montato all’interno. Sebbene sia più costoso delle versioni con fondello chiuso, personalmente opterei per lo zaffiro. In passato ho posseduto un Tangente con fondello trasparente e vi assicuro che vedere le finiture del movimento significa avere a che fare con qualcosa che raramente si vede in orologi di questa fascia prezzo.

    Per i dettagli tecnici del calibro Alpha vi rimando alle didascalie. Aggiungo una cosa che viene ancora dalla mia visita in Manifattura, per farvi capire quale sia la cura che sta dietro alla realizzazione dei movimenti. Le parti meccaniche nascono nella sede di Schlottwitz, a due passi da Glashütte, dove si trova l’officina meccanica del Marchio, che ospita i reparti torni, fresatura, Cnc, finissaggio. Locali moderni nei quali convivono macchinari tedeschi, giapponesi e svizzeri, e dove solo il rumore degli stessi ricorda al visitatore che si trova nel cuore della produzione.

    Le parti prodotte a Schlottwitz tornano a Glashütte, nel polo tecnico insediato in un antico edificio, la Chronometrie. Qui, le stanze, i laboratori, la concentrazione di chi vi lavora ricordano quelle dei “cugini” svizzeri di La Chaux-de-Fonds. Qui si concentrano le fasi di pre-assemblaggio del Nomos Swing System, di assemblaggio dei calibri e degli orologi.

    La liena strategica del Club Campus

    La famiglia dei Club Campus si distingue per i suoi frequenti e vivaci aggiornamenti cromatici e, a differenza di altre collezioni in cui nuove tonalità sostituiscono quelle precedenti, Nomos Glashütte mantiene la disponibilità dei colori precedenti accanto alle nuove versioni. Un altro aspetto dell’orologio che mi diverte molto. Questa strategia crea un’ampia gamma di opzioni disponibili attraverso il sito dell’azienda e i rivenditori autorizzati, dando ai clienti la libertà di scegliere tra i modelli attuali e quelli passati.

    Una strategia che guarda anche al potenziale acquirente che, come scritto, potrebbe essere un giovane che si sta diplomando o laureando. L’azienda, tra l’altro, offre gratuitamente la possibilità di incidere una dedica sul fondello chiuso, ideale per ricordare momenti speciali. Se si mettono insieme tutti questi elementi e il prezzo decisamente abbordabile, si può capire come mai un orologio con molta meno storia rispetto a quella di altri marchi di questo segmento continui a presidiare con forza la propria nicchia. Il fatto che Nomos Glashütte sia il più grande produttore di orologi meccanici della Germania per numero di pezzi realizzati, passa quasi in secondo piano.

  • Bvlgari x MB&F Serpenti: follemente geniale

    Bvlgari x MB&F Serpenti: follemente geniale

    Quando ho visto in anteprima gli schizzi preparatori e le immagini definitive del nuovo Bvlgari x MB&F Serpenti sono rimasto piuttosto confuso. Guardando prima i disegni abbozzati (ma mica poi tanto…) da parte di Fabrizio Buonamassa Stigliani, Direttore creativo dell’orologeria di Bulgari, poi le foto dell’orologio finito, non ho capito se avrei dovuto scrivere di follia o di genialità. Ci ho pensato su per un po’ e poi ho trovato la chiave di lettura: mettere sulle stesso piano i due stati mentali. Perché il Bvlgari x MB&F Serpenti è follemente geniale o genialmente folle, fate voi.

    Già la collaborazione tra un vulcano di idee e pozzo di scienza come Buonamassa Stigliani e uno dei più visionari maestri dell’orologeria contemporanea come Maximilian Büsser, patron di MB&F, è benzina sul fuoco della creatività. Se poi ci mettiamo il fatto che la capacità tecnica di Büsser, portata a sviluppare un’orologeria d’avanguardia, sia stata indirizzata a interpretare un orologio che più classico non si può, ecco fatta la frittata estetico-meccanica. Frittata in senso buono, naturalmente, perché il risultato è delizioso.

