Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: fasi di luna

  • Tissot Désir Moonphases: stregata dalla Luna

    Tissot Désir Moonphases: stregata dalla Luna

    Oggi parliamo del Tissot Désir Moonphases. L’ultima novità femminile della Maison della Croce elvetica, dichiaratamente un “fasi di luna”. Ma non è un caso: perché oggi si celebra la Luna del Raccolto. Una coincidenza che sottolinea il legame indissolubile fra l’astronomia e l’orologeria svizzera.

    La Luna del Raccolto

    La Luna del Raccolto – anche detta Luna della Vendemmia – è per convenzione la Luna piena più vicina all’Equinozio d’autunno. Quest’anno si verifica appunto il 26 settembre, per l’esattezza alle 18:48 ora italiana, appena tre giorni dopo l’inizio ufficiale dell’autunno astronomico.

    L’origine del nome va cercata chiaramente nelle società rurali del passato. Non solo in Europa: Oltreoceano viene chiamata proprio Harvest Moon e rimanda alle tradizioni dei Nativi Americani, in particolare degli Algonchini. Deriva da un fenomeno naturale abilmente sfruttato dalle popolazioni fino a dar luogo a un’usanza comunitaria.

    Nell’ultima decade di settembre, e per diverse sere consecutive, la Luna piena sorge poco dopo il tramonto del Sole ed emette una luce forte e prolungata. In epoca precedente alla diffusione dell’elettricità, i contadini si servivano di quel chiarore per restare a lavorare nei campi anche nelle ore più tarde della sera. Il che permetteva loro di ultimare più velocemente i raccolti, prima dell’arrivo del freddo.

    Per questo la Luna del Raccolto ha sempre avuto un significato simbolico. Non solo rappresenta la fase di passaggio tra la fine dell’estate e la preparazione dell’inverno, ma soprattutto coincide con un momento di abbondanza e quindi di gratitudine verso la Natura, il Cielo o la Fortuna.

    C’è da dire che al fascino esercitato dalla Luna del Raccolto contribuisce anche lo spettacolo suggestivo offerto dal nostro Satellite al crepuscolo. Una volta sorta, quando la Luna è ancora bassa sull’orizzonte, l’atmosfera terrestre ce la fa sembrare grande e schiacciata, e la colora di calde sfumature arancioni.

    Tissot Désir Moonphases: la Luna al polso

    A quante non si accontentano di osservare la Luna in cielo, il Tissot Désir Moonphases permette di indossarla al polso, o almeno di visualizzarne il moto. Grazie al movimento al quarzo Swiss made, preciso e affidabile, l’indicazione delle fasi lunari segue infatti fedelmente il ciclo sinodico reale di 29,5 giorni.

    Dunque, attraverso la finestrella posta sul quadrante a ore 5, è possibile controllare l’avvicendarsi continuo di luna piena, calante, nuova e crescente. Nessun rischio di errore, nessun bisogno di intervenire con una correzione manuale – perlomeno finché la batteria funziona. E quando sta per esaurirsi, niente panico: la funzione end of life ti avvertirà per tempo che è ora di sostituirla.

    Impossibile non accorgersene: qualche settimana prima che la pila si scarichi del tutto, la lancetta dei secondi comincerà a comportarsi in modo strano, a non scandire tutti i secondi (ma il movimento continuerà comunque a marciare con precisione, tranquilla), e tu non dovrai fare altro che portare il tuo Tissot da un orologiaio. Poi per qualche anno non ci penserai più…

    Il cielo stellato

    Ma non si tratta solo di “meccaniche celesti”, per citare Franco Battiato. Il Tissot Désir Moonphases ha un design contemporaneo fortemente poetico, che amplifica le suggestioni cosmiche. Nelle sei referenze in collezione si trovano materiali che ricreano la profondità di un cielo stellato e la composizione rocciosa del suolo lunare.

    Per esempio, la versione con quadrante blu notte presenta l’anello periferico che ricorda il vetro avventurina. In realtà è realizzato con un processo di laccatura a più strati, all’interno dei quali sono stati applicati e sigillati micro-cristalli e polveri riflettenti che Tissot chiama “inclusioni minerali”. Con un risultato di grande effetto.

    Incastonati ai quarti si trovano gli indici di diamanti, mentre la zona interna ha un colore sfumato che evoca lo spazio profondo in cui si muovono gli astri. Tra le due, un anello metallico “a falce”, dallo spessore dégradé, è decorato da una finitura martellata e spazzolata. Queste micro-incisioni catturano la luce e lo rendono luminoso, a imitare la superficie della Luna colpita dai raggi del Sole.

    L’eterno femminino

    Ma non c’è solo la magia siderale. Il Tissot Désir Moonphases sprigiona un’estetica delicata e iperfemminile. La si nota soprattutto nelle versioni con quadrante argenté, beige o rosso, simile a un tessuto di seta plissé che si dispiega proprio a partire dalla finestrella delle fasi di luna. Qui la superficie del metallo è stata incisa con micro-venature satinate e irregolari, ispirate alla trama e alla lucentezza serica. Mentre nella finestrella della complicazione, la Luna fa capolino dietro nuvole incise nella madreperla.

    Ma non solo. Ogni esemplare sembra fatto su misura per i polsi delle donne, come una costruzione sartoriale. La cassa è in acciaio 316L, una lega di derivazione chirurgica altamente resistente alla corrosione e anallergica. Ha un formato ridotto, di 29,6 mm di diametro, e volumi bombati, sia sulla lunetta, sia sulla carrure. Al tatto regala sensazioni fluide e sinuose, quasi come un ciottolo levigato dalla corrente. O forse dallo scorrere del tempo.

    Altri dettagli? La corona zigrinata a ore 2, ornata da un cabochon di ceramica blu. Il vetro zaffiro bombato, simile a una cupola che protegge il quadrante. E il bracciale che la Maison stessa definisce “dal design gioiello“, perché concepito non come un semplice elemento funzionale, ma per vestire il polso come un ornamento flessibile e luminoso.

