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Tag: Calendario perpetuo

  • Ref. 5308G Quadrupla Complicazione: l’empireo di Patek Philippe

    Ref. 5308G Quadrupla Complicazione: l’empireo di Patek Philippe

    Quando è stato presentato a Watches and Wonders 2025, il Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione è stata una delle superstar del salone. Un orologio talmente complesso che ci siamo presi quasi un anno per parlarne su queste pagine. Un po’ perché ci sono state altre novità che, mese dopo mese, hanno preso la scena, un po’ perché si tratta di un pezzo talmente alto che, come si suol dire, aveva bisogno dei suoi tempi.

    La cosa certa è che il Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione è la traduzione materiale del modo in cui il Presidente Thierry Stern intende il futuro del Marchio. Un futuro che si era cominciato a intravedere nel 2023, quando era stata presentata in anteprima mondiale in serie limitata, in occasione della Grande Esposizione Patek Philippe “Watch Art” di Tokyo, la Ref. 5308P-010 con cassa in platino. Ora, da anteprima, la Ref. 5308 è diventata parte della collezione corrente di Patek Philippe. Anticipo subito che dedicherò le didascalie a una parte dei dettagli tecnici dell’orologio, altrimenti questo pezzo rischierebbe di diventare lungo come una quaresima.

    Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione: il calibro

    Però, per parlare del Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione, mi è utile partire dal calibro, o meglio, dal suo nome che spiega la quadrupla complicazione. Nel calibro R CHR 27 PS QI troviamo infatti la ripetizione minuti (R), il cronografo (CH) che è rattrapante (R, ricordiamo che Patek considera la funzione rattrapante una complicazione distinta dal cronografo) e il calendario perpetuo istantaneo (QI). Per completezza, 27 e PS indicano il fatto che il calibro è basato sul movimento originale da 27 mm con piccoli secondi.

    La maggior parte dei componenti tecnici è nascosta sotto al quadrante. Dal fondello trasparente è possibile vedere il micro-rotore con lavorazione guilloché e i martelli lucidi della ripetizione minuti, oltre al regolatore per la ripetizione nascosto sotto la croce di Calatrava in oro, simbolo della Casa. Sotto al quadrante si trova il modulo del calendario perpetuo, mentre il lavoro fatto sul cronografo ha richiesto agli ingegneri di Patek Philippe una importante serie di modifiche che ha portato anche a due brevetti.

    Il primo è una ruota di innesto a recupero di gioco, che consente di evitare qualsiasi sfarfallio della lancetta dei secondi del cronografo, eliminare l’attrito della ruota del cronografo e consentire così un risparmio di energia. Il secondo è un meccanismo che permette di sollevare la leva della lancetta rattrapante quando quest’ultima è arrestata, invece di farla correre attorno al “cuore” del cronografo, riducendo così il consumo di energia. Sforzi tecnici tesi ad aumentare l’autonomia del Patek Philippe Ref. 5308G-001 Quadrupla Complicazione, che rimane comunque contenuta: 38 ore con il cronografo in funzione, che diventano 48 quando non lo si usa. Il movimento, contraddistinto dal sigillo Patek Philippe, è dotato di bilanciere Gyromax a inerzia variabile, con spirale in silicio Spiromax, che lavora a 21.600 alternanze/ora.

    Dal salmone al ghiaccio

    Se il quadrante della Ref. 5308P-010 aveva una tonalità salmone, il 5308G-001 è un’esperienza visiva inedita per Patek Philippe. Il quadrante blu ghiaccio con finitura soleil è intriso di elementi blu: le lancette di ore e minuti, il giro della minuteria, le cornici del calendario perpetuo, la minuteria dei contatori, il cielo delle fasi lunari. Una coerenza cromatica che stempera la presenza imponente dei due contatori cronografici dei 60 minuti (a ore 3) e delle 12 ore (a ore 9).

    Il calendario perpetuo istantaneo con visualizzazioni a finestrelle impiega lo stesso meccanismo che ha dato luogo al deposito di due brevetti, introdotto nel 2008 nella Ref. 5207 e ripreso nel 2011 nella Ref. 5208. Il sistema è complesso: dei 799 componenti del calibro, ne conta da solo ben 220. Le indicazioni saltano in 30 millisecondi all’interno delle quattro finestrelle di giorno della settimana, data, mese e anno bisestile, anche quando la riserva di carica scende a dieci ore. I dischi impiegati per la visualizzazione della data hanno una massa superiore a quella delle indicazioni a lancetta e ciò sottolinea ancora di più l’importanza del lavoro sul movimento. La visualizzazione istantanea richiede infatti la padronanza dell’energia per trattenere i dischi e rilasciarli contemporaneamente con uno scatto fulmineo.

    La cassa in oro bianco è imponente, non tanto per il diametro (42 mm), quanto per lo spessore, che sfiora i 18 mm (17,71). La lunghezza da ansa ad ansa è di 52,11 mm, ma per la Ref. 5308G-001 Quadrupla Complicazione la Maison si è impegnata sul fronte della vestibilità e dell’impatto visivo. Le anse allungate e il cinturino agganciato quasi alla loro estremità provano a mitigare al polso l’altezza e il peso della cassa; la traforatura delle anse stesse e la lunetta concava vogliono alleggerire all’occhio la struttura dell’orologio.

    Gli antenati del Ref. 5308G Quadrupla Complicazione

    Detto che il Patek Philippe Ref. 5308G Quadrupla Complicazione costa, tasse incluse, ben 1.297.279 euro, lascio come detto il resto dei dettagli alle didascalie e chiudo con un breve excursus sui principali predecessori di questo orologio. Giusto per far capire quanto un simile pezzo non sia spuntato come un fungo dalla sera alla mattina, ma sia il frutto più recente di una lunga evoluzione preparatoria.

    Per circa quindici anni, la Ref. 5016 è stata il Patek più ambito a unire calendario perpetuo, ripetizione minuti e tourbillon. All’inizio degli anni 2000, gli appassionati iniziarono a volere orologi più grandi, moderni e più consistenti al polso. Nel 2008, Patek Philippe lanciò il primo calendario perpetuo istantaneo, la Ref. 5207P – con finestrelle per il giorno, la data e il mese disposte radialmente nella parte superiore del quadrante -, abbinato a una ripetizione minuti e a un tourbillon. 

    Nel 2011 fu la volta della Ref. 5208. Eliminando il tourbillon ma inserendo un cronografo monopulsante, Patek aggiunse un micro-rotore al movimento, rendendolo automatico. A differenza della maggior parte dei cronografi di Patek, la massa di leve e ponti era nascosta sotto il ponte di carica e il meccanismo di ripetizione.

    La Ref. 5308P-010 della Patek Philippe Watch Art Grand Exhibition di Tokyo 2023, infine, fu la naturale “evoluzione della specie” iniziata con il lancio del 5207 nel 2008. Cassa in platino, quadrante salmone e lancette e indici anneriti, fu una creazione di altissimo livello, ma limitata a 15 esemplari. Oggi, con la quadrupla combinazione, le cose cambiano. Certo, il prezzo non è per tutti, ma esclusività non ha mai fatto rima con disponibilità.

  • Patek Philippe 6159G, il calendario perpetuo retrogrado rivisitato

    Patek Philippe 6159G, il calendario perpetuo retrogrado rivisitato

    Più volte negli ultimi anni abbiamo visto Patek Philippe reinterpretare i propri “classici” in chiave contemporanea. Penso per esempio al Calatrava 6007G del 2023, oppure al Calatrava 5226G del 2022, che in modo diverso trasformavano la collezione simbolo dell’eleganza in qualcosa di totalmente inedito (e difficile da definire: dire “sport-chic”, a mio parere, è riduttivo…). Con il Patek Philippe 6159G, però, l’esercizio di stile della Maison ginevrina si spinge oltre. Perché in questo caso si entra nel regno supremo dell’arte orologiera, quelle Grandi Complicazioni che nell’immaginario dei collezionisti sono indissolubilmente legate a un’estetica tradizionale.

    La difficoltà qui stava nel rinfrescare un mostro sacro come il Calendario Perpetuo Retrogrado senza tradirne l’essenza storica. Operazione resa ancora più complessa dall’immediato precedente dello stesso orologio, tuttora in catalogo: la Ref. 5160R, uscita nel 2013 nella collezione Rare Handcrafts. Un esemplare con la cassa Officier – un modello di cassa nato all’epoca della Prima Guerra Mondiale, con il fondello protetto da un coperchio a cerniera, e le anse a vite -, in oro rosa, interamente incisa a mano con motivi a volute. Bene, la Manifattura è riuscita nell’intento con una soluzione semplice ma inaspettata. Il Patek Philippe Ref. 6159G abbina infatti alla cassa Calatrava in oro bianco, con tanto di lunetta Clous de Paris (quintessenza dello stile Patek), un cristallo in zaffiro fumé. Modernissimo.

    Il calendario perpetuo retrogrado

    Del resto, credo sia importante sottolineare quanto il Calendario Perpetuo Retrogrado faccia parte dell’heritage della Casa. Se Patek ha introdotto sul mercato il primo (in assoluto) calendario perpetuo da polso nel 1925, la Ref. 97975, non ha atteso molto per aggiungere la complicazione alla complicazione. Era il 1937 quando ha presentato la Ref. 96 con Calendario perpetuo retrogrado: un pezzo unico con cassa Calatrava in oro giallo e un movimento di 11 linee, a carica manuale, basato su un’ébauche Victorin Piguet. Il particolare display mostrava l’indicazione del datario tramite la lancetta centrale ad andamento retrogrado in progressione su un arco di cerchio di 240°, al cui interno erano inscritte due finestrelle per il giorno della settimana e del mese. In aggiunta, a ore 6, rappresentava le fasi di luna.

    Questa specifica visualizzazione rimase come modello anche negli esemplari successivi, dai movimenti via via più evoluti ma con il lay-out sostanzialmente identico, o quasi. Riapparve infatti anche nella prima produzione di serie, del 1993: la Ref. 5050, in catalogo fino al 2002. Cassa da 35 mm in oro o in platino e quadrante in vari colori, mostrava solo un dettaglio diverso: il calibro automatico 315 S QR riportava le finestrelle di mese e giorno della settimana all’esterno della data retrograda, mentre all’interno, a ore 12, compariva l’anno bisestile. Nel 1999 la Ref. 5050 fu affiancata dalla Ref. 5059, con lo stesso movimento ma con la cassa Officier di 36 mm, in oro o platino. Nel 2006, quest’ultima fu sostituita dalla Ref. 5159, sempre con la cassa Officier ma da 38 mm, in oro giallo o bianco, e il calibro automatico 324 S QR. L’antesignana della 5160 citata sopra.

    L’habillage del nuovo Patek Philippe 6159G

    Come accennavo sopra, quindi, il Calendario Perpetuo Retrogrado di Patek Philippe versione 2026 si inscrive nel solco della tradizione per la cassa Calatrava, tipicamente decorata con due giri di guillochage a Clou de Paris sulla lunetta (e anche sul fondello). In oro bianco, di 39,5 mm di diametro, crea un accostamento insolito ma per nulla stonato con il gusto attualissimo del quadrante in zaffiro fumé, che lascia intravvedere il movimento sottostante. Ed è solo la seconda volta che un Patek adotta lo zaffiro per il quadrante di un orologio: nel 2023 c’era stata un’altra Grande Complicazione, la Ref. 5316, una versione ancora più complicata del Calendario Perpetuo Retrogrado con in più la ripetizione minuti e il tourbillon.

    In entrambi i casi, la superficie trasparente, metallizzata grigia – secondo la definizione ufficiale -, nella zona periferica sfuma verso il nero. E crea così un netto contrasto con le lancette e gli indici sfaccettati, la cui leggibilità è ulteriormente accentuata dal materiale luminescente. Un dettaglio quest’ultimo che ha fatto arricciare il naso ad alcuni puristi dell’orologeria perché troppo sportivo. Secondo me invece è tutt’altro che azzardato: contribuisce a dare all’orologio un carattere più incisivo ed energico. Alla stregua del cinturino, del resto: in materiale composito nero effetto tessuto, con cuciture contrasto, sembra riflettere una vocazione più attiva e quotidiana, lontana dall’idea di “oggetto da tenere in cassaforte”.

    Un calibro conosciuto

    Il nuovo Patek Philippe 6159G monta un movimento arci-noto: il calibro 26-330 S QR, discendente diretto del calibro 324 S QR, oggi non più in produzione, e ovviamente rinnovato rispetto a quel predecessore da una serie di caratteristiche. Riguardo alle sigle, vale la pena ricordare che QR sta ovviamente per Quantième (calendario, in francese) Rétrograde, mentre S sta per secondi centrali. Già, perché i calendari perpetui retrogradi di Patek sono tra i pochi (se non perfino gli unici) calendari perpetui a mantenere la lancetta dei secondi al centro. Oltretutto apprezzabile proprio per la configurazione a finestrelle, che lascia il quadrante “pulito” e non sovraccarico di informazioni. Ma non divaghiamo.

    C’è da dire che il calibro 26-330 S QR è un calibro di ultima generazione, che presenta le migliori tecnologie della Manifattura, come la spirale Spiromax®, in silicio. Ed è fornito anche di un dispositivo brevettato per la lancetta del datario. Come tutti sanno, infatti, quando la lancetta raggiunge l’ultimo giorno del mese (quale che sia: 28, 29, 30 o 31), con un salto istantaneo ritorna alla posizione di inizio mese. Un sistema esclusivo disinnesta la lancetta durante il moto retrogrado per impedire eventuali rimbalzi sul 2 o sul 3, inaccettabili per Patek Philippe. Una piccola accortezza che la dice lunga sulla meticolosità con cui sono costruiti gli esemplari della Casa.

    In pratica, il ritorno istantaneo della lancetta ad andamento retrogrado della data è assicurato da una piccola molla a spirale. Non si tratta di una vera e propria molla motrice, beninteso, ma di un semplice elemento del sistema di richiamo, che accumula energia durante la fase di avanzamento lento e la rilascia istantaneamente per il ritorno. Al di sopra è montata la ruota della data, dotata di una leva di blocco retrogrado, che isola il cricchetto retrogrado della ruota della data e impedisce quindi ogni errore di indicazione. Negli altri giorni del mese, il cricchetto retrogrado posiziona correttamente la ruota del calendario retrogrado.

