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Tag: Locman Montecristo

  • Locman Montecristo Yachting: tre novità per velisti

    Locman Montecristo Yachting: tre novità per velisti

    La collezione Locman Montecristo Yachting si rinnova. Dopo essere uscita dai radar per un po’, ora ritorna con un modello dalla cassa Pvd blu e altri due sulla scia degli esemplari precedenti. Tutt’e tre con un diametro di 42 mm e le caratteristiche di sempre. Lanciata nel 2020, oggi come ieri la collezione Locman Montecristo Yachting è fatta di strumenti da regata pratici e intuitivi, dall’identità unica e dal buon rapporto qualità/prezzo. Tre cronografi dedicati a chi ama andar per mare, a vela o a motore.

    Mare come musa, missione, laboratorio

    Del resto, come abbiamo scritto più volte su questo sito, se c’è un marchio ad avere un rapporto privilegiato con il mare, è proprio Locman. Un legame indissolubile, quasi fosse stretto da una gassa d’amante in tiro da decenni. Vale la pena di ripetere i perché? Locman è stata fondata nel 1986 – esattamente 40 anni fa – sull’Isola d’Elba, con la sede a Marina di Campo. All’interno, i laboratori si affacciano proprio sul porticciolo e hanno una piena vista aperta sul golfo.

    Poi ha sempre sponsorizzato regate: dal Trofeo Locman – Elba Cup dei primi anni Duemila, che richiamava sull’isola toscana i velisti della Coppa America, all’Antigua Classic Yacht, raduno caraibico di fascinosi scafi d’epoca. Ancora, vanta una partnership di lunga data con la Marina Militare Italiana, iniziata nel 2007 e tuttora in corso. E collabora periodicamente con associazioni per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema subacqueo, come Marevivo. Tutto questo si traduce concretamente in una produzione che verrebbe da definire “dal piede marino”.

    Basta guardare come sono fatti gli orologi Locman, che utilizzano materiali resistenti alla corrosione salina, e alle “famiglie” di esemplari in catalogo. Dalla stessa collezione Montecristo, dal 2010 icona del marchio, il cui nome rende omaggio all’isola selvaggia dell’Arcipelago Toscano, alla linea di subacquei professionali Mare, che non ha certo bisogno di spiegazioni, fino all’Amerigo Vespucci, che celebra la prestigiosa Nave-scuola ambasciatrice dell’Italia nel mondo.

    Locman Montecristo Yachting in sintesi

    Inquadrato il contesto, passiamo al Locman Montecristo Yachting, di cui riporto i dettagli tecnici nelle didascalie. La cassa è realizzata in acciaio 316L, non a caso chiamato “acciaio marino”, con il fondello in titanio decorato dall’incisione di una stella marina. Il quadrante – bianco o blu – è ricco di dettagli che richiamano la navigazione. A cominciare dalla rosa dei venti che si staglia nel contatore dei secondi continui a ore 6. Per passare alle coordinate geografiche dell’isola di Montecristo che si leggono sul réhaut, fra le ore 6 e le ore 8.

    Sempre sul réhaut, ma da ore 12 a ore 3, è ben evidente la peculiarità della collezione: l’indicazione cromatica a fascia che segna gli ultimi 15 secondi delle fasi di pre-partenza di una regata. Locman la definisce funzione intertempo. Si tratta, in pratica, di un contasecondi da 1 a 15, suddiviso in intervalli di 5 evidenziati dai diversi colori, che – una volta avviato il cronografo – scandisce il fatidico istante in cui la prua può oltrepassare la linea di partenza. Un sistema semplice e intuitivo per misurare i tempi parziali senza interrompere la marcia.

    Oltretutto, la precisione quasi assoluta della misurazione è garantita dal movimento al quarzo Swiss made. E devo aggiungere che nei nuovi Montecristo Yachting Locman monta un Ronda 3540.D1 (mentre neille versioni precedenti un altro Ronda, il 5030.D, con una configurazione simile). Immagino comunque che questa scelta farà mugugnare qualche purista della meccanica. De gustibus, certo… Ma se così non fosse, dovremmo scordarci il prezzo più che accessibile del cronografo: 845 euro (895 per la versione Pvd blu). E poi chi l’ha detto che in futuro non usciranno anche versioni automatiche? Chissà…

  • Locman Montecristo 500 Metri: signore degli abissi

    Locman Montecristo 500 Metri: signore degli abissi

    Se siete diversamente giovani come lo sono io, vi ricorderete lo spot televisivo in cui quella buonanima di Mike Bongiorno portava una grappa in cima alle vette più alte delle Alpi. Dal Monte Bianco, al Rosa, al Cervino, il payoff era “Sempre più in alto!”. Ecco, per il Locman Montecristo ribaltiamo lo slogan di Mike e diciamo “Sempre più in basso!”. Non perché la qualità sia scaduta, anzi. Ma, letteralmente: perché, con il nuovo Locman Montecristo 500 Metri, l’esemplare simbolo della Marca elbana tocca profondità cui non era mai arrivato prima.

    Gli esordi del Locman Montecristo

    Un risultato raggiunto in coincidenza dei 15 anni dalla rinascita della collezione. Era infatti il 2009 quando Locman rilanciò quello che sarebbe poi diventato il suo bestseller. In tutta onestà, per il successo che ha incontrato in tre lustri di vita, a me sembra che sia sul mercato da molto più tempo. Proprio perché il nuovo Locman Montecristo si fece subito notare e distinguere per alcuni tratti che, all’epoca, si allontanavano dallo stereotipo di orologio del Marchio.

