Giornale Degli Orologi

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  • Patek Philippe 5524G, il nuovo look del Travel Time

    Patek Philippe 5524G, il nuovo look del Travel Time

    Ma chi l’ha detto che l’abito non fa il monaco? A guardare gli orologi presentati negli ultimi tempi da Patek Philippe, la smentita al vecchio motto popolare arriva forte e chiara. Perché la Maison ginevrina ha saputo operare una serie di restyling estetici capaci di trasformare l’essenza di certi esemplari in catalogo. Lo ha fatto per esempio con la Grande Complicazione 5370R-001, un cronografo sdoppiante dal modernissimo appeal, e con le Ore del Mondo, diventate più “informali” che mai con il modello 5330G-001. Ma lo ha fatto anche con il nuovo Calatrava Pilot Travel Time 5524G-010, che da qui in poi per comodità chiameremo solo con il numero della referenza: Patek Philippe 5524G.

    La novità, lo ripeto, sta tutta nel look: la cassa rimane di 42 mm di diametro ma acquista un luminoso quadrante avorio e lo abbina a un cinturino verde kaki. Niente di trascendentale, è vero. Quanto basta, però, per rendere l’orologio completamente diverso: più giovane, più fresco e sportivo, o meglio sportivo-chic. Un rinnovamento capace di ravvivare nel profondo la collezione – finora molto classica, concentrata com’era sui toni del blu e del cioccolato. Ma soprattutto in grado di far leva sul buon gusto delle ultime generazioni di manager facoltosi e businessmen alto spendenti. In pratica, il pubblico di Patek a livello internazionale.

    Una decade di storia

    Del resto, quello che oggi è univeralmente riconosciuto come un “grande classico” della Manifattura, dieci anni fa – al momento del lancio – non fu ben compreso. O perlomeno non subito. A Baselworld 2015, il Calatrava Pilot Travel Time Ref 5524G-001 (questo il nome esatto del primo esemplare) venne visto come qualcosa di anomalo nella produzione Patek Philippe. I soliti tromboni (e meno male che all’epoca non c’erano blogger e youtuber…) lo etichettarono come “militare”, lontano dalla tradizione della Casa. Beata ignoranza. Più che un orologio militare, in realtà, era un orologio da aviatore – come quel Pilot nel nome stava correttamente a indicare.

    In effetti prendeva ispirazione da due siderometri (vale a dire orologi ad angolo orario) realizzati dalla Casa nel 1936, conservati al Museo Patek Philippe. Stessa idea di “strumento di volo”, stessa leggibilità di base. Sostituiva però le funzioni utili alla navigazione aerea con un secondo fuso orario, governato dall’esclusivo sistema Travel Time. Un dispositivo brevettato da Patek nel 1959 e poi perfezionato con un altro brevetto nel 1996, estremamente semplice da usare. In poche parole, un sistema formato da due lancette centrali dell’ora e da due pulsanti che permettono di correggere l’orario locale con scatti di un’ora, avanti o indietro. E poi la data, indicizzata sull’ora locale.

    Presentato in origine con la cassa di 42 mm di diametro in oro bianco con quadrante blu, negli anni successivi conosce ulteriori sviluppi. Nel 2018 esce in due formati – accanto al 42 mm, anche 37,5 mm -, in oro rosa con quadrante bruno. Nel 2019, si evolve nella Grande Complicazione Alarm Travel Time, che associa il doppo fuso orario alla funzione di sveglia improntata sulle 24 ore. Poi, nel 2020, è la volta della medium size in oro bianco, senza dimenticare le edizioni speciali, in serie limitata, realizzate per le esposizioni di New York, nel 2017, e di Singapore, nel 2019. Vale la pena di ricordare che la Ref. 5524R-001, il modello più grande in oro rosa con quadrante marrone sfumato nero, è tuttora in collezione.

    Il sistema Travel Time del Patek Philippe 5524G

    Per il resto, nel nuovo Patek Philippe 5524G con quadrante avorio, le funzionalità del sistema Travel Time restano immutate. Non avrebbe senso cambiare qualcosa che va bene, anzi è già perfetto così, di suo. Come i precedenti, l’orologio ha due lancette centrali dell’ora con un diverso design: lancetta piena per l’ora locale, lancetta traforata per l’ora “di casa” (o, quando si è già a casa, per l’ora di un luogo di riferimento). Come accennato sopra, quando si vuole modificare l’ora locale, basta agire su uno dei due pulsanti posti sulla carrure, per spostarne la lancetta avanti o indietro, con scatti di un’ora per volta.

    Pulsanti che oltretutto sono dotati di un sistema di sicurezza brevettato, che impedisce qualsiasi manomissione accidentale dell’ora locale. Per attivarli, infatti, bisogna prima di tutto sbloccarli. E per farlo, basta ruotarli di un quarto di giro (hanno un rilievo scanalato proprio per permettere una presa migliore). Dopo aver corretto l’orario, si ripete lo stesso gesto: li si riporta di nuovo in posizione di blocco, sempre con la rotazione di un quarto di giro, in senso opposto. Un po’ come si fa per esempio con la corona di certi subacquei. A proposito, nonostante i due pulsanti, l’orologio è impermeabile fino a 6 atmosfere. Ricordo che Augusto Veroni aveva scritto “un pezzo”, proprio su questo argomento…

    Ma di caratteristiche degne di nota, nel Patek Philippe 5524G ce ne sono ancora. Prima di tutto, durante queste operazioni, la lancetta dell’ora locale è disinnestata dal movimento. Il dispositivo Travel Time è infatti dotato di un “isolatore” che, durante le manipolazioni del Gmt, scollega il meccanismo dei fusi orari dal calibro di base. E impedisce che le regolazioni possano influire sull’ampiezza del bilanciere o sulla regolarità delle oscillazioni, così che l’orologio possa conservare intatta la costanza di marcia. Quindi va almeno citata la doppia funzione giorno/notte per l’ora locale e per quella “di casa”, che evita magari di svegliare i propri familiari o collaboratori nel cuore della notte con un’inopportuna telefonata.

    Il movimento del Patek Philippe 5524G

    In realtà, almeno dal 2023, gli esemplari del Patek Philippe 5524 (in oro bianco o oro rosa) si distinguono dai loro predecessori per il movimento. Mentre l’originale e i suoi successori erano animati dal calibro 324 S C FUS, gli ultimi montano il calibro 26-330 S C FUS. Entrambi concepiti e prodotti in-house ed entrambi a carica automatica, i due calibri di base sono parenti diretti, tant’è che possiamo considerare l’uno l’evoluzione dell’altro. Un po’ come se il 324, nato nel 1982, si fosse modificato nel tempo con l’adozione di tutte le migliori tecnologie della Manifattura.

    Riporto le informazioni tecniche del calibro 26-330 S C FUS nelle didascalie in alto. Qui preferisco fare almeno un cenno all’affidabilità e alla precisione del movimento, che rispetta i canoni imposti dal Sigillo Patek Philippe. Lo scarto di marcia, per esempio, si aggira fra -3 e +2 secondi al giorno. Anche le finiture sono dettate dal protocollo di qualità della Maison. La massa oscillante in oro 21 carati è decorata a Côtes de Genève circolari, ha il centro a perlage, è ornata da motivi a chiocciola ed è personalizzata dalla Croce di Calatrava. I ponti, smussati a mano con l’anglage, riportano le consuete Côtes de Genève, mentre la platina è a perlage. E poi ci sono i contrasti tra le superfici lucidate, le incisioni dorate e lo scintillare dei rubini.

    Per concludere

    Chiudo, come al solito, con il prezzo di listino. Il nuovo Patek Philippe 5524G costa 61.419 euro, come riportato sul sito ufficiale. Stessa cifra, peraltro, della versione in oro rosa. Ma credo che quanto ho scritto fin qui sia sufficiente per far comprendere il perché ogni centesimo sembra ben speso. Lo scrivo per quelli che se lo possono permettere, ovvio. E credetemi, sono più numerosi di quanto noi mortali riusciamo a immaginare.

