Giornale Degli Orologi
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Tag: orologi femminili

  • Gilda Peacock, l’Eberhard & Co. che non ti aspetti

    Gilda Peacock, l’Eberhard & Co. che non ti aspetti

    Siamo abituati a pensare a Eberhard & Co. come a un marchio di tool watch. Il Chrono 4, lo Scafograf, il Contodat, l’Extra-Fort, lo Scientigraf sono tutti esempi di una produzione altamente tecnica, funzionale, maschile. Perfino quando si passa a esemplari più classici, come quelli della collezione 1887, l’aspetto vintage ed elegante non può negare la valenza sportiva, evidente soprattutto nel cronografo – grande specialità della Casa fin dai primi decenni del secolo scorso. Eppure, nel catalogo della Maison de l’Aigle, c’è un orologio di design che sembra sovvertire i canoni abituali (e i nostri preconcetti): il femminilissimo Gilda. Che nell’ultima versione esprime al meglio il proprio potenziale versatile e creativo: basta dare solo un’occhiata al Gilda Peacock per coglierne il potere immaginifico, quasi visionario.

    Eberhard al femminile

    Prima di descrivere il Gilda Peacock, però, è necessaria una breve introduzione storica. Già negli anni Dieci del Novecento, Eberhard & Co. realizzava esemplari da signora, fantasiosi e “di forma”. In un primo tempo raffinatissimi modelli in oro giallo con la cassa carré dagli angoli allungati. Quindi, a partire dagli anni Venti, pregiati montres à bijoux in platino e diamanti oppure (soprattutto) in oro giallo e smalti policromi. Influenzati dall’Art Nouveau prima e dall’Art Déco poi, avevano linee rettangolari o allungate (quasi a navette), e decori dai motivi floreali o geometrici.

    Gilda nasce nel 2010 come erede di quella lunga tradizione, ripresa nell’estetica originale, innovativa e tutt’altro che scontata, e nell’innata preziosità. Anch’esso ha la cassa “di forma”, questa volta ellittica, in acciaio o in oro rosa. La silhouette è sottile e ricurva, dall’ergonomia studiata per avvolgere in modo morbido il polso femminile. Tant’è che il vetro zaffiro convesso, per non dire sferico, è stato brevettato. Ancora forte è la vocazione decorativa: fin dai primi esemplari, sul quadrante in madreperla o soleil spiccano grandi numeri romani dalle dimensioni irregolari. E il fondello è ornato da un delicato pattern floreale.

    Negli anni il Gilda conosce numerose variazioni sul tema. La lunetta è incastonata da una fila di diamanti allineati, oppure da un’onda di diamanti e gemme colorate – rubini e zaffiri. I numeri romani, inizialmente fuori asse, anche colorati e perfino rivestiti di brillanti, si raddrizzano e vengono “tagliati” da un ovale orizzontale. Al loro posto appaiono quindi le cifre arabe, con un type corsivo ispirato ai numeri Breguet. Il quadrante acquista una lavorazione a raggi di sole, con cerchi concentrici in sovraimpressione, oppure un guilloché flinqué con un ovale incastonato. La carrure diventa interamente tempestata di diamanti (con tutte le difficoltà comportate dalle superfici curve).

    L’originalità del Gilda Peacock

    Eppure, finora, non si era mai visto niente di simile al Gilda Peacock, il cui quadrante presenta un decoro a piume di pavone. Ora, il pavone è un soggetto che in genere appartiene all’alta orologeria femminile, riprodotto sia con le meccaniche complicate sia con i mestieri d’arte (marqueterie di vere piume inclusa). Mi vengono in mente nomi come Piaget, Bulgari, Chopard, Fabergé, tanto per citarne alcuni… Un tema talmente suggestivo da essere ripreso poi da tanti marchi, perfino fashion. Ma Eberhard & Co. lo interpreta a modo proprio, in forma inedita. Non mostra l’animale interamente, ne suggerisce soltanto la presenza attraverso la riproduzione del piumaggio.

    Non mi soffermerò sul significato assunto dal pavone, o meglio dall’indossare una o più piume di pavone, nelle diverse culture di ieri e di oggi. Ricordo che, per via di quegli ocelli dai toni cangianti, le piume sono di volta in volta intese come simbolo di rinnovamento, immortalità e rinascita, di ricchezza e abbondanza, di regalità, protezione divina e perfino di onniscienza. A me in tutta sincerità ricordano l’Oriente, l’India soprattutto, dove il pavone è considerato un animale sacro, associato a diverse divinità. Quasi un essere magico, emblema di protezione dal male, immune dal veleno e capace di vincere i serpenti.

    Per tornare con i piedi per terra, è molto interessante la tecnica con cui Eberhard & Co. ha realizzato il quadrante del Gilda Peacock, più complicato del solito per via della forma ellittica e leggermente bombata. Prima di tutto, la piastra metallica è stata incisa al laser con un motivo radiante: un passaggio che ha bisogno di otto ore di lavoro. Il rilutato è una texture a rilievo ispirata proprio alla struttura delle piume, cioè ai filamenti primari e secondari (barbe e barbule) che si sviluppano dallo stelo (rachide) centrale. Quindi si passa alla colorazione, eseguita con numerosi passaggi e diverse tonalità, per ricreare l’iridescenza e le sfumature cromatiche delle piume. In questo modo si raggiunge un effetto finale è di notevole profondità.

    Ultime informazioni

    Se il soggetto del Gilda Peacock è insolito per la Casa, le altre caratteristiche sono quelle ricorrenti nella collezione. La cassa in acciaio, come al solito leggerissima ed estremamente confortevole, misura 32,1 x 38 mm ed è sottile solo 7,8 mm. La finitura lucida ne sottolinea la vocazione elegante, mentre la consueta decorazione floreale sul fondello è personalizzata dal nome Gilda in rosso. All’interno monta come sempre un movimento al quarzo Swiss made. Infine merita un cenno il cinturino in pelle di alligatore blu lapislazzuli con cuciture in lurex argentato. Il prezzo al pubblico è di 3.690 euro, coerente con la gamma di costo degli altri Gilda in catalogo.

  • The Collectibles: Jaeger-LeCoultre festeggia il Duoplan

    The Collectibles: Jaeger-LeCoultre festeggia il Duoplan

    Il sogno di indossare l’orologio della Regina. Quello che stava al polso di Queen Elisabeth il giorno della sua incoronazione. Non proprio quello, ma un prezioso esemplare di alta orologeria che moltissimo si avvicina a quell’iconico gioiello. È un sogno realizzabile, anche se non proprio a portata di qualsiasi portafoglio. Sì, perché c’è anche un Calibro 101 “Rivière” del 1962 (quindi uscito di fabbrica nove anni dopo l’incoronazione di Elisabetta II), con diamanti e zaffiri incastonati nel bracciale in oro bianco tra i nuovi The Collectibles di Jaeger-LeCoultre. 

    Dieci pezzi vintage, in uscita questo mese, inseriti nella quarta capsule del programma con cui la Manifattura svizzera celebra oltre 190 anni di storia. Un progetto partito nel 2023 con una prima selezione di 17 modelli realizzati tra il 1925 e il 1974, riproposti in vendita dopo un accurato restauro conservativo, a partire dallo studio dei documenti storici conservati nel ricco archivio della Casa madre.

    Un anniversario importante ha ora ispirato la scelta della quarta tappa del progetto: il 100° anniversario dell’invenzione del calibro Duoplan. Una rivoluzione per l’orologeria femminile. Nei ruggenti anni Venti, mentre le donne finalmente si emancipavano e conquistavano – oltre al voto (all’estero), i primi impieghi, la guida delle automobili e altri diritti – anche la libertà di leggere disinvoltamente l’ora in pubblico, le case produttrici si trovarono a dover risolvere una serie di problematiche. Non ultimo assicurare precisione in dimensioni ridotte.

