Quando, a Watches and Wonders, ho avuto tra le mani il Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 di Patek Philippe, mi è venuta in mente una frase di Antoine de Saint-Exupéry. Dice: «La perfection est atteinte non pas lorsqu’il n’y a plus rien à ajouter, mais lorsqu’il n’y a plus rien à retirer». Che tradotta suona più o meno così: «La perfezione si ottiene non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere».
Oltre a essere una delle star del salone ginevrino, il nuovo Travel Time di Patek Philippe è a mio avviso uno di quegli orologi di fronte ai quali si può solo stare zitti e guardare. Perché gli è stato tolto tutto ciò che non serve per essere memorabile. E nulla gli va aggiunto.
Certo, poi è utile anche un minimo di spiegazione per provare a capire come mai è così unico, ma senza averlo al polso le parole hanno un’efficacia relativa. Io ci provo lo stesso, ma consiglio – dopo aver letto queste righe – di prendere un appuntamento da un concessionario e provarlo.
Il viaggio secondo Patek Philippe
Gli orologi destinati ai viaggiatori sono da tempo presenti nelle collezioni del Brand, fin da quando Patek Philippe, insieme a Louis Cottier, sviluppò il primo esempio di ore del mondo. In questo contesto, la funzione del doppio fuso orario Travel Time è l’interpretazione che il marchio dà del concetto di fuso orario multiplo.
Tra le numerose complicazioni disponibili nelle collezioni di Patek Philippe, il sistema Travel Time per la visualizzazione di un secondo fuso orario è diventato un classico, grazie anche alla sua praticità. Funziona con due lancette centrali, una delle quali può essere regolata all’indietro con scatti di un’ora. Abbinato a pulsanti per regolare il fuso orario aggiuntivo e spesso con gli indicatori di giorno e notte, è stato utilizzato in molti modelli.
Il più noto probabilmente è l’Aquanaut Travel Time 5164A, ma gli si affiancano pezzi come il Calatrava Pilot Travel Time 5524G o 5524R, i Nautilus Travel Time Chronograph 5990/1A e 5990/1R. Senza dimenticare l’Aquanaut Luce Travel Time 5269, la Grande Complicazione Alarm Travel Time 5520P, il Calendario Annuale Travel Time 5326G e gli ultimi arrivati, i cronografi Calatrava Pilot Travel Time 5924G.
Questo nuovo Calatrava 24 Ore, però, è un’interpretazione del Travel Time che non è slegata da eleganza, classe e praticità, alle quali aggiunge un tocco di originalità e disinvoltura che ti puoi aspettare solo da Patek Philippe.
Il Dna del Calatrava
L’idea alla base di questo orologio è semplice: creare un modello per viaggiatori con l’elegante cassa di un Calatrava, un quadrante pulito, nessuna funzione aggiuntiva visibile, nessuna finestra o apertura. Solo l’aspetto raffinato associato da sempre a questa collezione. Da un punto di vista estetico, che cosa dire… obiettivo raggiunto.
Se non fosse per la lancetta centrale in più, la ref. 5224R potrebbe quasi essere vista come un orologio solo tempo con il quadrante dei piccoli secondi al 6. Anche perché non ci sono pulsanti sul lato cassa e nessun correttore incassato nella stessa.
Come abbia fatto Patek Philippe a rinunciare a tutto questo e a creare un orologio dall’eleganza sofisticata e semplice, è presto detto: con una visualizzazione originale del tempo che mostra contemporaneamente sul quadrante tutte le ore del giorno e della notte.
Se, normalmente, è comune avere l’ora di casa, o fuso orario aggiuntivo, visualizzata sulle 24 ore, nel Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001 la lancetta dell’ora locale e quella dell’ora di casa ruotano insieme durante il giorno, su una scala di 24 ore. Le lancette dell’ora locale e dei minuti hanno un rivestimento luminescente, quella di casa è scheletrata. In questo modo, inoltre, non servono più le finestrelle per l’indicazione giorno-notte: basta una visualizzazione originale, ma non nuova.
L’equilibrio del design
Il design del Calatrava 24 Ore si ispira direttamente a un altro orologio della collezione, il Calendario Settimanale 5212A. Stesso design generale della cassa, lunetta sottile, angoli vivi, anse allungate e affusolate con profilo a gradino, che Patek Philippe chiama anse curve a doppio godron. Il nuovo 24 Ore Travel Time 5224R è però più grande della 5212A, con un diametro di 42 mm.
Per la visualizzazione delle ore, invece, gli antenati più prossimi sono i Chronometro Gondolo realizzati all’inizio del XX secolo per il concessionario brasiliano Gondolo & Labouriau. Oggi, i designer li hanno resi più contemporanei e hanno privilegiato la leggibilità: l’indicazione di mezzogiorno è a ore 12 e non a ore 6, come accade spesso in questo tipo di display.
Se sotto il profilo della visualizzazione il quadrante appare semplice, non lo è di certo dal punto di vista dell’esecuzione. Il colore blu navy lo rende molto elegante, senza per questo farlo diventare meno sportivo. Il giro delle ore e quello dei minuti sono entrambi marcati da una scala a chemin-de-fer, interna per le ore, esterna per i minuti.
I settori del quadrante sono lavorati con diverse finiture, che li distinguono e ne migliorano la leggibilità. La parte centrale è rifinita a cerchi concentrici, il giro delle ore ha una satinatura verticale, il contatore dei piccoli secondi è azzurrato ed evidenziato da una cornice in oro rosa.
L’effetto wow è dato però dalla gran quantità di applique che popolano il quadrante. Tra indici, numeri arabi e cabochon si arriva a 44. Ciascuna di esse è in oro rosa e ha un rivestimento luminescente; il loro insieme dà all’orologio una tridimensionalità spettacolare senza affollare il quadrante, ma rendendolo elegante ed equilibrato.
Il lavoro sul calibro
Per quanto riguarda la meccanica, il Calatrava 24 Ore 5224R si affida a uno dei migliori calibri base automatici del marchio, il 31-260, da cui ha creato il 31-260 PS FUS 24H che anima questo orologio. Sviluppato inizialmente per il regolatore del calendario annuale 2011 in oro rosa, ref. 5235, il 31-260 è stato successivamente rielaborato nel 2021 per il calendario perpetuo in linea, la ref. 5236P.
Patek ha dato a questo movimento di base una frequenza di 28.800 alternanze/ora e il 20% in più per la coppia bariletto-molla. È alimentato da un micro-rotore in platino, più pesante dell’oro – quindi con una migliore capacità di carica -, e ha una ruota di riduzione che disaccoppia il meccanismo di carica automatica quando si ricarica a mano l’orologio. In questo modo, si riduce l’usura dei componenti.
Grazie alla sua particolare architettura, il calibro 31-260 PS FUS 24H ha consentito a Patek Philippe di mantenere un design essenziale, eliminando i classici pulsanti correttori dell’ora locale posti sul fianco sinistro della carrure. Al loro posto c’è un sistema brevettato di correzione tramite la corona, estratta in posizione intermedia (correzione avanti e indietro con incrementi di un’ora). Un dispositivo che riprende quello utilizzato nel 2022 nella ref. 5326G-001.
Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001: per chiudere
Per qualche dettaglio tecnico o estetico in più, vi rimando alle didascalie. Vi lascio con il prezzo e con una riflessione. Il vil denaro dice che servono 57.830 euro per mettersi al polso questo orologio. Un prezzo che è il combinato disposto di qualità del prodotto, modernità del lavoro di ricerca e sviluppo, preziosità dei materiali. Niente da dire. La riflessione vuole invece ragionare su una capacità unica posseduta da Patek Philippe. Quella di bilanciare stili e soluzioni presi dalla sua lunga storia con un’abilità fuori dal comune nel fiutare gli umori e gli amori di collezionisti e appassionati del marchio. Così crea orologi destinati a essere praticamente sempre un successo, come immagino sarà Calatrava 24 Ore Travel Time 5224R-001. Nulla da togliere, nulla da aggiungere.
Metto subito le cose in chiaro: per come la vedo io, il nuovo L.U.C 1860 di Chopard è, come direbbe Carlo Verdone, un sacco bello. Non pensate però che il racconto che sto per farvi di questo orologio, presentato all’ultimo Watches and Wonders, sia influenzato dalla mia opinione. Proprio perché ho potuto farmela – vedendolo, toccandolo, indossandolo in quel di Ginevra -, credo di essere legittimato a raccontarlo in modo che vi facciate la vostra. Che non per forza dovrà coincidere con la mia, ci mancherebbe: ciascuno ha il diritto di avere la propria opinione, l’importante è che sia informata. Vorrei che questo fosse l’obiettivo delle righe che seguiranno. Ma andiamo con ordine.
L.U.C: l’orologeria di Chopard al meglio
Nel portafoglio di Chopard, la collezione L.U.C racchiude il savoir-faire dell’alta orologeria secondo la concezione del Marchio. Introdotta nel 1997, si distingue per caratteristiche come precisione, artigianalità, estetica classica, che la rendono riconoscibile sia tra le collezioni del Brand, sia tra la concorrenza.
Del resto, già il nome è una dichiarazione d’intenti. Richiamare le iniziali di Louis Ulysse Chopard, colui che diede vita alla Maison e che, intorno al 1860, cominciò a realizzare i propri orologi, significa voler posizionare la collezione nell’altissimo di gamma.
Un’eredità che il nuovo L.U.C 1860 porta con eleganza e disinvoltura, specialmente se si pensa a cosa ha significato per Chopard l’orologio cui esso si ispira, ossia il L.U.C 1860 originario del 1997: vincere il riconoscimento di “Orologio dell’anno” da parte delle riviste specializzate svizzere Montres Passion e Uhrenwelt.
La collezione L.U.C, indipendente, composta da pezzi di alta manifattura (già il L.U.C 1860 del ’97 era mosso dal calibro in-house 1.96) e certificata secondo standard elevati, ha segnato l’affermazione di Chopard come brand di settore durante la rinascita dell’orologeria tradizionale, negli anni ’90. Quella intuizione del co-Presidente Karl-Friedrich Scheufele, di creare una collezione dedicata ai métier d’art e alle tradizioni della Haute Horlogerie, ha pagato.
Lasciandoci alle spalle il passato per arrivare al presente, non ho intenzione di mettere a confronto i due L.U.C 1860 come in “Aguzzate la vista”, il gioco de La Settimana Enigmistica in cui trovare le differenze tra due disegni simili. Anche perché ritengo questo orologio non tanto una riedizione, quanto un’evoluzione del suo predecessore. Mi preme concentrarmi sul moderno, perché il modo in cui Chopard ha modificato l’originale è ciò che ha fatto riscuotere da subito interesse e successo al nuovo L.U.C 1860. A partire dal colore.
Bello e amico dell’ambiente
L’abbinamento tra l’acciaio della cassa e il color salmone del quadrante rende questo orologio molto elegante e, credo, incredibilmente collezionabile, visto il sapore vintage che gli dona. Se aggiungiamo le dimensioni della cassa stessa – 36,5 mm di diametro per 8,2 di spessore -, che lo avvicinano più a quelle degli anni ’50 e ’60 che a quelle contemporanee, il gioco è fatto. Chopard ha reso il L.U.C 1860 un po’ più elegante e fresco, mescolando nel look modernità e tradizione.
La cassa è in Lucent Steel, acciaio prodotto con almeno l’80% di materiale riciclato, che Chopard mira a portare a minimo il 90% entro il 2025. Una scelta sostenibile non solo per la natura dell’acciaio, ma anche per via dei fornitori di acciaio riciclato del Brand. La loro sede in paesi limitrofi, o comunque nel raggio di 1.000 km dal sito produttivo svizzero di Chopard, riduce le emissioni legate al trasporto del materiale.
Ma oltre ad avere un ridotto impatto ambientale, il Lucent Steel è anche un bel vedere. Nonostante questa lega sia chiamata così per la particolare brillantezza, la cassa del nuovo L.U.C 1860 è un poco più scura dell’oro bianco o del platino. La lunetta e la parte superiore delle anse sono lucide, mentre la carrure ha una lavorazione satinata. Grazie allo spessore contenuto della cassa e alle anse ricurve, l’orologio avvolge il polso in modo molto comodo; anche il cinturino antracite con cui Chopard lo abbina è una scelta elegante.
Semplice? No, Chopard
Vista la cassa, eccomi al quadrante. Non ce ne vogliano in Chopard ma, a dispetto del gran lavoro fatto sul Lucent Steel a livello di sostenibilità, nel L.U.C 1860 è proprio il quadrante in oro a rubare la scena. E non solo per il color salmone, ancora una volta di tendenza. È la lavorazione guilloché a stupire, per la finezza e l’originalità di esecuzione.