    Intanto, all’interno della cassa alloggiava un movimento meccanico a carica automatica rielaborato dalla Scuola italiana di orologeria (S.I.O.), fondata proprio da Locman tre anni prima. Non era un movimento di manifattura nel senso più puro dell’espressione, ma comunque un ottimo calibro che aveva già in sé un’ambizione: il rilancio dell’orologeria tricolore che è alla base della missione aziendale odierna del Marchio.

    Oltre al calibro, fece il suo debutto la cassa brevettata, in titanio e acciaio. Una spinta decisa sui materiali, già nelle corde di Locman che, nei decenni precedenti, aveva dato una scossa al mercato con i suoi orologi in alluminio. Per non parlare dei pezzi in oro e radica di erica delle origini (il primo Montecristo Automatico, appunto), una fusione di materiali che alcuni marchi contemporanei rivendicano come propria, ma che il Brand faceva sua già a metà degli anni ’80.

    La nuova cassa era leggera anche visivamente, grazie a un’estetica che sarebbe diventata poi caratteristica del Locman Montecristo. Mi riferisco alle anse triple, la cui scheletratura (se possiamo chiamarla così), con la relativa alternanza di pieni e vuoti, toglie peso alla struttura dell’orologio. Specialmente se vi si aggancia un cinturino in caucciù.

    C’è pressione e pressione

    Detto questo, arrivo al nuovo Locman Montecristo 500 Metri. Che, come potete facilmente intuire dal nome e dalla mia introduzione, garantisce per la prima volta nella storia della collezione una impermeabilità fino a 500 metri. Che poi, come ben sapete, quando si parla di impermeabilità è sempre meglio e più corretto parlare di atmosfere o di bar, anziché di metri. Termini tra i quali, vuoto per pieno, c’è un rapporto di 1 a 10: 1 bar, 10 metri. 10 bar, 100 metri. 50 bar, 500 metri.

    Dettaglio non banale, perché se si considera che l’acqua della doccia può uscire a 5 bar o più, lavarsi con al polso un orologio con impermeabilità garantita fino a 3 bar non è proprio salutare per l’orologio in questione… Ne ho incontrati di orologiai che raccontano di clienti arrabbiati perché si sono ritrovati la cassa allagata dopo una doccia o dopo un tuffo da uno scoglio o da una barca. Avete idea della pressione che si esercita sull’orologio impattando con l’acqua da diversi metri d’altezza?

    Un problema che con la nuova referenza non si pone. Intanto perché è in tutto e per tutto un Montecristo e poi perché 50 bar di impermeabilità non sono noccioline. Il Dna della collezione è visibile non solo nella cassa (43 mm di solido acciaio e titanio) ma anche nella vocazione subacquea professionale dell’orologio. Il quadrante è ampio, chiaro, leggibile. Indici e lancette sovradimensionate sono roba da vero diver. La ghiera unidirezionale in ceramica è bella da vedere e utile da consultare, grazie agli indici e al triangolo a ore 12 luminescenti. Dettaglio di stile: nelle diverse referenze, il colore della scala di immersione da 0 a 15 è ripreso dalla punta della lancetta dei secondi.

    La valvola dell’elio

    Ciò che rende questo Locman Montecristo 500 Metri un diver di razza è la presenza della valvola di decompressione, posta a ore 8. Giusto per differenziarsi da altri “colleghi” che la piazzano a ore 10, a ore 2, a ore 4, a ore 9. A beneficio di tutti, ricordo che la funzione di questa valvola è quella di preservare il movimento dai danni che potrebbe provocare la penetrazione di molecole di elio all’interno della cassa, fpermettendo loro di uscire..

    Nelle immersioni in acque profonde, i subacquei devono respirare una miscela di ossigeno e di elio per evitare gli effetti della narcosi da azoto. L’elio sostituisce infatti l’azoto in modo che non si manifesti quella pericolosa condizione che, a profondità elevate, causa malori e disorientamento. Poiché, però, le molecole di elio sono molto piccole, possono penetrare nelle guarnizioni dell’orologio. I fase di risalita, poi, le molecole di elio si espandono e creano una pressione interna tale da far saltare il vetro come un tappo di champagne, danneggiando irrimediabilmente l’orologio. Ecco dunque che la valvola consente al gas intrappolato nella cassa di uscire in modo sicuro.

    Il posizionamento del Locman Montecristo 500 Metri

    Il nuovo orologio è proposto in quattro varianti, che si differenziano per la presenza del cinturino in caucciù o del bracciale in acciaio e per la finitura della cassa. In due referenze, infatti, è presente un trattamento Pvd blu o nero che la rende molto sportiva. I prezzi vanno da 1.498 euro a 1.690 euro: un posizionamento in linea con quello delle altre referenze dei Locman Montecristo automatici professionali.

    Automatici, perché nella cassa di questa nuova referenza non lavora il calibro sviluppato dalla S.I.O., bensì un movimento svizzero Sellita SW200. Uno dei calibri più affidabili in circolazione (io lo definisco “un mulo”) in quanto a robustezza e precisione, il cui impiego qui è una scelta intelligente da parte di Locman. Incassare un movimento ben fatto e collaudato, di derivazione industriale, consente di contenere il costo dell’orologio garantendone comunque la qualità. Non poco e non da tutti, di questi tempi.

  • Locman Decimo Canto: la “divina” orologeria

    Locman Decimo Canto: la “divina” orologeria

    Che cosa lega Locman e Dante Alighieri, a parte la comune origine toscana? Per quanto possa sembrare strano, a unirli sono gli orologi. Sul marchio dell’Elba pochi dubbi, visto che li produce da quasi quarant’anni. Ma Dante, che cosa c’entra? C’entra se scrivo Locman Decimo Canto, la nuova collezione che, come ci ha detto il Presidente del marchio, Marco Mantovani, «segna l’ingresso del Brand in un segmento luxury, senza abbandonare la propria fascia core». Ma faccio un passo indietro e vado a riprendere per mano Dante.

