Giornale Degli Orologi
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Tag: sostenibilità

  • Oris Big Crown Pointer Date Bullseye: dritto al bersaglio

    Oris Big Crown Pointer Date Bullseye: dritto al bersaglio

    In un avvio di 2026 piuttosto avaro di lanci, la presentazione dell’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye è stata una bella novità, per diversi motivi. Intanto, per un fatto oggettivo, ossia perché dimostra come Oris continui a lavorare bene, sfruttando al meglio la propria indipendenza industriale e attingendo in maniera intelligente al ricco patrimonio di meccanica e di design. Poi, per un fatto del tutto soggettivo: l’estetica “bullseye” a me personalmente piace molto e questo orologio la esprime ottimamente.

    Si tratta di una tipologia di design che si ritrova già negli orologi degli anni ’20 del secolo scorso. E l’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye la fa propria anche in virtù del fatto che, in passato, è stata molto presente nei cataloghi della Maison, almeno fino alla fine degli anni ’80. Prende il nome dal termine che in inglese indica il centro di un bersaglio, tipicamente per le frecce e per le fremette. Infatti, i quadranti degli orologi bullseye riportano dei cerchi concentrici di diametri diversi, che fanno convergere al centro lo sguardo di chi li osserva, come in un bersaglio.

    La cassa dell’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye

    Venendo all’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye, ricordo che, al di là del design distintivo, abbiamo a che fare con un modello ricco di storia, che si è rivelato cruciale per l’azienda. Introdotto per la prima volta nel 1938, è stato il primo orologio che il Brand ha creato pensando ai piloti. Corona oversize, numeri leggibili, minuteria chemin-de-fer, lancette “cattedrale” e datario a lancetta lo hanno reso da subito un utile tool watch.

    Periodicamente rivisto con casse di dimensioni differenti, calibri e materiali aggiornati e migliorati, il modello esiste con vari diametri, 40 mm, 36 mm e persino 34 mm. Il nuovo Oris Big Crown Pointer Date Bullseye ha una cassa compatta, 38 mm, una misura molto equilibrata. Attualmente, gli unici altri Big Crown da 38 mm sono il Cervo Volante e i modelli più costosi alimentati dai calibri di manifattura 473 e 403. La cassa in acciaio è dotata della caratteristica corona scanalata oversize e della lunetta zigrinata, ha uno spessore di 12,2 mm e una misura da ansa ad ansa di 45,5 mm. Dimensioni, che insieme al diametro, la rendono vestibile anche da polsi sottili.

    Il destino nel quadrante

    Come ho accennato all’inizio, parlando dell’estetica riconoscibile, l’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye fa del quadrante il proprio punto di forza. Sebbene abbia elementi molto simili a quelli del modello Cervo Volante, l’orologio colpisce immediatamente per il layout a settori. Come se fosse un bersaglio da freccette, la serie di cerchi concentrici di dimensioni decrescenti che indicano il centro, articola il quadrante in quattro anelli.

    A partire dall’anello periferico grigio chiaro con i numeri rossi della data indicati dalla lancetta centrale con punta rossa – Pointer Date -, la successiva scala dei minuti/secondi ha uno sfondo grigio chiaro, chemin-de-fer nero, con cunei triangolari neri a intervalli di 5 minuti e un doppio indicatore a mezzogiorno. Invertendo la combinazione di colori, l’anello più largo è nero, con numeri arabi bianchi nitidi e incornicia il centro del “bersaglio”, grigio chiaro.

    Il bilanciamento del quadrante non ha solo un valore grafico. Importante è anche la funzione di migliorare la leggibilità e di sottolineare la vocazione originaria dell’orologio, ossia quella di strumento professionale da utilizzare nelle cabine di pilotaggio. Le lancette sono in stile “cattedrale”, classico della collezione, con punte affilate e segmenti interni riempiti con Super-LumiNova. Il quadrante è protetto da un vetro zaffiro bombato d’ispirazione rétro trattato internamente con un rivestimento antiriflesso.

    Oris Big Crown Pointer Date Bullseye tra meccanica e sostenibilità

    Sul fondello c’è un vetro minerale attraverso il quale è visibile la massa oscillante bidirezionale rossa di Oris, che genera energia per il calibro automatico 754. È il movimento che dà vita ai Big Crown Pointer Date ed è stato ottimizzato da Oris partendo da una base Sellita SW200 modificata con il datario. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha una riserva di carica piuttosto contenuta di 38 ore. Più che le prestazioni, ciò che distingue il calibro sono l’affidabilità e la facile manutenzione, che contribuiscono a contenere il prezzo: l’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye costa 1.950 euro.

    Segnalo che anche per questo orologio (come per altri della collezione) il cinturino in pelle di cervo è realizzato da Cervo Volante, azienda elvetica che produce cinturini in pelle di cervo proveniente da piani di controllo della popolazione animale svizzera. Una partnership, quella con Cervo Volante, che si inquadra nel piano Change for the Better, un programma globale di attività intrapreso da Oris per preservare e proteggere il pianeta. Il Marchio collabora infatti con aziende e organizzazioni ambientaliste pioniere nell’azione sociale e nella difesa dell’ambiente.

    Qualche paragrafo sopra ho scritto che il Big Crown Pointer Date è un modello cruciale per Oris. Oltre 40 anni fa, Rolf Portmann, ex dipendente Oris e attuale Presidente onorario, organizzò un management buyout per salvare il Marchio dal fallimento a seguito della crisi del quarzo. Con la grande quantità di movimenti al quarzo a basso costo, puntare sugli orologi meccanici parve un’impresa rischiosa, ma la decisione di rendere il Big Crown Pointer Date il modello di punta del Brand anticipò il successo postumo e ancora attuale degli orologi da pilota sul mercato. L’Oris Big Crown Pointer Date Bullseye è solo l’esempio di quanto quella scelta fu lungimirante.

  • Cronache dell’orologeria. Musica, business, sostenibilità – 19/05/2023

    Cronache dell’orologeria. Musica, business, sostenibilità – 19/05/2023

    Eccoci di nuovo con le Cronache dell’orologeria, che questa settimana hanno come filo conduttore la musica e lo spettacolo. Sono tanti i brand dell’orologeria che amano legarsi a volti noti dello star system, non solo per diffondere la conoscenza del marchio, ma anche per parlare alle nuove generazioni. Ossia a nuovi, potenziali e – sperano – ricchi clienti. Ma c’è spazio anche per il business, per i nuovi indirizzi dello shopping orologiero, per l’arte e per la sostenibilità, tema carissimo a tanti marchi e ormai non più solo un argomento di marketing. Insomma, anche questa settimana con le Cronache dell’orologeria non c’è da annoiarsi.

    Due vite, un orologio

    Il 2023 è l’anno di Marco Mengoni. Il re matto del pop italiano festeggia 13 anni di successi e si prepara a un tour da record, dopo aver vinto Sanremo 2023 con “Due vite” e aver conquistato anche il cuore dell’Europa con il suo quarto posto all’Eurovision Song Contest. Ma Mengoni non è solo voce: è anche stile ed eleganza. Il trentaquattrenne è entrato a far parte della famiglia Omega sfoggiando sul palco uno Speedmaster in oro Moonshine 18 carati, con un quadrante verde spettacolare. Concedeteci un bel “noi l’avevamo detto”…

    Dalla Sassonia a Milano

    Milano ha una nuova attrazione per gli appassionati di orologi di lusso: la boutique monomarca di A. Lange & Söhne in collaborazione con Pisa Orologeria, nel cuore del Quadrilatero della moda. La Maison sassone di alta orologeria ha trasformato il suo punto vendita esistente all’interno di Pisa Orologeria in un ambiente accogliente, in cui un’installazione a parete con centinaia di componenti di movimenti rifiniti a mano illustra la ricerca della perfezione tecnica e del massimo livello manifatturiero. Fateci un salto: merita.

