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Tag: Patek Philippe Calatrava

  • Patek Philippe 5924G: il cronografo Calatrava per grandi viaggiatori

    Patek Philippe 5924G: il cronografo Calatrava per grandi viaggiatori

    Ci sono orologi che per tradizione, eleganza e quantità di complicazioni non risentono del tempo che passa. Patek Philippe, per esempio, ne ha diversi in collezione. La referenza di cui vi parlo in questo articolo, grazie alla maestria riposta nella realizzazione del calibro CH 28-520 C FUS a carica automatica, è tanto attuale oggi quanto lo sarà negli anni a venire. È il Patek Philippe 5924G Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph. Il nome, di per sé, ne anticipa il fascino: identifica l’orologio come Calatrava e lo colloca quindi in una delle collezioni storiche più apprezzate e riconosciute della Manifattura ginevrina. Ma svela anche di più: il termine Pilot lo riporta ai modelli del 2015 ispirati agli orologi per aviatori che la stessa Patek ha introdotto negli anni Trenta del secolo scorso. Gli ingredienti per fare del Patek Philippe 5924G un complicato senza tempo, quindi, ci sono tutti. Vediamo perché.

    Complicazioni ed estetica in stile Patek

    La Referenza 5924G, che a catalogo identifica il Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph – ed è declinata nelle due varianti “-010”, con quadrante blu-grigio soleil, e “-001”, con quadrante laccato verde kaki -, è la prima della collezione a integrare un cronografo. Non un cronografo qualsiasi, ma un cronografo flyback (o, come dicono i francesi, retour en vol). Che, nel caso dell’esemplare in questione, affianca il doppio fuso orario, l’indicazione giorno/notte per le ore di casa e locali, oltre al datario a lancetta a ore 6. Caratteristiche ricercate da chi, orologio al polso, si sposta continuamente da un lato all’altro del mondo.

    Noto subito, mettendo a confronto questo modello con quello del 2018 (Ref. 5524R-001), senza cronografo e con cassa in oro rosa, che la Manifattura ha sostituito i due pulsanti di sinistra deputati alla regolazione dell’ora locale con due correttori inseriti nella carrure che scompaiono alla vista. Una soluzione che preserva l’armonia estetica dell’orologio, vista la presenza dei due pulsanti a destra del cronografo flyback.

    Cos’è e a cosa serve il cronografo flyback

    Prima di spiegarvi in cosa consiste un cronografo flyback, riporto quanto Patek Philippe suggerisce nel manuale di istruzioni dell’orologio. E cioè che il cronografo può restare sempre in funzione senza inficiare sull’autonomia, che complessivamente si attesta fra 45 e 55 ore. A patto che l’orologio sia indossato regolarmente e caricato a fondo, mantenendo la molla nel suo range di funzionamento ottimale. Tenere il cronografo sempre attivo significa far sì che la lancetta centrale dei secondi cronografici funga da “normale” lancetta dei secondi. In questo modo Patek accontenta chiunque voglia vedere qualcosa muoversi ogni volta che punta gli occhi sul quadrante dell’orologio.

    Ma torniamo al cronografo flyback e vediamo cosa lo differenzia da un cronografo tradizionale. O, per meglio dire,” semplice”. In genere, il cronografo si attiva e si arresta con il pulsante a ore 2. Dopo che è stato fermato, il pulsante a ore 4 riporta a zero le lancette crono. Premere il pulsante di azzeramento senza che il cronometraggio sia stato arrestato può addirittura danneggiare il calibro. Tutto questo in un cronografo flyback non succede. Mentre il pulsante al 2 avvia e arresta il cronografo, quello al 4 azzera e fa ripartire istantaneamente il cronografo a ogni pressione. Il che permette di misurare intervalli di tempo in sequenza e senza sosta, agendo su un solo pulsante. Anche infinite volte, senza rischiare di danneggiare l’orologio.

    La funzione flyback affonda le origini nei primi decenni del secolo scorso, quando la navigazione aerea dipendeva esclusivamente da mappe cartacee, bussole e orologi da rilevamento. Questa complicazione permetteva gli aviatori di cronometrare singole tratte di volo o virate senza perdere quei secondi necessari ad arrestare e azzerare continuamente le misurazioni. Forse, oggi, un cronografo simile non serve a tutti, ma in termini di capacità realizzative si colloca nell’olimpo dell’alta orologeria.

    Come funziona la funzione Travel Time di Patek Philippe

    Introdotta proprio con la serie Pilot, la funzione Travel Time si traduce nella presenza di due distinte lancette delle ore. La prima, quella traforata, indica l’ora di casa, cioè del luogo di partenza, quello in cui si vive di solito, ed è intesa come punto di riferimento. La seconda lancetta, piena e rivestita di materiale luminescente (come quella dei minuti), indica invece l’ora locale, ossia l’ora del luogo in cui, per piacere o per lavoro, ci si trova. È evidente quanto la funzione Travel Time sia dedicata a chi viaggia.

    Non solo. È anche estremamente facile da regolare, in accordo con la filosofia della Maison che ha fatto della “semplicità d’uso” delle complicazioni un proprio mantra. Se ci si sposta verso ovest, rispetto alla propria residenza, occorre premere il correttore contrassegnato dal simbolo “-” (a ore 10) tante volte quante sono le ore di differenza fra i due fusi. Se si viaggia verso est, si deve agire sul correttore “+” (ore 8) per avanzare in senso orario del numero di ore necessarie. La lancetta delle ore locali è saltante, nel senso che scatta di un’ora esatta alla pressione del correttore. Quando si torna a casa, basta riportare la lancetta dell’ora locale sotto quella dell’ora di casa: la sovrapposizione è perfetta al punto di farla scomparire.

    Ma come sapere, quando si è in viaggio, se ci si riferisce a un orario prima o dopo mezzogiorno? Il dubbio dell’AM (ante meridiem) o PM (post meridiem) è importante soprattutto per stabilire che ore sono “a casa” (perché per l’ora locale basterebbe guardar fuori dalla finestra). Ma per amor di simmetria, Patek fornisce la risposta per entrambi i fusi orari. Sempre in modo semplice, affidata com’è alle due piccole finestrelle rotonde contrassegnate rispettivamente dalle scritte “local” e “home”. Il blu indica la notte, il bianco il dì.

    E la data?

    In un orologio pensato per garantire una perfetta collocazione temporale a ognuna delle nostre azioni, non poteva certo mancare il datario, sempre riferito all’ora locale. Patek Philippe, nella collezione Calatrava Pilot Travel Time, lo ha concepito a lancetta e lo ha collocato in un contatore a ore 12, con lo stesso diametro di quello dei minuti cronografici. Il numero 1 è di colore rosso. Non vi è una ragione particolare: semplicemente, gli orologiai di Patek hanno voluto far risaltare visivamente il primo giorno del mese.

    A parte questo, il datario non è in grado di correggersi autonomamente nel passare da un mese di 30 giorni a uno di 31, tantomeno nel passaggio da febbraio a marzo. Ricordiamoci che non siamo di fronte a un calendario annuale, né a un calendario perpetuo, che aggiungerebbero complicazioni alla complicazione. La correzione quindi deve essere effettuata manualmente, cinque volte l’anno, alla fine dei mesi con meno di 31 giorni, con una piccola pressione sul correttore invisibile posto sulla carrure tra le ore 12 e le ore 1. Importante: come in tutti gli orologi meccanici, la correzione non va fatta in corrispondenza del cambio effettivo di data, quindi tra le ore 22 e le 2 del mattino seguente.

    Il prezzo del Patek Philippe 5924G

    Sarà che quando scrivo di un orologio finisco per innamorarmene, sarà che alla Manifattura svizzera per eccellenza concediamo quasi tutto, ma gli 84.229 euro necessari per comprare il Patek Philippe 5924G Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph non mi sembrano poi così tanti, considerata “la sostanza” dell’orologio.

    Il prezzo è lo stesso per entrambe le versioni ed è almeno in parte giustificato dalla notevole quantità di oro utilizzata per costruirlo. Sono infatti realizzati in oro bianco la cassa da 42 mm di diametro per 13,05 mm di spessore, le lancette e gli indici delle ore, i pulsanti crono, la corona e la fibbia ad ardiglione. In più il prezioso metallo si ritrova anche nel rotore di carica, in oro giallo 21 carati (con tanto di Croce di Calatrava).

    Tutto il resto lo fanno le complicazioni a bordo. Il movimento CH 28-520 C FUS, rigorosamente ideato e costruito in-house, integra un cronografo flyback di ultima generazione. Lo si ritrova anche nel Nautilus Ref. 5990, ma non è il caso di parlarne qui. Lascio la descrizione dettagliata alle didascalie delle immagini nella galleria in alto.

    In sintesi

    CaratteristicheSpecifiche del Patek Philippe 5924G
    NomeCalatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph
    Referenza5924G-001 verde kaki / 5924G-010 blu-grigio
    CassaOro bianco, 42 mm di diametro x 13,05 mm di spessore
    CalibroCH 28-520 C FUS a carica automatica
    FunzioniOre, minuti, cronografo flyback, secondo fuso orario con doppia funzione giorno/notte, datario
    Autonomia55 ore
    Prezzo84.229 euro

  • Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Tra i tanti pregi della collezione Calatrava di Patek Philippe ce n’è uno che, forse, non tutti percepiscono: la versatilità. Intesa non tanto come possibilità di indossare l’orologio in diversi contesti, di adattarlo al proprio umore, di scegliere la referenza in base a come ci si sente quando si scende dal letto alla mattina. Lasciamo queste amenità ai maestri del marketing. Per il Calatrava, versatilità è cambiare pelle senza cambiare anima.

    Negli ultimi anni, Patek Philippe ha continuamente ridefinito quello che è sempre stato – e ancora è – il più classico dei dress watch, trasformandolo in qualcosa di più ricco di finiture, più casual e, se vogliamo, più pratico. Oltre a nuove funzioni, la Manifattura ha introdotto un nuovo linguaggio stilistico, fatto di quadranti grené, numeri arabi ben evidenti, carrure con guilloché Clous de Paris.

    Il nuovo Calatrava Alarm 5322G è esattamente figlio di questa trasformazione. Riprende il complesso meccanismo di sveglia presentato per la prima volta nella Ref. 5520 in stile Pilot, ma elimina la funzione di fuso orario. Nessun riferimento al mondo dell’aviazione, nemmeno la presenza delle corone e dei pulsanti che davano al 5520 un aspetto insolito per un Patek Philippe. Qui ci sono solo ora, data e una sveglia con formato 24 ore, presentati in una sobria cassa Calatrava. Basta poco, come vedete, per creare una delle grandi complicazioni più coerenti del catalogo del marchio.

    Il quadrante del Calatrava Alarm 5322G

    Parto dal quadrante. Riprende l’estetica introdotta con le Ref. 5326 e 5226, ma il Calatrava Alarm 5322G aggiunge un tocco di colore. Il verde intenso ha una superficie laccata con texture grené e una sfumatura nera alla periferia. Al variare della luce, il quadrante passa da opaco a quasi lucido, con la sfumatura che conferisce profondità all’insieme.

    Il layout bilancia complessità e essenzialità, in modo che ci troviamo di fronte a un quadrante tecnico che si presenta come se fosse semplice. Nella parte superiore spicca l’indicatore della sveglia a 24 ore. Una doppia finestrella mostra l’ora programmata con incrementi di 15 minuti, mentre una piccola apertura circolare sottostante permette all’indicatore di distinguere tra l’impostazione diurna e notturna.

