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Tag: Watches and Wonders 2026

  • Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001: Patek Philippe indossa il jeans

    Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001: Patek Philippe indossa il jeans

    Un jeans e una maglietta. Non è solo il titolo di un musicarello anni ’80 in salsa partenopea con l’ineffabile Nino D’Angelo, ma è anche una delle tenute più casual che si possono indossare. Proprio con un jeans e una maglietta starebbero bene al polso i Patek Philippe 4946G-001 e 4947/1A-001, due tra i calendari annuali più sportivi della Maison ginevrina. Hanno un quadrante blu con una trama “shantung” – una satinatura verticale e una orizzontale che si incrociano a 90 gradi – che ricorda quella di un jeans e dà all’orologio un tocco fresco e disinvolto.

    Lo so, l’ho presa forse un po’ alla lontana, ma il periodo estivo e le mise disimpegnate rendono questo il momento ideale per parlare dei due orologi, che sono una sorta di “separati alla nascita”. Sostanzialmente identici nell’estetica e nella meccanica, il 4946G-001 è stato presentato quest’anno a Watches and Wonders Geneva, mentre il 4947/1A-001 risale al 2021.

    La cassa delle Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001

    Parto dalla cassa. Sono 38 mm di solido oro bianco nel 4946G-001 e di acciaio nel 4947/1A-001, per uno spessore tutto sommato contenuto per un calendario annuale: 11 mm circa. La cassa è completamente lucida, un incubo per gli ossessivo-compulsivi come me che non amano le ditate, ma una prova di eccellenza per gli artigiani di Patek Philippe. Le proporzioni e la forma sono le classiche Calatrava, il che significa purezza delle linee e pulizia. Vanno in questa direzione i quattro pulsanti correttori integrati nella carrure, in modo che solo la corona con la croce di Calatrava interrompa l’armonia dei contorni.

    Cassa Calatrava significa anse non particolarmente lunghe e leggermente curvate, a facilitare l’indossabilità dell’orologio, che nel caso del 4946G-001 e del 4947/1A-001 è un requisito fondamentale, data la natura casual. 

    Il quadrante delle Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001

    Il punto di forza di entrambi gli orologi, al di là della meccanica, è sicuramente il quadrante. In Patek Philippe lo chiamano shantung dial, perché ricorda la trama dell’omonimo tessuto di seta tipico delle culture orientali. Il colore blu scelto per queste due referenze lo avvicina indiscutibilmente al jeans.

    Il quadrante shantung di Patek Philippe è realizzato attraverso un preciso processo di satinatura verticale e orizzontale, studiato per riprodurre l’aspetto testurizzato e intrecciato della seta grezza. La base del quadrante (solitamente in ottone o in oro) è sottoposta a un processo che prevede da 50 a 110 fasi distinte, caratterizzate da finiture microstriate eseguite da artigiani altamente specializzati. Utilizzano abrasivi fini e spazzole particolari per levigare il quadrante. Attraverso movimenti di spazzolatura verticali e orizzontali, creano il motivo irregolare, striato e finemente intrecciato. 

    Il metallo striato è colorato tramite galvanizzazione o rivestito con strati di vernice. Tra i colori più diffusi per i quadranti in shantung figurano il marrone (come nella Ref. 4946R-001), il bianco-grigio e, appunto il blu. I numeri e gli indici sono applicati con cura, mentre il testo viene trasferito litograficamente utilizzando tamponi in silicone, secondo la tecnica denominata décalque.

    Look moderno, layout classico

    Se la texture rende il 4946G-001 e il 4947/1A-001 giovani e attuali, il layout del quadrante è esattamente ciò che ci si aspetta da un calendario annuale di Patek Philippe. Intanto, giusto per ricordare, a differenza di altri tipi di calendari come il perpetuo o il settimanale, l’annuale indica mese, giorno del mese e giorno della settimana. A queste informazioni, Patek Philippe aggiunge nelle Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001 l’indicazione delle fasi lunari.

    La disposizione dei contatori è classica: a ore 10 i giorni della settimana, a ore 2 i mesi, a ore 12 la finestrella del datario, con il disco data bianco, sovrastata dalla finestra delle fasi lunari. I numeri arabi sono in oro bianco, applicati, sia nella referenza con cassa in oro bianco sia in quella in acciaio, così come le lancette a foglia. Un generosa rivestimento di materiale luminescente garantisce la leggibilità al buio.

    Come ho scritto all’inizio, la meccanica dei due orologi è la stessa: il calibro automatico 26-330 S QA LU. Come sa chi apprezza Patek Philippe, QA sta per quantième annuel, ossia calendario annuale, LU indica le fasi lunari. Per i dettagli tecnici rimando alle didascalie, così come per alcune finezze che riguardano l’estetica del quadrante.

    Prezzi e conclusioni

    Se dunque le Ref. 4946G-001 e 4947/1A-001 sono sostanzialmente identiche, oltre al materiale della cassa che cosa le differenzia? Il fatto che nella 4947/1A-001 del 2021, la cassa in acciaio fa il paio con il bracciale integrato a cinque file nello stesso materiale, con fibbia a farfalla brevettata. Nella nuova 4946G-001, il bracciale è sostituito da un bel cinturino in pelle di vitello il cui colore e la cui texture richiamano quelle del quadrante e danno all’orologio un aspetto ancora più sbarazzino. Aiutato da una fibbia ad ardiglione (grazie, Patek!) in oro bianco.

    I prezzi? 58.093 euro per la versione in oro bianco, 55.004 euro per quella in acciaio. Personalmente, per 3.000 euro di differenza opterei per la referenza in oro bianco. Per quanto può valere il mio punto di vista…

    In sostanza, quindi, la Ref. 4946G-001 e la meno recente 4947/1A-001 dimostrano come Patek Philippe abbia trovato un buon equilibrio nelle collezioni tra calendari “semplici” e perpetui, fin dalla introduzione del calendario annuale nel 1996. Se questa complicazione, che richiede una sola correzione all’anno a fine febbraio, è stata da allora proposta in diverse versioni – dalla classica 5146 alla più moderna 5205 -, la referenza 4946G-001, ancor più della 4947/1A-001, si afferma come un’interpretazione equilibrata e contemporanea.

    Non dimentichiamo che Patek Philippe ha esplorato texture sia blu sia ispirate al denim in diverse collezioni, dai Nautilus agli Aquanaut, fino a recenti esempi di World Time. La Ref. 4946G-001 segue con eleganza la stessa direzione e aggiunge alle collezioni della Manifattura un complicato dal carattere disinvolto, in sintonia con i gusti di oggi. Per una Maison spesso considerata conservatrice, non è cosa da poco.

  • Scafograf 200 MCMLIX: Eberhard & Co. lancia il diver neo-vintage

    Scafograf 200 MCMLIX: Eberhard & Co. lancia il diver neo-vintage

    Nel 2020 Eberhard & Co. ha presentato lo Scafograf 300 MCMLIX, con la cassa da 43 mm di diametro impermeabile fino a 30 bar. Versione celebrativa dello Scafograf 100, il primo subacqueo che aveva lanciato proprio nel 1959, negli anni successivi ha conosciuto diversi allestimenti – fino a comporre una collezione di una decina di modelli, tuttora in catalogo. Quest’anno è quindi la volta dello Scafograf 200 MCMLIX, ispirato allo stesso esemplare d’epoca. Fin da subito però è declinato in dodici varianti, per offrire massima versatilità e personalizzazione su una cassa più compatta da 39 mm di diametro e un’impermeabilità fino a 20 bar.

    Le caratteristiche dello Scafograf 200 MCMLIX

    L’estetica è quella vintage dello storico predecessore, frutto di accurate ricerche d’archivio tradotte dai designer in tratti contemporanei. La caratteristica lancetta delle ore a freccia, composta da tre triangoli, si abbina a un’alternanza di indici triangolari e di indici tondi, “a bicchierino“. Tutte le indicazioni sono rivestite di abbondante materiale luminescente, per rispondere a precise esigenze di leggibilità sott’acqua.