    Da cosa nasce cosa…

    Design e tecnologia orologiera, dunque, convivono nel Bvlgari x MB&F Serpenti. Parto dal design, perché ho avuto modo di ascoltare qualche aneddoto sulla nascita dell’orologio direttamente da Buonamassa Stigliani durante un recentissimo incontro a Roma. E la cosa più bella è stata sentire dalle sue parole come questa collaborazione sia nata in modo spontaneo, naturale: «Max, ho un’idea, ti mando un disegno. Quando lo ha mostrato in azienda, la risposta è stata unanime: dobbiamo farlo!». Sembra un gioco tra amici e invece ha dato vita a una creazione straordinaria.

    Ascoltando il Direttore creativo ho dato un senso ulteriore a quanto avevo letto sulla cartella stampa di Bulgari riguardo alle influenze del design automobilistico nella creazione di questa edizione limitata. Del resto, prima di entrare nell’azienda romana, Buonamassa Stigliani aveva lavorato per anni in Fiat, mettendo la propria matita al servizio delle vetture del gruppo.

    Come dice l’azienda, la sensazione che si ha osservando la cassa del Bvlgari x MB&F Serpenti è simile a quella che si ha di fronte a un’auto: la vista della cassa cambia del tutto a seconda che la si guardi di fronte, di lato, dall’alto o da sotto. E la cassa, insieme al movimento, è la vera star dell’orologio, gli elementi nei quali Buonamassa Stigliani e Büsser hanno messo tutta la loro enorme sapienza professionale.

    Misura 53 x 39 x 18 mm, dimensioni importanti specialmente in lunghezza e in spessore. Del resto, l’obiettivo era chiaro: mantenere i codici estetici del Serpente, facendo in modo che essi si fondessero insieme a quelli dei movimenti di MB&F. Perché i calibri sviluppati dal “collettivo” di Büsser non sono solo sublimi dal punto di vista tecnico, ma anche delle vere sculture meccaniche, che meritano di essere guardate almeno quanto la cassa.

    Cassa e vetri: le sfide del Bvlgari x MB&F Serpenti

    E per poterle guardare, cosa serve? Dei vetri zaffiri, ovviamente. Che nel caso dell’orologio sono ben cinque. L’estetica curvilinea della cassa del Bvlgari x MB&F Serpenti fa in modo che sia difficile da lavorare da un punto di vista delle finiture e dell’aerodinamica ed estende questa complessità ai cinque elementi in vetro zaffiro. Sono gli occhi del serpente, parte della testa, la sezione posteriore sfaccettata e il fondello.

    Una combinazione fra elementi metallici e in vetro zaffiro, tutti curvi, chiamata anche a garantire una impermeabilità consueta, fino a 3 bar. «I cinque vetri sono stati complicati da tenere insieme», ha raccontato Buonamassa Stigliani. «Il risultato iniziale non ci era piaciuto: e dopo quattro mesi abbiamo buttato tutto e ricominciato da zero».

    Per quanto la cassa del Bvlgari x MB&F Serpenti sia del tutto nuova, c’è stata comunque una base da cui partire, quella dell’HM10 Bulldog, orologio di MB&F del 2020. Il quale, però, ospitava un movimento diverso. Per cui, il calibro di manifattura creato da MB&F per questo Serpenti ha obbligato Buonamassa Stigliani a ripensare del tutto la cassa. «Credo che rispetto a quella, in MB&F abbiano cambiato almeno l’80% dei componenti. Infatti, rispetto al movimento del Bulldog, abbiamo abbassato il bilanciere, le due cupole, abbiamo ridisegnato la parte nascosta, cambiato la forma della platina, tolto la mascella».

    Un lavoro di restyling complesso e approfondito: «Dovevo disegnare questa cassa a forma di goccia e il vincolo, per me, era l’altezza del bilanciere. Non volevo fosse troppo alto perché la cassa è più piccola rispetto a quella del Bulldog e ci sarebbe stato il rischio di avere una forma curva che scendeva in modo troppo inclinato. Esteticamente non avrebbe funzionato». 

    Calibro vecchio o nuovo?