    In corrispondenza del 12, una finestrella a forma di campana indica se la sveglia è attiva: bianca per accesa, nera per spenta. La metà inferiore del quadrante è occupata dal datario a lancetta a ore 6, con indicazioni in bianco e il numero 1 in rosso.

    La scala dei minuti e dei secondi, bianca, corre lungo il perimetro del quadrante, impreziosito da numeri arabi in oro bianco applicati e da lancette a forma di siringa, rivestite di materiale luminescente. La lancetta dei secondi centrale e quella della data sono entrambe bianche.

    Una cassa riconoscibile

    Il Calatrava Alarm 5322G si presenta molto diverso dalla Ref. 5520, a partire dall’abbigliamento. Questa cassa Calatrava, in oro bianco da 41 mm, ha proporzioni decisamente più classiche ma non convenzionali. Infatti, la decorazione guilloché Clous de Paris ricopre l’intera carrure, anziché limitarsi alla lunetta, come nei modelli precedenti. Le anse sono traforate e fissate al fondello anziché alla carrure: in questo modo, il guilloché Clous de Paris scorre ininterrottamente attorno alla cassa.

    L’orologio ha il vetro zaffiro sia sul quadrante, sia sul fondello e, nonostante questo, la cassa è impermeabile fino a 3 bar. Un valore che per gli standard della Casa, specialmente per una referenza con suoneria, è tutt’altro che disprezzabile: il Calatrava Alarm 5322G è infatti l’unico esemplare impermeabile con suoneria nell’attuale catalogo di Patek Philippe.

    Lo spessore di 12,22 mm rende l’orologio piuttosto compatto per essere una referenza con suoneria. Per esempio, la Ref. 5520 aveva uno spessore di 11,6 mm ma un diametro maggiore, con i pulsanti che la rendevano meno confortevole. Qui, oltre alla corona a ore 4, c’è un unico pulsante rettangolare di attivazione della sveglia a ore 2, la cui parte superiore riprende la decorazione a Clous de Paris della carrure. 

    Il cuore meccanico del Calatrava Alarm 5322G

    Nella cassa del Patek Philippe Calatrava Alarm 5322G lavora il nuovo calibro automatico AL 30-660 S C, un’evoluzione del calibro AL 30-660 S C FUS introdotto nella Ref. 5520. Dei suoi 524 componenti, quasi la metà è destinata al meccanismo di sveglia, preciso entro 10 secondi dall’ora programmata, meglio rispetto ai 30 secondi della Ref. 5220. Ottime anche le prestazioni cronometriche: 28.800 alternanze/ora, autonomia compresa tra 42 e 52 ore (in base all’impiego o meno della suoneria), precisione di -1/+2 secondi al giorno certificata dal Sigillo Patek Philippe.

    A differenza della maggior parte delle sveglie meccaniche, che generano una vibrazione ronzante, quella del Calatrava Alarm 5322G utilizza un martello che colpisce un gong a spirale, come se fosse una ripetizione minuti. Il risultato è un suono chiaro e raffinato. La sequenza di rintocchi dura circa 35 secondi e i rintocchi stessi sono emessi a un ritmo costante, controllato da un regolatore inerziale posto all’estremità del treno di ruote della sveglia.

    Nello sviluppare calibro e orologio, la manifattura ha puntato molto sulla facilità d’uso, creando un sistema dall’impiego intuitivo. Tutto viene controllato tramite la corona e l’unico pulsante. Con la corona premuta, si carica il movimento ruotando in senso antiorario, o la sveglia ruotando in senso orario. Tirando la corona in posizione 1 si imposta l’ora della sveglia, da attivare premendo il pulsante a ore 2. Tirando la corona nella posizione successiva si imposta l’ora. La data si regola tramite un correttore posto sulla carrure tra le anse inferiori. La sveglia non può essere attivata se l’orologio non è completamente caricato e si disattiva automaticamente una volta esaurita l’energia, mentre il suono può essere interrotto in qualsiasi momento.

    Conclusioni

    In sostanza, il Calatrava Alarm 5322G è una grande complicazione – lo dimostra anche il prezzo di 263.000 euro circa – che però si atteggia a orologio da portare tutti i giorni, complice anche il doppio cinturino, in pelle di alligatore coordinato al quadrante o in pelle di vitello con finitura nabuk. E quella di indossare i complicati nella quotidianità è una tendenza che si sta affermando sempre di più tra le grandi maison. In questo caso l’orologio è leggibile, comodo, intuitivo ma anche discreto. 

    Per come la vedo io, è un bel passo avanti verso complicazioni che non sono solo impressionanti per la loro tecnicità, ma anche pratiche e utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Se posso permettermi una critica, per piccola che sia, mi accodo a quanti ritengono sconveniente che la campanella dell’attivazione sveglia tagli l’indice a ore 12. Di sicuro, però, ripulendo in un certo senso lo schema estetico della Ref. 5220 e arrivando a un risultato tecnico più raffinato, Patek Philippe ha dimostrato ancora una volta di saper ascoltare mercato e appassionati, in barba ai rigidi legami che può imporre la tradizione. Questo, oggi, può fare la differenza tra un ottimo orologio e un successo commerciale: averlo capito, non è banale.

  • Calatrava 7200, l’Officier al femminile di Patek Philippe

    Calatrava 7200, l’Officier al femminile di Patek Philippe

    Sobria ed essenziale, la collezione Calatrava lo è per “natura”. Da quando è nata, nel 1932, è sempre stata la quintessenza della “classicità” e dell’eleganza secondo Patek Philippe. Eppure nel tempo ha dimostrato di essere capace di evolversi, di modificarsi per seguire i cambiamenti di gusto – da non confondersi con la moda e le tendenze, mi raccomando -, di assumere estetiche diverse, senza tradire la propria identità storica, il proprio carattere. E lo sa fare a volte in modo molto sottile, altre più radicale. Come nel caso dei nuovi esemplari da signora lanciati a Ginevra, alla scorsa edizione di Watches & Wonders. Due inediti Calatrava 7200 che rivisitano la versione presentata nel 2013 e la vestono di nuovi colori. Basta dare un’occhiata alla line-up della famiglia di orologi sul sito ufficiale – 11 referenze in tutto -, per notare quanto questi modelli femminili si discostino dagli altri.

    La differenza sta tutta nel design della cassa, che qui assume le forme dello stile Officier. Rigoroso, minimale, ma tutt’altro che spoglio. Al contrario: sontuoso, grazie alla scelta di precise tonalità e alle finiture. Il nuovo Calatrava 7200 è declinato in due monocromie: color sabbia e azzurro ghiaccio, sfumature che assumono effetti di luce cangianti grazie alla lavorazione soleil del quadrante, e sono messi in risalto dall’oro bianco lucido della cassa. Quanto al resto, nessuna decorazione, nessun diamante incastonato. Un puro “solo tempo” che mostra ore e minuti, privo perfino della lancetta dei secondi. Per chi desidera le pietre preziose, i concessionari di Patek Philippe hanno a disposizione altri Calatrava da donna: le referenze 4997, espressione di un’altra femminilità. I Calatrava 7200 hanno invece un valore e un significato storico ben preciso, che vale la pena di ricordare.

    I primi orologi da polso

    Anche chi non conosce il francese, intuisce che il termine officier vuol dire “ufficiale“, inteso come figura della gerarchia militare. E rimanda a un pezzo di storia dell’orologeria, all’esordio degli esemplari da polso. Si racconta infatti che alla fine dell’Ottocento furono i graduati dell’esercito i primi a indossare al polso gli orologi, consapevoli di quanto fossero infinitamente più comodi rispetto ai modelli da tasca durante le azioni sul campo. Per questo adottarono cinturini improvvisati – custodie in cuoio tipo polsiera in cui inserire la cassa, oppure strisce di pelle fatte scorrere in barrette metalliche posticce, profilate a U e saldate a ore 12 e a ore 6 -, così da poter appunto adattare al braccio i “tasca” più piccoli.

    Fino ad allora gli orologi da polso erano considerati “roba da donne”, di qualunque tipo fossero. Preziosi bracciali gioiello in oro, gemme o smalti sfoggiati con grazia dalle signore dell’alta società – come quello della contessa ungherese Koscowicz, realizzato proprio da Patek Philippe nel 1868 e considerato il primo orologio svizzero della storia. O pratici esemplari in metallo che le bambinaie legavano al polso con un nastro: messi in sicurezza, dopo che manine infantili vogliose e maldestre avevano provato a distruggere i delicati esemplari appesi al petto con una spilla… Si trattava comunque di accessori che nessun uomo si sarebbe mai sognato di portare, per non scalfire la propria immagine virile.

    Lo stile Officier

    A un certo punto però la funzionalità ebbe la meglio sui pregiudizi. Le prime testimonianze sull’utilizzo degli orologi al polso da parte degli ufficiali risalgono agli anni ’80 dell’Ottocento, quando Girard-Perregaux fece una fornitura alla Marina tedesca. Ma più ancora durante la Seconda guerra anglo-boera (1899/1902), che vide contrapposti l’esercito britannico e i coloni sudafricani di origine olandese. Si dice che furono proprio gli inglesi a vincere, grazie agli attacchi ben pianificati e coordinati con i loro segnatempo – non a caso chiamati wristlet. Successivamente, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l’affermarsi dell’aviazione, gli orologi da polso conobbero una diffusione sempre maggiore.

    E fu proprio nei primi decenni del secolo scorso che fu codificata la cassa Officier. Doveva essere necessariamente semplice e priva di fronzoli, di forma rotonda, compatta e con le anse “a filo”, dritte e accuratamente saldate alla carrure. Uno standard per una certa tipologia di field watch, poi entrata (e rimasta) a far parte dell’uso comune. Patek Philippe la riscoprì con una nuova generazione di officier nel 1989, in occasione del 150° anniversario, nella leggendaria Referenza 3960, realizzata in un’edizione limitata di 2200 esemplari sempre all’interno della collezione Calatrava. Va da sé che nella storia dell’orologeria da tasca e da appoggio il termine Officier rimanda a tutt’altro significato.

    Il Calatrava 7200 e il Calibro 240

    Spiegata la questione della cassa officier del nuovo Calatrava 7200, merita almeno qualche riga la meccanica che lo anima: il Calibro 240. Uno dei movimenti automatici più famosi, iconici e longevi nella storia dell’alta orologeria. Creato nel 1977, in piena crisi del quarzo, nacque con il preciso obiettivo di dimostrare che la meccanica poteva battere l’elettronica sul terreno dell’eleganza e della sottigliezza. Creato dal progettista di Patek Philippe Gérard Berret, aveva uno spessore di 2,3 mm grazie al micro-rotore decentrato, inserito direttamente nell’architettura dei ponti. Oggi come allora, il piccolo dispositivo riesce a generare inerzia per caricare la molla del bariletto, a dispetto delle dimensioni ridotte, perché è realizzato in oro 22 carati. Una lega metallica densa e pesante, capace di garantire un’eccellente efficienza a ogni minimo gesto del polso.

