Giornale Degli Orologi
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Tag: Fasi lunari

  • Oris Artelier Complication: il lato giovane della tradizione

    Oris Artelier Complication: il lato giovane della tradizione

    Per passione personale e deformazione professionale amo i giochi di parole. In un ambito generalmente serioso e impostato come quello dell’orologeria, c’è poco spazio per l’artificio lessicale ma, fortunatamente, non mancano le eccezioni. Penso alla collezione Artelier di Oris, la più classica ed elegante di un marchio che fa della sportività la propria cifra caratteristica. Artelier, ossia un misto tra l’arte orologiera e la sartorialità di un atelier di raffinata meccanica. 

    In questa concezione dell’orologeria che strizza l’occhio alla tradizione si inserisce l’Artelier Complication, che Oris ha appena presentato a Watches and Wonders Geneva. Una nuova visualizzazione delle fasi lunari e un datario sobrio e di stile arricchiscono una linea che fin dall’esordio, nel 2003, è stata per la Casa di Hölstein una “palestra” nella quale esercitarsi alla ricerca di soluzioni raffinate.

    Datario “pointer”, cronografo, ore saltanti, indicazione dell’autonomia residua (in alcuni casi con un’interpretazione originale) sono solo alcune delle complicazione con le quali Oris, negli anni, ha arricchito la collezione. Il nuovo Artelier Complication ne comprende due con le quali la Maison si è già cimentata ma che qui prendono una forma più fresca e contemporanea, sempre in linea con l’eleganza della famiglia Artelier.

    Artelier Complication: il lavoro sul movimento

    L’Artelier Complication appena presentato ha un pregio: a dispetto del nome, è un esercizio di semplicità orologiera. Un risultato reso possibile principalmente dal lavoro fatto sul movimento, che ha portato con sé il lavoro sul quadrante e sulle indicazioni. Il punto d’inizio è stato infatti la creazione del nuovo Calibro 782, a partire dal già esistente Calibro 781.

    Quest’ultimo è incassato in numerose referenze di Artelier Complication con indicazione di giorno del mese, giorno della settimana, fasi lunari e secondo fuso orario. Un movimento sviluppato sulla base del Sellita SW 200-1 a, al quale Oris ha messo mano togliendo le indicazioni del giorno della settimana e del fuso orario. In questo modo, il quadrante è passato dall’avere quattro contatori ad averne due; le fasi lunari sono rimaste dov’erano, a ore 12, bilanciate esteticamente dal datario, spostato da ore 9 a ore 6. 

    Se nelle referenze precedenti l’affollamento del quadrante aveva costretto i designer di Oris a sacrificare la visualizzazione delle fasi lunari in una minuscola finestrella bilobata a ore 12, lo svuotamento del nuovo Artelier Complication ci consegna una finestra tonda bella grande. Lo stesso dicasi per il datario, il cui diametro generoso è persino leggermente superiore rispetto a quello delle fasi di Luna.

    Artelier Complication: il lavoro sul quadrante

    Proprio giocando sulle proporzioni tra le due finestrelle e il quadrante, così come sulle finiture, la Manifattura è riuscita a evitare che lo svuotamento cui ho accennato sopra diventasse un… deserto. Quando parliamo di un orologio che non sia un classico tre lancette, gli appassionati hanno un certo horror vacui di fronte ai quadranti vuoti. Nel nuovo Artelier Complication, il lavoro fatto dalla giovane Product Design Engineer di Oris, la 24enne Lena Huwiler, va nella dimensione opposta.

    L’anello più esterno ha una lavorazione opaca uniforme, che contrasta con la parte centrale dalla finitura leggermente grené. A fare da ponte ci sono gli indici applicati, ben staccati dal réhaut interno e posti a cavallo tra le due zone. Come scritto sopra, i due contatori si specchiano tra loro a ore 12 e ore 6. Entrambi sono rifiniti con una sottilissima lavorazione circolare, che in quello delle fasi lunari si limita alla parte superiore, mentre il disco con la Luna è leggermente grené. La riproduzione del cielo stellato, sia sulla parte inferiore sia su quella superiore, dà al contatore delle fasi lunari una pregevole uniformità estetica.

    A ore 9 e a ore 3 le scritte Artelier e Oris in maiuscolo riempiono discretamente parte dello spazio rimasto libero, assicurando all’intero quadrante un bilanciamento che probabilmente piacerà ai puristi delle forme essenziali.

    Largo ai (target) giovani

    Per il quadrante dell’Artelier Complication, Oris propone tre varianti di colore: avorio, blu o marrone castagna. La cassa in acciaio ha un diametro contemporaneo, 39,5 mm, e uno spessore contenuto, 11,8 mm. La distanza tra ansa e ansa (45,5 mm) e le anse piuttosto corte dovrebbero garantire una buona vestibilità sulla maggior parte dei polsi.

    A proposito di polso, per queste referenze il Marchio ha scelto il cinturino in pelle o il bracciale in acciaio. Il cinturino è marrone per tutte le varianti di colore del quadrante e ha una fibbia pieghevole, il bracciale con maglie ad H ha invece una comoda chiusura a farfalla, che ne contiene lo spessore una volta indossato l’orologio. La variante con bracciale costa 2.500 euro, quella con cinturino 2.300 euro.

    Per chiudere l’articolo prendo in prestito, dal comunicato stampa di lancio dell’orologio, una frase della “mamma” dell’Artelier Complication, Lena Huwiler, che apre una prospettiva interessante, perché individua il target cui Oris si rivolge con questa referenza: «Con il suo look lineare e attuale, è il perfetto dress watch urbano. Mantiene un design versatile, classico e contemporaneo al tempo stesso. Penso che i ragazzi della mia età adoreranno portarlo al polso. È una cosa che mi riempie di gioia». Tanti marchi parlano del target giovane, pochi si espongono così esplicitamente con un modello. Complimenti.

  • L.U.C Lunar One, la meccanica elegante di Chopard

    L.U.C Lunar One, la meccanica elegante di Chopard

    Chi di voi ha la avuto la pazienza di leggere i miei articoli in passato, sa che ho un debole per la linea L.U.C di Chopard. Pur avendo una predilezione per gli orologi sportivi, le linee classiche ed equilibrate e la meccanica sopraffina di questa collezione difficilmente tradiscono le mie aspettative. Lo stesso è accaduto con i nuovi L.U.C Lunar One appena svelati. Se avete tempo, cercherò di farvi capire il perché.