    L’anniversario del Duoplan

    L’orologiaio parigino Henri Rodanet, Direttore tecnico dello stabilimento Ed. Jaeger, risolse il problema progettando un nuovo movimento “di forma” su due piani sovrapposti: il Duoplan. Quel movimento rettangolare, padre del più famoso Calibro 101 (lanciato nel 1929, e ancora oggi il calibro più antico in produzione), ha dato il via alla creazione di una serie di orologi femminili estremamente eleganti, sofisticati, preziosi, e al tempo stesso affidabili. Almeno per quanto lo permetteva la tecnologia dell’epoca. Va da sé che la capsule collection dedicata al centenario del Duoplan sia composta esclusivamente da modelli da donna. Come appunto il Rivière del 1962, ma anche esemplari più antichi, come gli orologi da cocktail in stile Art Déco, e poi le innovazioni degli anni ‘40 e ‘50. 

    Già venduto per 30.500 euro, per esempio, l’orologio “a segreto” Duoplan “Tubogas” in oro giallo del 1950 circa, contraddistinto dalla tipica decorazione a nervature orizzontali che diventa verticale sulla cover scorrevole. È invece disponibile al medesimo costo una rara versione della collezione Duoplan “Tuile“, che prende il nome dal vetro convesso (a semicupola, diremmo oggi): un richiamo alle tegole arcuate utilizzate per le tradizionali case mediterranee. Anche questo modello del 1939 è caratterizzato da un indebito gioco geometrico: il quadrante rettangolare è posizionato a 90 gradi rispetto al polso; per intendersi, il lato più lungo del rettangolo va perpendicolare al braccio. Raffinato esempio di cassa inclinata è anche il Driver Duoplan, progettato così per permettere a chi guida di leggere l’ora senza alzare le mani dal volante.

    The Collectibles, autenticità

    A proposito di funzionalità, ciascun esemplare dei nuovi The Collectibles è stato scrupolosamente esaminato dagli storici di Jaeger-LeCoultre e interamente revisionato dalla mano esperta degli orologiai dell’atelier di restauro della Grande Maison. Come anticipato, prima di portare in vendita i pezzi di secondo polso, i dieci orologiai del team di restauro passano in rassegna gli archivi della Manifattura per risalire al progetto originale. In alcuni casi, riescono a intercettare i componenti originali nel cospicuo patrimonio di ricambi storici conservato a Le Sentier. Altrimenti, sono in grado di realizzarli ex novo, su misura, attingendo alle migliaia di stampi e attrezzi d’antan. Una precisazione: l’intervento sulla cassa e sul quadrante deve limitarsi al minimo. Per questo l’équipe acquisizioni di Jaeger-LeCoultre cerca orologi di secondo polso più vicini possibile alla loro condizione originale.

    Avviso per gli appassionati. Tutti gli esemplari del programma The Collectibles sono accompagnati da un estratto degli archivi Jaeger-LeCoultre a garanzia di autenticità. E da una copia dell’omonimo volume, con introduzione di Catherine Rénier e Franco Cologni, che raccoglie i 17 modelli scelti per avviare il progetto, accanto a un ricco apparato di foto, testi, schede tecniche e documenti storici. Gli orologi della capsule sono disponibili per l’acquisto sul sito internet della Casa oppure mediante appuntamento nella boutique parigina. Volete soltanto ammirarli? Li trovate proprio in place Vendôme, fino al 27 luglio.

  • Classics Manchette, Frederique Constant fra rock e rétro

    Classics Manchette, Frederique Constant fra rock e rétro

    Manchette, in francese, significa polsino. Ed è una parola usata, in genere, in gioielleria per indicare un alto bracciale rigido – dai 4 ai 10 centimetri – che riveste l’intero polso. Nel mondo della lancette, invece, l’orologio a manchette è un particolare modello con la piccola cassa integrata, o meglio inglobata nell’ampio bracciale morbido. Un accessorio di moda soprattutto fra la seconda metà degli anni Novanta e la prima metà dei Duemila, presente nelle collezioni di tante blasonate maison. Ne ricordo alcuni: Chaumet Khésis, Baume&Mercier Catwalk, Cartier Panthère Ruban e l’insolito Chanel Chocolat (con affissione digitale), tutti ormai usciti di produzione. L’unico sopravvissuto, sempre rimasto in catalogo, è il Patek Philippe Twenty~4. Almeno finora: perché oggi è tornato in vita il Frederique Constant Classics Manchette.

    Più di una ventina di anni fa…

    La versione originale del Manchette di Frederique Constant uscì proprio nei primi anni Duemila e rispondeva perfettamente all’archetipo dell’orologio a manchette dell’epoca. Un esemplare-gioiello pratico ed essenziale, prezioso ma non troppo, perfetto in ufficio come in discoteca, così eclettico da poter essere indossato a qualsiasi ora e in tutte le occasioni. Generalmente realizzato in acciaio (l’oro era un’eccezione e prese piede più tardi), spesso incastonato di diamanti, era sempre animato da un piccolo movimento al quarzo, preciso e affidabile. Un genere di orologio che le donne di solito compravano per loro stesse, espressione di una femminilità forte e determinata, consapevole del proprio stile e del proprio fascino.

    Così era anche il Manchette di Frederique Constant. Anch’esso in acciaio, appunto, aveva il bracciale flessibile e avvolgente, formato da sette file fitte di elementi a base quadrata ma dai volumi arrotondati. All’interno, sottolineato dalla lunetta lucida, si stagliava un piccolo quadrante quadrato, con i numeri arabi ai quarti alternati a indici di diamanti, e la zona centrale decorata da motivi geometrici. Super-femminile, dalla bellezza metallica e quasi “morbido” al tatto, come i suoi omologhi del tempo era lontanissimo dalle linee tradizionali dell’orologio per signora. Un simbolo di modernità, un’affermazione di personalità per donne in carriera, fiere e sicure di sé.

    Il nuovo Classics Manchette

    Oggi Frederique Constant ha messo ancora in produzione quell’esemplare storico, in una versione fedele all’originale anche se opportunamente aggiornata con piccoli ritocchi estetici che ne accentuano l’aspetto prezioso. Per esempio, il bracciale in acciaio del nuovo Classics Manchette è sempre composto da 7 file di elementi di base quadrata ma dalle linee più geometriche, a tronco di piramide, collegate a due a due. Che a me ricordano il taglio carré di certe gemme di colore, ma anche la forma dei quadrotti delle tavolette di cioccolato… comunque qualcosa di goloso. Ad accentuare la definizione di ciascun componente c’è anche la finitura lucida sui quattro lati, ma spazzolata in senso verticale sulla sommità.

    Oltretutto, il bracciale del nuovo Classics Manchette è dotato di una fibbia déployante che, una volta chiusa, diventa praticamente invisibile. Anche sul retro, quindi, non si trova alcuna soluzione di continuità, solo una superficie ininterrotta di maglie tutte uguali. Dopo averlo provato fisicamente (a Ginevra, durante Watches and Wonders, dove è stato presentato in anteprima), posso assicurarvi che il bracciale è flessibile e segue in modo sinuoso le curve del polso. E non solo è estremamente leggero e avvolgente, ma è anche piacevolissimo al tatto.