    L’arte del tempo

    Confermata per il secondo anno la collaborazione con Frieze, Breguet partecipa all’edizione newyorkese che si tiene fino al 21 maggio nel centro culturale The Shed, a Manhattan. Dove, nello stand all’8° piano, accanto ai propri maître horloger, ospita un’installazione intitolata Orbital Time: la prima di un progetto sulla percezione del tempo ideato con Somi Sim, curatrice indipendente che lavora fra Seoul e Parigi. Le altre opere, realizzate da artisti internazionali, saranno esposte nelle diverse tappe della fiera d’arte. Ne vedremo delle belle.

    Star in campagna

    Che cosa hanno in comune Lenny Kravitz e Anya Taylor-Joy? Oltre a essere due star del mondo della musica e del cinema, sono anche ambasciatori di Jaeger-LeCoultre. E in quanto tali sono i volti della nuova campagna The Watchmaker of Watchmakers. Nel video, i due artisti mostrano il loro talento in una performance minimalista e suggestiva, che svela il lavoro nascosto dietro la loro creatività. Proprio come quello degli orologiai della Grande Maison che realizzano i celebri Reverso ai loro polsi. Ma c’è bisogno di dirlo?

    Italians do it better

    Colpo grosso per il management di Bremont. Il Brand inglese ha infatti nominato Ceo Davide Cerrato. Il direttore creativo italiano ha un curriculum da far invidia, con esperienze in Panerai, Montblanc, Tudor e Hyt. Il suo sogno è fare di Bremont il top del top, mixando il savoir-faire britannico con il suo gusto e la sua fantasia. Cerrato è un amante delle auto d’epoca e dei voli acrobatici, due passioni che lo ispirano nel suo lavoro: siamo curiosi di vedere cosa ci riserverà questa sua nuova avventura professionale. Vai, Davide, fagli vedere chi sei!

    Con te stupirò

    Non solo una voce da brividi, ma anche un look da urlo. Andrea Bocelli, il tenore italiano più amato al mondo, ha incantato il pubblico al concerto per l’incoronazione di re Carlo III, tenutosi al Castello di Windsor lo scorso 6 maggio. Per l’occasione, il cantante ha indossato un orologio Chopard da sogno, in oro rosa etico e Lucent Steel. A fargli battere il cuore, però, c’era la splendida moglie Veronica Berti Bocelli, che ha sfoggiato un paio di orecchini Chopard a forma di cuore, sempre in oro bianco etico e con diamanti certificati. Una coppia da favola!

    Robusta o arabica?

    Se pensate che il caffè sia solo una bevanda, vi sbagliate di grosso. Grazie alla collaborazione tra Hublot e Nespresso, due marchi svizzeri impegnati nella sostenibilità, il caffè è diventato anche un orologio de luxe. Il Big Bang Unico Nespresso Origin è il primo esemplare al mondo realizzato con scarti di caffè riciclati: l’alluminio delle capsule ha dato vita alla cassa, i fondi del caffè al cinturino. Un esempio di economia circolare che trasforma un rifiuto in una risorsa preziosa. Un modello talmente eco-friendly… da leccarsi i polsi.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai. Continuate a seguire il nostro appuntamento settimanale per non perdervi nessuna chicca.

  • Chronomat Origins, il nuovo Breitling tracciato e sostenibile

    Chronomat Origins, il nuovo Breitling tracciato e sostenibile

    È stato presentato in anteprima a un gruppo di selezionati giornalisti durante i Geneva Watch Days, a fine agosto. Poi è stato lanciato a livello internazionale, il 21 ottobre: data che qui in Italia ha coinciso con l’inaugurazione ufficiale del flagship store milanese. Il doppio debutto è indicativo di quanto sia importante il nuovo Chronomat Origins: non una semplice estensione della celeberrima famiglia di Breitling, ma il primo orologio “tracciato” della Casa. All’insegna del lusso sostenibile, il Super Chronomat Automatic 38 mm Origins – questo il nome per esteso – dichiara con la massima trasparenza la propria storia e le proprie origini, appunto: la provenienza dei materiali, la filiera produttiva, l’impronta Fairtrade, tutto testimoniato nel proprio “registro digitale”, crittografato e non modificabile. Un ulteriore passo avanti rispetto a quanto si è già visto finora sul mercato.

    Sensibilità ambientale

    Del resto non si tratta di un episodio isolato o di exploit improvviso da parte della marca di Grenchen. Tutt’altro: l’impegno di Breitling per il futuro del Pianeta è noto da tempo, e si è manifestato in molteplici occasioni e attraverso diverse partnership. A partire da quella (siglata nel 2018) con Ocean Conservancy, organizzazione non governativa che lotta a livello internazionale per preservare la salute degli oceani e liberarli dai rifiuti. O quella con Outerknown, il marchio di abbigliamento sostenibile co-fondato dal proprio ambasciatore Kelly Slater, per la fornitura di cinturini in Econyl, nylon derivato dalle reti da pesca riciclate.

    E ancora le collaborazioni con Solar Impulse Foundation, con Qhubeka, con Sugi Forest – ciascuna delle quali meriterebbe un approfondimento. Senza dimenticare le azioni concrete attuate a livello aziendale: come la neutralità delle emissioni di carbonio, la produzione di elettricità con energie rinnovabili, la volontà di eliminare del tutto i rifiuti in plastica nella sede operativa, l’impegno verso i propri dipendenti, l’adozione di packaging in materiale riciclato e riciclabile… Risultati e obiettivi raccontati in modo esaustivo nel Report sulla sostenibilità realizzato ogni anno (e disponibile al download pubblico e gratuito sul sito ufficiale).

    Questioni d’oro

    Proprio in questo contesto va visto il Chronomat Origins. Grazie a uno studio condotto sull’approvvigionamento delle materie prime per la produzione, i manager di Breitling hanno capito che l’impatto sociale e ambientale dell’oro e dei diamanti era notevolmente più elevato di quello all’acciaio, in un rapporto inversamente proporzionale alla loro quantità di utilizzo. Per questo hanno sentito l’esigenza di mettere a punto un orologio in oro “etico”. Ovvero proveniente da attività di estrazione che si servono di tecniche e metodi non invasivi, cioè privi diagenti chimici o esplosivi, in armonia con la natura e nel rispetto delle comunità locali coinvolte. Alle quali si garantiscono migliori condizioni di lavoro, equi salari, trattamenti previdenziali e investimenti in infrastrutture.

    Breitling ha quindi iniziato a rifornirsi del prezioso metallo da una miniera artigianale in Colombia, la Touchstone, che risponde ai parametri della Swiss Better Gold Association (un’associazione tesa a migliorare vita e ambiente delle popolazioni che estraggono l’oro, e a creare catene di fornitura responsabili per il mercato elvetico). Per ogni grammo di oro acquistato, Breitling dona quindi un contributo a sostegno dei progetti di sviluppo delle comunità locali.

    Non solo. Ha messo sotto controllo l’intera filiera di fornitura dell’oro. Per l’importazione si appoggia a un’altra società colombiana, il Grupo Altea, sempre partner della Swiss Better Gold Initiative. Mentre affida la produzione in Svizzera ad aziende altrettanto attente alla sostenibilità, quali la Mks Pump di Ginevra e la Argor Heraeus di Mendrisio. Ma Breitling guarda già oltre il Chronomat Origins per estendere il concetto all’intera produzione. Nei suoi progetti a medio termine, infatti, c’è l’intenzione di servirsi esclusivamente di oro etico e tracciabile entro il 2025.

    Il problema dei diamanti

    Lo stesso discorso vale anche per i diamanti, per i quali la tracciabilità può costituire un problema. Soprattutto per le gemme più piccole utilizzate in orologeria – chiamate melée –, che proprio per via delle dimensioni non possono avere un certificato individuale e vengono quindi raggruppate in lotti compositi, derivati da tante fonti diverse. Anche gli standard imposti dal Kimberly Process non permettono di risalire alle origini di queste pietre, che rimangono dubbie e potenzialmente contaminate da contatti con guerre, conflitti e violazione dei diritti umani.