    Anch’esso realizzato in acciaio 316L interamente lucidato a specchio, è composto da tre file di maglie fitte e articolate. La struttura garantisce un’eccezionale fluidità al tatto, accentuata dalla geometria rastremata (passa dai 13 mm in corrispondenza delle anse fino agli 11 vicino alla chiusura a farfalla). In questo modo si avvolge attorno al polso e ne segue l’anatomia con naturalezza.

    Comunicazioni di servizio

    Per completezza delle informazioni, devo scendere con i piedi per terra e passare a un argomento più prosaico: quanto costa. Ma qui arriva una buona notizia: il Tissot Désir Moonphases non è affatto irraggiungibile, anzi. Ha un prezzo che oscilla tra i 445 e i 525 euro a seconda delle versioni. Il che ha un grande vantaggio: per una volta, “volere la luna” è davvero possibile…






  • Classics Moneta Moonphase, il bel gioco di Frederique Constant

    Classics Moneta Moonphase, il bel gioco di Frederique Constant

    Dimenticatevi i Coin Watch. Il Classics Moneta Moonphase di Frederique Constant si chiama così in tutte le lingue. E non perché è inserito nel denaro metallico di qualche valuta, magari fuori corso, in lega più o meno preziosa. Prende nome invece da un dettaglio speciale, che lo rende davvero originale e unico: una seconda lunetta interna zigrinata, applicata nello spazio del réhaut, fatta proprio come il bordo di una moneta. Se poi ci aggiungete la cassa rotonda e lo spessore sottile, vi sarà chiaro che l’appellativo è quanto di più azzeccato si potesse trovare.

    Storia e valori del Classics Moneta Moonphase

    Il Classics Moneta Moonphase appare sul mercato a settembre dello scorso anno. Frederique Constant lo presenta in tre versioni, con la cassa in acciaio di 37 mm di diametro e il quadrante soleil in colori diversi: argenté, blu oppure nero. Ritorna poi, ai Geneva Watch Days di quest’anno, in altre due variazioni sul tema: di nuovo con il quadrante blu ma interamente in acciaio, con il bracciale in maglia milanese, a riecheggiare un certo gusto d’antan; e con la cassa Pvd oro giallo, più luminosa, che evoca una preziosità materica. Infine eccolo di nuovo alla Dubai Watch Week appena conclusa, sempre con la cassa nella tonalità più calda dell’oro ma con il quadrante nero, a creare un efficace e distintivo contrasto.

    In ogni referenza – sei in tutto -, il Classics Moneta Moonphase ha dalla sua una serie di attributi che colpiscono gli appassionati e i collezionisti dai gusti più sobri. Prende ispirazione dagli ultrapiatti del passato: ha uno spessore limitato a 7,65 mm, quindi una silhouette dalle proporzioni “leggere” e di grande eleganza. Poi, è dotato di una complicazione utile: le fasi di luna che occhieggiano a ore 6, come vuole la tradizione. Ancora, è assolutamente unisex, può essere indossato con la stessa disinvoltura sia dai polsi maschili sia da quelli femminili. E infine ha un prezzo del tutto inaspettato, abbordabile per i più: le varianti in acciaio costano 1.095 euro, mentre quelle color oro raggiungono i 1.195 euro.

    Un movimento dibattuto

    Tutte queste caratteristiche lasciano il pubblico basito, senza parole. Com’è possibile? Va bene che Frederique Constant ha fatto del lusso accessibile la propria bandiera, ma l’orologeria democratica difficilmente raggiunge simili livelli di bienfacture, come direbbero i francesi. Qual è il segreto? Dove sta il trucco? Basta chiedersi cosa c’è dietro il fondello, e l’arcano è svelato. Il Classics Moneta Moonphase monta un movimento al quarzo Swiss made. Certo, la cosa fa arricciare il naso ai puristi dell’orologeria meccanica, che si fanno venire un attacco di allergia anche solo al sentir nominare la parola “quarzo”. Eppure è proprio questa la chiave di tutte le peculiarità dell’orologio.

    Pensateci. Grazie al calibro FC206, realizzato su base Ronda 706, la Manifattura ginevrina riesce a soddisfare al contempo l’esigenza della sottigliezza da extra-piatto, la presenza delle fasi di luna e la volontà di mantenere un prezzo ridotto. L’unica alternativa possibile sarebbe un movimento meccanico a carica manuale, ma il prezzo aumenterebbe parecchio – e comunque ci dovremmo scordare la complicazione, il cui modulo apporterebbe millimetri preziosi. Per avere anche quest’ultima, si dovrebbe sviluppare ex novo un calibro in-house con la complicazione integrata – e allora addio al prezzo popolare, si arriverebbe alle solite cifre dell’alta orologeria. Non ce n’è, che piaccia o meno: il movimento al quarzo è l’unica soluzione per salvare, come si suol dire, “capra e cavoli”.

    In definitiva…

    Il mio giudizio – personale, soggettivo e quindi non insindacabile – non può che essere positivo. Chi ama gli orologi classici, dalle proporzioni sottili e misurate, troverà nel Classics Moneta Moonphase l’esemplare ideale. Idem chi apprezza le fasi di luna – una complicazione ricca di poesia e di fascino, quasi romantica. O anche chi non ha voglia di spendere un occhio della testa per arricchire la propria collezione. E se proprio la questione del quarzo non vi va giù, non siate così seriosi: prendetelo come un gioco. Un bel gioco, particolare e divertente, che oltretutto costa poco e non impegna – anche se offre un percepito alto, per immagine e qualità elevate. Cosa volete di più?

