Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: GMT

  • Quadranti Tropical: perché il sole rende unici gli orologi

    Quadranti Tropical: perché il sole rende unici gli orologi

    La radiazione solare cambia la materia, ma non lo fa sempre allo stesso modo. Sulla pelle umana stimola la melanina e regala una temporanea abbronzatura. Invece negli orologi da polso prodotti fra gli anni ’40 e ’70 innesca una reazione chimica permanente: fa virare la vernice dei quadranti in ottone. Il nero profondo e specchiato delle lacche originali si degrada lentamente, e acquista sfumature marroni che variano dal nocciola al cioccolato.
    Eppure, quello che per decenni i reparti tecnici delle maison hanno considerato un banale difetto di fabbricazione – il rivestimento protettivo incapace di resistere all’azione combinata di luce, calore e umidità –, oggi è diventato uno dei fenomeni più celebrati dai collezionisti. Nel linguaggio delle grandi aste internazionali, i rari esemplari che subiscono la trasformazione assumono un nome preciso, quasi esotico: quadranti Tropical. Ma come fa un’imperfezione a diventare un valore aggiunto? La risposta si trova nell’equilibrio tra fisica e imprevedibilità.

    La chimica dietro l’imprevisto

    Per capire come nascono i quadranti Tropical è necessario guardare alla chimica industriale del secondo dopoguerra. In quegli anni, la fabbricazione di un quadrante seguiva un protocollo rigoroso. La base in ottone riceveva dapprima uno strato di fondo, poi era rivestita dai pigmenti di colore e infine sigillata con una vernice trasparente di protezione – di solito resine sintetiche o lacche zapon. Formule eccellenti per l’epoca, ma del tutto prive dei moderni filtri e stabilizzatori contro i raggi Uv.

    Quando gli orologi erano esposti al sole o utilizzati in climi tropicali per lungo tempo, i raggi ultravioletti penetravano nella finitura protettiva e spezzavano i legami molecolari dei pigmenti neri. Questo processo, sommato alla naturale ossidazione dei metalli e alle radiazioni emesse dalle paste luminescenti dell’epoca – a base di radio prima e di trizio poi -, modificava in modo permanente la rifrazione della luce sulla superficie.

    La variazione cromatica dipendeva dall’esatta formulazione chimica utilizzata dai grandi produttori specializzati – come Stern Frères, Singer o Beyeler. Minime differenze nella percentuale di solventi usata in un lotto di produzione potevano cambiare il destino di un quadrante. E determinavano la capacità della lacca di resistere al sole o di virare verso nuance tendenti al dattero piuttosto che al cacao.

    Le referenze più famose

    L’invecchiamento non colpiva quindi ogni orologio in modo identico. Alcuni modelli specifici oggi presentano una metamorfosi migliore, che ne ha ridefinito i canoni estetici e ne ha causato quotazioni da capogiro nelle aste e dagli antiquari.

    Per esempio, il Rolex Submariner Ref. 1680 e 5513. Negli esemplari prodotti tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70, la caratteristica vernice nera opaca ha risposto al sole con una costanza e una bellezza sorprendenti. Il fondo originario si è trasformato in un marrone pieno e vellutato che la comunità dei collezionisti chiama chocolate, capace di far risaltare per contrasto le scritte serigrafate, rimaste incredibilmente nitide e bianche.

    Un altro esemplare degno di nota è poi l’Omega Speedmaster Professional Ref. 145.022-69. Nel “biennio d’oro” a cavallo tra il 1969 e il 1970, la Maison di Biel affidava a Singer i quadranti del celebre cronografo. In questa particolare referenza, il viraggio regala una tonalità tabacco intensa, priva di riflessi, in grado di creare uno stacco netto con la minuteria bianca e la lunetta nera con scala tachimetrica. L’effetto finale è carico di personalità.

    Da citare ancora il Rolex GMT-Master Ref. 1675 “Nipple Dial”. Nelle declinazioni in oro o in acciaio/oro degli anni ’70, i famosi indici applicati a forma di cono poggiano su superfici che nel corso dei decenni hanno abbandonato il nero per accogliere sfumature bronzee e nocciola. Una tavolozza quasi autunnale, perfettamente calibrata sui riflessi della cassa in metallo prezioso.

    Infine l’Audemars Piguet Royal Oak Ref. 5402 “A-Series”. Nel tempo, il quadrante con il celebre motivo Petite Tapisserie dei primissimi esemplari del 1972 ha subito una peculiare trasformazione verso un grigio-marrone cangiante. In questo caso, la luce non ha cambiato solo il colore, ma ha ridefinito il gioco di ombre e di riflessi geometrici della creazione di Gérald Genta.

    Quadranti Tropical o danneggiati?

    Nel mercato del collezionismo vintage, la differenza tra un quadrante virato e uno semplicemente rovinato si traduce in decine di migliaia di euro. I periti più esperti e i collezionisti navigati non premiano l’anomalia fine a se stessa, ma cercano l’armonia della mutazione.

    I quadranti Tropical autentici si riconoscono dalla superficie, che si presenta perfettamente piana, liscia, priva di bolle, increspature o esfoliazioni della pellicola protettiva. Il colore deve mostrare un degrado coerente e omogeneo, che spesso sfuma con grazia dal centro verso i bordi.

    Al contrario, la presenza di aloni asimmetrici – che ricordano una mappa geografica – concentrati vicino alla cassa o al foro delle lancette, è sintomo di una semplice infiltrazione di umidità o a un danno da agenti salini. Anche la tenuta della grafica è un eccellente indicatore: nel processo causato dai raggi Uv, le scritte e la minuteria rimangono nitide, sbalzate e perfettamente leggibili, mentre l’umidità tende a sbiadirle e a scioglierne i contorni.

    Come smascherare i falsi quadranti Tropical

    L’esplosione delle quotazioni dei quadranti Tropical ha spinto molti falsari a ricreare artificialmente in tempi brevi ciò che la natura e l’atmosfera hanno prodotto in decenni. Cotture in forno ad alta temperatura, bagni in soluzioni acide ed esposizioni forzate sotto lampade UV industriali sono ormai pratiche diffuse. Nel caso si voglia smascherare simili manipolazioni, l’analisi deve concentrarsi su alcuni dettagli fondamentali.

    L’incoerenza dei materiali: il tempo non è selettivo, invecchia tutti i componenti con coerenza. Se ci si trova di fronte a un quadrante virato in un marrone profondo, ma gli indici in trizio o le lancette mostrano una pasta luminescente candida e intonsa, l’orologio è quasi di sicuro un esemplare alterato in laboratorio. Oppure un “Franken”, come si dice in gergo per indicare un pezzo assemblato con componenti di orologi diversi.