    Per ovviare la questione della provenienza irrintracciabile, Breitling ha perciò deciso di utilizzare diamanti artificiali, che non implicano operazioni minerarie. Si tratta infatti di prodotti di sintesi, creati con l’applicazione di gas e calore a frammenti di diamanti che possono così cristallizzare e crescere. Praticamente un processo accelerato che riproduce in laboratorio quanto la natura realizza in tempi lunghissimi. I diamanti sintetici utilizzati da Breitling sono a cristallo singolo di tipo IIa, che corrispondono alla migliore qualità. Identici per purezza, colore e composizione a quelli naturali, offrono il vantaggio di essere più economici.

    Anche in questo caso, Breitling si è posto l’obiettivo di utilizzare esclusivamente diamanti di laboratorio in tutta la produzione entro il 2024. Si rifornisce da aziende che soddisfano i parametri di sostenibilità dei diamanti (Scientific Certification Systems), relativi a responsabilità etico-ambientale e con speciale attenzione alla neutralità climatica (inquinanti ed emissioni di gas serra). In particolare, per la coltivazione, il taglio e la lucidatura, collabora con la Fenix Diamonds di New York, che produce a Gujarat in India. E per ogni carato acquistato dona un contributo al fondo di impatto sociale a supporto delle comunità locali nelle zone di produzione. Riguardo all’incastonatura invece si affida a Salanitro, prestigioso atelier specializzato di cui Patek Philippe ha di recente acquisito quote societarie.

    Il Chronomat Origins fra tecnologia e impegno

    A conti fatti, dunque, il Chronomat Origins è il primo passo di un percorso mirato a utilizzare solo oro Fairtrade e diamanti sintetici. Ma non si limita a questo. Grazie alle moderne tecnologie, l’acquirente dell’orologio ne può conoscere la storia e la provenienza per mezzo del relativo Nft supportato da blockchain. Delò resto, fin dal 2020 – come ci raccontava Antonio Carriero –, ogni esemplare realizzato dalla Maison di Grenchen è fornito di un univoco certificato digitale di proprietà, che ne registra anche l’acquisto e i passaggi di mano, la garanzia e tutte le informazioni al riguardo. Nel caso del Chronomat Origins, oltretutto, i dati relativi alla filiera produttiva – dalle materie prime grezze al prodotto finito – sono verificati da un ente indipendente.   

    Non può mancare, infine, una nota di marketing. Breitling ha associato il Chronomat Origins a Chloe Kim, giovane campionessa statunitense di snowboard dal ricco palmarès, in cui spiccano le medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018 e di Pechino 2022. Paladina della sostenibilità, collabora con l’associazione Protect our Winters, che lotta per salvaguardare le zone alpine dagli effetti dei cambiamenti climatici. Una figura così motivata: “La sua audacia e la sua spinta verso il miglioramento costante la rendono perfetta per la squadra in rappresentanza di un orologio che sfida Breitling e il settore a fare meglio”. Con la #SquadonaMission to do better, infatti, Breitling mira a rendere più sostenibile il mondo del lusso. E il Chronomat Origins è il punto di partenza per il cambiamento.

  • La Giornata mondiale delle api e le arnie dell’orologeria

    La Giornata mondiale delle api e le arnie dell’orologeria

    Oggi, 20 maggio, è la Giornata mondiale delle api. Una ricorrenza istituita dall’Onu nel 2017, su richiesta della Slovenia. Paese che conta il più alto numero di apicoltori pro capite del mondo (uno ogni 200 abitanti) e anche primo Stato membro dell’Ue a proteggere per legge le api. Che ha proposto questa data in quanto anniversario di nascita di Anton Janša (1734/1773), l’allevatore e pittore sloveno considerato il pioniere dell’apicoltura moderna.

    Perché la Giornata mondiale delle api?

    Perché le api, come gli altri impollinatori, ai nostri giorni sono a rischio estinzione. Minacciate dalle malattie e da nuovi predatori, ma soprattutto dall’azione dell’uomo: pesticidi, agricoltura intensiva, ampliamento delle zone antropizzate, inquinamento, cambiamenti climatici. Secondo la Fai (Federazione apicoltori italiani), in appena 30 anni – dal 1980 al 2010, la popolazione di api e vespe si è ridotta di quasi il 40 per cento.

    Eppure le api, efficaci indicatori biologici della salute dell’ambiente, non solo svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la biodiversità. Si stima anche che il 90 per cento del cibo sulle nostre tavole dipenda in qualche modo dal loro “lavoro” (che oltretutto è fonte di reddito per tanti agricoltori). “Se le api sparissero dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, sembra abbia detto Albert Einstein. Tanto per rendere l’idea di quanto siano importanti per la sopravvivenza dell’intero pianeta.

    Dalle api di Napoleone…

    La Giornata mondiale delle api, quindi, tende a sensibilizzare le persone sul problema, a livello globale. Del resto, questi insetti sono sempre stati un soggetto al centro della cultura occidentale, in ogni epoca. Simbolo di immortalità e resurrezione nel Cristianesimo, compaiono di frequente nell’iconografia dei santi. Mentre in araldica rappresentano l’operosità, il lavoro, la dolcezza; e sono presenti in numerosi stemmi: per esempio dei comuni italiani, sul blasone nobiliare della famiglia Barberini come su quello di Napoleone Bonaparte.

    Rappresentazione simbolica dell’Impero, raffiguravano il popolo francese devoto e fedele a un solo capo. C’è chi dice che il Bonaparte le adottò durante la campagna d’Egitto, dove l’apicoltura era praticata già millenni prima di Cristo (e le api nei geroglifici indicavano la regalità del Basso Egitto). Secondo altri invece le avrebbe scelte in quanto emblema degli antichi sovrani di Francia, utilizzate già da re Childerico, padre di Clodoveo e della dinastia dei Merovingi (anche se poi si scoprì che non si trattava di api, ma di cicale). Divennero un mezzo, insomma, per legittimare il proprio potere.

    … a quelle più preziose

    Sta di fatto che le api ornavano tutto ciò che circondava Napoleone, dal trono al manto dell’incoronazione, dagli arredi ai libri, al vasellame… Deriva proprio da qui l’uso ricorrente da parte di Chaumet. Perché Marie-Etienne Nitot, fondatore della maison, era gioielliere della corte imperiale e fornitore dell’imperatrice Joséphine. E ancora oggi le api si ritrovano nelle creazioni della casa di place Vendôme: in particolare nella collezione Bee My Love, interamente costruita attorno a un modulo esagonale che evoca le cellette stilizzate di un alveare.

    Sì, perché anche la gioielleria e l’orologeria hanno sempre attinto dall’immaginario delle arnie come fuchi dal miele. Un esempio fra tanti: quello di Fulco di Verdura, che negli anni Sessanta realizzò un bracciale a catena con appeso un charm alveare, al cui interno è racchiuso un orologio. Oppure Cartier, le cui preziosissime api (insieme a una libellula) furono immortalate da Irving Penn sul volto di una modella, nel 1966. Ma anche Sabbadini Milano, che le ha elette icone di laboriosità dell’impresa familiare.

    E ancora oggi le api svolazzano qua e là su quadranti e cinturini, alcune perfino con sorprendenti effetti “animati”. Interpretate da marche diverse, in diversi segmenti di mercato. Come il brand di accessori Olivia Burton, che dall’Inghilterra le ha propagate in tutta Europa. Mentre, in Italia, Alessandro Michele le ha fatte diventare l’insetto feticcio di Gucci, e le ha diffuse ovunque con un successo planetario. A tal punto da renderle protagoniste perfino nella collezione di Alta Orologeria, lanciata da poco.

    In Francia, invece, Dior ha realizzato un’intera collezione di orologi di Haute Joaillerie. Nei Grand Bal Reine del Abeilles, è appunto protagonista l’ape regina che si staglia in 3D sul quadrante: rigorosamente realizzata in oro nei diversi colori e incastonata con pietre policrome dai tagli diversi, è posata su sfondi preziosissimi di diamanti. Che, nel caso degli esemplari con bracciale full pavé, superano perfino i 20 carati. Impressionante comunque è la resa realistica dell’insetto, anche quando assume colori improbabili.