La finitura non ha origine, come spesso accade, dal centro del quadrante, in corrispondenza del perno delle lancette, ma dal logo Chopard a ore 12, incorniciato da un’elegante targhetta. Come se fosse composta da tante piccole onde, la lavorazione si espande fino a infrangersi sul contatore dei piccoli secondi a ore 6 e sul cerchio della minuteria.
Il pregio di questo orologio è quello di far sembrare semplice un’architettura che in realtà non lo è. La struttura del quadrante è infatti apparentemente elementare, mentre è costruita su più settori che si amalgamano in un insieme equilibrato. E completato da un’alternanza di lavorazioni per le quali vi rimando alle didascalie. Su tutto campeggiano, in oro bianco, le lancette Dauphine di ore e minuti, quella a bastone dei secondi, e gli indici delle ore, sfaccettati e a losanga.
Il quadrante è stato realizzato da Metalem, produttore specializzato acquisito da Chopard alcuni anni fa dopo essere stato a lungo fornitore del Marchio. A testimonianza del livello altissimo della collaborazione, ricordo che anche un maestro come Philippe Dufour si è servito della perizia di Metalem per realizzare i quadranti Simplicity.
Il nuovo calibro
Semplicità che, nel caso di questo L.U.C 1860, è data anche dalla mancanza del datario, presente invece sulla referenza del 1997. Un’assenza dovuta principalmente al nuovo calibro 96.40-L. Migliorato rispetto al calibro 1.96 del ’97 per la mancanza del datario e per l’introduzione dei cosiddetti hacking seconds, ossia lo stop dei secondi nel momento della rimessa all’ora.
Il calibro automatico da 3,3 mm di spessore batte alla frequenza di 28.800 alternanze/ora ed è certificato cronometro dal COSC. Reca il punzone di Ginevra, a garanzia della completa realizzazione entro i rigidi canoni di qualità, precisione e artigianalità che questo disciplinare impone. Il micro-rotore in oro etico 22 carati carica le molle dei due bariletti sovrapposti, offrendo all’orologio un’autonomia di 65 ore.
Con il calibro 96.40-L, l’atelier di Fleurier nel quale Chopard crea i propri movimenti ha sfornato un altro pezzo di altissima manifattura, la cui complessità di sviluppo incide anche sulla disponibilità dell’orologio. Pur non essendo un’edizione limitata, il nuovo L.U.C 1860 avrà una produzione contingentata e sarà esclusiva delle boutique.
Da Chopard fanno sapere che per il 2023 la manifattura realizzerà da 10 a 15 pezzi, aumentando i volumi a circa 100 orologi l’anno prossimo. Il calibro 96.40-L richiede infatti diversi mesi per essere prodotto, così come ci vuole molto tempo per creare il complesso guillochage di ciascun quadrante. È un peccato, perché uno dei motivi per cui rinnovare un orologio del passato è quello di rendere più accessibile un modello storico difficile da reperire. Se non altro, però, in questo modo il marchio manterrà ancora più alta la desiderabilità.
Per concludere
Come ho scritto all’inizio, spero che queste poche righe e quanto trovate nelle didascalie vi possano aver aiutato a formarvi un’opinione sul L.U.C 1860. Certo, poi la prova al polso potrà fare come Alessandro Borghese: confermare o ribaltare il giudizio iniziale.
Di certo, a mio parere, in un mondo in cui sono le referenze sportive a essere quasi sempre gli oggetti del desiderio degli appassionati, questo pezzo di Chopard è esattamente il tipo di orologio che serve. Perché fa capire che c’è una vita elegante oltre ai Submariner, ai Royal Oak o ai Nautilus. Anche e soprattutto tra i marchi indipendenti.
Valentino definì l’eleganza come «equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa». Lui disegna abiti, ma se disegnasse orologi potrebbe prendere questa frase e vestirci il nuovo Aquanaut Luce Calendario Annuale di Patek Philippe. Presentato a Watches & Wonders 2023, ha fatto subito parlare di sé per tanti motivi. Sicuramente per il fatto di chiamarsi con uno dei nomi più desiderati del marchio ginevrino, ma non solo.
Perché l’Aquanaut è uno dei casi rari casi in orologeria in cui una collezione è diventata un mito nell’arco di pochi anni. Quando fu presentata, nel 1997, era figlia dei propri tempi, di quello scorcio di anni ’90 durante il quale il mercato del lusso ideò prodotti pensati per i collezionisti più giovani. Gli imprenditori del primo boom digitale, di quella bolla di internet che, prima di scoppiare, arricchì tanti di loro che all’epoca non erano nemmeno trentenni. Persone che si ritrovarono con una forte capacità di spesa ma con un alto di gamma che ancora rispecchiava i gusti dei loro padri.
Dall’Aquanaut all’Aquanaut Luce
Patek Philippe pensò a loro prendendo ispirazione dal Nautilus e creando il primo Aquanaut, la Ref. 5060A con cassa da 35,6 mm. Diversamente dal quadrante del Nautilus, caratterizzato dalle strisce orizzontali, quello dell’Aquanaut era un motivo a blocchi che ricordavano alla lontana una tavoletta di cioccolato.
Su di esso spiccavano i grandi numeri arabi riempiti di materiale luminescente, che staccavano l’orologio dalle altre collezioni del marchio. Per non parlare del cinturino in caucciù, un’altra prima per Patek Philippe. Lo caratterizzava lo stesso motivo a blocchi del quadrante, che dava un senso di continuità all’insieme.
L’Aquanaut è stata la prima collezione di Patek Philippe dal lancio del Nautilus negli anni ‘70, seguita solo dalla Twenty~4 nel 1999. È passata attraverso poche ma significative complicazioni, come il cronografo della Ref. 5968A-001 o la funzione travel time della 5164A-001, per virare poi verso un pubblico femminile. È accaduto nel 2004 con l’Aquanaut Luce, distinta fin da subito non solo dalla meccanica sopraffina, ma anche dall’uso delle pietre.
Piace a lei, piace a lui
Dalle referenze al quarzo in acciaio con diversi colori di quadrante e cinturini abbinati alla Ref. 5268/200R-010 automatica in oro rosa con quadrante e cinturino color taupe, la collezione è sempre stata a dir poco luccicante. Punte di diamante (è il caso di dirlo…) le versioni Haute Joaillerie 5062/450R-001 e 5072R-001. E ora Patek Philippe che fa? Per la prima volta toglie le pietre dall’Aquanaut Luce e ci mette un bel calendario annuale dei suoi.
Risultato? La nuova referenza diventa subito il sogno mica delle donne, ma dei collezionisti maschietti. Tanto che a Watches and Wonders, durante la presentazione delle novità del marchio a noi della stampa italiana, il presidente di Patek Philippe Thierry Stern ha scherzosamente definito l’orologio “a big mistake”. Un grande errore: creato per le mogli, ha fatto perdere la testa ai mariti. Ecco il vero motivo per cui ha fatto tanto parlare. Guardiamolo da vicino e non sarà difficile capire il perché.
I dettagli del nuovo Aquanaut Luce Calendario Annuale
Partiamo dal diametro della cassa: 39,9 mm. Alzi la mano chi la considera una misura femminile. Non vedo mani alzate. In effetti il rapporto tra la larghezza e la lunghezza da ansa ad ansa (47,35 mm) fa in modo che l’orologio si adatti molto all’uomo, o alla donna che ama taglie di cassa medie. Mettiamoci anche uno spessore di poco meno di 12 mm, notevolmente sottile per un calendario annuale, e il gioco delle proporzioni perfette è fatto.
Il colore, secondo aspetto. Non ditemi che il grigio-blu del quadrante e del cinturino (che una volta si sarebbe definito blu avio e che io trovo bellissimo) non è una tonalità unisex. A contrasto con l’oro rosa della cassa e della lunetta, accende ancora di più la fantasia. Cassa e lunetta che sono lavorate secondo il più sontuoso savoir-faire di Patek Philippe. La satinatura verticale di quest’ultima diventa orizzontale sulla carrure, mentre i lati lucidi della lunetta si armonizzano alle anse e alle spallette proteggi corona.
Ora sotto con il quadrante. Del colore e del motivo a blocchi ho già detto. Dei grandi numeri arabi in oro rosa riempiti di materiale luminescente, tipici dell’Aquanaut, anche. Sottolineo solo, per questi ultimi, il bel contrasto con l’oro della bordatura (così come per la finestra della data a ore 6), che li fa spiccare ancora di più sul grigio-blu di sfondo.
Sia la lancetta dei secondi centrali, sia quelle dei contatori sono luminescenti; la prima è in una lega molto leggera di rame, nickel e stagno chiamata Pfinodal, le seconde in oro rosa. Queste due lancette mi portano dritto dritto ai due contatori e, da lì, al movimento del nuovo Aquanaut Luce Calendario Annuale.
La complicazione del calendario annuale
Che cos’hanno di insolito i contatori dei mesi e dei giorni della settimana? Gli intenditori lo avranno già capito: sono invertiti rispetto a quelli degli altri calendari annuali di Patek Philippe. Diversamente dal solito, troviamo a ore 3 i dei giorni della settimana e a ore 9 i mesi.
Il calendario annuale brevettato è una delle combinazioni più classiche della Maison. Presentato per la prima volta nel 1996, vinse il premio di Watch of the Year in Svizzera. Merito dell’eccellenza estetica e tecnica con cui era costruito e di una complicazione considerata utile e facile da usare. Fece il suo esordio con il calibro 315 S QA e la Ref. 5035 in oro giallo e, negli anni, fu poi arricchito con altre complicazioni, tra cui le fasi lunari come nel caso del “nostro” Aquanaut Luce.
Il calendario annuale deve essere corretto una sola volta all’anno, alla fine del mese febbraio. Per questo si colloca tra il calendario semplice, che richiede cinque correzioni l’anno nei mesi con meno di 31 giorni, e il calendario perpetuo, che non richiede alcun tipo di regolazione.
Diritto e rovescio
Tutti quei calendari annuali di Patek Philippe, come ho scritto prima, hanno il contatore dei giorni della settimana a ore 9 e quello dei mesi a ore 3. Perché, quindi, nel nuovo Aquanaut Luce sono rovesciati? In questo caso non serve essere intenditori per sapere che la disposizione di ogni funzione sul quadrante ha il suo motivo meccanico al di sotto di esso. Nel caso del “nostro” orologio, i contatori sono invertiti perché il calibro è rovesciato all’interno della cassa rispetto al solito.
Parlo del nuovo movimento automatico calibro 26-330 S QA LU con rotore centrale in oro 21 carati. È basato sul calibro 26-330, introdotto nel 2019 nel Calatrava Calendario Settimanale (Ref. 5212A), dotato del modulo calendario annuale con fasi lunari.
Il calibro è dotato di una spirale Spiromax (se volete saperne di più, leggete qui) e del bilanciere Gryromax brevettato da Patek Philippe, oscilla a una frequenza è di 28.800 alternanze/ora, mentre l’autonomia va da un minimo di 35 e un massimo di 45 ore.
Per inciso, parlando del Gyromax, ricordo che il bilanciere è quell’organo dell’orologio che, con le sue oscillazioni, regolarizza la velocità di rotazione del ruotismo. Maggiore è la sua libertà di oscillazione, maggiore è il suo isocronismo. Sulla corona del Gyromax sono infilati, a dura frizione su perni appositi, alcuni piccoli cilindri forati e tagliati. Ruotandone il taglio verso l’interno della corona si modifica il raggio di giro e si provoca ritardo, ruotandoli verso l’interno si anticipa.
La lezione di Oscar Wilde
Insomma, lo avrete capito, questo Aquanaut Luce Calendario Annuale mi piace. Come sempre, ho provato a motivare il mio parere con argomenti spero validi, perché basati sulla qualità ineccepibile di Patek Philippe: tutti sono capaci di dire “è bello” o “è brutto” senza spiegare il perché in modo circostanziato. E poi, a Watches and Wonders l’ho indossato con così tanta passione da suscitare gli sguardi sospettosi dell’addetto alla sicurezza che piantonava la porta della sala riservata in cui mi trovavo.
Il vantaggio del salone è soprattutto quello di far toccare gli orologi con mano, farli mettere al polso. Così ho capito perché questo calendario annuale pensato per le donne è in realtà terribilmente unisex e perché, nonostante la sua boutade, Thierry Stern sia contentissimo del “big mistake” di Patek Philippe.
Del resto, come disse Oscar Wilde, «c’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé». Quanto è vero per l’Aquanaut Luce Calendario Annuale.
