Giornale Degli Orologi
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Autore: Elena Lorusso

  • End of the Year. Chanel e il sogno di una notte d’inverno

    End of the Year. Chanel e il sogno di una notte d’inverno

    End of the Year, sera di San Silvestro. In una sala addobbata ad arte, un gruppo di amici è riunito per il classico cenone attorno a un lungo tavolo imbandito con cura. L’atmosfera di festa è tangibile, satura di risate e di allegria. Lo scambio dei doni diventa un momento di complicità e di affetto. Tutti vestono con eleganza, i volti dal trucco impeccabile si distendono in ampi sorrisi, i gesti misurati esprimono educazione e cortesia (niente di affettato, però: solo buone maniere). Una di loro gioca a immortalare la scena con una telecamera, altri parlano al telefono con curiosi apparecchi d’antan dalla cornetta a forma di Leone.

    È il video End of the Year, realizzato da Chanel per suggerire le creazioni di orologeria e gioielleria più adatte a essere regalate in questo periodo. (Dal J12 al Boy·Friend, dal Première fino ai pezzi della collezione Coco Crush: “Give wonder, give Chanel”, recita il claim). Trenta secondi magici e un po’ folli, dal magnetismo naturale, davanti ai quali si resta incantati come bambini la notte di Natale. Abbiamo chiesto a Elena Lorusso – narratrice dall’animo poetico, “assidua produttrice di storie e racconti”, come lei stessa si definisce – di interpretarlo per noi. Ed ecco il risultato. Buon anno!

    End of the Year. Sogno di una notte d’inverno

    Non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché per me tu sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?

    Se solo… se solo fosse il sogno di una notte d’inverno…

    Se solo una notte, un’unica notte, unisse il passato, il presente e il futuro.

    Se solo una notte, un’unica notte, l’ultima dell’anno, la stirpe di una stessa famiglia si riunisse. Insieme. Uniti sotto il segno del leone, stemma di un’intera dinastia.

    Accade, ed è End of the Year di Chanel.

    Bosco d’incanto. Un tratto vuoto, inerme, e poi subito vivo, intenso e fragoroso come una risata che si tramanda e risuona.

    Vibrano i polsi, appare Montre J12, regina del futuro. Bianca bellezza di ceramico volto, rarefatto e glaciale, regina delle nevi del futuro. Forza e determinazione.

    Il fiato corre, s’insinua veloce tra le bocche dei presenti. Sangue dello stesso sangue.

    Trepidante Coco Crush, volto metalassé del passato, poi Bouton de camélia e ancora Première, presente di straordinaria bellezza.

    Creature fuori dal tempo, battito del tempo e soffio cristallizzato.

    Se solo… se solo una notte d’inverno, il tempo fosse fuori dal tempo.

    Se solo fosse il Sogno di una notte d’inverno.

    Fiato che diventa parola, verbo che si rafforza. E il tempo si fissa. Segreti di una vita intera che corrono veloci, si realizzano e cristallizzano.

    Un’intera dinastia. Unita per una notte. Incantesimo di fiato.

    Attimi veloci e l’incanto corre e scorre veloce.

    End of the Year brilla di eternità. È la storia che si ferma, e vive e rivive nella parola di chi l’ha vestita. Un attimo, due, tre, e poi l’ultimo. Tutto scompare.

    Sogno di una notte d’inverno. Incantesimo rarefatto.

    Presenza dorata e lieve. Rimane solo il sospiro, di chi l’ha vissuto. Di chi l’ha tramandato.

    Sogno di una notte d’inverno, che rimane per sempre.

    Non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché per me tu sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?

  • Swatch Holiday Collection. Un racconto di Natale nel 2020

    Swatch Holiday Collection. Un racconto di Natale nel 2020

    Pronti ai blocchi di partenza. Spalle in dentro e petto in fuori, dicono. Sì, ma non troppo, eh?! 
    Adrenalina alle stelle come ogni anno.
    Tutto pronto, o quasi, si va scena in 10 minuti. Ma tanto il tempo lo tengo io e nel caso vale tutto, eh?!

    Giusto un attimo per fare un ultimo controllo:
    • Lista dei destinatari… Fatta!
    • Lista degli itinerari (sia mai che come l’anno scorso ci si perde via con il rischio di ritardi e consegne sbagliate che proprio non ci fanno fare bella figura, eh!)… Fatta!
    Insomma c’è tutto.

    Uno sguardo allo stile ora.
    Ogni anno diverso. Sii frizzante, mi dicono. Gli anni passano, mica vorrai che ti sostituiscono. Io? No, figurati. Allora vai di minimal chic, dicono che va di più e con la mia pancia sfina. Gli anni passano per tutti insomma, la misura dei quadranti non perdona mica. Starci, bene e con eleganza, ecco tutto.

    E ognuno si trova i trucchetti più furbi, eh. La prova-quadrante quest’anno è passata per un pelo: cinturino trasparente con stampa a neve, gli indici minimalisti su quadrante bianco e io tutto in rosso… Eccomi: HoHoOuch di Swatch in edizione limitata. Insomma, un figurino.

    Tutto pronto, gli dico. Che arrivi il resoconto dell’anno.
    Che poi a che serva non l’ho ancora capito, dicono che mi aiuta a comprendere meglio i polsi che vesto. Sarà…

    E il resoconto arriva, veloce, rapido. Via, in fretta.
    Anno bisestile, dice. Non sarai mica superstizioso, dicono. Chi io? Macché.
    Pandemia, dice: che tradotto, sarebbe…? Stare in casa dicono, il Natale non si festeggia. Ma come, nemmeno l’albero?
    Poi dice chi non c’è più… Gigi Proietti, dice, Kobe Briant, aggiunge. Basta, dai! E poi arriva lui… Morricone. No, però, Morricone no.

    Ma che razza di anno è un anno in cui queste persone non ci sono più? Ma il tempo come ha fatto a non ribellarsi? Ma siamo pazzi? Io mica mi presto, eh!

    Mi guardo intorno, un’unica immagine in testa… La fuga… La provo, la tento… Mi giro, forse dal retro, dal movimento, sì dai, veloce, deciso… Crac! Rotto! No peggio, incastrato. E ora?

    Eh, ora servono i rinforzi, dicono. Quelli che ci credono, quelli che mi aiutano. E facciamoli arrivare allora.
    Arrivano, sono in 15, è la nuova Swatch Holiday Collection, la chiamano. Ma brillano eh, moltissimo anche! Ecco Blumino, Multilumino, Luminescent Rose, Blue Sparkle… 
    È un attimo: abbaglianti, eleganti.

    Dicono 150 punti luce che illuminano ogni quadrante, i cinturini però di luce ne hanno di più. Sono luce pura.
    Ok, ok, siete belli, lo vedo. Roba che se avessi saputo che era possibile vestirsi così era meglio, eh!

    Ma perché abbagliare, perché questo splendore in un anno così? Sono tutti a casa, si chiama lockdown questo… Mica questo tempo se lo merita una luce così. Qui bisogna correre, cancellare, non festeggiare, ché non li avete letti i resoconti dell’anno? E loro nulla. Autorevoli, silenziosamente decisi: un bagliore, un flash, una luce diffusa.

    “Ti sbagli, HoHoOuch”, prendono parola quelli della Swatch Holiday Collection. “Non c’è da cancellare qui. Non c’è solo da scappare. C’è da viverlo anche questo tempo, e renderlo speciale. Perché il tempo è prezioso se sei tu a renderlo prezioso. Niente è perso, niente si perde, il valore del tempo è quello di cui tu lo rivesti… Time is what you make of it.”

    E niente, io zitto: mi avete convinto, dico. Però a questo 2020 mica posso comunque evitare di guardarlo negli occhi? Non si sa mai.