    La prova del réhaut: dopo aver smontato l’orologio, si esamini il perimetro del quadrante. Questa zona – che non ha mai subito l’esposizione diretta alla luce del sole perché protetta dal réhaut – deve mostrare la tonalità nera originale o comunque un netto stacco cromatico rispetto al centro. Un disco uniformemente marrone fino all’ultimo millimetro nascosto tradisce un’immersione in un reagente chimico.

    La risposta alla luce di Wood: sotto una lampada Uv a 365 nanometri, la lacca virata dal tempo assorbe la luce in modo uniforme. Al contrario, i solventi o i protettivi moderni applicati artificialmente per fissare una cottura mostrano fluorescenze e macchie luminescenti anomale.

    L’ispezione della grafica: sotto un forte ingrandimento (almeno 10x o al microscopio stereoscopico), il viraggio termico e chimico del tempo mostra che il colore di fondo è mutato attorno alle scritte serigrafate. Invece nei falsi realizzati in laboratorio, l’agente chimico o il calore eccessivo intaccano quasi sempre anche l’inchiostro bianco o argento delle scritte. In questo modo producono micro-sbavature o screpolature sulla vernice delle lettere e ne alterano la nitidezza originaria.

    Per concludere

    In fondo, il fascino dei quadranti Tropical risiede proprio nella vulnerabilità originaria. Tutto qui: è la dimostrazione di come il tempo e gli elementi siano stati in grado di correggere l’austera precisione della meccanica. E quindi di trasformare quello che era nato come un errore chimico in una firma estetica irripetibile.

  • F-80 Gmt, il viaggiatore di Ferragamo

    F-80 Gmt, il viaggiatore di Ferragamo

    In partenza per New York o in arrivo da Singapore. Oppure in smartworking, a casa propria, con una call assieme a colleghi londinesi. A scandire i tempi di una vita in movimento, che abbatte le distanze geografiche, c’è ora l’orologio F-80 Gmt, lanciato da Ferragamo per l’Autunno/Inverno 2024.

    L’ultimo arrivato nella collezione best-seller della Casa fiorentina offre infatti, come suggerisce il nome, la possibilità di visualizzare un secondo fuso orario. O, per meglio dire, le ore universali: quell’indicazione che permette di sapere, a colpo d’occhio, “che ore sono” nelle principali metropoli del mondo. Un ulteriore passo avanti nella continua disponibilità di materiali e soluzioni che trasformano l’orologio in alleato di una vita sportiva e sfidante. Senza rinunciare all’identità di un accessorio prezioso, dal design inconfondibile.

    Un’estetica distintiva

    A cominciare dalla cassa in acciaio, di 43 mm di diametro, leggermente più minuta di altri F-80 visti finora. Declinata nei toni del silver, dell’oro oppure canna di fucile, si distingue ad esempio per le viti poste fra le anse, alle ore 12 e alle ore 6, o per le profonde scanalature orizzontali della carrure. Dettagli irrinunciabili dei modelli F-80, sottolineano l’estetica sport-chic della collezione. Essenziale la grafica del display: il lettering del logo e la scritta “Gmt Timezoner” in posizione simmetrica, il 12 come unico numero arabo e la sequenza degli indici, interrotta a ore 3 dall’indispensabile datario.

    Distintiva è anche la lavorazione soleil del quadrante, proposto in diverse colorazioni – blu, nero o grigio – coordinate con il cinturino in poliuretano riciclato, decorato con un pattern a rilievo. In alternativa, l’F-80 Gmt è disponibile anche con il bracciale integrato in acciaio, nella stessa tonalità della cassa, formato da maglie ad H. Sei le referenze in totale. Da notare le accurate finiture satinate, che accentuano l’aspetto tecnico dell’orologio, fatta eccezione per i profili lucidi che imprimono una definizione scultorea ai diversi componenti dell’habillage.

    L’utilità pratica dell’F-80 Gmt

    Ma gli elementi più caratterizzanti dell’ultimo arrivato nella collezione F-80, come dicevo, sono proprio le funzioni aggiuntive. Sul quadrante spicca la quarta lancetta – rossa, a freccia bianca (luminescente) -, che indica il fuso orario selezionato sul giro delle 24 ore, con la relativa indicazione delle ore diurne e notturne. Tutt’attorno, sul réhaut, si trovano i nomi delle 24 città che rappresentano i principali fusi orari. In questo modo è possibile conoscere non soltanto l’ora locale e quella “di casa”, come avviene nei “normali” orologi per grandi viaggiatori, ma anche l’ora delle capitali nei diversi fusi orari.

    Un piccolo excursus storico, per i pochi che non hanno familiarità con le complicazioni orologiere.
    I modelli Gmt furono inventati negli anni ’50, età d’oro dell’orologeria, per i piloti impegnati nei primi voli commerciali a lunga percorrenza. L’acronimo infatti sta per Greenwich Mean Time, ovvero il meridiano zero secondo l’Osservatorio Reale di Londra. Precedente invece è l’invenzione delle ore universali, che risale agli anni ’30 del Novecento da parte del Maestro orologiaio Louis Cottier. Per saperne di più, vi rimando a quanto scritto a questo proposito da Augusto Veroni, che racconta la questione con semplicità e completezza.

    Per concludere

    Assoluta novità all’interno del catalogo Ferragamo, l’F-80 Gmt sottolinea così la vocazione cosmopolita di una famiglia di esemplari, che ha sempre coniugato lo stile sportivo contemporaneo con l’innovazione. Basti citare le versioni dell’F-80 Skeleton Sustainable oppure dell’F-80 Titanium Tech. In linea con alcuni precedenti, l’F-80 Gmt ospita un movimento al quarzo Swiss made, che influisce sia sulla precisione dell’orologio sia sul prezzo. L’F-80 Gmt costa infatti tra i 1.150 e i 1.350 euro, a seconda della finitura del metallo e della presenza del cinturino o del bracciale. Ed è già in vendita, online e nei negozi autorizzati. Non solo per i frequent flyer…

  • Longines Spirit Flyback e Zulu Time: la tradizione rinnovata

    Longines Spirit Flyback e Zulu Time: la tradizione rinnovata

    Da quando è stata lanciata la collezione Longines Spirit, a metà del 2020, Il Giornale degli Orologi se n’è occupato in tante occasioni. Perché è sicuramente una famiglia di orologi interessante, da tenere d’occhio: un giusto mix di ispirazione vintage, versatilità d’uso e contenuti tecnici, il tutto con un buon rapporto qualità/prezzo. Di conseguenza, ogni volta che negli anni è uscito un nuovo modello, su questo sito arrivava puntuale la relativa recensione. Oggi torno di nuovo sull’argomento perché la Casa della Clessidra Alata ha annunciato l’aggiunta di ulteriori referenze: due nuovi Longines Spirit Flyback bicolori e un nuovo Longines Spirit Zulu Time. Estensioni di gamma che rendono l’offerta ancora più ampia e la scelta più accattivante.