    L’orologio… poetico

    Forse non è così noto il fatto che uno dei primi riferimenti letterari a un orologio meccanico non da campanile è proprio all’interno della Divina Commedia, nel X Canto del Paradiso: “Indi, come orologio che ne chiami / ne l’ora che la sposa di Dio surge / a mattinar lo sposo perché l’ami”. Si tratta del riferimento alle suonerie dei cosiddetti svegliatori monastici, che servivano a richiamare i monaci dal sonno alle loro funzioni mattiniere. (Chi volesse approfondire l’argomento, può andare a leggere quanto scritto sul Giornale degli Orologi in occasione dell’anniversario di morte del Sommo Poeta, un paio di anni fa: basta cliccare qui).

    Comunque, da questo punto Marco Mantovani è partito per ideare Locman Decimo Canto. Lo ha fatto insieme a Sandro Fratini, toscano come lui oltre che uno dei più importanti collezionisti al mondo di orologi e ideatore del marchio L’O. «Dal fatto che l’Italia è stata protagonista della nascita degli orologi e noi italiani, oltre che noi toscani, abbiamo questa passione perché sentiamo da secoli l’arte dell’orologeria», ha affermato ancora il Presidente di Locman.

    LocmanX e Locman Decimo Canto

    Detto questo, è importante scrivere che, oltre a essere la collezione a oggi più preziosa del marchio, Locman Decimo Canto è anche un tassello all’interno di un progetto più strutturato chiamato LocmanX. Si tratta di una linea che comprende in sé le collezioni mosse da calibri di manifattura: al momento ci sono il Montecristo Oisa, il Montecristo per l’Amerigo Vespucci, la nuova collezione Aethalia e, appunto, Decimo Canto.

    I più attenti di voi hanno letto qualche riga più sopra un nome familiare, Oisa. È il calibro 29-50 Cinque Ponti della manifattura lombarda il cuore meccanico di LocmanX e quindi anche di Locman Decimo Canto. Continua infatti la collaborazione tra il marchio elbano e Oisa, iniziata proprio un paio di anni fa con l’obiettivo di riportare a splendere la filiera dell’orologeria made in Italy. E i cui frutti cominciano a vedersi ora.

    Non torno sulle caratteristiche tecniche del calibro 29-50 Cinque Ponti: potete leggerle qui in maniera esaustiva. Quello che voglio sottolineare, prima di passare al racconto di Locman Decimo Canto, è la coerenza industriale che ha mosso ancora una volta Marco Mantovani in questa avventura di prodotto. Il fatto che si trovi in una fascia prezzo non familiare per il cliente Locman è giustificato sì dalla preziosità dei materiali, ma anche dal calibro, quello che più fa battere il cuore all’appassionato e che legittima ai suoi occhi il posizionamento alto della collezione.

    Quadranti preziosi

    E vediamola allora Locman Decimo Canto. Parto da quello che maggiormente mi ha impressionato quando ho avuto il privilegio di vederla in anteprima e un po’ “aumm aumm” a Vicenza Oro, lo scorso settembre: i quadranti. Per i quali il brand ha scelto il sorprendente effetto delle pietre dure: lapislazzuli, malachite, occhio di tigre, diaspro rosso e turchese, affiancate dalla madreperla.

    La lavorazione artigianale di queste pietre e della madreperla è un’impresa certosina; ridurle in lastre sottili pochi decimi di millimetro significa rischiare di spezzarle con uno starnuto, dovendo ripartire da capo e buttando via materiale prezioso. Come si suol dire, però, il gioco vale la candela: alla fine ogni quadrante, e di conseguenza ogni orologio, è un pezzo unico.

    Proprio la matericità di questi orologi è ciò che li rende pregiati, prima ancora che preziosi. Il quadrante ha gli indici applicati, il logo Locman a ore 12 e il logo L’O a ore sei. Nelle referenze più preziose, Locman Decimo Canto ha gli indici in diamanti naturali incolore. Per la scelta e la lavorazione di queste pietre, Locman si è rivolta a Crivelli, un’azienda italiana capace di interpretare al meglio i concetti di alta gioielleria che la collezione vuole esprimere. La scritta Made in Italy a ore 6, all’interno della minuteria chemin de fer, ribadisce il concetto alla base non solo di questo orologio, ma dell’intera filosofia aziendale.

    Naturalmente il quadrante non è “sporcato” dalla presenza di un datario, per due motivi abbastanza logici. Primo, il movimento 29-50 Cinque Ponti di Oisa non ha il disco data. Secondo, solo un maestro Takumi giapponese che volesse fare harakiri potrebbe pensare di intagliare con una finestrella la fragilissima pietra del quadrante…

    Parlando (poco) del calibro

    Come scritto sopra, non torno sui dettagli delle caratteristiche del calibro montato nella collezione Locman Decimo Canto. Ricordo solo che è un movimento nato per la personalizzazione, sia nei materiali sia nelle finiture. Platina e ponti possono essere fabbricati in ottone, titanio, oro o alpacca ed essere decorati con incisioni, rilievi, smalti o trattamenti Pvd.

    Inoltre, il calibro 29-50 è stato concepito come movimento di base da declinare in quattro versioni. Oltre al classico Cinque Ponti può essere a Ponte Unico, con Doppio Bariletto e Riserva di Carica oppure, come vogliono la logica e anche il mercato, a Carica Automatica.