    L.U.C e le fasi lunari

    Non torno sulla genesi e sulla storia della collezione L.U.C: in rete c’è molto materiale e, se volete un rapido excursus, potete leggerlo qui. Comincio invece con il sottolineare come, negli ultimi mesi, si stia assistendo a un rifiorire di orologi con fasi lunari. Dal più recente Speedmaster Moonphase Meteorite al Classique 7787 Moonphase di Breguet, fino ad anteprime di Watches & Wonders ancora sotto embargo di cui non posso scrivere nulla, il nostro satellite torna protagonista al polso. 

    A dire il vero, all’interno della L.U.C, le fasi lunari sono presenti da due decenni. Da quando è stata introdotta per la prima volta da Chopard nel 2005 la complicazione con calendario e funzione astronomica, il modello L.U.C Lunar One che la ospita è rimasto l’unico orologio della sua categoria dotato di un’indicazione orbitale di precisione delle fasi lunari attraverso una finestra che ruota.

    Ora, Chopard rinfresca la linea Lunar One introducendo due referenze caratterizzate da nuovi colori di quadrante, in un certo senso intramontabili. Abbiamo infatti un blu, ormai presente nell’orologeria di qualunque fascia, e un salmone, che si abbina a referenze classiche o dal sapore vintage scatenando le brame degli appassionati. Sia il quadrante, sia la meccanica, sia la cassa di questi nuovi L.U.C Lunar One hanno molte cose da raccontare, la maggior parte delle quali trovate all’interno delle didascalie. Qui, però, non posso passare sotto silenzio un aspetto interessante, che riguarda proprio la cassa.

    È tutto oro quello che luccica

    Quella delle due nuove referenze appena presentate è in oro rosa (quadrante blu) o in oro bianco (quadrante salmone). In entrambi i casi si tratta di oro etico, materiale sul quale Chopard ha probabilmente la sensibilità più fine tra i grandi marchi dell’orologeria. Impegnata da anni in quello che chiama il “Viaggio verso il Lusso Sostenibile”, l’azienda ha deciso che una delle tappe di questo percorso sarebbe stato l’approvvigionamento responsabile dell’oro necessario alla produzione dei propri orologi e gioielli.

    Da luglio 2018, Chopard ha iniziato a impiegare il 100% di oro etico, reperito attraverso due schemi trasparenti e tracciabili. Da una parte l’oro estratto responsabilmente dalle miniere artigianali e su piccola scala, che consente a Chopard di disporre della tracciabilità completa dalla miniera al mercato. Dall’altra l’acquisto dell’oro – lavorato dalla fonderia interna all’azienda – attraverso raffinerie certificate dalla catena di custodia di RJC – il Responsible Jewellery Council, la principale organizzazione mondiale per la definizione di standard di sostenibilità per l’industria della gioielleria e dell’orologeria.

    Entrambe le versioni di cassa uniscono l’impiego di oro etico a una lavorazione raffinata, secondo gli elevatissimi standard di Chopard, e a dimensioni che rendono l’orologio comodo e ben proporzionato. Nonostante la presenza contemporanea di due complicazioni come il calendario perpetuo (con gran data) e le fasi lunari, i due nuovi L.U.C Lunar One differiscono dai precedenti per lo spessore della cassa, che si ferma a 11,6 millimetri per 40,5 mm di diametro. La forma è cosiddetta bassine, ossia caratterizzata da una base più stretta e dalla lunetta bombata e lucida. Un profilo che si ispira agli orologi da tasca nati dall’eredità creativa di Louis-Ulysse Chopard nel XIX secolo.

    Il quadrante del L.U.C Lunar One

    Del quadrante, oltre ai due colori, anticipo qualcosa qui per lasciare alle didascalie il resto. Si tratta di un quadrante molto pulito, nel quale la disposizione dei contatori è piuttosto classica. A ore 3 i mesi dell’anno con l’indicazione dell’anno bisestile, a ore 6 piccoli secondi e fasi lunari, a ore 9 giorno della settimana e indicatore delle 12/24 ore. Il lavoro pregevole fatto da Chopard sta nell’aver disposto in modo equilibrato i contatori, bilanciandoli con la gran data a ore 12, senza affollare il quadrante e senza sacrificare la leggibilità.

    Oltre a questo c’è poi la pregevole lavorazione guilloché a mano. Di quadranti guilloché se ne trovano ormai a centinaia, ma le manifatture in grado di lavorarli a mano e non utilizzando macchine Cnc sono poche e, va da sé, le più pregevoli. Dalla presentazione del primo L.U.C 1860 nel 1997, nei quadranti della collezione Chopard ha deliberatamente tramandato l’eredità orologiera dell’arte del guilloché. La Maison possiede infatti alcuni rari torni con i quali artigiani specializzati guidano i loro bulini su superfici metalliche sottili, per dare vita a motivi ripetuti, precisi al decimo di millimetro.

    Anche i quadranti di entrambe le referenze sono in oro etico, e sono lavorati con uno speciale trattamento galvanico per ottenere il colore salmone o il colore blu. L’abbinamento delle due cromie ai differenti tipi di oro della cassa è stato fatto per far risaltare ancora di più la bellezza e la luminosità dei quadranti.

    Movimento e prezzo

    Due parole finali sul movimento, prima di lasciarvi ai dettagli delle didascalie. Si tratta del calibro L.U.C 96.13.L con certificazione di cronometro da parte del Cosc. È un movimento che prende origine nel 2005 quando Chopard, introducendo per la prima volta una complicazione in un’evoluzione del calibro L.U.C 96.01-L, presentò una delle sue pietre miliari: un calendario perpetuo con gran data e un grado di precisione astronomica che solo poche manifatture potevano vantare, allora come ora.