Parlare con Guido Terreni non è mai banale. Il Ceo di Parmigiani Fleurier è uno dei pochi manager dell’orologeria con un’idea di prodotto che è anche, soprattutto, un’idea di futuro. Il suo è un approccio al mercato e all’industria indirizzato da una visione lucida e netta, riflessa nella chiarezza degli orologi che l’azienda ha cominciato a realizzare dal momento del suo arrivo, un paio di anni fa.
Una visione che non prescinde dai valori che Michel Parmigiani ha trasmesso a Terreni e che lui ha fatto propri con una rapidità e una facilità che non mi stupiscono, conoscendo la persona. Con lui, a Watches and Wonders, ho fatto una bella chiacchierata, piena di spunti preziosi che mi piace condividere con voi.
Michel Parmigiani ama dire che non bisogna pensare che in orologeria sia già stato inventato tutto. E allora, che cosa manca da inventare? Tantissimo. Abbiamo progetti in cantiere fino al 2029 e quello di quest’anno è il Minute Rattrapante, una prima mondiale. La nostra filosofia è quella di pensare al futuro. Ciò che ho sempre fatto nella gestione dell’orologeria è utilizzare l’arte meccanica per creare qualcosa che sia proiettato in avanti. L’industria ha un po’ rallentato sotto questo aspetto, perché negli ultimi 20-30 anni abbiamo visto molti orologi che sono riedizioni di se stessi e questo per me non è interessante. Siamo forse l’unica categoria merceologica in cui nove prodotti su dieci non sono stati disegnati dalla nostra generazione. Certo, questo è anche un valore, perché poter dare a un prodotto un ciclo di vita praticamente infinito è affascinante, ma ogni pietra miliare del nostro settore al momento della sua uscita era di rottura, innovativa: non vedo perché non si possa continuare a fare questo.
Gli orologi Parmigiani sono capolavori di sottrazione. Togliere il più possibile per arrivare all’essenziale. Come ci riuscite? È una mia fissazione. Io penso che il superfluo non serva a nulla. In un orologio come il Tonda PF – che è apparente semplicità, perché in realtà non è per nulla semplice – la bellezza di un disegno minimalista è stata la cosa più difficile da ottenere. Ma non è minimalismo brutale, come poteva essere un certo purismo del secolo scorso. La semplicità è una questione di misura e la misura è una questione di gusto. Esiste una componente emotiva e razionale nel design per la quale non c’è una ricetta ma solo sensibilità, la coerenza di ciò che stai facendo. Per essere interessante devi sapere quando fermarti nel momento in cui togli e sapere che cosa tenere.
Come il GMT Rattrapante dello scorso anno? In quell’orologio abbiamo operato la rivisitazione di una funzione molto comune, senza seguire un libro già scritto ma partendo dal concetto di una funzione che quando non ti serve non c’è. Per ottenere questo risultato, in Parmigiani dovevamo non mettere delle cose che spesso in un GMT ci sono. Se vuoi avere l’esperienza di un orologio che quando non viaggi è un due lancette pulito ed elegante, non puoi avere funzioni superflue sul quadrante. Quindi le tolgo per puntare al bello e alla facilità d’uso. È una questione solo di equilibrio e gusto.
Tempo fa mi raccontasti di aver passato i primi mesi in Parmigiani a studiare. Che cosa hai imparato? In realtà ho iniziato a studiare il marchio tre mesi prima di entrare in azienda e ho imparato un sacco di cose. Ho potuto respirare i valori di Michel grazie al solo fatto di averlo presente tra noi, anche se con un ruolo non operativo. Questi valori sono due, molto forti, e sono il fondamento della marca. Uno è un patrimonio culturale enorme. Michel Parmigiani è un’enciclopedia vivente, non solo di nozioni ma anche di capacità di gestire l’arte meccanica in tutte le fasi della sua storia. Un quadrante del ‘700 da restaurare necessita di tecniche diverse da uno del ‘900 e lui le padroneggia tutte. Ha una conoscenza di una profondità incredibile.
E il secondo? Il secondo è legato al primo, è la non ostentazione. Chi restaura lavora sul lavoro di qualcun altro, per cui la sua mano deve sparire; significa che hai competenze e capacità enormi, però il tuo ego non deve essere visibile.
Understatement come quello dei vostri orologi. E dei vostri clienti. Un cliente Parmigiani ama possedere un oggetto colto, raffinato, rifinito ai massimi livelli ma non ostentato. È un cliente discreto, perché il vero lusso non è mostrare il proprio potere d’acquisto ma avere la consapevolezza di ciò con cui ci si accompagna. Quindi è cultura del prodotto in generale, non solo dell’orologio. Un cliente educato al bello e alla capacità di goderne, non lo fa in piazza ma in privato. Questo è il nostro cliente, perché il vero lusso è dietro le quinte.
Questa filosofia vi aiuta anche in mercati dove invece l’ostentazione è un valore? Fortuna vuole che questo tipo di persona è trasversale alle culture, anche in mercati nuovi come la Cina, dove ho avuto modo di incontrare collezionisti raffinatissimi, anche più formali di noi. Sono curiosi, cercano marchi meno conosciuti e lo fanno con competenza. Sono molto attratti dagli indipendenti e da chi ha uno stile che non è stravagante, ma che ha quella singolarità nella proposta che lo rende interessante.
Dove finisce il Ceo e dove inizia il creativo in Guido Terreni? Per come intendo il ruolo del Ceo, io sono un direttore d’orchestra che però scrive anche la musica ogni tanto. Non posso però essere anche l’interprete, ho bisogno di persone che suonino a tempo, che interpretino le emozioni che cerchiamo di sviluppare. Tutto questo ha necessitato un periodo di focalizzazione su ciò che, come Parmigiani, avremmo voluto fare e avremmo voluto essere. Il credo di questa nuova direzione è stato difficile all’inizio, ma ora siamo allineati. Ormai penso che sia chiaro a tutti qual è il nostro messaggio in orologeria.
Che cosa ti manca da imparare ancora in Parmigiani? Moltissime cose, perché è una storia appena iniziata, è il rinascimento di un marchio che deve durare nel tempo. Siamo stati tutti sorpresi, io per primo, dalla rapidità dell’apprezzamento verso di noi. Per il GMT Rattrappante dello scorso anno abbiamo sette volte la domanda rispetto a quello che abbiamo messo in produzione. La dimensione di questa domanda rispetto a ciò che immaginavamo un anno fa è frutto della creatività, del desiderio che c’è attorno alla marca. Il rovescio della medaglia è che si è creato questo desiderio e si è un po’ frustrati perché i clienti devono attendere il loro orologio per alcuni mesi.
Un problema comune a tanti marchi, purtroppo… È un aspetto non facile da gestire, dobbiamo imparare a essere più vicini ai nostri clienti finali in attesa, far loro capire che cosa comporta, in termini di filiera e di investimenti industriali, dover accelerare la produzione. Mettere tutto in sincronia nella supply chain o nella produzione è molto complesso, è un lavoro di organizzazione produttiva che stiamo cercando di gestire nella maniera meno problematica possibile. Dobbiamo migliorare anche la capacità di dire esattamente a un cliente in attesa quando arriverà il suo orologio.
Non è che poi a forza di aspettare, certi clienti mollano il colpo? Un’altra cosa che dobbiamo fare è proprio continuare a mantenere la desiderabilità nel lungo periodo. Non ci interessa avere triplicato il business in tre anni: è bello, ma è un punto di partenza, non di arrivo. E poi un cliente come il nostro va continuamente stimolato e interessato. L’asticella si alza ogni anno di più, creando prodotti che non si devono cannibalizzare. Ciò che ho fatto in passato deve rimanere interessante, in modo da dare un’offerta il cui contenuto orologiero continui a essere al cuore di quello che realizza Parmigiani, in una maniera molto fresca.
Un esempio di questa freschezza, Guido Terreni lo aveva raccontato qualche tempo fa direttamente ad Augusto Veroni, parlando del Tonda PF Automatic da 36 mm. Un orologio reinventato da Parmigiani in una dimensione di cassa che ne ha reso le proporzioni ancora più equilibrate, con un dettaglio prezioso. Sono i diamanti taglio baguette che costituiscono gli indici, nelle versioni Warm Grey e Deep Ruby, quest’ultima premiata al GPHG 2022 nella categoria Ladie’s Watch.
Una scelta e una lavorazione non banali, che Terreni spiegava così a Veroni: «La forma rettangolare riproduce lo stile degli indici della collezione e in base a questa disegniamo la baguette. Usare un diamante taglio baguette costa due volte e mezzo un diamante rotondo, ma non è il prezzo che conta. La baguette è giusta per quello stile, per quell’orologio. L’abbiamo chiamata “baguette misteriosa” perché abbiamo usato la tecnica del sertissage invisibile, con il quadrante che funge da binario. Dentro di esso viene fatta scorrere la baguette, tagliata apposta solo nella sua parte non visibile. Nessuno l’aveva fatto prima per gli indici, infatti c’è un brevetto che stiamo depositando. In questo tipo di affichage non è più la griffe che tiene la pietra ma è come se la pietra disegnasse l’indice, rispettando lo stile dell’orologio».
Tempo di bilanci per Watches and Wonders Geneva 2023. La manifestazione sul Lemano ha chiuso i battenti domenica scorsa e ha già divulgato risultati positivi. Ma, al di là dei dati ufficiali, a noi interessa raccontarvi com’è andata, qual era l’atmosfera, cosa abbiamo visto la scorsa settimana al Palexpo. E soprattutto quali sono gli orologi di W&W che ci hanno colpito di più.
Tu chiamale se vuoi… emozioni
Sia chiaro: se volete sapere i numeri, non avete che da leggere l’esaustivo comunicato stampa, trasmesso ieri e da noi pubblicato proprio stamattina. In questa pagina non vi racconteremo quanti giornalisti hanno partecipato, quanti post sono usciti sui social media, quanti visitatori ci sono stati in totale. Ricordiamo solo che per due giorni il Salone è stato aperto al pubblico più vasto, composto da appassionati ma non “addetti ai lavori”. Qui troverete invece le nostre impressioni, maturate nei quattro giorni trascorsi fra sessioni collettive di touch & feel e incontri one-to-one (mo’ basta però con ‘ste inglese).
Serena operosità. Ottimismo più che cauto. Soddisfazione palese. Sono alcune delle sensazioni – nette, quasi tangibili – che si potevano cogliere nell’aria, soprattutto in alcuni stand. E, a proposito di stand, quest’anno erano più sontuosi e scenografici che mai, almeno rispetto al “vecchio” Sihh. Forse per non sfigurare al confronto con quelli, mastodontici, trasferiti qui da Baselworld. Ecco quindi design curatissimi, grandi installazioni, automobili di ogni tipo, perfino gorgoglianti fontane… Gli investimenti ci sono stati di certo, a conferma che le cose poi così male non vanno. Anzi.
Un altro indicatore è stata anche la presenza di qualche celebrità. Personalmente abbiamo visto Julia Roberts, Reinold Messner e Jean Todt, ma sappiamo che sono passati anche David Beckham, Roger Federer, Eileen Gu, più qualche asiatico meno conosciuto alle nostre latitudini. Giusto per la cronaca. Non vi elenchiamo invece i volti noti dell’orologeria (italiana e non) che abbiamo incontrato nei corridoi. Praticamente c’erano tutti, perfino quelli che in teoria non bazzicano più nell’ambiente… Vederli lì non è stata certo una sorpresa, ma solo la riprova che Watches and Wonders Geneva è ormai la fiera per eccellenza, almeno nel mondo occidentale.
I 15 orologi di W&W, secondo noi
Ma parliamo di orologi. Una premessa è d’obbligo: ci concentriamo solo sulle marche presenti a Watches and Wonders, non prendiamo nemmeno in considerazione quanti esponevano altrove – nei tanti eventi privati in città o a Time to Watches. Di seguito quindi troverete gli orologi di W&W più memorabili per noi, 15 per l’esattezza Perché proprio 15? Perché i canonici 10 sarebbero stati troppo pochi, considerato che gli espositori erano 48, e la selezione quasi impossibile, visti anche gli equilibri fra i gruppi e le grandi case indipendenti. Allora, ecco gli orologi di W&W secondo noi. Quelli più rappresentativi del Salone, quelli che crediamo lasceranno un segno e saranno ricordati anche in futuro come “gli orologi dell’anno”. Una scelta poco oggettiva, certo, dettata dai gusti personali sempre discutibili. Necessariamente incompleta e molto lontana da un reportage esauriente.