    Dire quindi che l’orologio è mosso dal calibro HM10 a carica manuale non è del tutto vero, dato il lavoro di adattamento fatto su componenti chiave quali il bilanciere, con relativo ponte, e la platina. Nello specifico, il bilanciere è anche qui volante, fissato al ponte tramite il proprio asse centrale. È sovradimensionato (misura 14 mm) ed è molto complesso da realizzare, in virtù anche delle quattro viti di regolazione tradizionali. Ha una frequenza bassa,18.000 alternanze/ora, un’autonomia di 45 ore e un’estetica del tutto funzionale a quella della cassa.

    Come ha ricordato Buonamassa Stigliani, nello sviluppo e creazione del calibro, MB&F ha lavorato sullo spessore per fare in modo che i componenti più visibili – il bilanciere e le cupole di ore e minuti – dessero vita al serpente al polso. E così è stato, perché tramite il movimento continuo delle parti della testa del rettile, visibili attraverso i tre vetri, l’orologio sembra davvero vivo, acceso, quasi pronto a dare uno scatto in avanti verso gli occhi di chi lo osserva. Come mai questo accada, provo a spiegarvelo un po’ di più nelle didascalie.

    Bvlgari x MB&F Serpenti: tre referenze limitate

    Come è comprensibile, l’orologio Bvlgari x MB&F Serpenti è stato creato in edizione limitata. Comprensibile perché la capacità produttiva di una manifattura come MB&F è per forza di cosa limitata, date le dimensioni contenute. Considerando che realizza circa 400 orologi all’anno e che questo pezzo per Bulgari lo costruisce dalla A alla Z, si capisce che farne 99 è uno sforzo industriale importante per l’azienda di Maximilian Büsser.

    I 99 pezzi sono divisi su tre referenze. La prima ha la cassa cassa in titanio grado 5 con cupole delle ore e dei minuti blu. La seconda ha la cassa in oro rosa 18 carati con occhi verdi. La terza versione è in acciaio inossidabile con rivestimento Pvd nero, animata da occhi rossi. Tutte hanno un cinturino in caucciù nero con fibbia nello stesso metallo della cassa. I prezzi? Vanno dai 132mila franchi svizzeri tasse escluse delle versioni in acciaio e in titanio ai 152mila franchi tasse escluse della versione in oro rosa. 

    Prima di lasciarvi alle didascalie, chiudo con un’affermazione di Fabrizio Buonamassa Stigliani che ho trovato nella cartella stampa e che riassume quanto ha raccontato a Roma nell’incontro con la stampa di settore: «Questo orologio è stato piacevole da progettare, ma tecnicamente molto impegnativo da realizzare. L’obiettivo era avere una visione totalmente diversa. Il Serpente è un soggetto magnifico, apprezzato da molti collezionisti. Credo che siamo riusciti nell’intento di offrire al Serpente di Bulgari un nuovo orizzonte. Non si tratta solo di un oggetto femminile legato al Dna del Marchio ma, per la prima volta, anche di un oggetto tecnico che parla il linguaggio estetico di Bulgari, mettendo in mostra al contempo l’expertise di MB&F. Come ogni buona collaborazione, è un progetto vantaggioso per tutti».

  • Nuovo Tissot Sideral: una macchina del tempo

    Nuovo Tissot Sideral: una macchina del tempo

    Erano i primi di marzo quando ho avuto la possibilità di toccare con mano e di indossare il nuovo Tissot Sideral. Era l’occasione dell’anteprima stampa delle novità del marchio per il primo semestre 2023. Ammetto che quell’orologio, per me, ha rubato la scena.

    Belle le nuove referenze del PRX, dei Chemin de Tourelles, dei vari T-Race, Supersport e Seastar. Ma il Tissot Sideral aveva il classico non so che. Che in realtà so, perché l’ho capito fin da subito e provo a spiegarlo anche a voi, facendo una breve escursione nel passato.

    Ha rubato la scena, innanzitutto, perché è un pezzo di design. E quando in orologeria si parla di design si pensa principalmente, salvo rare eccezioni, agli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70. Il periodo in cui nacquero quelle forme che avrebbero attraversato i decenni, diventando imprescindibili anche oggi. Solo per restare nella famiglia Tissot, pensate al “cugino minore” del Sideral, il PRX.