     

  • Omega De Ville Trésor, riflessi di femminilità

    Omega De Ville Trésor, riflessi di femminilità

    Classico e contemporaneo. Essenziale eppure prezioso. Spigliato ma bon ton. Può un orologio femminile, o meglio un’intera linea di orologi, raccontare il punto di incontro tra concetti opposti, se non inconciliabili?  La risposta è sì, nel caso della collezione Omega De Ville Trésor. In grado di cogliere la personalità sfaccettata e multiforme delle donne di oggi. Che apprezzano il passato ma vivono nel presente. 

    Già, il passato. Lo si ritrova nel nome, che rende omaggio a un’altra storica collezione. Lanciata nel 1949 con grande successo, si chiamava così perché custodiva all’interno un piccolo tesoro: il calibro Omega 30 mm. Un movimento inventato nella seconda metà degli anni Trenta con il meglio della tecnologia dell’epoca e rimasto in uso per quasi un trentennio. Montava infatti un grande bariletto e un grande bilanciere (in rapporto al diametro del calibro), associato al più piccolo scappamento disponibile. E offriva perciò ottimi risultati di cronometria e di affidabilità rispetto agli standard del tempo. 

    Ai nostri giorni invece quel nome dà vita a un pezzo classico sì, ma dall’essenzialità contemporanea. Non è un caso del resto che il volto dell’Omega De Ville Trésor sia Kaia Gerber, figlia di Cindy Crowford. Da una parte l’immagine di una modella giovane, elegante, ma anche fresca come i suoi anni; e dall’altra la rappresentazione di un testimone, quello tra mamma e figlia. Perché la madre Cindy è a sua volta una delle ambasciatrici di lunga data di Omega. E vive con la maison un sodalizio professionale che sfida il tempo e le rughe.

    Presentata nel 2018, la collezione Omega De Ville Trésor ritorna oggi con nuove referenze, dallo stile chic/dégagé di sempre ma arricchito di diversi colori. Come di consueto sono animate da un movimento al quarzo e hanno la cassa declinata in due misure: 36 mm o 39 mm di diametro. Accanto alle versioni in acciaio, spicca quella inedita in oro Moonshine™, l’esclusivo oro di Omega dalla tonalità “lunare”. E, come al solito, sono tutte impreziosite dalle caratteristiche file di diamanti incastonati sulle anse in modo asimmetrico: a taglio brillante, sono montati in dégradé verso l’esterno. Un gioco inatteso che ne sottolinea il design e ne rende sensuale la silhouette. 

    Il fondello, lucidato a specchio, è decorato da un fiore di loto – simbolo di bellezza e di purezza -, che ritorna anche sulla corona, tratteggiata in ceramica rossa. Tante le varianti dei cinturini, in pelle o caucciù, così come sono tante le varianti del quadrante: bianco, opalino argenté, laccato blu, rosso o marrone. Insomma, l’Omega De Ville Trésor interpreta al meglio l’essenza che un orologio da donna oggi dovrebbe esprimere: non più un semplice strumento per la misura del tempo, ma un vero e proprio accessorio; non più un gioiello dalla preziosità ridondante, ma un oggetto versatile, dalla vestibilità “fluida”. Capace di conciliare gli opposti. 

     

  • Rolex Mentor & Protegé, un programma per la cultura

    Rolex Mentor & Protegé, un programma per la cultura

    La prima volta che ho sentito parlare del Rolex Mentor & Protegé mi è venuto in mente Pinocchio. E il Grillo Parlante, l’unica “cosa” che ho sempre invidiato al burattino di legno della favola di Collodi. Poco importa se l’accezione più diffusa per quell’animale è sempre stata quella di “saccente”. Io, fin da bambina, ho sempre trovato rassicurante avere accanto qualcuno che non solo mi potesse supportare nelle difficoltà, ma che mi indicasse davvero le possibili soluzioni. Crescendo, la volontà di essere affiancata si è plasmata e declinata nel desiderio di avere accanto un vero e proprio esempio.

    Un maestro sur mesure, in pratica, che potesse indirizzare e supportare ogni mia singola scelta, soprattutto quelle più sofferte. Per chi come me si occupa di parole e scrittura, i dubbi e le indecisioni possono essere molteplici; hanno a che fare per esempio con la scelta del personaggio giusto, del tono, del genere e così via. Molte, troppe variabili, troppe incertezze. E il tempo intanto passa. “Sbagliando si impara”, si dice. Ed è vero, sì. Ma qualcuno ha mai pensato al tempo speso negli sbagli, al tempo che si potrebbe recuperare evitandoli, non solo scegliendo al primo colpo la direzione giusta, ma indirizzando subito la propria vita e carriera?!?

    Qualcosa del genere in realtà è stata fatta da Rolex. A questo, agli sbagli e alle numerose sliding doors in cui avrei voluto accanto un “suggeritore” che accelerasse le mie decisioni e mi infondesse fiducia e autostima, ho pensato appunto quando mi hanno raccontato del Rolex Mentor & Protegé. Un’iniziativa unica nel suo genere: un programma filantropico biennale, nato nel 2002, ideato per supportare la cultura e i suoi mille volti.

    Da sempre Rolex dona infatti il proprio contributo a favore del mecenatismo e della cultura. E non è certo il solo, in orologeria: ma l’impegno dei marchi di solito si traduce in partnership culturali in senso lato, spesso in sostegni finanziari con le diverse istituzioni. Qui invece c’è qualcosa in più, qualcosa di diverso. C’è la volontà di favorire un dialogo tra generazioni, di creare un canale privilegiato proprio per la formazione, la preparazione all’eccellenza. Di eliminare tempi morti che spesso nell’arte e nella cultura fanno solo perdere tempo e occasioni.

    Nello specifico, l’iniziativa Rolex Mentor & Protegé si basa sulla selezione di giovani artisti provenienti dai più disparati settori, ai quali è assegnato un mentore d’eccezione, per un lungo periodo di collaborazione. Rigorosa la modalità di selezione dei talenti, che non possono candidarsi spontaneamente ma sono vagliati da una giuria di qualificati esperti. Per i vincitori, due anni in cui elaborare tesi, collaborare a progetti artistici,  stringere relazioni personali. Che spesso si trasformano in rapporti duraturi, ben oltre l’arco temporale del programma.

    Un’inizitiva che nel corso di questi vent’anni si è evoluta fino a creare una vera e propria community di talenti, oltre 1.200. Molte le discipline coinvolte, tutte quelle in cui si declinano l’arte e la cultura. Per il biennio 2020-2021 si tratta in particolare di cinema, teatro, arti visive, oltre a una categoria “aperta”, che prevede una collaborazione interdisciplinare. Quattro ambiti in cui si realizza un esempio concreto, tangibile, di trasmettere il sapere, di indirizzare e orientare il talento.

    Ultimo “dettaglio”, si fa per dire, il nome dei quattro Maestri di questa edizione in corso: il regista Spike Lee, la regista (teatrale) Phyllida Lloyd, la visual artist Carrie Mae Weems e il poliedrico attore Lin-Manuel Miranda, per la categoria aperta. Che hanno già iniziato a collaborare con i loro “allievi”: rispettivamente Kyle Bell, Whitney White, Camila Rodríguez Triana e Agustina San Martín. Insomma, non me ne voglia Collodi, ma mi sa che negli anni il Rolex Mentor & Protegé è riuscito a lavorare per bene sul fascino del suggeritore.

  • Happy Moon, le fasi di luna al femminile di Chopard

    Happy Moon, le fasi di luna al femminile di Chopard

    Che il legame fra donne e luna fosse qualcosa di ancestrale, è cosa nota. Una sorta di simbiosi le lega da sempre e ne sancisce i tempi. Non è un caso quindi che anche l’Alta Orologeria abbia scelto proprio le fasi di luna come complicazione soprattutto femminile. Tantissime creazioni “da signora” l’hanno scelta: l’Happy Moon di Chopard è l’ultima in ordine di tempo. Ad averla e celebrarla attraverso un inno al cielo, ai suoi protagonisti e alla femminilità.

    Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dal cuore pulsante di questo orologio: la complicazione, appunto, per capirla prima e descriverla poi.
    Le fasi lunari, lo dice il nome stesso, indicano la posizione della Luna rispetto alla Terra così come ci appare in cielo. Luna crescente, piena, calante, nuova. Poca cosa, direte voi, se paragonata a un tourbillon. E invece no, perché questa complicazione nasconde dettagli importanti e in certi casi arriva a raggiungere una precisione impressionante.

    Concettualmente il funzionamento è abbastanza semplice, nella sua costituzione di base. L’indicazione è data da un disco (su cui sono rappresentate due lune diametralmente opposte), che ruota su se stesso e avanza di uno scatto (un dente) ogni giorno. Poiché il mese lunare dura in media 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi, un disco con 59 denti (per tener conto dei giorni e delle ore) coprirà due cicli lunari. Lo scarto mensile di 44 minuti e 3 secondi porta il sistema ad accumulare un giorno di ritardo ogni due anni e mezzo circa. Per emendare l’errore, si dovrà quindi effettuare un intervento di correzione manuale.

    Proprio per ritardare gli errori e migliorare l’accuratezza, quindi, l’orologeria ha messo a punto le cosiddette “fasi di luna astronomiche“, che riescono a prendere in considerazione non solo i 29 giorni e le 12 ore ma anche i 44 minuti del ciclo lunare. In questo caso il disco, anziché 59 denti, ne possiede 135, e il sistema sbaglierà di un solo giorno ogni 122 anni. Ci sono però casi in cui si è riusciti a raggiungere un errore di un giorno ogni 500, 1000, oltre 3mila, 14mila e persino 2 milioni di anni. 

    Comunque, al di là dei numeri da Guinness dei primati, ciò che è importante sottolineare è l’aspirazione all’eternità rivelata da cifre simili. Del resto, a pensarci bene, 122 anni non sono affatto pochi: dimostrano la volontà di tramandare l’orologio alle generazioni future. Nel caso dell’Happy Moon di Chopard trasmetterlo alle proprie figlie, nipoti e pronipoti. Anche perché questo orologio è qualcosa di più di una complicazione da donna: è un inno al firmamento, alle costellazioni e ai corpi celesti. Sempiterni per definizione.

    Il movimento prima di tutto. Volto nascosto e speculare di un quadrante volutamente ridondante nella sua bellezza, il movimento dell’Happy Moon è invece di un’eleganza sobriamente curata. Realizzato interamente in house, il calibro 96.25-C a carica automatica ha un micro-rotore in oro 22 kt in grado di assicurare un’autonomia di 65 ore; un’energia sufficiente per alimentare sia le funzioni orarie di base sia la complicazione. Il certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc ne testimonia la precisione. Infine lo spessore limitato rende la cassa sottile e ne facilita la portabilità al polso di una donna.

    Da qui, in un gioco di corrispondenze, passiamo all’estetica. Rosa l’oro scelto per la cassa dell’orologio, impreziosita dalla lunetta incastonata di diamanti “a neve”. Altre pietre preziose costituiscono la firma distintiva della collezione: sono i 7 diamanti mobili lasciati liberi di scorrere su tutta la superficie del quadrante. Ogni più piccolo gesti fa da abbrivio; ed è sufficiente non solo a dar loro il moto ma anche a suscitare il tipico fruscio proprio della famiglia degli Happy Sport, cui l’Happy Moon appartiene. 

    Ma veniamo ora al quadrante, in avventurina blu: non un blu qualunque insomma, ma caratteristico di quel vetro misto a inclusioni metalliche inventato proprio in Italia, per caso. Un cielo stellato arricchito “naturalmente” da costellazioni in oro, che riprendono la mappa celeste dell’emisfero boreale. Sempre in oro le lancette di ore e minuti, mentre i piccoli secondi (posti come di consueto a ore 6) sono scanditi dalla Stella Polare quasi speculare alla Luna, racchiusa in una finestrella tonda (situata sotto le ore 12). Dettagli studiati alla perfezione, per ricordare, ancora una volta, che l’Alta Orologeria si esprime proprio nel particolare.

  • Première Velours di Chanel. Un racconto di Natale

    Première Velours di Chanel. Un racconto di Natale

    Il Première Velours di Chanel come non s’era mai visto. Immerso in atmosfere ovattate, illuminato dai riflessi dell’oro, attorniato dalle camelie. Inizia dalle suggestioni di queste immagini la favola scritta da Elena Lorusso per evocare la magia che talvolta scaturisce da un orologio. Quel certo “non so che” che fa accendere la passione: sensazioni impalpabili eppure importanti, benché pochi lo confessino. Qui tradotte nell’incanto di una fiaba dai toni poetici: un modo diverso per augurarvi Buon Natale

    C’era una volta un mondo bianco, rarefatto e fragile. Un mondo intoccabile, acerbo, privato del colore e di qualsiasi sfumatura diversa dal candore. Un mondo privato del fiorire, del suo profumo, del tatto, e di qualsiasi senso.

    E poi c’era un cofanetto: piccolo, compatto, morbido al tocco, sontuoso e regale, sopravvissuto chissà come a così tanto torpore. All’interno, perla tra le ostriche, un orologio unico nel suo genere, scherzo del destino e di inestimabile cura. Antitetica bellezza in un mondo pieno di candore.

    Effetto velours il cinturino, laccato il quadrante e dorata la cassa, forme decise, rigorose, definite nella loro ostinata regalità. Vellutata bellezza e ovattata beltà, Première era il suo nome, Chanel il suo creatore. 

    Un nome che nasconde un destino, “La prima”, quella vera. Come la raffinatezza da trasmettere per osmosi al polso che l’avrebbe indossato e posseduto per davvero, come un incastro e un’appartenenza senza tempo.

    “Brillerai”, gli avevano detto. “Brillerai, e illuminerai il polso di chi t’indosserà”. Ma il tempo scorreva e portava via anche le speranze di trovare la sua forma.

    Invano aveva cercato polsi e corpi adatti, ma l’ossimoro era diventato solo più deciso, più definito, senza spezzare nessun incantesimo. Piccoli, ossuti, tanti ne aveva incontrati, ma il sortilegio rimaneva tale, i fiori non sbocciavano e il profumo non si sprigionava.

    I giorni passavano, la bellezza di Première smaniava di esplodere, trepidante e incontinente di espandersi per raccontare tutto il proprio fascino.

    Fino a quella sera. Un polso quasi anonimo, lieve, delicato. Timido a porsi, le mani titubanti nell’aprire cotanta bellezza mai violata. E poi una speranza. “E se fosse quello giusto?…”. “E se fosse quello perfetto?…”.

    Un movimento, secco, quasi sicuro, inusuale per un corpo così esile.
    Il cinturino fatto scivolare tra le mani, la cassa d’oro che si illumina e risalta tra il bianco dei baccelli, il velluto che si anima e rivela tutta la voluttuosa sensualità.

    Poi il contatto con il polso, ergonomico, perfetto, contrapposta bellezza e contrasto illuminante. Poi ancora il profumo, inebriante, le camelie che si schiudono e il bianco che riprende forma, che fiorisce e prende vita.

    Pochi attimi, densi e intensi, Première vive e rivive sul polso di lei. Nato per quel destino, attimo dopo attimo. E poi quel suono deciso, un rintocco, due, tre, quattro, fino a indicare l’ora: la mezzanotte. Una carrozza che fugge e il profumo con lei…

  • “My Iwc” o la cura per il cliente della casa di Sciaffusa

    “My Iwc” o la cura per il cliente della casa di Sciaffusa

    “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”, una grande verità nascosta in uno dei libri più citati di sempre, “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Un concetto di tempo (da dedicare a qualcuno o a qualcosa), applicabile anche all’Alta Orologeria. Sentito in particolare da Iwc, maison legata da anni a filo doppio con il mondo di St-Ex, il suo immaginario e gli insegnamenti di vita racchiusi nelle sue pagine.