  • Speedmaster Moonphase Meteorite: Omega, la Luna e lo Spazio

    Speedmaster Moonphase Meteorite: Omega, la Luna e lo Spazio

    Prima o poi doveva succedere. Perché è un’associazione naturale, quasi ovvia: se c’è un orologio che è legittimato ad ammantarsi di materiale extraterrestre non può che essere questo. Lo Speedmaster, certo – e cos’altro, se no? L’esemplare che nello Spazio c’è andato davvero: e ha partecipato a innumerevoli missioni della Nasa, non solo al polso degli astronauti del programma Apollo, ma anche di quelli del programma Gemini e prima ancora del programma Mercury, sin dalla fine degli anni Cinquanta. Ecco allora che Omega presenta finalmente una speciale versione dello storico modello con quadrante e altri dettagli in “roccia spaziale”: lo Speedmaster Moonphase Meteorite, appunto.

    Una complicazione appropriata

    Ma – come il nome lascia intendere – in questa inedita interpretazione dell’orologio che è andato sulla Luna c’è un altro elemento importante da sottolineare. Niente che riguardi l’estetica, intendiamoci. Invece una particolarità meccanica che qui trova (mi ripeto) una collocazione appropriata e quanto mai plausibile: le fasi lunari. La complicazione astronomica più poetica, incastonata a ore 6, diventa l’essenza meccanica (concedetemi l’ossimoro) del nuovo esemplare. Tanto più che è parte di un movimento che appare ora per la prima volta e che quindi potrebbe essere stato messo a punto ad hoc. Il calibro Co-Axial Master Chronometer 9914, di cui parleremo poi, a carica manuale come vuole la tradizione del Moonwatch.

    Sia chiaro, non è la prima volta che le fasi di luna appaiono nello Speedmaster. Avevano esordito in passato, nel lontano 1985, con il calibro 866 che le esponeva in un’insolita posizione a ore 12, e tornarono in diverse referenze degli anni Ottanta e Novanta. Poi, dal 2003, rieccole in vari modelli Professional, equipaggiati dal calibro 1866, evoluzione del precedente movimento su base Lemania. Più di recente, le fasi lunari si ritrovano nello Speedmaster Moonphase presentato a Baselworld nel 2016. Animato dal calibro 9904, potrebbe essere considerato l’immediato predecessore del nuovo Speedmaster Moonphase Meteorite, sebbene le differenze fra i due esemplari non siano poche. C’è da dire infatti, che rispetto a quello, Omega ha apportato numerosi cambiamenti…  

    Le caratteristiche dello Speedmaster Moonphase Meteorite

    La cassa, prima di tutto. In acciaio, misura 43 mm di diametro (contro i precedenti 44,25 mm e più coerente con i 42 degli altri Speedmaster in catalogo, in quell’ottica contemporanea di revisione delle dimensioni). Dall’architettura asimmetrica come di consueto e con le caratteristiche anse “a lira”, ha la lunetta in ceramica blu oppure nera con la scala tachimetrica impressa in smalto bianco. Completa il look il bracciale in acciaio, a tre file, del genere definito “Nixon” dai fan di Omega (dal nome del Presidente americano cui fui offerto un Moonwatch nel 1969). Infine, il vetro zaffiro a box che fornisce maggior profondità al quadrante in meteorite.

    Già, il quadrante in meteorite, protagonista assoluto dell’habillage. Ho chiesto informazioni a Omega sulle origini del materiale ferroso: e la risposta è che proviene dalla meteorite Muonionalusta, proprio come i display dei Constellation Meteorite, la collezione uscita più o meno un annetto fa. Ma il legame fra le due famiglie di orologi va anche oltre. Perché l’esperienza accumulata in quell’occasione nel trattamento cromatico delle meteoriti è stata utile anche adesso. Il quadrante dello Speedmaster Moonphase Meteorite è stato infatti colorato di grigio o di nero con un rivestimento galvanizzato.

    Sempre a proposito di meteoriti, Omega dichiara invece la provenienza di quella utilizzata per le due Lune poste a ore 6, che indicano rispettivamente le fasi percepite nell’emisfero settentrionale e meridionale del Pianeta. Si tratta proprio di una meteorite lunare, appositamente tagliata in due minuscoli cabochon che così forniscono una rappresentazione realistica del nostro Satellite. E, per accentuare ancora di più il senso dello story-telling (potenza del marketing!), lo sfondo che le circonda riproduce esattamente la collocazione delle stelle nel cielo di Biel/Bienne la notte dell’allunaggio dell’Apollo 11, in quel 20 luglio 1969.

    Un movimento evoluto

    Passiamo dunque al calibro Co-Axial Master Chronometer 9914, che chiaramente appartiene alla famiglia di calibri 99XX, montati all’interno di altri esemplari in catalogo. Tipo il 9908 dello Speedmaster Chronoscope del 2021 (o anche dell’ultima versione uscita l’estate scorsa per le Olimpiadi). Oppure il 9906 degli Speedmaster 57 “colorati” lanciati nel 2022. A carica manuale, come scrivevo sopra, è uno sviluppo del calibro 9900, con la platina della complicazione sovrapposta al movimento cronografico di base. Il che comunque non va troppo a influire sul volume complessivo, visto che il movimento ha uno spessore di 7,15 mm. La cassa invece misura 13,6 mm (di spessore) contro i 16,85 dello Speedmaster Moonphase del 2016, che però era un automatico.

    La costruzione rimane quella degli altri esemplari. Dal fondello dell’orologio si vede la platina aperta sul bilanciere, fissato con un grande ponte massiccio e fulcro della decorazione. In sintesi, si tratta di un cronografo con ruota a colonne, spirale in silicio e autonomia di 60 ore. Altre particolarità tecniche sono sottintese alla definizione Co-Axial Master Chronometer. Quindi, scappamento Co-assiale e certificazione del Metas, l’Istituto federale di metrologia che lo ha sottoposto a 8 rigorosissimi test (dopo che il movimento è stato certificato dal Cosc). E che ne garantisce non solo la costanza di marcia ma anche la resistenza ai campi magnetici fino a 15mila gauss. Trovate comunque ulteriori dettagli nelle didascalie della gallery.