    Tissot Sideral: nel suo nome, la sua origine

    Il Sideral del passato nacque ben prima del “cugino”, tra i due decenni in cui design, ricerca di nuovi materiali e di soluzioni tecniche passarono dallo spazio all’orologeria. Non dimentichiamo che in quel periodo si combatterono le grandi sfide tecnologiche tra Usa e Urss per la conquista del cosmo e della Luna, culminate nell’impronta di Neil Armstrong sulla polvere del nostro satellite.

    Specialmente il campo dei materiali era e rimane importante per lo sviluppo di nuovi composti che, dall’ambito aerospaziale e tecnologico in generale, trovano poi utilizzo anche in oggetti della vita di tutti i giorni. E il Tissot Sideral, ieri come oggi, è un esempio calzante in questo senso.

    Perché nel 1969, quando fu lanciato, si presentò al mercato con una cassa tonneau, in linea con il gusto sportivo dell’epoca, ma realizzata con un materiale ultra-moderno per l’epoca. Mai prima di allora la fibra di vetro aveva fatto la sua comparsa in orologeria. Dopo le prime versioni con bracciale in acciaio mesh, un anno dopo arrivò il Sideral S, molto più sportivo e con un rivoluzionario cinturino in caucciù, che è d’ispirazione per il pezzo moderno.

    L’uso della fibra di vetro

    La cassa monoblocco del Sideral era realizzata in quel materiale inedito da un’azienda svedese, che le inviava poi in Svizzera per l’incassaggio dei movimenti e per dare forma finita all’orologio. La fibra di vetro, per quanto moderna, non era una novità industriale. Utilizzata nella cantieristica navale (e la Svezia era un’eccellenza in questo) e in campo automobilistico per vetture all’avanguardia, faceva però per la prima volta capolino tra gli orologi.

    Portava in dote caratteristiche perfette per quel tipo di prodotto. Resistente agli urti e ai graffi, molto più leggera dell’acciaio (con una densità di circa 2,48 g/cm³ contro i 7,85 g/cm³ dell’acciaio), antimagnetica e termicamente stabile, la fibra di vetro era perfetta per un orologio moderno. Pensato anche per i giovani.

    Lo tsunami Sessantotto era appena agli inizi e quale modo migliore per presentare il Tissot Sideral se non come un pezzo di rottura con il passato? “Allontaniamoci dallo stile tradizionale dell’orologio di papà” o “L’orologio giovane, per i giovani” sono solo due degli slogan che il marchio scelse per le campagne di lancio. Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, il focus sulla modernità rimane intatto, così come quello sulla forma e sul materiale.

    Anno 2023: il carbonio forgiato

    Partiamo da quest’ultimo, che non è più la fibra di vetro ma il carbonio forgiato che costituisce la cassa del nuovo Tissot Sideral. Passano i decenni, ma non passa la tensione alla ricerca né cambiano le dinamiche industriali. Così come la fibra di vetro, anche quella di carbonio è passata dall’aerospazio all’automotive alla nautica, per arrivare all’orologeria. Anche sotto forma di carbonio forgiato che, pur non essendo una novità nel mondo delle lancette, non è così comune.

    E non tutti, forse, sanno che la sua invenzione si deve a un ingegnere meccanico italiano, Paolo Feraboli. Fondatore della Gemini Composites (consociata interamente controllata da Mitsubishi Chemical Carbon Fiber and Composites) e dell’Automobili Lamborghini Advanced Composite Structures Laboratory, nell’ambito di quest’ultimo Feraboli lavorò al progetto dell’auto Sesto Elemento. La vettura aveva la scocca e altre parti proprio in carbonio forgiato. 

    Un composto ottenuto dalla combinazione di frammenti di fibra di carbonio con una resina sintetica, diverso dalla fibra di carbonio perché le fibre non hanno tutte un orientamento preciso e definito. Sono infatti spezzate, fuse e pressate fino a costituire una struttura piena. E diventano un materiale che, come la fibra di vetro, è leggero, inscalfibile, insensibile agli sbalzi termici e agli effetti del magnetismo.

