Giornale Degli Orologi
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Tag: Bulova

  • Latest: le novità di settembre

    Latest: le novità di settembre

    In settembre, il rientro dalle vacanze porta sempre con sé la consueta, ma sorprendente, botta di energia nel mondo delle lancette. Così, al ritorno in città, quasi a voler scandire il ritmo dei nuovi inizi, noi appassionati siamo stati travolti da una vera e propria profusione di novità: un flusso continuo di orologi che ha investito ogni segmento di mercato, dall’accessibilità pop delle edizioni speciali fino alle vette più esclusive della manifattura d’autore. Davanti a questa affascinante e generosa abbondanza, il nostro compito si è trasformato in un esercizio di pura passione. Per queste Latest, quindi, abbiamo dovuto operare una rigorosa (e necessaria) selezione, guidata dall’emozione e dal valore delle storie che i nuovi esemplari sanno raccontare. Ti invitiamo a scoprirli nelle prossime righe, in un viaggio che attraversa stili, geometrie e sogni diversi.

    Latest… solo per pochi

    ROLEX Perpetual Padellone
    Una leggenda degli anni ’40 reinterpretata: torna la ref. 8171, universalmente nota come Padellone, appunto. La nuova versione conquista anche il pubblico femminile grazie alla cassa da 39 mm e al quadrante grainé con le fasi di luna. Monta il Calibro 7190 ad alta frequenza, con scappamento in silicio e calendario annuale Haplos (doppia finestrella per giorno e mese a ore 12, e data con lancetta centrale). Prezzi: da 58.300 euro per l’esemplare in oro Everose con cinturino, ma esiste anche con bracciale Settimo in oro rosa, otre a due varianti in platino.

    RESSENCE Type 9 Jules Wittok
    Per l’Art Watch di quest’anno, il Marchio ha unito le forze con l’artista belga, che sul quadrante ha inciso un labirinto tracciato a mano libera – suo motivo caratteristico – largo appena 0,2 mm. Grazie all’esclusivo sistema orbitale ROCS 9, i dischi che ruotano continuamente svela un messaggio nascosto, che si rivela solo a mezzogiorno e a mezzanotte. Due le varianti: Emerald Green cangiante o Black. La cassa da 39 mm è in titanio e pesa appena 42 grammi. Edizione limitata di 60 esemplari, 20mila franchi svizzeri (tasse escluse).

    Latest a meno di 10mila euro

    BELL & ROSS BR-X5 Meteorite
    Nuovo capitolo “cosmico” nella linea ammiraglia, ha il quadrante ricavato dal meteorite svedese Muonionalusta – la cui struttura rende ognuno dei 250 esemplari un pezzo unico e irripetibile. La celebre cassa ottagonale in acciaio da 41 mm, costruita secondo la complessa architettura a sandwich, a più livelli, monta il movimento automatico, calibro BR-CAL.323 di manifattura, con indicazione delle 70 ore di autonomia, datario e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). 9.400 euro con bracciale integrato e 8.900 con cinturino in caucciù nero.

    VENEZIANICO Redentore Levius
    Un dress watch che ridefinisce i canoni dell’eleganza quotidiana. La cassa da 38 mm (e solo 8,9 mm di spessore) abbandona l’acciaio per la leggerezza del titanio grado 5, quasi impercettibile al polso: 48 grammi. Sotto il vetro zaffiro ospita il calibro V5000 a carica manuale, realizzato da OISA e progettato da Fausto Berizzi e Andrea Menegazzo. A conquistare lo sguardo è la trama Zefiro del quadrante blu, inciso a mano a guilloché da Linda Renzetti su un tornio dell’Ottocento. Disponibili i primi 100 pezzi numerati della serie inaugurale. 4.750 euro.

    Latest a meno di 2mila euro

    WYLER VETTA Dynawind Heavy Duty
    Nuova referenza per la collezione che riedita fedelmente un celebre diver del 1966. La cassa in acciaio satinato, con corona e fondello a vite, misura 39 mm di diametro ed è impermeabile fino a 20 atm. Sotto il vetro zaffiro bombato, il quadrante argenté presenta lo storico mirino tipico dell’epoca accostato agli indici dorati. Animato da un calibro Sellita SW200 a carica automatica, oltra al bracciale in acciaio ha secondo cinturino in pelle incluso nel packaging. Un tuffo nel passato, 1.800 euro.

    MIDO Multifort TV Big Date Special Edition
    Il fascino degli schermi a tubo catodico rivive – di nuovo – in questa edizione speciale della celebre collezione. La cassa a tv da 40 mm è in acciaio Pvd nero satinato. All’interno si schiude un quadrante spazzolato orizzontalmente, il cui effetto gradient sfuma dai toni caldi del bronzo e della savana fino al nero profondo periferico. La famosa Gran Data domina a ore 12. Ad animarlo c’è il ben noto Calibro 80 con spirale Nivachron™, antimagnetica, e 80 ore di autonomia. Due i cinturini intercambiabili, in pelle cognac o in tessuto nero. 1.450 euro.

    Latest a meno di 1.000 euro

    BULOVA Frank LLoyd Wright
    Il marchio americano rinnova la storica collaborazione con la Frank Lloyd Wright Foundation e dedica l’edizione 2026 alla celebre David and Gladys Wright House di Phoenix. Un’architettura a spirale che rivive nella cassa in acciaio da 38 mm priva di anse. Il quadrante multilivello evoca la scala interna della casa e riproduce fedelmente i motivi geometrici del tappeto March Balloons. Il movimento automatico, calibro Miyota 8215, muove le lancette su dischi trasparenti che accentuano l’effetto 3D. 399 euro.

    LORENZ Star Trek
    Una capsule collection nata sotto l’egida di Paramount per festeggiare i 60 anni della saga di sci-fi. Le 5 versioni, che reinterpretano le linee vintage degli anni ’60 nella forma della cassa (36×40 mm), sono interamente in acciaio 316L. E si distinguono per la cromia: il modello Science è blu, il Command color oro, il Warp Speed rosso, il Klingon verde, tutti con movimento al quarzo made in Japan. Ma il pezzo forte è il Deep Space Limited Edition (1.966 pezzi), total black e con movimento automatico, calibro Miyota 8215. I prezzi: 219 euro, 349 per il meccanico.

  • Lunar Pilot Black Hole: il lato oscuro di Bulova

    Lunar Pilot Black Hole: il lato oscuro di Bulova

    Oltre che essere un orologio bello e con una storia alle spalle, il Lunar Pilot di Bulova è anche una garanzia per il Brand. Le referenze classiche con la cassa da 45 mm sono sempre apprezzate dagli appassionati, quelle con la cassa da 43,5 mm sono diventate dei bestseller, le edizioni limitate come quella in meteorite o la Timascus sono andate via come il pane. Ecco perché la nuova edizione limitata Lunar Pilot Black Hole, di cui scrivo in questo articolo, ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo crack per il marchio del gruppo Citizen.

    Il quadrante del Lunar Pilot Black Hole

    Non torno sulla storia del Lunar Pilot. Ne ha scritto in maniera precisa e documentata, come solo lui sa fare, il nostro Francesco Consumi in questo articolo. Vado subito al sodo del Bulova Lunar Pilot Black Hole, le cui novità sono interessanti. A partire dal diametro. Già il passaggio dai 45 ai 43,5 mm era stato accolto con favore dai collezionisti e dal mercato. Però non bastava, perché la community degli appassionati di Bulova chiedeva un ulteriore “dimagrimento”.

    Et voilà: il diametro del Bulova Lunar Pilot Black Hole scende a 41 mm. Mantiene comunque la stessa struttura di cassa e lo stesso design originale, con i vistosi pulsanti cronografici allungati a goccia e la grande corona, pensata per l’uso con i guanti da astronauta. La lunetta tachimetrica sul réhaut interno, a base 500, dà al cronografo quel tocco di sportività che lo contraddistingue da sempre.

    L’altra novità è data dal colore che, come dice il nome, è il nero più completo, sia per il bracciale sia per il quadrante. Su quest’ultimo, Bulova ha utilizzato la vernice Musou Black, che l’industria orologiera conosce da qualche anno. Sono diversi, infatti, i marchi che la impiegano per i quadranti, in virtù della peculiare caratteristica: la capacità di assorbire il 99,4% della luce visibile. 

    In giapponese “musou” significa qualcosa come “senza pari, ineguagliabile, unico nel suo genere” e in effetti la proprietà di questa vernice è qualcosa di unico. Più o meno analogo è il Vantablack, sviluppato con nanotubi di carbonio, che assorbe un po’ di più: il 99,965% dello spettro visibile. Però non è una vernice liquida, ma un rivestimento speciale, applicato con una tecnica complessa.

    Musou is the new black

    Il risultato dell’impiego del Musou Black è un quadrante scuro e affascinante, dalla cui ombra nera emergono indici e lancette trattati con Super-LumiNova di colore grigio, che offre una luminescenza di colore blu. Insieme a essi, spicca il bianco degli indici dei contatori, unica nota differente nel buio più totale.

    Il nero si estende alla cassa e al bracciale, che si distinguono per la finitura opaca e antiriflesso, un unicum attualmente all’interno della collezione Lunar Pilot. Finitura e colore sono ottenuti grazie alla combinazione tra una lavorazione sabbiata e un trattamento Pvd che si estende anche alla fibbia con chiusura a farfalla. Un design, quello della fibbia, che aiuta la vestibilità al polso insieme alla dimensione di cassa.

    Il calibro ad alta frequenza del Lunar Pilot Black Hole

    Ah, dimenticavo. L’altro elemento che spicca sul quadrante del Lunar Pilot Black Hole è la scritta 262 kHz nel contatore dei 60 minuti, a ore 6. Come nelle altre referenze della collezione, indica che nella cassa lavora un calibro al quarzo ad altissima frequenza, ossia 262,144 kHz. Si tratta del calibro NP20 ad alta precisione che, in realtà, altro non è che un calibro Bulova 8136. È stato messo a punto per il Brand da Miyota, azienda che, come Bulova, appartiene al gruppo Citizen.

    Probabilmente lo chiamano NP20 e non 8136 solo per ragioni di marketing. Forse hanno voluto cambiare il nome del movimento in NP20 affinché sembrasse più un calibro specifico di Bulova, evitando di utilizzare il tipico sistema di numerazione a quattro cifre dei calibri Citizen. Di certo, è un movimento esclusivo di Bulova e questo ci basta.

    Il Lunar Pilot Black Hole è realizzato in edizione limitata a 6.000 esemplari di cui 500 destinati all’Italia. Bella la confezione speciale chiamata “Black Hole”: oltre all’orologio, include un astuccio da viaggio e una sveglia da viaggio, il cui design richiama quello degli strumenti di bordo della capsula lunare impiegata nella missione Apollo 15 del 1971. Il comandante di quella missione, David Scott, indossò sopra la tuta spaziale il proprio Lunar Pilot personale durante la passeggiata sulla Luna e le operazioni extraveicolari sul suolo del nostro satellite naturale.

    Prezzo e conclusioni

    Chiudo con quello che interessa di più a chi è arrivato fino a qui a leggere, ossia il prezzo: 1.460 euro. Un prezzo di fascia alta per un marchio come Bulova, ma che nel caso del Lunar Pilot Black Hole è giustificato sia dall’impiego di materiali speciali, sia dal fatto che 2,5 mm di cassa in meno implicano un cambio anche nella linea produttiva.

    Se sia questa una dimensione destinata a entrare in pianta stabile nella collezione, con altre referenze future, non lo so, anche se penso sia probabile. Quello che so, o che immagino, è che i 500 pezzi per l’Italia sono destinati a durare un amen. È il fascino della storia, combinato a un prodotto azzeccato.

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 01/06/2026

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 01/06/2026

    È trascorso quasi un mese da quando abbiamo pubblicato le ultime Latest. Un periodo denso di uscite: sono almeno una quarantina le novità che abbiamo ricevuto in redazione. Troppe, per poterle pubblicare tutte… Nostro malgrado, quindi, abbiamo dovuto fare una drastica selezione. Prima di tutto via le edizioni “troppo” limitate, cioè inferiori ai 10 esemplari: non perché non siano interessanti, tutt’altro, ma non volevamo correre il rischio di segnalare orologi già diventati introvabili. Perlomeno non in questa Vetrina, fatta proprio per invogliare all’acquisto.

    Poi, eliminati anche i marchi più difficili da reperire, quelli che magari non sono distribuiti in Italia: certo, si possono comprare in Rete, ma magari hanno costi tale da non essere così invitanti per l’acquisto on-line. E, ancora, via gli orologi “a tempo”, quelli disponibili in vendite flash o prenotabili solo in un breve intervallo di giorni, ormai scaduti. Fatta l’opportuna scrematura, ecco il risultato: le Latest di oggi comprendono una decina di esemplari, che coprono un ampio range di prezzo e appartengono a numerose tipologie.

    Tranquillo, qualche chicca è rimasta, per accontentare chi ha comunque voglia di esclusività. Dai un’occhiata qui sotto e scoprirai cosa c’è di nuovo sul mercato. Prenditi qualche minuto per leggere i testi, non sono poi così lunghi. Se vuoi comunque saperne di più, puoi sempre andare sul sito ufficiale dell’orologio che ti interessa. Magari scrivici e facci sapere cosa ti è piaciuto di più. E soprattutto se hai intenzione di comprare qualcosa…

    Latest oltre 30mila euro

    H. MOSER & CIE Endeavour Flyback Chronograph Dual Time Date Come dice il nome: cronografo flyback, secondo fuso orario e datario, ben tre complicazioni racchiuse in un’estetica essenziale. Merito del nuovo movimento a carica manuale sviluppato da Agenhor, il calibro HMC 730. Il cronografo rinuncia ai soliti contatori per centralizzare le informazioni: la lancetta rossa misura i secondi crono, quella rodiata i minuti crono. A, centro, un disco con la freccia bianca riporta la funzione GMT. Altre caratteristiche: ruota a colonne a innesto orizzontale, doppio bariletto, 3 giorni di autonomia da monitorare con l’indicazione sul fondello. La cassa in acciaio misura 42 mm. 59mila franchi svizzeri (Iva esclusa).

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Monoface “Or Déco Solo Tempo” Presentato lo scorso anno in versione XL, torna ora con una taglia ridotta – 24,4 x 40,1 mm -, praticamente perfetta su tutti i polsi. La cassa in oro rosa, il quadrante grené e il bracciale in maglia milanese lo rendono trasversale ai generi. Il movimento, meccanico a carica manuale, ne garantisce la sottigliezza: solo 7,56 mm di spessore. Il fondello si può personalizzare con un’incisione o una decorazione a smalto. 44.900 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Historique Americain 1921
    Inedita versione di uno degli esemplari più rappresentativi della Maison ginevrina, per la tipica cassa coussin con la corona all’1.30 e il quadrante ruotato di 45 gradi. Rispetto alle referenze già in catalogo, le novità stanno nel materiale – l’oro rosa – e nelle indicazioni blu, che si stagliano sullo sfondo grené. Due i formati: 36,5 o 40 mm di lato. In entrambi i casi, il movimento meccanico a carica manuale è il Calibro 4400 AS, con 65 ore di aautonomia. Da 37.400 euro.

    Latest da 30mila a 10mila euro

    GRAND SEIKO Evolution 9 Spring Drive U.F.A. Ushio 300 Diver Il nome in giapponese significa marea e ben si presta per un subacqueo con il quadrante ispirato al mare per colori e pattern. Realizzato in titanio, con la cassa di 40,8 mm impermeabile fino a 30 atm, monta un nuovo Spring Drive: il calibro 9RB1, con 3 giorni di autonomia e uno scarto di +/- 20 secondi all’anno (l’acronimo sta per Ultra Fine Accuracy). Un risultato raggiunto grazie al fatto che il quarzo è stato “pre-invecchiato” per tre mesi per stabilizzarne la frequenza, e poi sigillato sottovuoto in una capsula protettiva, per eliminare gli effetti dell’umidità e dei cambi di temperatura. 12.500 euro

    GLASHÜTTE ORIGINAL Sixties Chronograph Annual Edition Un insolito colore viola, vibrante e psichedelico in omaggio agli anni ’60: ecco la caratteristica dell’edizione 2026 svelata dalla Manifattura tedesca. Per di più il quadrante è realizzato in modo particolare: il disco in bronzo è inciso con una goffratura e fresato con sottili scanalature parallele che evocano la texture dei vecchi dischi in vinile. Poi un trattamento galvanico lo riveste d’oro e quindi riceve una mano di una lacca viola traslucida, cotta in forno. La cassa in acciaio lucido misura 42 mm di diametro e ospita il Calibro 39-34, a carica automatica, costruito con tutti i sacri crismi dell’orologeria sassone. 10.100 euro.

    Latest a meno di 5mila euro

    ORIS Hölstein Edition 2026
    L’amata serie speciale, lanciata ogni anno il 1° giugno per festeggiare l’anniversario della fondazione del Marchio, questa volta si basa sul design del nuovo Artelier. Cassa di 39,5 mm in acciaio e quadrante grigio chiaro, si distingue per il contatore dei piccoli secondi, dalla finitura a specchio e con lancetta rossa, quasi a sottolineare l’importanza di ogni istante. Il movimento automatico è il Calibro 401, di manifattura, con 5 giorni di autonomia, proprietà antimagnetiche e una precisione superiore ai parametri del Cosc. Sul fondello la silhouette iridescente dell’Oris Bear spicca grazie a una lavorazione al laser brevettata insieme all’università ETH di Zurigo. In 250 esemplari, 3.800 euro.

    TAG HEUER Aquaracer Professional Solargraph
    Il brand lancia la nuova generazione di subacquei alimentati a energia luminosa, suddivisa in due linee. In acciaio, con cassa da 28 mm impermeabile fino a 10 atm, quadrante soleil blu o nero oppure madreperla bianca, con indici di diamanti. Oppure in acciaio con cassa da 40 mm impermeabile fino a 20 atm, quadrante blu, nero o verde; oppure in titanio grado 5, sempre impermeabile fino a 20 atm, con quadrante grigio. Due le versioni del movimento al quarzo: il calibro TH 50-00 o TH 51-00. Una carica completa garantisce un’autonomia fino a 10 mesi (oppure 8), la batteria è garantita 15 anni. Da 3.050 euro.

    FAVRE LEUBA Deep Raider Revival Orange
    L’estetica vintage prende ispirazione dagli anni ’60/’70, le prestazioni però sono contemporanee. La cassa in acciaio da 39 mm mantiene le proporzioni dell’originale del 1964, ma è impermeabile fino a 30 atm. La lunetta girevole unidirezionale ha l’inserto in zaffiro, gli accenti arancione del quadrante soleil richiamano la tradizione degli strumenti professionali, in cui il colore favorisce la visibilità sott’acqua. Monta un movimento automatico, calibro FLD01, con autonomia di 68 ore. Il bracciale in acciaio a cinque maglie si sostituisce facilmente con il cinturino in tessuto arancione, incluso nel packaging. 2.900 euro.

    Seiko Presage Classic Series “Craftsmanship”
    Il Marchio giapponese spegne 145 candeline. E festeggia l’anniversario con 6 serie limitate delle diverse collezioni in catalogo (Prospex, King Seiko Vanac, Astron…), colorate di dettagli in “Seiko Blue”. Tra tanti esemplari, abbiamo scelto questo perché amiamo la porcellana di Arita con cui è realizzato il quadrante. Quanto al resto, la cassa in acciaio misura 39,6 mm, mentre il movimento automatico è il Calibro 6R51 con 3 giorni di autonomia. Edizione limitata di 1500 esemplari, in vendita da luglio nelle boutique Seiko, 1.800 euro.

    BULOVA Super Seville Ladies
    L’estetica è quella degli anni Settanta, con la tipica forma a televisore. Rispetto alle referenze già in catalogo, però, la cassa è stata ristudiata nelle proporzioni per adattarsi ai polsi femminili: ora misura 25 x 29 mm (ed è sottile solo 7,6 mm). Realizzato in acciaio, anche bicolore o interamente color oro, ha la lunetta zigrinata, il bracciale integrato a tre file, dalle finiture lucido-satinate, e il quadrante in madreperla bianca oppure rossa (la nostra versione preferita). Il movimento è al quarzo. Da 399 euro.

  • Bulova Sinatra Collection: tanto di cappello

    Bulova Sinatra Collection: tanto di cappello

    Bulova e Frank Sinatra hanno condiviso una lunga storia. Sono state numerose le collaborazioni tra il Brand e The Voice, il quale non ha mai nascosto il fatto che gli orologi di Bulova fossero i suoi preferiti. Non a caso, il Frank Sinatra Show era sponsorizzato proprio dal Marchio ed era noto come “Bulova Watch Time”. Un sodalizio artistico che l’Azienda americana ha concretizzato nella Bulova Sinatra Collection, lanciata nel 2020, che negli anni si è arricchita di numerose referenze.

    Dapprima ispirate, nel nome, ad alcuni dei successi immortali di Sinatra e, nell’estetica, agli esemplari degli anni ’50 e ’60 spesso al polso del crooner, gli orologi della Bulova Sinatra Collection si sono evoluti nel tempo, mantenendo comunque un cuore meccanico che è arrivato fino a oggi. Con la più recente estensione di una collezione che si avvale della collaborazione della Frank Sinatra Foundation.

    Che Bulova abbia un legame stretto con la grande musica americana della seconda metà del secolo scorso è confermato anche dall’orologio dedicato a Tony Bennett. Con Sinatra, però, la relazione è più stretta e di più lunga data.

    Alle origini della Bulova Sinatra Collection

    Il nuovo orologio della Frank Sinatra Collection richiama nelle linee bilanciate ed essenziali un modello storico del 1967, chiamato Banker C ed elegante almeno quanto il celebre cappello Fedora che The Voice era solito indossare. Come nelle referenze delle collezioni precedenti, anche qui l’ispirazione viene dalla musica: non tanto da una canzone, quanto da una raccolta di brani pubblicata nel 2008, a 10 anni dalla morte dell’artista: Nothing But the Best.

    La scelta di questa raccolta non è causale. Nella visione di Bulova, il Banker G rappresenta la sintesi di un periodo di grandi cambiamenti. Un periodo che, di lì a poco, avrebbe portato alle rivoluzioni sociali e tecnologiche che cambiarono il mondo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70: dal Vietnam alle contestazioni studentesche, dallo sbarco sulla Luna alle grandi crisi politiche ed energetiche mondiali. Un orologio, dunque, che raccoglie nient’altro che il meglio di un’epoca e che, oggi, arricchisce in versione moderna la Bulova Sinatra Collection.

