Giornale Degli Orologi
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Tag: tourbillon

  • RM 41-01 Tourbillon Soccer: il calcio secondo Richard Mille

    RM 41-01 Tourbillon Soccer: il calcio secondo Richard Mille

    Mumble… ma non era Hublot il marchio fissato con il mondo del calcio? È la domanda che mi sono fatto leggendo dell’uscita del nuovo Richard Mille RM 41-01 Tourbillon Soccer. Poi però ho fatto mente locale e mi sono ricordato che al Brand non è nuovo il mondo del pallone: è legato da tempo all’ex ct della Nazionale italiana di calcio Roberto Mancini e, nel 2013, ha creato per lui l’RM 11-01. Era il primo orologio del Marchio dedicato a questo sport, con cronografo centrale e indicatori pensati per cronometrare una partita. Nel 2019, l’RM 11-04 ne fu l’evoluzione.

    Cosa che invece non è il Richard Mille RM 41-01 Tourbillon Soccer, perché si tratta di un orologio dallo sviluppo completamente nuovo, che porta il cronometraggio di un match calcistico fino alle estreme conseguenze – se così si possono chiamare i tempi supplementari. E per scrivere di questo orologio complesso, dobbiamo analizzarne i diversi livelli, dal movimento al quadrante fino alla cassa, un’altra prova di virtuosismo dei materiali cui ci ha abituato negli anni la Maison. Parto dal movimento.

    Il calibro dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer

    Il calibro RM 41-01 a carica manuale conta la bellezza di 650 singoli componenti, posizionati su ponti scheletrati in titanio grado 5. Ha un cronografo flyback centrale, un tourbillon da 60 secondi e lavora alla frequenza di 21.600 alternanze/ora, con un’autonomia di circa 70 ore. Fin qui, niente di insolito: altissime complicazioni ma in linea con quanto ci si aspetta da Richard Mille. La vera novità dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer sta nelle funzioni, mai viste prima su un orologio, che lo rendono adatto al mondo del calcio per il quale è pensato. Parlo di un indicatore che segna le diversi fasi di una partita (primo e secondo tempo, tempi supplementari) e di altri due che tengono il conto dei goal segnati da entrambe le squadre.

    Sul quadrante scheletrato, l’indicatore delle fasi della partita si trova a ore 9. Il cronografo flyback è collegato tramite una serie di leve direttamente a questo indicatore, che è un prisma a sei facce. Ogni azzeramento del cronografo aggiorna istantaneamente l’indicatore del tempo di gioco dal primo al secondo tempo e poi al primo e al secondo tempo supplementare, facendolo ruotare di 90 gradi lungo l’asse longitudinale a ogni scatto.

    I contatori dei goal segnati sono invece a ore 11 (squadra di casa) e a ore 5 (ospiti). Gli altri due angoli del quadrante sono occupati dal tourbillon (a ore 7) e dall’indicatore dell’autonomia residua (a ore 1). Per far avanzare i due contatori dei goal si premono i due pulsanti sul lato destro della cassa: quello a ore 2 è per la squadra di casa, a ore 4 per gli ospiti. Ogni pressione fa avanzare la lancetta montata su binari metallici tramite un ingranaggio dedicato, visualizzando fino a nove reti prima di tornare automaticamente a zero.

    Conteggiare il recupero

    Sul quadrante troviamo anche un’altra finezza pensata da Richard Mille e relativa al cronometraggio peculiare di una partita di calcio. A differenza di altri sport, come il basket o l’hockey, anche durante i tempi morti di un incontro l’orologio non si ferma. Minuti persi che, alla fine di ciascun tempo, saranno conteggiati nel recupero.  

    Ebbene, sul réhaut del Richard Mille RM 41-01 è presente una scala con indicatori che corrispondono a durate di 45 minuti e 15 minuti, alla fine dei quali sono presenti sezioni destinate al monitoraggio del tempo di recupero. Inoltre, come ho scritto prima, l’indicatore del periodo di gioco è collegato al meccanismo flyback e, ogni volta che si azzera il cronografo, passa automaticamente al tempo successivo.

    La corona intelligente

    Anche l’RM 41-01 Tourbillon Soccer ha la corona “intelligente” cui ci ha abituati Richard Mille, attraverso la quale selezionare le diverse funzioni dell’orologio: neutro, carica e regolazione dell’ora. A differenza di altre referenze che hanno pulsanti dedicati a questo (penso, per esempio, all‘RM 07-04 Automatic Sport o all’RM 21-02 Tourbillon Aerodyne), l’RM 41-01 Tourbillon Soccer ha una soluzione più classica, dove la corona viene tirata verso l’esterno per attivare le tre diverse funzioni.

    Nell’RM 41-01 Tourbillon Soccer, quando la corona è premuta completamente nella cassa si trova in posizione neutra anziché di carica, come avviene invece normalmente in un orologio. Una scelta fatta da Richard Mille per evitare una carica eccessiva accidentale che possa mettere sotto stress la molla. Estraendo la corona di una posizione si carica il movimento, tirandola nella seconda posizione si può regolare l’ora. La funzione attiva è visualizzata da un indicatore a ore 4 con le modalità N (neutral), W (wind) o H (hour).

    Oltre che la consueta attenzione alla praticità di utilizzo, Richard Mille ha dedicato alla corona in titanio anche una particolare attenzione estetica, per richiamare lo sport che ha ispirato il design dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer. Ha un rivestimento in gomma che riprende il motivo esagonale di un pallone da calcio, motivo che ritorna anche nella parte superiore scolpita della corona stessa.

    Basalt TPT: la novità dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer

    Ed eccoci alla cassa, per la quale ho usato all’inizio l’espressione “virtuosismo dei materiali”. Intanto parto dalle dimensioni, molto maschie come quasi sempre negli orologi del Brand: 43,23 mm da ore 9 a ore 3, 49,65 mm da ansa ad ansa e uno spessore considerevole di 16,08 mm, dovuto principalmente allo spazio necessario per le complicazioni. Come tutti gli altri orologi Richard Mille, la cassa dell’RM 41-01 Tourbillon Soccer ha una struttura a sandwich, ma una delle due varianti di colore è creata con un materiale del tutto nuovo: Red Carmin Basalt TPT.

    La parte centrale della cassa è nera, in Carbon TPT, materiale ampiamente utilizzato dal Brand e del quale abbiamo scritto già più volte. I due colori, chiamati Red Carmin e Dark Blue, sono presenti nella sezione superiore e in quella inferiore della cassa: il blu è in Quartz TPT, il rosso è la novità, il Basalt TPT, sul quale vale la pena spendere due parole.

    Simile nella lavorazione sia al Carbon TPT sia al Quartz TPT, il Basalt TPT è un materiale composito costituito da strati compressi di fibre, sovrapposti e alternati con un angolo di 45 gradi per aumentarne la resistenza. Anziché le fibre di carbonio spesse 30 micron come nel Carbon TPT o le fibre di silicio da 45 micron del Quartz TPT, il Basalt TPT incorpora fibre di basalto (una roccia vulcanica) spesse 40 micron, che creano una struttura asimmetrica simile al legno.

    Dal punto di vista delle prestazioni, il Basalt TPT è simile al Carbon TPT e al Quartz TPT, e come quelli è biocompatibile. Le fibre a base di basalto producono un motivo più visibile, il che permette a Richard Mille di ottenere un miglior effetto con colori scuri e saturi come il Red Carmin.

    Super partes

    Prima di lasciarvi alle didascalie, segnalo che la versione Dark Blue Quartz TPT del Richard Mille RM 41-01 Tourbillon Soccer è abbinata a un cinturino in caucciù bianco, mentre il Red Carmin Basalt TPT ha un cinturino grigio. Entrambi, per come la vedo io, si abbinano bene ai rispettivi colori, che in questo caso hanno tonalità più scure e naturali anziché quelle molto vivaci presenti su altri modelli del brand. 

    Se volessimo ragionare in termini di fede calcistica, queste tonalità tenui della cassa potrebbero incoraggiare chi volesse comprarsi una di queste due referenze (ciascuna limitata a 30 pezzi per colore) a osare, poiché non si avvicinano a quelle di nessuna squadra. Per intenderci, un interista potrebbe mettersi al polso il Red Carmin senza rischiare di associarsi al Milan, e viceversa con il Dark Blue. Però, visto il prezzo (1.450.000 franchi, tasse escluse), è più facile che se lo metta al polso un calciatore che un ultrà. Ma tant’è: nello sport più inclusivo del mondo, c’è spazio anche per l’esclusività.

  • J12 Bleu Diamond Tourbillon, le complicazioni in blu di Chanel

    J12 Bleu Diamond Tourbillon, le complicazioni in blu di Chanel

    Non solo bianco o nero, il J12 ora è anche blu. Lo abbiamo visto a Watches and Wonders Geneva, dove Chanel ha presentato un’intera collezione nella nuova tonalità “notturna”. Anche se, a dirla tutta, io avevo avuto la fortuna di vederla in anteprima lo scorso autunno, insieme a un manipolo di colleghi, durante una visita in manifattura a La Chaux-de-Fonds. Ed è proprio perché, dopo mesi, mi sembra di conoscerla abbastanza bene, che ho scelto di scrivere queste righe per approfondire il discorso sul J12 Bleu Diamond Tourbillon. Uno degli esemplari più emblematici non solo della famiglia di J12 Bleu, ma dell’intera orologeria della Maison. Perché ci fa capire come si lavora, chez Chanel.

    Due parole sul colore…

    Prima di tutto credo sia opportuno spiegare il motivo della scelta cromatica: il blu è un colore ricorrente nella moda della Casa, con una rilevanza storica. Per trovare esempi concreti, basta pensare agli abiti da sera realizzati da Mademoiselle Coco negli anni Venti, o più ancora ai mitici tailleur in tweed degli anni Sessanta, dai toni pieni e decisi oppure pastello, più delicati. O anche alle tante creazioni firmate da Karl Lagerfeld nel corso della lunga carriera come Direttore creativo, stagione dopo stagione: una su tutte, l’intera collezione della primavera-estate 2012 di Haute Couture, che riempì la passerella di infinite sfumature di blu.

    C’è da dire anche che la nuance di blu con cui è realizzato il J12 Bleu Diamond Tourbillon (come tutta la serie di orologi), non è casuale. Tutt’altro: è stata voluta e decisa esattamente così com’è da Arnaud Chastaingt, Direttore del Watch Creation Studio di Chanel. Si tratta di un blu scuro tendente al nero, un blu specifico che finora non esisteva: profondo, intenso, quasi vellutato. Ci sono voluti molteplici tentativi e centinaia di prototipi per metterlo a punto. Un impegno perseguito per cinque anni e raggiunto soltanto grazie alla perfetta padronanza dei processi di lavorazione della ceramica da parte dei tecnici della Manifattura.

    … e sul materiale

    Devo ricordare infatti che la ceramica utilizzata in tutti i J12 è prodotta “in casa” all’interno degli atelier di G&F Châtelain, la filiale di Chanel dedita all’orologeria. Evito di ri-spiegarvi come si fa: le fasi di produzione, le materie prime da cui è composta, il tipo di macchinari necessari eccetera. Non è questa l’occasione adatta, ne riparleremo presto – quando vi racconterò proprio del mio tour in Manifattura. Intanto potete andarvi a rileggere cosa aveva scritto al proposito Cristina Manfredi.

    Qui mi limito invece a riassumerne le molteplici qualità: la ceramica è un materiale ad alta resistenza e a elevata densità, quindi resistente all’usura, ai graffi, agli urti. Più leggera e più dura dell’acciaio, è praticamente inalterabile nel tempo, inattaccabile dalla corrosione o dall’ossidazione, insensibile ai raggi Uv, ma perfettamente biocompatibile con l’epidermide. E al tatto regala sensazioni piacevoli, perché non è fredda come un metallo, assume anzi la temperatura corporea molto velocemente.

    Concludo con un cenno alle finiture: tutti gli esemplari della collezione J12 Bleu sono realizzati in ceramica mat. E proprio le superfici opache donano agli orologi – e al J12 Bleu Tourbillon in particolare – un’elegante sobrietà, uno chic discreto, non urlato, ovattato. Reso ancora più distintivo dal contrasto con i dettagli lucidi: le bisellature che scolpiscono i profili della cassa e le maglie del bracciale, e più ancora gli zaffiri blu incastonati sulla lunetta… No, un attimo, ci arrivo fra qualche riga.

    L’estetica del J12 Bleu Diamond Tourbillon

    Prima devo segnalare, a rigor di cronaca, che il J12 Bleu Diamond Tourbillon è “semplicemente” la versione blu dell’esemplare uscito tre anni fa e di cui illo tempore avevo scritto la recensione. Per non ripetermi, cercherò quindi di sottolineare solo gli aspetti essenziali e di riportare i dettagli più tecnici nelle didascalie.

    A cominciare dalla cassa, che misura 38 mm di diametro e presenta appunto la lunetta tempestata di zaffiri blu. Per l’esattezza 34 pietre taglio baguette. Ma più che il numero (non mi stancherò mai di ripeterlo), nel caso delle gemme conta soprattutto la misura della massa. Diciamo “il peso”, se vogliamo essere meno corretti ma più comprensibili: peso che si misura in carati (un carato corrisponde a 0,2 g). Nel J12 Bleu Diamond Tourbillon si contano ben 4 carati di zaffiri blu: quanto basta per definire l’orologio “prezioso”, anche senza considerare i diamanti – due, uno dei quali merita particolare attenzione, come vedremo poi.

    Anche riguardo agli zaffiri, la loro presenza è stata voluta da M. Chastaingt per creare un bel contrasto fra lo scintillio, la luminosità e la trasparenza delle pietre preziose, e la ceramica opaca tutt’attorno. Ed è stata di nuovo una sua scelta la precisa tonalità delle gemme, in accordo con il leggero sottotono verde della ceramica “blu Chanel”. Di alto livello la qualità e la purezza delle pietre, la cui origine è certificata dal RJC (Responsible Jewelry Council), come sempre nei gioielli della Maison¹.

    La meccanica: il Calibre 5

    Ma basta uno sguardo sul quadrante traforato del J12 Bleu Diamond Tourbillon per lasciarsi catturare dal moto ipnotico del tourbillon. Devo sottolineare che è un tourbillon volante, quindi privo del ponte superiore e fissato solo alla base, sulla platina. Costruzione che lo rende estremamente delicato, se sottoposto a urti o vibrazioni, e molto più difficile da realizzare di un tourbillon “normale”, a dispetto del fatto che non ne modifica la funzionalità. Un virtuosismo tecnico, quindi, amato dagli intenditori perché permette di vedere la gabbia in tutta la sua leggerezza, durante l’intera rotazione. Una complicazione tecnica per il puro piacere visivo, insomma. Coerente con il mantra “la tecnica al servizio dell’estetica” che ha sempre contraddistinto l’orologeria Chanel.