    Prezzo e disponibilità dello Speedmaster Moonphase Meteorite

    Mancano ancora le ultime informazioni, quelle che tanti appassionati vorrebbero sapere per prime. Il prezzo dello Speedmaster Moonphase Meteorite è di 19.100 euro, indipendentemente dalla versione. Che non sono pochi, ve ne do atto, ma sui quali influisce non solo il quadrante in meteorite ma ancor più lo sviluppo del movimento. Poi la disponibilità: l’orologio non è ancora in vendita online, ma come al solito sarà innanzitutto distribuito nei negozi monomarca. Quindi il consiglio agli interessati è di recarsi in boutique (in Italia sono quattro: Roma, Milano, Firenze e Venezia) a chiedere informazioni. E valutarne l’acquisto dopo averlo attentamente analizzato con un lentino. Anche a costo di restare incantati fra le figure di Widmanstätten e le Côtes de Genève arabescate. Quando si dice stregati dalla Luna…

  • Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, così Breguet

    Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, così Breguet

    Ci sono orologi che si riconoscono subito, fin dalla prima occhiata. Quelli che, appena li guardi, sai benissimo chi li ha fatti e a quale collezione appartengono. Perché presentano una combinazione di caratteristiche che ne dichiarano apertamente l’identità. Ancora più facili da identificare, poi, quando presentano stilemi codificati da secoli. Come nel caso degli ultimi Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase, inconfondibilmente Breguet. Non cloni o repliche di pezzi già esistenti o esistiti, appena ritoccati nelle proporzioni o in dettagli infinitesimali – piuttosto evoluzioni, variazioni sul tema sviluppate in una rinnovata estetica, filtrate con il gusto più attuale. E per questo ben riusciti. Quasi come in un cocktail, in cui ingredienti noti ma dosati in diverse proporzioni sono mixati fino a ottenere un sapore del tutto nuovo.

    Un po’ è merito della collezione Classique, che per impostazione riflette con fedeltà le regole tecniche, i canoni artistici e i valori tipici della Maison Breguet. “Una sublimazione della storia e delle peculiarità di Breguet”, la definiva giustamente un vecchio catalogo. Così, in questi e in altri modelli, si incontrano i materiali pregiati usati anche in passato con i segni distintivi caratteristici della Casa. Ma un po’ di merito va anche alle stesse referenze 5177 e 7787, in produzione almeno dagli anni Dieci del nuovo Millennio (se non ancor prima), e diventati punti di riferimento per i collezionisti e i fan della Marca.

    Tratti inconfondibili

    Ecco allora che i nuovi Classique 5177 e Classique 7787 Moonphase presentano elementi costruttivi comuni, molto significativi. A cominciare dalla cassa in platino, metallo nobile per eccellenza adottato per la prima volta dai due esemplari. Ricco di qualità, è lucente e prezioso, molto duttile e malleabile, resistente alla corrosione, inattaccabile dall’ossidazione e perfettamente biocompatibile… La anse dritte e saldate, la carrure scanalata sono invece ricorrenti nella collezione. Poi il quadrante in smalto Grand Feu, dalla bellezza incorruttibile in grado di attraversare i secoli. Tecnica ancestrale, autentica sfida densa di incognite, si serve di pigmenti minerali e temperature elevate (fra gli 800 e i 1200 °C) per ottenere una profondita cromatica senza eguali.

    Celeberrime le lancette à pomme evidée, qui in acciaio rodiato per questioni di leggibilità (di solito sono invece azzurrate alla fiamma, come vuole la tradizione) e le cifre Breguet, color argento cipriato, che appaiono in rilievo grazie al delicato décalque in polvere finissima. Quindi la firma segreta, del tutto invisibile a meno che non si guardi il quadrante con luce radente, in determinate inclinazioni. Un sistema anticontraffazione utilizzato da Abraham-Louis Breguet a partire dal 1795 circa – i falsi erano una iattura anche all’epoca – e realizzato con un pantografo a punta secca. Nel Classique 5177 la si riscontra tra il centro e le ore 6, mentre nel Classique 7787 Moonphase fra il centro e le ore 3. Il carattere tipografico, corsivo, riprende la stessa calligrafia voluta dal fondatore dela Casa.

    Il Classique 5177

    Più nel dettaglio, si tratta di un orologio sottile (se non proprio extra-piatto), elegantissimo. Da sera, anzi da gran sera, sarebbe perfetto anche con uno smoking e perfino con un tight. La cassa misura 38 mm di diametro ed è sottile solo 8,8 mm. Il total look nero ben interpreta lo stile essenziale – verrebbe da dire neoclassico – e la purezza delle linee derivata direttamente dagli esemplari da tasca di Abraham-Louis Breguet. Se mi guardo indietro nel tempo, ne ricordo almeno due precedenti, sempre con il quadrante in smalto Grand Feu: bianco, uscito nel 2012, e blu, nel 2019. Senza contare quelli degli anni 2012/13 con il quadrante guilloché – che sembrano provenire da un’altra famiglia, tanto sono diversi.

    Dal punto di vista meccanico, è animato dal calibro 777Q. A carica automatica, fornito di funzioni semplici come i secondi al centro e il datario a ore 3, coniuga tecnologia e tradizione. È dotato infatti di 55 ore di autonomia e di componenti in silicio (spirale piatta, àncora e ruota di scappamento), che ne aumentano l’affidabilità cronometrica. Ma vanta anche elementi estetici d’antan: come il profilo di alcune ruote, ripreso da certi Breguet della fine del XVIII secolo, o la massa oscillante in oro guilloché, con un motivo definito dalla Maison “a mosaico stellato”. Voglio ricordare infatti che la rabescatura effettuata rigorosamente a mano con gli antichi torni, è una specialità della Manifattura Breguet.

    Concludo con un’osservazione: le finiture di tutti i componenti (Côtes de Genève, perlage, anglage) creano un bel contrasto con la sobria semplicità del quadrante… Infine il prezzo al pubblico: 43.800 euro. E passo all’altro esemplare.