    Il lavoro su cassa e quadrante

    La cassa in acciaio misura 37 mm di diametro e ha uno spessore di 10,25 mm. La forma è tonneau ma il quadrante è tondo, come era nel Banker G cui l’orologio si ispira. Per questo pezzo della Bulova Sinatra Collection, la Maison ha pensato a una doppia finitura della cassa, color oro oppure acciaio, con la fibbia in tinta. Tra le due, quella in oro è a mio avviso decisamente più interessante; lavorando bene su forma e finiture e su un’estetica d’insieme bilanciata, Bulova è riuscita a evitare un effetto fintage o da “orologio del nonno”, dando a questo pezzo un aspetto contemporaneo ed elegante.

    Merito anche del quadrante, sul quale è stato fatto il lavoro più significativo e che, a tutti gli effetti, è la parte più interessante dell’intero orologio. Nella versione con cassa color acciaio è bianco, in quella color oro è argento: ma non è tanto la scelta cromatica a essere significativa, quanto la lavorazione. Bulova ha adottato la tipologia di quadrante cosiddetta crosshair, diffusa proprio tra gli anni ’50 e ’60, realizzandola in modo personale e originale.

    Il quadrante crosshair si distingueva principalmente per un dettaglio grafico: una croce centrale che lo divideva in quattro spicchi, come fosse una torta. Qui, la croce non c’è e la divisione in spicchi è resa tramite la decorazione guilloché alternata, verticale in un settore e orizzontale in quello a fianco. In questo modo, si dà all’insieme movimento, eleganza e profondità. Quest’ultima è accentuata dalla sagoma del Fedora incisa in bassorilievo a ore 6. Un simbolo del cantante che, nei precedenti orologi della Bulova Sinatra Collection, troviamo stampato.

    Perché la Bulova Sinatra Collection è coerente con il Brand

    In termini di movimento, Bulova ha tenuto conto della propria vocazione a realizzare orologi di grande impatto estetico e affidabilità, abbinati a un prezzo accessibile. Nella cassa troviamo il calibro 8215, automatico di derivazione Miyota, vale a dire Gruppo Citizen cui Bulova appartiene. Il movimento lavora a 3 Hz (21.600 alternanze/ora), ha un rotore unidirezionale, la funzione data e circa 42 ore di autonomia.

    Il combinato disposto tra l’affidabilità del movimento, la facilità di manutenzione e l’economia di scala data dall’impiegare un calibro Citizen, ha consentito di mantenere il prezzo della nuova Bulova Sinatra Collection entro termini ragionevoli. Parlo di 599 euro per la referenza con cassa color acciaio e 629 euro per la variante color oro.

    Per ulteriori dettagli vi rimando alle didascalie. Chiudo con una frase che ho trovato in Rete e che penso esprima molto bene il valore che, per Bulova, ha avuto e ha il fatto di essere stata al polso di uno dei miti assoluti della musica. Le parole sono di Tina Sinatra, figlia del cantante: «Papà viveva in funzione del tempo. Per lui era fondamentale essere puntuale. E credo che questo facesse parte della sua professionalità. Insomma, se arrivavi in ritardo, causavi una perdita economica ingente. Aveva un forte senso di responsabilità nei confronti del suo pubblico: non lo faceva mai aspettare. Era preciso come un orologio. Era puntuale quanto umanamente possibile. Il suo motto era: “Se non sei in anticipo, sei in ritardo”».

  • We Are All Here, Bulova rende omaggio a Tony Bennett

    We Are All Here, Bulova rende omaggio a Tony Bennett

    Il tempo, si sa, è una questione di ritmo. E pochi artisti hanno saputo interpretarlo con la stessa eleganza di Tony Bennett. Non sorprende quindi che Bulova, maison storicamente legata alla musica*, celebri oggi una leggenda senza tempo, con il lancio del primo orologio dedicato al grande crooner americano. Si chiama We Are All Here ed è una nuova collezione che celebra l’eredità musicale, artistica e umana di uno dei simboli più autentici di New York. Proprio come la stessa Bulova.

    Nato dalla collaborazione tra Bulova e Iconoclast, società che gestisce il marchio e il patrimonio artistico di Tony Bennett, We Are All Here è pensato come un tributo che va oltre l’estetica. Non solo un orologio, ma un racconto da indossare. Quello di un artista che ha attraversato oltre settant’anni di storia della musica rimanendo fedele a sé stesso, al proprio stile e a un’idea di eleganza senza compromessi.

    Un artista eclettico

    Nato nel 1926 nel Queens, Anthony Dominick Benedetto alias Tony Bennett debutta negli anni Cinquanta, in un’America che sta ridefinendo il proprio immaginario culturale. La voce calda e controllata, unita a una straordinaria capacità interpretativa, lo colloca rapidamente tra i grandi del jazz e del pop orchestrale. Brani come I Left My Heart in San Francisco, Rags to Riches, The Lady is a Tramp, solo per citarne alcuni, diventano inni generazionali, mentre Bennett si afferma come uno dei grandi cantanti romantici americani insieme a Frank Sinatra e Dean Martin.

    La sua carriera è costellata di successi, ma anche di momenti di trasformazione. Tony Bennett ha saputo attraversare epoche, mode e linguaggi senza mai snaturarsi, costruendo un percorso artistico che gli ha fruttato 20 Grammy Awards e 2 Emmy Awards. Parallelamente alla musica, ha coltivato una profonda passione per la pittura e per il cinema, dimostrando una sensibilità artistica poliedrica e coerente, sempre guidata dall’autenticità. Ciò che rende Bennett una figura unica è la capacità di dialogare con il presente. In un’industria spesso ossessionata dalla giovinezza, il cantante ha scelto la strada opposta: quella del confronto e della contaminazione.

    Collaborazioni e filantropia

    Numerosissime le collaborazioni con le nuove leve di artisti, da Christina Aguilera a Michael Bublé, dai Red Hot Chilly Pepper a Céline Djon. Indimenticabile quella con Lady Gaga, con cui ha inciso album di grande successo come Cheek to Cheek del 2014, con tanto di tour mondiale. Ed è merito dei suoi duetti se il jazz e lo swing sono tornati al centro della cultura pop globale, a dimostrare come il talento non abbia età. Un’influenza, quella di Bennett, riconosciuta anche da voci come Amy Winehouse, che ha sempre indicato in lui uno dei suoi riferimenti più importanti. Memorabile la loro interpretazione di Body and Soul, registrata nel 2011 (pochi mesi prima della scomparsa della cantante).

    Accanto alla carriera artistica, Tony Bennett ha lasciato un segno profondo anche sul piano umano e sociale. Nel 2001 ha fondato, insieme alla moglie Susan, la Frank Sinatra School of the Arts: un liceo pubblico dedicato alle arti dello spettacolo, con l’obiettivo di ispirare e formare le nuove generazioni di creativi. Un impegno che riflette la sua visione dell’arte come strumento di crescita, condivisione e responsabilità.

    We Are All Here, un orologio-manifesto

    We Are All Here rappresenta perfettamente questo spirito. Il nome dell’orologio deriva da una conversazione che lo stesso Bennett ebbe con Ella Fitzgerald durante le marce di Montgomery, nel 1965. E rende omaggio alla sua fiducia nell’umanità e nella solidarietà, riflesse nella sua lotta per i diritti i civili, l’uguaglianza razziale e l’inclusione.

    Il design invece prende ispirazione dallo stile “classico” degli anni ’80, un periodo che vide un importante ritorno sulle scene dell’artista. La cassa in acciaio – anche Ip yellow gold – ha una silhouette geometrica ed elegante. Animato da un movimento al quarzo, l’orologio presenta proporzioni armoniose, e una volta indossato al polso risulta leggero e confortevole. Tre le versioni di quadrante – champagne, bianco latte o nero, sempre dalla lavorazione spazzolata verticale – che si accordano con un cinturino in pelle di lucertola Teju marrone o con un bracciale multilink coordinato al colore della cassa: silver oppure oro giallo.

    I dettagli raccontano la storia. Il contrappeso della lancetta dei secondi ha la forma di un fazzoletto da taschino, uno dei segni inconfondibili dello stile dell’artista. Il fondello riporta incisa la scritta We Are All Here insieme al suo autografo, firma che trasforma l’orologio in un autentico oggetto da collezione. Perfino il retro del cinturino è personalizzato con il suo nome.

    Per concludere

    We Are All Here costa 399 euro, sia nella versione tutto acciaio sia in quella con cassa color oro e cinturino. La referenza con bracciale dorato costa invece 429 euro. Parte dei proventi è destinata a sostenere la Frank Sinatra School of the Arts, chiudendo idealmente il cerchio tra arte, misura del tempo e futuro.


    *Riguardo al legame di Bulova con la musica, vale la pena ricordare che la marca americana (di proprietà di Citizen Group) nel 2017 ha siglato una partnership con i Grammy Awards e nel 2022 con i Grammy Latin Awards. Vanta inoltre una stretta collaborazione con Marc Anthony, che si è concretizzata in una ricca e diversificata linea di orologi (disponibile solo in alcuni mercati internazionali) e con altri protagonisti della scena internazionale, come Nile Rodgers. Nel 2020 poi ha realizzato una collezione dedicata a Frank Sinatra, tuttora in catalogo.

  • Accutron Spaceview 314 e il coraggio di Bulova

    Accutron Spaceview 314 e il coraggio di Bulova

    Partiamo dalla notizia: Bulova ha riportato in vita il mitico Accutron, mantenendo lo spirito che ne determinò la nascita nel 1960, ben 65 anni fa. E per presentare alla stampa specializzata e ai retailer italiani la novità, ha organizzato un evento a Bologna lo scorso ottobre. Due giorni nei quali la genesi dell’Accutron e l’avanguardia di Bulova – che tale era già nella seconda metà del secolo scorso – sono state il centro di una narrazione dalla quale l’importanza di questo orologio per la storia della cronometria e dell’orologeria sono emerse in modo netto e inequivocabile. Noi c’eravamo e per quei due giorni abbiamo respirato storia, modernità e pionierismo attraverso il nuovo Accutron Spaceview 314.

    Anche perché in questo settore bello e maledetto delle lancette, non capita tutti i giorni che un marchio di orologi attinga alla storia (alla propria e alla Storia con la S maiuscola) e realizzi qualcosa di veramente audace, di inatteso. Bulova, con l’Accutron Spaceview 314, lo ha fatto. A più di sessant’anni dall’introduzione del primo orologio da polso completamente elettronico al mondo, il marchio ha riproposto il movimento che ha dato inizio a tutto: il calibro a diapason.

    È vero, un mesetto e mezzo fa ne avevamo anticipato il lancio in questo articolo, dove però il nostro Francesco Consumi aveva raccontato gli ultimi sviluppi dell’Accutron negli anni Duemila, prima di vedere l’orologio. Ora che lo abbiamo visto, possiamo aggiungere qualcosa.

    Prima dell’Accutron Spaceview 314

    Intanto non tornerei sulla storia dell’Accutron. Consumi ne ha trattato in maniera approfondita e super-competente in tre contributi, che potete leggere qui, qui e qui. Una cavalcata in tre puntate che ricostruisce, oltre che la nascita e lo sviluppo della tecnologia, anche il contesto storico nel quale l’orologio è nato. Un contesto fatto di Guerra Fredda, corsa allo Spazio e agli armamenti, ingegneria pionieristica: un contesto che, pur se in parte diverso da quello odierno, ha contribuito ad arrivare a quello che oggi è l’Accutron Spaceview 314.

    Lanciato originariamente nel 1960, il movimento a diapason non era solo una curiosità tecnica eccentrica, ma rappresentava una vera e propria rivoluzione nel campo della misurazione del tempo. All’epoca, la maggior parte degli orologi funzionava utilizzando ruote e molle, e Accutron cambiò questa configurazione. Max Hetzel, genio dell’ingegneria elettronica basato in Svizzera, compì il primo progresso rivoluzionario nella misurazione del tempo in 300 anni, sostituendo la tradizionale molla principale e i bilancieri con circuiti elettronici a transistor. In questo modo aprì la strada alla tecnologia del diapason, realizzando il primo orologio completamente elettronico al mondo.

    Quel nuovo cervello dell’Accutron, non più meccanico ma elettronico, emetteva un ronzio a 360 Hz in Fa diesis e garantiva uno scarto sulla precisione di appena un paio di secondi al giorno. Roba che, negli anni ’60, era quasi fantascienza. Gli ingegneri della Nasa e i programmi militari statunitensi adottarono quella tecnologia, la misero al polso degli astronauti e la integrarono nelle cabine di pilotaggio degli aerei, utilizzandola anche nelle prime missioni spaziali. Quel leggero ronzio divenne un simbolo di progresso.

    Accutron Spaceview 314: figlio del XXI secolo

    Ecco perché l’Accutron Spaceview 314 appena lanciato non è una riedizione, ma una reinvenzione del progetto originario di 65 anni fa. Dopo oltre dieci anni di sviluppo, il nuovo movimento a diapason è stato costruito da zero utilizzando strumenti e tolleranze moderne che semplicemente non esistevano nel XX secolo. Il calibro Accutron è infatti rinato grazie al lavoro incessante svolto nel corso degli ultimi 10 anni da diversi ingegneri del gruppo Citizen nei laboratori di ricerca di Tokyo.

    L’obiettivo di quel gruppo di lavoro era quello di ricreare la tecnologia innovativa di Accutron, reinventata nel XXI secolo. Obiettivo raggiunto grazie al nuovo calibro Accutron Y230 che non emette ticchettii, ma un silenzioso ronzio sulla “storica” nota del Fa Diesis, data dalla vibrazione del diapason e necessaria a garantire una precisione di due secondi al giorno, come nel 1960. Nonostante la massiccia tecnologia che ha alle spalle, il calibro è assemblato a mano e per certificare la qualità della vibrazione a 360 Hz del diapason e il moto fluido della lancetta dei secondi, l’orecchio e l’occhio umano sono ancora imprescindibili.

    Non si tratta di nostalgia fine a se stessa. Il nuovo Accutron Spaceview 314 e il suo calibro Accutron Y230 conservano le caratteristiche che hanno reso famoso il modello originale, portando qualcosa di poetico nel ritorno di quel caratteristico ronzio. In un momento in cui la maggior parte dei marchi è alla ricerca di complicazioni o nuovi materiali, Bulova ha scelto di riportare in auge un suono che è soprattutto una sensazione, un ricordo: qualcosa che un tempo rappresentava l’Avanguardia e che oggi è Storia.

    Toccare con mano

    In occasione dell’evento di Bologna ho potuto avere tra le mani e indossare il nuovo Accutron Spaceview 314. Devo dire che la sensazione al polso è notevole ma, soprattutto, il ronzio del diapason è qualcosa di davvero affascinante. Il quadrante aperto con vista piena sui circuiti elettronici è un teatro in cui l’avanguardia orologiera interpreta se stessa e non ha paura di confrontarsi con la vita quotidiana di chi indossa l’orologio.

    Bulova propone l’Accutron Spaceview 314 in quattro varianti, tre delle quali disponibili in Italia. Per i dettagli tecnici ed estetici vi rimando alle didascalie. Qui segnalo che i retailer del nostro Paese avranno a disposizione due referenze con cassa in acciaio da 39 mm (5.100 euro)  e una con cassa in titanio grado 5, sempre da 39 mm (5.300 euro). L’altra referenza ha la cassa in oro con un diametro più contenuto (37 mm) ed è realizzata in soli 65 esemplari. Tenete conto che, per le referenze disponibili in Italia, a causa della complessità della realizzazione del movimento, la produzione (non l’edizione) è limitata. Del resto, non si tratta di articoli destinati al mercato di massa, ma a persone che amano il funzionamento degli orologi e il comprendono fino in fondo perché il calibro è spesso più importante dell’estetica.

    In conclusione, è bene riportare alla mente che nel nome Accutron era racchiusa già la missione che Bulova si era data nel creare il movimento: Accutron, ossia Accuracy Through Electronics, la precisione grazie all’elettronica. Con il suo Accutron Spaceview 314, il brand ci ricorda che la vera innovazione spesso non sta nel creare qualcosa di totalmente nuovo, ma nell’avere il coraggio di rivisitare ciò che un tempo funzionava, per renderlo ancora migliore. Da quello che ho visto con i miei occhi e toccato con le mie mani, ci è riuscita.

  • Latest: le novità delle ultime settimane – 22/09/2025

    Latest: le novità delle ultime settimane – 22/09/2025

    Cosa c’è di nuovo sul mercato? Ecco una selezione di pezzi lanciati nell’ultimo periodo dai marchi di orologeria – elvetica, soprattutto, ma anche giapponese. Come sempre, le Latest di oggi vi vogliono solo tener informati, senza scendere troppo nel dettaglio… impossibile in così poco spazio. Per ciascun orologio, le nostre Latest vi presentano in breve le principali caratteristiche, per incuriosirvi un po’. Poi, nel caso fosse interessati a qualche pezzo in particolare, sta a voi approfondire il discorso – magari sul sito ufficiale.

    Latest… solo per pochi

    BREGUET Marine Hora Mundi 5555
    Quinto capitolo della saga per il 250° anniversario dalla fondazione, veste le “ore del mondo” della Casa con un nuovo look. La cassa da 43,9 mm per la prima volta è in oro Breguet, mentre il quadrante si ispira al Black Marble della Nasa, che rappresenta la visione notturna della Terra. Per questo è composto da due livelli: l’inferiore in oro guilloché blu sfumato, il superiore in vetro zaffiro dipinto a mano con smalto Grand Feu luminescente. Il movimento automatico è il calibro 77F1, con doppio fuso orario, indicazione giorno/notte e datario. Edizione limitata di 50 esemplari, personalizzabile nel nome della città.

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Calendario Perpetuo Automatico
    Realizzato in occasione del 150° anniversario della Manifattura, segna l’ingresso di un nuovo movimento automatico nella celebre collezione. Protetto da tre brevetti, il Calibro 7136 è improntato sulla facilità d’uso (permette di regolare tutte le funzioni per mezzo della corona) e sull’ergonomia (integra tutte le funzioni su un unico livello). La cassa in acciaio presenta nuove dimensioni – 38 mm di diametro x 9,4 mm di spessore – ed è come di consueto corredata del bracciale integrato. Edizione limitata di 150 esemplari, 106.900 euro.

    ARMIN STROM System 78 Tribute Green 1
    Una delle collezioni più emblematiche del Marchio, nella classica configurazione a tre lancette, si arricchisce con questo nuovo dress watch in un colore di tendenza. La cassa di 38 mm in acciaio ospita come sempre il quadrante con lo sfondo satinato e l’indicazione decentrata di ore e minuti, decorata a mano con un motivo guilloché grain d’orge. Il movimento meccanico a carica manuale è il calibro AMW21 di manifattura, dotato di un bariletto brevettato che garantisce un’impressionante autonomia di 100 ore (oltre 4 giorni). Edizione limitata di 50 esemplari, 22.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Latest da 10mila a 1000 euro…

    BELL & ROSS BR-X3
    Esordio di un’inedita collezione, dall’ispirazione aeronautica e dall’impronta professionale. Che ha come segno distintivo la particolare costruzione a sandwich della cassa, composta da diversi materiali. Due le versioni: in titanio grado 2 (nella foto) con quadrante nero opaco; oppure in acciaio con quadrante blu. La lunetta è sempre in alluminio. Il movimento, prodotto in esclusiva da Kenissi, è il Calibro BR-CAL323, che riporta l’indicazione dell’autonomia di 3 giorni e il datario. Questa versione costa 8.400 euro.

    MAURICE LACROIX Aikonic Automatic 43 mm
    Pronipote dell’Aikon, lanciato nel 2016, acquista nel nome il suffisso ic – che sta per innovative craftsmanship (artigianato innovativo), in riferimento ai materiali della cassa, alla meccanica e al sistema brevettato (ML Easy Change) per la sostituzione del cinturino. Infatti la cassa di 43 mm ha la lunetta (e la corona) in ceramica, e il quadrante in carbonio, con le fibre disposte in verticale. Ospita un movimento automatico sviluppato con Soprod: il calibro ML1000, con 60 ore di autonomia e uno scarto medio giornaliero di +/- 4 secondi. Esiste in acciaio, in quattro varianti di colore, oppure in titanio Dlc nero. Da 3.450 euro.

    FERRAGAMO Gancini Twisted
    Prende nome dall’effetto attorcigliato della cassa, che reinterpreta il celebre motivo inventato negli anni ’70 dalla figlia del fondatore, Fiamma. Ma il dettaglio più eclatante è il quadrante in pietra dura – occhio di tigre, ma anche malachite oppure avventurina – che lo rende a tutti gli effetti un esemplare-gioiello. Non a caso si allaccia al polso con un bel bracciale a catena, una gourmette dalla larghe maglie, molto chic. Interamente in acciaio dorato, ha una taglia “da signora” (28 mm di diametro) e un movimento al quarzo (Ronda 772.3). 1.250 euro.

    VERSACE Tolomeo
    La Casa della Medusa si fa interprete di un nuovo stile sport-chic, essenziale ma tutt’altro che minimal, ricco com’è di dettagli simbolici. La cassa tonneau di 40 mm di diametro, in acciaio, è sovrastata dalla lunetta svasata, fissata da 4 viti e decorata sul profilo dalla Greca. E lo stesso fregio si ritrova sulle maglie alternate del bel bracciale rastremato, con link ad H e finiture lucido-opache. Il quadrante soleil riporta i piccoli secondi, il movimento è al quarzo (Ronda 6004D). 1.260 euro.

    … e sotto i 1000 euro

    SEIKO Prospex Speedtimer Mechanical
    La collezione bestseller del Marchio giapponese si amplia con due nuovi modelli a tre lancette (e un cronografo). I due solo tempo dichiarano la tradizionale vocazione sportiva nel conto alla rovescia sul réhaut girevole. Entrambi hanno un’estetica vintage, la cassa di 39,5 mm, impermeabile fino a 20 bar, il quadrante argenté o nero, il bracciale in acciaio. E montano lo stesso movimento automatico, calibro 6R55, con 3 giorni di autonomia. 990 euro.

    CITIZEN Promaster Sky U830
    Un orologio da aviatore super-tecnologico. Introduce il nuovo calibro EcoDrive U830, a carica luminosa: un multifunzione con orario radiocontrollato, 3 anni di autonomia (in modalità risparmio energetico) e uno scarto inferiore a +/-15 secondi al mese. In più l’orologio è dotato di display Memory-in-Pixel, dall’elevata risoluzione e dalla perfetta visibilità anche sotto la luce diretta del sole, che indica il livello di luminosità e visualizza fino a 7 giorni di generazione dell’energia. In acciaio, in tre versioni, con la cassa di 43 mm impermeabile fino a 20 bar. Da 599 euro.