    La cassa di Locman Decimo Canto

    Ciò che invece vale la pensa sottolineare è la lavorazione della cassa. Intanto è in titanio, materiale per il cui utilizzo in orologeria Locman è stata pioniere. Titanio lucidato quasi a specchio, e voi sapete che infame d’un materiale è il titanio da lavorare (prende fuoco più facilmente di Vittorio Sgarbi), e soprattutto da lucidare.

    Poi ha un design unico, una lavorazione a tre balze fatta apposta per ricordare le tre cantiche della Divina Commedia. A fare da elemento connettivo ci sono le quattro anse, molto pronunciate e la cui forma si restringe dal cinturino verso la lunetta. Abbracciano la cassa ed enfatizzano la peculiarità del design e dei volumi. Nelle referenze più preziose hanno i diamanti incastonati.

    La cassa è impermeabile fino a 5 bar grazie alla corona con guarnizione interna o-ring. La corona stessa è decorata con una pietra che richiama il materiale del quadrante: dà un tocco elegante ulteriore oltre a uniformare l’estetica di ciascun orologio Locman Decimo Canto.

    Qualità italiana

    Per la sua collezione più preziosa, il Marchio ha fatto le cose in grande anche con la varietà delle referenze. Ce ne sono decine, ciascuna diversa in base al materiale del quadrante, all’utilizzo o meno dei diamanti, alla presenza del bracciale in titanio a sette file o del cinturino in pelle di caimano.

    Un particolare quest’ultimo, che lega ulteriormente la collezione alle radici di Locman. Di quell’azienda che, quasi quarant’anni fa, cominciò con la pelletteria e con i cinturini per poi trasformarsi in un’eccellenza del made in Italy.

    Un vantaggio competitivo, quest’ultimo, anche per posizionare in modo corretto sul mercato sia LocmanX sia Locman Decimo Canto. «I mercati di partenza sono soprattutto l’Italia e gli Stati Uniti, sono quelli al momento più giusti secondo noi per queste collezioni, oltre a essere i nostri mercati core», ci ha detto ancora Mantovani. «Abbiamo contatti con altri mercati europei interessati e con il Giappone, poi valuteremo dove sarà corretto esserci con questo tipo di prodotti».

    Insomma, va bene la Svizzera ma anche gli italiani “do it better” quando si tratta di lancette. A maggior ragione se pensiamo che con ruote e pignoni abbiamo a che fare dal Duecento e forse anche prima. Dante docet.

  • Locman e Amerigo Vespucci: vento in poppa all’italianità

    Locman e Amerigo Vespucci: vento in poppa all’italianità

    Che Locman sia un marchio orgogliosamente italiano è un dato di fatto. Sui quadranti di molti dei suoi orologi campeggia il tricolore e non è un mistero che il suo fondatore e Presidente, Marco Mantovani, persegua il sogno di ridare vita alla filiera italiana dell’orologeria. Il progetto Oisa, di cui abbiamo già parlato, va in questo senso, così come la partnership con la Marina Militare, fiore all’occhiello del Paese insieme alla sua nave scuola, la Amerigo Vespucci.

    Proprio la Vespucci è partita per un nuovo viaggio intorno al mondo, dopo quello del 2002, il 1° luglio scorso. Insieme alla nave c’è, guarda un po’, Locman, che la accompagna nel modo migliore che conosce: con la bellezza di tre orologi. Meglio però se vi rinfresco un poco la memoria sul binomio Locman-Marina Militare prima di procedere.

    In principio fu Teseo Tesei

    La partnership tra il Brand dell’Isola d’Elba e la Marina risale al 2007, quando Locman lanciò l’orologio Teseo Tesei. Portava sul quadrante l’emblema dell’Arma ed era dedicato al Maggiore del Genio navale della Regia Marina, celebre per aver sviluppato il siluro a lenta corsa. Una macchina micidiale, destinata agli attacchi contro le navi alleate durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Particolare non di secondo piano: Teseo Tesei era originario di Marina di Campo, il centro dell’Isola d’Elba nel quale ha sede il quartier generale di Locman. A lui è dedicato anche il Comsubin (Comando subacquei e incursori), il reparto d’élite della Marina Militare incaricato di svolgere le operazioni di guerra non convenzionale in ambiente acquatico.

    Tra parentesi, va detto che quella presentazione di 16 anni fa rimase memorabile per i giornalisti invitati, perché permise loro di salire a bordo proprio dell’Amerigo Vespucci, allora ancorata al porto di Livorno. Mentre l’espressione più recente della collaborazione tra Locman e l’Arma è del 2020. Si tratta del modello della collezione Mare che ha a ore 6 sul quadrante lo stemma della Marina Militare. Un orologio disponibile con movimento automatico, con movimento cronografo o solo tempo al quarzo.

    Locman e la Marina Militare ancora insieme

    Ora, a distanza di tre anni, il giro del mondo dell’Amerigo Vespucci è l’occasione giusta per Locman e per la Marina per tornare a collaborare. Come ricorda il Brand, l’accordo per la produzione di una linea commemorativa di orologi della Campagna Navale aiuterà Locman a presentarsi su un incredibile palcoscenico. Lì, saranno mostrati al mondo i più alti valori dell’italianità e del Made in Italy, sinonimo di passione, eccellenza, unicità, tecnica e storia.

    Il Brand elbano farà tutto ciò non con uno ma, come ho scritto poco sopra, con tre orologi. Anche in questo caso, Locman ha scelto una strategia intelligente: creare un pezzo da posizionare ciascuno in una fascia prezzo differente, in modo da incontrare non solo i gusti ma anche i portafogli di diversi appassionati.

    Qualità Locman e design riconoscibile

    Una cosa accomuna i tre modelli: il quadrante. Di un bel colore blu smaltato, ha il logo dell’Amerigo Vespucci a ore 12 e lo stemma della Marina Militare a ore 6. Sullo sfondo un planisfero, simbolo di viaggio e conoscenza, con la silhouette della nave scuola all’altezza dell’Oceano Indiano.