    Il Classique 7787 Moonphase

    Altrettanto elegante, ma più complicato, il Classique 7787 Moonphase presenta appunto le fasi e l’età della Luna a ore 12, e l’indicazione dell’autonomia residua a ore 6. Prende ispirazione da un celebre “tasca” di Abraham-Louis Breguet, il N°5: un perpetuelle venduto – secondo gli archivi della Casa – a Monsieur Journiac Saint-Méard nel 1794. Le funzioni in effetti sono le stesse, anche se nell’esemplare moderno hanno una diversa collocazione – e quello antico aveva pure una ripetizione quarti “à toc”. Nella collezione contemporanea, il Classique 7787 Moonphase ha esordito nel 2011 in due formati di cassa: da 39 e da 36 mm di diametro (quest’ultimo con diamanti), entrambi con quadrante guilloché a Clous de Genève. L’anno successivo è uscito anche con quadrante bianco in smalto Grand Feu e cassa in oro rosa – declinato poi, nel 2019, con cassa in oro bianco.

    Ad accomunare tutte le referenze (anche quelle non più in produzione) è il movimento, meccanico a carica automatica: il calibro 591 DRL. Anch’esso con componenti in silicio (gli stessi del precedente: spirale piatta, ancora e ruota di scappamento), ha un’autonomia di 38 ore, come riporta appunto sul quadrante. Il che è oggettivamente un po’ poco per gli standard attuali. In compenso però possiede fasi lunari astronomiche, che devono essere corrette di un giorno ogni 348,7 anni. Grazie all’aggiunta di un pignone sul disco delle fasi di luna, calcola un mese sinodico di 29,5303498 giorni invece dei consueti 29,5 giorni proposti di solito. Con un’approssimazione migliore rispetto ai 29,53058888 giorni effettivi della rivoluzione lunare attorno alla Terra.

    Anche in questo caso, il movimento presenta le lavorazioni tipiche dell’alta orologeria: massa oscillante decorata a chicchi d’orzo, ponti a Côtes de Genève, perlage altrove e anglage dove necessario. Mentre il prezzo al pubblico raggiunge i 52.100 euro. Non poco in assoluto, ma coerente con gli altri esemplari complicati in catalogo.

  • Frederique Constant e l’incanto delle pietre dure

    Frederique Constant e l’incanto delle pietre dure

    Quello di Frederique Constant è un caso industriale bello e interessante. Considerate i tempi dell’orologeria, dove le grandi maison hanno alle spalle storie pluricentenarie. Poi prendete Frederique Constant, un marchio che in poco più di 35 anni ha guadagnato una posizione di prestigio tanto nell’orologeria di media gamma quanto nell’alto di gamma: vi troverete di fronte, se il paragone vi convince, un ragazzino in un mondo di nonni. Ma un ragazzino prodigio.

    La capacità di bruciare le tappe della manifattura ginevrina si rivela in modelli come il Classic Tourbillon Manufacture e il Classic Moonphase Date Manufacture. Due cavalli di battaglia del savoir-faire del Brand, oggetto di questo articolo nelle loro ultime, preziose versioni con quadranti in avventurina e in malachite. Ma la perizia tecnica e artigianale necessaria per creare questi orologi, caratterizzati da quadranti in pietre dure, non sarebbe stata raggiunta da Frederique Constant senza una solida base di modelli di media gamma che ha preso forma in anni di ricerca e sviluppo. 

    Essa costituisce oggi il core business di un’azienda capace però di elevarsi fino a vette notevoli, sia come tecnica sia come estetica. Un esempio ve lo avevamo già raccontato un annetto fa: il Classic Tourbillon Manufacture con quadrante in meteorite. Quest’anno, lo stesso modello è proposto con il quadrante in avventurina, affiancato dal Classic Moonphase Date con quadrante in malachite. Un lavoro importante e artigianale con le pietre dure che è anche una prova d’artista. Non è difficile capire perché.

    La perizia per le pietre dure

    Lavorare le pietre dure non è una passeggiata. Tanto per dare un’idea dei materiali, l’avventurina blu è un minerale di biossido di silicio della famiglia dei quarzi. Il colore deriva da piccole inclusioni di rame e di dumortierite, un minerale che si forma in rocce metamorfiche ricche di alluminio, ad alte temperature dopo un lento raffreddamento. Il nome viene dall’italiano “a ventura”, a indicare le scagliette micacee distribuite “a caso” sulla superficie della pietra; un parallelo con il nome dato al vetro che un artigiano veneziano del ‘700 ottenne facendo cadere per errore della limatura di rame nella pasta vetraria.

    La pietra avventurina è un materiale duro, pari a 7 sulla scala di Mohs, che misura la durezza dei minerali e va da 1 a 10. Non è dunque facile da lavorare in lastre sottili, necessarie per la creazione dei quadranti: più sono sottili, più il rischio di spezzarle è alto. Una situazione che vale ancora di più per la malachite, il cui nome deriva dal greco Μολοχίτης (verde malva) e che non appartiene alla famiglia dei quarzi ma è un minerale di rame della classe dei carbonati. Essa è infatti meno dura dell’avventurina (3,5-4 Mohs) e quindi ancor più delicata se lavorata in lastre sottili e in piccole dimensioni.

    Comprensibile dunque che per il Classic Tourbillon Manufacture Avventurina e il Classic Moonphase Date Manufacture Malachite Frederique Constant abbia sviluppato le migliori capacità artigianali. Con il risultato non indifferente di creare due linee i cui orologi (in serie limitata, 36 per ciascuna di esse) sono in sostanza tutti dei pezzi unici, date le caratteristiche irripetibili di ciascuna lastra di materiale che costituisce il quadrante.