    Nel tempo, chiaramente, il Calibro 240 ha dimostrato tutta la propria validità. Si è rivelato una straordinaria piattaforma su cui montare diversi moduli delle complicazioni, senza mai perdere la proverbiale sottigliezza. E poi si è evoluto con l’acquisizione di sempre nuovi componenti e tecnologie, mirati a garantire un’ottimale costanza di marcia. Come la spirale Spiromax® in Silinvar®, un derivato del silicio che non necessita di lubrificazione, è del tutto insensibile ai campi magnetici e alle variazioni di temperatura. Tant’è che Patek Philippe continua a utilizzare il Calibro 240 nei modelli più prestigiosi in catalogo: non solo nei Calatrava, ma anche negli esemplari dell’Ellipse d’Or o della linea Nautilus – come i nuovi, ambitissimi Nautilus del 50° anniversario, festeggiato quest’anno. Senza dimenticare i molti orologi ricchi di smalti delle ricorrenti collezioni di Alto Artigianato.

    Conclusioni

    Concludo con le ultime, necessarie informazioni. Il prezzo, prima di tutto: il Calatrava 7200, in entrambe le referenze, costa 35.759 euro, in linea con gli altri modelli maschili della collezione – con i quali però non si possono fare paragoni diretti, visto che quelli hanno un peso maggiore in oro, diverse lavorazioni e diversi movimenti. Ma credo che sia importante fare alcune considerazioni. Certo, il prezzo ci fa capire che Patek Philippe, con il Calatrava 7200, si rivolge a un tipo di donna quanto meno benestante. Ma soprattutto una donna con una certa cultura orologiera, che conosca lo stile Officier tanto quanto il calibro 240, che sappia di cosa stiamo parlando e sia consapevole di quello che sta acquistando. E, per fortuna, di donne così ce ne sono sempre di più, almeno a livello internazionale.

  • Patek Philippe 6159G, il calendario perpetuo retrogrado rivisitato

    Patek Philippe 6159G, il calendario perpetuo retrogrado rivisitato

    Più volte negli ultimi anni abbiamo visto Patek Philippe reinterpretare i propri “classici” in chiave contemporanea. Penso per esempio al Calatrava 6007G del 2023, oppure al Calatrava 5226G del 2022, che in modo diverso trasformavano la collezione simbolo dell’eleganza in qualcosa di totalmente inedito (e difficile da definire: dire “sport-chic”, a mio parere, è riduttivo…). Con il Patek Philippe 6159G, però, l’esercizio di stile della Maison ginevrina si spinge oltre. Perché in questo caso si entra nel regno supremo dell’arte orologiera, quelle Grandi Complicazioni che nell’immaginario dei collezionisti sono indissolubilmente legate a un’estetica tradizionale.

    La difficoltà qui stava nel rinfrescare un mostro sacro come il Calendario Perpetuo Retrogrado senza tradirne l’essenza storica. Operazione resa ancora più complessa dall’immediato precedente dello stesso orologio, tuttora in catalogo: la Ref. 5160R, uscita nel 2013 nella collezione Rare Handcrafts. Un esemplare con la cassa Officier – un modello di cassa nato all’epoca della Prima Guerra Mondiale, con il fondello protetto da un coperchio a cerniera, e le anse a vite -, in oro rosa, interamente incisa a mano con motivi a volute. Bene, la Manifattura è riuscita nell’intento con una soluzione semplice ma inaspettata. Il Patek Philippe Ref. 6159G abbina infatti alla cassa Calatrava in oro bianco, con tanto di lunetta Clous de Paris (quintessenza dello stile Patek), un cristallo in zaffiro fumé. Modernissimo.

    Il calendario perpetuo retrogrado

    Del resto, credo sia importante sottolineare quanto il Calendario Perpetuo Retrogrado faccia parte dell’heritage della Casa. Se Patek ha introdotto sul mercato il primo (in assoluto) calendario perpetuo da polso nel 1925, la Ref. 97975, non ha atteso molto per aggiungere la complicazione alla complicazione. Era il 1937 quando ha presentato la Ref. 96 con Calendario perpetuo retrogrado: un pezzo unico con cassa Calatrava in oro giallo e un movimento di 11 linee, a carica manuale, basato su un’ébauche Victorin Piguet. Il particolare display mostrava l’indicazione del datario tramite la lancetta centrale ad andamento retrogrado in progressione su un arco di cerchio di 240°, al cui interno erano inscritte due finestrelle per il giorno della settimana e del mese. In aggiunta, a ore 6, rappresentava le fasi di luna.

    Questa specifica visualizzazione rimase come modello anche negli esemplari successivi, dai movimenti via via più evoluti ma con il lay-out sostanzialmente identico, o quasi. Riapparve infatti anche nella prima produzione di serie, del 1993: la Ref. 5050, in catalogo fino al 2002. Cassa da 35 mm in oro o in platino e quadrante in vari colori, mostrava solo un dettaglio diverso: il calibro automatico 315 S QR riportava le finestrelle di mese e giorno della settimana all’esterno della data retrograda, mentre all’interno, a ore 12, compariva l’anno bisestile. Nel 1999 la Ref. 5050 fu affiancata dalla Ref. 5059, con lo stesso movimento ma con la cassa Officier di 36 mm, in oro o platino. Nel 2006, quest’ultima fu sostituita dalla Ref. 5159, sempre con la cassa Officier ma da 38 mm, in oro giallo o bianco, e il calibro automatico 324 S QR. L’antesignana della 5160 citata sopra.

    L’habillage del nuovo Patek Philippe 6159G

    Come accennavo sopra, quindi, il Calendario Perpetuo Retrogrado di Patek Philippe versione 2026 si inscrive nel solco della tradizione per la cassa Calatrava, tipicamente decorata con due giri di guillochage a Clou de Paris sulla lunetta (e anche sul fondello). In oro bianco, di 39,5 mm di diametro, crea un accostamento insolito ma per nulla stonato con il gusto attualissimo del quadrante in zaffiro fumé, che lascia intravvedere il movimento sottostante. Ed è solo la seconda volta che un Patek adotta lo zaffiro per il quadrante di un orologio: nel 2023 c’era stata un’altra Grande Complicazione, la Ref. 5316, una versione ancora più complicata del Calendario Perpetuo Retrogrado con in più la ripetizione minuti e il tourbillon.

    In entrambi i casi, la superficie trasparente, metallizzata grigia – secondo la definizione ufficiale -, nella zona periferica sfuma verso il nero. E crea così un netto contrasto con le lancette e gli indici sfaccettati, la cui leggibilità è ulteriormente accentuata dal materiale luminescente. Un dettaglio quest’ultimo che ha fatto arricciare il naso ad alcuni puristi dell’orologeria perché troppo sportivo. Secondo me invece è tutt’altro che azzardato: contribuisce a dare all’orologio un carattere più incisivo ed energico. Alla stregua del cinturino, del resto: in materiale composito nero effetto tessuto, con cuciture contrasto, sembra riflettere una vocazione più attiva e quotidiana, lontana dall’idea di “oggetto da tenere in cassaforte”.

    Un calibro conosciuto

    Il nuovo Patek Philippe 6159G monta un movimento arci-noto: il calibro 26-330 S QR, discendente diretto del calibro 324 S QR, oggi non più in produzione, e ovviamente rinnovato rispetto a quel predecessore da una serie di caratteristiche. Riguardo alle sigle, vale la pena ricordare che QR sta ovviamente per Quantième (calendario, in francese) Rétrograde, mentre S sta per secondi centrali. Già, perché i calendari perpetui retrogradi di Patek sono tra i pochi (se non perfino gli unici) calendari perpetui a mantenere la lancetta dei secondi al centro. Oltretutto apprezzabile proprio per la configurazione a finestrelle, che lascia il quadrante “pulito” e non sovraccarico di informazioni. Ma non divaghiamo.

    C’è da dire che il calibro 26-330 S QR è un calibro di ultima generazione, che presenta le migliori tecnologie della Manifattura, come la spirale Spiromax®, in silicio. Ed è fornito anche di un dispositivo brevettato per la lancetta del datario. Come tutti sanno, infatti, quando la lancetta raggiunge l’ultimo giorno del mese (quale che sia: 28, 29, 30 o 31), con un salto istantaneo ritorna alla posizione di inizio mese. Un sistema esclusivo disinnesta la lancetta durante il moto retrogrado per impedire eventuali rimbalzi sul 2 o sul 3, inaccettabili per Patek Philippe. Una piccola accortezza che la dice lunga sulla meticolosità con cui sono costruiti gli esemplari della Casa.

    In pratica, il ritorno istantaneo della lancetta ad andamento retrogrado della data è assicurato da una piccola molla a spirale. Non si tratta di una vera e propria molla motrice, beninteso, ma di un semplice elemento del sistema di richiamo, che accumula energia durante la fase di avanzamento lento e la rilascia istantaneamente per il ritorno. Al di sopra è montata la ruota della data, dotata di una leva di blocco retrogrado, che isola il cricchetto retrogrado della ruota della data e impedisce quindi ogni errore di indicazione. Negli altri giorni del mese, il cricchetto retrogrado posiziona correttamente la ruota del calendario retrogrado.

    Il prezzo del Patek Philippe 6159G

    Riguardo al calibro 26-330 S QR ci sarebbe ancora tanto da dire, ma non voglio approfittare della pazienza di chi legge. Chi volesse conoscere ulteriori informazioni, può trovarle nelle didascalie in alto, a corredo delle immagini. Qui concludo come sempre con il prezzo al pubblico, che nel caso del Patek Philippe 6159G è di 123.551 euro. Di per sé non eccessivo, anzi in limea con gli altri calendari perpetui della Maison. Ricordiamoci sempre che siamo nel segmento dell’alta orologeria…

  • Calatrava 6196P, Patek Philippe e la tradizione di domani

    Calatrava 6196P, Patek Philippe e la tradizione di domani

    Non è un segreto: ho un debole per il Calatrava. Quindi faccio fatica a non farmi coinvolgere, a mantenere la giusta obiettività, di fronte a qualsiasi pezzo della storica collezione di Patek Philippe. Ancora di più se si tratta di un esemplare come il nuovo Calatrava 6196P, visto (e provato) a Watches and Wonders Geneva, la scorsa primavera. Perché ha un’impostazione “classica”, la mia preferita: cassa in platino, stile essenziale, quadrante pulito con i piccoli secondi, color salmone. Ma allo stesso tempo ha anche una nuova meccanica: grande, performante, curatissima. Un mix equilibrato di vintage e contemporaneità, purtroppo inaccessibile alle mie tasche (costa 47.520 euro). Ma se non posso averlo fisicamente, posso almeno farlo mio mentalmente: intendo dire, studiarlo, conoscerne la storia, apprezzarne i dettagli. E non è poca cosa: la cultura non è mai una magra consolazione…

    Calatrava ieri e oggi

    Dicevo dell’impostazione “classica”, perché ai nostri giorni c’è Calatrava e Calatrava. Mi spiego: nell’ultimo decennio la collezione ha conosciuto vari sviluppi e si è differenziata in diversi modelli, anche complicati. Dal Pilot uscito nel 2015 al Calendario settimanale del 2019, dal 24 Ore Travel Time del 2023 fino all’8 Giorni presentato sempre quest’anno, per citarne solo alcuni. A dispetto delle molte anime e molteplici configurazioni, comunque, il Calatrava resta l’archetipo del dress watch, la quintessenza dell’eleganza maschile da polso, il simbolo di un gusto intramontabile. Perché così è nato, nel 1932.

