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Tag: Watches and Wonders 2024

  • Retrovision ’47, Hautlence mette la radio al polso

    Retrovision ’47, Hautlence mette la radio al polso

    Io che sono diversamente giovane, quando ho visto il Retrovision ’47 di Hautlence ho pensato immediatamente a un’orecchiabile canzone della mia infanzia, Video Killed the Radio Stars, dei semisconosciuti The Buggles. Un motivetto il cui video, due anni dopo, diede il via alle trasmissioni di Mtv, il 1° agosto 1981, a mezzanotte e un minuto. E che mi torna in testa come il classico dei tormentoni estivi ora che mi accingo a scrivere del Retrovision ’47. Ossia di un oggetto che fatico a definire orologio, anche se nasce a tutti gli effetti per segnare l’ora.

    Il colpo di genio del Retrovision ’47

    Quali siano la storia e la filosofia costruttiva di Hautlence, l’ho accennato poco più di un anno fa in questo articolo, al quale vi rimando per rinfrescarvi la memoria. E, se leggete bene, c’è anche una coincidenza interessante. Là scrivevo del Linear Series 2 e di come mi avesse impressionato una volta visto a Watches and Wonders. Per il Retrovision ’47 è stata più o meno la stessa cosa, a dimostrazione di quanto l’appuntamento ginevrino valga il prezzo del biglietto, specialmente per ciò che mettono in mostra i marchi cosiddetti indipendenti.

    Fatta questa premessa, arrivo al Retrovision ’47 perché, per coloro che sono alla ricerca di novità e originalità, questo orologio è semplicemente una bomba. Ed è nato (come spesso accade per gli orologi di Hautlence e di H. Moser & Cie.) per far parlare. Creato come pezzo unico, ha un design dichiaratamente ispirato all’apparecchio radiofonico Model 5A5 della General Television & Radio Corp., realizzato negli anni ’40. Un esercizio di stile e di design per immaginare il tipo di orologio che Hautlence avrebbe potuto costruire se fosse stata fondata allora e non vent’anni fa.

    Ebbene, nonostante il Marchio non avesse previsto di metterlo in commercio, questo modello ha talmente colpito nel segno, è stato accolto con così tanto entusiasmo da convincere il management a moltiplicare per dieci il pezzo unico iniziale. Così il Retrovision ha dato vita a un’edizione limitata di 10 esemplari. Se pensiamo poi che un orologio più che su un polso si appoggia sul radio… ebbene, il cerchio si chiude.

    Una cassa non banale

    In sostanza, quindi, Hautlence ha preso quasi in toto il design rétro di quella radio, lo ha ridotto di scala e lo ha trasformato in un orologio meccanico di altissima qualità. Le differenze visive sono minime – nel Retrovision ’47 mancano le due manopole del ricevitore radio ed è comparsa una seconda maniglia a ore 6 – perché uno degli obiettivi di Hautlence è chiaro: preservare il più possibile l’identità estetica della radio, anziché richiamarla in modo vago con il design e la scelta dei colori.

    Il risultato è una cassa dalle linee rettangolari smussate, che misura 44,4 mm di larghezza e 39,2 mm da ansa a ansa, con uno spessore tutto sommato contenuto: 12,1 mm. Il Retrovision ‘47 è leggerissimo perché ha la cassa in titanio grado 5. Oltre alla forma particolare – ancora più notevole se si considera la difficoltà di lavorazione di questa lega -, la cassa ha un’altra peculiarità: è dipinta a mano. Nessun procedimento industriale sarebbe stato in grado di riprodurre l’aspetto marmorizzato verde e bianco del guscio in bachelite della radio Model 5A5.

    Il piccolo quadrante è in ottone placcato oro ed è decorato nella parte centrale con un motivo che ricorda il cosiddetto Nastro di Möbius, che Hautlence ha adottato come logo. È protetto da un vetro zaffiro con trattamento antiriflesso, ma il Marchio non specifica se applicato su un solo lato o su entrambi. La griglia dell’altoparlante a fianco del quadrante, la cornice di quest’ultimo e le due “maniglie” curve sui lati verticali della cassa – che fungono da anse – sono in titanio grado 23 lucido, un’altra brutta bestia da lavorare con questo tipo di finitura. 

    Il movimento di manifattura

    Il fatto che qualche riga sopra io abbia definito il Retrovision ’47 un orologio meccanico di altissima qualità è dovuto non solo alle finiture, ma anche e soprattutto al movimento. Che Hautlence ha reso visibile attraverso un fondello in cristallo zaffiro trasparente, anche se forse avrebbe potuto fare di meglio senza esagerare con le scritte.

    Considerando le dimensioni ridotte del fondello, l’averci messo “Model ED 20 Made to operate only on 21.600 A/h – Guaranteed Autonomy for 72 hours – Proudly produced in Switzerland” crea qualche difficoltà nella piena visione del calibro. Per quanto le scritte siano traslucide, un movimento di alta manifattura come il D20 automatico meriterebbe di essere messo maggiormente in luce e non mortificato come se fosse un qualunque movimento industriale.

    Lasciato spazio a questa considerazione del tutto personale, riservo qualche dettaglio tecnico in più sul movimento per le didascalie, accennando solo a quanto già si legge sul fondello: il calibro lavora a 3 Hz e ha circa 3 giorni di autonomia. E, a proposito di vedo-non-vedo, la griglia sul quadrante non ha solo una funzione estetica, ma anche quella di celare parzialmente alla vista la star del calibro D20: il tourbillon volante a un minuto. Che dà il meglio di sé al buio.