    Il prezzo del Patek Philippe 6159G

    Riguardo al calibro 26-330 S QR ci sarebbe ancora tanto da dire, ma non voglio approfittare della pazienza di chi legge. Chi volesse conoscere ulteriori informazioni, può trovarle nelle didascalie in alto, a corredo delle immagini. Qui concludo come sempre con il prezzo al pubblico, che nel caso del Patek Philippe 6159G è di 123.551 euro. Di per sé non eccessivo, anzi in limea con gli altri calendari perpetui della Maison. Ricordiamoci sempre che siamo nel segmento dell’alta orologeria…

  • Patek Philippe 7340: il valore del Twenty~4 calendario perpetuo

    Patek Philippe 7340: il valore del Twenty~4 calendario perpetuo

    La collezione Twenty~4 Automatic si evolve: va oltre i semplici “solo tempo” e diventa una piattaforma per le complicazioni. Per quella d’esordio Patek Philippe punta subito in alto e sceglie il calendario perpetuo, una delle più emblematiche del proprio savoir-faire, perfettamente padroneggiata fin dal 1925. Tant’è che utilizza un movimento famoso: non solo rodato, ma soprattutto considerato dagli esperti uno degli esempi più rappresentativi dello stile e della tecnica della Manifattura. Dopodiché lo ha “vestito” con un metallo nobile. Cassa e bracciale sono interamente oro rosa, un lingottino dalla finitura lucida e dalla vocazione elegante che non ha bisogno di gemme per somigliare a un gioiello. Il risultato è il Patek Philippe 7340, declinato in due versioni di quadrante: verde oliva soleil o argenté effetto shantung.

    La meccanica di pregio, l’habillage prezioso, il nome più blasonato dell’industria del tempo elvetica. Le condizioni per una creazione esclusiva, destinata al polso di poche fortunate, ci sono tutte. E in effetti, lo scrivo subito nero su bianco, il prezzo del Patek Philippe 7340 raggiunge la ragguardevole cifra di 101.175 euro. Una cifra che noi comuni mortali – parlo per me e forse per molti di voi – non possiamo permetterci di spendere per un orologio. Ma non è il caso di farsi prendere dalla sindrome della “volpe e l’uva”. Meglio piuttosto cercare di capire il motivo per cui un esemplare può valere più di 100mila euro. Stavolta non mi limito alla frase fatta “è l’alta orologeria, bellezza!” che sgorga spontanea di fronte a certi mugugni. Nelle prossime righe, proveremo quindi a comprendere a cosa è dovuto un prezzo simile.

    Dal Twenty~4 al Twenty~4 Automatic

    Prima di tutto un po’ di storia. Il Twenty~4 nasce nel 1997 dalla matita di Roberto Boglietti – come abbiamo scritto già più volte in queste pagine. Il gioielliere di Biella disegna un particolare orologio-manchette – un genere all’epoca molto in voga per il pubblico femminile -, dalle influenze Art Déco, che viene messo in produzione grazie alla lungimiranza di Philippe Stern. Presentato nel ’99, riscuote tanto successo da dar vita nel tempo a un’intera collezione – ricca di referenze, anche di alta gioielleria. E da allora rimane sempre in catalogo. Prova ne sia l’attuale Referenza 4910, in acciaio o in oro, rispettivamente con il quadrante soleil blu e verde oliva oppure guilloché color porpora, con gli immancabili brancard incastonati di diamanti. Un grande classico dallo chic intramontabile.

    Ma per Patek non è abbastanza. La svolta avviene nel 2018, quando un totale re-styling trasforma completamente il Twenty~4, nell’estetica come nella meccanica. La cassa di forma con bracciale integrato diventa rotonda, il movimento al quarzo è sostituito da un calibro automatico, di manifattura. Ma non si tratta di un “Calatrava da donna”, come lo definiscono i soliti criticoni. Il Twenty~4 Automatic è piuttosto un esemplare dalla spiccata personalità, come Augusto Veroni non esita a sottolineare nell’entusiastica recensione scritta al momento del lancio. Da allora conosce numerose versioni: oggi la Referenza 7300 è disponibile in acciaio con quadrante soleil blu, verde oliva o cioccolato, oppure in oro rosa, con quadrante soleil cioccolato o effetto shantung. Tutte con la lunetta ornata di due file di diamanti (0.77 ct in totale, mica bruscolini) e tutti sempre “solo tempo”.

    Il Patek Philippe 7340: un bene sicuro

    Ecco quindi l’assoluta novità del Patek Philippe 7340: il primo Twenty~4 Automatic con calendario perpetuo, appunto. Che sembrerebbe inaugurare una nuova era di complicazioni per la collezione – o almeno così è come me la immagino io in un futuro tutt’altro che remoto. Perché l’adozione del movimento meccanico ha creato il presupposto per dotare l’orologio di una serie di funzioni aggiuntive. Già me lo vedo come Cronografo o come Travel Time… Ma, al di là delle mie fantasie, le complicazioni (in senso lato) aumentano il valore collezionistico di un esemplare che già di per sé è un investimento sicuro, a lungo termine. Un dettaglio non da poco nel nostro discorso.

    Detto ciò, consideriamo che a incidere sui costi del Patek Philippe 7340 c’è innanzitutto la materia prima: l’oro rosa. Sappiamo tutti quanto il prezzo dell’oro sia aumentato negli ultimi anni (mentre scrivo, in tempo reale, ha una quotazione di 97,86 euro al grammo). La Manifattura non dichiara la quantità del metallo prezioso presente nell’orologio, e io evito di azzardare numeri a caso. Sta di fatto che cassa e bracciale interamente in oro massiccio influiscono parecchio sul valore finale. Non solo ai nostri giorni, ma anche in proiettato in prospettiva.

    Produzione e finiture a regola d’arte

    In più dobbiamo tener presente il livello di finitura, indissolubilmente legato a una qualità estrema. La fabbricazione “a regola d’arte”, proverbiale da Patek, riguarda la cura di ogni minimo dettaglio – anche in conformità dei dettami imposti dal Sigillo Patek Philippe. Per questo la produzione di un orologio richiede mesi di lavoro di artigiani specializzati (e non sto esagerando). Cosa resa possibile soltanto dall’indipendenza della Manifattura, che le consente di prendersi tutto il tempo necessario per eseguire le infinite operazioni richieste dai canoni della grande orologeria di tradizione su ogni singolo componente.

    A complicare le cose, poi, ci si mette anche il design della cassa, che definire “rotonda” è riduttivo. In realtà ha una forma complessa, fatta di volumi articolati e ricca di rilievi, curve, gradini accostati o sovrapposti, ma sempre sagomati, levigati – così da evitare qualsiasi asperità e regalare al tatto sensazioni piacevoli di compattezza e solidità. Stesso discorso per il bracciale integrato, a tre file, con i link centrali leggermente bombati e le maglie laterali arrotondate e godronate. L’insieme deve essere stato un vero incubo per gli artigiani che hanno dovuto lucidare a mano tutte le superfici in modo maniacale…

    Il calibro 240 Q

    E poi c’è la meccanica, che nella produzione del Patek Philippe 7340 ha un peso specifico notevole. Il calibro 240 è un movimento storico – nato nel 1977 -, ma continuamente aggiornato dal punto di vista delle tecnologie. Così, per esempio, monta il tipico bilanciere Gyromax® insieme alla spirale Spiromax® (in un derivato del silicio), che lo tiene al sicuro dalle alterazioni provocate dai campi magnetici e incide positivamente sulla costanza di marcia. Si tratta di un movimento ultrapiatto, sottile 2,53 mm anche grazie al micro-rotore decentrato in oro 22 Kt, integrato nello spessore dei componenti.

    In particolare, però il Patek Philippe 7340 ospita la versione con calendario perpetuo: il calibro 240 Q (la lettera Q sta proprio per Quantième, calendario in francese). È quindi dotato di un modulo della complicazione, ma mantiene comunque uno spessore contenuto di 3,88 mm. Pochissimi, se si pensa ai 275 componenti in grado di fornire una grande quantità di informazioni. Ricordo infatti che il calendario perpetuo è dotato di una “memoria meccanica” capace di riconoscere la durata di tutti i mesi dell’anno, di distinguere quelli di 31, 30 o 28 giorni e perfino i 29 del febbraio negli anni bisestili. Cui si aggiungono, in questo caso, le fasi di luna e l’indicazione delle 24 ore.

    Concludo anche qui con le finiture. Basta dare un’occhiata al fondello in vetro zaffiro dell’orologio per rendersi conto dell’eccellenza delle decorazioni effettuate anche sulla parte meccanica. Platina rifinita col motivo circolare del perlage, ponti smussati e decorati a Côtes de Genève, perfino la testa delle viti è lucidata a mano. Una cura assoluta, una perfezione estetica realizzata anche nelle zone non visibili del movimento, quelle che la proprietaria dell’orologio probabilmente non vedrà mai. Non fine a sé stessa, ma per far durare ciascun esemplare per molte generazioni. E, come scrive la Maison stessa, “per creare emozioni”. Come si quantificano le emozioni?

  • Patek Philippe 5320G-011: il calendario perpetuo compie 100 anni

    Patek Philippe 5320G-011: il calendario perpetuo compie 100 anni

    Il 2025 è un anno importante per Patek Philippe, per tutta l’orologeria e per gli appassionati di orologi. Nel 1925, esattamente un secolo fa, la Maison ginevrina presentava il suo primo orologio da polso con calendario perpetuo, la Referenza 97975. Badate bene all’espressione “da polso”, perché il movimento che quel modello alloggiava era già stato utilizzato e brevettato per un esemplare da donna, un pendente, nel 1898. L’anniversario dei 100 anni è quindi una motivazione più che buona per riproporre alla vostra attenzione il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo del 2022, che quando uscì andò a sostituire l’omonima referenza presentata nel 2017, con la stessa affissione ma una meccanica aggiornata e un altro colore di quadrante.

    Un ulteriore stimolo a trattarlo giunge proprio dal quadrante color salmone, di cui vi abbiamo parlato in più di una precedente occasione, e oggi ancora assolutamente di tendenza. Una colorazione definita ufficialmente dalla Casa “rosa dorato opalino”. Unita alla sottile cassa monoblocco in oro bianco e al cristallo zaffiro bombato (a box) che ricorda gli orologi con vetro in esalite di una volta, questa cromia esalta l’eleganza del Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo. Un dress watch che, messa da parte ogni retorica, può considerarsi davvero senza tempo. Eterno appunto, come il suo calendario.

    I precedenti del Patek Philippe 5320G-011

    Se si guarda all’estetica del Patek Philippe 5320G-011, in realtà, si colgono una serie di stili e stilemi che appartengono alla tradizione e alla storia della Maison stessa. Un po’ come se Patek Philippe avesse volutamente recuperato – riguardo all’affissione e all’abbigliamento – dettagli tipici del proprio passato e li avesse tra loro miscelati per comporre qualcosa di nuovo.

    A cominciare proprio dalla configurazione, particolarmente leggibile e amata dai collezionisti. Il display infatti si rifà al primo esemplare da polso con calendario perpetuo prodotto in serie dalla Manifattura: la Referenza 1526 del 1942. Realizzata in 210 pezzi, presentava un identico lay-out. Stesse finestrelle affiancate a ore 12, per il giorno della settimana e il mese, stesse fasi di luna a ore 6, coassiali al datario a lancetta.

    Riguardo allo stile del quadrante, invece, diretto predecessore dovrebbe essere un pezzo unico. Un orologio d’ispirazione militare, oggi esposto al Patek Philippe Museum di Ginevra e appartenuto a un Maharaja, che lo indossava – si racconta – durante le partite di polo nell’India coloniale. Ovvero la Referenza 1591 del 1944, con cifre arabe dipinte e lancette azzurrate a siringa, entrambe riempite di materiale luminescente. Questo esclusivo modello in acciaio rimase sconosciuto fino al 1996, quando apparve per la prima volta all’asta. L’ultima volta fu venduto da Christie’s nel 2007 e aggiudicato per oltre due milioni e mezzo di franchi svizzeri.

    Quindi il design della cassa Art Déco, reso unico dalla presenza delle particolari anse “a gradini”. Sottili, eleganti e arcuate, hanno una godronatura che riprende quelle della Referenza 2405. Un semplice esemplare “solo tempo” caratterizzato proprio dalle anse “a griffe” godronate. E datato sempre anni Quaranta, epoca di grande vivacità nella progettazione orologiera.

    Il calibro 26-330 S Q

    Della cura riposta nella realizzazione della cassa e di ogni altro elemento del Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo, preferisco siano le didascalie e le immagini sopra a parlare. Qui voglio spendere qualche parola sul movimento di manifattura, il Calibro 26-330 S Q, con rotore di carica unidirezionale in oro 21 carati, secondi centrali e autonomia di 45 ore circa. Si basa sul calibro 324, cui i tecnici hanno aggiunto un modulo da 1,65 mm che integra il calendario perpetuo attraverso il datario a lancetta, il giorno della settimana e il mese mostrati appunto nelle due finestrelle.

    Anche riguardo alle caratteristiche tecniche del movimento vi rimando alle didascalie. Mi soffermo però su un paio di dettagli qualificanti del Calibro 26-330 S Q, che appartengono alla tecnologia della Casa. Prima di tutto il bilanciere Gyromax®: brevettato da Patek Philippe nel 1949, è un bilanciere a inerzia variabile che permette una regolazione fine grazie alla presenza di cilindretti “tagliati”, fissati un tempo sulla massa anulare e ora sui quattro bracci. Basta ruotare il taglio dei cilindretti verso l’interno o l’esterno del bilanciere stesso per variarne il momento di inerzia. E quindi giocare sull’antipico o sul ritardo.

    L’altro elemento da citare è la spirale Spiromax® in Silinvar, un materiale a base di silicio. Anche questa brevettata, ma in tempi molto più recenti – nel 2006 -, è stata sviluppata dal dipartimento Patek Philippe Advanced Research. Oggi sono in tanti a utilizzare una spirale in silicio, ma vi assicuro che – al momento del lancio – la spirale Spiromax fece scalpore, tanto apparve rivoluzionaria. Risultava del tutto amagnetica, compensava gli sbalzi di temperatura, non aveva bisogno di lubrificazione, era insensibile ai piccoli urti. Per farla breve migliorava notevolmente l’isocronismo del bilanciere.

    Se si guarda il Calibro 26-330 S Q con attenzione attraverso il fondello in vetro zaffiro, il bilanciere Gyromax® con la spirale Spiromax® saltano subito all’occhio. Ma ciò che colpisce è la bellezza, l’armonia del movimento nella sua interezza, sublimato da un livello di finiture al limite della perfezione. Al di là dell’estetica, comunque, la peculiarità della funzione calendario perpetuo merita qualche cenno.

    Cos’è il calendario perpetuo?

    È un complesso meccanismo. Una delle complicazioni più affascinanti che si possano osservare in un orologio meccanico. È anche una delle più costose. Un calendario perpetuo tiene infatti conto dei mesi composti da 28, 29, 30 e 31 giorni e degli anni bisestili – quelli che, ricorrendo con periodicità quadriennale, hanno il mese di febbraio di 29 giorni anziché di 28. Mi spiego meglio.

    Il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo passa direttamente dal 30 aprile al 1° maggio, dal 30 settembre al 1° ottobre, dal 28 febbraio al 1° marzo. “Sa” cioè da quanti giorni è composto ogni mese dell’anno e adegua gli scatti di data. In un calendario di tipo tradizionale, il cosiddetto calendario completo, la correzione del giorno in funzione del mese, non senza fastidio, spetta invece a voi. Non è finita: sempre il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo sa se l’anno in corso è bisestile o meno, andando a segnare il giorno 29 dopo il 28 febbraio, per poi passare al 1° marzo.