    BULOVA Goddess of Time
    In occasione del 150° anniversario, la Maison americana celebra il proprio passato e riporta in catalogo un esemplare femminile degli anni ’70. Fedele al modello originario, rende omaggio al savoir-faire da gioielliere di Joseph Bulova nel bracciale in maglia milanese, oggi come allora morbido e flessibile come un tessuto. In più, il quadrante è ora realizzato in pietra dura: occhio di tigre, sodalite o malachite. Interamente realizzato in acciaio anche Ip oro giallo o rosa, nella cassa lady size – 17 x 21,5 mm – racchiude un movimento al quarzo. Da 329 euro.

    SWATCH Neon Collection
    Il mood è quello degli anni ’80/’90: linee bold, vibranti contrasti di colore e diretta ispirazione a certi (indimenticabili) esemplari d’epoca. Però ognuno dei sei modelli lo sviluppa a modo proprio: in chiave crono, solo tempo e day-date. Ciascuno con la cassa da 34 a 47 mm in plastica, anche biosourced, il cinturino in silicone o in materiale di origine biologica, ma tutti con movimento al quarzo Swiss made. Da 75 a 160 euro.

  • Il Lunar Pilot di Bulova si fa pop

    Il Lunar Pilot di Bulova si fa pop

    Personalmente ho sempre trovato il Lunar Pilot di Bulova uno degli orologi più seriosi in circolazione. L’estetica funzionale, fedele a sé stessa fin dai tempi delle missioni lunari della Nasa negli anni ’70, fa il pari con il quarzo ad alta frequenza che oggi lo equipaggia: affidabile, robusto, preciso. Il prototipo del cosiddetto tool watch, insomma, con il fascino che gli deriva dall’essere sbarcato sul nostro satellite al polso degli astronauti oltre 50 anni fa.

    Negli anni, però, il Lunar Pilot ha cominciato a strizzare l’occhio a colori e materiali diversi. Abbiamo visto così il quadrante, da nero, farsi rosso o “panda blu” e rivestirsi di meteorite. Abbiamo visto la cassa passare dai 43,3 mm di diametro dell’originale a una misura più maschia di 45 mm, per poi tornare alla dimensione storica. E oggi, finalmente, vediamo l’orologio prendersi meno sul serio.

    Budii, il nuovo amico del Lunar Pilot

    Come? Grazie a una di quelle operazioni che, con un anglicismo che trovo odioso ma che purtroppo va per la maggiore anche in orologeria, chiamano collab. (Che ovviamente sta per collaboration: troppa fatica a dire collaborazione? L’idiozia imperversa, ndr). Per la precisione, con l’artista brasiliano Thiago Rosinhole, noto agli appassionati di Pop Art per Budii, il celebre personaggio da lui creato. Si tratta di una specie di topone fatto in origine con una combinazione di resina e fibra di vetro, dipinto a mano con una miscela di vernice spray in acrilico e pennarelli professionali. Per l’occasione, l’artista ha trasformato Budii in un astronauta e lo ha associato al Lunar Pilot, del quale ha dato un’interpretazione personale lavorando sul quadrante.

    La scelta di Thiago Rosinhole per questa operazione non è stata casuale. Oltre ad aver prestato la propria opera a brand internazionali per personalizzare i loro prodotti, il paulista è uno di quelli che si chiamano Bulovers. Un amante della Marca, insomma, che non si è tirato indietro quando si è trattato di mettere la propria arte al servizio di un simbolo come il Lunar Pilot.

    Ovviamente non torno qui sulla storia del Lunar Pilot, della quale trovate ampia sintesi in questo documentatissimo articolo. Qui è interessante parlare del tocco d’artista personale che Thiago Rosinhole ha messo nell’orologio e della particolare tecnica impiegata, quasi alchemica, per dare vita a un quadrante unico in tutti i sensi.

    Timascus: un nome misterioso

    In tutti i sensi perché la tecnica adottata dall’artista e il materiale impiegato rendono unico ciascun quadrante. Il materiale è il cosiddetto Timascus, o Timasco. Un nome che richiama l’acciaio Damasco, il quale però è un termine generico utilizzato per indicare leghe di acciaio con saldature che formano motivi diversi, mentre Timascus è un marchio registrato. In linea di massima, si tratta di una versione in titanio del Damasco, con diverse leghe di titanio mescolate insieme a formare un motivo ornamentale.

    Timascus è appunto un termine composto da “Titanio” e “Damasco” e non è nuovissimo in orologeria (qualche brand minore lo ha utilizzato per la cassa). Tanto che se ne parla da almeno quattro o cinque anni – anche se è poco diffuso. Questo materiale innovativo è stato inizialmente creato da un gruppo di amici artigiani del metallo, gli americani Tom Ferry, Bill Cottrell e Chuck Bybee. 

    Come l’acciaio Damasco, il Timascus è costituito da due o più leghe laminate e saldate insieme in modo da formare elementi decorativi. Il Timascus utilizza titanio commercialmente puro oppure Grado 5. Mentre l’acciaio Damasco richiede l’incisione con acido per far risaltare i motivi, il Timascus utilizza più comunemente il calore o l’anodizzazione. La miscela ufficiale di leghe del Timascus sembra mostrare un maggior contrasto cromatico attraverso la colorazione a caldo rispetto all’anodizzazione. Le finiture lucide producono i colori più brillanti, mentre le finiture satinate possono dare un aspetto visivamente più contrastante.

    Il nuovo abito del Lunar Pilot

    Ebbene, la lavorazione che Thiago Rosinhole fa del Timascus porta il quadrante ad assumere venature policrome che vanno dall’azzurro, al blu, dal bordeaux al lilla. Il tutto creando motivi non geometrici ma casuali, che danno un effetto quasi marmorizzato o, meglio ancora, damascato. È il motivo per cui non ci sono due quadranti uguali e ciascuno di questi Bulova Lunar Pilot è a tutti gli effetti un pezzo unico.

    L’artista piega, fonde e forgia la lega di titanio mediante calore e pressione, con il risultato di ottenere, grazie alla diversa resistenza all’ossidazione tra i vari componenti della lega, disegni, linee e colori a contrasto fusi in forme affascinanti. L’effetto è quello di un quadrante caratterizzato da effetti e combinazioni di colore futuristici.

    Di sicuro una scelta molto audace per un marchio storico come Bulova, ancora di più perché applicata a una delle sue collezioni più celebri e, come ho scritto all’inizio, senza troppi fronzoli da sempre. Un Lunar Pilot per veri Bulovers, insomma, purché disposti ad accettare uno strappo alla regola della tradizione nel nome dell’arte. Perché Thiago Rosinhole ha messo la propria firma non solo sul quadrante ma anche sullo storico fondello.

    Detto questo, nelle didascalie trovate ulteriori dettagli. Chiudo con il costo, che si posiziona piuttosto in alto nella scala prezzi di Bulova: 1.550 euro. Un numero che richiama i 150 anni che il marchio festeggia (piuttosto in sordina) nel 2025 e che è giustificato dal fatto che si tratta di una edizione limitata: 5.500 pezzi/mondo di cui 300 per l’Italia. Che dire? Bulovers e art-lovers, fatevi sotto.

  • Mil-Ships: Bulova, la storia e il fascino del bronzo

    Mil-Ships: Bulova, la storia e il fascino del bronzo

    Per i nerd delle lancette, uno di filoni più eccitanti è quello degli collezioni nate da orologi creati su specifiche militari per essere assegnati ai soldati e ai reparti d’élite. A questa ristretta e ambitissima cerchia appartiene il Mil-Ships di Bulova. Dopo averlo lanciato nel 2021, il Marchio lo ripropone oggi in due nuove versioni, facendosi un regalo per i propri 150 anni di storia. O meglio, il regalo lo fa a quei nerd cui ho accennato all’inizio, perché trovano una referenza aggiornata, arricchita, in grado di far assaporare il gusto di una storia di quasi 70 anni fa. Una storia che risale a un altro mondo, ma ancora capace di affascinare.

    Tutto iniziò negli anni ’50 (o poco prima)

    È una storia vera, non una delle tante che circondano gli orologi con la loro mitologia esagerata, a volte persino falsa. Ed è vera perché collocabile in un periodo preciso, certificato dalle date e dagli archivi. Correva l’anno 1955 quando il Bureau of Ships della Marina degli Stati Uniti istruì un bando militare per trovare un orologio da destinare ai sommozzatori che lavorassero con gli esplosivi sottomarini. Il Bureau of Ships, nato nel 1940, aveva come compito principale la progettazione, la costruzione e la manutenzione delle navi, compresa la loro stabilità e navigabilità.

    Tra le caratteristiche richieste all’orologio vi erano, oltre all’ovvia impermeabilità, anche gli indici luminosi e la lunetta girevole. Queste specifiche erano identificate con la sigla MIL-W-22176 (SHIPS), dalla quale discende il nostro Mil-Ships. Poiché l’esercito americano era obbligato per legge ad acquistare le proprie forniture da produttori nazionali, le opzioni erano piuttosto limitate. Bulova era una scelta naturale: all’epoca aveva sede a New York ed era un punto fermo dell’orologeria americana da decenni. Inoltre, un MIL-SHIPS-W-2181 Submersible, mai commercializzato, fu sviluppato per la Marina americana. Accadde quando, durante la Seconda guerra mondiale, le due squadre d’élite EOD (Explosive Ordinance Disposal) e l’UDT (Underwater Demolition Teams), necessitavano di attrezzature altamente specializzate per supportare le proprie missioni.

    C’è Mil-Ships e Mil-Ships

    La Marina stabilì che le specifiche del MIL-SHIPS-W-2181 erano adeguate al tipo di missione. Così Bulova, sotto la guida del Generale in pensione Omar Bradley (uno dei più abili durante la Seconda guerra mondiale), creò una serie di prototipi che la Navy Experimental Diving Unit (NEDU) testò rigorosamente nel 1957. Tuttavia, pur registrando performance eccellenti nei test d’immersioni e di profondità, nel 1958 Bulova decise di non procedere con la produzione, lasciando in vita solo una manciata di prototipi, 12 per l’esattezza.

    Un anno prima si era ritirato dal bando l’altro partecipante, un importatore di nome Allen Tornek, che vendeva orologi Blancpain. Sapendo che il Fifty Fathoms era già un diver affidabile, aveva combinato il proprio cognome con un anagramma del nome Villeret, dove aveva sede Blancpain, per creare un marchio chiamato Tornek-Rayville. Al quale aggiunse, sul quadrante degli orologi, la sigla U.S. Obiettivo: far sembrare quei Blancpain rielaborati abbastanza americani.

    La storia, a questo punto, si fa piuttosto nebulosa. Sta di fatto che da questa nebbia, oggi, Bulova esce con una interazione del sul Mil-Ships che tanto interesse aveva destato alla sua uscita quattro anni fa. Una iterazione con alcuni aggiornamenti che rendono questo orologio, a parer mio, più interessante di quello del 2021.

    Il Mil-Ships del 2025

    Come sempre lascerò la maggior parte delle informazioni tecniche alle didascalie. Quello che mi preme evidenziare qui riguarda il lavoro fatto sulla cassa, che si esprime sostanzialmente in due dettagli: l’impiego del bronzo e la misura delle anse.

    Del bronzo è presto detto. Se è vero che il Mil-Ships del 2021 si proponeva di essere una riedizione molto fedele dell’orologio di 65 anni prima, è stata naturale la scelta della cassa in acciaio. Il bronzo, però, è materiale marino e nautico per eccellenza, quindi perfetto per una collezione come questa che ha un’eredità subacquea incontrovertibile. Se poi ci aggiungiamo la tendenza del bronzo, che conosciamo, ad assumere una patina originale con il passare del tempo e con l’esposizione all’aria, alla luce, all’acqua, al sudore, ecco un altra goduria per i nerd a caccia dell’unicità in ogni orologio.

    Sulle anse, invece, c’è qualcosa in più da dire. Nella versione precedente avevano una larghezza di 16 mm. Combinati con i 41 mm di diametro e i 15 di spessore della cassa, rendevano quel Mil-Ships un po’ “macrocefalo”, quasi sgraziato. Si trattava di preservare le dimensioni originali dei prototipi degli anni ’50, ma quell’estetica fece storcere un po’ il naso ai nerd più che ai puristi. La nuova versione ha portato la larghezza a 18 mm. Non una grande modifica, ma quei 2 mm in più fanno la differenza. Ho provato l’orologio al polso; sia visivamente (forse c’entra anche il bronzo, boh?), sia come vestibilità, il passaggio da 16 a 18 ha fatto bene al Mil-Ships, decisamente più equilibrato in questa nuova veste. Brava Bulova ad ascoltare i commenti degli appassionati.

    Equilibrato anche nel prezzo

    Vedremo se costoro apprezzeranno il fatto che il Brand, oltre che per l’uso del materiale della cassa, si è discostato dall’originale anche per il colore. Non più il nero ma questa volta un blu, più contemporaneo, affiancato da una versione color verde bosco. Qualcosa di più moderno ma sempre in linea con l’heritage militare dell’orologio. Indossati entrambi, personalmente trovo che quello blu abbia maggior carattere. Poi, de gustibus… In ogni caso, nella scelta del colore non influisce il prezzo: entrambe le referenze costano 890 euro. 

    Bulova festeggia così i 150 anni dalla fondazione con uno dei modelli più caratteristici della propria storia, legato alla ricca tradizione di orologi militari. Un’edizione celebrativa che mescola con equilibrio e intelligenza elementi artigianali e storici del mondo militare di riferimento con la tecnologia moderna. Anche oggi la collezione Mil-Ships, in onore allo scopo per cui Bulova creò l’originale, è sinonimo di precisione, resistenza e innovazione, valori che hanno definito il Marchio per oltre un secolo e mezzo. A una cifra più che abbordabile. Di questi tempi, è un dettaglio che può fare la differenza tra l’entrare in negozio e comprare, oppure passare, dare un’occhiata sconsolata e frustrata in vetrina ai cartellini dei prezzi (quando ci sono…) e tirare dritto.

  • Gli orologi con quadrante bordeaux. Non burgundy, please

    Gli orologi con quadrante bordeaux. Non burgundy, please

    Oggi parliamo degli orologi con il quadrante bordeaux. Una tendenza che si è andata affermando negli ultimi anni, in modo lento e inesorabile: dapprima con pochi, sporadici pezzi, poi via via sempre più diffusa in tutti i segmenti di mercato. E fin qui tutto bene. Il bordeaux è un bel colore pieno, un rosso scuro che cattura l’attenzione e sta bene sia con i metalli algidi sia con quelli dalla tonalità più calda. Ma… c’è un ma. Nelle comunicazioni ufficiali delle marche, vale a dire le cartelle stampa, sta diventando un’abitudine comune parlare di orologi con quadrante burgundy. Anche nelle traduzioni per i diversi Paesi. Per cui quanti le usano senza discernimento, poi le riporteranno pari pari. E la Rete si riempirà di orridi quadranti burgundy…

    Per favore, no. Non chiamatelo burgundy, non c’è motivo. A meno che non siate madrelingua inglese, e allora ci sta: per voi potrebbe essere normale infarcire il discorso di termini anglosassoni, e poi lo pronuncerete di sicuro in modo corretto (bɜː.ɡən.di, se conoscete i simboli dell’alfabeto fonetico internazionale). Ma non vi rendete conto che letto così com’è scritto, alla maniera italiana (b-u-r-g-ù-n-d-i), non vuol dir niente, anzi risulta brutto e perfino ridicolo? Oltretutto, per essere pignoli, con quel nome è esistita un’antica popolazione germanica che migrò dalla Scandinavia all’Europa Continentale, secoli prima di Cristo. Ma nessuno la conosce e comunque non avrebbe senso riferirsi a quella tribù, nel nostro contesto.

    Qualcuno ce lo spieghi: perché, perché si deve usare la parola burgundy per indicare un colore che abbiamo sempre chiamato bordeaux? Davvero dire burgundy ci rende (o ci fa sentire) tanto più fighi? Cosa c’è che non va nel bordeaux? A noi ricorda l’ottimo vino prodotto nell’omonima regione della Francia. E del resto il termine deriva proprio da lì. Da quel mix di viola e marrone che ricorda le tonalità dell’uva matura. Tant’è che esistono diverse sfumature del colore bordeaux, che possono virare di volta in volta verso il porpora, lo scarlatto, il rubino o il granata. Proprio come il nobile “rosso”.

    Lo si può vedere anche negli orologi con quadrante bordeaux riportati qui sotto. Che, per inciso, appartengono a tutti i generi – dai solo tempo ai complicati, dagli esemplari-gioiello agli sportivi – e di conseguenza a tutte le fasce di prezzo, alcuni più datati, altri appena usciti. Poi, se proprio non vi piace il francese bordeaux, potete sempre tradurlo in italiano. Se Dio vuole la nostra lingua è ricchissima di vocaboli per indicare le tante, particolari varietà di vino rosso con le relative cromie: borgogna, barolo, merlot fino al più generico vinaccia. E non per questo sembreremmo degli avvinazzati… Sarebbe divertente parlare di orologi con quadrante bordeaux quasi avessimo i calici alzati in un brindisi virtuale. Prosit!

    12 orologi con quadrante bordeaux. In ordine di prezzo

    PIAGET Limelight Gala
    Cassa (32 mm) in oro rosa. Movimento al quarzo Swiss made (fabbricato “in casa”). Quadrante in smalto Grand Feu, lunetta con diamanti, zaffiri rosa e rubini in dégradé (5.4 carati in totale), vetro zaffiro, bracciale in oro rosa décor Palace. 115mila euro.

    H.MOSER & CIE. Pioneer Tourbillon Burgundy
    Cassa (40 mm) in oro rosso 5N, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 805 di manifattura, con autonomia di 3 giorni, tourbillon volante a doppia spirale. Quadrante sfumato, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma, traforata. 59.900 franchi svizzeri.

    CARTIER Tank Louis Cartier
    Cassa (25,5 x 33,7 mm, 6,6 mm di spessore) in oro giallo. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 1917 MC di manifattura. Quadrante laccato, lancette a gladio, corona perlata con zaffiro cabochon, vetro zaffiro, fondello “chiuso” e inciso, cinturino in pelle di alligatore. 14.300 euro.

    OMEGA Constellation
    Cassa (36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CoAxial Master Chronometer 8880 di manifattura, con autonomia di 55 ore e certificazione Metas. Quadrante soleil, indici e lunetta con diamanti taglio brillante (0.76 ct in totale), vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore e vitello. 13.500 euro.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Monoface Small Seconds
    Cassa reversibile (27,4 x 45,6 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro JLC 822 di manifattura, di forma, con piccoli secondi. Quadrante soleil, indici applicati, vetro zaffiro, fondello in acciaio, personalizzabile, cinturino in pelle di vitello, intercambiabile. 11.600 euro.

    BREITLING Chronomat Automatic Gmt 40 Six Nations Wales
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Breitling 32, con secondo fuso orario, datario e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante a righe con finitura opaca o spazzolata, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta girevole unidriezionale, vetro zaffiro, bracciale Rouleaux in acciaio. Edizione limitata di 250 esemplari dedicati alla squadra di rugby del Galles, 5.950 euro.

    BAUME & MERCIER Classima 10691
    Cassa (34 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con datario. Quadrante satinato soleil, numeri e indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio, intercambiabile. 3.050 euro.

    LONGINES Legend Diver
    Cassa (36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L592 realizzato in esclusiva da Eta, con spirale in silicio e datario. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro bombato, fondello inciso, cinturino in nylon. 2.800 euro.

    HAMILTON Jazzmaster Open Heart Auto
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H10, con spirale in Nivachron e autonomia di 80 ore. Quadrante traforato e sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello trasparente, cinturino in pelle. 1.145 euro.

    SEIKO Prospex Speedtimer Solar Chronograph SSC953P1
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo, calibro V192, a carica solare, con autonomia fino a 6 mesi, cronografo con secondi continui. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, lunetta con scala tachimetrica, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. In vendita con un secondo cinturino in pelle incluso nel packaging. Edizione limitata di 2.400 esemplari creati in esclusiva per il mercato europeo. 780 euro.

    BULOVA Jet Star
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo, calibro HPQ Precisionist brevettato, ad alta frequenza (262 kHz) con datario. Quadrante sfumato soleil, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 429 euro.

    OOO OUT OF ORDER Red Pilot Chronograph
    Cassa (43 mm) in acciaio 316L con processo di invecchiamento brevettato, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo di fabbricazione giapponese, cronografo con datario. Quadrante sfumato mat, lancette e indici luminescenti, lunetta girevole unidirezionale, fondello inciso, cinturino in silicone. 410 euro.

  • Rolex FAN (a led!) e altri progetti rimasti nel cassetto

    Rolex FAN (a led!) e altri progetti rimasti nel cassetto

    Riprendiamo il discorso sulla storia degli orologi elettronici...
    La “comunità d’interesse” del CEH non si esaurisce con la presentazione del Beta 21. Anzi, andrà avanti fino al 1999, occupandosi di studi via via diversi che daranno luogo a molte innovazioni e brevetti. In questo articolo puntiamo il faro in particolare su due progetti intrapresi quando il Beta 21 si avviava all’industrializzazione. Il primo è il cosiddetto progetto Gamma, il secondo il progetto Delta. Da quest’ultimo deriverà anche il Rolex FAN, un esemplare curioso rimasto praticamente sconosciuto. Rientra nel contesto anche il Bulova Thermatron, che in realtà conobbe la realizzazione ma fu ben presto abbandonato. Perché in effetti questi progetti hanno una cosa in comune: la loro esistenza è nota solo a un ritretto numero di appassionati. Per il resto, la Storia li ha tutti dimenticati.

    Il Progetto Gamma

    Il primo progetto riguardava un calibro da donna, contenuto in 20 mm di diametro. Si utilizza ancora una volta il diapason ma qui, oltre alla dimensione ridotta, si studia per trovare una soluzione che aumenti ancora la precisione e diminuisca il consumo di corrente. Il diapason tradizionale lavora in flessione, perciò la parte esterna dei bracci si estende e quella interna si comprime. Questo porta uno scambio di calore tra il lato flesso e quello esteso e quindi dissipazione di energia.

    Il problema si risolve inventando un diapason simmetrico a torsione. La torsione di un corpo non porta infatti alcuna variazione di volume e di conseguenza nessun transito di calore, opponendo perciò meno resistenza. I due bracci arcuati sono uniti da un asse centrale fissato alla cassa, che è anche l’elemento torcente; ad una estremità dell’arco ci sono i magneti e all’altro dei contrappesi. Il tutto deve essere relativamente voluminoso per ottenere un moto regolare. La bobina fissata sotto i magneti li spinge non verso l’esterno, come nei diapason tradizionali, ma uno verso l’alto e l’altro verso il basso, alternativamente. Lungo l’asse centrale è fissato l’indice che spingendo la prima ruota trasforma il moto di torsione in rotazione.