    Nell’esemplare N°21, per esempio, il corpo dell’ape regina è perfettamente scolpito nell’oro giallo e completamente tempestato da zaffiri rosa taglio marquise e baguette, smeraldi tondi, a cabochon e baguette, diamanti e rubini rotondi… E, come se non bastasse, è impreziosito da opali tagliati su misura e da piume poste sulle antenne. Frutto di giornate di lavoro da parte di maestri incisori e incastonatori, è un insetto destinato a poche, pochissime fortunate.

    Per la Giornata mondiale delle api, adottiamo un alveare

    Comunque, la maggior parte degli orologi a tema è accessibile a chiunque: colorati, divertenti, portano una ventata di allegria. E indossarli oggi è un bel modo per festeggiare la Giornata mondiale delle api. Ma se per voi non è abbastanza, potete sempre darvi al social farming. Non solo riceverete a casa miele, polline e propoli – ricchi di proprietà salutari -, ma contribuirete alla lotta contro la scomparsa degli sciami. Basta rivolgersi ai giusti interlocutori: come la startup italiana 3Bee, che segue un network di aziende e apicultori; oppure Le Api di Gioia della fattoria Le Pietre Vive di Montaperti (Siena). Anche perché non servono grandi cifre per adottare un alveare. A distanza, s’intende…

  • F-80 Skeleton Sustainable: Ferragamo celebra la Giornata della Terra

    F-80 Skeleton Sustainable: Ferragamo celebra la Giornata della Terra

    Sostenibili dalla testa ai piedi. Passando, naturalmente, per il polso. Salvatore Ferragamo va avanti a tutta birra nell’impegno in difesa dell’ecosistema e, di conseguenza, nella riduzione dell’impatto aziendale sull’ambiente. Oggi, in occasione della Giornata mondiale della Terra celebrata ogni anno dalle Nazioni Unite un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera (il 22 aprile, appunto), lancia l’F-80 Skeleton Sustainable.

    Materiali bio o riciclati

    Esclusiva riedizione in chiave sostenibile di uno degli orologi di maggior successo della maison fiorentina, l’F-80 Skeleton Sustainable è presentato nelle versioni verde e blu, ciascuna disponibile in una serie limitata di 200 esemplari. Nella cassa in acciaio satinato Ip nero monta un movimento automatico, visibile attraverso il quadrante scheletrato, sul quale risalta il simbolo doppio Gancini, e attraverso il fondello trasparente. Materiali a basso impatto ambientale – riciclati o bio – sono stati utilizzati per il cinturino e per il packaging. Senza tralasciare praticità ed estetica.

    Un sottile strato di sughero certificato Fsc riveste la parte interna del cinturino, realizzato all’esterno in tessuto composto da fibra di Pet riciclato post-consumer; i fori sono profilati da un sottile bordo di pelle conciata al vegetale. (Potete vederlo in video sul nostro feed di Instagram). La confezione, ovviamente rossa, è in cartone, anch’esso certificato Fsc. Il box in legno e metallo – nelle stesse cromie dell’orologio – internamente è rivestito in canapa; esternamente in tessuto composto da fibra di Pet riciclato post-consumer. Perfino il cuscino porta-orologio è in materiale bioplastico, ricavato al 100 per cento dalla canna da zucchero.

    L’impatto ambientale dell’F-80 Skeleton Sustainable

    L’impatto climatico della realizzazione dell’F-80 Skeleton Sustainable è stato misurato secondo lo standard Iso 14067 Product Carbon Footprint. Che quantifica le emissioni di carbonio in tutte le fasi di produzione: dalla progettazione alla realizzazione, fino alla consegna. Un calcolo che, significativamente, Salvatore Ferragamo ha iniziato a fare nel 2020 sull’iconico modello di ballerine, Viva, reinterpretate quest’anno in chiave “responsabile”. Con l’utilizzo di filati in cotone e poliestere riciclati, plastica bio-based e gomma naturale.

    C’è anche un altro elemento che accomuna le ballerine Viva all’orologio F-80 Skeleton Sustainable: per entrambi, Salvatore Ferragamo ha deciso di compensare l’impatto ambientale generato dal ciclo di produzione sostenendo la realizzazione del Burgos Wind Project, la più grande wind farm delle Filippine. Un impegno che la maison ha assunto in partnership con Rete Clima, organizzazione no profit attiva nel contrasto al cambiamento climatico. Con la quale Salvatore Ferragamo – tra i 32 firmatari del Fashion Pact, con cui le aziende globali della moda si sono impegnate nella salvaguardia del pianeta – ha avviato diversi progetti.

    Le azioni concrete di Salvatore Ferragamo

    Come il Carbon Neutrality by Project in Developing Countries, che punta a compensare le emissioni di gas serra provocate dalla produzione dell’F-80 Skeleton Sustainable, sostenendo appunto la realizzazione del Burgos Wind. Una “fattoria eolica” che genera energia elettrica su larga scala da una fonte pulita e rinnovabile. E che porterà anche un altro effetto positivo: la creazione di posti di lavoro e concrete opportunità economiche per le comunità locali.

    Sempre in collaborazione con Rete Clima, la casa dei Gancini è impegnata anche nella salvaguardia di una foresta di sughero in Toscana (precisamente la Tenuta di Paganico, in provincia di Grosseto). Attraverso un programma di certificazione e riforestazione secondo le linee guida del Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification scheme). Un’azione che neutralizzerà le emissioni di gas serra procurate dalla realizzazione di 500 borse Earth Top Handle. Nell’era delle e-commerce, Salvatore Ferragamo ha avviato anche collaborazioni con i partner logistici per compensare le emissioni di Co2 procurate dalle spedizioni.

    Una serie di iniziative a 360°, dunque, rivelano la sostenibilità come focus dello sviluppo strategico di Salvatore Ferragamo. Che partecipa volontariamente al Carbon Disclosure Project per offrire massima trasparenza sul proprio impatto ambientale. Non a caso la maison è stata premiata nel 2020 con lo score A- nella sezione Climate, per i suoi progetti e l’impegno nella lotta al cambiamento climatico. Un impegno che non si può fermare. Come le lancette di un orologio.

  • TFP, Time for Planet: il marchio (italiano) di orologi sostenibili

    TFP, Time for Planet: il marchio (italiano) di orologi sostenibili

    Sentiamo sempre più spesso parlare di sostenibilità, in vari settori e sotto varie forme. Ma come si è evoluta l’orologeria in questo senso? Sostenibilità può essere un orologio rispettoso dell’ambiente, un packaging meno ingombrante e quindi meno inquinante, fino ad arrivare a livelli più alti che fanno cerchio intorno a questi concetti. Ecco, ci sono aziende che abbracciano solo alcuni di questi ambiti appena citati, e poi c’è TFP che mira di raggiungere una sostenibilità d’insieme.

    TFP, Time for Planet, si definisce un “atelier del lusso accessibile e sostenibile” che produce orologi dal design italiano con movimento meccanico svizzero. Fondata di recente da Maurizio Mattucci, è una delle prime aziende italiane ad essersi costituita come “società benefit”. Le società benefit, meglio conosciute come BCorp, sono aziende la cui forma societaria prevede nello statuto la possibilità di destinare parte degli utili ad attività “altre” che non riguardino solo il profitto.

    Dichiararsi società benefit prevede che l’azienda abbia una dirittura morale tale da raggiungere gli obiettivi economici prefissati perseguendo allo stesso modo obiettivi sociali ed ecologici. Per esempio per ogni orologio venduto pianta uno o più alberi per contrastare l’anidride carbonica e supporta progetti per dotare di acqua potabile villaggi africani che ne sono privi. Del resto la sostenibilità è il driver principale di TFP, il cui scopo è quello di contribuire alla trasformazione del settore verso un cammino green. Ne abbiamo parlato con il Ceo, Maurizio Mattucci.

    Qual è il principio alla base della sua idea e qual è il servizio che può offrire al settore orologiero? «I brand tendono a parlare di sostenibilità applicandola per lo più a iniziative pro-bono e non al prodotto stesso. Si parla al massimo di plastica riciclata ma, ad oggi, pochi hanno un approccio completo verso la sostenibilità». E i pochi che lo fanno sono di solito marchi alto di gamma rivolti a un pubblico d’élite. «La forza di TFP è proprio questa. Offriamo al mercato e al settore un prodotto con le caratteristiche tipiche del lusso ma con un design originale e sostenibile ad un prezzo accessibile».