    Di solito la prima regolazione (dall’acquisto) va eseguita a mano. Ma, dopo aver impostato correttamente il mese, il giorno della settimana e la data, il capolavoro di Patek farà tutto al vostro posto. A patto che resti sempre carico, indicherà correttamente il giorno fino al 28 febbraio del 2100, anno secolare che il calendario gregoriano, a cui noi facciamo riferimento, non considera bisestile. Sì, avete capito perfettamente: oggi comprate il Patek Philippe 5320G-011, ne regolate il calendario e, se sarete attenti a non farne mai arrestare la marcia, non dovrete più toccarlo per i prossimi 75 anni. Voi o chi per voi, magari i vostri eredi.

    Infine, meritano un cenno le piccole finestrelle circolari che si osservano a ore 4:30 e 7:30. Indicano rispettivamente il ciclo degli anni bisestili (con i valori 1, 2, 3 e 4) e l’alternanza giorno/notte, passando dal bianco al blu scuro.

    Il meglio delle fasi lunari

    Potevano nella Manifattura ginevrina fermarsi a questo? Direi proprio di no. Perché, come scrivevo sopra, il Patek Philippe 5320G-011 indica anche le fasi lunari. E non lo fa in maniera basica, ma affidandosi a una soluzione meccanica tanto elegante e sofisticata da permettere al fortunato proprietario di dover correggere lo scarto di un giorno rispetto al ciclo lunare effettivo soltanto ogni 122 anni. Più perpetuo di così…

    Due parole per farvi capire quanto diverso è il dispositivo delle fasi lunari del Patek Philippe 5320G-011. La gran parte degli orologi meccanici dotati di calendario perpetuo accusano lo scarto di un giorno ogni 3 anni. Il miglioramento è reso possibile dall’utilizzo di una ruota a 135 denti, che garantisce una precisione ben maggiore rispetto alla consueta ruota a 59 denti.

    Ora, è difficile che da qui ai prossimi decenni, il vostro Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo non si fermi mai. Dovreste sempre indossarlo o riporlo in una scatola con caricatore integrato. Però, il valore ingegneristico di un calendario perpetuo così concepito resta fuori discussione e giustifica ampiamente il prezzo a cui l’orologio è venduto.

    Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo: conclusioni e prezzo

    Chi desidera un orologio Patek Philippe, per giunta un calendario perpetuo, non fa tanto caso al prezzo. Il Patek Philippe 5320G-011 Calendario Perpetuo va interpretato come il risultato di un secolo esatto di tradizione e ricerca. E in questo senso potrebbe anche costare di più di quanto effettivamente costa: 104.424 euro. Non farebbe una grinza.

    Il Patek Philippe 5320G-011 è un orologio che non lascia nulla al caso, curato in ogni dettaglio interno ed esterno, e può considerarsi a tutti gli effetti un investimento. Il color salmone del quadrante, come anticipato nell’introduzione, si sposerà da qui all’eternità (è proprio il caso di dirlo) con un carattere vintage ed elegante.

    Vi lascerei però con un’ultima riflessione: non tanto sul prezzo in assoluto, quanto sull’incremento che di questo la referenza ha subito dall’anno del lancio, il 2022. Si sa, il prezzo dell’oro è ormai alle stelle, ma se all’uscita il Patek Philippe 5320G-011 costava 84.700 euro, oggi per portarselo a casa occorre spendere 20mila euro in più.

  • Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante: la sublime equazione

    Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante: la sublime equazione

    Orologio che vince non si cambia. Per parlare del Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 prendo in prestito un’espressione classica del mondo dello sport e sostituisco la parola “squadra” con “orologio”. Perché con la referenza 5887 la Maison ha creato un oggetto capace di evolvere senza cambiare, di mantenere un’identità estetica e tecnica riconoscibile che ha bisogno di aggiornamenti misurati, limitati principalmente al metallo della cassa e al colore del quadrante. L’equilibrio complessivo dell’orologio è infatti così preciso da non necessitare di stravolgimenti. Basta a se stesso e piace ai collezionisti. That’s it, direbbero a Londra.

    In effetti il Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 fu lanciato da Breguet a Baselworld nel 2017. Un battito di ciglia se rapportato ai tempi dell’orologeria, un’era geologica fa se si pensa a che cosa è accaduto dall’uscita di Swatch Group da Basilea a oggi, tra saloni defunti, pandemie, mercati impazziti e quasi rinsaviti. Eppure il nostro orologio è sempre lì. Sette anni fa, quello che è il modello di punta della collezione Marine fu presentato in due versioni, una in oro rosa 18 carati con quadrante argentato e l’altra in platino con quadrante blu.

    Nel 2020, in occasione del 220° anniversario del tourbillon, Breguet aggiunse un’altra versione in oro rosa e quadrante marrone, per allargare l’offerta a un colore che, allora come oggi, era molto apprezzato. Oggi tocca al quadrante nero e, di nuovo, alla cassa in platino. Orologio che vince non si cambia, appunto. Specialmente per quello che riguarda la complicazione regina che ospita, ossia l’equazione del tempo.

    Il Breguet Marine e l’equazione del tempo

    Per spiegare in breve in che cosa consiste, possiamo dire che l’equazione del tempo indica la differenza tra l’ora solare e l’ora civile media. Ossia lo scostamento, durante il corso dell’anno, tra il tempo indicato da un orologio solare e quello indicato dall’orologio che comunemente usiamo. Due tempi che non coincidono, perché questo scostamento può variare, in un anno, da un massimo di 16 minuti e 25 secondi tra il 31 ottobre e il 1° novembre, a un minimo di -14 minuti e 15 secondi tra l’11 e il 12 febbraio.

    Entrando un filino più nel dettaglio, questo scostamento è dovuto all’azione combinata tra l’inclinazione dell’asse terrestre (pari a 23 gradi e 27 primi) e l’eccentricità dell’orbita ellittica della Terra, ossia il rapporto fra la distanza di un fuoco dal centro dell’ellisse e la lunghezza del semiasse maggiore dell’orbita. Quanto maggiore è il valore dell’eccentricità (quello dell’orbita terrestre è pari a 0,017), tanto più allungata è l’ellisse.

    Non c’è bisogno di spiegazioni più approfondite, sia perché non sono Margherita Hack, sia perché credo che a pochi di voi interessi. Quanto scritto sopra dovrebbe far capire due cose: che l’equazione del tempo è fondamentalmente una complicazione priva di utilità pratica, ma un virtuosismo meccanico e matematico di altissima fattura; e che poche sono le manifatture a possedere le capacità tecniche per realizzarla e racchiuderla in un orologio da polso.

    In particolare, l’equazione del tempo nel Breguet Marine Tourbillon è chiamata “marciante” proprio perché è leggibile in modo istantaneo grazie alla presenza di due lancette dei minuti in continuo movimento: una di tipo Breguet à pomme che indica l’ora civile; e l’altra, la cui estremità reca un anello dorato, diamantato e plissettato, per la lettura dell’ora solare.

    Ingegneria e astronomia

    Tanto la lettura è immediata sul Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887, quanto il meccanismo che la consente è complesso. Esso è controllato dal tourbillon e da una camma a forma di fagiolo, entrambi visibili a ore 5 perché posizionati sotto un disco di zaffiro su cui sono riportate le iniziali dei mesi dell’anno. In questo modo è possibile seguire il funzionamento della camma rotante, il cui fagiolo è in realtà una forma di analemma. Vale a dire un diagramma grazie al quale è possibile leggere la differenza tra il mezzogiorno vero e il mezzogiorno medio nelle varie parti del mondo, in qualsiasi giorno dell’anno.

    Questa camma, la cui progettazione ha richiesto calcoli molto precisi basati sul moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole, compie un giro completo intorno al proprio asse nell’arco di un anno. Un tastatore, a sua volta collegato a un rastrello, legge sulla camma le informazioni in essa contenute e le trasmette alla lancetta dei minuti dell’equazione marciante. Grazie a un differenziale si corregge la marcia della seconda lancetta dei minuti in base alle informazioni trasmesse dal tastatore, così che indichi correttamente il tempo solare. I calcoli alla base della complicazione sono stati elaborati in rapporto al meridiano di Greenwich, in modo da consentire la lettura della differenza fra tempo medio e tempo solare, qualunque sia il meridiano cui ci si riferisce.

    Un virtuosismo tecnico che fa quasi scomparire un’altra complessità del Marine Tourbillon Équation Marchante 5887, ossia il tourbillon. Che a casa Breguet è il pane quotidiano e che, come l’equazione del tempo, qui non è una funzione che definiremmo pratica, visto che è più utile su un orologio da tasca o da tavolo che su uno da polso. Ma Breguet non è un brand “pratico” e non dovrebbe diventarlo, se vuole restare Breguet.

    Il calendario perpetuo del Breguet Marine

    Mi viene da sorridere a pensare che l’altra grande complicazione dell’orologio, il calendario perpetuo con indicazione retrograda del datario, possa essere quasi derubricata a un dettaglio di routine. La si vede distribuita nella metà superiore del quadrante e strutturata con due finestrelle, rispettivamente a ore 10:30 e 1:30, nelle quali compaiono il giorno della settimana e il mese, quest’ultimo con a fianco l’eventuale anno bisestile. A ciò si abbina un indicatore ad arco per la data, individuata da una lancetta retrograda a forma di àncora, giusto per ricordare in quale collezione di Breguet ci troviamo.

    Completa la serie delle informazioni presenti sul quadrante un discreto indicatore dell’autonomia residua. Ha la forma di un piccolo arco posizionato da ore 7 a ore 8, tra il cerchio delle ore e la parte centrale del quadrante. Quando il Breguet Marine Tourbillon Équation Marchante 5887 è al massimo della propria carica, l’indicatore e completamente blu e si “svuota” man mano che l’autonomia diminuisce.

    L’architettura meccanica dell’orologio è sorretta dal calibro di manifattura a carica automatica 581DPE, lo stesso che equipaggiava le precedenti referenze del Marine Tourbillon Équation Marchante. Lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un solo bariletto, capace però di erogare potenza per una carica di circa 80 ore.

    Estetica codificata

    Tutto questo ben di Dio è al servizio dell’estetica propria della collezione Marine, specialmente per ciò che riguarda il quadrante. È in oro bianco con finitura nera e si struttura in quattro settori. Il più interno è un disco nero decorato manualmente a guilloché, con il classico motivo a onde del Marine. C’è poi il giro delle ore color argento, lavorato con una satinatura circolare, sul quale spiccano i numeri romani neri in oro, applicati. Segue un altro cerchio, nero, che riporta gli indici piramidali in oro trattati con Super-LumiNova. Più all’esterno il réhaut, decorato con un motivo ondulato.

    Una geometria piuttosto articolata, come si vede, che tuttavia è ben bilanciata esteticamente. Forse un po’ “importanti” le presenze del tourbillon e della camma, ma si può capire: sono il cuore meccanico dell’orologio, hanno una struttura non banale ed è giusto che si prendano il proprio spazio, anche visuale. Il tutto è racchiuso nella classica cassa da 43,9 mm di diametro del Marine Tourbillon Équation Marchante, qui in platino. Lo spessore di 11,8 mm è di tutto rispetto se si considera le complicazioni che ospita.

    Come sempre, prima di lasciarvi alle didascalie chiudo con il prezzo: 297.000 euro. E con una notazione. La storia della collezione Breguet Marine ha origini lontane, poiché il suo nome deriva dal titolo di “horloger de la Marine Royale” di cui Abraham-Louis Breguet fu insignito nel 1815. Il nome di Breguet sarà legato alla Marina reale francese per decenni, poiché anche il figlio e il nipote le fornirono cronometri. Nel 1990, la Maison cavalcò questa storia per presentare la collezione Marine, ispirata proprio all’aspetto classico e alla grandezza tecnica dei cronometri da marina. La linea, rinfrescata nel 2018, è tuttora uno dei pilastri della Maison. Di fronte a un orologio come questo si capisce il perché.

  • Streamliner Perpetual Calendar, l’eleganza salmone di Moser

    Streamliner Perpetual Calendar, l’eleganza salmone di Moser

    Il pittore tedesco Hans Hofmann disse una volta che «la capacità di semplificare significa eliminare il superfluo in modo che solo il necessario possa parlare». Il Moser Streamliner Perpetual Calendar non è un quadro ma un orologio, eppure nella recente versione Concept Smoked Salmon incarna alla perfezione le parole di Hofmann. Qui, il necessario non parla: si fa sentire a pieni polmoni perché difficilmente si può trovare in giro in un orologio tanto essenziale quanto complesso, tanto elegante quanto funzionale.

    La stessa azienda parla di un modello “estremamente sobrio, privo di noiosi contatori, indici e loghi. Semplice in apparenza, ma in realtà incredibilmente ingegnoso, si concentra esclusivamente sull’essenziale”. Come del resto fa l’intera filosofia di prodotto di H. Moser & Cie., in cui il verbo principale è “togliere” e non “aggiungere”. In questo Streamliner Perpetual Calendar però, ci sono due difficoltà in più. Da una parte la complicazione del calendario perpetuo, dall’altra una finitura del quadrante tra le più esclusive del Brand, introdotta da poco ma già un cult.

    Il calendario perpetuo e il Moser Streamliner

    Senza entrare troppo nel dettaglio, ricordo che il calendario perpetuo consente all’orologio di mostrare la data esatta tenendo conto delle lunghezze dei vari mesi, inclusa quella di febbraio che cambia in base al ciclo degli anni bisestili. Come ben sappiamo oggi, nel 2024.

    Detto questo, il calendario perpetuo è una complicazione ben nota a H. Moser & Cie. Nel 2005 il Marchio di Neuhausen am Rheinfall scelse questo tipo di calendario per battezzare il proprio ritorno sulla scena mondiale dell’alta orologeria. Anche se non era ancora la Moser di oggi, quel pezzo fu già un caso di scuola per la classicità e l’armonia di forma e funzione che lo caratterizzava. Sono passati 19 anni, ma la musica non è cambiata.

    Quell’orologio era il Perpetual 1, che con le sue linee pulite, la sua classicità e la sua semplicità fece guadagnare ad H. Moser & Cie. il primo premio nella categoria Complicated Watch al GPHG 2006. Oggi il Brand innova il calibro HMC 341 del Perpetual 1, che diventa HMC 812 e passa dalla versione con i piccoli secondi a quella con i secondi al centro. Un cambio sostanziale che adatta la complicazione alla modernità della collezione Streamliner e più specificamente del Moser Streamliner Perpetual Calendar. Che con il quadrante color salmone diventa ancora più seducente.

    La collezione Streamliner ospita però la complicazione del calendario perpetuo già dal 2021, quando il Brand lanciò lo Streamliner Perpetual Calendar. La nuova referenza è la discendente diretta di quella di 3 anni fa, con però la grande differenza del quadrante. Qui parliamo del “salmone affumicato” che ha debuttato lo scorso anno nello Streamliner Centre Seconds Smoked Salmon e che nel Moser Streamliner Perpetual Calendar Concept Smoked Salmon si evolve ulteriormente.