    Poiché la griglia lo nasconde parzialmente, Hautlence ha pensato a un tocco magico: lo ha circondato con un motivo a onde radio ricoperto di Super-LumiNova grigia su sfondo nero, che emette un bagliore verde al buio come gli indici sul quadrante. Un effetto suggestivo, che esalta l’ispirazione radio-vintage del Retrovision ’47 ed è del tutto privo di funzionalità pratica. Se si considera inoltre che anche gli indici sul quadrante hanno la stessa luminescenza verde, ma che le lancette non hanno alcun punto di Super-LumiNova, il risultato (voluto) è più una radio che un orologio.

    Retrovision ’47: per chi cerca altro

    Chiudo con qualche considerazione. Come credo molti di voi abbiano capito, personalmente ho un debole per i marchi indipendenti. Anche se spesso tendono a strafare, in termini di design più che di complicazioni, compromettendo quello che in orologeria è inderogabile: la leggibilità. È un peccato di gioventù, un’esuberanza tipica di brand poco più che adolescenti, che denota però voglia di osare e di rompere, se non gli schemi (un orologio servirà sempre a segnare le ore, altrimenti sarà un oggetto diverso), almeno qualche tradizione codificata.

    Ebbene, penso che nel caso del Retrovision ’47 Hautlence non abbia voluto rompere un bel niente se non le scatole ai tradizionalisti in servizio permanente effettivo. Lo ha fatto con un orologio visionario, giustamente inserito in quel segmento premium che il Marchio occupa stabilmente e a pieno diritto.

    Dopotutto, 60mila franchi svizzeri non sono una cifra per chiunque. Lo sono, probabilmente, per quanti cercano un pezzo insolito con un’accattivante estetica rétro. Un esemplare che vuole allontanarsi stilisticamente non solo dalla normalità del “già visto” in orologeria, ma anche dalle linee moderne e tecniche che caratterizzano il catalogo di Hautlence. Che dire: beati loro.

  • Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Se siete lettori affezionati delle nostre pagine, sapete probabilmente che del Patek Philippe Calatrava Travel Time abbiamo scritto più e più volte. Sia perché l’orologio in questione è un pezzo che ci piace molto, sia perché ogni volta che Patek Philippe ne lancia una referenza nuova, troviamo sempre cose nuove da dire. 
    Al recente Watches and Wonders Geneva, la Maison ha portato una nuova variante dell’orologio, la referenza 5520RG-001, che è un Calatrava Alarm Travel Time. Abbina dunque alla complicazione “da viaggiatore” del doppio fuso orario, quella della suoneria. In un design che prima dal 2015 (anno di introduzione del Travel Time) e poi dal 2019 (arrivo della versione Alarm) rende questo orologio incredibilmente riconoscibile.

    Patek Philippe Calatrava a chi?

    Se oggi gli orologi da pilota hanno ormai trovato il loro “posto nel mondo” all’interno del catalogo attuale del Brand, quando nel 2015 il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time ref. 5524 entrò sul mercato suscitò più di una semplice curiosità: fu una specie di terremoto. Colse molti di sorpresa, perché ritenevamo che quell’orologio si discostasse dall’estetica tipica di Patek Philippe. Vero, ma non troppo.

    Il design era indubbiamente del tutto diverso da quello degli orologi senza tempo della serie Calatrava e metteva in discussione quanto gli appassionati si aspettavano dalla tradizione del Marchio ginevrino. Gli scettici allignano ancora oggi, nonostante sia ormai accertata, spiegata ed evidente l’ispirazione tratta dalla storia di Patek Philippe, che negli anni Trenta produceva orologi da pilota “ad angolo orario”, o siderometri, per usi militari.

    In ogni caso, la referenza 5524 divenne in breve un successo commerciale di Patek Philippe, tanto che nel 2018 il modello subì una cura dimagrante per adattarsi ai polsi più piccoli: la referenza 7234R, in oro rosa, aveva la cassa da 37,5 mm e nel 2020 fu seguita da una versione in oro bianco. Nel mezzo, il Calatrava Alarm Travel Time 5520P in platino, tuttora in catalogo.

    Anche se il nome “Pilot” è stato abbandonato, l’essenza della collezione è rimasta inalterata. Quell’orologio ha infatti mantenuto il design e la funzionalità distintivi della ref. 5524, introducendo però una complicazione aggiuntiva: un dispositivo di allarme di 24 ore con indicazione digitale dell’ora della sveglia. Esattamente quello di cui stiamo parlando oggi.

    Sfide tecniche ed ergonomiche

    La nuova referenza 5520RG-001 ha i suoi punti di forza nell’estetica (l’ho scritto sopra e ci torno più avanti) e nella meccanica da leccarsi i baffi. Che significa essenzialmente il calibro AL 30-660 S C FUS, lo stesso che anima la versione in platino del 2019 e che, racconta Patek Philippe, ha comportato circa cinque anni di studio e sviluppo prima di essere portato in produzione. 

    Perché la necessità di mettere a punto un nuovo meccanismo di suoneria e di combinarlo con la complicazione dei due fusi orari pone diverse problematiche. In primis lo spessore. Così, per mantenere la cassa la più sottile possibile, la Maison ha sviluppato un movimento integrato, invece di inserire un modulo per la suoneria sopra a un movimento esistente. L’altro obiettivo degli ingegneri di Patek Philippe era quello di creare un orologio facile da usare. Non una banalità e, spesso, nemmeno una priorità quando si sviluppa un pezzo di Alta Orologeria come il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time. 