    Dopo la crisi del ’29, durante la Grande Depressione, anche Patek Philippe conobbe un periodo di difficoltà finanziaria. Fu quindi acquistata da Charles Henri e Jean Stern, proprietari della Fabrique de Cadrans Stern Frères che era tra i fornitori della stessa Manifattura. Per risollevarla, i due fratelli pensarono di realizzare un esemplare semplice che potesse ampliare la clientela e conquistare il grande pubblico, per andare oltre l’élite di collezionisti alla James W. Packard o Henri Graves. Crearono così il Calatrava, ispirato ai principi della scuola tedesca del Bauhaus, secondo cui “la forma di un oggetto è dettata dalla sua funzione”. La cassa, quindi, doveva essere rotonda, perché tutto in un orologio segue un moto circolare: i ruotismi, il bilanciere, la molla nel bariletto, la corona, le lancette…

    La Referenza 96 e i suoi eredi

    Fra i primi modelli si affermò la Referenza 96, che ebbe un ruolo fondamentale nel futuro della collezione perché dettò lo stile delle generazioni successive di Calatrava. Cassa di 31 mm, tripartita (una novità, per l’epoca), quadrante privo di orpelli per non distogliere l’attenzione dalle funzioni, lunetta piatta, anse integrate alla carrure… Caratteristiche diventate codici di stile, che andranno a influenzare l’intera storia del design orologiero. La Referenza 96 rimase in produzione per più di 40 anni, e con il trascorrere del tempo diede vita a innumerevoli modelli. Fu realizzata in diversi metalli (dall’acciaio a tutte le tonalità dell’oro fino al platino) e conobbe piccoli ma sostanziali cambiamenti (la lunetta, per esempio, di volta in volta diventò più arrotondata, guilloché Clous de Paris, incastonata di diamanti). Ma rimase sempre fedele alla purezza e alla discrezione originari.  

    Un’eco della Referenza 96 si ritrova nella storica 5196, in catalogo dal 2004 fino al 2021, di cui il Calatrava 6196P è il discendente diretto. Lo si evince anche dal nome, ma basta un’occhiata per cogliere le affinità. Stessa configurazione del quadrante – con indici obus (dal francese, obice) sfaccettati, lancette dauphine e piccoli secondi al 6 -, stessa lunetta liscia, lucidata a specchio. Diverso però il movimento. Quel progenitore montava il calibro 215 PS: a carica manuale, sottilissimo (2,55 mm di spessore), vantava il prestigioso Punzone di Ginevra. Tuttavia era nato del 1975 ed era costruito con i criteri e le tecnologie dell’epoca. Mentre il Calatrava 6196P ha conosciuto un upgrade meccanico che fa la differenza. Ma andiamo con ordine e vediamo com’è fatto l’intero orologio.

    Il volto del Calatrava 6196P

    Cominciamo dalla cassa in platino, con la lunetta lucida e i fianchi satinati. Misura 38 mm di diametro (un millimetro in più rispetto alla Ref. 5196) e ha uno spessore di 9,33 mm (ma diverse proporzioni: il precedente si fermava a 6,8 per via del movimento). Ma soprattutto il colore: caldo, solare, che va a stemperare il rigore dell’algido metallo. Noi lo definiamo “salmone” per abitudine, perché è una tendenza dell’orologeria contemporanea legata alla moda del neo-vintage o modern-rétro che dir si voglia. Ma Patek non lo chiama così, perché si rifà alla tradizione, e usa un più corretto “opalino dorato in oro rosa”.

    Su questo sfondo, lancette e indici antracite risaltano con una bella contrapposizione cromatica. L’abbinamento rosa & nero però non è una peculiarità solo del Calatrava 6196P: lo si ritrova anche negli altri Patek “salmone” attualmente in catalogo. Penso al Cronografo 5172G, o alle versioni di Calendario Perpetuo, il 5236P in linea o il 5320G (di cui ci occuperemo presto). Ma in questo caso l’assenza di complicazioni rende il contrasto più efficace e d’impatto. Da sottolineare la presenza discreta del contatore dei piccoli secondi, la cui posizione a ore 6 si differenzia in modo netto da quella della Ref. 5196 proprio perché il Calatrava 6196P monta una nuova meccanica.

    Il nuovo calibro 30-255 PS

    Presentato nel 2021, il nuovo calibro 30-255, qui allestito con i piccoli secondi (PS), è facilmente sintetizzato come un movimento meccanico a carica manuale di ultima generazione. Perché ha tutte le carte in regola per rispondere alle prestazioni richieste dal pubblico attuale. Prima di tutto, dimensioni ben studiate: 31 mm di diametro per 2,55 mm di spessore, che lo rendono adatto a una cassa di 38/40 mm di diametro. Poi, un’autonomia di 65 ore, garantita da un due bariletti che lavorano in parallelo. La spirale in silicio, antimagnetica e insensibile alle escursioni termiche. Infine un bilanciere dall’inerzia elevata, a dispetto dei 4 Hz di frequenza.

    Rispetto al precendente calibro 215, il movimento è stato totalmente re-ingegnerizzato. Il diametro maggiore ha consentito una risistemazione in orizzontale dei componenti, razionale e calibrata, così da mantenere lo spessore estremamente limitato. La maggiore disponibilità di spazio ha permesso l’introduzione di un doppio bariletto, in cui le ruote a cricchetto sono nascoste sotto i ponti dei bariletti stessi. Tra i due si trova una ruota intermedia aggiuntiva, che ingrana con il pignone centrale e tiene distanziata la seconda ruota del treno del tempo dalla ruota del cricchetto dei bariletti.

    Ricordo che il doppio bariletto non serve solo a fornire una più lunga autonomia, ma garantisce una curva della coppia più stabile ed elevata e un miglior rapporto di trasmissione fra i bariletti e il pignone centrale, quindi va a influire positivamente sulla costanza di marcia. Stesso discorso per la spirale in silicio, i cui effetti sono ben noti – a dispetto della scarsa considerazione con cui è tenuta dai puristi della meccanica. E per il bilanciere ad alta inerzia, oltretutto più resistente a eventuali perturbazioni o urti accidentali. Il tutto si traduce in una migliore cronometria, che al minimo rispecchia i criteri del Sigillo Patek Philippe (-3/+2 secondi al giorno), ma secondo alcune fonti in Rete dai risultati anche migliori (-1/+2).

    In definitiva il calibro 30-255 PS è un movimento progettato con l’obiettivo della stabilità e dell’affidabilità. Ed è definito da soluzioni tecniche eleganti, anche se complesse dal punto di vista della costruzione, sempre mirate al miglior potenziale cronometrico possibile.

    Il Calatrava 6196P proiettato nel futuro

    Per come la vedo io, il nuovo Calatrava 6196P potrebbe essere il capostipite della futura generazione di Calatrava. Con il nuovo movimento, e proporzioni rinnovate, sembra destinato a rimanere a lungo in catalogo, se segue le orme della precedente 5196. Dopo questa versione in platino, me lo aspetto declinato nelle diverse leghe d’oro – bianco, giallo o rosa. Abbinato ad altre scelte cromatiche per il quadrante, anche se sempre nel solco della tradizione: argenté, nero, blu… Non so se si arriverà a vedere un Calatrava verde, turchese o bordeaux, ma mai dire mai. La collezione è trasformista di suo, non sappiamo come potrà diventare…

  • Calatrava 8 giorni ref. 5328G: Patek Philippe da dress watch a field watch

    Calatrava 8 giorni ref. 5328G: Patek Philippe da dress watch a field watch

    Una delle tante caratteristiche che fanno grande Patek Philippe è la capacità di evolversi e svilupparsi senza tradire la propria identità storica. Non è una cosa facile, badate bene. Specialmente se abbiamo a che fare con la collezione Calatrava. Adattare ai tempi, ai gusti, alle mutate necessità della vita di oggi una linea che è universalmente nota tra gli appassionati per essere il non plus ultra della classicità, è un lavoraccio. Eppure, esempi come il Calatrava 8 giorni ref. 5328G che ho visto e provato a Watches and Wonders dimostrano che, come si dice, “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Con questo orologio, Patek Philippe lo ha fatto.

    In primis perché – io come altri colleghi anche stranieri -, quando ho potuto osservare l’orologio con la lente e me lo sono messo al polso, ho avuto la strana impressione di avere tra le mani non tanto un dress watch quanto un cosiddetto field watch. Ossia un orologio “da campo”, progettato e realizzato per un uso militare. Forse il più caro field watch in circolazione. Ed è probabile che non fosse nemmeno nelle intenzioni di Patek Philippe dare questa sfumatura al Calatrava in questione. Eppure qualcosa rimane…

    Calatrava 8 giorni 2.0

    Probabilmente perché, negli ultimi anni, Patek Philippe ha messo mano in maniera sottile e intelligente al design della collezione Calatrava. Proprio per non tradirla, come ho scritto all’inizio, ma per fare in modo che non restasse impantanata in una tradizione che avrebbe finito per renderla stantia. Parlo, per esempio, dell’ampliamento delle finiture dei quadranti, di forme più “decise” (specialmente nelle anse), dell’impiego della finitura a clous de Paris lungo la carrure.

    Tutti elementi che si ritrovano presenti e ben amalgamati nel Calatrava 8 giorni ref. 5328G. A testimonianza del fatto che, su questa collezione, la Maison ginevrina non ha intenzione di stare ferma, anzi. Per aggiornarla e renderla più interessante anche per nuove tipologie di appassionato, Patek Philippe non esita ad attingere a soluzioni tecniche e a elementi del proprio passato. In questo caso, l’abbondante riserva di carica di otto giorni e più.

    L’autonomia dei calibri di Patek Philippe

    Una caratteristica, questa lunga autonomia, che si trova già in alcune pendolette da tavolo con calendario perpetuo degli anni ’20 del ‘900, dotate di otto giorni di riserva di carica. Più vicino a noi, la Maison ci ricorda la Ref. 5100 10 Giorni del 2000, cassa rettangolare e serie limitata a tremila pezzi: il primo orologio da polso cronometro al mondo con riserva di carica di 240 ore.

    Oppure, ancora, la Ref. 5101P 10 Giorni Tourbillon del 2003, un esemplare in platino con cassa rettangolare ispirata all’Art Déco e movimento di forma, a carica manuale. Per arrivare, dieci anni dopo, alla Ref. 5200 Gondolo 8 Days, Day & Date Indication, il cui calibro rettangolare a carica manuale e salti istantanei del giorno della settimana e della data ha molto a che vedere con la referenza di cui scrivo oggi. Lo vedremo più avanti.

    Questa faccia non mi è nuova…

    Intanto, torno a quella sensazione di field watch di cui ho scritto sopra. Una sensazione che mi viene principalmente dalla struttura del quadrante. Come sempre, in questo tipo di articoli, preferisco lasciare i dettagli più strettamente tecnici alle didascalie, ma credo sia necessario fare qui almeno un accenno a quello che è il volto del Calatrava 8 giorni ref. 5328G.

    Il quadrante blu fumé presenta infatti una texture simile all’asfalto, qualcosa che non è nuovo in Patek Philippe. L’abbiamo vista per la prima volta, sul marrone, nella ref. 5226G, introdotta nel 2022. Oltre a questa finitura, il Calatrava 8 giorni ref. 5328G si porta dietro da quel predecessore il design delle lancette a siringa e dei numeri arabi, che gli conferiscono la sensazione di serietà e l’aspetto severo del field watch. Una tipologia di orologio che ha nella robustezza e nella chiarezza nella lettura delle informazioni alcune caratteristiche imprescindibili. Ecco perché, in questo senso, penso che il quadrante sia ben riuscito.