Ma considerate questa vetrina come un semplice aperitivo, dato che ciascuno dei “nostri” orologi di W&W meriterebbe un approfondimento. Tranquilli, lo faremo sicuramente a tempo debito, man mano che questi esemplari arriveranno nei negozi. O almeno ci proveremo. Così come nei prossimi mesi daremo spazio anche ad altre novità non inserite qui di seguito, e nei giorni scorsi ne abbiamo già presentate altre. Un’ultima considerazione. Per ognuno degli orologi di W&W prescelti troverete anche la motivazione: perché ci sono piaciuti, cosa avevano di bello, particolare, notevole. E le consuete informazioni “di servizio”. Necessarie, visto che gli orologi vanno sì ammirati, sognati, ma soprattutto – se possibile – vanno comprati…
Gli orologi di W&W, secondo noi
A. LANGE & SÖHNE Odysseus Chronograph Cassa (42,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L156.1 Datomatic, con ruota a colonne, massa oscillante traforata, lancetta centrale dei minuti crono e dei secondi crono (rossa), sistema di azzeramento delle funzioni crono, indicazione della data e del giorno della settimana in apposite finestrelle, secondi continui a ore 6. Quadrante grené al centro, azuré lungo il perimetro (idem nel sottoquadrante), lancette in oro e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 100 esemplari. Prezzo non disponibile. Perché: Per la danza delle lancette centrali durante il reset. Ipnotica, suggestiva, mai vista prima.
CARTIER Santos-Dumont Cassa in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 9629 MC, scheletrato, con micro-rotore decentrato. Lancette azzurrate alla fiamma, corona con zaffiro blu cabochon, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da giugno. 41.000 euro circa. Perché: È ancora “figlio” dell’idea di scheletratura di Carole Forestier-Kasapi, ma con l’aeroplanino “vecchio stile” sul rotore diventa un gioco.
CHOPARD Alpine Eagle 41 XPS Cassa (41 mm x 8 di spessore) in Lucent SteelTM, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.40-L, ultrapiatto (3,3 mm di spessore), con microrotore decentrato in oro giallo 22 kt, autonomia di 65 ore (esclusiva tecnologia Chopard Twin), piccoli secondi. Quadrante in ottone stampato con motivo “iride di aquila”, lancette e indici in oro, applicati e luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, braccaile in Lucent SteelTM. Certificato dal Cosc e dal Punzone di Ginevra. 24.400 euro. Perché: È simbolo dell’impegno della Maison verso l’ambiente. Serio, responsabile, efficace.
HUBLOT Big Bang Integrated Tourbillon Full Carbon Cassa (43 mm) in fibra di carbonio e Texalium. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HUB6035, scheletrato, con dispositivo tourbillon, microrotore decentrato, autonomia di 3 giorni. Quadrante in vetro zaffiro, lancette e indici applicati luminescenti, fondello in titanio microbillé con oblò in vetro zaffiro, bracciale integrato in fibra di carbonnio e Texalium. Edizioni limitata di 50 esemplari, 132mila euro. Perché: Con i suoi 68 g di peso totale, è davvero impressionante…
IWC Ingenieur Automatic 40 Cassa (40 mm) in acciaio lucido-satinato, impermeabile fino a 10 atm e con cassa interna in ferro dolce. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 32111, con autonomia di 5 giorni e datario. Quadrante Tapisserie, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, bracciale integrato in acciaio lucido-satinato. In vendita da fine aprile solo nelle boutique monomarca, 13.000 euro. Perché: È una rilettura in chiave attuale di un grande classico. Mooolto ben riuscita, per dettagli ed ergonomia.
JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Chronograph Cassa reversibile (29,9 x 49,4 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 860, con indicazione di ore e minuti su entrambi i quadranti, cronografo con ruota a colonne, indicazione dei 30 minuti crono con lancetta ad andamento retrogrado. Quadrante frontale satinato soleil, scheletrato sul retro (nella foto), lancette crono azzurrate alla fiamma, indici applicati, vetro zaffiro su entrambi i lati della cassa, cinturino in tessuto e pelle più cinturino aggiuntivo in pelle di vitello, realizzati da Casa Fagliano. 24.400 euro. Perché: Mostra il cronografo solo quando serve. L’altro quadrante, a contrasto, è nero, sobrio, minimale…
PANERAI Radiomir California PAM01349 Cassa (45 mm) in eSteel brunito, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro P.5000, con autonomia di 8 giorni. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro bombato, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello Ponte Vecchio. Edizione limitata di 600 esemplari, in vendita da giugno, 12.500 euro. Perché: Per il mix ben congegnato fra lo stile vintage – pulito, militare, privo di logo – e i materiali / le tecnologie contemporanee.
PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Minute Rattrapante Cassa (40 mm) in acciaio lucido-satinato, impermeabile fino a 6 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF052, con micro-rotore decentrato in oro rosa 22 kt, lancetta dei minuti sdoppiante. Quadrante guilloché Grain d’orge, lancette scheletrate in oro rodiato e oro rosa, lunetta zigrinata in platino, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio lucido-satinato. In vendita da settembre, 31.200 euro. Perché: Quando lo sdoppiante non è in uso, sembra un elegantissimo “due lancette”. Ma poi sorprende…
PATEK PHILIPPE Calatrava Ref. 5224R-001 Cassa (42 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 31‑260 PS FUS 24H, con micro-rotore decentrato in platini, secondo fuso orario – ora locale e ora di casa sulle 24 ore -, piccoli secondi. Quadrante con striature circolari al centro, giro delle ore satinato circolare, contatore dei piccoli secondi azuré; lancette, numeri e indici applicati in oro, luminescenti; vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello con finitura nabuk. 57.830 euro. Perché: È facile da usare, immediato da leggere, tecnicamente superiore. Semplicemente geniale.
PIAGET Polo Perpetual Calendar Ultra-Thin Cassa (42 mm x 8,65 di spessore) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1255P, ultrapiatto (4 mm di spessore), con micro-rotore decentrato, calendario perpetuo e fasi di luna. Quadrante con motivo “gadroon”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio, intercambiabile con un cinturino in caucciù. 61.000 euro. Perché: Riesce a conciliare la complicazione con la sottigliezza. Un QP di rara eleganza.
ROLEX Oyster Perpetual Cosmograph Daytona Cassa (40 mm) in platino lucido, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 4131, con autonomia di 3 giorni, scappamento Chronergy, spirale Parachrom antimagnetica, massa oscillante traforata in oro, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Quadrante soleil, lancette in oro e indici applicati luminescenti (Chromalight), lunetta in ceramica (Cerachrom) con scala tachimetrica, vetro zaffiro, inedito fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale Oyster in platino lucido-satinato con sistema rapido di allungamento (Easylink). Certificato Cronometro Superlativo. 78.300 euro. Perché: Spegne 60 candeline. E si presta a una citazione letteraria: “Bisogna che tutto cambi, perché tutto rimanga com’è…”.
TAG HEUER Carrera Chronograph “Glassbox” Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro TH20-00, con autonomia di 80 ore, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e datario. Quadrante spazzolato con scala tachimetrica perimetrale, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro a box, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle. 6.500 euro. Perché: Per il design straordinario, privo di lunetta e con quel vetro zaffiro bombato che evoca i Plexiglas dei Carrera d’antan. Un modo speciale per celebrare i 60 anni della collezione…
ULYSSE NARDIN Freak One Cassa (44 mm) in titanio Dlc nero. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN240, con bilanciere e spirale in silicio, scappamento in DiamonSil, carrousel volante che ruota attorno al proprio asse, autonomia di 3 giorni. Indicatori luminescenti, lunetta in oro rosa, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in caucciù “balistico”. Prezzo non disponibile. Perché: Come il capostipite della collezione è senza quadrante, senza lancette, senza corona… Super-tecnico eppure dall’intensa carica emozionale.
VACHERON CONSTANTIN Overseas Moon phase Retrograde Date Cassa di 41 mm in acciaio, impermeabile fino a 10 atm e con anello interno in ferro dolce. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 R31L/2, con fasi ed età della Luna (correzione di un giorno ogni 122 anni), datario retrogrado. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio, intercambiabile con due cinturini aggiuntivi, in pelle e caucciù. Prezzo non disponibile. Perché: Per il design equilibrato, simmetrico ma non banale, e la meccanica impeccabile.
ZENITH Pilot Big Date Flyback Cassa (42,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro El Primero 3652, ad alta frequenza (36.000 A/h), con 60 ore di autonomia e massa oscillante personalizzata, cronografo con ruota a colonne, funzione flyback, secondi continui e grande datario (brevettato). Quadrante a solchi orizzontali, lancette, numeri e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, due cinturini intercambiabili: in caucciù effetto Cordura o in pelle. 12.300 franchi svizzeri. Perché: Non ha nulla di nostalgico, ma reinventa di sana pianta l’orologio da aviatore. Con un unico, piccolo accenno al Rainbow Flyback del ’97. Lo vedete?
Watches and Wonders Geneva chiude l’edizione 2023 con un bilancio che supera le aspettative e le previsioni più rosee. Tutti gli indicatori hanno raggiunto livelli di gran lunga superiori alle edizioni precedenti. L’evento conferma dunque il suo percorso di successo e la sua importanza fondamentale nel panorama mondiale dell’orologeria, grazie ad una crescita controllata e a una voce comune.
Numerose sono state le innovazioni, e le aspettative. Watches and Wonders ha raddoppiato i suoi sforzi in termini d’innovazione e apertura per accompagnare un mercato mondiale dell’orologeria in fortissima crescita (24,8 miliardi di franchi nel 2022).
Watches and Wonders Geneva chiude l’edizione 2023 registrando numeri da record, con 43.000 visitatori singoli (contro i 22.000 del 2022) in tutta la settimana, 5.400 concessionari 125 nazionalità , 35.000 pernottamenti, mentre il numero di consumatori finali è raddoppiato nei primi cinque giorni.
Il numero di condivisioni sui social network ha superato ogni aspettativa, con 1,8 milioni di post con citazione #watchesandwonders e una reach stimata di oltre 600 milioni, vale a dire più di mezzo miliardo di persone. Un record assoluto!
In crescita l’affluenza dei professionisti
Con il ritorno dei mercati asiatici, la stampa ha registrato numeri in crescita di oltre il 50% in termini di affluenza, per un totale di 1.400 giornalisti presenti a Ginevra, 13.000 iscrizioni alle 1.800 sessioni di Touch & Feel, l’evento che ha permesso di scoprire e toccare con mano le novità dell’anno. Per non parlare dei 2.600 giornalisti che hanno potuto seguire tutto il programma on line.
I concessionari hanno incontrato i brand in più di 8.000 appuntamenti, il che conferma la forte attrattiva esercitata dall’orologeria su tutti i mercati, in particolare in Europa, che da sola rappresenta il 70% dei visitatori.
Grande risposta del pubblico con una massiccia presenza
I 12.000 biglietti messi in vendita sono andati a ruba ancora prima dell’apertura nel fine settimana. Al di là delle cifre, Watches and Wonders ha mostrato di esercitare una forte attrattiva sulle nuove generazioni: il 25% dei biglietti venduti è stato acquistato da minori di 25 anni, l’età media degli acquirenti dei biglietti è stata di 35 anni: un pubblico conquistato in particolare dall’esperienza del LAB, che ha proposto una visione su come sarà l’orologeria di domani. Il Salone raggruppa e associa così da due a tre generazioni contemporaneamente in un unico luogo di scambio dedicato all’orologeria.
Nel prossimo futuro questo luogo d’incontro si estenderà ben oltre Palexpo, conferendo una nuova dimensione al Salone. L’esperienza In the City segna una svolta importante nello sviluppo di Watches and Wonders Geneva, coinvolgendo la città e il pubblico al centro di eventi dedicati, all’interno delle boutique e presso altri punti di interesse della città degli orologi. Il concerto di The Avener ha affollato le banchine, facendo ballare ginevrini e visitatori internazionali al ritmo dei movimenti orologieri.
Watches and Wonders consolida più che mai la sua posizione ai vertici internazionali dell’orologeria. Appuntamento alla primavera del 2024!
Iniziamo oggi una nuova rubrica, un appuntamento mensile – a meno di fatti o eventi che richiedano edizioni straordinarie – che vuole riprendere le fila di un discorso molto antico, anche se declinato secondo la sensibilità e la cultura moderne. Quello dell’Oroscopo. Come molte volte abbiamo già detto, i più straordinari tra gli orologi dei secoli passati montavano movimenti astronomici. Non perché – contrariamente a quanto si crede – destinati agli astronomi, che avevano metodi e strumenti più idonei per le proprie misure e osservazioni. Piuttosto perché legati a interpretazioni di carattere astrologico. Qui però non troverete solo modelli con funzioni astronomiche. Il nostro Oroscopo di aprile sarà invece illustrato da esemplari con qualsiavoglia complicazione, ma sempre in qualche modo pertinenti.