    Ma qual è la genesi di TFP? Mattucci racconta di avere alle spalle una lunga esperienza nel mondo del lusso. «Per 12 anni ho lavorato in un’azienda di Firenze che fornisce accessori e bijoux a Chanel, Vuitton ed Hermès. Sono stato Ceo di Visconti Firenze, in cui il progettista di orologi era Antonio Ambuchi, che oggi è il capo designer di TPF». Antonio Ambuchi è una figura nota tra gli addetti ai lavori dell’orologeria italiana: il padre realizzava casse anche per Panerai (a Firenze), mentre Antonio ha collaborato tra l’altro con Locman, Anonimo e Dino Zei, U-Boat o Kendall.

    «Panerai prima e, nel suo piccolo, Anonimo poi hanno tracciato una virata importante nello stile orologiero: hanno introdotto esemplari di grande visibilità, con cassa più grande e robusta, da portare tutti i giorni, sport compreso». Anche gli orologi TFP hanno un’estetica di forte impatto. Basta guardare la collezione Windrose: d’impronta virile e dalla vocazione sportiva subito evidente. Ma la sostenibilità?

    «Noi soci di TFP siamo tutti appassionati di orologi e di sostenibilità», dichiara ancora Mattucci. «Nella nostra età matura, anche guardando alle nuove generazioni, abbiamo pensato di dare un seppur modesto contributo per un mondo “eco-sostenibile”. Con il nostro prodotto di nicchia e lavorando in un’ottica sostenibile».

    Gli orologi TFP sono infatti concepiti per garantire il minor impatto ambientale possibile, in molte fasi della realizzazione. Ogni esemplare infatti è costruito utilizzando materiali riciclabili/riciclati o comunque rispettosi dell’ambiente. E un tocco di esclusività è dato dal fatto che le collezioni sono in edizione limitata di massimo 888 pezzi. Vediamo nel dettaglio, appunto, la collezione Windrose.

    Come ci spiega Mattucci, la cassa è prodotta in microfusione high-tech con materiali come l’acciaio o il bronzo che hanno un’elevata percentuale di riutilizzo. E la tecnica della microfusione (uno sviluppo della tradizionale “cera persa” in chiave tecnologica) riduce al massimo lo spreco di metallo rispetto alle consuete lavorazioni con tornio a controllo numerico. Il quadrante è colorato attraverso processi naturali o con vernici senza solventi, a basso impatto ambientale. I cinturini, il cui sistema produttivo contribuisce in maniera importante all’inquinamento, sono realizzati con pelle italiana a concia vegetale.

    Nota importante è la scelta del movimento. Per un brand sostenibile è fondamentale la scelta di un calibro meccanico, che non preveda quindi l’utilizzo di batteria. TFP monta movimenti a carica automatica dell’azienda svizzera Landeron, prodotti nella zona di Basilea. Mentre per il packaging, racconta ancora Mattucci, «la scatola dei TFP è “eretica” per la tradizione orologiera: è in cartone riciclato (Lucca è la capitale della carta in Europa) e rivestita di una carta realizzata con residui di agrumi. Infine, per quanto riguarda la distribuzione, ci avvaliamo principalmente del canale digitale».

    Quanto tempo ha impiegato a sviluppare l’idea e a mettere sul mercato gli orologi? «Ci siamo costituiti a novembre 2019 e in un solo anno abbiamo realizzato il primo lotto di produzione sul mercato. E vediamo già i primi riscontri positivi. Si tratta di un tempo breve e di un gran risultato, del quale andiamo fieri. E che ci spinge ad andare avanti con entusiasmo e voglia di migliorarci sempre».

  • Friday for Future: il GRI report di IWC. Un impegno dimostrato

    Friday for Future: il GRI report di IWC. Un impegno dimostrato

    GRI: un “nuovo” modo di relazionare la sostenibilità. Perché nuovo?
    Fino a qualche anno fa i bilanci aziendali erano accompagnati solo dalla nota integrativa. Un documento che in maniera più discorsiva raccontava quello che in numeri era redatto nel bilancio d’esercizio.

    Con il crescere dell’importanza della sostenibilità, però, si è sentita la necessità di istituzionalizzare un documento che in maniera “standard” raccontasse gli obiettivi raggiunti in materia. Nasce così nel 1997 il GRI, Global Report Initiative. Una società no profit fondata da due enti: l’organizzazione governativa statunitense CERES (Coalition for Environmentally Responsible Economies ) e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (United Nations Environment Programme – UNEP).

    Ma cos’è in concreto il GRI? E qual è il suo obiettivo? In pratica, il GRI report è una relazione sulla sostenibilità. L’obiettivo è quello di aiutare le persone a comprendere, misurare e comunicare l’impatto di un’attività sulla dimensione della sostenibilità (economica, ambientale e sociale). Ecco quindi il GRI report: un documento prodotto dalle aziende per raccontare al pubblico le loro azioni e risultati in materia di sostenibilità.

    A questo proposito, riparliamo oggi con piacere di IWC. Pioniere in tema di sostenibilità (di cui abbiamo già scritto), da poco ha presentato la sua seconda relazione dopo quella del 2018. “Approccio trasparente e collaborativo nei confronti della sostenibilità”: queste le parole che troviamo all’inizio del suo report. E legandoci a questo concetto, fondante in ambito di sostenibilità, vediamo insieme quali erano gli obiettivi fissati nel 2017 e quali risultati è riuscita a raggiungere.

    1. Obiettivi ambientali: riduzione del 10 per cento delle emissioni di gas serra e del 30 per cento del peso e del volume medio degli imballaggi.
    2. Obiettivi sociali: sono stati raggiunti gli obiettivi di parità di genere nella formazione. Sono raddoppiate le ore annuali di volontariato aziendale e ridotte del 10 per cento le assenze grazie alla promozione della salute e del benessere.
    3. IWC è stato il primo marchio di orologeria a soddisfare gli standard del Responsible Jewellery Council (RJC) aggiornato nel 2019. Questo ha permesso di ottenere la ricertificazione del Codice di procedura dell’RJC.

    IWC ha fatto da apripista nel settore dell’orologeria. Oltre a quello che più comunemente il pubblico considera pratiche di sostenibilità, ovvero prodotti più rispettosi dell’ambiente, IWC affronta anche i temi “sociali” della sostenibilità.

    L’azienda infatti investe nella comunità locale come datore di lavoro attraverso un piano di attività che migliorano la qualità della vita dei  propri collaboratori. Il 90 per cento dei dipendenti ha dichiarato di essere orgoglioso di far parte della famiglia IWC. Inoltre, ma non meno importante, IWC è stato il primo marchio in orologeria a ricevere la certificazione “Great Place to Work™” in Svizzera.

    Christoph Grainger-Herr, Ceo di IWC Schaffhausen, ha dichiarato: «Il nostro impegno per la trasparenza ci ha avvicinato ai nostri clienti, ai fornitori, alle comunità e ai colleghi in un modo del tutto inaspettato». Come a voler sottolineare quanto la sostenibilità non sia solo un impegno morale verso un futuro migliore, ma anche un’occasione di business. Perché i consumatori non sono stupidi e premiano chi – oltre a produrre un prodotto eccelso – fa di più e meglio per il domani di tutti.

    Aggiunge il Ceo: «È stato un viaggio davvero emozionante e sono orgoglioso dello slancio dimostrato finora da IWC. Agire in modo sostenibile è un infinito sforzo collettivo, continuo e collaborativo, e siamo i primi a riconoscere che si può fare di più. Continueremo ad assumerci la responsabilità di un impatto positivo, guidati dallo stesso spirito pionieristico del nostro fondatore nel 1868».

    Ecco allora a cosa serve il GRI report: a raccontare con chiarezza l’impegno e gli investimenti delle aziende come IWC. Che fanno del proprio meglio per un mondo più accogliente, sano e nuovamente prospero.