    Si procede anche a studiare due tipi di indici: uno tradizionale, con un indice fisso che trattiene la ruota mentre l’altro torna indietro; e un interessante sistema a doppio indice “push-pull” dove uno dei due è fissato sopra e l’altro sotto l’asse – in questo modo mentre uno dei due torna indietro l’altro va avanti.
    Il calibro così ottenuto misura 20 x 4,8mm e una precisione di meno di un secondo al giorno. Il progetto raccolse l’interesse di Rolex e di Jaeger-LeCoultre, che nel 1972 firmarono un contratto per realizzarlo. Ma col progresso travolgente dei quarzi venne accantonato definitivamente nel 1973.

    Il progetto Delta

    Nel 1970 il CEH aveva iniziato a studiare anche un orologio puramente elettronico, senza parti in movimento. Questo studio viene chiamato progetto Delta. È chiaro a tutti che la corrente di una sola pila non potrà mai bastare con la tecnologia dei Led disponibili all’epoca. Anziché usare cifre luminose per la lettura diretta, quindi, si emulano delle lancette con un display a matrice punti: questo perché i punti sono più piccoli, ne servono meno e quindi consumano molto meno.

    Poi si passa alla fonte di alimentazione supplementare: si piazza una cella solare al centro del display che di giorno ricarichi la batteria interna. Di giorno, infatti, servono punti più luminosi per leggere bene e il consumo aumenta di conseguenza. Il primo prototipo fu presentato nel 1972, ma i lavori proseguono fino al 1981, quando finalmente sono disponibili Led molto più parchi di corrente. A quella data però sembra che il progetto sia destinato a morire per mancanza di interesse da parte dell’industria. Finché non se ne interessa Rolex.

    Il Rolex FAN

    Siamo a metà anni Settanta. L’allora Presidente di Rolex, succeduto al fondatore Hans Wilsdorf, è André Heiningen, interessato agli orologi al quarzo per i quali cerca nuove idee di design. Accanto a lui c’è il Direttore tecnico René Le Coultre che sente parlare del progetto Delta. Sebbene sia consapevole che difficilmente raggiungerà la produzione, lo propone al suo capo. Heiningen lo approva. I due coinvolgono quindi gli esperti di elettronica del CEH Raymond Villeumier ed Edmond Zaugg, che seguivano gli studi del Delta. Nasce così il progetto Rolex FAN: l’acronimo sta per Forme ANalogique con cui lo si definisce in azienda.

    Tra il 1975 e il ’76, Le Coultre, Villeumier e Zaugg compiono tre viaggi negli Stati Uniti alla ricerca dei fornitori per realizzare praticamente i componenti: individuano HP per il display e Ceramic Systems per il modulo connettore multistrato. Il circuito integrato lo avrebbe prodotto il CEH, dell’assemblaggio si sarebbe occupata la Rolex stessa. Già nel 1975 il progetto Rolex FAN si concretizza nel calibro 7035.

    Anche qui l’idea è quella di emulare un quadrante analogico, ma con tecnologia a diodi luminosi: 7 led tratteggiano la lancetta dei minuti, altri 4 quella delle ore, i secondi sono rappresentati da un singolo led che scorre sotto la minuteria. Altri led sostituiscono gli indici delle ore: quelli al 3, 6, 9 e due led al 12 (al minuto 1 e 59 per l’esattezza) rimangono sempre accesi. La data è riportata in una tradizionale finestrella, ma è un display a due cifre visualizzate tramite 7 barre e si trova al centro del quadrante.

    Le peculiarità del Rolex FAN

    Messo a confronto con il progetto Delta, il Rolex FAN rivela alcune differenze. L’esemplare del progetto Delta doveva rimanere sempre acceso: per compensare l’elevato consumo di energia, ingloba alcune celle solari che ricaricano la pila. Un fotodiodo posto accanto al display della data provvede a regolare la luminosità e ad abbassarla durante la notte per limitare l’assorbimento di corrente, visto che al buio il consumo è tutto a carico della batteria.

    Il calibro 7035 invece non prevede l’accensione continua: la visualizzazione avviene su richiesta, tramite un apposito tasto. Con una singola pressione si provvede a illuminare i led, con due si accende il datario e con tre appare il mese al posto della data. Il fotodiodo rimane comunque per regolare la luminosità.
    Nel 1978 il Rolex FAN era già stato sviluppato in 5 prototipi. Però, a dispetto dell’investimento di milioni di franchi, Heiningen si rende conto che il risultato è troppo distante dalla filosofia Rolex. Quindi elimina il progetto.

    Il Bulova Thermatron

    Un’altra idea uscita dai cassetti del CEH e che invece è arrivata alla produzione è l’orologio termoelettrico, in cui l’alimentazione è assicurata da celle di Peltier. Queste sono composte da due piastrine di metalli diversi accoppiati; la differenza di temperatura presente tra i due metalli produce energia elettrica. Nell’orologio termoelettrico la lunetta e il fondello costituiscono le celle di Peltier. La prima, rivolta verso l’esterno, doveva risultare teoricamente più fredda; il secondo, a contatto con il polso, più caldo. Una differenza di 1,5°C tra il polso e l’ambiente bastava a produrre la corrente necessaria ad alimentare un orologio.

    Il nuovo progetto arriva sul mercato nel 1981 col nome di Bulova Thermatron: il movimento era un quarzo di derivazione Citizen con una batteria ricaricabile ed era circondato da celle di Peltier. Fu un clamoroso fiasco tecnico, che mise a dura prova le casse della Casa americana. Se non si indossava regolarmente l’orologio, la pila ricaricabile si scaricava del tutto e a quel punto le celle non erano più in grado di ricaricarla. La conseguenza fu che la maggior parte degli esemplari tornò in assistenza. Al giorno d’oggi è difficile trovare pezzi funzionanti sul mercato antiquario. Molti poi sono stati riconvertiti all’utilizzo di normali pile a bottone.

  • Bulova Racer Chronograph, operazione motorsport

    Bulova Racer Chronograph, operazione motorsport

    Prima di parlarvi del Bulova Racer Chronograph, devo fare una premessa: ho un debole per Bulova, almeno per tre motivi. Il primo: Bulova ha legato il suo nome a imprese epiche, come la missione spaziale Apollo 15 del 1971, organizzata e condotta dalla Nasa. Missione che, per la prima volta, prevedeva spostamenti a bordo di un rover (l’LRV-1) sul suolo lunare. Ebbene sì, un astronauta che prese parte all’impresa aveva al polso un orologio Bulova, modello Lunar Pilot. E per me, che sono sempre stato affascinato da tutto ciò che riguarda lo spazio e l’astronomia, una simile avventura significa partecipare a un sogno.

    Il secondo: Bulova ha ufficialmente presentato e messo in commercio, nel 1960, il primo orologio elettronico della storia, l’Accutron, basato sulla tecnologia del diapason. Innovativo in termini di precisione e design, l’Accutron, nelle sue varianti, precedeva di circa dieci anni i primi orologi al quarzo. Ora, non sto qui a raccontarvi la rava e la fava, se n’è già scritto tanto su questo sito. Ma chi mi conosce sa che la consumer electronics e la tecnologia in senso lato sono stati il mio primo amore professionale e fanno ancora parte del mio lavoro. Quindi è naturale che quella pietra miliare dell’orologeria abbia un certo peso nella considerazione che ho per il Marchio.

    Il terzo motivo: gli orologi Bulova propongono da sempre alta qualità a prezzi accessibili. Una cosa importante per chi non naviga nell’oro ma deve fare i conti con il portafoglio, come càpita a quasi tutti noi comuni mortali (me compreso).
    Anche se i motivi personali mi portano a essere un po’ di parte, è comunque un dato di fatto che la storia di Bulova sia costellata da una serie di record come quelli che vi ho appena descritto. Una storia iniziata nel 1875 da Joseph Bulova, un 23enne emigrato dal suo Paese d’origine (l’attuale Repubblica Ceca) negli Stati Uniti, dove aprì la sua prima gioielleria. Fu infatti a New York che ebbe inizio la produzione dei primi orologi da tasca e da tavolo a marchio Bulova.

    Un passato nell’automotive

    L’orologio di cui vi parlo oggi, da pochissimo entrato a far parte del catalogo Bulova, è il Bulova Racer Chronograph, un cronografo al quarzo ispirato al mondo dei motori e dal forte impatto visivo. Lo so, ve lo state chiedendo: che legame ha Bulova con il mondo delle corse automobilistiche? Perché non ne ho fatto cenno nella breve introduzione che avete appena letto? La risposta è la seguente: è impossibile in poche righe riassumere tutto ciò che una casa orologiera come Bulova ha fatto in 150 anni di storia.
    Anche se – al cospetto delle imprese spaziali che vedono coinvolta la Luna – tutte le altre iniziative tendono a sbiadire, il legame tra Bulova e il motorsport è forte. Ed esiste da oltre 70 anni.

    Correva l’anno 1957 quando Bulova si presentava come cronometrista ufficiale della Nascar, la National Association for Stock Car Auto Racing, società americana – ancora in attività – che organizza e gestisce diversi campionati automobilistici negli Stati Uniti e in Canada. Anche se le partnership e le sponsorizzazioni hanno riguardato soprattutto il panorama motoristico a stelle e strisce, dopo quel 1957 e in particolare negli anni Settanta, ce ne sono state altre: la Soap Box Derby, la Formula Ford, il Mosport Park Championship e via dicendo.

    Bulova Racer Chronograph, tre referenze per tre look diversi

    Il Bulova Racer Chronograph nasce con l’intento di onorare e riportare alla memoria questo glorioso passato. E lo fa con tre esemplari dallo stile rétro, in grado di declinare lo stesso orologio con look fra loro diversi. Due con cinturino stile racing in pelle e quadrante nero (le referenze 98B427 e 98B428), uno con bracciale in acciaio a tre file e quadrante azzurro cielo (la referenza 98B432). Le due versioni con cinturino, oltre a differenziarsi per il colore di quest’ultimo (marrone o nero), si distinguono per la finitura della cassa: acciaio per la prima, Ip nero per la seconda.

    Ip sta per “Ion Plating” e indica lo speciale processo di colorazione chiamato appunto “placcatura agli ioni“. Si tratta di una tecnica molto usata in orologeria per ricoprire superfici metalliche tramite la deposizione fisica del vapore. Nella fattispecie, un flusso di particelle ionizzate attecchiscono alla cassa e ne definiscono la colorazione definitiva. Un processo simile, ma non uguale, al Pvd, di cui abbiamo in più occasioni parlato. 

    Le principali caratteristiche

    Diametro della cassa, spessore e lunetta sono invece gli stessi per tutt’e tre le varianti. La cassa tonneau del Bulova Racer Chronograph ha un diametro di 42 mm e uno spessore di 12,95 mm. La lunetta mette in bella mostra la scala tachimetrica, con il primo quarto su sfondo arancione e la parte restante su sfondo nero. Ricordo che la scala tachimetrica serve a misurare la velocità media del proprio veicolo sulla distanza di un chilometro o di un miglio. Basta attivare, alla partenza, il cronografo e arrestarlo nel momento in cui si è percorso il chilometro o il miglio di riferimento. Il numero indicato dalla lancetta centrale dei secondi indica le velocità di percorrenza media.   

    L’arancione della scala tachimetrica è lo stesso della lancetta centrale dei secondi e di quella dei minuti crono, della sottile circonferenza tratteggiata che corre esternamente agli indici dei minuti e del pulsante che avvia il cronografo. Corona a pressione e fondello fissato alla cassa tramite quattro viti assicurano all’orologio Bulova Racer Chronograph un’impermeabilità massima di 10 bar. Il vetro piatto, posto a protezione di quadrante e lancette, è in zaffiro sintetico, mentre logo e scritta Bulova si ritrovano sulla corona, in corrispondenza dell’ansa inferiore destra e sulla carrure, a sinistra della cassa. Lancette e indici sono ricoperti di Super-LumiNova, una delle sostanze luminescenti con più lunga permanenza al buio. Il datario è a ore 6.

    Il movimento del Bulova Racer Chronograph

    Sul sito ufficiale, scorrendo le caratteristiche tecniche dell’orologio Bulova Racer Chronograph, alla voce movimento si legge: “Quarzo”. Nulla di più. Idem nei documenti informativi rilasciati a noi giornalisti. L’azienda non fornisce alcuna indicazione aggiuntiva. L’ho dovuta cercare in prima persona, analizzando i vari movimenti Miyota con complicazione cronografica oggi disponibili e riuscendo, con molta probabilità, ad assegnare un nome al calibro utilizzato dalle nuove referenze. Si tratta del Miyota OS21, la cui precisione dichiarata è di +/- 20 secondi al mese, e 5 anni di durata massima della batteria. Perché Miyota? Perché la nota azienda giapponese produttrice di movimenti appartiene al Gruppo Citizen, di cui fa parte anche Bulova dal 2007.

    È un movimento standard, affidabile, ben lontano da quello ad alta frequenza (Precisionist, Hpq, chiamatelo come volete) montato a bordo degli attuali modelli Lunar Pilot. Ma pur sempre un movimento che vi permette di misurare con praticità e affidabilità i vostri intervalli di tempo.
    I due contatori a ore 3 e a ore 9 indicano rispettivamente le 24 ore che compongono la giornata e i 60 minuti crono. Poiché manca il contatore dei secondi continui e la lancetta centrale dei secondi si attiva solo con il cronografo, quando il cronografo è fermo, sul quadrante non si percepisce alcun moto. Una scelta secondo me in contrasto con la filosofia alla base della nuova collezione, evidentemente ispirata al mondo delle corse e dell’alta velocità.

    L’utilizzo di un movimento al quarzo ha permesso all’azienda americana di contenere il prezzo dei tre nuovi orologi. Il Bulova Racer Chronograph costa infatti 429 euro nella versione in acciaio, 399 euro nella versione con cassa Ip black, 379 euro nella versione con cassa in acciaio “non trattato”. In questo modo, mi sembra evidente, Bulova mira a catturare cuore e attenzione del pubblico giovane, attento alla moda neo-vintage ma anche alla tradizione.

  • Latest. Le ultime uscite sul mercato – 07/10/2024

    Latest. Le ultime uscite sul mercato – 07/10/2024

    Ed eccoci di nuovo con la rubrica dedicata alle novità presentate nelle ultime settimane. Tornano le nostre Latest, per tenervi informati su ciò che è arrivato (o sta per arrivare) nei negozi. Organizzate come sempre in ordine di prezzo, per orientarvi nella scelta. Con una sola eccezione: un pezzo unico praticamente irraggiungibile, che però merita una segnalazione per come è fatto. Perché – vi piaccia o non vi piaccia, poco importa – è un concentrato di savoir-faire, che dimostra cosa si può fare nei pochi centimetri quadrati (o meglio, cubici) di un orologio da polso.

    Latest… solo per pochi

    JAQUET DROZ The Rolling Stones Automaton – Some Girls
    JD rende di nuovo omaggio alla Band inglese e prende ispirazione dalla controversa copertina dell’album di Miss You (1978), fra automi e mestieri d’arte. Sul quadrante dipinto a mano ci sono le miniature degli strumenti scolpite in 3D nell’oro rosa (chitarre, basso, amplificatori, batteria, microfono, perfino l’armonica di Jagger). L’anello esterno (con solchi e puntina) riproduce un vinile che ruota in 30 secondi, mentre la linguaccia a ore 9 si allunga e si ritrae. Pezzo unico, prezzo non disponibile.

    RICHARD MILLE RM 65-01 McLaren W1
    Attiva dal 2016, la collaborazione con la Casa britannica tocca i vertici con questo nuovo cronografo sdoppiante ispirato all’omonima supercar: la W1, appunto. Altrettanto performante il movimento, la cui frequenza è stata aumentata fino a 5 Hz per misurare il 10° di secondo ed è dotato di un sistema di ricarica rapida (oltre che di 2 ruote a colonne). Notevole la cassa, in Carbon Tpt, che riprende l’architettura “aero-cell” dell’auto nella doppia lunetta merlata, autentica sfida realizzativa. Una vera “racing machine on the wrist”… Edizione limitata di 500 esemplari, prezzo non disponibile.

    H.MOSER & CIE Pioneer Retrograde Seconds Midnight Blue
    Lo stile minimale è consueto: cassa 42,8 mm, quadrante sfumato, c’è perfino il logo trasparente. Ma in basso spicca un’insolita indicazione ad andamento retrogrado, in cui la lancetta dei secondi torna istantaneamente a zero due volte al minuto. Un’innovativa complicazione con tanto di camma esibita con orgoglio a ore 6. Quando la meccanica fa spettacolo… 19.900 franchi svizzeri.

    BELL & ROSS BR-X5 Racing
    L’ispirazione motorsport è evidente, nell’estetica come nei materiali. La cassa (41 mm di lato) e il bracciale sono in titanio, la lunetta è in fibra di carbonio, l’indicazione dell’autonomia ricorda quella del livello del carburante. Il movimento automatico, di manifattura, è certificato cronometro dal Cosc. Edizione limitata di 500 esemplari, 11.900 euro.

    OMEGA Speedmaster Serie Anniversario
    First Omega in Space. Ovvero, il primo Omega ad andare nello spazio. Nel 1962, al polso dell’astronauta Walter Schirra, il modello CK-2998 orbitò per sei volte attorno alla Terra durante la missione Mercury Atlas 8 (Sigma 7). E ora ritorna in una fascinosa versione, dall’estetica fedele all’originale (eccetto per lievi ritocchi): cassa di 39,7 mm, Dot over Ninety, vetro zaffiro bombato. Ovviamente è rinnovato però nella meccanica: monta il calibro 3861, con scappamento Co-Axial e certificato Master Chronometer. Ne riparleremo. 8.400 euro.

    Latest… sotto 5000 euro

    LONGINES Flagship Heritage
    La “nave ammiraglia” della Casa della Clessidra Alata, in servizio fin dal 1957 e tornata lo scorso anno in versione complicata, torna in tre nuove varianti di colore: avana, verde, grigio antracite. Come sempre, la cassa in acciaio misura 38,5 mm, l’esclusivo movimento automatico (con componenti in silicio) vanta 3 giorni di autonomia, il quadrante soleil riporta a ore 6 il datario e le fasi lunari. 3.450 euro.

    ORIS Diver Sixty-Five Cotton Candy
    Lo stile rétro è sempre quello del modello datato 1965, ma l’habillage si rinnova completamente per la scelta del materiale: il bronzo, qui adottato per tutti i componenti, corona compresa. Una lega metallica speciale, destinata a mutare nel tempo e, in un certo senso, a personalizzarsi. La cassa di 38 mm di diametro è impermeabile fino a 10 atm, il movimento automatico. 2.850 euro.

    NOMOS GLASHUETTE Tangente 2date
    Assoluta novità presentata al Nomos Forum, un esemplare con doppio datario, riportato in rosso nella finestrella a ore 6 e lungo il perimetro del quadrante, tramite i due segmenti colorati. La cassa in acciaio misura 37,5 mm, il movimento di manifattura è il calibro DUW 4601, a carica manuale – sottile ed elegantemente decorato. 2.580 euro.

    TISSOT PRX Carbon 40 mm
    Il PRX come non l’avete mai visto. Leggerissimo ma estremamente resistente, ha la cassa e il quadrante in carbonio forgiato, che rende ciascun esemplare diverso dagli altri. Il movimento rimane comunque il ben noto Powermatic 80, con spirale in silicio e 80 ore di autonomia, il cinturino in caucciù è intercambiabile, come sempre. 1.075 euro

    … e sotto 1000 euro

    BULOVA Super Seville
    Un tuffo negli anni Settanta, per la cassa di 38 mm a televisore e per il movimento al quarzo – qui rivisitato in versione Precisionist (HPQ, brevettata), che ha una frequenza di 262 kHz, otto volte lo standard, e pochi secondi di scarto all’anno. In più, negli States, la campagna di lancio ha coinvolto Ryan Reynolds e la sua nuova società, MNTN Matched. In acciaio o Ip oro giallo, per un’estetica ancora più vintage, da 499 euro.

    SECTOR NO LIMITS Sector Titanium Millemetri
    Per celebrare la propria storia, fatta di eroi dell’estremo e di imprese indimenticabili, il Marchio ha creato la Legend Collection, ispirata ai più celebri modelli del passato. Come questo subacqueo, “icona degli anni Novanta e del Diving Sector Team”, interamente realizzato in titanio. La cassa di 43 mm, impermeabile fino a 100 bar, appunto, ospita un movimento automatico di produzione giapponese, con funzione day-date. 399 euro.

    SWATCH Break Free – From the Archive
    Era il 20 settembre 1984 quando, al Roxy di New York, si tenne lo Swatch World Breakdance Championship: un evento indimenticabile, con la locandina di Keith Haring (presente anche in giuria). Un esemplare creato per la manifestazione e il poster ora rivivono in versione Bioceramic What If?, mentre dalla collaborazione con il grande street artist l’anno successivo nacquero 4 orologi altrettanto indimenticabili. Proprio per il Modèle avec Personnages, Haring creò un bozzetto che ora vede per la prima volta la luce come New Gent Biosourced da 41 mm (accanto). In vendita dal 17 ottobre, anche in versione SwatchPay! Da 179 euro.

  • Marine Star: il diver Bulova preciso e… democratico

    Marine Star: il diver Bulova preciso e… democratico

    Anche se il meteo ce la mette tutta per non farcelo ricordare – almeno al Nord Italia -, l’estate è vicina. E, con l’estate, le giornate al mare. E, con le giornate al mare, i tuffi e le immersioni con un orologio subacqueo al polso. A differenza di alcuni marchi che, inspiegabilmente, lanciano i propri diver a luglio, Bulova si è mossa per tempo e ai primi di aprile ha presentato i nuovi Marine Star. Una bella sorpresa, devo dire.

    Quando li ho visti nelle immagini in cartella stampa, l’impatto non è stato sconvolgente. Mi sembravano anonimi, un po’ troppo omologati a una certa estetica di diver che dava l’impressione del già visto. Per fortuna, pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di toccare con mano i Marine Star, di provarli, di indossarli. E, come spesso mi capita, l’idea iniziale è cambiata. Non ho problemi ad ammettere di aver giudicato troppo frettolosamente dalle apparenze. Solo gli stolti restano pervicacemente attaccati alle proprie idee.

    Il segreto è nel movimento

    Che cosa mi abbia indotto a ribaltare la valutazione, è presto detto. I Marine Star di Bulova, edizione 2024, sono una buona combinazione di tecnica e di estetica. Unita a una vestibilità insospettabile. Questo, almeno, per le referenze pensate al maschile, di cui scriverò in questo articolo. Per completezza segnalo infatti che esistono versioni al femminile, sulle quali non mi soffermerò e che mi hanno lasciato un po’ più freddino.