    Lo stesso discorso vale anche per l’altra caratteristica del J12 Bleu Diamond Tourbillon, evidente fin dal primo sguardo. Ovvero il diamante montato sopra la gabbia del tourbillon e che quindi compie una rotazione completa in un minuto. Un’altra sfida tecnica, che obbliga a fare calcoli precisi sul diametro e il peso della pietra in rapporto a quelli della gabbia, e pone problemi di bilanciamento in fase di montaggio. Il motivo? Solo la suggestione di veder ruotare a ritmo del tourbillon la pietra preziosa, che oltretutto ha un taglio rotondo particolare – non il consueto taglio brillante… Dettagli? Certo. Ma l’orologeria è fatta di dettagli. E questi la dicono lunga sull’orologeria Chanel.

    Riguardo al Calibre 5, è chiaramente il quinto movimento sviluppato in-house: uscito appunto nel 2022, era il quinto in sei anni, e metteva a frutto tutte le esperienze capitalizzate fino ad allora dalla Maison in orologeria. Per esempio, nell’architettura ricorda il Calibro 1, montato negli esemplari della collezione Monsieur. Come quello è infatti a carica manuale, come quello è costruito attorno a un ponte circolare centrale e dominato dal ripetersi della forma rotonda come elemento dominante. Trovate le altre caratteristiche tecniche nelle didascalie. Qui mi limito a dire che anche nella meccanica le finiture sono impeccabili, secondo i criteri della grande tradizione orologiera. Non a caso si fregia dell’effigie del Leone, il “sigillo” dell’alta orologeria Chanel.

    Disponibilità e prezzi

    Concludo come sempre con qualche informazione pratica. Il J12 Bleu Diamond Tourbillon è già in vendita e costa 230mila euro. Non certo un prezzo alla portata di tutti, sebbene in linea con l’esclusività della creazione. Oltretutto devo aggiungere che è realizzato in una tiratura limitata di 55 esemplari in tutto il mondo, un numero esiguo che ne riduce la disponibilità a pochi pezzi per nazione. Gli appassionati e i collezionisti – quelli veri, in grado di spendere somme ingenti per la loro passione – sono avvisati. Se qualcuno di loro fosse interessato, farebbe bene a rivolgersi al più presto in una boutique monomarca…

  • Tourbillon à Remontoir d’Egalité, il record in asta di F.P.Journe

    Tourbillon à Remontoir d’Egalité, il record in asta di F.P.Journe

    La notizia ha fatto il giro del mondo alla velocità della luce, diventando subito virale sul web. Un orologio straordinario, il Tourbillon à Remontoir d’Egalité 15/93, realizzato da F.P.Journe, è stato battuto in asta l’8 novembre scorso a Ginevra da Phillips per ben 7.320.000 franchi svizzeri.
    Cifra da record: si tratta, infatti, del risultato più alto di tutti i tempi per una creazione di un orologiaio indipendente. Febbre da rilancio, o degno riconoscimento per il Tourbillon à Remontoir d’Egalité? Ma è veramente un pezzo che deve essere considerato una pietra miliare nella storia dell’orologeria? Per comprendere le ragioni di un simile risultato, scopriamo insieme le caratteristiche di questo orologio.

    Una storia che parte da lontano

    Una premessa è d’obbligo: nella sua ormai lunga carriera, François-Paul Journe ha realizzato solo tre orologi da polso che siano stati interamente opera sua, cioè non solo progettati, ma anche realizzati fin nel minimo dettaglio dalle mani e dal talento del Maître horloger.
    Il pezzo andato in asta è il secondo, in ordine di tempo, di questo piccolo novero: vide la luce nel 1993 e fu il capostipite della serie dei Tourbillon Souverain di F.P.Journe. E fu anche il primo venduto dal Maestro.

    Difficile confrontarsi con un genio come Abraham-Louis Breguet, inventore del tourbillon, cioè di una soluzione meccanica in cui l’intero treno dello scappamento ruota su sé stesso cambiando continuamente posizione nello spazio e andando ad equalizzare gli effetti della gravità. Breguet aveva ben compreso come, per quanto si raffinasse l’esecuzione e si scegliessero i migliori materiali, l’effetto dell’attrazione gravitazionale fosse sempre presente e sempre diretto verso il centro della Terra. Si poteva solo cercare di variare la posizione relativa delle masse in gioco rispetto al Pianeta. Cioè di far sì che l’effetto – massimo in condizioni statiche, perché sempre costante per intensità e direzione – fosse almeno attenuato, e quindi abilmente compensato, nella componente centripeta, facendo ruotare le masse interessate.

    Capolavoro di meccanica, creato da Breguet per gli orologi da tasca e brevettato nel 1801, il tourbillon ha avuto diverse rivisitazioni nella seconda metà del XX secolo, da parte di chi lo ha inserito nei movimenti degli orologi da polso. Sempre pronto a cogliere le sfide, François-Paul Journe decise di tentare di migliorare ulteriormente la precisione di un orologio con tourbillon, riprendendo il testimone là dove Breguet lo aveva posato.

    Il problema della costanza di marcia

    Se la gabbia rotante compensava uno dei problemi con cui l’alta orologeria si era sempre scontrata, restava però un altro ostacolo alla regolarità di marcia, indispensabile per ottenere la precisione: la non uniformità della forza esercitata sullo scappamento dalla molla di carica.
    Il tema, ben noto, era stato affrontato sin dai secoli precedenti e risolto abilmente, sia per gli orologi domestici, che per quelli da persona e addirittura anche per quelli da campanile. Gli orologiai più abili si erano cimentati, infatti, con la creazione di diversi tipi di remontoir d’égalité: cioè di un dispositivo che era interposto tra la sorgente di energia e lo scappamento.

    Il rémontoir era in grado di compensare l’inevitabile differenza della forza esercitata dalla molla, o dai pesi, tra l’inizio del funzionamento a piena carica e la fine carica, data dallo svolgimento della molla, o dalla caduta dei pesi. Obiettivo del rémontoir è infatti fare sì che – indipendentemente dal tiro istantaneo della molla, che sappiamo non essere costante – la forza applicata allo scappamento sia sempre la stessa. Per fare questo, esso stesso viene costantemente ricaricato per piccoli intervalli di tempo, per cui lavora sempre in condizioni praticamente costanti: da cui égalité. Naturalmente, ciò comportava complicare il movimento: solo i migliori autori lo applicarono per i propri pezzi di più alta gamma.

    Segni particolari: capolavoro

    Dotare un medesimo orologio da polso sia del tourbillon che del remontoir d’égalité avrebbe quindi garantito, a patto di riuscirci, una precisione ancora superiore: fu questa la sfida che l’allora giovane François-Paul raccolse e di cui celebriamo, oggi, il capostipite.
    Nasce così l’idea che si concretizzerà dapprima nel 1991, con la creazione di un prototipo il cui movimento è interamente realizzato in oro, ingranaggi compresi. Tutte le caratteristiche che faranno di questa linea di orologi un vero e proprio sogno per i collezionisti sono ormai mature.

    A questo primo prototipo, che Journe porterà per anni al proprio polso e che è ora parte della sua collezione privata, fecero seguito due altri orologi, nel 1993. I tre esemplari sono sostanzialmente identici fra loro: il primo, il prototipo, porta il seriale 11/91, a indicare che si tratta dell’undicesimo orologio prodotto da Journe e che è stato realizzato nel 1991. Il secondo, quello battuto in asta, porta il seriale 15/93; il terzo invece il seriale 16/93.

    Le caratteristiche del Tourbillon à Remontoir d’Egalité 15/93

    Passiamo ai dettagli del pezzo finito sotto il martelletto di Aurel Bacs. Cassa in platino, di diametro 38 mm, movimento interamente in oro giallo, a carica manuale, quadrante innovativo, con la gabbia del tourbillon sulla sinistra, affiancata dal piccolo contatore che mostra ore e minuti, mentre nella parte superiore del quadrante troviamo l’indicatore dell’autonomia residua.

    Il design complessivo è già programmatico di quello stile che renderà i pezzi di F.P.Journe inconfondibili. Compresa la firma ben visibile, posta tra ore 6 e ore 3, e il numero seriale, 15/93, che si trova tra ore 6 e ore 7. Il fondello è pieno e non permette, come invece accadrà con i successivi tourbillon del Maestro, di poter godere visivamente della bellezza del movimento. Bracciale in pelle, con chiusura ad ardiglione in acciaio, una scelta di sobrietà.

    Un corredo principesco

    L’esemplare era giunto in asta con un corredo veramente unico. Non solo una copia del libro F.P.Journe Invenit et Fecit, scritto da Jean-Pierre Grosz, sulla cui copertina il Tourbillon à Remontoir d’Egalité 15/93 appare in tutta la sua bellezza. Ma anche con una ricca serie di disegni tecnici originali, propedeutici alla realizzazione, una collezione di articoli dedicati, usciti nel 1993, la fattura originale di vendita e addirittura con il foglio di metallo dal quale fu ritagliata la gabbia del tourbillon. Il tutto, da sempre appartenuto alla medesima famiglia, si riaffacciava al mercato per la prima volta. A onor del vero, proprio quest’estate i proprietari avevano ritenuto necessaria una revisione, naturalmente effettuata da F.P. Journe personalmente.

    Dopo aver realizzato il Tourbillon à Rémontoir d’Egalité, possiamo immaginare la soddisfazione di Journe. Giustamente orgoglioso per il traguardo raggiunto, F-P commentò che il risultato era la crasi delle capacità di ben cinque Maestri: Breguet, quale inventore del tourbillon; Guinand per l’estetica della gabbia del tourbillon; Bürgi per il sistema di rémontoir; Berthoud per l’estetica generale; e lui stesso, che aveva sublimato in questo pezzo decenni di esperienza e di studio.

    Pillole di storia

    Per prima cosa, è d’obbligo notare che Journe ha fatto dei propri tourbillon dei veri e propri pièces de resistence. La padronanza della tecnologia gli ha permesso di presentare, dopo il 1993, diverse serie – naturalmente, sempre in numero molto limitato – di esemplari dotati della magica gabbia rotante.
    Dopo i due prototipi gemelli, il 15/93 ed il 16/93, nacque in Journe l’idea di realizzare una serie limitata di soli 20 esemplari. Sempre sull’onda dell’emulazione del mitico Breguet, decise di aprire una souscription, come avrebbe detto il Grande, ovvero una sottoscrizione. In brevissimo tempo i 20 pezzi disponibili furono prenotati dietro pagamento anticipato, prima ancora che la loro lavorazione fosse iniziata.

    L’idea fu un successo. Con la somma ottenuta, F.P.Journe poté fare, anche in termini di attrezzature, il salto di qualità che gli permise di diventare quel che è oggi. I pezzi souscription, usciti sul mercato tra il 1999 ed il 2003 con il nome di Tourbillon Souverain, sostanzialmente hanno le stesse caratteristiche principali dei due prototipi fatti a mano dal Maestro. Ma presentano alcune differenze.
    Il movimento non è in oro: è in ottone. Il numero individuale e progressivo all’interno del lotto di 20 è inciso sul quadrante. La cassa è quasi sempre in platino, anche se un limitatissimo numeri di esemplari è stato prodotto in oro rosa. E il fondello è in vetro zaffiro, consentendo così di ammirare l’incredibile qualità della meccanica.

    Di prodezza in prodezza…

    Nel 2003, Journe pensò bene di aggiungere alla già notevole meccanica del Tourbillon à Remontoir d’Egalité un’ulteriore complicazione: quella dei secondi morti, spesso in Italia chiamati secondi indipendenti. In questo caso, l’idea ancor più particolare è quella di far azionare la lancetta dei secondi direttamente dal remontoir d’égalité. La lancetta dei secondi si muove con uno scatto netto non appena il secondo è trascorso, cioè morto – da cui la denominazione, altrimenti difficile da interpretare.

    Nasce così, come naturale evoluzione, il Tourbillon à Remontoir d’Egalité avec Seconde Morte. Con cassa in platino oppure in oro rosso, movimento in oro rosa, quadrante guilloché in oro rosso o in argento. E fondello in vetro zaffiro, attraverso cui si ammira la maestria delle finiture e della lavorazione: platina a perlage e côtes de Genève sui ponti. Pezzo da alta collezione. Appena disponibile, il mercato lo percepì come quello che in altri ambiti si definirebbe un Instant Classic.

    …fino all’impensabile

    E arriviamo in tempi più recenti. Per celebrare i vent’anni della produzione della linea Tourbillon Souverain, Journe ha voluto superare sé stesso. Ha progettato e realizzato un nuovo tipo di tourbillon: in cui la rotazione della gabbia, che avviene tradizionalmente in orizzontale, avvenga invece in verticale. Ecco dunque il Tourbillon Souverain Vertical. Per aggiungere al tutto anche un tocco di scenografia, il Maestro ha portato il periodo di rotazione della gabbia del tourbillon, solitamente della durata di un minuto, a 30 secondi. All’interno della cassa un anello lucidato a specchio riflette il treno del tourbillon, dando luogo a un vero effetto ipnotico.

    Ma non finisce qui. Sin dal 2001 F-P aveva introdotto un’ennesima innovazione: l’uso del rutenio per il trattamento superficiale di quadranti e movimenti. Un metallo raro del gruppo del platino, dalle caratteristiche peculiari. Sarà proprio un Tourbillon à Remontoir d’Egalité a inaugurare la collezione Ruthenium, nella quale il Maestro reintrodurrà anche l’uso dell’oro per i movimenti. Al Tourbillon, si affiancarono in questa collezione anche l’Octa Jour/Nuit, l’Octa Calendrier, l’Octa Chronographe e il Chronomètre à Résonance.

    Per concludere

    Difficile concludere: ogni pezzo, ogni caratteristica meccanica o tecnica di queste creazioni di F.P.Journe meriterebbero fiumi di inchiostro. Tornando al punto di partenza, il risultato eccezionale esitato da Phillips per il Tourbillon à Remontoir d’Egalité poteva essere in buona misura prevedibile. I pezzi unici, di qualità superlativa, sono e saranno sempre il Santo Graal dei grandi collezionisti. Così è sempre stato e probabilmente così sempre sarà. Fino a che grandi maestri come F.P.Journe saranno pronti ad accogliere le sfide più estreme e a mostrarci le loro incredibili capacità.

  • Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante: la sublime equazione

    Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante: la sublime equazione

    Orologio che vince non si cambia. Per parlare del Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 prendo in prestito un’espressione classica del mondo dello sport e sostituisco la parola “squadra” con “orologio”. Perché con la referenza 5887 la Maison ha creato un oggetto capace di evolvere senza cambiare, di mantenere un’identità estetica e tecnica riconoscibile che ha bisogno di aggiornamenti misurati, limitati principalmente al metallo della cassa e al colore del quadrante. L’equilibrio complessivo dell’orologio è infatti così preciso da non necessitare di stravolgimenti. Basta a se stesso e piace ai collezionisti. That’s it, direbbero a Londra.

    In effetti il Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 fu lanciato da Breguet a Baselworld nel 2017. Un battito di ciglia se rapportato ai tempi dell’orologeria, un’era geologica fa se si pensa a che cosa è accaduto dall’uscita di Swatch Group da Basilea a oggi, tra saloni defunti, pandemie, mercati impazziti e quasi rinsaviti. Eppure il nostro orologio è sempre lì. Sette anni fa, quello che è il modello di punta della collezione Marine fu presentato in due versioni, una in oro rosa 18 carati con quadrante argentato e l’altra in platino con quadrante blu.

    Nel 2020, in occasione del 220° anniversario del tourbillon, Breguet aggiunse un’altra versione in oro rosa e quadrante marrone, per allargare l’offerta a un colore che, allora come oggi, era molto apprezzato. Oggi tocca al quadrante nero e, di nuovo, alla cassa in platino. Orologio che vince non si cambia, appunto. Specialmente per quello che riguarda la complicazione regina che ospita, ossia l’equazione del tempo.

    Il Breguet Marine e l’equazione del tempo

    Per spiegare in breve in che cosa consiste, possiamo dire che l’equazione del tempo indica la differenza tra l’ora solare e l’ora civile media. Ossia lo scostamento, durante il corso dell’anno, tra il tempo indicato da un orologio solare e quello indicato dall’orologio che comunemente usiamo. Due tempi che non coincidono, perché questo scostamento può variare, in un anno, da un massimo di 16 minuti e 25 secondi tra il 31 ottobre e il 1° novembre, a un minimo di -14 minuti e 15 secondi tra l’11 e il 12 febbraio.

    Entrando un filino più nel dettaglio, questo scostamento è dovuto all’azione combinata tra l’inclinazione dell’asse terrestre (pari a 23 gradi e 27 primi) e l’eccentricità dell’orbita ellittica della Terra, ossia il rapporto fra la distanza di un fuoco dal centro dell’ellisse e la lunghezza del semiasse maggiore dell’orbita. Quanto maggiore è il valore dell’eccentricità (quello dell’orbita terrestre è pari a 0,017), tanto più allungata è l’ellisse.

    Non c’è bisogno di spiegazioni più approfondite, sia perché non sono Margherita Hack, sia perché credo che a pochi di voi interessi. Quanto scritto sopra dovrebbe far capire due cose: che l’equazione del tempo è fondamentalmente una complicazione priva di utilità pratica, ma un virtuosismo meccanico e matematico di altissima fattura; e che poche sono le manifatture a possedere le capacità tecniche per realizzarla e racchiuderla in un orologio da polso.

    In particolare, l’equazione del tempo nel Breguet Marine Tourbillon è chiamata “marciante” proprio perché è leggibile in modo istantaneo grazie alla presenza di due lancette dei minuti in continuo movimento: una di tipo Breguet à pomme che indica l’ora civile; e l’altra, la cui estremità reca un anello dorato, diamantato e plissettato, per la lettura dell’ora solare.

    Ingegneria e astronomia

    Tanto la lettura è immediata sul Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887, quanto il meccanismo che la consente è complesso. Esso è controllato dal tourbillon e da una camma a forma di fagiolo, entrambi visibili a ore 5 perché posizionati sotto un disco di zaffiro su cui sono riportate le iniziali dei mesi dell’anno. In questo modo è possibile seguire il funzionamento della camma rotante, il cui fagiolo è in realtà una forma di analemma. Vale a dire un diagramma grazie al quale è possibile leggere la differenza tra il mezzogiorno vero e il mezzogiorno medio nelle varie parti del mondo, in qualsiasi giorno dell’anno.

    Questa camma, la cui progettazione ha richiesto calcoli molto precisi basati sul moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole, compie un giro completo intorno al proprio asse nell’arco di un anno. Un tastatore, a sua volta collegato a un rastrello, legge sulla camma le informazioni in essa contenute e le trasmette alla lancetta dei minuti dell’equazione marciante. Grazie a un differenziale si corregge la marcia della seconda lancetta dei minuti in base alle informazioni trasmesse dal tastatore, così che indichi correttamente il tempo solare. I calcoli alla base della complicazione sono stati elaborati in rapporto al meridiano di Greenwich, in modo da consentire la lettura della differenza fra tempo medio e tempo solare, qualunque sia il meridiano cui ci si riferisce.

    Un virtuosismo tecnico che fa quasi scomparire un’altra complessità del Marine Tourbillon Équation Marchante 5887, ossia il tourbillon. Che a casa Breguet è il pane quotidiano e che, come l’equazione del tempo, qui non è una funzione che definiremmo pratica, visto che è più utile su un orologio da tasca o da tavolo che su uno da polso. Ma Breguet non è un brand “pratico” e non dovrebbe diventarlo, se vuole restare Breguet.

    Il calendario perpetuo del Breguet Marine

    Mi viene da sorridere a pensare che l’altra grande complicazione dell’orologio, il calendario perpetuo con indicazione retrograda del datario, possa essere quasi derubricata a un dettaglio di routine. La si vede distribuita nella metà superiore del quadrante e strutturata con due finestrelle, rispettivamente a ore 10:30 e 1:30, nelle quali compaiono il giorno della settimana e il mese, quest’ultimo con a fianco l’eventuale anno bisestile. A ciò si abbina un indicatore ad arco per la data, individuata da una lancetta retrograda a forma di àncora, giusto per ricordare in quale collezione di Breguet ci troviamo.

    Completa la serie delle informazioni presenti sul quadrante un discreto indicatore dell’autonomia residua. Ha la forma di un piccolo arco posizionato da ore 7 a ore 8, tra il cerchio delle ore e la parte centrale del quadrante. Quando il Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 è al massimo della propria carica, l’indicatore e completamente blu e si “svuota” man mano che l’autonomia diminuisce.

    L’architettura meccanica dell’orologio è sorretta dal calibro di manifattura a carica automatica 581DPE, lo stesso che equipaggiava le precedenti referenze del Marine Tourbillon Équation Marchante. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un solo bariletto, capace però di erogare potenza per una carica di circa 80 ore.

    Estetica codificata

    Tutto questo ben di Dio è al servizio dell’estetica propria della collezione Marine, specialmente per ciò che riguarda il quadrante. È in oro bianco con finitura nera e si struttura in quattro settori. Il più interno è un disco nero decorato manualmente a guilloché, con il classico motivo a onde del Marine. C’è poi il giro delle ore color argento, lavorato con una satinatura circolare, sul quale spiccano i numeri romani neri in oro, applicati. Segue un altro cerchio, nero, che riporta gli indici piramidali in oro trattati con Super-LumiNova. Più all’esterno il réhaut, decorato con un motivo ondulato.

    Una geometria piuttosto articolata, come si vede, che tuttavia è ben bilanciata esteticamente. Forse un po’ “importanti” le presenze del tourbillon e della camma, ma si può capire: sono il cuore meccanico dell’orologio, hanno una struttura non banale ed è giusto che si prendano il proprio spazio, anche visuale. Il tutto è racchiuso nella classica cassa da 43,9 mm di diametro del Marine Tourbillon Équation Marchante, qui in platino. Lo spessore di 11,8 mm è di tutto rispetto se si considera le complicazioni che ospita.

    Come sempre, prima di lasciarvi alle didascalie chiudo con il prezzo: 297.000 euro. E con una notazione. La storia della collezione Breguet Marine ha origini lontane, poiché il suo nome deriva dal titolo di “horloger de la Marine Royale” di cui Abraham-Louis Breguet fu insignito nel 1815. Il nome di Breguet sarà legato alla Marina reale francese per decenni, poiché anche il figlio e il nipote le fornirono cronometri. Nel 1990, la Maison cavalcò questa storia per presentare la collezione Marine, ispirata proprio all’aspetto classico e alla grandezza tecnica dei cronometri da marina. La linea, rinfrescata nel 2018, è tuttora uno dei pilastri della Maison. Di fronte a un orologio come questo si capisce il perché.

  • RM 17-02 Tourbillon Titanium: vecchia scuola Richard Mille

    RM 17-02 Tourbillon Titanium: vecchia scuola Richard Mille

    Non nascondo di essere sempre un po’ in difficoltà quando mi trovo a scrivere di Richard Mille. A maggior ragione di fronte a un orologio come il nuovo RM 17-02 Tourbillon Titanium. Non tanto perché è un Marchio che richiede preparazione e competenza tecnica, quanto perché, in questo caso, è riuscito a mettere insieme due “campioni” dell’alta orologeria come il tourbillon e il titanio senza fare un plissé. Ossia creando un orologio dai contenuti tecnici mostruosi, come suo solito, con una normalità tale da dare al risultato finale una naturalezza eccezionale.

    L’RM17-02 è stato presentato all’inizio di quest’anno con il modello in edizione limitata a 30 pezzi con cassa in White Quartz TPT, uno dei materiali di fascia più alta di Richard Mille, usato anche nell’RM 65-01 e in altri esemplari. Ma il titanio è il materiale con cui Richard Mille ha iniziato la carriera, insieme alla nanofibra di carbonio, e quindi la nuova versione in titanio è perfettamente coerente con l’orologio e con la storia del Brand.

    Il movimento dell’RM 17-02 Tourbillon Titanium

    Voglio partire proprio dai contenuti tecnici dell’RM 17-02 Tourbillon Titanium, soffermandomi su alcuni aspetti del calibro RM17-02, un movimento a carica manuale, extra-piatto, con tourbillon. Intanto, il bilanciere. È a inerzia variabile con spirale libera, una soluzione ampiamente utilizzata da Richard Mille all’interno delle proprie collezioni. Poiché il bilanciere, con le sue oscillazioni, regola la velocità di rotazione del ruotismo dell’orologio, più è libero nell’oscillare, maggiore è l’isocronismo.

    La regolazione del bilanciere si ottiene modificando la frequenza delle rotazioni. In questo caso la spirale è libera perché la variazione della frequenza non avviene utilizzando la classica racchetta (che accorcia o allunga la spirale facendo “camminare” più velocemente o più lentamente il movimento), ma variando il momento inerziale di spinta grazie allo spostamento di alcune masse presenti sul bilanciere stesso. Il tutto per rendere il più elevato possibile il grado di precisione.

    È una soluzione tecnica impiegata principalmente dai marchi dell’alto di gamma perché comporta importanti investimenti in ricerca e sviluppo, sia sul lato ingegneristico sia su quello dei materiali. E Richard Mille non la impiega solo nell’RM 17-02 Tourbillon Titanium – date un’occhiata per esempio all’RM 35 dedicato a Nadal o al , perché è fin dalle origini un Marchio votato all’utilizzo delle tecnologie più avanzate. Un Brand abituato a cercare il massimo delle prestazioni attraverso il massimo della ricerca ingegneristica.

    Al bilanciere si abbina il bariletto cosiddetto a rotazione veloce, perché compie un giro in 6 ore anziché nelle consuete 7 ore e mezza. Grazie a questa caratteristica, la molla di carica rischia minori aderenze occasionali alle superfici interne, che causano rallentamenti nella marcia; così le prestazioni cronometriche migliorano molto. Allo stesso modo, poiché migliora il delta alla curva di rilascio della forza della molla, ne beneficia il rapporto fra riserva di carica e regolarità di marcia.

    Titanio e non solo

    Quanto sopra si traduce in una frequenza di oscillazione a 21.600 alternanze/ora per circa 70 ore di autonomia. Prestazioni e ingegnerizzazione che si avvalgono di una ricerca spinta sull’uso dei materiali. La platina e i ponti sono realizzati in titanio grado 5, una lega biocompatibile, altamente resistente alla corrosione e straordinariamente rigida, che consente al treno di ingranaggi di funzionare senza sforzo.

    La lega è composta per il 90% da titanio, per il 6% da alluminio e per il 4% da vanadio. Questa combinazione aumenta ulteriormente le proprietà meccaniche del materiale, il che ne spiega il frequente utilizzo nell’industria aerospaziale, aeronautica e automobilistica. La platina scheletrata e i ponti sono stati sottoposti a test di validazione intensivi e completi, in modo da ottimizzare la loro capacità di resistenza.

    Richard Mille e l’architettura della cassa

    Il calibro RM 17-02 è racchiuso all’interno della cassa anch’essa in titanio, che apparentemente è la “classica” tonneau di Richard Mille ma che in realtà ha alle spalle una storia complessa. È stata infatti oggetto di studio durante un intero anno, perché elaborata secondo specifiche rigorose e metodi di progettazione utilizzati nella creazione delle auto di Formula 1. Così come in queste ultime c’è uno sviluppo sinergico tra il telaio e il motore, allo stesso modo la manifattura di Richard Mille ha sviluppato in parallelo cassa e movimento.

    La cassa misura 40,10 mm di larghezza, 48,15 mm di lunghezza e 13,08 mm di spessore ed è costituita da tre parti. È in titanio spazzolato, con un look che fa tanto vecchia scuola Richard Mille. Perché sono sicuro, avendo maneggiato diversi orologi del Marchio con la cassa nei materiali più avveniristici, che in molti si sono scordati di quanto sia bello ed essenziale il look in titanio spazzolato su un orologio del Brand.

    Oltretutto, una cassa con caratteristiche costruttive e prestazioni insospettabili in un orologio dall’aspetto tanto delicato. A partire dall’anello di incassaggio, sostituito da una soluzione che prevede il montaggio del movimento su un telaio con due cuscinetti in gomma fissati da 4 viti in titanio grado 5. La cassa è tenuta insieme da 12 viti sagomate in titanio grado 5 e altrettante rondelle in acciaio resistenti all’abrasione.

    È inoltre impermeabile fino a 50 metri, grazie alle 2 guarnizioni O-ring in nitrile. Questo nonostante l’utilizzo, ormai consolidato nelle collezioni di Richard Mille, della corona dinamometrica. Che, come qualcuno saprà, ha la funzione di proteggere l’albero di ricarica preservando il bariletto dai danni provocati da torsione o pressione eccessive. E la corona, si sa, se non ben protetta è un formidabile punto di debolezza per la tenuta stagna della cassa.