    Il risultato è il calibro automatico AL 30-660 S C FUS, composto da 574 parti, tra cui il bilanciere Gyromax brevettato da Patek Philippe, dotato di una spirale Spiromax in Silinvar. Pur non essendo stato comunicato quanti di questi componenti ci siano nella suoneria, è stato specificato che il calibro è coperto da quattro brevetti.

    Il primo è un meccanismo anti-contraccolpo per la programmazione dell’ora della sveglia, che compensa il gioco meccanico consentendo di impostare la suoneria con una precisione di un minuto al quarto d’ora successivo. Ad esempio, alle 12:14, la sveglia può essere impostata alle 12:15. Altri due brevetti riguardano le funzioni logiche dell’allarme e la sua visualizzazione digitale. Ultimo, il meccanismo che disattiva il dispositivo di avvolgimento della molla dell’allarme quando il display dell’allarme stesso mostra che è inserito.

    Diamoci una svegliata!

    Come la data, anche la sveglia di 24 ore è abbinata all’indicazione dell’ora locale. Quando si attiva, un martello colpisce un gong che gira intorno al movimento, come se fosse una ripetizione minuti ma ridotta a una singola nota. L’attivazione del martello dura circa 35 secondi, a una frequenza di 2,5 Hz pari a 2,5 colpi al secondo, per un totale di un’ottantina di colpi. Un regolatore centrifugo assicura una cadenza regolare e sostenuta della suoneria, come in una ripetizione minuti.

    Se il proprietario desidera interrompere in anticipo la suoneria, basta che prema il pulsante a ore 2. Se preferisce lasciare che la sveglia completi il proprio ciclo, questa si spegnerà automaticamente. La transizione dall’attivazione allo spegnimento è segnalata dall’indicatore a forma di campana posto sul quadrante a ore 12: quando diventa nero, significa che la sveglia ha completato il suo processo.

    L’energia necessaria ad alimentare il meccanismo della suoneria è fornita da un bariletto a molla separato, messo in tensione attraverso la corona posizionata a ore 4. Una frizione incorporata impedisce che si possa applicare una tensione eccessiva. Il movimento è dotato di un meccanismo di arresto dei secondi che consente di regolare con precisione l’ora. Certificato dal Sigillo Patek Philippe, ha una tolleranza di -3/+2 secondi al giorno e un’autonomia compresa tra 42 e 52 ore.

    La complessità del meccanismo è del tutto nascosta dalla semplicità di utilizzo dell’orologio. Una volta individuata la lancetta che corrisponde all’ora locale o all’ora di casa, le indicazioni sui pulsanti forniscono una chiara guida per un uso corretto, per la quale vi rimando alle didascalie. Inoltre, i blocchi di sicurezza impediscono le impostazioni accidentali, aggiungendo un ulteriore livello di rassicurazione.

    Perché amiamo il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time

    La novità della referenza 5520RG del Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time è principalmente estetica. Sta nel quadrante bicolore grigio soleil e nero ebano, con cifre arabe applicate e lancette a gladio in oro bianco antracite, sottolineate da un rivestimento luminescente. L’anello della data a ore 6 e l’anello della minuteria chemin-de-fer sono neri, una tonalità che si estende al contorno dei grandi numeri arabi luminescenti applicati e alle lancette dell’ora locale. La lancetta dell’ora di casa è antracite e scheletrata, priva di luminescenza. La lancetta centrale dei secondi e la lancetta della data a ore 6 sono invece colorate di bianco.

    Al platino della versione già in collezione, si affianca in questa referenza l’oro rosa. Un materiale molto caldo, che in abbinamento con il colore del quadrante e soprattutto con il cinturino in pelle di vitello marrone con finitura vintage dà all’orologio un aspetto seducente e contemporaneo.

    Oltre che ulteriori dettagli tecnici, potete trovare nelle didascalie anche qualche informazione più precisa per potere leggere il quadrante dell’orologio in maniera consapevole. Una consapevolezza necessaria anche per acquistare il nuovo Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time, visto il prezzo: 261.360 euro. L’eccellenza ha un costo, perché la Maison ha inserito questo orologio nella categoria Grandi Complicazioni, con una scelta che non ha trovato tutti d’accordo. 

    Personalmente non ci trovo nulla di strano. Le grandi complicazioni non sono solo legate all’astronomia, alle ripetizioni minuti, ai calendari perpetui. Abbinare una funzione di allarme così raffinata a una complicazione travel time è tutto fuorché banale, ve lo garantisco. E non perché io sia un guru dell’orologeria, ma perché a Watches and Wonders ho visto e provato l’orologio e confermo: l’eccellenza ha un costo, ma regala anche emozioni senza pari.

  • L’Heure Exquise: il cielo poetico firmato Trilobe

    L’Heure Exquise: il cielo poetico firmato Trilobe

    Trilobe è un marchio di cui ho già scritto e di cui torno a scrivere volentieri. Tra l’altro, scriverò di un orologio del quale avete già avuto modo di adocchiare una versione super-ricercata circa un mesetto fa. Un orologio talmente bello e particolare, a mio parere, che ho deciso di dedicare un articolo alla sua versione più basica. Se questo aggettivo ha senso parlando di Trilobe, atelier nel quale la meccanica incontra la poesia in modo esteticamente ineccepibile. L’orologio in questione è L’Heure Exquise della collezione Les Matinaux, nella versione Blue.

    L’eredità di Trilobe

    Presentato alla recente edizione di Watches and Wonders Geneva, L’Heure Exquise è pensato e realizzato in puro stile Trilobe. Ossia con l’affissione dell’ora resa possibile attraverso dischi rotanti e decostruiti, secondo l’idea visionaria del direttore creativo e fondatore, Gautier Massonneau. 