  • Diving Heritage Collection, i quadranti “virati” di Unimatic

    Diving Heritage Collection, i quadranti “virati” di Unimatic

    Sono tutti uguali: ecco la critica rivolta più di frequente agli orologi subacquei. Vera almeno in parte, perché tante marche, per adeguarsi alle norme ISO 6425/NIHS 92-11, scelgono le stesse soluzioni tecniche, senza preoccuparsi di personalizzare dettagli o componenti. Un discorso che sicuramente non vale per gli esemplari da immersione di Unimatic, in generale. E in particolare per i nuovi Diving Heritage, che mantengono inalterata l’identità del Brand, forte e chiara: la cui filosofia di design si focalizza sì sulla funzionalità, ma con cifre stilistiche uniche e ben riconoscibili.

    La collezione Diving Heritage

    Unimatic definisce la collezione Diving Heritage “un moderno omaggio alla tradizione intramontabile degli orologi subacquei classici”, dato che non si discosta dai canoni estetici codificati negli ultimi 70 anni, ma li interpreta appunto a modo proprio. E intende anche “catturare la patina unica creata dal tempo e dall’esposizione” all’acqua salata, alla luce e agli agenti atmosferici. Ogni modello quindi riprende “il carattere dei quadranti scuri vintage, naturalmente invecchiati da sole, sale e umidità”. O forse sarebbe meglio dire che si distingue per il quadrante virato nelle cromie del nero, del blu e del marrone, definite dal Marchio matte black, vintage navy e tropical brown.

    Tre le versioni in collezione: automatico solo tempo, automatico con funzione Gmt e cronografo con movimento meca-quartz. Ciascuna appunto è declinata nelle diverse tonalità, con il quadrante coordinato al cinturino, a creare un’armoniosa monocromia. Quindi nove referenze in totale, ciascuna realizzata in edizione limitata di 300 esemplari. Partiamo quindi dall’allestimento “di base”, solo tempo: dal subacqueo “in purezza” – concedetemi una metafora enologica – più in linea con il momento dell’anno. Per saperne di più sugli altri modelli, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale di Unimatic.

    Il Diving Heritage Modello Uno

    La cassa di 41,5 mm di diametro in acciaio 316L rispecchia la forma tonneau tipicamente Unimatic, tosta e massiccia per resistere fino a una pressione di 30 bar. Le finiture sono spartane, come ci si aspetta da un tool watch, anche se tutte le superfici sono spazzolate per evitare fastidiosi riflessi. La lunetta girevole unidirezionale è uno dei segni distintivi del Brand, con l’inserto in alluminio nero sottolineato da due evidenti profili in acciaio (quello esterno è zigrinato, per permetterne un uso agevole anche con le mani bagnate o i guanti della muta). La corona è circondata da spallette di protezione prominenti, per scongiurare qualsiasi manomissione accidentale. La corona e il fondello sono ovviamente a vite, e quest’ultimo è decorato da un’incisione che ritrae oggetti d’uso comune in mare: una maschera e una pinna da sub, un remo e un fucile con fiocina.

    L’elemento più emblematico è comunque il quadrante, opaco in tutte le versioni. Essenziale e minimal, offre un’ottima leggibilità, tra gli indici (a bicchierino, a bastone orizzontale e a triangolo al 12) e le lancette a matita, mentre quella centrale dei secondi è di tipo lollipop ribaltato (cioè con il “lecca-lecca” sul contrappeso e non in punta). Il tutto reso ancora più evidente da un’abbondante quantità di Super-LumiNova color crema: che accentua l’aspetto vintage, ma al buio si trasforma in verde brillante per garantire massima visibilità. Infine il cinturino in Tpu (poliuretano termoplastico): morbido e flessibile, ma resistente ai graffi e alla corrosione. Devo sottolineare che le caratteristiche elencate fin qui si ritrovano anche negli omologhi Gmt e Cronografo. Quindi eviterò di ripeterle, quando descriverò gli altri due modelli.

    Specifica e non riscontrabile altrove in collezione è invece la meccanica. Il Diving Heritage Modello Uno “solo tempo” monta “un classico” di produzione giapponese, il celeberrimo calibro automatico NH35A. Il pezzo forte di Seiko noto per la robustezza, l’affidabilità e la facilità di manutenzione. Per rendere l’idea, qualcuno lo ha definito un “cavallo di battaglia” del produttore nipponico, altri un “muletto”: il concetto credo sia chiaro. Ma non mitizziamolo, si tratta di un movimento economico e dalle prestazioni basic: l’autonomia, per esempio, è limitata a 41 ore. Un po’ pochine, oggi, ma da un entry level non ci si può aspettare chissà che, sebbene non sia di vecchia concezione. È stato lanciato infatti nel non lontano 2011-2012.

    Il Modello Uno Gmt e il Modello Tre

    Passiamo quindi agli altri due esemplari. Il Diving Heritage Modello Uno Gmt è chiaramente dedicato ai grandi viaggiatori che amano fare immersioni nei mari lontani. O a quanti hanno a che fare di frequente con i fusi orari: per esempio chi lavora abitualmente con l’estero o si vuole tenere in contatto con un proprio caro che vive magari agli antipodi. Come di consueto l’orologio visualizza un secondo fuso orario tramite l’apposita lancetta centrale a freccia che rileva le 24 ore poste sulla lunetta. In questo caso il movimento automatico è un Seiko NH34A, basato sempre sull’NH35A cui però è stato aggiunto il modulo della complicazione. Quindi presenta le stesse caratteristiche tecniche del precedente, come la carica automatica e l’autonomia di 41 ore.

    Infine c’è Diving Heritage Modello Tre, un cronografo che per coerenza con l’essenzialità Unimatic riporta un unico totalizzatore – quello dei 60 minuti – a ore 9. Quindi è utile esclusivamente per la misurazione di tempi brevi, fino a un’ora. Geniale, a mio parere, la soluzione di adottare un movimento elettro-meccanico, sempre un Seiko ma calibro VK64A. Meca-quartz – come lo chiama il Brand – significa che utilizza un movimento al quarzo come base e un modulo cronografico meccanico. In questo modo supplisce innanzitutto alla perdita di costanza di marcia che possono avere i cronografi meccanici tout-court, soprattutto quando li si attiva. E contemporaneamente permette alla lancetta dei centrale dei secondi crono di muoversi al ritmo del 5° di secondo, che agli occhi dell’osservatore appare come un moto fluido e continuo.

    Epilogo

    E siamo alla fine del discorso. Mancano ancora i prezzi, accessibili pressoché a tutte le tasche come vuole la filosofia del Marchio. Il Diving Heritage “solo tempo” costa 650 euro (più Iva). Stessa cifra per il cronografo, mentre il Gmt costa qualcosa in più: 750 euro (sempre tasse escluse). Il che è una bella sorpresa per quegli appassionati che hanno una certa disponibilità di spesa e si possono permettere l’acquisto di tutte le versioni. La collezione Diving Heritage diventa allora un’occasione imperdibile per arricchire la propria collezione con tre subacquei sui generis, dalla spiccata personalità.

  • Spirit Zulu Time 1925, i 100 anni di Longines tra i fusi orari

    Spirit Zulu Time 1925, i 100 anni di Longines tra i fusi orari

    Agli inizi del secolo scorso, conoscere l’ora in due diversi fusi orari era un’esigenza esclusiva (o quasi) di piloti e aviatori. Oggi, la domanda “che ore sono a…?” ce la poniamo in tanti e sempre più di frequente. Perché, se è vero che non tutti siamo piloti di professione o per spirito di avventura, siamo però viaggiatori. E, una volta saliti su un aereo, passare da un fuso orario all’altro è facile. Per cui, giunti a destinazione dopo un lungo volo, ci si proietta in un’ora diversa da quella del luogo di partenza. Se poi sbarchiamo ai Caraibi, le ore di differenza sono tante e un orologio GMT può davvero risultare utile. Come il nuovo Longines Spirit Zulu Time 1925, oggetto di questo articolo.