    Otto giorni senza pensieri

    Non dimentico, però, che tra le prerogative di un orologio da campo ci sono anche l’affidabilità e, per quanto possibile, l’autonomia. In questo senso, prima di tornare nelle didascalie sugli aspetti tecnici, fatemi accennare a un dettaglio storico del calibro che lavora nella cassa del Calatrava 8 giorni ref. 5328G.

    Come spesso accade per il movimenti di Patek Philippe, ha una sigla pressoché impossibile da ricordare – 31-505 8J PS IRM CI J – ma radici solide nel passato della Maison. Rimanda infatti alla Ref. 5200 Gondolo 8 Days, Day & Date Indication di cui ho scritto sopra, perché riprende l’architettura di base del movimento incassato in quell’orologio. La differenza principale sta nel fatto il calibro 28-20 REC 8J PS IRM C J era rettangolare come la cassa, mentre quello attuale è tondo, per integrarsi alla perfezione nella cassa in stile Calatrava.

    L’autonomia di otto giorni è specificata anche dalla dicitura 8J presente all’interno del nome del movimento, in cui si riscontrano dettagli che si possono desiderare da Patek Philippe e funzionali a un field watch. Mi riferisco principalmente al salto istantaneo del giorno della settimana e del mese e, ancora, alla riserva di carica che, se formalmente è di otto giorni, nella realtà arriva fino a nove. E questo nono giorno supplementare è individuato da una zona rossa sull’indicatore dell’autonomia residua.

    Un Calatrava 8 giorni per tutti i giorni

    Ora tutti alle didascalie. Non prima di aver ricordato il prezzo del Calatrava 8 giorni ref. 5328G – 71.280 euro – e di aver fatto qualche considerazione finale sull’orologio. Patek Philippe lo ha presentato a Watches and Wonders insieme a un’altra referenza del Calatrava, la 6169P con cassa in platino dall’elegante design “classico”. Secondo me, una mossa azzeccata.

    Se l’orologio in platino è il dress watch per eccellenza, più un pezzo da grandi occasioni che un cosiddetto everyday watch, per come la vedo io il Calatrava 8 giorni ref. 5328G è invece un orologio perfetto da indossare tutti i giorni. O anche solo qualche giorno alla settimana, sicuri di poter contare sulla sua capacità di essere ancora all’ora e alla data giuste quando lo si mette al polso. In questo modo, la Maison ha offerto un’alternativa all’interno della stessa collezione, provando a coprire gusti, appassionati e necessità diverse. Senza snaturarla, come ho scritto nelle prime righe. Ecco perché il Calatrava 8 giorni ref. 5328G è uno dei pochi pezzi di alta orologeria che, oggi, è qualcosa di più della somma delle sue parti. E, in questo, è molto Patek Philippe.

  • Patek Philippe Calatrava: femminile singolare

    Patek Philippe Calatrava: femminile singolare

    Calatrava, chi era costui? Permettetemi di parafrasare una celebre frase de I promessi sposi” per cominciare queste righe su uno dei Patek Philippe che, per le appassionate e gli appassionati, non ha bisogno di presentazioni. Ho dato la precedenza alle appassionate non per compiacere i fanatici della parità di genere un tanto al chilo, che vanno per la maggiore in questi anni di politicamente corretto sfrenato, ma perché l’idea è quella di parlare di due referenze femminili della collezione, le 4997/200. E ho esordito con quella reminiscenza letteraria perché penso che non tutti conoscano l’origine di questo nome ormai leggendario. Ebbene, parto da qui.

    Sì, anche Patek Philippe è stata in crisi

    Da uno scenario che, oggi, ci sembrerebbe fantascienza: Patek Philippe in crisi. Perché era esattamente questa la situazione dell’allora Patek, Philippe & Cie all’inizio del XX secolo. Nonostante i numerosi brevetti e premi collezionati in passato, oltre a un’ampia lista di clienti che comprendeva alcuni dei più importanti collezionisti dell’epoca, l’azienda si trovò in difficoltà.

    Se all’inizio degli anni Trenta, l’orologio da polso era ancora un fenomeno relativamente nuovo, che aveva guadagnato popolarità grazie alla sua diffusione durante Prima Guerra Mondiale, a poco a poco cominciò ad accreditarsi come strumento affidabile, utile anche per lontano dal campo di battaglia. Allo stesso tempo, l’orologio da tasca, associato alle ferrovie, diventava sempre più obsoleto con l’avvento delle automobili e degli aerei. 

    La salvezza per l’azienda arrivò grazie ai fratelli Jean e Charles Henri Stern, che nel 1932 acquistarono una quota di controllo nell’azienda. La loro famiglia possedeva già la Fabrique de Cadrans Stern Frères, un’azienda produttrice di quadranti che riforniva Patek e altri produttori svizzeri. I fratelli sapevano che il modo migliore per risanare l’azienda sarebbe stato quello di introdurre un modello semplice e mainstream che avrebbe ampliato il fascino dei loro orologi, al di là dei collezionisti di fascia alta. Un orologio che però avrebbe dovuto mantenere l’eccezionale reputazione di Patek Philippe per la qualità. La soluzione fu il Calatrava Referenza 96, il primo modello a introdurre referenze numerate nelle collezioni di Patek Philippe.

    L’origine del nome Calatrava

    E, a proposito di semplicità, la scelta cadde proprio sul nome Calatrava. Ossia sul nome della croce che, dal 27 aprile 1887, era stata registrata come logo dell’azienda insieme al nome Patek, Philippe & Cie. Semplicità perché essenza stessa del marchio. Il simbolo cruciforme fu utilizzato per la prima volta sugli stendardi dei cavalieri di Calatrava, che difesero l’omonima fortezza nel sud della Spagna dall’assalto dei Mori, nel XII secolo. 

    Jean Adrien Philippe, co-fondatore della Maison, lo scelse appunto nel 1887 per l’estetica che lo rendeva immune alle mode passeggere, per la grafica ornamentale e perché incarnava i valori dei cavalieri di Calatrava, analoghi a quelle di Patek Philippe: coraggio e indipendenza. Inoltre, i quattro gigli che costituiscono la croce ricordano anche il fiore usato un tempo come ornamento dei blasoni reali francesi. Lo stesso giglio è presente sullo stemma del Dipartimento dell’Eure-et-Loir, nella Francia centrale, dove si trova il paese natale di Jean Adrien Philippe, La Bazoche-Gouet. 

    Calatrava per signora

    Spero che questo excursus storico-onomastico possa essere stato utile a chi ha meno familiarità con la storia di Patek Philippe. Ora però, veniamo alla sostanza, ossia alle referenze femminili Calatrava 4997/200G e 4997/200R. I due orologi sono relativamente recenti: quello in oro rosa (200R) è stato presentato nel 2023, quello in oro bianco (200G) nel 2021. La loro origine è però più lontana: diretto precedente è il Calatrava per signora Ref. 4897 in oro rosa, con il quadrante guilloché color cioccolato e il calibro 215 a carica manuale, presentato nel 2009. Ma risale ancora prima, al 2006, la Ref. 4896 in oro bianco con quadrante blu, animato dal calibro 16-250, sempre a carica manuale. Un orologio declinato negli anni in diversi colori (bruno, blu notte, crema, grigio argento), con diamanti tondi o taglio baguette sulla lunetta, e che nel 2021 ha ispirato la rivisitazione in oro bianco.

    Le due referenze attuali differiscono tra loro solo per il materiale della cassa e per il colore: blu quella in oro bianco, viola quella in oro rosa. La forza di questi due orologi sta nella loro capacità di mantenere l’eleganza e la sobrietà tipiche della collezione, pur ricorrendo all’impiego delle pietre preziose sulla lunetta e del sofisticato guillochage sul quadrante.

    La cassa misura 35 mm di diametro, una dimensione decisamente femminile ma non così ridotta come ci hanno abituati gli orologi “per lei”. Lo spessore strepitoso di 7,4 mm è merito del movimento ultrapiatto di cui parlerò tra poco. Perché, intanto, la cassa merita qualche parola in più, soprattutto per la lavorazione lucida che la distingue. Una finitura quasi a specchio che fa apparire l’orologio più grande di quanto in realtà sia. Una finitura che esalta la luce dei 76 diamanti che adornano la lunetta con il loro mezzo carato e passa di peso. 

    L’ipnotico quadrante

    Non c’è dubbio sul fatto che la lunetta sia la parte più femminile del Calatrava Referenza 4997. Con lei fa il paio il quadrante, che in entrambe le versioni di colore ha una bellissima lavorazione guilloché con un motivo a onde concentriche inciso a rilievo. Le onde originano dal centro del quadrante e si irradiano fino alla lunetta dividendo lo spazio in dodici settori. Sulla “cresta” di ciascuna di queste onde sono posizionati gli indici allungati a dardo, applicati e in oro rosa o bianco a seconda della versione e con finitura opaca.

    Patek Philippe ricorda che l’effetto di profondità che caratterizza questa lavorazione del quadrante è dato dall’applicazione su di esso di oltre cinquanta strati di lacca traslucida. Una finitura che i più attenti di voi avranno forse visto su un altro pezzo femminile del brand ginevrino: il Twenty~4, con la cassa rettangolare divenuta un segno distintivo della collezione. Le lancette a daga, eleganti e sfaccettate, completano l’estetica dei Calatrava 4997, che come nella migliore tradizione della collezione sono privi di datario. L’essenzialità prima di tutto.

    Maestria meccanica

    Scrivevo poco sopra che lo spessore straordinariamente contenuto della cassa è merito principalmente del movimento. Ebbene sì, perché il calibro 240 di Patek Philippe che dà vita all’orologio è uno dei fiori all’occhiello della Manifattura, spesso solo 2,53 mm. È un movimento automatico a micro-rotore presente anche in altri Calatrava e nel Golden Ellipse, con 27 rubini, una frequenza di marcia di 21.600 alternanze/ora e un diametro di 27,5 mm. A carica completa ha un’autonomia di almeno 48 ore.

    Questo movimento è dotato di un bilanciere Gyromax e di una spirale Spiromax, e ha un micro-rotore in oro massiccio 22 carati. Il calibro 240 fa da base per altri calibri esclusivi di Patek Philippe: 240 HU (con 24 fusi orari), 240 LU CL C (con data e carta celeste e indicazione della Via Lattea), 240 PS IRM C LU (con data a lancette, fasi lunari, indicatore della riserva di carica), 240 Q (con calendario perpetuo con giorno, data, mese, anno bisestile, indicatore delle 24 ore, fasi lunari), 240 SQU (scheletrato e inciso a mano).

    Un Calatrava da tramandare

    Il carattere sofisticato di questo orologio è sottolineato dal cinturino. Naturalmente è in tinta con il colore del quadrante ed è fabbricato in pelle spazzolata, con una finitura satinata che dà davvero l’impressione di avere al polso una striscia di seta, tanto la lavorazione è sapiente. La fibbia – non avrebbe potuto essere diversamente – è un bell’ardiglione nello stesso materiale della cassa.