    Stesso discorso per la lunetta girevole unidirezionale, con inserto in ceramica, materiale inscalfibile e resistente agli urti e ai raggi Uv, su cui si legge la scala sessagesimale utile per calcolare i tempi durante la fase di emersione. Per la gioia dei puristi dell’orologeria, il quadrante è privo di datario.
    Riguardo alla meccanica, l’orologio monta un movimento automatico, calibro Sellita SW200.1 accuratamente personalizzato, rifinito e regolato “in casa”.

    La vocazione tecnica è sottolineata anche dalla valvola di decompressione. Un elemento fondamentale durante le immersioni in saturazione perché permette all’elio eventualmente penetrato nella cassa di defluire all’esterno. Gas pericoloso per gli orologi, l’elio si espande durante la risalita e provoca un aumento di pressione all’interno della cassa, rischiando di far saltare il vetro dell’orologio come un tappo di champagne.

    Altre caratteristiche: la corona a vite, il cristallo zaffiro bombato e il fondello avvitato, decorato con un’incisione della stella marina. Il simbolo della collezione Scafograf fin dagli esordi della collezione e del legame della Maison de l’Aigle con il mondo della subacquea.

    Le diverse declinazioni

    Chiarite le impostazioni comuni a tutti i modelli, entriamo nel vivo della collezione. In questo caso Eberhard & Co. non ha creato 12 modelli diversi: ha applicato invece un’efficace strategia che moltiplica le opzioni, incrociando due colori di base e due configurazioni di quadrante con tre tipologie di bracciale/cinturino. La famiglia del nuovo Scafograf 200 MCMLIX si divide equamente tra due tonalità classiche della tradizione subacquea: il nero e il blu.

    Per ogni colore, la Maison de l’Aigle ha studiato due grafiche differenti che cambiano l’impatto estetico dell’orologio al polso. Da un lato c’è un quadrante dégradé dalla finitura opaca, che sfuma gradualmente verso il centro più chiaro. Dall’altro un quadrante con fascia perimetrale argenté – in pratica l’anello della minuteria color argento con satinatura circolare – che dona un look più tecnico e rétro.

    Quindi le tre opzioni per bracciale e cinturino. Ciascun esemplare può adottare infatti tre diversi “supporti” – chiamiamoli così, per comodità. In primis il bracciale in acciaio a maglia milanese, assoluta novità nell’intera collezione Scafograf: un “nastro” metallico dalla trama fitta ma flessibile, che regala all’orologio un look più urbano ed elegante, naturalmente old style.

    Poi il classico bracciale Chassis®, dalla struttura sportiva, con maglie satinate e fibbia déployante 2Click®. In alternativa un cinturino in pelle idrorepellente: un accessorio tecnico, trattato già in fase di concia per non assorbire né l’acqua né il sale, così da mantenere la propria morbidezza anche dopo l’asciugatura. In una calda tonalità marrone con impunture a contrasto, rimanda naturalmente e con coerenza ai diver di fine anni Cinquanta.

    I prezzi dello Scafograf 200 MCMLIX

    Ed è proprio la presenza del bracciale o del cinturino il discrimine che definisce il prezzo dei diversi modelli, già disponibili presso i rivenditori autorizzati. Le versioni con cinturino in pelle costano 2.950 euro. Quelle con il bracciale Chassis 3.590 euro. Infine quelle con bracciale in maglia milanese 3.790 euro. Di poco superiori saranno invece i prezzi delle edizioni speciali in bronzo, di cui i soliti ben informati preannunciano l’uscita. Un’evoluzione matura per lo Scafograf 200 MCMLIX, delle quali attendiamo il debutto.

  • Startimer Pilot Automatic, l’aviatore di Alpina diventa “civil”

    Startimer Pilot Automatic, l’aviatore di Alpina diventa “civil”

    Dal rilancio in Italia, negli ultimi due anni, Alpina ha messo sul mercato una serie di esemplari interessanti. Non solo dal punto di vista commerciale, per l’ottimo rapporto qualità/prezzo, ma anche in senso (diciamo così) “culturale”, perché puntano fortemente sull’eredità del Marchio e ne ribadiscono l’identità. Orologi come il Tropic-Proof, uscito lo scorso anno, o il nuovo Startimer Pilot Automatic, presentato all’ultimo Watches and Wonders, permettono di approfondire la storia della Maison ginevrina ancora poco nota a tanti appassionati.

    D’altronde, Alpina ha in catalogo una collezione Heritage interamente dedicata alle riedizioni più fedeli dei modelli d’epoca, come appunto il Tropic-Proof. Ma anche nel caso dello Startimer Pilot Automatic, che non appartiene a quella serie ma alla collezione omonima, le ultime novità permettono di ripercorrere parte delle vicende della Casa fondata nel 1883. In particolare consentono di tornare indietro nel tempo, a un secolo fa: sin dal 1921, infatti, Alpina comincia a realizzare orologi da aviatore.

    Le origini dello stile “Flieger”: Alpina e l’era pionieristica del volo

    A partire dagli anni ’20, e per tutta la Golden Age dell’aviazione, Alpina divenne uno dei principali produttori e fornitori ufficiali di strumenti per la misura del tempo dei piloti militari e delle forze aeree europee. Tant’è che nella narrazione della Marca si incontra la figura del generale James Harold “Jimmy” Doolittle (1896/1993), uno dei pionieri dell’aeronautica statunitense ed eroe della Seconda Guerra Mondiale. Per calcolare rotte, tempi di volo e consumo di carburante, lui e i piloti suoi contemporanei si affidavano a cronometri di bordo e a orologi da polso simili a quelli prodotti da Alpina.

    Si trattava di esemplari rigidamente codificati nello stile e nella costruzione, proprio per rispondere a precise necessità d’uso. Estrema leggibilità, resistenza agli urti, al magnetismo delle cabine di pilotaggio e ai forti sbalzi di temperatura erano i requisiti fondamentali. Che si traducevano in caratteristiche essenziali: casse massicce e di grande diametro per essere indossate sopra le tute di volo, quadranti neri opachi con numeri bianchi sovradimensionati e rivestiti di radio per la lettura notturna, corona anch’essa sovradimensionata per essere regolata perfino con gli ingombranti guanti di pelle. Poi, durante la Guerra, anche cassa interna in ferro dolce per schermare il movimento dai campi magnetici.

    Dalla rinascita del 2011 al calibro Bumper: la nascita dello Startimer

    Certo, all’epoca il nome Startimer non esisteva ancora, ma è proprio in quel periodo che Alpina definisce il codice genetico della collezione. Il lancio ufficiale avviene nel 2011 – dopo la rinascita del Marchio ad opera di Aletta e Peter Stas (i fondatori di Frederique Constant), che lo hanno acquisito nel 2002 e ne valorizzano il passato aeronautico. L’aspetto riprende fedelmente lo stile Flieger, la cassa presenta dimensioni importanti (da 44 o 42 mm) e incassa movimenti robusti, costruiti su basi Sellita. In anni più recenti arrivano anche i movimenti al quarzo Swiss made.

    Dal 2018 al 2023, in particolare, escono alcune chicche. Alpina introduce le varianti Startimer Pilot Heritage, che esplorano il design degli anni ’50 e ’70, come la cassa di forma, “a cuscino”. E per i collezionisti sviluppa un exploit tecnico: il calibro AL-709, un movimento di manifattura che reinterpreta il sistema di carica “a martelletto” (bumper), tipico proprio degli anni ’50. In cui la massa oscillante non ruota a 360° attorno al proprio asse, ma solo a 330°; e, una volta giunta a fine corsa, rimbalza contro una molla. Appare anche qualche piccola complicazione utile, come il GMT.