    La collezione Longines Spirit Zulu Time esiste dal 2022, ma la referenza L3.803.5.53.6 appena introdotta, che risponde appunto al nome commerciale Spirit Zulu Time 1925, vuole celebrare il primo orologio da polso con doppio fuso orario della storia. Che, guarda caso, proprio Longines ha sviluppato e prodotto un secolo fa. Correva infatti l’anno 1925 quando, per soddisfare le richieste dei primi piloti, la Casa della Clessidra Alata creava lo Zulu Time, un orologio dallo stile spiccatamente Art Déco, quindi con cassa di forma e seconda lancetta delle ore indipendente da quella principale.

    Perché “Zulu”? Il legame di Longines con il mondo dell’aviazione

    Se vi siete appena imbattuti negli Spirit Zulu Time di Longines, potreste attribuire l’uso del termine Zulu all’omonima, leggendaria tribù. Che esiste davvero, e risponde a un gruppo etnico oggi stanziato nella provincia KwaZulu-Natal del Sudafrica. Vista la distanza che ci separa (per ironia della sorte ci troviamo nello stesso fuso), l’associazione di idee non sarebbe neanche così sbagliata. In realtà, l’uso del termine “Zulu” da parte di Longines ha tutt’altra spiegazione.

    In ambito militare, aeronautico e marittimo, ai nostri giorni Zulu sta per UTC, il Tempo Coordinato Universale istituito nel 1972 e basato sul tempo medio di rotazione della Terra. Mentre in passato si riferiva al Greenwich Mean Time, che fa riferimento al Sole, il cui utilizzo si affermò proprio con l’adozione dei fusi orari, nel 1884. La pronuncia inequivocabile della lettera Z è sinonimo di zero, zero gradi di longitudine, e indica proprio l’orario fissato al meridiano fondamentale (GMT+0) di Greenwich, in Inghilterra. Ecco perché la rappresentazione grafica della lettera Z, sotto forma di bandiera del Codice Nautico Internazionale, è stata adottata già nel 1925, sul quadrante del primo esemplare da polso con secondo fuso orario di cui vi ho parlato poco fa.

    Insomma, anche gli orologi della serie Spirit Zulu Time sottolineano e ricordano il legame consolidato in oltre un secolo fra Longines e l’aviazione. Se vi piacciono gli orologi da pilota e volete conoscere alcune tappe di questo importante legame, potete per esempio leggere l’articolo che abbiamo dedicato al Pilot Majetek Pioneer Edition, sempre di Longines. O andare avanti a scorrere le righe qui di seguito.

    Dal 1925 a oggi fra i cieli del mondo

    Dopo quel 1925, l’evoluzione GMT di Longines passa per il Longines Weems del 1930, che prende nome dall’ufficiale della Marina degli Stati Uniti Philip van Horn Weems. Istruttore e inventore, mise a punto nuovi metodi di navigazione astronomica per determinare la posizione geografica con l’ausilio di un orologio da osservazione, un sestante e le stelle – il celebre Weems Angolo Orario. Con doppie lancette delle ore e minuti e cassa da 47,5 mm, fu progettato per consentire ai piloti in volo di calcolare con precisione la longitudine in tempo reale.

    Continuando a seguire i fili della storia, devo sicuramente citare l’orologio del 1931, da 90,5 mm di diametro, disegnato per il quadro di comando del velivolo che avrebbe consentito a Clyde Pangborn e Hugh Herndon di volare senza scali dal Giappone agli Stati Uniti. Un volo effettuato in buona parte con temperature così basse da far ghiacciare l’acqua nelle borracce, senza però compromettere il corretto funzionamento dell’esemplare di bordo.

    O, ancora, l’orologio da pilota ref. 3775 che per la prima volta integrava nel réhaut una seconda scala graduata delle ore girevole, quindi protetta dal vetro. Una soluzione nuova e innovativa per l’epoca, a firma Longines, che sarebbe stata sviluppata e utilizzata negli anni successivi, oltre che nel Longines Legend Diver, anche da altre case orologiere. Fino a un secondo orologio per cabina di pilotaggio, il Longines Cockpit Clock, da 82,5 mm di diametro, doppie lancette per ore e minuti, lunetta interna girevole e indicatore fluorescente.

    L’essenza del Longines Spirit Zulu Time 1925

    La serie Longines Spirit Zulu Time del 2022, di cui il Longines Spirit Zulu Time 1925 fa parte, è invece dedicata alla britannica Amy Johnson. Allieva di Weems – come il più celebre Charles Lindbergh, del resto -, fu la prima donna ad aver effettuato in solitaria e su 12 tappe, nel 1930, la rotta transcontinentale Croydon-Darwin, dall’Inghilterra all’Australia.

    Per approfondire le caratteristiche tecniche dell’orologio e del movimento – il collaudato Longines L844.4 – vi rimando alle didascalie a corredo della galleria di immagini che trovate sopra. Qui voglio però fornirvi una descrizione sommaria che ne evidenzi le particolarità. Certro, l’estetica è quella dell’ormai nota collezione, con il secondo fuso orario indicato dalla lancetta a punta sulla lunetta bidirezionale girevole. Ma alcuni dettagli mettono in evidenza l’intento celebrativo di questo esemplare del centenario. Prima di tutto i dettagli in oro rosa: la coiffe della lunetta, il profilo delle lancette e dei numeri arabi, e la massa oscillante rivestita in Pvd del movimento.

    A proposito del calibro L844.4, devo sottolineare i 3 giorni di autonomia e la presenza della spirale in silicio, resistente ai campi magnetici. Ma soprattutto il fatto che lo si possa vedere: il fondello infatti è eccezionalmente in vetro zaffiro, fissato alla cassa con sei viti. Eccezionalmente, perché lo Spirit Zulu Time 1925 è l’unico esemplare della collezione a distinguersi per questa soluzione. Tutte le altre referenze sono caratterizzate da un fondello “chiuso” in acciaio opaco, sempre serrato con sei viti, personalizzato dall’incisione della Clessidra Alata sovrapposta al Globo terrestre. Devo menzionare inoltre la certificazione Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) che accompagna il calibro Longines, a garanzia della costanza di marcia e dell’affidabilità.

    “Che ore sono a…?”

    Ho introdotto l’argomento con la stessa domanda che fa da titolo a questo paragrafo: “Che ore sono a…?”. Oltre a essere forse la più scontata dopo aver perso la concezione del tempo del luogo di partenza, fa anche da claim al nuovo Longines Spirit Zulu Time 1925, il cui lancio è stato affidato a un testimonial di eccezione, nonché Ambasciatore di eleganza della Casa: l’attore britannico Henry Cavill. Noto ai più per aver vestito i panni di Clark Kent nel film del 2013 L’uomo d’acciaio, al secolo Superman, Cavill sostiene l’importanza dell’orologio chiamato a rappresentare non solo per una questione tecnico-costruttiva, ma anche per la capacità intrinseca di connettere.

    «Per me», recita la sua dichiarazione ufficiale, «il Longines Spirit Zulu Time 1925 non significa solo precisione, ma anche connessione». Il concetto, se ci pensate, ha un suo perché ed è riscontrabile nell’esperienza di ogni giorno. «Capita spesso che i nostri cari o i nostri colleghi», continua Cavill, «si trovino dall’altra parte del mondo. Con il mio Spirit Zulu Time 1925, mi basta un’occhiata per ristabilire la connessione con loro». È una questione mentale, lo ribadisco. Sapere infatti che ore sono, là dove vivono i nostri cari, a migliaia di chilometri di distanza, significa immedesimarsi in loro per qualche attimo e immaginarli intenti a svolgere le loro azioni quotidiane. È un modo per sentirsi più vicini. Connessi, appunto.

    Il prezzo del Longines Spirit Zulu Time 1925

    Se volete vestire il vostro polso con il pezzo di storia orologiera e aeronautica di cui vi ho appena parlato, sono necessari 4.550 euro. C’era da aspettarsi un prezzo superiore a quello medio della collezione, vuoi per il significato di cui lo Spirit Zulu Time 1925 si fa carico, vuoi per l’integrazione della coiffe in oro rosa nella lunetta. Ma dovete considerare anche il valore aggiunto dell’oblò in vetro zaffiro sul fondello: il quale, ogni volta che ne avrete voglia, vi permetterà di ammirare come è fatto “dentro” l’orologio. Vi piacerà il contrasto fra il colore argentato di ponti e platina e la tonalità oro rosa della massa oscillante. Che reca inciso, oltre alla scritta “Longines Zulu Time”, un suggestivo planisfero con l’indicazione del meridiano di Greenwich.