    La collezione Les Matinaux risale al 2018 e prende nome dalla raccolta di poesie di René Char del 1950. Appena presentata, si capiva subito di che pasta era fatta, grazie a un’indicazione del tempo senza lancette per ore, minuti e secondi. Al contrario, gli orologi utilizzavano una visualizzazione “vagabonda”, con tre dischi rotanti combinati a tre puntatori fissi per indicare l’ora. 

    Le successive serie Nuit Fantastique e Une Folle Soirée avevano ulteriormente ampliato questo concetto, mentre per il nuovo Les Matinaux L’Heure Exquise Massonneau è tornato alla sua idea iniziale. A essa ha aggiunto la prima complicazione del Brand: quella delle fasi lunari. Il modo in cui lo ha fatto, però, è a mio parere spettacolare.

    Un disco in continuo movimento

    Il meccanismo funziona attraverso una ruota dentata con 59 ingranaggi, che evoca l’orbita della Luna intorno alla Terra, completando un ciclo di 29,5 giorni. Gli orologiai di Trilobe, però, non si sono accontentati di introdurre una complicazione piuttosto comune. Per la prima volta, infatti, le fasi lunari sono state collegate in modo coassiale alla ruota dei secondi, sotto un cielo stellato dinamico e ipnotico.

    Se si osserva bene, si nota un disco in vetro zaffiro con stelle bianche tampografate. Il vetro zaffiro stellato ruota al ritmo dei secondi e l’indicazione di questi ultimi diventa quindi una rappresentazione astratta del tempo, indicando più che altro il fatto che l’orologio è in funzione. Al di sotto di esso, un disco blu rifinito con scanalature concentriche si muove su un disco di ottone testurizzato al laser, che riporta raffigurata la superficie della Luna.

    Il risultato è un quadrante in continuo movimento, con un dinamismo accentuato che contrasta con lo scorrere di ore e minuti, più lento. L’affissione attraverso dischi e non attraverso lancette dà infatti un’idea di maggiore staticità al quadrante, che grazie alla rotazione del cielo stellato risulta così vivo e sorprendente.

    L’Heure Exquise e gli anelli rotanti

    Per quanto riguarda la lettura del tempo dell’Heure Exquise, un anello più esterno riporta le ore e uno più interno i minuti. Essi continuano a scorrere sul quadrante, ma una leggera inclinazione dei numeri verso destra accentua il movimento dei dischi, evidenziando il trascorrere del tempo. Come in altre creazioni di Trilobe, il sistema dei dischi è decentrato verso ore 7, punto nel quale gli anelli arrivano a sfiorarsi pur senza toccarsi.

    Un unico puntatore trilobato (logo del Marchio) è posizionato a ore 12 e funge sia da indicatore per le ore sia per i minuti. Una soluzione diversa da quella utilizzata nella prima collezione Les Matinaux e anche da quella della collezione Nuit Fantastique. Nella prima i puntatori erano tre, uno ciascuno per ore, minuti e secondi. Nella seconda ce n’era uno solo per le ore, mentre i minuti comparivano in un’apertura del quadrante.

    Potrebbe sembrare banale aver trovato una terza soluzione per l’affissione dell’ora, ma non lo è. La tipologia di indicazione che utilizza i dischi è infatti molto vincolata dalla natura e dalla posizione dei dischi stessi. L’impiego di un solo puntatore nell’Heure Exquise è possibile proprio grazie alla particolare decentratura degli anelli rispetto al puntatore stesso e di un anello rispetto all’altro.

    Il movimento e la cassa dell’Heure Exquise

    Il movimento che anima l’Heure Exquise di Trilobe è il calibro di manifattura X-Centric che il Marchio ha già utilizzato nella collezione Les Matinaux, al quale ha aggiunto il modulo per le fasi lunari. Del resto, il tipo di indicazione dell’ora è la medesima: ciò che cambia è il modo in cui è visualizzata sul quadrante, non il motore dell’orologio. Si tratta di un calibro automatico con micro-rotore, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro, che lavora a 28.800 alternanze/ora e ha 48 ore di autonomia.

    La cassa è disponibile in due misure, associate a un diverso materiale: 40,5 mm o 38,5 mm per la versione in titanio, solo 40,5 mm per quella in oro rosa. Lo spessore è contenuto sotto i 10 mm (9,2 per la precisione), con una distanza da ansa ad ansa che è di 45,5 mm nella referenza con cassa da 38,5 e di 48 nella referenza da 40,5. Per un polso sottile come il mio consiglio la prima delle due misure. I prezzi? Molto interessanti per i contenuti che offre l’orologio: le due referenze in titanio costano entrambe 14.500 euro, quella in oro rosa 26.500 euro.

    Prima di lasciarvi alle didascalie per ulteriori dettagli su l’Heure Exquise, chiudo con una riflessione. Nella cartella stampa, Trilobe si lascia andare a citazioni del poeta simbolista francese Paul Verlaine, invita a contemplare cielo e luna dalla propria finestra, parla della relatività del concetto di tempo. Tutto bello, tutto vero. In un orologio così, però, come ho scritto all’inizio, meccanica, estetica e poesia si incontrano in modo naturale. Per come la vedo io, basta indossarlo e lasciarlo parlare al polso: dirà al cuore di un appassionato molto di più di qualsiasi verso in rima.