    Ho scritto di tecnica ed estetica. Parto da quest’ultima, perché è come l’essenziale del Piccolo Principe: invisibile agli occhi. Mi riferisco infatti al calibro, celato all’interno della cassa dal fondello chiuso. Per questi Marine Star, Bulova ha scelto il suo affidabile movimento Precisionist che, come molti di voi immagino sapranno, non è un quarzo qualsiasi. È un quarzo ad alta frequenza, che vibra a una frequenza altissima: 262 kHz e rotti.

    Un movimento che il Marchio alloggia già in alcune collezioni come la Curv o come la Lunar Pilot e che debutta quest’anno nella linea diver. Senza entrare troppo nel dettaglio, ricordo che il calibro ha fatto capolino nel 2010 all’interno dell’omonimo orologio Precisionist, con prestazioni impensabili per un movimento al quarzo. Se, infatti, prima di allora la frequenza di oscillazione standard dei calibri al quarzo si attestava sui 32,768 kHz ormai dagli anni ’70, i 262,144 kHz del Precisionist erano una vera bomba. Significava moltiplicare per 8 la frequenza e arrivare a uno scarto di precisione di meno di 10 secondi all’anno.

    Marine Star e il quarzo ad alta precisione

    Prestazioni delle quali beneficia oggi anche la collezione Marine Star e che Bulova ha raggiunto sostanzialmente modificando la forma del quarzo, che è l’anima del movimento. In un classico orologio al quarzo, una corrente elettrica accuratamente calibrata dalla batteria eccita un cristallo di quarzo a forma di diapason, che inizia a vibrare a una particolare frequenza. Questa vibrazione crea impulsi elettrici a una frequenza costante; i circuiti integrati dell’orologio li utilizzano per attivare il “motore”. Che, a sua volta, sposta gli ingranaggi, e quindi le lancette, di una piccola distanza a ogni impulso.

    Se negli orologi meccanici la forza di gravità e i forti campi elettromagnetici possono alterare la regolarità del movimento di alcuni componenti, che perdono così precisione, anche i meccanismi degli orologi al quarzo possono avere problemi. Per esempio, se si modifica la temperatura del diapason o se ne contamina la superficie con un po’ di sporco o di polvere, la frequenza di oscillazione può cambiare, alterando l’intero sistema.

    Il Precisionist utilizza un paio di trucchi tecnologici per superare questi punti deboli. In primo luogo, proprio la forma cui ho accennato sopra. La maggior parte degli orologi al quarzo impiega cristalli a forma di diapason a due punte; il Precisionist impiega una sorta di forchetta a tre rebbi, capace di moltiplicare per 8 la frequenza di oscillazione. Ciò significa che l’orologio può misurare frazioni più piccole di ogni secondo, fornendo dati precisi da tradurre nel movimento delle lancette.

    In secondo luogo, gli ingegneri di Bulova hanno affrontato il problema delle fluttuazioni di temperatura aggiungendo un regolatore ai circuiti del Precisionist. Il circuito dell’orologio rileva così le variazioni di temperatura e si adatta alle corrispondenti variazioni degli impulsi elettrici del cristallo di quarzo. Una piccola regolazione che parrebbe insignificante, ma le minime variazioni nell’intensità degli impulsi all’alta frequenza di oscillazione del cristallo possono sommarsi a deviazioni che altererebbero l’accuratezza del calibro al variare della temperatura.

    L’estetica del Bulova Marine Star

    Detto questo, in soldoni che cosa cambia per chi indossa un orologio con questo calibro, oltre alla precisione? Lo scorrere fluido della lancetta dei secondi, che pare quasi quello di un automatico. Possiedo un Lunar Pilot con movimento Precisionist e quando lo indosso mi imbambolo a guardare quella lancetta. Mi è accaduto anche nella prova del Marine Star e questo la dice lunga sia sul fatto che dovrei farmi vedere da uno bravo, sia sulla qualità percepita di questo orologio.

    Che, per i più, va al di là del calibro non visibile e passa per i dettagli della cassa e del quadrante. Quest’ultimo è disponibile in quattro varianti di colore: nero, blu, grigio e giallo. È decorato in rilievo con un motivo che richiama le onde del mare e, benché sia inciso a macchina, è qualitativamente ben fatto. Chi ha detto che il guillochage e altre decorazioni sono di qualità solo se fatte a mano?

    La lettura dell’ora è facile, grazie alle lancette a daga e agli indici oversize applicati; questi ultimi sono a bastone, tranne quello delle 12 che è il classico diapason, logo di Bulova. Il rivestimento luminescente fa egregiamente la sua parte aiutando nella lettura, così come la punta rossa della lancetta dei secondi. Un po’ sbilanciate la distribuzione delle scritte: brand, nome della collezione e impermeabilità a ore 12, mentre a ore 6 c’è solo il valore della frequenza e il simbolo dell’infinito, a indicare il calibro Precisionist.

    La cassa è in solido acciaio, 43 mm di diametro per 12 di spessore. Molto bella, al tatto e alla vista, la ghiera in ceramica. Unica pecca: è fissa e non girevole, un dettaglio non proprio da diver. Che cosa dire, dunque, di questi nuovi Marine Star? Del fatto che Bulova si sia mossa per tempo, ho già scritto. Arrivare prima, in questo senso, significa togliere opportunità ai competitor. Che nella fascia prezzo di Bulova non sono pochi e in questo senso il tempismo è ancora più importante.

    A questo aggiungo solo che, anche in questo caso, il marchio ha optato per rendere la propria collezione di diver accessibile ai più. Come potete leggere qui, non è la prima volta che accade ed è un segnale: la bella orologeria sa essere anche democratica. Non ci resta che attendere l’estate…

  • Lunar Pilot Meteorite: un altro viaggio spaziale di Bulova

    Lunar Pilot Meteorite: un altro viaggio spaziale di Bulova

    Per i fan della Marca è un autentico oggetto di culto. Ma ora Lunar Pilot di Bulova viene lanciato in una versione mai vista prima: con il quadrante in meteorite. Un materiale non solo di tendenza, ma particolarmente adatto a questo esemplare dal passato “spaziale”, che certo non ha bisogno di presentazioni. Però l’uscita imminente del nuovo Lunar Pilot Meteorite merita una doverosa recensione: cominciamo quindi con il ripercorrerne la storia, almeno per sommi capi. Per saperne di più, ti invitiamo a leggere quello che aveva scritto Francesco Consumi l’anno scorso a questo link. 

    Bulova sulla Luna

    Facciamo allora un salto indietro nel tempo di oltre mezzo secolo, quando la conquista dello spazio era un tema di grande attualità, proprio come ai nostri giorni. Il Marchio americano Bulova era fornitore della Nasa fin dalla metà degli anni Cinquanta e aveva partecipato a 46 missioni con l’innovativo Accutron, il movimento al diapason montato come strumentazione di bordo. Nel 1969 era stato lasciato sulla Luna come timer interno al sismografo che monitorava il Mare della Tranquillità.

    Il Moonwatch ufficiale però era un altro. Per andare comunque sulla Luna al polso degli astronauti, Omar Bradley, il Presidente di Bulova dell’epoca, regalò il prototipo di un cronografo Pilot al comandante della missione Apollo 15, David Scott. Primo uomo a guidare il Rover e settimo a camminare sul suolo lunare, il colonnello Scott indossò quell’orologio, a titolo privato, per tutta la missione. Era il 1971. Poi, più nulla fino agli anni Duemila.  

    La seconda vita del Lunar Pilot

    Nel novembre 2015, infatti, il prototipo di Scott finisce all’asta e viene battuto dal martelletto di RR Auctions per 1 milione e 600mila dollari. Un record, del tutto inaspettato. A gennaio dell’anno dopo, Bulova mette in vendita quindi l’orologio “di serie”, che chiama proprio Lunar Pilot. Ad animarlo c’è un movimento al quarzo UHF (Ultra High Frequency), sviluppato nel 2010 come Precisionist: ad altissima frequenza, vibra a 262.144 kHz. Ed è quindi 8 volte più “veloce” del solito quarzo.

    Da allora il Lunar Pilot è messo definitivamente in produzione ed è declinato in diversi modelli. Nel 2021, esce in una serie limitata per celebrare i 50 anni dell’Apollo 15, poi di nuovo l’anno scorso in quattro referenze, che danno vita a una vera e propria collezione. Un successo, dimostrato dal fatto che la disponibilità si esaurisce in breve e gli esemplari vanno subito sold-out. 

    Il nuovo Lunar Pilot Meteorite

    Un destino simile sembra preannunciarsi anche per la nuova versione 2024. Il Lunar Pilot Meteorite sarà prodotto in 5000 esemplari per tutto il mondo, dei quali 1000 sbarcheranno in Italia dall’inizio di aprile. Chi fosse interessato all’acquisto, dunque, farà bene a darsi una mossa e contattare al più presto il più vicino concessionario Bulova. Quanto costerà? 1.290 euro.

    Un prezzo al pubblico lontano dai 790 euro dell’edizione precedente, ma in gran parte motivato proprio dal quadrante in meteorite, su cui vale la pena spendere qualche parola. Si tratta di un frammento del meteorite Muonionalusta, vecchio di 4,5 miliardi di anni, ritrovato nella Scandinavia del Nord all’inizio del Novecento. Opportunamente “affettato”, cioè ridotto a un disco sottilissimo per poter essere incassato, rivela le tipiche strisce di Widmanstätten: sempre diverse, rendono unico ogni pezzo. 

    Le altre caratteristiche tecniche

    Anche il resto dell’abbigliamento del Lunar Pilot Meteorite è in linea con il pregiato quadrante. La cassa infatti è realizzata in titanio grado 5 sabbiato e acciaio, e misura 43,5 mm di diametro come l’esemplare originale, di cui conserva i tipici pulsanti cronografici ad aletta. È protetta da un vetro zaffiro ed è impermeabile fino a 5 atmosfere. Le lancette e gli indici sono rivestiti in Super-LumiNova a emissione verde per offrire una perfetta visibilità anche al buio; i contatori sono neri e decorati da cerchi concentrici, mentre sul réhaut è affissa la scala tachimetrica per il calcolo della velocità.

    Sul contatore dei secondi continui, a ore 6, si legge 262 kHz, proprio a sottolineare la presenza di un movimento al quarzo ad alta frequenza. Si tratta del calibro N20, brevettato, ora definito High Precisionist Quartz, fornito di un’accuratezza notevole (+ o – 5 secondi al mese). In grado di misurare il 20° di secondo, che si legge nel contatore a ore 3, riporta anche i minuti crono a ore 9, mentre a ore 6 si trovano i secondi continui.

    Il fondello chiuso è personalizzato da un medaglione commemorativo, su cui è incisa l’immagine di un astronauta che cammina sul suolo lunare. Vi si trovano poi la data della missione Apollo 15, la citazione del meteorite Muonionalusta e il numero progressivo dell’edizione limitata. Infine il cinturino Nato, in pelle nera, chiuso da una fibbia ad ardiglione. Il Lunar Pilot Meteorite è consegnato in una confezione speciale, con certificato di autenticità e libretto sulla storia dell’esemplare.

    E tu, lo avevi riconosciuto?

  • Bulova Jet Star e la nobiltà del quarzo

    Bulova Jet Star e la nobiltà del quarzo

    Appena ho visto il nuovo Bulova Jet Star mi sono fatto una domanda che mi pongo spesso. Da addetto ai lavori o sedicente tale, mi sono chiesto come mai il glorioso Marchio, fondato da Joseph Bulova nel 1875 e oggi appartenente a Citizen Group, non gode sempre della considerazione che merita. Anzi, che stramerita.

    La storia di Bulova è infatti ricchissima, sia dal punto di vista dei modelli prodotti, sia da quello dei movimenti. Basta dire Accutron e si apre un mondo di ricerca, sviluppo e tecnologia, che nella seconda metà del secolo scorso ha cambiato del tutto il mondo dell’orologeria. Ma non è certamente solo questo.

    Oggi parlo del Bulova Jet Star, ma modelli come il Lunar Pilot, l’Oceanographer o il Computron sono pietre miliari non solo del Marchio, ma dell’intero mercato. Soprattutto grazie alla capacità del Brand di investire in tecnologia, per stare al passo con i tempi e rispondere in modo efficace ai cambiamenti del mercato.

    Lavoro a più livelli

    Un mercato che negli anni ’70, quando il Bulova Jet Star vide la luce, puntava su orologi con caratteristiche tecniche ed estetiche ben definite. Così definite che questo pezzo, nato nel 1973, le possedeva tutte e oggi le porta nel Terzo Millennio intatte nell’essenza e modernizzate nei materiali e nel design. Operazione non banale, nonostante l’estetica anni ’70 sia ancora tanto apprezzata dagli appassionati.

    Non basta, infatti, prendere un orologio di 50 anni fa, fargli un minimo di maquillage e buttarlo in pasto agli appetiti di chi ama le forme rétro. Il lavoro da fare è a più livelli, a partire dai materiali e dai movimenti, per arrivare solo da ultimo all’estetica. Che è sì la prima molla che nella stragrande maggioranza delle persone, appassionate e non, fa scattare l’acquisto; ma che è anche la punta dell’iceberg, il traguardo finale che completa un oggetto che è, non di rado, un organismo perfetto.

    Il Bulova Jet Star e la precisione

    Ecco perché il nuovo Bulova Jet Star va conosciuto per bene. E credo che il modo migliore per farlo sia partire dall’interno della cassa: dal movimento. Dal ben noto Bulova HPQ Precisionist. Un calibro che, fino ad ora, era impiegato in orologi di dimensioni notevolmente maggiori rispetto a quelle del nuovo Jet Star. La cui introduzione consente dunque a questa tecnologia proprietaria di essere indossata da uno spettro molto più ampio di polsi. 

    Dotato di cristallo di quarzo a tre rebbi, l’HPQ Precisionist (dove l’acronimo sta per “high precision quartz”) è un movimento che vibra a 262kHz, una frequenza che spinge la lancetta dei secondi a battere 16 volte al secondo, ed è preciso entro cinque secondi al mese. La frequenza, otto volte superiore a quella di un quarzo standard, potrebbe far pensare a un movimento energivoro, mentre in realtà la durata della batteria è simile a quella di altri calibri al quarzo standard. 

    Che si tratti della precisione di movimenti termocompensati come il Superquartz di Breitling o dell’intrigante miscela di quarzo e tecnologia meccanica alla base della serie Spring Drive di Seiko, il quarzo high-tech occupa oggi più che in passato un posto d’onore tra le collezioni degli appassionati più irriducibili.

    Finora la serie di movimenti al quarzo ad altissima frequenza di Bulova è stata in gran parte limitata alla serie Precisionist, aggressiva e polarizzante. Con l’introduzione nella collezione Bulova Jet Star per il 2023, tuttavia, il Marchio mira a portare questa tecnologia in orologi con un design dal fascino più ampio.

    Comodo e rifinito

    E vediamo allora questo design. Come scritto sopra, la cassa riprende nelle forme quella del Jet Star presentato nel 1973. Sebbene misuri 40 mm di diametro, al polso l’orologio ha una dimensione più vicina ai 38 mm grazie alle anse relativamente corte. Ho avuto la possibilità di provarlo sul mio polso da 16,5 cm e lo confermo: il nuovo Bulova Jet Star è comodo e vestibile.

    La forma a tartaruga della cassa armonizza dolci curve inclinate e ampi piani angolari. Il contorno è vagamente ottagonale, in contrasto con la forma circolare continua dell’originale del 1973, con ciascuno dei lati della cassa spazzolati verticalmente e suddivisi in tre sfaccettature distinte. Le superfici della parte superiore e le anse sono modellate da ampi piani lucidati che si allargano in modo deciso e creano un insieme brillante.

    Vi sono dettagli straordinariamente d’effetto nei punti più fini del design del Bulova Jet Star. Uno di questi si trova sotto la lunetta lucida e inclinata. Piuttosto che una semplice finitura spazzolata o lucida, il sottile anello tra la lunetta e gli smussi della superficie inferiore è rifinito con un’esclusiva spazzolatura soleil, che richiama quella del quadrante e crea una sensazione omogenea.

    I quadranti del Bulova Jet Star

    Sebbene il disegno del quadrante del Bulova Jet Star possa essere relativamente semplice, l’esecuzione di ottima fattura gli consente di risaltare. È disponibile nelle tonalità del rosso, del nero, del grigio e del bianco. Il rosso, che Bulova chiama merlot, è lavorato con una tonalità dégradé che scurisce man mano che dal centro si passa alla periferia, dove diventa nero. Stesso trattamento per il grigio, che al centro è quasi bianco. Il nero è invece omogeneo.

    Interessante la versione con il quadrante bianco, che Bulova ha realizzato in edizione limitata di 7300 pezzi (un po’ tantini, credo, per una limited edition…), di cui 150 destinati all’Italia. Intanto, a differenza delle altre referenze, ha una bella lavorazione soleil che rende il quadrante luminoso. Gli indici applicati (come negli altri modelli), le grandi lancette a bastone e il giro della minuteria sono rossi e blu. Insieme al bianco del quadrante, sono una reminiscenza dei colori della bandiera americana, Paese natale del Marchio.

    Rosso e blu è anche il logo dell’infinito che distingue il movimento HPQ Precisionist, posto a ore 6. I medesimi colori si ritrovano nel cinturino in pelle aggiuntivo, con cui è venduto l’orologio, che è in pelle blu con le impunture rosse. È l’unico dei quattro modelli del Bulova Jet Star ad avere l’accoppiata bracciale-cinturino: le referenze con quadrante nero e merlot hanno solo il bracciale in acciaio, quella con quadrante grigio dégradé ha un cinturino nero in pelle con fibbia ad ardiglione.

    Puntini sulle i

    Per concludere, quindi, il mio giudizio su questo orologio è positivo, indipendentemente dal fatto che possa piacermi o meno. Credo di aver provato a illustrarvi i suoi molti pro, mentre per i contro, ora che rileggo quanto ho scritto, mi accorgo di non averne indicato nessuno.
    A voler essere rompiballe, posso segnalare che la versione braccialata non è proprio leggerissima: al polso i suoi 150 grammi circa si sentono tutti. Va meglio per la referenza con il cinturino, per la quale il peso si dimezza.

    Oppure, ancora, ammetto che il 12,5 mm di spessore non sono pochissimi per un solo tempo al quarzo, per quanto sappiamo di quale quarzo si parla. Se non altro, però, la percezione dell’altezza della cassa è mitigata dalla vestibilità al polso di cui ho scritto sopra. Di certo, come spesso accade con gli orologi del Marchio americano, il rapporto qualità-prezzo è insuperabile. Parliamo infatti di 429 euro per le versioni braccialate e di 399 euro per quella con il cinturino. La limited edition esce invece al pubblico a 499 euro. Cifre più che concorrenziali considerando i contenuti del Bulova Jet Star. Ho scritto sopra che l’estetica è spesso la prima molla che fa scattare l’acquisto: se abbinata a un giusto prezzo, è ancora più efficace.

  • Oceanographer GMT: il Bulova Devil Diver in versione viaggiatore

    Oceanographer GMT: il Bulova Devil Diver in versione viaggiatore

    Per molti è un autentico mito. Forse perché ha segnato un’epoca, forse perché è un simbolo di progresso tecnico. Sta di fatto che quando Bulova ha rieditato il Devil Diver, nel 2018, la gente è impazzita: l’edizione limitata è andata subito sold out, quella “di serie” letteralmente a ruba. Da allora il Marchio lo ha sempre mantenuto in catalogo, ma gli esemplari in produzione non bastano mai a soddisfare la richiesta dei vari Paesi. Eppure in questi anni ne ha moltiplicato le versioni, differenziato i formati. Oggi l’Oceanographer esiste in sei referenze, tre da 41 e altrettante da 44 mm di diametro. Sulla scia di questo successo senza fine, Bulova ora sviluppa ulteriormente la collezione con un’inedita versione complicata: l’Oceanographer GMT, già arrivato nei negozi nei giorni scorsi. Un azzardo? Non credo proprio. Non serve la sfera di cristallo per prevedere la reazione del mercato…

    Il subacqueo del Diavolo

    Come si legge anche nella monografia dedicata alla Casa americana (pubblicata sempre nel 2018 da Assouline), l’Oceanographer nasce ufficialmente nel 1972. Fa parte di una generazione di orologi subacquei iniziata da Bulova già negli anni Sessanta e chiamata con diversi nomi: Snorkel, Deep Sea, Surfboard… In principio l’Oceanographer è concepito per le immersioni degli uomini della U.S. Navy (la Marina statunitense). E si distingue per la tenuta stagna fino a 20 atmosfere, in un’epoca in cui la profondità massima raggiunta dai subacquei professionisti si aggirava attorno ai 133 metri.

    Sul quadrante, però, l’orologio non riporta il dato dell’impermeabilità né in bar (o in atmosfere), né in metri, ma in piedi (l’unità di misura delle lunghezze diffusa negli States e originaria del sistema britannico). Fatti i conti con una banale equivalenza, risulta quindi che l’Oceanographer è impermeabile fino a 666 piedi. Il numero, che si staglia a ore 6, non passa certo inosservato, anzi farà la fortuna dell’orologio. Perché la tradizione evangelica lo associa alla Bestia: è il marchio di Satana, il simbolo dell’Anticristo. Deriva proprio da qui il soprannome con cui lo conoscono gli appassionati e che ne decreterà la fama: Devil Diver.

    L’Oceanographer GMT: caratteristiche…

    Qualche anno fa, appunto, Bulova riporta in vita l’Oceanographer all’interno delle Archive Series, la famiglia di orologi creata per celebrare la propria storia e composta da riedizioni di cult del passato rivisti in chiave contemporanea. Proprio in questa collezione trova posto il nuovo Oceanographer GMT, proposto per la stagione in corso: un Devil Diver fornito per la prima volta di secondo fuso orario. Destinato a far la gioia degli appassionati di subacquea che vanno in giro per il mondo a fare immersioni, ma ugualmente apprezzato – ci si può scommettere – da quanti non conoscono che la profondità della propria vasca da bagno.

    Dal punto di vista estetico, l’Oceanographer GMT è simile al precedente “solo tempo”: realizzato interamente in acciaio, conserva la cassa tonneau tipica degli anni Settanta. Pensavo che il diametro di 41 mm non la rendesse adatta ai “deboli di polso” proprio a causa della forma, le cui anse integrate non lasciano scampo a una vestibilità meno che importante. Una volta provato, in realtà, mi sono resa conto che è ben proporzionato anche su polsi da 17 cm, come il mio – almeno nella versione braccialata. Anche l’impermeabilità rimane la stessa di sempre: 20 bar circa, pari ai fatidici 666 piedi orgogliosamente dichiarati come di consueto sul quadrante. Proprio come in passato presenta poi gli stessi indici a bicchierino incastonati come diamanti, e il mirino al centro, che gli regala quel non so che di militare.