  • Ressence Type 7, il tempo fluido tra i fusi orari

    Ressence Type 7, il tempo fluido tra i fusi orari

    A Watches and Wonders Geneva, il Marchio di Anversa ha presentato una nuova versione complicata dell’orologio con sistema orbitale immerso nell’olio: il Ressence Type 7, con secondo fuso orario. In due referenze: diverse per colore di quadrante e lunetta, ma entrambe realizzate in titanio e fornite di bracciale

    Nel 1656, quando Christiaan Huygens presentò il suo orologio a pendolo, difficilmente avrebbe potuto immaginare che quasi quattrocento anni dopo avremmo discusso di esemplari senza lancette, senza corona e riempiti d’olio. Eppure, in un affascinante capitolo della storia dell’orologeria contemporanea, un designer industriale belga ha proposto una visione alternativa: il tempo non deve essere semplicemente indicato, ma dovrebbe “galleggiare” davanti ai nostri occhi.

    Così, in un’epoca in cui la maggior parte delle persone controlla l’ora sul proprio smartphone, Benoît Mintiens ha dedicato anni di ricerca e sviluppo per creare un orologio da 36mila franchi svizzeri che offre una lettura del tempo completamente diversa. Mi riferisco al nuovo Ressence Type 7. In cui Ressence introduce per la prima volta nel proprio repertorio due elementi significativi: la funzione GMT e l’uso del titanio per cassa e bracciale. Queste novità, benché familiari nel panorama dell’orologeria alto di gamma, rappresentano un’evoluzione importante per il Marchio di Anversa, che le celebra come tappe fondamentali del proprio percorso creativo.

    Creatività in evoluzione

    Fondato nel 2010 dall’industrial designer Benoît Mintiens, appunto, il marchio Ressence ha portato una ventata di aria fresca nel mondo dell’orologeria, con un approccio radicalmente innovativo. Mentre la Svizzera perfezionava tradizioni orologiere centenarie, questo talentuoso outsider ha proposto una visione completamente nuova di come il tempo potesse essere visualizzato e percepito. L’avventura iniziò con le Zero Series: dischi bidimensionali rotanti a filo, senza le tradizionali lancette. Il tempo si leggeva come parole su carta, un concetto tanto elementare quanto rivoluzionario. Seguì il Type 1, che eliminò la corona, rendendo l’orologio veramente ambidestro e dal design straordinariamente pulito, mantenuto fino al più recente Ressence Type 1M, uscito due anni fa.

    La svolta decisiva arrivò però con il Type 3, il primo orologio con quadrante riempito d’olio, che eliminava la rifrazione e migliorava la leggibilità. Un’innovazione che valse al Marchio il premio Rivelazione Orologiera al Grand Prix d’Horlogerie de Genève del 2013 e il riconoscimento “Best of Best” al Red Dot Design Award del 2024. Da lì è stato un crescendo di creazioni uniche. A partire dal Type 2, con la prima corona automatica autoregolante al mondo. Per passare alla versione subacquea, incarnata nel Type 5.

    Quindi il Type 8, che ha portato il minimalismo all’essenza con una visualizzazione ridotta a ore e minuti. Ancora, il Type 9, il più piccolo e leggero Ressence fino a oggi. E ora il Type 7, che combina queste innovazioni in un orologio strumento con una piccola complicazione utile. In soli quindici anni, quindi, Ressence è riuscita a creare un linguaggio orologiero completamente proprio, personale, subito identificabile. Un’impresa notevole in un settore dove la tradizione regna sovrana.

    Il Ressence Type 7

    Esteticamente, il Ressence Type 7 si presenta con la cassa in titanio Grado 5 di 41 mm di diametro, un formato che bilancia perfettamente presenza al polso e comfort quotidiano. Il quadrante convesso riempito d’olio offre una visualizzazione orbitale dove i dischi ruotano e si muovono come pianeti in un sistema solare in miniatura – un’affascinante metafora meccanica del movimento cosmico. È disponibile in due versioni: Night Blue, profondo ed enigmatico, che richiama la meditativa profondità del mare; e XV Aquamarine, una tiratura limitata a 80 esemplari che celebra i 15 anni del Marchio con un colore vivace e distintivo.

    Un’altra particolarità estetica è l’assenza della corona, sostituita da un sistema di carica e regolazione sul fondello. Una soluzione intelligente che non solo mantiene la purezza delle linee della cassa, ma trasforma anche il gesto quotidiano di regolare l’orologio in un rituale più intimo e consapevole, quasi come aprire un piccolo scrigno per accedere ai suoi segreti meccanici. Ma bisogna sottolineare anche il bracciale integrato e rastremato, sempre in titanio Grado 5 – il primo del Brand -, con chiusura déployante e cinque posizioni regolabili. Un elemento che garantisce massimo comfort al polso anche grazie all’innata leggerezza.

    Le sfide tecniche della costruzione

    Realizzare un orologio riempito d’olio in grado di affrontare la vita quotidiana ha rappresentato un vero e proprio tour de force ingegneristico. Il sistema a doppia camera, con la camera superiore riempita di 2,95 ml di olio, ha richiesto soluzioni innovative a diverse sfide tecniche. La prima è la dilatazione termica: l’olio si espande e si contrae con le variazioni di temperatura molto più del metallo o del vetro. Per risolvere questo problema, Ressence ha sviluppato un sistema di soffietti auto-equilibranti che si espande e si contrae, per compensare i cambiamenti di volume dell’olio quando la temperatura oscilla tra -5°C e +55°C.

    La seconda sfida è l’impermeabilità. Il Sistema RCLS (Ressence Compression Lock System) è un meccanismo sul fondello che blocca e comprime la guarnizione con due posizioni – “blocco” e “regolazione” -, garantendo una resistenza all’acqua almeno fino a 5 bar. Una soluzione elegante che trasforma una necessità tecnica in un elemento di design distintivo.

    La terza sfida è mantenere l’integrità strutturale senza compromettere l’estetica. La lunetta fissa rinforza la solidità complessiva, mentre i diversi materiali (nel Type 7, ceramica per l’edizione Night Blue e alluminio per la XV Aquamarine) offrono non solo “carattere” dal punto di vista estetico ma anche proprietà diverse per resistenza e leggerezza. La magia del Type 7 sta nel modo in cui queste sofisticate soluzioni tecniche rimangono invisibili, permettendo all’utente di concentrarsi esclusivamente sull’esperienza pura del tempo che fluisce.

    Il ROCS 7

    Il cuore del Ressence Type 7 è il movimento ROCS 7 (Ressence Orbital Convex System), che utilizza un sistema di trasmissione magnetica per trasferire il movimento dal calibro di base al modulo orbitale immerso nell’olio. Il risultato è qualcosa di magico: un piccolo universo acquatico da polso, in cui il liquido viscoso costituisce un ambiente dove il tempo scorre anziché avanzare a scatti. Oltretutto il fluido elimina la rifrazione tra il vetro e il quadrante, per creare l’illusione che le indicazioni siano proiettate direttamente sul cristallo.

    Il sistema di trasmissione magnetica del ROCS 7 rappresenta un’evoluzione significativa rispetto ai movimenti tradizionali, essendo completamente separato dal calibro di base da una membrana di titanio Grado 5. Funziona come un “ponte invisibile” dove una serie di micro-magneti trasferiscono le informazioni attraverso la membrana, azionati dall’asse dei minuti. L’assenza di connessione meccanica diretta tra il movimento e il quadrante significa che l’olio della camera superiore non entra mai in contatto con il movimento stesso, preservandone l’integrità. Inoltre, l’eliminazione delle tradizionali lancette e della corona suscita una lettura del tempo più intuitiva e scorrevole, in cui il tempo stesso ruota davanti ai nostri occhi.