  • Vacheron Constantin Overseas crono: performance in verde

    Vacheron Constantin Overseas crono: performance in verde

    Scrisse una volta il filosofo francese Henri Bergson che «esistere è cambiare, cambiare è maturare, maturare è continuare a creare se stessi senza fine». Una frase che è quasi la sintesi della storia del Vacheron Constantin Overseas. Un orologio dalla storia relativamente breve, ma capace di lasciare un segno fortissimo nel mercato e nel cuore degli appassionati.

    Sarà anche per questo che, a Watches and Wonders 2024, la Maison ginevrina ha portato un’estensione di gamma della collezione, caratterizzata da un contrasto pazzesco: cassa e bracciale in oro rosa e quadrante verde. Un colore che, stando a quanto raccontato dai signori di Vacheron Constantin, ha necessitato di diversi anni di sviluppo e di prove per ottenere la sfumatura corretta. Un verde unico, diverso da quelli che vediamo in altri marchi e marchietti.

    I nuovi Vacheron Constantin Overseas verdi sono declinati in quattro versioni: un automatico con cassa da 35 mm arricchita di pietre preziose, un solo tempo con datario da 41 mm, un dual time con lo stesso diametro di cassa e un cronografo da 42,5 mm. Mi concentrerò su quest’ultimo modello perché è quello che, a mio avviso, ha i maggiori contenuti tecnici ed estetici. Non me ne voglia chi considera il cronografo una complicazione superflua. Ma prima di arrivare a questo nuovo verdone, faccio un passo indietro nella storia dell’Overseas, lo sporty-chic del Marchio.

    La seduzione dello sporty-chic

    È interessante, perché un marchio caratterizzato da una fortissima classicità come Vacheron Constantin ha dovuto a un certo punto cedere alla tendenza dello sporty-chic. Era il 1977 quando il giovane Jorg Hysek disegnò il 222, con il quale Vacheron Constantin celebrava il proprio 222° anniversario. Prodotto in quantità limitate, in diverse versioni e materiali, il 222 ebbe più successo dopo essere uscito dal catalogo a metà degli anni ’80, diventando più tardi un’icona dell’orologeria. Infatti, il vero boom degli sporty-chic del Marchio arrivò nel 1996, proprio con la linea Overseas.

    Erano anni in cui il gruppo Vendôme Luxury aveva da poco acquisito da Investcorp Vacheron Constantin, che aveva intrapreso lo sviluppo dell’Overseas qualche mese prima della cessione. Il compito di ridefinire lo sporty-chic della Casa era stato affidato a un team di progettazione che comprendeva Dino Modolo, un designer di orologi esterno, e Vincent Kaufmann, interno all’azienda. L’idea di base non prevedeva solo uno sportivo di fascia alta: il target del Vacheron Constantin Overseas era quello dei viaggiatori, amanti di referenze sportive ma anche eleganti.

    La nascita del Vacheron Constantin Overseas

    L’Overseas nacque così attorno a una cassa di forma tonneau, dotata di una lunetta scanalata che ricordava la croce di Malta. Un bracciale integrato con maglie geometriche completava le linee dell’orologio. In tutto questo, il primo Overseas aveva un diametro contenuto di 37 mm, un’impermeabilità fino a 15 bar ed era animato dal calibro automatico VC1310.

    A questa prima versione seguirono due modelli con casse più piccole, rispettivamente da 35 mm e 24 mm, e nel 1999 arrivò il cronografo, l’antenato di quello attuale di cui scriverò tra poco. Ancora un attimo di pazienza, perché nel 2004 ci fu la prima evoluzione della collezione Overseas, rivista grazie a un design più moderno, in particolare nel bracciale: ridisegnato e più ergonomico, era caratterizzato dal motivo della mezza croce di Malta, simbolo della Maison. 

    I designer di Vacheron ne modernizzarono anche l’integrazione con la cassa, estendendo la maglia centrale fino alla lunetta. Furono tolte le spallette proteggi-corona e, grazie ai nuovi quadranti e alle aumentate dimensioni della cassa (42 mm), l’orologio assunse un aspetto più sportivo. Nella cassa si trovavano i calibri VC1126 e VC1137 e una gabbia in ferro dolce offriva al movimento una protezione completa dai campi magnetici.

    La più recente e finora definitiva modernizzazione della famiglia di orologi avvenne nel 2016, quando il Vacheron Constantin Overseas si tradusse in una collezione più sofisticata, senza perdere nulla del carattere avventuroso della linea. Fu ancora la matita di Vincent Kaufmann a disegnare un orologio con linee più fluide, la cui cassa accentuava la forma a botte e in cui un disco, posto al di sotto della lunetta, sottolineava l’apertura del quadrante. La lunetta a croce di Malta passò da 8 a 6 tacche e si estese fino al bordo della cassa. 

    Il verde del Vacheron Constantin Overseas

    Proprio di quest’ultimo restyling sono figlie anche le referenze di Watches and Wonders 2024. Come anticipato, scegliendo fior da fiore, mi focalizzo sul cronografo. E parto dal quadrante, visto che è ciò che a Ginevra ha fatto parlare di più. Perché questo particolare punto di verde è stato ottenuto con la stesura di diversi strati di laccatura traslucida, che ha come effetto quello di accentuare la profondità del lay-out. La satinatura soleil completa il lavoro di finitura a dir poco maniacale da parte degli artigiani di Vacheron Constantin.

    Nel cronografo, i contatori dei piccoli secondi, dei 30 minuti e delle 12 ore hanno una finitura concentrica che stacca con il resto del quadrante e dà l’impressione di una tonalità di verde1 ancora più scura. Il giro interno della minuteria, con satinatura concentrica, ospita gli indici in oro rosa applicati, sfaccettati ed evidenziati dal Super-LumiNova. Ancora più scuro il giro esterno della minuteria, graduato a 5 minuti.