    Il Classic di Frederique Constant incontra l’avventurina

    Venendo ai due orologi protagonisti di queste righe, parto dal Classic Tourbillon Manufacture Avventurina. Oltre al quadrante, ciò che lo rende un pezzo di alta orologeria è il tourbillon, il cuore del calibro FC-980 che lo anima. Un movimento del quale ho scritto in un articolo dell’ottobre scorso, cui vi rimando per le caratteristiche e i dettagli tecnici. Ricordo solo che la gabbia del tourbillon, composta da 81 elementi, compie una rotazione completa su sé stessa in un minuto.

    La cassa è quella classica, tonda del Classic Manufacture, misura 39 mm di diametro e ha uno spessore piuttosto contenuto, 10,99 mm. È in oro bianco ed è completamente lucidata a specchio, una lavorazione che rende l’orologio ancora più pregiato, se possibile. Tipica della collezione è anche la corona oversize, a cipolla, con una zigrinatura molto pronunciata che la lavorazione lucida riesce a rendere elegante. Bel dettaglio.

    A ogni movimento del polso il quadrante in avventurina blu si accende di riflessi di luce, la quale colpisce le pagliuzze della pietra in ogni direzione e in ogni direzione viene poi diffusa. I giochi luminosi sono accentuati dagli indici applicati e allungati, le cui sfaccettature derivate dal taglio diamante fanno anch’esse da specchi riflettenti. Stesso discorso per le eleganti lancette di ore e minuti lucidate a mano. Come nelle altre referenze del Classic Tourbillon Manufacture, anche qui l’a finestra’apertura del tourbillon campeggia, ampia e ben visibile, a ore 6.

    Frederique Constant e la malachite: incontro di unicità

    Se nel Classic Tourbillon Manufacture Avventurina il calibro FC-980 ha mantenuto le stesse caratteristiche di quello incassato nelle altre referenze della linea, il calibro FC-716 che anima il Classic Moonphase Date Manufacture Malachite ha avuto un notevole incremento di prestazioni rispetto a quelli inseriti nelle altre referenze della collezione. Ha un’autonomia quasi raddoppiata, passando da 38 a 72 ore, grazie a un bariletto dedicato la cui architettura ha comportato la modifica di tutti i ponti del movimento. Nonostante ciò, le dimensioni originali della famiglia di calibri sono rimaste invariate.

    Un risultato notevole, che ha consentito di utilizzare la cassa del Classic Manufacture, anch’essa in oro bianco e lucida ma in questo caso da 40 mm di diametro e 12,4 mm di spessore. È leggermente meno sottile del tourbillon per la presenza del disco delle fasi lunari, che è visibile dall’apertura bilobata sul quadrante a ore 6, circondata dal contatore con il disco del datario. La Luna è di colore argento e si accorda alla cassa in oro bianco; lo sfondo del cielo stellato è grigio-verde, in tinta con la malachite del quadrante.

    Personalmente è un quadrante che apprezzo molto. Gli artigiani di Frederique Constant hanno scelto di mantenere le striature della malachite orizzontali, in modo da rendere l’estetica complessiva molto equilibrata. Le striature del quadrante proseguono anche all’interno del contatore della data e delle fasi lunari, a conferma del fatto che il lavoro di taglio è svolto su un unico pezzo di minerale. Indici applicati e lancette sono come quelli del tourbillon in avventurina; ciò che cambia, qui, è l’aggiunta della minuteria, realizzata secondo una tradizionale tipologia chemin de fer, che riecheggia i canoni del secolo scorso.

    In conclusione

    Nel lasciarvi alle didascalie per ulteriori dettagli, immagino che ora abbiate capito la premessa di questo articolo. Frederique Constant sa creare allo stesso modo orologi per quasi tutti e orologi per pochi. Pezzi in grado di far sognare, altri capaci di essere compagni di polso quotidiani. Senza i secondi non potrebbero esserci i primi, senza i primi la manifattura di Ginevra sarebbe solo una delle tante. E mi sento di dire che non è ciò a cui ambiscono i fondatori, Aletta e Peter Stas, bravi nel mantenere l’obiettivo di offrire un’orologeria di lusso Swiss Made a un prezzo giusto. Il Classic Tourbillon Manufacture Avventurina e il Classic Moonphase Date Manufacture Malachite sono lì a dimostrarlo.

  • Citizen Tsuki-yomi, omaggio (tecnologico) alla Luna

    Citizen Tsuki-yomi, omaggio (tecnologico) alla Luna

    Il Radiocontrollato compie 30 anni. E Citizen lo festeggia con un esemplare speciale, chiamato Tsuki-yomi. Un concentrato di cultura giapponese: nei materiali e nella tecnologia, esclusivi della Marca, così come nel nome, che rimanda a un’antica leggenda. Il Citizen Tsuki-yomi sembra proprio il risultato di fattori tipicamente nipponici, in cui il rispetto delle tradizioni, l’amore per i fenomeni naturali e la sensibilità poetica si esprimono insieme alla volontà di innovare, alla fiducia nell’evoluzione tecnologica, alla continua ricerca dell’accuratezza e della precisione.

    Prima di analizzare gli elementi distintivi del Citizen Tsuki-yomi, vediamone quindi gli ideali e i presupposti. Con una premessa: per molti appassionati della Marca giapponese, quanto sto per scrivere sarà sicuramente cosa nota. Ma credo sia opportuno raccontarne ugualmente le peculiarità, almeno in sintesi, per informare i pochi che non le conoscono e per rinfrescare la memoria agli altri. Curioso è invece il motivo per cui si chiama così.

    Un nome mitologico

    Secondo la mitologia del Paese del Sol Levante, Tsuki-yomi (o Tsukuyomi che dir si voglia) è il dio della Luna. Nato da Izanagi, il demiurgo della prima terra, era il fratello di Amaterasu, la dea del Sole, con cui conviveva nel paradiso celeste. Un giorno, Amaterasu lo mandò come proprio ambasciatore a un banchetto organizzato dalla dea del cibo, Uke-Mochi; ma Tsuki-yomi, disgustato dal modo in cui la dea aveva preparato da mangiare, la uccise. Amaterasu si arrabbiò tantissimo e non volle aver più nulla a che fare con lui: per questo, da allora, il Sole e la Luna vivono separati in zone diverse del Cielo.