    La Simplication di Ressence

    Il nuovo Ressence Type 7 è quindi l’ultima creazione di un Brand dalla peculiare filosofia, definita Simplication (un gioco di parole tra “semplificazione” e “complicazione”). Un concetto curioso e affascinante, nell’apparente contraddizione: che non implica semplicemente ridurre, ma piuttosto eliminare tutto ciò che non serve per rivelare l’essenza autentica dell’orologio. La Simplication di Ressence è un delicato equilibrio tra riduzione e funzionalità avanzata. In un’epoca in cui la tecnologia ci avvolge di notifiche e funzioni, Ressence ha scelto un percorso distintivo, non aggiungendo caratteristiche, ma ripensando radicalmente la loro presentazione.

    Il GMT sul Type 7, per esempio, non è semplicemente un’aggiunta, ma è integrato organicamente nel sistema orbitale come uno dei dischi satelliti. L’indicatore della temperatura dell’olio non è un semplice termometro, ma un sistema cromatico che passa dal blu intenso al rosso vivido, integrato nell’ora stessa. Il sistema di compensazione a soffietto che regola il volume dell’olio in base alla temperatura è nascosto all’interno, manifestandosi solo attraverso questo indicatore colorato.

    Considerazioni sul Ressence Type 7

    Costruito in titanio Grado 5, il Ressence Type 7 entra in un segmento di mercato altamente competitivo dove altri nomi storici dominano da decenni. A 36mila franchi svizzeri (circa 38mila euro, tasse escluse), si colloca in quella fascia di prezzo in cui un orologio trascende la funzione pratica per esprimere una visione a sé stante, che non esito a definire culturale e artistica. Rispetto ad altri marchi tradizionali, il Type 7 offre una proposta di valore distintiva: non è un orologio ancorato a secoli di tradizione, ma un prodotto nato nel 21° secolo che ripensa l’interazione con il tempo. Potrei paragonare la situazione alla differenza tra un’auto di lusso classica e una vettura elettrica di alta gamma – entrambe eccellenti, ma con approcci filosofici e tecnologici profondamente diversi.

    Con un prezzo simile, il Ressence Type 7 rimane un oggetto di desiderio riservato a una ristretta cerchia di appassionati e collezionisti. Ma, ribadisco, in questo caso l’esclusività non risiede nel logo o nel prestigio del Marchio, ma nell’originalità del pensiero e nell’audacia dell’esecuzione. In un mercato dominato da grandi gruppi che producono milioni di orologi, l’edizione limitata a 80 pezzi del Ressence Type 7 XV Aquamarine rappresenta una forma diversa di lusso. Quella di possedere una visione veramente innovativa, materializzata in un oggetto che reinventa quotidianamente il nostro rapporto con il tempo.

  • Aquanaut Travel Time Ref. 5164G & Co. Il viaggio sport-chic di Patek

    Aquanaut Travel Time Ref. 5164G & Co. Il viaggio sport-chic di Patek

    Li abbiamo visti a Watches and Wonders Geneva, la scorsa primavera. Tre nuove versioni dell’Aquanaut, tre variazioni sul tema con cui Patek Philippe va ad arricchire la collezione. In primis l’Aquanaut Travel Time Ref. 5164G in oro bianco, poi l’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R al quarzo, infine un esemplare di alta gioielleria, l’Aquanaut Luce Ref. 5268. Ma prima di entrare nel dettaglio, concedetemi una breve parentesi.

    Amarcord…

    Il Giornale degli Orologi si è già occupato più volte dell’Aquanaut. Lo scorso anno vi abbiamo raccontato del Calendario Annuale, e prima ancora delle estensioni di linea al femminile e crono. Perché qui in redazione ci teniamo a tenervi informati sulle novità – certo. E perché Patek rappresenta l’emblema dell’industria orologiera elvetica, da cui non si può prescindere – vero. Ma è anche una collezione cui mi sento personalmente legata, dato che l’ho vista nascere.

    Sono passati quasi 30 anni, ma ricordo bene il lancio dell’Aquanaut. Era il 1997: molti di voi non erano ancora nati o erano solo bambini, mentre io ero già a Baselworld – una delle mie prime fiere, a essere sincera. Da Patek Philippe vidi questo nuovo orologio, la Ref. 5060A (35,6 mm di diametro), che mi colpì subito. Ma non era lo stile sport-chic che lo caratterizzava, così nitido e definito, c’era qualcos’altro. Era la prima volta che lo vedevo, eppure era così familiare…

    Capii poi che quella sensazione di déjà vu proveniva dalla forma della lunetta ottagonale, a oblò, ripresa dal Nautilus, da cui l’orologio prendeva chiaramente ispirazione. Però l’Aquanaut era molto meno “classico”, più lineare, più contemporaneo: in una parola, più giovane. Forse per il cinturino Tropical, in materiale composito, la prima gomma nel catalogo della Manifattura, in perfetto accordo con l’esclusivo pattern del quadrante. E poi costava nettamente meno del Nautilus, ma aveva la stessa allure Patek.

    Fin da subito, nel ‘98, l’Aquanaut conobbe i primi sviluppi: due versioni più piccole (29,5 e 34 mm) e una più grande (38,8 mm), poi l’adozione del bracciale e, nel ‘99, dell’oro giallo. Tranquilli, non ho intenzione di ripercorrere l’intera storia della collezione. Cito solo qualche data, giusto per darvi un’idea di come si è evoluta. Avanti veloce: 2004, Aquanaut Luce, con diamanti. 2007, restyling. 2011, Travel Time. 2017, versione Jumbo (42,2 mm) e Advanced Research. 2018, cronografo. 2023, calendario annuale.

    Il sistema Travel Time di Patek Philippe

    Alt, un passo indietro. 2011, Travel Time, dicevo: ovvero la Ref. 5164A, con cassa in acciaio (40,8 mm) e un total look nero. Seguito, nel 2016, dalla Ref. 5164R, con cassa in oro rosa e una monocromia cioccolato. Ecco, sono questi i precedenti del nuovo Aquanaut Travel Time Ref. 5164G, che per la prima volta presenta la cassa in oro bianco, mentre il quadrante e il cinturino sono grigio-blu – colore ricorrente in collezione, negli ultimi tempi. Ad accomunarli, oltre al consueto stile sport-chic che ormai è un marchio di fabbrica, la meccanica.

    Prima il calibro 324 S C Fus, poi il diretto discendente, il più evoluto calibro 26-330 S C Fus, entrambi ovviamente costruiti “in casa” ed entrambi a carica automatica. Basati su un brevetto Patek Philippe del 1959, presentano la medesima funzione: l’indicazione simultanea di due fusi orari. Che è riportata per mezzo di due lancette centrali dal diverso design: lancetta piena per l’ora locale, traforata per l’ora “di casa”. Quando si viaggia, basta azionare uno dei due pulsanti correttori posti sulla carrure per far avanzare o indietreggiare con scatti di un’ora la lancetta dell’ora locale.

    In più, le due lancette sono collegate a una doppia funzione giorno/notte, visualizzata in finestrelle separate che mostrano se l’ora cui ci si riferisce è antimeridiana o pomeridiana. E poi c’è il datario a lancetta, settato sull’ora locale. Ah, dimenticavo. Durante le operazioni di settaggio, la lancetta dell’ora locale è disinnescata dal movimento, che mantiene l’indicazione precisa di minuti e secondi. Mentre, quando non si è in viaggio, le due lancette dell’ora sono sovrapposte e hanno un moto perfettamente sincronizzato, quindi quella “di casa” rimane del tutto invisibile.

    L’Aquanaut Travel Time Ref. 5164G

    Detto questo, è chiaro che dal punto di vista meccanico l’Aquanaut Travel Time (quale che sia) risponde a una notevole complessità costruttiva. Eppure, nel rispetto della filosofia Patek, risulta estremamente semplice da usare. Alla tecnologia user-friendly poi corrisponde un’estetica equilibrata: sia dal punto di vista delle informazioni sul quadrante, sia nell’aspetto complessivo dell’orologio. Lo si riscontra anche nell’ultima versione, la Ref. 5164G, che ha appunto la cassa in oro bianco di 40,8 mm di diametro e appena 10,2 mm di spessore. Davvero limitato, vista la presenza del modulo della complicazione.