    La nudità del quadrante

    Non nella finitura e nel colore. Quest’ultimo cambia a seconda del movimento del polso, passando da tonalità cioccolato a nuance dorate, attraverso un’ampia gamma di sfumature. Così come lo Streamliner Centre Seconds Smoked Salmon, anche questo orologio è un’edizione speciale disponibile in collezione solo per un anno. Perciò, il quadrante ha una finitura griffé verticale presente solo in queste edizioni, grazie alla quale la luce non smette di giocare sulla superficie. Così, il quadrante stesso passa continuamente dal nero a un effetto specchio. 

    La differenza tra i due quadranti salmone sta nel fatto che quello del calendario perpetuo si spoglia completamente. Niente indici, niente piccola minuteria, niente logo, nemmeno quello segreto tanto caro ad H. Moser & Cie. Ciò che rimane sul volto di questo Moser Streamliner sono solo le indicazioni del calendario perpetuo.

    Per segnare le ore, i minuti e i secondi centrali, le lancette sono tridimensionali e realizzate in due parti. Sono tutte dotate di inserti in Globolight, un materiale a base di ceramica che contiene Super-LumiNova e garantisce una leggibilità eccezionale. Anche la lancetta dell’autonomia residua, a ore 10, ha un piccolo inserto in questo materiale prodigioso. Minimalista è anche la lancetta dei mesi: centrale, piccolissima, rossa e con decalco bianco.

    Merita qualche parola in più la gran data, la quale lavora utilizzando due dischi sovrapposti che funzionano uno dopo l’altro, da 1 a 15 e da 16 a 31. Grazie al cambio data istantaneo, chiamato dal Brand “Flash Calendar”, il passaggio alla mezzanotte è fulmineo. La finestrella del datario è a ore 4, allineata alla corona di carica. Questa posizione inusuale ha costretto gli ingegneri di Moser a inclinare i numeri di 26 gradi. La data può essere regolata in qualsiasi momento del giorno, sia spostandosi avanti, sia indietro.

    Precisione e innovazione nel calibro

    Manca qualcosa, direte voi. Se il Moser Streamliner Perpetual Calendar Concept Smoked Salmon è un calendario perpetuo, dov’è l’indicazione dell’anno, compreso quello bisestile? Va bene spogliare il quadrante, ma il segno distintivo del perpetuo non deve essere tolto di mezzo. E infatti c’è. Non sul quadrante ma sul fondello. L’indicazione avviene attraverso una “ruota” divisa in 12 settori, con tre serie di 4 anni ciascuna, nelle quali l’anno bisestile è indicato da un settore nero.

    Un trucco che serve a mantenere la pulizia del quadrante e che mi dà l’occasione di passare a parlare del calibro. Che è sempre l’HMC 812 a carica manuale che abbiamo già trovato sul calendario perpetuo del 2021. Anche qui è visibile attraverso il vetro zaffiro del fondello. Realizzato in-house, ha una strepitosa autonomia di 168 ore, frutto sostanzialmente di due accorgimenti: un doppio bariletto e una frequenza piuttosto bassa, 18.000 alternanze/ora. 

    Per la cronaca, il calibro HMC 812 è dotato di spirale Straumann, nata dalla collaborazione tra Moser e la controllata Precision Engineering AG, erede dell’Institut Straumann AG. Senza entrare in tecnicismi, questa spirale migliora la precisione del movimento. È chiamata così in omaggio al prof. Reinhard Straumann, che all’inizio degli anni ’30 brevettò il Nivarox e le relative tecnologie di produzione.

    Nivarox è una lega di nichel-ferro il cui nome è un acronimo dal tedesco “nicht variabel oxydfest”, più o meno “non variabile e non ossidante”. La sua proprietà principale è quella di avere un coefficiente di elasticità che rimane notevolmente costante nonostante il cambio di temperatura. In sostanza, le spirali realizzate con questa lega hanno una costante elastica che non varia con la temperatura, consentendo al bilanciere dell’orologio di mantenere il tempo in modo più preciso.

    Le forme sexy dello Streamliner Perpetual Calendar

    Chiudo con il bracciale e la cassa, che nella collezione Streamliner sono eccezionali almeno quanto i quadranti. Come i più informati di voi dovrebbero sapere, il nome della collezione viene dall’affinità che il design morbido di questi orologi ha con quello dei primi treni ad alta velocità che negli anni ‘20 e ’30 portavano lo stesso nome. 

    Convogli con forme sinuose che nel Moser Streamliner Perpetual Calendar Concept Smoked Salmon si trasformano in una cassa a cuscino in acciaio da 42,3 mm di diametro, impermeabile fino a 12 atmosfere. Le curve della cassa sono prolungate dal bracciale integrato, anch’esso in acciaio. Le maglie snodate alternano finiture spazzolate verticali a superfici lucide. Il loro disegno porta il bracciale ad arcuarsi leggermente per seguire la linea del polso.

    Anche la lunetta, che si integra al design discreto dello Streamliner Perpetual Calendar, ha una finitura spazzolata soleil come quelle della cassa, che le alterna a superfici lucide con forme cave e satinate sui lati. Il vetro zaffiro è leggermente bombato, tipo Glassbox, e dona ulteriore morbidezza alle forme complessive dell’orologio, molto sexy. È troppo se uso questo aggettivo? Provatelo al polso, accarezzatelo e vedrete che sarete d’accordo con me. In un’epoca di politicamente corretto, di schwa, di asterischi… almeno questo concedetemelo.

  • Slimline Perpetual Calendar: la firma di Peter Speake su Frederique Constant

    Slimline Perpetual Calendar: la firma di Peter Speake su Frederique Constant

    L’orologeria è un mondo che richiede molte competenze e qualità, tra cui una buona memoria. Se parlo di Frederique Constant e le associo il nome del grande orologiaio inglese Peter Speake, vi viene in mente qualcosa? No? Allora provate a dare un’occhiata alle immagini del nuovo Slimline Perpetual Calendar Manufacture by Peter Speake della Maison ginevrina e vedrete che vi si potrebbe sbloccare un ricordo.

    Un ricordo che ci riporta indietro di un anno e mezzo, a metà 2022, quando Frederique Constant presentò una collaborazione con The Naked Watchmaker, che aveva come oggetto proprio il calendario perpetuo della collezione Slimline.

    La piattaforma online The Naked Watchmaker ha, nelle intenzioni dei fondatori, l’intento di “informare e ispirare le future generazioni di appassionati e collezionisti di orologi, offrendo a tutti una visione unica degli orologi e dell’industria dell’orologeria da una prospettiva educativa obiettiva”. E chi sono questi fondatori se non Daniela Marin e Peter Speake? Il quale ora torna “sulla scena del crimine” e rimette mano allo Slimline Perpetual Calendar Manufacture di Frederique Constant.

    Slimline Perpetual Calendar Manufacture: nudo è bello

    Sia l’orologio del 2022 sia quello di oggi sono in edizione limitata: 99 pezzi la prima, 135 pezzi l’attuale. Un numero, questo, che pare sempre più standard nelle limited edition di Frederique Constant. In entrambi i pezzi, la firma di Peter Speake sta nella sottrazione. L’orologiaio inglese è infatti un maestro della scheletratura, sia dei movimenti sia dei quadranti. E ha il proprio punto di forza nella capacità di togliere sovrastrutture agli orologi su cui lavora, fino a ridurli all’essenziale.

    Lo si vede subito guardando il quadrante. Qui, rimangono solo le strutture dei tre contatori e della finestra delle fasi lunari. Ciascun contatore è ridotto a un cerchio, sul quale sono indicati rispettivamente i mesi (a ore 12), i giorni del mese (a ore 3), i giorni della settimana (a ore 9). La finestra delle fasi lunari è a ore 12 e le facce del satellite sono riportate su un disco brunito con una bella satinatura circolare.

    Nella disposizione dei contatori dello Slimline Perpetual Calendar Manufacture, Frederique Constant ha scelto la struttura classica dei propri calendari perpetui. In cui privilegia la lettura delle informazioni più quotidiane sull’asse orizzontale (ore 9 – ore 3) e lasciando quelle meno utilizzate (indicazione dei mesi e delle fasi lunari) sull’asse verticale.

    Calendario perpetuo, leggibilità eterna

    Non dimentichiamoci del fatto che questo bell’orologino è soprattutto un calendario perpetuo. Il che significa, per chi è del mestiere, che ospita una complicazione di tutto rispetto, che lo distingue dal calendario completo e da quello annuale. 

    Il calendario completo indica la data, il giorno della settimana e i mesi. Poiché essi hanno una durata variabile di 30 o 31 giorni, nel calendario completo necessitano di una correzione manuale, allo stesso modo del mese di febbraio negli anni bisestili. Il calendario annuale riconosce invece i vari 30 e 31, ma non la durata di febbraio nell’anno bisestile, che richiede perciò una correzione, l’unica in un anno. Il calendario perpetuo, invece, calcola esattamente le diverse estensioni dei mesi, includendo gli anni bisestili.

    Nel caso dello Slimline Perpetual Calendar Manufacture di Frederique Constant, i tecnici della manifattura hanno fatto un ragionamento utilitaristico pensando all’anno bisestile. Poiché si tratta di una ricorrenza quadriennale, non è, per così dire, vitale che abbia un’indicazione eccessivamente visibile. Prevedere, magari, un sub-contatore e una lancetta in più per segnalarla avrebbe potuto affollare troppo un quadrante già pieno di informazioni. 

    Ebbene, nel contatore dei mesi alcuni sono indicati da un pallino stampato e tra essi vi è anche febbraio. In corrispondenza di questo mese, sul contatore è stata aperta una finestrella e il pallino sottostante, posto su un disco, diventa rosso solo durante gli anni bisestili. Sarebbe da comprare subito l’orologio per vedere l’effetto che fa in questo 2024.

    Una cassa nota

    In quanto a design e dimensioni della cassa, l’orologio si inserisce senza particolari deviazioni all’interno degli stili della collezione Slimline. Parliamo dunque di 42 mm di diametro, con uno spessore di 12,05 mm. Quest’ultimo, per il tipo di complicazione ospitata nella cassa, è un valore di tutto rispetto, che rende l’orologio ben vestibile prima ancora che leggibile. 

    La cassa è lucida, dalle forme morbide e arrotondate, enfatizzate dalla grande corona a cipolla. L’equilibrio della cassa non è intaccato dai pulsanti presenti sui fianchi, per le correzioni delle indicazioni del calendario. In questo senso, i designer di Frederique Constant hanno fatto un lavoro pulito e accurato.

    Il calibro: pro e contro

    Dal momento che questa versione dello Slimline Perpetual Calendar Manufacture è stata concepita per la scheletratura, va da sé che gli ingegneri e i designer di Frederique Constant hanno fatto il possibile per rendere il movimento il più “fotogenico” possibile. Ecco perché qui il calibro FC-775 ha avuto un trattamento particolare.

    Le ruote del calendario perpetuo, visibili dal quadrante, sono lavorate con una finitura circolare satinata e le viti sono azzurrate, per seguire un canone stilistico della migliore tradizione dell’alta orologeria ginevrina. Il fondello trasparente rivela il grande ponte color antracite lavorato a perlage e la massa oscillante traforata, tipica dei movimenti di manifattura di Frederique Constant. Il rotore è rivestito di colore blu e richiama le viti azzurrate.

    Per la cronaca, il calibro FC-775 è stato creato da Manuel Da Silva Matos e Pim Koeslag, rispettivamente Direttore ricerca e sviluppo e Direttore tecnico di Frederique Constant. Il loro lavoro congiunto ha permesso la nascita di uno dei calendari perpetuo più innovativi e facili da assemblare attualmente sul mercato.

    Lo spessore ridotto della cassa è in buona parte merito dello spessore contenuto del calibro: 6.7 mm. La finitura delle 191 parti che lo compongono si esegue con macchine CNC, in modo che siano garantite le tolleranze esatte. Il rovescio della medaglia, purtroppo, sta nelle prestazioni del calibro FC-775 che, a fronte di una frequenza di 28.800 alternanze/ora, parlano di un’autonomia modesta, 38 ore. Che comunque è un altro valore in linea con molti dei movimenti attuali di Frederique Constant.

    La filosofia dello Slimline Perpetual Calendar Manufacture

    Lo Slimline Perpetual Calendar Manufacture esce sul mercato a un prezzo competitivo per un calendario perpetuo di manifattura: 11.995 euro. Per 1.000 euro in più è disponibile una versione con cassa trattata Dlc color antracite, una tonalità che dà omogeneità cromatica all’intero orologio. Questa versione è limitata a 35 pezzi. È chiaro che un posizionamento di prezzo del genere è del tutto in linea con la mission che i fondatori di Frederique Constant, Aletta e Peter Stas, si sono dati: rendere accessibili gli orologi di lusso Swiss Made.

    Nel caso del nostro calendario, la cosa ha ancora più valore perché riguarda una complicazione regina ed è realizzata in collaborazione con uno dei maestri orologiai più interessanti attualmente al lavoro. L’approccio minimalista di Peter Speake può piacere o meno, così come l’idea della scheletratura su un orologio. Che in questo caso, lo ricordo, interessa il quadrante, non il movimento. A mio avviso, chi dovesse mettersi al polso questo Slimline farebbe un affare. Complicazione super e firma di prestigio a poco più di 10.000 euro, oggi, è una combo (come dicono i giovani) difficile da trovare. Al di là dei gusti personali.

  • Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo: forma e sostanza

    Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo: forma e sostanza

    Il bello di avere in collezione un classico è che ci si può sbizzarrire per renderlo sempre attuale. Prendete il Baume&Mercier Riviera. È come un bell’uomo di mezza età, che si tiene in forma cambiando look e mantenendosi giovanile senza scimmiottare i giovani. Mostrando gli anni che ha, sinonimo di esperienza e di vita vissuta, ma restando al passo con i tempi. 
    Fuori di metafora, significa che il nostro Baume&Mercier Riviera è capace di arricchirsi in termini di materiali, movimenti, complicazioni. Tutto mantenendo un’identità stilistica ben riconoscibile, figlia della sua storia.

    Una storia iniziata 50 anni fa, nel 1973, dalla penna di Jean-Claude Gueit, uno dei più grandi designer di orologi: che inventò l’incastonatura “rainbow” per le pietre colorate, creò il Polo di Piaget e, appunto, la collezione Riviera di Baume&Mercier.
    Un uomo che disegnò anche per Rolex, Patek Philippe, Vacheron Constantin e Harry Winston. Un uomo che in quei fenomenali anni ’70 diede la propria interpretazione estetica al filone degli orologi sporty-chic creato dal suo quasi coetaneo Gérald Genta. Il Baume&Mercier Riviera è una delle sue creazioni più riuscite e longeve, e il Marchio ne dà ora un’interpretazione nuova, arricchendola di un calendario perpetuo.