    Molto bello il dettaglio delle lancette, tutte in oro rosa, che va apprezzato da vicino. Mentre le lancette delle ore e dei minuti, a daga, sono sfaccettate e lucide, quelle dei secondi cronografici e dei tre contatori hanno una lavorazione satinata verticale. Un’alternanza di finiture che accentua molto la qualità, percepita e reale, di questo Vacheron Constantin Overseas cronografo.

    Finiture eccellenti

    All’inizio ho scritto di contrasto pazzesco tra il verde e l’oro rosa. Del verde ho detto, eccomi all’oro, che trionfa sia nella cassa sia nel bracciale, senza concedere nulla alla banalità. Come ho scritto sopra, la cassa misura 42,5 mm, una dimensione consueta per un cronografo che va a braccetto con i 12,67 mm di spessore. A Ginevra l’ho indossato sul mio polso sottile e vi posso assicurare che veste comunque molto bene. Chiaramente, il peso dell’oro rosa si sente tutto, ma l’orologio scivola comunque bene sotto al polsino.

    Bella l’alternanza di lavorazioni satinate e lucide. Troviamo le prime sul fondello, sul bracciale, sulla parte superiore della cassa e sull’anello al di sotto della lunetta. Che è lucida al pari della corona, dei pulsanti cronografici e del lato cassa. Lucide sono anche le parti interne delle maglie del bracciale, che appaiono e scompaiono a seconda della flessibilità di quest’ultimo.

    Il combinato disposto cassa-bracciale, come scrivevo poco fa, si fa sentire al polso. Per fortuna di chi non è un culturista, anche questo Vacheron Constantin Overseas cronografo (come tutti gli esemplari della collezione) è fornito di un cinturino in caucciù verde e di uno in pelle di vitello anch’esso verde, con impunture grigie. Grazie al meccanismo di sgancio rapido (l’ho provato, funziona ed è facile da usare), alternando bracciale e cinturini pare davvero di indossare tre orologi diversi.

    Il calibro del Vacheron Constantin Overseas crono

    Ultimo, ma non meno importante, è il calibro. Come sempre è di manifattura, ed è il 5200, introdotto da Vacheron Constantin nel 2016 con l’ultimo restyling della collezione Overseas. Attualmente è infatti il movimento cronografico che equipaggia tutte le referenze di questa linea ed è un esempio di affidabilità.

    Lavora a 28.800 alternanze/ora, arriva fino a 52 ore di autonomia e, come negli standard moderni, attiva la funzione cronografica tramite una ruota a colonne. La massa oscillante è caratteristica e riconoscibile, grazie all’incisione con la rosa dei venti che è tipica del Vacheron Constantin Overseas. L’oro di cui è fatta ha la giusta densità per assicurare una ricarica efficace.

    Il calibro è marchiato dal prestigioso Punzone di Ginevra. A beneficio di quanti non lo conoscessero, si tratta di una certificazione riservata agli orologi fabbricati nella città svizzera. In origine i requisiti cui sottostare per potersene fregiare erano legati principalmente alle finiture e alle lucidature dei diversi componenti. Oltre che certificare la qualità del calibro e assicurare precisioni e prestazioni, testimoniava l’alto livello di finitura manuale. Negli ultimi anni i requisiti per ottenere il Punzone di Ginevra includono anche test sul movimento incassato e sul corretto funzionamento dell’orologio esposto a condizioni particolari.

    Insomma, un orologio bello, portabile, ma non per tutti. Non solo per il prezzo – 88.000 euro -, ma perché è pensato per chi ha in sé spirito d’avventura ed eleganza. E credo siano in pochi ad averli insieme. Il tema scelto da Vacheron Constantin per le collezioni di quest’anno è From Geometry to Artistry, dalla geometria all’arte (o alla tecnica, se preferite); per come ho avuto modo di sperimentare dal vivo, se l’Overseas cronografo verde fosse sui banchi di scuola e svolgesse questo tema, si meriterebbe un bel 9.

  • Nomos Glashütte Tangente 38 e i colori del tempo

    Nomos Glashütte Tangente 38 e i colori del tempo

    «Prenditi il diritto di sorprenderti», scriveva il grande autore ceco Milan Kundera. Una frase che Nomos Glashütte potrebbe utilizzare per le novità presentate a Watches and Wonders Geneva. Proprio alle parole di Kundera ho pensato tirando le somme del Salone, perché gli orologi capaci di lasciarmi di stucco non sono stati tantissimi, a dire il vero. Però, sfogliando il catalogo mentale che mi sono fatto dopo cinque giorni passati a galoppare tra gli stand, il primo marchio che associo alla parola sorpresa è proprio quello sassone.

    La cosa curiosa è che Nomos Glashütte ha portato a Ginevra un solo modello, il suo best seller Tangente 38 con cassa in acciaio, ma lo ha declinato in un modo molto originale e, per quanto ne so, mai visto prima. Una scelta che potrebbe sembrare spiazzante a chi non conosce la storia del Marchio e la sua filosofia di prodotto, ma che è perfettamente in linea con tutto questo.

    Alle radici di Nomos Glashütte

    Ve lo spiego in poche parole, prima di arrivare al Tangente 38 presentato a Watches and Wonders Geneva. Fondata nel 1990, circa otto mesi prima di A. Lange & Söhne, da Roland Schwertner, uomo di finanza alieno al mondo delle lancette, Nomos Glashütte ha applicato la propria idea di design agli orologi fin dai primi modelli del 1992.