    Sontuose le finiture, com’è tipico da Patek, con le superfici della lunetta e della carrure spazzolate, i profili, gli smussi e i pulsanti lucidi. Ottima la leggibilità del quadrante, con le lancette e i numeri arabi in oro bianco, applicati e luminescenti, e la luminescenza in rilievo agli indici. Lo sfondo è decorato con le caratteristiche incisioni della collezione, che riprendono il motivo del cinturino in materiale composito – come da copione. Un cenno infine riguardo al colore, quell’inconfondibile grigio-blu che sta diventando un segno distintivo di Patek Philippe. Insolito quanto basta per distinguersi nel panorama cromatico dell’orologeria, ma allo stesso tempo non eccessivo, anzi discreto. E trasversale ai generi, adatto tanto ai polsi maschili che a quelli delle signore.

    L’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R

    Tant’è: lo si ritrova anche nell’altro nuovo Aquanaut Travel Time di quest’anno, la Ref. 5269R, dichiaratamente femminile. Che il nome però non tragga in inganno: in questo caso, come scrivevo prima, il doppio fuso orario è una funzione del movimento al quarzo, e si regola semplicemente per mezzo della corona. Non liquidatelo troppo in fretta con scarso interesse, perché c’è quarzo e quarzo: questo è il calibro E 23‑250 S FUS 24H, prodotto in casa con la stessa cura e le stesse attenzioni che la Manifattura dedica ai calibri meccanici.

    Per passare all’habillage, la cassa dell’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R è in oro rosa – con un abbinamento ben riuscito, già apprezzato anche nel Calendario annuale cui accennavo prima. Misura 38,8 mm di diametro e non è propriamente mignon (il che sarà apprezzato da più uomini di quanto pensiate). Sul quadrante, accanto alle cifre in oro rosa, spicca a ore 6 la scritta “home”, che fa riferimento alla funzione giorno/notte visualizzata a ore 6 ma ben mimetizzata fra le applique dai profili dorati. Quando si dice attenzione al dettaglio…

    L’Aquanaut Luce Ref. 5268

    Concludo la rassegna sulle novità della collezione 2024 con due parole sull’Aquanaut Luce Ref. 5268. Uno chic-chissimo orologio-gioiello di quelli che sempre più spesso appaiono nel catalogo Patek, da quando la Manifattura è diventata azionista di Salanitro. Anche questo giocato nei toni del bianco e del blu, ha la cassa di 38,8 mm in oro bianco che racchiude un movimento automatico, il calibro 26-330 con secondi centrali. E soprattutto una spettacolare incastonatura di gemme tagliate su misura, che fanno pendant con il motivo del cinturino in materiale composito.

    Il quadrante infatti è completamente tempestato di grandi diamanti e zaffiri baguette, alternati a creare una specie di scacchiera. Il giro delle ore è impreziosito da un pavé di diamanti taglio brillante in cui spiccano agli indici 12 zaffiri baguette (di forma diversa dai precedenti). La lunetta è anch’essa rivestita di zaffiri baguette (più quadrati), sfumati dai toni più chiari a quelli più scuri con una successione ripetuta. Perfino le anse sono incastonate di gemme, diamanti baguette (dalla forma irregolare). In totale l’orologio assomma una caratura impressionante, il che lo rende irraggiungibile per noi comuni mortali. Un sogno, ancor più dei due precedenti Aquanaut Travel Time. A proposito, se volete conoscere i prezzi, li trovate in didascalia.

  • Mido Ocean Star Gmt Special Edition: la forza è nel dettaglio 

    Mido Ocean Star Gmt Special Edition: la forza è nel dettaglio 

    Mido è un marchio che negli ultimi anni sta lavorando molto bene. Posizionato nel segmento medio dei brand di Swatch Group, può contare su una solida base di appassionati e su una storia ultracentenaria che annovera collezioni di successo. Tra queste, la Mido Ocean Star è la più vocata alla sportività, grazie a un fortissimo legame con il mare. È una collezione che ha un’identità estetica precisa, ma che è anche capace di rinnovarsi in termini di tecnologia, di materiali e di complicazioni. Lo dimostra una delle novità che ho avuto modo di toccare con mano ai primi di marzo, quando sono state presentate alla stampa italiana. Parlo del Mido Ocean Star Gmt in edizione speciale, che ha delle caratteristiche interessanti da raccontare.

    Prima, però, vorrei spendere due parole su un dettaglio che forse non tutti conoscono. Un dettaglio che spiega come mai, nel tempo, Mido è diventata una delle marche più affidabili in termini di impermeabilità, visto che con l’Ocean Star parliamo di una collezione subacquea. Un dettaglio che rende affine il Marchio a una… buona bottiglia di vino.

    La sfida dell’impermeabilità

    Questo dettaglio si chiama Aquadura ed è un sistema che Mido ha iniziato a utilizzare negli anni ’30 per impermeabilizzare i propri orologi, impiegando un materiale semplice e naturale: il sughero. Probabilmente è stato sperimentato per la prima volta da Mido nel 1934, quando Bernard Taubert, della celebre famiglia ginevrina specializzata nella fabbricazione di casse, mostrò in azienda la propria cassa decagonale impermeabile.

    Il sistema con la guarnizione in sughero era stato brevettato da Taubert nel 1929 per sigillare la corona, il punto debole di tutti gli orologi, specialmente dei subacquei. Nel sistema Aquadura, lo stelo della corona passava attraverso una minuscola guarnizione di sughero, compressa in un alloggiamento che garantiva la tenuta anche se la corona non era completamente inserita. Come una bottiglia di vino che rimane sigillata anche se il tappo è tirato a metà.

    Poiché le guarnizioni sono minuscole, il sughero utilizzato doveva essere di ottima qualità. Stando all’azienda, due terzi delle guarnizioni furono scartati proprio perché non di qualità. Il sughero naturale era riscaldato e ingrassato, ma la vera difficoltà stava nel taglio di questo materiale fragile. Se un minuscolo pezzo fosse caduto nella cassa, sarebbe stato sufficiente a bloccare il movimento. Ecco perché l’assemblaggio era più difficile e più costoso rispetto a quello delle guarnizioni in plastica. Nel 2008, in occasione del 90° anniversario della fondazione di Mido, il direttore Franz Linder presentò a Baselworld il Mido Jubilee, che utilizzava proprio il sistema Aquadura.

    Il Mido Ocean Star Gmt si fa piccolo (o quasi)

    Fatto l’excursus storico, arrivo alla referenza di oggi, il Mido Ocean Star Gmt Special Edition. L’orologio rappresenta una bella evoluzione all’interno del segmento Gmt della linea, che attualmente conta sei modelli. È una bella evoluzione perché questa novità è l’unica da avere la cassa da 40,5 mm contro i 44 mm delle altre referenze.

    I puristi del subacqueo, quelli che «un diver sotto i 43 mm non è un diver», non vedranno di buon occhio il ridimensionamento. Io che l’ho provato al polso vi assicuro che con questa misura l’orologio guadagna in portabilità e non perde nulla in leggibilità. Perché poi, magari, questi del ditino alzato pensano anche che mentre sei sott’acqua in Polinesia non t’interessa conoscere che ore sono a casa tua, ma si entusiasmano per l’estetica più che gradevole che l’orologio in questione ha, grazie all’aggiunta della funzione Gmt.

    In effetti, il quadrante è chiaro e pulito. L’indicazione delle 24 ore è riportata sia sulla lunetta in alluminio (ore pari), sia sul réhaut interno (ore dispari). Quest’ultimo si stacca bene dal blu intenso del quadrante, grazie alla finitura argentata con satinatura verticale. A fare da ponte tra quadrante e réhaut ci sono gli indici, con il nuovo disegno a dente di squalo. Negli altri Mido Ocean Star Gmt hanno la classica forma a bastone.