    Il nuovo Startimer Pilot Automatic: la svolta “civil” da 40 mm

    L’ultima generazione dello Startimer Pilot Automatic, presentata appunto al Salone di Ginevra della scorsa primavera, segna una netta evoluzione di tutta la linea di orologi. Perché non si limita a semplificare l’estetica, ma trasforma profondamente l’essenza. Non ci troviamo più di fronte a uno strumento militare, ma a un orologio “da civile”, sofisticato ed ergonomico. A cominciare dalla cassa in acciaio, che assume un diametro di 40 mm, adatto praticamente a tutti i polsi, e uno spessore ridotto di 10,14 mm, perfetto sotto il polsino della camicia.

    Il quadrante, declinato in nero, khaki o blu petrolio, adotta una particolare finitura grené e grandi numeri arabi applicati e tridimensionali. Ricavati da blocchi di Super-LumiNova, in assenza di luce si illuminano con diverse tonalità: Old Radium, verde o verde-blu a seconda della versione. Quattro le referenze in totale, con il modello di punta che si distingue per la cassa annerita da un trattamento di superficie e il cinturino Nato color cuoio. Rimando alle didascalie per ulteriori informazioni.

    Il cuore La Joux-Perret: un calibro weekend-proof sotto i 1.300 euro

    Qui preferisco soffermarmi sul movimento, meccanico a carica automatica: il calibro AL525. Sviluppato con la manifattura La Joux-Perret – che fa parte del Gruppo Citizen come la stessa Alpina -, vanta un’autonomia di 68 ore. Il che lo rende non solo “a prova di weekend”, come sottolineano i documenti ufficiali, ma ne migliora anche l’affidabilità cronometrica, dato che l’energia trasmessa al bilanciere rimane stabile più a lungo. E soprattutto rappresenta un netto vantaggio competitivo, capace di posizionare l’orologio a un livello superiore rispetto agli altri esemplari della stessa fascia di prezzo. Lo Startimer Pilot Automatic costa 1.295 euro (1.395 quello all black). Non credo servano commenti.

  • Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Tra i tanti pregi della collezione Calatrava di Patek Philippe ce n’è uno che, forse, non tutti percepiscono: la versatilità. Intesa non tanto come possibilità di indossare l’orologio in diversi contesti, di adattarlo al proprio umore, di scegliere la referenza in base a come ci si sente quando si scende dal letto alla mattina. Lasciamo queste amenità ai maestri del marketing. Per il Calatrava, versatilità è cambiare pelle senza cambiare anima.

    Negli ultimi anni, Patek Philippe ha continuamente ridefinito quello che è sempre stato – e ancora è – il più classico dei dress watch, trasformandolo in qualcosa di più ricco di finiture, più casual e, se vogliamo, più pratico. Oltre a nuove funzioni, la Manifattura ha introdotto un nuovo linguaggio stilistico, fatto di quadranti grené, numeri arabi ben evidenti, carrure con guilloché Clous de Paris.

    Il nuovo Calatrava Alarm 5322G è esattamente figlio di questa trasformazione. Riprende il complesso meccanismo di sveglia presentato per la prima volta nella Ref. 5520 in stile Pilot, ma elimina la funzione di fuso orario. Nessun riferimento al mondo dell’aviazione, nemmeno la presenza delle corone e dei pulsanti che davano al 5520 un aspetto insolito per un Patek Philippe. Qui ci sono solo ora, data e una sveglia con formato 24 ore, presentati in una sobria cassa Calatrava. Basta poco, come vedete, per creare una delle grandi complicazioni più coerenti del catalogo del marchio.

    Il quadrante del Calatrava Alarm 5322G

    Parto dal quadrante. Riprende l’estetica introdotta con le Ref. 5326 e 5226, ma il Calatrava Alarm 5322G aggiunge un tocco di colore. Il verde intenso ha una superficie laccata con texture grené e una sfumatura nera alla periferia. Al variare della luce, il quadrante passa da opaco a quasi lucido, con la sfumatura che conferisce profondità all’insieme.

    Il layout bilancia complessità e essenzialità, in modo che ci troviamo di fronte a un quadrante tecnico che si presenta come se fosse semplice. Nella parte superiore spicca l’indicatore della sveglia a 24 ore. Una doppia finestrella mostra l’ora programmata con incrementi di 15 minuti, mentre una piccola apertura circolare sottostante permette all’indicatore di distinguere tra l’impostazione diurna e notturna.

    In corrispondenza del 12, una finestrella a forma di campana indica se la sveglia è attiva: bianca per accesa, nera per spenta. La metà inferiore del quadrante è occupata dal datario a lancetta a ore 6, con indicazioni in bianco e il numero 1 in rosso.

    La scala dei minuti e dei secondi, bianca, corre lungo il perimetro del quadrante, impreziosito da numeri arabi in oro bianco applicati e da lancette a forma di siringa, rivestite di materiale luminescente. La lancetta dei secondi centrale e quella della data sono entrambe bianche.

    Una cassa riconoscibile

    Il Calatrava Alarm 5322G si presenta molto diverso dalla Ref. 5520, a partire dall’abbigliamento. Questa cassa Calatrava, in oro bianco da 41 mm, ha proporzioni decisamente più classiche ma non convenzionali. Infatti, la decorazione guilloché Clous de Paris ricopre l’intera carrure, anziché limitarsi alla lunetta, come nei modelli precedenti. Le anse sono traforate e fissate al fondello anziché alla carrure: in questo modo, il guilloché Clous de Paris scorre ininterrottamente attorno alla cassa.

    L’orologio ha il vetro zaffiro sia sul quadrante, sia sul fondello e, nonostante questo, la cassa è impermeabile fino a 3 bar. Un valore che per gli standard della Casa, specialmente per una referenza con suoneria, è tutt’altro che disprezzabile: il Calatrava Alarm 5322G è infatti l’unico esemplare impermeabile con suoneria nell’attuale catalogo di Patek Philippe.

    Lo spessore di 12,22 mm rende l’orologio piuttosto compatto per essere una referenza con suoneria. Per esempio, la Ref. 5520 aveva uno spessore di 11,6 mm ma un diametro maggiore, con i pulsanti che la rendevano meno confortevole. Qui, oltre alla corona a ore 4, c’è un unico pulsante rettangolare di attivazione della sveglia a ore 2, la cui parte superiore riprende la decorazione a Clous de Paris della carrure. 

    Il cuore meccanico del Calatrava Alarm 5322G

    Nella cassa del Patek Philippe Calatrava Alarm 5322G lavora il nuovo calibro automatico AL 30-660 S C, un’evoluzione del calibro AL 30-660 S C FUS introdotto nella Ref. 5520. Dei suoi 524 componenti, quasi la metà è destinata al meccanismo di sveglia, preciso entro 10 secondi dall’ora programmata, meglio rispetto ai 30 secondi della Ref. 5220. Ottime anche le prestazioni cronometriche: 28.800 alternanze/ora, autonomia compresa tra 42 e 52 ore (in base all’impiego o meno della suoneria), precisione di -1/+2 secondi al giorno certificata dal Sigillo Patek Philippe.

    A differenza della maggior parte delle sveglie meccaniche, che generano una vibrazione ronzante, quella del Calatrava Alarm 5322G utilizza un martello che colpisce un gong a spirale, come se fosse una ripetizione minuti. Il risultato è un suono chiaro e raffinato. La sequenza di rintocchi dura circa 35 secondi e i rintocchi stessi sono emessi a un ritmo costante, controllato da un regolatore inerziale posto all’estremità del treno di ruote della sveglia.

    Nello sviluppare calibro e orologio, la manifattura ha puntato molto sulla facilità d’uso, creando un sistema dall’impiego intuitivo. Tutto viene controllato tramite la corona e l’unico pulsante. Con la corona premuta, si carica il movimento ruotando in senso antiorario, o la sveglia ruotando in senso orario. Tirando la corona in posizione 1 si imposta l’ora della sveglia, da attivare premendo il pulsante a ore 2. Tirando la corona nella posizione successiva si imposta l’ora. La data si regola tramite un correttore posto sulla carrure tra le anse inferiori. La sveglia non può essere attivata se l’orologio non è completamente caricato e si disattiva automaticamente una volta esaurita l’energia, mentre il suono può essere interrotto in qualsiasi momento.