    Longines Spirit Flyback: un po’ di storia

    Longines ha presentato per la prima volta la linea Spirit Flyback nel marzo 2023, sulla scia della ricca storia aeronautica che la contraddistingue (qui è sufficiente fare i nomi di Charles Lindbergh e Amelia Earhart per alludere al suo lungo passato del Brand nel volo aereo). Colgo l’occasione per ricordare che “flyback” si riferisce a una funzione cronografica specifica: grazie alla quale l’utente può azzerare il cronometro e riavviarlo immediatamente con un’unica pressione del pulsante, senza prima fermarlo per poi farlo ripartire.

    La Maison di St. Imier ha introdotto questa complicazione nel 1936, rendendola una parte significativa delle proprie innovazioni orologiere. Così, combinando elementi storici con la tecnologia moderna, la collezione Spirit Flyback crea un ponte tra il passato e il presente. Si rivolge quindi ai collezionisti e agli appassionati di orologi che apprezzano in egual misura l’heritage e l’innovazione.

    Gli esemplari in catalogo

    In sintesi, ecco allora le caratteristiche dei cronografi attualmente in produzione: cassa di proporzioni generose, impermeabilità fino a 10 bar, movimento meccanico a carica automatica, antimagnetico (grazie alla spirale in silicio), con ruota a colonne, frequenza di 28.800 alternanze l’ora, autonomia di 68 ore, funzione flyback, appunto, certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Il Longines Spirit Flyback comprende cinque modelli in acciaio e due in titanio – con variazioni di colore per il quadrante e per l’inserto in ceramica della lunetta -, caratterizzate nel complesso da buone proporzioni e leggibilità.

    I Longines Spirit Flyback presentano un forte carattere sportivo: con la cassa da 42 mm di diametro per 17 mm di spessore, una distanza fra le anse da 49,5 mm e un peso di circa 178 grammi, costituiscono una presenza importante quando indossati al polso. Tuttavia, sono versatili dal punto di vista estetico e tecnicamente validi. Attraenti per il gioco cromatico, fondono in modo efficace la sobria eleganza del cronografo con una meccanica affidabile.

    I nuovi Longines Spirit Flyback

    Le nuove referenze del Longines Spirit Flyback presentano un’estetica a doppia tonalità. L’esemplare in acciaio e oro giallo si distingue per il total look verde della lunetta in ceramica, del quadrante sfumato e del cinturino in pelle. Il modello in acciaio e oro rosa abbina invece la lunetta in ceramica marrone con il quadrante sfumato e il cinturino in pelle nello stesso colore. Entrambi i cinturini sono dotati di chiusura pieghevole con doppio sistema di sicurezza, apertura a pulsante, sistema di microregolazione e di intercambiabilità.

    I contatori del cronografo, per i 30 minuti e i secondi continui, sono circoscritti da un gradino con il profilo dorato e decorati a cerchi concentrici, coordinati con il quadrante. Insieme ai numeri arabi e alle lancette dorate rivestite di Super-LumiNova Old Radium, garantiscono una leggibilità ottimale. La lancetta centrale dei secondi misura come di consueto i secondi cronografici.

    Se guardiamo il fondello, l’oblò in vetro zaffiro mostra il movimento mecanico a carica automatica, calibro L791.4. Preciso e affidabile, come dicevo, è prodotto in esclusiva dai “cugini” della Eta: si basa sul calibro A08.L11, ma è personalizzato secondo le specifiche Longines. Le viti azzurrate, i ponti con decorazione a perlage e il rotore in oro (giallo o rosa, a seconda del modello) ne arricchiscono l’aspetto e infondono una percezione di robustezza e funzionalità. Conservo le mie opinioni personali per le conclusioni e passo invece all’altra novità: una nuova versione in titanio grado 5 della linea Longines Spirit Zulu Time, lanciata nell’aprile del 2022.

    I precedenti Spirit Zulu Time

    Il nome fa riferimento al “Tempo Zulu“, un termine ampiamente utilizzato in aviazione e in ambito militare per indicare il Tempo Universale Coordinato (UTC), che corrisponde al Tempo Medio di Greenwich (GMT). Anch’esso sottolinea l’eredità di Longines nel campo dell’aviazione e il ruolo della Marca nello sviluppo di orologi da pilota. Ricorda anche una delle pietre miliari della produzione Longines: il primo orologio da polso con doppio fuso orario, datato 1925, e con la bandiera “Zulu” sul quadrante. Questo sviluppo pionieristico dell’orologeria ha creato un precedente per i futuri orologi a tema.

    Anche qui riassumo le caratteristiche principali della collezione: cassa in acciaio da 42 mm, impermeabilità fino a 10 bar, movimento meccanico a carica automatica con funzione Gmt, appunto, e la certificazione Cosc, frequenza di 25.200 alternanze orarie, resistenza ai campi magnetici (grazie alla spirale in silicio), e un’autonomia di 3 giorni. La collezione comprende sei referenze con quadrante di vari colori, coordinato all’inserto in ceramica della lunetta.

    Nel giugno 2023, Longines ha arricchito la gamma degli Spirit Zulu Time con una versione da 39 mm, più compatta ed ergonomica – sebbene mantenga le caratteristiche principali e l’estetica degli esemplari originali. Il formato ridotto è declinato in nove referenze: tre in acciaio bicolore, con coiffe e corona in oro giallo, e sei in acciaio “naturale”, con quadrante e lunetta di diverse cromie.

    Il nuovo Spirit Zulu Time

    La novità annunciata oggi va ad ampliare proprio la linea da 39 mm. Con la cassa e il bracciale in titanio grado 5, il nuovo modello presenta la consueta lunetta girevole bidirezionale con l’inserto in ceramica che riporta la scala delle 24 ore, suddivisa in due colori tono su tono, nero opaco e nero lucido, per indicare le ore del giorno e della notte. Il quadrante antracite ha un aspetto sportivo e un’efficace organizzazione delle informazioni, con i numeri arabi applicati rivestiti di Super-LumiNova® e le lancette dorate. La sfera nero opaco del Gmt termina con una freccia rossa dalla punta luminescente abbinata alla scritta “Zulu Time” a ore 6. Sempre a ore 6 si trova anche il disco della data, ben integrato nell’estetica perché dai colori uniformi a quelli del quadrante.