    Nota di merito per il pricing applicato a questi Calatrava al femminile. Entrambe le versioni costano infatti 38.970 euro. Un prezzo da Patek Philippe, penserete voi. Un prezzo da Patek Philippe, confermo io, fatto però dalla somma di tante eccellenze, a partire dai materiali delle casse e della lunetta, fino ad arrivare al calibro di manifattura. Come dice il claim delle campagne della Maion: “Un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”. Ecco perché, chi lo può acquistare, passa oltre il cartellino.

  • Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Se siete lettori affezionati delle nostre pagine, sapete probabilmente che del Patek Philippe Calatrava Travel Time abbiamo scritto più e più volte. Sia perché l’orologio in questione è un pezzo che ci piace molto, sia perché ogni volta che Patek Philippe ne lancia una referenza nuova, troviamo sempre cose nuove da dire. 
    Al recente Watches and Wonders Geneva, la Maison ha portato una nuova variante dell’orologio, la referenza 5520RG-001, che è un Calatrava Alarm Travel Time. Abbina dunque alla complicazione “da viaggiatore” del doppio fuso orario, quella della suoneria. In un design che prima dal 2015 (anno di introduzione del Travel Time) e poi dal 2019 (arrivo della versione Alarm) rende questo orologio incredibilmente riconoscibile.

    Patek Philippe Calatrava a chi?

    Se oggi gli orologi da pilota hanno ormai trovato il loro “posto nel mondo” all’interno del catalogo attuale del Brand, quando nel 2015 il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time ref. 5524 entrò sul mercato suscitò più di una semplice curiosità: fu una specie di terremoto. Colse molti di sorpresa, perché ritenevamo che quell’orologio si discostasse dall’estetica tipica di Patek Philippe. Vero, ma non troppo.

    Il design era indubbiamente del tutto diverso da quello degli orologi senza tempo della serie Calatrava e metteva in discussione quanto gli appassionati si aspettavano dalla tradizione del Marchio ginevrino. Gli scettici allignano ancora oggi, nonostante sia ormai accertata, spiegata ed evidente l’ispirazione tratta dalla storia di Patek Philippe, che negli anni Trenta produceva orologi da pilota “ad angolo orario”, o siderometri, per usi militari.

    In ogni caso, la referenza 5524 divenne in breve un successo commerciale di Patek Philippe, tanto che nel 2018 il modello subì una cura dimagrante per adattarsi ai polsi più piccoli: la referenza 7234R, in oro rosa, aveva la cassa da 37,5 mm e nel 2020 fu seguita da una versione in oro bianco. Nel mezzo, il Calatrava Alarm Travel Time 5520P in platino, tuttora in catalogo.

    Anche se il nome “Pilot” è stato abbandonato, l’essenza della collezione è rimasta inalterata. Quell’orologio ha infatti mantenuto il design e la funzionalità distintivi della ref. 5524, introducendo però una complicazione aggiuntiva: un dispositivo di allarme di 24 ore con indicazione digitale dell’ora della sveglia. Esattamente quello di cui stiamo parlando oggi.

    Sfide tecniche ed ergonomiche

    La nuova referenza 5520RG-001 ha i suoi punti di forza nell’estetica (l’ho scritto sopra e ci torno più avanti) e nella meccanica da leccarsi i baffi. Che significa essenzialmente il calibro AL 30-660 S C FUS, lo stesso che anima la versione in platino del 2019 e che, racconta Patek Philippe, ha comportato circa cinque anni di studio e sviluppo prima di essere portato in produzione. 

    Perché la necessità di mettere a punto un nuovo meccanismo di suoneria e di combinarlo con la complicazione dei due fusi orari pone diverse problematiche. In primis lo spessore. Così, per mantenere la cassa la più sottile possibile, la Maison ha sviluppato un movimento integrato, invece di inserire un modulo per la suoneria sopra a un movimento esistente. L’altro obiettivo degli ingegneri di Patek Philippe era quello di creare un orologio facile da usare. Non una banalità e, spesso, nemmeno una priorità quando si sviluppa un pezzo di Alta Orologeria come il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time. 

    Il risultato è il calibro automatico AL 30-660 S C FUS, composto da 574 parti, tra cui il bilanciere Gyromax brevettato da Patek Philippe, dotato di una spirale Spiromax in Silinvar. Pur non essendo stato comunicato quanti di questi componenti ci siano nella suoneria, è stato specificato che il calibro è coperto da quattro brevetti.

    Il primo è un meccanismo anti-contraccolpo per la programmazione dell’ora della sveglia, che compensa il gioco meccanico consentendo di impostare la suoneria con una precisione di un minuto al quarto d’ora successivo. Ad esempio, alle 12:14, la sveglia può essere impostata alle 12:15. Altri due brevetti riguardano le funzioni logiche dell’allarme e la sua visualizzazione digitale. Ultimo, il meccanismo che disattiva il dispositivo di avvolgimento della molla dell’allarme quando il display dell’allarme stesso mostra che è inserito.

    Diamoci una svegliata!

    Come la data, anche la sveglia di 24 ore è abbinata all’indicazione dell’ora locale. Quando si attiva, un martello colpisce un gong che gira intorno al movimento, come se fosse una ripetizione minuti ma ridotta a una singola nota. L’attivazione del martello dura circa 35 secondi, a una frequenza di 2,5 Hz pari a 2,5 colpi al secondo, per un totale di un’ottantina di colpi. Un regolatore centrifugo assicura una cadenza regolare e sostenuta della suoneria, come in una ripetizione minuti.

    Se il proprietario desidera interrompere in anticipo la suoneria, basta che prema il pulsante a ore 2. Se preferisce lasciare che la sveglia completi il proprio ciclo, questa si spegnerà automaticamente. La transizione dall’attivazione allo spegnimento è segnalata dall’indicatore a forma di campana posto sul quadrante a ore 12: quando diventa nero, significa che la sveglia ha completato il suo processo.

    L’energia necessaria ad alimentare il meccanismo della suoneria è fornita da un bariletto a molla separato, messo in tensione attraverso la corona posizionata a ore 4. Una frizione incorporata impedisce che si possa applicare una tensione eccessiva. Il movimento è dotato di un meccanismo di arresto dei secondi che consente di regolare con precisione l’ora. Certificato dal Sigillo Patek Philippe, ha una tolleranza di -3/+2 secondi al giorno e un’autonomia compresa tra 42 e 52 ore.

    La complessità del meccanismo è del tutto nascosta dalla semplicità di utilizzo dell’orologio. Una volta individuata la lancetta che corrisponde all’ora locale o all’ora di casa, le indicazioni sui pulsanti forniscono una chiara guida per un uso corretto, per la quale vi rimando alle didascalie. Inoltre, i blocchi di sicurezza impediscono le impostazioni accidentali, aggiungendo un ulteriore livello di rassicurazione.

    Perché amiamo il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time

    La novità della referenza 5520RG del Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time è principalmente estetica. Sta nel quadrante bicolore grigio soleil e nero ebano, con cifre arabe applicate e lancette a gladio in oro bianco antracite, sottolineate da un rivestimento luminescente. L’anello della data a ore 6 e l’anello della minuteria chemin-de-fer sono neri, una tonalità che si estende al contorno dei grandi numeri arabi luminescenti applicati e alle lancette dell’ora locale. La lancetta dell’ora di casa è antracite e scheletrata, priva di luminescenza. La lancetta centrale dei secondi e la lancetta della data a ore 6 sono invece colorate di bianco.

    Al platino della versione già in collezione, si affianca in questa referenza l’oro rosa. Un materiale molto caldo, che in abbinamento con il colore del quadrante e soprattutto con il cinturino in pelle di vitello marrone con finitura vintage dà all’orologio un aspetto seducente e contemporaneo.

    Oltre che ulteriori dettagli tecnici, potete trovare nelle didascalie anche qualche informazione più precisa per potere leggere il quadrante dell’orologio in maniera consapevole. Una consapevolezza necessaria anche per acquistare il nuovo Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time, visto il prezzo: 261.360 euro. L’eccellenza ha un costo, perché la Maison ha inserito questo orologio nella categoria Grandi Complicazioni, con una scelta che non ha trovato tutti d’accordo. 

    Personalmente non ci trovo nulla di strano. Le grandi complicazioni non sono solo legate all’astronomia, alle ripetizioni minuti, ai calendari perpetui. Abbinare una funzione di allarme così raffinata a una complicazione travel time è tutto fuorché banale, ve lo garantisco. E non perché io sia un guru dell’orologeria, ma perché a Watches and Wonders ho visto e provato l’orologio e confermo: l’eccellenza ha un costo, ma regala anche emozioni senza pari.

  • Patek Philippe Calatrava 6007G: colore e coraggio

    Patek Philippe Calatrava 6007G: colore e coraggio

    Ci sono marchi e modelli di orologi che hanno uno status ben definito. Il Patek Philippe Calatrava è uno di questi. A che cosa pensi quando leggi questo nome? Cassa tonda, materiali preziosi, linee classiche, quadranti dai colori tenui e rassicuranti. Poi, un giorno, dalle parti di Ginevra decidono che è ora di sparigliare un po’ le carte, di divertirsi a mettere in crisi decenni di certezze. Di far perdere un po’ la bussola agli impallinati di alta orologeria.

    E lo fanno come? Estraendo dalla loro manica inamidata non un asso ma tre. Tre Calatrava (quasi) mai visti prima che allo scorso salone di Watches and Wonders hanno fatto strabuzzare non poco gli occhi e sobbalzare il cuore. Perché proprio lì, al cuore e agli occhi, parlano le Ref. 6007G-001, 6007G-010 e 6007G-011 del Patek Philippe Calatrava. Come? Con il colore.

    Questo quadrante non mi è nuovo…

    Volente e nolente, nemmeno la Manifattura ginevrina può – né vuole perché non avrebbe senso, aggiungo io – resistere alle nuove tendenze dell’orologeria quando si parla di sportività. Tuttavia segue la corrente a modo suo, perché se il Calatrava è l’epitome di un classico dress watch, nella forma che prende con il 6007G è tutt’altro che classico. E la cosa non è per nulla negativa.

    Così come non è del tutto nuova. Il “quasi” che trovate tra parentesi poche righe sopra nasce perché, quando ho visto i Calatrava 6007G nel privé di Patek Philippe a Watches and Wonders, mi è venuto alla mente un illustre precedente. Per celebrare la nuova manifattura inaugurata nel 2019, Patek Philippe lanciò nel 2020 un orologio simile, la referenza 6007A, anche se con cassa in acciaio e quadrante blu, in edizione limitata di 1.000 pezzi.

    Nei silenziosi corridoi della Manifattura devono essersi ricordati di quanto piacque quel pezzo. E di quanto il fatto di essere un’edizione limitata aveva rassicurato i puristi; i quali forse pensarono che certi dettagli poco Patek Philippe e molto moderni si sarebbero limitati a quei 1.000 pezzi, per poi lasciare il posto ai grandi classici. Ebbene, i puristi si sbagliavano.

    Quest’anno la Maison ha deciso di riproporre questo concetto con un nuovo movimento e una cassa in oro bianco. E tanto colore, almeno per gli standard di Patek Philippe. L’edizione 2023 del Calatrava 6007G è disponibile infatti con accenti giocosi in rosso (6007G-010), giallo (6007G-001) e azzurro (6007G-011).

    Il quadrante dei nuovi Patek Philippe Calatrava

    Proprio su uno dei tratti caratteristici della collezione – il quadrante dai colori rassicuranti – Patek Philippe ha deciso di fare il colpo di teatro. In manifattura sono partiti dal motivo in rilievo del quadrante del 6007A per realizzare un motivo a trama in fibra di carbonio nella parte centrale.