    Quattro versioni e relativi prezzi

    Come in passato il quadrante mantiene linee quadrate ed è perfettamente inserito all’interno del bracciale, ma nel nuovo Classics Manchette è declinato in quattro varianti. In quella più essenziale è bianco, mat, con i numeri romani suddivisi a tre a tre lungo i diversi lati. Poi ci sono due referenze con il quadrante in pietra dura, malachite e onice, quindi verde screziato o nero intenso. Infine un’ultima versione ha il quadrante interamente tempestato di diamanti, montati anch’essi in file allineate a formare un pattern quadrato. Cambiano di conseguenza i prezzi. Nell’ordine, si passa dai 1.295 euro per il modello più basic, ai 1.895 per quelli col quadrante in pietra fino ai 4.295 dell’esemplare più prezioso. Devo aggiungere che tutte le referenze montano un movimento al quarzo Swiss made, dotato di una batteria a lunga durata, da sostituire ogni cinque anni.

    L’impressione che si ricava fin dal primo sguardo è quello di trovarsi davanti a un modernissimo orologio-gioiello, privo di qualsiasi leziosità, perfino nella versione full pavé. Sarà per la grafica pulita del quadrante, sarà per il colore deciso delle pietre dure o per l’incastonatura scandita dei diamanti, sta di fatto che il Classics Manchette è un esemplare d’impatto. In tutte le referenze, veste il polso con un mood deciso, aggressivo quanto basta per farsi notare ma senza eccessi. Se dovessi sintetizzarlo in poche parole, lo descriverei come una polsiera metallica fatta di borchie e scintillante di luci, un po’ rock e tanto glam. Non per niente lo slogan creato da Frederique Constant recita: Time to Be Bold…

  • Tissot PRX 25: stile Seventies in formato ridotto

    Tissot PRX 25: stile Seventies in formato ridotto

    Dalle T-shirt stampate sotto la giacca maschile di Patti Smith, sacerdotessa del rock, alle tutine fantasia di Raffaella Carrà, regina della televisione italiana. I look degli anni ‘70 hanno fatto storia. Non solo, semplicisticamente, perché sono impossibili da dimenticare. Piuttosto, per quella tensione costante verso lo stupore, alimentata da un’esplosione di creatività autentica e, soprattutto nell’universo femminile, da una consapevole auto-determinazione. Sarà per questo che le tendenze di quel periodo non sono mai passate di moda e, ciclicamente, ritornano. Come gli orologi PRX di Tissot: un successo così eclatante da spingere la casa di Le Locle ad arricchire continuamente la collezione di nuove referenze. Fino all’ultima novità lanciata quest’autunno: il Tissot PRX 25. Cinque modelli con cassa da 25 millimetri di diametro, ancora più piccola di quelle già in catalogo, per rispondere alla richiesta (prettamente femminile) di un orologio discreto e aggraziato, ma dal carattere deciso, d’impatto. Tutt’altro che banale.

    La storia in breve

    Lanciata per la prima volta nel 1978, la linea PRX prendeva nome dalle caratteristiche principali dell’orologio: precisione, robustezza e impermeabilità fino a 10 atmosfere (X, in numero romano). La rinascita avviene quasi mezzo secolo dopo, sulla spinta del gusto modern-rétro imperante negli ultimi anni, che porta al recupero delle icone del passato, almeno da parte delle marche con una storia alle spalle. Nel 2021 Tissot riedita quindi il PRX Quartz 40mm. E, da allora in poi, la collezione si evolve, come testimoniano direttamente le pagine di questo giornale.

    Nello stesso anno il PRX conosce la versione automatica, dotata di quel celebre Powermatic 80 che, con le sue 80 ore di autonomia, contraddistingue i modelli di fascia alta del Marchio. Poi, nel 2022, torna con la complicazione del cronografo e in formato ridotto (35 mm). Quindi, lo scorso anno, è stata la volta delle varianti digitali, coerenti con la tecnologia dei Seventies. E di nuovo, qualche mese fa, ecco il lancio di altre referenze, rinnovate nel colore sfumato del quadrante. Cui ora si aggiunge appunto il PRX 25, per le donne più attente alla moda e sensibili alla tendenza neo-vintage.

    Il Tissot PRX 25, tra conferme e novità

    La dichiarazione di stile parte dalla cassa tonneau, di forma affusolata, presente in tutte le referenze, sempre realizzate in acciaio. Le dimensioni mignon non attenuano l’efficacia del design, sottolineato dalle superfici satinate e scolpite da profili lucidi. Rispetto a gran parte dei suoi predecessori rimane costante, ovviamente, il movimento al quarzo, attraverso il quale il nuovo Tissot PRX 25 rivendica ancora una volta di essere figlio degli anni ‘70. Una discendenza confermata anche dal bracciale integrato alla cassa, ulteriore elemento stilistico di continuità per tutta la collezione.

    La novità di queste versioni mini, che pure riprendono stilemi del passato, si gioca su materiali e colori. Blu ghiaccio, nero e nude le tre proposte cromatiche per i quadranti con finitura soleil. Gli ultimi due sono impreziositi da file di tre piccoli diamanti allineati agli indici. Quello nude è abbinato a un total look oro rosa, ottenuto con un rivestimento Pvd di cassa e bracciale, per un effetto “tono su tono” che dona un tocco in più di eleganza sofisticata. Una delicata madreperla naturale accomuna invece i quadranti degli altri due modelli: uno incorniciato da una lunetta in oro rosa, a contrasto; l’altro con la lunetta in acciaio.

    Per concludere

    Cambiano cromie, finiture o materiali, ma il Dna resta quello di sempre. I PRX sono orologi versatili che si adattano a qualsiasi momento della vita, ma senza restare in ombra. Né per lo stile, assolutamente riconoscibile e, come dicevo, grintoso; né per la funzionalità, che Tissot garantisce con attenzione meticolosa. Tra l’altro il movimento al quarzo Swiss made non solo assicura precisione con una manutenzione minima, ma in più vanta l’indicazione di fine carica (Eol), utile per ricordare quando è necessario il cambio pila.

    Un ultimo ma per nulla trascurabile dettaglio è infine il rapporto qualità/prezzo, pressoché impareggiabile. Il Tissot PRX 25 va dai 325 euro della versione più basic tutto acciaio, ai 525 euro della referenza Pvd oro rosa con diamanti. E proprio il costo accessibile lo rende uno degli esemplari più appetibili per il prossimo Natale. Da regalare o da regalarsi.

  • Mini DolceVita in oro, i gioielli “da signora” di Longines

    Mini DolceVita in oro, i gioielli “da signora” di Longines

    Lanciato lo scorso anno e diventato subito un best-seller, l’orologio femminile per eccellenza della Casa della Clessidra Alata torna in versione preziosa. Ecco i Mini DolceVita in oro: quattro modelli con la lunetta lucida o incastonata di diamanti, il bracciale dai link a lingotto oppure il cinturino in pelle. Comunque bcbg

    Tra bien vivre e Art Déco

    Kate Winslet come Anita Ekberg: chioma bionda, abito nero attillato, sullo sfondo Fontana di Trevi. Quel déjà-vu lanciava la versione bicolore di una storica collezione Longines: DolceVita. Una dozzina d’anni dopo, l’autunno scorso, il testimone passava a Jennifer Lawrence. La nuova ambasciatrice della Casa, a New York per il lancio del nuovo Mini DolceVita, dichiarava: «DolceVita mi fa ovviamente pensare a Mastroianni e a tutta l’estetica, anche cinematografica, di quell’epoca irripetibile. Ma mi fa anche pensare a cosa voglia davvero dire vivere bene: ovvero apprezzare il momento, assaporare appieno le cose, godere ogni istante». 