    I dettagli del Tissot Sideral

    Insomma, metodi e materiali moderni ma risultati analoghi. Perché la cassa del nuovo Tissot Sideral, ve lo garantisco, è leggerissima e molto vestibile. Non ha anse e i suoi 41 mm di larghezza sono bilanciati da un lug-to-lug contenuto a 46,5 mm e da uno spessore inferiore ai 14 mm che la rendono indossabile anche su un polso da bambolina come il mio. Inoltre, la particolare struttura del carbonio rende ciascun orologio unico, a beneficio di quanti amano dire «Ce l’ho solo io».

    Detto che la cassa è impermeabile fino a 30 bar, diamo un’occhiata al quadrante, la cui vocazione sportiva è un rimando diretto al Sideral S. È infatti presente un settore colorato rosso e verde su base dieci minuti che serve da funzione regata, completata da due settori da cinque minuti presenti sulla lunetta, da utilizzare come conto alla rovescia. La lunetta stessa, del diametro di 39 mm, è girevole, unidirezionale, in acciaio trattato Pvd nero, abbinata a un anello lucido.

    Il giro della minuteria è colorato in tinta con il cinturino, nelle versioni blu e gialla, e indica il tempo trascorso dall’avvio della regata. È ben riempito con Super-LumiNova come le lancette di ore e minuti, mentre quella dei secondi centrali, rossa, ha il classico contrappeso a T.

    Affidabile e adorabile

    Per quanto riguarda il movimento, calibro che vince non si tocca. Tissot ha in casa il Powermatic 80, frutto delle sinergie di ricerca e sviluppo di Swatch Group. Non ha bisogno di presentazioni: automatico, 80 ore di autonomia e spirale in Nivachron, una lega amagnetica a base di titanio, resistente alle variazioni termiche e agli urti. Se nel Sideral S originale la resistenza ai campi magnetici era garantita almeno fino a 150 Gauss da una gabbia di Faraday intorno al calibro, ancora una volta, oggi, l’avanzamento della tecnologia porta a performance migliori.

    Poco sopra ho citato il cinturino in caucciù colorato. Disponibile rosso, giallo o blu, in quest’ultima cromia richiama il colore dei pigmenti presenti nel carbonio della cassa. Quello giallo, invece, rimanda direttamente al progenitore degli anni ’70 anche nella chiusura. Di fatto senza fibbia, si affida a un piccolo bottone a incastro che sfrutta la traforatura lungo l’intero cinturino.

    Un orologio furbo

    Il prezzo? Tenetevi forte. Con 1.075 euro, il Tissot Sideral si pone in un segmento furbo, soprattutto per i contenuti che ha. Cassa in carbonio forgiato, movimento automatico, cinturino speciale: stando di poco sopra i 1.000 euro significa un posizionamento intelligente e allettante. Lungi dall’essere un orologio estivo, nonostante il look disimpegnato e le cromie sbarazzine, credo che voglia puntare a replicare l’effetto PRX. Sicuramente, il Tissot Sideral è meno pop di quest’ultimo, ma penso abbia i contenuti giusti per parlare a un cliente che non è solo quello del suo antenato, giovane e ribelle. Trasversale e attuale.

  • Around Five e il tempo lento

    Around Five e il tempo lento

    Un modo innovativo, artistico di misurare e di contemplare il tempo viene suggerito dalle Sculpture of Time di Around Five. Il marchio di orologi e design svizzero, infatti, reinventa la lettura oraria attraverso le forme sinuose di sculture da tavolo. Realizzate in diversi materiali, con varianti che vanno dall’ottone (lucido o spazzolato) all’alluminio (anche smaltato nero o rosso) fino alla foglia d’oro, cambiano aspetto a seconda dell’ora del giorno.