    I punti di forza del nuovo Mido Ocean Star Gmt

    Per quanto riguarda il calibro, non c’è molto da dire. Non perché non sia un movimento di valore, ma perché sul Calibro 80 di Mido ci siamo già soffermati in passato. Ricordo solamente che si tratta di un movimento automatico sviluppato su base dell’Eta C07.661: ha la spirale amagnetica Nivachron e lavora a 21.600 alternanze/ora.

    Così come accade per il calibro R808 di Rado e il Powermatic 80 di Tissot, anche questo movimento ha un’autonomia di 80 ore. Una batteria di calibri nati su base Eta che ha potuto beneficiare delle sinergie e delle risorse interne a Swatch Group, cui Eta appartiene. Un esempio di ottimizzazione delle economie di scala del quale beneficiano più marchi.

    Poco sopra ho scritto del design a dente di squalo degli indici. Ebbene, il predatore più temuto dei mari è richiamato anche dal bracciale in acciaio a maglia fitta con il quale è equipaggiato l’orologio. Il design richiama infatti quello dei bracciali cosiddetti “sharkproof”, molto diffusi negli anni ’60 e ’70. Al polso è morbido e vestibile, come ho potuto verificare di persona. In alternativa, il Mido Ocean Star Gmt Special Edition è fornito anche con un cinturino Nato in tessuto.

    Una doppia scelta che conferma l’attenzione di Mido al bilanciamento tra qualità e prezzo. L’orologio costa infatti 1.440 euro, una cifra a mio avviso interessante per i contenuti di questo diver e per il suo posizionamento rispetto ad altre referenze concorrenti. Un prezzo che mi ispira una considerazione con cui chiudo, rimandandovi alle didascalie per ulteriori dettagli. Per chi non lo sapesse, il nome Mido viene dallo spagnolo “yo mido”, io misuro, sottinteso “il tempo”. Pezzi come questo dimostrano che il Marchio misura anche la capacità di spesa di chi ama l’orologeria di qualità, ma non ha a disposizioni le cifre a volte poco giustificate che molti brand richiedono.

  • Planet Ocean Dark Grey: Omega alla ricerca della leggerezza

    Planet Ocean Dark Grey: Omega alla ricerca della leggerezza

    Sedna, Canopus, Moonshine Gold. Sono le esclusive leghe d’oro sviluppate da Omega, da qualche anno impegnata nello sviluppo di materiali innovativi per l’orologeria. Determinata nella ricerca di un ideale di cassa in grado di dare il massimo in termini di design, protezione del movimento e comfort al polso, la Maison di Biel vaglia quindi diverse soluzioni. Basti pensare all’esperimento con il gamma titanio dell’Aqua Terra Ultralight o alla realizzazione del Planet Ocean Ultra Deep in O-Mega Steel. Adesso invece si orienta verso i materiali di sintesi: come la ceramica al nitruro di silicio, applicata nel nuovo Seamaster Planet Ocean 600M Co-Axial Master Chronometer GMT 45,5 Dark Grey. Un nome lunghissimo che da qui in poi riassumerò semplicemente in Planet Ocean Dark Grey.

    La ceramica in nitruro di silicio

    Il nitruro di silicio è un composto chimico di silicio e azoto con formula Si3N4 e struttura atomica cristallina. È prodotto mediante pressatura e sinterizzazione di polvere di silicio in gas inerte – azoto, appunto – che genera una ceramica particolare per micro-struttura e proprietà. Un materiale super-duro, ma di bassa densità, quindi molto leggero (60% più leggero dell’acciaio e il doppio della ceramica a base di ossido di zirconio). Allo stesso tempo è altamente resistente all’usura, alla corrosione, alle fratture, agli shock termici. Di colore grigio scuro/nero, può essere lavorato e lucidato fino a raggiungere finiture di elevata qualità.

    Mi scuso con gli addetti ai lavori e gli esperti del settore per l’estrema sintesi con cui tratto l’argomento. Faccio divulgazione e potrei essere considerata approssimativa e superficiale, ma cerco di concentrarmi su ciò che è essenziale. Del resto la materia è complessa e ha una lunga storia, iniziata a metà Ottocento: quando due scienziati, un chimico francese e uno tedesco, hanno realizzato le prime preparazioni a base di nitruro di silicio. Gli studi sono continuati per circa un secolo, ma sono rimasti a lungo privi di prospettive commerciali. Solo verso gli anni ’50 del Novecento si è cominciato a utilizzarlo a livello industriale.

    Le applicazioni pratiche

    Non presente in natura e creata solo in laboratorio, questo tipo di ceramica ha lo svantaggio di essere costosa proprio per le fasi di produzione. Il rapporto costi/prestazioni tuttavia può essere conveniente in quelle applicazioni che richiedono una prospettiva temporale molto lunga e bassi costi di manutenzione. La ceramica al nitruro di silicio si pone perciò come valida alternativa alle super-leghe o ad altri materiali high-tech. Comunque, il progredire della tecnologia ne fa diminuire i costi, così da farle trovare impieghi sempre più ampi nei settori più disparati.

    Oggi per esempio è usata nell’industria automobilistica ma anche in quella aerospaziale, per i vari elementi dei motori e dei propulsori, così come nei micro-otturatori del telescopio spaziale James Webb. Poi nell’industria meccanica (in senso lato), dai cuscinetti a sfera agli utensili per il taglio e la lavorazione dei metalli, fino ai componenti per pompe, valvole, ugelli. E perfino ambito medico e in elettronica. Ma a quanto mi risulta è la prima volta in assoluto che viene utilizzata in orologeria.

    L’estetica del Planet Ocean Dark Grey…

    Omega se ne serve ovviamente per la cassa del Planet Ocean Dark Grey – la cui connotazione cromatica deriva proprio dal materiale ceramico. Anche altre caratteristiche si possono desumere già dal nome, come il diametro di 45,5 mm e l’impermeabilità fino a 60 atmosfere (sebbene sia stata testata, come sempre nell’industria orologiera svizzera, fino al 25% in più per garantire maggiore sicurezza in immersione). Mentre l’architettura è quella tipica della collezione Seamaster, tripartita e con le anse integrate, leggermente ritorte.

    Proprio per non appesantire la struttura e continuare a giocare con la leggerezza, Omega ha realizzato il quadrante in titanio grado 5 dalla finitura sabbiata. (Non mi soffermo volutamente su questa lega molto diffusa in orologeria e di cui ci siamo già più volte occupati). E sempre in titanio grado 5 sono anche la lunetta girevole unidirezionale, la corona e la valvola di decompressione. L’inserto della ghiera è invece in ceramica al nitruro di silicio, così come il fondello, serrato con il sistema di chiusura (brevettata) Naiad Lock. Fronte e retro sono ovviamente protetti da vetro zaffiro, anch’esso leggero ma molto resistente. Grazie alla presenza di questi componenti, il peso totale della cassa è di 107 grammi, movimento compreso.   

    … e la meccanica

    Già, perché il titanio grado 5 ritorna anche nel movimento che anima il Planet Ocean Dark Grey: nella platina e nei ponti del calibro Co-Axial Master Chronometer 8906 Ti, chiaramente concepito e fabbricato “in casa”. Se va ricordato che il titanio grado 5 è un materiale estremamente difficile da gestire – s’incendia facilmente, deve essere lavorato in camere pressurizzate con gas inerte e ha quindi alti costi di lavorazione –, di contro va anche detto che ponti e platina in titanio grado 5 conferiscono peculiari doti di rigidità e robustezza al movimento stesso.

    Si tratta, in particolare, di uno sviluppo del calibro 8900, il primo a ricevere la certificazione Master Chronometer, dotato appunto di secondo fuso orario. Nel dettaglio, il calibro 8906 Ti monta lo scappamento Co-Axial, la spirale in silicio, il bilanciere senza racchetta e due bariletti che lavorano in serie. A carica automatica, ha un’autonomia di 60 ore. Anche le altre caratteristiche sono quelle comuni agli esemplari che hanno ricevuto la certificazione Metas, come la resistenza ai campi magnetici fino a 15mila gauss e uno scarto di 0/+5 secondi al giorno.