    Se si tiene il Longines Spirit Zulu Time nel palmo della mano, si prova una piacevole sensazione di leggerezza. Il titanio risulta inoltre fresco al tatto e, una volta indossato, non rischia di provocare alcuna allergia neppure nei soggetti più sensibili, perché – si sa – è un materiale del tutto biocompatibile. Facendo scorrere il bracciale a tre maglie tra indice e pollice, poi, si percepisce la levigatezza dei bordi e dei link dalla finitura lucida e satinata. Quando infine si guarda il retro dell’orologio, si nota che il fondello è “chiuso”: cioè è privo dell’oblò in vetro zaffiro ricorrente ai nostri giorni in quasi tutti gli esemplari di fascia medio-alta, erroneamente dato per scontato dagli appassionati meno esperti. Il fondello pieno infatti riprende la tradizione degli esemplari da aviatore e serve a sottolineare l’uso professionale dell’orologio.

    Conclusioni

    Se volete sapere cosa ne penso del nuovo Longines Spirit Zulu Time, credo che ridefinisce il significato di viaggiare con stile, perché coniuga la sobrietà senza tempo del patrimonio aeronautico con la moderna richiesta di leggerezza e resistenza. Come i precedenti esemplari della collezione, del resto. Lo stesso dicasi riguardo alle ultime versioni del Longines Spirit Flyback, che riaffermano i fondamenti tecnici ed estetici della collezione e insieme la portano a nuovi livelli, apprezzabili soprattutto da chi predilige l’originalità cromatica. La scelta del metallo bicolore e l’accostamento con il verde o il marrone reinterpretano la tradizione senza stravolgerla, e donano agli orologi un aspetto giovane e attuale. Infine bisogna considerare il buon rapporto qualità/prezzo che contraddistingue le referenze appena uscite: il Longines Spirit Flyback costa 6.900 euro, mentre lo Zulu Time 4.550 euro.

  • Alpina Seastrong Diver Extreme Gmt, il subacqueo per chi viaggia

    Alpina Seastrong Diver Extreme Gmt, il subacqueo per chi viaggia

    Se siete appassionati di orologi ma conoscete poco o per niente la marca Alpina, non è detto che apparteniate a una sparuta minoranza. Ci sono brand, in tutti i settori del mercato, conosciuti all’estero, dove la loro presenza è forte da decenni, ma molto meno in Italia. Potrei citarvi come esempio alcune case automobilistiche d’Oriente, divenute familiari da noi solo dopo aver presentato auto elettriche, eppure considerate veri e propri colossi nei rispettivi paesi di origine. Con Alpina succede qualcosa di simile. La Casa è nota in Svizzera, per la sua storia e per i suoi esemplari, ma non in Italia: dove, per trovare informazioni e appassionati interessati alla sua produzione, occorre cercare nei forum di settore.

    La situazione però è destinata a cambiare rapidamente, visto che il Marchio elvetico sta per sbarcare anche nel nostro Paese. La distribuzione ufficiale inizierà il prossimo settembre e sarà dislocata attraverso una fitta rete di rivenditori lungo tutta la Penisola. Per cominciare a prendere confidenza con gli orologi del Marchio, allora, puntiamo l’attenzione su un modello di grande attualità: l’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic. Un subacqueo che esiste in due versioni: “solo tempo” e Gmt. Di particolare interesse non solo perché adatto alla stagione, ma anche per il rapporto qualità/prezzo.

    Un Brand unico

    Gli orologi Alpina si collocano infatti fra i prodotti premium in una fascia di mercato che ai giorni nostri è tutt’altro che affollata. Con un range di prezzo compreso indicativamente fra i 1.000 e i 2.500 euro, in pratica hanno ben pochi concorrenti. Almeno per quanto riguarda le marche cosiddette “istituzionali”, cioè dalla lunga storia e dalla fama riconosciuta (il contrario dei microbrand, per intenderci), e soprattutto il segmento sportivo, che è quello in cui Alpina è storicamente affermata. Ma c’è di più e non posso fare a meno di farvelo notare.

    Alpina non solo è un marchio svizzero la cui fondazione da parte di Gottlieb Hauser risale al lontano 1883, ma ha avuto un ruolo fondamentale nel dar vita all’attuale orologeria svizzera. Almeno, così dicono i suoi sostenitori: tanto che senza le strategie imprenditoriali di Alpina, l’industria elvetica delle lancette oggi sarebbe completamente diversa. In questo articolo vi abbiamo spiegato questo punto di vista: leggetelo e la vostra percezione di Alpina cambierà immediatamente.

    Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt, in nomen omen

    Fatta questa importante premessa, passo a raccontarvi dell’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt. Presentato lo scorso aprile a Watches & Wonders Geneva, è la versione di punta di una collezione che comprende anche un “normale” subacqueo, privo di complicazioni (eccetto per il datario). Qui in redazione abbiamo deciso di privilegiare l’analisi dell’esemplare dedicato ai grandi viaggiatori. Proprio perché include, come vedremo, le stesse caratteristiche presenti nel “solo tempo” (eccetto per la funzionalità della lunetta, ovvio), ma con maggiori prestazioni.

    Come lo stesso nome suggerisce, si tratta appunto di un Gmt con lancetta secondaria delle ore e lunetta a rotazione bidirezionale, realizzata in ceramica nera e con numeri in rilievo. Come tutti i Gmt con questa costruzione, permette di leggere tre fusi orari differenti. L’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt quindi è l’orologio perfetto per il viaggiatore che attraversa in lungo e in largo il mondo e vuole tener d’occhio simultaneamente l’ora del luogo di partenza e quella di altre due destinazioni.

    Non solo. L’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt presenta altri vantaggi. È appunto un subacqueo, come il suo parallelo in collezione, con una resistenza all’acqua fino a 30 atmosfere garantita dal fondello in acciaio fissato con sei viti e dalla corona a vite. La corona logata ha un inserto in caucciù, a garanzia di un grip eccellente anche quando le regolazioni sono effettuate con i guanti da sub. Vi ricordo a tal proposito che l’estrazione della corona, dopo averla svitata, va fatta sempre e comunque in superficie e mai sott’acqua.