    A differenza di quello cui ci ha abituato la Maison, questo motivo non è lavorato a mano con tecnica guilloché, ma è stampato. Una scelta che potrebbe far storcere il naso ai puristi di cui sopra, ma che ha un innegabile vantaggio: mantiene il prezzo dell’orologio entro limiti accettabili. Ovviamente senza arretrare di un centimetro in termini di qualità e di risultato estetico. Vi assicuro che, visto dal vivo, ha una resa eccezionale.

    La trama ripetuta, una sorta di scacchiera in diagonale, crea ombre e riflessi che danno profondità al quadrante del Patek Philippe Calatrava. Poi la zona centrale è circondata da tre settori alternati con differenti lavorazioni, che migliorano la leggibilità delle informazioni.

    Settore per settore

    Il più interno, adiacente alla parte centrale a scacchiera, è un anello della minuteria a chemin de fer bianco, con gli indici delle ore triangolari colorati. Si distacca dal resto del quadrante per la sottile finitura concentrica e per il fatto di essere racchiuso da una scanalatura lucida. Proprio in corrispondenza della scanalatura gira la punta della lancetta delle ore, in perfetto equilibrio con il quadrante.

    All’anello dei minuti segue quello delle ore, con grandi numeri arabi in oro bianco applicati e la sottostante finitura a cerchi concentrici. Sia gli indici sia le lancette di ore e minuti sono riempiti di materiale luminescente. Anche l’anello delle ore è racchiuso da una sottile scanalatura lucida, alla quale questa volta si allinea la punta della lancetta dei minuti, in razionale corrispondenza con la disposizione di quella delle ore.

    L’ultimo anello contiene una minuteria in stile racing con tacche colorate che si alternano tra l’indicazione di un secondo e la successiva, per rendere la lettura del tempo la più precisa possibile. Dopo gli indici triangolari delle ore e la minuteria racing, il terzo tocco di colore è dato dalla lancetta dei secondi centrali.

    È tutto oro quello che luccica

    La cassa, dicevo, è in oro bianco, ha un diametro di 40 mm e uno spessore di 9,17 mm. Provato al polso sembra visivamente più grande, forse anche per la larghezza di 22 mm delle anse, non così usuale in rapporto a una cassa da 40. Una sorta di regola non scritta dell’orologeria consiglia infatti di dimezzare la larghezza delle anse rispetto al diametro della cassa. Stando a questa regola, qui avanzano 2 mm, ma vi assicuro che la vestibilità non ne risente.

    La finitura della cassa è completamente lucida, salvo una parte dell’anello di incassaggio sul fondello. Le linee sono morbide, bombate, specialmente nella lunetta e nelle anse avvolgenti, che rendono l’orologio comodo al polso. Una costruzione armonica nella quale l’unico elemento di “rottura” è la grande corona di carica con una profonda zigrinatura.

    Il calibro del Patek Philippe Calatrava 6007G

    Come ho scritto sopra, rispetto all’edizione limitata del 2020 i Patek Philippe Calatrava 6007G utilizzano come movimento il calibro di manifattura 26-330 S C. Non sto a ricordarvi gli alti standard tecnici e qualitativi dei calibri di Patek Philippe, ma in questo caso devo fare un accenno a ciò che, qui, fa la differenza: ossia la ruota che muove i secondi centrali.

    È stata fabbricata dalla manifattura utilizzando una tecnologia chiamata LIGA, acronimo delle parole tedesche Lithographie, Galvanoformung, Abformung. Si possono tradurre grossomodo come (mi perdonino i germanisti) “litografia, elettroformatura, stampaggio”. Si tratta di una tecnologia molto avanzata che consente di creare ruote con denti sottili e lunghi, attraverso un processo di stampaggio additivo anziché tagliando i denti delle ruote individualmente o stampandoli da un unico wafer. 

    Le ruote dei secondi così precise al micron e con i denti così sottili e lunghi danno al calibro il vantaggio di un movimento quasi privo di scatti della lancetta dei secondi. Nonostante il movimento lavori a 28.800 alternanze/ora con 35-45 ore di autonomia, il risultato è un moto della lancetta dei secondi fluido e molto bello da vedere.

    Il calibro 26-330 S C ha anche la funzione cosiddetta di hacking seconds, ossia la lancetta dei secondi si ferma quando si estrae la corona di carica. È qualcosa che siamo abituati a vedere diffusamente, ma Patek Philippe l’ha introdotta nei propri movimenti relativamente di recente.

    Giù le mani dal cinturino

    Una menzione speciale la merita il cinturino. Poveretto, di solito viene lasciato in fondo a ogni recensione e liquidato con pochi cenni, ma nel caso del nuovo Patek Philippe Calatrava vale la pena spendere qualche parola in più.

    È realizzato in pelle di vitello nero goffrata, con una trama in fibra di carbonio che richiama il motivo centrale a settori del quadrante, e cuciture in tinta con gli accenti colorati di indici e lancetta dei secondi. Indossando l’orologio se ne può apprezzare la fattura eccellente. A mio avviso, completa alla perfezione l’estetica d’insieme.

    In questo senso voglio rendergli giustizia, perché non ha ricevuto commenti sempre positivi. La trama in fibra di carbonio è stata considerata da alcuni colleghi quasi “economica”, fuori posto persino sul modello più dichiaratamente informale nella collezione Patek Philippe Calatrava. Quasi un pagare dazio all’abbinata trita e ritrita carbonio-sportività.

    Ebbene, per quanto possa valere un parere modesto e non richiesto come il mio, questo cinturino ha tutti gli elementi per soddisfare in pieno il Dna Patek Philippe. La qualità della pelle e della lavorazione, il fatto che completi alla perfezione il “pacchetto” dell’orologio, il comfort al polso basterebbero da soli a certificarne lo standing in linea con quella della Maison ginevrina.

    Perché Patek è Patek

    Per concludere, con la referenza 6007G i Patek Philippe Calatrava hanno portato in collezione qualcosa di inatteso e, proprio per questo, intrigante. Anche coraggioso, in un certo senso, perché non del tutto in linea con i gusti degli amanti del marchio.

    D’altro canto, però, proprio perché Patek Philippe sa di essere Patek Philippe, non è escluso che con queste referenze abbia pensato anche di poter aprire una nuova strada. Una strada verso la sportività che altri marchi storicamente formali saranno incoraggiati a perseguire. In questo caso, la maison ginevrina avrebbe ragione ancora una volta. 

    Se è vero che, come recita il payoff della campagna, “un Patek Philippe non si possiede mai completamente. Semplicemente, si custodisce. E si tramanda”, è anche vero che il Calatrava 6007G non incarna proprio l’idea dell’orologio indossato da padre o dal nonno e custodito per essere tramandato alle generazioni successive. La forza del Marchio è anche, e soprattutto, questa.

  • Calatrava 24 Ore Travel Time: Patek Philippe viaggia leggero

    Calatrava 24 Ore Travel Time: Patek Philippe viaggia leggero

    Quando, a Watches and Wonders, ho avuto tra le mani il Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 di Patek Philippe, mi è venuta in mente una frase di Antoine de Saint-Exupéry. Dice: «La perfection est atteinte non pas lorsqu’il n’y a plus rien à ajouter, mais lorsqu’il n’y a plus rien à retirer». Che tradotta suona più o meno così: «La perfezione si ottiene non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere».

    Oltre a essere una delle star del salone ginevrino, il nuovo Travel Time di Patek Philippe è a mio avviso uno di quegli orologi di fronte ai quali si può solo stare zitti e guardare. Perché gli è stato tolto tutto ciò che non serve per essere memorabile. E nulla gli va aggiunto.

    Certo, poi è utile anche un minimo di spiegazione per provare a capire come mai è così unico, ma senza averlo al polso le parole hanno un’efficacia relativa. Io ci provo lo stesso, ma consiglio – dopo aver letto queste righe – di prendere un appuntamento da un concessionario e provarlo.

    Il viaggio secondo Patek Philippe

    Gli orologi destinati ai viaggiatori sono da tempo presenti nelle collezioni del Brand, fin da quando Patek Philippe, insieme a Louis Cottier, sviluppò il primo esempio di ore del mondo. In questo contesto, la funzione del doppio fuso orario Travel Time è l’interpretazione che il marchio dà del concetto di fuso orario multiplo. 

    Tra le numerose complicazioni disponibili nelle collezioni di Patek Philippe, il sistema Travel Time per la visualizzazione di un secondo fuso orario è diventato un classico, grazie anche alla sua praticità. Funziona con due lancette centrali, una delle quali può essere regolata all’indietro con scatti di un’ora. Abbinato a pulsanti per regolare il fuso orario aggiuntivo e spesso con gli indicatori di giorno e notte, è stato utilizzato in molti modelli.

    Il più noto probabilmente è l’Aquanaut Travel Time 5164A, ma gli si affiancano pezzi come il Calatrava Pilot Travel Time 5524G o 5524R, i Nautilus Travel Time Chronograph 5990/1A e 5990/1R. Senza dimenticare l’Aquanaut Luce Travel Time 5269, la Grande Complicazione Alarm Travel Time 5520P, il Calendario Annuale Travel Time 5326G e gli ultimi arrivati, i cronografi Calatrava Pilot Travel Time 5924G. 

    Questo nuovo Calatrava 24 Ore, però, è un’interpretazione del Travel Time che non è slegata da eleganza, classe e praticità, alle quali aggiunge un tocco di originalità e disinvoltura che ti puoi aspettare solo da Patek Philippe.

    Il Dna del Calatrava

    L’idea alla base di questo orologio è semplice: creare un modello per viaggiatori con l’elegante cassa di un Calatrava, un quadrante pulito, nessuna funzione aggiuntiva visibile, nessuna finestra o apertura. Solo l’aspetto raffinato associato da sempre a questa collezione. Da un punto di vista estetico, che cosa dire… obiettivo raggiunto.

    Se non fosse per la lancetta centrale in più, la ref. 5224R potrebbe quasi essere vista come un orologio solo tempo con il quadrante dei piccoli secondi al 6. Anche perché non ci sono pulsanti sul lato cassa e nessun correttore incassato nella stessa.

    Come abbia fatto Patek Philippe a rinunciare a tutto questo e a creare un orologio dall’eleganza sofisticata e semplice, è presto detto: con una visualizzazione originale del tempo che mostra contemporaneamente sul quadrante tutte le ore del giorno e della notte. 

    Se, normalmente, è comune avere l’ora di casa, o fuso orario aggiuntivo, visualizzata sulle 24 ore, nel Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 la lancetta dell’ora locale e quella dell’ora di casa ruotano insieme durante il giorno, su una scala di 24 ore. Le lancette dell’ora locale e dei minuti hanno un rivestimento luminescente, quella di casa è scheletrata. In questo modo, inoltre, non servono più le finestrelle per l’indicazione giorno-notte: basta una visualizzazione originale, ma non nuova.

    L’equilibrio del design

    Il design del Calatrava 24 Ore si ispira direttamente a un altro orologio della collezione, il Calendario Settimanale 5212A. Stesso design generale della cassa, lunetta sottile, angoli vivi, anse allungate e affusolate con profilo a gradino, che Patek Philippe chiama anse curve a doppio godron. Il nuovo 24 Ore Travel Time 5224R è però più grande della 5212A, con un diametro di 42 mm.