    Conclusioni

    In sostanza, il Calatrava Alarm 5322G è una grande complicazione – lo dimostra anche il prezzo di 263.000 euro circa – che però si atteggia a orologio da portare tutti i giorni, complice anche il doppio cinturino, in pelle di alligatore coordinato al quadrante o in pelle di vitello con finitura nabuk. E quella di indossare i complicati nella quotidianità è una tendenza che si sta affermando sempre di più tra le grandi maison. In questo caso l’orologio è leggibile, comodo, intuitivo ma anche discreto. 

    Per come la vedo io, è un bel passo avanti verso complicazioni che non sono solo impressionanti per la loro tecnicità, ma anche pratiche e utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Se posso permettermi una critica, per piccola che sia, mi accodo a quanti ritengono sconveniente che la campanella dell’attivazione sveglia tagli l’indice a ore 12. Di sicuro, però, ripulendo in un certo senso lo schema estetico della Ref. 5220 e arrivando a un risultato tecnico più raffinato, Patek Philippe ha dimostrato ancora una volta di saper ascoltare mercato e appassionati, in barba ai rigidi legami che può imporre la tradizione. Questo, oggi, può fare la differenza tra un ottimo orologio e un successo commerciale: averlo capito, non è banale.

  • Oris: intervista esclusiva al Ceo Italia, Marco Gemperli

    Oris: intervista esclusiva al Ceo Italia, Marco Gemperli

    All’ultima edizione di Watches and Wonders ho visto cose belle, cose meno belle e ho avuto alcune conferme, in positivo e in negativo, su un po’ di brand. Tra le belle conferme inserisco l’evoluzione che, da qualche anno, sta interessando Oris. Un ottimo lavoro sulle referenze più apprezzate – dal Big Crown Pointer Date all’Artelier, dall’Aquis al ProPilot – ha portato la Casa di Hölstein a un interessante  posizionamento in termini di qualità e di prezzo che, oggi, lo rende una valida alternativa a marchi magari più noti ma non per questo più pregiati.

    Per capirne di più, ho deciso di farmi raccontare il Brand da qualcuno che ne conosce bene le dinamiche. Chi meglio di Marco Gemperli, Ceo di Oris Italia? Ecco dunque il risultato di una chiacchierata che ha confermato, almeno ai miei occhi, la bontà del progetto Oris. Che, in un 2026 ancora complicato per il mercato, potrebbe dare al Marchio più di una soddisfazione.

    Chi è Marco Gemperli

    Parliamo della sua storia professionale. Lei arriva all’orologeria dopo esperienze in altri settori industriali: che cosa l’ha spinta ad accettare questa sfida e perché proprio con Oris? 
    «Prima di entrare nell’orologeria ho avuto la possibilità di lavorare in ambiti molto diversi: bancario, assicurativo, turistico e persino nel mondo della cucina. Nonostante le differenze tra questi settori, c’è sempre stato un filo conduttore nel mio percorso professionale: i ruoli legati al marketing e alle vendite, in cui comprendere le persone, costruire relazioni e sviluppare il marchio sono elementi fondamentali.

    Allo stesso tempo, però, ho sempre nutrito una grande fascinazione per l’industria orologiera svizzera. L’orologeria meccanica è un universo unico, perché riesce a combinare competenza tecnica, artigianalità, emozione e tradizione in un modo che pochi altri settori possono offrire. Quando, più di undici anni fa, si è presentata l’opportunità di entrare in Oris, ho percepito immediatamente che si trattava di qualcosa di speciale. Ho iniziato come Region Manager e, nel corso degli anni, ho avuto il privilegio di crescere all’interno dell’azienda, diventando prima Region Director e oggi Commercial Director e Ceo di Oris Italia. Un percorso che mi ha permesso di conoscere il Brand sotto molti punti di vista: commerciale, strategico e umano. Per me lavorare in Oris rappresenta davvero il lavoro dei sogni».

    La strategia di Oris

    Oris è un marchio che, a mio avviso, ha scelto la coerenza in quanto a qualità del prodotto, design delle collezioni e posizionamento di prezzo. Perché questa strategia? 
    «Penso che credibilità e autenticità nel lungo periodo siano molto più importanti delle tendenze momentanee. Oggi i consumatori sono estremamente informati, soprattutto nel mondo dell’orologeria, e riescono subito a capire quando un marchio è autentico e quando invece segue semplicemente logiche di marketing. Oris ha costruito la propria reputazione offrendo orologi meccanici svizzeri di alta qualità a un prezzo corretto e accessibile. Oggi proponiamo un livello di raffinatezza tecnica, ricerca sui materiali e maturità di design che probabilmente i pionieri degli anni Sessanta non avrebbero potuto immaginare. Eppure il nucleo emotivo del marchio – l’idea di creare orologi onesti e innovativi – è rimasto esattamente lo stesso.

    Questo approccio, unito al fatto che investiamo solo negli aspetti davvero importanti – qualità dei movimenti, integrità del design, affidabilità, sostenibilità ed esperienza del cliente -, evitando eccessi inutili, ci permette di restare fedeli a ciò che siamo realmente. È proprio questa coerenza che ha consentito a Oris di costruire una comunità molto fedele attorno a collezioni come Aquis, Big Crown o Divers Sixty-Five. Il nostro obiettivo non è competere sull’esclusività artificiale, ma creare orologi che le persone abbiano davvero piacere di indossare ogni giorno». 

    Mercato italiano…

    Lei è Ceo di Oris Italia: quanto conta il mercato italiano nel business del Brand, sia in termini di volumi sia di valore? 
    «L’Italia è da sempre uno dei mercati europei più importanti per Oris, non solo dal punto di vista commerciale, ma anche culturale. I collezionisti italiani hanno una sensibilità straordinaria per il design, la storia e la qualità meccanica. Sono appassionati, competenti e molto coinvolti emotivamente nel mondo dell’orologeria. Per un marchio come Oris questo è fondamentale, perché i nostri orologi combinano credibilità tecnica e forte identità estetica. Inoltre, l’Italia è un mercato maturo, dove autenticità e coerenza vengono apprezzate più dell’hype del momento. Dal punto di vista del business, il mercato italiano continua ad avere un’importanza strategica sia in termini di volumi sia di visibilità del Brand. Abbiamo ancora un enorme potenziale di crescita, come dimostra anche la solida rete di rivenditori specializzati che ci supporta quotidianamente». 

    Che prospettive vede per il mercato italiano in generale e, al suo interno, per un marchio come Oris? 
    «Il mercato italiano resta selettivo, ma sano, e con un importante potenziale di crescita. Come dicevo prima, oggi i consumatori sono più consapevoli e informati rispetto al passato: cercano prodotti con contenuto, forte identità e valore nel lungo periodo. Credo che questo contesto favorisca marchi come Oris, perché c’è una crescente attenzione verso brand autentici e trasparenti, piuttosto che eccessivamente corporate».

    …e sfide globali

    «Allo stesso tempo, il mercato sta affrontando diverse sfide globali – dalle pandemie alle tensioni geopolitiche e alle guerre – che inevitabilmente hanno un impatto sull’intero settore. I consumatori sono comprensibilmente più cauti nelle spese discrezionali, compresi gli orologi, e il mindset generale è diventato più prudente, soprattutto nella nostra fascia di mercato. Questo rende ancora più importante offrire un valore reale.

    In Oris lavoriamo costantemente per creare orologi con un posizionamento di prezzo corretto e accessibile rispetto alla qualità effettiva del prodotto e al valore percepito. Inoltre, molti giovani si stanno avvicinando all’orologeria meccanica attraverso marchi indipendenti. Cercano qualcosa di personale, meno convenzionale, e credo che Oris sia perfettamente posizionata per interpretare questa evoluzione». 