    Di certo nella casa di Schaffausen devono aver pensato alla rosa del Piccolo Principe, quando hanno creato My Iwc: il nuovo programma che estende fino a otto anni la garanzia internazionale finora limitata ai consueti due anni. Perché con questo programma la maison ha tracciato la strada per una nuova relazione con il cliente, intessuta attraverso il concetto di cura e prossimità. “Take care”, in poche parole.

    L’obiettivo infatti è quello di fornire un servizio completamente dedicato e dedito al cliente, per coccolarlo, fidelizzarlo e prendersene cura. Da parecchio ormai si sente parlare di “cliente al centro”, di esperienze d’acquisto sempre più totalizzanti e coinvolgenti. Un fenomeno sociale (se non perfino un modello etico) più acclamato che realmente concretizzato. Ma la verità è che la cosiddetta consumerization, la tendenza che vede sempre più centrale il ruolo del cliente, è ormai già avviata.

    Tant’è vero che con My Iwc i clienti del brand avranno la possibilità di applicare la garanzia di otto anni anche in via retroattiva. Non solo per gli esemplari acquistati a partire dal 19 novembre (giorno in cui il programma è stato avviato), ma anche per quelli acquistati fino a due anni prima – quindi ancora coperti dalla precedente garanzia, che potrà essere estesa di altri sei anni. Basta registrarsi sul sito web della casa. In più, gli iscritti al programma My Iwc potranno usufruire di altri vantaggi che riguardano eventi e informazioni. Ad esempio ricevere consigli utili sulla manutenzione del proprio orologio, o conoscere in anteprima le principali novità del marchio.

    Insomma, un servizio di qualità che si prende davvero cura del cliente. Del resto, l’orientamento della maison verso la qualità sembra inscritto nel motto che la identifica fin dal 1903: “Probus Scafusia”, creato dall’allora Direttore Johannes Rauschenbach-Schenk. Ancora oggi inciso sulla corona e sul rotore di carica di tutti gli esemplari della casa, si potrebbe tradurre come “Qualità made in Schaffausen”. E sta a sintetizzare i rigorosi standard seguiti dalla casa per offrire sempre il meglio.

    A maggior ragione ai nostri giorni, in cui i materiali, le tecnologie e i procedimenti produttivi hanno fatto passi da gigante in tema di precisione e affidabilità. Qui a Schaffausen come altrove. Con My Iwc, il brand si inserisce in una rotta già anticipata da altri brand del gruppo Richemont, scrivendo una storia del tutto nuova. In questo il titolo del programma non è stato scelto a caso. Il possessivo indica infatti la prossimità di una relazione, quella tra marchio e cliente, ora più stretta che mai. Take care, appunto.

  • Swatch Skin Irony, un ossimoro di colta, allegra creatività

    Swatch Skin Irony, un ossimoro di colta, allegra creatività

    Fredda e leggerissima. In acciaio e ultrasottile. È la nuova Skin Irony di Swatch. A guardarla bene, una collezione data dall’accostamento di due concetti diametralmente opposti, o quasi. Un ossimoro. Sembra infatti che il brand svizzero abbia preso in prestito qualche vocabolo dalla letteratura per questa collezione. Ma andiamo con ordine e partiamo dai termini.

    Si chiama ossimoro quella figura retorica che consiste nell’abbinare due parole contrastanti. “Provvida sventura”, scriveva il Manzoni; “silenzio assordante”, ribatteva Pirandello. Insomma, l’ossimoro è stato spesso fonte di bellezza inesplorata, quella che nasce proprio dall’accostare ciò che normalmente sembrerebbe allontanarsi.

    Non è un caso quindi che Swatch, il celebre brand che ha saputo reinventare l’idea di orologio, abbia voluto stupire creando una collezione ossimorica appunto. Era l’autunno del 2018 e usciva la collezione Skin Irony, nata appunto dall’unione di due concetti opposti e, a cascata, di due collezioni diverse. Da una parte la collezione Skin, che comprende gli orologi più piatti mai realizzati in plastica, dallo spessore di 3,9 mm; e dall’altra la collezione Irony, con cassa in acciaio (anziché nella consueta plastica), rigorosa e lineare.

    Oggi, a distanza di un anno, la collezione Skin Irony torna, online e nei negozi, rinnovata. Ampliata nelle dimensioni, raggiunge i 42 mm di diametro, che vanno ad affiancare i 38 già esistenti. In totale comprende 26 referenze, da uomo e donna, dai gusti e dalle declinazioni più disparate; ma unite dallo stesso comune denominatore: voler stupire con stile, tra lo chic e l’essenziale.

    Evocativi i nomi di ciascun modello – da Skinsand, con colori terra e oro, a Skindream, in tonalità pastello cielo, a Skinnavy, dal total look blu –, per una fascia prezzo che va dai 135 ai 175 euro. Cassa sottile in acciaio lucido e cinturini in cuoio o silicone, alternati a bracciali in metallo, che riprendono ed esaltano la natura di ogni esemplare. Un ossimoro di materia e immaginazione, perché se l’acciaio spesso rimanda a qualcosa di massiccio e corposo, l’ultrasottile è proprio il contrario.

    In sintesi, orologi dall’eleganza discreta ma decisa, senza ridondanze nel quadrante, che puntano piuttosto alla pulizia di ogni codice stilistico, eppure ricchi di particolari. Capaci di far convivere le antitesi. Come dire, la creatività e le contaminazioni fra discipline sembrano essere ormai la chiave del successo. Anche in orologeria.

  • La collezione Aravis di Cluse. Wind of change, al maschile

    La collezione Aravis di Cluse. Wind of change, al maschile

    Wind of change. Devono aver pensato un po’ agli Scorpions in casa Cluse, quando hanno deciso di apportare qualche novità. Il brand di orologi olandese, celebre per le collezioni femminili dall’estetica classy-chic, ha deciso infatti di allargare il proprio target anche agli uomini. Perché di vento e cambiamenti in effetti si tratta, ma anche di evoluzione e trasformazione.

    Nasce così la collezione Aravis, la prima di orologi maschili firmata dal marchio. Dodici i modelli presentati in Italia, sei dei quali a tre sfere e altrettanti con cronografo. Un tocco nuovo, tutto virile, ma che in realtà riprende molte delle peculiarità che il brand aveva fatto sue per le collezioni femminili precedenti.

    Il gusto classico prima di tutto. La collezione Aravis spicca per semplicità, sobrietà e per quel gusto neo-vintage che colpisce senza eccedere, con naturale eleganza. Poi per i colori, con quadranti dal blu al verde, dal bianco al nero, con finiture oro e argento per illuminarlo. Infine per i cinturini, disponibili in tonalità e materiali diversi, intercambiabili come nelle collezioni femminili, per indossare un modello dallo stile sempre diverso.

    Un look sobrio e misurato, per rimanere in tema, che si veste però di qualche “complicazione”, come quella del cronografo. Molti modelli della collezione Aravis misurano infatti i tempi brevi. Tre i contatori sul quadrante, ad indicare i minuti crono, i secondi continui e le ventiquattro ore. Fa la sua comparsa poi la finestrella della data, fra il 4 e il 5.

    Insomma, occhiolino all’Alta Orologeria per le funzioni, e stile neo-vintage preso in prestito dalle collezioni femminili. La collezione Aravis sembra essere la prima di una via del tutto nuova per il brand olandese; tracciata con cura, per rivolgersi a uomini giovani ma dal gusto deciso. Per stupire, con gusto ed eleganza.

    Wind of change eccome. Perché, per dirla tutta, c’è sì vento di cambiamento in casa Cluse, ma soffia anche a vele spiegate.

  • Rosefield, crono neo-vintage d’impronta internazionale

    Rosefield, crono neo-vintage d’impronta internazionale

    Le premesse di Rosefield sono già tutte nel nome. “Campo di rose”, nella traduzione letterale, rende omaggio a Franklin Delano Roosevelt, il Presidente americano che rivendicò le proprie origini olandesi. E allude alla fusione tra due mondi: il minimalismo dello stile olandese e lo charme di quello americano. Da un lato quindi Amsterdam, dall’altro New York. Il tutto impreziosito da uno chic senza tempo che trasforma queste creazioni in oggetti femminili contemporanei ma d’ispirazione vintage.