    A ricordare la missione che sta circumnavigando il globo, a ore 10:30 e a ore 1:30 sono riportate le date 2023 e 2025. Sono i due anni in cui la nave diffonderà il meglio della cultura tricolore nei porti di tutto il mondo.

    Occhio al calibro

    Ecco, insieme al fatto che si tratta di tre modelli solo tempo, le caratteristiche comuni finiscono qui. Perché le differenze stanno soprattutto nel movimento. Partendo dal modello più basico, abbiamo l’orologio Amerigo Vespucci Island ref. 613. La cassa in acciaio lucido misura 40 mm ed è impermeabile fino a 5 bar. All’interno lavora un movimento giapponese al quarzo Miyota che ha anche la funzione datario.

    È disponibile sia con il classico cinturino blu in silicone, sia con un bel cinturino beige in tela Olona. Si tratta di un tessuto pesante e molto resistente, ad armatura a tela con riduzione molto fitta, usato ancora oggi per confezionare le vele della Vespucci.

    Un gradino più sopra c’è l’Amerigo Vespucci Montecristo ref. 537, con la classica cassa Montecristo da 42 mm. Composta da tre parti, ha una struttura esterna che abbraccia i due corpi centrali e li aggancia al cinturino attraverso le anse a tre barre. Locman ha scelto per la cassa sia la combinazione di acciaio e titanio lucido, sia l’acciaio e titanio con finitura Pvd blu. Il cinturino è il “classico” in silicone blu.

    Nella cassa, il Brand ha alloggiato un calibro automatico a 3 sfere Sellita SW 200. Chi lo conosce sa che, oltre alle 41 ore di riserva di carica, ha l’interessante caratteristica di essere senza data. La massa oscillante in tungsteno è personalizzata Locman.

    L’eccellenza di Oisa

    Sulla coffa della collezione, Locman ha messo il Montecristo Amerigo Vespucci ref. 535 e lo ha prodotto in una serie limitata di 92 pezzi. Il numero celebra il 92° anniversario della costruzione della nave. Per un pezzo tanto importante, serviva un movimento all’altezza. L’orologio incassa infatti il calibro meccanico a carica manuale Oisa Cinque Ponti, l’unico movimento prodotto e disegnato totalmente in Italia.

    Il movimento Oisa 1937 29-50 è dotato di 19 rubini dislocati sui cinque ponti sulla platina, in riferimento ai perni delle ruote, dove lavorano i perni del bilanciere, sul bariletto, sulla ruota corona, sull’ancora e sul plateau del bilanciere. Si tratta di un movimento che è stato elaborato a partire dall’originale del 1966 progettato dal fondatore di Oisa, Domenico Morezzi.

    Di quel calibro mantiene le misure originarie: 29,50 mm di diametro per 3,48 di spessore. Lavora a 25.200 alternanze/ora e ha un bilanciere a regolazione inerziale con sistema antiurto Kif. Ha una riserva di carica garantita di 60 ore, con una tolleranza cronometrica giornaliera di +/- 10 secondi. Un gran bel movimento, che Locman riserva solo agli orologi top e che è visibile attraverso il fondello trasparente.

    Il Montecristo Amerigo Vespucci ref. 535 è disponibile con il cinturino in silicone blu oppure in pelle naturale. La cassa in acciaio da 42 mm è impermeabile fino a 10 bar, grazie anche alla corona a vite con triplice guarnizione interna o-ring. Il quadrante è sormontato da un vetro zaffiro inscalfibile.

    I prezzi

    Infine, un occhio al prezzo. Come ho scritto prima, siamo di fronte a una scala che Locman ha pensato per soddisfare gusti e disponibilità di differenti tipi di appassionato. La versione al quarzo costa infatti 298 euro, sia con il cinturino in silicone sia con quello in tela. La referenza Montecristo con calibro automatico Sellita costa invece 998 euro con cassa acciaio e titanio lucido e 1.198 euro con la cassa trattata Pvd blu.

    Ben più in alto si posiziona invece la referenza motorizzata Oisa. Sia in virtù della qualità del movimento sia per il fatto di essere una edizione limitata, i suoi 4.980 euro sono ben giustificati. Dopotutto, si tratta di un orologio che farà il giro del mondo: l’eccellenza val bene la spesa.

  • Marco Mantovani, la mia storia con Locman

    Marco Mantovani, la mia storia con Locman

    Dall’isola d’Elba a Milano e ritorno. Dalla vendita di pellami alla produzione di orologi, passando per i cinturini. La storia di Locman si intreccia con la vita del suo fondatore, Marco Mantovani. Una vita intensa, profondamente legata alle radici e al tempo stesso alimentata dalla capacità di sognare e volare alto. Scommettendo sempre sull’unicità della maestria italiana. Senza mai smettere di respirare l’aria del suo mare. Che da sempre ispira le sue collezioni e le sue scelte di vita.

    In mezzo al mare Marco Mantovani ci è nato. Precisamente a Marina di Campo, sull’isola d’Elba, nel 1961. E non è un dettaglio, perché il legame con un’isola è una delle forme più forti e inossidabili di attaccamento a uno dei quattro elementi naturali. Che ti resta dentro. Come ben dimostra la caparbietà di Marco Mantovani, che sull’isola d’Elba, ben lontano dagli hub di produzione e distribuzione, ha scelto di insediare i laboratori Locman. Una storia che nessuno meglio del suo fondatore potrebbe ripercorrere. Ecco perché, in questo excursus, abbiamo scelto di riprendere stralci di un suo racconto.