  • L.U.C XPS Spirit of Nature e la lealtà Chopard

    L.U.C XPS Spirit of Nature e la lealtà Chopard

    Lo ripeto: a me più che gli orologi piace l’orologeria. Non sono un collezionista di orologi e forse nemmeno un appassionato, e questo certe volte mi aiuta a valutare gli orologi più di testa che di pancia. Nei confronti dell’orologeria ho però un’ammirazione talvolta quasi devota. Le persone che fanno gli orologi sono la principale ragione per cui continuo ad amare un settore che superficialmente qualcuno considera frivolo o peggio ancora business senz’anima. Lo Chopard (si pronuncia Sciòpard) L.U.C XPS Spirit of Nature è la dimostrazione che il lusso “alto” può permettersi il lusso, appunto, di seguire un’etica rispettabile.

    Per me il massimo erano e continuano ad essere quelle famiglie che tengono in vita una delle virtù più tradizionali del settore. Quel calore umano che si traduce sempre in una forma etica di cui abbiamo tutti bisogno. La famiglia Scheufele, ad esempio, è quella che possiede, da due generazioni, il marchio Chopard. Una volta sono stato a cena a casa di Caroline Scheufele (la sorella estroversa di Karl-Friedrich, oggettivamente più chiuso) e già allora l’argomento principale era la necessità di rispettare non soltanto l’ambiente, ma anche la difesa dei diritti umani. Caroline si chiedeva cosa potesse fare una marca come Chopard.

    In altre occasioni sono tornato sull’argomento con Karl-Friedrich e anche lui si accendeva di sorrisi. Stavo facendo un’intervista doppia a lui e Michel Parmigiani (un giorno parleremo di questa bella amicizia) e fra le altre cose mi disse: “Non possiamo permettere che la concorrenza fra le marche d’orologeria venga fatta sulla pelle delle persone che lavorano, talvolta letteralmente schiavizzate, nelle miniere d’oro o di pietre preziose. Il lusso, per me e mia sorella, deve essere gioia, deve essere dignità, deve avere un senso etico”.

    Bene: dal 2013 Chopard ha affrontato un percorso che l’ha portata a non usare più alcun materiale che non rispetti ambiente e dignità umana. Sul proprio sito spiega con grande precisione e abbondanza di prove in che modo e con quali garanzie usa solo oro eticamente estratto (fairmined, in inglese). E anche le pietre preziose provengono tutte da miniere gestite da cooperative o comunque internazionalmente certificate come rispettose del lavoro umano e della natura. Persino i cinturini rispettano le più severe leggi sugli allevamenti e le pelli vengono trattate con concia esclusivamente vegetale.

    Oggi come oggi – lo abbiamo già spiegato, ma ripeterlo non fa male –, nessuno è così attento a creare una filiera produttiva altrettanto virtuosa, in orologeria. Chi è interessato troverà sul sito Chopard una lunga e minuziosa descrizione del tutto, comprese le (moltissime) certificazioni necessarie per garantire che non c’è trucco e non c’è inganno.

    Vorrei fosse molto chiaro che non si tratta di una scelta in qualche modo politica. Semmai c’entra quel concetto della fede protestante per cui mangiare a mensa con i tuoi dipendenti è un atto normale; e che solo in mala fede – appunto – può essere considerato un atto di più o meno ostentata generosità. Per un protestante certe regole devi seguirle qui, in vita, senza scappatoie di alcun genere. E in tanti anni d’esperienza nel settore mi sono chiesto spesso se l’orologeria sarebbe ancora un’eccellenza, se privata di questa forma etica. Non voglio certo “santificare” questo tipo d’imprenditori: sia chiaro. Dico solo che in Svizzera non è raro il tentativo di conciliare business e buona coscienza.

    Per ricordare e sottolineare questo impegno (un percorso nato nel 2013, dicevo), per ribadire che non deve passare in secondo piano nemmeno in momenti difficili come quello attuale, dominato dal Covid 19 e dalla crisi economica che ne consegue, Chopard emette una serie di cento orologi, L.U.C XPS Spirit of Nature, con cassa in oro rosa e un particolare quadrante verde con un pattern “a foglie”.

    Tanto per fare i conti in tasca al produttore (e comprendere che i costi etici non vengono ipocritamente scaricati solo sulle spalle dei compratori) noto che la versione di serie con quadrante bianco costa 16.500 euro, mentre i cento esemplari del L.U.C XPS Spirit of Nature costano 500 euro in più. La differenza di prezzo per realizzare i cento quadranti diversi è più che contenuta, tenendo presente che si tratta di un quadrante non facile e per giunta realizzato davvero in pochi esemplari. Anche in questo caso Chopard non bara, non imbroglia.

    Tecnicamente, come gli altri esemplati della collezione, la serie Spirit of Nature monta lo splendido calibro 96.12-L, meccanico a carica automatica, di ridottissimo spessore grazie all’adozione di un efficiente microrotore che carica due bariletti sovrapposti. Come al solito troverete nelle didascalie altre considerazioni tecniche.
    Qui, per concludere, voglio solo far notare che il prezzo dello Chopard L.U.C XPS Spirit of Nature è serenamente allineato a quello di realizzazioni d’alta orologeria simili per qualità, ma meno attente alla dignità dell’uomo. Chopard, insomma, non sta usando il compratore per apparire buona e rispettosa, tanto per parlar chiaro. E questo ci fa tornare al punto: ci vuole un certo tipo di orologeria per fare un certo tipo d’orologi. Grazie.

  • Cinturini ecofriendly. In tanti materiali, sostenibilmente fashion

    Cinturini ecofriendly. In tanti materiali, sostenibilmente fashion

    Foglie di banana, foglie di ananas e bucce d’arancia. Uva, funghi, sughero, bambù… Sembra di leggere gli ingredienti di un intruglio magico, invece sono alcuni dei materiali riciclati oggi disponibili per la produzione di cinturini ecofriendly. Accanto ad altri ormai noti, diventati quasi una consuetudine: come la pelle rigenerata o il nylon derivato dalla plastica riciclata – proveniente cioè da bottiglie in Pet, reti da pesca e altri rifiuti raccolti negli oceani.

    Va detto che negli ultimi anni l’orologeria ha conosciuto un certo fervore nella ricerca di materiali sostenibili. Un trend in grande ascesa, sia per motivi di marketing – soprattutto se ci si rivolge a un target giovane o comunque sensibile a certi temi -, sia per la volontà di aderire a un’economia circolare. L’obiettivo? Produrre orologi “etici”, rispettosi del Pianeta nella realizzazione come nello smaltimento.

    In questo senso, le grandi maison hanno raccolto la sfida per il futuro e si concentrano su progetti che comportano un impatto ambientale il più possibile limitato. Lavorano a leghe speciali per l’impiego di acciaio riciclato nella produzione della cassa e degli altri componenti. Studiano processi di fusione per il riciclo del vetro, mirati a ottenere la stessa garanzia di qualità di quello “vergine”. Ancora, cercano di sviluppare smalti meno inquinanti o galvaniche più “gentili” con l’ambiente.

    In questo contesto i cinturini rappresentano la componente dell’orologio su cui è più “semplice” intervenire con efficacia. Basta adottare cinturini ecofriendly e la questione è risolta. Sul mercato del resto si possono reperire sempre più materiali innovativi, realizzati da società specializzate in biotecnologie e dintorni. Ad esempio il Piñatex, una fibra a base di foglie di ananas fatto dall’azienda inglese Ananas Ananam. Oppure il Bananatex, (come dice il nome) fabbricato con le foglie di banano dal brand svizzero-taiwanese Qwstion. 

    E ancora il “pellame” vegano: come il Nuo, composto di legno brevettato in Germania; il Mylo, basato sul micelio dei funghi e creato dall’azienda californiana Bolt Thread; oppure quello a base di vinacce prodotto dall’italianissima Vegea (la sede è a Milano). Senza dimenticare il sughero, ricavato rigorosamente a mano dalla Ecosugheri nei boschi della Sardegna, per restare nel nostro Paese.