    Il calibro di manifattura L.U.C 96.13.L è a carica automatica e ha uno spessore più che invidiabile di soli 6 mm. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un’autonomia di 65 ore grazie all’energia erogata dai due bariletti sovrapposti, soluzione che la Manifattura ha battezzato Chopard Twin. Oltre alle lavorazioni, ciò che lo impreziosisce è il microrotore in oro etico 22 carati, che personalmente amo tantissimo. Oltre che dalla certificazione Cosc, di cui ho scritto poco fa, la sua eccellenza è “timbrata” anche dal Punzone di Ginevra, che garantisce la qualità e la provenienza degli orologi prodotti nel cantone della città svizzera fin dal 1886.

    Purtroppo, anche i L.U.C Lunar One rientrano tra quegli orologi che mi fanno perdere il sonno, ma che sono al di fuori della mia disponibilità economica. Sia la referenza in oro rosa sia quella in oro bianco costano 92.200 euro, un prezzo giustificato dal costo della materia prima, certo, ma anche dalla meccanica sublime che incassano. L’eccellenza si paga, come è giusto che sia, anche se, rispetto a orologi simili di altri top brand, il fatto che Chopard abbia contenuto il costo finale a 5 cifre e non a 6 non è una banalità. Così non sembrerà di… chiedere la Luna.

  • Attesa Hakuto-R: Citizen dalla Terra alla Luna 

    Attesa Hakuto-R: Citizen dalla Terra alla Luna 

    Quanti di voi sanno che i giapponesi sono stati sulla Luna? E quanti di voi sanno che, con loro, c’è stato anche Citizen? Immagino che non saranno molte le mani alzate, eppure sì: Citizen ha fatto anche questo e, per ricordarlo, ha creato la collezione Citizen Attesa Hakuto-R. Ne ha accennato rapidamente Elda in questo articolo, dandovi appuntamento a questa settimana per parlare del nuovo orologio. Eccolo qui.

    Citizen nello spazio

    Intanto, giusto per sgombrare il campo da equivoci, i giapponesi sono stati sulla Luna senza però metterci piede. Lo hanno fatto attraverso il programma di esplorazione lunare di ispace, società creata nel 2010, del cui programma Citizen è diventato sponsor ufficiale nel 2019. Nel dicembre 2022 è partita la Missione 1, parte del programma Hakuto-R, il primo lander commerciale destinato a sbarcare sulla Luna. 

    Per quella missione, Citizen ha fornito il proprio SuperTitanium come componente dei supporti di atterraggio del modulo lunare e lo farà anche per la prossima missione. Il lander per la Missione 2 è infatti in fase di assemblaggio e il lancio è attualmente previsto per il prossimo inverno. Il fatto che Citizen sia così all’avanguardia in termini di materiali e tecnologia non deve stupire. Noi lo conosciamo come marchio orologiero, ma in realtà è un colosso industriale che produce anche macchinari per l’orologeria, stampanti, ha operato nell’elettronica di consumo. Insomma, andare sulla Luna non è il minimo, ma quasi.

    Attesa Hakuto-R e le fasi lunari

    Detto questo, il nuovo Citizen Attesa Hakuto-R è strettissimo parente dell’Attesa Layers of Time di cui ha scritto Elda la scorsa settimana nel suo articolo, che ho linkato sopra. Proprio per questo motivo vi rimando a quel pezzo per ciò che riguarda le caratteristiche del quadrante dell’orologio e del suo inchiostro particolare, della tecnologia Duratect applicata al titanio, del movimento Eco-Drive e del SuperTitanium stesso, “firma” di Citizen. Ciò che distingue il Citizen Attesa Hakuto-R dal Citizen Attesa Layers of Time sta nell’ispirazione “lunare” che lo ha generato.

    Un’ispirazione che non sta solo nel particolare motivo del quadrante, ma soprattutto nella grande finestra delle fasi lunari posta a ore 6. Una complicazione tanto cara all’orologeria tradizionale, che nel caso del Citizen Attesa Hakuto-R conta su una tecnologia all’avanguardia sviluppata dal marchio e chiamata “Programma Luna”.

    Si tratta di una funzione di fase lunare analogica completamente automatica che la calcola per ogni giorno in base alle informazioni sulla data del calendario perpetuo dell’orologio, elaborando i segnali ricevuti da trasmettitori radio. La fase corrente è così visualizzata automaticamente sul relativo contatore del quadrante.

    Un’elaborazione possibile grazie al fatto che il Citizen Attesa Hakuto-R è un orologio radiocontrollato, che riceve segnali dai trasmettitori radio per correggere automaticamente l’ora e il calendario. Tramite la sincronizzazione via satellite, cattura i segnali di data e orario inviati dai satelliti Gps dallo spazio, fornendo una rilevazione del tempo molto precisa in qualsiasi punto della Terra si trovi chi indossa l’orologio. A ciò si associa la funzione Direct Flight, che consente una facile regolazione dell’ora e della data nei 24 fusi orari grazie alla rotazione della corona. 

    Due referenze per Attesa Hakuto-R

    Per quanto riguarda la cassa (41,5 mm di diametro per 10,8 mm di spessore) e il bracciale, abbiamo a che fare con il SuperTitanium di cui sopra, anallergico e leggerissimo. La cassa è disponibile con due finiture, entrambe con lavorazione Duratect Dlc: o completamente scura, oppure con la tonalità che Citizen chiama Sakura Pink e che è sostanzialmente un color oro rosa. Il contrasto con lo scuro di bracciale, lunetta e quadrante è a mio avviso molto elegante.

    Entrambe le versioni sono in edizione limitata: 2.400 pezzi/mondo per quella tutta scura – di cui 150 destinati al mercato italiano – e 2.100 per la Sakura Pink, 30 dei quali per il nostro Paese. A dispetto di quanto si possa pensare, il prezzo è lo stesso per entrambe le referenze: 1.490 euro. Per altri dettagli, rimando alle didascalie.

    Perché Citizen non ama i compromessi

    Forse sta anche in scelte commerciali come queste il segreto del successo che il Marchio giapponese ha in Italia. Da noi conta infatti su community dedicate e su appassionati numerosissimi e, soprattutto, molto preparati. Lo vediamo nel nostro piccolo ogni volta che pubblichiamo qualcuna delle novità del Brand.