    «Da piccolo sognavo di diventare una guardia forestale», racconta Marco Mantovani. Che in effetti lavora in una ex caserma della Dogana a Marina di Campo. Perché lì ha stabilito il quartier generale di Locman, una delle pochissime realtà produttive dell’orologeria italiana. Che ha coniugato design creativo ed eccellenza tecnologica con l’utilizzo di materiali compositi come titanio, fibra di carbonio, alluminio.

    Tutto è cominciato all’Elba; ma in tutt’altro settore. «A Marina di Campo mio nonno materno aveva un ristorante e altre attività. Come una boutique di abbigliamento, in cui mia madre lavorava e mio padre veniva a fare acquisti. Si conobbero così. E, nonostante lui fosse di Milano, si stabilirono all’Elba. Poco dopo la mia nascita, però, decisero di trasferirsi a Milano. Era il periodo della dolce vita – cui si ispira la nostra collezione 1960 – e del boom economico. Mio padre, rappresentante di pellami, vendeva ai grandi produttori di calzature. Mi insegnò l’etica del lavoro, la passione e il servizio al cliente. Senza mai smettere di tornare all’Elba, a trovare i parenti», racconta Mantovani. Che ha sempre avuto le idee chiare: «Ho sempre desiderato vivere sull’isola», confessa.

    Ogni cosa a suo tempo. Agli inizi Marco affiancò il padre. «Entrai in contatto con l’affascinante mondo della moda e della manifattura italiana. E ben presto scoprii una vena creativa che mi portò a fondare il marchio di pelletteria Locman Design». Un marchio nato dalla fusione delle sillabe iniziali del cognome del suo primo, Fulvio Locci (a cui poco dopo si unì Claudio Fanucchi) e del suo. «Nella nostra linea inserimmo cinturini per orologi che portammo alla fiera dell’orologeria di Basilea. Conquistammo subito l’attenzione di importanti case orologiere svizzere. Perché all’epoca i cinturini erano quasi tutti in cocco nero stampato liscio; mentre i nostri erano in cuoio, con una bella varietà di fogge e colori».

    Arrivò il primo incontro decisivo. Con Gino Macaluso, all’epoca distributore di Breitling con la Tradema, la società da lui fondata. «Macaluso, uno dei grandi geni dell’orologeria, per me un grande maestro, intuì che Breitling poteva essere rilanciato puntando sul cronografo automatico. Valutò che il nostro cinturino fosse perfetto per il Chronomat. Fu un successo incredibile. E, sempre grazie a Macaluso, iniziammo a lavorare attivamente con Hamilton e Girard-Perregaux», ricorda il fondatore e Presidente di Locman. Per il quale è stato breve il passo dall’intuizione di cinturini innovativi all’innamoramento per l’orologeria.

    Nel 1986 Locman affida a Genesi, storica fabbrica di orologi milanese attiva fin dagli anni ’50, la produzione di orologi di alta qualità con suo design e manodopera italiana. Dapprima per grandi case svizzere e italiane. Poco dopo, a marchio Locman. Il debutto? Un orologio completamente artigianale, con parti in oro e radica di erica, un legno prezioso tipico dell’Isola d’Elba. Che ritornerà sempre come fonte ispiratrice per materiali, nomi (la prima collezione ha ripreso i nomi delle sette isole toscane), forme e colori.

    Il secondo incontro fondamentale per la storia di Locman è stato con Carlo Crocco, patron di Hublot e di Binda, che ai tempi gestiva anche Breil, Vetta e distribuiva Longines. Si innamorò del primo orologio Locman. E decise di entrare in società, prendendone in carico la distribuzione internazionale. Così il marchio, che all’epoca aveva una sede a Milano e una all’Elba, iniziò a farsi conoscere nel mondo. «Alla metà degli anni ’90, spiegai a Crocco il mio sogno: puntare sul marchio Locman, valorizzando il made in Italy e la componente aziendale all’Elba. Lui capì. E, da signore quale è sempre stato, mi permise di realizzarlo».

    Una spinta decisiva arrivò con un altro incontro, piuttosto inusuale. Quello con una foto del faro Punta Polveraia, all’Elba, in un ufficio doganale di Panama. Un chiaro segno del destino che spinse Mantovani a rischiare, rilevando l’azienda assieme a Peppino Pea. «Fu per me un passo doppiamente importante. In primis, non avevo le risorse per farlo e mi indebitai molto. E poi un conto è disegnare orologi per le multinazionali svizzere o vendere loro i cinturini. Un altro è avere un brand proprio, inventare comunicazioni e strategie, vendere a negozianti. Che se non vendono a loro volta non ti pagano. In quel momento, incoscienza e gioventù mi spinsero a rischiare: devo dire che le cose sono andate abbastanza bene».

    Sempre il destino mise sulla strada di Marco Mantovani un nuovo socio, l’americano Ben Feigenbaum. «Era il 2000. Avevamo cominciato a produrre la linea Sport in alluminio per conto terzi. Diventò il nuovo orologio a marchio Locman, che noi distribuimmo in Italia e Ben negli Usa. Lo star system», sottolinea Mantovani, «ci fece da cassa di risonanza». Anche grazie a un altro colpo di fortuna. «Ben Feigenbaum mise in vendita una collezione in alluminio e diamanti a New York da Bergdorf Goodman, la catena americana di negozi di lusso», ricorda Mantovani.

    «Il giorno successivo alla commercializzazione era il compleanno di Jennifer Lopez. Dal negozio passò Puff Daddy: comprò un orologio per sé e uno per lei. Alla festa di compleanno, tutti gli invitati videro gli orologi della coppia. Il giorno dopo avevamo la fila fuori dal negozio. Anche Elton John, tornato in Europa, ci chiamò per ordinarne un grosso quantitativo da donare agli ospiti di una sua festa a Saint Tropez». Quell’esemplare divenne un fenomeno. E il marchio prese forza e notorietà.