    Perché lo stile cambia da paese a paese, con declinazioni che spesso realizzano le caratteristiche della nazione stessa. Ma c’è qualcosa di più sottile che accomuna ovunque un po’ tutte le donne in fatto di stile ed eleganza. È la venerazione per l’armadio materno: pochette, scarpe, minigonne… Chi non ha mai inveito contro la propria madre per aver dato via troppo presto i look dei decenni passati alzi la mano. Perché l’armadio della mamma ha la capacità di sfornare pepite in ogni dove, soprattutto in termini di accessori.

    Quando arriva quindi un marchio che sa coniugare il fascino vintage degli accessori materni con uno sguardo al domani, all’internazionalità, oltretutto a un prezzo decisamente democratico, allora il gioco è fatto. E Rosefield è riuscito a fare esattamente questo. A partire da Gabby, la prima collezione di cronografi realizzata dal brand per l’inverno 2018/19. Di gusto sport-chic, è proposta in tre finiture: gold, rose gold e silver, con il vezzo delle lancette perfettamente allineate al colore della cassa. In sintesi: formato lady size, quadranti dinamici, dal motivo azuré con i tre contatori, e bracciali ricercati, flessibili, dalle maglie a “chicchi di riso”.

    Ma il tema minimal-chic tipico di Rosefield ritorna anche nelle altre collezioni di esemplari “solo tempo”. In versione aggraziata passe-partout, ecco The Mini Boxy, con la piccola cassa carré, il quadrante decorato a cerchi concentrici e il bracciale in metallo bicolore dal sapore rétro, che rievoca un po’ gli anni Cinquanta. Mentre la tradizione più “classica” rivive in The Ace, con la cassa rotonda, il quadrante soleil e il bracciale a cinque file. Come dire, un vero e proprio evergreen.

    Ce n’è per tutti i gusti, insomma: la collezione non si esaurisce certo qui, al contrario dello spazio. Indispensabile quindi segnalare almeno un’ultima cosa. Per assecondare ogni sfumatura e mood della vita quotidiana, Rosefield offre anche il plus dei bracciali intercambiabili, per un orologio-accessorio-gioiello, diverso ogni giorno. Che finalmente qualcuno sia riuscito nell’impresa di salvaguardare gli armadi materni dai saccheggi delle figlie?

  • TAG Heuer e il Carrera Lady in versione “Cara”

    TAG Heuer e il Carrera Lady in versione “Cara”

    Eclettico, ribelle, androgino, ma, nonostante tutto, estremamente femminile. Tutti aggettivi che potrebbero essere associati a entrambi i protagonisti di questo pezzo. Il Carrera Lady da una parte, l’orologio iconico di Tag Heuer; e dall’altra lo stile di Cara Delevingne, modella, icona, attrice e ambasciatrice della Maison ormai da qualche anno. Insieme, modella e orologio, per un’occasione speciale: il restyling dell’orologio di casa Tag Heuer.

    Un restyling che rende ancora più esplicita la vocazione di quell’esemplare: la leggibilità. Nasce infatti nel 1963, in omaggio alla massacrante corsa Carrera Panamericana, come cronografo con Dna racing. Contatori più ampi, indici rivestiti con materiale luminescente. Elementi legati dalla volontà di ribadire l’intuizione di Jack Heuer: creare un cronografo da indossare alla guida, ossimorico nel coniugare eleganza e sportività.

    Ancora oggi, anche in versione femminile, Carrera Lady rimane quel mix di grinta e understatement. E Cara Delavigne non solo lo indossa, ma interpreta al meglio questo mood. Come se in qualche modo ne fosse contagiata: look urbano, androgino, classy si potrebbe azzardare. Perché la modella ci ha abituato un po’ a tutto, con quel misto di glam rock spettinato che l’ha resa la degna erede di Kate Moss, altro mostro sacro di seduzione rock’n’roll.

    Foto, quelle di Cara con il Carrera Lady, talmente rigorose da farci avvicinare allo schermo e dire: ma è lei? Sì, lo è, solo molto diversa. Così tanto da sprigionare forza, grinta e dire: “perché no”, perché essere sempre le stesse, perché non essere per un giorno qualcosa di nuovo? Del resto, camaleontica Cara lo è sempre stata. E in fondo non è antiquato relegare qualcuno in un’unica immagine stereotipata?

    Perché, per un giorno, non poter essere tutti un po’ come Cara, a metà tra interpretazione e contagio? “Uno, nessuno, centomila” riporta una reminiscenza pirandelliana. E allora sì: tutte, una, nessuna, diversa, uguale, senza tregua. E il risultato è davvero una perfetta simmetria tra orologio e modella, quasi come Cara fosse l’appendice umana del Carrera Lady. Che poi secondo me, sotto ai riflettori, gli anfibi di cuoio Cara li aveva lo stesso. Solo opportunamente celati.

  • GaGà Milano: tanti auguri Hello Kitty!

    GaGà Milano: tanti auguri Hello Kitty!

    Quali sono i clienti più fedeli al mondo? La risposta arriva sempre di getto: “Quelli di Harley Davidson!”. Un gruppo, uno stile di vita, mille tatuaggi per mostrarlo.
    Tenete a mente questa domanda lettori, sospendete il giudizio, e provate a rifarla anche alla fine dell’articolo.

    Veniamo alla notizia: Hello Kitty, il personaggio fondato dall’azienda giapponese Sanrio, compie 45 anni; e Gagà Milano, il marchio di orologi che ha fatto della non convenzionalità la propria bandiera, l’ha festeggiata con una caspule collection in edizione limitata.

    Due i modelli di orologi presentati durante l’evento al flagship store milanese di corso Venezia 8:  uno in acciaio e uno color oro rosa. Entrambi con cassa tonda per riprodurre il viso del personaggio, quadrante smaltato bianco per far risaltare gli occhi e cinturino in pelle rosso o bianco per ricordare il fiocco. Infine numero di serie sul fondello per essere davvero un oggetto per collezionisti. Venduto al pubblico a 350 euro.

    È il 19 settembre, Milano è in piena settimana della moda: press day, sfilate, aperitivi. Potrebbe quindi sembrare un po’ strana la presentazione di una special edition dedicata a un personaggio per l’infanzia proprio in quei giorni. Ma dopo le passerelle di Moschino a tema Barbie, si è pronti un po’ a tutto – solo magari ci si aspetta un pubblico decisamente young. O forse no. No, infatti. Perché le teenager, alla presentazione, c’erano anche, ma sono state del tutto fagocitate dall’entusiasmo – cheerleading – delle più grandi.

    E la collezione di Gagà Milano, infatti, è dedicata proprio a loro. A quelle che la maggiore età l’hanno superata “da una certa“, per dirla con accento zona Tevere. Ma che con disinvoltura, e soprattutto orgoglio, sfoggiano tatuaggi, trucchi, abbigliamento, tutto in pieno Hello Kitty Style. Cerchiamo allora di capire efficacia, eco e importanza di un personaggio che, partendo dalle più piccole, per osmosi, ha contagiato le sorelle più grandi prima e le madri poi, in una mania che si declina in mille oggetti di merchandising.

    Hello Kitty nasce nel 1974, fiocco rosso in testa, 8 anni all’anagrafe, niente bocca. Appare per la prima volta in un portamonete in vinile. Da lì è un crescendo di popolarità: ambasciatrice Unicef prima, status symbol per decine di star poi. Britney Spears, Ricky Martin, Lady GaGa, fino ad arrivare ad avere un intero album dedicato, “Hello Lisa” di Lisa Loeb. Esiste perfino una leggendaria chitarra a tema, una Stratocaster rosa…

    Negli anni il fenomeno Hello Kitty è riuscito a contagiare un po’ tutti. E le ragioni sono forse nei valori in cui si accompagna: genuinità, semplicità, gioia e spensieratezza. Sarà questo, sarà la voglia di tornare teenager, il risultato è che ad oggi, tatuaggi a parte, il marchio di Hello Kitty genera ogni anno un miliardo di dollari.