    Del tutto nuovo è invece il movimento meccanico a carica automatica, prodotto da Miyota: il calibro 9075, che la consociata giapponese (Miyota, come Bulova, appartiene al Gruppo Citizen) etichetta “Premium Automatic”. Di recente concezione, permette di settare facilmente l’orario di casa tramite la corona. E, come gli omologhi di alta orologeria dal prezzo ben più elevato, possiede la lancetta delle ore regolabile in modo indipendente con salti di un’ora. Motivo per cui parte della community di appassionati lo definisce come “vero GMT” o traveller GMT. Potete leggere ulteriori informazioni tecniche nelle didascalie.

    …Varianti e prezzi

    E veniamo alle versioni disponibili con i relativi prezzi al pubblico: le trovate anche sul sito ufficiale Bulova. La prima ha la cassa e il bracciale in acciaio rivestito da un trattamento Ip grigio antracite, colore che fa risaltare ancor di più la lunetta e il quadrante verde. Si tratta di un’esclusiva per il mercato italiano e costa 890 euro. Negli altri Paesi si trova invece un’altra referenza con trattamento Ip color oro rosa, quadrante nero e lunetta nera e marrone, chiamata Root Beer – secondo la consuetudine di Citizen per orologi dall’aspetto similare.

    La seconda invece è la più “classica” variante Pepsi, tradizionalmente legata alla funzione GMT. Con quadrante blu e lunetta rossa e blu, rimanda a storici, arci-noti precedenti che non serve nemmeno ricordare. Il prezzo in questo caso è di 849 euro. A onor di cronaca, va aggiunto però che tutte le referenze dell’Oceanographer GMT sono dotate di un sistema di sostituzione rapida del bracciale a cinque file, che permette di cambiarlo con un cinturino a propria scelta. E viceversa.

    Infine la variante Lume, che ha la cassa in acciaio dal trattamento Ip canna di fucile e il cinturino in silicone testurizzato grigio. Il quadrante, chiaro solo in apparenza, in realtà è completamente ricoperto di materiale luminescente che lo rende scenografico al buio e nelle profondità. Costa sempre 849 euro, ma si caratterizza anche per un’altra particolarità. La lunetta girevole, bianca e nera, non è più bidirezionale ma unidirezionale, e riporta l’originaria scala graduata per i tempi di immersione. L’indicazione delle 24 ore del fuso orario aggiuntivo infatti è stata spostata sul quadrante, tra gli indici delle ore.

    Un elemento non da poco, che si riscontra anche nella versione verde, grazie al quale queste referenze dell’Oceanographer GMT risultano più simili al predecessore “solo tempo”. E per questo potrebbero essere le preferite di una buona fetta di pubblico. Io prediligo di sicuro la Lume, e voi?  

  • Il MoSaBa e gli altri ESA al diapason

    Il MoSaBa e gli altri ESA al diapason

    Proseguiamo il racconto dei movimenti al diapason realizzati dalla ESA tra gli anni Sessanta e Settanta, e lasciato in sospeso la scorsa settimana… Protagonista il MoSaBa, uno dei calibri più famosi dell’epoca.

    All’inizio degli anni Sessanta si pensa che il diapason abbia un grande avvenire davanti a sé e che ci sia spazio per molti miglioramenti. Il progetto originale 214 di Max Hetzel si rivela infatti troppo sensibile agli urti e alla posizione, con notevoli scarti dovuti alla gravità terrestre. A un certo momento si troveranno contemporaneamente a lavorare sul diapason, oltre a Bulova con le evoluzioni del 214, anche il Centre Eletronique Horloger (CEH) con i progetti Alpha e Gamma, Hetzel stesso (che faceva un po’ azienda a sé all’interno di CEH) col progetto Swissonic, e la stessa ESA.

    Soluzione diapason: gli esordi del MoSaBa 9160

    Proprio la ESA avvia nel 1961 gli studi su insistenza del Direttore di ETA, Heinrich Stamm. A capo del team c’è André Beyner. La soluzione ai problemi gravitazionali è un diapason completamente ridisegnato, a forma di “H”, e fissato al centro anziché in basso, con i magneti a un estremo e all’altro dei contrappesi. Questa forma riduce grandemente gli errori posizionali e aumenta la resistenza agli urti. Ciò permette di stare nel ±1 secondo al giorno di precisione e ±0,5 secondi di scarto posizionale: un buon miglioramento rispetto all’Accutron originale, che aveva uno scarto di ±2 secondi se immobile ma ben ±4,5 se in posizioni diverse. La frequenza di vibrazione è 300 Hz. Nonostante le molte differenze e migliorìe, il concetto è comunque lo stesso dell’Accutron, tanto che richiedere una licenza Bulova è imprescindibile. Il movimento prende il nome di MoSaBa, dal francese Montre Sans Balancier.

    Il miglioramento tecnico e qualitativo è evidente, stante anche i molti anni trascorsi dal progetto di Hetzel e il prezzo più alto in cui si posizionano questi modelli: i due moduli con le bobine sono facilmente smontabili senza rimuovere il diapason, la parte elettronica è molto miniaturizzata. Il modulo motore è separato dalla platina col resto del treno e il datario. In generale il movimento è molto più facile da disassemblare, revisionare e rimontare. Nel corso degli anni le bobine si sono rivelate sensibili all’umidità e all’acido delle pile (quella lato pila si rovina più facilmente). Inoltre occorre una mano esperta per regolarne la velocità: capita spesso che una regolazione fatta a tentativi comporti il raddoppio della velocità del motore, perché a certe condizioni l’indice fissato al braccio del diapason prende due denti anziché uno a ogni vibrazione.

    Quasi come Orazi e Curiazi

    Nel 1965 il MoSaBa è pronto, ma rimane ancora da chiedere la licenza. Come ai tempi leggendari della Roma dell’età regia, si incontrarono 3 persone per ESA (André Beynier, Léo e François Dupasquier) e 4 per Bulova (Sol Flick, Harry Hensel, Jules Sandoz e Hans Schaller). Dopo 3 anni di discussioni ci si accorda per un milione di dollari una tantum, svariati dollari per ogni movimento e l’incisione di “Licensed by Bulova” sul ponte superiore.

    Appena si trova l’accordo, nel 1968, viene presentato il calibro 9160, senza data. Non si sa se sia stato incassato in qualche orologio: personalmente non ne ho mai visto un esemplare. L’anno successivo arriva il modello a più vasta diffusione, il 9162 col datario, mentre occorrerà attendere il 1972 per la versione day/date, numerata 9164. Il modulo elettronico era prodotto da EEM, la parte meccanica da ETA.

    Il successo del MoSaBa

    Il MoSaBa ha conosciuto un ottimo successo ed è stato incassato, con diversi gradi di finiture, da Omega (per la maggior parte), Longines, Movado, Zenith, IWC, Solvil & Titus, Certina, Baume & Mercier, Tissot, Rado, Eterna e altri ancora. Dopo la fine della produzione, nel 1976, una parte dei fondi di magazzino fu acquistata da Imado per realizzare il modello Tuning Fork. Il MoSaBa è stato prodotto anche ad Hong Kong per il mercato asiatico con i nomi di 536.111 (9162) e 536.121 (9164).

    Siccome al pari del maiale non si butta via nulla, sono sopravvissuti persino i fondi dei fondi. E nel 1990, alla Fiera di Basilea, la Technos di Neuchâtel presenta l’orologio Mosaba, con fondello trasparente, che al giorno d’oggi è reperibile soprattutto in Giappone.
    Tuttora è estremamente facile trovare sia orologi che incassano il MoSaBA, sia i relativi ricambi, addirittura nei loro incarti originali.

    Soluzione diapason + cronografo: 9210

    ESA si preoccupa di avere a listino anche un cronografo, che sarà l’unico mai realizzato a essere mosso da un diapason. Anziché sviluppare un movimento da zero preferisce un approccio modulare. Incarica perciò la Dubois Dépraz di creare un modulo cronografico da infilare a mo’ di panino tra il motore e la platina col datario. Nel 1972 il progetto è pronto e il calibro ESA 9210 viene presentato a Basilea l’11 maggio, insieme alla versione 9164, solotempo con day/date.

    Nei tre anni di produzione complessivamente ESA ne ha realizzato 21mila esemplari, così ripartiti: 12mila Omega 1255, gli unici color rame, in genere incassati nel modello Speedsonic; 3mila Longines Ultronic L749.2; 3mila Certina C-Tronic Chronolympic 749; 3mila Baume & Mercier Tronosonic Chronograph 19210. Questi ultimi sono rifiniti un po’ meglio, color nickel e lavorati a Côtes de Genève. Invece i fondi di magazzino Longines sono stati venduti come Derbysonic Chronograph. E sul loro quadrante, sopra le finestrelle del datario, restano visibili i forellini in cui si applicava la clessidra alata, che peraltro resta visibile incisa nella fibbia.

    La versione cronografo resterà in vendita dal 1972 al 1976.

    Soluzione quarzo: i calibri 9180 e 9240

    Di calibri al quarzo ESA ne ha realizzati un’infinità. Ci limitiamo qui ai primi due, il calibro 9180 e il calibro 9240 realizzati nel 1972, perché rappresentativi del periodo di passaggio.

    Il quarzo infatti è già da 32.768 Hz ma è ancora in forma di barra, abbastanza sensibile agli urti. Il chip è già un integrato Eurosil CMOS ma il motore è ancora un Lip con rotore a 8 magneti di platino-cobalto e bobina fissa a 4 ciambelle, che si era già visto sul Lip R33. Questo tipo di motore aveva un difetto: i rubini del rotore si usuravano velocemente per le forze magnetiche non tangenziali ma perpendicolari al rotore stesso, il che provocava una continua attrazione e repulsione da parte delle bobine. L’istituto di ricerca LSRH di Neuchâtel dovette studiare un olio apposito, il G5.

    Il vantaggio del motore Lip è una totale silenziosità di funzionamento. L’aspetto del calibro 9180 ricorda da vicino il 9158, da cui riprende l’esperienza accumulata.

    Le varianti del calibro 9180 montate in orologi da uomo sono state il 9181 con datario mensile e il 9182 con datario settimanale. Il calibro 9240 montato negli esemplari da donna, delizioso nelle ridotte dimensioni, ha visto le varianti 9241 e 9242. Tratteremo il resto della storia della Svizzera nel mondo elettrico in un prossimo futuro.

  • Lunar Pilot: Bulova nello spazio

    Lunar Pilot: Bulova nello spazio

    Tra le novità presentate quest’anno da Bulova, in uscita proprio quest’estate, c’è uno degli orologi più amati dai fan della Marca: il Lunar Pilot. Un esemplare che prende ispirazione dall’originale datato 1971 e il cui lancio è un’occasione perfetta per rievocarne la lunga storia

    Quando si parla di “Moonwatch”, ovvero di orologi che sono stati sulla Luna, la mente si fissa su un nome solo: Omega. È ovvio che indossando un Moonwatch si vuole in un certo qual modo far parte della leggenda, ma non si può entrare in possesso di uno degli esemplari che davvero ci sono andati. Quelli erano stati forniti agli astronauti dalla Nasa e perciò sono di proprietà governativa.
    C’è stato però recentemente un momento in cui si è potuto acquistare un orologio che davvero è stato sulla Luna: l’anno era il 2015 e l’orologio un prototipo Bulova. Un prototipo del Lunar Pilot, per essere precisi.

    Come c’è arrivato?

    Come si sa – e Il Giornale degli Orologi lo ha raccontato qui -, nel 1965 la Nasa selezionò degli orologi da polso adatti alle missioni spaziali. I test furono effettuati in segreto, tanto che i vari candidati furono acquistati privatamente nei negozi. Vinse l’Omega Speedmaster, ma la Casa elvetica lo seppe solo l’anno successivo.

    Bulova, che era americana, mal digerì questa sconfitta. Eppure, i suoi orologi non mancavano certo nello spazio. Fin dal 1960 la Nasa aveva incaricato la Casa americana di studiare e fornire esemplari per le strumentazioni di bordo. Aveva equipaggiato almeno 46 missioni grazie all’Accutron, che era diventato persino il primo movimento a rimanere sulla Luna, anche se in forma di orologio interno del sismografo lasciato nel Mare della Tranquillità. Mancava solo il posto più prestigioso (e più spendibile nel marketing): volare al polso degli astronauti.

    Volere la Luna

    Nel 1970 il generale Omar Bradley, veterano della II Guerra mondiale e dal 1958 vulcanico Presidente di Bulova, mise in campo qualunque mezzo per poter finalmente avere un “vero” moonwatch. Richiese alla Nasa di effettuare una nuova selezione ed effettuò un’azione di lobbying con i senatori perché fosse applicato il Buy American Act del 1933, che imponeva che i beni acquistati dal Governo fossero realizzati almeno al 51% negli Stati Uniti. (Qualcuno ha parlato di protezionismo? Potremmo prendere esempio).

    Così, Bradley sperava di far fuori la concorrenza svizzera, e in effetti eliminò dalla competizione 14 marche su 15. Rimase in corsa Omega. La Maison di Biel non si fece prendere in castagna: mandò a produrre casse e vetri alla Starr Watch Case Company di Luddington, Michigan, e successivamente a controllarli alla Hamilton di Lancaster, Pennsylvania. I componenti infine erano inviati in Svizzera per l’incassatura del movimento.

    Dopo aver sbaragliato quasi tutte le marche concorrenti, il passo successivo per Bulova era altrettanto importante, direi fondamentale: avere un movimento. Bulova infatti non produceva cronografi. Bradley quindi si fece inviare 16 movimenti dalla consociata svizzera Universal Génève. E pare ormai certo che quei movimenti fossero dei Valjoux 72.

    Finalmente a bordo

    Nonostante gli sforzi profusi, i test effettuati dalla Nasa misero i prototipi dei Lunar Pilot in difficoltà. In particolare pare che abbiano fallito i test di accelerazione e di tenuta all’umidità, anche se i risultati ufficiali non sono mai stati resi noti. L’Agenzia quindi continuò a utilizzare gli Speedmaster. Bradley la prese elegantemente, anziché no. Pressò persino la Nasa per sapere quanti erano e che fine avevano fatto gli Speedmaster. Dopo una serie di ricerche risultò che fino al 1968 ne erano stati acquistati 97: di cui 17 erano rotti o persi, 60 erano in uso o in revisione e 20 ancora da utilizzare.

    Ma Bradley non si rassegnava a rimanere a terra. Regalò quindi un prototipo all’astronauta David Scott affinché lo portasse nello spazio come orologio personale. Cosa che avvenne nella missione Apollo 15.

    Sepolto in cassaforte

    Una volta tornato sulla terra, Scott potè ovviamente riportarsi a casa il suo Bulova. Curiosamente l’orologio finì dimenticato in cassaforte per oltre 40 anni, tanto che in alcune interviste l’astronauta sostenne di aver indossato un Waltham.

    Come mai Bulova non abbia sfruttato questo avvenimento e dove siano finiti gli altri prototipi è ancora avvolto dal mistero. Si sa però che un esemplare di questi – presentato semplicemente come prototipo – è stato battuto all’asta nel 1994, staccando un prezzo di vendita di circa 3mila dollari.

    Nel 2015, poi, l’esemplare di Scott viene riesumato e messo all’asta da RR Auction, il 15 ottobre, con una previsione di 50mila dollari. Il prezzo di vendita finale è un impressionante milione e 300mila dollari. Con le commissioni il totale sale a un milione 592mila e 500 dollari.

    E arriviamo al 2016

    Bulova coglie la palla al balzo. E nel 2016, sulla scia di questo exploit, presenta il modello “di serie”, chiamato Lunar Pilot. L’estetica riprende fedelmente quella dell’antenato, compresi i pulsanti cronografici ad aletta. Una concessione alla praticità è l’inserimento del datario tra il 4 e il 5, che si nota a malapena. Le dimensioni sono superiori all’originale: 45 mm contro i 43,3 dell’epoca. Lo spessore è 13,3 mm. I 52 millimetri lug-to-lug non lo rendono proprio adatto a tutti i polsi.

    Il movimento non è quello originale e non è neppure meccanico. È il quarzo ad alta frequenza (262 KHz) introdotto nel 2010, capace di misurare i decimi di secondo e forte di una precisione di 10 secondi all’anno. Ne abbiamo recentemente tratteggiato la storia parlando dei nuovi modelli di Bulova Curv.

    Sì, ma che movimento è?

    La differenza è che in questo caso abbiamo il calibro NP20, la versione meno rifinita e con zero rubini.
    Peraltro Bulova ha ingenerato una certa confusione sul nome, perché il movimento è marcato 8136, numerazione tipica dei Citizen, e con ogni probabilità è un derivato dal Miyota 6S20 con la sola differenza del quarzo Uhf. Perché definire NP20 un movimento che comunque il Gruppo Citizen – proprietario tanto di Bulova quanto di Miyota – utilizza solo sui Bulova? Forse proprio per non suonare troppo Citizen…

    Ma lasciamo perdere il discorso sulle origini del calibro… Trovo sensato risparmiare sul movimento, che non si vede, per mantenere una buona fattura sul resto e un prezzo accessibile su vasta scala.

    L’operazione ha avuto senso?

    Dipende da come la si vede. Ci sono state molte critiche sul fatto che dell’orologio che è andato sulla Luna, alla fine, ci sia solo l’aspetto estetico e il movimento sia del tutto diverso. Se si vuole indossare un calibro selezionato per andare nello spazio dovremmo cercare un Accutron 214, un Omega 321 o persino un quarzo tedesco Ruhla UMF-28. Ma si tratta sempre e comunque di esemplari di secondo polso (o anche di terzo), adatti a chi apprezza il fascino del vintage. Si deve però essere consapevoli che l’affidabilità relativa e le prestazioni dei pezzi d’epoca non sono affatto all’altezza degli standard attuali. Regola valida sempre, quando si compra un orologio del passato.

    Anche la discussione sulla “nobiltà” del movimento lascia il tempo che trova. Qualsiasi riedizione contemporanea di un orologio d’epoca non adotta mai lo stesso calibro dell’originale. Non avrebbe senso montare in una nuova produzione meccaniche obsolete, che appaiono superate sia dal punto di vista tecnico sia concettuale. Piuttosto, in questo caso, è coerente che il Lunar Pilot sia dotato della tecnologia più avanzata prodotta “in casa”. Il calibro ad alta frequenza infatti può essere visto come lo sviluppo di quell’Accutron che per anni fu alla base dei rapporti fra Bulova e la Nasa. Meglio un movimento al quarzo Uhf di un anonimo movimento meccanico che comunque non sarebbe fedele all’originale. Del resto, Bulova oggi ha una reputazione e una collocazione di mercato ben definite: produce orologi noti per il design e la buona qualità costruttiva, a prezzi onesti.

    In ogni caso l’operazione ha funzionato ed è stata coronata da un vasto successo di mercato. Tant’è che finora ha avuto un seguito commerciale, anzi due.

    Il Lunar Pilot del 2021…

    Il 2021 è l’anno in cui esce un’edizione speciale, limitata a 5.000 esemplari e dedicata al 50° anniversario dell’Apollo 15. Si distingue dal precedente di cinque anni prima per la cassa in titanio con corona, pulsanti, contatori crono e lancetta centrale dei secondi crono dorati. Sul fondello, anch’esso dorato, è inciso in bassorilievo un astronauta sul suolo lunare, nonché varie scritte commemorative. Il prezzo era di 890 euro.

    …E quello del 2023

    Ed eccoci finalmente al motivo per cui abbiamo ripercorso dall’inizio questa storia. Nel febbraio di quest’anno Bulova presenta due nuovi Lunar Pilot che arrivano in distribuzione nei negozi proprio per l’estate e vanno subito esauriti. Leggermente rivisti, riprendono esattamente il diametro del crono del 1971: 43,3 mm. Per la prima volta, con la referenza 98A305 Bulova introduce anche un quadrante “panda blu”, ovvero bicolore con fondo chiaro e totalizzatori blu, così come i pulsanti crono ad aletta.

    Gli altri modelli invece sono più simili all’originale: hanno lo stesso quadrante nero con la scala tachimetrica sul réhaut. Entrambi presentano una configurazione tricompax con lancette e indici a bastone, rivestiti di materiale luminescente. E sono equipaggiati sempre dal calibro NP20 Uhf, la cui frequenza elevata conferisce alla lancetta dei secondi un moto fluido (e non a scatti, come gli altri quarzi), proprio come in un movimento meccanico. Per le altre caratteristiche dei nuovi Lunar Pilot vi rimando alle didascalie.

    Qui concludo con un specchietto sintetico sulla gamma 2023, che è così composta:
    96B251: 45 mm, datario, quadrante nero, cinturino di pelle, 529 euro.
    96B258: 45 mm, datario, quadrante nero, bracciale d’acciaio, 579 euro.
    96A299: 43,3 mm, senza data, quadrante nero, bracciale d’acciaio, 579 euro.
    98A305: 43,3 mm, senza data, quadrante “panda”, bracciale d’acciaio, 579 euro.

    Come si vede, prezzi alla portata di tutte le tasche per una qualità percepita decisamente buona. Se poi si considera l’omaggio a un pezzo di storia della conquista dello spazio, non c’è da stupirsi che il Lunar Pilot sia andato sold-out.

  • Oroscopo di luglio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di luglio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Rieccoci puntuali, come all’inizio di ogni mese, a considerare gli influssi astrali un po’ per gioco e un po’ per davvero, a interrogare le stelle per le consuete predizioni orologiere. Quindi, cosa ci riserva l’oroscopo di luglio 2023?
    Per prima cosa chiediamo aiuto all’Astronomia, analizzando la situazione del cielo nell’intero mese ed esplorando come essa andrà a riflettersi sui nostri destini. Poi scopriremo quale esemplare interpreta meglio la situazione di ogni singolo segno dello Zodiaco.

    I transiti planetari

    Luglio sarà un mese caratterizzato da tanti moti retrogradi. I pianeti più lontani dal Sole, dal moto assai lento – in particolare Saturno, Nettuno e Plutone -, proseguono nel loro moto inverso, rispettivamente nei segni dei Pesci, Nettuno anche’esso nei Pesci (che peso!) e Plutone in Capricorno. Un’inversione significativa sarà quella di Venere, che dopo il moto diretto attivo fino al 23 luglio, cambierà direzione per ritornare sui suoi passi nel segno del Leone.
    I pianeti veloci ci riservano anche’essi mutamenti interessanti. Marte il 10 luglio passerà dal segno del Leone a quello della Vergine, mentre Mercurio dal proprio domicilio in Cancro sino all’11 luglio passerà nel Leone, per poi spostarsi in Vergine il giorno 28 dello stesso mese.
    Interessante notare la persistenza di Giove in Toro: avrà forte influenza, come sempre quando due calibri simili si rinforzano a vicenda.
    Passiamo ora ad esaminare cosa succede segno per segno, in questo oroscopo di luglio 2023.