    RM 17-02 Tourbillon Titanium: una considerazione

    Infine, il quadrante dell’RM 17-02 Tourbillon Titanium. Se si può chiamare così una costruzione architettonica nella quale estetica e ingegneria sono l’una a supporto dell’altra. Sulla scheletratura “classica” di Richard Mille spiccano i numeri gialli che galleggiano sul quadrante in zaffiro e aggiungono un non so che di sbarazzino, molto moderno anche per il Marchio. Il trattamento Pvd blu sui ponti potrebbe essere un po’ troppo tosto per qualcuno, ma a onor del vero si nota molto di più sul fondo cassa che sul quadrante.

    Nelle didascalie potete trovare altri dettagli sull’orologio. Chiudo dicendo che ho avuto l’impressione che l’uscita dell’RM 17-02 Tourbillon Titanium sia passata un po’ sotto silenzio. Certo, Richard Mille non ha bisogno di fare grandi proclami quando mette sul mercato un nuovo pezzo. Perché è sicura che sarà audace, accattivante e abbastanza unico da non aver bisogno di parole. In questo senso, l’ultimo nato è la perfetta rappresentazione di ciò che rende il Marchio così desiderabile. Anche senza sparare i fuochi artificiali.

    p.s. Il prezzo dell’orologio non è dichiarato ufficialmente, ma dovrebbe aggirarsi attorno a 800mila euro.

  • Frederique Constant e l’incanto delle pietre dure

    Frederique Constant e l’incanto delle pietre dure

    Quello di Frederique Constant è un caso industriale bello e interessante. Considerate i tempi dell’orologeria, dove le grandi maison hanno alle spalle storie pluricentenarie. Poi prendete Frederique Constant, un marchio che in poco più di 35 anni ha guadagnato una posizione di prestigio tanto nell’orologeria di media gamma quanto nell’alto di gamma: vi troverete di fronte, se il paragone vi convince, un ragazzino in un mondo di nonni. Ma un ragazzino prodigio.

    La capacità di bruciare le tappe della manifattura ginevrina si rivela in modelli come il Classic Tourbillon Manufacture e il Classic Moonphase Date Manufacture. Due cavalli di battaglia del savoir-faire del Brand, oggetto di questo articolo nelle loro ultime, preziose versioni con quadranti in avventurina e in malachite. Ma la perizia tecnica e artigianale necessaria per creare questi orologi, caratterizzati da quadranti in pietre dure, non sarebbe stata raggiunta da Frederique Constant senza una solida base di modelli di media gamma che ha preso forma in anni di ricerca e sviluppo. 

    Essa costituisce oggi il core business di un’azienda capace però di elevarsi fino a vette notevoli, sia come tecnica sia come estetica. Un esempio ve lo avevamo già raccontato un annetto fa: il Classic Tourbillon Manufacture con quadrante in meteorite. Quest’anno, lo stesso modello è proposto con il quadrante in avventurina, affiancato dal Classic Moonphase Date con quadrante in malachite. Un lavoro importante e artigianale con le pietre dure che è anche una prova d’artista. Non è difficile capire perché.

    La perizia per le pietre dure

    Lavorare le pietre dure non è una passeggiata. Tanto per dare un’idea dei materiali, l’avventurina blu è un minerale di biossido di silicio della famiglia dei quarzi. Il colore deriva da piccole inclusioni di rame e di dumortierite, un minerale che si forma in rocce metamorfiche ricche di alluminio, ad alte temperature dopo un lento raffreddamento. Il nome viene dall’italiano “a ventura”, a indicare le scagliette micacee distribuite “a caso” sulla superficie della pietra; un parallelo con il nome dato al vetro che un artigiano veneziano del ‘700 ottenne facendo cadere per errore della limatura di rame nella pasta vetraria.

    La pietra avventurina è un materiale duro, pari a 7 sulla scala di Mohs, che misura la durezza dei minerali e va da 1 a 10. Non è dunque facile da lavorare in lastre sottili, necessarie per la creazione dei quadranti: più sono sottili, più il rischio di spezzarle è alto. Una situazione che vale ancora di più per la malachite, il cui nome deriva dal greco Μολοχίτης (verde malva) e che non appartiene alla famiglia dei quarzi ma è un minerale di rame della classe dei carbonati. Essa è infatti meno dura dell’avventurina (3,5-4 Mohs) e quindi ancor più delicata se lavorata in lastre sottili e in piccole dimensioni.

    Comprensibile dunque che per il Classic Tourbillon Manufacture Avventurina e il Classic Moonphase Date Manufacture Malachite Frederique Constant abbia sviluppato le migliori capacità artigianali. Con il risultato non indifferente di creare due linee i cui orologi (in serie limitata, 36 per ciascuna di esse) sono in sostanza tutti dei pezzi unici, date le caratteristiche irripetibili di ciascuna lastra di materiale che costituisce il quadrante.

    Il Classic di Frederique Constant incontra l’avventurina

    Venendo ai due orologi protagonisti di queste righe, parto dal Classic Tourbillon Manufacture Avventurina. Oltre al quadrante, ciò che lo rende un pezzo di alta orologeria è il tourbillon, il cuore del calibro FC-980 che lo anima. Un movimento del quale ho scritto in un articolo dell’ottobre scorso, cui vi rimando per le caratteristiche e i dettagli tecnici. Ricordo solo che la gabbia del tourbillon, composta da 81 elementi, compie una rotazione completa su sé stessa in un minuto.

    La cassa è quella classica, tonda del Classic Manufacture, misura 39 mm di diametro e ha uno spessore piuttosto contenuto, 10,99 mm. È in oro bianco ed è completamente lucidata a specchio, una lavorazione che rende l’orologio ancora più pregiato, se possibile. Tipica della collezione è anche la corona oversize, a cipolla, con una zigrinatura molto pronunciata che la lavorazione lucida riesce a rendere elegante. Bel dettaglio.

    A ogni movimento del polso il quadrante in avventurina blu si accende di riflessi di luce, la quale colpisce le pagliuzze della pietra in ogni direzione e in ogni direzione viene poi diffusa. I giochi luminosi sono accentuati dagli indici applicati e allungati, le cui sfaccettature derivate dal taglio diamante fanno anch’esse da specchi riflettenti. Stesso discorso per le eleganti lancette di ore e minuti lucidate a mano. Come nelle altre referenze del Classic Tourbillon Manufacture, anche qui l’a finestra’apertura del tourbillon campeggia, ampia e ben visibile, a ore 6.

    Frederique Constant e la malachite: incontro di unicità

    Se nel Classic Tourbillon Manufacture Avventurina il calibro FC-980 ha mantenuto le stesse caratteristiche di quello incassato nelle altre referenze della linea, il calibro FC-716 che anima il Classic Moonphase Date Manufacture Malachite ha avuto un notevole incremento di prestazioni rispetto a quelli inseriti nelle altre referenze della collezione. Ha un’autonomia quasi raddoppiata, passando da 38 a 72 ore, grazie a un bariletto dedicato la cui architettura ha comportato la modifica di tutti i ponti del movimento. Nonostante ciò, le dimensioni originali della famiglia di calibri sono rimaste invariate.

    Un risultato notevole, che ha consentito di utilizzare la cassa del Classic Manufacture, anch’essa in oro bianco e lucida ma in questo caso da 40 mm di diametro e 12,4 mm di spessore. È leggermente meno sottile del tourbillon per la presenza del disco delle fasi lunari, che è visibile dall’apertura bilobata sul quadrante a ore 6, circondata dal contatore con il disco del datario. La Luna è di colore argento e si accorda alla cassa in oro bianco; lo sfondo del cielo stellato è grigio-verde, in tinta con la malachite del quadrante.

    Personalmente è un quadrante che apprezzo molto. Gli artigiani di Frederique Constant hanno scelto di mantenere le striature della malachite orizzontali, in modo da rendere l’estetica complessiva molto equilibrata. Le striature del quadrante proseguono anche all’interno del contatore della data e delle fasi lunari, a conferma del fatto che il lavoro di taglio è svolto su un unico pezzo di minerale. Indici applicati e lancette sono come quelli del tourbillon in avventurina; ciò che cambia, qui, è l’aggiunta della minuteria, realizzata secondo una tradizionale tipologia chemin de fer, che riecheggia i canoni del secolo scorso.

    In conclusione

    Nel lasciarvi alle didascalie per ulteriori dettagli, immagino che ora abbiate capito la premessa di questo articolo. Frederique Constant sa creare allo stesso modo orologi per quasi tutti e orologi per pochi. Pezzi in grado di far sognare, altri capaci di essere compagni di polso quotidiani. Senza i secondi non potrebbero esserci i primi, senza i primi la manifattura di Ginevra sarebbe solo una delle tante. E mi sento di dire che non è ciò a cui ambiscono i fondatori, Aletta e Peter Stas, bravi nel mantenere l’obiettivo di offrire un’orologeria di lusso Swiss Made a un prezzo giusto. Il Classic Tourbillon Manufacture Avventurina e il Classic Moonphase Date Manufacture Malachite sono lì a dimostrarlo.

  • Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Classique Double Tourbillon 5345, il savoir-faire di Breguet

    Parigi porta con sé un immaginario di luoghi famosi, angoli incantevoli e storia. Ma, parlando di storia, forse non tutti conoscono un indirizzo che ha dato vita a un percorso irripetibile e a meravigliose creazioni nel mondo dell’alta orologeria: Quai de l’Horloge, 39. Abraham-Louis Breguet fissò qui la dimora del suo laboratorio e oggi la Maison ripropone un omaggio agli inizi, omaggio per il quale trovare aggettivi è davvero arduo. Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”, questo il nome completo dell’orologio, non è un inedito. Ma, come si conviene a una quotidiana e maniacale ricerca dell’eccellenza, rappresenta l’evoluzione di un esemplare che risale a quattro anni or sono.

    Tecnica, savoir-faire, arte, perfezione (per quanto consentito dalle mani dell’uomo): c’è più o meno tutto questo nella nuova creazione che ha a lungo impegnato artigiani e designer nella Vallée de Joux. Nel 1801 Abraham-Louis Breguet mise in pratica una delle sue idee più rivoluzionarie, dando vita a una complicazione che – ancora ai giorni nostri, sebbene non abbia più la valenza dell’epoca – è una delle più iconiche. E genera ancora espressioni di stupore.

    Un’invenzione rivoluzionaria

    Il tourbillon nacque per contrastare la forza di gravità negli orologi da tasca che si “annoiavano” rimanendo nella stessa posizione per lungo tempo e mettendo così in difficoltà l’organo regolatore, quando la molla di carica perdeva forza. Breguet pensò allora di far ruotare su sé stesso l’intero organo regolatore proprio per questo motivo. Oggi, su un orologio da polso, di fatto non ha più senso parlare di perdita di precisione come quella che derivava dal giacere nelle tasche dei panciotti di chi si poteva permettere una creazione del genio di Neuchâtel. Eppure…

    Ancora oggi, il tourbillon rappresenta una sfida tecnologica di rilievo e, più di altre complicazioni altrettanto prestigiose, un tratto distintivo fra i più apprezzati per chi ama l’alta orologeria. E allora, se proprio ci si vuole distinguere, perché invece di uno, non introdurne due nello stesso meccanismo? Con il Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge” di fatto è la terza volta che la Maison si cimenta in questa complicazione. A distanza di 18 anni dalla prima, sembra impossibile che l’asticella continui ad alzarsi. Ma la sfida è parte integrante del Dna Breguet e qui si può dire che l’ennesima sia stata vinta.

    Diamo un po’ di numeri per iniziare: il calibro di manifattura 588N2 conta una tale quantità di componenti – ben 740 – che, anche senza avere davanti l’orologio, ci dice molto dei suoi contenuti. La cassa atta a contenere tutto ciò ha, inevitabilmente, dimensioni importanti: il diametro è di 46 millimetri e lo spessore di 16,8, il tutto proposto in oro rosa. Se mai avrete la possibilità di avere davanti agli occhi questa meraviglia, vi consiglio di dotarvi di una lente: perché esplorare il Classique Double Tourbillon Quai de l’Horloge 5345 nei minimi dettagli è un’esperienza davvero incredibile.

    Il Classique Double Tourbillon 5345: la vista lato quadrante…

    È arduo persino decidere da che lato osservare l’orologio. Perché, se il quadrante è un notevole esempio di tecnologia e savoir-faire, quest’ultimo aspetto è preponderante anche nel fondello che, come vedremo, regala a sua volta emozioni. Scelgo allora come punto di partenza il quadrante. Le due “B” in oro rosa, oltre a rappresentare il logo della Maison, fungono da ponte dei due bariletti di carica, che alimentano separatamente i due tourbillon. Ognuno indipendente, ognuno con il proprio ipnotico movimento.

    Una platina centrale collega i due regolatori e – attraverso un complesso sistema di ruotismi, tra i quali un differenziale centrale – tutto l’insieme esegue una rotazione in 12 ore. Per questo motivo, nella barra che collega i due tourbillon, è stata integrata la lancetta delle ore, in acciaio azzurrato e nella tipica foggia à pomme evidée. Normale farsi rapire da questa “danza”, ma – come dicevo poc’anzi – l’esperienza di addentrarsi, con l’ausilio di una lente, in ogni singolo dettaglio del quadrante, è impagabile.

    Difficile trovare un punto di partenza per questa osservazione. Però soffermiamoci innanzitutto su minuteria e cifre: i numeri romani sembrano sospesi sopra al meccanismo, in realtà sono incisi al laser su di un disco in vetro zaffiro e poi colorati in tinta blu. Ma non è finita qui. Per completare l’effetto, i numeri sono riportati in colore nero anche sulla carrure e attraverso queste “ombre” la levitazione diventa ancor più realistica.

    Arti da tramandare

    Nella parte sottostante, sulla platina in oro rosa che ruota con tutto il meccanismo, ma anche sul ponte sotto di essa, troviamo un nuovo tipo di lavorazione a guillochage, definita flinqué a raggiera. Questa vera e propria forma d’arte consente di riproporre, su una superficie metallica, linee ripetitive e regolari. Ma non facciamoci ingannare: questa simil perfezione è possibile solamente perché a manovrare i cosiddetti torni a guillochage sono mani estremamente esperte, in grado di generare la pressione corretta in ogni singolo punto della decorazione.

    Fu proprio Breguet ad introdurre questa forma d’arte sui quadranti già alla fine del XVIII secolo. E ancora oggi le creazioni della Manifattura hanno nel guillochage un forte tratto distintivo. L’impegno a perpetuare queste lavorazioni è concreto e quotidiano, con maestri continuamente formati e una vera e propria officina specializzata che costruisce nuove macchine e restaura esemplari d’epoca in disuso.