    Oltre a conquistare i polsi delle grandi star della musica e del cinema internazionale (come Nicole Kidman e Sharon Stone), Locman ha incrociato le sue vicende con quelle del capitalismo italiano del nuovo secolo. «Dopo la scalata a Telecom Italia con Hopa Spa, Emilio Gnutti iniziò a comprare diverse aziende con il progetto di creare un polo del lusso. Chiamò anche noi», racconta Mantovani. Ribadendo che fu subito chiaro che non avrebbe venduto la maggioranza. Hopa entrò con un 35 per cento del capitale. «Fu un’esperienza importante aver un partner finanziario di grande prestigio», commenta l’imprenditore elbano. «Gnutti era innamorato dell’orologeria. Dopo la vendita di Telecom Italia mi disse che avrebbe voluto puntare su una quotazione di Locman. Ma i tempi erano prematuri».

    Locman avvia prestigiose collaborazioni con le Forze Armate, per il lancio di modelli con il marchio dell’Aeronautica militare, dei Paracadutisti Folgore e della Marina Militare. Diventa fornitore ufficiale della Presidenza del Consiglio. Rafforza gli investimenti in tecnologia, arrivando a presentare il primo orologio al mondo con cassa in fibra di carbonio. Ma la crisi è dietro l’angolo. Dopo lo scandalo Hopa, Marco Mantovani e Peppino Pea riescono a riacquistare il 35 per cento di Locman, indebitandosi fino al collo.

    Nello stesso anno, il 2005, a Mantovani viene diagnosticata una grave malattia, con una aspettativa di vita di 3/6 mesi. E deve sottoporsi a cure impegnative. La società resta in stallo. Dopo tre anni, però, Mantovani viene dichiarato guarito e si rimbocca le maniche. Certo, era il 2008: l’alba della grande crisi finanziaria mondiale. «Io e Peppino ci trovammo a dover ripartire con diversi milioni di perdite e un fatturato ai minimi termini. Ricostruimmo e rilanciammo la società. Già dal 2009 le cose cominciarono a migliorare», ricorda l’imprenditore.

    Locman acquista il 100 per cento di tre società già partecipate: Genesi (unità produttiva), Scuola italiana di orologeria (accademia interna di formazione) e Materie future (studio e applicazione di materiali compositi in orologeria). Continua a produrre e fare design di orologeria con il suo marchio e anche per aziende terze. Nel suo capitale entrano Pino Rabolini e Andrea Morante, rispettivamente fondatore ed ex amministratore delegato di Pomellato, che era stata appena venduta a Kering. Arriva il successo per la collezione Stealth Titanio e Carbonio.

    Il 2010 è l’anno di lancio del nuovo modello Montecristo: anima sportiva e marina, con alta qualità produttiva. Il Montecristo si impone come una vera e propria icona dell’orologeria italiana. E sembra sintetizzare tutto ciò in cui ha sempre creduto il fondatore di Locman: creatività (sempre curata da Mantovani, assieme alla gestione dell’azienda), design e manifattura italiana. Ricerca e innovazione tecnologica associate al rispetto della tradizione orologiera. E a un autentico amore per il mare. Che ha spinto Marco Mantovani in prima linea per la tutela dell’ambiente naturale: dalla costituzione della Fondazione Isola d’Elba alla partnership con Marevivo.

    Sempre nel segno di una forte attenzione al made in Italy, nel 2017 Locman ha avviato una collaborazione con Ducati. Iniziando a produrre orologi con il marchio della casa di Borgo Panigale. Un bell’esempio delle alleanze virtuose in cui Mantovani ha sempre creduto. «Penso che le imprese funzionino quando c’è la squadra. È la cosa principale e più difficile da allestire, specialmente in un settore come il nostro che necessita di competenze specifiche molto tecniche», dice ripercorrendo le complesse vicende della sua azienda. Che una squadra – rivista, ricostruita, rilanciata – l’ha sempre avuta. «Delle nostre esperienze non facciamo un fardello ma una ricchezza. Credo che la storia della nostra azienda possa tramutarsi in un successo di lunga durata, auspica l’orologiaio».

    E lo sguardo va al ricambio generazionale. «Abbiamo ringiovanito l’età media dei collaboratori anche in ruoli di responsabilità», riferisce il presidente. Che, quando gli chiedono come vede il futuro di Locman, risponde: «Ho tre figli. Il mio sogno è dar loro la possibilità di scegliere se voler continuare a portare avanti l’azienda oppure no. In particolare il maschio, Giovanni, mi sembra molto interessato alle tematiche industriali, commerciali e finanziarie: vedremo, tempo al tempo. Ora siamo tre soci, amici, diversi e forse per questo complementari. Con un partner di grande esperienza e prestigio come Andrea Morante possiamo progettare il futuro con più sicurezza».

    L’orizzonte, guardato da un’isola, è ben lontano. «La sfida che ci troviamo di fronte è grande: puntiamo a ricostruire un’origine dell’orologeria italiana che è stata in passato molto florida. Penso al periodo intercorso tra gli anni ’60 e ’90, in cui la filiera produttiva italiana era il riferimento per le grandi marche svizzere. Perdere questa tradizione industriale sarebbe un vero peccato. «Forse è arrivato il momento di ricostruire questa filiera», suggerisce Marco Mantovani. «E di darle un nome, senza metterla al servizio di mercati diversi. Per questo, è tempo di fare alleanze». Un sistema in cui Locman si candida come guida.