    Di decennio in decennio, da Roma a New York, e ovunque nel nostro mondo, la pellicola di Fellini resta riferimento iconografico di una femminilità ricercata e sofisticata. Proprio come la collezione di orologi con cui Longines da un lato strizza l’occhio all’epoca del bien vivre e dall’altro all’Art Déco. Le geometrie tipiche di quel periodo restano infatti riconoscibili nella cassa “di forma” del DolceVita. L’orologio, d’altronde, nasce nel 1997 su ispirazione di un modello del 1927, conservato negli archivi di Sant-Imier.

    Nel volgere di due giri del Sole attorno alla Terra, il DolceVita diventa un modello di punta della Maison. Che, nel frattempo, ha fatto suo lo slogan Elegance is an attitude. Si può dire che su quel dettato stilistico siano stati plasmati i Mini DolceVita, che affinano in dimensioni ridotte, con un quadrante quasi quadrato (in realtà rettangolare), l’essenza della collezione. Il risultato è un accessorio inequivocabilmente femminile o, come direbbero i colleghi della moda, ladylike. Da signora perbene, elegante e con un deciso gusto rétro.

    I Mini DolceVita in oro

    A un anno da quel lancio, la collezione Mini Dolcevita si arricchisce di altre quattro referenze, tutte in oro giallo o rosa. Il non plus ultra dell’eleganza. Sono veri e propri gioielli le due versioni di punta, realizzate interamente nel metallo prezioso, con il quadrante incorniciato da quasi mezzo carato di diamanti Top Wesselton e il bracciale composto da 106 maglie, dalla forma in 3D simile a un lingotto o a un cioccolatino, sfalsate e finemente assemblate. Avvolgente, flessibile, confortevole, abbraccia in modo consistente anche i polsi più esili. Più sobrie ed essenziali, le due referenze senza diamanti hanno sempre la cassa in oro (giallo o rosa), ma si indossano al polso con un cinturino in pelle di alligatore, nero e mat, dotato di un pratico sistema di intercambiabilità. Il che permette di personalizzare l’orologio seguendo il mood o l’occasione.

    In tutti i nuovi Mini DolceVita in oro, il quadrante argenté riporta una decorazione guilloché flinqué, con delicati motivi lobati, incisi a rilievo. L’ora (regolata da un movimento al quarzo rigorosamente Swiss made) è segnata dalle lancette a gladio in acciaio azzurrato, che si muovono tra i numeri romani dipinti di blu e la classica minuteria a chemin-de-fer nera. I piccoli secondi sono scanditi all’interno di un quadrantino ausiliario a ore 6, anch’esso circondato da una cornice nera ma decorato da un motivo di segmenti paralleli, effetto piramide. Un’estetica, quindi, che rende omaggio alla tradizione, immune dalle mode più effimere ma perennemente attuale.

    In sintesi

    Dimensioni minute, forme geometriche, lusso discreto, gusto senza tempo: i nuovi Mini DolceVita in oro confermano l’essenza dello chic Longines. Che ammicca a una femminilità sofisticata, mai gridata né fuori posto. Proprio come un raffinato gioiello, classico e intramontabile. I Mini DolceVita in oro sembrano infatti fuoriusciti, rinnovati, dal cassettone della nonna. E destinati alle nipoti di oggi.

  • Première Sautoir-Belt e Manchette, gli orologi-accessori di Chanel

    Première Sautoir-Belt e Manchette, gli orologi-accessori di Chanel

    Noi diciamo “il” Première, perché in italiano il termine orologio è maschile. Ma in francese la parola montre è femminile, quindi diventa “la” Première. La Première de Chanel. E il genere, in questo caso, ne ha segnato il destino. Il Première, il primo orologio della Casa della doppia C, è stato esplicitamente riservato a un pubblico di sole donne, e in quanto tale è sempre stato un po’ camaleonte. Intendo dire, proprio come le donne è eclettico, multiforme, capace di interpretare stili e ruoli diversi. In una parola, trasformista. Basta guardare il recente Première Sound per chiarire subito il concetto. E lo confermano anche i nuovi Première Sautoir-Belt e Première Manchette, usciti in contemporanea alla versione “ad alta fedeltà”, che introducono ugualmente modi insoliti di indossare l’orologio.

    Première, un orologio trasformista

    Del resto, poliedrico il Première lo è sempre stato, fin dagli esordi. Nato nel 1987, da allora ha vestito innumerevoli look, grazie all’inventiva prima del suo creatore, l’Art Director Jacques Helleu, e poi – più di recente – di Arnaud Chastaingt, Direttore dello Studio de Création Horlogère de Chanel. Andate a vedere la sezione dedicata, sul sito ufficiale, e lo vedrete con i vostri occhi. Io stessa lo ricordo in innumerevoli versioni, che nel tempo hanno affiancato o di volta in volta sostituito il modello originario – rinato lo scorso anno con il Première Edition Originale, “filologicamente corretto”. Talvolta in edizione limitata, ma sempre in catalogo. Qualche esempio?

    Più piccolo o più grande, in acciaio, in ceramica, in tutte le tonalità dell’oro (compreso quello beige, esclusivo della Maison). Con la lunetta liscia o incastonata di diamanti e altre pietre preziose (spinelli, zaffiri), con la carrure tempestata di baguette… Semplice solo tempo o addirittura complicato (scheletrato, con tourbillon volante). Con il bracciale intrecciato a un nastro di pelle nera (classicissimo) oppure bianca, ma anche azzurra, nude, talpa, fucsia, rossa (molto rock). Singolo, a doppio o a triplo giro, a catena gourmette dai maxi-link e perfino interamente fatto di perle Akoya (per il 30° compleanno, tuttora in collezione).

    Accenti di stile

    Ora però il Première si spinge oltre. E si reinventa: come collana/cintura o come bracciale “a polsino”. Certo, visto in prospettiva, non è la proprio la prima volta che si indossa l’orologio appeso al collo o legato attorno alla vita/sui fianchi. A chiunque conosca un minimo di storia dell’orologeria verranno in mente i sautoir e le châtelaine come nobili precedenti. E la stessa Maison Chanel ha già proposto quadranti inseriti in alti bracciali – per esempio nella collezione Mademoiselle Privé Bouton.

    Ma riguardo al Première Sautoir-Belt e al Première Manchette, si tratta di modelli che accentuano il carattere dell’orologio inteso come accessorio di moda. Ne enfatizzano l’aspetto femminile, ma insieme ne amplificano l’originalità e l’unicità. Senza tradire di fatto ciò che lo rende uno degli esemplari più riconoscibili e desiderati dalle signore di tutte le età: il gusto Chanel.

    In entrambi i casi, infatti, la cassa è sempre uguale a sé stessa, inequivocabilmente Chanel fin dal primo sguardo – almeno per le fan della Casa. Con la consueta forma ottagonale, derivata dal perimetro di place Vendôme e dal tappo del flacone del N°5 (il profumo più famoso del mondo), è realizzata in acciaio placcato oro giallo. Ha soltanto un formato leggermente ridotto rispetto al solito: misura 15,2 x 19,7 mm e solo 7,5 mm di spessore – grazie al consueto movimento al quarzo Swiss made.

    Le caratteristiche del Première Sautoir-Belt e del Première Manchette

    Nel Première Sautoir-Belt, dunque, il tradizionale bracciale è sostituito da una lunga collana, fatta sempre come la tracolla della celebre 2.55 (la borsa creata da Mademoiselle Coco nel 1955 e da allora oggetto di desiderio praticamente per tutte le donne, dai 10 anni in su). Ovvero una sottile catena in acciaio placcato oro giallo, “interlacciata” (concedetemi il termine, rende bene l’idea) con una striscia di pelle nera – che già da sola è uno status per tutti gli appassionati di moda.