    Le caratteristiche…

    Assodata l’ottima impermeabilità, a mio avviso a catturare lo sguardo di chi incrocia l’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt è la cassa in acciaio 316L che misura 39×40,5 mm. Valori praticamente perfetti per ogni polso maschile (o quasi). Non una “semplice” cassa rotonda, ma una più elaborata e resistente cassa coussin (a forma di cuscino) con i componenti montati su tre livelli sovrapposti (fondello-carrure-lunetta, come vuole la tradizione). La cassa, va detto, si avvale di superfici lisce e satinate per creare riflessi e giochi di luce in grado di fondersi perfettamente con le linee spigolose. Alpina, per sottolinearne la resistenza strutturale, la definisce “Extreme”. E la utilizza anche in altri esemplari in catalogo, come quelli della collezione Alpiner.

    Due le referenze dell’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt (AL-560B3VE6 e AL-560LG3VE6): una con il quadrante nero, cromaticamente coerente con la lunetta in ceramica e il cinturino in caucciù; l’altra con il quadrante panna, che risalta per contrasto nell’intero abbigliamento. In entrambi i casi, il quadrante è decorato con un motivo a triangolo, la figura geometrica cara alla Marca in quanto diretto rimando al logo. Le sfere delle ore e dei minuti sono a spada e per metà traforate (la parte piena è rivestita di materiale luminescente). La lancetta del secondo fuso orario termina con un generoso triangolo dai bordi rossi e dall’interno luminescente, e il triangolo ritorna anche nel contrappeso della lancette dei secondi. A ore 6 si trova la finestrella della data, che spicca soprattutto nella referenza con quadrante nero.

    … e il prezzo dell’Alpina Seastrong Diver Extreme Gmt

    Non mi soffermo sul movimento, a cui Alpina assegna, dopo opportuna personalizzazione, la sigla AL-560 e che è realizzato sulla base del calibro Sellita SW330: potete trovare le specifiche tecniche nelle didascalie. Concludo invece con il prezzo al pubblico: l’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt costa 2.495 euro. Come dicevo prima, un prezzo concorrenziale, considerate le prestazioni offerte dall’orologio. Non troverete in giro molti equivalenti…

  • Mido Ocean Star Gmt Special Edition: la forza è nel dettaglio 

    Mido Ocean Star Gmt Special Edition: la forza è nel dettaglio 

    Mido è un marchio che negli ultimi anni sta lavorando molto bene. Posizionato nel segmento medio dei brand di Swatch Group, può contare su una solida base di appassionati e su una storia ultracentenaria che annovera collezioni di successo. Tra queste, la Mido Ocean Star è la più vocata alla sportività, grazie a un fortissimo legame con il mare. È una collezione che ha un’identità estetica precisa, ma che è anche capace di rinnovarsi in termini di tecnologia, di materiali e di complicazioni. Lo dimostra una delle novità che ho avuto modo di toccare con mano ai primi di marzo, quando sono state presentate alla stampa italiana. Parlo del Mido Ocean Star Gmt in edizione speciale, che ha delle caratteristiche interessanti da raccontare.

    Prima, però, vorrei spendere due parole su un dettaglio che forse non tutti conoscono. Un dettaglio che spiega come mai, nel tempo, Mido è diventata una delle marche più affidabili in termini di impermeabilità, visto che con l’Ocean Star parliamo di una collezione subacquea. Un dettaglio che rende affine il Marchio a una… buona bottiglia di vino.

    La sfida dell’impermeabilità

    Questo dettaglio si chiama Aquadura ed è un sistema che Mido ha iniziato a utilizzare negli anni ’30 per impermeabilizzare i propri orologi, impiegando un materiale semplice e naturale: il sughero. Probabilmente è stato sperimentato per la prima volta da Mido nel 1934, quando Bernard Taubert, della celebre famiglia ginevrina specializzata nella fabbricazione di casse, mostrò in azienda la propria cassa decagonale impermeabile.

    Il sistema con la guarnizione in sughero era stato brevettato da Taubert nel 1929 per sigillare la corona, il punto debole di tutti gli orologi, specialmente dei subacquei. Nel sistema Aquadura, lo stelo della corona passava attraverso una minuscola guarnizione di sughero, compressa in un alloggiamento che garantiva la tenuta anche se la corona non era completamente inserita. Come una bottiglia di vino che rimane sigillata anche se il tappo è tirato a metà.

    Poiché le guarnizioni sono minuscole, il sughero utilizzato doveva essere di ottima qualità. Stando all’azienda, due terzi delle guarnizioni furono scartati proprio perché non di qualità. Il sughero naturale era riscaldato e ingrassato, ma la vera difficoltà stava nel taglio di questo materiale fragile. Se un minuscolo pezzo fosse caduto nella cassa, sarebbe stato sufficiente a bloccare il movimento. Ecco perché l’assemblaggio era più difficile e più costoso rispetto a quello delle guarnizioni in plastica. Nel 2008, in occasione del 90° anniversario della fondazione di Mido, il direttore Franz Linder presentò a Baselworld il Mido Jubilee, che utilizzava proprio il sistema Aquadura.

    Il Mido Ocean Star Gmt si fa piccolo (o quasi)

    Fatto l’excursus storico, arrivo alla referenza di oggi, il Mido Ocean Star Gmt Special Edition. L’orologio rappresenta una bella evoluzione all’interno del segmento Gmt della linea, che attualmente conta sei modelli. È una bella evoluzione perché questa novità è l’unica da avere la cassa da 40,5 mm contro i 44 mm delle altre referenze.

    I puristi del subacqueo, quelli che «un diver sotto i 43 mm non è un diver», non vedranno di buon occhio il ridimensionamento. Io che l’ho provato al polso vi assicuro che con questa misura l’orologio guadagna in portabilità e non perde nulla in leggibilità. Perché poi, magari, questi del ditino alzato pensano anche che mentre sei sott’acqua in Polinesia non t’interessa conoscere che ore sono a casa tua, ma si entusiasmano per l’estetica più che gradevole che l’orologio in questione ha, grazie all’aggiunta della funzione Gmt.

    In effetti, il quadrante è chiaro e pulito. L’indicazione delle 24 ore è riportata sia sulla lunetta in alluminio (ore pari), sia sul réhaut interno (ore dispari). Quest’ultimo si stacca bene dal blu intenso del quadrante, grazie alla finitura argentata con satinatura verticale. A fare da ponte tra quadrante e réhaut ci sono gli indici, con il nuovo disegno a dente di squalo. Negli altri Mido Ocean Star Gmt hanno la classica forma a bastone.

    I punti di forza del nuovo Mido Ocean Star Gmt

    Per quanto riguarda il calibro, non c’è molto da dire. Non perché non sia un movimento di valore, ma perché sul Calibro 80 di Mido ci siamo già soffermati in passato. Ricordo solamente che si tratta di un movimento automatico sviluppato su base dell’Eta C07.661: ha la spirale amagnetica Nivachron e lavora a 21.600 alternanze/ora.