    Richiami al passato (e al presente)

    Il primo impatto visivo con il Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo mi ha riportato indietro di 40 anni. Se, infatti, il design della collezione rimane ben riconoscibile, il combinato disposto di colori e finiture richiama molto una certa orologeria degli anni ’80. Proprio nel 1985 la Maison produsse un Riviera calendario completo (non perpetuo) che ricorda da vicino il nuovo modello, pur nelle dimensioni più ridotte che caratterizzavano l’orologeria dell’epoca.

    Quello che nell’insieme colpisce di più è senza dubbio la tonalità dorata del quadrante, che spicca sull’acciaio di cassa, lunetta, bracciale. E lo illumina. Buona parte del merito è da attribuire, penso, alla delicata satinatura verticale e al gioco di contrasti creato con le finiture dei contatori, che al centro hanno infatti una lavorazione a motivo concentrico mentre il bordo è diamantato. Gli anelli con le indicazioni, posti a un livello leggermente inferiore sia del quadrante sia della parte centrale dei contatori, danno al quadrante stesso un accenno gradevole di profondità.

    Che cosa sia e come funzioni un calendario perpetuo, non ve lo sto a spiegare di nuovo. Leggete questo articolo e ne saprete anche più di me. Quello che ci tengo a farvi notare è la disposizione classica dei contatori con le loro indicazioni, che ricalca quella del modello dell’85 e dei calendari perpetui in generale.

    A ore 3 ci sono i giorni del mese, a ore 6 le fasi lunari, a ore 9 i giorni della settimana e a ore 12 i mesi dell’anno. Al centro di quest’ultimo contatore c’è l’indicatore del ciclo annuale, con l’anno bisestile indicato in rosso. Tutto molto ben bilanciato. Il quadrante è ricco, ma non si può dire che sia affollato, nonostante l’horror vacui abbia indotto Baume&Mercier a riempire lo spazio al di sotto delle fasi lunari con logo e nome della collezione.

    Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo, equilibrio di forme

    Scrivevo poco sopra che il quadrante spicca nella visione d’impatto dell’orologio, illuminando l’insieme di cassa e bracciale. In effetti, in questo Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo il Brand ha fatto un gran bel lavoro con le finiture. La satinatura verticale del quadrante torna infatti sia sulla cassa, sia sul bracciale integrato a tre file, sia sulla faccia superiore della lunetta, dando al tutto una bella impressione di omogeneità.

    Che non significa però piattezza. Basta dare un’occhiata al bordo lucido della lunetta (dodecagonale, che ve lo dico a fare?) per avere un’impressione di movimento, data dai giochi di luce. Lucide sono anche le teste delle classiche quattro viti che fissano la lunetta alla carrure. Per inciso, sul lato cassa satinato sono incassati i pulsanti dei correttori per i contatori.

    La cassa ha una misura portabilissima di 40 mm, che non mortifica per nulla la vestibilità del Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo. E nemmeno la leggibilità del quadrante. Spesso, infatti, i calendari perpetui prediligono casse più ampie per aprire il quadrante e dare maggiore spazio alla leggibilità delle informazioni. Qui, invece, la Maison ha lavorato bene grazie proprio alle finiture del quadrante stesso, di cui ho scritto prima.

    Detto che la cassa è impermeabile fino a 5 bar, segnalo lo spessore. Non arriva a 12 mm, si ferma a 11,84. Non male per un calendario perpetuo, considerando che il calibro incassato non è integrato ma modulare: un calibro di manifattura Baumatic abbinato a un modulo Dubois-Dépraz per il calendario perpetuo.

    Questa complicazione non mi è nuova…

    Come molti di voi sapranno, per realizzare una complicazione in un orologio (dal cronografo al calendario perpetuo), si può lavorare creando una costruzione integrata oppure modulare. Nella prima, le varie funzioni sono integrate nell’architettura del movimento; nella seconda la complicazione si trova in un modulo a parte che è montato su un movimento di base, il quale fornisce la funzionalità essenziale della misura del tempo.

    Il vantaggio della costruzione modulare è dato dal fatto che, essendo il modulo costruito separatamente, può essere abbinato a molti calibri diversi. Inoltre, per un brand costa meno produrre un movimento modulare. Per contro, lo svantaggio principale di questo movimento sta nel fatto che, ponendo un modulo sopra al calibro, aumenta lo spessore dell’insieme e, quindi, quello della cassa. Svantaggio che però, come ho scritto, nel Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo è stato contenuto entri limiti ragionevoli.

    Abbiamo già visto Baume&Mercier sviluppare questa soluzione per il Clifton Baumatic Calendario perpetuo, dove al calibro Baumatic BM13-1975A C2 era stato innestato un modulo Dubois-Dépraz 55202 per il calendario. La scelta qui è stata analoga: movimento di manifattura Baumatic e modulo Dubois-Dépraz. Del primo sapete già tutto e, se non lo conoscete fino in fondo, leggete qui. Del secondo, sappiate che è specialista dei moduli e che ne ha creati anche per i calendari perpetui del Royal Oak di Audemars Piguet. Tanto basta.

    Il Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo è in 50 pezzi

    Come ormai sapete se mi leggete con continuità, eccomi in fondo con il vil denaro. Che tanto vile in questo caso non è, perché il Baume&Mercier Riviera Calendario perpetuo costa 19.500 euro. Ed è in edizione limitata, che la Maison ha scelto di fissare in 50 pezzi al mondo.

    Personalmente non sono un fan delle edizioni limitate né delle edizioni boutique. Perché non me le posso permettere, penserà qualcuno di voi… In realtà no, e nemmeno perché ho un concetto democratico dell’orologeria. Non sono un fan perché penso che in tanti casi aiutino solo ad aumentare la speculazione più che a far crescere il desiderio: e, vista la piega presa dal mercato negli ultimi anni, la speculazione è l’ultima cosa che serve.

    Tuttavia, nel caso di questo orologio, Baume&Mercier ha compiuto una mossa intelligente, posizionandolo al di sotto dei 20.000 euro. Limitando così, spero, possibili rialzi forsennati sul mercato parallelo. Peccato per la quantità, perché 50 pezzi sono davvero pochi anche se, immagino, sia una scelta fatta per omaggiare i 50 anni della collezione. In questo caso, buon compleanno e auguri, anzi complimenti, a chi si metterà al polso questo pezzo notevole.

  • I calendari Parmigiani Fleurier #2. Uno specchio delle civiltà

    I calendari Parmigiani Fleurier #2. Uno specchio delle civiltà

    Ci siamo lasciati ieri parlando nel dettaglio del primo dei tre calendari Parmigiani Fleurier in platino che il brand ha presentato a Watches and Wonders 2023, in edizione limitata di tre cofanetti. Si trattava del Tonda PF Calendario Gregoriano, che noi occidentali comunemente utilizziamo, qui nella forma del calendario annuale con fasi di luna astronomiche. Come avevo anticipato, dopo il calendario annuale abbiamo un calendario completo e un calendario perpetuo.

    Il Tonda PF Xiali Calendario Cinese Completo è dedicato alla cultura del Dragone, che misura il tempo combinando un calendario solare e uno lunare. Il Tonda PF Hijri Calendario perpetuo islamico guarda invece alla cultura musulmana, che basa lo scorrere degli anni su una serie di cicli lunari.

    Le finiture del bracciale, del quadrante e della cassa sono per entrambi gli orologi le medesime del Tonda PF Calendario Gregoriano. Il diametro della cassa rimane di 42 mm mentre cambia lo spessore: 12,2 mm per lo Xiali, 11,2 per l’Hijri. Comunque incredibilmente sottili. Conviene dunque, per ciascuno dei due pezzi, concentrarsi sulle indicazioni del quadrante e sui movimenti e lasciare ulteriori descrizioni nelle didascalie. Parto dal Tonda PF Hijri.

    I calendari Parmigiani Fleurier guardano al Medio Oriente

    A differenza del calendario gregoriano, il calendario Hijri è puramente lunare. Fu introdotto dal profeta Maometto al tempo dell’Egira (o Hijra, da cui il nome), il momento in cui si traferì dalla Mecca a Medina nel 622 d.C. Segnò una rottura rispetto ai precedenti sistemi utilizzati dalle tribù arabe, alcune delle quali utilizzavano calendari lunari, altre calendari lunisolari.

    Secondo tra i calendari Parmigiani Fleurier, ecco dunque che il Tonda PF Hijri riflette gli aspetti storici delle tradizioni nomadi musulmane e delle pratiche religiose. Basato sul ciclo lunare, è organizzato in 12 mesi, ciascuno denominato in caratteri arabi in base a precetti o compiti dettati dalle stagioni o dal Corano.

    Il secondo mese, per esempio, è Safar, che si traduce più o meno come “vuoto”: in quel periodo dell’anno le case erano vuote perché i loro abitanti erano fuori, a raccogliere cibo. L’ottavo mese, Sha’ban, significa “sparso”, perché segnava il periodo dell’anno in cui le persone si disperdevano per raccogliere l’acqua. 

    Un quadrante ricchissimo

    Tutto questo è ben presente sul quadrante dell’orologio che, lo ricordo, è un calendario perpetuo e quindi tiene automaticamente conto della differente durata dei mesi anche negli anni bisestili. E non potrebbe essere diversamente, visto che il calendario islamico conta diverse eccezioni. Il ciclo lunare Hijri è di 30 anni e consiste in 19 anni comuni con 354 giorni e 11 anni abbondanti con 355 giorni. Questo perché dei 12 mesi che compongono l’anno, 6 hanno 30 giorni, 5 ne hanno 29 e uno è variabile a 29 o 30. Per cui c’è una differenza annuale da -10 a -12 giorni.

    Oltre alle ore e ai minuti, quindi, il complesso Tonda PF Hijri indica le varie informazioni su diversi contatori. Quello a ore 3 riporta i 12 mesi dell’anno in numeri: il 9° mese, il Ramadan, sacro per i musulmani, è in verde, il colore dell’Islam. Il contatore a ore 9 indica la data fino al 30. La piccola apertura all’interno segnala la differenza tra mesi di 30 e 29 giorni: se è verde, il mese è da 30. Infine il contatore a ore 12 segnala il ciclo lunare di 30 anni.

    Anche il materiale dell’orologio ha un significato culturale. Poiché il Corano istruisce gli uomini a non adornarsi con l’oro, non è stato possibile utilizzarlo per la cassa né per il bracciale. Né l’oro giallo, né l’oro rosa. Seguendo i dettami della cultura islamica, si è scelto dunque il platino e sulle fasi lunari dell’Hijri è stato usato l’oro bianco anziché quello giallo utilizzato per gli altri.

    Calibro che vince, non si cambia

    Come alcuni di voi sapranno, l’Hijri non è una novità assoluta tra i calendari Parmigiani Fleurier. È infatti stato introdotto per la prima volta in collezione nel 2019 e nel 2020 ha vinto il premio per l’innovazione nel Grand Prix d’Horlogerie de Genève. A sua volta, quel pezzo si basava sulla tecnologia che Parmigiani Fleurier aveva originariamente sviluppato per un orologio da tavolo del 2011, ispirato da un antico orologio da tasca con calendario arabo restaurato da Michel Parmigiani.

    La nuova edizione in platino armonizza l’orologio del 2019 alla trilogia di calendari perpetui sotto il profilo dell’estetica. Quella referenza era infatti diversa in quanto a colori e visualizzazione delle informazioni, pur mantenendo la medesima impostazione del quadrante. La cassa era anch’essa in platino ma più ampia, 44,5 mm, e più spessa, 14,09 mm.

    Lavorando su quell’orologio, Parmigiani Fleurier ha avuto modo di affidarsi al medesimo calibro di manifattura PF009, un movimento automatico con modulo calendario perpetuo. L’autonomia arriva fino a 48 ore e la frequenza di oscillazione è a 28.800 alternanze/ora. Le dimensioni totali di movimento e modulo insieme sono di 33,8 mm di diametro e 5,7 di spessore. Come nel calibro del calendario gregoriano, la decorazione prevede Côtes de Genève e ponti smussati, massa oscillante in platino scheletrata, lucidata e sabbiata.

    La sfida più dura per i calendari Parmigiani Fleurier

    Così come l’Hijri, anche il Tonda PF Xiali Calendario Cinese Completo non è una prima assoluta tra i calendari Parmigiani Fleurier. Lanciato all’inizio di quest’anno, ne abbiamo già scritto qui. Ragion per cui invito a rileggere almeno la prima parte di quell’articolo per capire come funziona in Cina la misurazione del tempo attraverso i calendari. In questo modo potrete intuire come mai per un orologiaio è un vero rompicapo infilarla in un orologio da polso.

    Come accaduto con il primo Hijri, anche tra questa versione dello Xiali e la precedente c’è un’importante differenza. Là era la dimensione della cassa (44,5 mm contro 42), qui è il materiale: perché dall’acciaio dello Xiali precedente si è passati al platino dell’attuale, per armonizzarlo con la trilogia dei calendari Parmigiani Fleurier. Il diametro da 42 mm è rimasto lo stesso.

    Non è cambiata nemmeno la disposizione dei contatori sul quadrante, mentre tra i due Hijri qualche differenza c’era. A ore 12 ci sono l’indicazione del nome dell’anno/animale e del relativo elemento, oltre all’associazione con il ciclo yīn-yáng. Troviamo a ore 3 l’indicazione del numero del giorno del mese (da 1 a 29 o da 1 a 30, a seconda della lunghezza del mese) e una finestrella che segnala la lunghezza di quello corrente. A ore 6 si trova l’indicazione della fase lunare, sincronizzata con il numero del giorno. A ore 9 l’indicazione del numero del mese da 1 a 12 e una finestrella con l’indicazione del mese extra-lunare, che resta vuota quando questo non c’è.

    Ottimizzare le risorse

    Anche con il Tonda PF Xiali di questa trilogia in platino, Parmigiani Fleurier ha ottimizzato gli sforzi tecnici servendosi dello stesso calibro utilizzato nell’orologio lanciato all’inizio del 2023. Parlo del calibro di manifattura PF008, che lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un’autonomia di 54 ore.

    Qui le dimensioni totali di movimento e modulo insieme sono di 32,6 mm di diametro e 6,9 di spessore: oltre un millimetro in più di altezza rispetto all’Hijri, vista la quantità di informazioni che il calibro deve gestire, è comunque un’inezia. Anche qui, stessa attenzione alle decorazioni: massa oscillante in platino scheletrata, lucidata e sabbiata, Côtes de Genève e ponti smussati.

    Come avrete capito, il Tonda PF Xiali nasconde un meccanismo molto sofisticato che serve a visualizzare le informazioni in caratteri cinesi classici. Poiché il calendario cinese non è ciclico, la complicazione è programmata meccanicamente e copre un periodo di 12 anni, utilizzando un sistema a camme. Alla fine di questi 12 anni, l’orologio dev’essere ripristinato per un nuovo periodo equivalente.