    Ancora sicuri che la risposta alla domanda iniziale sia la stessa?

  • Un secolo di pubblicità in mostra al Mih

    Un secolo di pubblicità in mostra al Mih

    2.500 documenti pubblicitari, 230 locandine originali: queste le cifre della mostra “L’ora per tutti, un orologio per ciascuno – Un secolo di pubblicità orologiera” aperta fino al 13 ottobre al Musée International d’Horlogerie di La Chaux-de-Fonds. «L’esposizione è il risultato di un lavoro di ricerca e di valorizzazione delle collezioni iconografiche del Museo», racconta Régis Huguenin, Curatore e Direttore del Mih. «E sottolinea la necessità di rinnovare la storiografia in ambito orologiero attraverso la domanda più che attraverso l’offerta: dallo studio dei consumatori piuttosto che dei fabbricanti».

    Sviluppata all’interno della partnership con l’Istituto di Storia dell’Università di Neuchâtel, è completata da un catalogo (pubblicato dalle Editions Alphil) ricco di approfondimenti da parte di diversi autori. Che analizzano i tanti aspetti del fenomeno a 360°, con prospettive grafiche, economiche, tecniche, sociali e culturali. Ne emerge uno specchio quanto più reale dell’ultimo secolo, attraverso la mutazione dei gusti, dei personaggi ed eroi di riferimento, dei linguaggi testuali e iconografici.

    La pubblicità come portavoce di un sentore collettivo, insomma. Perché slogan e cartelloni non si esauriscono con il mero fine commerciale: a insegnarcelo è stata anche una delle serie tv più celebri degli ultimi dieci anni, “Mad Men”. Che ha puntato i riflettori sull’importanza della figura dei creativi come megafoni del respiro di un’intera epoca, al di là dell’azienda che intendevano promuovere. In questo caso, un secolo di pubblicità in orologeria riflette tutto il conformismo e l’originalità, i cambiamenti e le tradizioni di una società in evoluzione.

    «In un mercato orologiero sempre più concorrenziale», continua Monsieur Huguenin, «negli anni le case orologiere si sono completamente affidate alla pubblicità per fissare al meglio i propri valori. E veicolarli al cliente finale, applicando codici culturali che si sono evoluti col tempo», conclude. Non sorprende quindi che tra le locandine spuntino anche veri e propri “manifesti” culturali (in tutti i sensi). Per esempio le affiches dedicate alla lotta di genere, come quella di Bulova del 1974. O i messaggi più concettuali, come l’idea della fugacità del tempo rappresentata da Moeris nel 1948 per mezzo di un vaso di fiori appassiti.

    Tra i tanti i nomi illustrati da questa mostra al Mih, spuntano anche Eberhard & Co, Zenith, Omega. Ma ciò che emerge soprattutto, attraverso le pubblicità, è il racconto non solo della storia del singolo brand, ma anche quella dell’orologio. Segnata da due grandi rivoluzioni: il passaggio dal taschino al polso e l’avvento del quarzo. Che ne hanno cambiato del tutto l’essenza, e lo hanno trasformato da strumento per la misura del tempo a vero e proprio accessorio di stile.

  • Prix de Diane Longines: cavalli (e cappelli) in gara a Chantilly

    Prix de Diane Longines: cavalli (e cappelli) in gara a Chantilly

    Ci sono un luogo e un’occasione particolari, in cui ogni anno migliaia di donne concentrano tutta la loro femminilità ed estro in un unico accessorio. Il luogo è Chantilly, 50 km a nord di Parigi, l’occasione il Prix de Diane Longines e l’accessorio è il cappello. Una ricorrenza che si ripete da ben 170 anni, precisamente dal 1849, e negli ultimi 9 ha avuto come title partner e cronometrista ufficiale Longines, che con l’equitazione ha un rapporto secolare (il primo cronografo con inciso un cavallo e un fantino è del 1878). Per nostra fortuna, lo scorso weekend Il Giornale degli Orologi era in primissima fila – cappello sul capo incluso, come dress code comanda – per raccontarvi una doppia competizione molto particolare.

    Gare al femminile

    Ma andiamo con ordine, e diamo giusto qualche coordinata storica e geografica per contestualizzare al meglio l’evento. Il Prix de Diane è la più importante corsa equestre di puledre e si tiene ogni anno, a metà giugno, appena fuori Parigi. Nove corse si svolgono durante la giornata, tra cui la principale – anche per il milione di euro in palio – è l’omonimo “Prix de Diane Longines”. A vincerlo quest’anno Channel e il suo fantino Pierre-Charles Boudot. Accanto alle gare combattute sul tracciato dell’ippodromo, però, ne esiste un’altra, un po’ meno rumorosa ma altrettanto rilevante. In lizza le signore, che si fronteggiano a suon di piume e organze per il cappello più elegante. Il migliore si aggiudica il premio “Mademoiselle Diane by Longines”.

    A vincerlo quest’anno Abigail Lopez-Cruz, che insieme ai sorrisi di soddisfazione ha potuto indossare un Longines Record, un orologio dallo chic intramontabile. Estratto da una collezione qui celebrata da due ambasciatori d’eleganza della Maison: Kate Winslet (Premio Oscar per “The Reader”) e Simon Baker (protagonista della serie tv “The Mentalist”). Entrambi volti del ricco universo Record, declinato in referenze da uomo e da donna, in diversi metalli (acciaio, oro rosa, bicolore) e in quattro taglie (26, 30, 38,5 e 40 mm di diametro).

    Una tradizione coinvolgente

    Ma torniamo alla gara. Il Prix de Diane Longines è molto, molto di più di una semplice corsa: è un evento senza tempo, prima di tutto. Per un weekend, infatti, la cittadina famosa per l’omonima crema si toglie il cappello da pasticcere di Francia per vestirne uno ben più fantasioso. E che sia un fascinator (si chiamano così i modelli da cocktail di varie fogge) o a tesa larga poco importa… L’importante è rispettare la tradizione.

    E così succede, attraverso lo stile prima di tutto: se le donne esibiscono cappelli strepitosi – ho visto sfilare riproduzioni di vascelli, lampadari, animali da compagnia e altro, portati con una naturalezza che nemmeno il tacco 3 comporta -, dal canto loro gli uomini rispolverano look da perfetti gentleman, con tanto di cilindro, panciotto e monocolo. Dress code d’altri tempi, ma non solo. Perché il Prix de Diane Longines è una macchina perfettamente oleata che sfodera tutta un’organizzazione a tema: ovunque spuntano infatti corner dove abbellire il proprio cappello e banchetti con scatole per riporlo accuratamente senza rovinarlo.

    Le sensazioni del Prix de Diane Longines

    Il risultato di tutto questo è un rapporto simbiotico fra tradizione, eleganza e folklore. In cui si fatica a vederne i confini ma in cui è inevitabile sentirsi travolti e inebriati. Perché, se come me non si è passata l’infanzia tra ippodromi e maneggi, lo spaesamento e la sorpresa iniziale lasceranno senza fiato, certo. Ma poi, inesorabile, arriverà il rischio di finire come Julia Roberts in “Pretty Woman” alla partita di polo. Un po’ fuori luogo sì, ma terribilmente entusiasta: perché in fondo la trance agonistica è sempre concessa. Anche con un fascinator perfettamente indossato.

  • Stéphanie & Jessica, la natura romantica di Oui & Me

    Stéphanie & Jessica, la natura romantica di Oui & Me

    Look di tendenza, soggetti romantici, quadranti in 3D: sono gli esemplari ispirati alla natura di Oui & Me, nuovo brand francese acquisito dal Gruppo Morellato, dopo il successo nell’Hexagone. Presentati giovedì scorso a Milano, dal 1° luglio saranno disponibili anche in italia, in tutti i negozi Bluespirit e in una selezione di orologerie. Femminili ma non leziosi, colpiscono per la grafica floreale: bouquet di peonie, rose, margherite, fiordalisi… La loro marcata identità è frutto della fantasia e dell’intuizione di due giovani designer, Stéphanie Lhérété e Jessica Alexandre. Che ci hanno raccontato passato, presente e futuro delle loro originalissime creazioni.