    Proseguendo nel nostro viaggio (ricordate la lente!), ci addentriamo nei singoli componenti, ognuno dei quali gode di una decorazione che mette in rilievo il savoir-faire della Casa: lucidatura a specchio, cerclage, perlage, finitura soleil e a spirale. Ovunque si posi lo sguardo, si scorge un esempio di eccezionale artigianalità, vero e proprio patrimonio che Breguet custodisce, sviluppa e tramanda.

    A tal proposito, un capitolo a parte lo merita l’arte dell’anglage, ossia il complesso insieme di operazioni che consentono, tramite strumenti semplici ma operazioni quanto mai delicate e “sapienti”, di togliere gli spigoli vivi dai componenti ed evidenziarne, tramite adeguata lucidatura, i contorni così ottenuti. Ogni singolo componente di un orologio Breguet gode di questo “trattamento di bellezza”. Potrebbe essere sufficiente ciò che ho descritto sin qui per riempire occhi e cuori di tutti gli appassionati, ma un altro piatto forte è ancora da servire.

    La vista dal lato fondello

    È sufficiente girare l’orologio lato fondello per essere proiettati nella Parigi di fine ‘700. Se nella precedente versione era rappresentata la facciata del primo laboratorio aperto da Abraham-Louis Breguet nella Ville Lumière, qui si è voluto riproporre una vista dall’alto di Quai de l’Horloge e del quartiere limitrofo, con edifici “fotografati” in ogni singolo dettaglio e con tanto di ponte sulla Senna percorsa da un paio di imbarcazioni. Lavoretto da nulla, se si pensa che per la decorazione occorrono oltre cento ore.

    Già, perché incidere una lastra d’oro avendo gli strumenti adeguati può essere anche piuttosto semplice. Ma farlo ricreando una prospettiva assolutamente realistica attraverso la tecnica del bassorilievo… è tutta un’altra storia. Per arricchire ulteriormente di dettagli la scena, gli artigiani hanno utilizzato punte da ricalco e anche rodio bianco e nero, al fine di creare le sfumature di grigio e fornire la corretta colorazione ai ponti tramite un trattamento galvanico.

    In un mondo che si occupa sempre più di intelligenza artificiale, il preservare e sviluppare mestieri antichi che possono portare alla meraviglia solo attraverso le mani dell’uomo, senza bit né byte a occupare la scena, è qualcosa che ci commuove. E ci porta a ringraziare Maison come Breguet che, oltre a regalarci creazioni eccezionali, si preoccupano che questo percorso di continua ricerca e di avvicinamento alla perfezione non si fermi.

    Cosa dite? Ah, ci siamo dimenticati del prezzo del Classique Double Tourbillon 5345 “Quai de l’Horloge”? Ma secondo voi chi si può permettere di “bussare alla porta” del laboratorio Breguet, si preoccupa di questo?

  • Classique Tourbillon Meteorite Manufacture, il saper fare di Frederique Constant

    Classique Tourbillon Meteorite Manufacture, il saper fare di Frederique Constant

    Si dice spesso che oggi il tourbillon sia una dimostrazione di savoir-faire. Nel senso che la mutata posizione dell’orologio – esclusivamente verticale negli esemplari da tasca, del tutto variabile in quelli da polso – ha fatto sì che il tourbillon abbia in gran parte perso la propria funzione primaria di compensare gli effetti della gravità sul moto del sistema bilanciere/spirale. E di conseguenza sia venuta meno anche l’efficienza nel migliorare la costanza di marcia e influire sulle prestazioni cronometriche. Anche ai giorni nostri tuttavia il dispositivo è rimasto estremamente difficile da realizzare (a dispetto dei materiali e delle tecnologie contemporanee). E per questo continua a essere considerato un esercizio di tecnica: ovvero una prova di competenza, da parte di una manifattura, nel padroneggiarne la complessa costruzione secondo le regole della grande tradizione orologiera. Il che sembra ancor più vero per il Classique Tourbillon Meteorite Manufacture di Frederique Constant. Vediamo perché.

    Un 2023 da festeggiare

    L’azienda Frederique Constant è ormai nota per la produzione di “bella orologeria meccanica” – per usare una definizione un po’ antiquata ma efficace – dai prezzi accessibili a un vasto pubblico. Come riesca a farlo è un altro discorso, che esula da questo contesto e meriterebbe un approfondimento a sé. Qui è importante invece sottolineare quanto già possieda una completa expertise orologiera, che per una volta non viene più limitata da questioni di costi e posizionamento, ma è lasciata libera di esprimersi.

    L’occasione è data dal 35° anniversario dalla fondazione della Marca e dal 15° anniversario del primo tourbillon realizzato “in casa”. Una duplice ricorrenza che l’azienda ha deciso di festeggiare in grande stile. E con un crescendo che sembra predisposto per lasciare i fuochi d’artificio alla fine.

    Lo abbiamo visto con la creazione del Classic Power Reserve Big Date Manufacture, fornito di un nuovo calibro di manifattura in aggiunta ai 30 già in catalogo – ne abbiamo parlato qui. E ora con la realizzazione di un autentico conversation piece, come direbbero gli inglesi, un altro esemplare di alta orologeria: il Classique Tourbillon Meteorite Manufacture, appunto. Che, si dice, avrà presto un seguito in tema di complicazioni…

    Le caratteristiche essenziali del Classique Tourbillon Meteorite Manufacture

    Ma non è il caso di anticipare nulla: il Classique Tourbillon Meteorite Manufacture mette già “tanta carne al fuoco” su cui è meglio concentrarsi. Perché questo orologio è ricchissimo di contenuti tecnici. Eccoli, in sintesi: cassa in platino di 39 mm di diametro; quadrante in meteorite che rivela il tourbillon a ore 6; movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-980 di manifattura. Prima di analizzarli, però, è necessaria una breve introduzione.

    Sia i componenti dell’habillage sia quelli meccanici sono interamente assemblati e rifiniti a mano da due maestri orologiai della Manifattura, che lavorano secondo le tecniche e i sistemi dell’alta gamma. La qualità dei materiali e delle finiture è tale da circoscrivere la produzione a un numero limitato di pezzi e da giustificare anche il prezzo. Il Classique Tourbillon Meteorite Manufacture è infatti realizzato in 35 esemplari. E costa 42.995 euro.

    Siamo ben lontani dal range di prezzo cui appartengono di solito gli orologi della Casa, che grosso modo vanno dai 1000 ai 4000 euro. Ma siamo distanti anche dagli altri Classique Tourbillon Manufacture in catalogo, che hanno la cassa in acciaio e costano 14.995 euro. Più coerente semmai è un’altra edizione millesimata presentata a Ginevra, a Watches and Wonders, la scorsa primavera: 150 esemplari con la cassa in oro rosa e un prezzo di 25.995 euro. Cerchiamo di capire perché.

    La cassa in platino

    Il platino – vale la pena ricordarlo – è un metallo nobile, la cui rarità dipende più dal lungo e complesso processo di estrazione e lavorazione che dall’effettiva scarsità in natura. Le poche centinaia di tonnellate estratte ogni anno influiscono ovviamente sul costo finale. È comunque un metallo puro, usato di solito in leghe da 950 millesimi (contro i 750 dell’oro), con proprietà fisiche e chimiche particolarissime. È duro ma malleabile, estremamente resistente ma duttile: si dice che da un grammo di metallo si possa ricavare un filo sottilissimo lungo oltre due chilometri.

    Ancora, è inossidabile, inattaccabile agli acidi e refrattario (praticamente indeformabile) al calore. E poi è naturalmente bianco, luminoso (di una luminosità unica: per questo in gioielleria è spesso associato ai diamanti) e del tutto anallergico. Qualità che lo rendono perfetto per la cassa degli orologi. Nel caso del Classique Tourbillon Meteorite Manufacture, la cassa in platino presenta tutte le superfici interamente lucide, ad accentuare il naturale lucore del metallo.

    Il quadrante in meteorite

    Di origini extraterrestri, il quadrante è ricavato dal meteorite Gibeon (anche detto Gabaon), che prende nome dalla località nella Namibia in cui cadde in epoca preistorica. Un frammento celeste vecchio di 40 millioni di anni e composto perlopiù da ferro e nichel. Dei quadranti in meteorite Il Giornale degli Orologi si è già occupato altrove, quindi evito di ripetere quanto già scritto. Ci tengo però a sottolineare – anche in questo caso – la difficoltà nella lavorazione.

    Anche in qui i tecnici di Frederique Constant hanno dimostrato massima competenza nel ritagliare un disco di 0,5 mm di spessore, perfettamente liscio e piatto, levigarlo al micron e inciderlo con un cerchio perfetto per creare l’apertura del tourbillon. Devo aggiungere che il quadrante è stato infine rivestito di un trattamento al rutenio, per esaltare i riflessi grigi delle strisce di Widmanstätten e preservarne la superficie dall’ossidazione.

    Il calibro FC-980

    Sul movimento bisogna spendere più di due parole. Non mi soffermo sugli aspetti tecnici più consueti (componenti, frequenza, alternanze eccetera), che preferisco elencare nelle didascalie. Insisto invece – eccezionalmente – sul livello delle finiture, che hanno impegnato per settimane i due maître horloger, coadiuvati nelle tante operazioni soltanto dagli strumenti della tradizione: lime, martelli, zoccoli in legno, pietre, brunitoi e torni per lucidare. Tanto per rendere l’idea, il solo ponte del tourbillon richiede due/tre giorni di lavoro…

    Invece la platina è lavorata a perlage ed è martellata, rigorosamente a mano. Le viti sono lucidate a specchio con la tecnica del poli-bloqué (effettuata su una piastra di zinco con una sostanza abrasiva a base di polvere di boro). L’anglage è ovunque, con il tradizionale smusso a 45° e la lucidatura successiva: ricordo solo che questo mestiere molto minuzioso è forse l’elemento più determinante per l’estetica del “fatto a mano”. Per capirci: ci vuole circa un anno di preparazione per trasformare un bravo apprendista in un buon rifinitore che conosca i diversi metodi per eseguirlo al meglio.

    Ancora, il ponte principale è decorato con la tecnica del carbonnage, che mira a riprodurre la texture del quadrante in meteorite. E sempre per coerenza visiva con il quadrante, tutti i componenti sono rivestiti in rutenio. Potrei andare avanti a lungo nella descrizione del movimento, perché sono proprio le finiture artigianali a fare la differenza fra orologeria industriale e d’alta gamma. E, in termini di tempo e costi, possono incidere sul prezzo di un orologio fino a un terzo del valore.

    Conclusioni

    Nel Classique Tourbillon Meteorite Manufacture il salto di qualità è notevole, rispetto alla consueta produzione della Marca. È un po’ come se i tecnici di Frederique Constant qui abbiano voluto dire: «Ecco, questo è ciò che siamo davvero in grado di produrre…». Una sorta di dichiarazione di “saper fare”, quando non si devono far quadrare i conti e si possono far saltare i tetti massimi di spesa. E la prova, a mio parere, è di sicuro convincente. Superata a pieni voti.

     

  • I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #2

    I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #2

    E alla fine, eccomi al tourbillon che, come accennato sopra, ha fatto il suo debutto nel lontano 2008 con il calibro FC-980. Con quella che è considerata la regina delle complicazioni, nata dal genio di Abraham-Louis Breguet, i calibri Frederique Constant hanno fatto l’ingresso definitivo nel gotha dell’alta orologeria a soli 20 anni dalla fondazione del Marchio.

    Nel corso degli anni, l’architettura del calibro FC-980, assemblato a mano, è rimasta sostanzialmente la stessa. Con un diametro di 30 mm e uno spessore di 5,7, è costituito da 188 componenti e lavora a 28.800 alternanze/ora. Il che, come gli altri calibri di cui ho scritto in precedenza, ne porta l’autonomia a 38 ore a carica completa.

    Il fatto che in 15 anni le prestazioni del calibro più raffinato siano rimaste invariate potrebbe indurre qualcuno a pensare a uno scarso coraggio da parte della Manifattura nell’intraprendere sviluppi tecnici migliorativi. Io la vedo diversamente. Questo rimanere fedele all’architettura e alle performance originali potrebbe essere dettato dalla volontà di mantenere l’affidabilità del movimento in modo che i costi di produzione e, di conseguenza, il costo finale dell’orologio non aumentino troppo. Non dimentichiamo qual è la visione dei signori Stas… 

    Detto questo, aggiungo che la gabbia del tourbillon, composta da 81 elementi, compie un giro in un minuto e reca inciso il numero di serie di ciascun esemplare. Inoltre monta la ruota dello scappamento e l’ancora in silicio, che li rendono immuni dagli effetti nefasti dei campi magnetici. Come gli altri calibri Frederique Constant, è rifinito secondo la migliore tradizione orologiera con lavorazioni ad anglage, perlage, cerclage, fianchi a grana dritta e lucidatura a specchio.

    Un tourbillon per i calibri Frederique Constant

    Nelle collezioni di Frederique Constant il tourbillon è il protagonista del 2023. La Maison ha infatti aggiornato il Tourbillon Manufacture che ha accompagnato l’FC-980 sul palcoscenico della grande orologeria introducendo in collezione il Classic Tourbillon Manufacture, con cassa in oro rosa da 39 mm e quadrante antracite. Un’edizione limitata a 150 esemplari. Accanto ad essa, due referenze in acciaio con quadranti blu e argenté. Un regalo che il Brand si è fatto per i suoi 35 anni.

    La differenza principale con le precedenti referenze sta proprio nella dimensione della cassa, precedentemente da 42 mm. Oltre a questa, una finezza sull’apertura del tourbillon sul quadrante. Dal 2008 era caratterizzata da un disegno particolare a forma di “virgola”, che le consentiva di integrare la complicazione nel quadrante in modo dinamico e atipico. Nel Classic Tourbillon Manufacture, la virgola cede il posto a un cerchio perfetto.

    C’è anche il Monolithic. Ma…

    A dire il vero, ci sarebbe anche un altro movimento che dimostra la ricerca di avanguardia di Frederique Constant. Una ricerca che dal 2016 può avvalersi del supporto del gruppo Citizen, del quale il Brand fa parte. Parlo del calibro automatico FC-810, progettato appositamente dagli orologiai della Maison per supportare l’oscillatore Monolithic.

    Un oscillatore rivoluzionario, in silicio monocristallino, con il quale Frederique Constant ha sostituito i 26 componenti del suo set tradizionale utilizzando un unico elemento dotato di due pesi regolatori. Un elemento che integra anche l’ancora di scappamento nella sua struttura flessibile e che porta l’oscillatore a lavorare a 288.000 alternanze/ora.