    L’estetica insomma è simile a quella del Première Sound, con cui il Première Sautoir-Belt dimostra una diretta parentela, se non fosse che in quest’ultimo l’orologio si trova appeso a un’estremità della catena e sorregge una nappina, anch’essa in morbida pelle nera. In più il Première Sautoir-Belt è dotato di un moschettone, che si può agganciare a due anelli posti all’interno delle maglie della catena, così da permettere di usarlo appunto come collana o come cintura.

    La particolarità del Première Manchette invece è quella di avere la cassa integrata (ma mi verrebbe da dire incastonata) all’interno del bracciale a sette file. Che veste il braccio come un vero e proprio polsino – o cuff che dir si voglia, per chi è avvezzo all’inglese diffuso nel mondo della moda – di ben 36 mm di altezza, chiuso sul retro da una fibbia gioiello. Una volta indossato risulta però estremamente confortevole, proprio grazie alla struttura articolata della catena, che abbraccia il polso in modo morbido, quasi fluido.

    Note finali

    Concludo, come sempre, con le informazioni “di servizio”.  Sia il Première Sautoir-Belt sia il Première Manchette sono già in vendita nelle boutique monomarca. Attenzione, però: entrambi sono in produzione limitata, quindi non saranno disponibili per sempre. Il prezzo? Rispettivamente 12.000 e 10.700 euro. Non mugugnate: il tutto è coerente con quel senso di esclusività tipico di Chanel. Che contribuisce al fascino della Casa e ammanta abiti e accessori siglati dalla doppia C. Così è, facciamocene una ragione.

  • Versace DV One Mini: piccolo, ma di carattere

    Versace DV One Mini: piccolo, ma di carattere

    In orologeria, quando si segue un progetto ben fatto, è facile declinarlo in tante versioni. È il caso per esempio del DV One di Versace: ripresentato di recente, dopo una lunga assenza, in una versione filologicamente corretta (40 mm di diametro), è riapparso prima in formato maschile (43 mm), e ora torna lady size (28 mm). Ma non è solo questione di dimensioni – che contano eccome, checché se ne dica… Il Versace DV One Mini è stato interamente rivisto, ristudiato in ogni dettaglio, per adattarsi al meglio al polso delle signore.

    Un orologio ineluttabile

    No, non è per fare differenze di genere in quest’epoca di politicamente corretto. Il DV One “per tutti” esiste già. Ed è proprio il DV One Automatic: lanciato lo scorso anno e destinato a rimanere in catalogo, è l’erede di una collezione nata nei primi anni Duemila e insieme capostipite di una nuova generazione di esemplari Versace. Affiancato poi successivamente dal DV One Gent, era sacrosanto uscisse anche in versione “da donna”. Lo richiedono la logica e la consuetudine, più ancora della moda.

    Gli orologi con un diametro inferiore ai 30 mm, infatti, sono necessari per vestire quella fascia di pubblico femminile che ha una costituzione minuta e di conseguenza polsi esili, se non perfino sottilissimi. A tutte le latitudini: non solo in Oriente, ma anche qui da noi. Poi c’è la tradizione degli orologi eleganti: se hai un look formale, o magari da sera, ci vuole qualcosa di adeguato. E infine, certo, c’è anche la tendenza degli esemplari mignon: che non è ricorrente, è proprio una costante. Perenne.

    Il mood Versace

    Ecco perché era necessario il Versace DV One Mini. Che è piccolo, sì, ma non lillipuziano. Modernissimo, ha un forte impatto estetico che ribalta completamente l’idea di orologino da donna – perbene, lezioso e un po’ fané. Ha la stessa allure sicura e potente dei suoi omologhi più grandi e, come loro, ha una sottile ispirazione punk-rock, decisa ma non esagerata. È realizzato interamente in ceramica nera oppure bianca, con la monocromia arricchita da dettagli color oro che lo rendono più sontuoso. Ed è anche molto versatile: si adatta alla perfezione sia su un chiodo di pelle che con un tubino nero.

    Con quello stile pulito e lineare, in effetti, il DV One Mini risulta come un ideale complemento per le giacche sartoriali e i corti abitini dai colletti bianchi mandati in passerella da Donatella Versace per questo autunno/inverno. Merito anche dei simboli della Maison, onnipresenti in ogni esemplare della linea di orologi: la Medusa dorata (come il logo) a ore 12 e la Greca in rilievo sulla lunetta, fregio ben visibile ma non invasivo, che dichiara apertamente l’appartenenza al mondo Versace, fin dal primo sguardo.

    Il Versace DV One Mini in sintesi

    Per entrare nel dettaglio, come scrivevo all’inizio di questo testo, il Versace DV One Mini si mantiene coerente con i suoi predecessori, ma è stato interamente riprogettato. Lo si nota ovunque: negli indici a lingotto, sfaccettati, che spiccano sul quadrante smaltato, e nelle lancette a daga, anziché a bastone; nella corona dalla forma a cabochon, più compatta e priva di logo; e ancora nel profilo obliquo della Greca o nelle maglie del bracciale, sia in quelle d’attacco che in quelle laterali.

    Simile rimane invece la finitura mat della ceramica, che ne esalta l’aspetto materico e rende l’orologio più aggressivo. Degni di nota, perché rivelano l’accurata costruzione degli orologi della Casa, sono poi il vetro zaffiro e il fondello in acciaio, personalizzato dalla Medusa. O ancora il movimento al quarzo Swiss made (Ronda 762E.3): una scelta dettata non solo dalla praticità e dalla precisione, ma anche dalla volontà di mantenere limitato lo spessore della cassa. Infine il prezzo: il Versace DV One Mini, in entrambe le versioni, costa 1.490 euro. Ed è già in vendita in selezionate boutique monomarca, sull’e-commerce ufficiale e dai rivenditori autorizzati. 

  • Première Sound, lo Chanel… ad alta fedeltà

    Première Sound, lo Chanel… ad alta fedeltà

    Il Première come non s’è mai visto: in versione tecnologica, sebbene non proprio smart. Un ibrido con funzioni audio, capace di connettersi allo smartphone, e allo stesso tempo interpretare le ultime tendenze di moda che vogliono gli anni Novanta come fonte di ispirazione. Ecco il Première Sound: un inedito wearable che è allo stesso tempo orologio, collana e cuffiette ad alta fedeltà. Tipicamente Chanel, nello stile come nella concezione.

    L’estetica del Première Sound

    Già, dal punto di vista estetico la cassa del Première Sound è quella di sempre. O, per meglio dire, è quella filologicamente corretta del Première Edition Originale, che a sua volta rispecchia il modello originario datato 1987. Nella forma ottagonale, a rievocare la geometria di place Vendôme, uno dei luoghi del cuore di Mademoiselle Coco. (Sì, certo, anche il profilo del tappo del leggendario Chanel N° 5: con quel flacone Art Déco, un best-seller della profumeria da oltre un secolo). Nel formato, di piccole dimensioni, esplicitamente dedicato ai polsi femminili. E nei materiali: acciaio placcato oro giallo, accostato al quadrante laccato nero e al vetro zaffiro sfaccettato.

    Non c’è, però, il consueto bracciale. La cassa è invece incastonata in una lunga collana, che riprende come al solito la tracolla della celeberrima 2.55, la borsa Chanel più desiderata di sempre, creata dalla grande couturière nel febbraio del 1955 (da cui il nome). La catena in acciaio placcato oro giallo è naturalmente intrecciata a una lunga striscia di morbida pelle nera, come da copione. Doppia nella parte attorno al collo, si scinde in due verso il basso – in due fili di lunghezza diversa – e vede l’orologio fissato su un lato. La definizione francese di montre-sautoir calza a pennello sul Première Sound: e anche è se ormai démodé (per usare un termine volutamente… fuori moda), ne coglie in pieno l’essenza. Indiscutibilmente chic.