Sento già le prime voci dal fondo: ma… non crederete all’oroscopo?! Prendiamo la cosa come un gioco: facciamoci trasportare da quel pizzico di irrazionale che è in tutti noi e che in questi tempi duri forse è buona idea coltivare un po’. Giocando tra il serio e il faceto, daremo allora ogni mese un’occhiata al Cielo – e vi invito a guardare il Cielo, continua fonte di meraviglia… Oltre alle previsioni, però, per ciascun segno dello Zodiaco troverete appunto l’orologio più adatto, quello che si presta maggiormente a spiegare gli aspetti astrali, la situazione del momento, le caratteristiche del segno. Una scelta arbitraria, certo, ma (speriamo) azzeccata e sempre sul filo dell’ironia. Una chiave di lettura in più anche per chi volesse un’ulteriore scusa per concedersi un regalo, un’ispirazione che giustifichi una scelta.
E poi, siamo siceri, chi di noi almeno ogni tanto non legge l’oroscopo di Paolo Fox, di Branko, di Mario Pesatori, di Simon & the Star? Non perché ci crediamo, ovvio, ma vedi mai… Proprio come nell’antichità, consultare i vaticini di astrologhi e maghi, àuguri e aruspici alla ricerca di risposte, potrebbe essere un modo per cercare conferme, coltivare speranze, trovare sicurezza. Insomma, nessuno ha la sfera di cristallo, ma se da millenni l’uomo crede agli influssi delle stelle, chissà… Tentar non nuoce! Eccoci quindi con il nostro Oroscopo di aprile.
Ariete
Questo ingresso nel segno dell’Ariete è stato segnato da un allineamento planetario eccezionale – fra la Luna, Urano, Marte, Venere, Giove e Mercurio -, visibile persino ad occhio nudo. Uno di quegli eventi che anticamente sarebbero stati interpretati come un segno degli Dèi e avrebbero indotto a grandi decisioni, come la fondazione di una nuova città o un cambio ai vertici del potere. Dovremo attendere fino al 2040 perché qualcosa di simile si ripeta.
A cavallo tra Marzo e Aprile incontriamo il primo dei segni nella tradizionale sequenza zodiacale, che ha inizio con l’equinozio di primavera. È un segno forte, testardo, ostinato e volitivo: l’Ariete. Come si presenta questo Ariete del 2023? Ai primi di Aprile Mercurio, pianeta principe della Comunicazione, entra nel Toro. Il suo impulso permetterà di intraprendere discussioni e definizioni che potranno, fortunatamente, trovare soluzione sul piano dialettico. La Luna piena in Bilancia induce anch’essa al reperimento di equilibri, illuminati da Selene che dall’alto argentea illumina i contendenti. E gli orologi, direte voi? Andando a curiosare tra le primizie offerte da Watches and Wonders, per l’Ariete associamo all’oroscopo di Aprile un esemplare tosto, resistente, un po’ marziale, davvero pronto a tutto…
In vendita da giugno.
PANERAI Radiomir Otto Giorni
Cassa di 47 mm in e-Steel brunito, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro P.5000, con autonomia di 8 giorni e piccoli secondi. Quadrante a sandwich sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello Cuoio Toscano. 9.900 euro.
Toro
Da marzo finalmente libero dalla quadratura di Saturno, il Toro si sta riprendendo. Deve però ancora affrancarsi del passato, abbandonare le zavorre, staccarsi da ciò che non funziona più. Per fortuna potrà contare sull’appoggio di Mercurio e Venere nel proprio segno che gli permetteranno di osare, di azzardare di più e buttarsi nella mischia. Voi Toro, quindi, cercate di concludere ciò che va concluso così da poter guardare avanti e predisporvi a qualcosa di nuovo. Abbiate fede, vi aspetta un maggio esplosivo. Consiglio: avete un motore sopraffino, togliete il freno a mano e premete sull’acceleratore.
Cassa di 41 mm in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro B01, con autonomia di 70 ore, secondi continui e datario. Quadrante opaco, contatori “squircle” a cerchi concentrici, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle traforata. 7.550 euro.
Gemelli
Con il Sole e Venere (dal giorno 11) di nuovo a favore, voi dei Gemelli potrete cominciare a trovare la soluzione per diversi problemi. E lo farete anche grazie all’intervento di nuove conoscenze, persone che entreranno nella vostra vita e vi aiuteranno, sostenendovi negli ambiti professionali come nei progetti privati. Vi potrete così riappropriare del vostro potere, e affrontare un gioco più duro e impegnativo, un mondo dalle regole più rigide e severe. Ma che – proprio in quanto tale – vi farà alzare l’asticella e vi porterà a valicare limiti finora insuperati, cime che sembravano irraggiungibili. Perfetto per voi è un esemplare che evoca gli Ottomila, le 14 vette più alte del mondo…
Edizione limitata di 290 esemplari, in vendita esclusivamente nelle boutique monomarca e online.
MONTBLANC 1858 Geosphere Chronograph 0 Oxygen The 8000 Limited Edition
Cassa di 44 mm in titanio, priva di ossigeno e impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MB 29.27, con ore universali e funzione giorno/notte riportate su dischi rotanti degli emisferi Nord e Sud in 3D, cronografo con secondi continui e datario. Quadrante “effetto ghiaccio”, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta girevole bidirezionale in ceramica, fondello personalizzato da un’incisione al laser che riporta nomi e altitudini delle 14 cime oltre gli 8000 metri. 9.400 euro.
Cancro
Un mese di verifiche, di esami (veri o simbolici), di prove da sostenere, per capire se e quanto funziona ciò che avete realizzato finora. Ed è comprensibile che vi sentiate sotto pressione, ma con Marte nel vostro segno potete farcela e vincere qualsiasi sfida. Oltretutto, con Plutone non più opposto, vi sentite più sicuri di voi: non avete paura di mettervi in gioco, di affrontare gli scontri, perfino di fallire. Mentre Venere in Toro vi darà un apporto positivo non solo nel rapporto con il partner ma anche nei contatti sociali e umani in senso lato. Quindi rilassatevi, respirate e non date retta alla tachicardia. Al limite tenete sotto controllo le pulsazioni con uno strumento ad hoc…
Edizione limitata di 99 esemplari, in vendita da fine aprile.
ANGELUS Chronographe Médical x Massena Lab
Cassa di 39 mm in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro A5000, cronografo monopulsante con secondi continui. Quadrante bombato opalino con scala pulsometrica e asmometrica, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle. 19.900 dollari.
Leone
Il vostro oroscopo di aprile si basa su un cielo molto dinamico. Avrete la spinta giusta per espandervi, il che significa: superare i vecchi confini, allargare il vostro raggio d’azione, conquistare nuove posizioni, andare altrove. La quadrature del Toro vi farà sgomitare in ambito lavorativo e quella di Mercurio vi condizionerà sul calibrare le spese. Cercate comunque di crearvi più occasioni possibili in vista della seconda parte dell’anno. Dall’11 Venere a favore vi invita alle coltivare le nuove amicizie, perché potrebbero far nascere storie d’amore. Mantenete salda la capacità di sdrammatizzare, di dialogare. Parola d’ordine: leggerezza. Anche al polso.
Foto Joel von Allmen courtesy Hermès.
HERMES Hermès H08
Cassa di 39 mm in materiale composito a base di fibra di vetro intrecciata, rivestita di alluminio e polvere di ardesia, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837, con datario. Quadrante verniciato e granulato, lancette e numeri luminescenti, lunetta e corona in ceramica opaca, cinturino in caucciù. Disponibile in 4 colori. Prezzo non ancora comunicato.
Vergine
Avete ormai raggiunto una chiarezza assoluta. E, forti della vostra consapevolezza, tagliate ciò che è di troppo e investite invece su ciò che merita. Farete grandi pulizie non solo in senso fisico, creando spazi liberi in casa, ma anche in quello metaforico con una libertà riconquistata. Alleggeritevi, allontanate le zavorre, potate i rami secchi. Con Saturno contro non sarà facile, ma il repulisti è indispensabile: dovete eliminate tutto il surplus non necessario per sgomberare il campo per ciò che arriverà. Come segno esteriore di questa azione, optate per un modello minimal: essenziale, ultrapiatto, elegantissimo… dal lusso nascosto.
PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Micro-rotor
Cassa di 40 mm in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF703, ultrapiatto (3 mm di spessore), con microrotore decentrato e datario. Quadrante in platino dalla finitura mat, lancette scheletrate, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, bracciale in platino. Prezzo non ancora comunicato.
Bilancia
Per molti di voi sarà un aprile di scelte. Il cielo di aprile vi farà arrivare tutto in modo diretto, senza mezzi termini, senza chiaroscuri. Sarà il mese delle opposizioni, di decisioni – o sì o no -, sia verso le persone sia verso le situazioni, che andranno risolte e concluse senza più proroghe. Dall’11 il vostro pianeta guida, Venere, torna a favore: e mentre accorcia le distanze nei rapporti, darà una marcia in più a chi cerca un nuovo amore. La quadratura di Marte però non vi lascia più tempo per la pazienza, per l’attesa: è il momento della resa dei conti, della presa di posizione, dell’agire concretamente. Dovete decidere: o bianco o nero.
SPEAKE-MARIN Academic Black Tie & Academic White
Cassa di 38 mm in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica automatica, calibro SMA03, con microrotore decentrato e piccoli secondi. Quadrante laccato (nero oppure bianco) con numeri romani luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle (nera oppure bianca). 14.500 franchi svizzeri (tasse escluse). Disponibili anche con cassa di 42 mm, 14.900 franchi svizzeri (tasse escluse)
Scorpione
Avete un bel Sole che transita in 6a Casa e Marte finalmente a favore. Quindi vi sentite più tonici e pieni di energia, e potete tornare a rimettervi in gioco, ad allargare i vostri orizzonti, a viaggiare e a conoscere nuovi ambienti, imponendovi e mettendo in ordine certe situazioni. Dovete solo stare attenti a non alzare troppo la cresta. Abbiate l’accortezza di tenere un profilo basso, almeno per ora: verrà presto il vostro momento, più avanti durante la primavera. Che facciate una piccola vacanza o un viaggio di lavoro, cercate comunque di ritagliarvi un po’ di tempo per voi e di riposarvi un po’. Ne avete bisogno…
Cassa di 41 mm in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro FC-718, con ore del mondo. Quadrante soleil con incisione del globo, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. 4.295 euro.
Sagittario
Per voi nomadi dello Zodiaco, l’oroscopo di aprile segna un ampio giro di boa. Il passaggio del Sole dalla quadratura al trigono in Ariete e la fine dell’opposizione di Marte vi fanno uscire dalle acque stagnanti. Il Sole in 5a Casa vi fornisce creatività, fortuna e voglia di investire in voi stessi, mentre Venere opposto e Saturno in quadratura vi mettono di fronte a scelte di campo: avete accanto un mozzo o un nostromo? Per poter prendere il largo e spiegare le vele, dunque, è importante sapere di poter contare su qualcuno che remi insieme a voi, o comunque a vostro favore. E su uno strumento funzionale alla navigazione…
Cassa di 42 mm in Rlx Titanium, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3235, con spirale amagnetica, autonomia di 70 ore e datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, lunetta girevole bidirezionale con anello in ceramica, vetro zaffiro, bracciale in Rlx Titanium. 14.150 euro.
Capricorno
Con la quadratura del Sole dall’Ariete e l’opposizione di Marte, al Capricorno questo mese sembrerà di dover affrontare un incontro di pugilato. Ma sebbene dovrà lottare in tante situazioni, questa volta non cercherà di essere conciliante, non scenderà a compromessi. Anzi. Saprà dire di no, mettere al loro posto certe persone, perfino compiere atti eversivi per poter seguire ciò in cui crede. Maggio, poi, gli darà ragione e lo proclamerà assolutamente vincitore. Consiglio: seguite la vostra strada. Per esempio con la nuova versione dello storico cronografo per la corsa più bella del mondo.
CHOPARD Mille Miglia Classic Chronograph
Cassa di 40,5 mm in Lucent Steel (acciaio riciclato), impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica con secondi continui, datario e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante satinato con contatori azuré, lancette luminescenti, réhaut con scala tachimetrica, vetro zaffiro a box, fondello on oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle traforata. 9.580 euro.