    Questa struttura è il cuore pulsante dell’orologio Slimline Monolithic Manufacture, ormai esaurito da tempo. Poiché so che la manifattura ha in programma sviluppi ulteriori su questo calibro, preferisco rimandare un approfondimento a quando li avremo.

    In conclusione

    Detto questo, penso che avervi dato una panoramica sui calibri Frederique Constant dell’alto di gamma vi possa aiutare a capire come mai il Marchio abbia avuto successo in un lasso di tempo relativamente breve. Sicuramente le sinergie con un grande gruppo come Citizen aiutano. È anche vero, però, che l’ingresso nel portafoglio del gigante giapponese è recente. Piuttosto, è stata la filosofia dei signori Stas a indurre il Gruppo a investire sul Brand. Perché la loro missione di restare nell’alveo dello Swiss Made con orologi di ottima fattura a un prezzo accessibile è stata compiuta. In che modo? Grazie a una logica industriale e a una catena di fornitori e terzisti che non hanno inciso sulla qualità finale del prodotto. In un mercato come quello dell’orologeria, in cui gli aumenti dei listini degli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti, non è certo cosa da poco.

  • I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #1

    I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #1

    C’è un marchio, nel mondo dell’orologeria, che da tempo sta lavorando molto bene. È Frederique Constant, che in questo 2023 festeggia i 35 anni di vita. Un’inezia, in un’industria che annovera maison dalla storia ultracentenaria, eppure sufficienti per porre il Brand in una posizione di primo piano. Questo grazie a una filosofia aziendale che ha ispirato fin dagli esordi la visione dei fondatori, i coniugi Peter e Aletta Stas: creare bella orologeria meccanica Swiss Made a un prezzo ragionevole.

    Due concetti all’apparenza difficilmente conciliabili, che in Frederique Constant hanno però trovato l’alchimia giusta. Come? Grazie a progressivi investimenti che oggi l’hanno portato ad avere una manifattura integrata, dalla quale esce il vero valore aggiunto dell’azienda. Ciò che la distingue da altri marchi, a loro modo più blasonati: i calibri di manifattura.

    Frederique Constant: 30 calibri in 35 anni

    Il fatto che Frederique Constant abbia creati la bellezza di 30 movimenti in 35 anni non è frutto del caso. Dopo le prime collezioni datate 1992 e la linea best-seller Heart Beat del 1994, è cresciuta in azienda la consapevolezza di essere sulla strada giusta per coniugare qualità, valore e accessibilità del lusso. Tanto che, consolidati gli asset e la posizione di mercato a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila, già nel 2004 è arrivato il primo calibro interamente sviluppato e assemblato in-house: l’FC–910 a carica manuale.

    Il capostipite di una serie che ha spinto la Maison ad ampliare progressivamente la propria capacità industriale, in prima battuta facendo erigere nel 2006 a Plan-les-Ouates (non lontano da Ginevra) un edificio di proprietà. A questo è seguita – dopo l’acquisizione da parte di Citizen Group – un’ulteriore estensione nel 2019, per un totale di 6.200 metri quadrati. La casa di tutti i movimenti, tra cui il primo tourbillon con scappamento in silicio del 2008, il calibro FC–980.

    Naturalmente non possiamo illustrare nel dettaglio tutte queste creazioni. Ne abbiamo scelte tre, che a nostro avviso rappresentano bene la storia e la capacità produttiva di Frederique Constant: il tourbillon, il calendario perpetuo e il Worldtimer. Partiamo proprio da quest’ultimo.

    Il calibro FC-718: il Worldtimer

    E partiamo da qui proprio perché il Worldtimer è diventato, insieme all’Heart Beat, il cavallo di battaglia del Marchio ginevrino. Sicuramente in virtù di un’estetica definita e riconoscibile, che però varrebbe poco se non fosse supportata dalla meccanica del calibro FC-718. Un movimento automatico che fa della facilità di utilizzo la sua caratteristica principale.

    Il Worldtimer e il relativo calibro hanno esordito nel 2012, con il Classics Worldtimer Manufacture, che nel 2022 ha celebrato i suoi primi 10 anni. L’orologio si è da subito distinto per la possibilità di regolare tutte le indicazioni tramite la corona grazie all’architettura del calibro FC-718, costruita per dare vita a un sistema a tre posizioni. Nella prima si carica il movimento. Nella seconda si regolano la data, ruotando la corona verso l’alto, e la città di riferimento, ruotandola verso il basso. La corona nella terza posizione regola l’ora.

    Nello specifico, il calibro FC-718 deriva dall’FC-710 al quale aggiunge il disco per le ore universali al movimento con secondi centrali. Entrambi i movimenti si basano sul Maxime Manufacture FC-700 del 2009, che è stato il secondo movimento in-house di Frederique Constant dopo l’FC-910.

    Come l’FC-710, anche l’FC-718 lavora a 28.800 alternanze/ora, ha 26 rubini e muove le lancette centrali delle ore, dei minuti e dei secondi. Il datario è a lancetta, posizionato sul quadrante in un contatore a ore 6. Per quanto possano sembrare poche, le 38 ore di riserva di carica sono in linea con l’autonomia di altri calibri simili e sono comunque più che sufficienti per un uso assiduo e quotidiano dell’orologio.

    Orologi classici e qualità della lavorazione

    Anche se le decorazioni del movimento sono eseguite industrialmente, il marchio ha fatto in modo che, alla vista, la qualità percepita del movimento rimanga alta. La platina è decorata con un perlage. La stessa decorazione, con un raggio minore, è utilizzata anche per la zona sottostante il bilanciere. Il ponte superiore è decorato a Côtes de Genève circolare e ha incisioni dorate. Le viti visibili sono azzurrate.

    Il rotore placcato oro ha una finitura spazzolata verticale e reca inciso il nome del marchio insieme alla dicitura “Manufacture”, un’orgogliosa certificazione della qualità del movimento. Il calibro FC-718 equipaggia al momento tutti i Worldtimer di Frederique Constant, sia nella classica collezione Manufacture, sia nella più recente Highlife.

    L’ultimo salone di Watches and Wonders a Ginevra, al quale la Maison ha partecipato per la prima volta, è stato l’occasione per presentare due nuove referenze dell’Highlife Worldtimer, una con quadrante marrone e cassa in acciaio e una con quadrante blu e cassa in oro rosa. Lo scorso anno, invece, per i 10 anni del Worldtimer, Frederique Constant aveva lanciato due edizioni limitate del Manufacture. La prima versione, più rara e prestigiosa, in 88 esemplari con cassa in oro rosa. La seconda, in acciaio, limitata a 1888 pezzi.

    Il calibro FC-775: il calendario perpetuo

    L’altro movimento che ha posizionato con forza il Brand verso l’orologeria più raffinata è il calendario perpetuo. Senza scomodare papa Gregorio XIII e la rivoluzione del calendario gregoriano, mi limito a ricordare che un orologio con calendario perpetuo deve indicare almeno il datario, il mese e tenere conto delle differenti durate dei mesi, anche negli anni bisestili. A queste indicazioni spesso si aggiungono l’anno e il giorno della settimana.

    Ebbene, il movimento in-house del calendario perpetuo di Frederique Constant ha debuttato nel 2016 a Baselworld nel Manufacture Perpetual Calendar. Si trattava, e si tratta tuttora, del calibro automatico FC-775. Firmato da Manuel Da Silva Matos, Direttore ricerca e sviluppo della Manifattura, e dall’ex Direttore tecnico Pim Koeslag, ha richiesto due anni di sviluppo. Non pochi per un Brand così di nicchia.

    Ciò che colpisce del calibro FC-775 è lo spessore ridotto a 6,7 mm. Nonostante questo, visualizza ore, minuti, fasi lunari, data, giorno, mese e anno bisestile. Una volta regolato, il meccanismo tiene conto dei mesi di 30 e 31 giorni, dei 28 giorni di febbraio e anche del ciclo degli anni bisestili, con il ritorno del 29 febbraio ogni quattro anni.

    Anch’esso deriva dall’FC-700, come ricorda l’incisione sulla platina. Come nel caso del calibro FC-718, anche in questo caso la lavorazione delle componenti del movimento è realizzata con macchine Cnc e le finiture a perlage e Côtes de Genève sono le medesime. Così come l’FC-718 di cui ho scritto prima, anche il calibro FC-775 lavora a una frequenza di 28.800 alternanze/ora, ha 26 rubini ed è dotato di una riserva di carica di 38 ore. 

    Frederique Constant punta sulla facilità

    Non ci vuole un genio per capire che questo tipo di approccio industriale ha un duplice vantaggio: da un lato è garanzia di affidabilità del calibro senza derogare sulla qualità; dall’altro aiuta a contenere i costi di lavorazione e, di conseguenza, fa sì che il prezzo degli orologi finiti sia accessibile. Come da mandato della signora e del signor Stas.

    A differenza di quanto accade con il Worldtimer, qui la molteplicità delle informazioni che registra il calibro fa sì che non tutte le regolazioni possano avvenire tramite la corona. La quale serve solo per regolare ore e minuti. Il meccanismo del calendario perpetuo è infatti regolabile utilizzando appositi pulsanti sui lati della cassa.

    Il pulsante a ore 5 fa avanzare le fasi lunari, quello a ore 8 regola il giorno della settimana, premendone uno a ore 10 si fanno avanzare simultaneamente il giorno e la data. Il pulsante a ore 11 regola allo stesso tempo mese e anno bisestile.

    Questo movimento non necessita di correzioni manuali entro i 400 anni, ma a causa della ben nota eccezione al calendario gregoriano dovrà essere regolato manualmente il 1° marzo 2100. Gli anni d’inizio secolo precedenti, divisibili per 100, non sono considerati bisestili a meno che non siano divisibili, oltre che per 4, anche per 400. E il 2100 non lo è.

    Trasversale alle collezioni

    Il calibro in-house FC-775 equipaggia le due collezioni faro di Frederique Constant. Lo troviamo infatti incassato nel Manufacture Slimline Perpetual Calendar e nell’Highlife Perpetual Calendar Manufacture. In entrambe le collezioni, il movimento è visibile attraverso il fondello trasparente. L’Highlife Perpetual Calendar Manufacture è disponibile in quattro referenze, tre con cassa in acciaio e quadranti blu o bianco, e una con cassa in acciaio e placcatura in oro rosa e quadrante bianco. Frederique Constant propone invece il Manufacture Slimline Perpetual Calendar in un’unica referenza con cassa in acciaio placcata oro rosa e quadrante color grigio antracite. Continua…

  • Hautlence Linear Series 2, la meccanica che stupisce

    Hautlence Linear Series 2, la meccanica che stupisce

    Non è un luogo comune dire che tra i marchi indipendenti, sia a Watches and Wonders sia in generale, si trovano le novità più stuzzicanti e interessanti. L’ho sperimentato ancora una volta al Salone di quest’anno con Hautlence, un marchio che viene da Neuhausen am Rheinfall, Canton Sciaffusa, Svizzera. Un borgo sulle cascate del Reno (come ricorda il suo toponimo) ad alto tasso di eccellenza orologiera. Lì, per citare un marchio, ha base H. Moser & Cie. e ci sono diverse aziende specializzate nella produzione di componenti come scappamenti, bilancieri e altro. 

    Hautlence: storia breve, ma ci vede lungo

    Fondato nel 2004, il Marchio ha un nome che è l’anagramma di Neuchâtel, in omaggio a una delle culle dell’orologeria elvetica. Sostenuto dal 2012 da MELB Holding, un gruppo orologiero indipendente e familiare, Hautlence produce circa 200 orologi all’anno, di fatto è poco più che un atelier. Ed è proprio in queste realtà, la cui dimensione è inversamente proporzionale alla loro creatività, che si crea innovazione.

    Hautlence lo fa fin dalla sua nascita e lo ricordano orologi come Vortex, Invictus, Moebius (il cui nome ricorda il nastro di Moebius, simbolo del Brand), Vagabonde e Linear Series 1, presentata lo scorso settembre. Proprio di quest’ultimo orologio Hautlance ha portato a Ginevra la più recente evoluzione, il Linear Series 2, che segue la precedente di pochi mesi. Un pezzo che, come quelli delle altre collezioni, fa dell’unione tra design fuori dagli schemi e complicazioni di altissimo livello il proprio punto di forza.

    Con il Linear Series 2, quando parliamo di complicazioni intendiamo l’ora saltante retrograda lineare e il tourbillon. Mica robetta, quindi. Del resto in esemplari come il Vagabonde, il Vortex e lo Sphere, Hautlence ci aveva già abituati alle ore vagabonde, alle ore saltanti classiche e a quelle visualizzate su una sfera. Insomma, un luna park per amanti della micromeccanica che solo marchi così lontani dalle classiche logiche commerciali del settore hanno la voglia e il coraggio di allestire. Ora, però, è meglio vedere più da vicino il Linear Series 2.

    Tre aggettivi per una complicazione

    Parto dal movimento e dalla sua particolare architettura, perché sono senza dubbio le due caratteristiche dell’orologio che colpiscono alla prima occhiata. È realizzato in collaborazione con Agenhor, uno dei migliori laboratori di alta orologeria sperimentale della Svizzera, fondato da un maestro come Jean-Marc Wiederrecht.

    Come ho scritto prima, riporta un’indicazione dell’ora saltante, retrograda e lineare. Un aggettivo alla volta, proviamo a capirne di più. Lineare perché le 12 ore non sono indicate sul classico contatore circolare, ma su una scala verticale graduata simile a quelle utilizzate negli strumenti di misura di precisione e posta sulla sinistra del quadrante.

    Retrograda perché l’indicatore dell’ora, una volta che scatta l’una, torna indietro dal 12 in fondo alla scala all’1 in cima. Infine saltante, e qui c’è la prodezza tecnica di Hautlence che già era stata introdotta sul Linear Series 1. Una soluzione che ricorda il sistema utilizzato nel primo movimento sviluppato dal Brand nel 2004, il calibro HL, anch’esso con le ore saltanti.

    La piccola lancetta bianca che indica l’ora sulla scala lineare è posta all’estremità di una grande leva curva, scheletrata e azzurrata, che attraversa l’intero quadrante. Man mano che la leva si sposta dall’1 al 12, la ruota cui è collegata accumula progressivamente energia tramite un sistema di molle. Una volta superato il 12, un elemento a chiocciola sgancia la leva e libera così l’energia accumulata, grazie alla quale la leva stessa riporta con un salto la lancetta bianca al numero 1. E riparte il circo.

    Oltre all’ora saltante, retrograda e lineare, ho detto che c’è anche il tourbillon. Che non passa certo in secondo piano, anzi, è un bellissimo tourbillon volante a 1 minuto posto a ore 6 ed evidenziato da un elegante ponte scheletrato e azzurrato, come la leva delle ore.