    …la tecnologia…

    Quindi il colpo da maestro. Fermate alla catena da due clip quadrate, e facilmente removibili, ci sono un paio di griffatissime cuffiette. Gli auricolari nero-e-oro, in acciaio e vetro zaffiro, riportano l’ambita doppia C del logo (già questo basta a renderli un oggetto di culto). E sono collegati a un cavo nero opaco che termina con la presa audio di un classico jack da inserire nello smartphone (IPhone o Android, quale che sia), alla faccia del sistema wireless imperante ai nostri giorni. Il che fa tanto “operazione nostalgia” e spiega il riferimento alla moda anni Novanta, nelle prime righe in alto… Ma è anche l’ennesima conferma della sensibilità di Arnaud Chastaingt e del suo team nel saper cogliere lo Zeitgeist, lo “spirito del tempo” di letteraria memoria.

    Ma no, non pensate alla pessima riproduzione sonora, piena di disturbi e di fruscii, delle “cuffie con il filo” d’antan. Sviluppate con Master & Dynamic, brand newyorkese specializzato in dispositivi audio di alta qualità, le headphone del Première Sound sono un accessorio di ultima generazione. Low-tech ma funzionali, con tanto di microfono omnidirezionale, connettori e telecomando per il controllo remoto dello smartphone. Permettono quindi di rispondere alle telefonate, regolare il volume, riprodurre file audio o video (trovate i dati tecnici sul sito di Chanel). Io non le ancora provate, ma pare proprio che siano in grado di isolare l’ascoltatore dai rumori esterni e garantire un’ottimale qualità del suono. Insomma, come si dice oggi, di “offrire un’esperienza d’ascolto immersiva”.

    …e il beau monde

    Il Prèmiere Sound non poteva non avere l’immancabile contorno di mondanità. Presentato alla fine di agosto a Parigi insieme alle altre novità della collezione, è tuttora al centro di un evento speciale a Le Bon Marché Rive Gauche, in un pop-up che resterà aperto fino al 2 ottobre. E che espone anche i primi orologi Chanel, riuniti in una retrospettiva dedicata appunto al Première e alle sue evoluzioni nel tempo.

    A supporto del lancio, il Première Sound è protagonista di un video interpretato da Lily-Rose Depp, musa della Casa, e girato da Inez & Vinood nello studio/appartamento di Mademoiselle Coco al 31 di rue Cambon. Non solo. È già stato avvistato su un paio di celebrities. Un’altra ambasciatrice Chanel, Jeannie, vocalist delle Blackpink nonché star del k-pop, lo ha indossato lo scorso luglio in visita al temporary store Coco Crush di Seoul. E poi Lana Del Ray, che lo ha sfoggiato il 21 agosto al festival Rock en Seine. Tanto basta per aumentarne la desiderabilità…

    In arrivo nei negozi proprio in questi giorni, il Première Sound è in vendita in selezionate boutique monomarca – a un prezzo di 14.800 euro. Un prezzo coerente con gli altri esemplari di gioielleria Chanel. E poco importa che non sia alla portata di tutti. Chanel del resto non è “per tutti”: al contrario, è una Maison élitaria ed esclusiva per definizione. È un sogno cui solo poche fortunate possono accedere…

  • Patek Philippe Calatrava: femminile singolare

    Patek Philippe Calatrava: femminile singolare

    Calatrava, chi era costui? Permettetemi di parafrasare una celebre frase de I promessi sposi” per cominciare queste righe su uno dei Patek Philippe che, per le appassionate e gli appassionati, non ha bisogno di presentazioni. Ho dato la precedenza alle appassionate non per compiacere i fanatici della parità di genere un tanto al chilo, che vanno per la maggiore in questi anni di politicamente corretto sfrenato, ma perché l’idea è quella di parlare di due referenze femminili della collezione, le 4997/200. E ho esordito con quella reminiscenza letteraria perché penso che non tutti conoscano l’origine di questo nome ormai leggendario. Ebbene, parto da qui.

    Sì, anche Patek Philippe è stata in crisi

    Da uno scenario che, oggi, ci sembrerebbe fantascienza: Patek Philippe in crisi. Perché era esattamente questa la situazione dell’allora Patek, Philippe & Cie all’inizio del XX secolo. Nonostante i numerosi brevetti e premi collezionati in passato, oltre a un’ampia lista di clienti che comprendeva alcuni dei più importanti collezionisti dell’epoca, l’azienda si trovò in difficoltà.

    Se all’inizio degli anni Trenta, l’orologio da polso era ancora un fenomeno relativamente nuovo, che aveva guadagnato popolarità grazie alla sua diffusione durante Prima Guerra Mondiale, a poco a poco cominciò ad accreditarsi come strumento affidabile, utile anche per lontano dal campo di battaglia. Allo stesso tempo, l’orologio da tasca, associato alle ferrovie, diventava sempre più obsoleto con l’avvento delle automobili e degli aerei. 

    La salvezza per l’azienda arrivò grazie ai fratelli Jean e Charles Henri Stern, che nel 1932 acquistarono una quota di controllo nell’azienda. La loro famiglia possedeva già la Fabrique de Cadrans Stern Frères, un’azienda produttrice di quadranti che riforniva Patek e altri produttori svizzeri. I fratelli sapevano che il modo migliore per risanare l’azienda sarebbe stato quello di introdurre un modello semplice e mainstream che avrebbe ampliato il fascino dei loro orologi, al di là dei collezionisti di fascia alta. Un orologio che però avrebbe dovuto mantenere l’eccezionale reputazione di Patek Philippe per la qualità. La soluzione fu il Calatrava Referenza 96, il primo modello a introdurre referenze numerate nelle collezioni di Patek Philippe.

    L’origine del nome Calatrava

    E, a proposito di semplicità, la scelta cadde proprio sul nome Calatrava. Ossia sul nome della croce che, dal 27 aprile 1887, era stata registrata come logo dell’azienda insieme al nome Patek, Philippe & Cie. Semplicità perché essenza stessa del marchio. Il simbolo cruciforme fu utilizzato per la prima volta sugli stendardi dei cavalieri di Calatrava, che difesero l’omonima fortezza nel sud della Spagna dall’assalto dei Mori, nel XII secolo. 

    Jean Adrien Philippe, co-fondatore della Maison, lo scelse appunto nel 1887 per l’estetica che lo rendeva immune alle mode passeggere, per la grafica ornamentale e perché incarnava i valori dei cavalieri di Calatrava, analoghi a quelle di Patek Philippe: coraggio e indipendenza. Inoltre, i quattro gigli che costituiscono la croce ricordano anche il fiore usato un tempo come ornamento dei blasoni reali francesi. Lo stesso giglio è presente sullo stemma del Dipartimento dell’Eure-et-Loir, nella Francia centrale, dove si trova il paese natale di Jean Adrien Philippe, La Bazoche-Gouet. 

    Calatrava per signora

    Spero che questo excursus storico-onomastico possa essere stato utile a chi ha meno familiarità con la storia di Patek Philippe. Ora però, veniamo alla sostanza, ossia alle referenze femminili Calatrava 4997/200G e 4997/200R. I due orologi sono relativamente recenti: quello in oro rosa (200R) è stato presentato nel 2023, quello in oro bianco (200G) nel 2021. La loro origine è però più lontana: diretto precedente è il Calatrava per signora Ref. 4897 in oro rosa, con il quadrante guilloché color cioccolato e il calibro 215 a carica manuale, presentato nel 2009. Ma risale ancora prima, al 2006, la Ref. 4896 in oro bianco con quadrante blu, animato dal calibro 16-250, sempre a carica manuale. Un orologio declinato negli anni in diversi colori (bruno, blu notte, crema, grigio argento), con diamanti tondi o taglio baguette sulla lunetta, e che nel 2021 ha ispirato la rivisitazione in oro bianco.