    Credo che per il Citizen Attesa Hakuto-R non sarà diverso. In fin dei conti si tratta di un orologio a un prezzo accessibile, nonostante i contenuti tecnici di livello elevato e il fatto che sia una tiratura limitata. Sicuramente la dimensione industriale di Citizen le consente di lavorare in modo aggressivo sulle politiche di prezzo, ma sapete bene che senza un contenuto di valore, nessun costo è giustificato. A maggior ragione per un Brand i cui appassionati sono così attenti e preparati.

    Il mercato globale dell’orologeria cresce a un ritmo minore rispetto al numero degli attori che lo popolano. Le fette della torta sono sempre più piccole e per sfornare in fretta la propria si finisce per farla cruda. Fuor di metafora, specialmente tra i marchi più grandi, il rischio di diminuire la soglia della qualità per aumentare i margini è dietro l’angolo. Il Citizen Attesa Hakuto-R dimostra che il colosso giapponese, a questa corsa al ribasso, non ha intenzione di partecipare.

  • L’Heure Exquise: il cielo poetico firmato Trilobe

    L’Heure Exquise: il cielo poetico firmato Trilobe

    Trilobe è un marchio di cui ho già scritto e di cui torno a scrivere volentieri. Tra l’altro, scriverò di un orologio del quale avete già avuto modo di adocchiare una versione super-ricercata circa un mesetto fa. Un orologio talmente bello e particolare, a mio parere, che ho deciso di dedicare un articolo alla sua versione più basica. Se questo aggettivo ha senso parlando di Trilobe, atelier nel quale la meccanica incontra la poesia in modo esteticamente ineccepibile. L’orologio in questione è L’Heure Exquise della collezione Les Matinaux, nella versione Blue.

    L’eredità di Trilobe

    Presentato alla recente edizione di Watches and Wonders Geneva, L’Heure Exquise è pensato e realizzato in puro stile Trilobe. Ossia con l’affissione dell’ora resa possibile attraverso dischi rotanti e decostruiti, secondo l’idea visionaria del direttore creativo e fondatore, Gautier Massonneau. 

    La collezione Les Matinaux risale al 2018 e prende nome dalla raccolta di poesie di René Char del 1950. Appena presentata, si capiva subito di che pasta era fatta, grazie a un’indicazione del tempo senza lancette per ore, minuti e secondi. Al contrario, gli orologi utilizzavano una visualizzazione “vagabonda”, con tre dischi rotanti combinati a tre puntatori fissi per indicare l’ora. 

    Le successive serie Nuit Fantastique e Une Folle Soirée avevano ulteriormente ampliato questo concetto, mentre per il nuovo Les Matinaux L’Heure Exquise Massonneau è tornato alla sua idea iniziale. A essa ha aggiunto la prima complicazione del Brand: quella delle fasi lunari. Il modo in cui lo ha fatto, però, è a mio parere spettacolare.

    Un disco in continuo movimento

    Il meccanismo funziona attraverso una ruota dentata con 59 ingranaggi, che evoca l’orbita della Luna intorno alla Terra, completando un ciclo di 29,5 giorni. Gli orologiai di Trilobe, però, non si sono accontentati di introdurre una complicazione piuttosto comune. Per la prima volta, infatti, le fasi lunari sono state collegate in modo coassiale alla ruota dei secondi, sotto un cielo stellato dinamico e ipnotico.

    Se si osserva bene, si nota un disco in vetro zaffiro con stelle bianche tampografate. Il vetro zaffiro stellato ruota al ritmo dei secondi e l’indicazione di questi ultimi diventa quindi una rappresentazione astratta del tempo, indicando più che altro il fatto che l’orologio è in funzione. Al di sotto di esso, un disco blu rifinito con scanalature concentriche si muove su un disco di ottone testurizzato al laser, che riporta raffigurata la superficie della Luna.

    Il risultato è un quadrante in continuo movimento, con un dinamismo accentuato che contrasta con lo scorrere di ore e minuti, più lento. L’affissione attraverso dischi e non attraverso lancette dà infatti un’idea di maggiore staticità al quadrante, che grazie alla rotazione del cielo stellato risulta così vivo e sorprendente.

    L’Heure Exquise e gli anelli rotanti

    Per quanto riguarda la lettura del tempo dell’Heure Exquise, un anello più esterno riporta le ore e uno più interno i minuti. Essi continuano a scorrere sul quadrante, ma una leggera inclinazione dei numeri verso destra accentua il movimento dei dischi, evidenziando il trascorrere del tempo. Come in altre creazioni di Trilobe, il sistema dei dischi è decentrato verso ore 7, punto nel quale gli anelli arrivano a sfiorarsi pur senza toccarsi.

    Un unico puntatore trilobato (logo del Marchio) è posizionato a ore 12 e funge sia da indicatore per le ore sia per i minuti. Una soluzione diversa da quella utilizzata nella prima collezione Les Matinaux e anche da quella della collezione Nuit Fantastique. Nella prima i puntatori erano tre, uno ciascuno per ore, minuti e secondi. Nella seconda ce n’era uno solo per le ore, mentre i minuti comparivano in un’apertura del quadrante.

    Potrebbe sembrare banale aver trovato una terza soluzione per l’affissione dell’ora, ma non lo è. La tipologia di indicazione che utilizza i dischi è infatti molto vincolata dalla natura e dalla posizione dei dischi stessi. L’impiego di un solo puntatore nell’Heure Exquise è possibile proprio grazie alla particolare decentratura degli anelli rispetto al puntatore stesso e di un anello rispetto all’altro.

    Il movimento e la cassa dell’Heure Exquise

    Il movimento che anima l’Heure Exquise di Trilobe è il calibro di manifattura X-Centric che il Marchio ha già utilizzato nella collezione Les Matinaux, al quale ha aggiunto il modulo per le fasi lunari. Del resto, il tipo di indicazione dell’ora è la medesima: ciò che cambia è il modo in cui è visualizzata sul quadrante, non il motore dell’orologio. Si tratta di un calibro automatico con micro-rotore, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro, che lavora a 28.800 alternanze/ora e ha 48 ore di autonomia.