Acquario
Il tema di fondo per i nati in Acquario, in questo oroscopo di aprile, è parlare forte e chiaro. Tirar fuori la voce, verbalizzare. Plutone arriva nel vostro segno e voi potete dettare le vostre condizioni: prendere posizione, dire cose mai dette, perfino affrontare discorsi scomodi e rompere tabù. Uscirete dalla vostra comfort zone e comincerete a cambiare, voi stessi e ciò che vi circonda. Ma così facendo vi nutrirete di nuovi stimoli, coglierete ulteriori opportunità, acquisirete nuovi input, anche molto appaganti. Metterete così le prime radici in un terreno fertile, e proverete un senso di ricostruzione, di rinnovamento. Non ancoratevi su ciò che è stato finora, ma ripartite. Il vostro orologio? Un cult riaggiornato, ringiovanito.
PATEK PHILIPPE Calatrava6007G
Cassa di 40 mm in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 26‑330 S C, con datario. Quadrante con motivo carbonio inciso, lancette e numeri in oro luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello goffrata con motivo carbonio. Disponibile anche con dettagli blu o rossi. 38.160 euro.
Pesci
Il cielo prevede un mese di riconoscimenti, soprattutto economici – ma non solo. Il denaro per voi avrà un ruolo chiave: non perché siete venali (tutt’altro), ma in quanto segno del vostro valore e del vostro impegno. Marte che lascia la quadratura permette di ottenere risultati, confermati anche da Saturno che offre la possibilità di cambiare ruolo e direzione. La grande svolta avverrà poi a maggio. Ma da metà mese nuove risposte e opportunità arriveranno anche con Mercurio retrogrado. Sarebbe opportuno rendergli omaggio con un orologio le cui lancette hanno lo stesso andamento…
Edizione limitata di 50 esemplari.
CHRONOSWISS Delphis Oracle
Cassa (42 mm) in oro rosso, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CH-1421.1E-BLBK, con autonomia di 55 ore, indicazione saltante delle ore, retrograda dei minuti, piccoli secondi. Quadrante in parte in smalto Grand Feu, lancette scheletrate, indici luminescenti, profili della lunetta e del fondello scanalati, corona a cipolla, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle. 41.800 euro.
Nello sport c’è il detto “squadra che vince non si tocca”. Per Bell & Ross si potrebbe dire invece “quadrato che vince, non si tocca”. La forma riconoscibile della cassa del BR 03 è diventata un tratto distintivo e riconoscibile del marchio francese e ne ha decretato il successo tra gli appassionati. Ecco perché la collezione continua a essere uno dei prodotti di punta e a rinnovarsi senza cambiare pelle. Lo testimonia anche a Watches and Wonders 2023, dove Bell & Ross ha presentato il nuovo BR 03-93 GMT Blue.
Già lo scorso anno, al salone ginevrino, la funzione GMT e la complicazione ore del mondo furono protagoniste. Segno di una ritrovata voglia di viaggiare dopo gli anni bui della pandemia. Quest’anno, a onor del vero, ne stiamo vedendo poche e, tra queste, il Bell & Ross BR 03-93 GMT Blue merita un approfondimento per diversi motivi.
GMT: una breve storia
Prima di arrivarci, però, permettetemi una breve digressione sulla funzione GMT, della quale la maggior parte di voi conoscerà vita, morte e miracoli. La maggior parte: non lasciamo indietro i neofiti, che meritano attenzione e rispetto tanto quanto gli espertoni.
Intanto, GMT sta per Greenwich Mean Time, ossia un fuso orario stabilito durante la Conferenza Internazionale sui Meridiani di Washington nel 1884. Si stabilisce in base alle misurazioni della rotazione terrestre partendo dal meridiano zero della Terra, che va dal Polo Nord al Polo Sud e attraversa l’Osservatorio di Greenwich, a Londra.
In sostanza, la funzione GMT è utile per i viaggiatori in quanto consente di visualizzare a colpo d’occhio l’ora locale e quella del luogo di origine. Fino al 1972 il GMT era basato sulla posizione del sole e venne poi adeguato all’UTC (Universal Time Coordinated), determina grazie agli orologi atomici e dunque molto più preciso. A differenza del GMT, il tempo coordinato universale non è un fuso orario ma uno standard orario utilizzato per calcolare le ore locali in tutto il mondo.
Su un orologio, la funzione GMT è indicata da una lancetta delle ore molto spesso a forma di freccia. Questa lancetta compie un giro del quadrante in 24 ore, rispetto alle 12 della lancetta normale delle ore. La sua velocità di rotazione è la metà rispetto all’altra lancetta. L’ora GMT si può leggere in formato 24 ore sul réhaut o sulla lunetta dell’orologio. Nonostante in molti pensino che il primo orologio GMT sia il GMT-Master del 1955, in realtà due anni prima era stato creato l’Airman di Glycine.
Bell & Ross BR 03-93 GMT Blue: non solo colore
Al di là di chi si debba intestare il primato di questa funzione, quello che è certo è che l’interpretazione che ne dà Bell & Ross nel BR 03 è tutt’altro che banale. All’interno del BR 03 il GMT non è una novità, poiché in collezione c’è già la referenza con quadrante e cinturino nero. Questa volta, dunque il brand di Rosillo e Belamich ha optato per l’inserimento di una variante di colore contemporanea e accattivante.
Oltre al blu, il BR 03-93 GMT Blue è caratterizzato anche da un tocco di grigio sulla lunetta, da ore 6 a ore 18. Un grigio tenue, che si armonizza con il blu del quadrante, del cinturino e dell’altra metà della lunetta. La quale, per dovere di completezza, è girevole, bidirezionale, in acciaio con l’anello in alluminio anodizzato, come quelle degli altri GMT del marchio. La parte blu indica le ore diurne, mentre la parte grigia quelle notturne.
La cassa e il cinturino: stile Bell & Ross
La cassa è la classica 42 mm in acciaio del BR 03, serrata con le quattro viti agli angoli del quadrato. Le viti hanno rigorosamente il taglio a 45 gradi, convergente verso il centro del quadrante che ha una bella lavorazione soleil. Gli indici, stampati e ben evidenti, sono ricoperti di Super-LumiNova così come le lancette delle ore e dei minuti e lancetta delle 24 ore, mentre il datario è nella tipica finestrella tonda a ore 4:30 con fondo blu, in tinta con il quadrante.
Il cinturino è elegante e sportivo allo stesso tempo. In pelle di vitello Nappa Soft blu con cuciture tono su tono, ha la parte interna in tela sintetica ultraresistente nera. Il suo colore, come scritto poco fa, contribuisce ad armonizzare l’orologio rimandando sia al quadrante sia alla lunetta. Avendolo toccato con mano a Ginevra, devo dire che l’effetto complessivo è molto piacevole.
Il movimento e… qualcosa in più
Dal punto di vista meccanico, il Bell & Ross BR 03-93 GMT Blue si affida al consolidato calibro automatico BR-CAL.303. Sviluppato sulla base dell’ETA 2893-2, è affidabile e robusto come quello da cui deriva e assicura 42 ore di autonomia a una ragguardevole frequenza di 28.800 alternanze/ora. Una garanzia.
Del resto, per i suoi cavalli di battaglia Bell & Ross preferisce mantenere l’affidabilità di movimenti collaudati anziché sviluppare eventuali soluzioni di manifattura. Una scelta che da un lato premia il cliente dal punto di vista delle performance, dall’altro fa in modo che gli orologi prodotti dal Marchio rimangano all’interno di una fascia prezzo coerente con la sua missione.
Quello è il territorio in cui Bell & Ross ha deciso di stare e che l’appassionato riconosce come in linea con l’identità del brand. Lo testimonia il fatto che il BR 03-93 GMT Blue costa 4.400 euro, una cifra all’interno della fascia prezzo tipica del Marchio.
Sono scelte strategiche premianti, perché ormai l’appassionato sa esattamente quello che compra e sa se una determinata cifra è giustificata o meno per i contenuti tecnici dell’orologio che sta acquistando. Bruno Belamich e Carlos Rosillo sono due persone capaci, che hanno grande rispetto per il mercato, per il prodotto e soprattutto per il cliente. La qualità e il prezzo del BR 03-93 GMT Blue sono il riflesso di questo rispetto. Che, credetemi, oggi come oggi non è così scontato. Chapeau.
Non è un luogo comune dire che tra i marchi indipendenti, sia a Watches and Wonders sia in generale, si trovano le novità più stuzzicanti e interessanti. L’ho sperimentato ancora una volta al Salone di quest’anno con Hautlence, un marchio che viene da Neuhausen am Rheinfall, Canton Sciaffusa, Svizzera. Un borgo sulle cascate del Reno (come ricorda il suo toponimo) ad alto tasso di eccellenza orologiera. Lì, per citare un marchio, ha base H. Moser & Cie. e ci sono diverse aziende specializzate nella produzione di componenti come scappamenti, bilancieri e altro.
Hautlence: storia breve, ma ci vede lungo
Fondato nel 2004, il Marchio ha un nome che è l’anagramma di Neuchâtel, in omaggio a una delle culle dell’orologeria elvetica. Sostenuto dal 2012 da MELB Holding, un gruppo orologiero indipendente e familiare, Hautlence produce circa 200 orologi all’anno, di fatto è poco più che un atelier. Ed è proprio in queste realtà, la cui dimensione è inversamente proporzionale alla loro creatività, che si crea innovazione.
Hautlence lo fa fin dalla sua nascita e lo ricordano orologi come Vortex, Invictus, Moebius (il cui nome ricorda il nastro di Moebius, simbolo del Brand), Vagabonde e Linear Series 1, presentata lo scorso settembre. Proprio di quest’ultimo orologio Hautlance ha portato a Ginevra la più recente evoluzione, il Linear Series 2, che segue la precedente di pochi mesi. Un pezzo che, come quelli delle altre collezioni, fa dell’unione tra design fuori dagli schemi e complicazioni di altissimo livello il proprio punto di forza.
Con il Linear Series 2, quando parliamo di complicazioni intendiamo l’ora saltante retrograda lineare e il tourbillon. Mica robetta, quindi. Del resto in esemplari come il Vagabonde, il Vortex e lo Sphere, Hautlence ci aveva già abituati alle ore vagabonde, alle ore saltanti classiche e a quelle visualizzate su una sfera. Insomma, un luna park per amanti della micromeccanica che solo marchi così lontani dalle classiche logiche commerciali del settore hanno la voglia e il coraggio di allestire. Ora, però, è meglio vedere più da vicino il Linear Series 2.
Tre aggettivi per una complicazione
Parto dal movimento e dalla sua particolare architettura, perché sono senza dubbio le due caratteristiche dell’orologio che colpiscono alla prima occhiata. È realizzato in collaborazione con Agenhor, uno dei migliori laboratori di alta orologeria sperimentale della Svizzera, fondato da un maestro come Jean-Marc Wiederrecht.
Come ho scritto prima, riporta un’indicazione dell’ora saltante, retrograda e lineare. Un aggettivo alla volta, proviamo a capirne di più. Lineare perché le 12 ore non sono indicate sul classico contatore circolare, ma su una scala verticale graduata simile a quelle utilizzate negli strumenti di misura di precisione e posta sulla sinistra del quadrante.
Retrograda perché l’indicatore dell’ora, una volta che scatta l’una, torna indietro dal 12 in fondo alla scala all’1 in cima. Infine saltante, e qui c’è la prodezza tecnica di Hautlence che già era stata introdotta sul Linear Series 1. Una soluzione che ricorda il sistema utilizzato nel primo movimento sviluppato dal Brand nel 2004, il calibro HL, anch’esso con le ore saltanti.
La piccola lancetta bianca che indica l’ora sulla scala lineare è posta all’estremità di una grande leva curva, scheletrata e azzurrata, che attraversa l’intero quadrante. Man mano che la leva si sposta dall’1 al 12, la ruota cui è collegata accumula progressivamente energia tramite un sistema di molle. Una volta superato il 12, un elemento a chiocciola sgancia la leva e libera così l’energia accumulata, grazie alla quale la leva stessa riporta con un salto la lancetta bianca al numero 1. E riparte il circo.
Oltre all’ora saltante, retrograda e lineare, ho detto che c’è anche il tourbillon. Che non passa certo in secondo piano, anzi, è un bellissimo tourbillon volante a 1 minuto posto a ore 6 ed evidenziato da un elegante ponte scheletrato e azzurrato, come la leva delle ore.
Il calibro D50 di Hautlence
Tutto questo ben di Dio meccanico è mosso dal calibro automatico D50, interamente sviluppato, progettato e prodotto da Hautlence (è l’ottavo movimento di manifattura del Brand), che ricorda da vicino il calibro MC 804 del flying tourbillon di H. Moser & Cie. Comprende 239 componenti, oscilla a una frequenza di 21.600 alternanze/ora e offre un’autonomia di 3 giorni.