    E l’elenco potrebbe continuare, tanti sono i nuovi materiali impiegati con successo nella moda, nell’automotive o nel design d’interni. Anche se non tutti hanno già fatto il loro ingresso nell’industria delle lancette, probabilmente è solo questione di tempo. Perché la domanda di cinturini ecofriendly è in forte crescita. E proviene in primis dai grandi gruppi. Ma è altrettanto diffusa anche presso le marche più piccole, dai brand indipendenti fino alle start-up, spesso capaci di imprimere una svolta al settore.

    A cominciare da Awake, marchio francese in perfetto equilibrio fra innovazione e coscienza ambientale. Non a caso un suo orologio era al polso di Emmanuel Macron al G7 di Biarritz, lo scorso agosto, come simbolo di valori da condividere. Le collezioni di Awake infatti sono un tripudio di materiali sostenibili e tecnologie di fabbricazione responsabile: acciaio riciclato, plastica o nylon ottenuti da reti da pesca oppure fatti con la cellulosa. Packaging compreso: rigorosamente in cartone riciclato, certificato FSC.

    Ma non si tratta solo di casse e cinturini ecofriendly. Il team di Awake ha organizzato un programma a 360°, che parte dal recupero dei vecchi orologi di proprietà del pubblico (chi aderisce all’iniziativa riceve perfino una busta pre-affrancata per la spedizione). Riuniti nel centro di raccolta di Clichy, gli esemplari dismessi sono smontati uno ad uno e i loro componenti riciclati in relazione al materiale. Per ogni esemplare inviato, si riceve un buono di 50 euro sull’acquisto del prossimo orologio Awake. 

    Si spinge oltre Votch, innovativa start-up che utilizza cinturini “vegani”. La fondatrice, Laura, è una ragazza inglese particolarmente sensibile al benessere degli animali e decisa quindi a non utilizzarne le pelli. Per questo è alla continua ricerca di materiali alternativi, riciclati e cruelty free: mix di gomme termoplastiche e cotone, microfibre, Piñatex, pellami finti e così via. Con grande attenzione all’uso di additivi chimici, plastificanti e polimeri potenzialmente dannosi per la salute. 

    Ma il discorso sui cinturini ecofriendly riguarda anche (e ovviamente) i marchi di proprietà dei grandi gruppi, come quelli citati qui sotto. Con le opportune distinzioni: c’è chi ha un approccio globale al problema; chi sponsorizza associazioni ambientaliste; chi segue l’onda delle campagne a favore degli oceani; chi, ancora, ha festeggiato l’Earth Day…  Per saperne di più sui singoli casi, è opportuno visitare il sito ufficiale dei singoli produttori.

    Un’ultima considerazione. Nell’ottica degli orologi “green” valgono di più i cinturini ecofriendly e l’uso di materiali sostenibili, rispetto ai movimenti a energia solare. Documentatevi. 

     

    AWAKE La Bleue Nato Marine Cassa (38 mm) in materiale realizzato con il riciclo di reti da pesca, impermeabile fino a 5 atm. Movimento al quarzo, a energia solare. Cinturino Nato in Pet riciclato. 175 euro

    BAUME WATCHES Baume X ZAG Limited Edition II Orologio regolatore con cassa (42 mm) in alluminio anodizzato, legno e carbonio (gli stessi degli sci). Movimento automatico di fabbricazione giapponese. Il packaging comprende due cinturini intercambiabili, realizzati in Pet riclicato o in cotone certificato, foderati in sughero. Edizione limitata di 100 esemplari. 1.200 euro

    FOSSIL Solar Cassa (36 o 42 mm) in materiale bioplastico ricavato dall’olio di ricino; impermeabile fino a 5 atm. Movimento al quarzo, a energia solare. Il packaging comprende cinque cinturini in Pet riciclato di vari colori (realizzati con circa 16 bottiglie di plastica). Edizione limitata di 1764 esemplari, in vendita da metà maggio. 136 euro

    MAM Plano 682 Cassa (39 mm) in bambù certificato Fsc. Movimento al quarzo. Cinturino in pelle riciclata a concia vegetale (priva di cromo). Prodotto dall’azienda italiana Lowell. 129 euro

     

     

    NAUTICA WATCHES Nautica Loves the Ocean N-83 Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento al quarzo. Lancette luminescenti, cinturino in tessuto riciclato. Prodotto da Timex Group, è realizzato in 6 versioni. 119 euro

    OUI & ME Petite Bichette Cassa (32 mm) in acciaio Pvd oro rosa. Movimento al quarzo. Cinturino Nato in tessuto fabbricato con plastica riciclata. Prodotto da Morellato Group, è realizzato in 4 versioni. 89 euro

    SECTOR NO LIMITS Save the Ocean Cassa (43 mm) in plastica ricialata, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo con datario. Lancette e indici luminescenti, cinturino Nato in Pet. Appartiene alla collezione svelata ad ottobre durante la prima del film “Lo scoglio del Leone”. In vendita da maggio. 129 euro

    SMILE SOLAR Acetate Cassa (40 mm) in resina Abs riciclata, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo a energia solare. Cinturino in pelle Pet, riciclato. Esiste in 5 versioni ed è prodotto da Citizen Group. 49 euro

    VOTCH Piñatex Collection Cassa (38 mm) in metallo spazzolato e annerito. Movimento al quarzo. Cinturino in Piñatex, a base di fibre di foglie di ananas provenienti da piantagioni bio. 135 sterline.

  • L’impatto sociale di Chopard, fra solidarietà e ambiente

    L’impatto sociale di Chopard, fra solidarietà e ambiente

    Impatto sociale: questo è l’argomento che trattiamo nella prima puntata di “Fridays for Future” del 2020. Se guardiamo al suono e alla grafica del numero dell’anno che ci accingiamo a vivere, viene da pensare che sarà un bell’anno. Rotondo, morbido, fluido nel suo scandire. Ci auguriamo che sia un anno di cambiamenti, di belle novità e soprattutto di attivismo.

    Cosa si intende per impatto sociale? Si tratta di tutte quelle azioni che concretamente apportano benessere a una o più comunità in uno specifico luogo. Immagino vi stiate ora domandando se siate finiti per errore su un sito di economia o se invece stiate per approfondire un tema legato all’orologeria. Bene, un’azienda molto virtuosa di cui abbiamo già parlato ha coniugato lancette e impatto sociale in modo molto articolato. Eccoci quindi a parlare del secondo capitolo del “Viaggio verso il lusso sostenibile” di Chopard.

    Abbiamo visto in precedenza quanto Chopard possegga la sostenibilità nel proprio patrimonio genetico. “Solo” a livello produttivo pone in essere alcune attività che poche aziende possono vantare a oggi. Per esempio è membro dal 2010 del Responsible Jewellery Council (RJC), utilizza esclusivamente “oro etico” e impiega diamanti conformi al Kimberly Process.

    Ci domandiamo allora: la sostenibilità ha un mero confine legato alla produzione? Chiaramente no. E Chopard lo sa bene, considerato il numero di attività a elevato impatto sociale poste in essere. Oggi nello specifico ne vedremo tre: la Mille Miglia GREEN, la collaborazione con la Fondazione Andrea Bocelli e quella con l’associazione Eagle Wings – Protecting the Alps.

    Partner dal 1988 della Mille Miglia – storica corsa di auto d’epoca -, dal 2019 Chopard ha deciso di sostenere la Mille Miglia GREEN ponendo grande enfasi sul tema delle corse responsabili. Perché? È risaputo che i consumatori del lusso hanno accesso a canali privilegiati, oltre a essere pionieri nell’abbracciare i nuovi trend. Le aziende quindi si adoperano per soddisfare i nuovi bisogni dei propri clienti con l’obiettivo di non tradire le loro aspettative; ma, soprattutto, anche con quello di essere loro stesse veicolo per il cambiamento.

    Non solo leisure, però. L’azienda ha sempre considerato l’altruismo e la generosità dei valori fondamentali; e ha quindi allineato il valore dei beni di lusso al benessere delle persone e del pianeta, attraverso il sostegno a svariate organizzazioni senza scopo di lucro. Ecco quindi la partnership tra Chopard e la Fondazione Andrea Bocelli (ABF). Nata lo scorso anno e confermata anche per questo, ha già avuto un primo, concreto impatto sociale nella ricostruzione della scuola primaria e dell’infanzia E. De Amicis di Muccia (in provincia di Macerata), distrutta dal terremoto del 2016.