    La cassa è disponibile in due misure, associate a un diverso materiale: 40,5 mm o 38,5 mm per la versione in titanio, solo 40,5 mm per quella in oro rosa. Lo spessore è contenuto sotto i 10 mm (9,2 per la precisione), con una distanza da ansa ad ansa che è di 45,5 mm nella referenza con cassa da 38,5 e di 48 nella referenza da 40,5. Per un polso sottile come il mio consiglio la prima delle due misure. I prezzi? Molto interessanti per i contenuti che offre l’orologio: le due referenze in titanio costano entrambe 14.500 euro, quella in oro rosa 26.500 euro.

    Prima di lasciarvi alle didascalie per ulteriori dettagli su l’Heure Exquise, chiudo con una riflessione. Nella cartella stampa, Trilobe si lascia andare a citazioni del poeta simbolista francese Paul Verlaine, invita a contemplare cielo e luna dalla propria finestra, parla della relatività del concetto di tempo. Tutto bello, tutto vero. In un orologio così, però, come ho scritto all’inizio, meccanica, estetica e poesia si incontrano in modo naturale. Per come la vedo io, basta indossarlo e lasciarlo parlare al polso: dirà al cuore di un appassionato molto di più di qualsiasi verso in rima.

  • Classic Power Reserve Big Date di Frederique Constant: qualità al cubo

    Classic Power Reserve Big Date di Frederique Constant: qualità al cubo

    Confesso che non mi è facile star dietro alla vena creativa di Frederique Constant. Meno di un mese fa scrivevo del record di 30 calibri di manifattura in 35 anni di vita e il Marchio ora che cosa fa? Presenta il Classic Power Reserve Big Date Manufacture. Calibro di manifattura numero 31. E tutti ad aggiornare le statistiche, io per primo.

    E il bello è che per scavallare il fatidico numero di 30 calibri, Frederique Constant ha deciso di crearne uno che unisce la bellezza di tre complicazioni. E di includerlo, vista la natura particolarmente complessa, all’interno della collezione Manufacture, destinata ad accogliere gli orologi con il maggior grado di raffinatezza. 

    Per il Classic Power Reserve Big Date Manufacture Frederique Constant ha pensato a quattro referenze, mosse tutte dal nuovo calibro FC-735. Le tre complicazioni che è in grado di gestire sono le indicazioni delle fasi lunari, dell’autonomia residua e la gran data. Le prime due sono ben padroneggiate dal Marchio e si ritrovano in diverse referenze. La gran data è invece al debutto e si inserisce in un filone in particolare fermento.

    Gran data, gran qualità

    La gran data è infatti una complicazione che richiama subito alla mente degli appassionati la tradizione dell’orologeria sassone. Glashütte Original e A. Lange & Söhne, per fermarmi ai due nomi più blasonati, ne fanno una bandiera. Ma, recentemente, è apparsa anche in un pezzo molto interessante di discendenza svizzera, il Multifort TV Big Date di Mido.

    E svizzera, a differenza di quanto si potrebbe pensare, è l’origine di questa complicazione. Il primo marchio a introdurla fu Helvetia, nel 1932, con il calibro 75A, un movimento di forma (tonneau) da 15 rubini con il modulo della gran data. Ogni cifra appariva in una finestra separata, rendendola molto più leggibile del primo datario mai comparso su un orologio da polso, pochi mesi prima, brevettato nel 1930 da Otto Graef, proprietario della manifattura Mimo.

    La complicazione del datario in una singola finestra apparve infatti due anni dopo il brevetto nell’orologio Mimo-Meter. Fu una rivoluzione, che purtroppo non aveva fatto i conti con la scarsa praticità dovuta alle dimensioni minuscole della finestrella. Ci pensò Helvetia a renderla più fruibile e da allora la gran data è diventata sinonimo, oltre che di leggibilità, anche di raffinatezza.

    Come funziona

    Tipicamente la gran data funziona grazie a due dischi in parallelo, uno con le cifre delle decine e l’altro con quelle delle unità. La ruota delle ore aziona una ruota intermedia, che innesta il disco delle unità con un ingranaggio sottostante a esso. Tramite questo ingranaggio la ruota delle ore trasferisce energia che, immagazzinata da una molla, viene rilasciata intorno alla mezzanotte: così, in combinazione con un martello, la molla fa scattare in avanti il disco delle unità.

    Ogni dieci giorni, una linguetta sul disco delle unità spinge il disco delle decine in avanti di una posizione. Altre molle mantengono entrambi i dischi data nella posizione corretta per visualizzare i numeri nelle finestre. Il movimento deve essere corretto manualmente (quando e se necessario) all’inizio di ogni mese.

    Numerosi marchi utilizzano invece un sistema di dischi sovrapposti (o componenti simili) per realizzare la propria gran data. Forse il più famoso è A. Lange & Söhne, che l’ha introdotta per la prima volta nel 1994 all’interno del quadrante del Lange 1 e l’ha fatta diventare una componente quasi imprescindibile del proprio linguaggio di design.

    Altri ancora creano la gran data con il disco delle decine posizionato all’interno del disco delle unità. Ciò risolve il problema della collocazione dei numeri su piani diversi, pur mantenendo compatto il meccanismo della grande data. Un esempio è il SeaQ Panorama Date di Glashütte Original.

    Complicazioni storiche

    Sulla riserva di carica e sulle fasi lunari c’è poco da dire. La comparsa dell’indicazione del moto lunare avviene nientemeno che sulla cosiddetta macchina di Antikythera. Non un orologio in senso stretto, ma comunque un sofisticato meccanismo di calcolo del tempo e dei moti astrali (così almeno è accreditato da studi sempre più recenti), risalente al I secolo avanti Cristo.

    Funzioni astronomiche e fasi lunari si diffusero poi a partire dal XVI secolo all’interno delle cattedrali e, in forma più piccola, negli orologi da tavolo delle dimore nobiliari. Dopo essere stata successivamente introdotta negli esemplari da tasca, per l’arrivo della complicazione all’interno di quelli da polso dobbiamo aspettare il XX secolo.