    Le collezioni Oris

    Ci parli della collezione Heritage Star Edition, la vostra novità più importante presentata quest’anno a Watches and Wonders.
    «La Star Edition è molto più di un semplice orologio d’ispirazione vintage: rappresenta un capitolo fondamentale della storia di Oris e, in molti aspetti, dell’orologeria svizzera stessa. Ma rappresenta anche le nostre origini. Il nuovo modello celebra il 60° anniversario dell’originale Oris Star del 1966, il primo orologio del marchio dotato di un movimento con scappamento ad ancora prodotto internamente, dopo che Oris riuscì a superare le limitazioni imposte dal cosiddetto Swiss Watch Statute. Quella battaglia legale, guidata dal Dr. Rolf Portmann, restituì a Oris la libertà di innovare sul piano meccanico.

    Dal punto di vista del design, abbiamo voluto restare estremamente fedeli al modello originale: la cassa tonneau da 35 mm, le proporzioni vintage, il vetro in stile plexiglas e l’architettura minimale del quadrante conservano perfettamente lo spirito dell’orologio degli anni Sessanta. Ciò che rende la Star Edition particolarmente importante per noi è il fatto che esprima perfettamente l’identità di Oris: indipendenza, autenticità, continuità storica e orologeria meccanica accessibile». 

    Su quali altre collezioni punterete? 
    «Le collezioni Aquis e Big Crown Pointer Date restano due pilastri strategici per il Brand a livello globale. La prima è diventata un punto di riferimento nel segmento degli sportivi di lusso contemporanei grazie alla combinazione di robustezza, versatilità e design molto riconoscibile; la seconda rappresenta invece la continuità della tradizione Oris dal 1938. Le interpretazioni più recenti hanno dimostrato quanto questo concetto sia ancora attuale. Allo stesso tempo stiamo investendo molto anche in collezioni più eleganti, come dimostra la nuova linea Artelier presentata quest’anno, che racconta un altro lato del Marchio: una sofisticazione discreta, ma con un forte contenuto meccanico». 

    Il profilo del consumatore

    Qual è l’identikit del vostro cliente-tipo, in Italia e non solo?
    «Il cliente Oris è generalmente una persona indipendente, che cerca autenticità più che status symbol. A livello internazionale, il nostro pubblico va dal collezionista esperto, che apprezza la storia e la credibilità tecnica del marchio, fino agli appassionati più giovani che acquistano il loro primo vero orologio meccanico svizzero.

    In Italia, in particolare, i clienti hanno spesso una sensibilità estetica molto raffinata. Apprezzano proporzioni equilibrate – né troppo piccole né troppo grandi -, coerenza nel design e profondità storica. Sono inoltre molto informati e profondamente interessati al prodotto in sé. Quello che accomuna i clienti Oris nel mondo è una certa mentalità: danno valore alla sostanza, all’indipendenza e all’individualità. In molti aspetti riflettono la filosofia stessa del marchio: Be Independent. Ed è un aspetto estremamente importante per noi». 

  • Classic Worldtimer Manufacture: Frederique Constant e l’arte della pulizia

    Classic Worldtimer Manufacture: Frederique Constant e l’arte della pulizia

    «La pulizia è la più ordinata forma di paura». Penso che questa frase fulminante dello scrittore americano Richard Krause non girasse in testa ai designer di Frederique Constant quando hanno deciso di mettere mano al Classic Worldtimer Manufacture. Quello che hanno presentato all’ultimo Watches and Wonders, intendo. L’ho visto dal vivo a Ginevra e, per come lo hanno alleggerito rispetto alle precedenti versioni, direi che alla Maison non hanno avuto paura di pulire. 

    Frederique Constant e l’ascolto del cliente

    Faccio subito coming out, per sgombrare il campo da dubbi e illazioni. Ho da sempre un debole per la complicazione delle ore del mondo e molta simpatia per Frederique Constant. E dunque per il Classic Worldtimer Manufacture. Perché Frederique Constant è uno di quei marchi che si guadagnano il rispetto in modo discreto e perché sviluppare 35 movimenti di manifattura in meno di 40 anni di vita significa tenere un ritmo che sarebbe favoloso anche per un brand con il triplo della sua età. Un combinato disposto (i giuristi mi passino l’uso improprio della locuzione) che mi ha fatto subito apprezzare il Classic Worldtimer Manufacture rinnovato.

    Quando intendo rinnovato, voglio dire nuovo calibro, nuove dimensioni di cassa, autonomia quasi raddoppiata, leggibilità migliorata e tre nuove varianti di quadrante. Mica poco per un orologio che, fin dal lancio nel 2012, è stato uno dei modelli più apprezzati di Frederique Constant. Uno di quei casi in cui la maggior parte dei brand si sarebbe rifiutata di intervenire su una struttura talmente riconoscibile da diventare quasi intoccabile. I tecnici della Manifattra ginevrina, però, lo hanno fatto.

    E lo hanno fatto, probabilmente, perché hanno una dote preziosa: sanno ascoltare clienti e appassionati. I quali, da un po’ di tempo, chiedevano di operare un po’ di lifting sull’orologio, lavorando principalmente su due aspetti: il diametro e la leggibilità del quadrante. Ebbene, anche sulla base di questi suggerimenti, in Frederique Constant hanno lasciato da parte dubbi, perplessità, esitazioni e hanno agito. Come? Ecco qua.

    Le novità del Classic Worldtimer Manufacture

    Intanto il diametro. Pur mantenendo in assortimento anche la precedente versione del Classic Worldtimer Manufacture da 42 mm, Frederique Constant ha ridotto la dimensione a 40 mm. Più portabile e contemporanea, lo confermo per averlo indossato, nonostante lo spessore sia passato dai precedenti 12,25 mm agli attuali 12,53 mm. La struttura della cassa rimane quella classica in tre parti e la lavorazione lucida la rende elegante.

    Poi il quadrante. Quello del Classic Worldtimer Manufacture è sempre stato piuttosto affollato, come è inevitabile in un ore del mondo. Tra anello delle città, anello delle 24 ore, riproduzione del planisfero in rilievo a tutta ampiezza e grande contatore della data a ore 6, risultava un po’ pesante ancorché leggibile. Fatto salvo il punto in cui i due anelli scorrevano sotto al datario. Ebbene, per pulire e aprire il quadrante, i designer hanno proprio tolto il datario. Un elemento distintivo dell’orologio che però, a lungo andare, aveva un po’ stancato gli appassionati.

    La cosa è giunta alle orecchie dei designer di Frederique Constant che hanno agito di conseguenza. Il risultato è un quadrante più equilibrato, più pulito appunto, nel quale tutte le informazioni sono pienamente alla vista. I designer hanno mantenuto gli stessi codici colore sul bianco e blu di alcune delle precedenti referenze, lavorando sui dettagli.

    Ora, il Classic Worldtimer Manufacture è ancor di più ore del mondo vero e non un GMT che si spaccia per tale. Offre la visualizzazione simultanea dell’ora in tutti i 24 fusi orari di riferimento e le città che li rappresentano sono visualizzate sulla periferia del quadrante. Una volta allineata la città di residenza o di riferimento alle ore 12, il disco delle 24 ore che incornicia il centro indica l’ora corrispondente in tutti gli altri fusi orari, arricchita da un indicatore giorno/notte bicolore.

    Classic Worldtimer Manufacture: il calibro e le tre versioni

    L’altro intervento importante è a livello di calibro. Come ho anticipato all’inizio, l’aggiornamento principale introdotto sul 35° movimento della manifattura – il calibro FC-719 è l’incremento della riserva di carica, aumentata grosso modo del 90% rispetto a quella del precedente calibro FC-718. Merito principalmente dell’introduzione di una spirale più lunga, come spiego più nel dettaglio nelle didascalie.