    Com’è nata la vostra collaborazione?
    S.L. Da una passione comune, quella per la natura e per la montagna. Frequentavamo lo stesso gruppo di amici, così abbiamo scoperto di amare le stesse cose: le camminate all’aria aperta, i fiori, gli animali e la fotografia.
    J.A. Piano piano è nato il desiderio di declinare tutto ciò che la natura poteva offrire in oggetti che la rendessero eterna. Da qui siamo arrivati agli orologi e al tempo, perché la natura evolve con esso, basta pensare alle stagioni.

    Veniamo al nome, come mai proprio “Oui & Me”?
    S.L. Volevamo che il nome raccontasse già la vocazione del nostro marchio, positiva, inclusiva e, naturalmente, francese.
    J.A. Esatto. Il “Oui” risponde alla volontà di esprimere positività, il “Me” invece racconta la vicinanza con le nostre clienti e l’identificazione con esse per sentirsi parte di una famiglia.

    Ecco, la clientela: a chi vi rivolgete?
    S.L. Alle donne, a tutte le donne. All’inizio eravamo convinte che la nostra clientela fosse essenzialmente composta dalle giovanissime, ma non è così.
    J.A. Abbiamo scoperto di essere scelte anche e soprattutto da donne che hanno già dei figli, per questo motivo abbiamo reso impermeabili due delle nostre tre collezioni (in modo da renderle più pratiche, pronte ad affrontare imprevisti, ndr). Immaginavamo donne e mamme indaffarate in mille attività con i figli, ma non volevamo rinunciare a un tocco glamour.

    Le collezioni: sono tre e tutte dedicate alla natura. Cosa le differenzia?
    S.L. Sì, c’è la collezione Fluerette che svela sul quadrante dettagli ispirati alla natura, fiori, libellule… Poi la collezione Amourette, ancora più romantica e classica grazie a un piccolo twist con cuori sul quadrante. E infine Finette, la collezione che strizza l’occhio ai gioielli, pensata anche con la cassa rettangolare per accompagnare al meglio il polso delle donne.

    Tre collezioni diverse ma con un tratto distintivo in comune: i quadranti tridimensionali. Come vengono realizzati?
    J.A. Per noi la tridimensionalità era fondamentale. Volevamo che le nostre creazioni fossero davvero frutto della loro ispirazione, la natura. Per far questo generalmente forniamo alla produzione differenti schede, ognuna svela tutti i dettagli che da rappresentare sul quadrante. Queste schede poi vengono stampate e applicate attraverso sovrapposizione. Ci sono poi alcuni modelli – in particolare della collezione Amourette – in cui la tridimensionalità della libellula al centro viene realizzata in casting con un processo di stampa a sé e poi applicata in un secondo momento sul quadrante.

    Parliamo di “tempo”: come vi vedete tra qualche anno e come vorreste far evolvere il marchio?
    S.L. Vorremmo prima di tutto continuare a divertirci insieme, facendo ciò che più ci appassiona. E poi vorremmo rendere ancora più concreto il nostro legame con la natura, realizzando orologi con materiali eco-sostenibili. Magari partendo dai cinturini.

  • Breitling Superocean Outerknown. Per uno sviluppo sostenibile

    Breitling Superocean Outerknown. Per uno sviluppo sostenibile

    Il Breitling Superocean Outerknown è stato presentato in anteprima lo scorso ottobre. Però non è ancora nei negozi: ci arriverà presto (come spesso accade, per la produzione sono necessari alcuni mesi). Noi ne parliamo adesso perché questo è il momento giusto per pensare all’acquisto di un orologio subacqueo in vista dell’estate. E il Breitling Superocean Héritage II Chronograph 44 Outerknown – per usare il nome completo – è l’ultimo nato nella famiglia di subacquei simbolo della casa di Grenchen.

    Una collezione storica, così famosa da non aver bisogno di presentazioni (basti solo ricordare che è stata creata per i sommozzatori nel lontano 1957). Ma, allo stesso tempo, una collezione modernissima, nel progetto come nella costruzione. Lo dimostra appunto il nuovo Breitling Superocean Outerknown, il cui cinturino in materiale riciclato è la concreta realizzazione della coscienza ecologica della marca e del suo impegno per uno sviluppo sostenibile.

    Sì, perché Breitling è sempre più “green” – almeno da quando George Kern ne ha preso le redini. Prima per la partnership con Ocean Conservancy, un’organizzazione che da quasi cinquant’anni si batte per la salvaguardia degli oceani (ne riparleremo presto). Poi per la creazione delle Breitling Squad, un paio delle quali presentano una marcata sensibilità ambientale. Quindi per la collaborazione con Outerknown – il marchio di abbigliamento “etico” che fa capo proprio a un membro della Surfer Squad, Kelly Slater -, sfociata appunto nella creazione del nuovo Superocean.

    Poco male se non conoscete Outerknown. A meno che non siate esperti di economia circolare, è probabile che non ne abbiate mai sentito parlare. Più noto, invece, è Kelly Slater, definito da molti “il più grande surfista di tutti i tempi”. Vincitore di 11 titoli mondiali, è stato il più giovane campione dell’ASP World Tour (a 20 anni, nel 1992) e anche il più vecchio (a 39, nel 2011). Ha sfilato per Versace, recitato nella serie tv “Baywatch” (pare sia stato a lungo fidanzato con Pamela Anderson), è stato perfino protagonista di un videogame. Poi, insieme al designer John Moore, ha fondato Outerknown, con l’intento di fare qualcosa di tangibile “for People and Planet”, come recita il claim del marchio californiano.

    La moda di Outerknown mira a proteggere le risorse naturali e a ridurre l’impatto dei consumi sull’ambiente. Usa cotone biologico, si appoggia ad aziende del commercio equo e solidale, garantisce una filiera controllata. E promuove campagne come “Itsnotok” per supportare Ocean Conservancy. Da questo background nasce il cinturino Nato del Breitling Superocean Outerknown, realizzato interamente con un tessuto innovativo: l’Econyl. Un filo creato dal riciclo del nylon di scarto, per esempio le reti da pesca recuperate negli oceani di tutto il mondo. Un materiale  rigenerato, altamente resistente e riciclabile all’infinito.

    Per il resto, il Breitling Superocean Outerknown è un cronografo con cassa in acciaio Dlc nero, impermeabile fino a 20 atmosfere. Monta un movimento automatico Calibro Breitling 13, basato sul miglior allestimento dell’Eta Valjoux 7750, con funzione day-date e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). E ha un look blu, in omaggio al mare: dal quadrante spazzolato soleil al cinturino personalizzato, fino alle lancette e agli indici luminescenti. Certo, metterselo al polso è un piccolo gesto, come una goccia nell’oceano. Ma l’oceano in fondo non è fatto di gocce?

  • “More than just the time”: complicazioni da leggere

    “More than just the time”: complicazioni da leggere

    Cronografo, ripetizione minuti, tourbillon, secondo fuso orario… Sono solo alcune delle complicazioni che possono arricchire gli orologi: ne sviluppano il carattere e la vocazione, e allo stesso tempo ne aumentano il valore commerciale. Ma che origini hanno queste funzioni? E soprattutto che legame hanno con i moderni orologi da polso?

    È quanto ha voluto raccontare Monika Leonhardt nel libro “More than just the time”, pubblicato qualche mese fa in tre lingue (inglese, francese o tedesco) per le edizioni Alphil e il Musée Internationale d’Horlogerie di La Chaux-de-Fonds. Un prodotto editoriale nato dalla partnership tra il Museo di orologeria più importante al mondo e Les Ambassadeurs, siglata nel 2014, in occasione del cinquantesimo anniversario della boutique ginevrina.