    Per la visualizzazione delle ore, invece, gli antenati più prossimi sono i Chronometro Gondolo realizzati all’inizio del XX secolo per il concessionario brasiliano Gondolo & Labouriau. Oggi, i designer li hanno resi più contemporanei e hanno privilegiato la leggibilità: l’indicazione di mezzogiorno è a ore 12 e non a ore 6, come accade spesso in questo tipo di display.

    Se sotto il profilo della visualizzazione il quadrante appare semplice, non lo è di certo dal punto di vista dell’esecuzione. Il colore blu navy lo rende molto elegante, senza per questo farlo diventare meno sportivo. Il giro delle ore e quello dei minuti sono entrambi marcati da una scala a chemin-de-fer, interna per le ore, esterna per i minuti. 

    I settori del quadrante sono lavorati con diverse finiture, che li distinguono e ne migliorano la leggibilità. La parte centrale è rifinita a cerchi concentrici, il giro delle ore ha una satinatura verticale, il contatore dei piccoli secondi è azzurrato ed evidenziato da una cornice in oro rosa.

    L’effetto wow è dato però dalla gran quantità di applique che popolano il quadrante. Tra indici, numeri arabi e cabochon si arriva a 44. Ciascuna di esse è in oro rosa e ha un rivestimento luminescente; il loro insieme dà all’orologio una tridimensionalità spettacolare senza affollare il quadrante, ma rendendolo elegante ed equilibrato.

    Il lavoro sul calibro

    Per quanto riguarda la meccanica, il Calatrava 24 Ore 5224R si affida a uno dei migliori calibri base automatici del marchio, il 31-260, da cui ha creato il 31-260 PS FUS 24H che anima questo orologio. Sviluppato inizialmente per il regolatore del calendario annuale 2011 in oro rosa, ref. 5235, il 31-260 è stato successivamente rielaborato nel 2021 per il calendario perpetuo in linea, la ref. 5236P.

    Patek ha dato a questo movimento di base una frequenza di 28.800 alternanze/ora e il 20% in più per la coppia bariletto-molla. È alimentato da un micro-rotore in platino, più pesante dell’oro – quindi con una migliore capacità di carica -, e ha una ruota di riduzione che disaccoppia il meccanismo di carica automatica quando si ricarica a mano l’orologio. In questo modo, si riduce l’usura dei componenti.

    Grazie alla sua particolare architettura, il calibro 31-260 PS FUS 24H ha consentito a Patek Philippe di mantenere un design essenziale, eliminando i classici pulsanti correttori dell’ora locale posti sul fianco sinistro della carrure. Al loro posto c’è un sistema brevettato di correzione tramite la corona, estratta in posizione intermedia (correzione avanti e indietro con incrementi di un’ora). Un dispositivo che riprende quello utilizzato nel 2022 nella ref. 5326G-001.

    Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001: per chiudere

    Per qualche dettaglio tecnico o estetico in più, vi rimando alle didascalie. Vi lascio con il prezzo e con una riflessione. Il vil denaro dice che servono 57.830 euro per mettersi al polso questo orologio. Un prezzo che è il combinato disposto di qualità del prodotto, modernità del lavoro di ricerca e sviluppo, preziosità dei materiali. Niente da dire. La riflessione vuole invece ragionare su una capacità unica posseduta da Patek Philippe. Quella di bilanciare stili e soluzioni presi dalla sua lunga storia con un’abilità fuori dal comune nel fiutare gli umori e gli amori di collezionisti e appassionati del marchio. Così crea orologi destinati a essere praticamente sempre un successo, come immagino sarà Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001. Nulla da togliere, nulla da aggiungere.

  • Gli anniversari dell’orologeria, un 2022 da festeggiare 

    Gli anniversari dell’orologeria, un 2022 da festeggiare 

    Nel 2022 l’orologeria festeggia parecchi anniversari. Per una serie di fortuite coincidenze che si sono create nell’ultimo secolo, l’anno in corso è costellato di ricorrenze, “compleanni” di diversi esemplari famosi. Orologi che hanno fatto la storia, capaci di attraversare indenni il trascorrere del tempo, di superare il susseguirsi delle mode e i cambiamenti del gusto. In grado di sedurre intere generazioni, una dopo l’altra, grazie a piccoli ritocchi estetici e ben più importanti rinnovamenti meccanici.

    I loro anniversari nei prossimi mesi saranno celebrati dalle rispettive case produttrici con una certa enfasi. Qualcuno ha già iniziato a fare festa con edizioni speciali, qualcun altro ha già annunciato celebrazioni in pompa magna, altri ancora (forse) saranno più discreti… Ma gli anniversari del 2022 non passeranno certo sotto silenzio – scommettiamo? Vediamoli, intanto, in ordine di anzianità.

    I 90 anni del Calatrava

    Il simbolo dell’eleganza di Patek Philippe nasce nel 1932, ispirato ai principi minimalisti del Bauhaus: “La forma di un oggetto è dettata dalla sua funzione”. La cassa quindi riflette esattamente la costruzione rotonda del movimento, il quadrante essenziale punta tutto sulla leggibilità e riporta le indicazioni con chiarezza. Il primo modello è la rinomata Referenza 96, con calibro a carica manuale, che diventa l’archetipo del “classico” orologio da polso.

    Il Calatrava nel tempo si evolve nei dettagli (lunetta liscia, guilloché o con diamanti, piccoli secondi o secondi al centro, qualche tecnicismo come l’automatismo di carica o il datario), ma non perde mai nulla della propria leggendaria purezza stilistica. L’ultimo modello, lanciato l’anno scorso, è il Calatrava “Clous de Paris” Referenza 6119: in oro bianco o rosa, di dimensioni contemporanee, è animato da un nuovo movimento di manifattura a carica manuale, il calibro 30-255 PS, con autonomia di 65 ore e spirale Spiromax.

    I 70 anni del Navitimer

    Lanciato da Breitling nel 1952, prende nome dai termini “navigation” e “timer”. Perché fin dal prototipo è equipaggiato con uno strumento specifico per supportare i piloti durante la navigazione aerea: il regolo calcolatore. Un dispositivo meccanico posto fra la lunetta, il réhaut e il perimetro del quadrante, che permette di compiere una serie di operazioni utili in volo. Dalle più semplici (moltiplicazioni, divisioni, calcolo delle percentuali) alle vere e proprie funzioni aeronautiche (conversioni km/miglia, calcolo della velocità al suolo, della distanza coperta eccetera).

    In realtà gli anniversari del Navitimer quest’anno sono due. Nel 1962, al modello originale Breitling aggiunge una versione speciale con l’indicazione delle 24 ore per l’astronauta della Nasa Scott Carpenter, quinto americano (nonché primo a mangiare cibo solido) nello spazio e secondo a orbitare attorno alla terra nella missione Mercury Atlas 7. Rimasto sempre in catalogo, il Navitimer nel tempo ha conosciuto innumerevoli versioni; parecchie solo negli ultimi anni, da quando Georges Kern ha preso le redini della marca. A proposito, già si sa che per il 70° anniversario il Ceo di Breitling farà le cose in grande. E ha previsto una serie di lanci: il primo alla fine di marzo. Vi terremo aggiornati…

    I 65 anni dell’Omega Speedmaster

    La storia dello Speedmaster è troppo nota per essere riassunta in poche righe: chi volesse ripercorrerne le vicende, sul nostro Giornale degli Orologi può trovare diversi articoli a tema (per esempio qui e qui). In questa occasione ricordo solo che il modello originario, lanciato nel 1957, era la celeberrima Referenza Ck 2915, creata per i piloti professionisti della auto da corsa. Interamente in acciaio, montava l’altrettanto famoso calibro 321 a carica manuale, e riportava sul quadrante le lancette Broad Arrow e sulla lunetta la scala tachimetrica.

    Omega ha già cominciato a festeggiare il genetliaco dell’amato Moonwatch all’inizio dell’anno con un nuovo Speedmaster 321: un’edizione speciale forgiata in Canopus Gold, l’esclusiva lega in oro bianco della Casa. Ma anche di questo ci siamo già occupati altrove. Staremo a vedere nei prossimi mesi se la Maison di Biel concederà ai fan del cronografo altre occasioni per rendergli omaggio. Nel caso, ne riparleremo.

    I 60 anni dell’Autavia

    Ai giorni nostri, quando parliamo dell’Autavia, ci riferiamo al cronografo da polso lanciato da Heuer nel 1962. In realtà l’orologio – il cui nome deriva dall’unione delle parole “automobile” e “aviazione” – era nato nel 1933 come strumento di bordo per gli aerei e le vetture da corsa, e tale era rimasto fino al 1957, quando uscì di produzione. Nel ’62, appunto, rinacque per volontà di Jack Heuer, che lo trasformò in un esemplare dedicato sempre al mondo delle gare automobilistiche e indossato soprattutto (ma non solo) dai piloti di rally. Nel 1985 andò di nuovo fuori catalogo.

    Torna poi in anni recenti, presentato nel 2019 a Baselworld, in sette modelli dall’estetica coerente con il passato. E quest’anno, a gennaio scorso, è stato riproposto da TAG Heuer che non perde occasione per celebrare i propri anniversari. Due le versioni: cronografo flyback (in due modelli: un panda stile vintage e l’altro d’impostazione più militare) con calibro sviluppato in-house e certificato Cosc; e un secondo fuso orario, anch’esso con movimento certificato Cosc. Perché TAG Heuer

    I 50 anni del Royal Oak

    Negli anniversari 2022 non può mancare l’icona di Audemars Piguet. Creato dalla matita da Gérald Genta, lanciato a Basilea nel 1972, è stato il primo orologio sportivo di lusso in acciaio. Ma agli esordi non riceve affatto un’accoglienza positiva: troppo grande, troppo costoso, troppo lontano dai canoni dell’epoca (oggi diremmo “troppo avanti”). Ci crede però Carlo De Marchi, l’agente italiano, che ne distribuisce 400 nel nostro Paese (la produzione iniziale era di 1000 esemplari); e ci crede Gianni Agnelli, che lo indossa nel ’74 e ne decreta il successo. Il resto è storia.

    A distanza di mezzo secolo, la manifattura di Le Brassus celebra il Royal Oak con un’intera collezione, lanciata lo scorso gennaio. Che lo vede declinato in versione solo tempo e cronografo, in diversi formati (34, 37, 38 e 41 mm) – più il Jumbo (un ultrapiatto da 39 mm, il mio favorito) – e diversi materiali (acciaio, oro nelle differenti tonalità, platino). Ritoccato da un leggero restyling che ne migliora l’ergonomia, mantiene i segni distintivi di sempre, come la lunetta ottagonale fissata con viti dalla testa esagonale, il quadrante Tapisserie e il bracciale integrato.

    Dal punto di vista meccanico, tutti gli esemplari della collezione anniversario sono dotati della massa oscillante “50 years”; ma c’è anche un nuovo calibro automatico con 60 ore di autonomia, introdotto nelle referenze da 37 mm. Il discorso è vasto: per saperne di più (in questo caso come per tutti gli altri illustrati in questa pagina), vi rimando al sito ufficiale. Dove potrete trovare anche un approfondimento dedicato, le AP Chronicles, risultato di anni di ricerca del team AP Heritage. Un progetto dal respiro enciclopedico, che per ora copre i primi 10 anni di storia. Tutto da leggere.