    Durante questo periodo, l’orologio fornisce tutte le informazioni senza alcuna necessità di intervento, purché sia sempre tenuto in funzione. Se si ferma, le informazioni si ripristinano correggendo il numero del giorno e del mese con un correttore rapido, se necessario, per facilitare la rimessa in linea su lunghi periodi.

    Un omaggio culturale

    Un’informazione di servizio: il prezzo del cofanetto che comprende la straordinaria trilogia di calendari Parmigiani Fleurier non è disponibile se non su esplicita richiesta del diretto interessato. Detto ciò, penso abbiate capito che con questo sforzo meccanico la Maison abbia prima di tutto voluto compiere una operazione culturale. Lo ha fatto mettendo a disposizione il proprio savoir-faire e la propria perizia tecnica.

    Credo quindi che il modo migliore per chiudere la mia carrellata sia quello di prendere in prestito le parole di Guido Terreni: «La storia dell’orologeria è strettamente intrecciata con la storia della civiltà umana e riflette i progressi della tecnologia e i mutevoli valori culturali delle diverse epoche. Pertanto, l’orologeria è un’espressione culturale, poiché i calendari sono lo specchio delle civiltà, rappresentano per Parmigiani Fleurier un segno di rispetto multiculturale. Vogliamo interpretare le caratteristiche di una società creando un orologio che integri tutte le informazioni permettendoci di comprenderne l’organizzazione e la storia».

  • I calendari Parmigiani Fleurier #1. Un ponte fra culture

    I calendari Parmigiani Fleurier #1. Un ponte fra culture

    «Venite, scendiamo e confondiamo il loro linguaggio, affinché l’uno non capisca il parlare dell’altro». Sono le parole che, secondo la Bibbia, Dio avrebbe pronunciato prima di punire l’uomo, reo di voler toccare il cielo con la Torre di Babele. Sappiamo come è finita. Oltre che per le lingue, però, alcune fette di umanità hanno qualche problemino di comprensione anche sui calendari. Ecco, con i calendari Parmigiani Fleurier prova a gettare un ponte fra tre grandi culture – occidentale, araba e cinese – che misurano il tempo con metodi diversi. E lo fa da par suo.

    I calendari Parmigiani Fleurier e la visione di Michel Parmigiani

    Non è un caso che Michel Parmigiani definisca il calendario «una complicazione orologiera affascinante, in quanto è davvero lo specchio delle civiltà». La Maison da lui fondata è di fatto l’unica a essersi cimentata con i sistemi gregoriano, arabo e cinese, in una trilogia della collezione Tonda che è un omaggio non solo all’orologeria, ma all’intera umanità.

    Sviluppati negli ultimi anni e orgoglio del Ceo Guido Terreni, i calendari Parmigiani Fleurier Tonda hanno trovato nel 2023 la migliore espressione in una speciale edizione limitata di tre cofanetti, ciascuno dei quali li include tutt’e tre. Presentati a Watches and Wonders Geneva la scorsa primavera, sono un incrocio tra cultura, civiltà e storia, una prova di Alta Orologeria cui il Marchio conferisce un significato unico.

    Oltre al fatto di leggere e misurare il tempo con specifiche differenti, i tre calendari hanno in comune anche un’altra caratteristica: il materiale di cui sono fatti. Gli orologi della trilogia sono in platino. Una scelta non casuale, perché è ormai questo il metallo scelto da Michel Parmigiani per le referenze più prestigiose del catalogo. Un segno identificativo, al pari della lunetta zigrinata e del quadrante guilloché con motivi Grain d’orge.

    Perché il platino?

    E pensare che non sempre il platino ha goduto di grande fortuna: lo si evince anche dal nome, che deriva dallo spagnolo plata e letteralmente significa “piccolo argento”, o “argento di poco valore”. Scoperto dai conquistadores in Sudamerica sul finire del XVI secolo, questo metallo bianchiccio simile all’argento all’inizio era considerato una scocciatura. Spesso era rinvenuto insieme all’oro, del quale alterava la purezza e ostacolava l’estrazione.

    Con il tempo, però, si è cominciato ad apprezzarne le caratteristiche e a utilizzarlo per realizzare monete, gioielli e anche strumenti scientifici. Ma quali sono le proprietà che lo rendono ideale anche per l’impiego nell’alta orologeria?

    Intanto il platino è resistente all’usura, all’ossidazione e alla corrosione. È amagnetico: una manna per i calibri degli orologi. È biocompatibile, non dà reazioni a contatto con il corpo umano. In più, è molto denso, pesante, ideale per chi vuole sentire bene ciò che indossa al polso. Ha un’altissimo punto di fusione ma allo stesso tempo è estremamente malleabile, facile da lavorare: basti pensare che con un grammo di platino si può ricavare un filo lungo due chilometri. Infine è raro, quindi prezioso: per produrre 30 grammi di platino, devono essere estratte circa 10 tonnellate di minerale. Quale alleato migliore per i calendari Parmigiani Fleurier?

    Il Tonda PF Calendario Gregoriano

    Comincio il racconto della trilogia dal calendario gregoriano. Siamo in Occidente, partiamo da qui, con il Tonda PF Gregorian Calendar, che in realtà è un Tonda Calendario Annuale. Un orologio caratterizzato da due complicazioni principali: la data retrograda e la fase lunare di precisione. Insieme orientano nettamente questo pezzo verso l’astronomia, con la riproduzione delle rivoluzioni della Terra intorno al Sole e in relazione alla Luna.

    Il quadrante in platino con finitura sabbiata è un vero pannello di controllo dell’anno in corso. A ore 3 si trova il contatore che indica i mesi, bilanciato a ore 9 da quello con i giorni della settimana. In entrambi, sia la parte centrale sia l’anello con le indicazioni mantengono la finitura sabbiata dell’intero quadrante, dando omogeneità visiva al tutto.

    A ore 6 c’è una delle due complicazioni protagoniste: la fase lunare di precisione. Impostata all’interno di una finestra circolare, mostra il cammino della Luna visto da entrambi gli emisferi della Terra, in modo da corrispondere alla posizione geografica di chi indossa l’orologio. Il cielo stellato in avventurina blu e i dischi della Luna in oro rosa danno un tocco di colore al quadrante, altrimenti monocromatico. 

    Le fasi lunari astronomiche

    Ma perché si chiama “fase lunare di precisione”? Non si tratta di un vezzo di Michel Parmigiani, ma di una caratteristica sostanziale presente in certi esemplari astronomici. Grazie al fatto che necessita di un’unica correzione ogni 122 anni, il sistema compensa la discrepanza tra quello che è il ciclo lunare convenzionale – 29 giorni e 12 ore – e il ciclo lunare reale. Quest’ultimo, detto anche mese sinodico, dura infatti in media 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 2,8 secondi: differenza che si accumula e, a lungo andare (ogni 122 anni, appunto), provoca una lunazione sfasata di un giorno in avanti. 

    Per non oscurare la precisione e la poeticità della prima complicazione, i designer di Parmigiani Fleurier hanno ideato per la seconda – la data retrograda – una soluzione ottimale. Indicato da una lancetta centrale con la punta a forma di mezzaluna, il datario è infatti disposto su un arco di cerchio alla periferia del quadrante, così da occuparne i due terzi superiori. In questo modo, la lancetta (che torna con uno scatto fulmineo all’1 allo scoccare della mezzanotte del 31) non passa mai al di sopra della finestra delle fasi lunari, per non ostacolarne la vista.

    Uno sguardo alla cassa

    La cassa del Tonda PF Calendario Gregoriano, lo avete letto, è in platino, così come la lunetta zigrinata, firma dei calendari Parmigiani Fleurier e non solo. Misura 42 mm di diametro e ha l’impressionante spessore di 11,1 mm. Perché impressionante? Provate a pensare alla quantità di componenti presenti nel calibro e a quello che significa farli stare in uno spazio così minuscolo…

    La lavorazione alterna, come spesso accade, finiture lucide (parte superiore e inferiore delle anse e lunetta) e satinate (lato cassa e lati delle anse). Gli stessi effetti sono riservati al bracciale a tre file – anch’esso in platino – ma qui sono ancora più ricercati. La satinatura è riservata alle maglie centrali mentre quelle laterali sono lucide. La finitura opaca torna sul profilo laterale del bracciale e ne accompagna la rastrematura fino alla fibbia pieghevole in oro bianco. Basterebbe questo a definire l’attenzione che Parmigiani Fleurier ha riservato al Tonda PF Calendario Gregoriano.

    Un calibro degno dei calendari Parmigiani Fleurier

    Arrivo infine al calibro, che nel caso del Tonda PF Calendario Gregoriano è il PF339, un movimento di manifattura a carica automatica con, appunto, calendario annuale retrogrado e fasi lunari di precisione. Il calibro lavora alle canoniche 28.800 alternanze orarie e ha un’autonomia di 50 ore circa a carica completa. Prestazione interessante, alla luce delle tante indicazioni che la meccanica dell’orologio è chiamata a mostrare.

    Come detto, l’unica correzione delle fasi lunari avviene ogni 122 anni. Il calibro, però, non riconosce la diversa durata del mese di febbraio (proprio perché è un calendario annuale, non perpetuo), per cui è necessaria una regolazione manuale una volta all’anno. Tutte le regolazioni dei contatori e della data retrograda possono essere effettuate utilizzando i pulsanti discretamente incassati nella carrure.

    Parmigiani Fleurier ha sviluppato il calibro PF339 a partire dal calibro automatico PF331, dotandolo di un modulo aggiuntivo per il calendario annuale retrogrado e le fasi lunari di precisione. La caratteristica principale del movimento è il doppio bariletto montato in serie, che stabilizza la distribuzione dell’energia così da trasmetterla all’organo regolatore in modo costante. Naturalmente anche il grado di finitura è ai massimi livelli: Côtes de Genève e ponti smussati, massa oscillante in platino scheletrata, lucidata e sabbiata. Un gran bel pezzo dunque, che costituisce il primo orologio dei tre calendari Parmigiani Fleurier dedicati alle grandi culture del mondo. Per i prossimi due, Hijri (mondo arabo) e Xiali (Cina), vi do appuntamento a domani.

  • I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #2

    I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #2

    E alla fine, eccomi al tourbillon che, come accennato sopra, ha fatto il suo debutto nel lontano 2008 con il calibro FC-980. Con quella che è considerata la regina delle complicazioni, nata dal genio di Abraham-Louis Breguet, i calibri Frederique Constant hanno fatto l’ingresso definitivo nel gotha dell’alta orologeria a soli 20 anni dalla fondazione del Marchio.

    Nel corso degli anni, l’architettura del calibro FC-980, assemblato a mano, è rimasta sostanzialmente la stessa. Con un diametro di 30 mm e uno spessore di 5,7, è costituito da 188 componenti e lavora a 28.800 alternanze/ora. Il che, come gli altri calibri di cui ho scritto in precedenza, ne porta l’autonomia a 38 ore a carica completa.

    Il fatto che in 15 anni le prestazioni del calibro più raffinato siano rimaste invariate potrebbe indurre qualcuno a pensare a uno scarso coraggio da parte della Manifattura nell’intraprendere sviluppi tecnici migliorativi. Io la vedo diversamente. Questo rimanere fedele all’architettura e alle performance originali potrebbe essere dettato dalla volontà di mantenere l’affidabilità del movimento in modo che i costi di produzione e, di conseguenza, il costo finale dell’orologio non aumentino troppo. Non dimentichiamo qual è la visione dei signori Stas… 

    Detto questo, aggiungo che la gabbia del tourbillon, composta da 81 elementi, compie un giro in un minuto e reca inciso il numero di serie di ciascun esemplare. Inoltre monta la ruota dello scappamento e l’ancora in silicio, che li rendono immuni dagli effetti nefasti dei campi magnetici. Come gli altri calibri Frederique Constant, è rifinito secondo la migliore tradizione orologiera con lavorazioni ad anglage, perlage, cerclage, fianchi a grana dritta e lucidatura a specchio.

    Un tourbillon per i calibri Frederique Constant

    Nelle collezioni di Frederique Constant il tourbillon è il protagonista del 2023. La Maison ha infatti aggiornato il Tourbillon Manufacture che ha accompagnato l’FC-980 sul palcoscenico della grande orologeria introducendo in collezione il Classic Tourbillon Manufacture, con cassa in oro rosa da 39 mm e quadrante antracite. Un’edizione limitata a 150 esemplari. Accanto ad essa, due referenze in acciaio con quadranti blu e argenté. Un regalo che il Brand si è fatto per i suoi 35 anni.

    La differenza principale con le precedenti referenze sta proprio nella dimensione della cassa, precedentemente da 42 mm. Oltre a questa, una finezza sull’apertura del tourbillon sul quadrante. Dal 2008 era caratterizzata da un disegno particolare a forma di “virgola”, che le consentiva di integrare la complicazione nel quadrante in modo dinamico e atipico. Nel Classic Tourbillon Manufacture, la virgola cede il posto a un cerchio perfetto.

    C’è anche il Monolithic. Ma…

    A dire il vero, ci sarebbe anche un altro movimento che dimostra la ricerca di avanguardia di Frederique Constant. Una ricerca che dal 2016 può avvalersi del supporto del gruppo Citizen, del quale il Brand fa parte. Parlo del calibro automatico FC-810, progettato appositamente dagli orologiai della Maison per supportare l’oscillatore Monolithic.

    Un oscillatore rivoluzionario, in silicio monocristallino, con il quale Frederique Constant ha sostituito i 26 componenti del suo set tradizionale utilizzando un unico elemento dotato di due pesi regolatori. Un elemento che integra anche l’ancora di scappamento nella sua struttura flessibile e che porta l’oscillatore a lavorare a 288.000 alternanze/ora.

    Questa struttura è il cuore pulsante dell’orologio Slimline Monolithic Manufacture, ormai esaurito da tempo. Poiché so che la manifattura ha in programma sviluppi ulteriori su questo calibro, preferisco rimandare un approfondimento a quando li avremo.

    In conclusione

    Detto questo, penso che avervi dato una panoramica sui calibri Frederique Constant dell’alto di gamma vi possa aiutare a capire come mai il Marchio abbia avuto successo in un lasso di tempo relativamente breve. Sicuramente le sinergie con un grande gruppo come Citizen aiutano. È anche vero, però, che l’ingresso nel portafoglio del gigante giapponese è recente. Piuttosto, è stata la filosofia dei signori Stas a indurre il Gruppo a investire sul Brand. Perché la loro missione di restare nell’alveo dello Swiss Made con orologi di ottima fattura a un prezzo accessibile è stata compiuta. In che modo? Grazie a una logica industriale e a una catena di fornitori e terzisti che non hanno inciso sulla qualità finale del prodotto. In un mercato come quello dell’orologeria, in cui gli aumenti dei listini degli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti, non è certo cosa da poco.