    Il calibro D50 di Hautlence

    Tutto questo ben di Dio meccanico è mosso dal calibro automatico D50, interamente sviluppato, progettato e prodotto da Hautlence (è l’ottavo movimento di manifattura del Brand), che ricorda da vicino il calibro MC 804 del flying tourbillon di H. Moser & Cie. Comprende 239 componenti, oscilla a una frequenza di 21.600 alternanze/ora e offre un’autonomia di 3 giorni.

    Il movimento può essere visto parzialmente attraverso le zone aperte del quadrante, ma soprattutto attraverso il fondello. Il vetro zaffiro che lo espone all’occhio dell’osservatore è decentrato a sinistra, poiché sulla destra c’è lo spazio corrispondente alla scala delle ore sul quadrante; notevole la massa oscillante decorata con il nastro di Moebius.

    L’estetica del Linear Series 2

    Rispetto al Linear Series 1, questo orologio è caratterizzato da una cassa ridisegnata non tanto nella forma quanto nell’estetica. Le linee sono infatti quelle classiche a televisore, nel formato 16:9 che distingue le collezioni del Brand. Come tale, le sue dimensioni sono a dir poco generose: 50,8 x 43 mm, con uno spessore tutto sommato contenuto di 11,9 mm. 

    Contenuto perché non dimentichiamo che la cassa ospita pur sempre un tourbillon e che, soprattutto, il Linear Series 2 è strutturato con un quadrante su differenti livelli, che danno all’orologio una sensazione di profondità molto interessante. Il primo livello è dato dalla scala delle ore, a sinistra. Poi, un disco in vetro zaffiro reca gli indici dei minuti, tridimensionali e creati in Globolight, materiale luminescente ad alte prestazioni che al buio emana una tonalità azzurra. 

    Infine il quadrante principale, parzialmente aperto, caratterizzato da una bella satinatura verticale che si ritrova anche sulla carrure, tra la lunetta e l’attacco del cinturino. Il blu e il grigio della precedente referenza lasciano il posto a un rivestimento Pvd nero che contrasta con gli accenti azzurrati della lancetta dei minuti, della leva delle ore e del ponte del tourbillon. Dettaglio sfizioso, la corona scanalata (sempre con trattamento Pvd nero) ha una banda in gomma che richiama il cinturino, anch’esso in gomma e con fibbia ad ardiglione.

    Edizione limitata e ambizione illimitata

    In chiusura, segnalo che il Linear Series 2 di Hautlence è realizzato in edizione limitata di 28 pezzi. Considerando che, come ho scritto all’inizio, la manifattura sforna circa 200 orologi all’anno, l’impegno per la produzione di questa referenza è notevole. Così come è notevole l’impegno economico per chi se ne vorrà assicurare una: 63mila franchi svizzeri.

    L’ho scritto all’inizio e lo ripeto alla fine: l’orologeria indipendente svizzera è una miniera nella quale si trovano spesso gemme preziosissime. Hautlence dice di sé che è impegnata a “spingere sempre più in là i confini dei codici dell’orologeria tradizionale, unendoli a innovative soluzioni meccaniche e a un universo illimitato mutuato dalle varie arti, coniugando design, architettura e movimento”. Forse un po’ retorico ma, guardando orologi come il Linear Series 2, indubbiamente vero.

  • Il tourbillon compie 220 anni. Ed è in continua evoluzione

    Il tourbillon compie 220 anni. Ed è in continua evoluzione

    Chiedimi quale mi piace di più. Ti rispondo un numero: Breguet 5367PT/2Y/9WU. Lo trovi solo nelle boutique Breguet che, guarda caso, si chiamano Tourbillon. Centosessantamila euro di bellezza zen: quadrante blu in smalto Grand feu, cassa in platino, ricarica automatica, autonomia di 80 ore, spirale in silicio, 334 componenti che però quasi non si vedono. Sintesi zen, appunto. E poi tanti altri Breguet, certo. Ovvio, perché è stato Abraham-Louis Breguet ad inventare e brevettare questo dispositivo, 220 anni fa. 1801, mentre la Francia già da due anni era guidata da un triumvirato di cui faceva parte Napoleone e in Italia nasceva il compositore Vincenzo Bellini.

    Breguet, il tourbillon e le somme algebriche

    L’idea di Abraham-Louis Breguet era concettualmente semplice. Annullare gli errori indotti sul bilanciere dalla forza di gravità. Prendi un orologio, mettilo in verticale e il bilanciere riceverà una accelerazione dalla forza di gravità quando ruota in senso orario. Il contrario in senso antiorario. Ma le due forze non si equivalgono e questo induce un errore, nelle oscillazioni del bilanciere, che varia anche per altre cause. Ma se il bilanciere assume nello spazio posizioni sempre diverse, quando avrà compiuto un giro intorno al proprio asse gli errori si saranno annullati per la somma algebrica di variazioni negative e positive. Geniale, certo, ma di difficilissima esecuzione. Breguet lo brevettò nel 1801, appunto, e quindi aveva a lungo studiato il dispositivo. Ma dopo il brevetto sarà necessario aspettare ancora quattro anni per vedere il primo orologio con tourbillon.

    Per comodità si parla sempre di errore per il bilanciere “in posizione verticale” , ma in realtà la forza di gravità fa danni anche in tutte le posizioni intermedie fra quella verticale e quella orizzontale. Non è quindi vero che negli orologi da polso il tourbillon sia inutile. Alle varie inclinazioni del bilanciere (e quindi dell’orologio) corrispondono errori più o meno consistenti, ma se c’è il tourbillon che ne freghiamo allegramente, comunque.

    Il tourbillon e gli orologi da polso

    Per circa un secolo il tourbillon ha sonnecchiato negli orologi da tasca. Benché semplice concettualmente, l’esecuzione di un tourbillon non è mai stata alla portata di tutti e quindi era già un successo produrne uno ben funzionante. In effetti bisognerà attendere Alfred Helwig (1886-1974) per avere una novità: il tourbillon “volante”. Si tratta di una variazione con valore fondamentalmente estetico. Per non nascondere la gabbia del tourbillon sotto il ponte superiore, Helwig volle crearne uno con un solo collegamento, alla platina. Privo quindi di ponte superiore. Bello, ancora più difficile da realizzare, ma sostanzialmente privo di vantaggi pratici. Però così difficile da realizzare che, in un certo senso, possiamo considerare il tourbillon volante una dimostrazione di bravura, una sorta di primo ingresso nella micromeccanica artistica.

    Ma l’orologio da tasca era al canto del cigno: circa dieci anni dopo l’invenzione di Helwig (compiuta nel 1920) la vendita di orologi da polso superò quella dei “tasca” e il dispositivo tourbillon venne abbandonato per un bel pezzo. La tecnica dell’epoca già era discutibile nei solo tempo (enormemente più pratici, ma molto meno precisi dei tasca) per le difficoltà di miniaturizzazione. Figuriamoci come si metteva la faccenda quando ci si trovava di fronte ad una “complicazione”. E infatti solo nel 1986 Audemars Piguet riuscì creare un orologio da polso con tourbillon.

    Gli sviluppi, oggi

    Altri seguirono e man mano che il tourbillon si diffondeva fiorirono anche le “variazioni sul tema”. Tourbillon doppi, tripli, quadrupli; tourbillon sferici, inclinati, verticali, rotanti tridimensionalmente. Vere e proprie opere d’arte di cui facciamo una breve carrellata in questo articolo, che celebra i 220 anni trascorsi da quando Abraham-Louis Breguet inventò la gabbia rotante per l’organo regolatore degli orologi meccanici. E confesso che a tutt’oggi per me un tourbillon ben eseguito, con un ponte superiore sottile, resta sempre quanto di meglio si possa desiderare. Ma io amo l’orologeria di sintesi, l’orologeria con vocazione zen e quindi non faccio testo.

    Nota di servizio. Qui di seguito presentiamo una serie di orologi con tourbillon di produzione contemporanea. Nella nostra selezione abbiamo dato spazio alle creazioni tecnicamente più originali e tralasciato al contrario quelle tradizionali, per dare un quadro delle tante tipologie sviluppate oggi. Nella nostra scelta ci siamo anche limitati il più possibile ai solo tempo, evitando ulteriori complicazioni. Per rispondere a questa impostazione, in certi casi, abbiamo quindi privilegiato gli esemplari più datati piuttosto che le novità.

    BREGUET Classique Double Tourbillon 5345 Quai de l’Horloge Cassa in platino (46 mm Ø). Movimento meccanico a carica manuale, calibro 588N di manifattura, con due tourbillon indipendenti a differenziale sferico (il dispositivo ruota sull’intero quadrante ogni 12 ore) e doppio bariletto (uno per ogni organo regolatore). Quadrante aperto, lancette in acciaio azzurrato alla fiamma, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in ardesia e caucciù.

    CYRUS WATCHES Klepcys Vertical Skeleton Tourbillon Cassa in oro rosa e titanio Dlc nero (44 mm Ø). Movimento meccanico scheletrato a carica manuale, calibro Cyr625 di manifattura, con tourbillon centrale posto in verticale con un angolo di 90°, doppio bariletto, autonomia di 100 ore, indicazione delle ore e dei minuti con lancette ad andamento retrogrado. Quadrante aperto, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 5 esemplari. 144mila euro.

    DAVID CANDAUX DC7 Genesis Cassa in titanio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 1700 di manifattura, realizzato in titanio e di costruzione simmetrica sull’asse verticale; con tourbillon biplanare inclinato di 3° sulla platina e bilanciere a sua volta inclinato di ulteriori 30°. Quadrante spazzolato soleil inclinato di 3° rispetto alla cassa, lancette, numeri e indici luminescenti, corona retrattile al 6, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù con chiusura in velcro. Edizione limitata di 8 esemplari. 149mila franchi svizzeri.

    GREUBEL FORSEY Quadruple Tourbillon Cassa in titanio Adlc nero (43, 5 mm Ø). Movimento meccanico a carica manuale, calibro GF 03 di manifattura, con due coppie di tourbillon associate a due organi regolatori autonomi – ciascuno con un tourbillon interno inclinato di 30° (la cui gabbia compie una rotazione completa in 1 minuto), integrato in un secondo tourbillon (la cui gabbia compie una rotazione in 4 minuti) – collegati a un differenziale sferico che trasmette la media di marcia al sistema di affissione; doppio bariletto, indicazione dell’autonomia di 5 giorni e piccoli secondi. Quadrante multivello in oro, vetro zaffiro asimmetrico anche sulla carrure e sul fondello, cinturino in caucciù.

    H. MOSER & CIE Pioneer Tourbillon Mega Cool Cassa in acciaio (42,8 mm Ø), impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 8045 di manifattura, con tourbillon volante, doppia spirale proprietaria, autonomia di 3 giorni. Quadrante soleil sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 50 esemplari.

    JAEGER-LECOULTRE Master Grande Tradition Cassa in oro rosa (42 mm ØI, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro J-LC 995 di manifattura, con tourbillon a spirale cilindrica e piccoli secondi. Quadrante grené, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 93mila euro.

    PURNELL WATCHES Escape II Double Spherion Icy Blue Cassa in platino (48 mm Ø). Movimento meccanico a carica manuale, calibro CP03 di manifattura, con doppio Spherion, ovvero tourbillon su triplo asse ad alta velocità: la gabbia più interna, che ospita il bilanciere, compie una rotazione completa su se stessa in 8 secondi, la mediana in 16 e quella più esterna in 30 secondi; quattro bariletti (con sei molle) e indicazione dell’autonomia con esclusivo sensore a molla, a cono mobile sospeso. Quadrante in vetro zaffiro, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma naturale. Il marchio non è ancora distribuito in Italia.

    ROGER DUBUIS Excalibur Double Tourbillon Cassa in oro oro rosa Eon + (45 mm Ø). Movimento meccanico scheletrato a carica manuale, calibro RD 108 di manifattura, con doppio tourbillon volante con differenziale, autonomia di 3 giorni. Quadrante assente, flangia in oro, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle, intercambiabile. 250mila euro.

  • Il tourbillon Breguet e il cigno nero

    Il tourbillon Breguet e il cigno nero

    Abraham-Louis Breguet studiò a lungo gli effetti negativi della forza di gravità sugli orologi. E trovò una soluzione che sperimentò almeno dal 1795 al 1801, data del brevetto per un organo regolatore detto à Tourbillon. Che risolveva definitivamente il problema.
    La legge di gravitazione universale, quella che noi comuni mortali chiamiamo legge di gravità, venne pubblicata nel 1687. La scoperta fu attribuita a Isaac Newton – ricordate la storia della mela che cadde in testa a Newton mentre schiacciava un pisolino? Una balla colossale fatta circolare dallo stesso Newton… – dopo una lunga polemica con Robert Hooke, scienziato anch’egli di genio, ma meno potente a Corte del potentissimo Newton. La cosa viene di tanto in tanto rimessa in discussione ancor oggi, ma è una questione azzoppata dal fatto che – guarda caso – tutti gli scritti di Hooke al riguardo sono misteriosamente scomparsi. Newton fu, fra l’altro, Presidente della Royal Society e Direttore della zecca inglese. Che c’entra con il tourbillon di Breguet?

    Breguet e il tourbillon

    Dal momento che la forza di gravità non era ai tempi discutibile (ci volle Einstein, per farlo), Abraham-Louis cercò un sistema per annullarne gli effetti. Almeno relativamente agli orologi con organo regolatore (bilanciere e scappamento) in posizione verticale. Sempre in una sintesi divulgativa delle cui scorciatoie mi scuso con tutti, quando il bilanciere ruota in senso orario, la forza di gravità tende ad accelerarne il moto, per poi rallentarlo quando il bilanciere ruota in senso antiorario. Il risultato si traduce in un’imprecisione (deviazione dalla costanza di marcia) apparentemente superabile solo ponendo in piano l’organo regolatore. Ma in un orologio da tasca ciò si tradurrebbe in uno spessore inaccettabile. Ci voleva un’altra soluzione. L’idea di Abraham-Louis Breguet fu quella di montare l’organo regolatore in un contenitore, una gabbia, che ruotasse sul proprio asse. In tal modo tutte le micro-deviazioni della costanza di marcia si annullassero per sommatoria ad ogni rotazione completa. Perché +1-1 dà come risultato 0.