    Così come accade per il calibro R808 di Rado e il Powermatic 80 di Tissot, anche questo movimento ha un’autonomia di 80 ore. Una batteria di calibri nati su base Eta che ha potuto beneficiare delle sinergie e delle risorse interne a Swatch Group, cui Eta appartiene. Un esempio di ottimizzazione delle economie di scala del quale beneficiano più marchi.

    Poco sopra ho scritto del design a dente di squalo degli indici. Ebbene, il predatore più temuto dei mari è richiamato anche dal bracciale in acciaio a maglia fitta con il quale è equipaggiato l’orologio. Il design richiama infatti quello dei bracciali cosiddetti “sharkproof”, molto diffusi negli anni ’60 e ’70. Al polso è morbido e vestibile, come ho potuto verificare di persona. In alternativa, il Mido Ocean Star Gmt Special Edition è fornito anche con un cinturino Nato in tessuto.

    Una doppia scelta che conferma l’attenzione di Mido al bilanciamento tra qualità e prezzo. L’orologio costa infatti 1.440 euro, una cifra a mio avviso interessante per i contenuti di questo diver e per il suo posizionamento rispetto ad altre referenze concorrenti. Un prezzo che mi ispira una considerazione con cui chiudo, rimandandovi alle didascalie per ulteriori dettagli. Per chi non lo sapesse, il nome Mido viene dallo spagnolo “yo mido”, io misuro, sottinteso “il tempo”. Pezzi come questo dimostrano che il Marchio misura anche la capacità di spesa di chi ama l’orologeria di qualità, ma non ha a disposizioni le cifre a volte poco giustificate che molti brand richiedono.

  • Citizen Series 8 GMT: viaggiatore di carattere

    Citizen Series 8 GMT: viaggiatore di carattere

    Guardo i nuovi Citizen Series 8 GMT e non posso fare a meno di pensare che il marchio giapponese sia davvero intelligente. Perché ha sempre mantenuto un posizionamento corretto in termini di fascia prezzo, senza derogare sulla qualità. Perché negli anni ha saputo conquistare appassionati in diversi segmenti, con il caso clamoroso della competentissima community di fan dei suoi diver.

    E perché ha fatto tutto questo contando sulle sinergie che gli derivano dall’essere un colosso industriale e diversificando in modo strategico la propria offerta in termini di materiali, complicazioni, movimenti e design. Sotto questi ultimi due aspetti, la collezione Series 8 e il Citizen Series 8 GMT nello specifico sono un caso di scuola.

    Series 8: giovane rampante

    La linea Series 8 ha debuttato nel 2008, ma era per la maggior parte destinata al mercato interno giapponese. Caratterizzata da orologi con un prezzo piuttosto alto, incassava principalmente movimenti Eco-Drive. Una collezione che è rimasta silente per oltre un decennio e che, sul mercato dell’usato, ha mantenuto un certo valore.

    A inizio 2021, Citizen ha annunciato una serie di nuovi orologi meccanici, alcuni mossi da calibri automatici. Sebbene la fabbrica di movimenti Miyota, che appartiene al Gruppo, produca continuamente movimenti al quarzo e meccanici, erano passati più di dieci anni da quando Citizen, come marchio, aveva introdotto un nuovo calibro meccanico. Una stasi interrotta dal calibro 0200 che in seguito aveva portato al debutto dei nuovi Citizen Series 8, più convenienti dei predecessori e in grado di rilanciare alla grande la collezione. Il cui punto di forza era e rimane, oltre al movimento, il design, appunto.

    Benché figlia del Terzo Millennio, la cassa della linea Citizen Series 8 ha un forte sapore anni ’70. Linee spigolose, anse corte, bracciali integrali ma non integrati e lunetta tonda inscritta in una cassa ottagonale: l’orologio fa di tutto questo un formidabile strumento d’acchiappo per gli amanti di un certo tipo di estetica. Che si accompagna alla precisione di un movimento meccanico ad alte prestazioni e a un’affidabilità che, in quanto giapponese, è a prova di bomba, almeno sulla carta. 

    Mentre modelli come l’ultramoderno 870 (40,8 x 10,9 mm) e l’elegante 831 (40 x 10,1 mm) hanno fornito una solida base per il rilancio, è stato l’830, con il design accattivante del quadrante, che ha suscitato il maggior entusiasmo. Con uno spessore di 11,7 mm era il più grosso del gruppo, ma il quadrante a più livelli con lo sfondo blu/viola iridescente, sormontato da un motivo a rete, ha posto il Citizen Series 8 tra i migliori sportivi in acciaio sul mercato in una fascia prezzo ragionevole.

    Visto e considerato tutto ciò, i nuovi Citizen Series 8 GMT hanno le carte in regola per sfondare sia sul mercato europeo sia su quello italiano. Dove, si sa, la complicazione GMT è sempre apprezzata, al di là dell’utilizzo concreto che se ne può fare. E vediamoli un po’ allora. 

    Collezione in continuità

    Intanto, c’è da dire che sono i primi orologi della collezione Series 8 a ospitare questa complicazione da globetrotter. Cosa che influisce anche sulle dimensioni. I nuovi modelli sono leggermente più grandi rispetto ai predecessori, con un diametro di 41 mm e uno spessore di 13,5 mm. Anche se il diametro maggiore aiuta a smorzare l’impatto dell’aumento di spessore, l’impressione è che i Citizen Series 8 GMT offrano un’esperienza al polso “importante”.

    La cassa è bella spigolosa, come nella tradizione della linea, e alterna finiture lucide e satinate, con una prevalenza di queste ultime. La lunetta a 48 scatti, dalla dentellatura piuttosto larga, è bidirezionale e consente la lettura del terzo fuso orario. Questo anche grazie al fatto che la lancetta GMT può essere regolata indipendentemente da quella delle ore.

    Oltre alla cassa, anche la lavorazione del bracciale è prevalentemente satinata. Tuttavia, il fatto che Citizen abbia riservato la lucidatura alle zone di giunzione delle maglie centrali fa in modo che il bracciale stesso risulti tutt’altro che piatto, ma ben mosso e ottimamente rifinito.

    Il movimento dei Citizen Series 8 GMT

    In termini di movimento, gli orologi della collezione Citizen Series 8 GMT sono alimentati dal calibro automatico 9054, che può essere caricato anche manualmente. Considerando che Miyota ha in scuderia un eccellente calibro GMT, il 9075, ci si poteva aspettare che Citizen lo impiegasse su questo nuovo orologio. Come ha fatto Bulova, altro marchio del Gruppo giapponese, che lo ha incassato nel nuovo Wilton GMT.