    Le due referenze attuali differiscono tra loro solo per il materiale della cassa e per il colore: blu quella in oro bianco, viola quella in oro rosa. La forza di questi due orologi sta nella loro capacità di mantenere l’eleganza e la sobrietà tipiche della collezione, pur ricorrendo all’impiego delle pietre preziose sulla lunetta e del sofisticato guillochage sul quadrante.

    La cassa misura 35 mm di diametro, una dimensione decisamente femminile ma non così ridotta come ci hanno abituati gli orologi “per lei”. Lo spessore strepitoso di 7,4 mm è merito del movimento ultrapiatto di cui parlerò tra poco. Perché, intanto, la cassa merita qualche parola in più, soprattutto per la lavorazione lucida che la distingue. Una finitura quasi a specchio che fa apparire l’orologio più grande di quanto in realtà sia. Una finitura che esalta la luce dei 76 diamanti che adornano la lunetta con il loro mezzo carato e passa di peso. 

    L’ipnotico quadrante

    Non c’è dubbio sul fatto che la lunetta sia la parte più femminile del Calatrava Referenza 4997. Con lei fa il paio il quadrante, che in entrambe le versioni di colore ha una bellissima lavorazione guilloché con un motivo a onde concentriche inciso a rilievo. Le onde originano dal centro del quadrante e si irradiano fino alla lunetta dividendo lo spazio in dodici settori. Sulla “cresta” di ciascuna di queste onde sono posizionati gli indici allungati a dardo, applicati e in oro rosa o bianco a seconda della versione e con finitura opaca.

    Patek Philippe ricorda che l’effetto di profondità che caratterizza questa lavorazione del quadrante è dato dall’applicazione su di esso di oltre cinquanta strati di lacca traslucida. Una finitura che i più attenti di voi avranno forse visto su un altro pezzo femminile del brand ginevrino: il Twenty~4, con la cassa rettangolare divenuta un segno distintivo della collezione. Le lancette a daga, eleganti e sfaccettate, completano l’estetica dei Calatrava 4997, che come nella migliore tradizione della collezione sono privi di datario. L’essenzialità prima di tutto.

    Maestria meccanica

    Scrivevo poco sopra che lo spessore straordinariamente contenuto della cassa è merito principalmente del movimento. Ebbene sì, perché il calibro 240 di Patek Philippe che dà vita all’orologio è uno dei fiori all’occhiello della Manifattura, spesso solo 2,53 mm. È un movimento automatico a micro-rotore presente anche in altri Calatrava e nel Golden Ellipse, con 27 rubini, una frequenza di marcia di 21.600 alternanze/ora e un diametro di 27,5 mm. A carica completa ha un’autonomia di almeno 48 ore.

    Questo movimento è dotato di un bilanciere Gyromax e di una spirale Spiromax, e ha un micro-rotore in oro massiccio 22 carati. Il calibro 240 fa da base per altri calibri esclusivi di Patek Philippe: 240 HU (con 24 fusi orari), 240 LU CL C (con data e carta celeste e indicazione della Via Lattea), 240 PS IRM C LU (con data a lancette, fasi lunari, indicatore della riserva di carica), 240 Q (con calendario perpetuo con giorno, data, mese, anno bisestile, indicatore delle 24 ore, fasi lunari), 240 SQU (scheletrato e inciso a mano).

    Un Calatrava da tramandare

    Il carattere sofisticato di questo orologio è sottolineato dal cinturino. Naturalmente è in tinta con il colore del quadrante ed è fabbricato in pelle spazzolata, con una finitura satinata che dà davvero l’impressione di avere al polso una striscia di seta, tanto la lavorazione è sapiente. La fibbia – non avrebbe potuto essere diversamente – è un bell’ardiglione nello stesso materiale della cassa.

    Nota di merito per il pricing applicato a questi Calatrava al femminile. Entrambe le versioni costano infatti 38.970 euro. Un prezzo da Patek Philippe, penserete voi. Un prezzo da Patek Philippe, confermo io, fatto però dalla somma di tante eccellenze, a partire dai materiali delle casse e della lunetta, fino ad arrivare al calibro di manifattura. Come dice il claim delle campagne della Maion: “Un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”. Ecco perché, chi lo può acquistare, passa oltre il cartellino.

  • Breguet Reine de Naples 8918, delicate cromie al femminile

    Breguet Reine de Naples 8918, delicate cromie al femminile

    La Festa della Mamma è solo una scusa, così come la primavera ormai avanzata. Sta di fatto che il Reine de Naples, il femminile per eccellenza di Breguet, negli ultimi tempi ha adottato una serie di look colorati, perfetti per i trend e le ricorrenze di stagione. Una palette cromatica modernissima e sofisticata, lontana anni luce dal pacato binomio bianco e nero in collezione fino a qualche anno fa. Un’evoluzione che interpreta lo spirito dei tempi, certo. Ma anche la dimostrazione di quanto un design potente e ben riuscito sia in grado di cambiare senza perdere nulla della propria personalità. Lo si vede proprio nel Breguet Reine de Naples 8918, capace di trasformarsi, di giocare con i materiali, le lavorazioni o, appunto, i colori, e tuttavia restare sempre uguale a se stesso.  

    Un po’ di storia

    Fin dall’esordio, nel 2002, la collezione presenta codici di stile ben definiti: la forma ovale della cassa, una sola ansa a boule sulla carrure al 6, la corona al 4, l’indicazione di ore e minuti decentrata, con le piccole lancette à pomme evidée. I progettisti di L’Abbaye dichiarano di essersi liberamente ispirati al primo orologio da polso prodotto da Abraham-Louis Breguet per Carolina Murat, sorella di Napoleone e moglie del re di Napoli Gioacchino Murat. Da lei commissionato al Maestro nel 1810, e consegnato nel ’12, purtroppo andò perduto. Ma il suo ricordo è arrivato fino a noi perché fu minuziosamente descritto nei registri d’archivio della Maison, tuttora conservati nel Museo di place Vendôme, a Parigi.

    Certo non è il caso di ripercorrere qui tutta la storia della collezione, che negli anni ha conosciuto innumerevoli varianti, anche complicate e di gioielleria. Mi limiterò a citare la Referenza 8918, datata 2013 e rimasta a far da base agli esemplari attuali. Un “solo tempo” essenziale ma estremamente chic. La cassa in oro rosa o bianco racchiude un quadrante in madreperla bianca, scandito da numeri arabi neri in décalque di varie dimensioni, a scalare: più grandi al 12 e via via più piccoli verso il 6, dove la cifra è sostituita da un bel diamante a goccia (di quasi 10 punti). L’indicazione di ore e minuti decentrata è riportata su un disco in oro argentato guilloché, e altri diamanti taglio brillante sono incastonati sul réhaut e sulla lunetta, mentre sulla corona spicca un taglio briolette (per un totale di un carato circa).  