    L’indicazione dell’autonomia invece ha una storia relativamente più recente: fu introdotta dal “solito” Abraham-Louis Breguet negli anni ’80 del Settecento. Tutti i primi “orologi perpetui” realizzati dal Leonardo da Vinci dell’orologeria possedevano infatti un indicatore di tensione della molla di carica: una lancetta secondaria che percorreva un settore graduato da 0 a 60 (perché quegli esemplari disponevano di un’autonomia complessiva di 60 ore). Il primo orologio da polso entrato in produzione corrente fu invece il Powermatic di Jaeger-LeCoultre del 1948. Funzionava con il calibro 481 e aveva un’apertura sul quadrante a ore 12: all’interno di essa, un disco colorato indicava quanta carica era rimasta all’orologio.

    L’equilibrio del Classic Power Reserve Big Date Manufacture

    Ora arrivo al Classic Power Reserve Big Date Manufacture, tranquilli. E parto più o meno da dove ero rimasto prima dell’excursus sulle complicazioni, ossia dalle quattro referenze. Come sta diventando consuetudine, per gli orologi più pregiati Frederique Constant differenzia l’assortimento proponendo sia casse in metalli preziosi sia in acciaio. In questo modo, anche complicazioni come, per esempio, il tourbillon, sono alla portata di un maggior numero di persone.

    In questo caso la consueta cassa Classic mantiene il diametro di 40 mm ma è proposta in platino, oro rosa o acciaio. Di quest’ultima ci sono due varianti di quadrante, una blu e una argentata. Il quadrante della versione in oro rosa è grigio mentre quello del modello con cassa in platino è di un sorprendente meteorite blu.

    Tutti i quadranti sono accomunati da due caratteristiche: pulizia e leggibilità. La disposizione delle informazioni vede a ore 9 l’indicatore dell’autonomia residua, con una lancetta che si muove lungo un arco graduato. A ore 6 c’è la finestra con le fasi lunari, a ore 2:30 quella della gran data. Tutto molto equilibrato. A mio avviso si sarebbe potuta togliere la lancetta dei secondi centrali, per dare ulteriore chiarezza al quadrante, ma è un parere totalmente personale e non richiesto.

    I quadranti delle versioni in acciaio e in oro rosa del Classic Power Reserve Big Date Manufacture hanno la lavorazione soleil e sono impreziositi da dettagli che abbiamo imparato a conoscere in alcuni pezzi della collezione Classic. Mi riferisco principalmente agli indici applicati tagliati a diamante e lucidati a mano, e alle lancette di ore, minuti e secondi anch’esse lucidate a mano.

    Un calibro camaleontico

    Si diceva del 31° movimento di manifattura. Anche per il calibro FC-735 a carica automatica, Frederique Constant ha lavorato per mantenere alta la qualità, intervenendo anche sulle prestazioni. La collezione Classic ci ha abituati a calibri belli e affidabili ma dall’autonomia piuttosto contenuta, tipicamente 38 ore. Qui è stata aumentata a 50 ore. Bene.

    Per questo calibro, come per tutti quelli che ha progettato in passato, il Marchio ha lavorato sulla semplicità d’uso. Le tre complicazioni, così come la regolazione dell’ora, sono tutte regolate dalla corona a cipolla. Niente pulsanti, niente correttori, niente stilo: il calibro FC-735 è pensato per la vita di tutti i giorni ed è in linea con lo spirito della Casa. La missione, coraggiosa, di Frederique Constant è quella di rendere la bella orologeria accessibile al maggior numero di persone, senza richiedere particolari competenze specifiche né per apprezzare né per utilizzare gli orologi prodotti.

    La competitività di Frederique Constant

    Come sempre vi rimando per altri dettagli alle didascalie e chiudo con i prezzi e con una considerazione. La versione più pregiata, quella con cassa in platino, costa 25.995 euro ed è limitata a 35 esemplari. Per quella in oro rosa servono 17.995 euro e la prontezza di riflessi per portarsi a casa uno dei 350 esemplari millesimati. Le versioni in acciaio non sono in multipli di 35, a festeggiare il compleanno di Frederique Constant, ma sono in collezione corrente a 4.795 euro.

    Frederique Constant si è sempre distinta per l’ottimo rapporto qualità-prezzo che fa la felicità dei collezionisti entry-level. Anche in questo caso il livello di orologeria che porta con sé questa referenza è notevole, soprattutto se si considera il valore attribuito oggi ai calibri di manifattura.

    In questo senso il Marchio ha avuto l’intelligenza di capire come prendere elementi del calibro di base FC-700 e modificarlo per adattarlo a utilizzi diversi. In questo modo, analizzando l’ampio catalogo del Brand, probabilmente quasi tutti possono trovare un’opzione adatta alle proprie tasche e alle proprie esigenze. Il Classic Power Reserve Big Date Manufacture è un esempio della poliedricità della Casa. Con il mercato che, dopo due anni di follia, pare tornato a una situazione più razionale, avere in collezione esemplari così dà, a mio avviso, un buon vantaggio competitivo.

  • Longines Flagship Heritage, stregato dalla Luna

    Longines Flagship Heritage, stregato dalla Luna

    Lo scrittore americano John A. Shedd avrebbe potuto cedere una delle sue più celebri frasi come payoff per il Longines Flagship: «A ship in harbor is safe, but that’s not what ships are built for». Vale a dire, «una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono costruite».

    Come le grandi navi sfidano le onde, uno dei più celebri orologi prodotti dalla Casa della Clessidra alata sfida il mare del tempo, forte di un fondello e di un nome che lo hanno sempre reso riconoscibile. Ma vado con ordine.

    Il successo negli anni del Boom

    Quando fu presentata, nel 1957, la collezione Longines Flagship voleva essere il segmento alto di gamma degli orologi a carica manuale del Marchio. L’investimento in termini di qualità fu notevole, poiché tutti i primi modelli prodotti erano animati o dal calibro 30L (con il contatore dei piccoli secondi), o dal calibro 30LS (con i secondi centrali). Movimenti robusti, affidabili e soprattutto precisi, poiché derivavano dal cronometro da competizione 30Z.

    Il successo del Longines Flagship fu subito importante, perché si poneva in un segmento di eccellenza come alternativa manuale all’automatico Conquest. In breve, il successo di cui godette indusse il management di Longines a introdurre anche una versione automatica. Si scelse il calibro 34x, che muoveva un altro top seller del marchio: l’Admiral. 