    È una realtà relativamente piccola, con un approccio industriale puro al prodotto che punta al reinvestimento degli utili in azienda per garantire un focus costante sull’orologio. Non è banale il fatto che il marchio sia tra i pochi ad aver sviluppato un proprio scappamento proprietario, lo Swing-System. Un progetto per il quale Nomos Glashütte ha investito oltre 11 milioni di euro e impiegato sette anni di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’università di Dresda.

    Qualche anno fa, ho avuto il privilegio (perché tale lo considero) di visitare la manifattura di Nomos Glashütte in Sassonia. O meglio, le manifatture. Perché la realtà industriale del marchio è policentrica, con un quartier generale a Glashütte, nell’edificio della vecchia stazione ferroviaria, e due siti produttivi. Uno poco lontano, a Schlottwitz, dove si fabbricano le parti meccaniche, che poi finiscono nell’altro sito di Glashütte, la Chronometrie, sul fianco occidentale della valle. Qui si concentrano le fasi di pre-assemblaggio dello Swing-System e di assemblaggio di calibri e orologi.

    Il cuore creativo è invece a Berlino, al Berlinerblau, il design studio di Nomos Glashütte. Un centro nel quale i designer si confrontano mettendo a fattor comune idee, spunti, suggerimenti per abbozzare le linee delle collezioni. Chi ci lavora ha una formazione nell’ambito del design industriale e di prodotto e molti vengono da esperienze diverse dall’orologeria. Ciò consente loro di guardare all’orologio con un occhio più libero.

    Allegria al polso

    Proprio da qui, ci scommetto, è nata la sorpresa del Tangente 38 visto a Ginevra. Che è un orologio ormai da anni in collezione corrente ma che per il Salone è stato vestito da Nomos Glashütte con 31 combinazioni di colore. Il risultato è una collezione di 31 diverse versioni del Tangente, ciascuna limitata a 175 pezzi, in onore degli oltre 175 anni di tradizione orologiera della valle di Glashütte.

    Ce n’è davvero per tutti i gusti. Si va dal tono su tono tra quadrante e contatore dei piccoli secondi a versioni nelle quali questi due elementi contrastano in maniera decisa. I designer del Marchio hanno poi giocato sul colore degli indici, del giro della minuteria, del disco data, creando accostamenti audaci insieme ad altri più “rassicuranti”. Ciò che rimane costante è il colore delle lancette, bianche, perfettamente leggibili anche sui quadranti più chiari.

    Ciascun orologio, quindi ciascuna combinazione di colore, è poi individuata da un nome specifico. Una specie di Pantone in salsa sassone che mescola termini tedeschi – Schlossgrün, Schneesturm, Nachtgesang, per fare degli esempi – ad altri più internazionali e ben riconoscibili come Peace, Love, Stop, Go. Un dettaglio che fa capire l’attenzione alla qualità di questi orologi: ciascun nome è inciso sul fondello, insieme al numero progressivo dell’edizione limitata.

    Nomos Glashütte e il lavoro sul calibro

    Fondello che, per inciso, è aperto. Perché il calibro di manifattura, a carica manuale, che anima l’orologio, il DUW 4101, merita di essere visto. Lanciato nel 2015, è un’evoluzione del calibro precedente, chiamato Nomos Beta, e incorpora lo scappamento proprietario Swing-System riconoscibile per la spirale del bilanciere blu. Il calibro vanta anche il primo brevetto ottenuto da Nomos Glashütte per il meccanismo del datario. È integrato nel movimento e l’anello della data è posizionato intorno ad esso: in questo modo la finestra di visualizzazione, posta sul bordo del quadrante, è molto ampia.

    Il calibro DUW 4101 lavora a 21.600 alternanze/ora, offre 42 ore di autonomia ed è dotato del cosiddetto fermo macchina: estraendo la corona per regolare l’ora, si fermano anche i piccoli secondi. È regolato in sei posizioni ed è caratterizzato dalla platina a tre/quarti tipica dell’orologeria sassone. La decorazione comprende sia finiture a perlage, sia a Côtes de Genève, che in azienda chiamano Côtes de Glashütte.

    Sul cinturino, il Marchio ha messo un po’ meno fantasia che sui quadranti, dotando gli orologi solo di una versione in grigio chiaro o di una in grigio scuro in tessuto, entrambe con fibbia ad ardiglione in acciaio. La sorpresa, invece, è arrivata dal prezzo: 1.925 euro, ossia 175 euro in meno rispetto alla referenza base del Tangente 38, mantenendo lo stesso standard di qualità elevato. Un modo di festeggiare questi benedetti 175 anni in maniera rispettosa del cliente e del suo portafogli. Vi pare poco? 

  • Speake Marin Ripples Dune date e il fascino del deserto

    Speake Marin Ripples Dune date e il fascino del deserto

    Una volta il legame tra la sabbia e il tempo era espresso dalla clessidra. Oggi è espresso dal quadrante o dall’ispirazione da cui nasce un orologio. È una tendenza nella quale si inserisce il nuovo Speake Marin Ripples Dune date. Una novità appena presentata a Watches and Wonders Geneva che, già dal nome, dovrebbe richiamare qualcosa alle vostre orecchie attente. E che giustifica in pieno il riferimento alla sabbia citato all’inizio.

    Una collezione, la Ripples, sulla quale Speake Marin punta forte fin da quando è nata, nel 2022. Prova ne è il fatto che pochi giorni fa il Marchio ha svelato in anteprima una delle referenze portate a Ginevra quest’anno. E indovinate un po’! Si trattava di un altro Ripples, l’Infinity Date con quadrante bianco argenté che arricchisce una linea destinata, ci potete giurare, a crescere ancora.