    Invece per i Series 8 GMT, Miyota ha sviluppato il 9054 in esclusiva per Citizen. L’architettura è praticamente la stessa, ma in questo caso il movimento ha un’autonomia di 50 ore e lavora a 28.800 alternanze/ora. Ha una resistenza al magnetismo di 16.000 Ampère/metro o 200 Gauss ed è visibile attraverso il fondello trasparente.

    Risponde quindi alle specifiche ISO 764:2020, in vigore dal febbraio 2020, secondo le quali esistono due gradi di resistenza degli orologi agli effetti dei campi elettromagnetici. Il primo mette il limite a 4.800 Ampère/metro e il secondo a 16.000.

    Del fatto che abbia la lancetta GMT indipendente da quella delle ore ho già scritto. Ed è cosa buona e giusta per un orologio pensato per viaggiatori di professione. Un po’ meno buona e giusta la precisione del calibro 9054: Citizen la accredita a +20/-10 secondi al giorno, quindi molto al di fuori delle specifiche del COSC, indicate tra +6/-4 secondi al giorno.

    Orgogliosamente Citizen

    Come avrete intuito, non ho ancora scritto nulla riguardo a materiali, quadranti e colori. Per i nuovi Series 8 GMT Citizen ha scelto di lanciare tre referenze: due sono in acciaio, una in acciaio con tonalità color oro, quest’ultima in edizione limitata. Tutt’e tre, a prima vista, hanno un aspetto familiare perché, inutile nasconderlo, le tre lunette in configurazione Pepsi, Batman e Root Beer richiamano esattamente quello che state pensando voi. Ma le analogie finiscono al colore. Stop.

    Intanto, come ho scritto prima, la dentellatura della lunetta è grande e ha un grip bello solido. Poi, il carattere tipografico dei numeri è chiaro e peculiare. Infine, nessun triangolo luminescente a sostituire il 24, che rimane ben visibile. Insomma, un orologio che strizza l’occhio a un mito ma che sottolinea con orgoglio la propria personalità.

    Altrettanto originali sono i quadranti delle tre referenze, per i cui dettagli vi rimando alle didascalie. Quelli delle versioni in acciaio sono nero e blu, con una trama che, dice Citizen, “si ispira allo skyline notturno di Tokyo delineato dai suoi innumerevoli grattacieli e finestre di diverse dimensioni, creando una svolta moderna sui tradizionali motivi a quadri usati da tempo in Giappone per rappresentare la prosperità”.

    Restando più sul prosaico, ricordano un po’ un tetto a scacchi. Entrambi hanno un tocco di colore nella scritta GMT in arancione e nella punta della lancetta del secondo fuso orario, dello stesso colore. Mentre il quadrante nero è semplicemente nero, trovo che quello blu risalti meglio e dia un po’ di vivacità all’orologio. Peccato che il blu della lunetta non sia lo stesso: forse un abbinamento più stretto avrebbe elevato ulteriormente il modello.

    La referenza del Citizen Series 8 GMT in acciaio con finiture in diverse tonalità dell’oro ha un quadrante chiaro con una trama erbosa. Secondo Citizen ricorda “il motivo creato dall’alternarsi di luce e ombra tra le piante nei prati giapponesi in autunno, illuminate dal caldo bagliore del tramonto”. Una seconda scivolata poetica che ricorda quelle di un altro Marchio giapponese. Può piacere o far sorridere, ma tutto sommato la trovo appropriata. Per essere un quadrante lavorato a macchina, il risultato è a mio avviso ricco e innalza di molto il percepito dell’orologio.

    Citizen Series 8 GMT: prezzi e… unicità

    Infine, prima di lasciarvi alle didascalie, un’occhiata ai prezzi e una considerazione finale. Le due referenze in acciaio escono al pubblico a 1.090 euro, quella color oro a 1.190. Si tratta di un’edizione limitata a 1.300 esemplari/mondo e, con tutta probabilità, i pezzi che arriveranno sul mercato italiano si conteranno sulle dita di una mano. Se a qualcuno interessa è meglio che faccia quattro chiacchiere con il proprio rivenditore. Alla svelta.

    Di sicuro con i Citizen Series 8 GMT, il Brand ha deciso di cavalcare più di una tendenza: bracciale integrato, GMT automatico, quadrante testurizzato, lunetta bicolore. Non mancheranno i soliti individui con il ditino alzato, pronti a fare la voce grossa e a parlare di mancanza di ispirazione perché hanno notato una o due somiglianze. Spero perciò che il breve e non esaustivo esame che ho fatto dei tre modelli possa farvi capire che questi modello sono, in realtà, una novità per Citizen. Una novità che conferma come il marchio abbia una forte capacità di indirizzare il mercato, mantenendo la propria vocazione a creare orologi moderni. E anche belli.

  • Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    È ufficiale, Longines ci ha preso gusto a parlare al viaggiatore sportivo. La prova? Il nuovo Longines HydroConquest GMT, presentato proprio oggi e degno “fratello” dello Spirit Zulu Time, che per il marchio è stato il protagonista delle collezioni 2022. Una novità importante nel portafoglio della Clessidra Alata, per diversi motivi.

    Intanto, arricchisce un’offerta già piuttosto abbondante e variegata sia in termini di referenze, sia di funzioni, non solo nella collezione HydroConquest. In un momento in cui tanti marchi asciugano e razionalizzano il proprio range, è una strategia audace. Poi torna a battere forte sulla funzione GMT, sulla quale Longines vanta una sorta di copyright del quale va, giustamente, fiera. Non voglio tornare in maniera troppo approfondita su aneddoti storici che molti di voi conosceranno, ma proprio perché forse non sono noti a tutti, mi limiterò ad accennarli. 

    Un passettino indietro

    È assodato che GMT è l’acronimo di Greenwich Mean Time, o Tempo Medio di Greenwich. La sigla, in orologeria, indica il sistema di misurazione del secondo fuso orario utilizzando una lancetta sussidiaria delle ore, che si regola indipendentemente da quella principale. La misurazione dei fusi parte dal meridiano 0, sul quale è posto l’osservatorio astronomico londinese di Greenwich.

    Detto questo, il copyright di cui parlavo riguarda un orologio Longines risalente al 1925, il primo del Marchio a indicare un secondo fuso orario. Considerato il primo GMT della storia, aveva la cassa quadrata e a ore 12 riportava la bandiera che, nel sistema marittimo internazionale, indica la Zeta. Zeta come l’iniziale di Zulu, nel cosiddetto alfabeto Nato. E Zeta come Zero, ossia il meridiano di Greenwich, la cui ora è indicata proprio come Zulu Time.