    Evocano idealmente il percorso del sole e del suo profilo che appare e svanisce dietro l’orizzonte. Invitano così letteralmente a gustare il trascorrere del tempo in modo contemplativo, analogico. Il progetto Around Five è nato, nel 2019, dall’incontro tra un ingegnere e un designer, rispettivamente Antoine Lorotte e Philippe Vallat. Già noti per la loro sofisticata creatività, sono attivi con le rispettive società FiveCo e Pilotdesign, che contano all’attivo numerose collaborazioni con marchi internazionali dell’orologeria. Ne ho parlato con Philippe Vallat. 

    Partiamo dall’inizio: come e quando è nato il progetto Around Five?
    È nato nel 2019, come marchio di orologi svizzero dedicato a dimostrare valori come epicureismo, eccellenza e innovazione. Lontano dal solito cliché che vuole ingegneria e design come nemici stretti, con Antoine Lorotte lavoro invece mano nella mano. Nel tempo, abbiamo raccolto numerose sfide estetiche e tecnologiche per rinomati orologiai come Hermès, Blancpain, Hublot, Frédérique Constant, MB&F, Franck Muller, Dietlin ma anche per aziende come Caran d’Ache, Nespresso, Alstom. Il primo esemplare Around Five che abbiamo presentato è The Original, la prima versione di Sculpture of Time. Si tratta di un orologio Swiss Made che offre una nuova lettura del tempo basata su un movimento lineare, ispirato al percorso del sole. The Original si distingue per il suo design puro, senza tempo, che deve alle radici svizzere un senso dell’essenziale.

    Da dove prende spunto il nome Around Five?
    Si riferisce all’idea “rallenta e goditi questo momento prezioso” suggerita dai nostri orologi. Sono circa le cinque, non le 17:04. Lo scorrere inesorabile dei secondi digitali è qui sostituito da un lasso di tempo poetico e architettonico. Il tempo per così dire lento del nostro orologio, letteralmente “analogico”, invita alla contemplazione e al godimento del momento presente. Per esempio, la nostra nuova creazione, Odyssey of Sun, rende omaggio a George Nelson e al suo famoso orologio da parete, e fa un cenno al Piccolo Principe di Saint-Exupéry. Ci ricorda insomma di celebrare il momento presente, di preservarne l’intensità, la freschezza e la novità. Come un bambino.

    Come funzionano questi orologi da tavolo dal punto di vista meccanico?
    I nostri orologi sono unici, cambiano aspetto a seconda dell’ora del giorno che indicano. Il movimento è lineare su un percorso orario di 24 ore e punto di ritorno/partenza alle 6:00 AM. La regolazione delle ore e dei minuti avviene tramite 2 pulsanti posti sotto la base. Il modello Sculpture of Time propone un modo diverso di misurare il tempo, basato sul percorso del sole e le sue curve che appaiono e scompaiono dietro l’orizzonte. Mentre nell’orologio-scultura Odyssey of Sun il sole è l’elemento in movimento e l’orizzonte assume la forma di una V che ricorda le lancette di un orologio. Dapprima nascosta dietro questa forma, la stella si alza, raggiunge il suo apice per poi avvicinarsi all’orizzonte e scomparire di nuovo. Il tempo viene letto attraverso la finestra tagliata nella forma principale, dove la linea verticale tracciata sul sole si allinea con gli indici.

    Di quale materiale sono fatti?
    La base è realizzata in profilato di alluminio estruso e lavorato. La finitura è spazzolata e anodizzata. La montatura è lunga oltre 120 cm, fissata meccanicamente alla base. Due modelli sono anche in teak. The Wave è in alluminio oppure ottone lavorato, spazzolato da 6 mm. Gli indici sono incisi. La finitura è in colore naturale, poi c’è un modello anche con foglia d’oro e Luminova. Invece La Vela è in alluminio spazzolato lavorato da 2 mm, finitura colore naturale, montato su trasmissione lineare nascosta. Il movimento retrogrado è sviluppato appositamente per questo orologio.

    Quanti esemplari include la collezione Around Five?
    Nel 2023, il marchio propone una collezione di 10 modelli Sculpture of Time e uno di Odyssey of Sun, già presente in Svizzera, Stati Uniti e Medio Oriente in oltre 30 negozi.