    Questo mito sulla creazione del giorno e della notte, a mio parere, è interessante perché ci avvicina ad alcuni personaggi del pantheon scintoista. Una religione praticamente sconosciuta alle nostre latitudini, lontana dalla sensibilità occidentale: basti notare che il Sole è una divinità femminile e la Luna maschile, esattamente l’opposto di come li abbiamo sempre concepiti noi.

    Ma devo ancora aggiungere che il termine Tsuki-Yomi vuol dire “leggere la Luna” (o secondo altre interpretazioni “notte illuminata dalla Luna”). Ed è collegato al calendario giapponese (Wareki), una modifica del calendario cinese e come quello lunisolare. Di conseguenza, nelle tradizioni agricole, civili o religiose del Giappone, rivestono un’importanza fondamentale i cicli della Luna. E la cosa ci riporta dunque al Citizen Tsuki-yomi, il primo radiocontrollato con fasi lunari.

    Il radiocontrollo

    La tecnologia dell’orario radiocontrollato risale agli anni Novanta. Esattamente al 1993, quando Citizen presentò il primo esemplare capace di ricevere, per mezzo delle onde radio, un segnale orario emesso dai principali orologi atomici del Globo, posizionati in apposite stazioni radio. Grazie a questo sistema, l’accuratezza degli orologi radiocontrollati è quasi assoluta, almeno per i nostri standard umani di percezione.

    Oggi come ieri, negli esemplari radiocontrollati, la connessione e l’aggiornamento dell’ora avvengono in modo automatico e sono settati sul fuso orario del luogo in cui si trova la persona che indossa l’orologio. Il che si traduce in un vantaggio immediato non solo per quanti risiedono stabilmente in una determinata località e sanno sempre esattamente che ora è, ma soprattutto per i grandi viaggiatori, che non devono più preoccuparsi di regolare l’orologio sull’ora locale della città di destinazione.

    A titolo informativo, mi sembra ancora necessaria una distinzione. Il radiocontrollo non va confuso con la tecnologia satellitare, che Citizen chiama Satellite Wave, in cui l’orologio riceve il segnale dell’ora esatta dal sistema di satelliti che orbitano attorno alla Terra, e sui quali sono installati i relativi orologi atomici. Per esempio il celebre sistema Gps americano, il Glonass russo o l’europeo Galileo, cui fanno riferimento di solito gli smarwatch. Citizen ha realizzato il primo modello Satellite Wave nel 2011.

    Il calibro H874 Moonphase

    Ma il discorso della tecnologia alloggiata nel Citizen Tsuki-yomi non finisce qui. I dati ricevuti dai trasmettitori radio sono rielaborati all’interno del movimento tramite il circuito integrato preposto a gestire tutte le funzioni dell’orologio, tra cui appunto le fasi lunari, calcolate con esattezza e in qualsiasi momento. In questo modo le fasi di luna non hanno neppure bisogno dei periodici interventi di correzione manuale – come avviene invece negli orologi meccanici – proprio perché la trasmissione radio è aggiornata di continuo ed è sempre molto precisa.

    Del resto il calibro H874 montato all’interno del Citizen Tsuki-yomi potenzialmente può funzionare a lungo, senza interruzioni. Si tratta infatti di un movimento Eco-Drive®, a carica luminosa, dall’autonomia estremamente elevata: 2,5 anni. Un’altra tecnologia proprietaria molto nota, ma che vale la pena riassumere in poche parole. Sviluppata da Citizen negli anni Settanta, sfrutta qualsiasi fonte di luce grazie a una cella fotovoltaica a elevato assorbimento posta sotto il quadrante. L’energia, immagazzinata in un accumulatore, è controllata dal circuito integrato che la trasmette al moto delle lancette. 

    Il calibro H874 radiocontrollato fornisce numerose informazioni. Le fasi lunari, appunto (Moon program), e intuitivamente l’età della Luna. Poi le ore del mondo (Worldtimer), compresa l’ora legale, con la possibilità di scegliere tra 24 fusi orari. E infine il datario perpetuo, che tiene conto della diversa lunghezza di ciascun mese, compreso febbraio negli anni bisestili. Tutte le funzioni si regolano tramite la corona e l’utilizzo dei due pulsanti posti sulla carrure.

    Il Supertitanio®

    Un’altra caratteristica esclusiva del Citizen Tsuki-yomi è poi il materiale con cui è realizzato: il Supertitanio®. Anche in questo caso un brevetto della Casa giapponese, che vanta una lunga esperienza nella ricerca e nello sviluppo dei materiali per l’orologeria. In particolare, va detto che Citizen ha iniziato gli studi sulla lavorazione del titanio fin dalla metà degli anni Sessanta e ha prodotto il primo esemplare con questo metallo nel 1970.

    Il Supertitanio, in particolare, è una lega di titanio protetta da un rivestimento di superficie, chiamato Duratect® e declinato in diverse tipologie. Nel Citizen Tsuki-yomi si tratta di Duratect® Mrk (con tempra a gas) che rende il titanio cinque volte più resistente dell’acciaio, soprattutto ai graffi e all’uso quotidiano, e gli dona una particolare luminosità (se lucidato). Ovviamente non influisce sulle tipiche doti di leggerezza (40% in meno dell’acciaio) e di biocompatibilità (per cui risulta perfettamente tollerato anche dalle epidermidi più sensibili).

    Le peculiarità del Citizen Tsuki-yomi

    Detto questo, non mi resta che dare la descrizione estetica dell’orologio e qualche informazione pratica. La cassa misura 43 mm di diametro, mentre il bracciale a 5 file si allaccia al polso con una fibbia déployante. Il quadrante è decorato dalla riproduzione della Luna, sulla cui superficie stampata si riconoscono i mari (macchie scure) e le terre alte (macchie chiare). Disponibile in quattro tonalità – grigio scuro, blu, verde e bordeaux –, ospita tre contatori in posizione 6/9/12. Elenco qui per sommi capi le indicazioni principali, ma rimando al manuale di istruzioni, a corredo dell’orologio, chiunque voglia saperne di più nel dettaglio.