    Proprio l’architettura del movimento ridisegnata è alla base del leggero aumento dello spessore della cassa cui ho accennato sopra. Una cassa che troviamo in tutte le tre versioni che, pur mantenendo il caratteristico planisfero al centro del quadrante, presentano diverse varianti di colore e opzioni di cinturino. Tra esse spicca l’edizione limitata a 88 esemplari, con 70 diamanti a taglio brillante sulla lunetta e 12 indici con diamanti. Il quadrante è azzurro ghiaccio con finitura soleil, planisfero grigio in rilievo e due cinturini intercambiabili in alligatore.

    Del nuovo Classic Worldtimer Manufacture esiste anche una versione più familiare, con gli oceani blu navy che circondano i continenti grigi in rilievo e anelli delle ore e delle città blu. Molto bello (e il mio preferito, per quello che può valere) è il modello con gli oceani blu sfumati con finitura grené, l’anello delle 24 ore in azzurro e blu scuro, l’anello delle ore color panna e il cinturino intercambiabile in alligatore blu.

    I prezzi? In linea con il concetto di lusso accessibile che è da sempre il mantra di Frederique Constant. La versione con i diamanti su lunetta e indici costa 7.995 euro, le altre due stanno sotto i 5.000: 4.995 euro. In questo caso, l’abusata espressione di “soglia psicologica” rende bene l’idea di quanto questa Manifattura riesca a bilanciare qualità e prezzo, anche quando lavora sulle referenze più consolidate. Come fa a non essermi simpatica?

  • La top ten di W&W26: le nostre novità preferite

    La top ten di W&W26: le nostre novità preferite

    Il Salone di Ginevra si è concluso, ed è tempo di bilanci. Non a livello di dati, comunicati ufficialmente qualche giorno fa dalla Fondazione, ma riguardo a ciò che abbiamo visto all’interno degli stand. Le novità che ci hanno più colpito o che ci sono piaciute di più. Gli orologi che sono rimasti impressi nella nostra memoria, quelli che ricorderemo anche in futuro come i più rappresentativi di questa edizione. Una top ten di W&W26, insomma, che riunisce il meglio della produzione esposta al Palexpo. Per estetica, importanza, virtuosismo tecnico. Secondo noi.

    Una top ten di W&W26 da intendersi però non come classifica o come gerarchia, che stabilisce un ordine fra i “primi dieci” esemplari del Salone. Piuttosto, un elenco di best of in cui ciascun orologio merita la stessa attenzione o considerazione, per le caratteristiche e le peculiarità che gli appartengono. Una top ten di W&W26, quindi, organizzata in ordine alfabetico, per marca, in cui si incontrano modelli diversi, dai solo tempo ai complicati. Tra i quali i più esperti possono cogliere tendenze e categorie: anniversari, complicazioni ripensate, tradizioni rinnovate…

    Va detto che ciascun orologio incluso in questa top ten di W&W26 andrebbe sicuramente sviscerato in un apposito approfondimento. Le poche righe in cui abbiamo cercato di sintetizzarne l’essenza non sono certo esaustive né della costruzione né del valore (anche in senso storico o culturale) dei singoli esemplari. Servono semplicemente a suscitare un po’ di curiosità nei nostri lettori. Chi volesse saperne di più può visitare i siti ufficiali dei brand qui elencati, mentre aspetta di leggere le nostre recensioni. A proposito, fateci sapere sui nostri social quale orologio vorreste approfondire: sarete accontentati.

    La nostra top ten di W&W26

    A.LANGE & SOHNE Lange 1 Tourbillon Perpetual Calendar “Lumen” In apparenza è un Lange 1 con il quadrante in vetro zaffiro fumé. Al buio però rivela molte indicazioni luminescenti: la Grande Date, le lancette di ore e minuti, quella retrograda dei giorni della settimana, l’anno bisestile e le fasi lunari, con integrata la funzione giorno/notte. In più, la cassa in platino di 41,9 mm ospita un nuovo movimento automatico, calibro L255.1: con autonomia di 50 ore, tourbillon a un minuto con stop secondi, calendario perpetuo con fasi di luna astronomiche – decorato con tutti i sacri crismi dell’orologeria sassone. In 50 esemplari, 550mila euro.

    CARTIER Santos Dumont
    Un autentico cult reinterpretato con un nuovo bracciale: estremamente flessibile, quasi “morbido”, garantisce massimo confort al polso grazie ai 394 link (ciascuno spesso 1,15 mm), organizzati su 15 file, lavorati e assemblati “in casa”. In oro giallo (oppure in platino), nella versione più preziosa adotta anche un quadrante in ossidiana dorata (di 0,3 mm di spessore). Perfetta espressione della tradizione orafa della Maison parigina, nella cassa di 31,4 x 43,5 (sottile appena 7,3 mm), monta un movimento meccanico a carica manuale, il calibro 430 MC. Circa 46.700 euro.

    IWC Pilot’s Venturer Vertical Drive
    Un orologio esplicitamente progettato per lo Spazio. Realizzato in collaborazione con Vast, azienda statunitense pionieristica nella progettazione delle stazioni spaziali commerciali di futura generazione, è stato pensato per le esigenze degli astronauti in microgravità. La cassa in ceramica misura 44,4 mm di diametro ed è priva di corona: permette infatti tutte le regolazioni tramite la lunetta rotante in Ceratanium®. Il movimento automatico, calibro 32722, è fornito di 5 giorni di autonomia e di funzione Gmt, che visualizza l’ora di riferimento in missione su una scala di 24 ore posta sul réhaut. 29.000 euro.

    JAEGER-LECOULTRE Master Control Chronometre Date Power Reserve Tre nuovi, riuscitissimi esemplari arricchiscono la storica collezione con proporzioni rinnovate e un inedito bracciale integrato. Il nostro preferito è questo: in acciaio, ha la cassa di 39 mm per 9,2 mm di spessore, e il quadrante grigio-blu in omaggio al Futurematic del 1951. Monta il calibro 738, a carica automatica, con 70 ore di autonomia e scappamento in silicio. Certificato cronometro dal Cosc, ha superato anche i test del nuovo protocollo HGP (High-Precision Guarantee), che simula l’uso nella vita reale. 18mila euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Chronographe Mystérieux
    A prima vista sembra un normale “solo tempo” a tre lancette: in acciaio, con cassa di 40 mm e lunetta zigrinata in platino – coerente con la collezione. In realtà è un cronografo privo di contatori. Quando si preme il pulsante a ore 7.30 sulla carrure, appaiono due lancette in oro rosa a indicare il tempo corrente, mentre quelle rodiate avviano la misurazione dei tempi brevi. Una seconda pressione del pulsante le ferma, una terza le azzera e le fa “sparire” di nuovo (in pratica le lancette tornano a sovrapporsi). Il merito va al calibro PF053 (creato ad hoc), con 60 ore di autonomia e uno spessore di appena 6,9 mm. Disponibile da giugno, 36.900 franchi svizzeri.

    PATEK PHILIPPE Nautilus 5810/1G
    Eccolo, finalmente, l’attesissimo esemplare dell’anniversario. Rivisitato ad hoc da un leggero restyling, torna in oro bianco con l’iconico quadrante blu dai rilievi orizzontali. Cassa ultrapiatta di 41 mm per 6,9 di spessore e bracciale con sistema di microregolazione, è equipaggiato dal calibro 240: celebre movimento automatico, sottile solo 2,53 mm, il cui micro-rotore decentrato in oro 22 carati qui è personalizzato dall’incisione dei 50 anni. Edizione limitata di 2mila esemplari, 89.099 euro. Esiste anche con cinturino in gomma, in mille esemplari, oppure interamente in platino, sempre in 2mila esemplari.