    “Si tratta di una nuova offerta del museo”, racconta Régis Huguenin, Curatore e Direttore del Mih: “Questa pubblicazione completa il nostro catalogo di opere scelte. L’obiettivo era quello di presentare alcuni dei pezzi acquisiti dal museo a partire dal 2000. E di sintetizzarne le complicazioni in una guida pratica e con un linguaggio accessibile”.

    Otto le complicazioni spiegate e otto i capitoli attraverso i quali il libro svela la storia di ciò che anima questi gioielli meccanici, antenati degli attuali esemplari da polso. “More than just the time” è infatti un manualetto di poco meno di cento pagine esteticamente accattivanti. Pensate non solo per un pubblico di addetti ai lavori, ma anche per gli appassionati di storia e di strumenti del tempo.

    Una sintesi di una ventina di esemplari da tasca scelti per il loro legame con il presente e per la ricchezza di dettagli che nascondono nei loro movimenti. Piccole macchine “pensanti” dal cuore prezioso. Come la Montre de poche astronomique ovale realizzata all’inizio del 1600, a pochi anni dalla riforma del calendario voluta da Papa Gregorio XIII. Che ha segnato profondamente non solo la storia dell’orologeria ma dell’intera civiltà occidentale.

    “Sono molti gli aneddoti e le storie raccontate in questo piccolo volume”, conclude Monsieur Huguenin. “Ma, al di là della loro storia tecnica, questi oggetti hanno conosciuto una vita propria”. Che continua tuttora. Oltre la spiegazione delle complicazioni, oltre l’analisi di ogni esemplare, in effetti, il volumetto ha un merito particolare. Ci fa capire che il patrimonio del museo è lì per noi. Ed è un po’ di tutti noi.

  • Festa della mamma: il tempo in dono

    Festa della mamma: il tempo in dono

    La Festa della mamma è probabilmente una delle ricorrenze che mette più d’accordo il mondo. Nonostante le piccole differenze sul mese in cui celebrarla (tre/quarti degli Stati la festeggia a maggio e il restante quarto a marzo), quasi ovunque le si dedica almeno un giorno all’anno. La sua origine in realtà è legata alla figura di Ann Reeves Jarvis che, in piena Guerra civile americana, iniziò a organizzare club di sole donne per aiutare i più bisognosi e contrastare la mortalità infantile.

    Il senso più profondo della festa si rifà quindi allo spirito di collaborazione e dedizione delle donne e delle mamme, che all’epoca decisero di dedicare del tempo agli altri. Come spesso accade però, con gli anni la giornata ha perso la vocazione iniziale per tramutarsi in una celebrazione più commerciale. Comunque sia, rimane in questa data l’occasione per le mamme di ridiventare padrone del proprio tempo.

    Perché ok, si è madri. Ma si è anche compagne, zie, sorelle, e nello stesso tempo dirigenti d’azienda, casalinghe, insegnanti o sportive… Sono mille le personalità e i ruoli di ogni donna. E trovare il tempo giusto per ciascuno di questi è fondamentale. Ecco perché essere “a tempo”, e “alleate del tempo”, sembra essere uno dei regali più belli cui ogni donna può aspirare per sé stessa. Donarsi tempo quindi è essenziale: come diceva Antoine de Saint-Exupéry, “è proprio il tempo dedicato alla propria rosa a renderla speciale”.

    Di questo desiderio si sono accorte anche alcune case orologiere, maestre in fatto di tempo. Che hanno voluto dedicare alla festa della mamma delle collezioni ad hoc per celebrarla e aiutarla a celebrarsi. Per esempio Caribe di Philip Watch, una maison in cui scorre per metà sangue partenopeo, per sua stessa natura più sensibile al culto materno. La storica collezione, dall’impronta decisamente chic e dal gusto intramontabile, sceglie per l’occasione tre modelli “solo tempo”, con cassa in acciaio e quadranti dai colori tenui e dal nome esotico – sunray rose, brown e ivory. Dal classicissimo bracciale a cinque file in acciaio.

    Linee essenziali, ispirazione rétro e nuance pastello sono invece le note dell’inedita collezione Le Couronnement di Cluse. Il marchio olandese ha scelto di celebrare la festa della mamma con sei modelli dal quadrante bianco, silver o rosé, impreziosito da gocce metalliche agli indici. La cassa, anche color oro rosa o giallo, ha la lunetta increspata da micro-rilievi di forma esagonale (simbolo del brand). Completano il look cinturini coordinati in pelle, ton-sur-ton.

    Diverse le collezioni di questi marchi, come diverse sono le loro vocazioni. Fa sorridere però che, in entrambi i casi, l’unica funzione supplementare sia proprio il datario (per Cluse è il primo modello ad averlo). Tocca infatti pensare al francese, in cui essere “à date” significa essere proprio “al passo coi tempi”: insomma, per rimanere in tema… touché!

  • Vitaminico Swatch. La nuova collezione Energy Boost è online

    Vitaminico Swatch. La nuova collezione Energy Boost è online

    Frizzante, energetica, decisamente estiva: queste le note della nuova collezione Energy Boost di Swatch. Un’esclusiva per il web di quattordici orologi con quadranti e cinturini dedicati a frutti e fragranze estive. Fragole, mango, kiwi, banana, ogni orologio della collezione ha il suo protagonista e da questo, inevitabilmente, ne acquisisce anche la personalità.

    Ma andiamo con ordine, perché la combinazione moda/frutta ha dei precedenti. Il Fruits & Vegetables style ha fatto la sua (ri)comparsa in casa nostra qualche anno fa: i primi a utilizzarlo in tempi recenti sulle passerelle sono stati Dolce&Gabbana. È del 2012 la collezione interamente ispirata a colori e sapori della terra sicula, melanzane, peperoncini, un tocco piccante e barocco che sapeva di Sud. Per trovare proprio la frutta però dobbiamo aspettare Moschino Cheap and Chic che, nello stesso anno, ha addirittura organizzato la sfilata in un mercato ortofrutticolo.

    La verità è che la moda e il cibo molto hanno in comune in termini di creatività, colori e ironia. A dimostrarlo è anche Gretchen Röehrs, l’illustratrice americana che su Instagram ha realizzato schizzi di figure femminili i cui abiti sono composti proprio da frutta e verdura. Irriverente sì, ma soprattutto creativa.

    Ma non è solo un fenomeno di oggi. Basti pensare a Carmen Miranda, la diva brasiliana che negli anni ’30/’40 del Novecento incantava Hollywood con i suoi samba. E ancor di più con i suoi improbabili, elaboratissimi en-tête ricchi di ananas, banane e altri frutti tropicali. Sono molti poi gli aneddoti che circondano il cibo e le sue proprietà nella storia. Si narra infatti che alla corte del Re Sole, la frutta, e in particolare le fragole, fossero al centro di messaggi d’amore molto particolari. Le donne che volevano dimostrare la propria “disponibilità”, si lasciavano infatti guardare proprio mentre mangiavano fragole.

    Messaggi subliminali o meno, gli orologi da polso della nuova collezione Swatch Energy Boost sono disponibili in anteprima sul sito (da 60 a 70 euro). E promettono di declinare al meglio le premesse che l’hanno preceduta, partendo anche dai nomi. Cour de mangue, Cerise moi, Toile fraisée sono solo alcuni per quadranti e pattern accattivanti che sanno davvero di estate. Vitaminiche golosità da indossare al polso e da mangiare con gli occhi.

    Accessorio fashion più che vero e proprio strumento di utilità, l’orologio è ormai diventato un oggetto da collezionare e cambiare con la stessa velocità di bracciali o anelli. E Swatch è l’azienda che ha saputo meglio interpretare questa tendenza, facendo del “second watch” un accessorio da collezionare e in cui dare libero sfogo alla creatività.

    Ora non resta che sperare una sola cosa. Che indossare uno degli orologi della collezione, oltre che a vestire di creatività, arrivi anche, per osmosi, ad avere benefici detox per la linea. Chissà…