    Ariete

    Mese propizio, tendenzialmente molto favorevole per i nati sotto il segno dell’Ariete, in particolare per chi ricopre mansioni al servizio della Pubblica Amministrazione. Buoni influssi per gli studenti, i docenti e i ricercatori che si apprestano a godere del meritato riposo. Positività anche sul fronte delle finanze personali, a patto che facciate sempre attenzione, per il vecchio principio di non abbassare mai la guardia. Salute complessivamente buona, forse qualche problema minore, come emicrania o un poco di stanchezza. Preparatevi a “staccare” con un orologio che sa di vacanze e sprizza “estate” da tutti i pori – o, meglio, dalle lancette al cinturino…

    SWATCH Neon to the Max
    Cassa in plastica di origine biologica. Movimento al quarzo Swiss made, cronografo con secondi continui. Quadrante in colori contrasto, vetro in plastica, cinturino in plastica di origine biologica. 150 euro.

    Toro

    Per i nati in Toro, luglio si apre sotto i migliori auspici sul fronte economico. Soprattutto nella seconda metà del mese però sarà meglio evitare discussioni con i superiori o in generale con le istituzioni. Qualche spesa inattesa potrebbe rendersi necessaria. Bene la salute, che non potrà che trarre beneficio da una maggiore attenzione verso una dieta sana e dal continuare, per chi già lo pratica, l’esercizio fisico costante. Le relazioni umane si consolideranno grazie alla presenza di Giove nel vostro segno. Per chi è impegnato in una relazione sentimentale, un consiglio: in caso di problemi, parlatene pacatamente con il partner e ascoltatene con attenzione le ragioni. Rinsaldate l’armonia di coppia regalandovi un pair watch.

    ZENITH Defy Skyline Boutique Edition
    Cassa (41 o 36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di manifattura: rispettivamente El Primero 3620 ad alta frequenza con 60 ore di autonomia, contatore al 10° di secondo e datario; Elite 670 con datario. Quadrante soleil motivo “volta stellata”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, bracciale in acciaio – intercambiabile con cinturino in caucciù. 9.400 e 9.100 euro.

    Gemelli

    Mese interessantissimo, ma anche molto intenso, quello che si prospetta per i nati sotto il segno dei Gemelli. A cominciare dal lavoro e dai guadagni, che sono sotto buon auspicio ma richiederanno impegno, costanza e assiduità. L’oroscopo di luglio segnala miglioramenti in vista anche per quanto riguarda vecchi problemi di salute: approfittate della situazione astrale e cercate di dare una svolta a tutti quegli acciacchi che finora avete trascurato. È il momento buono. Amici, parenti e partner saranno ben disposti verso di voi: il consiglio (ovvio) è quello di contraccambiare, per poter consolidare affetti e sentimenti verso il vostro network di relazioni. Dotatevi di un conversation piece che possa essere oggetto di lunghe chiacchierate.

    Foto di sfondo Andrés Gomez courtesy Unsplash

    BULOVA Lunar Pilot
    Cassa (43,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento al quarzo, calibro NP20 HPQ brevettato, ad alta frequenza (262 kHz), cronografo con secondi continui. Quadrante opaco con contatori azuré, lancette e indici luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, bracciale in acciaio. 579 euro.

    Cancro

    Un mese complesso per i nativi del Cancro. Per quanto riguarda lavoro e affari, difficoltà impreviste potrebbero ostacolare il raggiungimento di obiettivi che forse avevate dato per scontati. Attenzione a chi vi circonda, specie se si dichiara palesemente vostro amico e alleato. Il momento di passaggio di Mercurio dal Cancro al Leone, il giorno 11, sarà particolarmente critico. Grazie al Cielo, la situazione sarà positiva per la salute, anche se dovrete prestare attenzione a qualche problema tra le persone a voi più vicine. Relazioni sentimentali e amicizie suscettibili di potenziali fraintendimenti: chiariteli subito, per evitare che un piccolo dissidio si tramuti in un’inutile frattura. Procuratevi un orologio che sembra avere occhi per tutto…

    MB&F HM8 Mark 2
    Cassa (47 x 41,5 x 19 mm) in titanio grado 5 con CarbonMacrolon®, bianco oppure verde (foto in alto). Movimento meccanico a carica automatica, base Girard-Perregaux, con rotore ad alabarda spaziale e modulo delle ore saltanti bidirezionali e dei minuti scorrevoli, sviluppato in casa. Prismi in vetro zaffiro rilfettente con lente di ingrandimento integrata, vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello. 73mila franchi svizzeri.

    Leone

    Fortissimi i nati sotto il segno del Leone, dice l’oroscopo di luglio, grazie alla loro creatività che sarà contrassegnata da una buona stella. Segnali di successo vi giungono dagli astri, ma vi mettono anche in guardia verso scelte troppo anticonservative. Cautela ma fiducia, quindi. Fino alla metà del mese salute eccellente, qualche strana sensazione di irrequietezza nelle due settimane seguenti, forse dovuta anche al carico di stress accumulato nel primo semestre. Una buona vacanza rimetterà tutto a posto. Amicizia e sentimenti anch’essi senza particolari problemi, anzi, in ulteriore miglioramento dopo metà mese. Se stavate pensando di fare qualche passo importante, è giunto il momento. Suggellate l’occasione con un esemplare altrettanto importante.

    PATEK PHILIPPE Golden Ellipse Ref. 5738P
    Cassa (34,5 x 39,5 mm x 5,9 mm di spessore) in platino. Movimento meccanico a carica automatica ultrapiatto, calibro 240 di manifattura. Quadrante soleil in oro, vetro zaffiro, fodello chiuso personalizzabile da un’incisione, cinturino in pelle di alligatore. 59.620 euro.

    Vergine

    Un mese caratterizzato da influssi altalenanti per le finanze e gli interessi lavorativi. Si alterneranno momenti positivi e negativi, anche se la fine del mese dovrebbe sorprendervi con buone novità. Salute tendenzialmente buona, possibili problemi di insonnia nella prima quindicina, anche correlati ai pensieri sui problemi economici appena descritti. Tenetevi stretti gli amici veri: potreste avere piccoli, non gravi screzi con il vostro partner – e il consiglio di un amico, che aiuterà a vedere le cose da un’altra prospettiva, si rivelerà prezioso. Siate meno impulsivi e irruenti anche se le situazioni e le persone vi porterebbero a cercare sfogo immediato. Scaricate l’aggressività nell’orologio: tutto nero, capace di osare, davvero pronto a tutto.

    Foto di sfondo Rob Martinez courtesy Unsplash

    IWC Pilot’s Watch Chronograph 41 Top Gun
    Cassa (41,9 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 atm e con cassa interna in ferro dolce per la protezione dai campi magnetici. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6938 di manifattura, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e funzione day-date. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro bombato antidecompressione, fondello inciso, cinturino in caucciù, intercambiabile (sistema EasX-Change). 10mila euro.

    Bilancia

    L’oroscopo di Luglio 2023 consiglia ai Bilancia di avere pazienza: qualche disappunto possibile sul lavoro, per chi fa il dipendente; mentre i segnali sono positivi per chi è imprenditore, su piccola o grande scala. State alla larga dalla tentazione di prendere decisioni d’impulso. Mese senza particolari problemi di salute, forse qualche disturbo alla pelle e la necessità di curare l’alimentazione. Non indulgete in cibi spazzatura, anche se vi attraggono, e non lasciatevi tentare (magari dalla compagnia) a strafare. Per tutti: equilibrio, equilibrio, equilibrio. Siete della Bilancia, non scordatelo. Amici e amore stabili: le stelle saggiamente raccomandano di mostrarvi per come siete realmente. Farà al caso vostro un orologio in grado di mettersi letteralmente a nudo…

    BELL & ROSS BR 05 Skeleton Golden
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica scheletrato, calibro Br-Cal322 base Sellita 300-1a. Quadrante trasparente color oro, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale integrato in acciaio. 6.900 euro.

    Scorpione

    Mese ricco di prospettive per i nativi dello Scorpione: potenziali guadagni, molto interessanti, ai quali però dovrete contrapporre fermezza per non essere tentati, sulla scia dell’entusiasmo, di indulgere a spese inutili e stravaganti. Salute positiva: qualche rischio di dolori allo stomaco, quindi attenzione al cibo e soprattutto non fatevi tentare dalle bevute in compagnia. Bene i rapporti con parenti e amici. Per chi è impegnato stabilmente, nuovi elementi entreranno a consolidare ulteriormente la relazione. Possibilità in vista per chi è single – e magari non vorrebbe esserlo più. Affrontate nuovi contatti con cautela, ma al tempo stesso sincerità, soprattutto nei primi approcci. Indossate un “solo tempo” essenziale, leggero, nitido, incisivo.

    Bulgari Aluminium
    Cassa (40 mm) in alluminio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante argenté, corona e lunetta in caucciù, vetro zaffiro, cinturino in caucciù con raccordi in alluminio. 3.200 euro.

    Sagittario

    L’oroscopo di luglio 2023 prevede buone nuove e consolidamento di situazioni positive per i nati sotto il segno del Sagittario. Non ci sono novità particolari, tendenzialmente tutto procede in modo positivo. Buona anche la salute: attenzione a qualche piccola noia verso l’ultima decade del mese. Non trascurate nei, dolori articolari o fastidi vari: se dovessero presentarsi, andate subito a farvi controllare da uno specialista. Tranquille le relazioni con gli amici e la famiglia. Serenità tra le mura domestiche e per chi è alla ricerca dell’anima gemella: la disposizione astrale è particolarmente favorevole. Mettetevi in luce con un esemplare capace di catturare l’attenzione.

    SPEAKE-MARIN Dual Time Pink
    Cassa (42 mm) in titanio grado 5 Dlc nero. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SMA02 di manifattura, con micro-rotore decentrato, secondo fuso orario, piccoli secondi e datario con indice ad andamento retrogrado. Quadrante traforato color Pantone 700C, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 28 esemplari, 42.578 euro.

    Capricorno

    La prima metà di Luglio porterà ai Capricorno risultati positivi, talvolta inattesi. Avanti tutta, quindi, sempre con intelligenza e senza mai farvi travolgere da sentimenti di onnipotenza. Il lavoro costante e l’impegno saranno premiati. Attenzione invece per tutto il mese ai segnali del vostro corpo: non sottovalutate l’improvviso insorgere di disturbi o l’eventuale peggioramento di sintomi. Nel caso, sottoponetevi a un buon check-up. Prime due settimane nella più totale tranquillità con il partner, qualche screzio nelle seguenti. Correte ai ripari usando tutta la vostra diplomazia e ricordatevi che fare sentire all’altro quanto sia importante per voi è sempre un’arma vincente. Evocate una full immersion nel vostro rapporto con un bel subacqueo.

    TUDOR Black Bay
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MT5602-U di manifattura, con 70 ore di autonomia; certificato cronometro dal Cosc e Master Chronometer dal Metas. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio anodizzato, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 4.360 euro.

    Acquario

    Per i nati sotto il segno dell’Acquario l’oroscopo di luglio preannuncia qualche difficoltà, fortunatamente superabile. Ostacoli professionali per chi lavora in aziende od organizzazioni, profitti un po’ deludenti per chi si occupa di affari. Tenete duro: lavorare sodo è l’imperativo di questo mese. Ovviamente, tutto questo si rifletterà sullo stato di salute: bruciori di stomaco, emicranie, mal di schiena dipendono dallo stress che andrete accumulando. Famiglia e relazioni soffriranno nel vedervi irascibile, irritato, stanco: gli amici veri capiranno, e aprir loro il vostro cuore sarà di grande conforto. Cercate di scaricare giorno per giorno la carica energetica negativa con l’attività fisica: procuratevi uno smartwatch che vi aiuti a monitorare la situazione.

    GARMIN epix Pro (Gen 2) Standard edition 42 mm
    Cassa (42 mm) in polimeri fibrorinforzati, impermeabile fino a 10 atm. Autonomia fino a 10 giorni, funzioni per corsa, golf, fitness, attività ricreative all’aperto, sport acquatici e di squadra, allenamenti animati, sci e mountain bike; monitoraggio della salute; navigazione Gps, torcia elettrica integrata e tanto altro. Display Amoled da 1,2″, touchscreen, ghiera e fondello in acciaio, Corning Gorilla Glass, cinturino in silicone. 949,99 euro.

    Pesci

    Le stelle suggeriscono ai Pesci di chiudere la saracinesca sulle attività quotidiane e prendersi un periodo di meritato riposo. Per chi si occupa di business, qualche ostacolo inatteso nella prima metà del mese ma situazione in netto miglioramento dopo il 15. Sempre nelle prime settimane, complici proprio le tensioni lavorative, la salute non sarà eccellente. Appena tutto migliorerà gli acciacchi scompariranno. In famiglia vi troverete coinvolti in qualche problema che metterà alla prova la vostra pazienza: calma e obiettività siano le vostre armi. Non lasciatevi manipolare: siate disponibili, ma non fatevi coinvolgere in giochi stabiliti dagli altri, in cui non siete che una pedina nella loro scacchiera. Affermate la vostra sicurezza con un esemplare dalla forte personalità.

    GLASHÜTTE ORIGINAL Seventies Chronograph Panorama Date
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 37-02 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 70 ore, cronografo con ruota a colonne, funzione flyback e grande datario. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 16.500 euro.

  • Bulova Curv, storia e preistoria del “quarzo” curvo ad alta frequenza

    Bulova Curv, storia e preistoria del “quarzo” curvo ad alta frequenza

    La presentazione dei nuovi modelli 2023 del Bulova Curv è l’occasione per ripercorrere brevemente la storia di questo originale movimento cronografico al quarzo di forma incurvata. Nato nel 2016, rispondeva alla necessità di rendere ben vestibili le dimensioni abbastanza importanti – 44 mm – degli orologi da uomo.

    Back to the Thirties

    L’idea invero non è del tutto originale. Sul mercato si trovano molti esemplari con cassa curva per meglio adattarsi alla forma del braccio, specie per quello più esile, femminile. Spesso però racchiudono movimenti molto piccoli che occupano solo la parte centrale della cassa stessa, quasi sempre dal formato rettangolare molto allungato.

    È esistito però nel passato un movimento veramente curvo: creato dalla Gruen negli anni ‘30, si chiamava Curvex e fu la base per realizzare differenti tipi di cassa, eleganti e ben proporzionati. In realtà l’azienda americana produsse vari calibri Curvex: il 311, il 330, il 370 e il 440, tutti a carica manuale e di dimensioni leggermente diverse tra loro.

    …and return

    Con il diffondersi dei movimenti elettronici, la questione sembrava superata: il quarzo permette spessori ridotti e si adatta a ogni cassa, perfino a quelle dalle linee concave. Nel nuovo Millennio, tuttavia, la moda delle dimensioni sempre più importanti – tanto che i 38 mm della cassa da uomo sono diventati la norma anche sui polsi femminili – ha posto di nuovo il problema dell’adeguata vestibilità per gli esemplari di proporzioni più generose.

    Bulova non si è fatta sfuggire l’occasione per un esercizio di stile: e ha creato il primo – e tuttora unico – movimento cronografico curvo presente sul mercato. Per svilupparlo, si è servita di un’altra innovazione realizzata “in casa” di recente: il quarzo ad alta frequenza, il cosiddetto Precisionist, che vibra a 262 kHz. La scelta del quarzo, oltretutto, offre il vantaggio di rimanere in una fascia di prezzo popolare.

    Nel quarzo si torna a innovare

    Dopo decenni di scarsa innovazione, dunque, nel settore dei movimenti al quarzo finalmente si è mosso qualcosa. La faccio breve. Durante la fase dei cosiddetti “paleoquarzi”, seguita alla presentazione dei primi orologi di questo tipo – Seiko nel 1969 e gli svizzeri nel 1970 –, si sono avvicendate svariate soluzioni, con una frequenza da 8192 Hz fino a 2,4 MHz, e con ogni sorta di motore. Quindi, indicativamente dal 1975 in poi, l’industria delle lancette si è adagiata sui quarzi da 32.768 Hz e sui motori passo-passo Seiko-Lavet.

    Tuttavia Bulova, dopo l’acquisizione da parte di Citizen Group, nel 2007, ha dato una smossa al sistema ed è tornata a proporre movimenti al quarzo dalla frequenza più elevata, che aiuta a migliorare la precisione.

    Nel 2010 quindi propone il Precisionist con un inedito quarzo da 262.144 Khz: una frequenza 8 volte più elevata dei “soliti” 32.768 Khz e che garantisce uno scarto inferiore a 10 secondi l’anno, circa 10 volte migliore rispetto a un quarzo tradizionale. Per raggiungere questa frequenza, Bulova ha tagliato il quarzo in modo diverso dal solito: anziché utilizzare la tradizionale forma del diapason, ha scelto una forma a forchetta con tre rebbi. Per dare un’idea della differenza, nei “paleoquarzi” dei primi anni ‘70 i quarzi avevano una forma a parallelepipedo ed erano tagliati a mano. Al giorno d’oggi invece sono litografati (e non sono neppure di quarzo, nonostante il nome, ma di materiale ceramico).

    Raggiunta la precisione, ecco il crono

    Utilizzando il Precisionist, Bulova ha realizzato una grande varietà di modelli, il più bello dei quali probabilmente è l’Accutron II. Lanciato a Baselworld 2014, era animato dal calibro BA101.10 – all’epoca definito come tecnologia Uhf. Con il suo aspetto che ricorda lo Spaceview – privo di quadrante e col movimento a vista – e con la lancetta dei secondi centrali che avanzava fluidamente 8 volte al secondo, riportava alla mente gli Accutron originali. E i loro 300 Hz, che assicuravano un movimento dei secondi pressoché continuo all’occhio umano.

    Dopo aver realizzato il movimento solotempo, però, Bulova ha fabbricato anche una serie di movimenti cronografici, alcuni dei quali in grado di misurare perfino i centesimi di secondo. Per contenere i consumi elettrici nei movimenti cronografici, abitualmente la lancetta dei secondi si muove “solo” due volte al secondo. Il che scandisce l’avanzare a scatto tipico dei quarzi.

    Raggiunto il crono, lo si incurva

    Il passo successivo era rendere il movimento cronografico un esercizio di stile anche dal punto di vista estetico. Ecco quindi l’idea di incurvare il movimento per adattarlo meglio al polso. Nasce così il Precisionist Curv, montato nei primi modelli Bulova Curv che escono sul mercato nel 2016, appunto.

    La curva del calibro va dalla cima al fondo, dalle ore 12 alle ore 6; la sommità è al centro. Per ottenere questo risultato, i progettisti hanno lavorato in maniera piuttosto furba: per prima cosa hanno realizzato un movimento comunque compatto, concentrato al centro della cassa. Dopodiché, per contenere lo spessore complessivo, non hanno previsto la lancetta dei secondi centrali. I piccoli secondi a ore 6 funzionano come secondi continui quando il cronografo non è attivo, e passano a misurare i secondi crono quando è in funzione.

    Infine, i tecnici Bulova hanno sistemato i due contatori crono dei minuti e delle ore a ore 9 e 3, quindi in parallelo all’asse centrale, dove perciò non c’è curvatura e non si pongono problemi nei ruotismi. Alla fine, l’unico asse non parallelo agli altri è quello dei piccoli secondi a ore 6. Per capirci meglio, date un’occhiata allo schema tecnico riportato nella gallery in alto.

    I nuovi Bulova Curv del 2023

    Nel corso degli ultimi anni, sono usciti ulteriori versioni di Bulova Curv. Nel 2017 esce un femminile a tre lancette impreziosito da diamanti, nel 2018 sono arrivati gli scheletrati, nel 2021 è poi la volta di un esemplare “di forma”, rettangolare.

    Il lancio di quest’anno invece riguarda tre nuove varianti più classiche: le referenze 96A297, 96A302, 96A301, non a caso chiamate Curv Dress. Tutt’e tre hanno il “solito” movimento curvo NR20, cassa da 44 mm di diametro e 10,4 di spessore, vetro zaffiro curvo che segue l’andamento della cassa. Il fondello è trasparente e il movimento a vista, anche se in questo caso il lato B è meno fascinoso. La differenza fra i tre modelli riguarda il quadrante: i primi due sono verde o blu con lavorazione “a doppia zona”, ovvero parzialmente lucida e parzialmente opaca; il terzo è color argento e in parte scheletrato. 

    Tutt’e tre hanno poi un nuovo bracciale in acciaio. Dalla costruzione integrata, è composto da 5 maglie che garantiscono una buona “fluidità” al polso e un’ottimale ergonomia. Il bracciale si allaccia al polso con una fibbia déployante a doppio pulsante. Il prezzo, uguale per tutti gli esemplari, è di 850 euro.

  • Accutron 214: l’affermazione e i primi sviluppi del calibro Bulova #2

    Accutron 214: l’affermazione e i primi sviluppi del calibro Bulova #2

    Proseguiamo il nostro excursus storico sul Bulova al diapason. E arriviamo al lancio sul mercato del primo Accutron 214, con la conseguente ricerca di notorietà e prestigio (anche in Italia). Fino alle successive variazioni sul tema, per quanto riguarda i calibri e i tanti modelli in cui erano montati

    Abbiamo concluso la scorsa puntata col creatore dell’Accutron, Max Hetzel, disperato per gli scarsi progressi del suo lavoro con Bulova, tanto che medita di cedere alle sirene di Omega. Quando la direzione di Bulova – guidata dal 1958 dal pluridecorato generale Omar Bradley, che aveva preso il posto di Ardé Bulova -, lo venne a sapere, gli offrì il posto da Fisico Capo nei loro laboratori di Jackson Heights, New York. Nel 1959 Hetzel si trasferì quindi Oltreoceano, e riprese in mano la sua creatura.

    In realtà i problemi rimasti da risolvere erano essenzialmente due: gli olî inadatti e un freno che impedisse alla prima ruota di tornare indietro quando il diapason inverte la direzione della vibrazione. Il primo problema fu risolto con l’uovo di colombo: non oliando. L’altro seguì il suggerimento di un assistente di Hetzel: un secondo indice fissato al ponte che trattenesse in posizione la ruota mentre il primo indice tornava indietro. Era fatta: per la fine del 1959 l’orologio era pronto per la produzione. La semplificazione rispetto a un esemplare meccanico era evidente: solo 27 componenti, tra fissi e mobili, contro i 130 di media.

    L’Accutron 214

    Mancava soltanto il nome: fu trovato sommando le parole “Accuracy” ed “Electronics”. Il 10 ottobre 1960 il Presidente di Bulova, Omar Bradley, lanciava in pompa magna l’Accutron 214, annunciandone l’immediato avvio della produzione di massa e disponibilità sul mercato per l’anno successivo. La corona era invisibile, sul fondello, a rimarcare che non si doveva caricare e regolare, e la pila accessibile tramite un apposito tappo. Il funzionamento era regolato per le pile da 1,35v disponibili all’epoca. Contrariamente alla maggior parte dei calibri, il negativo della pila andava verso l’alto.