    C’è sabbia e sabbia

    Sabbia, dicevo. Non molto tempo fa, abbiamo scritto dell’Hamilton Ventura Dune, creato sulla base della collaborazione attivata dal marchio con Legendary Entertainment e Warner Bros. Pictures per il film di fantascienza di Denis Villeneuve. Lì, la sabbia, oltre che nella pellicola, era presente come richiamo all’interno dell’originale confezione, realizzata sul modello del tempio della popolazione Fremen, protagonista del film.

    Proprio in questi giorni, sempre a Ginevra, IWC presenta una versione del Portugieser Chronograph con il quadrante di un colore che il marchio ha chiamato, guarda caso, Dune. A metà tra il sabbia e lo champagne. È abbinato a una cassa in acciaio e ha lancette dorate e indici applicati in oro, oltre a un cinturino in pelle di alligatore nero. Insomma, dire che il color sabbia è di tendenza è ancora poco. Perché di sicuro mi sfuggono molti altri esempi.

    Tutti i colori dello Speake Marin Ripples

    E per fortuna mi sfuggono, perché altrimenti rischierei di andare lungo e di spingere troppo in là il racconto dello Speake Marin Ripples Dune date. Come avrete facilmente capito, il nome di questa nuova referenza è dato dal particolare colore del quadrante che richiama, dicono dall’azienda, quello della sabbia del deserto. Dopo il Blue Jeans e il Metallic Green, interpretazioni diverse e contemporanee di due colori di tendenza in orologeria, lo Speake Marin Ripples si veste ora di un sabbia anch’esso molto particolare.

    Non torno sulla storia e sulle caratteristiche della collezione Ripples. Le potete leggere qui in maniera precisa ed esaustiva. Quello che mi preme sottolineare in primis dello Speake Marin Ripples Dune date è proprio la tonalità particolare del sabbia, molto tenue, quasi trasparente. Molto meno carica, per capirsi, del color oro del quadrante che troviamo sul Ripples Gold. Un colore interessante perché si adatta sia a un gusto maschile sia a uno femminile. Del resto, il diametro della cassa, 40,3 mm, è una misura molto apprezzata dalle signore. Il materiale è l’acciaio, classico di tutte le referenze della collezione Speake Marin Ripples.

    Tornando però al quadrante, in questa referenza gli artigiani del Marchio sono riusciti, se possibile, ad accentuarne ulteriormente la profondità e la tridimensionalità. Risultato ottenuto lavorando a mano una a una ciascuna delle caratteristiche onde e utilizzando una speciale vernice per trattare la placca di ottone, satinata e rodiata, del quadrante. Si chiama zapon ed è impiegata comunemente come protettivo dalle ossidazioni per dorature, argentature, metalli e leghe.

    Il color sabbia tenue fa risaltare ancora di più il contatore dei piccoli secondi, a ore 1:30 come è caratteristica della collezione. È di un verde molto profondo, oserei definirlo un verde bosco, con lavorazione soleil. È il primo Ripples con un contrasto così marcato tra contatore dei secondi e quadrante; nelle versioni come la Blue Jeans o la Black Original, pur spiccando non poco, è comunque un tono su tono.

    Speake Marin Ripples Dune, meccanica ed estetica

    Qualche parola, infine, sul movimento. Si tratta del medesimo calibro di manifattura, l’SMA03-TD, che anima le altre due referenze con data della collezione, gli Speake Marin Date e Infinity Date. Un movimento per nulla banale, perché realizzato completamente in-house da Le Cercle des Horlogers, il laboratorio svizzero di proprietà situato a La Chaux-de-Fonds. E non è banale in quanto la posizione del contatore dei piccoli secondi ne ha comportato una re-ingegnerizzazione completa. In una configurazione classica, infatti, il treno del tempo avrebbe interferito con il modulo destinato alla regolazione dell’ora.

    Inoltre, il calibro SMA03-TD è frutto di un lavoro a quattro mani tra la parte tecnica e la parte di design di Speake Marin. L’obiettivo di questa sinergia era quello di creare un calibro che avesse un diametro (30 mm) e uno spessore (3,9 mm) che consentissero all’orologio di essere confortevole su polsi di diverse dimensioni. Maschili e femminili, appunto.

    Per quanto riguarda le caratteristiche più basiche, il calibro SMA03-TD lavora a 28.800 alternanze/ora, ha un’autonomia di 52 ore ed è montato su 31 rubini. Dimenticavo. Lo spessore, che porta quello complessivo dell’orologio al di sotto dei 10 mm (9,20 mm), è frutto anche dell’utilizzo di un micro-rotore, soluzione tecnica che adoro. Il micro-rotore è in tungsteno, un metallo pesante il cui peso specifico di 19,10 kg/dm3 è molto vicino a quello dell’oro (19,36 kg/dm3): perfetto perché ottimizza la carica dell’orologio in breve tempo ed è naturalmente meno costoso del metallo giallo.

    Alle didascalie lascio il compito di aggiungere qualche informazione in più. Chiudo con il prezzo, 24.900 franchi, che lo pone in linea con gli altri Ripples Date, quindi un filo più caro di quelli senza data. E concludo con una considerazione. In poco più di vent’anni di vita Speake Marin annovera 11 calibri di manifattura e una produzione d’élite di circa 600 pezzi all’anno. Se continuerà a creare orologi così ben fatti, presto in azienda potrebbero avere un problema di domanda superiore all’offerta. Magari già c’è, ma in fondo, come pensano tanti Ceo, è il migliore dei problemi che si possono avere.