  • I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #1

    I calibri di Frederique Constant: tra visione e innovazione #1

    C’è un marchio, nel mondo dell’orologeria, che da tempo sta lavorando molto bene. È Frederique Constant, che in questo 2023 festeggia i 35 anni di vita. Un’inezia, in un’industria che annovera maison dalla storia ultracentenaria, eppure sufficienti per porre il Brand in una posizione di primo piano. Questo grazie a una filosofia aziendale che ha ispirato fin dagli esordi la visione dei fondatori, i coniugi Peter e Aletta Stas: creare bella orologeria meccanica Swiss Made a un prezzo ragionevole.

    Due concetti all’apparenza difficilmente conciliabili, che in Frederique Constant hanno però trovato l’alchimia giusta. Come? Grazie a progressivi investimenti che oggi l’hanno portato ad avere una manifattura integrata, dalla quale esce il vero valore aggiunto dell’azienda. Ciò che la distingue da altri marchi, a loro modo più blasonati: i calibri di manifattura.

    Frederique Constant: 30 calibri in 35 anni

    Il fatto che Frederique Constant abbia creati la bellezza di 30 movimenti in 35 anni non è frutto del caso. Dopo le prime collezioni datate 1992 e la linea best-seller Heart Beat del 1994, è cresciuta in azienda la consapevolezza di essere sulla strada giusta per coniugare qualità, valore e accessibilità del lusso. Tanto che, consolidati gli asset e la posizione di mercato a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila, già nel 2004 è arrivato il primo calibro interamente sviluppato e assemblato in-house: l’FC–910 a carica manuale.

    Il capostipite di una serie che ha spinto la Maison ad ampliare progressivamente la propria capacità industriale, in prima battuta facendo erigere nel 2006 a Plan-les-Ouates (non lontano da Ginevra) un edificio di proprietà. A questo è seguita – dopo l’acquisizione da parte di Citizen Group – un’ulteriore estensione nel 2019, per un totale di 6.200 metri quadrati. La casa di tutti i movimenti, tra cui il primo tourbillon con scappamento in silicio del 2008, il calibro FC–980.

    Naturalmente non possiamo illustrare nel dettaglio tutte queste creazioni. Ne abbiamo scelte tre, che a nostro avviso rappresentano bene la storia e la capacità produttiva di Frederique Constant: il tourbillon, il calendario perpetuo e il Worldtimer. Partiamo proprio da quest’ultimo.

    Il calibro FC-718: il Worldtimer

    E partiamo da qui proprio perché il Worldtimer è diventato, insieme all’Heart Beat, il cavallo di battaglia del Marchio ginevrino. Sicuramente in virtù di un’estetica definita e riconoscibile, che però varrebbe poco se non fosse supportata dalla meccanica del calibro FC-718. Un movimento automatico che fa della facilità di utilizzo la sua caratteristica principale.

    Il Worldtimer e il relativo calibro hanno esordito nel 2012, con il Classics Worldtimer Manufacture, che nel 2022 ha celebrato i suoi primi 10 anni. L’orologio si è da subito distinto per la possibilità di regolare tutte le indicazioni tramite la corona grazie all’architettura del calibro FC-718, costruita per dare vita a un sistema a tre posizioni. Nella prima si carica il movimento. Nella seconda si regolano la data, ruotando la corona verso l’alto, e la città di riferimento, ruotandola verso il basso. La corona nella terza posizione regola l’ora.

    Nello specifico, il calibro FC-718 deriva dall’FC-710 al quale aggiunge il disco per le ore universali al movimento con secondi centrali. Entrambi i movimenti si basano sul Maxime Manufacture FC-700 del 2009, che è stato il secondo movimento in-house di Frederique Constant dopo l’FC-910.

    Come l’FC-710, anche l’FC-718 lavora a 28.800 alternanze/ora, ha 26 rubini e muove le lancette centrali delle ore, dei minuti e dei secondi. Il datario è a lancetta, posizionato sul quadrante in un contatore a ore 6. Per quanto possano sembrare poche, le 38 ore di riserva di carica sono in linea con l’autonomia di altri calibri simili e sono comunque più che sufficienti per un uso assiduo e quotidiano dell’orologio.

    Orologi classici e qualità della lavorazione

    Anche se le decorazioni del movimento sono eseguite industrialmente, il marchio ha fatto in modo che, alla vista, la qualità percepita del movimento rimanga alta. La platina è decorata con un perlage. La stessa decorazione, con un raggio minore, è utilizzata anche per la zona sottostante il bilanciere. Il ponte superiore è decorato a Côtes de Genève circolare e ha incisioni dorate. Le viti visibili sono azzurrate.

    Il rotore placcato oro ha una finitura spazzolata verticale e reca inciso il nome del marchio insieme alla dicitura “Manufacture”, un’orgogliosa certificazione della qualità del movimento. Il calibro FC-718 equipaggia al momento tutti i Worldtimer di Frederique Constant, sia nella classica collezione Manufacture, sia nella più recente Highlife.

    L’ultimo salone di Watches and Wonders a Ginevra, al quale la Maison ha partecipato per la prima volta, è stato l’occasione per presentare due nuove referenze dell’Highlife Worldtimer, una con quadrante marrone e cassa in acciaio e una con quadrante blu e cassa in oro rosa. Lo scorso anno, invece, per i 10 anni del Worldtimer, Frederique Constant aveva lanciato due edizioni limitate del Manufacture. La prima versione, più rara e prestigiosa, in 88 esemplari con cassa in oro rosa. La seconda, in acciaio, limitata a 1888 pezzi.

    Il calibro FC-775: il calendario perpetuo

    L’altro movimento che ha posizionato con forza il Brand verso l’orologeria più raffinata è il calendario perpetuo. Senza scomodare papa Gregorio XIII e la rivoluzione del calendario gregoriano, mi limito a ricordare che un orologio con calendario perpetuo deve indicare almeno il datario, il mese e tenere conto delle differenti durate dei mesi, anche negli anni bisestili. A queste indicazioni spesso si aggiungono l’anno e il giorno della settimana.

    Ebbene, il movimento in-house del calendario perpetuo di Frederique Constant ha debuttato nel 2016 a Baselworld nel Manufacture Perpetual Calendar. Si trattava, e si tratta tuttora, del calibro automatico FC-775. Firmato da Manuel Da Silva Matos, Direttore ricerca e sviluppo della Manifattura, e dall’ex Direttore tecnico Pim Koeslag, ha richiesto due anni di sviluppo. Non pochi per un Brand così di nicchia.

    Ciò che colpisce del calibro FC-775 è lo spessore ridotto a 6,7 mm. Nonostante questo, visualizza ore, minuti, fasi lunari, data, giorno, mese e anno bisestile. Una volta regolato, il meccanismo tiene conto dei mesi di 30 e 31 giorni, dei 28 giorni di febbraio e anche del ciclo degli anni bisestili, con il ritorno del 29 febbraio ogni quattro anni.

    Anch’esso deriva dall’FC-700, come ricorda l’incisione sulla platina. Come nel caso del calibro FC-718, anche in questo caso la lavorazione delle componenti del movimento è realizzata con macchine Cnc e le finiture a perlage e Côtes de Genève sono le medesime. Così come l’FC-718 di cui ho scritto prima, anche il calibro FC-775 lavora a una frequenza di 28.800 alternanze/ora, ha 26 rubini ed è dotato di una riserva di carica di 38 ore. 

    Frederique Constant punta sulla facilità

    Non ci vuole un genio per capire che questo tipo di approccio industriale ha un duplice vantaggio: da un lato è garanzia di affidabilità del calibro senza derogare sulla qualità; dall’altro aiuta a contenere i costi di lavorazione e, di conseguenza, fa sì che il prezzo degli orologi finiti sia accessibile. Come da mandato della signora e del signor Stas.

    A differenza di quanto accade con il Worldtimer, qui la molteplicità delle informazioni che registra il calibro fa sì che non tutte le regolazioni possano avvenire tramite la corona. La quale serve solo per regolare ore e minuti. Il meccanismo del calendario perpetuo è infatti regolabile utilizzando appositi pulsanti sui lati della cassa.

    Il pulsante a ore 5 fa avanzare le fasi lunari, quello a ore 8 regola il giorno della settimana, premendone uno a ore 10 si fanno avanzare simultaneamente il giorno e la data. Il pulsante a ore 11 regola allo stesso tempo mese e anno bisestile.

    Questo movimento non necessita di correzioni manuali entro i 400 anni, ma a causa della ben nota eccezione al calendario gregoriano dovrà essere regolato manualmente il 1° marzo 2100. Gli anni d’inizio secolo precedenti, divisibili per 100, non sono considerati bisestili a meno che non siano divisibili, oltre che per 4, anche per 400. E il 2100 non lo è.

    Trasversale alle collezioni

    Il calibro in-house FC-775 equipaggia le due collezioni faro di Frederique Constant. Lo troviamo infatti incassato nel Manufacture Slimline Perpetual Calendar e nell’Highlife Perpetual Calendar Manufacture. In entrambe le collezioni, il movimento è visibile attraverso il fondello trasparente. L’Highlife Perpetual Calendar Manufacture è disponibile in quattro referenze, tre con cassa in acciaio e quadranti blu o bianco, e una con cassa in acciaio e placcatura in oro rosa e quadrante bianco. Frederique Constant propone invece il Manufacture Slimline Perpetual Calendar in un’unica referenza con cassa in acciaio placcata oro rosa e quadrante color grigio antracite. Continua…

  • Breguet Classique reinventa il calendario perpetuo

    Breguet Classique reinventa il calendario perpetuo

    Italo Calvino scrisse una volta che «un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Una frase che vale anche per l’orologeria, specialmente se applicata alla collezione Breguet Classique. Che, secondo me, è una delle più ricche di suggestioni tra quelle di tutti i marchi e che, con il nuovo Calendario Perpetuo ref. 7327, rimane nella tradizione ma con un lampo di modernità. Una modernità che parte dai dettagli e che arriva a definire l’orologio nella sua interezza. Vediamo di capire in che modo.

    Un aspetto più contemporaneo

    Il nuovo Calendario Perpetuo ref. 7327 prende il posto della ref. 5327, in catalogo da quasi vent’anni. Conserva lo stile tradizionale che definisce il Marchio, pur con una delicata modernizzazione nel design che rimane però Breguet fino al midollo. Come definire altrimenti il quadrante ordinato ma asimmetrico rifinito a guilloché, le lancette a “pomme évidée” e la cassa sottile con la carrure scanalata?

    Il quadrante è leggermente più pulito degli orologi cui il Marchio ci ha abituati, spesso fin troppo elaborati. Ma a differenza del restyling che il Brand ha operato sulla ref. 7337, per alcuni eccessivamente moderno, questo Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 rimane ancora classico. Secondo me, l’esempio di questo lavoro sulla modernità nella tradizione è l’aggiunta del mese retrogrado a ore 11. Dà al quadrante un carattere in puro stile Breguet e ne rompe la simmetria, ma in modo armonico, come avveniva negli orologi da tasca del XIX secolo.

    Più contemporaneo è l’indicatore delle fasi lunari tra ore 1 e 2, dal quale scompaiono le nuvole e il volto sorridente della luna che si trovavano sulla ref. 5327. Qui, il nostro satellite è lavorato con un motivo martellato che ne accentua l’artigianalità. Allo stesso modo, la lavorazione clous de Paris del quadrante ha una grana molto più fine rispetto a quella del modello precedente. Così fine che la si ritrova all’interno dell’indicatore del giorno della settimana.

    La discendenza del Breguet Classique

    Il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 continua la tradizione del Marchio di trarre ispirazione dai propri esemplari da tasca del XVIII e XIX secolo per creare orologi da polso dal design classico. Come gli altri pezzi della collezione Classique, la ref. 7327 prende infatti spunto dai precedenti calendari perpetui ref. 3310 e 5327, a loro volta ispirati a modelli da tasca. Introdotta a metà degli anni ‘80, la ref. 3310 era all’epoca uno dei calendari perpetui più complessi di Breguet: comprendeva le indicazioni di giorno, data, mese e anno bisestile, fasi lunari e autonomia residua.

    Nel 2004, Breguet ha introdotto la ref. 5327, versione aggiornata della 3310, mantenendo la stessa disposizione del quadrante e del movimento ma con una misura di cassa più contemporanea: 39 mm contro i 36 della ref. 3310. Quei 3 mm in più hanno dato origine a un quadrante più ampio con una leggibilità leggermente migliore, pur mantenendo nel complesso un design simile. La ref. 5327 era anche più pratica, grazie al correttore di data che rendeva semplice impostare il calendario. 

    Come successore di questa genealogia, la ref. 7327 continua il lavoro distintivo e raffinato operato da Breguet, preservandone lo stile e le dimensioni: la cassa da 39 mm aiuta la leggibilità delle tante informazioni presenti sul quadrante.

    Il quadrante, una scuola di pulizia

    Sia il quadrante della ref. 3310 sia quello della 5327 avevano un aspetto piuttosto affollato a causa delle molte indicazioni presenti. Un’estetica tipica del marchio, molto affascinante ma non particolarmente pratica in termini di leggibilità. Al contrario, il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 ha una leggerezza visiva grazie al design che ha affinato sia i dettagli del quadrante, sia la complicazione stessa del calendario perpetuo.

    Quello che in precedenza era l’indicatore dell’autonomia residua, a forma di ventaglio tra le 10 e le 11, nel nuovo orologio è diventato l’indicatore retrogrado dei mesi. È più largo di prima, si apre dalle 9 alle 12 e, oltre a migliorare la leggibilità, è anche un elemento di design a tutti gli effetti.

    In posizione speculare si trova la finestra delle fasi lunari. Anch’essa ha subito un restyling importante, poiché è stata ingrandita per creare una grande apertura che contiene un nuovo disco lunare. È laccato e cosparso di particelle di alluminio e ossido di silicio, che gli conferiscono una finitura scintillante evocativa del cielo notturno. Sul disco si trova una luna in oro bianco massiccio, delicatamente martellata per dare l’impressione della superficie lunare piena di crateri.

    Anche l’indicatore della data a ore 6 è stato ingrandito. In questo modo è più facile da leggere e dà al quadrante un bilanciamento migliore. L’aumento delle imensioni fa sembrare più piccoli gli indicatori dell’anno bisestile e del giorno della settimana, che lo toccano nella parte alta, rendendo così il quadrante ancora più leggero. 

    Guillochage e finiture

    Come tutti i quadranti di Breguet lavorati a guilloché, anche questo è in oro massiccio argentato rifinito a mano utilizzando appositi macchinari. C’è da dire che, mentre la maison utilizzava storicamente diversi tipi di guilloché sullo stesso quadrante, quello del Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è rifinito interamente a Clous de Paris. Breguet ha motivato la scelta come un ritorno alle specifiche originali che il fondatore applicava ai quadranti nel XVIII secolo. 

    Questa lavorazione a guilloché così fine comporta anche un piccolo ma significativo cambiamento sui bordi dei registri e degli indicatori. A differenza di quanto accadeva nei precedenti calendari perpetui della Casa, gli indicatori della ref. 7327 non hanno bordi zigrinati, caratteristica tipica in presenza di una lavorazione a guilloché. Ciascun indicatore (persino il logo!) è incorniciato da bordi netti e scanalati che rendono l’insieme del quadrante più pulito. Dettaglio fighissimo e finissimo: la doppia firma segreta Breguet ai lati dell’indice delle 12.