Il movimento può essere visto parzialmente attraverso le zone aperte del quadrante, ma soprattutto attraverso il fondello. Il vetro zaffiro che lo espone all’occhio dell’osservatore è decentrato a sinistra, poiché sulla destra c’è lo spazio corrispondente alla scala delle ore sul quadrante; notevole la massa oscillante decorata con il nastro di Moebius.
L’estetica del Linear Series 2
Rispetto al Linear Series 1, questo orologio è caratterizzato da una cassa ridisegnata non tanto nella forma quanto nell’estetica. Le linee sono infatti quelle classiche a televisore, nel formato 16:9 che distingue le collezioni del Brand. Come tale, le sue dimensioni sono a dir poco generose: 50,8 x 43 mm, con uno spessore tutto sommato contenuto di 11,9 mm.
Contenuto perché non dimentichiamo che la cassa ospita pur sempre un tourbillon e che, soprattutto, il Linear Series 2 è strutturato con un quadrante su differenti livelli, che danno all’orologio una sensazione di profondità molto interessante. Il primo livello è dato dalla scala delle ore, a sinistra. Poi, un disco in vetro zaffiro reca gli indici dei minuti, tridimensionali e creati in Globolight, materiale luminescente ad alte prestazioni che al buio emana una tonalità azzurra.
Infine il quadrante principale, parzialmente aperto, caratterizzato da una bella satinatura verticale che si ritrova anche sulla carrure, tra la lunetta e l’attacco del cinturino. Il blu e il grigio della precedente referenza lasciano il posto a un rivestimento Pvd nero che contrasta con gli accenti azzurrati della lancetta dei minuti, della leva delle ore e del ponte del tourbillon. Dettaglio sfizioso, la corona scanalata (sempre con trattamento Pvd nero) ha una banda in gomma che richiama il cinturino, anch’esso in gomma e con fibbia ad ardiglione.
Edizione limitata e ambizione illimitata
In chiusura, segnalo che il Linear Series 2 di Hautlence è realizzato in edizione limitata di 28 pezzi. Considerando che, come ho scritto all’inizio, la manifattura sforna circa 200 orologi all’anno, l’impegno per la produzione di questa referenza è notevole. Così come è notevole l’impegno economico per chi se ne vorrà assicurare una: 63mila franchi svizzeri.
L’ho scritto all’inizio e lo ripeto alla fine: l’orologeria indipendente svizzera è una miniera nella quale si trovano spesso gemme preziosissime. Hautlence dice di sé che è impegnata a “spingere sempre più in là i confini dei codici dell’orologeria tradizionale, unendoli a innovative soluzioni meccaniche e a un universo illimitato mutuato dalle varie arti, coniugando design, architettura e movimento”. Forse un po’ retorico ma, guardando orologi come il Linear Series 2, indubbiamente vero.
Tra le novità presentate al Salone in questi giorni, c’è anche un nuovo Klepcys GMT Retrogradedi Cyrus Genève. Estensione di linea piuttosto che restyling dell’orologio lanciato nel 2020, ora acquista nuovi attributi. È riaggiornato infatti con ritocchi cromatici che ne rendono più accattivante l’estetica. E soprattutto adotta un inedito bracciale in metallo, una prima assoluta per il Marchio indipendente. Due le versioni: il Klepcys GMT Ocean Blue e il Klepcys GMT Palm Green, ciascuno realizzato in una serie millesimata di 38 esemplari. Numeri in linea con la produzione artigianale (quindi di per sé limitata) di Chronode e con il senso di esclusività che da sempre contraddistingue Cyrus.
Il Klepcys GMT Retrograde in pillole
Non mi soffermo più di tanto sul precedente di tre anni fa, raccontato in modo esauriente nell’articolo di Davide Passoni che vi invito a rileggere. Ne sottolineo però – in questo mondo in cui finalmente abbiamo ricominciato a viaggiare – l’effettiva utilità, per i globetrotter e non solo. Così come i vantaggi, offerti dall’immediatezza di lettura e dalla semplicità d’uso. Il Klepcys GMT Retrograde indica infatti il secondo fuso orario con l’apposita lancetta ad andamento retrogrado (lo si intuisce dal nome), ed è facile da regolare per mezzo della corona posta a ore 9. In più, è immediatamente riconoscibile a colpo d’occhio, per lo stile non convenzionale e la forte identità che gli appartengono.
Rispetto al loro predecessore, i nuovi Klepcys GMT Ocean Blue e Palm Green mantengono immutate le principali caratteristiche tecniche. La cassa a cuscino, tipica del Marchio, è sempre in titanio grado 5, misura 42 mm di diametro ed è impermeabile fino a 10 atmosfere. Il movimento è ancora il calibro di manifattura CYR708, il primo a carica automatica della Casa, con 55 ore di autonomia. Ed è tuttora caratterizzato da quella particolare costruzione dominata dal ponte superiore “a ventaglio”, che lascia intravvedere i componenti meccanici. E funge anche da quadrante scheletrato.
I Klepcys GMT Ocean Blue e Palm Green
La sostanziale differenza tra i nuovi esemplari e le precedenti versioni sta proprio nel colore del display traforato: blu o verde, appunto. Due tonalità di tendenza nell’orologeria contemporanea, diffuse nelle loro infinite sfumature in tutti i segmenti di mercato. Ma qui riprodotte con un modernissimo trattamento di superficie Ald, Atomic Layer Deposition. Come spiegano i progettisti di Cyrus, “una tecnica di deposizione sotto vuoto di strati atomici, che generano un rivestimento perfettamente omogeneo e uniforme, e oltretutto offrono una maggiore resistenza alla corrosione”, perché svolgono una sorta di azione protettiva del metallo di base.
Si tratta in pratica di un film estremamente sottile (il cui spessore può essere controllato), composto da strati sovrapposti di materiale (di diversi tipi: ossidi, nitruri, fluoruri, carburi, solfuri, metalli anche nobili, materiali ibridi e perfino polimeri), applicato su scala nanometrica con reazioni chimiche in fase gassosa. Un metodo all’avanguardia, oggi impiegato soprattutto nel mondo dell’elettronica, nelle tecnologie mediche e farmaceutiche, nelle energie “verdi” (celle solari, celle a combustibile, batterie). Ma ancora insolito nell’industria delle lancette.
Per tornare alla descrizione dei Klepcys GMT Ocean Blue e Palm Green, il display, traforato e colorato, crea un bel contrasto con i componenti dorati del movimento sottostante. E pone in maggiore rilievo l’indicazione del doppio fuso orario, riportata dalla lancetta a freccia su un arco di cerchio (che forma un angolo concavo di 300°), Pvd grigio opalino opaco con profilo antracite. A ore 6 spiccano come di consueto i piccoli secondi, indicati dall’esclusiva lancetta a forma di elica, evidente riferimento al logo di Cyrus. La quale ruota su uno sfondo decorato a triangoli, ulteriore motivo caratteristico del Marchio.
Il bracciale in titanio
L’altra particolarità che distingue i Klepcys GMT Ocean Blue e Palm Green è poi il bracciale, il primo a esordire nel catalogo di Cyrus. Anch’esso è in titanio grado 5, una lega che comprende percentuali di alluminio e vanadio, estremamente leggera, robusta e resistente, ma soprattutto biocompatibile, quindi tollerata perfino dalle epidermidi più sensibili. Ben integrato alla cassa, dalla costruzione rastremata, è composto da maglie centrali esagonali dalla finitura lucida, a contrasto con le superfici satinate circostanti. Il che non è proprio facile come sembra, vista l’infiammabilità delle polveri di titanio…
Flessibile, quasi “morbido” al tatto, con i link articolati privi di rigidità quando lo si manipola, il bracciale risulta molto confortevole al polso (anche grazie alla leggerezza, certo). E merita un plauso ai designer di Cyrus. In alternativa, comunque, i Klepcys GMT Ocean Blue e Palm Green possono essere indossati anche con il tradizionale cinturino in Cordura, dalle impunture coordinate al colore del quadrante. Cinturino e bracciale si allacciano entrambi al polso con una fibbia pieghevole personalizzata. E la loro alternativa presenza incide ovviamente sul prezzo: 22.650 piuttosto che 24.000 euro.
Non solo esemplari da polso. Negli ultimi anni l’orologeria Chanel ogni tanto divaga dal proprio corso principale, per concedersi qualche artistica digressione nell’ambito degli orologi da tavolo. Penso, per esempio, alle varie pendulette Coco Clock, Lion o Mademoiselle Privé, ma più ancora al Chronosphere, realizzato con la manifattura L’Epée nel 2018. Non stupisce quindi il nuovo Lion Astroclock, presentato in questa edizione di Watches and Wonders Geneve, in tema con l’intera collezione 2023, Interstellar. O meglio, stupisce eccome: ma non per il genere cui appartiene, piuttosto per come è fatto.
Omaggio a Gabrielle Chanel
A prima vista sembrerebbe quasi un planetario, in realtà è un “solo tempo” estremamente scenografico. In pratica si tratta di una base con una scultura a forma di leone, sovrastata da una grande boule trasparente che racchiude il movimento e il display dell’orologio. Display e non quadrante, dato che un quadrante vero e proprio non esiste. Al suo posto c’è invece una sfera nera rotante simile a un pianeta, decorata da una stella di diamanti che indica l’ora. Mentre i minuti sono riportati da una lancetta che riprende la forma della costellazione del Leone e ruota lungo l’equatore celeste, i secondi sono rappresentati da un cristallo di rocca tagliato a briolette, il cui moto segnala l’effettivo funzionamento dell’orologio.
Bene. Chiunque abbia una minima conoscenza dell’orologeria Chanel avrà già capito che gli elementi compresi nel Lion Astroclock non sono affatto casuali. Fanno tutti riferimento a Mademoiselle Coco, a ciò che credeva, a ciò che amava, agli oggetti di cui si circondava. Donna di cultura, accanita lettrice di classici e testi di spiritualità, affascinata dall’esoterismo (interesse trasmessole da Boy Chapel, il grande amore della sua vita), Gabrielle Chanel era un’esteta che coltivava il proprio gusto nei circoli degli artisti. E fin da giovane si costruì un mondo fatto di segni, simboli, misteri. Come ha scritto la nipote Gabrielle Palasse-Labrunie: “Senza simboli non c’era nulla… I simboli erano ovunque: nelle sue convinzioni, nel suo appartamento, nei suoi gioielli e portafortuna, nel suo stile”.
(S)oggetti del cuore
A cominciare dall’animale feticcio, il Leone. Perché Mademoiselle Coco era nata il 19 agosto e il Leone era il suo segno zodiacale. Ma più ancora era un richiamo alla sua amata Venezia. Una città visitata in un periodo difficile, con l’amica Misia e il marito di lei, Josep Maria Sert, che le aveva fatto da guida fra le opere dei grandi maestri della pittura, i mosaici bizantini, gli splendori architettonici. Affascinante e misteriosa, con il suo dedalo di calli e canali sorvegliati dall’emblematico Leone di San Marco, la Serenissima fu per lei come un balsamo lenitivo. E divenne fonte d’ispirazione senza fine per la grande couturière, che cercò di ricrearne la magia anche nei suoi spazi privati. Così, nello studio al 31 di rue Cambon dove trascorreva le giornate, il Leone è ancora oggi onnipresente, dipinto o scolpito in pietra, marmo, bronzo.
E poi gli astri: le stelle, la luna, il sole, le costellazioni. I soggetti della preziosissima collezione Bijoux de diamants, l’unica di Alta Gioielleria creata da Mademoiselle Coco e lanciata nel 1932. Una cinquantina di pezzi unici, coi diamanti montati nel platino e nell’oro giallo, per un valore di 20 milioni di franchi dell’epoca. Una collezione ispirata dalla sua passione per l’astrologia o semplicemente dal cielo sopra Parigi. La leggenda racconta che, in una notte stellata, mentre Mademoiselle camminava negli Champs-Elysées, guardò in alto e disse: “Voglio rivestire le donne di stelle…”. E così fece. Tra l’altro creò esemplari celeberrimi – tipo il collier Comète – che hanno fatto la storia del costume. E sono rimasti a fondamento delle creazioni della Maison fino ai nostri giorni, reinterpretati in innumerevoli pezzi ogni volta diversi. Così come il Leone, del resto.
E ancora le cifre arabe. Gabrielle Chanel credeva nella numerologia e aveva eletto il 5 come proprio numero fortunato. Nel suo universo quasi cabalistico il 5 aveva il significato della perfezione, ma rappresentava anche la volontà, l’intelligenza, la genialità che conducono all’evoluzione, al progresso, all’ascesa interiore. Infine il cristallo di rocca. Un materiale amato da Mademoiselle per la trasparenza, in quanto simbolo di purezza – caratteristica essenziale, insieme all’opulenza, della sua estetica. Nell’appartamento parigino lo si ritrova in numerosi complementi d’arredo: dagli elementi dei lampadari ai decori degli specchi ottagonali, fino alle sfere di cristallo. Oggetti quasi sempre presenti in coppia, per rispettare quell’ordine di equilibrio e simmetria che governa tutte le stanze.