    Geniale, certo, ma solo sulla carta. Passare all’atto pratico dev’essere stato ben altra cosa. Se oggi realizzare un orologio con tourbillon è molto difficile – e abbiamo tecnologie raffinatissime, per non parlare dei materiali –, a quei tempi deve aver fatto passare notti insonni anche ad un genio dell’orologeria come Breguet. È interessante notare come nella richiesta di brevetto Abraham-Louis Breguet parlasse anche di vantaggi consistenti per la distribuzione degli oli lubrificanti, che tendevano anch’essi a scendere in basso a causa della forza di gravità. Ogni produttore di orologi, sin dal Medio Evo, era ben consapevole di quanto i lubrificanti costituissero un enorme attentato all’affidabilità delle proprie macchine, indipendentemente dalle dimensioni e dall’epoca.
    Il brevetto del tourbillon di Breguet è datato 26 giugno 1801 – o 7 Messidoro dell’anno IX secondo il calendario della Rivoluzione Francese. Aspettiamoci quindi qualche bella novità per il 26 giugno…

    Breguet e l’uccella rara

    Decimo Giulio Giovenale, poeta latino vissuto nel Primo secolo dopo Cristo, celebrava la fedeltà di Lucrezia, moglie di Collatino. La chiamava rara avis, che una traduzione brutale potrebbe definire uccella rara, appunto. Giovenale si riferiva al cigno nero, del quale probabilmente ignorava l’esistenza. Nei secoli si parlò poi di merlo bianco che infine diventò l’attuale mosca bianca. Roba rara, comunque.

    Rara avis è il Breguet et Fils N° 2567, realizzato fra il 1809 e il 1812. Il figlio, Antoine-Louis, era “entrato in ditta” dal 1807. L’orologio venne venduto il 21 marzo 1812 al signor Armand-Pierre Le Bigot, sul quale non sono riuscito a trovare ulteriori informazioni. È comunque probabile si trattasse di un armatore o di uno scienziato, dal momento che a quei tempi erano fra le poche persone ad aver bisogno di un orologio estremamente preciso e affidabile. Si potrebbe supporre trattarsi di uno degli orologi che in seguito (1814) gli valsero prima la nomina ad “artista aggiunto all’Ufficio delle longitudini” e poi (1815) “orologiaio ufficiale della Marina reale francese”.

    Lo dico perché osservare i dettagli tecnici di questo orologio è davvero sbalorditivo: dal bilanciere ad inerzia variabile alla trasmissione con catena e conoide, questo tourbillon è un orologio incredibilmente moderno. Così moderno da portarci, con un salto temporale di quasi due secoli, al 2010, quando Breguet presentò La Tradition 7047, con tourbillon, fuso e spirale Breguet di silicio. La “traduzione” miniaturizzata del 2567 è uno dei due o tre Breguet che amo di più. Credo sia tuttora in produzione, sebbene in pochissimi esemplari l’anno. Praticamente su richiesta.

    Il tourbillon Breguet 220 anni dopo

    Quando l’ho visitata per la prima volta, più di trent’anni fa, la Breguet risiedeva in un piccolo edificio a Le Brassus, a un quarto d’ora in auto dall’attuale sede di L’Abbaye. Il primo orologio che mi venne mostrato fu un tourbillon, a dimostrazione dell’importanza che già allora veniva data a questa complicazione. Più tardi, nel 1999, Nicolas Hayek Senior comprò da Investcorp La Breguet, cui erano annesse la Nouvelle Lemania, fabbrica di movimenti, e la Valdar, fabbrica di componenti. Investcorp (un fondo internazionale) aveva comprato il tutto nel 1987 e aveva saputo rilanciare il marchio. Ma sotto la guida di Nicolas Hayek, e poi di suo nipote Marc Hayek, Breguet si spinge molto oltre, coniugando la tradizione di Abraham-Louis Breguet a soluzioni innovative, come l’uso del silicio e persino quello di “sospensioni magnetiche” per il bilanciere. Un risultato assolutamente straordinario che rende Breguet un vero e proprio faro di riferimento nell’orologeria contemporanea.

    Scorrendo il notevole archivio de Il Giornale degli Orologi trovo alcuni dei miei tourbillon preferiti, come La Tradition 7047 che ho citato poco sopra. Trovo straordinario (proprio perché tradizionale e al tempo stesso innovativo) anche il 5935, scheletrato, con molte componenti in silicio. Mi piace immensamente anche il raffinato riferimento ai cronometri da marina che trovo nel crono tourbillon 5837, con cassa in platino della collezione Marine (2011); a dimostrazione che il tourbillon è adatto anche per gli orologi sportivi. E però per quanto mi riguarda nessuno supera la bellezza zen del 5637 con quadrante in smalto Grand Feu, del quale ho scritto qui. E voglio proprio vedere se Breguet saprà fare di meglio per il 220° compleanno del tourbillon…

  • Haute Joaillerie, meraviglie d’atelier che segnano il tempo

    Haute Joaillerie, meraviglie d’atelier che segnano il tempo

    Il più scintillante di diamanti è firmato Piaget, il più minuto è di Chanel, il più rinascimentale di Buccellati, il più sofisticato di Chaumet, il più romantico di Van Cleef & Arpels… Sarebbe troppo semplice e riduttivo stilare una classifica dei primati preziosi tra gli orologi visti a Parigi.  Dove, come ogni anno all’inizio di luglio, le presentazioni di Haute Joaillerie si sono affiancate alle sfilate di Haute Couture.

    Complicazioni creative 
    In questo contesto di meraviglie d’atelier, in cui i prezzi medi sfiorano o superano il milione di euro, tutto è extra-ordinario, esclusivo, unico. Anche se lo spazio riservato agli orologi è senza dubbio marginale, quasi tutte le maison hanno voluto offrire alle clienti – in queste occasioni, solo ricchissime happy few – qualche capriccio di lancette supplementare, in grado di completare le parure di monili con particolare, e funzionale, virtuosismo artigiano. Orologi-gioiello in cui l’aspetto decorativo e il contenuto prezioso delle materie prime giocano il ruolo da protagonista; di solito animati da movimenti al quarzo, talvolta non disdegnano però le complicazioni.

    Non mancano per esempio alcuni scenografici tourbillon, come quelli di Chaumet: la maison ne ha presentati ben tre nell’ambito della “celeste” collezione dedicata agli astri del giorno e della notte. Dalla ricca rassegna di Haute Joaillerie fanno inoltre capolino due orologi complicati e creativi. Due saltarelli in oro bianco, con lunetta, anse e corona incastonati di diamanti. Il quadrante è decorato con un mosaico di tessere in madreperla multicolor disposte a raggiera, alcune tempestate di diamanti e zaffiri rosa e blu. Il movimento è automatico, le ore sono segnate dal sole mentre i minuti sono indicati dai raggi pavettati di diamanti.

    Foglie d’acanto e smalti colorati 
    Si torna sul tourbillon con Boucheron. In linea con il fil rouge della collezione Vue du 26, dedicata alla capitale francese (vista dalla boutique di Place Vendôme), la maison completa con un orologio-gioiello il set modellato sulle foglie d’acanto che decorano i capitelli corinzi e le modanature grecizzanti di alcuni palazzi parigini. In cui mostra una straordinaria maestria nello studio delle proporzioni dell’oggetto, in grado di valorizzare l’apertura del tourbillon sul quadrante senza compromettere l’armonia del decoro vegetale in diamanti applicato sul fondo blu. Da Buccellati primeggia invece il colore delicato degli smalti. Nel Bluebell (è il nome del modello) il blu-violetto della campanula è accostato al classico verde prato – che, per contrasto, accende i diamanti incastonati sia nel quadrante sia nel bracciale.

    Le ore à la Russe di Coco Chanel
    Il passare delle ore non era importante nella Parigi degli anni ’20 popolata di nobili emigrati russi in fuga dalla Rivoluzione. Che risiedevano nei prestigiosi appartamenti del 15° Arrondissement, cenavano al Chaika restaurant, bevevano vodka al Talisman e affollavano gli spettacoli del Ballets Russes di Diaghilev. Naturalmente Coco Chanel, che aveva una liaison con il Principe Dimitri, era tra loro. E assorbiva il loro gusto orientale opulento e barocco, la loro venerazione per le vesti tradizionali come la roubachka, il loro penchant per i colori accesi e i tessuti damascati. Oltretutto spesso li aiutava nella ricerca di acquirenti per i gioielli meravigliosi che erano riusciti a portare con sé dalla madrepatria.

    Nella Paris russe dell’epoca, cui è ispirata la collezione Haute Joaillerie di Chanel, il tempo trascorreva senza un ordine scandito. Ma le signore indossavano ugualmente, come braccialetti, i piccoli esemplari preziosi che brillavano nei coffret à bijoux delle loro madri. Per questo la maison ha immaginato alcuni montres d’exception in oro e platino. Come il modello Foulard che si richiama ai fazzoletti indossati dalle donne del popolo, ma ne cambia il contesto. E restituisce le fantasie fiorite dei tessuti folkloristici in un mosaico centrale di pietre di colore e diamanti; all’interno è inserito il piccolissimo quadrante a forma di goccia, mentre il bracciale in perline di onice ammorbidisce la vestibilità del pezzo.

    Il segreto di Giulietta
    Il conto alla rovescia verso il momento della separazione era invece il cruccio costante di Romeo e Giulietta, i protagonisti della tragedia shakespeariana cui è dedicata la collezione Haute Joaillerie i Van Cleef & Arpels. Ma il flusso inesorabile della sabbia di una clessidra o il ticchettio costante di una sveglia sarebbe stato troppo prosaico in un’atmosfera così romantica. Così l’orologio di Giulietta non poteva che essere un montre-à-secret, decorato di gemme tagliate su misura per disegnare le geometrie delle facciate e delle finestre ogivali di Verona (rinascimentale); in cui il quadrante e i due profili degli amanti in onice e lapislazzuli si palesano e scompaiono grazie a un meccanismo invisibile.

    Tra le dune di un deserto incantato
    Un disorientamento diverso da quello amoroso è infine quello suggerito da Piaget. Che, coerente al  tema Golden Oasis, dà prova della propria eccentrica creatività immaginando le dune di un deserto… di diamanti. Il quadrante in oro bianco infatti “nuota” tra le onde di gemme illuminate da una luce zenitale nel White Horizon Watch. Composto solo da diamanti Top Wesselton di taglio rotondo, triangolare e trapezoidale, per forma asimmetrica e articolazione del setting è un vero capolavoro.

  • Tourbillon Day: compie 218 anni l’invenzione di A.-L. Breguet

    Tourbillon Day: compie 218 anni l’invenzione di A.-L. Breguet

    “Diavolo di un Breguet” è un’espressione che venne usata spesso mentre Abraham-Louis Breguet era ancora in vita. Tradotta oggi suonerebbe come un “quel figlio di buona donna d’un Breguet”, intesa nell’accezione positiva dell’espressione, usata anche per tributare grande ammirazione condita con un pizzico d’invidia. Perché proprio Breguet, visto che c’erano ai suoi tempi anche altri orologiai bravissimi? Perché Breguet ha una marcia in più e annovera, fra le sue tante invenzioni, il marketing, la capacità di vendere al meglio le proprie invenzioni. Invenzioni – oltretutto – spesso ben sviluppate per richiamare un immediato stupore. Basti pensare al tourbillon. Brevettato il 26 giugno 1801 (ecco perché parliamo di Tourbillon Day), questo nuovo tipo di organo regolatore venne messo in commercio solo qualche anno dopo, nel 1805.

    Partiamo da alcune considerazioni tecniche. Facili, giuro. A quei tempi gli orologi da tasca passavano l’intera giornata in posizione verticale. Spesso rimanevano in posizione verticale anche la notte, appesi a piccole colonnine munite di un uncino che agganciava l’occhiello metallico superiore. Ora immaginate il movimento del bilanciere: mezza rotazione in senso orario e mezza in senso antiorario. Quando gira in senso orario la forza di gravità rende più veloce il moto. Quando il bilanciere rincula e deve ruotare in senso antiorario la forza di gravità rallenta il suo moto, rendendo difficile – se non inutile – la regolazione dell’anticipo e del ritardo. E la cosa si complica se l’orologio, poi, passa la notte in posizione orizzontale.

    Il problema, si badi bene, non è di quelli da cui dipende la vita: a quei tempi la precisione davvero necessaria era piuttosto permissiva. Ma non era affatto approssimativo il neonato amore per la tecnologia, per le scienze di precisione, ben innestate su una tradizione di “il mio orologio è meglio del tuo”. Tradizione tuttora vivissima e che non va liquidata come una vana ricerca di show off. È una cosa più complessa, di solito. Un mix in cui c’è vanità, amore per l’ingegno umano, virile passione per la meccanica e tanto altro ancora… Perché l’orologeria spettacolo non è fatta di pietre preziose e ostentazione immediata, ma di un sottofondo tecnico che di tanto in tanto affiora, dando appunto spettacolo. Un musicista lo definirebbe un bordone, una nota continua non sempre bene percepita, ma caratterizzante.

    Abraham-Louis Breguet sa bene di possedere un piccolo patrimonio di collezionisti disposti a spendere molti soldi per far proprie le sue invenzioni. Breguet sa che queste invenzioni devono avere un fine sensato, anche se magari esageratamente proiettato nel futuro, come – oggi – certe supercar. E allora inventa la tecnologia-spettacolo. L’organo regolatore a tourbillon consiste nel montare l’insieme bilanciere/scappamento in una gabbia che compie un giro ogni minuto. In questo modo tutti, ma proprio tutti i rallentamenti e le accelerazioni del bilanciere si compensano per sommatoria e alla fine l’errore si annulla. Beh, quasi, come si scoprirà molto tempo dopo.

    Ma sta di fatto che la precisione ne guadagna molto. E soprattutto hai sotto agli occhi lo spettacolo di questa minuscola gabbia che ruota, ruota incessantemente. Un moto continuo e affascinante come le fiamme nel caminetto o le onde del mare. Tecnologia spettacolo, appunto. In questa fascinazione sta il “diavolo di un Breguet”, il “Grande figlio di puttana”, come cantavano gli Stadio nel 1981, “ma che amico per me” …

    E oggi, rinascesse, Breguet sarebbe ben felice di ammirare quel che hanno fatto i suoi successori e gli eredi dei suoi tecnici. Certo, oggi la rotazione del tourbillon non è più una sorpresa, ma osservare in quanti modi può essere declinato questo dispositivo, osservare l’incredibile lavoro di miniaturizzazione stupirebbe Breguet stesso. Che poi, subito dopo, passerebbe a trovar miracolosi materiali come il silicio di cui sono fatte alcune parti dell’organo regolatore. Il consiglio, ancora una volta, è quello di provare a sentirvi un po’ Breguet e andare da un concessionario per esaminare con una lente uno dei tanti Breguet attuali, così diversi eppure così riconoscibili nell’invenzione che Abraham-Louis Breguet brevettò il 26 giugno 1801. Oltre due secoli fa.