    In realtà, il Marchio aveva già creato nel 1908 un orologio da tasca per il mercato turco in cui l’ora locale poteva essere convertita nell’ora occidentale grazie a un doppio contatore con relative lancette. Però, da quello all’attuale Longines HydroConquest GMT, di tempo e di spazio ce ne corre.

    Longines HydroConquest GMT: chiarezza al potere

    Arrivo allora al nuovo esemplare, che arricchisce la collezione subacquea per eccellenza del Brand, lanciata nel 2007. Per rendere la complicazione la più leggibile possibile, Longines ha scelto la cassa da 41 mm, già presente nella collezione corrente a fianco della 39, della 43 e della cassa femminile da 32 mm. 

    L’alternanza di superfici lucide e satinate tra carrure, anse e profilo zigrinato della lunetta denota l’attenzione alla preziosità delle finiture, anche in un modello dalla spiccata vocazione sportiva come il Longines HydroConquest GMT. Cassa più grande significa anche maggior apertura del quadrante, che aiuta la chiarezza delle informazioni.

    Per la visualizzazione del secondo fuso orario è stato utilizzato un anello piatto al di fuori del giro della minuteria, dove trovano posto gli indici delle 24 ore. Una scelta che rende la lettura del fuso più comoda rispetto, per esempio, a quella di un réhaut inclinato spesso utilizzata nei GMT. La metà inferiore dell’anello, su cui stanno le ore del giorno, è più chiara rispetto a quella superiore, riservata alle ore della notte. In entrambe, le cifre sono a contrasto.

    Quadrante e finiture

    Restando sul quadrante, bella la diversa lavorazione tra l’anello dei fusi e la parte centrale: soleil quest’ultima, liscia la prima. Un dettaglio che tradisce un’attenzione particolare alla qualità, su cui il Brand batte da tempo. Quattro sono i colori in cui è proposto il quadrante: verde, marrone, blu e nero. A parte il marrone, li troviamo già tutti nella collezione HydroConquest.

    Trattandosi di un subacqueo, la leggibilità non è solo riservata alla funzione GMT ma anche e soprattutto alle ore. Troviamo infatti le classiche lancette sfaccettate dell’HydroConquest, dorate lucide nelle referenze marrone e verde, rodiate lucide nelle versioni nera e blu. In queste ultime due, l’outline della punta della lancetta GMT è arancione o azzurro, come gli indici GMT nella parte superiore dei rispettivi quadranti. Anche questo un bel dettaglio di stile.

    Gli indici, applicati e belli grandi, sono generosamente ricoperti di Super-LumiNova. Lo troviamo anche sulle lancette di ore e minuti e sulla punta delle lancette GMT e dei secondi centrali, quest’ultima a “lollipop”. La lunetta girevole unidirezionale è in ceramica, ormai lo standard per la collezione, alla quale non poteva certo sfuggire il Longines HydroConquest GMT.

    Un calibro di cui fidarsi

    Per il movimento, il Marchio è andato sul sicuro. Il calibro automatico L844.5 che anima l’orologio è il fratello gemello dell’L844.4 incassato nello Spirit Zulu Time da 42 e 39 mm. Deriva dall’Eta A31.L01 – a sua volta sviluppato su base Eta 2892-A2 – al quale è stato aggiunto il modulo per l’indicazione del secondo fuso orario.

    Come tutti i movimenti Eta gode di un’affidabilità comprovata. Non stupisce dunque che Longines, come gli altri marchi di Swatch Group di cui Eta fa parte, utilizzi a piene mani calibri sviluppati sulla base di quelli della consociata. Il movimento che dà vita al Longines HydroConquest GMT, come l’Eta A31.L01, lavora a 25.200 alternanze/ora, con un’autonomia a piena carica di circa 72 ore.

    Una scelta di affidabilità dettata anche dalla natura di orologio sportivo professionale che caratterizza l’HydroConquest. Per un pezzo così, è necessario un movimento che non tradisce, la cui solidità costruttiva è in linea con quella complessiva dell’orologio, dalla cassa al bracciale.

    Cinturino o bracciale?

    A proposito di bracciale, per le nuove referenze Longines ha scelto la doppia opzione. Tutti gli orologi sono disponibili con un bracciale in acciaio inossidabile con maglie a forma di H interamente ridisegnate e chiusura con microregolazione, una novità per Longines. Soluzione ideale per adattare l’orologio, eventualmente, al di sopra di una muta da sub o nel caso il polso si dilati per il caldo.

    L’altra opzione è quella di un cinturino in caucciù nero o blu, in tinta con il quadrante delle due referenze; per quelle marrone e verde, invece, il cinturino è un Nato beige o verde. Anche per i due in caucciù è prevista una fibbia pieghevole con microregolazione.

    Come spesso accade, la scelta tra cinturino o bracciale influisce sul prezzo finale dell’orologio. Le referenze con bracciale acciaio e quelle con cinturino in caucciù costano 3.150 euro, più economiche quelle con il cinturino Nato in tessuto: 3.050 euro.

    Il Longines HydroConquest GMT, un potenziale fuoriclasse

    Che dire, quindi, per concludere? Magari vale la pena fare una riflessione di posizionamento sul mercato, al di là di generiche affermazione di marketing che ricordano come l’orologio sia destinato ad “accompagnare in ogni circostanza gli avventurieri moderni e gli sportivi più esigenti”. E la riflessione è che il Longines HydroConquest GMT può dare fastidio alla concorrenza. Per un motivo, principalmente: il rapporto qualità/prezzo.

    Un subacqueo da 30 bar, con queste finiture e questi dettagli a poco più di 3.000 euro non è facilissimo da trovare. Grazie anche al fatto che la scelta di un calibro “proprietario” ma non di manifattura aiuta molto a contenere il prezzo finale. Quando poi, auspicabilmente e come già accaduto per lo Zulu Time, arriverà la versione da 39 mm, l’orologio potrà diventare un fuoriclasse.

    Anche perché tra le complicazioni meno utilizzate, la funzione GMT rimane la più utile ed è molto amata. Ha meno senso su un subacqueo come l’HydroConquest anziché su un orologio da aviatore come lo Zulu Time, ma penso che gli appassionati chiuderanno un occhio e guarderanno più all’ottima fattura complessiva dell’orologio. Che hanno anche i modelli di altri marchi, ma in generale per qualche centinaio (se non migliaio) di euro in più. Una motivazione d’acquisto che, in questi tempi di rialzi generalizzati dei listini, pesa più che nel passato.