    Questo modello, prodotto in oro giallo o in acciaio, aveva il proprio segno distintivo sul retro. Il fondello aveva un medaglione ad altorilievo in smalto blu che raffigurava una nave ammiraglia, “flagship” in inglese, e che lo rese celebra tra i collezionisti e gli appassionati.

    Con il crescere del favore del pubblico e il conseguente aumento della produzione, dopo il 1963 Longines cercò di ottimizzare i costi sostituendo i calibri manuali 30L e 30LS con il calibro 490, mentre il calibro 380 automatico prese il posto del 34x. Alle casse in oro e in acciaio si affiancarono quelle in oro laminato o placcato.

    I nuovi Longines Flagship Heritage

    Lungo gli anni il Longines Flagship ha subito diversi aggiornamenti nell’estetica e nei materiali, rimanendo comunque fedele alla sua vocazione di dress watch. Lo testimoniano le più recenti versioni che lo hanno inserito nella collezione Heritage del marchio, quella con i caratteri più spiccatamente legati ai modelli storici. Tra gli aggiornamenti più recenti, quello del 2014 e del 2020 (vestito di nero) sono a mio parere i più riusciti.

    Proprio nel solco di questi ultimi si inseriscono i tre nuovi modelli appena svelati del Longines Flagship Heritage. Le referenze L4.815.4.78.2, L4.815.4.72.2 e L4.815.4.92.2 si distinguono tra loro principalmente per la finitura del quadrante che, a differenza delle ultime uscite del Flagship, ospita la complicazione delle fasi lunari, molto amate dal Brand. Presente nelle linee Master Collection, Primaluna, 1832, la complicazione necessita di un movimento ad hoc. Parto da qui.

    Un calibro prezioso

    I nuovi Longines Flagship Heritage sono animati dal calibro L899.5, che troviamo già in alcune referenze della collezione 1832. Si tratta di un movimento sviluppato su base Eta A31.L91, grazie alle sinergie che il produttore di calibri può garantire ai marchi di Swatch Group. Dal medesimo movimento Eta deriva il calibro Longines L899.2 che dà vita alle fasi lunari nella linea Master.

    Tornando al L899.5, il movimento da 11 linee ½ e 21 rubini ha una frequenza di 25.200 alternanze/ora ed è dichiarato da Longines con un’autonomia di 72 ore, anche se spesso gli è attribuita una riserva di carica di 64 ore.

    Poco importa. Ciò che conta è che il calibro L899.5 adotta alcuni di quelli che sono ormai gli standard tecnici per i movimenti di Swatch Group. Il più importante di essi è la spirale in silicio che, come credo ormai molti di voi sanno, è resistente ai campi magnetici e dà quindi all’orologio una maggiore accuratezza nella misurazione del tempo, con scarti minimi su base giornaliera.

    Guarda che Luna

    Detto questo, le fasi lunari sono appunto le vere protagoniste dei nuovi Longines Flagship Heritage. Si trovano sul quadrante a ore 6, posizione consueta anche per le referenze di altre collezioni, e fanno capolino dalla classica finestra bilobata. Intorno ad essa c’è l’anello del datario, in cui il giorno del mese è indicato da una lancetta.

    Gli indici dei cinque minuti sono sfaccettati e applicati mentre il giro della minuteria è stampato, in modo da rendere il quadrante molto leggero e arioso. Eleganti le lancette di ore e minuti, a daga, trattate con Super-LumiNova. La loro forma richiama quella delle lancette dei Longines anni ’60, una scelta di stile coerente con l’insieme dell’orologio.

    A proposito di coerenza, la misura della cassa in acciaio è la medesima della referenza del Longines Flagship Heritage attualmente in collezione. Il modello senza fasi lunari, con il datario e il contatore dei piccoli secondi a ore 6 misura infatti 38,5 mm di diametro, come le nuove referenze. Una taglia vicina a quelle dei pezzi delle origini, di cui richiama l’eleganza. Il fondello? Una chicca. Scopritelo nelle immagini della gallery.

    Il coraggio della qualità

    Come ho scritto sopra, i tre nuovi orologi si distinguono per la finitura dei quadranti e per i relativi cinturini abbinati. I quadranti sono opalino argentato, argentato soleil o blu soleil, tutti bombati come si conviene a un vero pezzo heritage.

    Il primo dei tre è molto classico e ricorda, in combinazione con gli indici e le lancette dorate, il Flagship Heritage piccoli secondi che è un caposaldo della collezione. Marrone, grigio o blu è il colore del cinturino in tinta.

    Eccoci al prezzo. I nuovi Flagship Heritage costano (l’un per l’altro) 3.300 euro. Una cifra importante per quella che è la scala prezzo di Longines, che dimostra come il Brand stia seguendo una strategia di posizionamento verso l’alto, almeno per quel che riguarda le collezioni principali. Una crescita dei prezzi non fine a sé stessa, ma dettata da un’offerta di contenuti tecnici migliorata rispetto alle referenze del passato.

    Posizionare questi tre orologi a un prezzo così impegnativo è anche un segnale di come Longines si fidi della sua collezione più rappresentativa, soprattutto se consideriamo che il 1832 con fasi lunari, sempre con calibro L899.5 ma con cassa da 40 mm, è proposto al pubblico a 2.550 euro. Introdotto nel 1957, il Longines Flagship del resto ha rappresentato una nuova visione per gli orologi ideati nella coraggiosa era del Boom economico. Orologi unici, progettati per la prima volta con nomi distintivi, che hanno consolidato negli appassionati il nuovo concetto di collezione, diventato la chiave di volta della pubblicità di Longines. Un marchio da percepire forte e sicuro come una nave ammiraglia.

  • Le fasi lunari nel Clifton Baumatic di Baume&Mercier

    Le fasi lunari nel Clifton Baumatic di Baume&Mercier

    Un capellone la cantava guardando il mondo da un oblò; un pastore kirghiso le chiedeva che cosa facesse in cielo; un’eccentrica signora la sentiva bussare alle porte del buio. Un tizio ci ha persino poggiato il piede, parlando di un gigantesco balzo per l’umanità. Lei, l’avrete capito, è la Luna e delle fasi lunari ha dato la sua interpretazione la collezione Clifton Baumatic di Baume&Mercier.