    Il contatore più grande, a ore 6, riporta le fasi lunari, con il senso di rotazione per i due emisferi, Nord e Sud. Quello a ore 9 visualizza l’indicazione delle 24 ore per “l’ora di casa” con la funzione giorno/notte. Quello a ore 12 l’indicazione dell’autonomia residua, l’indicazione dell’emisfero boreale o australe, e il giorno della settimana. Sul réhaut invece si trovano le ore di differenza dei diversi fusi orari rispetto al tempo UTC, l’indicazione dell’ora solare o legale, l’indicazione della ricezione in corso e l’esito della ricezione stessa.

    Infine, il prezzo e la disponibilità: il Citizen Tsuki-yomi costa 698 euro. E si trova in tutti i rivenditori autorizzati del Marchio, che in Italia vanta una capillare rete di vendita.  

  • Happy Moon, le fasi di luna al femminile di Chopard

    Happy Moon, le fasi di luna al femminile di Chopard

    Che il legame fra donne e luna fosse qualcosa di ancestrale, è cosa nota. Una sorta di simbiosi le lega da sempre e ne sancisce i tempi. Non è un caso quindi che anche l’Alta Orologeria abbia scelto proprio le fasi di luna come complicazione soprattutto femminile. Tantissime creazioni “da signora” l’hanno scelta: l’Happy Moon di Chopard è l’ultima in ordine di tempo. Ad averla e celebrarla attraverso un inno al cielo, ai suoi protagonisti e alla femminilità.

    Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dal cuore pulsante di questo orologio: la complicazione, appunto, per capirla prima e descriverla poi.
    Le fasi lunari, lo dice il nome stesso, indicano la posizione della Luna rispetto alla Terra così come ci appare in cielo. Luna crescente, piena, calante, nuova. Poca cosa, direte voi, se paragonata a un tourbillon. E invece no, perché questa complicazione nasconde dettagli importanti e in certi casi arriva a raggiungere una precisione impressionante.

    Concettualmente il funzionamento è abbastanza semplice, nella sua costituzione di base. L’indicazione è data da un disco (su cui sono rappresentate due lune diametralmente opposte), che ruota su se stesso e avanza di uno scatto (un dente) ogni giorno. Poiché il mese lunare dura in media 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi, un disco con 59 denti (per tener conto dei giorni e delle ore) coprirà due cicli lunari. Lo scarto mensile di 44 minuti e 3 secondi porta il sistema ad accumulare un giorno di ritardo ogni due anni e mezzo circa. Per emendare l’errore, si dovrà quindi effettuare un intervento di correzione manuale.

    Proprio per ritardare gli errori e migliorare l’accuratezza, quindi, l’orologeria ha messo a punto le cosiddette “fasi di luna astronomiche“, che riescono a prendere in considerazione non solo i 29 giorni e le 12 ore ma anche i 44 minuti del ciclo lunare. In questo caso il disco, anziché 59 denti, ne possiede 135, e il sistema sbaglierà di un solo giorno ogni 122 anni. Ci sono però casi in cui si è riusciti a raggiungere un errore di un giorno ogni 500, 1000, oltre 3mila, 14mila e persino 2 milioni di anni. 

    Comunque, al di là dei numeri da Guinness dei primati, ciò che è importante sottolineare è l’aspirazione all’eternità rivelata da cifre simili. Del resto, a pensarci bene, 122 anni non sono affatto pochi: dimostrano la volontà di tramandare l’orologio alle generazioni future. Nel caso dell’Happy Moon di Chopard trasmetterlo alle proprie figlie, nipoti e pronipoti. Anche perché questo orologio è qualcosa di più di una complicazione da donna: è un inno al firmamento, alle costellazioni e ai corpi celesti. Sempiterni per definizione.

    Il movimento prima di tutto. Volto nascosto e speculare di un quadrante volutamente ridondante nella sua bellezza, il movimento dell’Happy Moon è invece di un’eleganza sobriamente curata. Realizzato interamente in house, il calibro 96.25-C a carica automatica ha un micro-rotore in oro 22 kt in grado di assicurare un’autonomia di 65 ore; un’energia sufficiente per alimentare sia le funzioni orarie di base sia la complicazione. Il certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc ne testimonia la precisione. Infine lo spessore limitato rende la cassa sottile e ne facilita la portabilità al polso di una donna.

    Da qui, in un gioco di corrispondenze, passiamo all’estetica. Rosa l’oro scelto per la cassa dell’orologio, impreziosita dalla lunetta incastonata di diamanti “a neve”. Altre pietre preziose costituiscono la firma distintiva della collezione: sono i 7 diamanti mobili lasciati liberi di scorrere su tutta la superficie del quadrante. Ogni più piccolo gesti fa da abbrivio; ed è sufficiente non solo a dar loro il moto ma anche a suscitare il tipico fruscio proprio della famiglia degli Happy Sport, cui l’Happy Moon appartiene. 

    Ma veniamo ora al quadrante, in avventurina blu: non un blu qualunque insomma, ma caratteristico di quel vetro misto a inclusioni metalliche inventato proprio in Italia, per caso. Un cielo stellato arricchito “naturalmente” da costellazioni in oro, che riprendono la mappa celeste dell’emisfero boreale. Sempre in oro le lancette di ore e minuti, mentre i piccoli secondi (posti come di consueto a ore 6) sono scanditi dalla Stella Polare quasi speculare alla Luna, racchiusa in una finestrella tonda (situata sotto le ore 12). Dettagli studiati alla perfezione, per ricordare, ancora una volta, che l’Alta Orologeria si esprime proprio nel particolare.