    Per concludere

    La descrizione non potrebbe essere però completa senza l’indicazione del prezzo al pubblico e la reperibilità sul mercato. Con i suoi 24.900 euro il Planet Ocean Dark Grey è il più costoso fra i Planet Ocean in catalogo (esclusi ovviamente i modelli in oro o con pietre preziose). Ma credo che quanto ho scritto fin qui ne spieghi il motivo. Non si sa ancora, invece, quando sarà messo effettivamente in vendita – un po’ come lo Speedmaster SuperRacing, presentato a inizio anno ma non ancora disponibile. Entrerà a far parte comunque della collezione permanente e non sarà in serie limitata, anche se – c’è da scommetterci – avrà una produzione limitata di pochi pezzi all’anno.

    Di certo non si tratta di un orologio “per tutti”. Al di là della disponibilità economica (che è un fattore fondamentale per l’acquisto), ci sono i gusti soggettivi (la monocromia grigia a me personalmente piace, ma non tutti la pensano così) e le dimensioni ragguardevoli (che per alcuni potrebbero essere un deterrente). Per quanto mi riguarda, comunque, non credo che Omega abbia realizzato il Planet Ocean Dark Grey con fini prettamente commerciali, per incidere sul fatturato. Lo ha fatto piuttosto per dimostrare le proprie capacità tecniche, il proprio savoir-faire, la propria volontà di innovare, di sperimentare. E saper apprezzare queste cose, beh, è questione di cultura.

  • Oceanographer GMT: il Bulova Devil Diver in versione viaggiatore

    Oceanographer GMT: il Bulova Devil Diver in versione viaggiatore

    Per molti è un autentico mito. Forse perché ha segnato un’epoca, forse perché è un simbolo di progresso tecnico. Sta di fatto che quando Bulova ha rieditato il Devil Diver, nel 2018, la gente è impazzita: l’edizione limitata è andata subito sold out, quella “di serie” letteralmente a ruba. Da allora il Marchio lo ha sempre mantenuto in catalogo, ma gli esemplari in produzione non bastano mai a soddisfare la richiesta dei vari Paesi. Eppure in questi anni ne ha moltiplicato le versioni, differenziato i formati. Oggi l’Oceanographer esiste in sei referenze, tre da 41 e altrettante da 44 mm di diametro. Sulla scia di questo successo senza fine, Bulova ora sviluppa ulteriormente la collezione con un’inedita versione complicata: l’Oceanographer GMT, già arrivato nei negozi nei giorni scorsi. Un azzardo? Non credo proprio. Non serve la sfera di cristallo per prevedere la reazione del mercato…

    Il subacqueo del Diavolo

    Come si legge anche nella monografia dedicata alla Casa americana (pubblicata sempre nel 2018 da Assouline), l’Oceanographer nasce ufficialmente nel 1972. Fa parte di una generazione di orologi subacquei iniziata da Bulova già negli anni Sessanta e chiamata con diversi nomi: Snorkel, Deep Sea, Surfboard… In principio l’Oceanographer è concepito per le immersioni degli uomini della U.S. Navy (la Marina statunitense). E si distingue per la tenuta stagna fino a 20 atmosfere, in un’epoca in cui la profondità massima raggiunta dai subacquei professionisti si aggirava attorno ai 133 metri.

    Sul quadrante, però, l’orologio non riporta il dato dell’impermeabilità né in bar (o in atmosfere), né in metri, ma in piedi (l’unità di misura delle lunghezze diffusa negli States e originaria del sistema britannico). Fatti i conti con una banale equivalenza, risulta quindi che l’Oceanographer è impermeabile fino a 666 piedi. Il numero, che si staglia a ore 6, non passa certo inosservato, anzi farà la fortuna dell’orologio. Perché la tradizione evangelica lo associa alla Bestia: è il marchio di Satana, il simbolo dell’Anticristo. Deriva proprio da qui il soprannome con cui lo conoscono gli appassionati e che ne decreterà la fama: Devil Diver.

    L’Oceanographer GMT: caratteristiche…

    Qualche anno fa, appunto, Bulova riporta in vita l’Oceanographer all’interno delle Archive Series, la famiglia di orologi creata per celebrare la propria storia e composta da riedizioni di cult del passato rivisti in chiave contemporanea. Proprio in questa collezione trova posto il nuovo Oceanographer GMT, proposto per la stagione in corso: un Devil Diver fornito per la prima volta di secondo fuso orario. Destinato a far la gioia degli appassionati di subacquea che vanno in giro per il mondo a fare immersioni, ma ugualmente apprezzato – ci si può scommettere – da quanti non conoscono che la profondità della propria vasca da bagno.

    Dal punto di vista estetico, l’Oceanographer GMT è simile al precedente “solo tempo”: realizzato interamente in acciaio, conserva la cassa tonneau tipica degli anni Settanta. Pensavo che il diametro di 41 mm non la rendesse adatta ai “deboli di polso” proprio a causa della forma, le cui anse integrate non lasciano scampo a una vestibilità meno che importante. Una volta provato, in realtà, mi sono resa conto che è ben proporzionato anche su polsi da 17 cm, come il mio – almeno nella versione braccialata. Anche l’impermeabilità rimane la stessa di sempre: 20 bar circa, pari ai fatidici 666 piedi orgogliosamente dichiarati come di consueto sul quadrante. Proprio come in passato presenta poi gli stessi indici a bicchierino incastonati come diamanti, e il mirino al centro, che gli regala quel non so che di militare.

    Del tutto nuovo è invece il movimento meccanico a carica automatica, prodotto da Miyota: il calibro 9075, che la consociata giapponese (Miyota, come Bulova, appartiene al Gruppo Citizen) etichetta “Premium Automatic”. Di recente concezione, permette di settare facilmente l’orario di casa tramite la corona. E, come gli omologhi di alta orologeria dal prezzo ben più elevato, possiede la lancetta delle ore regolabile in modo indipendente con salti di un’ora. Motivo per cui parte della community di appassionati lo definisce come “vero GMT” o traveller GMT. Potete leggere ulteriori informazioni tecniche nelle didascalie.

    …Varianti e prezzi

    E veniamo alle versioni disponibili con i relativi prezzi al pubblico: le trovate anche sul sito ufficiale Bulova. La prima ha la cassa e il bracciale in acciaio rivestito da un trattamento Ip grigio antracite, colore che fa risaltare ancor di più la lunetta e il quadrante verde. Si tratta di un’esclusiva per il mercato italiano e costa 890 euro. Negli altri Paesi si trova invece un’altra referenza con trattamento Ip color oro rosa, quadrante nero e lunetta nera e marrone, chiamata Root Beer – secondo la consuetudine di Citizen per orologi dall’aspetto similare.

    La seconda invece è la più “classica” variante Pepsi, tradizionalmente legata alla funzione GMT. Con quadrante blu e lunetta rossa e blu, rimanda a storici, arci-noti precedenti che non serve nemmeno ricordare. Il prezzo in questo caso è di 849 euro. A onor di cronaca, va aggiunto però che tutte le referenze dell’Oceanographer GMT sono dotate di un sistema di sostituzione rapida del bracciale a cinque file, che permette di cambiarlo con un cinturino a propria scelta. E viceversa.

    Infine la variante Lume, che ha la cassa in acciaio dal trattamento Ip canna di fucile e il cinturino in silicone testurizzato grigio. Il quadrante, chiaro solo in apparenza, in realtà è completamente ricoperto di materiale luminescente che lo rende scenografico al buio e nelle profondità. Costa sempre 849 euro, ma si caratterizza anche per un’altra particolarità. La lunetta girevole, bianca e nera, non è più bidirezionale ma unidirezionale, e riporta l’originaria scala graduata per i tempi di immersione. L’indicazione delle 24 ore del fuso orario aggiuntivo infatti è stata spostata sul quadrante, tra gli indici delle ore.

    Un elemento non da poco, che si riscontra anche nella versione verde, grazie al quale queste referenze dell’Oceanographer GMT risultano più simili al predecessore “solo tempo”. E per questo potrebbero essere le preferite di una buona fetta di pubblico. Io prediligo di sicuro la Lume, e voi?