    ROLEX Oyster Perpetual 41
    A proposito di anniversari, la Casa della Corona celebra i 100 anni della cassa Oyster con questo esemplare, realizzato in acciaio Oystersteel con lunetta e corona in oro giallo (metallo che ricorda il modello del 1926). Sul quadrante ardesia spiccano in verde il logo Rolex e gli indici dei 5 minuti, a ore 6 appare la scritta “100 Years” invece del canonico “Swiss made”, un altro 100 in rilievo sulla corona di carica. A animarlo c’è il calibro 3230, a carica automatica, con scappamento Chronergy, spirale Parachrom, 70 ore di autonomia. Certificato Cronometro Superlativo, 9.500 euro.

    TAG Heuer Monaco Evergraph
    Il cronografo riprogettato. Niente più camme o ruota a colonne, ma un sistema fatto di elementi flessibili, realizzati con la tecnologia Liga, che attivano le funzioni crono. Realizzato in collaborazione con la Vaucher Manufacture Fleurier in 5 anni di sviluppo, il calibro TH80-00 ha una costruzione invertita, che permette di vedere i componenti principali attraverso il quadrante trasparente. A carica automatica, di forma, vanta un’autonomia di 70 ore, il nuovo oscillatore TH-Carbonspring (resistente ai campi magnetici), una frequenza di 36.000 A/h e il certificato di cronometro del Cosc. La cassa in titanio (anche Dlc nero) misura 40 mm di lato. 25.000 euro.

    ULYSSE NARDIN [Super] Freak
    La creazione di Ludwig Oechslin festeggia 25 anni con una nuova evoluzione. Basata sui 35 brevetti del Freak, è un complicatissimo “solo tempo”, costruito su 7 livelli e sviluppato in 4 anni. Sul ponte centrale che funge da lancetta dei minuti monta due tourbillon inclinati di 10° e rotanti in direzioni opposte, con differenziale e indicazione cilindrica dei secondi su giunto cardanico. La cassa in oro bianco misura 44 mm di diametro, il disco rotante delle ore in Nanosital blu (materiale policristallino trasparente) permette di vedere parte del movimento automatico, calibro UN-252. 350.980 euro.

    VAN CLEEF & ARPELS Midnight Jour Nuit Phase de Lune
    Lanciata nel 2008 come parte delle Complications Poétiques, poi aggiornata nel 2024, la collezione che visualizza l’alternarsi del giorno e della notte sull’intero display si amplia con una nuova complicazione astronomica. La cassa di 42 mm in oro bianco ospita un disco in vetro avventurina di Murano (nero) che simula il cielo stellato, su cui si staglia il Sole in oro giallo guilloché, mentre un altro disco in madreperla bianca riporta le fasi di luna – anche su richiesta. Il modulo aggiuntivo del movimento automatico ha richiesto 4 anni di sviluppo. 159mila euro.

  • W&W26: un’edizione da record…

    W&W26: un’edizione da record…

    …che consacra Ginevra come capitale mondiale dell’orologeria

    L’edizione 2026 si conclude con bilancio e risultati estremamente positivi. Record di marchi espositori, affluenza eccezionale, visibilità internazionale amplificata: l’evento si afferma più che mai come attore culturale di primo piano, emblema dell’ecosistema orologiero. Sulla scia del successo della fiera, dell’entusiasmo delle nuove generazioni e della programmazione inedita del Montreux Jazz Club, Ginevra conferma il suo status di capitale mondiale dell’orologeria. Innovazione, emozione e trasmissione risuonano ben oltre l’evento stesso.


    L’edizione 2026 fa un ulteriore passo avanti con dati in crescita: quasi 60.000 visitatori unici (+9%), 25.000 biglietti venduti nei tre giorni aperti al pubblico (+9%), 1.750 giornalisti (+9%), 6.000 rivenditori e oltre 10.000 persone che hanno affollato il centro città per tutta la settimana. Le iscrizioni alle presentazioni dei prodotti, alle visite guidate e alle altre attività dei marchi sono andate a ruba: alcune sessioni erano al completo prima ancora dell’apertura. Anche le giovani generazioni erano presenti in massa. Ben oltre una semplice vetrina, il Salone si sta affermando come un vero e proprio luogo culturale, dove esperienza, emozione e passione vengono condivise e trasmesse. Secondo Cyrille Vigneron, Presidente di Watches and Wonders Geneva Foundation: «Il successo di Watches and Wonders Geneva dimostra che l’orologeria può essere al tempo stesso esclusiva e aperta e invitante senza essere banale».

    Il Salone riunisce a Ginevra il meglio del settore orologiero: marchi, rivenditori, media e clienti provenienti da tutto il mondo si ritrovano in occasione di importanti lanci, orologi eccezionali e anteprime mondiali. Grazie alla presenza di numerose celebrità – Federica Brignone, Patrick Dempsey, Roger Federer, George Russell, Jannik Sinner, oltre alla star americana Usher –, all’ampia copertura mediatica e alle creazioni straordinarie, l’edizione 2026 ha generato una fenomenale risonanza internazionale, raggiungendo quasi un miliardo di persone, ovvero 900 milioni (+29%), con l’hashtag #watchesandwonders2026.


    Un Salone in piena effervescenza, decisamente incentrato sull’esperienza, che si esprime attraverso numerosi spazi dedicati all’innovazione e alle dimostrazioni artigianali. L’evento rafforza inoltre la sua dimensione didattica, rivolgendosi in particolare alle famiglie e alle giovani generazioni. L’area Tic Tac, i laboratori del Village Horloger e le numerose attività ludiche hanno riscosso un grande successo. Ginevra ha vibrato al ritmo di un Salone che è diventato un vero e proprio luogo di trasmissione, emozione e scoperta dell’orologeria di oggi e di domani.


    Vere protagoniste del Salone
    , le nuove creazioni e i modelli iconici hanno catturato l’attenzione di tutti. L’edizione 2026 mette in primo piano i capisaldi dell’arte orologiera: orologi a due o tre lancette, modelli ultrasottili, movimenti scheletrati, ispirazioni vintage e dimensioni più compatte. I modelli sono progettati per essere unisex, mentre il colore emerge come elemento di differenziazione. Sul fronte tecnico, cronografi e calendari perpetui dominano le complicazioni, il tourbillon continua ad affascinare, i métiers d’art si distinguono e titanio, acciaio e ceramica si affermano come materiali di riferimento.

    L’evento raggiunge un nuovo traguardo conquistando il centro città: l’inedita programmazione del Montreux Jazz Club ha registrato il tutto esaurito ogni sera, mettendo in luce giovani talenti della scena musicale come l’artista ginevrina Vendredi sur Mer e il quartetto di Bruxelles Tukan. Più di 5.000 persone hanno assistito ai concerti dal vivo. Il Village Horloger, le boutique animate e l’atmosfera festosa hanno fatto battere il cuore di Ginevra al ritmo dell’orologeria per un’intera settimana. La tradizionale serata del giovedì ha registrato un’affluenza record, trasformando la città come mai prima d’ora.
    Appuntamento alla primavera del 2027 per la prossima edizione!

  • Watches and Wonders Geneva: ecco il Programma 2026!

    Watches and Wonders Geneva: ecco il Programma 2026!

    Il conto alla rovescia è iniziato. Watches and Wonders Geneva torna dal 14 al 20 aprile 2026, sette giorni di emozioni nel cuore dell’orologeria. Dal Salone al centro della città, l’evento promette una vera e propria immersione nell’innovazione e nell’artigianato dei principali marchi orologieri. La vendita dei biglietti online inizierà il 10 febbraio 2026 sul sito ufficiale: watchesandwonders.com

    Un’edizione in grande espansione

    Quest’anno l’evento raggiunge un nuovo traguardo con l’arrivo di 11 marchi e l’ampliamento del programma In The City, nel cuore di Ginevra, per offrire a tutti un’esperienza unica. Saranno molti i momenti importanti della settimana, insieme alle nuove collezioni che i marchi sveleranno al Salone. Aperto sia ai professionisti del settore che al grande pubblico, Watches and Wonders Geneva accoglierà ad aprile oltre 6.000 rivenditori, 1.600 giornalisti internazionali e circa 15.000 ospiti provenienti da tutto il mondo. La scorsa edizione WWG ha registrato quasi 55.000 visitatori provenienti da 125 diverse nazioni.