  • Montecristo Open Heart, il Locman che mostra l’anima meccanica

    Montecristo Open Heart, il Locman che mostra l’anima meccanica

    «Il Montecristo Open Heart di Locman risponde a una esigenza ben precisa, che ha portato anche alla creazione dello Skeleton, quella della trasparenza. Nell’orologeria, dove il cuore del prodotto è chiuso in una cassa, l’appassionato vuole vedere e capire; ecco il perché di un orologio con il movimento automatico, visibile attraverso il quadrante trasparente».

    Questo mi ha raccontato durante una chiacchierata il Presidente e fondatore di Locman, Marco Mantovani, parlando dell’ultimo orologio uscito da quella bottega di creatività che è l’azienda dell’Isola d’Elba. Una filosofia non nuova nel mondo delle lancette, come lo stesso Mantovani sottolinea, ma non per questo difficile da interpretare secondo lo stile del marchio.

    L’orologio-camaleonte

    Principalmente perché Locman può contare sulla linea Montecristo, una scuderia che ospita diversi cavalli di razza, ormai diventata la propria collezione simbolo. Lo “sportivone” della Maison elbana, con le sue anse a tre barre e il quadrante dalla grafica chiara e moderna, è infatti l’orologio che più si presta a essere interpretato in edizioni speciali o limitate, perché immediatamente riconoscibile.

    Non voglio con questo dire che Mantovani e i suoi siano una banda di pigroni che punta su “minima spesa, massima resa”. Tutt’altro: scegliere un Montecristo come orologio da declinare in versione “radiografata” è una mossa intelligente. Perché in esso si incrociano un trend in crescita, una conseguente esigenza di mercato e la spinta creativa necessaria a renderlo un pezzo interessante e, credo, di successo.

    Com’è profondo il… cuore

    Il racconto del Montecristo Open Heart si deve sviluppare un po’ come è sviluppato l’orologio: a livelli. Intanto, è a cuore aperto perché Locman ha puntato sulla massima visibilità del movimento. Ha cioè utilizzato un quadrante trasparente in vetro minerale con trattamento zaffiro, insieme ad altri due vetri minerali con il medesimo trattamento: uno a protezione del quadrante e uno sul fondello.

    L’effetto ottenuto è quello di moltiplicare i livelli di visione e di spingere in profondità l’occhio di chi indossa l’orologio, esaltando la tridimensionalità di quest’ultimo. Obiettivo finale… ta-dà! Il calibro. 

    Un movimento top per il Montecristo Open Heart

    Si tratta di un movimento cronografico integrato Sellita SW500, affidabile come una Panda 4×4 su un sentiero della Val Gardena. Sviluppato da Sellita all’inizio degli anni Duemila, sulla base del celeberrimo Valjoux 7750, a quasi vent’anni dalla nascita continua a equipaggiare numerosi cronografi, grazie a un’architettura facilmente declinabile in base alle esigenze dell’orologio. E, appunto, a una robustezza e a un’affidabilità riconosciute.

    Nel Montecristo Open Heart questo movimento a carica automatica da 28.800 alternanze/ora è nella sua classica configurazione, con i contatori alle 6-9-12 (secondi continui alle 9), datario alle 3 e funzione stop-second. La massa oscillante personalizzata Locman dà all’orologio un tocco che sa di firma di stile, tanto caro al marchio.

    A proposito di movimenti, non è la prima volta che Locman incassa nei propri pezzi dei calibri meccanici svizzeri di marchi prestigiosi. Per il Montecristo Moon, ad esempio, la Maison ha recuperato 300 Lemania 1883 d’epoca, movimento che è l’evoluzione con fasi lunari del 1873, sviluppato a metà degli anni ’60 e montato negli Speedmaster pre-allunaggio, oltre che in numerosi altri orologi. Una volta revisionati dai tecnici della Scuola Italiana di Orologeria, i 300 calibri sono finiti nell’edizione limitata “lunare” del Montecristo.

    Le edizioni limitate

    Tornando al nostro Montecristo Open Heart, vi rimando alle didascalie per gli aspetti più estetici e funzionali dell’orologio. Qui però vale la pena ricordare che la cassa in acciaio è la classica 44 mm del Montecristo, impermeabile fino a 10 atmosfere. È realizzata anche con rivestimento in Pvd Total Black o Pvd Total Blue in edizione limitata di 350 pezzi numerati per ciascun colore, in omaggio ai 35 anni dalla nascita di Locman.

    Come per gli altri “colleghi” della collezione, anche il Montecristo Open Heart è disponibile sia con cinturino in silicone, sia con cinturino in pelle, con chiusura déployante. Negli anni, Locman ha migliorato la mescola del silicone rendendo i cinturini più morbidi, più vestibili e meno fragili, mentre sulla qualità delle pelli lo standard è sempre rimasto alto. Non dimentichiamo che l’azienda nacque proprio come pellettiere, prima di innamorarsi dell’orologeria…

    In conclusione

    In definitiva, se fossi su Facebook (il mio social network, ormai, essendo definitivamente quello degli anziani…) metterei un “mi piace” sotto al Locman Montecristo Open Heart, nonostante 44 mm per il mio polso smilzo siano tanti. Diversi i motivi del gradimento.

    Intanto, l’orologio intercetta la giusta tendenza di mercato nel giusto momento. Poi non tradisce la propria vocazione sportiva, nonostante un abito ricercato. Ancora, si pone in una fascia prezzo corretta e sensata (2.280 euro per le edizioni limitate, 1.998 per la versione con cinturino in silicone, che diventano 2.068 con la pelle). Infine, il lancio di un nuovo orologio in un momento così difficile è un bel segnale da parte di Locman, non solo per il settore ma per tutta l’economia. Significa credere nel futuro e, soprattutto, nella bontà del proprio lavoro e del proprio prodotto.