    In particolare l’azienda ha contribuito alla realizzazione dell’aula di “Arte, Scienze e Sostenibilità” dove avranno luogo i laboratori per i bambini. Oltre all’aiuto concreto per la comunità colpita, uno degli obiettivi è quello di sensibilizzare i ragazzi sull’argomento, vitale per il loro futuro.

    E meritano un cenno anche le altre iniziative filantropiche, sia che appartengano al passato sia ancora in corso: dalla partnership con la fondazione José Carreras Leukemia a quella con Education Above All di  S.M. Mozah bint Nasser, moglie dello sceicco del Qatar; e ancora dal sostegno all’associazione The Naked Heart di Natalia Vodianova a quello verso All hands and hearts – Smart Response di Petra Nemcova. E l’elenco potrebbe continuare.

    Ma Chopard non si limita alla solidarietà verso le ong impegnate nel sociale: rivolge anche grande attenzione all’ambiente. Come Main partner della Eagle Wings Foundation si preoccupa da un lato della salvaguardia delle Alpi, con lo studio dell’impatto dei cambiamenti climatici sul loro delicato eco-sistema; dall’altro della conservazione dell’aquila di mare coda bianca, particolare specie di rapace soggetto a un vero e proprio sterminio da parte dell’uomo negli ultimi secoli. La Eagle Wings è stata fortemente voluta in prima persona dal Co-presidente Karl-Friedrich Scheufele, spinto dalla passione per la montagna.

    Azioni apparentemente slegate da orologi e gioielli, in realtà molto intrecciate. Perché un brand per durare nel tempo deve avere radici solide. E Chopard, dotato di una visione assolutamente positiva del mondo, perpetua il proprio patrimonio di tradizioni e savoir-faire in modo sostenibile. Consapevole che il lusso contemporaneo non può essere che etico e responsabile. Anche attraverso progetti ad alto impatto sociale.

  • Simona Zito: Chopard, i Millennials e la sostenibilità

    Simona Zito: Chopard, i Millennials e la sostenibilità

    «Sono felice di poter dire che negli ultimi due anni abbiamo registrato un incremento della clientela nazionale di più del 40 per cento. Un risultato importante che cercheremo di migliorare ancora di più». Simona Zito, General manager di Chopard Italia, non ha ancora finito di festeggiare la fidelizzazione della clientela italiana, che guarda già al nuovo obiettivo per il prossimo futuro: riacquisire una clientela più giovane.

    «Un target piuttosto difficile perché in costante mutazione. Un pubblico», spiega Simona Zito, «che non ha la “cultura” del gioiello e del manufatto di altissimo pregio come poteva essere per le generazioni passate. Un pubblico, però, estremamente sensibile e aggiornato su tematiche di sostenibilità, rispetto per l’ambiente, etica del lavoro. Lo testimoniano gli eventi di attualità degli ultimi mesi. Ecco perché un brand come Chopard, che ha fatto della sostenibilità ambientale e dell’eticità due pilastri della propria filosofia, ha tutte le carte in regola per divenire caro ai Millenials. Ed ecco perché ci stiamo attivando attraverso una serie di attività, oltre che attraverso prodotti più giusti per questo segmento».

    La generazione Y (quella dei Millennials) ha in buona parte oltrepassato le convenzioni, gli ostacoli e tutte le questioni che riguardano le differenze di genere. Questi ragazzi, troppe volte accusati di essere superficiali, ignoranti e asociali, sanno in realtà guardare oltre. Che siano maschi o femmine non importa: non è questo a condizionarli quando prendono una strada professionale o acquistano un orologio. Aziende illuminate come Chopard lo hanno capito da tempo, e da tempo hanno abbattuto le differenze, nei management e nell’ideazione dei prodotti.

    «Nel mondo dell’orologeria si sta assistendo ad una tendenza», spiega ancora Simona Zito, «che vede la realizzazione di orologi da uomo con misure più contenute, che piacciono molto anche al pubblico femminile. La donna che compra un orologio Chopard, però, ama i tratti distintivi che lo hanno caratterizzato da sempre: la raffinatezza e l’eleganza, innanzitutto. E poi la presenza dei famosi diamanti liberi tra i due vetri zaffiro, caratteristica peculiare delle collezioni più famose, dall’Happy Diamonds all’Happy Sport. Un’idea di orologio gioiello che si acquista anche per leggere l’ora ma soprattutto per la bellezza della creazione in sé. Quindi direi che per Chopard continuano ad essere molto importanti i tratti distintivi e le peculiarità di ciascun orologio, sia esso da uomo o da donna».

    Giovane, bella, mamma di due ragazzine, Simona Zito ha scalato tutti i gradini della carriera all’interno di un’unica azienda, fino ad acquisire la guida della filiale italiana. «Valorizzare le risorse è una caratteristica delle poche aziende famigliari rimaste nel settore del lusso. Io ho avuto questa possibilità e quest’onore da una proprietà che ha creduto in me e ha creato il mio percorso; fino a darmi, nel 2015, appena aperta la sede di via de’ Tornabuoni a Firenze, la responsabilità della filiale italiana. È stata una grande opportunità. E l’azienda è per me una seconda famiglia».

    Le difficoltà non sono mancate. «Ero una rarità. Quando ho intrapreso la carriera in Chopard (nel 1999, dopo la laurea in Scienze politiche), le donne non facevano parte del mondo dell’orologeria. Sebbene Chopard sia un brand molto femminile (nasciamo con l’orologio-gioiello Happy Diamonds), in passato mi ha sempre colpito essere l’unica donne nelle riunioni a Ginevra», ricorda. «Ma negli ultimi anni tutto è cambiato», sottolinea. «Ho tante colleghe e amiche che ricoprono ruoli manageriali in aziende orologiere. E nella nostra azienda, in particolare, abbiamo la fortuna di avere una famiglia proprietaria composta da un uomo, Karl-Friedrich, e una donna, Caroline Scheufele, che sta avendo un ruolo importante nella gestione aziendale».

    Risultati tanti. Tutti raggiunti “lottando”. «Le donne devono sempre dimostrare qualcosa in più. Devono combattere per dimostrare le loro capacità: se sei professionale e rigida vieni considerata troppo severa e austera, se troppo tollerante allora sei debole. Per tutte le donne ai vertici», suggerisce Simona, «è importante mantenere un equilibrio tra fermezza e tolleranza».

    Ma senza dubbio nelle filiali italiane delle case orologiere è in atto una piccola rivoluzione femminile. «Sono molti i settori prima a esclusivo dominio maschile che stanno assistendo a un’avanzata del genere femminile. Segno che la sensibilità e la forma mentis di noi donne a volte è la chiave del successo di una realtà. Penso che il mondo dell’alta orologeria sia uno di questi esempi: precisione, costanza, meticolosità e ingegno sono caratteristiche imprescindibili del settore. E anche qualità che si ritrovano nel Dna dell’universo femminile. Non sono femminista, però credo che noi donne abbiamo innata la capacità di dare priorità. E facciamo la differenza anche perché a precisione e attenzione aggiungiamo trasversalità e sensibilità».

    Per una donna manager e mamma le mura domestiche sono un’ottima palestra. Simona Zito si è ben allenata “fronteggiando” l’adolescenza di due figlie femmine. «Diciamo che, sebbene sia un periodo particolare e delicato, c’è un aspetto assolutamente positivo. Le mie figlie stanno crescendo, sono più mature e consapevoli, ed è più semplice interagire con loro, spiegare il perché dei miei impegni lavorativi e delle mie assenze», dice.

    Le ha cresciute coinvolgendole, comunicando loro la passione con cui svolge ogni giorno il proprio lavoro. «Cerco di far capire loro che, se nella vita ti impegni e ti dedichi con dedizione, ai tuoi obiettivi ci puoi arrivare. Adesso siamo più complici: amano che racconti loro i progetti e le iniziative della maison e questa complicità ci unisce di più. Insomma, il nostro universo femminile familiare è divenuto più forte… Povero mio marito, in totale minoranza».