    Come tutti gli elettrici prima di lui, si nota la fretta di andare in produzione: non solo l’Accutron 214 non ha un datario, ma non c’è neppure il fermo macchina quando lo si regola. La corsa era frenetica: tutti volevano saltare sul treno dell’elettricità e non si poteva perdere tempo con queste quisquilie.

    L’Accutron 214 e lo spazio

    Il battagliero generale Bradley non era un tizio qualsiasi: già nello staff di Eisenhower, era eroe di guerra e aveva partecipato allo sbarco in Normandia. Si adoperò per mettere un Accutron indosso a ogni Presidente americano che conobbe: Kennedy, Johnson, Nixon.

    Fin dal 1960 Bradley prese contatto con la Nasa per far diventare l’Accutron orologio ufficiale delle missioni spaziali. Così, il calibro 214 finì ad animare ogni strumento di bordo delle navicelle di almeno 46 missioni e fu il primo movimento a restare sulla Luna: è infatti installato nel sismografo lasciato dagli astronauti nel Mare della Tranquillità. Fallì, invece, la sua irruenta campagna per farlo diventare l’orologio da polso degli astronauti. Fu infatti sconfitto da Omega con i mitici Speedmaster, ma questa storia ve l’abbiamo già raccontata altrove.

    Lo sbarco in Italia

    Se non poteva volare, almeno che viaggiasse: fin dal 1962 l’Accutron 214 fu il primo orologio certificato dalle ferrovie statunitensi e canadesi, seguito da altre 75 compagnie in giro per il mondo. Furono creati molti modelli “Railroad approved”, con numeri ben leggibili, l’indicazione anche delle ore da 13 a 24, talvolta il datario e per i modelli 2185 il secondo fuso orario.

    Nel 1964 l’Accutron arriva anche in Italia. All’epoca, il Presidente di Bulova Europe era il conte Ludovico Fecia di Cossato (Cannes 1927-Biella 2020), di antica nobiltà sabauda. Così come aveva fatto il generale Bradley negli Usa, Fecia si incarica subito di metterlo al polso delle più eminenti personalità italiane: Papa Paolo VI, il Presidente della Repubblica Antonio Segni, il Presidente di Alitalia Nicolò Carandini, e soprattutto Enzo Ferrari. Quest’ultimo lo dichiarò orologio ufficiale della Scuderia Ferrari, e così l’Accutron 214 finì indossato tra gli altri da Surtees, Bandini e Vaccarella, oltre che da altri piloti come Graham Hill e Jim Clark.

    Il calibro 214 e i suoi fratelli

    Il 214, più tardi chiamato 2410, ha avuto fin dall’inizio diverse varianti per ovviare almeno alle più urgenti mancanze: subito è arrivato il 214H, dove “H” sta per Hack spring, la molla modificata che ferma il diapason quando si alza la corona. La modifica è peraltro applicabile semplicemente sostituendo la molletta. Il 214 NH-2142 è la versione a 24 ore. Il 2413 passa dal transistor PNP al germanio a quello NPN al silicio.

    I due modelli più iconici realizzati su base 214 sono l’Astronaut, con la lancetta 24 ore, e soprattutto lo Spaceview. Quest’ultimo, privo di quadrante, rende visibile il diapason dal vetro. Nato inizialmente come modello da esporre in vetrina, ebbe un successo clamoroso, tanto che a oggi la gran parte dei 214 sono stati trasformati in Spaceview, spesso già all’epoca in occasione della revisione. Era sufficiente togliere il quadrante, sostituirlo con uno spaziatore, sostituire le sfere col modello apposito e il vetro con quello con marca e indici serigrafati all’interno.

    Con i calibri successivi la modifica – pur possibile – è resa molto meno affascinante dalla riprogettazione del movimento, che rende il diapason quasi invisibile. Se ne trovano però molte trasformazioni artigianali, spesso col ponte del datario fresato e lavorato.

    Il calibro 214 e i suoi figli

    Max Hetzel non vedrà figliare la sua creatura: nel 1963 accetta l’offerta del Laboratoire Suisse de Recherches Horlogères (LSRH) e tornerà a Neuchâtel. Lì continuerà a occuparsi di orologi diapason, cosa che farà fino al 1976 con la sua ultima creatura. Da allora in poi, con il quarzo che ha definitivamente vinto la battaglia, tornerà a occuparsi di macchinari industriali fino al pensionamento, nel 1988.

    Intanto, nel 1965, viene presentato il calibro 218 (29,7×4,1 mm), che pur non rivoluzionando il calibro rappresenta un sostanzioso ridisegno, che mira a colmare le residue lacune: le versioni 218D e 2181 hanno il datario mensile, la versione 2182 anche il datario settimanale. Per fare posto ai dischi data, il diapason passa da sopra a sotto la platina. I telaietti di supporto delle bobine finalmente sono rimovibili separatamente e senza smontare il diapason, semplificandone moltissimo la sostituzione. Nel calibro 214 occupavano mezzo orologio, inglobando anche il vano pila, non erano separabili tra loro poiché i fili di collegamento erano saldati e dovevano essere tolti insieme al diapason.

    Il calibro 2183 fa a meno dei secondi (togliendo il 90% del fascino di questo movimento). Il 2815, utilizzato nei modelli Astronaut e Railroad, introduce il secondo fuso orario regolabile indipendentemente tramite una corona a ore 2. La versione 2186 è di tipo “salterello”, con ore, minuti e secondi leggibili su tre dischi concentrici. A dire il vero la definizione è impropria, dal momento che i dischi giravano continuamente anziché saltare…

    Il calibro 219, declinato in 2191 e 2192, puntava a semplificare la costruzione con un diapason asimmetrico dotato di un solo magnete e due bobine, e con rubini semplicemente infilati in sede per interferenza.

    Nella prossima puntata vedremo altre declinazioni che porteranno questo movimento rivoluzionario fino alle soglie degli anni ‘80.

  • Accutron by Bulova. Far funzionare gli orologi con il diapason #1

    Accutron by Bulova. Far funzionare gli orologi con il diapason #1

    Iniziamo oggi una nuova serie di articoli dedicati agli orologi elettrici, elettromeccanici ed elettronici, scritta da un esperto del settore, Francesco Consumi, appassionato collezionista di esemplari a tema. E cominciamo con una pietra miliare: il Bulova Accutron, di cui ripercorreremo le vicende in diverse puntate

    Nell’orologeria ci sono un certo numero di prima e di dopo. Una buona parte di questi si è collocato negli anni ’50, e uno di questi è stato il Bulova Accutron. Un orologio prodotto per ben 17 anni in oltre 5 milioni di esemplari, tanto che nel decennio ’60 è stato il dispositivo elettronico più diffuso al mondo.

    L’Accutron non è stato il primo orologio elettrico, ma è stato il primo ad abbandonare il bilanciere, utilizzando il diapason come risuonatore, e il primo veramente elettronico. Ha abbracciato quasi tutto il tumultuoso ventennio che ha rivoluzionato l’industria orologiera: lanciato nell’ottobre 1960, quando Hamilton, Elgin e Lip erano già sul mercato con i loro modelli elettrici, è uscito di scena nel 1977 -, sopravvivendo a quasi tutti i concorrenti e convivendo per qualche anno con il quarzo.
    Nel frattempo, l’industria francese era morta, quella americana era sul bordo della fossa e quella svizzera aveva visto ridurre di due terzi i suoi addetti (da 90mila a 30mila) e si stava trasformando da industria generalista a produzione di lusso.

    L’Accutron è stato infine il primo orologio a pile realmente funzionante e affidabile, quando i concorrenti erano di fatto prototipi da far testare ai clienti. Quasi tutti gli esemplari di Elgin, per esempio, dovettero essere riparati o sostituiti in garanzia, finendo per dissestare irrimediabilmente le casse del produttore statunitense.

    1952, Hotel Blackstone

    Il 19 marzo 1952 all’Hotel Blackstone di Chicago il Presidente di Elgin, John Shennan, presenta il calibro 722. Contemporaneamente, all’Accademia delle Scienze di Parigi, Fred Lip mostra il Lip R27. Nell’orologeria da polso nasce un nuovo mondo. Il bilanciere è ancora presente, ma funge contemporaneamente da spinta e regolazione; la molla non c’è più: al suo posto è arrivata la pila (per la verità, due).

    L’effetto fu enorme, e una delle persone più colpite fu Ardé Adolph Bulova (1887/1958), figlio di Joseph Bulova (nato Bulowa, 1851/1936), immigrato a New York nel 1875 dalla natia Boemia e fondatore dell’omonima Casa. Nei primi anni del ‘900 Ardé avvia una propria produzione di orologi da tavolo e da tasca. Nel 1912 costruisce una fabbrica a Bienne, Svizzera, che sarà poi ampliata nel 1950 per poter eseguire tutte le fasi di produzione.

    In quell’anno e in quella nuova fabbrica viene assunto Max Hetzel (1921/2005). Lui non ha alcuna formazione orologiera, anzi: è un ingegnere elettrico con specializzazione in radiotelegrafia e una tesi intitolata Electromechanical frequency filters for telegraphy channel transmission che gli era valsa una medaglia d’argento. Nei tre anni precedenti aveva lavorato al Politecnico Federale di Zurigo, occupandosi di ottica e registrando i primi brevetti.

    Nel successivo trentennio l’industria orologiera dovrà avventurarsi in campi mai visti prima, e presto diventerà la regola assumere persone con un bagaglio culturale del tutto estraneo al settore, in grado di approcciare in maniera nuova i vecchi problemi.
    Il primo incarico del giovane ingegnere riguarda l’automazione della produzione industriale.

    Talmente bello che si fa anche noi

    Ardé Bulova capisce subito che il futuro va a pile e chiede a Hetzel un report dettagliato sui nuovi calibri francesi e americani. Nell’aprile del 1952 il report è pronto, e trasuda entusiasmo per la nuova tecnologia. Hetzel rileva però come la precisione sia pressoché la stessa degli orologi meccanici, dal momento che l’oscillatore è tale quale: il bilanciere. Il marginale miglioramento è dovuto solo all’assenza della molla e della sua incostante erogazione di forza durante la scarica.

    L’ingegnere ritiene che solo elevando di ordini di grandezza la frequenza, in accordo con le leggi della fisica, si possa aumentare in maniera significativa la precisione. Per la sua tesi aveva già studiato i diapason mossi elettronicamente, e la sua idea è di applicarli agli orologi. Si passerebbe così dai pochi Hertz dei bilancieri classici – che ancora oggi per la maggiori parte oscillano tra le 3 e le 4 volte al secondo, con punte di 16 per lo Zenith Defy Lab o per il vecchio Citizen Cosmotron 8810 – alle centinaia di Hertz di un diapason.

    Perdipiù sa che i diapason sono poco influenzati dalla temperatura e hanno armoniche molto deboli, cioè un suono molto puro. Risentono però in maniera pesante della posizione spaziale (quasi 5 secondi al giorno di differenza tra le varie posizioni), ma questo è un problema che non sarà lui a risolvere: se ne occuperà un decennio più tardi un’altra azienda, la ESA, con i diapason dotati di contrappesi.

    Brevetta, brevetta tutto!

    Hetzel si rende conto che nessuno prima di lui ha avuto quest’idea, il che affascina Ardé Bulova e ne stimola il senso degli affari: essendo un’idea nuova, la si può brevettare. L’ingegnere scrive un brevetto così ben fatto che sarà impossibile da aggirare non solo per tutta la concorrenza, ma persino per lui stesso – quando si troverà a lavorare dall’altra parte della barricata. Tanto che l’ultimo calibro diapason da lui concepito, vent’anni dopo per conto di Omega, sarà un ridisegno sostanziale che darà origine a un altro interessantissimo movimento, il 1220 “Megasonic”.

    Alla fine l’Accutron sarà coperto da oltre 20 brevetti che daranno a Bulova un vantaggio strategico: fino al 1968 si rifiuterà di cederli a chicchessia. Dopo quella data ed estenuanti trattative verrà ceduto a ESA per il suo 9162, mentre Citizen potrà realizzare i suoi Hisonic che altro non sono che Accutron 218-219 realizzati in Giappone. Usciranno anche a marchio Universal quando la Casa ginevrina sarà acquisita dagli orientali.

    Il circuito nell’Accutron

    Se il diapason c’è già – con magneti conici al nickel-cobalto – il resto è da inventare. Nella primavera del 1952 Hetzel riesce ad ottenere i disegni dell’Elgin 722 e del Lip R27. All’inizio del 1953 Bulova gli invia dagli Stati Uniti ben 3 transistor Raytheon CK 722. Sui quali l’ingegnere in tre mesi realizza l’antenata delle attuali breadboard, il primo circuito per eccitare un diapason a 200 Hz.

    Il 19 giugno 1953 Hetzel ottiene il primo brevetto in Svizzera, il numero 312290. Le bobine sono del tutto simili alla versione definitiva dell’Accutron: una da 8100 e una da 6000 giri di rame da 15 micron per muovere il diapason, e un’altra da 2000 – concentrica a quella da 6000 – per rilevarne la posizione e alimentare di conseguenza il transistor. Il sistema è autoregolante: se per uno shock il diapason si allontana troppo, il transistor resta spento più a lungo e la situazione torna alla normalità. L’efficienza è molto elevata: oltre l’80%, il consumo complessivo di 8 microwatt.

    Da vibrare a girare

    Per trasformare la vibrazione in movimento rotatorio, a uno dei rebbi del diapason è fissato un indice con in cima un rubino minuscolo (0,18 x 0,18 x 0,06 mm), che insiste sulla prima ruota di 3 mm di diametro con 300 denti alti 0,025 mm. Il sistema non deve essere lubrificato per nessun motivo, pena il blocco.

    Appena viste ruote così piccole, gli orologiai di professione previdero durate molto brevi. Sbagliavano. Per tagliare i denti di una ruota così piccola Hetzel inventa anche il macchinario apposito: un diapason più grosso, con una lama di diamante fissata in cima, sotto la quale gira la ruota inizialmente liscia. Poi in realtà per la produzione industriale si utilizzò un macchinario più convenzionale.

    Gli 8 prototipi pre-Accutron realizzati da Hetzel funzionavano con diverse frequenze, dai 240 ai 360 Hz. Questi ultimi si rivelarono più precisi e 360 Hz fu la frequenza scelta per la produzione finale.

    Le pile!

    Come tutti i suoi colleghi, anche Hetzel si dovette scontrare con l’inaffidabilità delle pile disponibili al tempo. Ai tempi le pile a bottone erano agli albori, non erano nemmeno a bottone. Il requisito era la durata di almeno un anno, in modo da marcare una vera supremazia rispetto all’orologio meccanico che richiedeva una ricarica quotidiana.

    Sul mercato non esistevano pile in grado di erogare una corrente molto bassa, per un così esteso lasso di tempo, senza eccessive dispersioni di energia e perdite di acido. Sono state proprio le maison orologiere a stimolare il settore. Furono sperimentate varie forme, molte delle quali pensate per occupare lo spazio nella cassa lasciato libero dal movimento. Per il Lip R27, per dire, erano a forma di fagiolo. Solo dopo molte prove e fallimenti si addivenne ai materiali e alla forma attuale, cilindrica in quanto risultata la meno incline ai versamenti di acido.

    Nel 1955 un’intera serie di prototipi fu buttata perché creduta non funzionante, quando il problema era invece nelle pile. Questo intoppo fece perdere la pazienza a Lore Sandoz-Peter, Direttore della Bulova Svizzera, che ordinò di trasferire il progetto Accutron nella sede americana. Anche Ardé Bulova si stava stancando della mancanza di risultati pratici ed era incline a fermare tutto, ma morì improvvisamente a Los Angeles.

    Il progetto si trasferì comunque, ma i problemi di industrializzazione continuarono fino al 1959. La perdita del “suo” progetto fece meditare a Hetzel di cercarsi un nuovo lavoro, e per questo contattò Omega. Come andò a finire lo vedremo nella prossima puntata.

  • “Tune of Time”, la playlist anti-noia firmata Bulova

    “Tune of Time”, la playlist anti-noia firmata Bulova

    Fondato nel 1875, Bulova rimane un marchio importante nell’odierna industria orologiera, e non solo. Si può infatti considerare una vera e propria icona, parte della storia e della cultura americana (sebbene oggi sia in mani giapponesi: appartiene a Citizen Group). Lo testimonia ad esempio la collaborazione di Bulova con un’istituzione come la Recording Academy, organizzazione di musicisti e professionisti del suono; e il legame – come sponsor della cerimonia – con i Grammy Awards. Per gli “Oscar della musica”, negli ultimi anni Bulova ha realizzato diversi orologi in edizione speciale. Ma l’impegno e la passione del brand per  il mondo delle sette note si è concretizzato anche nel progetto “Tune of Time”.

    “Tune of Time” nasce come una serie di video in formato breve dedicati a nuovi talenti e artisti emergenti, che Bulova ha lanciato sul proprio sito web e sui canali social. Mentore dell’operazione, una leggenda della musica come Nile Rodgers, vincitore di tre Grammy e ambasciatore della campagna “History of Firsts” di Bulova. Che nell’iniziativa “Tune of Time” ha guidato gli artisti nel loro percorso creativo e nella composizione. Ora i loro brani sono stati selezionati in una playlist che si può ascoltare su Spotify. In questi giorni di emergenza sanitaria, è una piacevole colonna sonora anti-isolamento, capace di farci compagnia al ritmo della grande musica.

    Ai primi posti della classifica d’ascolto i giganti della black music. Primo su tutti lo stesso Nile Rodgers con “Boogie all night”, e con una delle pietre miliari della dance, “I want your love”. Il produttore e musicista americano ha infatti raggiunto il successo planetario con i suoi Chic, fra le band che hanno inventato la disco music negli anni ’70. Non si contano gli artisti che si sono rivolti a lui per produrre album poi diventati capitoli nella storia della musica, da David Bowie a Madonna, da Daft Punk a Pharrell Williams, solo per citarne alcuni.

    Per gli amanti della buona musica d’epoca, non poteva mancare Chaka Khan, presente con la hit “Life is a dance”; ma anche il più recente “Like sugar”, con cui la regina del funk è tornata sulle scene musicali. La lista di “Tune of Time” continua quindi con Grandmaster Flash, uno dei padri fondatori del fenomeno hip hop, e il brano “The message”. Tra gli artisti selezionati, poi, Calum Scott è una delle più promettenti voci del neo-soul inglese, già fattosi notare allo show “Britain’s Got Talent”. Inclusi nella playlist i suoi pezzi “You are the reason” e “Rhythm inside”.

    Ancora, i James Davis sono molto amati per essere fra i nuovi esponenti della tradizione soul, r&b di casa Motown. Della band di Los Angeles, formata dalle gemelle Jess e Rey Reynolds e dal fratello più giovane Auston, si possono gustare assaggi come “I will” e “You light my fire”. Ed è una bella scoperta anche Madame Gandhi, nota per essere stata la batterista della rapper inglese M.I.A. e avere suonato con il gruppo americano di musica elettronica Thievery Corporation. Nel 2016 ha debuttato come solista realizzando il mini album “Voices”, di cui “Tune of Time” include la hit “The future is female”.

  • Bulova: 143 anni di storia. Fra un primato e l’altro

    Bulova: 143 anni di storia. Fra un primato e l’altro

    Qualcosa di più di una semplice storia aziendale: “Bulova – A History of Firsts”, edito da Assouline, traccia piuttosto il ritratto di una nazione. Insieme alle novità create dal marchio in prima mondiale, racconta infatti l’evoluzione della società americana negli ultimi 140 e passa anni.

    Scritto da Aaron Sigmond con il contributo di altri scrittori/giornalisti – tra cui Jack Forster, Kate Betts, Matt Hranek, e perfino del musicista/produttore Nile Rodgers -, il volume ripercorre le diverse innovazioni non solo tecniche ma anche culturali introdotte dall’azienda. E ne ritrae gli scenari, a partire dalla Gilded Age (come diceva Mark Twain), quando il giovane immigrato boemo Joseph Bulova aprì una piccola gioielleria a New York, in Maiden Lane, nel 1875, per arrivare ai nostri giorni, dopo l’acquisizione da parte del Gruppo Citizen avvenuta nel 2007. Deriva proprio dall’imprinting del fondatore lo slancio di Bulova verso il rinnovamento, la volontà di spingersi sempre oltre, nei campi più disparati: dal marketing all’aviazione, dalle esplorazioni spaziali all’affermarsi del femminismo.

    Il marchio per esempio è stato un pioniere nella pubblicità. Ha realizzato la prima campagna radiofonica, nel 1926, un segnale orario trasmesso da centinaia di emittenti che veniva ripetuto ogni ora (e suonava così: “At the tone it’s 8 pm, Bulova Watch Time”, cioè “al beep sono le otto in punto, Bulova Watch Time”). E, nel 1941, ha mandato in onda il primo spot televisivo: un video di 20 secondi, in bianco e nero, con la semplice immagine di un quadrante posto sulla mappa degli Stati Uniti, e una voce maschile che declamava “America Runs on Bulova Time (“l’America corre sul tempo di Bulova”).

    Ma nelle 176 pagine del libro, attraverso centinaia di illustrazioni, si incontrano anche esemplari celebri, che hanno segnato la storia dell’orologeria intesa come ricerca della precisione: dall’Accutron, del 1960, il primo esemplare elettronico con movimento al diapason, fino al Precisionist, del 2010, con movimento al quarzo ad altissima frequenza (262.144 Hz, 8 volte lo standard del settore, con un errore di + o – 10 secondi l’anno, contro i consueti 15 secondi al mese circa dei quarzi tradizionali).

    Un capitolo del libro, in particolare, cattura l’attenzione in questo periodo: quello dedicato al “Devil Diver”. Un orologio subacqueo (o meglio, una serie di orologi subacquei, in catalogo per un paio di decenni), costruito negli anni Sessanta e chiamato dapprima Snorkel, Deep Sea, Surfboard, e poi Oceanographer negli anni Settanta: il cui soprannome rimandava al numero impresso sul quadrante, 666, con tutte le implicazioni bibliche del caso – il simbolo della Bestia, il marchio di Satana, l’Anticristo di apocalittica memoria. In effetti si trattava di un riferimento all’impermeabilità, dato che l’orologio, sviluppato per le forze armate americane, poteva resistere alla pressione di 666 piedi (circa 203 metri, pressappoco 20 atmosfere). Sta di fatto che l’Oceanographer “Devil Diver” oggi è tornato alla ribalta: perché Bulova l’ha messo di nuovo in produzione, all’interno della collezione Archive, in una versione filologicamente corretta, con un “infernale” quadrante arancione e la lunetta bicolore. In edizione limitata (ovviamente) di 666 esemplari.