    I nuovi Breguet Reine de Naples 8918 colorati: dal menta…

    Da quei precedenti, tuttora in catalogo, nascono i nuovi Breguet Reine de Naples 8918 oggetto di queste righe. Che si distinguono fra le 18 referenze in collezione proprio per il colore: verde menta, rosa o grigio. Seguito ideale del modello azzurro, con quadrante in smalto Grand Feu, uscito nel 2020, sono stati presentati nell’ultimo anno come variazioni sul tema, peraltro riuscitissime, molto amate dalle signore. Comincio dall’ultimo, lanciato lo scorso marzo e caratterizzato proprio dalla particolare sfumatura di verde che accomuna i numeri arabi e il cinturino in pelle di alligatore.  

    In questo caso il quadrante è in madreperla, mentre il contatore decentrato delle ore e dei minuti è in oro argenté tempestato da diamanti taglio brillante serti neige (0.24 carati). Un tipo di incastonatura, vale la pena ricordarlo, realizzata solo dagli artigiani più esperti, capaci di montare le gemme di diverse carature una accanto all’altra, il più vicino possibile, con un apparente disordine (ma in realtà con posizioni perfettamente studiate ad arte). Il risultato è una superficie fitta di pietre preziose, che risplendono di bagliori proprio come un manto di neve luccica sotto i raggi del sole.

    …al rosa e al grigio

    Per tornare alle sfumature cromatiche, l’anno scorso sono uscite due versioni del Breguet Reine de Naples 8918 definite dalle tonalità del rosa e del grigio. Entrambe con la cassa in oro rosa e il quadrante in smalto Grand Feu, si differenziano sostanzialmente per un piccolo dettaglio. Ovvero i numeri arabi, che nel primo caso sono dorati, coordinati alle lancette Breguet, mentre nel secondo sono bianchi. Per il resto i due esemplari sono identici e devono molto del loro fascino proprio allo smalto Grand Feu, materiale fragile ma incorruttibile, immune allo scorrere del tempo e destinato quindi a rimanere immutato nei secoli.

    Merita almeno un cenno infine il movimento di manifattura, comune ai diversi Breguet Reine de Naples 8918, colorati e non. Si tratta del calibro 537/3, a carica automatica, di piccole dimensioni e con ottime prestazioni, grazie a certe particolarità meccaniche e costruttive. Come i componenti in silicio, che contribuiscono alla costanza di marcia e quindi alla precisione. O la massa oscillante in platino, un metallo pesante dall’elevata inerzia. Per ulteriori informazioni tecniche, rimando alle didascalie. Concludo solo con un cenno alle finiture, ben visibili attraverso il vetro zaffiro del fondello. Maniacali, caratteristiche di tutti i Breguet.

  • Harry Winston accende la Emerald Collection

    Harry Winston accende la Emerald Collection

    «People will stare. Make it worth their while». Ossia, più o meno: «Le persone ti fisseranno. Fa che il loro tempo valga la pena». È una celebre frase di Harry Winston, il “re dei diamanti”, la cui azienda omonima fa parte dal 2013 di Swatch Group. Motivo per cui, oltre che nella realizzazione di gioielli da sogno, ha sviluppato un savoir-faire anche nell’orologeria che trae ispirazione dalla storia della maison. Una storia iniziata nel 1932, in periodo di Art Déco, quando nel panorama internazionale nacquero alcuni orologi che fanno sognare ancora oggi. Uno per tutti, il Reverso di Jaeger-LeCoultre.

    Una storia che, nel caso di Harry Winston, ha virato con forza verso l’alta orologeria nel 1989, con la presentazione della prima collezione. Concretizzata negli anni 2000 con la serie speciale Opus. E consolidata nel 2007 con l’apertura della propria manifattura a Ginevra. Una storia che si nutre di orologi come The Ultimate Quadri Tourbillon, il Premier Majestic Art Déco o di collezioni come la Emerald Collection. Una linea che è riduttivo definire prêt-à-porter, data la sua preziosità, ma che davvero è la più portabile e quotidiana del portafoglio di Harry Winston.

    Harry Winston da cima a fondo

    È anche la più giovane, perché ha fatto il proprio esordio nel 2016 con il modello con cassa da 18 mm. Un orologio diventato in breve un successo e che ha convinto Harry Winston a portare le dimensioni a 33 mm nel 2019, per parlare anche a un pubblico maschile, che ama l’eleganza non ostentata né sovradimensionata. Nonostante sia disponibile anche con i diamanti.

    Attenzione però. Quando parlo di 18 o 33 mm mi riferisco alla larghezza, perché le casse della Emerald Collection non sono tonde né quadrate, ma di forma. E che forma. Gli otto lati richiamano quelli del taglio smeraldo in gioielleria, che è poi anche il logo di Harry Winston, ripreso in tutti i Salon del marchio nel mondo, attraverso le vetrine personalizzate a forma ottagonale.

    I modelli da 18 mm, proprio perché femminili, mettono l’accento sulla lunetta incastonata di diamanti. La cassa da 33 mm è invece più architettonica, grazie alle geometrie nette e al quadrante con i dettagli smussati. 

    Le novità della collezione

    Della collezione abbiamo già parlato un paio di anni fa (vedi qui), ma mi piace tornarci perché ora Harry Winston ha introdotto alcune nuove referenze che la arricchiscono ancora di più. Piccoli dettagli per distinguere gli orologi, i quali mantengono comunque alcune caratteristiche comuni.

    Queste ultime sono principalmente i 44 diamanti taglio brillante che ornano la lunetta e le anse e, su alcune referenze già in collezione, l’iridescenza naturale del quadrante in madreperla. Oltre alla cornice della minuteria che è composta sempre da 44 diamanti taglio brillante, ma più piccoli.

    Le novità stanno invece nel cinturino, nel bracciale e nelle pietre di colore incastonate sul quadrante a formare gli indici delle 3, 6, 9 e 12. Harry Winston ha infatti dato ai nuovi orologi un tocco di rosso, con l’elegante cinturino in satin a doppio giro che spicca per la tonalità accesa. E, se si parla di pietre e di rosso, non si può non parlare di rubini.

    L’indice delle ore 12 è infatti un rubino taglio smeraldo, quelli delle 3, 6 e 9 sono interpretati con altrettanti rubini taglio brillante. La caratura totale delle gemme più vivide è di circa 0.023 carati. Il totale dei diamanti che ornano cassa e quadrante invece arriva a circa 0.60 carati.

    Il cinturino di satin rosso, con fibbia ad ardiglione, è montato sia sulla cassa in oro bianco sia su quella in oro rosa. Alla cassa in oro rosa, Harry Winston ha scelto di abbinare anche un bracciale in maglia milanese dello stesso materiale. Una novità, poiché in collezione c’era finora solo il bracciale mesh in oro bianco.

    Il gusto di scegliere Harry Winston

    Nella piccola cassa è alloggiato il classico movimento svizzero al quarzo, di alta gamma, calibro HW1040 con visualizzazione di ore e minuti. A differenza del 33 mm, dove il movimento è automatico e sul quadrante sono presenti anche il datario a ore 6 e la lancetta centrale dei secondi.

    Del resto, orientarsi sulla Emerald Collection di Harry Winston significa essere amanti più della preziosità delle pietre che della raffinatezza della meccanica. Decorato con intense tonalità di rosso, diamanti e madreperla, è un accessorio di lusso per donne che desiderano sia la praticità di un orologio sia il fascino distintivo dei gioielli di Harry Winston. Ciò non toglie che chi sceglie questo classico contemporaneo dell’orologeria al femminile si distingue anche per il gusto evoluto. Non il tradizionale orologio-gioiello, ma l’orologio fatto da chi i gioielli li sa fare anche meglio. Con la benedizione di un colosso come Swatch Group. Ce n’è a sufficienza per considerare la Emerald Collection il punto di arrivo di chi intende associare gusto e passione senza cedere sull’eccellenza.