    Il centro città si animerà con il Montreux Jazz Festival!

    Il programma è stato ideato per trasformare ogni giorno in un evento e un’esperienza davvero unici. Una nuovissima location sul Quai Général-Guisan ospiterà una partnership esclusiva con il Montreux Jazz Festival, che costruirà il programma musicale delle serate ginevrine, una prima assoluta! Ispirato all’iconico concetto del Montreux Jazz Club, offre un’esperienza coinvolgente che unisce concerti dal vivo, vicinanza agli artisti e atmosfera ovattata, questo club metterà in luce giovani talenti della scena musicale internazionale e gruppi jazz.
    Aperto tutte le sere dalle 17:00 alle 23:00, questo locale di 600 m² accoglierà il pubblico previa registrazione, con un programma musicale di esibizioni dal vivo e Dj set.

    Il Village Horloger avrà sede nell’edificio Pont de la Machine. I visitatori troveranno laboratori introduttivi all’orologeria, opportunità professionali e percorsi di carriera organizzati dalla Convenzione padronale dell’industria orologiera svizzera (CP) e altre iniziative legate all’orologeria. Questo luogo diventerà un vero e proprio hub e punto di partenza per diverse visite guidate attraverso la città.
    I marchi espositori hanno preparato emozionanti sorprese, con animazioni e presentazioni per tutta la settimana nelle loro boutique del centro città.

    L’iconico giovedì sera di quest’anno sarà caratterizzato da uno spettacolo musicale sul lago. Infine, come tocco finale, l’emblematico orologio fiorito, all’angolo del Jardin Anglais sfoggerà per l’occasione i colori di Watches and Wonders Geneva.

    Altre meraviglie da scoprire al salone

    Il LAB entra in una nuova fase con uno spazio riprogettato dedicato all’innovazione e alle tecnologie all’avanguardia. Circa quindici nuovi progetti di start-up sono stati selezionati tra 60 candidature, sulla base di criteri quali innovazione, rilevanza per il mondo dell’orologeria, sostenibilità e impatto sociale. Un’occasione unica per mettere in luce talenti emergenti e scoprire iniziative sia audaci sia lungimiranti.

    Per il terzo anno consecutivo prosegue la partnership con l’ECAL (Università di Arte e Design con sede a Losanna). Gli studenti del Master of Advanced Studies in Design for Luxury and Craftsmanship presenteranno installazioni originali, invitando i visitatori a vivere il tempo in modo davvero coinvolgente. All’ingresso del Salone, Le Cadran si presenta come un luogo d’incontro e convivialità. Otto panchine e quattro tavoli disposti attorno a una torre dell’orologio centrale compongono un quadrante di orologio visto dall’alto. Un luogo pensato per fare una pausa, aspettare qualcuno o ritrovarsi con gli amici.

    La mostra Wake Up! propone un originale viaggio nella storia e negli usi della sveglia, dal Medioevo ai giorni nostri, attraverso oggetti di orologeria, orologi, pendoli e opere grafiche provenienti dalle collezioni del Musée d’Art de d’Histoire de Genève (MAH). Saranno esposti oltre 50 oggetti, dalla sveglia collettiva – campane pubbliche – alla sveglia individuale, strumenti personali per il risveglio come orologi da polso e sveglie da comodino. La narrazione inviterà i visitatori ad esplorare il loro rapporto con il tempo e con l’esperienza del risveglio.

    La vendita dei biglietti online inizierà il 10 febbraio 2026 su watchesandwonders.com
    Siate puntuali!

    EXHIBITING BRANDS
    A. LANGE & SÖHNE | ALPINA | ANGELUS | ARMIN STROM | ARNOLD & SON | ARTYA GENEVE | AUDEMARS PIGUET | BAUME & MERCIER | BEHRENS | BIANCHET | BREMONT | B.R.M CHRONOGRAPHES | BVLGARI | CARTIER | CHANEL | CHARLES GIRARDIER | CHARRIOL | CHOPARD | CHRISTIAAN VAN DER KLAAUW | CHRONOSWISS | CORUM | CREDOR | CYRUS GENÈVE | CZAPEK & CIE | EBERHARD & CO. | FAVRE LEUBA | FERDINAND BERTHOUD | FREDERIQUE CONSTANT | GENUS | GERALD CHARLES | GRAND SEIKO | GRÖNEFELD | HAUTLENCE | HERMÈS | H. MOSER & CIE. | HUBLOT | HYT | IWC SCHAFFHAUSEN | JAEGER-LECOULTRE | KROSS STUDIO | LAURENT FERRIER | L’EPEE 1839 | LOUIS MOINET | MARCH LA.B | NOMOS GLASHÜTTE | NORQAIN | ORIS | PANERAI | PARMIGIANI FLEURIER | PATEK PHILIPPE | PEQUIGNET | PIAGET | RAYMOND WEIL | RESSENCE | ROGER DUBUIS | ROLEX | RUDIS SYLVA | SINN SPEZIALUHREN | TAG HEUER | TRILOBE | TUDOR | U-BOAT | ULYSSE NARDIN | VACHERON CONSTANTIN | VAN CLEEF & ARPELS | ZENITH |

    WATCHES AND WONDERS GENEVA FOUNDATION
    Creata nel settembre 2022 su iniziativa di Rolex, Richemont e Patek Philippe, Watches and Wonders Geneva Foundation (WWGF) è una Fondazione senza scopo di lucro con sede a Ginevra. Anche Chanel, Hermès e LVMH sono membri del consiglio di amministrazione di WWGF. La missione della Fondazione è promuovere l’orologeria in tutto il mondo organizzando Watches and Wonders Geneva
    .

  • Watches and Wonders 2026. Save the Date!

    Watches and Wonders 2026. Save the Date!

    Il più grande appuntamento dell’orologeria dell’anno si terrà a Ginevra dal 14 al 20 aprile 2026. L’evento manterrà il format che ne ha decretato il successo: un salone professionale di quattro giorni, seguito da tre giorni aperti al grande pubblico, il tutto accompagnato da una settimana ricca di animazioni nel centro città.

    Watches and Wonders Geneva 2026 si svolgerà da martedì 14 a lunedì 20 aprile 2026.
    Marchi, professionisti, giornalisti e appassionati da tutto il mondo si daranno appuntamento a Ginevra. La settimana sarà al centro dell’attenzione, con un programma all’altezza di un evento ormai imprescindibile.

    Dal Salone al centro città, sarà confermato il format che ha già dato prova del suo successo. Il programma, ancora più ambizioso, coinvolgerà ogni tipo di pubblico in un’esperienza orologiera senza precedenti. Innovazione, nuove generazioni e il programma In The City saranno ancora più protagonisti.

    Come indica il nome, Watches and Wonders Geneva riunisce orologi e meraviglie, espositori di prestigio e un pubblico appassionato, salone ed eventi cittadini.
    I marchi partecipanti e il programma completo saranno svelati prossimamente.

    WATCHES AND WONDERS GENEVA FOUNDATION
    Creata nel settembre 2022 su iniziativa di Rolex, Richemont e Patek Philippe, Watches and Wonders Geneva Foundation (WWGF) è una fondazione senza scopo di lucro con sede a Ginevra. Anche Chanel, Hermès e LVMH sono membri nel Consiglio Direttivo della WWGF. La missione della Fondazione è promuovere l’orologeria in tutto il mondo attraverso l’organizzazione di Watches and Wonders Geneva. Watches and Wonders Geneva riunisce i più grandi orologiai del mondo, con 60 marchi espositori e oltre 55.000 visitatori nel 2025.
    Ulteriori informazioni su watchesandwonders.com