Le caratteristiche del Lion Astroclock
In quest’ottica dunque i diversi componenti del Lion Astroclock assumono un particolare senso e valore. E il Direttore dello Studio de Création Horlogerie de Chanel Arnaud Chastaingt li ha miscelati, distillati in un design modernissimo, quasi futuristico. Per intenderci, il grande felino si trova al centro di un’architettura essenziale: un telaio a forma di parallelepipedo in ottone, prodotto con una fresatrice per ottenere il massimo della precisione di taglio, annerito con un trattamento di superficie e infine lucidato. A sua volta, il Leone è composto da tre parti: il corpo, la coda, la palla sotto la zampa. Anch’esse fatte interamente di ottone, lavorato (o meglio sfaccettato) a macchina e poi annerito.
La parte superiore invece è una sfera di cristallo di estrema qualità e del tutto priva di imperfezioni, quasi fosse vetro ottico (in realtà è in vetro zaffiro). La boule, dall’aspetto leggerissimo e arcano, è attorniata da una struttura circolare, simile a un anello di Saturno. Non un semplice decoro. Serve per far ruotare la sfera su se stessa e avere così accesso al sistema a chiave funzionale alla ricarica e alla rimessa all’ora. All’interno racchiude una sorta di microcosmo o realtà parallela, in cui il pianeta nero rotante compie un giro completo in 12 ore. La stella fissa – una cometa molto simile all’omonimo collier – è in oro bianco tempestato di diamanti taglio brillante, di diversa caratura (per un totale di 0.70 ct).
Al di sotto si staglia la costellazione del Leone, formata da 9 diamanti taglio brillante (1.60 ct) incastonati alle estremità di segmenti in metallo. La stella in corrispondenza della coda, chiamata Denebola nelle mappe celesti, indica i minuti riportati sulla circonferenza interna. Ovviamente l’intera costellazione compie una rotazione completa su se stessa in 60 secondi. Quanto ai secondi, invece, sono sostituiti – come dicevo – da un grande cristallo di rocca interamente sfaccettato, tagliato a briolette. La rotazione su se stessa della gemma non indica il tempo trascorso, ma permette di intuire a colpo d’occhio se l’orologio è in funzione.
Il calibro del Lion Astroclock
Alla particolare visualizzazione corrisponde un altrettanto particolare movimento. Concepito e disegnato dai progettisti dello Studio de Création Horlogerie de Chanel, ha richiesto tre anni di sviluppo dall’ideazione al primo prototipo. Ed è stato sviluppato e realizzato dalla manifattura L’Epée 1839: specializzata proprio in calibri per orologi da tavolo, è tra le poche in grado di dar vita a simili “sculture orologiere cinetiche”. Il suo operato è ben chiaro in alcuni precedenti creati per le “macchine” di MB&F: come The Starfleet (ispirata alla stazione spaziale Deep Space Nine di Star Trek), la Medusa, o ancora i robottini Sherman, Melchiorre o T-Rex.
A carica manuale, il calibro del Lion Astroclock ha un’autonomia di 8 giorni. Non dev’essere stato facile per i progettisti della Manifattura venire a capo di una serie di questioni imposte dalla complessa architettura. La lancetta dei minuti, per esempio, è un’intera struttura rotante che deve aver posto non pochi problemi in termini di peso e di bilanciamento dei componenti, oltre che di consumo energetico. La lunghezza dei singoli segmenti e il fatto che l’intera struttura sia incastonata con 9 diamanti, poi, ha comportato la selezione di un metallo leggero, ma rigido e resistente. I tecnici della Maison quindi hanno optato per una lega specifica di rame-berillio, con un’ottima resistenza meccanica e dalle proprietà comparabili a quelle di certi tipi di acciaio.
Un segno distintivo del movimento, comunque è l’impianto verticale, sorretto da pilastri e da grandi ponti circolari, anch’essi anneriti da un trattamento di superficie. Questi ultimi basterebbero da soli a definire la paternità della meccanica, perché riflettono la costruzione del Calibre 1 che equipaggia il Monsieur. Cioè il primo movimento in-house di Chanel, caratterizzato proprio da un ponte centrale. Per la cronaca, devo aggiungere che il simbolo dell’Alta Orologeria della Maison è proprio un Leone.
Conclusioni
L’eccezionalità della creazione si riflette anche nella tiratura estremamente limitata: il Lion Astroclock è prodotto in 5 esemplari destinati a un pubblico di fortunati collezionisti. Il prezzo di vendita si aggira attorno ai 390mila franchi svizzeri. Solo per pochi, amanti degli oggetti d’arte.
Il 1973 per Baume & Mercier fu un anno importante. A Baden-Baden tre suoi orologi – Galassie, Mimosa e Stardust – furono premiati per la loro originalità con La Rosa d’Oro. D’altro canto proprio cercando originali soluzioni estetiche, la Maison aveva ideato anni prima il femminile Marquise, orologio-gioiello la cui cassa rettangolare era inserita in un bracciale rigido, cosiddetto “alla schiava”. Ma per Baume & Mercier il 1973 significa soprattutto la nascita del Riviera, un esemplare che sarebbe diventato una pietra miliare dell’orologeria. Sia per l’estetica, sia per il nome legato alla riviera francese, dove vivere indimenticabili vacanze.
5 generazioni del Riviera in 50 anni
I cinquant’anni trascorsi da allora possono così essere riassunti proprio in cinque generazioni del Riviera. Jean-Claude Gueit, che amava definirsi “stilista di orologi” e non designer, era contemporaneo di Gérald Genta, che nel ’72 aveva sdoganato l’acciaio da metallo sportivo a scelta lussuosa. Gueit pensò a una cassa dodecagonale in acciaio con analoga lunetta. Gli indici delle 12 ore, in linea con la metà dei dodici segmenti della lunetta, rompevano lo schema delle classiche casse rotonde. L’estetica era completata da un bracciale integrato a maglie piatte. Così il Riviera in acciaio divenne un passpartout, adatto a essere indossato tutti i giorni e in tutte le occasioni (anche se uno dei primi, con movimento a diapason, ebbe una cassa d’oro). Nel 1975 comunque la produzione dei Riviera comprendeva modelli in acciaio, acciaio/oro e oro.
La seconda generazione ebbe una cassa più sottile, dato che dal 1977 montava un movimento al quarzo. A questo seguirono, negli anni, anche movimenti al quarzo ricchi di funzioni, dando origine a una collezione “Riviera Complications”. Arrivò anche un Riviera “mini” femminile, impreziosito da brillanti. Per dimostrare quanto questo modello fosse un orologio sportivo, robusto e affidabile, il managing dell’Azienda decise, negli anni ’80, di sottoporlo a un test pubblico e lo fissò alla ruota di un’auto che partecipava alla 24 Ore di Le Mans. Al termine si constatò che questo Riviera, della terza generazione, funzionava perfettamente. E in quegli anni va ricordata anche la nascita di un Riviera Diver.
Il successo continuò senza soste, premiando ogni nuova edizione, tanto che nel 1993 il catalogo, che vent’anni prima sfiorava una ventina di proposte, era arrivato ad annoverare ben 218 articoli Riviera. Secondo quanto riportato da JHS, il Giornale delle industrie orologiere svizzere, questo orologio rappresentava allora il 25% del volume delle vendite B&M e oltre il 30% in termini di fatturato. Ne erano stati prodotti oltre 150.000 e le richieste arrivavano da ogni parte del mondo.
Nel 1992 fu realizzata una tiratura di 500 Riviera automatici in oro giallo e 25 in oro bianco. E nel 1993, per il ventennale, l’edizione con quadrante commemorativo contava 200 esemplari in oro e 1000 in acciaio, tutti numerati, dotati di calendario completo.
Nel nostro Millennio, nel 2004, la quarta generazione acquisì quattro viti inserite sulla lunetta del modello Sport. Allora il Riviera uscì anche in versione Magnum XXL Automatic e Flyback Chronograph. E siamo arrivati alla quinta generazione. Durante Watches and Wonders 2021, il Riviera è stato presentato con casse di 36, 42 e 43 mm di diametro; nella versione 42 mm apparve il movimento Baumatic.
I Riviera del 50° anniversario…
Oggi il 50° anniversario è ricordato con molte novità: maschili, femminili con colori pensati per la primavera/estate, con quadranti in cui la lacca trasparente crea motivi insoliti, con casse impermeabili fino a 12 atmosfere e altro ancora. Ne pubblichiamo alcune, scegliendole fra quelle che, in ordine di tempo, arriveranno per prime dai concessionari e sull’e-commerce della Casa. Ad aprile.
… al femminile…
Come d’altronde accadeva in molte case orologiere, rispetto alla produzione di orologi per polsi maschili, quella femminile era piuttosto limitata. Se finora Baume & Mercier non faceva eccezione alla regola, le novità attuali mostrano un’inversione di tendenza. L’offerta al femminile dei Riviera con cassa di 36 mm vede già diversi modelli con quadranti in colori sgargianti propri della bella stagione. Sono invece nuovissime tre versioni con cassa da 33 mm di diametro.
Partiamo allora da due referenze simili, il Riviera M0A10728 e il Riviera M0A10727. Entrambe con cassa in acciaio lucido e satinato, hanno analoga lunetta corredata da quattro viti in acciaio lucido. Sulla corona in rilievo il logo Phi, simbolo della Marca. Interessante la possibilità di personalizzare con un’incisione il fondello chiuso. Il bracciale integrato, a tre file con maglie piatte, è intercambiabile grazie al sistema “Fast Strap” che non richiede strumenti particolari. La differenza fra i due modelli sta nel quadrante, sempre decorato con onde trasparenti applicate, ma di diverse cromie. Nella prima versione il quadrante è viola, una tinta di moda; nell’altra, più classica, è invece blu. In entrambi i casi, gli indici applicati e rivettati sono trattati in Super-LumiNova (C1, a emissione blu), le lancette rodiate sono sfaccettate. In comune hanno anche il movimento al quarzo, Swiss made, la cui batteria ha una durata di dieci anni.
A questi due modelli si aggiunge poi, al top della linea femminile, il Riviera M0A10730, sempre con cassa in acciaio di 33 mm, corona con il simbolo Phi e bracciale facilmente sostituibile. Un orologio sfavillante, che sembra aver catturato la luce del sole con quel quadrante dorato, satinato, lavorato a soleil con onde trasparenti. Invece delle 4 viti in acciaio lucido, la lunetta è impreziosita da 4 diamanti taglio brillante e da un profilo in acciaio Pvd dorato. Il movimento, visibile dal fondello in vetro zaffiro, è un Sellita Sw200, meccanico a carica automatica.
…e al maschile
Per i polsi maschili Baume & Mercier prevede invece tre Riviera con cassa da 39 mm di diametro, del tutto simili ai modelli già in catalogo eccetto per le dimensioni ridotte. All’interno, tutt’e tre custodiscono il calibro Baumatic: l’oblò in vetro zaffiro sul fondello dodecagonale lascia ammirare le finiture particolarmente curate del movimento. Due versioni hanno la cassa in acciaio lucido-satinato con analoga lunetta, la terza ha la lunetta in titanio microbillé con profilo in acciaio Pvd dorato.
Sotto il profilo estetico le differenze si riscontrano soprattutto nei quadranti: in vetro zaffiro blu fumé per il Riviera M0A10714, e grigio fumé per i Riviera M0A10715 e M0A10720; in tutti si riscontra analoga lavorazione con motivi di onde applicate trasparenti. Altra diversità riguarda ancora l’habillage: la Referenza 10715 si indossa con un bracciale in acciaio a tre file; la Referenza 10720 con il cinturino in caucciù; mentre per la terza, M0A10714, l’abbinamento vede un cinturino integrato in caucciù intercambiabile con uno in alligatore blu dalle impunture tono su tono.
Del movimento Baumatic, di manifattura (o per meglio dire prodotto in esclusiva da ValFleurier) abbiamo già pubblicato in passato le caratteristiche. Non è male comunque ricordarne qui i punti salienti: carica automatica, autonomia di 5 giorni, protezione antimagnetica fino a 1500 Gauss, scarto sulla precisione di -4/+6 secondi al giorno. I Baume & Mercier dotati di calibro Baumatic sono coperti da una garanzia totale di 8 anni: i consueti 2 anni più un’estensione di 6 anni proposta ai proprietari che si iscrivono sul sito ufficiale al momento dell’attivazione della garanzia stessa.