    Come funzionano le fasi lunari

    Un preambolo doveroso, perché le fasi lunari sono una complicazione molto amata. Entrate nei quadranti degli orologi a pendolo dal XVI secolo, di norma le fasi lunari (non solo quelle del Clifton Baumatic) sono riportate su un disco mobile a 59 denti, in cui la Luna è raffigurata due volte: 59 denti, pari a 59 giorni, pari a due lunazioni, ciascuna di circa 29 giorni e mezzo.

    La ruota delle ore ingrana la ruota conduttrice dell’indicatore delle fasi lunari la quale, una volta al giorno, ingrana il disco a 59 denti facendolo scattare in avanti di un dente. Dopo lo scatto quotidiano, una molla tiene in posizione il disco per evitare scarti.

    Senza entrare nel dettaglio per non annoiarvi, ricordo che, per quanto precise, le indicazioni delle fasi lunari operano pur sempre una media perché devono fare i conti con il moto del nostro satellite, tutt’altro che regolare nel corso di un mese per via di differenti fattori, che vanno dalla sua orbita all’attrazione gravitazionale della Terra. Roba da geni dell’astrofisica, quale io non sono.

    Se una lunazione/rotazione del disco avviene ogni 29 giorni 12 ore e 2,8 secondi, significa che ci sarà uno scarto di misurazione di +44 minuti per lunazione, quasi 9 ore all’anno. Sistemi più raffinati usano una ruota che arriva anche a 135 denti per una maggiore precisione, ma se ne facciano una ragione gli orologiai: la perfezione non è di questo mondo, men che meno del loro.

    Le due lune del Clifton Baumatic

    Di solito, le fasi lunari su un orologio mostrano una sola Luna alla volta, ma non mancano pezzi nella cui finestra compaiono entrambe le lune. La scelta è più estetica che funzionale, pensata per tracciare le fasi lunari sui due emisferi terrestri. Nella linea Clifton Baumatic, Baume&Mercier ha introdotto entrambe le soluzioni a seconda della referenza.

    Troviamo la finestra con le due lune a ore 6 nei Clifton Baumatic ref. 10547 e 10548, che si differenziano per il materiale delle finiture e della cassa da 42 mm: oro rosa nel primo, acciaio nel secondo. Oltre che dal cielo stellato sullo sfondo, le fasi lunari sono impreziosite da un vetro zaffiro grigio fumé che offusca discretamente la Luna nuova, senza celarla alla vista. Un trucchetto facile facile, ma di notevole resa estetica. Un bravo a chi lo ha pensato.

    La finestra è ulteriormente evidenziata dalla corona della data, indicata da una lancetta baricentrica alla finestra stessa. Come in un gioco di specchi, il complesso finestra-datario si riflette nel contatore a ore 12 con i giorni della settimana, per una elegante interpretazione della funzione day-date.

    Il quadrante, appunto… Devo dire che pur nell’affollamento dato da finestra, contatore, logo, dicitura Baumatic 5 Days e indici, è insospettabilmente “leggero” e leggibile. Un plauso ai designer di Baume&Mercier, perché il risultato non è così scontato, specialmente su una nuance grigia, per quanto ben laccata e sfumata.

    Più bianco non si può

    Bianco è invece il quadrante dei Clifton Baumatic ref. 10549 e 10552, che si distinguono tra loro per la presenza del cinturino in alligatore blu (il primo) o del bracciale in acciaio a cinque file (il secondo). Ciò che invece li differenzia dalle precedenti referenze è la presenza solo delle fasi lunari e della data (niente giorno della settimana).

    In questo orologio, la finestra delle fasi lunari è la classica mezza bilobata, che lascia vedere una Luna alla volta. Al posto del vetro fumé, la finestra è in continuità con il quadrante bianco effetto porcellana e reca la dicitura Baumatic 5 Days. Anche qui, il tutto è circondato dalla data, indicata da una lancetta questa volta posta tra i due lobi della finestra.

    Più spoglio e arioso del precedente, il quadrante è di un candore che abbaglia e, a mio avviso, viene valorizzato di più nella referenza con il cinturino, mentre il bracciale tende a spegnerne la lucentezza. De gustibus…Le anse corte e le dimensioni contenute della cassa vanno a vantaggio della vestibilità e smorzano gli effetti dello spessore dell’orologio, 13,2 mm, dovuto principalmente alla presenza delle complicazioni. Cari maschietti, sotto al polsino della camicia ci sta comodo, anche su polsi sottili.

    Un accenno al movimento

    Sui movimenti non spenderei soverchie parole, ne hanno trattato degnamente altri colleghi, come potete leggere qui. Naturalmente non si tratta dei medesimi calibri automatici, poiché questi hanno complicazioni in più, ma della medesima famiglia Clifton Baumatic sì. Ossia di quel movimento uscito dalle segrete stanze di Baume&Mercier e della Manufacture Horlogère ValFleurier dopo anni di ricerca e sviluppo.

    Cinque giorni di riserva di carica, elevatissima precisione, resistenza ai campi magnetici e affidabilità sono le sue caratteristiche principali. In un altro calibro di manifattura simile a quello del Clifton Baumatic (così definito da Baume&Mercier perché ideato dai propri progettisti e fabbricato in esclusiva con specifiche proprie, anche se non costruito in-house) farebbero lievitare il prezzo dell’orologio in modo sensibile. In questo no.

    Il motivo? Il fatto di appartenere a un gruppo consente economie di scala che mantengono i costi di produzione più contenuti. E infatti, anche con queste referenze, Baume&Mercier conferma il proprio approccio “democratico” all’orologeria di pregio (benedetta sia la democrazia…) con un interessante rapporto qualità-prezzo: 4.300 euro per il 10548 e 11.900 per il 10547; 3.950 per il 10549 e 4.100 per il 10552. Tanta roba.

    In definitiva, quindi, promuovo senza riserve le fasi lunari della collezione Clifton Baumatic di Baume&Mercier, con una predilezione per la versione day-date. Anzi, se qualcuno mi chiedesse che regalo desidero per Natale… quasi quasi…