    La cassa da 39 mm ha uno spessore di 9,13 mm, poco più alta di quella della ref. 5327 principalmente perché il meccanismo del calendario perpetuo è stato in parte ridisegnato. È disponibile in oro bianco o rosa, ha i fianchi scanalati e le anse dritte, saldate a mano. Elegante e sottile, è resa ancora più leggera dalla lunetta estremamente fine. Il fondello in vetro zaffiro consente la visione del calibro 502.3.P, sul quale vale la pena spendere qualche parola.

    Il calibro 502.3.P

    Il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è animato dal calibro 502.3.P, un movimento automatico ultrasottile combinato con la variante di un modulo calendario perpetuo esistente. L’architettura di base di questo modulo è riconoscibile in ogni calendario perpetuo Breguet. Da un punto di vista meccanico, l’orologio più vicino alla ref. 7327 è la ref. 5447 del 2007, che ha la stessa disposizione del quadrante ma in più una ripetizione minuti. 

    Sotto al calendario perpetuo c’è il calibro 502 derivato dal Frederic Piguet calibro 70 introdotto nel 1970, che rimane ancora oggi un eccelso movimento di fascia alta grazie al fatto di essere uno tra i più piatti sul mercato. Ha uno spessore limitato di 4,5 mm, soprattutto grazie al calibro di base, sottile solo 2,4 mm. Tra i numerosi aggiornamenti che ha subito ci sono la spirale in silicio e un bilanciere a spirale libera. Oscilla alla frequenza di 3 Hz e ha un’autonomia di 45 ore.

    Invece l’architettura del modulo del calendario perpetuo senza indicazione retrograda, come qui, si trova nella ref. 5327 del 2004. Là, la disposizione dei contatori era ricca ma non proprio ordinata e spiccavano l’indicatore dell’autonomina residua alle 11 e quello del mese al centro del quadrante. Come ho scritto sopra, la scelta di rinunciare all’indicatore dell’autonomia a favore di un indicatore del mese retrogrado ripulisce non poco il layout del nuovo calendario perpetuo.

    Ingegno retrogrado

    Il meccanismo del calendario perpetuo utilizza una soluzione tradizionale con una grande leva che si sposta a distanze diverse in base alla lunghezza del mese. Questa è registrata attraverso una ruota a 48 denti che codifica i 48 mesi su un ciclo di quattro anni. La regolazione del calendario viene effettuata utilizzando i pulsanti incorporati sul lato cassa.

    Ciò che è nuovo, in questo modulo, è la visualizzazione retrograda dei mesi che esprime il sofisticato approccio di Breguet alla costruzione del movimento. Il meccanismo ha una leva retrograda che consente di leggere meccanicamente i mesi innestandosi su un’apposita camma. La quale ha quattro bracci ricurvi ed è montata sulla ruota a 48 denti che compie un giro ogni quattro anni, corrispondente a un ciclo completo dell’anno bisestile.

    Raggiunto l’apice della curvatura, ciascun braccio diventa poi dritto: quando la leva retrograda “cade” dall’apice verso il perno lungo questa parte dritta e verticale, si ha il passaggio da dicembre a gennaio e la visualizzazione retrograda sul quadrante salta all’indietro.

    Una soluzione complessa e ingegnosa, che conta anche su alcuni ingranaggi tensionatori. Non è infatti possibile utilizzare una molla di tensione a spirale a causa dei vincoli di spazio dati dal fatto che il pignone del mese si trova alla periferia del movimento.

    Il movimento ha un’altra caratteristica interessante: il bariletto aperto, che rende visibile la spirale principale. Da una parte, l’eliminazione del coperchio riduce ancora lo spessore del movimento, poiché il ponte del bariletto può trovarsi sopra alla molla di carica. Dall’altra la molla stessa, visibile, funziona come indicatore dell’autonomia residua: quando completamente carico, l’orologio avrà quasi tutte le spire avvolte attorno al perno centrale. 

    Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327: perché è un sì

    Ho cercato di non entrare troppo nell’aspetto tecnico per non annoiarvi, ma spero di avervi fatto capire perché il Breguet Classique Calendario Perpetuo ref. 7327 è un pezzo di indiscutibile valore tecnico ed estetico per la Maison.

    Valore anche economico, indubbiamente. Entrambe le referenze, oro bianco e oro rosa, costano 86.600 euro, poco più della referenza precedente nelle versioni con cinturino. Ovvio, non è un orologio per tutti, ma come per ogni prodotto è necessario andare al di là del costo (influenzato non solo dai materiali, ma da numerose altre variabili) e dare un’occhiata anche a ciò che propone la concorrenza nel medesimo segmento.

    Un segmento per pochi quello degli orologi con calendario perpetuo di fascia alta, ma che annovera pezzi di altri marchi a prezzi più alti, anche del 20%. Non vi dico quali, fate un esercizio e cercateli voi. E, una volta trovati, provate a capire se il loro prezzo più alto rispetto a quello del Breguet si traduce anche in una maggiore qualità complessiva. Io non ne sono così convinto. E, come scriveva Calvino, resto in ascolto di ciò che questo classico dell’orologeria ha ancora da dirmi.

  • Il Calendario perpetuo                  fra appunti storici e note  tecniche

    Il Calendario perpetuo fra appunti storici e note tecniche

    “Anno bisesto, anno funesto”. Ho l’impressione che questo 2020 più che bisesto sia trisesto, visto quel che accade. A proposito: in realtà originariamente bisestile non era l’anno, ma il giorno – quello prima delle calende di marzo – che veniva conteggiato due volte per riprendere il passo con l’effettivo movimento del sole. Del resto a quei tempi il calendario dell’antica Roma era (come tutti quelli venuti da Oriente) un calendario lunare e iniziava con la Luna piena. Insomma: era un calendario molto complesso, frutto di stratificazioni e di toppe, messe su a mascherare malamente errori di calcolo e studi di astronomia mal digeriti.

    Tutto parte da Giulio Cesare, che si rende conto di usare un calendario troppo complicato ma non troppo preciso. E chiama un bel consesso di astronomi e matematici per sciogliere il nodo di calendari solari, solari ma non troppo e lunari puri o con eccezioni. Il calendario “definitivo” finalmente vede la luce ed è adottato ufficialmente nell’8 avanti Cristo. Sarà Augusto a fare il decreto, diremmo oggi. Ricordando però di rendere onore al prozio – che lo aveva voluto, ma che fu assassinato prima della sua entrata in vigore –, chiamerà Giuliano, di Giulio, il nuovo calendario. Definitivo no, ma era così avanzato che ci vorranno 1500 anni per far di meglio.

    Fu Papa Gregorio XIII ad incoraggiare gli scienziati del suo tempo per la creazione di un nuovo e più preciso calendario; perché dall’introduzione del calendario giuliano la differenza fra tempo “civile” e tempo astronomico diventava sempre più imbarazzante. Il 24 febbraio 1582, quasi un secolo dopo la scoperta dell’America, promulgò una bolla papale con cui si passava automaticamente dal 4 al 15 ottobre per recuperare il tempo perduto. In più, per evitare o quasi problemi futuri, si decideva di abolire i giorni bisestili in tutti gli anni divisibili per 100, ma non per 400.

    E qui arriviamo agli orologi meccanici. Con l’elettronica zigzagare nel tempo è un gioco da ragazzi, ma la meccanica preferisce le regole semplici e questa non lo è. Così gli orologi con calendario perpetuo, tanto amati dai collezionisti, si basano di fatto sul calendario Giuliano. Un ingranaggio con 48 tacche ruota lentamente lungo un arco di 4 anni; 12 tacche per anno, corrispondenti ciascuna a un mese; 48 tacche di di quattro lunghezze diverse in relazione alla durata del mese: 28, 29, 30 o 31 giorni.

    Un sensore “cade” nelle tacche e, a seconda della profondità, riconosce la lunghezza dei mesi – compreso il febbraio bisestile ogni 4 anni; e distribuisce l’informazione ai sistemi di affissioni, lancette o quadrantini che siano. Tutto a posto? No, perché c’è la regola Gregoriana che complica ulteriormente il tutto. Il 2100, ad esempio, non sarà bisestile e bisognerà cambiare a mano la data al proprio orologio con calendario perpetuo. Una piccola cosa per chi ci arriverà, un affronto per i tecnici svizzeri, che sono al lavoro per risolvere anche questa imprecisione papale. Ma con pochissime speranze di poter risolvere il problema proprio per via dei tempi lunghi.

    In linea teorica sarebbe anche possibile creare un dispositivo meccanico specifico, ma il tutto si scontrerebbe con le difficoltà di regolazione in caso l’orologio si fermi. Perché stanno proprio lì i dolori degli orologi con calendario perpetuo. Innanzitutto perché servono alcuni pulsantini correttori la cui delicatezza è ben nota (come pure la difficoltà di garantire una tenuta stagna decente); e poi perché il sistema dell’ingranaggio con le 48 tacche è ingegnoso, sì, ma consente solo regolazioni verso il futuro.

    Poco male, direte voi, visto che sono proprio quelle che mi servono se l’orologio è rimasto fermo per un po’. Già, vi rispondo, ma se al momento della regolazione vi sbagliate e superate la data voluta? Dovete fare, una pressione dopo l’altra, più o meno il giro dei quattro anni con opportune azioni sui pulsanti correttori. Che – vorrei caldamente ricordare – devono essere pressioni leggere, così leggere da consentirvi di sentire lo scatto del dispositivo.

    Eccezioni ce ne sono sin dalla fine degli anni Novanta, quando un’esplosione di rinnovamento portò ad un calendario perpetuo fatto quasi esclusivamente di ingranaggi che divorava energia, sì, ma consentiva regolazioni avanti e indietro senza bisogno di pulsanti correttori. Tanto che Ulysse Nardin – protagonista dell’exploit grazie al genio di Ludwig Oechslin – si spinse a realizzare nel 2004 un calendario perpetuo. In senso diverso ricordo il movimento progettato da Giulio Papi (altro genio) per Jaeger-LeCoultre e IWC; un movimento ancor oggi in produzione, nel quale era presente anche l’indicazione dell’anno.

    Dopodiché c’è stato un lungo periodo in cui i produttori hanno preferito stare tranquilli usando movimenti piuttosto tradizionali, ma (forse) sono i primi segnali  di una nuova stagione. Sia il calendario perpetuo di Patek Philippe, sia l’ultrasottile di Audemars Piguet lo lasciano intendere. Sta per aprirsi la competizione per conquistare il pubblico con nuovi movimenti con calendario perpetuo (sempre sino al 2100) che potrebbero stupire gli addetti ai lavori e i compratori. La micromeccanica ha ancora, molto, moltissimo da dire.

    A. LANGE & SÖHNE Langematik Perpetual Honeygold Cassa (38,5 mm) in oro honeygold®. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Lange L922.1 SAX-0-MAT di manifattura, con calendario perpetuo, Grande Data, fasi lunari, funzione giorno/notte e piccoli secondi con dispositivo zero-reset brevettato. Quadrante in argento massiccio satinato, cifre in oro, lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 100 esemplari. 87.100 euro

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Calendario Perpetuo Extra-piatto automatico Cassa  (41 mm x 6,3 mm di spessore) in titanio. Movimento meccanico extra-piatto a carica automatica, calibro 5133 di manifattura (2,89 mm di spessore), con calendario perpetuo, fasi lunari e funzione giorno/notte. Quadrante satinato, lancette ed indici luminescenti, lunetta in platino, zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio con maglie intermedie in platino.

    BAUME&MERCIER Baumatic Perpetual Calendar Cassa (42 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic BM13 1975 AC2 (modulo Dubois-Dépraz 55102), con 5 giorni di autonomia, calendario perpetuo e fasi lunari. Quadrante effetto porcellana, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da settembre 2020. 22.000 euro

    BLANCPAIN Villeret Quantième Perpétuel Phases de Lune Cassa (40 mm) in platino. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 5954 di manifattura, con 3 giorni di autonomia, calendario perpetuo e fasi lunari. Quadrante satinato soleil con contatori guilloché, cifre applicate, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Produzione limitata. 62.900 euro

    BREGUET Marine Tourbillon Équation Marchante 5887
    Cassa (43,9 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 581DPE di manifattura, con ponti incisi a mano, autonomia di 80 ore, spirale e anse dell’ancora in silicio, tourbillon, calendario perpetuo con data retrograda ed equazione del tempo marciante. Quadrante guilloché in oro, cifre in oro, lancette ed indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 212.500 euro

    H. MOSER & CIE Pioneer Perpetual Calendar MD Cassa (42,8 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro HMC 808 di manifattura, con 7 giorni di autonomia, piccoli secondi, calendario perpetuo con indicazione anno bisestile lato fondello. Quadrante fumé soleil, contatore con guilloché circolare, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 50 esemplari.

    IWC Portugieser Perpetual Calendar Cassa (42,4 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 82650 di manifattura, con sistema di ricarica Pellaton, autonomia di 60 ore, calendario perpetuo, fasi lunari. Quadrante argenté, contatori con guilloché circolare, cifre applicate, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino Santoni in pelle di alligatore. 22.700 euro

    JAEGER-LECOULTRE Master Ultra Thin Perpetual Cassa (39 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 868/1 di manifattura, con calendario perpetuo e fasi lunari. Quadrante opaco guscio d’uovo, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 32.200 euro 

    PARMIGIANI FLEURIER Toric Quantième Pérpetuel Rétrograde Cassa (42,5 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF333 di manifattura, con 50 ore di autonomia, calendario perpetuo retrogrado e fasi lunari (su disco di avventurina) dei due emisferi. Quadrante grené, indici in oro rosa, lunetta zigrinata a mano, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino Hermès in pelle di alligatore.

    PATEK PHILIPPE Calendario Perpetuo 5320G Cassa (40 mm) in oro bianco. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 324 S Q di manifattura, con rotore centrale in oro 21 carati, bilanciere Gyromax® e spirale Spiromax®, calendario perpetuo, fasi lunari e funzione giorno/notte a finestrella. Quadrante laccato, cifre in oro, lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello (intercambiabile con fondello chiuso), cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal sigillo Patek Philippe. 78.870 euro

    ULYSSE NARDIN Classic Perpetual Ludwig Cassa (41 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN-33 di manifattura, con calendario perpetuo, grande datario e piccoli secondi. Quadrante satinato, lancette azzurrate alla fiamma, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 19.800 euro

    VACHERON CONSTANTIN Overseas Calendario Perpetuo Ultra-Piatto Cassa (41,5 mm x 8,1 mm di spessore) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico extra-piatto a carica automatica, calibro 1120QP/1 (4,5 mm di spessore) di manifattura, con massa oscillante in oro 22 carati, calendario perpetuo e fasi lunari. Quadrante laccato traslucido e soleil, lancette e indici in oro luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in oro rosa e aggiuntivo in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. 97.000 euro